Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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venerdì 16 maggio 2014

PER NON DIMENTICARE LE MAROCCHINATE

LE DONNE SI RACCONTANO
II^ Conferenza Tematica

Sabato 17 maggio 2014
   Ore 10.00

Salone Amministrazione Provinciale, Frosinone

Campagna di sensibilizzazione ”Diamoci la mano” contro discriminazioni e violenze di genere.

            Il “Tavolo di Progettazione provinciale per un Patto di solidarietà sociale”,  intende proseguire la sua Campagna di sensibilizzazione,  avviata l’8 marzo di quest’anno con la Marcia di solidarietà,  contro discriminazioni e violenze grazie anche al contributo di molte Amministrazioni comunali, Cittadinanzattiva, Associazioni di Volontariato, Sindacati Unitari, Università di Cassino e del Lazio Meridionale, Conservatorio di Musica “L. Refice” di Frosinone
            Appare doveroso, nella ricorrenza del 70° anniversario della seconda guerra mondiale, promuove una iniziativa di sensibilizzazione in omaggio alle tante donne, bambini, anziani e cittadini che, nei paesini locali  nel 1944, subirono violenze e lutti su tutto il nostro territorio provinciale. Nel mese di maggio si ricorda e commemora, in Ciociaria, la terribile vicenda della seconda guerra mondiale.
            Il nostro intento rimane quello di porre attenzione al fenomeno tristemente ricordato come “Marocchinate”, volendo così mettere l’accento sul più grande stupro di massa della storia d’Italia.
            Il 14 maggio 1944 i goumier, attraversando un terreno apparentemente insuperabile nei monti Aurunci, aggirarono le linee difensive tedesche nell'adiacente Valle del Liri permettendo al XIII Corpo britannico di sfondare la Linea Gustav e di avanzare fino alla successiva linea di difesa predisposta dalle truppe germaniche, la linea Adolf Hitler. In seguito a questa battaglia si ritiene che il generale Alphonse Juin abbia dato ai suoi soldati cinquanta ore di "libertà", durante le quali si verificarono i saccheggi dei paesi e le violenze sulla popolazione denominate appunto marocchinate.
            Il 17 maggio presso il Salone dell’Amministrazione provinciale alla presenza di esperte-i, di testimoni e popolazione, in collaborazione con Damiana Leone e la Compagnia “Errare Persona” per il progetto “Racconta la Guerra” prenderà la parola la Memoria. Noi non vogliamo dimenticare.

                                                                                                  La Presidente
                                                                                               Giuseppina Bonaviri

mercoledì 2 aprile 2014

A PROPOSITO DI DONNE

Giuseppina Bonaviri
 Le donne non sono riserve protette, non sono vessillo di conquista o di supposta emancipazione. Dare spazio alle donne, ancor più se a quelle donne che vivono la loro normale quotidianità, in qualità di persone comuni che agiscono virtuosamente, ha un forte significato progressista. Sollecitare l’adozione spontanea di nuovi codici di comunicazione non ha semplicemente valore di questione di quote ma di un vero salto di qualità, di un avanzamento della democrazia paritaria, di cultura di genere diffusa. Non si può continuare ad abusare di luoghi comuni che ci vedano prigioniere di partiti o di finte lotte progressiste spesso , purtroppo, agite proprio da quelle donne che rimangono ostaggio del potere maschile.Le strategie culturali e di dominazione di genere stanno involvendo ma la verità rimane che l’appartenenza al gruppo come il cognome si trasmettono per linea maschile: questo è il modello imposto ancora esistente. Allora non basta  proporre sulla pelle delle donne -vedi sexy-worker- bisogna, prima, imparare l’arte dell’ ascolto e dell’accoglienza rispetto alle minoranze per sentirti classe civile e politica liberata. Necessita un grande apprendistato prima di avvicinarsi ad un gruppo stigmatizzato senza cadere nel precostituito rigido e questo, al momento se lo possono permettere poche-i eletti come le-gli studiose-i e scienziate-i.  Diversamente, anche i messaggi più alternativi serviranno solo a rinforzare gli stereotipi  tradizionali. Continuare a credere che ci sono donne cattive e donne buone giova solo alla stabilità di un sistema logoro, è un elemento di controllo sociale. Si continua a perseguitare, così, la sessualità autonoma delle donne mentre dovremmo  essere, invece, consapevoli dell’esistenza di questi modelli standardizzati per demistificarli e modificarli.Potremo pensare di cambiare solo quando disporremo di soluzioni sociali corrispondenti al di là dall’approssimazione intellettuale.
Iniziamo dal modificare i linguaggi comuni per permettere che anche il nostro territorio si trovi al passo coi tempi . La lingua rispecchia la nostra cultura, dunque, le riflessioni  sul modo di rappresentare le donne attraverso il linguaggio e la storia è la ragione per la quale essa svolge un ruolo prioritario nel processo di costruzione dell’immagine femminile collettiva. Le donne possono e devono essere sempre in prima linea -insieme agli uomini paritariamente- se si vuole scrivere un nuovo, fiorente capitolo d’epopea italiana. Noi donne, che lottiamo per la giustizia e per la pace, per i diritti civili siamo in prima linea e ben sappiamo che è solo un atto di giustizia che potrà rendere consapevoli le classi dirigenti che, se non si lascerà spazio alla democrazia di genere fuori dal  becero utilizzo questa sarà negata. Allora non ci potrà essere cambiamento che tenga nell’immediato.

Non vogliamo essere complici di un pregiudizio che ci vuole vittime di soprusi. Fuori dalle strumentalizzazioni della mala gestione politica che continua ad enfatizzare le quote rosa- pensiamo a quello che succede nella formazione del governo e poi a seguire nella proposta della nuova legge elettorale- fare Rete tra donne comuni e virtuose della, siano esse intellettuali o di riconosciuto talento crea le vere condizioni di beneficio per tutta la società.
Nell’ambito delle iniziative che la Rete La Fenice porta avanti è stato dato grande spazio alle criticità moderne dell’essere donna. Basti pensare alla iniziativa, ormai di respiro nazionale “ L’arte contro il femminicidio”.  Il nostro appello, che partì il 21 settembre scorso nel corso della prima iniziativa provinciale a sostegno del donne vittime di abusi alla Villa Comunale di Frosinone, è stato ascoltato ed ha sensibilizzato amministrazioni comunali e provinciali, a partire da quelle locali, che hanno accolto la nostra richiesta uscendo dai sentieri di omertà e di silenzio. Ne da conferma l’iniziativa provinciale dell’8 marzo scorso a Frosinone per l’inaugurazione della Campagna di sensibilizzazione provinciale contro discriminazioni e violenze di genere e la Marcia di solidarietà alla quale hanno aderito più di 50 comuni locali, moltissime scolaresche provenienti da tutta la provincia, associazioni, sindacati unitari, gente comune in una terra, la nostra, corrosa da microcriminalità e dall’arroganza di un potere politico irrivente.

Consapevoli, dunque, che la partecipazione è solo l’inizio di un lungo momento di riflessione innovativa ed aperta al contributo di tante e tanti sono stati messi in cantiere per i prossimi mesi  altri importanti momenti di incontro con la gente, con le Università e nelle scuole (dibattiti pubblici sull’evento saranno trasferiti a Napoli, Pescara, Rieti, Milano e proseguiranno sino a giugno su Roma).
Portare sul piano del confronto pubblico- tenendo alla base  prerequisiti  tecnico-specialistici che ne certificano la qualità- in provincia e fuori,  tra i giovani e nelle piazze tematiche occultate significa scavalcare i limiti dell’attuale dibattito politico sterile ed usurante. Perché di donne non basta solo parlare.
 Video di Luciano Granieri

martedì 11 marzo 2014

Iniziativa delle donne a Cassino .

