Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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mercoledì 28 settembre 2022

ODE AL BILANCIO RISANATO

 Luciano Granieri



PREMESSA

Finite le ennesime elezioni farsa, in attesa che si torni a perdere tempo con le prossime ancora più farsa (le regionali), torniamo ad occuparci di cose serie. Come previsto da chi stava, e sta, seguendo le vicende del bilancio di Frosinone, l’ode al bilancio risanato, e la lode all’ex assessore risanatore, oggi sindaco, erano suggestioni buone solo per il consenso elettorale. Chi ha avuto la pazienza di leggersi gli ultimi pronunciamenti della Corte dei Conti sul rispetto degli obiettivi sottoscritti dall’ente guidato da Ottaviani all’interno del Piano di Riequilibrio Economico e Finanziario, sa che tutto quanto strombazzato in campagna elettorale dall’ex sindaco, oggi parlamentare e dall’ex assessore, oggi sindaco, era basato sul nulla. Non si capisce perché le forze che si sono opposte al nuovo (vecchio) primo cittadino, in campagna elettorale, non lo abbiano rimarcato con forza. 

Non bilancio risanato, ma aggravato e in continuo aggravamento, come se fosse un morbo cronico ed irreversibile.

Vediamo nel dettaglio.

La Corte dei conti nella deliberazione del 5 agosto 2022

n. 98/2022/PRSP Comune di Frosinone (FR) Piano di riequilibrio finanziario pluriennale ha accertato

L’INADEMPIMENTO degli obiettivi intermedi del PRFP da parte del comune di Frosinone.

DEBITI FUORI BILANCIO

L’ente non ha incluso, nell’attuazione del Piano, circa 800.000euro di debiti fuori bilancio. Evidenza confermata dal Comune stesso. Cioè non risulta chiaro come siano stati spesi quei soldi. Ricordo che il ricorso ai debiti fuori bilancio è concesso solo per interventi urgenti ed inderogabili. Cioè casca un palazzo, un terremoto…….ecc

CONTENZIOSI

Non si capisce come lo stesso Comune intenda assolvere alle spese per i seguenti conteziosi:

1) Controversia con “Delta Lavori ” per la costruzione di una strada (ss 156/ss155 - Monti Lepini);

2) Controversia con “Impresa Sangalli Giancarlo & C. s.r.l.”.

Nel caso della Delta Lavori. Il Comune è stato condannato in primo grado a rifondere 1.575.149,62. per il contenzioso relativo ai lavori effettuati sulla Monti Lepini. La condanna è esecutiva per cui  si deve pagare. L’amministrazione è tranquilla perché sostiene di avere copertura. Presenta una stampa contabile in cui, da un lato ha dei residui passivi verso creditori pari a: 545.819 già impegnati, più 10.921.352,85 da pagare entro il 2022 (non si sa bene verso chi, non è scritto). Dall’altro vanta un credito di garanzia, da parte della Regione Lazio (contributo regionale agli investimenti per la costruzione della strada) per  13.944.342,47. Dunque la differenza fra le risorse da incassare dalla Pisana e gli importi da pagare, non si sa a chi, produce un attivo di  2.478.000 euro, una somma ampiamente sufficiente per assolvere gli oneri dovuti.

SIAMO SICURI CHE I SOLDI DELLA REGIONE SIANO DISPONIBILI?

Forse…...forse no, anzi no.

Nel corso del procedimento è emerso che questi soldi erano già stati impegnati dal Comune per pagamenti verso altro soggetti , i quali, forse per lungaggini burocratiche, non sono stati in grado di riscuoterli nei tempi stabiliti (oltre due esercizi contabili seguenti all’emissione del titolo). Il caso di specie consente di togliere tali poste dal bilancio come passività in quanto definiti debiti “perenti”. Al di là della dinamica contabile le somme devono essere corrisposte comunque. In pratica i finanziamenti che deve ricevere dalla Regione il Comune li ha destinati al pagamento di altri soggetti, ma fino a che questi soldi non escono materialmente dalla cassa, non figurano come passività in contabilità , però di fatto restano impegnati, quindi non possono essere utilizzati per altri scopi, tipo la Causa per Delta Lavori.

SANGALLI: LO SO IO QUANTO DEVO PAGARE.

Nel caso della Sangalli, la causa presenta un rischio di soccombenza, che comporterebbe un esborso del Comune verso il ricorrente pari a € 1.639.861. L’ente valuta, di accantonare solo 80.000 euro, anziché il 10% del valore di causa, come previsto di 163.986,10. In base a quali calcoli e a quali risultanze o documenti non è dato sapere.

TOTO IMU

Non si capisce se l’IMU che il Comune deve avere dall’ATER (€ 1.429.172,00 ) sia un credito di dubbia esigibilità, cioè presenti il fondato rischio di non essere riscosso. Per l’ente non c’è problema, l’ATER è una pubblica amministrazione e c’è da fidarsi. E’ strano però che lo stesso ente accantoni risorse per contenziosi IMU. Cioè ti fidi ma intanto prepari i soldi per gli avvocati.

