Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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mercoledì 1 marzo 2023

Cittadinanzattiva Lazio: monitoraggio sulle liste d'attesa.

 Cittadinanzattiva Lazio sulle liste di attesa: necessario attivare percorsi di garanzia per i cittadini che non accedono ai servizi sanitari e che “scompaiono” dai percorsi di cura.




 

“Cittadinanzattiva Lazio" ha condotto un monitoraggio sulle liste di attesa nel periodo 15-25 febbraio, di cui rimettiamo di seguito i principali dati.


IL CAMPIONE INTERESSATO:


“Hanno partecipato 534 cittadini, il 68,1% donne, il 49,3% over 65, ; il 19,2% ha un’età compresa tra 55 e 64 anni; il 17,8% ha tra i 45-54 anni; il 12,3% ha tra 31-44 anni.

Il 79,7% risiede nella Provincia di Roma; 8,1% risiede nelle Province di Latina e Frosinone, il 4,1% dalla Provincia di Viterbo. Non ci sono risposte dalla Provincia di residenti nella provincia di Rieti.


Le ASL di residenza.


La ASL RM1 totalizza un 27% di risposte; ASL RM3 16,2%; ASL RM 4 14,9%; ASL RM2 13,5%. Via via tutte le altre ASL territoriali.

 

2.Tipologie di problemi.

Il 36,5% ha segnalato la difficoltà a prenotare prestazioni sanitarie; il 17,6% ha segnalato due distinte problematiche: tempi lunghi di attesa al CUP per parlare con operatori e Mancato rispetto dei codici di priorità previste (le famose letterine U,B,D,P).

Il 10,8% delle segnalazioni riguardano la voce del Medico che non prenota/prescrive successivi controlli. Via via con percentuali molto più basse le altre voci.

 

La tipologia delle liste di attesa.

Con il 42,5% gli Esami diagnostici sono la prima voce come maggiormente problematica segnalata dai cittadini seguita con il 28,8% delle Prime visite specialistiche, con l’8,2% degli Interventi chirurgici5,5% Visite controllo/Follow up4,1% Screening Oncologici e via via tutte le altre voci.

 

Rispetto dei tempi.

Abbiamo chiesto se la Prestazione avesse rispettato i tempi della prescrizione contenuta nella ricetta (U urgente entro 3 giorni, B Breve entro 10 giorni, D Differibile entro 30 giorni, P Programmata entro 120 giorni).

Il dato è stato che per tutte e 4 le tipologie la non osservanza dei tempi è la regola,  con un rapporto che va da 1 rispettata ogni 2 non rispettata Urgente; 1 a 3 per Breve; 1 a 5 Differita; 1 a 2 Programmata.

 

Distanza dal luogo di residenza.

Abbiamo voluto capire dove si andassero  a fare le prestazioni pubbliche.

Il 35,7% dei rispondenti è dovuto andare in una ASL differente dalla propriail 28,6% è andato in un Distretto della propria ASL ma non nel proprio di residenza; il 21,4% ha trovato la prestazione nel proprio Distretto di residenza.

 

Prestazione fatta o non fatta.

Abbiamo quindi chiesto se la prestazione è stata fatta o meno.

Il 41,4% ha fatto la prestazione nel Pubblico; il 20% l’ha fatta in Intramoenia; un altro 20% Non ha fatto la prestazione8,6% ha fatto la prestazione in Extramoenia; il 5,7% ha fatto la prestazione Fuori Regione. Via via le altre voci con percentuali più basse.

 

Per chi non ha fatto la prestazione quale è stato il motivo.

Per il 50% distanza troppo importante dal luogo di residenza; per il 18,4% la Disponibilità economica; per il 15,8% la Disponibilità di tempo.

 

Per chi ha fatto la prestazione in Intramoenia.

Il 79,3% ha fatto la prestazione in Intramoenia perché non aveva garanzia che nel pubblico avrebbe fatto in tempo la prestazione; il 13,8% è stato inviato dal CUP per tempi lunghi nel Pubblico; il 6,9% ha fatto Intramoenia per libera scelta dei cittadini.

 

Intramoenia: costi sostenuti per tipologia di intervento.

Riportiamo alcune risposte a testo libero.


200 euro visita cardiologica ed ECG


Visite specialistiche Esami diagnostici

Visite specialistiche

Superiori a  100


Visita neurologica, oltre 100


Urologia, impossibile a rivolgersi al pubblico. Speso circa .400 per più visite prima di essere operato di TURP alla Prostata


Clinica privata, 212 euro spesa sostenuta.

Controlli oncologici costi elevati


Non capisco l'intramoenia usando il pubblico

350 euro


Diagnostica strumentale – devono essere costi accettabili

250,00


Ecografia epatica ..110 Euro

 

 

 Le proposte di Cittadinanzattiva Lazio.

Tre anni fa avevamo sul tema lanciato queste proposte sul governo delle liste di attesa.

 

Sulla base del  Decreto Commissario ad Acta DCA 110 aprile 2018 ecco alcuni punti da dirimere:

1.   Personale sanitario: è necessario procedere con l’immissione in servizio di un numero di operatori sanitari sufficiente a garantire le attività sanitarie di diagnosi e cura altrimenti tutte le proposte si scontrano con l’insufficienza dovuta alla situazione decennale del blocco turno over, in via di risoluzione ma ancora pesantemente presente; in particolare si rileva come il fabbisogno di medici specialisti sia un obiettivo prodromico a qualsiasi operazione di abbattimento e governo delle liste di attesa;

2.   Attività intramoenia: tale attività deve essere costantemente monitorata e eventualmente bloccata se supera una percentuale di prestazioni del 5% sul totale. Quindi chiediamo che venga espressa chiaramente una percentuale di attività intramoenia rispetto alle normali attività e che questa sia visibile anche nei siti aziendali.

