Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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venerdì 25 settembre 2020

Referendum: un plebiscito mal riuscito

 Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) – coordcomunistalombardia@gmail.com

Coordinamento comunista toscano (CCT) – coordcomtosc@gmail.com

Piattaforma Comunista - per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia – teoriaeprassi@yahoo.it



7milioni e mezzo di lavoratori, giovani, donne, hanno ragionato con la testa ed espresso il loro rifiuto della legge sul “taglio dei parlamentari”. Eraun risultato per nulla scontato, se consideriamo le premesse politiche e le condizioni reali in cui si è svolto il referendum.

La legge è stata votata alla Camera da tutti i partiti di maggioranza e opposizione (553 sì, 14 no e 2 astenuti); il voto è stato ampiamente condizionato dalla demagogia populista, dalla menzogna e dalla frode; le forze socialdemocratiche, riformiste e opportuniste, che si sono opposte per motivi elettoralistici alla legge taglia-parlamentari, non hanno informato le masse sulla natura reazionaria della legge e non hanno fatto nulla per mobilitarle.

Poteva verificarsi un risultato diverso nelle condizioni di debolezza ideologica e politica del proletariato, che oggi è immobilizzato, disorganizzato e diviso dalla politica riformista e populista, dalle burocrazie collaborazioniste di sindacati e associazioni?

Se consideriamo il dato registrato dai NO e aggiungiamo il 47% dell’elettorato che si è astenuto, non vi è stato alcun plebiscito populista. Una minoranza di elettori/trici ha dato il suo consenso a questa legge, mettendo in luce la contraddizione esistente fra la politica dei partiti borghesi e le ampie masse.

Il M5S che ha fatto di questa legge il suo cavallo di battaglia elettoralistico, sui temi dell’efficienza e del risparmio, ha ben poco da gioire. Saranno i primi a essere estromessi dal parlamento, dopo aver reso i loro servizi. Anche gli opportunisti vedranno acuirsi la loro crisi, poiché perdono la speranza di rientrare in parlamento.

In generale, la borghesia incassa la classica vittoria di Pirro. Il risultato è un segno della sua debolezza. La classe dominante sega il ramo su cui da decenni è seduta. Con l’ulteriore vaporizzazione della rappresentanza politica si approfondisce il solco fra classi sfruttate/oppresse e istituzioni borghesi. Aumenteranno le spinte all’“autonomia differenziata” e i conflitti fra organi e poteri dello Stato ma, autolegittimandosi con questo voto, accelererà anche il processo di restrizione delle stesse libertà democratico-borghesi e gli spazi di agibilità politica per chiunque si oppone al sistema di sfruttamento.

Come comunisti, denunciamo la progressiva trasformazione reazionaria dello Stato perché non siamo indifferenti al regime politico in cui si svolge la lotta fra le classi e non sottovalutiamo l’importanza delle leggi e delle misure reazionarie che la classe dominante e i loro partiti (tutti uniti) adottano. La trasformazione reazionaria dello Stato non si fermerà alla legge taglia-parlamentari, che è un aspetto di questo processo.

Smascheriamo i piani reazionari e autoritari, indicando la rivoluzione socialista quale unica alternativa alla dittatura borghese venduta come “efficiente” democrazia parlamentare al servizio esclusivo dei capitalisti e dei ricchi.

mercoledì 23 settembre 2020

LA BATTAGLIA DEL NO NON FINISCE QUI

 Dichiarazione di Massimo Villone, presidente del Comitato per il No al taglio del Parlamento

Vogliamo in primo luogo ringraziare le cittadine e i cittadini che hanno scelto di contribuire con il loro impegno a un risultato del No comunque importante.

L’ampio vantaggio conseguito dal Si nel voto referendario non cancella la debolezza degli argomenti portati a sostegno. I risparmi risibili, i confronti con l’estero falsati e fuorvianti, i guadagni di efficienza indimostrati e indimostrabili rimangono tal quali.

Parimenti rimangono i danni certi alla rappresentanza di regioni piccole e medie e forze politiche minori. La battaglia del No era giusta. I correttivi già concordati per quella che quasi tutti – meno M5S – definiscono una riforma pessima o addirittura pericolosa e potenzialmente devastante non si sa se giungeranno mai al traguardo. L’istituzione parlamento ne esce comunque indebolita.

Guadagnano invece visibilità e peso politico i “governatori”, già in evidenza per le incertezze di Palazzo Chigi nella crisi Covid, affrontata privilegiando la concertazione tra esecutivi a danno delle Camere. Bisognerà fare grande attenzione a che le ulteriori riforme che molti auspicano non prendano una strada sbagliata, stravolgendo la Costituzione. Non manca chi potrebbe vedere in un parlamento indebolito l’occasione per puntare al sindaco d’Italia, o all’Italia delle repubblichette. Non è certo un caso che Zaia trionfante abbia immediatamente dichiarato che unico interesse dei veneti è l’autonomia (differenziata).

Roma, 22 settembre 2020


lunedì 21 settembre 2020

Referendum. Come al solito a rimetterci sono i poveracci

 Luciano Granieri



Compagni rassegniamoci hanno vinto loro. 

Non  perché ha prevalso, all’interno della volontà popolare, la conferma del taglio dei parlamentari, ma perché questo era ciò   che volevano tutte le oligarchie elettorali presenti in Parlamento. Ha vinto il SI dei 5 stelle, ha vinto il SI della Lega, ha vinto il SI di Fdi, ha vinto il SI del PD, ha vinto il SI di Berlusconi.  Ha vinto anche il SI di LeU,  alla fine,  il cui schieramento tiepido  per il  NO, insieme all’atteggiamento di altri movimenti orientati  sempre verso il  NO ma  “con distinguo e titubanze”, ha di fatto favorito la conferma della modifica costituzionale. 

Abbiamo perso compagni…….se non altro perché hanno perso i poveracci di cui alcuni di noi fanno  parte e che si pretende, in generale,  di proteggere. Perché lungaggini e perdite di tempo provocate da un   numero non decurtato di parlamentari servono,  non a rendere farraginosa l’attività legislativa, ma a trovare un argine allo strapotere delle èlite proprio  contro i  tanti precari della vita.  La  fretta spesso è cattiva consigliera, ma sarà molto bene attrezzata nella sua nuova agilità numerica   ad escludere  quelle poche prospettive di promozione sociale  a  cui qualche poveraccio ancora  aspirava. 

Hanno vinto loro. 

Quelli che vedono nel depotenziamento del Parlamento l’opportunità di favorire decisioni di “pochi” a favore di pochi.  

Hanno  vinto loro, non quelli del SI, ma quelli che già da tempo immemore hanno trionfato  nella più grande e decisiva contesa della storia del nostro Paese. Il mai abbastanza considerato conflitto di classe. E i vincitori, ovvero i padroni, i signori delle lobby finanziarie, continuano a esercitare il diritto di umiliare i propri avversari.  

La destrutturazione di  un organo come il Parlamento, in cui dovrebbero  essere proprio la discussione e la mediazione, a realizzare il pieno rispetto della dignità umana di ognuno di noi, è uno dei tanti premi che stanno riscuotendo a seguito del loro trionfo.