Comitato ANPI Provincia di Frosinone


Domenica 9 Marzo, nel corso delle iniziative promosse dalle donne di Se non ora, quando? di Cassino, è stato presentato il libro di Lucia Fabi ed Angelino Loffredi “Nord e Sud un cuore solo”, sull’infanzia di Cassino e della Ciociaria salvata dalla solidarietà delle famiglie del Nord Italia nel 1946. Gli autori hanno illustrato il loro lavoro alla presenza di una sala gremita ed attenta fino alla fine dei lavori.
Il libro, pubblicato nel 2011, raccoglie documenti dell’epoca e testimonianze dirette di persone coinvolte, e ricostruisce una pagina nobile quanto sconosciuta della storia italiana. Sconosciuta non certo per crudele casualità o per beffa del destino, ma perché quella pagina straordinaria, all’indomani della Liberazione e delle tragedie della guerra, fu scritta dai comunisti, ed in particolare dalle donne comuniste. Ce n’è quanto basta per far storcere il naso ad ogni risma di benpensanti, di quanti vorrebbero che le differenze fossero derubricate a semplice questione di tattica, e non fossero invece quello che sono, ossia il discrimine fra chi aveva in animo la conquista della libertà e della dignità per tutti e chi era fiero di servire un padrone, meglio se guerriero, purché si potesse illusoriamente ritagliare in quella servitù un angolino di privilegio.
Cassino visse quei nove mesi, e l’ultimo inverno soprattutto, nella miseria più nera, straziata dalla vista di centinaia di innocenti, molti ancora bambini,            dilaniati dopo mesi di fame, di pidocchi, di sporcizia, di abbrutimento totale, ridotti a meno che animali in preda alla paura. Tutto questo non finì con la fine dei combattimenti. Furono le donne, le donne comuniste che avevano da poco finito di combattere la Guerra di Liberazione, le donne del Nord, che o erano state in montagna con gli uomini a combattere contro l’invasore ed i suoi accoliti collaborazionisti, o erano state in trincee ancora più pericolose, ad assistere, a rifornire, ad informare, a nascondere i partigiani in lotta, furono loro a decidere, spesso imponendosi agli uomini, a passare ancora una volta all’azione, pretendendo che il loro partito organizzasse, anche se con le difficoltà che oggi non riusciamo nemmeno ad immaginare, la solidarietà militante, trasportando i bambini denutriti e seminudi in zone più favorevoli, accogliendoli nelle case dei militanti, nutrendoli e restituendo loro la dignità che a Cassino non avrebbero avuto per molto tempo ancora.
Le donne ricordano oggi le loro madri, le loro nonne, raccolgono il loro insegnamento e lo offrono alla Città Martire.

L’ANPI è grata a queste donne per l’invito rivoltole, ed ha partecipato con diversi iscritti presenti e con un  accorato intervento del presidente provinciale. Siamo grati alle donne di Se non ora, quando? per aver donato alla Città le loro riflessioni, la loro sensibilità civile, la loro esperienza partecipativa, ed auguriamo di rinnovare le occasioni di collaborazione nella battaglia senza fine della dignità.

Video a cura di Luciano Granieri.
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domenica 9 marzo 2014

Diamo un senso all'8 Marzo

Luciano Granieri



Un altro 8 marzo è passato.  Fra ennesimi fatti di sangue,  che hanno coinvolto donne i cui assassini avevano la chiavi di casa, ipocrisie di varia natura sulla figura della donna gratificata da premiazioni  e tributi di ogni tipo,   fino alla complicata questione delle quote rosa che domani animerà  l’aula di Montecitorio  nella discussione sulla legge elettorale, si è consumata la solita litania riparatrice. 

Dopo ieri  finisce la  ricreazione     tutto come prima.  E’ possibile evitare questo falso e melenso frastuono che ogni hanno rimpingua i portafogli di fiorai e contrabbandieri di mimose?  Probabilmente no.  E’  L’Europa che ce lo chiede. E allora sarebbe opportuno  cambiare rotta. 

Si usi l’8 marzo per riaffermare i diritti violati  di alcune categorie di persone  che come le donne subiscono ogni giorno discriminazione di ogni genere. Si utilizzi la questione femminile come elemento avanzato per rivendicare una giustizia sociale che manca da secoli, anzi probabilmente non è mai esistita. Dalle lotte che in Spagna le donne stanno combattendo contro le incivili leggi d Mariano Rajoy contro l’aborto , fino alla protesta  delle donne in Italia, che  subiscono le prese di posizione di  medici, i quali  si dichiarano  obiettori di coscienza proprio nel momento in cui c’e da applicare la legge 194.  Nel nostro Paese  arrivano al 70%. Tale atteggiamento  spesso consente a questi dottori timorati di Dio notevoli scatti di carriera. Mentre i medici che praticano  l’aborto vegono  isolati dalle stesse istituzioni mediche. 

E’ ripugnante sapere che esiste qualcuno in grado  di incidere sulla carne viva di un’altra persone   in modo così arbitrario.  Questa  libertà illegale, nel caso delle donne,  viene esercitata da figure amiche. E’ il medico che ti impone di non  abortire, come è un marito, un compagno o un fidanzato che decide se devi continuare a vivere e come .   Se manca la tutela alla gestione del proprio corpo manca tutto.  “Io sono mia”, gridavano le neo-femministe.  E’  un principio  di fondamentale libertà. 

Spesso sono le donne stesse a non capirlo o a rifiutarlo.  Lo scorso 10 dicembre il Parlamento europeo ha bocciato la   Risoluzione Estrela che chiedeva il diritto all’aborto legale e sicuro per le donne di tutti i paesi dell’Unione.  La  legge non passata, grazie anche all’astensione di due deputate italiane del Pd  (un partito che si fa paladino dei diritti civili),  Silvia Costa e Patrizia Toia, le quali  hanno imitato  i loro colleghi maschi Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi, David Sassoli. 

Un altro elemento utile a dare un senso alle giornate di rivendicazione è quello di tentare una rivoluzione nel rapporto fra mansioni produttive e riproduttive. Oggi se la società post-moderna ha cambiato la sua fisionomia impegnando in attività produttive anche le donne,  il contesto sociale invece è rimasto quello rigidamente modellato sul paradigma taylorista-fordista- keynesiano. In cui  i ruoli erano rigidamente definiti. 

La produzione agli uomini, la riproduzione alle donne. Nell’era dell’accumulazione flessibile alle donne, oltre a non essere risparmiato l’onere della riproduzione viene demandata anche l’ansia da prestazione di un lavoro produttivo, spesso usurante e sottopagato .  A casa e a lavoro, in entrambi gli ambienti è possibile   il perpetrarsi di  abusi e vessazioni.  

Forse  la libera determinazione della donna passa proprio dalla ridefinizione di una società nuova. Un mondo libero dagli stereotipi di un’incancrenita tradizione patriarcale,  che sedimentano  nel quadro di una condizione imposta dalla legge del capitalismo finanziario, in cui la valorizzazione femminile si realizza con gli stessi criteri con cui si apprezza un oggetto. 

