sabato 20 dicembre 2014

Contro il Piano casa di Renzi e Lupi


Adriano Lotito
 

Resistenza a sfratti e sgomberi! Per il diritto all'abitare!


Da qualche tempo a questa parte si è aperto un nuovo e radicale fronte di lotta contro il governo Renzi e contro il sistema sociale ed economico di cui tale governo è espressione. Stiamo parlando della lotta per la casa, per il diritto all'abitare, un diritto sempre più sotto attacco in tempi di crisi e disoccupazione, tempi bui e privi di certezze per chi vuole costruirsi una vita, una famiglia e una continuità e invece favorevoli per le speculazioni di palazzinari e affaristi senza scrupoli che lucrano sulla vita di decine di migliaia di famiglie.
 
Il Piano casa: un attacco senza precedenti ai diritti democratici
La resistenza che alcuni combattivi focolai di lotta hanno messo in mostra, pensiamo a quello che abbiamo visto accadere nelle periferie di Milano, ha una precisa origine: il cosiddetto Piano casa, firmato Renzi e Lupi, l'attuale ministro alle infrastrutture.
Il Piano casa, oltre a garantire la svendita del patrimonio edilizio pubblico (articolo 3) è stato giustamente contestato per l'abominevole articolo 5, che rappresenta un deciso passo indietro nei diritti democratici: infatti questo articolo stabilisce che “chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l'allacciamento a pubblici servizi in relazione all'immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge".
A ben vedere si tratta di una manovra repressiva dal chiaro carattere di classe: le famiglie, decine di migliaia, che non possono permettersi il pagamento di un regolare affitto e che sono costrette ad occupare stabili peraltro abbandonati e inutilizzati, si vedranno negare non solo il diritto al libero accesso ai pubblici servizi (luce, gas, acqua) ma anche il diritto alla residenza, che a sua volta implica il diritto di voto, all'accesso alla sanità e all'istruzione e a tutti quei servizi erogati dal Comune in cui si è appunto residenti.
Un attacco che va a smantellare addirittura dei diritti sanciti a livello costituzionale, sebbene non crediamo che la carta costituzionale sia quella sacra scrittura di cui tessono gli elogi, socialdemocratici e intellettuali radical chic. Infatti la residenza è precondizione dell'esercizio dei diritti politici, con particolare riferimento all'scrizione nelle liste elettorali e alla possibilità di esercitare l'elettorato passivo. Senza la residenza non è possibile, poi, godere a pieno del diritto alla salute in quanto è condizione per ottenere l'assegnazione di un medico di famiglia e del diritto allo studio in quanto è condizione dell'accertamento dell'obbligo scolastico. Ed infine la residenza legale in Italia è necessario requisito per ottenere la cittadinaza italiana ai sensi dell'art. 9 della L. n. 91/92.
 
La resistenza dei quartieri popolari a Milano
La repressione dello Stato contro gli occupanti abusivi si è vista pienamente in atto questo autunno nei quartieri popolari di Milano, Corvetto, San Siro, ecc., che sono stati oggetto di ripetuti assalti da parte delle forze dell'ordine, con l'obiettivo di sgomberare le case occupate e le famiglie che le occupavano. La resistenza popolare a questa inaudita repressione è finita sulle pagine di tutti i giornali: le manifestazioni, gli scontri, i picchetti anti-sfratto sono stati partecipati da centinaia di solidali accorsi per difendere quello che è parso fin dall'inizio come un diritto inalienabile sotto attacco. Un attacco che nascondeva il chiaro intento politico di “fare pulizia” in vista dei grossi affari attesi per l'Expo del prossimo anno. E che è stato portato avanti senza scrupoli dalle forze repressive (uno degli episodi più tragici è stato quello di una ragazza incinta che dopo essere stata malmenata dalla polizia ha perso il bambino che portava in grembo).
Eppure la popolazione è riuscita a difendersi e a respingere gli attacchi, e nel corso delle successive iniziative sul territorio ha manifestato la chiara volontà di continuare la battaglia contro la violenta repressione dello Stato; repressione avvallata dalla giunta di “sinistra” e “amica dei movimenti” guidata dall'arancione Pisapia (che ebbe alla sua elezione il sostegno di tutta la sinistra, con l'eccezione del Pdac), che ha dimostrato una volta per tutte di essere un braccio operativo del grande capitale e degli affari di Expo2015.
 
Continuare la lotta per il diritto alla casa in una prospettiva antisistemica
Oggi la lotta per il diritto all'abitare è diventata centrale nel conflitto di classe del nostro Paese: una lotta che coinvolge i settori più colpiti e marginalizzati della classe lavoratrice e più sfruttati da un sistema in crisi epocale. Per questo riteniamo doveroso partecipare a questa mobilitazione con la parola d'ordine dell'esproprio senza indennizzo di tutti gli immobili inabitati e la distribuzione a tutti coloro che ne hanno bisogno.
Lottiamo e lotteremo per la nazionalizzazione delle imprese edili affinchè si occupino della restaurazione degli edifici in rovina, per garantire una casa pubblica e di qualità dotata di tutti i servizi di utenza pubblici e igienici essenziali, per evitare sovraffollamenti e scongiurare il pericolo di palazzi fatiscenti o baraccopoli in cui si consumano condizioni di vita disumane.
Per far questo è però necessario inserire queste rivendicazioni in una prospettiva più ampia che metta in discussione il sistema capitalistico nella sua totalità e passi per il suo rovesciamento e per la presa del potere da parte delle masse popolari.
Il prossimo appuntamento per portare avanti la mobilitazione è l'assemblea nazionale convocata a Milano il 21 dicembre.

venerdì 19 dicembre 2014

Ambulatori solidali in Grecia

Marina Sitrin

Conversazione di Marina Sitrin con Ilektra Bethymouti
Operatori della sanità pubblica protestano in ottobre all’esterno del Ministero della Salute, nel centro di Atene, contro i tagli ai budget ospedalieri che sono stati tagliati di più della metà. Foto: Petros Giannakouris AP