3.   Informazione ai cittadini: va attivata una procedura di corretta informazione sui percorsi di accesso, sui codici prescrittivi (U, B; D, P) con relative campagne informative da divulgare presso tutti gli studi dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta, strutture sanitarie pubbliche e private, siti aziendali e della regione al fine di rendere edotti i cittadini dei corretti percorsi; così come è necessario mettere a disposizione dei cittadini la modulistica relativa alla possibilità di accedere a servizi sanitari pagando solo il ticket nel caso in cui le prestazioni superino i tempi massimi previsti così come previsto dal decreto legislativo 29 aprile 1998 n.124. Tale modulistica deve essere resa disponibile a richiesta del cittadino e oggetto di apposita campagna informativa. Inoltre, tale modulistica deve essere presente sui siti aziendali e sul sito della Regione Lazio.  Infine, tale modulistica deve essere accettata dopo semplice presentazione allo sportello ASL-AO senza aggravare con ulteriori spese legate ad invio di raccomandata o altro. Sulla base dell’analisi delle richieste le ASL e le AO, e in alternativa la Regione, dispongono controlli specifici e mirati, su quelle aree e prestazioni che risultano non adeguate al fine di migliorare la capacità di accesso dei cittadini entro i limiti previsti dalle leggi;

4.   Ampliamento orari degli ambulatori e dei luoghi dove effettuare visite ed esami diagnostici: tale azione deve diventare la normale attività del servizio sanitario regionale e non una situazione una tantum.

5.   Per le persone affette da patologie croniche: per tali situazioni, così come prevede il DCA 110 vi deve essere la reale presa in carico e la gestione diretta da parte del servizio sanitario con la diretta prenotazioni di tutti gli esami senza alcun tipo di attività da parte del cittadino. Queste persone devono afferire direttamente ai servizi di diagnosi e cura con lista di esami da svolgere comprensiva di orari, luoghi e quant’altro dove afferire durante il corso dell’anno. Ogni anno le persone in questione devono ricevere tutti gli appuntamenti inerenti la loro patologia, in modo da non dover accedere mai al servizio RECUP.

6.   Si chiede di strutturare il servizio di accesso ai servizi diagnostici e terapeutici direttamente tramite gli operatori prescrittori, senza che i cittadini passino dal RECUP, per le prescrizioni con priorità U, B e D. Mentre per le P il cittadino contatterà il sistema RECUP. Ciò significa che il servizio sanitario regionale deve avere necessariamente tutte le agende, pubbliche e private accreditate, immediatamente disponibili anche per i medici prescrittori, i quali, nel momento della prescrizione possano prenotare loro la prestazione sanitaria.

7.   Le sanzioni: ai DG spetta il controllo primario, in subordine alla Regione con sue strutture di missione. A tal fine si chiede che gli Osservatori aziendali e l’Osservatorio regionale si riuniscano obbligatoriamente ogni due mesi per verificare andamento e per portare soluzioni alle criticità rilevate. Nel caso di inottemperanza dei tempi massimi si prevedono sanzioni di tipo economico verso i Responsabili di ogni livello e, nei casi più gravi, la immediata rimozione dall’incarico. Negli Osservatori aziendali e in quello regionale devono essere obbligatoriamente presenti esponenti delle organizzazioni di tutela dei diritti dei cittadini.

8.   Obbligo di fornire e comunicare da parte delle Asl e delle AO, anche attraverso i siti istituzionali, tutte le informazioni relative al raggiungimento o meno degli obiettivi di governo delle liste di attesa.

 

Oggi a distanza di 3 anni e dopo il Covid, chiediamo che la Regione Lazio imponga alle ASL e alle A.O. pubbliche l’inserimento del 100% delle agende nel sistema RECUP (oggi probabilmente siamo lontanissimi da questo obiettivo di trasparenza...) entro 3 mesi.


Chiediamo che le agende pubbliche, una volta inserite nel sistema RECUP, siano il primo canale di accoglimento delle richieste di prestazioni sanitarie e, solo in via sussidiaria, si proceda con l’inserimento delle prestazioni presso le strutture accreditate.


Chiediamo che l’Osservatorio regionale per il Governo delle liste di attesa e gli Osservatori aziendali siano immediatamente riconvocati e strutturati in modo tale da garantire una riunione operativa ogni massimo 60 giorni.


Il precedente Osservatorio regionale si è riunto a settembre 2019 e poi a dicembre 2022 nonostante come Cittadinanzattiva Lazio avessimo a più riprese chiesto la convocazione.


Gli Osservatori aziendali sono andati anche peggio, fatte le dovute eccezioni, con riunioni mai convocate o convocate una tantum da parte della ASL/AO.

Gli istituti di partecipazione devono funzionare ed essere messi in grado di operare, incidere e modificare gli assetti.


lunedì 25 luglio 2022

Esiste la voce "Sanità Pubblica" nell'agenda Draghi?

 Luciano Granieri



Stamattina recandomi presso l’ospedale Spaziani di Frosinone ho notato, fuori dalle porte d’ingresso, bandiere della Cgil (funzione pubblica) e della Cisl. Non credo che fossero li per porgere il benvenuto al nuovo direttore generale, architetto…...architetto? Angelo Aliquò, ma sicuramente per protestare a seguito di disservizi sanitari che, a dire il vero, sono da tempo diffusi e gravi. "Finalmente un sussulto per la difesa del diritto alla salute!" Mi dico. Però, poi, mi sono chiesto: si rendono conto queste forze sindacali che la situazione in cui versa la sanità oggi è figlia di quel processo di privatizzazione forzata dei servizi pubblici iniziata da Mario Draghi, con il discorso, quasi un programma politico, che l’allora direttore generale del Tesoro, tenne alla comunità finanziaria il 2 giugno 1992 a bordo dello yacht Britannia? 