 Infine sarebbe decisivo valorizzare e promuovere  l’innata predisposizione intellettuale delle donne alla sensibilità, al  dialogo, per incidere sull’imbarbarimento dei rapporti sociali.  Violenza, prevaricazione, urlare più forte del proprio interlocutore, questi sono gli elementi   striscianti su cui  oggi si basano per lo più i rapporti umani .  Una lotta  per i diritti delle donne potrebbe costituire  una buona base di partenza anche per ricostruire un nuovo patto fra le persone basato sulla reciproca legittimazione.  Se questo otto marzo sarà stato capace di innescare  tutta una serie di ragionamenti, riflessioni e azioni quotidiane, così come sopra ho argomentato, forse non sarà stato del tutto inutile.


giovedì 6 marzo 2014

Lavoratrici o madri? La scelta è solo delle donne

Laura Sguazzabia (*)

Come una cartina al tornasole, l’aborto, il momento più esclusivo di affermazione di volontà da parte di una donna, dà l’esatta misura del livello di oppressione delle donne nel sistema capitalistico: la legislazione borghese (che sull’argomento riesce a sbizzarrirsi in restrizioni e tempistiche ai limiti del ridicolo) lo rende strumento ideale per relegare maggiormente la donna nella sua funzione riproduttiva, soprattutto in questo momento in cui per la crisi economica è necessario “liberare” posti di lavoro in favore degli uomini e sopperire ai tagli ai servizi sociali con manodopera gratuita.
In molti Paesi è ancora una pratica illegale, in altri si sta cercando di ridurne fortemente l’applicazione, come ad esempio in Italia dove è ostacolato dalla massiccia diffusione dell’obiezione di coscienza: l’analisi di alcune situazioni recenti dimostra come sia funzionale all’oppressione femminile, quanto qualsiasi altra forma di violenza.    
Spagna: il ritorno della destra
Il primo febbraio al grido di "no penar para abortar" (non soffrire per abortire), migliaia di persone provenienti da varie città della Spagna si sono mobilitate a Madrid contro il restrittivo progetto di riforma della legge sull’aborto, approvato lo scorso dicembre dal governo conservatore di Mariano Rajoy. A partire dal mattino, i manifestanti sono giunti su alcune decine di treni e autobus alla stazione di Atocha, per partecipare all’iniziativa “Un treno per la libertà”, indetta da due associazioni di donne delle Asturie, alla quale hanno aderito oltre un centinaio di associazioni sul territorio nazionale. Primo appuntamento di un fitto calendario di mobilitazioni, non ancora concluso, contro l’approvazione della riforma che cancellerebbe il diritto di scelta delle donne e riporterebbe la legislazione spagnola indietro di quasi trent’anni.
La riforma di Gallardón prevede l’aborto soltanto nei casi di stupro (entro la 12 settimana e dopo denuncia e accertamento delle forze dell’ordine) e di rischio per la salute fisica o psichica della donna (entro la 22 settimana), sempre che questo rischio sia “permanente o duraturo nel tempo”. Non sarà possibile ricorrere all’aborto in caso di anomalia fetale grave a meno che non si accerti che partorire un figlio con “malformazioni incompatibili con la vita” danneggi la salute mentale della donna: in questo caso servono comunque due certificati medici ed un periodo di riflessione di sette giorni.
Il testo presentato tratta le donne come esseri immaturi senza giudizio o senza coscienza. Mette in relazione la decisione di abortire con l’infermità mentale e antepone il criterio della salute al diritto della donna di decidere. Considerando inoltre l’estesa diffusione dell’obiezione di coscienza tra il personale medico, infermieristico e ausiliario, il ritiro di molti contraccettivi dalla lista dei farmaci gratuiti e il forte ridimensionamento dell’educazione sessuale nelle scuole, le donne spagnole si troveranno, nel caso di approvazione del progetto di legge, in una sorta di percorso espiatorio che le obbligherà a rendere ragione della loro scelta.
A farne le spese saranno ovviamente le donne delle classi sociali più deboli che, sprovviste di mezzi e spesso di conoscenze, saranno costrette a ricorrere alla clandestinità mettendo a serio rischio la propria vita, così come le ragazze minorenni che dovranno ora ricorrere al consenso dei genitori, contrariamente alla legge precedente che consentiva loro, a partire dai 16 anni, di decidere autonomamente.
La riforma non risponde solo a questioni ideologiche sottese all’attuale governo ultra conservatore spagnolo (controllo dell’ordine sociale e imposizione della morale cattolica), ma anche a ragioni economiche: le condizioni pattuite con la Troika e la Ue, impongono alla Spagna un drastico taglio della spesa pubblica, realizzato in particolare nell’ambito socio-sanitario.
India: la fatica di essere donna
L’India, nazione emergente tra i colossi del capitalismo globale, è tra i primi 6 Paesi al mondo dove è pericoloso essere donna, fin dalla nascita, anzi fin dal concepimento. La nascita di una figlia non è di buon auspicio a causa del costo della futura dote (illegale dal 1961, però tuttora pretesa dalle famiglie dei mariti): con l’introduzione dell’accertamento pre-natale del sesso attraverso l’uso dell’ecografo ha preso avvio la pratica dell’aborto selettivo. Ma non è solo la vita delle potenziali bambine a essere in pericolo: poiché illegali, gli aborti selettivi vengono spesso praticati in condizioni non igieniche da operatori non qualificati o professionisti che ricorrono a mezzi tradizionali e rudimentali, al punto che ogni due ore una donna indiana muore a causa di un aborto praticato in circostanze non sicure.
In generale, comunque, nelle zone rurali soprattutto e quindi rispetto alle fasce sociali più deboli, le strutture sanitarie sono assolutamente incapaci di assolvere il loro compito costringendo le donne, anche nei casi previsti dalla legge, a ricorrere ad alternative rischiose. Se a ciò si somma il mancato investimento in programmi di educazione sessuale e di promozione dei contraccettivi tra i giovani, oltre alla possibilità dei medici di decidere se praticare o meno l’aborto sulla base di questioni “culturali” (come nel caso di donne sole seppure vittime di stupro: in India ogni venti minuti una donna viene violentata), è chiaro che per le donne la possibilità di scelta rispetto all’interruzione di gravidanza è assolutamente inesistente o pericolosa. Anche in questo caso le ragioni ideologico-culturali si intrecciano fortemente con quelle economiche: si pensi che il governo indiano investe nella spesa sanitaria in modo assolutamente irrisorio il 3,9% del Pil.
Usa: no comment
Nel Paese simbolo del capitalismo, nella sua forma più aggressiva ed esasperata, l’aborto è veramente al centro di un dibattito feroce e di una battaglia politica senza limiti. A seguito di una decisione della Corte Suprema nel 1973, l’aborto è un diritto garantito negli Usa durante il primo trimestre di gestazione, anche se gli Stati possono imporre regole a partire dal secondo trimestre o addirittura vietare l’aborto nell’ultimo trimestre, quando il feto è vitale al di fuori dell’utero.
Tuttavia da alcuni anni gli Stati Uniti assistono ad un’esplosione di misure restrittive al diritto all’aborto che, attraverso la legislazione statale, sta causando la chiusura di numerose cliniche e limitando gradualmente l’accesso delle donne a questa pratica: solo nel 2013 sono stati 70 gli atti restrittivi in tema di interruzione di gravidanza. Nel corso del 2013, l’Arkansas ha approvato una legge per vietare senza eccezioni l’aborto dopo dodici settimane di gestazione. In North Dakota vige il provvedimento più severo: il divieto di aborto non appena il battito cardiaco del feto viene rilevato, a circa 6 settimane di gestazione. In Texas i medici che praticano l’aborto devono ricevere l’autorizzazione di un ospedale situato ad una distanza massima di 48 chilometri, cosa che obbligherà molti centri a chiudere per la mancanza di questi permessi.
Denominatore comune
Limitare la libertà di scelta delle donne, o azzerarla come accade in molti Paesi, è un ottimo strumento di controllo dell’ordine sociale per cui una classe riesce a dominarne un’altra.
Le donne del Pdac, in previsione della prossima ricorrenza dell’8 marzo, pongono all’ordine del giorno la questione dell’oppressione femminile in tutte le forme in cui essa si manifesta e propongono la creazione di un coordinamento di lotta delle proletarie italiane per il pieno impiego contro flessibilità e precarizzazione, per servizi pubblici sotto il controllo delle donne e degli operatori, per consultori pubblici con libero accesso (senza limite di età), per una educazione sessuale libera, accessibile a tutti e diffusa nelle scuole, in difesa della legge 194 sull'aborto e per la sua piena applicazione anche con l'uso della pillola RU486.
(*) responsabile Commissione Donne Pdac