 Il guaio è che oggi, fra le classi subalterne, nessuno più si preoccupa di  RICOMINCIARLA finalmente la propria lotta di classe, delusi ed esclusi   da coloro i quali si erano fatti paladini della difesa dei diritti del Popolo contro la protervia delle oligarchie finanziario-politico-affaristico.

 Non parliamo solo del Pd, ma anche di quel pulviscolo  di movimenti  di certa sinistra critica  verso i Dem. Personaggi che  sbraitano quasi ogni giorni contro Zingaretti e la sua squadra, ma poi appoggiano le sciagurate politiche riformiste, tradendo spesso i propri elettori, attraverso comportamenti incomprensibili ai più ma ben chiare ai capi. 

E allora si, cari compagni, ancora una volta abbiamo perso, come di solito accade. Abbiamo perso noi  e hanno vinto tutti gli altri: I 5 stelle, la Lega, il Pd, Fdi, Berlusconi, e finanche LeU. 

O ce ne facciamo una ragione, o cominciamo a mettere in campo un serio programma di rilancio della lotta di classe, quella in cui sono  i poveracci a prevalere contro i ricchi. Facciamolo finalmente!!!!  abbandonando per sempre certe compagnie. 

Se non lo facciamo noi poveracci non lo farà nessuno ma dobbiamo organizzarci e farlo anche subito.

 

 

 

 

giovedì 17 settembre 2020

Si chiude una campagna referendaria condotta contro i fantasmi del SI

 Luciano Granieri


Siamo arrivati alla fine della campagna referendaria per la conferma o la
 bocciatura della riforma costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari. E’ rimasto solo domani per proporre le ragioni della scelta, dopodiché si andrà alle urne. 

Lo confesso per me, membro del comitato per il NO al taglio dei parlamentari della provincia di Frosinone, condurre questa campagna è stato quantomeno surreale. In primo luogo, a differenza del precedente referendum del 2016 , in cui il confronto con i promotori del SI targato Renzi era quasi quotidiano, dovendo confrontarmi con tutti gli esponenti piddini locali, allora schierati in battaglia, nel confronto referendario attuale  non ho avuto mai, a questo punto, il piacere di rapportarmi  con un fautore del SI se non su Facebook.   E  in giro si vedono manifesti  a favfore della  conferma della riforma costituzionale. 

Ma dove sono finiti quelli del SI?  Che ne è dei grillini ciociari? 

Non ho avuto mai il piacere di incontrarli, del resto occasioni di confronto pubblico fra il SI e il NO nel  nostro territorio, non mi pare di averle mai trovate. 

Credetemi è difficile controbattere ad una tesi che non ti da la possibilità di argomentare perché è vuota, è semplicemente sostenuta dai soliti slogan populisti. Cosa gli vai a rispondere a uno che ti dice  di risparmiare sui costi tagliando i privilegiati, piuttosto che ridurre il privilegio?  Che rispondi a uno convinto del fatto che: “Prima cambiamo la Costituzione riducendo il numero dei parlamentari, poi vediamo?” Vediamo cosa  e chi deve vedere? Di Maio? Zingaretti capo di un partito ufficialmente schierato per il SI, ma i cui gran parte di vertici e militant….,pardon, iscritti votano in dissenso? 

L’ultima l’ho sentita ieri e credo sia proprio di origine Piddina. Dal momento che, come sembra dalle ultime esternazioni di Salvini e Meloni, Lega e Fratelli d’Italia, pur essendo schierati  per la riduzione del numero dei parlamentari, non si straccerebbero le vesti se la propria base votasse NO, perché in fondo la vittoria del NO metterebbe in difficoltà il governo addirittura provocandone la caduta, allora votare SI significherebe  difendere l’esecutivo Conte, altrimenti si andrebbe a elezioni,  vincerebbero  Salvini e  Meloni.  

Votare SI significa votare contro i fascisti. Ecco……ci mancava, la riedizione della solita litania!  

Quando non si sa più che pesci pigliare allora bisogna votare in un certo modo se no vince Berlusconi, piuttosto che Salvini, Meloni o il ras reazionario  del momento.  Questa logica del votare contro l’ipotetico dittatore di turno ha portato alla distruzione di ciò che era rimasto (forse nulla)  della sinistra post Bolognina.  E  ancora si insiste? Insomma visto la miseria istituzionale e politica di certi personaggi, che guarda caso sono tutti fautori del SI, io non ho dubbi e voto NO.

A proposito!

Vi aspettiamo tutti, disinteressati,  indecisi, e sostenitori del No, alla   festa di  chiusura  della   campagna referendaria per il NO alla  riforma costituzionale sul taglio del numero dei  parlamentari.   L’evento  si terrà  domani venerdì 18 settembre presso P.zza Garibaldi a Frosinone a partire dalle ore 18,00.

 Interverranno:

 Giovanni Russo Spena - responsabile area democrazia, diritto e istituzioni per il partito della Rifondazione Comunista Sinistra Europea,

 Carla Corsetti  - segretario nazionale di Democrazia Atea e membro del coordinamento nazionale di Potere al Popolo,

Pasquale Beneduce  - docente di Storia delle Istituzioni Politiche presso l’università di Cassino,

Francesco Notarcola - presidente dell’Osservatorio Peppino Impastato.

La festa proseguirà con  dichiarazioni di voto, chiacchiere varie, musica popular-jazz-blues,  degustazione di dolci e prodotti tipici.  Andremo avanti fino a notte fonda. Intervenite in massa.

domenica 13 settembre 2020

Ma che campagna referendaria è?

 Luciano Granieri


Siamo in vista una
 consultazione referendaria nella quale si chiede di dar corso  all’ennesimo tentativo di cambiare la Costituzione con  l’obiettivo di limitare la  partecipazione dei cittadini alla politica del paese attraverso il depotenziamento della rappresentanza  parlamentare. 

Non è la prima e, temo, non sarà l’ultima se la riforma, come auspico e spero, verrà respinta.   Perché JP Morgan, e con essa  tutte le congregazioni finanziario-speculative,  non finiranno mai di spingere per modificare quelle Costituzioni che non prevedono un potere di diretta emanazione governativa e oligarchica.  Sistemi in cui i governi sono  veri e propri organi esecutivi di quelle  lobby finanziarie di cui la banca Morgan fa parte. 

Le prerogative legislative e di controllo esercitate dal Parlamento sono un vecchio retaggio socialista derivato dalla lotta partigiana, orpelli superati dal fatto, secondo i padroni della finanza,  che il pericolo autoritario non esiste più.  La cosa grave è che la stessa storia ce la raccontano  i fautori della riduzione del numero dei parlamentari, secondo i quali, certi pericoli sul ritorno di fascismi e derive dittatoriali sono ormai  solo fantasmi che agitano i sonni di vecchi nostalgici  del socialismo reale, o peggio, del comunismo.  Quindi non c’è da preoccuparsi,  un Parlamento più snello non metterà mai  in pericolo la  tenuta democratica del Paese, questa è la sciagurata tesi.

Dunque siamo impegnati   nuovamente portare avanti una campagna referendaria per chiedere ai cittadini di respingere, votando No alla riduzione del numero dei parlamentari, l’ennesimo attacco alla Carta. Francamente   ne avremmo anche abbastanza, ma tant’è. 