Dal 2011 il popolo greco è stato costretto a lottare per la propria assistenza sanitaria e ad auto-organizzarla. Di fronte a un nuovo pagamento imposto per ogni visita medica e ospedaliera e nel contesto di una crisi economica terribile, il popolo ha scoperto di non essere più in grado di ottenere cure o di acquistare medicinali. Alcuni hanno addirittura parlato di dover scegliere, per sopravvivere, tra il cibo e le medicine. Come in molti altri settori della vita greca, la gente si è riunita in assemblee e ha deciso di usare, per sopravvivere, sia l’azione diretta sia l’auto-organizzazione. Alcune assemblee di quartiere e alcune comunità locali organizzano regolarmente blocchi dei cassieri nelle cliniche in modo che chi ha bisogno di cure non debba pagare. Altre assemblee, generalmente convocate da medici, si sono riunite per organizzare ambulatori interamente volontari. Ci sono oggi più di sessanta ambulatori in Grecia, quarantotto dei quali sono decisamente auto-organizzati e chiamati Cliniche Solidali, e i restanti dodici sono organizzati dalla chiesa e da movimenti non chiari riguardo alle forme interne di organizzazione. Questi ambulatori mettono a disposizione la maggior parte dei servizi di cui la gente ha quotidianamente bisogno, dalla medicina generale all’ostetricia, alla pediatria, alle cure dentali, alla psicologia e psichiatria e a molti altri servizi. Sono gestite anche farmacie gratuite, anch’esse basate sul volontariato e sulle donazioni di beni e servizi.
Ho parlato con Ilektra Bethymouti, psicologa e membro del gruppo iniziale che ha organizzato la prima Clinica Solidale a Salonicco, a proposito dell’assemblea nazionale delle Cliniche Solidali che si è tenuta alla fine di novembre. Ha cominciato condividendo la sorpresa provata da tutte le assemblee partecipanti nello scoprire che non c’erano più trenta Cliniche Solidali in Grecia, come tutte pensavano, bensì sessanta, e il numero sembra continuare ad aumentare. Ha anche sollevato immediatamente il problema rappresentato dalla nuova sfida posta dal governo e uno dei motivi dell’assemblea nazionale.
Stanno emergendo molte cose; abbiamo più cliniche adesso; ne abbiamo circa cinquanta e questa è una delle cose che sono emerse nella grande assemblea che abbiamo appena tenuto. Contemporaneamente stanno cambiando la legge sul sistema sanitario e la questione è che cosa faremo al riguardo.
In base alla nuova legge chi attualmente non ha un sistema previdenziale si suppone abbia accesso al sistema sanitario pubblico; è una cosa nuova, l’accesso a tutti, ma al tempo stesso è qualcosa che gli ospedali non sembrano sapere e non aiutano o accettano pazienti. All’ultima assemblea nazionale che abbiamo tenuto lo scorso fine settimana, delle sessanta cliniche solidali solo ventisei si sono riuniti e hanno organizzato quello che abbiamo chiamato l’Osservatorio. Abbiamo deciso che dobbiamo scoprire che cosa sta succedendo negli ospedali, indagare e vedere se accettano disoccupati e persone senza previdenza sociale e, in caso contrario, perché. Ci sono alcuni criteri cui si devono attenere nell’accettare le persone ma finora c’è stato un gran numero di persone che non è stato in grado di essere ricevuto in ospedale. La legge è già stata approvata ma non è ancora rispettata. Sembra che i medici degli ospedali non siano informati riguardo a questa nuova legge.
Quando hanno approvato la legge, qualche mese fa, numerose Cliniche Solidali hanno cominciato a riflettere insieme e a chiedersi se fosse una buona idea continuare con le nostre Cliniche Solidali in generale o solo per gli immigrati. Poiché non avevamo idea di quale sarebbe stata la nostra identità se ci fosse stato accesso all’assistenza sanitaria per la gente. Abbiamo ora deciso tutti di continuare, perché non sappiamo come la situazione si risolverà e c’è ancora bisogno, dunque dobbiamo continuare.”
La modifica della legge sull’assistenza sanitaria è confusa, e lo è intenzionalmente. Da un lato è presentata come soluzione alla crisi in corso, (una crisi, naturalmente prodotta dalle politiche governative), visto che asseritamente crea accesso all’assistenza sanitaria per tutti. D’altro canto questo nuovo sistema di assistenza sanitaria è modellato sul sistema tedesco e dunque non è interamente gratuito o accessibile per ogni servizio o bisogno. Come ha spiegato Ilektra:
Nel momento stesso in cui offrono assistenza sanitaria alla maggioranza – tuttora non a tutti – si tratterà di un sistema di assistenza sanitaria più costoso, più simile al sistema tedesco. Sarà privatizzato, nel senso che ogni tipo di cura avrà un tetto, così per esempio se hai bisogno di un intervento chirurgico e ti occorrono quattro giorni di convalescenza, ma per motivi finanziari il nuovo sistema ne consente solo tre, allora avrai solo tre giorni di copertura, altrimenti l’ospedale incorrerà in un deficit. Immagina: lo stipendio di un medico potrebbe dipendere da questo genere di cose. Nel momento stesso in cui c’è “accesso” stanno imponendo un prezzo ai servizi e potresti non essere in grado di ottenere ciò di cui hai bisogno.
E’ equivoco a ogni livello. Sembra che stiano offrendo assistenza sanitaria pubblica ma si stanno riprendendo indietro qualcosa. Il governo sta fissando i prezzi con gli ospedali e con il settore privato; fisseranno i prezzi insieme. Dunque di qualsiasi cosa tu abbia bisogno ci sarà un prezzo fissato e non potrai ricevere più di quello, anche se ne hai bisogno. Alcuni dei medici stanno protestando, ma la nuova legge è davvero complicata. Nella nostra Clinica Solidale, ad esempio, abbiamo dovuto creare molti gruppi nuovi per studiare questa nuova legge per cercare di capire di cosa si tratta e che cosa faranno. E’ davvero difficile e abbiamo dovuto studiare molto. E ancora così tanti non la conoscono. “
Una delle altre sfide sorte riguarda il tipo di assistenza che è e sarà fornita. Le Cliniche Solidali stanno creando una nuova visione – basata sulla pratica – dell’assistenza sanitaria e della salute in generale. Sono organizzate da professionisti della medicina, da pazienti e dalla comunità più generale. La gran maggioranza utilizza forme orizzontali di organizzazione, tiene assemblee regolari cui tutti possono partecipare e cerca di abbattere la divisione tra professionisti e persone servite. Non accetta fondi dallo stato né ha rapporti con esso. Tutto il denaro arriva da donazioni di non associati. Le Cliniche Solidali sono autonome da tutti i gruppi e partiti politici.
Noi crediamo nell’auto-organizzazione e la vogliamo perché quello che stiamo realizzando con l’auto-organizzazione è qualcosa di più che rendere un servizio; quello che stiamo organizzando tra di noi è qualcosa di nuovo. Auto-organizziamo le Cliniche Solidali con assemblee orizzontali; le assemblee si tengono in ogni specialità, nell’intera clinica e poi a livello nazionale. Questa è una nuova esperienza e vogliamo proseguirla.
Ciò che l’auto-organizzazione ci dà è l’occasione di realizzare quella che chiamiamo un’assistenza sanitaria diversa, un tipo diverso di salute e questo è ciò che abbiamo realizzato sinora. Nella nostra clinica, ad esempio, abbiamo un gruppo di assistenza sanitaria alternativa e stiamo cercando di cambiare il rapporto tra esperto medico e chi non conosce i propri diritti o non ha la stessa competenza. Stiamo cercando di modificare questo tipo di rapporti e lo stiamo facendo in modi molto concreti. Cioè stiamo scoprendo vie insieme con l’auto-organizzazione e ciò cambia l’idea di esperto, di assistenza sanitaria, di come ci organizziamo tra medici e riguardo ai farmaci. E abbiamo così tante altre domande cui non abbiamo ancora risposto, ma vogliamo lavorare su di esse  e possiamo trovare le risposte. Questo è molto diverso dall’avere un sistema di assistenza sanitaria solo con i suoi pro e contro.”
Non è chiaro che cosa farà la Syriza, se eletta, a proposito delle Cliniche Solidali e anche di altri progetti auto-organizzati, quali fabbriche recuperate e io spero che, come ha fatto il governo venezuelano con i Consigli Comunitari e le Comuni, incoraggerà tali sviluppi del potere dal basso. Spero veramente che quelli che lavorano nelle cliniche e nelle fabbriche auto-organizzate continueranno a organizzarsi e a premere con forza per garantire questi risultati.
Ilektra Bethymouti è una psicologa, terapeuta e formatrice. E’ impegnata attivamente in iniziative socio-politiche per i diritti dei cittadini nell’area della salute (mentale). E’ membro della Clinica della Pratica della Solidarietà Sociale (www.kiathess.gr) e dell’Osservatorio Ellenico sui Diritti nel Campo della Salute Mentale (http://mentalhealthhellenicobservatory.wordpress.com) a Salonicco, Grecia.

giovedì 18 dicembre 2014

Jobless at an exhibition

Luciano Granieri

Art. 41 della Costituzione italiana: “ L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata  e coordinata a fini sociali”  


Dall’inizio  di questa settimana, in piena Via Aldo Moro - la Via Montenapoleone frusinate - in un piazzale antistante un’importante gioielleria, in  un posto dove solitamente le concessionarie d’auto mettono in mostra i loro ultimi modelli, è in corso l’esibizione del lavoro negato e del mancato rispetto, non solo dell’art.41 , ma anche dell’art. 4 della Carta. 

Che efficacia ha  avuto il  controllo legislativo sull’indirizzo a fini sociali dell’impresa privata nel nostro territorio, in particolare  nelle storie di Maria Concetta, operaia Tekna, o di Augusto operaio Videocon o degli operai dell’Area o della Siap, o della Marangoni pneumatici? Zero. Infatti se il legislatore avesse svolto efficacemente i suoi compiti, nel  rispetto dell’art. 41 della Costituzione, i padroni della Tekna non avrebbero potuto chiudere, da un giorno all’altro, una fabbrica impegnata nella produzione di cristalli per  autovetture  pienamente in attivo, con una marea di commesse  da evadere, per il solo capriccio di godersi le proprie ricchezze, mettendo per strada 41 famiglie. 

Così come i padroni della Siap, un’azienda che produce rivestimenti per i sedili dei treni, non avrebbero potuto   affidare la produzione a mano d’opera cinese per il misero risparmio di 50 centesimi a pezzo, lasciando per strada altre centinaia di famiglie. Neanche l’Area un’azienda produttrice di tegole fotovoltaiche, avrebbe potuto esternalizzare,  se fosse stato imposto il rispetto della Costituzione, così non sarebbe stato possibile agli indiani di Videocon, prima realizzare profitti finanziari con l’acquisizione dello stabilimento anagnino da Thomson, poi incassare contributi pubblici per la riqualificazione dell’azienda ed infine, smontare e trasferire in altro sito i macchinari della fabbrica, lasciando nella disperazione della disoccupazione operai e addetti.  E alla  Marangoni sarebbe stato impedito il ricatto  sul licenziamento dei propri operai per le mancate  autorizzazioni necessarie all’apertura di un’impianto di incenerimento del car fluff, letale in termini di inquinamento per tutta la Valle del Sacco. 