SI ATTENDE RISPOSTA

La  Corte dei Conti rileva come la questione dell’utilizzo improprio delle anticipazioni straordinarie di liquidità -accertato nella precedente rilevazione n.7/2020, di cui anche noi avevamo parlato, a suo tempo( LEGGI QUI )- non è stata chiarita come richiesto nella deliberazione precedente 97/2022/PRSP. In pratica ancora non si sa a cosa siano servite quelle anticipazioni straordinarie relative e all’anno 2018 .Ad oggi, nonostante il sollecito dei giudici contabili, la faccenda rimane ignota. In teoria il Comune, dovrebbe aver utilizzato quelle risorse (salvo poi rimetterle in cassa, cosa non accertata) , per eventi straordinari, appunto urgenti, imprevisti. Ma non mi pare che, a parte il risultato delle elezioni comunali, a Frosinone siano successi particolari disastri.


QUINDI. NONOSTANTE SI SIA SOSTENUTO PER TUTTA LA CAMPAGNA ELETTORALE CHE IL NEO SINDACO, EX ASSESSORE ALLE FINANZE, ABBIA RISANATO TUTTI I DEBITI LA CORTE DEI CONTI, NON UN AVVERSARIO POLITICO, AFFERMA ESATTAMENTE IL CONTRARIO.

E intima al Comune di:

Dimostrare attraverso documentazione (parcelle e fatturazioni) a cosa siano serviti gli 800mila euro di debiti fuori bilancio, in modo da stabilire la correttezza del loro utilizzo. Che cioè siano stati usati per emergenze e non per costruire, faccio un esempio, la macchina di San Silverio.

Chiarire come siano state impegnate le anticipazione di cassa, interrogazione a cui il comune non aveva risposto già nel PRSP precedente. Ovvero come sono stati usate queste uscite urgenti? (E’ stata riparata una scuola distrutta da un evento naturale imprevisto, o sono stati aggiustati risultati di bilancio…..diciamo così non proprio brillanti? ndr) E quei soldi sono stati rimessi in cassa successivamente?

Specificare esattamente se per i contenziosi in essere i soldi ci sono oppure no, chiarendo le modalità precise di contabilizzazione dei residui attivi e passivi. A tal proposito viene richiesta alla Regione Lazio la documentazione comprovante il credito di garanzia a favore del Comune di Frosinone.

Chiarire come è stato imputato precisamente l’importo dell’IMU di ATER. E’ iscritto nel crediti di difficile riscossione? E secondo quale criterio è stato previsto un fondo per contenziosi IMU

Il tutto deve essere trasmesso “ENTRO E NON OLTRE IL 30 SETTEMBRE” altrimenti, dichiara la Corte: le poste per cui le informazioni non verranno rese verranno valutate come non trasparenti e non affidabili”.

TRISTE, SOLITARIO Y FINAL

Visti i precedenti, non so quanto le vicende sul bilancio possano interessare la cittadinanza e le forze d’opposizione. Credo però che l’ulteriore e definitivo azzeramento dei servizi pubblici comunali, diretta conseguenza del debito maturato dall’ente, possa interessare e coinvolgere tutti coloro che attorno all’uguaglianza dei diritti fra i cittadini, stanno cercando di costruire una lotta diffusa per la costruzione di un nuovo blocco sociale. Chi è interessato ci dia una mano.


martedì 14 giugno 2022

Aiutateci a non morire catto-fascisti-pidduisti.

 Luciano Granieri




Il risultato elettorale per le comunali di Frosinone ha confermato l’inossidabile certezza che il capoluogo è una città catto-fascista, anzi, non più tanto catto, solo fascista. E’ una città la cui cultura politica è figlia della secolare tradizione clientelare andreottiano-pidduista-gelliana.

L’”à Frà che te serve”, storica battuta attribuita a Giulio Andreotti rivolta a Franco Evangelista, deputato alatrese, democristiano di lungo corso, governatore occulto, ma neanche tanto, negli anni ‘60 e ‘70 della Ciociaria, su mandato del divino Giulio, è, con protagonisti diversi, sempre attuale. 

Non c’è dubbio, viviamo in una città conservatrice fino alle midolla. Chi non si trova a suo agio preferisce andarsene. Non è un caso che negli ultimi dieci anni gli abitanti di Frosinone siano diminuiti di 5000 unità. 

Se consideriamo che il Pd, (comunque primo partito a Frosinone) e liste collegate, festeggiano l’approdo al ballottaggio come una vittoria, pur con dieci punti percentuali in meno, si ha la misura di quanto l’obiettivo di poter scalfire un sentimento reazionario consolidato, anche e soprattutto nei quartieri più popolari -area che dovrebbe costituire blocco sociale dei progressisti  - sia stato considerato difficile se non impossibile. 

