Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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venerdì 19 agosto 2016

Leggiamo il passato per alimentare una piccola speranza nel futuro



Si  potrebbe vivere senza i signori?

La domanda sembra un poco ingenua; pur tuttavia non manca di qualche fondamento; poiché vi è al mondo una grande maggioranza di gente che s ostina a credere necessaria ed utile l’esistenza di quella classe di parassiti che il volgo chiama signori; cioè coloro –secondo il pregiudizio di molti- nati apposta per comandare , godere e vivere di  rendita , come viceversa altri nacquero per servire, lavorare e consumare la loro vita frusto a frusto, fra l’ingranaggio infame del capitalismo sfruttatore.  Gli stessi signori ed i preti  - che sono strumenti  si oppressione, di odio e di vendetta – dicono che questa distinzione è voluta da Dio, il quale prima di mettere al mondo le sue creature assegna ad ognuno di loro il proprio destino. La trovata farebbe piangere se non facesse ridere, poiché se veramente Dio esistesse bisognerebbe subito rinnegarlo come si rinnega un cattivo padre; ma siccome egli non esiste che nella mente dei furbi e degli  ingenui, così noi diciamo che i signori ed i reti hanno voluto servirsi  di lui come un capro espiatorio, facendolo responsabile di tutte le ingiustizie e di tutti i delitti che essi commettono a danno della povera gente. Ammessa l’ipotesi che Dio esista, e che insieme a lui esista un tribunale di vera giustizia, anziché condannare gli anarchici per incitamento all’odio di classe, non giusto e doveroso condannare i signori ed i preti alla… forca per eccitamento all’odio e alla ribellione dei figli contro il proprio padre?... E notate che i giudici non dovrebbero mica faticare molto per trovare il corpo del reato onde condannare  quei signori…. sobillatori; la prova si trova nelle mani dei colpevoli, ed è il ….. vangelo di cui essi si armano per combattere il progresso e la civiltà. Si, i giudici non dovrebbero fare altro che aprire il libro del vangelo, ed in esso troverebbero la prova e la condanna nella famosa sentenza  che dice: “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco le porte del paradiso”.  Ciò significa che non vi debbano essere né ricchi né poveri; e che coloro i quali hanno il superfluo mentre gli altri mancano di tutto il necessario, commettono un delitto contro i propri fratelli. Noi ricordiamo dolorosamente quando tempo addietro ci recavamo a fare un po’ di propaganda in mezzo alle masse dei contadini, di questi poveri paria della pleba; noi ricordiamo come alle nostre affermazioni che essi, se volevano, avrebbero potuto emanciparsi dallo sfruttamento economico , lavorando per proprio conto, rispondevano con un risolino malinconico  e balbettando queste parole: “Ma compagni,  siete matti a dire certe cose? Come si farebbe a vivere senza i padroni che ci fanno lavorare e ci danno da vivere?”. E noi:” Ma sono forse i signori i legittimi proprietari della natura, della terra e delle ricchezze che voi stessi producete, o non se ne sono essi stessi impadroniti con la frode con l’inganno diseredando voi e le vostre famiglie di quegli agi, di quelle gioie e di quei diritti che essi godono, mentre a voi hanno riservato un solo diritto, cioè il diritto al lavoro e alla fame?”. Ma quegli  sfruttati non comprendevano il verbo della verità , e sospirando  ripetevano il ritornello che loro aveva insegnato il parroco:”Sia fatto per l’amor di Dio”. Noi però non disperammo mai del risveglio delle loro coscienze di lavoratori e di uomini. Tornammo all’assalto della rocca del pregiudizio e della superstizione, e finalmente  l’abbattemmo!  Infatti ,oggi i contadini hanno ben compreso il concetto  della organizzazione, e si sono organizzati poderosamente in Leghe di resistenza e Federazioni ; essi han conosciuta  l’arma dello sciopero e la hanno  valorosamente adoperata contro i loro sfruttatori; hanno riunito le loro forze e compatti e solidali marciano, a fianco dei loro compagni dell’officina, verso il roseo orizzonte della emancipazione proletaria. Andate ora a parlare ai contadini organizzati dei loro padroni, e sentirete che cosa vi diranno; domandate loro se potrebbero vivere senza i signori, ed essi vi risponderanno: “ Ma sicuramente che noi potremmo vivere senza di loro, mentre essi non potrebbero vivere senza di noi; poiché siamo noi che dissodiamo la terra e la fecondiamo col nostro sudore; siamo noi che ariamo e seminiamo , che falciamo, che, insomma, raccogliamo le derrate per portare ai loro magazzini. “Siamo noi che pur lavorando da mane  sera, soffriamo la miseria e la fame, mentre essi che vivono oziando, nuotano nel lusso e corrono il rischio di crepare d’indigestione!”.  Dunque, necessari ed utili al mondo non sono che i lavoratori; i signori se vogliono vivere hanno bisogno di queste forze attive, di questi creatori veri della ricchezza sociale, come l’ostrica attaccata allo scoglio ha bisogno dell’onda apportatrice di quel cibo che da sé stessa non sa procurarsi. Se i lavoratori deliberassero un bel giorno di incrociare le braccia, allora i signori, per mangiare, sarebbero costretti a scendere nei campi e nelle officine per dar piglio alla vanga ed al martello; poichè se rimanessero inerti morirebbero di inedia.  Per ovviare a questo fatto è necessario che quelli che stanno in altro  scendano un poco in  basso , e quelli che stanno in basso salgano in altro; in tal modo si raggiungerà l’eguaglianza sociale, cosicchè non vi saranno più esseri utili ed esseri inutili, ma tutti invece saranno efficacissimi operatori  del benessere collettivo. Ma questa ragione quelli che stanno in altro non la comprendono mai, e allora quelli che stanno in basso saranno costretti a… prendere gli opportuni provvedimenti.