Si rendono conto che nel passaggio dal governo Conte due, all’esecutivo Draghi la dotazione di fondi per la sanità inserita nel PNRR è passata da 4 a 2 miliardi (vedi mai che l’obiettivo del definanziamento dei fondi ai danni del sociale, sia stata la ragione della sostituzione dell’avvocato del popolo con il banchiere?), e finalizzata esclusivamente alla costruzione delle case di comunità, precisando peraltro che l’assunzione del personale sanitario necessario per far funzionare queste strutture deve essere effettuato "senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanzia pubblica?"  Così come lo stesso criterio deve essere usato per ingaggiare medici ed infermieri indispensabili a far funzionare le strutture esistenti? 

I sindacati con le bandiere fuori dall’ospedale sono coscienti che i soldi del PNRR in sanità servono solo per le mura, ed infatti il personale sanitario, sottopagato, o emigra all’estero, o verso il privato che lo paga molto di più, o muore per sovraccarico di lavoro nella struttura pubblica come il primario in servizio presso l’ospedale di Manduria, colto da un infarto dopo aver prestato servizio 24 ore di seguito? 

Se ne rendono conto evidentemente, infatti protestano.  Ma perché allora si sono spesi con attestati di stima ed inviti a non dimettersi dalla presidenza del consiglio, proprio verso colui che ha iniziato il processo di spoliazione della sanità pubblica, unico e solo colpevole del disagio del personale medico-infermieristico e della disperazione dei pazienti che vivono il soccorso e la degenza come se fossero finti in un girone infernale? Vai a capirli certi sindacati! 

Per la cronaca mi trovavo lì per accompagnare mia suocera ad una visita di controllo dopo un intervento di disostruzione coronarica. Arrivo  alle 8,00, la visita era programmata per le 8,30, ma  non era presente alcun addetto alla reception, sito incaricato, fra l’altro di fornire le sedie a rotelle necessarie per accompagnare i pazienti non deambulanti o deambulanti a fatica, verso i reparti. 

Niente addetto niente sedia. Non proprio. Uno di questi dispositivi era parcheggiato all’interno dell’ufficio del Tribunale dei Diritti del malato, associazione di cui faccio parte, per cui recuperando le chiavi dell’ufficio, sono riuscito a procurare la sedia. Facendo qualche indagine per venire a capo del disservizio, scopro che la reception è affidata ai ragazzi del servizio civile, molto volonterosi, ma con poca familiarità con le problematiche annesse.  A questo siamo? All’affidamento dei servizi accessori di un ospedale che ambisce alla qualifica di DEA di II livello, al volontariato e al servizio civile? 

Le analisi,  le prestazioni strumentali e i controlli su mia suocera, vengono puntualmente effettuati, ma, nel frattempo, il primario del reparto, nonché presidente provinciale dell’ordine dei medici,   deputato alla lettura dei riscontri diagnostici, con conseguente definizione della prognosi , è convocato dal nuovo direttore generale. La riunione si protrae per più di due ore e i pazienti in attesa di prognosi e terapia, rimangono sospesi in un insopportabile limbo.

 Indignato telefono alla direzione generale facendo presente che i primari dei reparti non possono essere cooptati dal direttore  in orario di servizio, lasciando i pazienti in ansia per la loro condizione,  a seguito di motivi, diciamo così manageriali. Pare che il sollecito abbia ottenuto l’esito sperato, ed infatti il primario si presenta dopo poco, adempie ai suoi obblighi e ci congeda spiegando che la riunione presso la direzione generale verteva sul drammatico problema dell’affollamento del Pronto Soccorso. 

E sai che novità! Il problema è endemico e diffuso in tutta Italia ed in tutta la Regione. Secondo il Tribunale dei diritto del Malato del Lazio mediamente ogni pronto soccorso regionale presenta 786 pazienti lì parcheggiati, in attesa , anche da più giorni, di essere ricoverai perché i reparti che dovrebbero riceverli sono sotto organico. Stamattina i malati in attesa al pronto soccorso di Frosinone erano più di cento. Del resto se mancano nella Regione Lazio 357 medici di Pronto Soccorso e l’insufficienza cronica di personale infermieristico è ormai insostenibile, questi esiti infernali sono inevitabili. 

Nonostante ciò l’agenda Draghi, oltre ad aver provocato i danni già descritti alla sanità pubblica, prevede che la spesa sanitaria diminuirà dal 7% al 6,2% del Pil nei prossimi tre anni, e che le procedure per accreditare le cliniche private presso il sistema sanitario nazionale siano molti più semplificate. Una vera e propria svendita della sanità pubblica ai privati, nonostante la pandemia abbia dimostrato la letalità di queste politiche.  Proprio come in Lombardia. Allora mi domando, c’è molta differenza fra l’agenda Draghi, diventata programma del Pd e il modello di sanità fascio leghista? 

Concludo con una proposta: perché non assumere al posto di medici ed infermieri le ragazze ed i ragazzi della protezione civile. Hanno volontà sono giovani, certo ci sarà qualche decesso in più fra i poveracci che non possono permettersi le cure private, ma sai che risparmio di denaro pubblico e sai quanti affari faranno in più le cliniche private! 

mercoledì 3 novembre 2021

Post Covid: nulla sarà come prima. Per la sanità pubblica è peggio di prima.