La storia di queste vite tradite dalla legge del profitto finanziario e dall’incapacità della politica di applicare la Costituzione è in esibizione in Via Aldo Moro. I dipendenti di queste imprese hanno deciso di mostrare ai cittadini il frutto del proprio lavoro, che ora non sono più in grado di svolgere. Nei gazebo installati nella piazza, tutti i cittadini possono entrare in contatto con uno spaccato di vite vissute private della dignità del lavoro. 

Non sono in mostra gli ultimi modelli di autovetture, o  i più recenti ritrovati della tecnologia di consumo. Sono in mostra coloro i quali erano artefici della progettazione e costruzione  di  alcuni di questi beni, professionalità eccelse ora messe ai margini da una logica perversa , ingiusta e per giunta incostituzionale. 

Si astengano  Senatori, Deputati e membri istituzionali del territorio dal  promettere solidarietà e impegno con tanto di selfie accanto ai lavoratori licenziati, si diano da fare piuttosto a far rispettare la Costituzione, e magari imporre nel  job’s act - che è  ancora una delega in bianco alla mercè del  Governo nella quale è indicata solo l’intenzione di modificare l’art.18 - di riconoscere i diritti alla reintegra a tutti i dipendenti, compresi quelli assunti in imprese con meno di 15 addetti. In ciò dovrebbero essere impegnati i politici del territorio se veramente volessero salvare la Ciociaria  e tutta la Nazione dalla piaga della disoccupazione. Ogni altra azione differente da questa sarebbe solo fuffa.



Cinque stelle … cadenti?

Valerio Torre

Dopo che questo articolo è stato scritto, e prima della sua pubblicazione, apprendiamo dell'uscita dal M5S del deputato Currò. Si tratta di una circostanza che si inscrive nel processo analizzato nel testo che segue.

Fra le tante cose che Paolo Becchi, professore di Filosofia del diritto all’Università di Genova e “non-ideologo” del “non-partito” di Grillo, ha sostenuto nel tempo per dare al M5S un’improbabile “base teorica”, una c’è parsa davvero azzeccata. Quando, dopo le peripezie seguite alle ultime regionali in Emilia e Calabria, Beppe Grillo ha confessato di essere “un po’ stanchino” (utilizzando così una battuta del famoso film Forrest Gump), il professore ha argomentato la propria forte critica al movimento e alla sua direzione parafrasandone una di Woody Allen: “Il Pd è morto, Forza Italia è morta e anche il M5S non si sente benino” [1].
E, infatti, tutto quanto sta in questi giorni accadendo nel (e intorno al) Movimento 5 Stelle ci parla della crisi in cui esso si dibatte, a dispetto del gran numero di eletti nelle diverse consultazioni elettorali cui ha partecipato in questi anni. Ce n’occuperemo nell’articolo che segue per fare il punto sulla situazione del movimento che fa capo al comico genovese Beppe Grillo.
 
Il M5S al momento della sua proiezione nazionale
In più occasioni, abbiamo avuto modo di approfondire l’analisi su questa forza politica che le elezioni politiche del 2013 hanno consacrato come la seconda lista più votata nazionalmente, dopo la coalizione guidata dal Pd, e la prima in diverse regioni (Marche, Liguria, Sicilia, Sardegna). E lo abbiamo fatto definendo il grillismo come il calmiere di un conflitto sociale privo di una direzione politica autenticamente rivoluzionaria e orfano persino di quella sinistra riformista che nel tempo ha tradito le aspirazioni delle masse sull’altare della compromissione con la grande borghesia e i suoi rappresentanti istituzionali [2].
Mentre, persino a sinistra, c’era chi ha corteggiato Grillo per salire sul suo carro nella fase ascendente del M5S [3], o chi lo ha fatto per ottenere pubblicità gratis utilizzando parassitariamente la notorietà del comico genovese [4]; mentre ancora oggi alcuni sindacati di base civettano con il movimento pentastellato [5], incuranti delle sue posizioni notoriamente antisindacali [6] e anti-immigrati, noi non abbiamo esitato a definirlo da subito una forza connotata da populismo reazionario, il cui blocco sociale di riferimento era composito e formato da “disoccupati, precari, esodati, piccolissima borghesia proletarizzata, famiglie strangolate dai mutui e pensionati che vivono ben oltre la soglia di povertà… settori di borghesia imprenditoriale, piccola e media, allettata dalla possibilità di eventuali sgravi fiscali”, che si sono trovati di fronte a “una proposta politica interclassista, ambigua e ammiccante persino verso settori dell’estrema destra, che costituisce una mistura di liberismo, feticismo tecnologico, odio verso la ‘casta’, meritocrazia, temi sociali (No-Tav, No-F35, acqua pubblica, ecc.), rifiuto delle politiche monetarie declinato in chiave nazionalista, proposta di scioglimento delle organizzazioni politiche e sindacali del movimento operaio”. [7]
Quel blocco così eterogeneo si è andato affinando e stratificando nel tempo esattamente sulla base delle previsioni che avanzavamo nel testo già citato [8].
 
Dall’ingresso in parlamento in poi
Sono stati, infatti, proprio “l’avventura parlamentare, il rapporto tra eletti e Grillo-Casaleggio, gli atteggiamenti nei confronti delle altre forze politiche” a determinare l’evoluzione del M5S verso quello che conosciamo oggi.
Le elezioni politiche del febbraio 2013 avevano assegnato al movimento pentastellato un risultato strabiliante se si pensa alla sua giovane vita: 162 fra deputati e senatori che, però, una volta insediatisi sui propri scranni parlamentari, hanno dovuto fare i conti con la linea politica decisa dai due padroni della “ditta”, cioè Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Le aspirazioni dei tanti elettori di sinistra - che, sentitisi traditi dai partiti riformisti (Rifondazione, Sel e socialdemocrazia varia), avevano affidato il loro consenso al M5S perché le realizzasse – sono state vanificate da un’azione parlamentare sterile nonostante i numeri [9] e dallo scontro fra gli eletti e il leader con la sua ristretta cerchia di collaboratori, motivato sostanzialmente dalla gestione verticistica del movimento.
Basti solo considerare, come esempio, l’abbandono del gruppo parlamentare dei deputati Labriola e Furnari, in polemica con le dichiarazioni di Grillo in merito alla vicenda Ilva [10] e le numerose espulsioni decretate attraverso votazioni via web, fino ad arrivare, da ultimo, alla cacciata dei deputati Artini e Pinna, per un totale – ad oggi – di 31 defezioni. A ben vedere, e al di là delle motivazioni ufficiali, tutti gli allontanamenti (volontari o sanzionati) sono stati il prodotto di un questionamento sulla leadership e di una linea politica che ha via via virato sempre più verso un populismo reazionario.
Dalle dichiarazioni sul tema dei migranti portatori di tubercolosi [11] o, peggio, di ebola [12], a quelle su una presunta “morale” della mafia d’un tempo rispetto a quella di ora, “corrotta” dalla finanza [13]; dalle dichiarazioni del deputato Di Battista in favore di una trattativa politica con i tagliagole reazionari dell’Isis [14], alla scelta di formare un gruppo comune, al parlamento europeo, con l’Ukip della Gran Bretagna, forza xenofoba, omofoba e misogina; per arrivare infine alla gogna mediatica per i giornalisti sgraditi, alla denuncia in Procura del “patto del Nazareno” [15], all’assoluzione di Mussolini per il delitto Matteotti [16] e, solo pochi giorni fa, alla decantazione della polizia (che solo qualche ora prima aveva pesantemente manganellato il corteo dello sciopero generale), che non rappresenterebbe un “nemico” essendo composta da “persone abbandonate dallo Stato” [17]: sono tutti tasselli – tanto per citare solo alcuni significativi episodi – di un progressivo slittamento verso posizioni sempre più apertamente reazionarie. Tanto che Francesco Storace, leader de La Destra, ha dichiarato: “Sull'immigrazione Grillo sta saccheggiando tutte le proposte de La Destra. Benvenuto” [18].
 