Aristide Ceccarelli.


Tratto dal libro 
“L’Anarchia volgarizzata .
 Prima edizione Roma 1910. 
Seconda edizione Ceccano 2016.


video a cura di Luciano Granieri

mercoledì 7 maggio 2014

Disposta l'autopsia dell'anarchico morto dopo i violenti scontri di Pisa

Paola Staccioli

Un racconto di Nanni Balestrini pubblicato su In ordine pubblico, a cura di Paola Staccioli. Al termine, la scheda su Franco Serantini, morto il 7 maggio 1972.

Oggi è stata sottoposta ad autopsia la salma di Franco Serantini il giovane di 20 anni che arrestato venerdì sera durante i disordini scoppiati a Pisa in seguito al comizio dell’on. Niccolai del msi è morto domenica mattina in carcere per trauma cranico. Area ecchimotica in corrispondenza dell’angolo interno della regione palpebrale sinistra sul cadavere. All’istituto di medicina legale dell’università di Pisa nel pomeriggio è stata compiuta l’autopsia della salma di Franco Serantini il ventenne anarchico morto com’è noto nel carcere Don Bosco domenica mattina per trauma cranico il giovane arrestato venerdì dalla polizia durante disordini scoppiati in città in concomitanza con il comizio dell’onorevole Niccolai del movimento sociale. Escoriazioni circondate da alone ecchimotico in regione frontoparietale sinistra del cadavere. Solo l’autopsia che è cominciata oggi nel tardo pomeriggio nell’istituto di medicina legale presente il procuratore della Repubblica Tanzi permetterà di stabilire com’è morto Franco Serantini il ragazzo sardo arrestato durante i disordini avvenuti venerdì nel centro di Pisa per il comizio di chiusura del Msi. Aree escoriate con impronte punteggiate alla regione laterale dell’emitorace destro del cadavere.