 

Luciano Granieri

Operatore volontario Cittadinanzattiva Tribunale per la Difesa dei diritti del Malato



Alla direzione generale della Asl di Frosinone

Al Sindaco di Frosinone

Al procuratore della Repubblica di Frosinone

Epc

Agli organi d’informazione



Il 26 ottobre 2021 ho accompagnato mia madre di 89 anni alla visita nefrologica di controllo, come da terapia necessaria al trattamento di una insufficienza renale cronica, presso l’ambulatorio specialistico della asl di Frosinone (palazzina Q). Il piano diagnostico-terapeutico prevede una visita nefrologica a cadenza trimestrale, con rinnovo del piano terapeutico per il farmaco Aranesp, se necessario, la pianificazione della successiva visita di controllo e prescrizione di nuove analisi.

Mia madre si muove con il deambulatore perché ha difficolta a camminare ed , in particolare, i giorni precedenti la visita, la malattia la rende particolarmente debole. L’ambulatorio è al quarto piano e l’ascensore era rotto. Si utilizzava una sorta di monta-carichi, di solito in uso al personale di servizio che però, considerato il sovrautilizzo determinato dalla rottura dell’ascensore normale, non era mai disponibile. Quando lo era, bisognava fare in modo di entrare in pochi, massimo due o tre persone, per non creare assembramento. Passata circa mezz’ora d’attesa, con tutti i disagi del caso, abbiamo intercettato la corsa giusta. Dopo un’ora la visita. A conclusione del controllo la dottoressa ci informava , desolata, che non risultavano al computer i codici esenzione: visita, analisi e farmaco, avrebbero dovuti essere pagati. La specialista trascriveva le prescrizioni sulla ricetta bianca personale, e ci consigliava di far riportare il tutto sulle ricette dematerializzate dal Medico di Base, sospettando che la mancanza dei codici fosse un problema del sistema informatico della Asl . Mia madre andava nel panico temendo di dover pagare prestazioni oltremodo costose. Ho cercato di rassicurarla. Di fatto la mancanza della ricetta dematerializzata, non mi consentiva di prenotare la visita in mattinata.

Avevo già potuto constatare, entrando nella palazzina Q, come la zona del Cup fosse molto affollata, determinando un pericoloso assembramento, in barba alle norme anticovid. Mi ricordai, anche, che la stessa deprecabile situazione sussisteva già del 31 agosto scorso quando prenotai la visita nefrologica del 26 ottobre. Mi domandai perché era così difficile, come noi del Tribunale dei diritti del Malato abbiamo da sempre proposto, pianificare che la prenotazione delle seconde visite avvenisse direttamente dal computer dello specialista senza l’inutile passaggio al Cup.

Nel pomeriggio mi sono recato presso l’ambulatorio del medico curante il quale mi confermava che le esenzioni erano a posto, e mi spiegava che ogni tre mesi il computer di ogni soggetto prescrittore deve essere aggiornato, altrimenti i codici esenzioni si perdono. Evidentemente l’ambulatorio di nefrologia non aveva il computer aggiornato. La prenotazione della visita slittava al giorno dopo, così come la somministrazione delle iniezioni slittava a due giorni dopo, dovendo queste essere ordinate, e ciò era molto grave, considerando che mia madre ne aveva bisogno subito.

Con le ricette dematerializzate il 27 ottobre mi recavo al Cup. Andai nel primo pomeriggio, in un orario in apparenza decongestionato, per evitare di aspettare molto tempo. Invano. Ritiravo il numeretto alle 14,54. Lo sportello mi chiamava alle 17,03 dopo più due ore. Dovevo anche discutere con l’operatrice la quale mi diceva che non poteva confermare la data della visita della nefrologa perché’ la ricetta era stata emessa dal medico generico. Raccontavo tutta la storia dei codici di esenzione senza convincere la solerte sportellista, fino a quando un’altra operatrice, presumo la responsabile, autorizzava a confermare la data prescritta perché’ da alcuni giorni si registrava confusione nella gestione delle esenzioni. Ad onor del vero sia sul display dei numeri di prenotazione e su cartelli affissi alle pareti, si leggeva un avviso nella quale la Asl si scusava con i pazienti per possibili disservizi dovuti a lavori necessari a migliorare il ReCup. Disagi persistenti, per quanto ho potuto verificare, almeno dal 31 agosto. Mi sono quindi chiesto quali siano i criteri di scelta delle società private che si occupano di manutenzione e aggiornamento delle strutture, ma soprattutto, chi controlla lo svolgimento del lavori, perché una operazione di miglioramento del servizio non può provocare disagi per così lungo tempo.

Morale della favola, per una semplice visita di controllo, da evadere al massimo in una mattinata, mi sono trovato a dover sottrarre due giorni al mio lavoro .



venerdì 7 maggio 2021

Cchiù Faizzer pe' tutti

 Luciano Granieri



Son s’cioppà, ve la ricordate la canzone di Enzo Jannacci del 1985? Gli appassionati del musicista milanese sicuramente l’avranno presente. Ma per chi non la conoscesse riassumiamo la storia. Si tratta di un povero cristo, mezzo ubriaco, un po’ mal messo, che al bancone del bar chiede una sigaretta ad un tizio molto snob il quale, fumando Marlboro, indossando le Timberland e frequentando l’Amnesy, un locale molto in voga negli anni ‘80, schifato dallo stato disperato del suo interlocutore, nega la sigaretta con la scusa che è l’ulitma. Il tizio fuori di testa esasperato, dallo snobismo del frequentatore dell’Amnesy, ruba la Marlboro ugualmente nonostante gli venga detto, che sia l’ultima. 