E ancora, per riuscire ad arrivare al ballottaggio, il campo largo, costruito da De Angelis a favore di Marzi, ha dovuto arruolare ex pretoriani di Ottaviani: Andrea Turriziani, Caparrelli, Mandarelli, Gagliardi ed altri, il cui apporto dai banchi dell’opposizione, qualora dovesse vincere Mastrangeli, sarà tutto da decifrare e decodificare, soprattutto sui risvolti sociali. 

Certo fa impressione vedere come a guidare la coalizione di destra sia la lista personale  di Ottaviani, l’ex sindaco, ma neanche tanto, il podestà, lo zar   - come viene apostrofato dalla stampa “tappetino”, e la seconda sia quella dei fascisti di Fratelli d’Italia…..fascisti certo, perché checchè ne dica la Meloni un partito che continua ad esibire nel suo marchio la fiamma mussoliniana è fascista! E la colpa è delle istituzioni che ammettono alle consultazioni elettorali una formazione con la fiamma tricolore sul simbolo, in barba ai dettami della costituzione. 

Del resto le dichiarazioni post-voto, rilasciate dal candidato a sindaco (pardon sindaco uscente) Ottaviani all’inviato di Tele Universo, non lasciano dubbi sul giudizio che costui ha dell’esercizio democratico. Alla domanda del giornalista che chiedeva un commento sul risultato elettorale, Ottaviani rispondeva dichiarandosi soddisfatto, rammaricandosi però, che il ricorso al ballottaggio porterà ad ulteriori spese per la città, spese che si potevano evitare qualora Mastrangeli ce l’avesse fatta al primo turno. Infatti, dico io, che le facciamo a fare le elezioni? Sono un inutile spreco di denaro, torniamo al podestà, si eviterebbe anche la fatica di trovare un facente funzioni di quel sindaco uscente che per la regola del doppio mandato non si può candidare. 

Ora per lenire la cappa antisociale di due consiliature così  reazionarie qualcuno al ballottaggio potrebbe anche votare Marzi, forse sarebbe pure  preferibile la sua vittoria al secondo turno. Ma anche in questo caso parliamo di una persona, per quanto stimata e circondata da una squadra di giovani, sempre e comunque compresa nella vecchia guardia, attore di un gioco delle alternanze stantio, dove certi interessi consolidati non verranno mai minimamente intaccati. 

Allora bisognerebbe pensare ad un qualcosa di veramente diverso. Un progetto che punti ad intaccare e poi rimuovere quella spessa placca di fascismo clientelismo che avvolge e soffoca la cittadinanza frusinate, spesso inconsapevole. Un progetto che sia prima culturale che politico,  teso a coinvolgere forze giovani che pure ci sono (anch’io dovrei farmi da parte).

 Ricominciare da capo nel diffondere i valori fondanti della nostra comunità: l’antifascismo, la partecipazione, promuovere il “mi interessa” in luogo del “me ne frego” favorire aggregazioni di ragazze e ragazzi, attorno a proposte culturali stimolanti  da cui poi costruire una coscienza politica e non lobbistica. Ci vuole tempo e pazienza, forse io stesso neanche riuscirò a vederlo questo nuovo sol dell’avvenire, ma bisogna cominciare da ora e continuare per gli anni a venire in modo costante. Attivarsi sempre, non solo in vista delle elezioni. Aiutatemi, aiutateci a non morire Marziani, o peggio Ottavianei.

mercoledì 13 aprile 2022

L'assessore al bilancio di Frosinone, prossimo sindaco, ride, i cittadini piangono ma non se ne accorgono, gli altri candidati....non ci sono.

 Luciano Granieri collettivo politico Rigenerare Frosinone



Nei media locali, per lo più asserviti allo Zar Ottaviani,  (immagine giornalistica controversa considerato il conflitto russo-ucraino) è iniziato il bombardamento mediatico di una campagna elettorale, di fatto, già cominciata. In molti descrivono, non senza qualche ragione, le topiche dei candidati a sindaco del centrosinistra (vecchio e nuovo) ed esaltano le gesta dello zar e del prossimo sindaco nominato, l’assessore alla “borsa” Riccardo Mastrangeli (se ci sono state le primarie del centro destra, nessuno se ne è accorto). 

 Così riferisce un solerte giornalista in un suo illuminato editoriale:”…… sempre Mastrangeli è in primo piano, grazie al “riaccertamento ordinario dei residui”, cioè l’ultimo degli adempimenti che l’amministrazione comunale ha dovuto compiere per l’approvazione del bilancio consuntivo. Senza entrare nei dettagli di una noiosissima e tecnicissima nota diffusa dall’ufficio stampa del Comune capoluogo, ci si concentri sull’ennesimo sorriso dell’assessore alle Finanze di Ottaviani che chiude i conti con un passo avanti. Gli va riconosciuto”. 