Le elezioni regionali, le ultime espulsioni e l’Open Day di Pizzarotti
È chiaro che una deriva così marcata abbia man mano determinato un disincanto, se non addirittura una disillusione, in settori di elettorato progressista che pure avevano individuato nel M5S la forza politica in grado di interpretare le loro aspirazioni a una società diversa; e che questo sentimento si sia poi tradotto nel graduale abbandono nelle urne.
Il risultato delle scorse elezioni regionali in Emilia e Calabria è, da questo punto di vista, inequivocabile. Dal boom delle politiche, passando per le europee dello scorso maggio, il M5S ha perso ben 400.000 voti in Emilia e quasi 200.000 in Calabria [19]. E proprio l’analisi di questo deludente risultato ha determinato le ultime espulsioni: è bastato che il deputato toscano Artini abbia messo in discussione la consolatoria osservazione di Beppe Grillo sull’esito elettorale (secondo cui l’astensionismo non aveva affatto colpito il movimento [20], che, anzi, aveva guadagnato voti rispetto alle regionali del 2010) per determinarne l’espulsione insieme all’altra deputata Pinna. L’intento era chiarissimo: evitare che il malcontento, che iniziava a serpeggiare anche fra alcuni “fedelissimi” del comico genovese, si propagasse a macchia d’olio assestando in questo modo un colpo alla leadership.
E così, Grillo ha attuato una strategia a tenaglia: da un lato, il taglio di un paio di teste (appunto, Artini e Pinna); e, dall’altro, un apparente “passo indietro” con la nomina di un “direttorio” di cinque fidati seguaci riservando a sé il ruolo di “garante” con la scusa di essere “un po’ stanchino”.
Questa “manovra” (anch’essa calata dall’alto e sanzionata a colpi di televoto) è peraltro riuscita nell’intento di depotenziare parzialmente la convention organizzata dal sindaco pentastellato di Parma, Pizzarotti, da sempre spina nel fianco della direzione di Grillo e Casaleggio, e visto da ampi settori del M5S come possibile punto di aggregazione alternativo. In ogni caso, però, l’assemblea di Parma (comunque riuscita da un punto di vista numerico: oltre 400 presenze) si è postulata come tassello per una “rifondazione grillina”: l’intento di Pizzarotti non era affatto quello di rompere col M5S e fondare un altro partito [21] – il che sarebbe stato oggettivamente un suicidio – bensì aggregare un polo interno al movimento per controbilanciare quella che è vista come una deriva [22].
 
L’affinamento del blocco sociale e i nuovi concorrenti del M5S
L’Open Day di Parma preannuncia, insomma, una lunga partita a scacchi fra Pizzarotti e Grillo-Casaleggio sugli equilibri interni al M5S [23]. Un match che si staglia sullo sfondo di una crisi non congiunturale, ma certamente rilevante, con la forza politica grillina che non ha più l’esclusiva dello stagno della cosiddetta “antipolitica”, dove è costretto a competere con altri due sedicenti “rottamatori”: Renzi [24] e Salvini [25], non a caso entrambi emergenti personaggi mediatici che hanno invertito la tendenza alla crisi dei rispettivi partiti e che, a modo loro, si candidano a interpretare le aspirazioni di un’indistinta “gente” contro la “casta”. E, non a caso, entrambi oggi obiettivi diretti degli strali di Grillo.
A differenza di altri, che già preannunciano l’implosione e il declino irreversibile del M5S [26], noi pensiamo che la vistosa sua perdita di consensi ne abbia sì determinato un pesante ridimensionamento rispetto a quando sembrava lanciato verso la conquista del potere [27] ma al contempo che si sia prodotto un certo consolidamento del blocco sociale che attualmente lo sostiene, oggi meno composito, “scremato” sia dal sostegno di settori della grande e media borghesia industriale [28] che da gran parte dell’elettorato di sinistra che non si è più sentito rappresentato dai tradizionali partiti riformisti e socialdemocratici; e quindi sicuramente più omogeneo da un punto di vista di classe. Ciò che ne fa una forza politica in cui perlopiù si riconoscono un rilevante settore di piccola borghesia impoverita, una fetta di piccola e media imprenditoria e un consistente ceto medio precario molto scolarizzato, ma che ancora oggi agita un programma ambiguo, fatto anche di rivendicazioni su temi sociali (reddito di cittadinanza, opposizione all’acquisto degli F-35, No Tav, No Muos, acqua pubblica), ideale, quindi, per un movimento interclassista che si configura come di destra e di sinistra allo stesso tempo: un movimento che è necessario combattere, e da un versante di classe, sia per la sua generale proposta filocapitalista e antioperaia, sia per quella opportunisticamente ammiccante verso le fasce sociali deboli.
       
Note[1] “Becchi e la crisi grillina”.  La fulminante battuta di Woody Allen era invece: “Dio è morto, Marx è morto e anch’io non mi sento tanto bene”.
[2] “Cosa è davvero la ‘rivoluzione’ a cinque stelle. Per un’analisi di classe del grillismo” (
 http://tinyurl.com/nc9oful ).
[3] Paolo Ferrero, segretario del Prc, intervistato da Repubblica Tv, dichiarava di essere pronto a collaborare con Grillo, non vedendo differenze di contenuto tra il proprio programma e quello del M5S. Grillo – dice Ferrero – è “attento ai problemi del popolo”, per cui l’accusa di populismo rivoltagli sarebbe infondata. Ascoltare per credere! (
http://tinyurl.com/qe7k5bj ).
[4] Il guru del Pcl, Marco Ferrando, ha provato a mettersi a favore di telecamera “sfidando” a un confronto pubblico Grillo, che l’ha però totalmente ignorato (
 http://tinyurl.com/oq4ev4v ).
[5] Basti pensare alla Cub, attraverso il cui sito nazionale (
 www.cub.it/index.php/network-d-informazione/il-blog-di-beppe-grillo.html ) è possibile essere rediretti al blog del M5S; o al “tavolo di confronto” avviato dalla stessa Cub con i grillini allo scopo di aprire una “possibile relazione” ( http://tinyurl.com/jwro7pw ). Oppure si pensi all’Usb impegnata in una vera e propria tresca con il M5S (è sufficiente digitare in un motore di ricerca le parole “Usb M5S” per avere il riscontro di decine e decine di iniziative congiunte fra le due organizzazioni. Una per tutte: http://tinyurl.com/otuukzf ).
[6] 
Http://tinyurl.com/onsxq7q . Invece di ingaggiare un’aperta battaglia politica contro queste deliranti posizioni, l’Usb (diretta, a insaputa della maggioranza dei suoi stessi attivisti, dalla microscopica organizzazione stalinista Rete dei comunisti) ha tentato di rabbonire Grillo accattivandosene le simpatie con questo vergognoso e capitolazionista comunicato stampa: http://tinyurl.com/n2gw6f8 .
[7] Dalla risoluzione del Consiglio nazionale del Pdac del 9-10/3/2013 (
 http://tinyurl.com/n4kzef8 ).
[8] V. nota 2.
[9] La promessa fatta in campagna elettorale (“Apriremo il parlamento come una scatola di tonno”:
http://tinyurl.com/pp5udbp ) è rimasta sulla carta.
[10] Mentre montava la protesta popolare, supportata da alcune avanguardie di lavoratori, contro l’inquinamento dell’acciaieria sul territorio della città di Taranto, Beppe Grillo rilasciava alcune dichiarazioni in chiave protezionistica dell’acciaio italiano contro la “invasione” di quello cinese, pronunciandosi quindi contro la chiusura dello stabilimento:
http://tinyurl.com/mltz47r .
[11] 
Http://tinyurl.com/qegyumt .
[12] 
Http://tinyurl.com/nnyhpwd .
[13] 
Http://tinyurl.com/nczpugu .
[14] 
Http://tinyurl.com/pfpq59t .
[15] Una denuncia talmente estemporanea per cui, sempre secondo il professor Becchi, “in Procura si rideva a crepapelle” (
 http://tinyurl.com/kgm9b6z ).
[16] 
Http://tinyurl.com/py8blv5 .
[17] Così si è espresso Casaleggio in un’iniziativa sui temi della sicurezza: 
http://tinyurl.com/p3jrcd3 .
[18] 
Http://tinyurl.com/qb8ocky .
[19] Un risultato in qualche modo “anticipato” dall’esito delle comunali di Reggio Calabria, tenutesi solo un mese prima, in cui il M5S aveva avuto il 2% dei voti: passando peraltro dal 28,5% delle politiche e dal 21,3% delle europee!
[20] E invece, per quanto riguarda l’Emilia Romagna, l’Istituto Cattaneo stima che una percentuale fra il 63% e il 74% di coloro che avevano votato per il M5S alle europee si è questa volta indirizzata verso l’astensione.
[21] 
Http://tinyurl.com/o29uouf .
[22] C’è da dire, però, che gli intervenuti hanno negato di voler costituire una corrente interna.
[23] L’assemblea ha avuto anche il merito, con l’uscita allo scoperto di un rilevante settore di dissidenti grillini, di arrestare per il momento la foga espulsiva da parte dei vertici: è salva per ora quella ventina di parlamentari la cui testa era già considerata “sotto la lama della ghigliottina” del comico genovese (
 http://tinyurl.com/ovol3m9 ). D’altro canto, lo stesso Grillo tende, in un gioco delle parti, a negare legittimità all’aggregazione di oppositori senza mostrare di voler usare il pugno di ferro, definendoli non una corrente, bensì “uno spiffero”.
[24] “Grazie a noi Grillo è tornato a fare il comico” (
 http://tinyurl.com/lhve9rf ).
[25] “Il referendum sull'euro di Grillo è una presa in giro” (
 http://tinyurl.com/ofgupuq ).
[26] Ad esempio, il quotidiano il manifesto: “M5S, il declino della non politica”, 28/11/2014.
[27] È interessante, al riguardo, lo studio condotto dall’Ipsos, i cui risultati sono stati pubblicati dal Corriere della Sera (
http://tinyurl.com/lj22dzr ).
[28] Il Corriere della Sera dava conto dell’aperto appoggio di importanti pezzi dell’imprenditoria e della finanza al M5S alle politiche del 2013 (
 http://tinyurl.com/k6xsrmv ).

