Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

Visualizzazione post con etichetta Indignati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Indignati. Mostra tutti i post

giovedì 3 novembre 2011

Dentro i cittadini, fuori i poteri forti

Alex Wilks - Avaaz.org 

Cari Amici 



E' uno scandalo: il G20, il vertice governativo più importante al mondo, si riunirà oggi per discutere della crisi economica mondiale. E sapete chi lo sponsorizzerà? Le banche e le multinazionali!

Non c'è da sorprendersi alla notizia che Cannes, la città che ospiterà il vertice, è chiusa come un fortino e i normali cittadini non possono accedervi, mentre gli amministratori delegati di banche e multinazionali avranno libero accesso per dire ai governi quel che devono fare.

Le multinazionali e le banche hanno preso in ostaggio i nostri governi, ottenendo diversi fondi di salvataggio nonostante abbiano contribuito alla creazione della crisi. Ora hanno conquistato le chiavi d'accesso all'incontro che potrebbe decidere il futuro finanziario del pianeta. Insieme possiamo convincere il padrone di casa Nicolas Sarkozy a cancellare la sponsorizzazione: costruiamo un appello pubblico enorme in grado di sollevare un polverone mediatico che costringa Sarkozy a buttare fuori le multinazionali sponsor e a ripulire il G20. Firma la petizione e inoltrala a tutti:


La linea di confine fra le multinazionali e i governi si è sbiadita sempre di più, mettendo in pericolo le nostre democrazie e la nostra economia. I politici ricevono finanziamenti per le loro campagne elettorali dalle aziende, una volta eletti implementano politiche che tutelano i loro interessi e poi ricevono sempre dalle aziende incarichi strapagati una volta terminato il mandatoC'è una sola parola per descrivere tutto questo: corruzione.

Ora Société Générale, una banca francese salvata dal fallimento grazie ai soldi dei contribuenti e che cela numerosi interessi nei confronti della politica fiscale europea, è uno sponsor ufficiale del vertice. Beninformati hanno riferito ad Avaaz che questa banca e altre 20 multinazionali hanno pagato grandi somme di denaro per sponsorizzare l'incontro e sedere così al tavolo con i nostri governi.

L'unico modo per ottenere politiche che proteggano il lavoro, che attacchino gli speculatori e che garantiscano un futuro più equo a tutti noi è allontanare le lobby e gli interessi delle grandi aziende dai nostri leader. Diciamo a Nicolas Sarkozy e agli altri leader che il loro futuro dipende dalla loro bravura nello scaricare gli sponsor ora e dal liberare i nostri governi dalla morsa delle grandi aziende. Firma la petizione e inoltrala a tutti:


La crisi economica mondiale è risultata in gran parte dall'attività di banche spericolate prive di un quadro regolatore imposto dai governi, visto il controllo che le banche esercitano sui nostri leader. Questa presa in ostaggio dei governi da parte dei poteri forti è uno dei pericoli più grandi che fronteggiamo oggi, sia alla democrazia che a un'economia efficiente ed equa. In tutto il mondo i cittadini sono scesi in piazza per riprendersi la democrazia. Cominciamo dal G20 nel giro delle prossime ore. 

Con speranza e determinazione, 

Alex, Maria Paz, Emma, Ricken, Morgan, Wissam e il resto del team di Avaaz 

venerdì 28 ottobre 2011

Gli indignati buoni e i "CATTIVI"

Toni Negri : fonte  www.controlacrisi.org

Ero e sono fuori, in queste settimane, in Spagna ed in Portogallo. Non ho seguito direttamente quello che è avvenuto a Roma. Ma sono stato sorpreso, direi sbalordito, nel leggerne cronache e commenti.

1) La divisione tra gli “indignati” e gli altri, i “cattivi”, è stata fatta prima di tutto da La Repubblica, l’organo di quel partito dell’ordine e dell’armonia che ben conosciamo (per non dire degli altri media). Non sembra che il comitato organizzatore della manifestazione si sia indignato molto per ciò. C’era forse un peccato originale alla base di questo oltraggio: chi aveva organizzato la “manifestazione degli indignati” non aveva molto a che fare con le pratiche teoriche e politiche che dalla Spagna si sono estese globalmente, talora in maniera massiccia, altre volte minoritaria: il rifiuto della rappresentanza politica e sindacale, il rigetto delle costituzioni liberali e socialdemocratiche, l’appello al potere costituente. In Italia, invece, un gruppo politico al limite della rappresentanza parlamentare si è appropriato il nome degli Indignados … E ora reclamano: “Lasciateci fare politica”.

2) Ma allora, si dirà, gli indignati “veri” sono i ragazzi che incendiano le macchine e fanno quel gran casino contro la polizia a San Giovanni? Certo che no. Qui nasce tuttavia il grande, se non l’unico problema. Chi possono essere gli unificatori del movimento? Chi costruisce oggi, in Italia, l’unità degli sfruttati, degli indebitati, dei non-rappresentati?

Le risposte a questi interrogativi sono molteplici. Tanti anni fa, Asor Rosa avrebbe detto: quei ragazzi pieni di rabbia appartengono alla “seconda società”, essa è inorganizzabile, essa è la non-politica. Oggi, alcuni rappresentanti del “movimento” diranno: sono estremisti, anarchici e insurrezionalisti, quindi pericolosi, quindi inorganizzabili. È forse vero. La conseguenza sarà allora la medesima che ne trasse Asor trent’anni fa: sono irrappresentabili? Anche qui: forse sì. Ma per questo li escludiamo per principio, prima ancora di aver capito perché erano tanti e di cosa erano l’espressione? Noi non crediamo che il ritornello di Asor Rosa possa valere come pregiudizio. A chi ce lo presentasse come tale, ci rivolgeremmo allora agli Indignados spagnoli ed universali per avere un’altra risposta. Gli Indignados sono un movimento dei poveri – sono anni che andiamo indagando e parlando di precarizzazione lavorativa e esistenziale, di pauperizzazione generalizzata, di esclusione e declassamento, di espropriazione finanziaria, di emarginazione sociale. Tutto questo è prodotto dal Capitale. E a noi sembra che queste lotte debbano essere e siano innanzitutto lotte contro il Capitale.

Dobbiamo ricordarci che laddove, in altri paesi d’Europa che pur conoscono grandi tradizioni di lotta, si è data l’incapacità a mettere insieme tutte le facce della nuova povertà, la sconfitta è stata generale, anche quando i movimenti erano duraturi e forti. La Francia, per esempio, non produce più lotte vincenti da quando il movimento studentesco ha smesso di congiungersi con quello delle banlieues. In Germania, non c’è più lotta da quando i Grünen Realos-pragmatici hanno isolato e liquidato i Fundis – gli occupanti delle case, quelli che lottavano assieme ai migranti, e avevano assunto la dimensione dei quartieri per tentare la costruzione di istituzioni del comune. Dobbiamo tornare a costruire un fronte dei poveri – tutti i poveri, dalla classe media immiserita in giù.

C’è dunque una bella differenza fra stare con i poveri, anche se spaccano tutto, e non starci – considerarli intoccabili, lebbrosi. Loro – quelli che spaccano – hanno diritto a dirci di no, a rifiutarci, a preferire l’isolamento. Ma noi, non per questo li consideriamo estranei alla povertà. Il 14 dicembre, il 15 ottobre, e tante altre volte, li abbiamo visti in azione: alcune periferie della povertà sono scese in piazza. La polizia e i media le hanno immediatamente riconosciute: il potere è spesso bieco ma non è stupido. Perché i movimenti non potrebbero anche loro chiedersi chi sono, e provare a capire prima di giudicare? Forse perché dietro alla puzza al naso degli organizzatori, senti un rigetto di pelle?

3) Il colmo della cecità e della provocazione dei media (e, subito dopo, del Ministero degli Interni) è stato toccato quando hanno scelto di attaccare i movimenti NoTAV e San Precario – vale a dire le due realtà di movimento attualmente più forti. Forse le uniche che non abbiano aperture politiciste e che non siano interessate alla rappresentanza parlamentare, ma che piuttosto sono democraticamente piantate nel reale, nella società civile, e che producono effetti concreti immediati.