Il solo riferirsi all’”accertamento dei residui”, personalmente mi ha messo in fibrillazione. Se qualcuno ricorderà, se lo vuole ricordare, ma potrebbe anche non fregargliene un fico secco, nella stessa operazione fatta nel 2015, relativa ad un biennio contabile, si materializzò un debito di quasi 28 milioni di euro da ripianare in modiche rate da 947.000 euro fino al 2045. Nell’adempimento attuale, andando a vedere le carte (la delibera di giunta comunale 115/2022 del 6 aprile 2022), abbiamo capito, forse, perché Mastrangeli avrebbe buoni motivi per sorridere. 

Infatti per il solo anno 2021 il riaccertamento dei residui ha evidenziato un ulteriore debito di € 361.176 e spicci, da ripianare in 10 anni. Certo rispetto ai quasi 28 milioni del triennio 2013-2015 è un bel passo avanti. Il fatto è che per un Comune come quello di Frosinone, in piano di riequilibrio economico e finanziario, non è ammissibile avere partite passive dal riaccertamento ordinario dei residui che, lo ricordiamo, è quell’operazione per cui si deve stralciare dall’attivo di bilancio quei crediti non più esigibili che, automaticamente, diventano soldi definitivamente persi. 

Ma Mastrangeli ride ugualmente perché, in fin dei conti, sono i cittadini a doversi sobbarcare 950 mila euro di rate fino al 2045, più altri 37mila euro fino al 2032, per non parlare delle quote dell’acquisizione della Banca d’Italia pari ad altri 188.000 euro per dieci anni, salvo poi pagare il riscatto di acquisto di 2 milioni di euro. Mettiamoci pure il disavanzo 2019 pari a oltre 8.000.000. 

Sicuramente Mastrangeli avrà da sorridere, i cittadini di Frosinone molto meno. Perchè per pagare quelle rate il Comune, ogni anno, indipendentemente da chi lo guiderà, dovrà riscuotere tanti soldi, in tasse e svendita di quel poco di patrimonio pubblico che è rimasto, per coprire le quote di debito annuali e realizzare avanzi di bilancio, ossia guadagnarci pure, sono le regole del patto di stabilità interna, per cui i Comuni devono essere in attivo. 

Certo Mastrangeli e Ottaviani se la ridono, si fanno le loro sontuose passioni pasquali, dopo aver tagliato asili nido, scuola bus, ridotto a zero i servizi sociale senza risanare il bilancio, tanto ai cittadini di Frosinone, grazie ad una stampa, accondiscendente, quanto non asservita, si fa credere che il genio della finanza Mastrangeli ha fatto i miracoli, (in effetti è un vero e proprio miracolo trasferire spese ordinarie nella partita dei debiti fuori bilancio), tacendo che i miracoli li devono fare un numero sempre più elevato di frusinati per arrivare a fine mese.

Tutto ciò interessa a qualcuno dei candidati che si frappongono alla invincibile armata di Mastrangeli? Evidentemente no, altrimenti sarebbero andati a recuperarsi la delibera di giunta sul fondo pluriennale vincolato, che sta nell’albo pretorio del comune di Frosinone, non in un cloud criptato, e fatto qualche ragionamento. 

E allora la domanda è: perché non interessa, ai candidati che si oppongono al designato sindaco Ottavian…...pardon, Mastrangeli, il destino di una città che per oltre vent’anni dovrà sacrificare l’ultimo pezzo di stato sociale per apparare i buffi consolidati in due lustri  di governo dal ticket Ottaviani/Mastrangeli? I quali, grazie ad una campagna di stampa, quantomeno inappropriata, passano addirittura per i risanatori della città?


N.B. I soldi del PNRR, quando e se arriveranno, serviranno per nuovi investimenti, non per pagare i debiti.



domenica 10 aprile 2022

Compagni il nuovo blocco sociale non esiste

 Luciano Granieri



Con l’assemblea pubblica di Sabato 9 marzo  il collettivo Politico Rigenerare Frosinone ha chiuso la serie di incontri per verificare la possibilità di costruire un progetto di partecipazione alle prossime elezioni amministrative ponendo al centro della selezione dei candidati e degli aspiranti sindaci, l’etica politica. Un etica basata sul coinvolgimento diretto dei cittadini nella determinazione di liste, e di coloro che devono guidarle. 

Dopo la constatazione che tale progetto non ha interessato le  coalizioni uscite dai tavoli del centro sinistra, vecchi e nuovi, i quali hanno proceduto in senso opposto a quanto da noi avanzato, affidandosi a candidati sindaci calati dall’alto e già ampiamente protagonisti, diretti o indiretti, delle stagioni consiliare passate, prima dell’abdicazione ad Ottaviani, abbiamo provato a convocare l’intera cittadinanza per sondare se quel blocco sociale,  disarticolato, ferito, economicamente e socialmente, dal governo pluridecennale di amministrazioni cittadine, costruite ed elette ignorando quell’etica della partecipazione che noi volevamo e vogliamo propugnare, esistesse veramente. 