 Oggi inoltre è stato possibile ricostruire sommariamente le ultime ore di vita del giovane il quale ha partecipato alla dimostrazione contro il comizio del msi in quanto ideologicamente vicino alla federazione anarchica pisana e a Lotta continua. Minute escoriazioni diffuse con qualche striatura e leggera soffusione ecchimotica alla regione scapolare sinistra e a quella interscapolo-vertebrale del cadavere. L’autopsia è stata conclusa a tarda sera e i periti hanno chiesto un notevole lasso di tempo per rispondere alle domande poste dal magistrato essenzialmente sulla natura del trauma cranico che secondo il certificato di morte firmato dal medico del carcere avrebbe procurato il decesso del Serantini. Zone escoriate al  3° superiore del braccio destro del cadavere. Sulle cause che hanno provocato il trauma cranico come si legge nel referto di morte redatto dal medico del carcere non vi dovrebbero essere dubbi sarebbero le conseguenze del pestaggio che il giovane Franco subì durante le indiscriminate cariche della  polizia sui lungarni e nei vicoli adiacenti. Due escoriazioni al 3° inferiore della faccia posteriore del braccio destro del cadavere.

 Franco Serantini fu fermato molto probabilmente verso le 20.30 di venerdì sera in corso Italia durante una carica della polizia e in nottata il fermo si tramutò in arresto con conseguente denuncia all’autorità giudiziaria per radunata sediziosa vilipendio delle forze dell’ordine violenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Area escoriativa a configurazione semilunare sul lato ulnare del terzo medio della faccia superiore dell’avambraccio destro del cadavere. Chiazza ecchimotica appena sfumata alla faccia postero laterale del braccio sinistro del cadavere. È probabile che sia stato arrestato nei pressi di piazza della Berlina dove gli scontri fra gli appartenenti a Lotta continua e le forze di polizia furono particolarmente violenti. La faccia profonda del cuoio capelluto parietofrontale del cadavere evidenti stravasi ematici.

 Sempre in nottata venne trasferito al carcere giudiziario di Don Bosco dove il sabato mattina venne interrogato dal sostituto procuratore della Repubblica dr. Sellaroli alla presenza di un avvocato nominato d’ufficio. Vistoso ematoma in regione occipitale infiltrazione emorragica della parte posteriore della sutura sagittale e infiltrazione della sutura lamboidea e una sottile linea di frattura sul parietale destro del cadavere. Sabato mattina alla presenza del difensore nominato d’ufficio il Serantini fu interrogato in carcere dal dottor Sellaroli stando a quanto il magistrato stesso ha dichiarato ammise la sua partecipazione allo scontro. Voluminosa raccolta ematica extradurale in regione occipitale. Comunque il giovane non venne portato all’ospedale ma direttamente in questura per cui si ritiene che nella casa di pena Don Bosco dovrebbe essere entrato in nottata verso l’una di sabato mattina poche ore dopo il sostituto procuratore dottor Sellaroli procedeva al suo interrogatorio. Diffusa soffusione emorragica sottopiale sulla convessità degli emisferi cerebrali prevalentemente sulle due regioni parietali.

 Lo stesso dr. Sellaroli ha detto quest’oggi che il ragazzo che arrivò all’interrogatorio sorretto da un agente carcerario  dichiarò di avere forti dolori alla testa e per questo quando fu ricondotto in cella gli venne data una borsa con del ghiaccio. Zona di infiltrazione ematica parenchimale a livello di lobulo parietale superiore destro. Il giovane sempre a detta del magistrato accusò durante l’interrogatorio forti dolori alla testa e fu quindi accompagnato in cella dove gli fu data una borsa di ghiaccio. Focolaio di infiltrazione ematica sulla faccia inferiore dell’emisfero cerebellare destro del cadavere. Al magistrato Franco Serantini disse ripetutamente di avere dei forti dolori alla testa c’è da domandarsi perché nonostante il giovane affermasse di sentirsi male nessuno si è preoccupato di sottoporlo a quegli esami che avrebbero permesso di stabilire che egli aveva riportato un trauma cranico grave. Sottile linea di frattura della porzione esterna della volta dell’orbita sinistra con infiltrazione della parte anteriore.