Ci siamo impegnati già nel 2016 contro la Deforma Costituzionale voluta da Renzi e fortunatamente bocciata dagli italiani. E mi sento di affermare che la campagna referendaria di oggi è ancora più complicata  perché è difficile controbattere a degli slogan. Contro il dispositivo di  Renzi c’era la possibilità di argomentare.  Infatti, per quanto deformanti, in quel disegno c’erano contenuti. Ce li ricordiamo: il  Senato non elettivo con la riduzione del numero dei Senatori a 100, le  dinamiche della funzione legislativa in cui le competenze fra Camera e  Senato erano definite in modo confuso e astruso, o la modifica del ruolo delle Regioni, oltre che una legge elettorale come l’Italicum subito bocciato dalla Corte Costituzionale.  Del resto è dal referendum Segni sul maggioritario che ogni forza assurta al soglio governativo  propone, di volta in volta  una legge elettorale che  faccia al proprio comodo, creando confusione e vulnus gravissimi alla partecipazione democratica.  

Nella Riforma  Costituzionale odierna, c’è il vuoto. Nel controbattere alle ragioni del Si al taglio dei Parlamentari si ha l’impressione di dire delle ovvietà dettate dalla pura  logica,   non c’è necessita di industriarsi in studi particolari per smontare un attacco ancora più virulento, perché sostenuto da  “futili motivi” per esercitare un gergo giudiziario. 

Non è un caso che spesso  nelle tribune di confronto fra i sostenitori del No e quelli del Si questi ultimi non si presentano neanche. Al  risparmio dei costi che la riduzione dei Parlamentari potrebbe realizzare, non ci crede più nessuno, infatti mi sembra una motivazione quasi del tutto scomparsa fra quelle poste alla giustificazione del taglio. E’ facile dimostrare come, riducendo gli emolumenti di Deputati e Senatori, si otterrebbe un risparmio maggiore e per giunta con legge ordinaria. 

L’ultima teoria che viene avanti concerne la rappresentanza. Secondo i fautori del Si oggi la rappresentanza non sarebbe assicurata perché i rappresentanti eletti, a causa del loro numero eccessivo  e della loro inettitudine, non riuscirebbero a produrre quell’attività legislativa, in termini qualitativi e quantitativi,  per la  quale hanno ricevuto il mandato dai propri elettori. Cioè il tuo rappresentante non ti rappresenta perché va in Parlamento solo a scaldare la poltrona e fare i propri interessi.  Dunque non c’è rappresentanza oggi,  ma ci sarà, se vince il Si,  con un numero inferiore di parlamentari più efficienti e meno litigiosi. 

Giova ricordare a costoro che negli ultimi 12 anni il Parlamento ha approvato oltre 68 leggi l’anno, più di una legge a settimana. Non si può quindi parlare di scarsa produttività, anche se il termine è improprio perché le Camere non sono un’azienda. Il  guaio è  che l’80% di tali leggi  è imposto dal Governo  di turno con decreti urgenti, spesso omnicomprensivi, dai  contenuti, a volte sconosciuti avulsi dalla ratio della norma. In questi casi il Parlamento è costretto semplicemente a ratificare i dispositivi,  vittima del  ricatto sulla tenuta del governo e sulla mancanza di governabilità, una parola che non  sopporto. Io  vorrei contribuire a governare,  non voglio  essere governabile e quindi governato

Per altro lo stesso Governo è inadempiente nell’emanare i decreti attuativi delle leggi. Proprio per questo è sempre l’Esecutivo   responsabile del cattivo funzionamento della  Pubblica  Amminstrazione,  non mettendola  in grado di applicare le norme,  proprio per la mancanza dei  decreti attuativi e le direttive necessarie  per renderle, per l’appunto esecutive. Il Parlamento in tutto ciò  c’entra poco.  Anzi  proprio per rafforzare il controllo sul Governo, responsabile dei disastri, le prerogative delle Camere  andrebbero riaffermate e rafforzate.  E ciò  non si ottiene  con la diminuzione del numero dei Parlamentari. 

Potrei dilungarmi sulla disgustosa operazione di far passare tutti i Deputati e i Senatori  come inetti e corrotti, citando, di volta in volta, i vari assenteisti che tutti conosciamo.  Ma chiedo a lor signori: siamo così certi che con la riduzione degli inquilini del Parlamento a rimanere senza scranno saranno assenteisti e corrotti? Io temo che con le attuali modalità di selezione dei candidati, a non accedere alle poltrone saranno proprio i più onesti e capaci.  Infatti  ad ottenere la candidatura “sicura” saranno sempre di più i fedeli ai capobastone delle varie consorterie elettorali. 

Un’altra stupidaggine  avanzata dai promotori del Si  riguarda il fatto che cambiare la Costituzione non sarebbe  altro che il primo passo verso un piano di riforme complessivo,  di carattere legislativo,  utile a rendere più incisivo e funzionale la riduzione del numero dei parlamentari.  “Intanto cambiamo la costituzione o poi penseremo al resto”,questo è il messaggio fuorviante e fallace. E chi dovrebbe pensarci al resto Di Maio? O una riffa sulla  piattaforma Rousseau? Scusate ma non mi fido. 

Vorrei chiudere con l’elemento che più mi  fa arrabbiare e indignare. E cioè che la Costituzione, quel documento giudicato il più bello del mondo, frutto del sangue versato dei partigiani, sia diventato il cavillo  di un contratto privatistico stipulato con disprezzo istituzionale fra Lega e M5S per dare vita a quello sciagurato governo che tanti disastri ha prodotto e che l’attuale esecutivo non ha corretto. 

La Lega concedeva ai 5S di stravolgere la Costituzione, con la diminuzione del numero dei Parlamentari, in cambio otteneva il via libera  sull’autonomia differenziata per le Regioni, altro colpo gravissimo all’integrità unitaria  del Paese. La Costituzione, ridotta  a  semplice clausola di un accordo privato, per giunta reiterato e rinnovato dal nuovo contraente, il Pd (Costituzione in cambio di Governo) è un’insulto e uno sfregio a quanti si sono battuti per la libertà del nostro Paese. Costoro andrebbero denunciati per vilipendio alla base fondante del nostro Stato Democratico. 

Auspico fortemente e per questo continuerò ad impegnarmi fino alla fine della campagna referendaria, che, come accadde nel 2016, anche stavolta prevalga il No, che sia respinto l’ennesimo attacco reazionario alla Carta. E mi piace pensare  che ciò possa  avvenire non per motivi di bassa lega,  tipo “si vota No per creare la crisi di governo o per affossare i 5S”, ma perché i cittadini Italiani sono convinti che la Costituzione italiana sia veramente la più bella del mondo, e che non debba essere minata nelle sua fondamenta solidamente basate sulla partecipazione democratica e sull’assicurazione della piena dignità sociale ad ogni cittadino. 