Ebbene non esiste. 

Nonostante abbiamo a che fare ogni giorno con cittadini sfibrati, come noi stessi per altro, da una crisi economica e sociale alimentata da politiche locali finalizzate ad aumentare le diseguaglianze, dobbiamo constatare che essi non fanno blocco sociale. Non hanno neanche voglia di starci a sentire. E la colpa è tutta nostra. Lo abbiamo toccato con mano sabato scorso. 

Il problema secondo me è che abbiamo perso tempo nel denunciare la mancanza di un etica nella politica cittadina degli ultimi 50 anni, e non ci siamo accorti che è proprio la politica ad essere scomparsa. Quella politica al quale tutti i cittadini e i lavoratori devono poter partecipare perché sono stati rimossi gli ostacoli di ordine economico e sociale che ne impediscano il loro coinvolgimento. 

Quella politica, per determinare la quale, i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti e non essere cooptati come clack servente e adulante da gruppi d’interesse che dell’organizzazione partitica non hanno più nulla. 

Abbiamo sbagliato noi a credere che il governo di un Comune, ente chiamato a curare, promuovere lo sviluppo e la coesione sociale della comunità che rappresenta, sia una responsabilità da mediare condividere con tutta l’assise consiliare e la cittadinanza consapevole,  e non il trofeo di chi trionfa alle elezioni. Il premio di un’investitura basata sul concetto che: chi vince prende tutto e può esercitare la sua podestà sui cittadini senza il minimo disturbo da alcuno, né consigliere comunale, né cittadinanza. 

La realtà è cambiata e non da poco, ma noi non ce ne siamo accorti, forse impegnati a lottare per arrivare, con sofferta dignità,  a fine mese, o a crogiolarci in una sorta di limbo etico-ideologico ormai divenuto archeologia politica

Ebbene lo confesso, non sono attrezzato a giocare a questo gioco

Ma neanche vorrei arrendermi alla completa resilienza, sinonimo oggi di resa all’incontrovertibile potere del mercato politico e non solo. Mi piacerebbe riuscire a resistere in qualche modo. 

Per questo io continuerò  a percorrere il solco di quella politica scomparsa continuando a ragionare e, per quanto possibile, analizzare quei frutti avvelenati che l’altra politica, quella delle corporazioni, ci somministra, e condividerne la letalità sociale presso quei cittadini che come me la subiscono. 

Si costituirà il nuovo blocco sociale? Non lo so, forse un giorno se saremo ancora vivi, forse non lo vedremo mai, ma questa è la realtà e bisogna prenderne amaramente atto.



mercoledì 6 aprile 2022

Riprendiamoci Frosinone

 Collettivo Politico Rigenerare Frosinone



Il Collettivo Politico Rigenerare Frosinone , torniamo a ribadirlo, non è un’associazione ma è un movimento politico il cui obiettivo è l’identificazione degli enti locali, in particolare della città di Frosinone, come presidi democratici di prossimità .

 Poniamo alla base del nostro agire l’etica della politica. La politica, secondo il nostro principio etico, prevede, lo dice l’etimologia della parola, il coinvolgimento della polis, ossia la partecipazione dei cittadini al governo della città. 

Le stagioni neo liberiste, succedutesi da più di quarant’anni, hanno trasformato i Comuni da luoghi della democrazia di prossimità e garanti dei diritti universali attraverso l’erogazione di servizi pubblici, in enti il cui unico compito è quello di mettere sul mercato beni comuni, servizi pubblici, patrimonio pubblico, territorio e ricchezza collettiva. E non bisogna tacere che molti sindaci si sono conformati, anzi, hanno aderito con entusiasmo al nuovo corso. 

Il sindaco uscente di Frosinone ne è un esempio, ma anche quelli che lo hanno preceduto, di schieramento opposto, non sono stati da meno, e si ricandidano al governo della città. Tutto ciò ha determinato un devastante depauperamento del quadro sociale cittadino.  Siamo convinti che, prima di stilare qualsiasi programma per Frosinone, sia necessario riprendersi la ricchezza pubblica collettiva immessa sul mercato ed evitare che quella rimasta finisca definitivamente nella trappola della speculazione privata, i cui nefasti esiti hanno determinato il disastro, per i cittadini, di Acea e della TARI, solo per citare due esempi

Senza questo processo, qualsiasi progetto per Frosinone si risolverà, inevitabilmente, nella cessione del pubblico alla speculazione privata. E anche la mitizzazione dei fondi europei, salvifica e leggendaria massa di denaro a cui, si enfatizza, ogni ente locale potrà accedere per finanziare i propri progetti, ha delle condizionalità specifiche, per cui quei soldi, oltre ad aumentare il debito, con inasprimento dei vincoli del patto di stabilità interno, mai abolito per i Comuni, andranno ulteriormente a rimpinguare le casse delle grandi multiutilities private (vedi decreto concorrenza). 