giovedì 5 settembre 2013

Una giornata contro il "femminicidio" ma non solo

Redazione  http://unoetre.it/


Il 4 settembre si sono riunite a Frosinone in Vicolo Moccia la Rete La Fenice con Bonaviri e l’Associazione Collettivocinque con Maccotta che grazie al contributo delle tante realtà associative e civiche impegnate in provincia ed oltre (come Pari o Dispare e le Cooperative delle terre confiscate alla mafia del casertano), di intellettuali, artiste-i, delle donne dei sindacati unitari, del Telefono Rosa, della Fondazione del Giardino delle Rose Blu, del Conservatorio di Frosinone, dell’Università di Cassino e del Lazio meridionale hanno organizzato  una forma di mobilitazione dell’opinione pubblica in ciociaria a garanzia delle pari opportunità e contro il femminicidio.
L’evento “ L’arte contro il Femminicidio”, che occuperà l’intero arco della giornata di domenica 22 settembre presso la Villa Comunale di Frosinone prevede una mostra fotografica a tema, uno spazio espositivo delle scarpe rosse, spettacoli di arte varia, la proiezione di spezzoni di film storici attinenti, la presentazione di un volume scientifico, testimonianze attive, dibattiti sulle prospettive aperte dalla legge e sulle ragioni di così orribili ed intollerabili reati che sono il retaggio di problemi di parità fra i generi, non risolti. Atti, questi, che colpiscono quanto di più profondo c’è nel bisogno di relazione delle persone: la fiducia nel prossimo che è il cuore degli affetti e della convivenza umana minando all’origine ogni capacità di sentirsi corpo unico.
La società civile non viene mai consultata e la politica non consente traduzioni di quel messaggio originario che vuole un cambio nell’approccio concettuale all’implementazione della legge e della prevenzione.  Il gruppo di lavoro che si è costituito intende portare avanti un percorso itinerante -anche in tutti quei territori che stanno appoggiando l’iniziativa- che informando e formando diverrà  base di sviluppo di buone pratiche a garanzia delle pari opportunità per la creazione di uno strumento a favore della rete fra donne e per il cambiamento dell’attuale paradigma imperante.


foto di Iganzio Mazzoli




Video Pubblicato da Aida Hamdi, segnalatoci dalla Jazzista Maria Pia De Vito

domenica 21 ottobre 2012

Society for Cutting Up Men

Video Post di Luciano Granieri




Scum  "Society for Cutting Up Men".  E'  il  lavoro che la scrittrice e attrice Valerie Solanas scrisse alla fine degli anni 60 è un feroce quanto rivoluzionario attacco al potere maschile. Infatti solo nell'androcidio e nel totale potere femminile si può trovare la salvezza del pianeta. E sicuramente oggi  Carmela  sarebbe ancora viva, come vive sarebbero le altre 109 donne vittime della violenza maschile.

sabato 4 febbraio 2012

Il branco non è un'aggravante

Ornella Carnevale


  Apprendo attonita la notizia della insensata sentenza rilasciata dalla terza sezione di cassazione: Stuprare in gruppo non è più grave che farlo individualmente. 
Sembra quasi che si vogliano consigliare gli stupratori ad organizzarsi per compiere un reato odioso come lo stupro,senza subire gravi condanne. 
Non ci sto', e come me, tutte le donne devono levare un urlo di protesta, perchè ancora una volta si decide a proprio piacimento del corpo delle donne. 
Si ha l'impressione che quando vengono emesse certe sentenze,si pensa solo a difendere e tutelare il carnefice e non si parla mai della vittima; se si fa la si dipinge quasi sempre in qualche modo 'consenziente'. 
A questi giudici probabilmente sfugge la gravità delle conseguenze di uno stupro, esse sono devastanti per il fisico, lo spirito e la personalità e determinano una rabbia autodemolitrice. 
Lo stupro collettivo inoltre è ancora più vigliacco dello stupro individuale perchè le singole forze, unite, sopraffanno la vittima neutralizzandone le capacità di difesa e nello stesso tempo potenzia quelle menti malate che fanno del corpo femminile un trofeo da conquistare con la forza e la violenza; senza dimenticare che una violenza di gruppo esalta il branco e la sua ferocia. 
Il reato di stupro è uno dei più gravi che possano esistere a danno di una donna, ma le sentenza di una certa magistratura ci porteranno indietro di anni. 
Non posso non ricordare la sentenza che assolse lo stupratore perchè la donna indossava i jeans e non posso dimenticare quel sindaco che finanziò la difesa di un gruppo di stupratori. 
Sembra avversione per il genere femminile e voglia matta di riportare la donna al suo ruolo primordiale: oggetto del desiderio maschile e macchina da riproduzione.
La crisi economica che stiamo vivendo penalizza sempre di più le donne che, senza un lavoro o mal retribuite, sono costrette di nuovo a chiudersi nelle mura domestiche, reprimendo le conquiste civili duramente conquistate negli ultimi anni. 

L'attuale società ci sta mettendo all'angolo,dobbiamo reagire, se non ora quando?

martedì 23 agosto 2011

“Questione femminile “

Giuseppina Bonaviri
Segretaria IdV città di Frosinone

Dalla conquista del diritto di voto la narrazione delle donne cambia. La donna acquisisce libertà individuale e le grandi vittorie avvenute negli anni ’60-‘70 ne sono un felice esito scritto nella nostra Costituzione. Rimane ancora aperto un conto: quello di una educazione sentimentale ed una cultura etica profondamente imbibita di pregiudizi che ci assegna  una posizione prevalente nella sfera della famiglia, non in quella socio-politica.
Già marginalizzate o escluse dal mercato del lavoro, noi donne, ancora costrette a scegliere tra lavoro e maternità, ora più di prima, con l’iniqua ed inefficiente manovra del Governo lavoreremo più a lungo senza ricevere alcun vantaggio economico ne l'adeguatezza di una pensione o della costituzione di un Fondo dedicato a finanziare politiche di condivisione e conciliazione. Giusto passo, nella direzione di una sostanziale parità di genere per la rappresentanza civile e politica è che, la donna -selezionata solo in quanto “ornamento” nell’era berlusconiana- debba invece proporre una cultura fuori dagli stereotipi e dallo stigma. Difendiamo la nostra libertà ed autodeterminazione promuovendo  partecipazione alla vita  decisionale ed economica del paese su valori di merito integrando scelte per la cittadinanza di genere nella programmazione e nella attività normativa delle amministrazioni anche
tramite l’attuazione del bilancio di genere; sosteniamo l’imprenditorialità e le professionalità femminili favorendo sviluppo e qualità della vita attraverso politiche di conciliazione dei tempi di lavoro, di relazione, di cura parentale e di formazione con interventi a sostegno di una equa distribuzione delle responsabilità familiari, di maternità e paternità responsabili. L’attuale manovra farà crescere la disoccupazione, in particolare quella femminile. Nel Centro-Sud siamo su una media lavorativa del 33,1%, lontanissima dagli obiettivi di Lisbona che prevedono una soglia del 60% di attività femminile . In Italia poi, dove il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi dei paesi industrializzati, il quoziente familiare si dimostrerà  meccanismo ancor più grave a scoraggiare oggettivamente il nostro lavoro femminile.  Sappiamo bene che la ricchezza di un paese e il suo sviluppo non dipendono solo dalla sua performance economica. E’ il suo progresso sociale, le condizioni di vita dei suoi uomini, le prospettive di vita futura dei suoi giovani, il suo benessere complessivo che ci qualificano. E allora, per la nostra rinascita morale, riprendiamoci il posto che ci spetta di diritto. Fare opposizione etica e politica, indignarsi partecipando e non assecondando i silenzi assordanti di chi ci vuole manipolabili fa parte di un progetto unitario civile, culturale, istituzionale di tante e tanti dove donne e giovani, quali baricentro di una emancipazione consapevole nei comuni luoghi del vivere, diverranno l’autentico cambiamento .