Del resto da Berlusconi, a Renzi tutte le riforme andate a referendum sono state bocciate dal “POPOLO”. Auspico, spero, e ne sono persino convinto, che anche stavolta sarà così. Votiamo No.


giovedì 13 agosto 2020

Da un Parlamento di nominati ad un Parlamento di servi

 Luciano Granieri


Perché mai  degli amministratori locali che hanno richiesto il bonus Inps per le partite Iva si sa tutto, nomi cognomi e malefatte, mentre si fa così fatica a conoscere le generalità dei deputati che hanno inoltrato la stessa richiesta?  

La scusa sul rispetto della privacy, avanzata  dal presidente dell’Inps Tridico, già consigliere di Di Maio, messo lì in nome del vecchio e consolidato  “spoils system”  - alla faccia del grillesco  “rivoltiamo il sistema” -  non regge, anzi. Il garante per la protezione dei dati personali, avendo autorizzato la pubblicazione dei nomi,  ha confermato che nel caso in cui sono  coinvolte persone destinatarie di  cariche pubbliche importanti, non solo non si applica la difesa della privacy, ma deve essere trasparente ogni notizia riferita ai redditi e situazioni patrimoniali. Lo  stesso garante ha inviato una richiesta d’informazione all’Inps, aprendo una istruttoria sulla metodologia, a dir poco, sospetta  seguita dall’istituto previdenziale rispetto alla diffusione  dei dati dei beneficiari del bonus. 

A seguito di questi accadimenti, quindi, il capo dell’Inps non poteva fare altro che cedere rendendosi disponibile a rivelare i nomi, qualora il Presidente della Camera Fico ne facesse richiesta.  Una situazione a dir poco kafkiana che sa tanto di tentativo maldestro e fallito di voler screditare l’intero Parlamento, e non i singoli membri così come fatto per le amministrazioni locali, allo scopo di supportare le ragioni del SI al referendum costituzionale sulla diminuzione dei parlamentari. 

Il postulato è: visto che il Parlamento è formato da gaglioffi senza scrupoli, diminuendo il loro numero si limitano le malefatte ai danni della collettività, e si risparmiano soldi. Sicuramente  non tutti i parlamentari sono gaglioffi, ma  resta il fatto che una buona parte di essi è quantomeno incapace, non in grado di portare avanti il mandato che i cittadini gli hanno conferito. Ciò non  dipende dal loro numero ma dal fatto che  non sono stati scelti dai cittadini.  Sono stati "investiti", invece, dai  capibastone di turno, i quali, grazie a leggi elettorali in cui non è prevista la preferenza  (neanche per il Brescellum che andrà in discussione dopo il referendum)  ma liste bloccate formate dalle segreterie, scelgono chi far eleggere in base al grado di fedeltà al padrone, formando così un Parlamento di nominati. 

Con la riduzione del numero dei posti disponibili e senza una legge elettorale che preveda le preferenze, il grado di fedeltà al capo dovrà essere ancora maggiore. Si passerebbe così da un Parlamento di nominati ad un Parlamento di servi, pronti a tutto pur di massimizzare il profitto di un seggio ottenuto  a prezzo finanche dell’umiliazione davanti al padrone, con la conseguente  totale delega del potere legislativo al governo. E allora non ci sarebbero più remore né scrupoli ad approfittare, senza vergogna, di certe odiose prerogative. Altro che richiesta del bonus Inps!

Dal momento che questa, e altre motivazioni, fra le quali lo schieramento sempre più ampio per il NO di personalità istituzionali ed esponenti del Pd -resisi conto, tardivamente ahimè,  della grande corbelleria compiuta nel barattare le sorti di un governo con una riforma costituzionale - stanno disgregando le ragioni del SI,  partito con un favore quasi plebiscitario, ora  ci si attacca ad  operazioni di bassa lega  tipo quella del bonus partite Iva. 

Operazioni misere come furono quelle messe in campo da Renzi all’epoca del referendum costituzionale del 2016. Ve lo ricordate il modo a dir poco fuorviante, se non truffaldino, in cui furono scritti i quesiti referendari, dove si sottintendevano tutti i vantaggi del votare SI? Oppure il coinvolgimento usurpato dei Partigiani veri  (quelli deceduti) e di Enrico Berlinguer che avrebbero votato SI? 

Escamotage da quattro soldi  che alla fine non hanno pagato.   Evidentemente gli Italiani non hanno l’anello al naso e capiscono quando si tenta di imbrogliare perché la forza delle motivazioni è debole ed insostenibile.  A Renzi andò male. A Di Maio e soci? Speriamo pure. Quindi votiamo decisamente NO.

mercoledì 12 agosto 2020

LA PAROLA A TERRACINI

 

UMBERTO TERRACINI ALL’ASSEMBLEA COSTITUENTE: II SOTTOCOMMISSIONE SEDUTA DEL 18.09.1946 E COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE SEDUTA DEL 27 GENNAIO 1947.


 – «il numero dei componenti un’assemblea deve essere in certo senso proporzionato all’importanza che ha una nazione, sia dal punto di vista demografico, che da un punto di vista internazionale»;

– «la diminuzione del numero dei componenti […] sarebbe in Italia interpretata come un atteggiamento antidemocratico, visto che, in effetti, quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni»;

– «se nella Costituzione si stabilisse l’elezione di un Deputato per ogni 150 mila abitanti, ogni cittadino considererebbe quest’atto di chirurgia come una manifestazione di sfiducia nell’ordinamento parlamentare»;

– quanto alle spese «ancora oggi non v’è giornale conservatore o reazionario che non tratti questo argomento così debole e facilone. Anche se i rappresentanti eletti nelle varie Camere dovessero costare qualche centinaio di milioni di più, si tenga conto che di fronte ad un bilancio statale che è di centinaia di miliardi, l’inconveniente non sarebbe tale da rinunziare ai vantaggi della rappresentanza»;

– «le argomentazioni contrarie […] in realtà sembra che riflettano certi sentimenti di ostilità, non preconcetta, ma abilmente suscitata fra le masse popolari contro gli organi rappresentativi nel corso delle esperienze che non risalgono soltanto al fascismo, ma assai prima, quando lo scopo fondamentale delle forze anti progressive era la esautorazione degli organi rappresentativi rappresentativo s’incomincia sempre col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni».

sabato 6 giugno 2020

L’election day seppellisce il dibattito sul referendum costituzionale


Dichiarazione di Alfiero Grandi, vicepresidente Comitato per il No al taglio del Parlamento