 Soltanto nella mattinata di domenica essendosi aggravate le sue condizioni il Serantini passò dalla cella al centro clinico del carcere dove secondo il certificato medico firmato dal direttore sanitario della Casa di pena ha cessato di vivere alle 9.45 per trauma cranico. Focolai emorragici circoscritti alla faccia posteriore del cuore. Nelle prime ore della domenica le sue condizioni sembrarono aggravarsi e venne ricoverato al centro clinico del carcere dove alle 9.45 cessò di vivere. Notevole stravaso ematico sia a livello del sottocutaneo che fra le masse muscolari alla superficie dorsale destra del cadavere. Il certificato di morte fa risalire il decesso alle 9.45 di domenica mattina ma non sappiamo quando il medico è intervenuto si sa soltanto che è stato trasportato dalla cella al centro clinico del carcere e qui è spirato. Stravaso ematico rotondeggiante alla regione dorsale sinistra sulla proiezione della 7° costa sulla paravertebrale.

 Franco Serantini avrebbe compiuto 21 anni il 7 luglio prossimo e da quella data avrebbe lasciato per sempre l’istituto di rieducazione di Pisa dove era ospite nato a Cagliari dopo l’infanzia trascorsa nel brefotrofio di quella città era stato ospite di diversi istituti di tutt’Italia era a Pisa da tre anni frequentava il secondo anno dell’istituto professionale per il commercio e nel pomeriggio seguiva un corso all’Ibm. Infiltrazione ematica superficiale del 3° superiore del braccio destro del cadavere. Il giovane era figlio di ignoti e aveva sempre vissuto in orfanotrofi e istituti assistenziali per minori. Incisione dei tessuti cutaneo-muscolo-fasciali del braccio sinistro del cadavere. Franco Serantini senza genitori nato a Cagliari il 7 luglio 1952 era giunto a Pisa dove aveva girato diversi istituti e brefotrofi la sua ultima casa era l’istituto di rieducazione Pietro Thouar in piazza San Silvestro e da tutti i suoi superiori e dagli amici era considerato un ragazzo buono onesto studioso. Incisioni delle parti molli del 3° superiore laterale della gamba sinistra edema del sottocutaneo con infiltrazione ematica a livello della abrasione esterna.

 Tremila giovani hanno accompagnato questo pomeriggio al cimitero di Pisa la salma di Franco Serantini oggi composto nella bara è stato avvolto nel drappo rosso e nero dell’anarchia intorno al tumulo di terra fresca sono state lasciate a indicare la tomba del giovane quattro bandiere rosse. Encefalo focolai ecchimotici confluenti. Si sono svolti nel pomeriggio i funerali di Franco Serantini lo hanno accompagnato al cimitero suburbano di Pisa tremila giovani e non tutti erano appartenenti a movimenti extraparlamentari di sinistra cui Franco Serantini era politicamente vicino la bara avvolta nel drappo rosso e nero dell’anarchia è stata interrata mentre i tremila che erano entrati nel cimitero cantavano Addio Lugano bella e L’Internazionale. Cuore emorragia epicardica polmone campo di infiltrazione emorragica. La bara è scesa nella fossa mentre intorno i compagni di Franco Serantini cantavano L’Internazionale e Addio Lugano bella un giovane anarchico ha pronunciato un brevissimo elogio funebre dicendo Franco Serantini è morto per la libertà e gli anarchici continueranno a difenderla sempre in piedi Franco ti hanno ucciso ma ti vendicheremo. Muscolatura scheletrica focolai ecchimotici interstiziali.

Scheda.