Scum  "Society for Cutting Up Men".  Il lavoro che la scrittrice e attrice Valerie Solanas scrisse alla fine degli anni 60 è un feroce quanto rivoluzionario attacco al potere maschile. Infatti solo nell'androcidio e nel totale potere femminile si può trovare la salvezza del pianeta.
Nella trasposizione musicale anche gli Area usano una modalità esecutiva rivoluzionaria.
Questa consiste nel creare l'improvvisazione non su una sequenza armonica tradizionale ma sull'alternarsi ripetuto di solo due note. E la distruzione dello schema classico basato sul potere dell'armonia  che evidentemente viene associato al potere maschile. Alla fine dell'improvvisazione Demetrio Stratos recita il testo di Scum
Luc Girello

martedì 15 marzo 2011

OMAGGIO ALLA DONNA

di Patrizia Dainella


PICCOLO CANZONIERE-OMAGGIO ALLA DONNA PERCHÉ “OGNI POESIA E’ FEMMINA”OGNI DONNA E’ MUSA con Fatima Mahmud, poetessa libica
(scritto da Benedetta Cerro, poetessa, in occasione del convegno ”Storie di donne”,12 marzo 2011, organizzato dall’Associazione”Per Noi Donne. Insieme contro la violenza” di Pontecorvo.

Donna della tessitura
Che strugge di ferro l’arte delle trame
Donna della paura
Che guarda la vita a denti stretti
Donna di merletti
Che chiude l’insonnia nel velluto
Che sventola il dolore alle finestre
Donna del peccato
Che conosce le spine dei giacigli
Donna rose e gigli
Che risuscita al canto le ferite
Donna dal viso senza trucco
Che porta i segni del pianto e la fatica
Che si lascia lievitare come un pane
Donna occhi di cane
Che ha messo a dormire la speranza
Che ricetta il sale e la pazienza
Donna di conoscenza
Che stende bucati di parole
Donna mani di sole
Che tutto dona e niente vuole
Donna madre,figlia e amica
Che conosce il dono della vita
Donna del silenzio
Dio ti benedica
Benedetta Cerro




giovedì 10 marzo 2011

Libere e Indecorose

di Fausta Dumano



Blocco notes, macchinetta , la redattrice di Aut , 8 marzo è tornata in piazza,erano anni che questa giornata era stata completamente svilita di ogni contenuto,una giornata di mimose, di strep tease, di becero qualunquismo,una festa commerciale, locali pieni di donne, che una sera all' anno lasciano mariti e figli....una festa da cui sono sempre scappata....quest' anno le donne sono tornate in piazza, ribellissime, libere e indecorose. Gli appuntamenti romani sono tanti, bisognerebbe avere il dono dell' ubiquità per poterle raccontare. Piazza vittorio, una piazza simbolo , la piazza dei migranti, qui si sono date appuntamento le donne di se non ora quando, unica bandiera che sventola è quelloa del MANIFESTO,una piazza trasversale dalle studentesse alle nonne, un fiocco rosa, un fioco con duplice valenza, da un lato il bisogno di ''riformulare l' ITALIA, dall' altro la maternità che esclude le donne dalla vita sociale. Sulla scalinata di sinistra femministe storiche, le donne di carta che rivendicano il diritto di leggere, la solidarietà alle donne dell' IRAN....AL CENTRO LE LOTTE DELLE DONNE DEL MAGHREB....La redattrice di Aut poi va verso BOCCA DELLA VERITA’  per raggiungere il corteo di LIBERE E INDECOROSE contro la violenza, contro lo sfruttamento ,ma anche contro il familismo che relega la donna. In entrambi gli appuntamenti anche gli uomini in piazze Colorate , tante...riprendersi la città, mister B ma anche il sindaco ALEMANNO NEI CARTELLI, ma tanta solidarietà anche al recente caso di violenza nella caserma del Quadraro , un 8 marzo di lotta







I brani che accompagnano la clip sono: "Giulia" e "Fischia il vento" tratte dal cd Tammurriatarock di Enrico Capuano.

martedì 8 marzo 2011

Viva la rivoluzione araba! Viva la lotta di tutte le lavoratrici del mondo!

Segretariato Internazionale della donna Lega Internazionale dei Lavoratori – IV Internazionale