mercoledì 17 dicembre 2014

Frosinone Multiservizi: è tornato l’amore per i servizi pubblici

Lavoratori ex Multiservizi in presidio permanente dal 7 aprile sotto il Municipio di Frosinone

Oggetto: Frosinone Multiservizi: è tornato l’amore per i servizi pubblici

“ La  lontananza sai è come il vento che fa dimenticare chi non sa, è già passato un anno ed è un incendio che mi brucia l’anima! Adesso che è passato tanto tempo darei la vita per averti accanto per rivederti almeno un solo istante per dirti perdonami….
Questo finalmente è la partitura giusta del compositore Ottaviani e dei condirettori Pompeo e Morini interpretata dal coro polifonico degli ex lavoratori della Multiservizi. Un amore abbandonato e adesso ritrovato per la gestione pubblica dei servizi alla collettività.
Certo ci son volute manifestazioni, occupazioni, assemblee, presidi per arrivare a questo nuovo amore, che, pur costretti dalle vicende che si sono susseguiti e si susseguono, esprime inequivocabilmente la volontà di celebrare questo matrimonio e recuperare i figli abbandonati.
Ora, dice il ridondante accordo, bisogna affrontare qualsiasi problema giuridico e tecnico: ma non si era arrivati al percorso politico dopo aver risolto i problemi tecnici? Boh! Gli innumerevoli tavoli non hanno già dato le sufficienti garanzie?
Bisogna dare tempi certi per andare incontro alle difficoltà: Sono 20 mesi che i lavoratori sono stati licenziati e quasi 260 che sono in presidio senza che alcuno quasi se ne accorga. Quali sono i tempi tecnici: l’ultima volta sarebbe stato il 31 dicembre. Ora il 31 gennaio? Vedremo.
Coerenza con il percorso intrapreso con la normativa…. E quale coerenza è stata quella dell’affidamento alle cooperative dopo aver chiuso una società pubblica?
Verifica dei servizi affidati… In questi mesi si sono persi servizi sia  al cimune con l’affidamento alle cooperative sociai, ad Alatri con la scelta di ridurre i servizi in affidamento, alla Provincia con la scomparsa da tempo di alcune attività. Se aspettiamo ancora i servizi diminuiranno vieppiù con una conseguente diminuzione dell’occupazione.
Appunto le risorse umane…. Quanti e quali saranno i lavoratori nuovamente impiegati? Con quale salario? Quante le persone “aiutate” dalla Regione Lazio?
Insomma i problemi sono elencati e dovrebbero già essere stati superati. Non sono problemi insormontabili dalla politica. I lavoratori hanno già espresso le loro convinzioni, anche di natura tecnica. Le ripetono ancora.
Per i lavoratori, con questo documento, il dato è tratto….

martedì 16 dicembre 2014

La lotta antirazzista di Lady Day

Luciano Granieri


Non c’era cotone da raccogliere tra il Leon & Eddie’s  e l’East River (locali di New York ndr), ma credetemi, da qualunque punto di vista la guardaste, era vita  da piantagione. E noi non andavamo lì per guardare; dovevamo viverci. Fraternizzare coi bianchi era proibito nel modo più assoluto : appena finito il nostro numero, ci toccava scappar via dalla porta posteriore e metterci a sedere nel vicolo fuori” Questo era lo scenario che Billie Holiday descrive della sua esperienza unica, per l’epoca, di cantante nera all’interno di un orchestra di bianchi.  Siamo nel 1938 Lady Day è la stella assoluta della Big Band di Artie Shaw. Impazza la “swing era”, il jazz è poco più che musica da ballo, non serve per pensare, né per evocare cose tristi. Ma la presenza di Billie, nera,  con la sua voce particolare  dalle sonorità evocanti un  sassofono tenore, anticipatrice del jazz che verrà, è  un cazzotto allo stomaco del perbenismo ipocrita e spensierato che aleggia nei club della 52° a New York. Nonostante fosse una gemma assoluta nel panorama vocale del jazz di tutti i tempi, Billie Holiday,  per accedere ai locali dove si esibiva con la Big Band, doveva passare dalla porta  riservata al personale di servizio, mentre i suoi colleghi entravano dagli ingressi principali. La band alloggiava nei grandi alberghi interdetti ai neri. Per lei quindi solo squallide camere in sudice pensioni di periferia. Non poteva neanche cenare con i suoi colleghe bianchi,  perché lei, non solo era nera, ma era anche donna. Unica donna dell’orchestra. Tutto questo subiva Billie,  nel mondo spensierato della “swing era”, Ma nonostante le umiliazioni e gli insulti, lei continuava forte delle sue doti canore ed espressive. Continuava per essere d’esempio, per dimostrare che se un’artista, donna e nera, riusciva a sfondare, anche altre in futuro ci sarebbero riuscite. Fu l’anno dopo nel 1939, che  Lady Day decise di mostrare la sua rabbia anche attraverso  l’esecuzione del  brano. “Strange Fruit”. Una canzone scritta da Abel Meeropol.  Un  professore  ebreo-russo del Bronx, attivista del partito comunista americano. L’insegnante rimase profondamente impressionato dalle foto del linciaggio, avvenuto a Marion  nell’Indiana, di due neri Thomas Shipp  ed Abram  Smith, trucidati ed impiccati ad un albero.  Quelli erano gli strani frutti degli alberi del sud. “Gli alberi del sud danno uno strano frutto, sangue sulle foglie e sangue sulle radici,un corpo nero dondola nella brezza del sud, strano frutto appeso agli alberi di pioppo”. Barney Johnson il proprietario del Cafè Society,locale dove in quel periodo si esibiva Billie, ascoltò il brano divenuto molto popolare negli ambienti della sinistra statunitense e decise di far conoscere ad Holiday  Abel Meeropol il quale chiese alla cantante di eseguire la sua composizione. Billie  Holiday, che aveva subito le angherie del razzismo fin dalla nascita, che dovette assistere alla morte del padre,  colpito da polmonite, perché tutti gli ospedali della zona si rifiutarono di ricoverare un nero, accettò immediatamente. Con questo brano di protesta Billy Holiday raggiunse la fama mondiale che la annovera ancora oggi fra le artiste più significative della musica jazz. Ma le difficoltà non mancarono. Durante le esibizioni negli stati del sud “Strange Fruit” non poteva essere eseguita. A Mobile, nell’Alabama,  Lady Day venne cacciata solo per aver accennato qualche nota della melodia . La Columbia Records, sua  etichetta discografica abituale, si rifiutò di produrre il brano, senza fornire alcuna spiegazione plausibile. Una piccola casa discografica ebrea di New York permise all’artista di pubblicare il pezzo, consentendo la divulgazione di una capolavoro, divenuto ormai un classico della   musica afro-americana.  Fu così che la  forte e fragile Billie Holiday oltre che una grande artista divenne un’icona nella lotta per i diritti civili del popolo afroamericano.

lunedì 15 dicembre 2014

CI VENGONO I BRIVIDI...... LA DOMANDA SORGE SPONTANEA PUO' POMPEO RISOLVERE IL PROBLEMA?