E’ nostra convinzione che i cittadini debbano riprendersi Frosinone. Ciò è possibile mettendo in campo un’azione meramente politica che esula dalle dinamiche clientelari, alimentate da un’implacabile disgregamento della cittadinanza, che ha lasciato sul campo singoli individui ridotti a rivendicare diritti, percepiti come privilegi, ottenibili solo attraverso la benevolenza del sindaco o dell’assessore di turno. Per combattere questo palese indebolimento dei cittadini, abbiamo proposto un Odg  ( vedi QUIche impegna il sindaco e la giunta a bloccare il DDL concorrenza -approvato dal Consiglio dei Ministri e in attesa di essere ratificato dal Parlamento – il quale sancisce la supremazia del profitto privato sul benessere dei cittadini. Ad esso aggiungiamo la proposta di due leggi d’iniziativa popolare, facendo nostre le istanze avanzate dal movimento Attac Italia.

La prima riguarda una riforma della finanza locale in cui alla priorità del pareggio di bilancio finanziario, si anteponga quella del pareggio di bilancio sociale. Ciò attraverso la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte fondamentali dei Comuni e all’utilizzo ecologico, sociale, culturale e ricreativo dei beni pubblici. Il reperimento delle risorse necessarie  deve essere reperito fuori dai mercati finanziari e dentro Cassa Depositi e Prestiti, ente a cui vengono conferiti i risparmi (280 miliardi) di oltre 20 milioni di abitanti.

La seconda riguarda la Socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti attraverso la sua trasformazione in un ente pubblico che operi, in maniera decentrata e partecipativa, al servizio delle comunità locali, come leva finanziaria fuori mercato per gli investimenti relativi al riassetto idrogeologico del territorio, alla sistemazione degli edifici scolastici, alla riconversione energetica degli edifici pubblici, alla gestione partecipativa dei beni comuni, al riutilizzo abitativo e sociale del patrimonio pubblico, alla mobilità sostenibile, alla trasformazione ecologica della filiera del cibo e delle attività produttive.

Molti potrebbero ritenere queste proposte ideologiche, quasi utopistiche, ma la loro realizzazione sancirebbe la differenza, fra la costruzione di un palazzo,   sacrificando un asilo pubblico e la costruzione di una pista ciclabile, lungo il Fiume Cosa, senza sacrificare alcun servizio utile alla cittadinanza.

Come la funzione pubblica e sociale dei Comuni é stata erosa e come riprendersi il Comune

 Intervento di Marco Bersani Presso l'Università Attac di Palermo




1. Cos’è il Comune?

Il Comune è l’ente locale che rappresenta la comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo e la coesione sociale. Per le sue caratteristiche di centro abitativo nel quale si svolge la vita pubblica dei suoi abitanti, viene definito come il luogo della democrazia di prossimità.

Il termine “Comune” ha origine dalle omonime istituzioni post-feudali (XI – XIII secolo) ma affonda le radici nella polis,la città-stato dell’antica Grecia.

Questa è la definizione ricorrente nei dizionari, nei quali peraltro si sottolinea come la parola “comune” definisca il contrario di quello che è “privato”.

La Costituzione italiana riconosce questo ruolo ai Comuni, stabilendo all’art. 118 che “le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni, salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città Metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza”.

I Comuni hanno sempre esercitato un ruolo fondamentale, al punto che, per un lungo periodo a cavallo fra l’ultimo decennio del XIX secolo e i primi due decenni del XX secolo, nel nostro Paese si afferma il “socialismo municipale”, attraverso l’acquisizione da parte dei Comuni di prerogative di governo del territorio organizzate in vere e proprie aziende pubbliche, le famose “municipalizzate”.

Dentro queste esperienze, l’esercizio diretto dei servizi si collega alla realizzazione di istanze più generali, legate ai bisogni crescenti che si affermano tra i cittadini degli strati sociali più bassi, ai quali, dentro un’ottica egualitaria e redistributiva, si risponde attraverso l’avvio di una politica di spesa sociale sostenuta anche dagli utili creati dalle imprese municipalizzate.

Un ruolo e un protagonismo dei Comuni che, non a caso, verrà indicato come nemico giurato quando, a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, si afferma la dottrina liberista e si apre la stagione delle privatizzazioni.

Da quel momento, ruolo e funzione dei Comuni vengono messi in discussione e trasformati profondamente.