Dobbiamo stringerci attorno ai compagni che subiscono queste provocazioni – cosi come attorno agli incarcerati, di cui chiediamo la liberazione senza se e senza ma. Cos’altro fanno gli Indignados di Barcellona per gli arrestati dopo la tentata occupazione della Camera regionale catalana? Hanno riconosciuto che si trattava di un errore politico evidente, ma li difendono comunque in nome dell’unità del movimento. Vogliamo continuare a caricaturare i comportamenti pacifici degli Indignados spagnoli alla maniera di pecore gentili?

4) Oggi solo un progetto costituente può unificare tutti nel movimento. Non un “programma minimo” – un programma che non dia obbiettivi concreti ma solo linee di alleanza sindacale e parlamentare. Perché stupirsi che molti sentano questo programma minimo come un “opportunismo massimo”?

Centrale è invece oggi un progetto costituente che unifichi politicamente, e quindi sappia anche reagire alle eventuali componenti distruttive del movimento. In Spagna, l’elemento qualificante di questa unificazione è stato senz’altro l’acampada. Il vivere insieme nelle piazze. Poi si sono sviluppati comitati di quartiere su cui si sono assommate le funzioni dell’emancipazione concreta del proletariato moltitudinario. Si tratta di camere del lavoro metropolitano e di centri di occupazione e di autogestione delle istituzioni del Welfare ormai disertate dallo Stato.

Ma c’è ben altro. La chiave del modello costituente nella vita condivisa sta nella distruzione della “paura” che troppi ancora sentono, non appena si tratta di stare insieme. Una distruzione praticata con esperienze pacifiche, collettive, di massa – quando questo è possibile -, ma senza mai cedere alla facilità di abbandonare i poverissimi della società, i senza tetto, gli ipotecados, gli indebitati, i nuovi poveri, e tutte le altre vittime del saccheggio capitalistico odierno.

Non aver paura è resistere al potere ed esprimere potenza d’invenzione, di produzione sociale e politica. I ragazzi – quelli che hanno fatto casino – esprimono, con la loro rabbia, non la capacità ma l’incapacità di rispingere la paura del potere. Si può tuttavia probabilmente vincere gli eventuali caratteri distruttivi di alcuni settori del movimento dei poveri – a condizione che si abbia un programma positivo, maggioritario, materialmente definito. Oggi quel programma del comune si è già ampiamente manifestato nei referendum e nelle elezioni municipali, contro le macchine partitiche. Si tratta di procedere su questo terreno.

Svolgere il tema del comune costituente nella lotta rappresenta dunque oggi forza maggioritaria. A Reggio Emilia nel 1960, e a Genova nel 2001, dei compagni sono stati uccisi – ma il movimento non aveva paura, era unito, vinse perché non escludeva nessuno a priori, mise polizia e governi davanti all’evidenza di un irresistibile ostacolo. Oggi, volendo presentarsi con un programma minimo, cercando alleanze in una parte del ceto politico screditata e corrotta quanto lo è il ceto politico di destra, si è finito per rafforzare Berlusconi. Tutti dunque sembrano consapevoli che siamo giunti ad una impasse. Un’impasse di programma prima che di metodo. Ma come metterlo nella testa di coloro che vedono un insorto in ogni povero che non ha più paura?

5) Siamo infine anche di fronte ad un’impasse di metodo. Non erano stati dati obbiettivi al corteo di Roma. Di contro, a Madrid, sono stati i palazzi del potere e le banche ad essere assediate da mezzo milione di Indignados. Gli stessi che, immediatamente dopo, hanno ripreso le loro attività di quartiere, uniti da un’unica organizzazione orizzontale, usando reti, socialnetworks e twitts in modo astuto, chiamando tutti dove c’era bisogno, su uno sfratto come nelle scuole occupate, o negli ospedali autoamministrati.

A Barcellona, duecentomila persone si sono ritrovate: poi si sono formati tre cortei, l’uno ha occupato un ospedale, l’altro l’università ed un terzo un enorme magazzino per farne un centro sociale. A Piazza San Giovanni bisognava invece arrivare per ascoltare i politici di prima, seconda e terza generazione? Vi stupisce che nasca il bordello che c’è stato? Qual è stato il metodo, qual è stata la gestione politica del comune in quel caso?

Attorno al metodo – è bene sottolinearlo – i movimenti italiani conoscono un limite di fondo: mai sono stati capaci di cogliere nell’orizzontalità, nella massificazione del movimento, la singolarità della decisione – la decisione voluta da tutti, e che nasce solo quando se ne parla prima, quando se ne discute a lungo, quando se ne dibatte senza la paura di esser ascoltati, senza aver voglia di esser subito intervistati. Speriamo che quanto è avvenuto non rappresenti l’ultima avventura dei movimenti nati negli anni novanta, che riconobbero nella forma-manifestazione l’evento decisivo. C’è un nuovo movimento oggi, che considera il comune costituente come il suo orizzonte e la discussione senza paura e senza autorità come il suo metodo. Si tratta di lasciargli spazio e voce.

“Lasciateci fare politica”, dicono alcuni. Certo. Intanto, noi proviamo a costruire il movimento degli Indignados.

martedì 25 ottobre 2011

Un ignobile articolo sul sito di Contropiano

Piero Bernocchi

Carissimi/e,

non pensavo più di usare questa lista. ma oggi è successa una cosa che a noi pare di una gravità inaudita e, almeno per quel che mi riguarda, senza precedenti. E' la risposta più brutale e ignobile a chi in questi giorni, a partire da Anna e da tanti/e altri di voi, si domandava se fosse ancora possibile ricostruire una qualche unità all'interno del Coordinamento 15 Ottobre. Nel sito di Contropiano, giornale della Rete dei Comunisti (è un segreto di Pulcinella che questa formazione costituisce da sempre il "braccio politico" della RdB, oggi parte costituente principale dell'Usb) - che nelle settimane scorse aveva continuamente pubblicato e diffuso resoconti delle nostre riunioni per il 15 che accusavano i promotori di S.Giovanni di essere al servizio del centrosinistra per depotenziare e riassorbire la protesta - è comparso questo ignobile scritto, una vera dichiarazione di guerra nei confronti miei, di Luca Casarini e delle rispettive "formazioni politiche".
In esso il sottoscritto e Casarini (e "le loro formazioni politiche") sono dichiarati "nemici di classe...personaggi e forze politiche simili a Noske e a quelli che hanno armato prima e poi protetto le mani degli assassini di Karl e Rosa (n.d.s. Liebknecht e Luxemburg) e che hanno fatto scempio degli spartachisti..che hanno dato un pieno appoggio alla guerra imperialista in Libia..e che lo hanno tradotto sul piano nazionale nel partito della delazione al servizio delle classi dominanti..e che vanno combattuti (n.d.s. manu militari?) in ogni contesto di classe come agenti attivi della borghesia imperialista". C'è poi la accusa, già fatta circolare ossessivamente in questi giorni, sui posti nel "sottobosco politico governativo" che ci sarebbero stati promessi dal centrosinistra, e che è stata il leit-motiv di coloro che, sulla base di questa folle tesi, per un mese hanno bollato la proposta di concludere a P.S.Giovanni come scelta di "collaborazione di classe" e di resa alla borghesia e al centrosinistra.
La pubblicazione del lurido scritto mi pare una testimonianza decisiva e inappellabile sul ruolo svolto da questa gente nell'ultimo mese e sull'insanabilità del conflitto scagliatoci contro in tale periodo. L'aggressione è personificata ma è diretta alle nostre "formazioni politiche". Per quel che mi riguarda neanche i gruppi armati degli anni'70 e '80, malgrado io non ci andassi leggero nei loro confronti, avevano mai scritto o fatto circolare cose di tale virulenza nei miei confronti, che ovviamente invitano alla aggressione fisica anche in forme pesanti, come meriterebbero "assassini alla Noske" o "nemici di classe" con le mani sporche di sangue delle Rose e Karl odierni. Mi pare ovvio che, come COBAS, noi ne trarremo le immediate conseguenze in ogni sede, troncando ogni rapporto con gente del genere e invitando alla massima vigilanza nei confronti di chi osa farci minacce di tale gravità. Ma mi pare altrettanto scontato che nessuno/a può sottovalutare la faccenda. Se gente che è stata nel Coordinamento pubblica materiale infame come questo, che di fatto invita a "combattere" (data la furia e le accuse, questo significa "con ogni mezzo") i Noske odierni, non può non sapere che sta facendo una dichiarazione di guerra nei nostri confronti, mio, di Casarini, dei Cobas, di Global Project, di Uniti per l'alternativa e, aggiungerei, di tutti coloro che si sono battuti per una gigantesco corteo di massa verso S.Giovanni, con accampate connesse. Domani scriveremo una risposta dettagliata in merito come COBAS e la diffonderemo tra voi e in ogni lista utile. Per il momento, spero che la vostra indignazione sia pari alla mia e alla nostra.
Un abbraccio, Piero