Era una canzone dell’’85 ma, se la volessimo aggiornare ad oggi, allo status di privilegiato, codificato dalle Marlboro e dalle Timberland, dovremmo aggiungere la vaccinazione anticovid da Pfizer. E’ già perchè il privilegio di ricevere almeno una dose di Pfizer fa status. Non sei a’ la page se non sei vaccinato con Pfizer! 

Pfizer.......e sai cosa t’iniettano -Pfizer “What else” -Pfizer perchè io valgo. Anche alla teoria di Bauman, per cui si crede di essere rispettati per ciò che si ha e non per ciò che si è, va apportata la modifica in base alla quale, si crede di essere rispettati in base al vaccino iniettato. Insomma anche se giri in Ferrari, abiti in una megavilla, sfoggi borse di Vuitton, evadi le tasse, non sei nessuno se non sei immunizzato con Pfizer. 

Si teme addirittura la distribuzione di vaccini con il marchio contraffatto su bancarelle improvvisate davanti agli ospedali con personaggi che accalappiano i pazienti al grido “accattateve o’faizzèr freshco freshco”. A pensarci bene si potrebbe sviluppare un bel business attraverso la vendita di capi e accessori griffati con la scritta. “J’ai ètè vaccinè avec faizzèr” che, se ci fate caso, è la stessa pronuncia del preparato spacciato sottobanco. 

E’ indubbio, Pfizer è sinonimo di successo. Altrimenti non si spiega perchè pur di avere una dose del vaccino del produttore delle pillole blu, si scomodano conoscenze moooolto in alto, il senatore o il deputato,  il medico amico del cognato della zia, il banchiere, o si è disposti ad andare negli Emirati Arabi, oppure a pagare cifre inimmaginabili. Già sento lo slogan delle prossime campagne elettorali, anzichè “cchiù pilù pe’ tutti” si griderà “cchiù Faizzer pe’ tutti". 

Se ti fai con Astrazeneca, invece, sei un poveraccio, rischi le pene dell’inferno assediato da febbre convulsioni, circondato da disgraziati che ti chiedono la sigaretta e tu a sgolarti a dire che è l’ultima. Del resto da una mistura che costa solo due euro a dose che cosa vuoi pretendere? E ancora più sfigato sei se ti fai con J&J una sola pungicata, giù il finestrino, su la manica, e tutto è a posto. Che diamine! Neanche la soddisfazione di una seconda dose! E poi tutto fatto così in mezzo al parcheggio di un centro commerciale, che vergogna! Chi si immunizza in questo modo è un reietto della società. 

Ma sapete com’è? Per noi la lotta di classe è rimasta un faro nella nebbia, per cui “Viva i vaccini proletari”Vaccinandi proletari di tutto il mondo unitevi! Rifiutate  l’antidoto capitalista e imperialista,  immunizzativi con il medicamento Cubano. 

Evviva Cuba! Evviva la rivoluzione.



Evviva Cuba!

sabato 1 maggio 2021

Appello per la mobilitazione su vaccini e sanità del 21 e 22 maggio

 Potere al Popolo, Tavolo Nazionale  Sanità



Il 21 maggio a Roma si terrà il vertice del G 20 sulla sanità.

La pandemia ha mostrato la ferocia e l’inefficienza del sistema sanitario e di tutela della salute, se fondato sul profitto e sul mercato. Proprio i paesi più ricchi del mondo hanno subito una strage senza precedenti, dovuta alla distruzione dei sistemi sanitari pubblici e alla gestione della pandemia in funzione del PIL, sacrificando al mercato, al profitto e agli affari la vita stessa delle persone.

Ma il sacrificio disumano di tante e tanti non è servito ad evitare il danno economico, così la crisi sanitaria è stata più pesante lì dove già esistevano sofferenza sociale e peggiori condizioni di vita, ed è quindi diventata crisi economica e sociale e milioni di persone hanno perso il lavoro e sono state gettate nella povertà. La pandemia è diventata sindemia, cioè una catastrofe sanitaria e sociale al tempo stesso.

L’egoismo dei paesi più ricchi si è poi manifestato con la decisione criminale di difendere i brevetti delle multinazionali sui vaccini; e questo ha provocato un ritardo gravissimo nella vaccinazione di tutte le popolazioni del mondo con il rischio evidente, come mostra il dilagare del contagio in India, di un ritorno senza fine del virus.

Noi organizzazioni sociali e politiche, impegnate a contrastare quel sistema malato fondato sul profitto che ha aggravato enormemente gli effetti della pandemia Covid, sentiamo la necessità di mobilitarci attorno al vertice del G20 per rivendicare vaccini e sanità pubblica per tutte e tutti in tutto il mondo e giustizia sociale per affrontare gli effetti del virus sulla società.

Per questo rinnoviamo la richiesta alla UE e agli USA di togliere il loro scandaloso veto alla eliminazione dei brevetti sui vaccini, bene comune che deve essere pubblico e a disposizione dell’intera umanità. Per questo rivendichiamo una sanità pubblica gratuita e fondata sulla prevenzione e sulla medicina territoriale. Per questo diciamo no al PNRR del governo Draghi che prosegue nella politica insensata e feroce di tagli alla sanità pubblica e di privatizzazioni. Per questo reclamiamo eguaglianza sociale e redistribuzione della ricchezza per affrontare la crisi economica e sociale.

Il 21 maggio sosterremo gli scioperi del mondo della sanità e parteciperemo a tutte le iniziative di lotta che facciano sentire al G20 la voce di chi in Italia vuole che la salute sia davvero al primo posto e che la vita e la natura non siano più sacrificate al profitto.