Il prossimo 8 giugno la Camera si pronuncerà sulla data delle prossime scadenze elettorali. Il governo, su pressione del Movimento 5 Stelle, vuole che le elezioni regionali e comunali si tengano in un'unica giornata (election day) insieme al referendum costituzionale riguardante il taglio dei parlamentari. Si tratta di una evidente forzatura, dovuta principalmente al fatto che il M5S ha capito che il taglio del parlamento non gli porta i consensi auspicati, quindi spera che le elezioni regionali e comunali possono incrementare il numero dei votanti in un referendum che come è noto non prevede il quorum.
Gli altri partiti della maggioranza hanno cambiato scelta nell’ultima votazione sulla legge di revisione costituzionale, che fino ad allora avevano osteggiato, per un puro accordo di governo.
Per giustificarsi hanno parlato, ma senza stabilire vincoli precisi, di ulteriori modifiche alla Costituzione, necessarie dopo il taglio dei parlamentari, che non si sa neppure se e quando verranno discusse.  Tanto meno è certa l’approvazione di nuova legge elettorale proporzionale. Quindi nessuno può oggi dire quale sarà la composizione del collegio che eleggerà il Presidente della Repubblica.
Pretendere che una modifica della Costituzione su un punto centrale come il ruolo del parlamento venga discussa e votata da sola, è il minimo. Un voto di valenza costituzionale non può mischiarsi con uno di valore politico-amministrativo.
Del resto nessuno può sostenere oggi, su basi motivate e certe, che votare in ottobre sarebbe più pericoloso che a settembre, non potendosi prevedere il decorso del Covid – 19.
Invece è certo che votare il 20 settembre renderebbe praticamente impossibile informare i cittadini e discutere del taglio dei parlamentari.
La situazione creata dalla pandemia e dalla drammatica crisi occupazionale ed economica che ne è seguita (fanno fede i dati dell'Istat), il rapporto con l'Unione Europea chiedono di rilanciare il ruolo di rappresentanza del parlamento, non il suo taglio. Un conto è operare aggiustamenti, esaltando il ruolo centrale del parlamento, un altro proporne il taglio, che è taglio alla democrazia.
La vittoria del No è l’antidoto per bloccare scelte sbagliate e controproducenti.

venerdì 21 febbraio 2020

Progetto eversivo in due mosse.

Comitato dei Castelli Romani per il NO





 Se si rilegge con attenzione il punto 20. del Contratto di governo, firmato nel 2018 da M5S e Lega, appare chiaro che i loro capi miravano a disgregare la Repubblica della Costituzione, riducendo la rappresentatività del Parlamento, come preteso dal M5S fautore della democrazia dei clic, e attribuendo alle Regioni l’autonomia differenziata, come preteso dalla Lega federalista e secessionista. 

Così, prima M5S e Lega, poi M5S e PD, con i governi Conte I e II, hanno operato, senza discontinuità, per ridurre il numero dei parlamentari e attribuire l’autonomia differenziata alle Regioni. 

Oggi, per far passare questo loro progetto eversivo, M5S e PD vogliono far credere che “il taglio delle poltrone” farà risparmiare miliardi di euro e che l’autonomia differenziata non danneggerà i cittadini, perché, secondo il progetto di legge del ministro Boccia, essa si farà insieme alla definizione dei LEP, cioè dei livelli essenziali delle prestazioni relative ai diritti civili e sociali, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. 

Argomenti falsi e bugiardi! Se l’obiettivo fosse stato davvero il risparmio, sarebbe stato ben più semplice ridurre dello stesso 36,5% i compensi, anziché il numero dei parlamentari; riduzione, che, senza cambiare la Costituzione, sarebbe entrata in vigore subito e non dopo il rinnovo del Parlamento, previsto per il 2023, cioè ben cinque anni dopo. 

Tanto rumore per risparmiare non miliardi, ma un ridicolo 0,007% del bilancio annuale dello Stato, cioè, secondo i dati del 2019, sì e no 61 milioni su quasi 870 miliardi di euro? Per la definizione dei LEP, poi, la truffa è ancor più evidente, perché, per l’art. 117 della Costituzione, deformata nel 2001 dal centrosinistra, i LEP sono materia di legislazione esclusiva dello Stato, che non deve contrattarli con le Regioni, che devono invece attuarli, e perché il progetto Boccia prevede che l’autonomia differenziata diventi comunque operante, se dopo un anno dalla sua attribuzione i LEP non siano stati ancora definiti. Se per definirli non sono bastati venti anni, quanti ce ne metteranno per attuarli davvero? 

Poiché siamo di fronte a un progetto eversivo della Repubblica parlamentare una e indivisibile della Costituzione, noi pensiamo che ogni buon cittadino abbia il dovere di opporsi con ogni mezzo lecito all’autonomia differenziata prevista dal progetto Boccia e alla riduzione del numero dei parlamentari. Come? Se non altro, invitando a votare e votando NO, il 29 marzo; sapendo che, se vince il SÌ, i signori dei partiti maggiori, forti della vittoria referendaria raggiunta, approveranno oltre all’autonomia differenziata, anche altri “ritocchi” della Costituzione – l’appetito vien mangiando! – e una legge elettorale, che rafforzi ancora il loro governo contro il nostro Parlamento. 

Mentre, se vince il NO, noi potremo pretendere e ottenere: 
1) una legge costituzionale, che abroghi il terzo comma dell’art. 116 o almeno lo riscriva, per rendere ben evidente che esso discende coerentemente dall’art. 5 della Costituzione, che riconosce e promuove le autonomie locali come uno dei suoi principi fondamentali, garantendo così sia l’unità indivisibile della Repubblica sia l’uguaglianza nei diritti fondamentali dei cittadini su tutto il territorio nazionale

2) una legge elettorale, che finalmente permetta a chi vota di scegliersi sempre e comunque con voto personale e diretto chi lo rappresenti, così da contribuire per via democratica sia al rafforzamento del Parlamento sia alla correzione di alcune evidenti storture della vita parlamentare

Salviamo gli usi, evitando gli abusi!

sabato 8 febbraio 2020

La Democrazia prima di tutto.



Il Consiglio dei Ministri ha scelto il prossimo 29 Marzo quale data per il referendum confermativo sulla legge relativa al taglio dei parlamentari, si attende ora la conferma della stessa da parte del Presidente della Repubblica attraverso uno specifico decreto. 
La nostra posizione in merito ad un provvedimento demagogico, voluto dal M5S e sostenuto, per ragioni diverse, dalle principali forze politiche, è nota: noi siamo per il no!
La nostra contrarietà deriva dal fatto che tale legge non riforma i poteri della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, riduce gli spazi di rappresentanza, al punto che in diverse regioni sarà impossibile eleggere parlamentari di minoranza. In altre parole, per operare un risparmio di risorse insignificante, si rende la democrazia ancora più debole.
I sostenitori di tale legge, consapevoli di ciò, prospettano una concomitante riforma della legge elettorale, e le proposte al riguardo sono molteplici. Diversi soggetti politici sostengono la necessità di un impianto più o meno maggioritario, altri di una legge proporzionale con soglia di sbarramento. 
Noi continuiamo ad essere per un sistema proporzionale puro, senza sbarramenti, l’unico in grado di garantire il principio di “una testa un voto” ed un Parlamento espressione dell’articolazione della società. Non siamo disponibili a barattare ancora una volta la rappresentanza con la governabilità, quest’ultima deve e può trovare adeguate risposte dopo l’affermazione di un Parlamento espressione della volontà popolare.
La battaglia per il proporzionale integrale è la nostra battaglia!

di Mauro Alboresi, Segretario Nazionale PCI


domenica 17 aprile 2016

Il partito contro le trivelle prenderebbe il potere con l'Italicum.

Luciano Granieri


Sabato scorso 16 aprile, è iniziata la nostra battaglia referendaria. Il Comitato locale democrazia Costituzionale, insieme con gli altri comitati per i referendum sociali, fra cui i Cobas scuola, ha organizzato un banchetto di raccolta firme in via Aldo Moro. L’impresa è stata titanica, infatti si chiamava la distratta  movida pomeridiana a firmare contro le due norme dell’Italicum (candidature bloccate e premio di maggioranza), le quattro disposizioni sulla “Cattiva” scuola,  il piano sugli inceneritori, e la petizione popolare, affinchè il decreto attuativo della legge Madia, non vanifichi quanto il referendum del 2011 sull’acqua ha sancito, ossia il principio che questo bene non deve costituire fonte di profitto per le multinazionali private. 