Perchè “tanta furia” nel dibattito sulla manifestazione del 15 ottobre?

www.contropiano.org

Una nota redazionale di Contropiano online replica alla lettera di Piero Bernocchi



L'intervento di  KARLA E KAMO sul 15 ottobre che abbiamo pubblicato qualche giorno fa sul nostro giornale, ha sollevato - com'era giusto – commenti diversi. Del resto abbiamo previsto uno spazio “interventi” proprio per sollecitare il confronto anche e soprattutto al di fuori dei confini, spesso troppo stretti, di organizzazione. E in tanti, essendo esclusi proprio dai media mainstream, stanno utilizzando questo spazio di dibattito per intervenire con valutazioni, commenti o interventi veri e propri.
Come ogni lettore di giornali o di siti sa, gli “interventi” non sono “editoriali”. Non necessariamente rappresentano, come dicono i giornali mainstream, il punto di vista della redazione. Possono essere condivisi in parte, totalmente o quasi per nulla; ma sono stati evidentemente considerati “interessanti”, “stimolanti discussione”. Al limite anche “un po' provocatori”. Se non si amano le discussioni ingessate, sono semplicemente necessari.
Piero Bernocchi, non l'unico dei nomi citati nell'intervento, se n'è invece risentito molto. Pubblichiamo anche la sua nota apparsa sulla lista del “Coordinamento 15 ottobre”. E ci sia consentita qualche pacata considerazione.
La prendiamo larga. In Italia, grazie a Berlusconi, e in Occidente (grazie a molti altri soggetti pensanti, think tank o ideologi vari), nell'ultimo ventennio si è fatta strada una retorica che chiameremo “vittimismo aggressivo”. In pratica, consiste nel dichiararsi “vittime” di un attacco violento, intollerante, insopportabile in occasione di qualsiasi divergenza di opinione; per farne poi discendere la “necessità” di mettere al bando (nel migliore dei casi) il/i responsabili di quell’attacco. Certo, è difficile raggiungere le vette del Cavaliere o di alcuni suoi cortigiani (Cicchitto, Stracquadanio, Belpietro, solo per citarne alcuni), ma questo modo di fare ha fatto scuola. “Tira” sia in televisione che sulla carta stampata, ma anche sul web o qualsiasi altro media. E' diventato “senso comune”. “Si fa così...”
Se ne serve anche il buon Piero, con cui ci accomunano 40 anni di attività politica, dissensi aspri, convergenze temporanee, visioni diverse. Senza che mai sia volato un solo schiaffo tra noi.
Ci sorprende e quasi ci diverte – dunque – il fatto che stavolta abbia preso cappello in modo così viscerale e vittimistico, fino a dipingersi come “possibile vittima di un pestaggio”. Se non avessimo guardato per anni gli sketch di Beppe Braida ci saremmo arrabbiati. Ma siamo ormai vaccinati...
Si indigna per essere stato avvicinato a Noske, e lo si può capire. Però, detto amichevolmente, non è carino nemmeno sentirsi catalogati come assaltatori dei palazzi o sabotatori di manifestazioni che abbiamo contribuito a costruire. Basta leggersi l'editoriale “15 ottobre. Fatti, cause, conseguenze” per avere la “posizione ufficiale” della Rete dei Comunisti. Se avessimo avuto una posizione diversa, l’avremmo espressa nero su bianco. Come facciamo sempre.
Non è simpatico neppure affermare come “notorio” che un sindacato (l'Usb) - risultato di un processo unificante ancora incompiuto del sindacalismo di base, cui anche Bernocchi ha fino a un certo punto partecipato per poi tirarsene fuori - sia schiacciato su una posizione politica particolare. Come ognun sa, per aderire a un sindacato (Usb o Cgil, in questo, differiscono poco) non occorre presentare una tessera di partito. Certo, si tengono lontani i fascisti e assimilabili, ma non molto di più. Sappiamo che i Cobas hanno un'idea molto più “simbiotica” del rapporto tra sindacato e partito. La conosciamo, la comprendiamo, ma non è la nostra. E Piero lo sa. Perché creare confusione di proposito?

La redazione di Contropiano online

UN IGNOBILE ATTACCO AI COBAS, L'ANALISI DEL 15 OTTOBRE E COME CONTINUARE

Riportiamo di seguito un intervento firmato Karla e Kamo sulla manifestazione del 15 ottobre. Nello scritto si rileva un  forte attacco ai COBAS e a SEL che si muove sull'asse, BERNOCCHI - CASARINI-VENDOLA. A margine dell'intervento pubblichiamo il link al documento di risposta dei COBAS. La lunghezza dello scritto, non compatibilie con il format del blog, non ci consente di pubblicarlo per intero ma dal link si può leggere l'intera piccata risposta. Ognuno ne tragga le prorie conclusioni.
La redazione.
------------------------------------------
Dopo Roma. Appunti per un bilancio



di Karla e Kamo  dal sito  http://www.contropiano.org/

A una settimana dalla “giornata romana” diventa possibile tratteggiare le prime linee di un possibile bilancio. La prima cosa che possiamo notare è l’assenza di presa di parola da parte di coloro che, della giornata, sono stati parte attiva.
Questo, però, non deve sorprendere. A manifestarsi, nella “giornata romana”, è stata un’insorgenza sociale la quale, per sua natura, è ricca di voce ma povera di linguaggio.
Impensabile, pertanto, che una qualche forma di sintesi politica da quell’esplosione prendesse forma. A parlare, e non avrebbe potuto essere altrimenti, sono state tutte quelle realtà che fanno parte della cornice politica. In maniera piuttosto netta si sono delineate due posizioni.
Da un lato l’asse Bernocchi, Casarini, Vendola che, proprio in quel frangente, hanno compiuto un ulteriore passo verso la fondazione di quel “partito della collaborazione di classe” tenuto a battesimo, questo va sottolineato con forza, con l’inizio dell’aggressione imperialista alla Libia. Il pieno appoggio fornito da queste formazioni alla guerra imperialista sul piano internazionale non ha potuto che tradursi, sul piano locale, nel “partito della delazione”. Come tanti novelli Noske in pectore, dentro la crisi, non potevano che porsi immediatamente al servizio delle classi dominanti. I plausi che, se la partita fosse andata secondo i loro piani, stavano per ricevere da banchieri e industriali ne sono una non secondaria esemplificazione. Del resto non è una novità.
Come nella Germania del 1918 tutti si fecero socialisti nell’Italia del 2011 tutti si fanno indignati basta che, questo è il punto, il potere politico rimanga saldamente tra le mani della borghesia imperialista. A tali condizioni un qualche posto nel sottobosco governativo potrebbe essere dato persino a “sovversivi” quali Bernocchi e Casarini mentre, a Vendola, un sottosegretariato, anche in virtù del suo felice rapporto con il fascismo israeliano, non lo negherebbe alcuno.
La “giornata romana”, se non altro, ha permesso di mettere definitivamente a nudo il ruolo apertamente controrivoluzionario che questi leader e le loro formazioni politiche si accingono a svolgere. Non dimentichiamoci mai che sono stati proprio personaggi e forze politiche di queste fattezze a fare scempio degli spartachisti. Non dimentichiamoci mai che personaggi simili hanno armato prima e protetto poi le mani degli assassini di Karl e Rosa. Costoro vanno smascherati, denunciati, contrastati e combattuti in ogni contesto di classe. Non sono l’ala destra del movimento proletario ma agenti attivi della borghesia imperialista. Sono nemici di classe, non compagni che sbagliano.
Una seconda posizione, ben diversa dalla prima, si è però altrettanto velocemente delineata. Senza cadere nell’infantile entusiasmo della rivolta per la rivolta, in molti hanno iniziato a ragionare sulle indicazioni che la “giornata romana” oggettivamente si porta appresso. Centrale, o almeno così sembra, è il riconoscere il ritardo insieme alla necessità e all’urgenza di costruire un organismo politico di classe in grado di agire da partito. Un organismo in grado di dare rappresentanza politica a quelle masse proletarie e subordinate che oggi sono obiettivamente fuori da ogni cornice politica. In altre parole in molti sembrano aver, se non compreso, di certo intuito come la questione dell’esclusione sociale si ponga, oggi, tutta dentro la materialità della classe. A differenza del mondo di ieri, dove i socialmente esclusi si collocavano al di fuori dei processi lavorativi e di valorizzazione del capitale, oggi è il modo di produzione capitalista stesso che genera produttori socialmente esclusi e quindi ben distanti da quella condizione marginale, e in fondo politicamente inessenziale, ai quali classicamente i mondi dell’esclusione rimandano. L’organizzazione politica di queste masse è il nodo che, qui e ora, occorre sciogliere. La strada del riot è un vicolo cieco ma senza l’organizzazione politica è lì che necessariamente le masse andranno a infilarsi.
Avevamo scritto, poco prima del 15 ottobre, che quella scadenza doveva essere vista in funzione dell’accumulo di forza. Un passaggio, importante ma non risolutivo, di una “lotta di lunga durata” dentro gli scenari sempre più inquietanti che la crisi prefigura. Sembra sensato affermare che, in quella giornata, di forza ne è stata espressa non poca. Si tratta, ora, di raccoglierne tutto il potenziale. Organizzarlo e disciplinarlo. Occorre porre, in maniera ordinata, sotto assedio il Governo europeo delle Banche e delle Multinazionali mentre, sul piano locale, far sì che nelle piazze si ponga all’ordine del giorno la caduta del regime per questo, i tempi per l’organizzazione, si fanno sempre più stretti.