Salutiamo le lotte delle donne lavoratrici di tutto il mondo, specialmente quelle che sono state e continuano ad essere protagoniste della rivoluzione araba.
I mezzi di comunicazione di massa, quando si riferiscono alle donne di questa regione, ci parlano sempre dei terribili abusi di cui soffrono: lapidazioni, mutilazioni genitali. Ma non ci dicono nulla della lotta che queste donne stanno sviluppando in difesa dei loro diritti. Oggi, al calore della rivoluzione, le vediamo in tutta la loro grandezza, partecipare ai combattimenti non come un’entità separata, ma come compagne di lotta degli uomini che si ribellano contro i regimi totalitari di Ben Ali, Mubarak e Gheddafi.
E’ stato un gruppo di donne a dare inizio alla protesta contro il regime di Ben Ali. Queste donne, tra le quali si può citare Radhia Nasrauoi (presidente dell’Associazione Tunisina contro la Tortura) hanno dovuto pagare la loro audacia con minacce di morte, persecuzioni della polizia segreta e anche accuse di sodomia, a partire da fotomontaggi e video fasulli trasmessi su internet.
E in Egitto le donne sono state in prima linea durante il rovesciamento di Mubarak. Amel Said, una lavoratrice egiziana ha raccontato al giornale La Vanguardia di Barcellona, che la sua famiglia (compreso suo marito) l’ha spinta a partecipare. Dice che la sua speranza è che “ora le donne possano dire la loro nelle nelle questioni egiziane”. Le donne egiziane sono rimaste nelle strade fin dal primo minuto della protesta. Le donne anziane fornivano acqua a coloro che soffrivano degli effetti dei gas lacrimogeni. Madri, spose e sorelle sostenevano gli striscioni, portavano i figli alle manifestazioni o preparavano cose da mangiare. Fianco a fianco con gli uomini della loro famiglia o con i compagni di lavoro, hanno conquistato la Piazza della Liberazione e dormivano lì, camminavano con i loro figli sulle spalle e gridavano le loro richieste di democrazia e libertà. Sono state le 3000 donne lavoratrici della più grande fabbrica tessile pubblica Hilaturas Misr, situata a Mahala, che nel dicembre del 2006 percorsero tutta la fabbrica (24.000 lavoratori) per dare inizio al primo grande sciopero che risvegliò il movimento operaio egiziano. E’ stata la stessa fabbrica ad organizzare lo sciopero del 6 aprile 2008, da cui il nome del movimento che diede inizio alle mobilitazioni che hanno rovesciato Mubarak.
Questa partecipazione delle donne lavoratrici e povere non è casuale. Come le loro sorelle occidentali, subiscono le conseguenze delle politiche capitaliste. “Pago 600 lire (80 euro) al mese di affitto e ne guadagno 300”, ha detto Umm Yasir, un’impiegata statale di 33 anni. Ed ha aggiunto che suo marito, anche lui impiegato statale, guadagna la stessa cifra e con questo devono manenere se stessi e i loro tre figli. Per questo, aggiungeva un’altra attivista “vediamo molte donne, islamiche o no, con o senza velo, unirsi e partecipare a ciò che accade nelle strade. Questa è la vera uguaglianza e mai sarà più come prima”.
 “Mi sento sicura soltanto quando mi trovo in Tahrir (Piazza della Liberazione)”, dicevano molte donne, “in questi giorni di rivoluzione nessuno ci ha toccato, nessuno ci ha molestato, ci siamo sentite una cosa sola con la piazza”. E ciò è stato un prodotto della rivoluzione, una cosa molto importante da sottolineare che non ha nulla a che vedere con la realtà quotidiana di queste donne. In Egitto, secondo uno studio del Centro Egiziano per i diritti delle Donne, l’83% delle donne locali e il 98% delle starniere sono molestate sessualmente e si ha un caso di abuso sessuale o di violenza ogni 30 minuti, causando 20 mila vittime l’anno.
Queste donne che sopportano secoli di oppressione ci stanno dando un grande esempio. Ma non sono le uniche a lottare. Donne lavoratrici e giovani studentesse di Francia, Grecia, Spagna, Italia, Portogallo, Inghilterra partecipano attivamente alle lotte di resistenza che stanno scuotendo il vecchio continente. Nei Paesi latinoamericani, compresa Cuba, le vediamo lottare per occupazione, salario, migliori condizioni di lavoro e diritti umani. E sono anche protagoniste del risveglio del proletariato statunitense, come si è visto nelle mobilitazioni del Wisconsin.
 
La donna e la crisi capitalista
La crisi che ha il suo epicentro in Europa e Stati Uniti colpisce soprattutto i settori più fragili del proletarito, le donne e gli immigrati.
I tagli alla sanità e all’ istruzione determinano la disoccupazione delle donne, che soffrono anche della riduzione dei servizi per la maternità. Una situazione simile si verifica negli Stati Uniti, dove le donne occupano la maggior parte dei posti di lavoro nel settore dell'istruzione e dove il Ministero della Pubblica Istruzione, nel 2010, ha stimato che i tagli di bilancio avrebbero messo a rischio circa 300 mila posti di lavoro nelle scuole pubbliche. E questo si verifica in un quadro in cui circa un terzo delle donne che lavorano in America sono capifamiglia.
E questa realtà è ancora più grave quando si tratta di una donna immigrata,che è discriminata come lavoratrice, come donna e come immigrata. Le leggi sull'immigrazione rendono un inferno la vita degli immigrati, uomini e donne. La cosiddetta “Direttiva della vergogna", adottata dalla Commissione europea nel giugno 2008, prevede la reclusione fino a 18 mesi degli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno.
Una denuncia di ‘Medici senza frontiere’ mette alla luce la violenza sessuale subita dalle donne subsahariane, detenute in Marocco quando cercavano di raggiungere l’Europa. Tra maggio 2009 e gennaio 2010, una donna su tre, tra le donne assistite da Medici senza frontiere a Rabat e Casablanca, ha ammesso di aver subito uno o più violenze sessuali mentre era fuori dal suo Paese di origine. Il documento di denuncia conclude dicendo che “l’uso della violenza sessuale diventa così una delle pratiche violente più abituali contro la donna nel quadro del fenomeno migratorio”.
 
L’aumento della violenza contro la donna
La crisi economica, la disoccupazione, la mancanza di prospettive, acutizzano la violenza contro le donne. Lo studio “La crisi invisibile?” rivela un aumento delle vittime della violenza domestica in Bulgaria, Estonia, Irlanda, Olanda, Scozia, Romania e Slovacchia; un aumento del traffico delle donne in Germania, Ungheria e Regno Unito e un aumento della prostituzione e degli attacchi alle prostitute in Germania e Regno Unito.
In Portogallo nel 2010 sono morte 43 donne vittime della violenza domestica. In Francia, nei casi di violenza domestica, ogni tre giorni una donna viene assassinata. In Italia si stima che il 6,7% delle donne hanno subito violenza fisica e sessuale nel corso della loro vita.
Questi numeri crescono nei Paesi latinoamericani. In Brasile ogni 15 secondi una donna è vittima della violenza e vi è un tasso di 3,9 donne assassinate ogni 100 mila abitanti. Nel Salvador questo tasso sale a 12,7. La violenza aumenta se si tratta di donne lesbiche e di donne indigene le quali subiscono abusi e attacchi sessuali da militari, contrabbandieri e trafficanti.
E la maggior violenza viene esercitata dagli Stati latinoamericani che continuando a negare la legalizzazione dell’aborto, condannando alla morte o alla mutilazione una enorme quantità di giovani donne lavoratrici e povere.
 
Perché lottano le donne?
Milioni di donne muoiono ogni giorno vittime della violenza domestica, di aborti clandestini, di stupri, di fame e di miseria. Milioni di lavoratrici subiscono discriminazioni lavorative, ricevono salari più bassi per lo stesso lavoro, subiscono molestie sessuali, sono licenziate senza pietà quando sono incinte. Milioni di donne sono emarginate perchè prive di titolo di studio, di lavoro e, molte, anche di documenti.
Le donne lottano contro questa realtà. Per questo partecipano alla rivoluzione araba, alla resistenza europea, alle diverse lotte dei lavoratori e dei poveri del Latinoamerica.
Come LIT-Quarta Internazionale estendiamo la nostra solidarietà alle donne arabe e a tutte le lavoratrici che stanno contrastando le politiche capitaliste e lottando per i diritti democratici, come la legalizzazione dell’aborto.
Queste lotte sono molto importanti e estremamente necessarie. Ma non sono sufficienti.
Per realizzare la vera liberazione della donna è necessario farla finita con questa società nella quale pochi vivono dello sfruttamento della grande maggioranza. Dobbiamo sostituire questa società ingiusta con una egalitaria e solidale, la società socialista, che possiamo cominciare a costruire soltanto se i lavoratori (uomoni e donne) conquisteranno il potere politico in tutti i Paesi del mondo e sconfiggeranno definitivamente l’imperialismo.
Come LIT-Quarta Internazionale invitiamo tutte le lavoratrici, le giovani studentesse, le donne povere della città e delle campagne, ad aderire alla lotta per questa nuova società, e al compito di costruire la direzione rivoluzionaria mondiale che ci permetta di raggiungere questo obiettivo.

domenica 6 marzo 2011

Donne di Medio Oriente e Nord Africa

di Nicla Langiu  responsabile Forum delle Donne circolo " 5 Aprile  P.R.C. Ceccano