2. Strangolare il pubblico per poter dire che non funziona

2.a Il Patto di stabilità e crescita

Nel 1999 entra in vigore il Patto di Stabilità e Crescita interno, ovvero le diverse misure, annualmente stabilite, per far concorrere gli enti locali agli obiettivi di stabilità finanziaria, definiti dallo Stato in accordo con l’Unione Europea, in seguito all’approvazione del Trattato di Maastricht (1992) e del Trattato di Amsterdam (1997).

Siamo nel pieno della stagione liberista e la stabilità finanziaria definita dai vincoli di Maastricht diviene il dogma cui tutto può e deve essere sacrificato.

Il patto di stabilità, nella prima fase, ha inciso soprattutto sulla riduzione del personale provocando nel decennio 2000-2010 la perdita di oltre 50mila occupati nel solo settore degli enti locali; nella seconda fase ha preso di mira le capacità d’investimento degli enti locali, fino al loro totale azzeramento nel triennio 2008-2010; nella terza fase, il combinato disposto dei drastici tagli ai trasferimenti da parte dello Stato (‘spending review’) e della contrazione della spesa corrente, hanno ridotto le capacità d’intervento dei Comuni ai minimi termini.

Fino al paradosso finale: nonostante la quota parte di debito pubblico attribuibile ai Comuni corrisponda solo all’1,6%, il contributo richiesto agli stessi -tra tagli ai trasferimenti e patto di stabilità- è passato dai 1,65 mld del 2009 ai 16,655 mld del 2015[1] .

2.b L’indebitamento

Entrate tutte finalizzate alla stabilità dei conti e spese ridotte all’osso sia sul fronte dei servizi sia sul fronte degli investimenti: ecco come è stato reso concreto il luogo comune “il pubblico non funziona”.

Senza neppure conseguire la famosa stabilità finanziaria, come si evince dalla situazione dell’indebitamento, che rappresenta un ulteriore paradosso: nonostante l’esiguità del debito in capo agli enti locali, quel debito, per quanto basso in valori assoluti, sta letteralmente strangolando, grazie ad interessi da usura, moltissimi enti locali, in particolare i più piccoli.

In media, l’onere complessivo del debito raggiunge il 10% delle spese correnti comunali. Considerando gli enti fino a 10 mila abitanti ed escludendo i territori delle Regioni a statuto autonomo del Nord, circa 2.130 Comuni (30%) registrano un onere complessivo del debito superiore al 12% della spesa corrente; di questi, 727 enti (10%) superano un’incidenza del 18% sulle rispettive spese correnti.

2.c La penetrazione del privato

Grazie al Patto di Stabilità e Crescita, ora sostituito dal pareggio di bilancio, e alla costruzione artificiale della trappola del debito, si è dissodato e arato il terreno, finanziario e culturale, per seminare la stagione delle privatizzazioni.

E il raccolto è stato più che fruttuoso, con una costante penetrazione del privato nella gestione dei servizi comunali, attraverso le forme del Partenariato Pubblico-Privato (PPP).

Secondo il rapporto IFEL 2020[2], nel nostro Paese, si passa da 330 bandi di PPP e un importo di 1,3 miliardi del 2002 a 3.794 bandi e un importo di 17 miliardi nel 2019.

In tale mercato l’81,1% dei bandi è in capo ai Comuni, a cui corrisponde un valore pari al 38,3% degli importi complessivi. Nel periodo considerato, il 73% dei Comuni italiani ha avviato progetti di PPP, cifra che raggiunge quasi il 100% se consideriamo i Comuni con più di 10mila abitanti.

3. La Cassa sottratta

In questo processo, ha giocato un ruolo di primo piano la trasformazione di Cassa Depositi e Prestiti, l’ex-ente di diritto pubblico che gestisce il risparmio postale -280 miliardi- di oltre 20 milioni di cittadini.

Dalla sua istituzione, nel 1850, e per oltre un secolo e mezzo, Cassa Depositi e Prestiti ha avuto un unico compito di enorme utilità sociale: raccogliere e tutelare i risparmi dei cittadini e utilizzare questa enorme massa di denaro per finanziare a tassi agevolati gli investimenti degli enti locali.

Fino al 1990 questa era l’unica ed esclusiva modalità di finanziamento cui i Comuni potevano accedere.

L’avvento delle politiche liberiste investe in primo luogo tutto il sistema del credito e in breve tempo l’intero sistema bancario del Paese viene privatizzato. A quel punto le banche private premono sui governi per poter entrare dentro un enorme mercato da cui erano escluse: gli investimenti degli enti locali.

E’ così che, a partire dal 1990, si apre la possibilità ai Comuni di accedere al mercato per potersi finanziare, per arrivare, nel 2003 alla trasformazione di Cassa Depositi e Prestiti in Spa, modificandone profondamente natura e missione.

Da quel momento, Cassa Depositi e Prestiti dismette i panni di soggetto pubblico al servizio dei Comuni e diviene un soggetto di mercato che compete con le banche.