Lo diciamo subito il risultato non è stato esaltante. Siamo riusciti a raccogliere 35 firme per tutti i quesiti, ben nove. Ricordiamo che per l’indizione dei referendum servono almeno 500mila firme. In realtà anche il Governo, strumento in mano alle lobby finanziarie,  sta giocando la sua battaglia per sancire il modello di società che più sta a cuore ai suoi mandanti. La prima trappola da disinnescare è stata quella messa sulla nostra strada dal Ministero dell’Interno e dalla Questura di Roma. I due enti, attraverso un provvedimento ad hoc, avevano imposto il divieto della raccolta firme il 16 e il 17  aprile perché ritenevano che ciò potesse costituire  momento di campagna referendaria, in un periodo vietato,  a favore del SI nel referendum contro le trivelle.  

La trappola pretestuosa, quanto fuori luogo è stata disinnescata  attraverso l’accettazione da parte del TAR di Roma del ricorso presentato dal Comitato Nazionale per il SI nei referendum abrogativi sull’Italicum,  contro il provvedimento ministeriale .  La  raccolta firme ha potuto avere luogo, pur avendo cura di tenere a disposizione le carte del ricorso, ove mai alla Digos fosse venuto in mente di venire a controllare e reclamare il rispetto di un provvedimento annullato. 

Altro ostacolo da  superare è la totale mancanza di informazione da parte della  gente su quanto si sta abbattendo sulle loro teste. E’ vero che ogni cittadino dovrebbe essere informato, sull’Italicum, sulla cattiva scuola, sull’acqua pubblica, sugli inceneritori, ma certamente quelle poche informazioni che i media asserviti al potere  riportano sono quanto meno  fuorvianti. In effetti l’utilità di questo primo appuntamento, oltre che per l’ottenimento di 35 firme si è rivelata per l’opportunità  di dare  maggiori informazioni a spiegare le dinamiche dello scippo democratico e sociale che si sta preparando. Fortunatamente  è iniziato un passa parola, per cui ai prossimi banchetti, molti che hanno firmato, spingeranno loro conoscenti a fare altrettanto.  Speriamo dunque che la partecipazione ai prossimi appuntamenti sia più numerosa. 

Per rimanere alla stretta attualità vorremmo fare una riflessione sui risultati del referendum contro le trivelle. Come è noto il quorum non è stato raggiunto, anche perché le scorrettezze messe in campo dalla banda di quaquaraquà  asserviti alle lobby del petrolio sono state vergognose, e su questo  infido campo noi referendari dovremmo abituarci a muoverci.  

Facendo due conti risulta che sia  andato a votare il 32%  degli aventi diritto.  Di questi l’82% ha votato SI. In pratica  12 milioni circa di cittadini si è espresso contro le trivelle. E’ istituzionalmente giusto che  l’orientamento di 12 milioni di persone non possa determinare la cancellazione di una norma che interessa tutta la popolazione.  

Ebbene  nel combinato disposto fra  legge elettorale “Italicum” e la riforma costituzionale approvata la settimana scorsa, saranno sufficienti meno votanti di quelli sul referendum contro le trivelle    per permettere ad un unico Partito,  che esprimerà il premier, di  conquistare la Camera,  e quindi il Governo del Paese. Saranno sufficienti 6-7 milioni di consensi  per consentire di fatto ad un monarca e alla sua schiera di accoliti di comandare senza coinvolgere i cittadini, o meglio sudditi,  e i loro rappresentanti. Questi potranno asservire alla loro volontà anche gli organi di garanzia,  come  La Corte Costituzionale, Il Consiglio Superiore della Magistratura. 

12 milioni di cittadini non sono stati sufficienti a rendere valida la consultazione referendaria contro le trivelle. Ne basteranno molti  meno per sancire la dittatura dei poteri speculativi e finanziari, se non si abolisce l’Italicum e se passa la riforma costituzionale. E’ uno spunto che lasciamo alla vostra riflessione e speriamo che possa convincere  un maggior numero di persone   venire presso i nostri banchetti e firmare per la democrazia. 

venerdì 15 aprile 2016

Voto per la salvaguardia ambientale del mare.

Luciano Granieri


Concordo, domenica sarà una giornata complessa per chi ha a cuore il benessere della democrazia e della salute dei cittadini. Sappiate che quel mare che qualcuno di voi   vorrà raggiungere, deve essere difeso. Se non si andrà a votare per l'abrogazione della legge che elimina la durate delle concessioni per le trivellazioni   marine si perderanno migliaia di posti di lavoro. Potrebbero chiudere stabilimenti balneari e molti pescatori andrebbero a chiedere l'elemosina. Quei pochi lavoratori impegnati sulle piattaforme andrebbero a casa comunque, perchè le attività economiche basate sull'estrazione dei combustibili fossili sono in pieno disfacimento. L'ha capito il ministro dell'ambiente francese Segolene Royal,  che   ha imposto una moratoria sulle trivellazioni in mare attorno alle coste transalpine e invitato gli altri paesi del mediterraneo a seguire l'esempio. L'hanno capito i Croati, che hanno adottato le stesse procedure dei francesi a difesa delle proprie coste. L'ha capito l'Arabia Saudita.  Già proprio nella patria del petrolio, i ricchi sceicchi stanno disinvestendo sul combustibile fossile per puntare tutto sulle energie rinnovabile. Non mi pare che tali illuminati miliardari siano così sprovveduti! Dunque  per quale motivo, Matteo Renzi, fautore delle fotocamere digitali di ultima generazione, sta buttando cuore ed investimenti per tenere in vita le fabbriche di rullini? (usiamo una sua metafora)  Semplice, perchè se siede sulla poltrona di Presidente del Consiglio, senza nemmeno essere stato eletto in Parlamento, è grazie ai buoni uffici dei  fabbricanti di rullini, leggi  petrolieri, i quali hanno pure  rinforzato il gruppo di potere designando la Guidi come ministro ombra delle attività produttive e il fidanzato, referente della Total e di altre compagnie petrolifere, come ministro vero e proprio. Tutto ciò è illuminante per capire che la politica energetica del Governo, fa gli interessi di tante lobby, tranne  del gruppo di interesse che dovrebbe salvaguardare, cioè i cittadini. Domenica  dunque prima di andare al mare passate al seggio per votare SI al referendum sull'abrogazione delle trivelle. Domani però nel corso della movida  raggiungeteci al tavolino per la raccolta firme sul referendum di abrogazione dell'Italicum, siamo in Via Aldo Moro dalle 17,00, così tanto per scongiurare il rischio di farsi scippare l'elementare diritto di scegliere i propri rappresentanti. 