-----------------------------------------

La risposta dei Cobas

 (-) Miserabili farneticazioni staliniste
Nel miserabile e farneticante testo stalinista Bernocchi e Casarini (e "le loro formazioni politiche") sono dichiarati "nemici di classe...personaggi e forze politiche simili a Noske e a quelli che hanno armato prima e poi protetto le mani degli assassini di Karl e Rosa (n.d.s. Liebknecht e Luxemburg) e che hanno fatto scempio degli spartachisti..che hanno dato un pieno appoggio alla guerra imperialista in Libia, e lo hanno tradotto sul piano nazionale nel partito della delazione al servizio delle classi dominanti…che vanno combattuti (n.d.s. manu militari?) in ogni contesto di classe come agenti attivi della borghesia imperialista". C'è poi la accusa, già fatta circolare ossessivamente in questi giorni, su posti nel "sottobosco politico governativo" che ci sarebbero stati promessi dal centrosinistra, leit-motiv di chi, sulla base di questa folle tesi, per un mese ha bollato, nel Coordinamento 15 ottobre e fuori, la proposta di concludere a P.S.Giovanni come scelta di "collaborazione di classe" e di resa alla borghesia e al centrosinistra. La pubblicazione del delirante scritto, che ripropone le peggiori argomentazioni staliniste di parecchi decenni fa, ci pare una testimonianza decisiva e inappellabile sul ruolo svolto da questa gente nell'ultimo mese e sull'insanabilità del conflitto scagliatoci contro in tale periodo. Pensiamo che nessuno/a debba sottovalutare la faccenda. Se gente che è stata nel Coordinamento pubblica tale materiale infame, che invita a "combattere" (con ogni mezzo, si capisce dalla furia delle accuse) i Noske odierni, significa che ha deciso di dichiarare guerra in primis ai COBAS, a Global Project, a Uniti per l'Alternativa ma, più in generale, a tutti coloro che volevano un gigantesco corteo verso S.Giovanni, con accampate successive, come strumento per garantire non solo la più ampia partecipazione ma soprattutto la prosecuzione e l’allargamento della lotta contro la crisi. Il lurido attacco è personificato ma è diretto alle nostre "formazioni politiche" e, data la violenza delle argomentazioni, lascia facilmente intendere che si possa (o si debba) arrivare nei nostri confronti alla aggressione fisica anche in forme pesanti, come meriterebbero "assassini alla Noske" o "nemici di classe" con le mani sporche di sangue delle Rose e Karl odierni. E’ ovvio che, come COBAS, noi ne trarremo le immediate conseguenze in ogni sede, troncando ogni rapporto con gente del genere e invitando alla massima vigilanza nei confronti di chi osa farci minacce di tale gravità. Ma ci pare altresì utile estendere il discorso a una serie di altre infamie nei nostri confronti che, pur non raggiungendo il parossismo violento di questo scritto, spiegano il clima in cui è maturato. (-)

L'INTERO DOCUMENTO DEI COBAS



domenica 23 ottobre 2011

" MI CONTRADDICO …allora ERGO SUM " oppure " MI CONTRADDICO ALLORA STRONZO SON…" scegliete voi il titolo di questo post.

Paolo Papillo          fonte: http://informazionedalbasso.myblog.it/



Che i politici italiani dicano tutto ed il contrario di tutto non è una novità e purtroppo ci siamo abituati a questo, ma da un po’ di tempo questo dire una cosa in un convegno e nella prossima assemblea affermarne una opposta, magari in TV o in piazza non comporta da parte dei presenti NESSUNA reazione.


Lo spunto a questa NON nuova riflessione  me lo da ieri la Serracchianni , l’ex enfant prodige ed ex rottamatrice del PD, scrive la nostra piddina sulla sua pagina face book ieri alle ore 12.45 “Stefano Boeri (assessore del comune di Milano): i circoli devono contare di più nel Pd e dobbiamo avere la forza di pensare ad un nuovo sviluppo per il nostro territorio: basta al consumo di suolo.“ , Ma come la stessa risulta essere PRO TAV (http://www.info-action.net/index.php?option=com_content&a... ) che non solo lo consuma il territorio ma lo distrugge e questo fregandosene del fatto che l’intera popolazione locale Non vuole la TAV, la vostra Debora và d’amore e d’accordo con Pippo Civati altro ex enfant prodige ed ex rottamatore che dà me interpellato a Milano si dice contrario alla TAV ma favorevole obtorto collo all’expo…tanto per cambiare la confusione nel PD regna sovrana…d’altronde E’ risaputo che il PD fa lotte “ambientaliste”, insomma lotte è un po’ una parola grossa..diciamo squittisce di voler preservare l’ambiente…, nei luoghi dove è all’opposizione e poi cementifica e fa inceneritori dove governa…
Ma le contraddizioni assumono le dimensioni di uno tsunami in ambiente sindacale confederale…guardate cosa combina la CGIL a Torino , di fatto consente il licenziamento di maestre precarie d’asilo deciso dalla giunta Fassino…si proprio la CGIL che a dicembre ha indetto una manifestazione nazionale contro il precariato, sic ! ovviamente in questa vicenda è si contro il precariato con un piccolo particolare che lo trasforma in disoccupazione….IN TEMA DI PARACULAGGINE CONTRADDITTORIA IL TRIO PD-CGIL-SEL è inarrivabile, per un giorno intero ho postato la questione su centinaia di pagine attinenti a queste organizzazioni e su quelle dei loro militanti senza ottenere nessuna risposta nel merito a parte qualche sterile insulto..eppure come faccio di solito supporto i miei j’accuse con fonti qualificate…nessuna reazione calma piatta dai militOnti..perchè? leggete cosa ho postato ; “ECCO COSA FA SEL IN PIEMONTE PRIVATIZZA AH AH AH COMPAGNI PER LE PRIVATIZZAZIONI ED IL PRECARIATO OPPURE NEGHIAMO ANCHE L'EVIDENZA:E DICIAMOLE LE COSE ;Accade a Torino dove si privatizzano gli asili e si lasciano a casa le maestre precarie...bene chi fà questo oltre al PD-L ? i finti compagni di SEL e il finto sindacato chiamato CGIL. si avete letto bene la CGIL quella che dicembre porterà a Roma la gente a manifestare contro il precariato...è vero la CGIL E' CONTRO IL PRECARIATO ...I PRECARI LI TRASFORMA IN DISOCCUPATI , e voi della FIOM che dite ? ve ne fregate dei precari e accogliete sabato la CAMUSSO/Marcegaglia alla vostra NON-manifestazione, già voi ancora non siete precari ma con l'aiuto della CGIL diventerete presto colleghi..dei disoccupati..