Il 22 maggio promuoviamo una manifestazione nazionale a Roma, nel rispetto delle regole per la salute, per far sentire la nostra voce ad un palazzo della politica e del potere che non ha imparato nulla dalla pandemia e vuole imporci una riorganizzazione complessiva del sistema economico fondata sugli stessi presupposti che hanno favorito il disastro sanitario e sociale che ci ha colpito. La recente approvazione del Piano di Ripresa e Resilienza da parte di un Parlamento completamente soggiogato conferma la volontà di utilizzare l’emergenza sanitaria come un’arma per aumentare risorse e potere nelle mani del sistema delle grandi imprese. Al di là di vuote dichiarazioni di principio non è previsto nessun intervento di rafforzamento degli asset strategici della nostra economia, nessuna ripresa dell’intervento pubblico neanche nel sistema sanitario, nessuna seria politica di sostegno all’occupazione, nessuna azione di tutela del territorio e di risanamento dei disastri ambientali provocati negli ultimi decenni, nessun intervento di riequilibrio territoriale e di riduzione delle disuguaglianze.

Saremo in piazza contro la politica degli affari e contro il governo Draghi che ne è espressione, per i vaccini e la sanità pubblici, per la giustizia sociale e il diritto di tutte e tutti a lavorare e vivere dignitosamente senza rischiare salute e vita.


lunedì 8 marzo 2021

IL CAOS REGNA SOVRANO AL CENTRO VACCINI ANTICOVID . ASL VIA FABI

 Francesco Notarcola – Coordinatore dei Cittadinanzattiva Tribunale per la difesa dei diritti del malato di Frosinone.



Questa mattina, domenica 7 marzo 2021, abbiamo raccolto la rabbia e la protesta di centinaia di persone anziane e loro familiari per il caos che regnava al CENTRO Vaccini ANTICOVID della Palazzina Q della ASL di Frosinone in Via Fabi.

Disagio enorme per tutti, costretti a stare in piedi ed al freddo per ritirare e compilare il modulo e il numeretto, in attesa del proprio turno, con i vigilantes che si sono trasformati in organizzatori e gestori di questa parte del servizio, come se fossero dipendenti ASL.

Una volta entrati sembrava essere al mercato del giovedì. Chi gridava a destra “ Chi deve fare la seconda”? mentre altri gridava a sinistra “ Chi deve fare la prima”?

Alle ore 11 era stato vaccinato l’84° paziente, dopo tre ore di lavoro con 5 postazioni, una sala di preparazione, un medico di controllo ed alcune altre persone alle prese con le pratiche burocratiche.

Dopo aver fatto il vaccino si era costretti ad attendere il famoso quarto d’ora, in piedi o fuori perche i posti a sedere non erano sufficienti.

A nome dell’assemblea territoriale di Cittadinanzattiva-Tribunale per la difesa dei diritti del malato di Frosinone, esprimiamo la nostra più forte indignazione, delusione e protesta per quanto abbiamo vissuto e fotografato, chiediamo l’immediato intervento della Direttrice generale della ASL per mettere fine a questo vergognoso stato di cose.

Sarebbe, inoltre, quanto mai opportuno e necessario, data la grave e delicata situazione, riprendere il confronto tra i rappresentanti della scrivente Organizzazione e la dirigente della ASL, confronti sospesi dalla partenza del Direttore Russo.

Frosinone 7 marzo 2021

giovedì 7 gennaio 2021

Vaccini ed economia criminale. Nulla sarà come prima. Sarà peggio

 Luciano Granieri


Siamo entrati in una seconda fase dell’era pandemica, quella in cui hanno conquistato la scena i vaccini. Una fase che, secondo molti, mostra  la visione della
 luce in fondo al tunnel. Ma la domanda è sempre la stessa: la presunta uscita dalla galleria  sarà per tutti? A ben riflettere, anche in questa seconda fase persiste la convinzione che sia privilegiata la tutela del profitto rispetto alla salvaguardia della salute. Proviamo a riassumere:

Una macchina senza ruote.

I  vaccini  ad oggi disponibili sono quello della Pfizer e di Moderna, che appena ieri ha ricevuto l’autorizzazione  dall’Agenzia Europea per il Farmaco. Per il preparato della Pfizer, con grande effetto mediatico,  è iniziata la distribuzione e la  somministrazione. 

Ma con l'intento di  realizzare un significativo risparmio sui costi di produzione la multinazionale americana ha confezionato  il medicinale  senza procedere alla sua diluizione. Ciò comporta tutte quelle complicazioni già note, come l’organizzazione di  una catena del freddo per  assicurare trasporto e conservazione a -70°,  la necessita della sostanza diluente, tempi ristretti di somministrazione con l’impiego di due siringhe diverse, una per diluire il vaccino, l’altra per  inocularlo. Al fine di evitare errori nell’estrazione della dose, sarebbero necessari due operatori, uno addetto alla diluizione l’altro alla somministrazione. Alcune presidi però,  per risparmiare tempo, affidano entrambe le operazioni ad un operatore, correndo il rischio di commettere errori.

Cioè la Pfizer fornisce la macchina ma  non le ruote per farla andare. A questo  ci devono pensare altri. Eppure non è che il risparmio dei costi di produzione si sia riversato  sull’importo di vendita.  Anzi, la multinazionale americana pare abbia richiesto ai Paesi clienti di rinegoziare il prezzo troppo basso perché concordato in un periodo in cui  i vari Stati avevano pianificato forniture anche  da altre case farmaceutiche  oggi in ritardo.  Della serie : “Se volete altre dosi a compensazione di ciò che vi manca le dovete pagare di più”. Ovviamente il titolo Pfizer sta volando in borsa.

Per pochi e non per tutti .

In merito alla diffusione dei vaccini  si calcola  che due terzi della popolazione mondiale non ne potrà usufruire. I paesi più poveri rischiano di rimanere senza fino al 2024 per le ferree regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, emanate ad uso e consumo delle multinazionali.