Appello di Anna Rosa Frate del circolo Possibile di Frosinone Sezione Altiero Spinelli. Le riflessioni di Stefano Ceccarelli Legambiente. Riprese e montaggio per Cioceconleali WEB TV Daniele Riggi.

giovedì 14 aprile 2016

La battaglia per la difesa della democrazia e' iniziata.

juri carlucci


  Ieri ho partecipato alla manifestazione a Montecitorio dei comitati in difesa della Costituzione italiana e contro la legge elettorale "Italicum".
    La partecipazione e' stata buona se considerato l'orario.Il sit-in ha coinciso con l'approvazione definitiva, per ciò che concerne i lavori parlamentari, del Ddl Boschi-Renzi. La votazione finale non vedeva la presenza di chi si oppone a tale deforma costituzionale. La piazza e' stata raggiunta da decine di parlamentari che nel'occasione hanno potuto firmare inseme ad altri/e cittadini e compagni i due moduli referendari predisposti per le modifiche alla legge elettorale "Italicum"
Molti gli interventi di giuristi, politici e professori tra questi anche il candidato a  sindaco di Roma Fassina. Centinaia di volantini sono stati distribuiti per alimentare l'informazione e per spiegare ai passanti il motivo della mobilitazione.
   Tra pochi giorni vi sara' la presentazione del testo per la richiesta di referendum oppositivo al Ddl Boschi-Renzi. Di li a poco arriveranno i moduli per fare banchetti.
  Dunque in sostanza saranno più di tre mesi di mobilitazione a caccia di 1.500.000 firme con un primo appuntamento molto probabilmente ad ottobre 2016.
   I comitati nazionali hanno reso noto, durante gli interventi al microfono,  di aver avuto i primi riscontri quantitativi di versamenti sottoscrizione da tutta Italia e hanno fatto appello a continuare a versare utilizzando i codici bancari segnalati nei siti internet.




Per altre foto sulla manifestazione cliccare QUI

lunedì 11 aprile 2016

APPELLO AL SI REFERENDUM CONTRO LE TRIVELLE

Partito della Rifondazione Comunista - SE - Federazione di Frosinone

Il PRC invita a votare SI al referendum del 17 aprile per dire NO e fermare l’insensata e altrimenti inarrestabile trivellazioni dei fondali dei nostri mari e del territorio.
Son molti, troppi i motivi che possono e debbono indurre a smetterla con queste pratiche devastatrici del territorio. Non fosse altro che, appena fresca di stampa, è la notizia che questo governo, per via della ministra Guidi, sulla storie di sfruttamento dei cosiddetti giacimenti petroliferi ha perpetrato le solite pratiche del familismo e occupazione parentale.
Oltre la cronaca, il PRC ribadisce che il problema energetico nazionale non può essere risolto solo sulla base del criterio degli approvvigionamenti crescenti, che induce a considerare risolutive del problema le effimere quantità di petrolio e di gas estraibile sul patrio suolo quanto piuttosto sunuove politiche energetiche.
Gli investimenti impegnati nelle risibili estrazioni dovrebbero essere impegnati sul fronte del risparmio energetico riducendo le inefficienze e recuperando in questo modo quote di energia ben superiori a quelle che i trivellatori blaterano di estrarre.
Il PRC afferma che è importante e doveroso votare SI. Inoltre andare a votare è necessario per fermare chi agita l’astensionismo per far si che non si superi il quorum del 50% e che vuole impedire la popolazione di esprimersi su un tema fondamentale per il futuro delle politiche energetiche di questo paese.
Blocchiamo le trivellazioni per difendere il territorio e per un futuro in cui si consumi meno energia, concentriamoci invece in favore delle energie verdi che non inquinano e creano moltissimi  posti di lavoro.

                                                                                 Il Segretario Paolo Ceccano



venerdì 23 settembre 2011

LA GESTIONE DELL’ACQUA DEVE ESSERE PUBBLICA E NON SI FANNO PROFITTI SULL’ACQUA

COORDINAMENTO ACQUA PUBBLICA PROVINCIA DI FROSINONE

L’8 OTTOBRE I CITTADINI SCENDONO IN PIAZZA


Il popolo dell’acqua scenderà in piazza l’8 ottobre a Frosinone per chiedere il rispetto del risultato referendario del 12 e 13 giugno e la risoluzione del contratto per colpa di Acea Ato5 S.p.a.
I cittadini pretendono che il momento sia risolutivo e che si dia attuazione a ciò che hanno deliberato con il voto referendario, voto vincolante, come affermato dalla giurisprudenza costante della Corte costituzionale:
NO alla privatizzazione dei servizi pubblici locali d'interesse generale, a partire dalla gestione dell'acqua ma non solo, NO ai profitti del mercato sui beni comuni essenziali.
Purtroppo il Governo non solo non ha ancora attuato le indicazioni referendarie, retrocedendo sulle privatizzazioni già attuate e abolendo i profitti sull'acqua ma, con la manovra economica, approvata con Decreto Legge n. 138 del 13 agosto scorso e su cui è stata votata la fiducia delle Camere, ha riproposto in altra forma la sostanza delle norme abrogate dalla volontà popolare ripresentando la privatizzazione dei servizi pubblici locali,  addirittura arrivando a dare un premio in denaro agli enti locali pur di convincerli a lasciare al mercato delle privatizzazioni i servizi essenziali per le comunità. Un premio che dovrebbe servire per fantomatici investimenti infrastrutturali quando invece ai Comuni vengono sottratti trasferimenti essenziali per le loro funzioni.
Perché in un paese democratico i cittadini devono difendere la volontà popolare dagli attacchi dei loro stessi rappresentanti politici?
I cittadini della provincia di Frosinone hanno toccato con mano gli esiti di una gestione del servizio idrico che nel 2003 è stata affidata ad Acea Ato5 S.p.a., e che si è rivelata dannosa per i cittadini e il loro territorio a causa di tutte le inadempienze cui si è reso colpevole il gestore. Questi non ha infatti garantito la qualità dell’acqua, l’efficienza delle reti e degli impianti, gli investimenti previsti nel piano degli investimenti, e, adottate tariffe illegittime con aumenti che disattendono i limiti previsti dalla legge, peraltro applicate retroattivamente, tuttora richiede il pagamento di queste tariffe pregresse contrarie al contratto e alla legge.
I comitati dei cittadini per l’acqua hanno denunciato le tariffe illegali che erano state approvate dall’Autorità d’Ambito e hanno avviato la vertenza contro il gestore.
Ora chiedono, in concomitanza con la scadenza di approvazione dei piani tariffari imposti dal Tar all’Ato5, che si arrivi finalmente a stabilire una tariffa giusta e legale, che, come previsto sia determinata con i coefficienti scaturenti dalla effettiva qualità del servizio e che prenda in considerazione anche quanto stabilito con voto referendario, mediante l’abrogazione del comma 1 art. 154 nella parte riguardante la remunerazione del capitale investito.
Dopo il referendum, infatti, le tariffe devono essere ricalcolate eliminando la remunerazione del capitale investito che costituiva uno dei tre costi da inserire nel calcolo della tariffa reale e che di fatto rappresentava la percentuale di profitto del gestore.
I cittadini inoltre pretendono che Acea Ato5 S.p.a. risponda delle proprie azioni davanti alla giustizia e che finalmente si arrivi ad una risoluzione del contratto per colpa del gestore.
Il coordinamento provinciale acqua pubblica, ribadendo che il rispetto della volontà del popolo sovrano espressa dal voto referendario è garantito dalla Costituzione e non può essere sovvertito da nessun governo, nazionale o locale, che possa considerarsi democratico, chiede all’Assemblea dei sindaci di dare immediata attuazione a quanto deliberato dai cittadini e ai Sindaci di prendere una posizione ferma e partecipare alla manifestazione di sabato 8 ottobre organizzata dal coordinamento provinciale.
La manifestazione di sabato 8 ottobre inizierà alle 15:00 in piazza della Libertà con la richiesta di incontro al signor Prefetto, partirà quindi il corteo fino a Piazza Gramsci a conclusione del quale si aprirà la tavola rotonda davanti all’Amministrazione Provinciale.  