In questa giornata il nostro pensiero non può non andare alle donne del Medio Oriente/Nord Africa che in questi giorni sono protagoniste delle lotte di liberazione che infiammano la regione. Rispondiamo e sottoscriviamo l'appello di   Donne unite per il futuro del Medio Oriente che hanno creato un'alleanza femminista regionale, impegnate in prima persona, in questi giorni, nella trasformazione del loro mondo e per combattere una discriminazione legislativa e radicate tradizioni che fortemente limitano i loro diritti. Noi siamo al loro fianco.
In Italia, per una donna, ogni giorno è una lotta. Ce lo gridano le tante vittime di femminicidio (127 nel 2010, il 6,7% in più rispetto all'anno precedente), uccise da mariti, compagni, conviventi o ex ma anche da figli e padri; uomini con i quali le donne avevano una relazione molto stretta. Un dato che sbugiarda i proclami sulla sicurezza di stampo xenofobo. Lo gridiamo noi lavoratrici, disoccupate, pensionate, immigrate, emigrate, precarie, studentesse, cassintegrate, sfruttate, maltrattate, abusate..., noi a cui non è permesso vivere con dignità e per tutta risposta ci ritroviamo con l'abolizione della legge che ci tutelava dalle dimissioni in bianco, con la legge 40, con continui attacchi alla legge 194 e alla Ru486, con le obiezioni di coscienza, con le proposte di riforma dei consultori pubblici, con lo smantellamento dei contratti nazionali, tutta opera di un governo di centro-destra nettamente di stampo maschilista che lima quotidianamente i nostri diritti e il diritto di questo Paese ad essere migliore.

venerdì 18 febbraio 2011

Soddisfazione per la manifestazione "Se non ora quando"

da "Collettivo donne in terra ciociara"


Il “Collettivo donne in terra Ciociara” esprime soddisfazione per la consistente adesione di donne,  uomini, cittadine e cittadini alla manifestazione a difesa della dignità e libertà delle donne e di un intero paese che si è svolta domenica 13 febbraio in Largo Turriziani, Frosinone. Il “Collettivo donne in terra Ciociara”, comprende al suo interno persone  e movimenti attivi nel sociale  e con esperienze politiche e culturali molto diverse fra loro. La presenza attiva e partecipata alla sopramenzionata manifestazione ha aperto un primo proficuo dibattito da dove è emersa la necessità di proseguire in un percorso di confronto democratico tendente a  qualificare e migliorare lo stile di  vita  e la partecipazione attiva nel concreto  tentativo di risolvere le  problematiche che attanagliano la quotidianità delle persone,  delle famiglie e delle città, soprattutto per quanto riguarda l’universo femminile,   valorizzando impegno, merito, tutela dello stato di diritto  . Il Collettivo,  raccogliendo l’invito dei partecipanti, al fine di definire una adeguata piattaforma programmata di lavoro condiviso, si autoconvoca per lunedì 22 febbraio alle ore 17,30 nei locali della CIA in Via Brighindi, 39. 

mercoledì 16 febbraio 2011

APPELLO A TUTTE LE SINISTRE- POLITICHE, SINDACALI, DI MOVIMENTO - E A TUTTO L'ASSOCIAZIONISMO DEMOCRATICO ANTIBERLUSCONIANO:

da Partito Comunista dei Lavoratori



FARE COME IN TUNISIA E IN EGITTO 
UNA GRANDE MARCIA NAZIONALE SU PALAZZO CHIGI PER IMPORRE A BERLUSCONI LE DIMISSIONI.
  
  
Mentre le classi dirigenti del Paese scatenano una guerra sociale contro il mondo del lavoro e la giovane generazione, precipita la crisi politica e istituzionale della seconda Repubblica. Senza che le opposizioni parlamentari sappiano indicare una via d'uscita positiva per le ragioni dei lavoratori, dei giovani, delle donne. 
  
Il governo Berlusconi cerca di sopravvivere alla propria crisi accentuando tutti i suoi aspetti più reazionari: le pose bonapartiste del Capo, il disprezzo delle formalità democratiche, la corruzione più sfrontata dei parlamentari, sullo sfondo della prostituzione di regime. Mentre  Confindustria ottiene il sostegno alle peggiori misure contro i lavoratori, la scuola pubblica , i diritti sindacali. E il Vaticano incassa ulteriori regalie in cambio dell' assoluzione del Sultano e dei suoi “peccati”. 
  
A loro volta le opposizioni parlamentari appaiono paralizzate dalla propria crisi e dal proprio stesso disegno: volendo rimpiazzare Berlusconi con un governo affidabile per gli industriali, i banchieri, i vescovi, non possono mobilitare contro Berlusconi le energie dei lavoratori e delle masse. Per questo si oppongono ad ogni sciopero generale, e progettano grandi alleanze  trasformiste estese addirittura a partiti clericali, a settori della destra, eventualmente persino alla Lega. 
  
Il risultato è che Berlusconi resta in sella, col rischio di un ulteriore slittamento reazionario dell'intero quadro politico e sociale. 
  
E' necessaria una svolta. Sono i lavoratori e le grandi masse popolari che possono porre fine al governo Berlusconi aprendo la via di una vera alternativa. 
  
In questi mesi nelle strade e nelle piazze di tutta Italia - seppur in modo discontinuo- si è manifestata un'opposizione di massa. Le  mobilitazioni dei metalmeccanici e della Fiom ad Ottobre e a Gennaio. Le lotte degli  studenti a Dicembre. Le  manifestazioni delle donne il 13 Febbraio, hanno rivelato, in forme diverse, un potenziale enorme di ribellione. Questo potenziale non deve essere disperso, né subordinato alle manovre di palazzo. E' giunto il momento di unificarlo in una grande azione di massa, di carattere straordinario, capace di imporre una svolta: 
  
UNA GRANDE MARCIA NAZIONALE DI LAVORATORI, GIOVANI, DONNE, SU PALAZZO CHIGI, CON L'ASSEDIO PROLUNGATO E DI MASSA DEI PALAZZI DEL POTERE, SINO ALLA CADUTA DEL GOVERNO.
  
Le sollevazioni popolari di Tunisia ed Egitto hanno dimostrato una volta di più che la forza delle grandi masse è capace di rovesciare in poche settimane regimi trentennali: sbaragliando la loro reazione, dividendo sul campo le loro forze, costringendoli infine alla resa. Il governo Berlusconi, tanto più oggi, non è  certo più forte del regime di Ben Alì o di Mubarak. I lavoratori, i giovani, le donne del nostro Paese- se uniti- non sono certo più deboli dei lavoratori e dei giovani di Tunisia ed Egitto. 
  
E' il momento di rompere il muro dello scetticismo o della rassegnazione. E' il momento di uscire dalla logica delle pure manifestazioni di denuncia e di propaganda. E' il momento di fare come in Tunisia e in Egitto. Persino costituzioni liberali riconoscono il diritto popolare alla sollevazione contro governi corrotti e reazionari. Nulla è più democratico che rovesciare un governo basato sulla menzogna e sulla corruzione. 
  
Non serve chiedere a Berlusconi le dimissioni. Occorre imporgliele. Per questo ci rivolgiamo a tutte le sinistre, politiche, sindacali, di movimento; a tutte le forze dell'associazionismo democratico; a tutte le strutture popolari impegnate quotidianamente nella battaglia sociale e democratica , per promuovere insieme la marcia nazionale sul governo e aprire dal basso una pagina nuova: che rimuova finalmente le classi dirigenti del Paese. 
  