Mario Antonellis


Un presidente di un ente delegittimato, uno che fa il presidente della Provincia e rimane sindaco del Comune di Ferentino? Uno che in qualità di sindaco, non più tardi del 14 luglio ha dato già un indirizzo preciso al suo mandato, votando per gli aumenti stratosferici delle tariffe idriche ed avvallando il pacchetto ACEA?

CI VENGONO I BRIVIDI SOLO A SENTIR PARLARE DI "ANNOSO" PROBLEMA, di "DIFFICILE SOLUZIONE", di "TAVOLI DI CONCILIAZIONE" con L'ESATTORE etc.etc.etc. CI VENGONO I BRIVIDI PERCHE' RIECHEGGIANO NELLE NOSTRE ORECCHIE I FANTASMI DEL PASSATO QUANDO IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA ERA un certo FRANCESCO SCALIA, cioè il maggior sponsor politico di POMPEO. Per carità basta, la CONSULTA dei SINDACI, la STO e i sindaci IGNAVI IN GENERE devono sapere che ormai i cittadini utenti sono su un'altra lunghezza d'onda. Ammettiamo il beneficio dell'ignoranza, ma dopo aver capito le ragioni inconfutabili che si celano dietro lo scandalo delle risorse IDRICHE in provincia di Frosinone che con la divulgazione del DOSSIER CO.CI.D.A. sta sconvolgendo le coscienze, la soluzione a questa TRUFFA è chiara, semplice e limpida come l'acqua. Inviamo già da adesso POMPEO all'evento che si terrà domani sera ad ALATRI alle ore 18, o a quello che si terrà domenica a CORENO AUSONIO, o se dovesse avere impegni, ci faccia capire quale è la data utile per un EVENTO A FERENTINO. INTANTO LA RIVOLTA POPOLARE SI ALLARGA A MACCHIA D'OLIO e molti amministratori hanno dovuto rivedere le proprie posizioni. Non torneremo indietro sia ben chiaro, e chi di dovere stabilirà le responsabilità specifiche di coloro che hanno materialmente consentito che questa sciagura proliferasse...

Lettera aperta ai giornali:

La fine della doppia morale occidentale, il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani
e civili dei Palestinesi sono la via da seguire per la pace tra Palestinesi ed Ebrei israeliani

di Ireo Bono

Sig. Direttore,
le tre operazioni militari israeliane (Piombo fuso, Pilastro di difesa, Margine di difesa), unitamente alla continuazione della colonizzazione, alle condizioni irrinunciabili poste dal governo Netanyahu per trattare la pace, cioé l'annessione delle colonie, della Valle del Giordano, dell'intera città di Gerusalemme, come capitale dello Stato d'Israele, la negazione del diritto al ritorno dei profughi, con la proposta, già approvata dalla Knesset, del riconoscimento dello Stato israeliano come Stato della Nazione del Popolo ebraico, ossia la legalizzazione di quanto esiste già di fatto, pongono una pietra tombale sull'opzione "Due Stati per due popoli".
Il messaggio che il governo Netanyahu invia ai Palestinesi, sembra con l'appoggio della maggioranza della popolazione ebraica, é che possono scegliere tra resistere ed essere uccisi, andarsene, oppure rimanere come cittadini di seconda categoria ed in celle-enclavi che non hanno nulla a che vedere con uno Stato.
Durante l'attacco 'Margine di difesa' , i Palestinesi hanno dimostrato, con la loro resistenza alle forze soverchianti dell'esercito israeliano, grande coraggio e dignità di Popolo ma con un costo altissimo, e la situazione é più grave di prima : Gaza é sempre sotto assedio, con 2200 morti in prevalenza civili, fra i quali 530 bambini, oltre 10.000 feriti e 100.000 senza tetto mentre continua l'occupazione e l'oppressione in Cisgiordania, la discriminazione in Israele e la colonizzazione a Gerusalemme-Est e nell'area della città.
L'imbroglio del processo di pace continua come prima e non porterà alcuna pace : i governi occidentali, Stati Uniti in testa, hanno giustificato, secondo copione, l'attacco israeliano 'Margine di difesa' come reazione di uno Stato all'uccisione di suoi cittadini ed al lancio di razzi Qassam, dimenticando il particolare dell'occupazione, i paesi donatori passano i soldi per la ricostruzione all'attuale Presidente dell'Anp, Abu Mazen, la cui carica é scaduta dal 2009, ma mantiene l'ordine in Cisgiordania per conto d'Israele e quindi rimane al suo posto con il sostegno di Stati Uniti ed Unione europea, lo Stato d'Israele controlla a suo piacimento, d'accordo con il dittatore egiziano al-Sisi, tutto ciò che può entrare od uscire da Gaza, Hamas é mantenuto nella lista delle organizzazioni terroriste, l'occupazione continua e i governi occidentali, mediatori di pace, insistono nell'imporre trattative impossibili tra la potenza occupante ed il popolo privato della libertà.
Anche il riconoscimento da parte dei governi europei dello Stato di Palestina, per ora avvenuto solo da parte del governo svedese, può essere utile alla pace in quanto riconoscimento ai Palestinesi della loro dignità di popolo, dei loro diritti umani e civili ma non deve essere un impedimento alla realizzazione di uno Stato unico israelo-palestinese.
A me sembra che il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dei Parlamenti europei, in linea con l'appello degli ottocento intellettuali israeliani capeggiati dagli scrittori David Grossman, Amos Oz, Abraham Yehoshua, sia più che altro volto a proseguire le finte trattative sulla nascita di uno Stato palestinese, ormai impossibile, come già scriveva 4 anni fa il negoziatore palestinese, Ziyad Clot, nel libro "Non ci sarà uno Stato palestinese", escludendo invece la soluzione più giusta e più fattibile, consistente nel rispetto dei diritti umani e civili del Popolo palestinese, quale é quella che porta ad uno Stato unico, laico, democratico, con uguali diritti per tutti i cittadini.
La società civile mondiale che sostiene la Campagna BDS, la maggior parte del Popolo palestinese e tanti intellettuali palestinesi ed ebrei israeliani e la parte migliore della società ebraica, come si può leggere nel libro "Un Etat commun" di Heric Hazan ed Eyal Sivan, a differenza dei governi occidentali e di quello israeliano, indicano nella fine della doppia morale occidentale, quella che giustifica l'occupazione, le stragi, il genocidio palestinese da parte d'Israele, e nell'uguaglianza dei diritti, la via principale per una pacifica convivenza tra persone di ogni etnia e religione in Israele-Palestina.
Cordiali saluti