Ma le contraddizioni che più mi hanno addolorato sono state quelle di chi all’indomani del 15 ottobre si è trasformato in indignato “BUONO”..scandalizzato per gli scontri di Roma perché , purtroppo, in un caos totale è andata distrutta la macchina di un pensionato o la vetrina di un negozietto….che i  Media mainstream hanno fatto diventare centinaia …io c’ero e so’ non essere andata così..

Dolorosa ed incomprensibile la contraddizione di chi gioiva e si esaltava delle rivolte dei giovani egiziani o tunisini …rivolte costate centinaia di morti uccisi in maniera atroce, andate a fare una ricerca delle dichiarazioni  dei politici che paragonavano Berlusconi a Mubarak ne troverete delle belle anche perché sono gli stessi politici che il 16 OTTOBRE invocavano la legge reale, salvo perché subissati dalle critiche rimangiarsi il tutto …

E la contraddizione degli anti banks ….da delirio , ricordate le pagine facebook…i blog la politica più o meno istituzionale che INCOLPAVA le BANCHE di essere  la causa di tutti i nostri mali della drammatica crisi che viviamo ? lo ricordate ? bene io lo ricordo…sono bastate due vetrine di banche infrante per fare sparire questo pensiero dall’informazione ufficiale , come da quella web che ERRONEAMENTE consideriamo meno allineata  …..

Dove sono finiti quelli che fino al 15 mattino volevano linciare i banchieri e bruciare le banche e il 16 invece volevano riservare lo stesso trattamento ad “er pelliccia” ? spariti !

Allora sarebbe magari il caso di cambiarlo il titolo da ; “ MI CONTRADDICO …allora ERGO SUM “ a
MI CONTRADDICO ALLORA STRONZO SON…
Scusate il francesismo …ma almeno 24 ore filate cerchiamo di sostenerla la stessa  idea…

sabato 22 ottobre 2011

Cometa Rossa

Luc Girello


COMETA
CUCI LA BOCCA DEI PROFETI DEL LIBERO MERCATO
COMETA CHIUDI LA BOCCA A BANCHIERI E SPECULATORI FINANZIARI.
CACCIALI VIA.
LASCIA CHE SIAMO NOI A TROVARE LA NOSTRA LIBERTA'.





Il  testo  che accompagna la foto clip,    cantato da uno straordinario Demetrio Sratos ,non è esattamente questo. Ma sono bastate poche parole per renderlo attuale.  Nonostante la protesta popolare,  Il golpe voluto da Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale  in Grecia è perfettamente riuscito. Il parlamento Greco  ha adottato nuove misure lacrime e sangue, anzi solo lacrime, di sangue non ne è rimasto molto. Nonostante uno sciopero generale che da tre giorni paralizza il paese , il governo socialista di Papandreou  ha ottenuto il sostegno di 154 deputi  contro 144,sui 300 membri del parlamento eletto.  Il deputato socialista ex ministro del  lavoro Louka Kasateli e amica di Papandreou  avendo rifiutato di approvare un provvedimento  sulla limitazione della contrattazione collettiva  dei salari  è stata immediatamente  esclusa dal gruppo socialista. Purtroppo la rabbia  incontenibile crea  discordia anche fra  gli stessi manifestanti . Un sindacalista di 53 anni è morto durante scontri violentissimi tra manifestanti del Pame, il sindacato legato al Kke, il Partito Comunista di Grecia, e giovani dei gruppi antagonisti e anarchici. La misure è colma. I  o black bloc  in Italia hanno devastato vetrine e auto, ma è del tutto evidente che all’aumentare della disperazione è destinata a crescere anche la rabbia .  Ci sono le condizioni per cui la  schiera dei violenti finirà per  includere una parte sempre più consistente di gente disperata privata della propria dignità   .  Oggi sta accedendo in Grecia e in Italia?   Fra quanto tempo    l’impeto violento travalicherà le  falange nichiliste  dirette da chi non vuole la COMETA ROSSA  e coglierà anche le persone comuni che non ce la fanno ad arrivare a fine mese?   

A proposito il testo originale del brano è : 
Cometa
Apri le labbra, aprile
dolcemente.
Aiuta il mio cuore.
Cometa cuci la bocca ai profeti.
Cometa chiudi a bocca e vattene via
Lascia che sia io a trovare
la libertà.

Cometa Rossa  eseguito dagli Area
Demetrio Sratos: voce  e organo - Patrizio Fariselli: tastiere , Paolo Tofani: Chitarra, Ares  Tavolazzi; Basso,  l’incredibile Giulio Capiozzo : batteria .

giovedì 20 ottobre 2011

Sui fatti del 15 ottobre a Roma

Comitato Nazionale ANPI


Il Comitato Nazionale dell’ANPI,
a fronte dei gravissimi fatti accaduti sabato scorso a Roma; nell’esprimere la più sentita solidarietà a tutti coloro - e in particolare ai giovani - a cui è stato impedito di esercitare liberamente e pacificamente un diritto costituzionale, tanto più rilevante in quanto contemporaneamente veniva esercitato in tutto il mondo (e senza incidenti), ed a tutti coloro che hanno subito danni dalla violenza di un gruppo di estremisti reazionari;
condanna, nel modo più fermo, il comportamento di coloro che sono scesi in campo solo per praticare la violenza ed impedire una civile manifestazione di protesta, producendo danni gravissimi a persone e cose;
ribadisce che è compito dello Stato garantire la libertà di manifestazione del pensiero e la libertà di riunione, per cui non ha senso rispondere ad un atto di odiosa violenza con divieti che, prima ed invece di colpire i violenti, finiscono per limitare i diritti dei cittadini, al di là e al di fuori della Carta Costituzionale; depreca che una incomprensibile gestione dell’ordine pubblico non solo non sia riuscita a prevenire quanto accaduto ma addirittura abbia esposto la città di Roma, i manifestanti pacifici (che peraltro non hanno potuto svolgere la loro manifestazione) e gli stessi agenti di polizia e carabinieri a subire violenze ed attacchi, non essendo preparati e attrezzati adeguatamente per respingerli; si oppone fermamente ad ogni ipotesi di interventi polizieschi ed autoritari sulla scia delle emozioni suscitate dalla sciagurata giornata di Roma; non è con leggi eccezionali che si reprime la violenza, ma applicando rigorosamente la normativa vigente e prevenendo ogni
tentativo di violenza; esprime seria preoccupazione per i rigurgiti di autoritarismo e di fascismo che si affacciano continuamente, in varie forme, nel nostro Paese approfittando di un “clima” ritenuto favorevole e della disgregazione della vita politica e istituzionale del nostro Paese; si appella alla coscienza civile ed alla sensibilità di tutti i cittadini perché rispondano alla violenza con le armi della democrazia, vale a dire con l’esercizio dei fondamentali diritti civili e politici, la partecipazione, la manifestazione convinta di una decisa volontà di svolta e di cambiamento, verso un sistema politico e istituzionale rispondente finalmente ai
principi contenuti nella Costituzione; ribadisce che solo l’unità di tutte le forze democratiche può salvare il nostro Paese dal degrado civile, sociale e politico in cui è precipitato e che ormai è divenuto intollerabile per
ogni cittadino consapevole dei diritti inalienabili e degli stessi fondamenti della democrazia.
Roma, 19 ottobre 2011
IL COMITATO NAZIONALE ANPI