  
   
  
( ATTORNO A QUESTO APPELLO VOGLIAMO APRIRE UNA DISCUSSIONE PUBBLICA TRA LE FORZE DELL'OPPOSIZIONE OPERAIA E POPOLARE,A OGNI LIVELLO, RACCOGLIENDO ADESIONI E OSSERVAZIONI.)

lunedì 14 febbraio 2011

L'INSOGNATA...SE NON ORA QUANDO ...FROSINONE PARIGI DAKAR ....ROMA

di Fausta Dumano



L'insognata, quella che si insogna, si insogna un altro mondo è possibile, oggi a FROSINONE è una domenica ecologica si va a piedi, i mezzi pubblici sono potenziati e gratuiti, così dice lo spot , SE NON ORA QUANDO assume una doppia valenza , quasi una metafora. LARGO TURRIZIANI, prima tappa della giornata, il collettivo donne ha organizzato '' SE NON ORA QUANDO'' a parlare sono le foto. Alle 12,10 si va in provincia, una navetta, una geaf passerà, si guarda l' orologio , si opta per un corteo non autorizzato, la redazione di Aut, una pattuglia della rete degli studenti. Durante il corteo neanche l' ombra di un mezzo pubblico, solo ''macchine autorizzate''a circolare. Per fortuna LUCIANO  non fa riprese, altrimenti l' insognata avrebbe ceduto il posto alla stravolta, intanto BRUNO VESPA ha realizzato il suo plastico per capire dove stanno i mezzi pubblici, la redattrice di ''CHI L' HA VISTO''ha organizzato uno speciale sui dispersi, dopo accurate ricerche è emerso che stavano aspettando i mezzi alle fermate........Alla stazione ''CARRAMBA CHE SORPRESA. LA CARRA’ mentre timbravamo i biglietti  ci ha mostrato una geaf in partenza.........stavamo bene ad aspettare alla fermata. Durante il corteo, occhio ai fantastici marciapiedi di via AMERICA LATINA, sono particolarmente interessanti per chi voglia scrivere ''GLI INCIAMPI E IL REPARTO ORTOPEDIA. PER TIGNA, SOLO PER TIGNA, nessuno ha ceduto, ci dispiace per gli ingenui che si sono dispersi e smarriti alla fermata......ROMA mi calpesto i piedi da sola,non riesco a trovarmi nella folla straordinaria, lo raccontano le foto. FROSINONE, GEAF  a pagamento, il blocco è terminato, non è per l' euro, ma se  la macchina dell' insognata è rimasta intrappolata dal blocco, perchè deve pagare???? Un pezzo opta per un altro corteo  nell' attesa che parta...l' insognata opta per una GEAF più autostop , perchè se avesse voluto prendere un  mezzo diretto a casa , avrebbe nell' attesa scritto la nuova edizione ''LE MIE PRIGIONI ALLA FERMATA''SE NON ORA QUANDO.....si concilia il trasporto pubblico con le scelte a sostegno dell' ambiente????????'Domande retoriche dal pianeta dell' insognata che si insogna





I brani che accompagnano la clip sono " Il Testimone" dei GANG -il pezzo non poteva mancare-,"Hot Rare" dei Green Bullfrog (in pratica i Deep Purple dell'era di Smoke on the water, senza Gillan, ma con Tony Ashton alla seconda chitarra), e" Amore" degli "Avanzi Sound Machine", il gruppo formato dalla squadra della Dandini con Corrado Guzzanti, Pierfrancesco Loche, Stefano Masciarelli e Antonello Fassari. Le parole sono molto indicative sembrano descrivere bene una notte ad Arcore


Luc Girello

TREMATE LE STREGHE SON TORNATE MA NON SONO PIU’ SOLE.

di Luciano Granieri



Eccoci  REDUCI da  ben due appuntamenti della galassia “Se non ora quando” . Ebbene si, questa sollevazione ha aggregato non un pianeta, ma una vera e propria galassia. Donne, uomini, disoccupati, lavoratrici, lavoratori, studenti, insegnanti  sono scesi in piazza in molte  città d’Italia grandi e piccole. A Lecco, feudo della lega,  cinquecento persone tutte insieme a protestare non si erano  mai viste. In tutto si contano un milione di persone  presenti nelle varie piazze, alla faccia del popolo sovrano. Anche Frosinone ha contribuito grazie al “Collettivo donne in terra Ciociara” cui il nostro blog ha aderito. Il movimento costituitosi in vista dell’appuntamento “Se non ora quando” ha organizzato domenica 13 febbraio  un sit-in in L.go Turriziani sfidando il blocco totale del traffico, la bufala dei mezzi pubblici gratuiti ma introvabili. Nonostante la decisone di aderire anche alla manifestazione di Roma , la pigrizia di parte della gente di Frosinone e la spocchia di qualcuno che  dall’alto della sua saggezza, distribuiva a destra e a manca patenti di Radical- Chicchismo, la partecipazione è stata soddisfacente. Il percorso secondo cui si è arrivati a queste manifestazioni, come è noto, ha registrato parecchi distinguo, obiezioni, si è aperto un dibattito su alcuni giornali e sui blog che ha gettato sul tavolo e quindi fatto emergere tutte insieme  le tante questioni che affliggono la società italiana. Partendo dal Rubygate si è arrivati ad analizzare il rapporto uomo-donna, la pochezza culturale della classe dirigente, le repressioni psicologiche legate alla sessualità maschile, si è ripercorsa l’era delle lotte femministe degli anni ’70 fino a discettare di disoccupazione salario e anticapitalismo.    Insomma si è parlato di politica attraverso pratiche altamente democratiche. Dunque, al di là dei distinguo, questo ci sembra un elemento molto importante in una nazione ormai disabituata al confronto democratico dal basso. Ad esempio il “Collettivo Donne in Terra ciociara “ presenta al suo interno persone e movimenti attivi nel sociale con esperienze molto diverse fra di loro. C’è chi  ha sempre lottato fianco a fianco con gli  operai, partecipando alle manifestazioni FIOM  del 16 ottobre 2010 a Roma e a quella di Cassino del 28 gennaio,   e oggi è vicino alle maestranze   Videocon che vedono per la terza volta un loro compagno suicidarsi, perché privato della dignità del lavoro, che subiscono la beffa di una multa di 3.750 euro che grava su di loro per occupazione dell’autostrada. Queste persone, che sono dentro il collettivo,  hanno organizzato un sottoscrizione e una raccolta firme in favore degli operai condannati.  All’interno del movimento  ci sono donne che hanno lottato e lottano contro la costruzione dell’aeroporto Ferentino-Frosinone , un disastro ambientale senza pari per il martoriato territorio della Valle del Sacco, c’è gente da sempre affianco degli studenti precari e degli insegnanti, che ha indetto e partecipato a manifestazioni contro il riordino del Piano Scolastico Provinciale. Per non trascurare quei movimenti che hanno lottato duramente contro il piano distruggi-sanità in Ciociaria deliberato dalla Polverini e quelli schierati a favore dei referendum sull’acqua pubblica.  Questa fucina di idee e di pratiche  diverse confluisce ora in questo movimento che reclama la dignità di donne, uomini e istituzioni democratiche sfregiata dal regime sessuale e governativo del berlusconismo. Non è solo eliminare Berlusconi, è molto di più è il tentativo  popolare di diventare artefici del proprio destino. Altro che ultracinquantenni ex freak oggi radical.chick. . Il bello è che siamo solo all’inizio. Si rassegnino prezzolati giornalisti locali e nazionali, i Minzolini dei poveri, mercanti di parole a vanvera, ministri esponenti della maggioranza. “Se non ora quando” da Frosinone a Roma, da Lecco a Canicattì ha intenzione di andare avanti e di aggregare più forze di conflitto possibile. TREMATE LE STREGHE SON TORNATE MA NON SONO PIU’ SOLE.


Di seguito i Video della manifestazione di Frosinone e Roma