lunedì 26 settembre 2022

Conclusa questa fiction elettorale di successo, si è in trepidante attesa della prossima

 Luciano Granieri



Il grande spettacolo delle elezioni sta per arrivare alla sua ultima tappa, con il suo carico indecente di attorucoli sfibrati e consunti, a cui solo il grande palcoscenico elettorale può restituire una effimero scenario. 

Tutto sta finendo:

 -Il mega evento condotto da poltronisti di professione a cui, in una sorta di gioco dei ruoli, si sono  contrapposti i falsi paladini della legalità, della sensibilità ambientale caricata a salve, della lotta alla diseguaglianza, che gira e rigira, aumenta la diseguaglianza. 

  -Il Carrozzone dei mastri giornalisti, quelli delle maratone, e i lacchè, che a corto di suggestioni (La guerra non fa più notizia, l’inflazione e la povertà sono un terreno troppo minato da percorrere) si sono gettati a capofitto nel grande spettacolo elettorale benedetto come una manna dal cielo. 

 -Il Carrozzone dei signori dei social, a cui non è parso vero di diffondere nefandezze su quello o quell’altro leader, in perfetto stile “Crisi Totti e Ilary” e di dispensare cazzate raccolte sotto la nobile categoria del “programma politico”(qualche programma serio in verità c’era ma non ha raccolto voti). 

 Siamo arrivati al clou. 

Gli opinionisti illuminati devono ora discutere, se e quale, fra i capibastone perdenti, deve essere esonerato. La giuria tecnica dei “giornalistoni”, pagati dalle lobby finanziarie, ci deve ancora svelare se l’Italia giocherà nel girone europeo della Germania o in quello della Polonia. 

Come si permettono dunque quattro illusi di proporre reclami contro una legge elettorale, che dicono essere incostituzionale perché costringe l’elettore ad incoronare le star scelte dalle corporations, anziché scegliere liberamente i propri rappresentati? Quando mai si è visto che nelle grandi produzioni cinematografiche, o nelle serie TV di successo, gli attori e le comparse li sceglie il pubblico? 

Lasciateci lavorare in pace, non disturbate.

L’astensionismo è arrivato a vette elevatissime (ha votato solo il 63,9% degli aventi diritto).  Meglio, meno persone a rompere le scatole. 

Il sistema elettorale è incostituzionale perché mortifica la partecipazione. Non sarebbe ora di toglierlo di mezzo questo vecchio orpello della Costituzione, buono solo a far perdere tempo a chi deve decidere? Da anni JP Morgan e le grandi banche d’affari americane spingono affinché l’Italia si liberi di questo peso che impedisce il pieno sviluppo della speculazione finanziaria. Dopo tanti tentativi andati a vuoto, ultimo quello fallimentare del Pd di Renzi. Forse ci siamo. Pare che l’erede dei ragazzi di Salo’, Giorgia Meloni, indiscussa e sfavillante trionfatrice dello spettacolo, in grado di mettere d’accordo la giuria popolare con quella tecnica, possa e voglia riuscire ad accontentare gli americani dalla banca Morgan e tutte le grandi corporazioni finanziarie internazionali: il presidenzialismo è bell’e pronto. 

Hanno vinto i fascisti   Era ora!  Finalmente si riesce a chiarire l’equivoco storico che Giorgio Almirante -segretario dell’Msi (partito dal cui simbolo la fiamma mussoliniana è passata sul logo dei Fratelli d’Italia) - individuò e denunciò nel corso di un comizio a poche ore dal voto nel 1956. “L’equivioco cari camerati-disse- è uno, si chiama essere fascisti in democrazia”. Oggi finalmente, dopo diversi tentativi susseguitisi in passato -attraverso tentati golpe, stragi, equiparazione dei ragazzi di Salò ai partigiani, edificazione di monumenti di gerarchi sparsi per la Nazione, e da ultimo una legge elettorale antidemocratica - l’equivoco è risolto. I fascisti in democrazia si trovano benissimo, giureranno financhè sulla Costituzione. Non perché siano mutati i camerati , ma perché si è dissolta la democrazia. 

Prima si prenderà atto di questo, e prima ci si metterà il cuore in pace. Zitti e buoni fino all’uscita della prossima fiction elettorale, che secondo indiscrezioni, sarà molto più eccitante di questa.

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