Il 5 maggio 1972, durante la campagna elettorale, il missino Giuseppe Niccolai tiene un comizio a Pisa. Al presidio antifascista indetto da Lotta continua, duramente caricato dalla polizia, partecipa tra gli altri un ventenne militante del Gruppo anarchico Pinelli. Abbandonato alla nascita nel brefotrofio di Cagliari, costretto dal 1968 a vivere, senza alcuna ragione penale, in regime di semilibertà nel riformatorio di Pisa, Franco Serantini era impegnato in quegli anni in iniziative sociali e politiche, dalla controinformazione sulla “strage di Stato” al Mercato rosso nel quartiere popolare del Cep.
Durante gli scontri fu pestato a sangue sul lungarno Gambacorti dagli uomini del 2° e 3° plotone della Terza compagnia del i Raggruppamento celere di Roma, pur non avendo opposto resistenza, come testimoniò il commissario di ps Giuseppe Pironomonte che lo sottrasse, con l’arresto, alla furia degli agenti, e si dimise poco dopo i fatti. Trasferito nel carcere Don Bosco con l’accusa di oltraggio e adunata sediziosa, Franco fu privato dell’assistenza che avrebbe forse potuto salvarlo. Il giorno successivo, anche nel corso dell’interrogatorio, manifestò un evidente stato di malessere e una forte cefalea che il giudice, le guardie carcerarie e il medico non ritennero degni di un approfondimento diagnostico. Entrato in coma nella sua cella, morì nel pronto soccorso del carcere alle 9.45 del 7 maggio. Una grande folla accompagnò, per l’ultimo saluto, quel corpo straziato, che all’avvocato presente all’autopsia era apparso «massacrato al torace, alle spalle, al capo, alle braccia. Tutto imbevuto di sangue».
Le indagini volte all’individuazione dei responsabili furono ostacolate da tentativi di rimozione dei magistrati “scomodi” e dal muro di omertà dei poliziotti presenti. Nel novembre 1972 il medico del carcere Alberto Mammoli ricevette comunque un avviso di procedimento per omicidio colposo, mentre il giudice istruttore Funaioli si espresse in favore di un’azione penale contro Albini Amerigo e Lupo Vincenzo, capitano e maresciallo di ps del I Celere di Roma, e la guardia Colantoni Mario, per aver affermato il falso e taciuto «ciò che era a loro conoscenza […] per assicurare l’impunità agli agenti responsabili dell’omicidio di Franco Serantini».
Nella sentenza depositata nell’aprile 1975 il giudice Nicastro dichiarò «non doversi procedere in ordine al delitto di omicidio preterintenzionale in persona di Serantini Franco per esserne ignoti gli autori». Lupo e Mammoli vennero prosciolti. Albini e Colantoni, condannati per falsa testimonianza a 6 mesi e 10 giorni con la condizionale e la non iscrizione nel casellario giudiziale, furono assolti nel gennaio 1977. Nel marzo dello stesso anno il dottor Mammoli venne ferito alle gambe da militanti di Azione rivoluzionaria, organizzazione armata dell’area anarco-libertaria.

mercoledì 7 marzo 2012

La partecipazione alla vita democratica della città deve essere di tutti

Rete Asincrona DEmocratica Civica Ambientalista


La  Rete Asincrona Democratica Civica Ambientalista (PRC e Colomba) è pronta ad accogliere e candidare tutti i cittadini, di qualsiasi nazionalità, che ne condividano il programma.
 Esprimiamo tuttavia sconcerto, e sorpresa, alla notizia della formazione di una lista civica denominata “Rumeni per Marini”.
 Sconcerto perché riteniamo sbagliata la partecipazione alla vita democratica su base etnica, e sorpresa per il superficiale entusiasmo con il quale il sindaco Michele Marini ha salutato l’iniziativa.
 Sosteniamo con assoluta convinzione il diritto dei cittadini comunitari ed extracomunitari alla completa integrazione giuridica e politica, ma riteniamo che la formazione di una lista, nella cui denominazione compare un riferimento alla nazionalità di origine, rappresenti un ostacolo, piuttosto che un aiuto, alla piena integrazione. Questo non significa, naturalmente, che i cittadini rumeni, o di altra nazionalità, non abbiano il diritto di preservare le loro tradizioni culturali, la loro lingua, i loro usi e costumi; ad esempio attraverso la costituzione di associazioni culturali.

Tuttavia, per quanto riguarda la partecipazione alla vita politica cittadina e nazionale, il nostro auspicio è che i cittadini rumeni, come di ogni altra nazionalità di origine, vi prendano pienamente parte, entrando nei partiti e nei movimenti esistenti, oppure fondandone di nuovi, sulla base delle loro idee, dei loro valori, nonché degli interessi di classe di cui si sentono espressione, e non dell’origine etnica.  