lunedì 22 agosto 2011

Appello: la manovra finanziaria di Ferragosto 2011 è incostituzionale

I giuristi estensori dei quesiti referendari sull’ acqua bene comune:


 Alberto Lucarelli, Ord. Univ Napoli,  Assessore ai Beni Comuni, Napoli, già componente Commissione Ministeriale  per riforma dei beni pubblici; Ugo Mattei, Ord. Univ. Torino, già vice-presidente Commissione Ministeriale per la riforma dei beni pubblici; Luca Nivarra, Ord. Univ. Palermo,  già componente Commisione Ministeriale per la riforma dei beni pubblici; Gaetano Azzariti, Ordinario di Diritto Costituzionale, Università di Roma La Sapienza.



Appello dei giuristi estensori dei quesiti referendari per l’ acqua bene comune e prime adesioni.

La lettura della manovra di Ferragosto e del dibattito politico che ne ha accompagnato la presentazione produce una sensazione di profonda preoccupazione in chi ha a cuore la democrazia ed i beni comuni. Impressiona in particolare la disinvoltura con cui si maneggia una materia tanto delicata e fondativa di un ordine giuridico legittimo quanto quella della gerarchia delle fonti del diritto. La manovra mette in moto una sorta di processo costituente de facto  che di per sé denuncia la natura profondamente incostituzionale, a diritto vigente, della filosofia ispiratrice dell’intero provvedimento.

Al primo articolo si legge infatti che il Decreto legge è emanato “In anticipazione della riforma volta ad introdurre nella Costituzione la regola del pareggio di bilancio”.  All’art. 3 si aggiunge che:“In attesa della revisione dell’art.41 della Costituzione, Comuni, Provincie, Regioni e Stato, entro un anno dalla data di entrata in vigore della Legge di conversione del presente Decreto, adeguano i rispettivi ordinamenti al principio secondo cui l’iniziativa e l’attività economica privata sono libere ed è permesso tutto quello che non è espressamente vietato dalla legge”.
L’art. 41 è uno dei perni della Costituzione economica italiana vigente. Esso sancisce che : “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.
In Italia il processo di revisione costituzionale può svolgersi soltanto ai sensi dell’art. 138 Cost. che prevede doppia votazione in ciascuna Camera ed eventuale referendum confermativo. Fino a che questa revisione costituzionale non è avvenuta, la vigente Costituzione economica italiana è quella mista, che prevede un sistema di libera iniziativa privata sottoposto tuttavia a controlli anche preventivi volti a salvaguardare l’interesse sociale e la dignità della persona e l’ambiente . Cancellare per decreto ogni potere di controllo politico sull’attività economica costituisce una violazione palese e profonda del nostro tessuto costituzionale vigente che lo sbilancia in modo ancora più evidente a favore dell’interesse privato (spesso multinazionale)  ai danni di quello delle persone comuni.
A ciò si aggiunga che la nostra Costituzione struttura uno stato sovrano cui non può essere precluso da poteri esterni  di qualsivoglia natura di investire sul lungo periodo, promuovendo la persona umana ed il suo sviluppo oltre a molteplici altri valori non economici (solidarietà, ambiente, paesaggio, ricerca scientifica, istruzione) anche nell’interesse delle generazioni future. Il Decreto viola inoltre la funzione costituzionale del risparmio, frutto dei sacrifici dei lavoratori, di cui all’art. 47 della Costituzione.  La preconizzata costituzionalizzazione del pareggio di bilancio rende impossibile l’investimento sociale ed impone una visione aziendalistica dello Stato che la nostra costituzione non contiene in alcun modo  ma che è soltanto una delle cifre di quel fallimentare modello neoliberista, ancora troppo potente anche in Europa, che non ammette di aver prodotto la profonda crisi attuale.
E’  assolutamente necessario affermate con forza che il popolo sovrano, composto  nella stragrande maggioranza di quelle persone comuni ai cui danni la crisi si sta orchestrando, si è espresso appena due mesi fa nelle forme e nei modi previsti dalla Costituzione tramite i referendum in modo politicamente inequivocabile contro il modello di sviluppo neoliberista che il Decreto di ferragosto ripropone pervicacemente. In particolare, sul piano del diritto costituzionale vigente  non può essere riproposta la privatizzazione\liberalizzazione  dei servizi pubblici locali. Il clima di emergenza internazionale va verificato nella sua reale portata politica prima di affrettare manovre di pareggio dei conti in contrasto con i valori di solidarietà sociale della nostra Costituzione.
È questa, non quella dei mercati finanziari, l’indicazione politica che occorre  seguire in Italia: un’indicazione inequivocabile che dopo vent’anni di neoliberismo ha affermato a maggioranza assoluta che, nel governo dei beni comuni, il privato non è sempre “la soluzione” ma molto spesso è esso stesso “il problema”. Il popolo ha fatto pervenire un’ indicazione politica chiara volta a riequilibrare il rapporto fra privato e pubblico a favore di quest’ultimo, dando immediata e piena attuazione agli artt. 41, 42 e 43 della Costituzione.
Di fronte a questo scenario sconcertante, che fa emergere una vera e propria emergenza beni comuni, rivolgiamo un appello al movimento referendario tutto affinché esso dichiari conclusa la stagione referendaria specifica, investendo di qui in poi energia e risorse (incluse quelle del rimborso elettorale) per dare finalmente voce autorevole e rappresentanza politica seria alla necessità urgente di invertire la rotta rispetto alla privatizzazione ed al saccheggio dei beni comuni.
Alle forze politiche di opposizione ed al sindacato (in particolare la CGIL) chiediamo di consultare immediatamente le loro basi su questo cruciale spartiacque facendosi successivamente paladini di una ristrutturazione seria del settore pubblico informata alla piena tutela dei beni comuni, del patrimonio pubblico, della sovranità popolare e dei valori della nostra Costituzione.
Agli amministratori infine, chiediamo di rispettare rigorosamente la Costituzione vigente, disapplicando se del caso, in ottemperanza di un preciso obbligo costituzionale di tutti i pubblici ufficiali, quelle parti del Decreto di ferragosto che più brutalmente tradiscono la volontà popolare emersa dai referendum di giugno.
Alla cittadinanza onesta e a quanti hanno accesso al sistema mediatico infine estendiamo un invito a sottoscrivere questo appello su http://www.siacquapubblica.it/ , a sostenerlo promuovendone la conoscenza e la diffusione.