NUOVOGIORNO: Un rebus quotidiano

Comitato di Lotta Frosinone


Il quotidiano Nuovogiorno intigna. Primo rebus:  Ma cosa vuole dire e a nome di chi parla? Non manca occasione evidentemente di amplificare la voce del padrone per ostacolare il delicato, lungo, decisivo riassetto di una società pubblica e di 240 posti di lavoro, i quali, nonostante i tempi, sembrano dei privilegi piuttosto che dei diritti . Altri evidentemente pensano che le soluzioni sufficienti siano le mense caritatevoli e i pacchi alimentari!
RIBADIAMO QUANTO SCRITTO GIA’ ALCUNI GIORNI ORSONO
Secondo rebus:  il Comune di Frosinone continua la sua linea sulla esternalizzazione dei servizi nonostante gli impegni della Commissione consiliare, nonostante gli accordi con gli altri enti, nonostante l’intervento della Regione Lazio, nonostante i dubbi amministrativi. L’ente ha provveduto all’affidamento dei servizi di supporto alla gestione funzionale degli impianti sportivi e agli eventi culturali e di spettacolo e i servizi del museo e biblioteca per la durata di anni cinque alla cooperativa SolCO, servizi già in essere nella Frosinone Multiservizi. Infatti essi sono stati stralciati dalla redazione del piano industriale che i tecnici nei prossimi giorni dovrebbero presentare alla politica per la riquadratura finale dei conti e per il definitivo placet.
Terzo rebus. Fronte della spesa: a Frosinone oggi, con le cooperative e a causa proprio dello spacchettamento, i servizi costano di più, sono inevitabilmente peggio organizzati e i lavoratori hanno salari bassissimi. Con il subentro della newco con le stesse quote e con una economia di scala non si entra nel paradiso ma si esce almeno dall’inferno. Ad Alatri si spendono soldi per soluzioni, sempre spacchettate e ancor più precarie, e la stessa Amministrazione si auspica il ritorno di uno strumento pubblico e più controllabile. In Provincia i servizi sono stati impropriamente interrotti (e alcuni dati in appalto al doppio del costo!): la viabilità che la Regione Lazio accorderà alla newco consentirà di tornare a fare manutenzione all’intero sistema viario provinciale: la newco permetterà che in arrivino 2 milioni di euro regionali in altra maniera bloccati a Roma.
Quarto rebus: alcuna legge né nel 2013 né successivamente impedisce agli enti locali di scegliere le migliori forme organizzative, anzi si specifica che è possibile e utile ricorrere all’affidamento diretto in tutti i casi, come la gestione dei servizi pubblici della newco, in cui non sia possibile dimostrare, in base ad un’analisi di mercato, e all’esperienza frusinate vecchia di più di un anno, che la libera iniziativa economica privata risulti non idonea a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità. - Dare un’occhiata alla relazione della Corte dei Conti Sezione delle autonomie - “Gli organismi partecipati dagli enti territoriali” - del 6 giugno 2014 nel quale sono contenuti elementi di chiarificazione nell’operato delle società in house e quindi suggerimenti utili anche nella costituzione di una newco.
Stiano sereni al quotidiano Nuovogiorno, il  Programma di razionalizzazione delle partecipate locali, detto decreto Cottarelli, propone, non dispone, una strategia basata su quattro cardini:
• Circoscrivere il campo di azione delle partecipate entro lo stretto perimetro dei compiti istituzionali dell’ente partecipante, rafforzando quanto previsto in proposito dalla legge finanziaria del 2008;
• Introdurre vincoli diretti su varie forme di partecipazioni;
• Fare ampio ricorso alla trasparenza e alla pressione dell’opinione pubblica adeguatamente informata come strumento di controllo;
• Promuovere l’efficienza delle partecipate che rimarranno operative, attraverso l’uso diffuso dei costi standard, e l’aggregazione tra partecipate che offrono servizi simili per sfruttare al meglio le economie di scala.
Vi è sicuramente un auspicio alla forte riduzione delle partecipate e alla privatizzazione dei servizi ma riguarda essenzialmente i cinque tradizionali servizi pubblici di rilevanza economica a rete (elettricità, acqua, gas, rifiuti, trasporto pubblico locale - TPL). La riduzione delle partecipate riguarda soprattutto quelle inutili, create solo per far mangiare i consigli d’amministrazione, quelle che anche a Frosinone ci sono state e ci sono e di cui la stampa dovrebbe sottolineare. Le attività della newco di cui si attende la nascita prevedono servizi pubblici privi di rilevanza economica: le partecipate in questo settore forniscono servizi alla cittadinanza in settori in cui la finalità di lucro non è presente e si finanziano principalmente attraverso la fiscalità generale (condividendo questa caratteristica con le strumentali) a fronte di un interesse generale alla fornitura di certi servizi.
Quinto rebus: sul passaggio dei lavoratori alla newco: “Le limitazioni poste alle società con affidamenti in house, in materia di personale, sono state rimodulate dalla legge di stabilità 2014.” Le disposizioni vigenti non prevedono per il reclutamento del personale nelle società in house il concorso pubblico, così come inteso nella pubblica amministrazione, ma disposizioni di “propri provvedimenti di  individuazione di criteri e modalità per il reclutamento del personale”. Per qualsiasi chiarimento telefonare al già Prefetto di Frosinone Soldà che con un elementare esempio teorizzò su come vengono svolti i concorsi - mentre altri fanno molta pratica…
Soluzione dei rebus. Maggiore attenzione sulle vicende di Mafia Capitale e dei rapporti della politica con le società cooperative e delle relative esternalizzazioni. Anche a Frosinone non tutto sembra rose e fiori: dai personaggi che ruotano attorno ai progetti della Amministrazione, alle vicende amministrative delle coop sociali a quelle degli affidamenti diretti… I lavoratori sanno che la strada è ancora in salita. Per questo sono in presidio dal 7 aprile, duecentocinquatatre giorni, con la pioggia, con il freddo, con il vento. Sono consapevoli di stare a difendere l’unica soluzione possibile per il diritto al lavoro, per la dignità, per i servizi pubblici della città e, non per ultimo, della possibile infiltrazione della illegalità nella loro gestione. 

Per una "d" al posto sbagliato

Andrea Cristofaro


Verrebbe da dire: ma in tutti questi anni nessuno ci aveva mai pensato, possibile? Fior di marxisti, leninisti, militanti e dirigenti, filosofi e studiosi: possibile mai che a nessuno di loro sia mai venuta in mente una soluzione così  geniale ma al tempo stesso di una semplicità così disarmante? E’ proprio vero che i veri geni non sono coloro che hanno la testa piena di trattati enciclopedici, o coloro che si inventano le cose più inimmaginabili; i veri geni sono coloro che vedono nella realtà le cose che le persone normali non vedono pur avendole sotto gli occhi. Così l’idea di spostare quella “d” del nome del Pdci, da prima a dopo la “c”, un’azione semplicissima, ha risolto agli occhi di molti il problema della mancanza di un grande partito comunista  che finalmente torni ad essere punto di riferimento politico del popolo italiano. Ho assistito su invito di un compagno, ad una delle assemblee che si stanno organizzando in diverse località, con argomento: “ricostruiamo il partito comunista italiano”. La saletta era piena di compagni (in realtà quasi tutti tesserati del Pdci), e questo nei tempi che corrono non è un elemento secondario: il tema evidentemente interessa. Ho rivisto facce che da quando non ho la tessera del Prc non avevo più visto: certe facce se si esce dalle sale di partito è difficile incontrarle. Nelle ultime occasioni in cui le avevo viste mi ero scontrato con loro insieme ai miei compagni di circolo perche insistevano nel voler per forza accordarsi con il partito democratico alle comunali di Frosinone, e non essendo riusciti a spuntarla avevano pensato bene di farlo comunque l’accordo, a nostra insaputa, per il ballottaggio. Ma questa è un’altra storia. Qualche momento simpatico, involontariamente comico, si è avuto quando il segretario provinciale del Prc ha avuto un lapsus, e parlando dello scioglimento del Pdci  ha detto fallimento del Pdci, “tanto ci siamo capiti”, si è corretto fra gli sguardi esterrefatti dei dirigenti nazionali del Pdci. Tranquillo, segretario, non si sono sciolti, hanno solo cambiato nome: ora il loro partito si chiama Partito Comunista d’Italia, lo statuto e il simbolo esistono già e sono già da un notaio. Un po’ stonato invece il fatto che lui vorrebbe che il Prc si sciogliesse: questa cosa detta da un segretario provinciale mi sembra un’affermazione anomala: quest’idea è maggioritaria nel Prc di Frosinone?. A già, ma lui ha anche firmato il documento di sinistra e lavoro, che gli addetti ai lavori indicano come un soggetto che dal Prc punta dritto verso Sel, e allora forse le cose si spiegano.
Che dire dell’assemblea? I compagni in sala hanno fatto diversi interventi, dai quali traspariva la voglia di rivedere finalmente un partito di massa che difenda i lavoratori, dia speranza ai disoccupati, ridia fiato alla società: tutti interventi appassionati e pieni di rabbia e speranza. E i relatori? I relatori erano tutti dirigenti locali e nazionali del Pdci e del Prc. Era presente anche il portavoce della FGCI locale, su posizioni decisamente più moderate rispetto a alcuni interventi della platea, ma in piena sintonia con le posizioni dei dirigenti più anziani. Abbiamo sentito parlare di tante cose: l’internazionalismo, l’opposizione al Pd di Renzi, il successo dello sciopero generale, la mancanza del Pci, la Bolognina, qualche frecciatina a Bertinotti, qualcun’altra a Ferrero, i sondaggi, Tsipras, le elezioni; ma poi? Sul tema delle alleanze elettorali la contrapposizione al Pd di Renzi non è poi così scontata, visto che localmente la maggioranza dei relatori, FGCI compresa, sarebbe disposta anche a valutare alleanze con il Pd: d’altronde alle ultime regionali in Calabria il Pdci era appunto alleato del Pd. Si guarda anche a Sel e, anche se nessuno lo ha mai citato, una voce, simile a quella di Robin Williams quando sussurrava “carpeee……. diem” ai suoi studenti davanti alle foto dei vecchi studenti del college nell’ “attimo fuggente”, sembrava sussurrare alle orecchie di tutti i presenti “Civaaatiiiiii……….. Civaaatiiiii…….. Civaaatiiiii…..”.                                       Davvero geniale la trovata della “d” spostata, ma a parte questo, io personalmente non sono riuscito a carpire nient’altro dalle relazioni. Nessun accenno di autocritica: nessun accenno alla necessità di radicamento nelle lotte, nei luoghi di lavoro, nei  territori; tanti accenni invece a percentuali e tattiche elettorali. Tanti accenni con tono di rimprovero ai compagni che votano Grillo, a quelli dei “cespugli”, ai settarismi, ma nessun accenno al partito degli assessori, al partito dei voti a favore dei bombardamenti, al partito che ha tradito il movimento no global in cambio di una presidenza, di un ministero e di qualche sottosegretariato, al partito che partecipa imperterrito alle primarie del centrosinistra. Le forti discussioni degli ultimi anni, i contrasti, le critiche, i voltagabbana, gli opportunismi….tutto ciò che è successo fra i comunisti in Italia non conta più, l’autocritica, come ho già detto, è un optional di cui si può fare a meno: un forte partito di massa e comunista è necessario, solo questo conta. Loro hanno spostato la D e sono andati dal notaio, il resto verrà da sé…..secondo loro; basta farsi trovare pronti da Civati, quando e se prenderà la decisione tanto agognata a sinistra…..aggiungo, malpensante come al solito, io. Sel, Sinistra e lavoro, lista Tsipras, P.C.d’I. …..Onorevole Civati, aspettano tutti a te, e tu cosa aspetti?
P.S.: naturalmente si tratta di mie impressioni, che probabilmente saranno smentite dai fatti. Non voglio fare l’uccello del malaugurio, quindi faccio tanti auguri ai compagni impegnati in quest’impresa.