mercoledì 29 febbraio 2012

Piste sciabili

Luciano Granieri
                                                                         


Se non ricordo male qualche anno fa, sindaco era ancora Domenico Marzi , spuntò fuori il  progetto di costruire una pista di sci  parallela ai binari dell’ascensore inclinato. I novelli Gustav Thoeni ciociari avrebbero potuto misurare la loro abilità di discesisti  sfrecciando a velocità mozzafiato da Frosinone alta  fino all’attuale parcheggio dell’ascensore inclinato. Una Kitzbuhel in miniatura avrebbe testato il coraggio dei  giovani baldi sciatori frusinati.  Fortunatamente l’idea abortì immediatamente, anche   se un progetto fu presentato,  perché la base della pista in PVC, materiale altamente inquinante,  sconsigliò gli amministratori  a dare seguito ad un proposito  inutile quanto dannoso. Credevo che l’idea  malsana ritornasse   nel fondo di qualche cassetto, se non addirittura gettata nel  cestino dell’immondizia, invece eccola rispuntare a seguito della recenti copiose nevicate che hanno interessato la nostra città. Evidentemente il progetto ha subito delle necessarie modifiche . In luogo della pista di sci alpino, si è pensato a  delle piste di sci di fondo.  Quale tracciato migliore se non quello delle piste ciclabili?  Infatti ormai si è e capito che a Frosinone in bicicletta non ci va nessuno, a parte qualche critical mass una volta ogni tanto .  Andando  in bici e respirando a pieni polmoni l’aria benefica carica di PM10  e CO2 si maledice maledire il fatto che una postazione di bike sharing  non sia stata realizzata  presso il pronto soccorso dell’ospedale  Spaziani .  Per cui alla faccia dei ciclisti ingrati, usiamo le piste ciclabili per farci delle piste da sci di fondo. I primi lavori sono iniziati approfittando del fatto che le abbondanti nevicate hanno fornito materia prima in abbondanza.  Perché  togliere la neve dalle piste ciclabili? E’ già praticamente tutto pronto. Basta distribuire la coltre bianca  lungo il tracciato e il gioco è fatto. Purtroppo  la neve ancora giace ammonticchiata  in grossi cumuli ghiacciati li dove dovrebbero passare le biciclette per cui attualmente le piste non sono né sciabili e né ciclabili. E allora? Non sarà che la storia della pista da sci è una mia fantasia e che la neve ancora  occupa le zone destinate alle biciclette per l’incuria di un’amministrazione comunale che, fra indagini sui dispositivi di video  sorveglianza, sull’appalto di via Mastruccia e oggi anche sull’appalto relativo alla sistemazione della Monti Lepini, che guarda caso prevede la realizzazione di altre piste ciclabili, ha altro a cui pensare? 

giovedì 4 novembre 2010

Iniziativa Anticlericale

da Satyricon


Il Gruppo Anarchico Carlo Cafiero - Federazione Anarchica Italiana, in collaborazione con Satyricon Caffè Letterario di Frosinone e con anarchici ed anarchiche del Lazio, organizza domenica 7 novembre, nei locali del Satyricon Caffè Letterario, in via Firenze 28/30 a Frosinone un'iniziativa anticlericale.
La serata comincerà alle 19:00 con la proiezione del film "Le regole del Vaticano"
Alle 20:00 dibattito, interverranno Francesco Paoletti e Vincenzo 'gnazio della Commissione Anticlericale della Federazione Anarchica Italiana, presiede Tommaso Aversa del Gruppo Cafiero
Alle 22:00 concerto degli Ucronutopia di Roma
Durante tutta la serata sarà possibile sbattezzarsi.
Appuntamento domenica 7 novembre dalle 19:00 al Satyricon Caffè Letterario via Firenze 30 a Frosinone.
Gruppo C. Cafiero – Federazione Anarchica Italiana
fairoma@federazioneanarchica.org 




mercoledì 22 settembre 2010

5 anarchici del sud. Un viaggio durato 40 anni

da Anarchiche e anarchici del Lazio



Il 26 settembre 1970 cinque anarchici calabresi morivano in un incidente stradale sull'autostrada del sole, tra Napoli e Roma, all'altezza di Ferentino. Andavano a Roma per consegnare un dossier di

controinformazione alla redazione del settimanale anarchico Umanità Nova.