martedì 18 ottobre 2011

Fascismo bipartizan

Luciano Granieri


  L’onda lunga degli incidenti di  sabato 15 ottobre, come uno tsunami ha travolto il diritto costituzionale a manifestare. Il sindaco Alemanno non aspettava altro.    Dall’idea di far pagare una tassa ai movimenti che sfilavano per protesta  nelle  vie della capitale alla negazione della piazza dopo gli incidenti di sabato il passo è stato breve. Il 21 ottobre la manifestazione della FIOM , nella quale gli operai Fiat e Fincantieri, volevano porre all’attenzione generale la loro situazione disastrosa, è stata annullata. O meglio è stato autorizzato un semplice sit.in in P,zza Esedra e proibito il corteo che da qui doveva arrivare in un primo momento a Piazza Navona, poi a P,zza Farnese e quindi in  P.zza  Santi Apostoli. E’ inutile sottolineare che gli operai FIAT sono sotto la mannaia di un ricatto cui Marchionne li ha costretti, scavalcando piè pari la  costituzione, con l’appoggio di un governo criminale e di sindacati complici , .condizionando il mantenimento del posto di  lavoro all’alienazione del diritto di sciopero, alla completa libertà di licenziamento all’abolizione del contratto collettivo. Gli operai Fincantieri invece rischiano la chiusura dei loro siti pur avendo commesse da evadere. Si nega la piazza a persone che protestano perché non riescono a pagare le bollette, l’affitto di  casa o la scuola per i propri figli.   Al   raggiungimento del primo obbiettivo,  quello di depotenziare se non annullare gli effetti della manifestazione dei 15 ottobre,  si aggiunge la realizzazione della   seconda fase del piano, quella tesa  a bloccare completamente ogni espressione di dissenso prendendo a pretesto i fatti di sabato scorso. Ma se da Alemanno ci si poteva aspettare una tale presa di posizione, i proclami di Di Pietro dopo gli eventi  di sabato scorso  in perfetto stile fascista hanno fatto più rumore e stupito molti ma non il sottoscritto  Di Pietro  è fondamentalmente uomo di destra.  L l’Italia dei Valori è un partito fondato quasi esclusivamente per contrastare l’illegalità all’interno dei palazzi del potere , denunciare   i guai giudiziari del premier, e dei parlamentari suoi scagnozzi. Poco altro contraddistingue la linea politica dal partito del ex PM di mani pulite .  L’estrema volatilità  programmatica basata su un populismo uguale e contrario al berlusconismo ha permesso la coesistenza   di  personaggi variegati   gente impresentabile come  Scilipoti , oggi fuori uscito dal partito, con  persone dalle grandi doti politiche come De Magistris che ha completamente sconfessato il suo capo-partito sul tema delle leggi speciali. Una personalità, il sindaco di Napoli,   con cui è possibile confrontarsi e ipotizzare un futuro condiviso    sulla gestione partecipata della cosa pubblica da parte dei cittadini . Bisognerebbe capire    quale idea del partito hanno   gli iscritti . Per le diverse anime disperse dalla sinistra extraparlamentare (nel senso che sta fuori dal parlamento) resta difficile digerire,  una convivenza con chi, a seguito dei fatti di Roma,  ha superato   da destra perfino il truce ministro degli Interni Roberto Maroni . Di Pietro  ha  affermato  che:Si deve tornare alla Legge Reale (una legge  in vigore quarant’anni fa che consentiva alle forze dell’ordine di  sparare sui manifestanti e che   negli anni settanta fu responsabile della morte di 250 persone ndr)  , che . contro atti criminali come quelli di Roma  bisogna fare la 'legge Reale 2'”   O ancora  che “è necessaria  un'assunzione di responsabilità da parte di tutte le forze politiche  per creare una legislazione speciale e specifica che introduca specifiche figure di reato, aggravamento dei reati e delle pene oggi previste, allargamento del fermo e dell'arresto, riti direttissimi che permettano in pochi giorni di arrivare a sentenza di primo grado"Maroni recepisce e delibera. In realtà leggi speciali dovrebbero essere approvate per punire con forza gli  atti criminali commessi da chi  permette che cinque donne muoiano sotto il  crollo della palazzina dentro cui lavoravano in nero a 3,95 l’ora . Una palazzina fatiscente dove la tragedia era del tutto prevedibile e si sarebbe potuta evitare con i dovuti controlli di legge ,. Norme  speciali dovrebbero essere approvate  per punire chi condiziona  le vite degli altri togliendo e offrendo lavoro precario non solo nella retribuzione ma anche nella sicurezza, provocando 529 vittime sul lavoro  dall’inizio dell’anno ad oggi. CHI PAGA PER QUESTA STRAGE? ESISTE UNA LEGGE SPECIALE PER PREVENIRE ED EVITARE TUTTO QUESTO?  Non esiste.  Anzi ci si sta agitando per modificare l’art. 41 della costituzione  con la volontà di abolire quella parte della norma in cui è previsto che  “l’iniziativa privata non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. La lezione che si può trarre dai fatti del 15 ottobre e dalle conseguenze politiche scaturite è che si è impedita la libera circolazione delle idee. Le manifestazioni contro la dittatura del pensiero unico, sono state prima sapientemente depotenziate permettendo che alle rivendicazioni del corteo fosse sovrapposta la potenza mediatica di fatti di violenza indotti, poi condannate e usate per limitare se non vietare altre manifestazioni in futuro , il tutto con gli anatemi di condanna di stampo fascista  levati  sia di Maroni che di Di Pietro. Come  non essere d’accordo con chi sostiene che centrodestra e centrosinistra sono la stessa cosa e, seppur con armi diverse, sono i guardiani della rivolte che senza il loro controllo avrebbero serie possibilità di rovesciare il sistema capitalista  in crisi?

lunedì 17 ottobre 2011

Il complottismo gioca sempre brutti scherzi

Ferderico Rucco  fonte:  http://www.contropiano.org


Dopo la manifestazione e gli scontri di sabato a Roma, molti si sono buttati come al solito alla ricerca di soluzioni consolatorie. Infiltrati? L'uomo misteriosamente fotografato è solo un giornalista de Il Tempo. In secondo luogo l'invito alla delazione è decisamente ributtante. Entrambi sono autogol pericolosi per le possibilità di crescita dei movimenti.
Qualcuno c'è cascato di nuovo. Nella spasmodica ricerca di versioni consolatorie su quanto accaduto sabato a Roma, il semplice e complesso popolo dei complottisti si è messo alla ricerca degli “infiltrati” che avrebbero rovinato la manifestazione. La morbosità con cui ci si è messi a radiografare tutti i video e le foto apparse in rete (sobillati dalla campagna alla delazione di massa) ha giocato però un brutto scherzo. L'uomo misterioso fotografato vicino ad un gruppo che sta distruggendo la vetrina di una banca in via Labicana e che poi in altro punto osserva il corteo che sfila, non è un infiltrato ma il giornalista de Il Tempo Roberto De Ghio. Oggi ovviamente il giornale storico della destra capitolina,sbeffeggia gli investigatori improvvisati.
Era accaduto anche per la manifestazione del 14 dicembre: prima un ragazzo con il giubbotto beige (poi arrestato dalla polizia) e poi qualcuno che aveva postato una foto in cui si vedevano i manifestanti fermati che avevano degli scarponi uguali a quelli dei poliziotti. Si è scoperto dopo un po' che quella foto era stata fatta in Canada durante una manifestazione che contestava un vertice internazionale. Insomma questa fregola di indicare gli infiltrati alla fine si rivela una bufala inservibile per dare un giudizio politico sui fatti. Non solo. Scopriamo che si sta scatenando una vera e propria alla delazione di massa con l'indicazione di dare ala polizia tutti i filmati sugli scontri che consentano il riconoscimento degli autori. A parte che la polizia dispone di strumenti estremamente più sofisticati per procedere ai riconoscimenti, questa posizione la riteniamo ributtante perchè introduce dentro i movimenti una pratica e una cultura che ne devastano ogni relazione interna assai più pesante di quelli che hanno sovradeterminato l'immenso corteo di sabato dando vita agli scontri. La valutazione su quanto accaduto sabato in piazza, se non vuole scegliere strade esclusivamente autodistruttive e autoconsolatorie, non potrà che essere politica a tutto tondo.
CHIEDIAMO SCUSA ANCHE NOI DI AUT PER L'ABBAGLIO
VEDI POST SOTTO
LA REDAZIONE