domenica 14 dicembre 2014

Cari compagni. Non ci siamo!

Luciano Granieri


Comunisti italiani e Rifondazione Comunista ci riprovano. La necessità di ricostituire un partito comunista unitario è diventata, secondo le segreterie dei due partiti,  impellente.  Dunque si è dato il via alla scomposizione delle singole  organizzazioni e la confluenza dentro     un soggetto politico unitario che abbia al centro gli strumenti ideologici comunisti. 

La declinazione nel nostro territorio di questo progetto ha visto un’ incontro,  tenutosi a Frosinone il 13 dicembre scorso, in cui esponenti locali e nazionali del PdCi e del Prc hanno illustrato ai convenuti l’appello alla costituzione del Partito Comunista d’Italia. In effetti il deserto di rappresentanza in cui vagano le classi subalterne offre uno spazio di agibilità politica enorme, ed è questo vuoto che il nuovo soggetto vorrebbe riempire con una proposta che sia fondata su solide basi comuniste. Fondamenta programmatiche  in cui l’anticapitalismo, l’antimperialismo, l’internazionalismo, siano le parole d’ordine dalle quali non si può  prescindere per progettare un modello di società realmente comunista.  

Detta così la cosa potrebbe essere interessante, ma le analisi di fattibilità di un progetto simile indicano un percorso estremamente lungo e difficile. Anche se lo spazio politico potenziale è enorme, occuparlo secondo una declinazione comunista della società è estremamente complesso. Un partito comunista dovrebbe ricostruirsi sui militanti, sugli attivisti che oggi sono completamente assenti. 

Prima del progetto politico è necessario mettere in atto un processo di ricostruzione dei rapporti sociali che un tempo costituivano la linfa vitale dei  movimenti comunisti. Non si può parlare di anticapitalismo ad un blocco sociale che ha smarrito i valori  di solidarietà, di condivisione, della propria condizione di classe, di consapevolezza di chi sia realmente il nemico da sconfiggere. 

Generazioni stordite e permeate   per  decenni dalle sirene della scuola di Chicago, dai cattivi maestri friedmaniani, si sono arrese al mercato come supremo regolatore della vita quotidiana. La consegna incondizionata dei partiti socialisti e riformisti all’ineluttabilità delle regole neoliberiste basate sulla competitività, in luogo della cooperazione, sull’individualismo in luogo della solidarietà, sull’autostima incardinata sull’avere e non sull’essere, hanno frantumato il terreno dove la pianta comunista avrebbe potuto ancorare  saldamente le sue radici.

 Dalla fine degli anni ’70, stagione alter-mondista a parte, anche i partiti comunisti,  soprattutto in Italia, hanno abdicato. Anziché rinsaldare e innovare  il rapporto con il blocco sociale di riferimento hanno preferito concentrarsi sul come diventare comitato elettorale. Da qui è iniziato un processo di de-ideologizzazione  necessario per diventare parte del gioco della spartizione delle poltrone, degli incarichi e soprattutto dei finanziamenti. Da qui si è iniziato, senza pudore, e spesso addolcendo o rinnegando certi principi fondanti,  a pianificare alleanze ideologicamente improponibili, ma utili per acquisire posizioni di privilegio. Da qui è iniziato il processo di omologazione alla bieca trattativa per il potere che poi, agli occhi della gente, ha assimilato i partiti comunisti alle altre congreghe elettorali che in termini di illegalità ben peggio hanno operato. 

Di tutto questo credevo si iniziasse a ragionare  nell’incontro di sabato scorso. Invece, a parte qualche accenno all’educazione dei giovani e all’organizzazione militante fatto da Laura Marzola del comitato provinciale del PdCI, si sono ascoltate le solite analisi sulla compatibilità di certe alleanze, pestifere, all’inizio del discorso, ma possibili alla fine del ragionamento, necesarie per acquisire visibilità. 

Ci siamo sentiti dire che ormai un’alleanza con il Pd non è praticabile. Ma che scoperta interessante!  Ancora siamo al punto di valutare se e quando allearsi con un partito ultraliberista?  Su  Sel, poi,  si è possibilisti. Come se il partito di Vendola non fosse nella  maggioranza di alcuni consigli locali   che, come nel caso del Lazio, sono  in prima linea nello smembramento dei servizi di pubblica utilità, per svenderli alle lobby private. 

La questione della sanità nella nostra Provincia è emblematica. Abbiamo assistito  alla   totale vendita, in saldo,  al privato dei  laboratori di analisi e delle strutture riabilitative , alla  reiterazione di accordi con istituti privati indagati e condannati per truffa verso la regione. Questo è l’anticapitalismo di Sel?  No compagni non ci siamo.  

Quale partito comunista si vuole costruire se non ci sono militanti, se non ci sono i giovani. L’altra sera, a parte gli esponenti di partito, la platea, pur numerosa, era formata da anziani, i più teneri d’età si attestavano sulla cinquantina. Queste sono le masse? Dov’erano le falci e martello nelle proteste contro lo smembramento della sanità pubblica provinciale? Quella piazza è stata lasciata a CasaPound e al M5S. Non ci sono falci e martello vicino alla tenda dei lavoratori della ex Multiservizi in lotta per riacquistare  il proprio posto di lavoro.  Sulle nefandezze di Acea si registrano flebili segnali, quando la lotta per la ripubblicizzazione dell’acqua dovrebbe vedere in prima fila un movimento anticapitalista!  

Li bisogna stare per riacquisire un minimo di credibilità, anche prendendosi degli insulti. Il popolo non è con noi, e dobbiamo riconquistarlo riacquistando coerenza e rigore ideologico, altro che progettare alleanze per ipotetiche campagne elettorali. In verità   non  ho assistito a tutto il convegno. Sono andato via un po’ nauseato dopo  certe stucchevoli elucubrazioni. Ho ascoltato gli interventi dei dirigenti di partito, Oreste Della Posta (PdCI) Giacomo Marchioni (P.R.C.), Laura Marzola (PdCI), Massimo Palombi (P.R.C.)  e il giovane (vivaddio) Davide Parente (FGCI) e mi è bastato. Ignoro  se i relatori successivi si siano misurati sulle  problematiche citate , ma un fatto e certo,   l’inizio di questa esperienza sa  tanto di minestra riscaldata.