L'incidente destò molti interrogativi già all'epoca data la stranezza della dinamica, la sparizione dei documenti trasportati dai compagni e tantissime altre incongruenze e coincidenze. Nel corso degli anni i dubbi si sono rafforzati: periodicamente qualche pentito e qualche dossier trovato negli archivi dei servizi segreti confermano i sospetti sul fatto che si sia trattato di una strage mascherata da incidente stradale.

40 anni e ancora torniamo a ricordare questa storia che si è sempre tentato di far dimenticare.

E' nostra intenzione denunciare pubblicamente l'omicidio dei compagni e ricostruire la loro vicenda, indissolubilmente legata agli avvenimenti dei quali furono testimoni e protagonisti: dal 1969 con gli attentati culminati con Piazza Fontana, inizio della stagione delle stragi, alla rivolta di Reggio Calabria.

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Appuntamento il 26 settembre a partire dalle ore 17:00 alla Cantina
Mediterraneo, Via A. Fabi 341 Frosinone
Gruppo Anarchico “C. Cafiero“ - Fai Roma
Via Vettor Fausto 3 - Roma



Iniziativa il 26 settembre a Frosinone nel 40° anniversario dell'omicidio di 5 anarchici calabresi

Il 26 settembre 2010 a Frosinone cercheremo di raccontare la storia di Angelo, Annelise, Franco, Gianni e Luigi e di un viaggio mai terminato in cui avevano riposto aspettative e speranze.

Alle 17:00 Proiezione di un documentario sull’attentato alla Freccia del
Sud a Gioia Tauro che causò 6 morti e 139 feriti e sull'omicidio dei
compagni.

Alle 18:00 Dibattito.
Presiede:
Marco Tranquilli (del Gruppo Cafiero – FAI Roma)
Interverranno:
Tonino Perna e Antonella Scordo (parenti dei compagni assassinati)
Roberto Gargamelli (uno degli accusati della Strage di Stato)
Franco Schirone (Autore del libro “La gioventù anarchica”)
Fabio Cuzzola (Autore del libro “5 anarchici del sud”)
Daniele Di Giovanni (ricorderà l'avvocato Edoardo Di Giovanni: una
"colonna portante" della Controinformazione)
Conclude:
Francesco Fricche (del Gruppo Cafiero – FAI Roma)

Alle 19:30 Contaminazioni teatrali
“Evviva Maria” di Ulderico Pesce, recita Lara Chiellino
“70 volte Sud” di Massimo Barilla, recita Salvatore Arena