domenica 16 ottobre 2011

FOTO NOTIZIA

Ottobre nero: Fascisti e Polizia Indignano la democrazia

Rosa Paterna 


 L'avevo percorso tutto il corteo, con l'ansia di chi vuol vedere quanti siamo, chi siamo, quanta determinazione sentiamo di mettere in questa lotta. Se ci credi, e hai una vita di lotta alle spalle, vuoi sapere se è fattibile, se il sogno che porti nel cuore, che è il riscatto della vita e della dignità di ciascuno e ciascuna di noi, può diventare cosa concreta. Per questo ho avuto la forza, nonostante l'inisistenza dei miei problemi cardiaci, di alzarmi alle tre di notte e partire, tra i primi, per raccogliere gli altri compagni sparsi sul territorio della provincia. E poi a Roma. Ho cercato Simonetta Zandiri, tra le bandiere del NO TAV, in via Cavour, proprio all'altezza della vetrina infranta del negozio. Tra lo spezzone della resistenza della Val di Susa e il resto del corteo che si stava snodando c'era un gruppo di una quindicina di uomini neri, incappucciati e imbavagliati. Chi sono e perchè la polizia non li ha fermati lì? Mi pareva surreale. Ho continuato ad avanzare, insieme ad un compagno, lungo il corteo, volevo proprio vedere tutto, cercare di capire, e di gioire per il fiume di umanità che dilagava, per le vie di Roma, rivendicando diritti e rispetto. Il potere si è preso tutto, con l'aiuto dei politici. Il popolo indignato è l'Italia intera. Lo testimoniavano gli striscioni di tutte le città, di scuole, di fabbriche, di centri sociali; lo testimoniavano oltre un milione di voci che urlavano contro il governo, il debito, gli inciuci e le puttane di regime. Contro il capitalismo, aguzzino globale dell'umanità che finalmente si ribella. Noi a Roma ci sentivamo così, uniti agli indignati di tutto il mondo, che contemporaneamente rivendicavano, in tutte le capitali e in tutte le lingue: Potere e Libertà! Il popolo è sovrano! 
In via Labicana siamo stati superati da due poliziotti in borghese, uno di loro l'ho riconosciuto in una foto, anche se in questa indossa un casco integrale. La mia percezione che qualcosa stava per accadere aumentava sempre più, ma non la manifestavo a nessuno, mi limitavo a far osservare qualcosa al compagno che era con me, volevo fargli fissare in mente delle cose, come quando devi prendere un appunto e non hai con che scrivere, dici a un altro di ricordartelo. L'ingresso in piazza S. Giovanni l'ho fatto con la testa al corteo, stanchissima mi sono seduta quasi subito sul prato, quasi mezz'ora a chiacchierare con un'insegnante pensionata appena conosciuta, eravamo non più di cinquecento persone, doveva arrivarne ancora un milione. D'un tratto si è scatenato l'inferno. Nella piazza sono entrati i mezzi da guerra della polizia, due autoblindo sono stati messi di traverso per bloccare l'ingresso al corteo che stava avanzando, e subito gli spari, tanti, a ripetizione, i gas urticanti, molti che urlavano e scappavano... che stà succedendo, perchè tutto questo? volevo capire! Il compagno si è messo a correre anche lui, l'ho rincorso per fermarlo... bisogna capire che sta succedendo, gli ho detto: dobbiamo mantenere le posizioni! In quel mentre siamo stati colpiti dall'idrante, subito dopo il gas e il fumo denso che impediva di vedere. Ci neutralizzano per poi finirci, questi figli di puttana, ho detto ad alta voce. E ancora, non correte, dovranno ammazzarci tutti! E siamo rimasti, ci siamo spostati nelle strade vicine, a cercare riparo dai gas. A tutti lacrimavano gli occhi, tutti avevamo difficoltà a respirare e la pelle che bruciava. Ci siamo assiepati intorno a una fontanella, molti stavano male, ho tirato fuori il Kefiah dallo zaino, l'ho inzuppato di acqua, avevo gola e narici in fiamme, tendevo al massimo i nervi, non potevo permettermi un cedimento in quel momento, dovevo resistere. A questo punto il mio problema non è più il cuore, mi sono detta, che senso ha evitare i rischi che comportano la morte, se la vita poi non ti appartiene, la decidono gli altri, padroni o politici, è la stessa cosa. Nessuno governa, se il potere non è d'accordo. Chi stava orchestrando tutta quella violenza e perchè, a noi che eravamo accerchiati è stato subito chiaro, il resto del corteo non sarebbe mai arrivato in piazza e noi saremmo stati massacrati per ridurre all'obbedienza quell'altro milione di uomini e donne ricacciati indietro. Un compagno anarchico mi ha prestato soccorso, nello zaino aveva una bottiglia dove aveva diluito il malox, me ne ha versato su viso e occhi e me l'ha fatto bere, quando si è assicurato che stavo meglio, mi augurato buona fortuna ed è andato. Ci siamo spostati per capire cosa c'era intorno a noi e alle nostre spalle, dappertutto arrivavano squadre di poliziotti antisommossa, avevano circoscritto la zona nel raggio di una decina di kilometri, ma incredibilmente con i poliziotti spuntavano nuove squadre di uomini neri, sbarravano le vie di fuga proprio a chi doveva scappare da piazza S. Giovanni, rovesciando sulle strade i bidoni della spazzatura dati alle fiamme, accostati gli uni agli atri; per uscire da quell'inferno bisognava passare tra le fiamme e sperare di passare indenni tra i manganelli di nuove squadre di poliziotti. I negozi chiudevano velocemente e da un bar hanno buttato fuori un ragazzo che era in bagno. Ora chiudono le metropolitane, ho gridato. L'avevano già fatto. A casa sono arrivata quasi all'alba, letteralmente a pezzi, ma non è affatto finita, non sono più educatamente indignata, sono fermamente incazzata. Devono pagare! 




Foto: Rosa Paderna
Musica: Elefante Bianco , AREA
Editing : Luc Girello

Que se vayan todos

Simonetta Zandiri


Le immagini della giornata di ieri sono ancora confuse. Come lo sono molti commenti su FB di chi ha seguito la giornata SOLO dalle dirette televisive. E' presto per raccontare cos'ho visto e vissuto ieri. Ma di una cosa sono certa. Per uscirne vincenti NON dobbiamo cadere nella trappola di chi vuole dividere i buoni dai cattivi. Ieri c'è stata una grande regia, più o meno occulta, che è riuscita a SPEZZARE FISICAMENTE un corteo immenso, forse il primo, in Italia (e altrove) auto-organizzato, riunitosi spontaneamente, e senza la regia di nessun partito, neanche quelli della "finta opposizione", sarà questo che li ha fatti preoccupare?
Io credo di si. "Que se vayan todos" condiviso dalla maggior parte dei manifestanti ha messo in crisi il sistema. E ha fatto molta, molta paura.Oggi sta a noi non permettere che ci DIVIDANO ancora in questa lotta che dobbiamo portare avanti con grande forza e coesione.Io ho visto infiltrati, certo, provocatori ben organizzati, in parte "funzionali" alla divisione del corteo (voluta dalla regia). Poi ho visto il caos, e una repressione assurda, ho visto mezzi della polizia muoversi nella piazza ,tra la gente, disegnando cerchi per "disperdere" migliaia di manifestanti (che hanno "tenuto" la piazza SEMPRE in modo NON VIOLENTO), mettendo a rischio la vita di tutti, ho visto un DISABILE colpito da lacrimogeni e impossibilitato a fuggire, ho visto ragazze in lacrime colte dal panico, isolate dai loro amici, impaurite dalle cariche della polizia. E ho visto compagni resistere con grande CORAGGIO per difendere la piazza e i camioncini con l'amplificazioni più volte attaccati dagli idranti, SPERONATI dai blindati della polizia. Se non c'eravate e non avete visto CON I VOSTRI OCCHI aspettate a dare giudizi affrettati. Questa foto è di ieri, ore 18:40, a pochi metri da piazza S. Giovanni. 10 minuti dopo alcuni mezzi sono arrivati a tutta velocità, con decine di uomini in anti-sommossa al seguito, per una delle ultime "cariche" per disperderci. E non ce n'era alcuna ragione, non stavamo facendo NIENTE. Eravamo solo manifestanti che resistevano, ancora. Nonostante tutto.Faranno di tutto, adesso, mediaticamente (e non solo) per criminalizzarci. Non facciamo il loro gioco.... sangue freddo, nervi saldi, restiamo umani e restiamo uniti. Solo così a sarà dura, più per loro che per noi!