 Le case farmaceutiche non intendono rinunciare ai guadagni  di brevetto  e rifiutano di  cedere ad  aziende di altri Paesi la possibilità di produrre liberamente in proprio il vaccino contribuendo ad una diffusione più ampia. In realtà Moderna si è impegnata a rinunciare al monopolio e ad autorizzare altre case farmaceutiche a confezionare il proprio preparato, ma queste devono pagare ugualmente  i diritti di proprietà intellettuale. 

I governi di Sudafrica ed India si sono rivolti alla stessa organizzazione mondiale del commercio (Wto) proponendo di sospendere brevetti, e copyright su farmaci e vaccini necessari alla cura del Covid,  ricevendo l’assenso della metà degli Stati membri, ma ciò non basta. Per queste decisioni serve l’approvazione dei due terzi. Soprattutto  sono contrari Usa e Ue le quali ritengono che le regole del commercio internazionale siano già troppo permissive.

Vaccinatori precari

Veniamo ora agli operatori sanitari incaricati di inoculare il vaccino in Italia. Attualmente il numero di medici ed infermieri in grado di  seguire le complesse procedure di somministrazione   è assolutamente insufficiente.  Dal  16 dicembre scorso gli interessati a proporsi come vaccinatori hanno potuto inviare il proprio curriculum sul sito di Invitalia,  l’agenzia nazionale che gestisce l’assegnazione di appalti e incarichi per conto dello Stato.  

Ma la procedura di selezione e contrattualizzazione, non sarà seguita dall’ente guidato dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri. A regolare  e  formare il personale dedicato alla vaccinazione saranno agenzie private per il lavoro, alle quali sarà riconosciuto un compenso globale di 25 milioni. 

Antonio De Palma del sindacato infermieristico Nursing Up, in una recente intervista al quotidiano “il manifesto”, ha spiegato : “Se invece di pagare le agenzie avessero usato i soldi per pagare direttamente i vaccinatori, avremmo avuto ben 71 mila ore di  prestazioni infermieristiche in più per le Asl italiane pagate 40 euro l’ora, a disposizione, mese per mese, per vaccinare più gente possibile”. 

Ma perché rivolgersi ad agenzie private di somministrazione lavoro, sperperando 25 milioni, perdendo tempo, nell’aspettare che gli interessati rispondano al bando,  -chiuso il 29 dicembre - anziché consentire alle Asl di assumere direttamente il personale? Per il semplice motivo  che un contratto di assunzione stipulato con le aziende sanitarie è, nel peggiore dei casi, a tempo determinato, con quei pochi diritti  rimasti dopo il Jobs Act , che comunque sono meglio di niente. Quello sottoscritto con le agenzie private  è “atipico” limitato a nove mesi, può essere interrotto in qualsiasi momento, senza pagare penali e con retribuzioni sensibilmente inferiori. 

Cioè neanche in presenza di una grave emergenza sanitaria si rinuncia al precariato diffuso al risparmio  sul costo del lavoro.  Risparmio, per altro, vanificato dall’ingente somma versata alle agenzie private.

A Cuba

 Tutto questo non è altro che il risultato di un sistema economico criminale, che non recede nei suo propositi di scandalosa  e crudele accumulazione  neanche in presenza di una crisi sanitaria mondiale senza precedenti. Un sistema economico che nessun attore istituzionale e politico mondiale si sente di mettere in discussione. Un sistema che, anche per la maggior parte dei cittadini, è  ormai acquisito come un  ferreo e incontestabile postulato. Ci vuole tanto a rendere esclusivamente pubblica la sanità e la ricerca scientifica in modo che ai vaccini (ricerca-sperimentazione e diffusione) ci pensa lo Stato, cioè noi, lasciando al privato la produzione di integratori, creme di bellezza, trucco e parrucco? 

A Cuba l’hanno fatto. Hanno messo a punto un  vaccino già   a disposizione di tutti gratuitamente.  

martedì 8 dicembre 2020

No all'indigestione da biodigestori

Rigenerare Frosinone



 SALUTE O PROFITTO?


E’ in atto nel nostro territorio: La Valle del Sacco (zona Sin per l’emergenza ambientale) una sorta di assalto alla diligenza per riempire la “Seveso del Sud” di biodegestori anaerobici. Un esercito di impianti pronti a trattare circa 500 mila tonnellate di rifiuti organici. La faccenda è venuta alla luce in modo eclatante quando si è appreso che è in valutazione presso la Regione Lazio il progetto per la costruzione di un ennesimo biodigestore anaerobico presentato dalla società “Maestrale” del gruppo Turriziani.

                                        L’impianto dovrebbe sorgere in una zona vicina all’uscita dell’autostrada nell’area di competenza dall’Asi di Frosinone (Agenzia per lo sviluppo Industriale). L’obiettivo di queste attività è generare, dallo smaltimento dei rifiuti organici, energia, attraverso la produzione di biogas, e concime per l’agricoltura attraverso gli scarti del procedimento. Detta così sembrerebbe un’ottima cosa.

 Non vogliamo addentrarci in trattazioni tecniche, ampiamente spiegate dalle associazioni cittadine in un senso e nell’altro. E’ il sistema che privilegia il profitto alla salute a dover essere respinto, tra l’altro in un territorio già fortemente compromesso e il cui ciclo dei rifiuti è oggetto di pesante presenza di dubbiose società i cui vertici entrano e escono dalle patrie galere, mentre i cittadini silenti pagano tributi a servizi mai effettuati. Su questi punti bisogna ricucire il tavolo della “società civile” senza rincorrersi in una gara a chi avrebbe più titoli per trattare il tema o a chi avrebbe scheletri nell’armadio.