Alle 21:00 Concerto dei Tetes de Bois

martedì 24 agosto 2010

Sono è sarò sino al supremo istante comunista anarchico

Il libro della vita  è il libro dei libri. Tutti gli altri non hanno per scopo che insegnare a leggere questo. Libri onesti, s’intende, chè i disonesti hanno opposto fine. La meditazione di questo gran libro determino le mie azioni ed i miei principi; spezzai il motto” Ognuno per se Dio per tutti” mi schierai dalla parte dei deboli, dei poveri, degli oppressi, dei semplici e dei perseguitati, compresi che in nome di Dio, della Legge, della Patria, della Libertà, delle più pure astrazioni della mente, dei più alti ideali umani, si perpetrano e si continueranno a perpetrare i più feroci delitti , fino al giorno che, acquistata la luce, non sarà  più possibile ai pochi di far commettere il male, in nome del bene dei più.
Compresi che non impunemente l’uomo calpesta le inedite leggi né può violare i vincoli che lo legano all’universo. Compresi che i monti, i mari, i fiumi chiamati confini naturali, si sono formati antecedentemente all’uomo , per un complesso di processi fisici e chimici, e non per dividere i popoli.
Ebbi fede nella fratellanza , nell’amore universale . Ritenni che chi benefica o danneggia un uomo, benefica o danneggia la specie.  Cercai la mia libertà nella libertà di tutti, la mia felicità nella felicità di tutti.
Compresi che l’uguaglianza di fatto , nelle necessità umane, di diritti e doveri, è l’unica base morale su cui può reggere l’umano consorzio. Strappai il mio pane con l’onesto sudore di mia fronte; non ho una goccia di sangue nelle mie mano, né sulla mia coscienza .
Compresi che scopo supremo dell’uomo è la felicità; che le basi immutabili e perenni dell’umana felicità sono: la salute, la tranquillità di coscienza, la libertà, il soddisfacimento dei bisogni animali ed una fede sincera. Compresi che ogni individuo ha due “io”, quello reale e quello ideale, che il secondo è la molla del progresso, e che voler far apparire il primo uguale al secondo è in malafede. La differenza tra i due “io” è sempre eguale, perché tanto nella perfezione come nella degenerazione conservano la medesima distanza.
Compresi che l’uomo non è mai abbastanza modesto verso se stesso, e che una briciola di salvezza esiste nella tolleranza. Volli un tetto per ogni famiglia, un pane per ogni bocca, una educazione per ogni cuore, la luce per ogni intelletto.
Sono convinto che la storia umana non è ancora iniziata, che ci troviamo all’ultimo periodo della preistoria. Vedo con gli occhi dell’anima il cielo rischiararsi dai raggi del nuovo millennio .
Ritenni il diritto di libertà di coscienza inalienabile, come quello della vita. Cercai con tutte le mie forze  di convergere lo scibile umano al benefizio di tutti. So per esperienza  che diritti e privilegi si acquistarono e si mantennero colla forza, e che così sarà finché l’umanità non avrà migliorato se stessa.
Nella vera futura storia umana, abolite le classi e i privilegi, gli antagonismi d’interesse tra uomo e uomo, il progresso e i mutamenti saranno determinati solo dall’intelligenza e dalla comune generale convenienza.
Se noi e le generazioni che portano in grembo le nostre donne non arriveremo a questo risultato, non avremo ottenuto nulla di reale, e l’umanità continuerà ad essere ognora più misera ed infelice.
Riconosciuta la necessità della forza a invocare al servizio del bene, contro il regno del male, sono è sarò sino al supremo istante (se non mi accorgerò di essere in errore) comunista anarchico perché credo che il comunismo, perché so che solo con la libertà l’uomo si eleva , si nobilita e si completa
Ora?  A trentatré anni sono candidato alla galera, e alla morte. Né me ne meraviglierei se così non fosse. Eppure se dovessi ricominciare “il cammin di nostra vita” ribatterei la medesima vita, cercando però di diminuire la somma della colpe e degli errori, e di moltiplicare quella del bene.
Vada intanto ai compagni, agli amici, ai buoni tutti il mio bacio fraterno, la profonda riconoscenza , l’amore e il saluto augurale.
Bartolomeo Vanzetti




E’ da poco scoccata la mezzanotte. Il luogo è la prigione di Charlestown, a Boston in America la data è il 23 agosto 1927. Prima che passino trenta minuti, il braccio della morte del penitenziario avrà già visto i segni di un forte calo di corrente. Mezzanotte e mezza. I corpi dei due anarchici internazionalisti: Nicola Sacco  e Bartolomeo Vanzetti vengono portati via dopo essere stati assassinati senza colpa sulla sedia elettrica. Prima di loro era stato rimosso dalla stessa stanza il cadavere  di Celestino Madeiros, un prigioniero, immigrato portoghese,  che un anno e mezzo prima li aveva, inascoltato, scagionati. Il brano di Bartolomeo Vanzetti  sopra pubblicato, con cui intendiamo commemorare l’eccidio di due uomini liberi consumato esattamente 83 anni fa, è tratto dal libro “Il caso Sacco e Vanzetti, lettere ai familliari” di Bartolomeo Vanzetti. Non servono altri commenti.  Chiudiamo questo ricordo con  due  significative frasi la prima  di Vanzetti: “La classe capitalista è spietata, senza alcuna compassione per i bravi soldati  della rivoluzione. Siamo orgogliosi di morire e di cadere come cadono tutti gli anarchici” l’altra di Sacco rivolta alla sorella “Persuaditi una buona volta per sempre di questa irrefrenabile  verità. La protesta e la rivolta sono sempre fecondi  di bene; è la codardia, l’ignoranza, la sottomissione che sono fatali”. 

La redazione.