L'insognata..INDIGNATAS.. e i soliti Black Block

Fausta "l'insognata" Dumano 


L' INSOGNATA sabato mattina è uscita presto  per le vie romane, la città era militarizzata, ma si respirava un' aria tranquilla. In piazza ESEDRA sin dalle dieci di mattina si manifestava, si preparavano striscioni ed ogni tanto  qualche piccolo corteo spontaneo raggiungeva l' appuntamento. Però qualcuno già da ieri  sentiva odore bruciato, Raccomandazioni al figlio, che ormai marcia autonomamente nelle piazze, raccomandazioni di mamma , che considera sempre ''piccoli'' i figli. La manifestazione è anche l' occasione per incontrare compagni e compagne lontani, le prime foto che scatto raccontano una giornata colorata. Si suona e si balla, il corteo parte, i compagni di FROSINONE devono ancora arrivare, compreso mio figlio e il padre. Scatto foto, il colorato movimento dell' acqua scorre, mi fermo a parlare con i cobas scuola, il discount di Mary star Gelmini è il leit motiv. Il corteo della scuola è lungo veramente lungo, mentre sono rapita dalle foto, scorrono gli anarchici......dal mio zaino esce il foulard di rifondazione e la bandiera cobas a mò di coperta linus, via Cavour. Un gruppo mascherato inizia la prima guerriglia, i cobas scuola procedono, un compagno del prc di brescia mi strattona . Strattonamento  provvidenziale a pochi metri da me la prima guerriglia, vetrine rotte , una banca,due auto fracassate, una pompa di benzina. Comincia il tam tam con i cellulari per informare i compagni ignari, un sospiro di sollievo il figlio marcia insieme al Prc. Al Colosseo i sopravvissuti si radunano accanto alle bandiere del PRC. Si diffonde tra i cellulari il messaggio''LO SPEZZONE DEL PARTITO” è alla fine del corteo ancora non coinvolto negli scontri. Non andare a SAN GIOVANNI. Ma seguite le indicazioni di YASSIR ,che coordina il servizio d' ordine. Riferimento pullman rosso. Grazie VANESSA SAVONI, per averlo diffuso sul mio cellulare.....INDIGNATAS CON CHI HA TRASFORMATO QUESTO CORTEO IN UNA GUERRIGLIA. Al Colosseo persone confuse chi procede inconsapevole della mattanza, si vede il fumo,l' arrivo del pullman rosso, le bandiere compatte del partito vengono salutate come l' arrivo dei liberatori.......improvvisamente ci si sente tranquilli . Il   corteo del prc si fermerà a piramide. INDIGNATAS.  Perchè  oggi in piazza erano scese amiche , che da tempo  non andavano in piazza,INDIGNATAS  perchè il piccolo di ROBERTA oggi ha scoperto i lacrimogeni  INDIGNATAS   perchè  MARCO, venuto da GENOVA  per la prima volta ad un corteo al COLOSSEO è scappato  INDIGNATAS perchè  alla fine si parla della guerriglia e non dei motivi della manifestazione. Cellulari in tilt, chi è rimasto a casa vede il tg e preoccupato chiama. Sorella nevrotica, sotto schock da  Genova 2001, allarmata perchè non rispondo, inizia a cercarmi su altri cellulari. INDIGNATAS SUL TRENO COMINCIO A RASSICURARE  LE'' CHIAMATE PERSE'' mentre arrivano le notizie dei feriti. INDIGNATAS con chi decide una guerriglia in pochi intimi , coinvolgendo migliaia di persone colorate, incazzate,ma colorate. la poesia,le sensazioni ,le emozioni si sono offuscate sotto un cielo di lacrimogeni, un carosello di violenza gratuita. Iò solito copione si è materializzato anche stavolta

Come a Genova, meglio che a Genova

Luciano Granieri

Come a Genova. L’obbiettivo è stato raggiunto. Nel G8 del 2001 si voleva impedire che la contestazione raggiungesse la zona rossa, a Roma sabato scorso si voleva impedire la presa di P.zza San Giovanni da parte degli indignati che qui avrebbero voluto accamparsi con tende e sacco a pelo fino a quando non si fosse ottenuta la caduta del governo Berlusconi . Scopo raggiunto dunque ma le strategie per compiere la missione sono state di molto più fini . A Genova, in particolare, fallì l’operazione di delegittimare i manifestanti bollandoli come violenti . La mano pesante delle forze dell’ordine, chiamate in causa anche in questo caso dal pretesto black bloc , con le mattanze di Bolzaneto Scuola Diaz e soprattutto con la morte di Carlo Giuliani ha ribaltato l’etichetta di violenti proprio su polizia e carabinieri , facendo in modo che pur con vari distinguo ai manifestanti fosse riconosciuto lo status di vittima soprattutto all’estero tanto da evocare per i fatti di Genova la violazione dei diritti umani . Tutto questo a Roma non doveva succedere. Per screditare, pur se in modo più velato e sotterraneo , chi era in piazza, per occultare le ragioni della protesta l’intervento delle forze dell’ordine doveva essere molto meno invasivo. Anzi l’immagine da mandare in giro per il mondo era che polizia e carabinieri erano le vere vittime della violenza. Inoculare il sospetto che anche se la stragrande maggioranza dei manifestanti era contro i black bloc , questa non avrebbero fatto abbastanza per isolarli. Non c’è che dire missione compiuta. Tutto ciò è avvenuto puntualmente. Non si è visto alcun manifestante malmenato a parte qualche caso isolato. , Ma soprattutto la sequenza del finanziere accasciato che a fatica riesce a respirare, , quella del poliziotto che scappa dal blindato in fiamme e la forza mediatica della statua della Madonna sbriciolata sull’asfalto, hanno creato nell’immaginario collettivo un quadro in cui  tutte le  istituzioni - di pubblica sicurezza, statali finanziarie e religiose -sono state vittima di una violenta aggressione dal parte dei manifestanti (di una parte minoritaria certo) ma comunque sufficiente a gettare discredito su tutta la manifestazione. Quale è stato il segreto? E’ risultata decisiva una diversa gestione dei black bloc , non più specchi per le allodole per le forze dell’ordine che con la scusa di contrastare la loro violenza caricavano manifestanti pacifici, ma devastatori senza scrupoli cui neanche polizia e carabinieri potevano opporsi in modo significativo. Il risultato ha prodotto la guerriglia necessaria per rendere impraticabile piazza San Giovanni , evitare che gli indignati in loco tenessero i propri comizi e piantassero le proprie tende,e il quasi completo oscuramento delle ragioni della manifestazione. Molti potranno obbiettare che questa è la solita dietrologia da quattro soldi di chi non vuole ammettere il fallimento della protesta. In merito a questo mi pongo e pongo qualche domanda: Che interesse hanno i black bloc  a distruggere tutto, quale arcana ideologia si nasconderebbe dietro il loro nichilista teppismo ? Nessuna. Sono invisi ai manifestanti, sono messi all’indice (a parole) dalle istituzioni, nessuno li vuole eppure diventano sempre i protagonisti quando le lotte toccano temi nevralgici come il potere dell’economia, della finanza e dei governi loro maggiordomi? . Perchè sabato le forze dell’ordine circondavano noi manifestanti pacifici quasi fossimo delinquenti ed erano drammaticamente in ritardo nell’intervenire contro quei pochi sciagurati che incendiavano le macchine e spaccavano le vetrine delle banche? Riflettete. Per fortuna la manifestazione vera è stata un'altra, un po’ intristita dalle notizie che venivano dal San Giovanni, succube, obtorto collo, del cambiamento di programma che ci dirottava verso Circo Massimo, sempre e comunque pacifica e serena. Una protesta certamente dura, portata avanti da gente incazzata che non ce la fa più a vivere dignitosamente, in qualche modo ( qualcuno ci sperava ) a rischio di trascendere nelle proprie azioni vista la disperazione , ma sempre non violenta e orientata all’unico obbiettivo di farsi sentire e promuovere la propria idea di un altro mondo possibile, allora, indispensabile oggi. Nell’altra manifestazione quella oscurata dai media si è discusso anche della propria genesi culturale e politica del rapporto fra i partiti, ex/post comunisti o comunisti tout court, e la società civile. Le ragioni della protesta si sono inserite in un contesto più ampio relativo al modo di agire il conflitto alla necessità di fondere esperienze di lotta diverse ma mosse dalla stessa pratica di valorizzazione dei diritti . Una protesta contro il sistema ma nello stesso costituente di nuovi sistemi. Di tutto questo nulla è trapelato offuscato dalla follia di quattro deficienti. Ma siamo sicuri che è follia. Non sarà parte di un preciso piano antidemocratico atto a destabilizzare qualsiasi forma di protesta che sia imponente e soprattutto pericolosa per il finanzcapitalismo?