 Per completezza d’informazione aggiungiamo che l’impianto in questione è tarato per trattare 50.000 tonnellate di rifiuti all’anno, quando Frosinone ne produce 3.500, e la Provincia intera 42.000. Senza contare che tutte gli altri progetti in piedi, e in attesa di autorizzazione dalla Regione Lazio: Recall Patrica, quelli che interessano il comprensorio di Anagni, Roccasecca e Colfelice con accordi fra Saxa Gres e Saf, l’Air green di Ferentino; questi sono pronti a trattare le 500 mila tonnellate già citate.

 Salta immediatamente agli occhi la sproporzione fra il bisogno di smaltimento di organico della città di Frosinone (3.500) con l’impianto che si vuole costruire vicino all’autostrada (50.000). Fra la necessità di trattamento dell’intera Ciocaria (42.000 per 500 mila abitanti) e la disponibilità della batteria di biodigestori in attesa di essere realizzati nel territorio provinciale (500 mila buoni quindi per 5 milioni, l’intera popolazione della Regione Lazio!).

 Dunque la Ciociaria come immondezzaio del Lazio.

 Del resto un biodigestore anaerobico per garantire profitti non può essere sottodimensionato, anche perché dalla capacità di trattamento dipendono gli incentivi pubblici per le energie rinnovabili, e i contributi UE per l’economia circolare. Quindi tutto ciò non serve ai cittadini, ma al profitto di pochi industriali.

 Considerato che tutta questa attività si giustifica economicamente solo grazie ai contributi statali ed europei, cosa accadrebbe, o, ahimè, accadrà qualora il piano d’incentivazione dovesse interrompersi? Ci sarebbe, come già successo, la fuga di questi imprenditori verso nuovi lidi di profitti e al territorio rimarrebbero ulteriori enormi ecomostri inermi. A quel punto si interverrà con altri 50 e passa milioni di euro per la bonifica?

In realtà un biodigestore in sé potrebbe anche non essere così nocivo, a patto che tratti rifiuti ben caratterizzati, diciamo così, puri, usando un ossimoro, ma in 500mila tonnellate potrebbe entrare di tutto, anzi entrerà di tutto. Non si produrrà anidride carbonica, ma sicuramente tutta una serie di altre schifezze.

 L’insediamento di piccoli impianti, con una puntigliosa selezione della qualità dei substrati, e dunque dei relativi prodotti di scarto - concime di qualità in questo caso -, sistemi di trattamento rispondenti esclusivamente ai bisogni di un Comune o, al più, di qualche comune, potrebbero essere soluzioni plausibili. Soluzioni però oggi inammissibili, perché non garantirebbero i profitti che derivano dagli incentivi, dai tributi dei cittadini su cui graverebbe il costo del conferimento, dalla vendita dell’energia... Dunque percorsi impraticabili.

Ma impraticabile per chi? Per i capitani d’industria che cavalcano e depredano la Valle del Sacco. Allora sarebbe ora, secondo noi, che una volta tanto si considerasse prioritario l’interesse dei cittadini invece di tutelare la smania di profitto dei soliti noti.

 Pare che siano in arrivo 209 miliardi di Recovery Fund, per avere i quali ci consegneremo senza fiatare ai tecnocrati di Bruxelles. Di questi 77 dovrebbero essere spesi per la riconversione green. Chi decide la loro allocazione? Per difendere la salute di tutti o incrementare il profitto di pochi?

E’ indubbio quindi che si è contro un sistema che consegna la Valle del Sacco, nonostante il Sin, nonostante una cronica patologia da inquinamento, a sfruttatori di ogni risma: va da sé essere decisamente contro il biodigestore della “Maestrale”.

 Facciamo un appello ai Comuni, parte in causa come enti attivi compresi nell’ambito territoriale dall’ASI - fra cui Frosinone, zona a cui afferisce il biodigestore della “Maestrale” - affinché si adoperino per cambiare le norme tecniche di attuazione al PTR (Piano Territoriale Regolatore) dell’ASI, a cui si sono consegnati, senza colpo ferire. Sprovvisti come sono di piani regolatori qualificanti le destinazioni d’uso delle varie porzioni di territorio.

 In particolare ci riferiamo al comma C dell’art. 8 del PTR, in cui sono previste nel comprensorio zone per impianti tecnologici di smaltimento rifiuti. E soprattutto l’art.13 in cui il consorzio ASI ha la facoltà di concedere deroghe alle norme d’insediamento delle attività produttive ad alto impatto ambientale. Norme che il Comune interessato dall’insediamento in questione, avendo recepito il PTR, deve accettare obbligatoriamente. E come sappiamo, tutti gli enti comunali afferenti nel consorzio ASI hanno recepito tale piano con tanto di avvallo alla Valutazione Ambientale Strategica.

 Ha dunque un bel strillare il sindaco di Frosinone, e professare con forza la sua opposizione al biodigestore, se non si decide a invocare, insieme agli altri primi cittadini dei comuni compresi negli agglomerati ASI, cambiamenti sulle norme tecniche del PTR. Richiamare il principio di precauzione come primo responsabile della salute dei cittadini è cosa buona e giusta, ma inutile ai fini di una moratoria sull’insediamento di siti inquinanti nell’area cittadina.

Bisognava pensarci prima. Oggi si deve avere la forza, in quanto sindaci di paesi compresi nel consorzio, di imporre un deciso cambio di rotta nella gestione del territorio da parte dell’ASI, che ricordiamo è guidata da Francesco De Angelis, dirigente PD. A quanto pare nessuno, a parte urla e lamenti vari, ha avuto il coraggio di intraprendere questa azione dirompente.

Sarebbe ora di cominciare.