I finanziamenti degli investimenti degli enti locali diventano normali operazioni con tassi di interesse stabiliti dal mercato -ancora oggi i Comuni sono gravati da mutui accesi due-tre decenni fa, con tassi di interesse divenuti da “usura”- e, quando parte la stagione della dismissione della ricchezza collettiva in mano ai Comuni, Cassa Depositi e Prestiti si trasforma in partner dei Comuni nella “valorizzazione” del patrimonio pubblico in vendita e in leva finanziaria per la privatizzazione dei servizi pubblici locali favorendo i processi di aggregazione e accentramento nelle multiutility collocate in Borsa.

4. C’è chi dice si e chi resiste

Il combinato disposto dei processi sopra descritti ha portato i Comuni verso il collasso finanziario: già nel 2019, ben 1083 Comuni su un totale di 7904 (uno su sette) erano in condizione di dissesto o pre-dissesto finanziario. La pandemia ha fatto il resto, moltiplicando le spese che i Comuni hanno dovuto affrontare per poterla contrastare e riducendo drasticamente le entrate, in seguito alla sospensione della riscossione di molte delle imposte locali.

Il buco nelle casse comunali si è così accresciuto di altri 22,8 miliardi di euro.

Alle condizioni oggettive della situazione finanziaria dei Comuni sopra descritte, vanno aggiunte anche le condizioni soggettive degli amministratori locali che, nel tempo si sono profondamente trasformate: le generazioni di sindaci, assessori e consiglieri comunali cresciuti nei decenni della narrazione neoliberale hanno in grandissima parte interiorizzato la cultura delle privatizzazioni, per cui la loro capacità di resistenza a questi processi si è quasi azzerata, e la grande maggioranza di loro si è trasformata in entusiasti fautori del “nuovo” corso.

Ma la resistenza è arrivata dagli abitanti e dai territori e, nel pieno della stagione liberista, un fortissimo movimento per la ripubblicizzazione dell’acqua, poi costituitosi in Forum italiano dei movimenti per l’acqua, non solo nel 2017 è riuscito a raccogliere oltre 400.000 firme in calce ad una legge d’iniziativa popolare, ma nel 2011 ha portato a casa uno straordinario risultato, vincendo un referendum contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali e per una loro gestione, a partire dall’acqua, fuori dalle logiche del mercato e del profitto.

5. Privatizzazioni obbligatorie

Con la vittoria referendaria dei movimenti per l’acqua, la narrazione liberista scopre di non poter più fare affidamento sul consenso e deve quindi riaprire la stagione delle privatizzazioni attraverso l’imposizione autoritaria: nasce da qui lo shock del debito pubblico, agitato solo due mesi dopo la vittoria referendaria con la famosa lettera che, nell’agosto 2011, l’allora Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e l’allora Presidente della Banca Centrale Europea Jean Claude Trichet scrissero al governo italiano e nella quale, al proposito, lanciarono il diktat: “(..) E’ necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforma, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala”

E’ lo stesso Mario Draghi che, divenuto Presidente del Consiglio di un governo tecnocratico con un Parlamento quasi completamente arruolato nel sostegno allo stesso, tenta l’affondo finale con il Ddl Concorrenza, approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 novembre 2021 ed ora all’esame del Parlamento.

E’ una delle cosiddette “riforme abilitanti”, attraverso le quali il governo italiano potrà accedere ai fondi europei del Next Generation Eu e necessita di una sua approvazione, con tanto di decreti attuativi, entro il dicembre 2022.

E’ un disegno di legge che, ben oltre le stesse linee culturali imposte dall’Unione Europea, prova a portare l’affondo finale delle privatizzazioni, affermando che la modalità ordinaria di gestione dei servizi pubblici locali da parte di un Comune dev’essere il ricorso al mercato e, laddove un Comune opti per l’autoproduzione del servizio in questione, deve sottostare ad una procedura vincolante, producendo una dettagliata relazione delle motivazioni, inviandola all’Antitrust, e impegnandosi periodicamente a rimettere in discussione la scelta fatta.

I servizi oggetto del Ddl Concorrenza sono tutti i servizi pubblici locali, siano essi a “rilevanza economica” –acqua, energia, rifiuti e trasporto- siano essi “privi di rilevanza economica” –servizi sociali, culturali, sportivi.

Si tratta, com’è evidente, di dare il via ad una nuova stagione di privatizzazioni e di rendere reale la definitiva trasformazione del ruolo dei Comuni: da luoghi della democrazia di prossimità e garanti dei diritti universali attraverso l’erogazione di servizi pubblici, in enti il cui unico compito è quello di mettere sul mercato beni comuni, servizi pubblici, patrimonio pubblico, territorio e ricchezza collettiva.

6. Riprendiamoci il Comune

Uno dei tanti insegnamenti messi in evidenza dalla pandemia è la necessità di una nuova centralità degli enti locali come fulcro di un diverso modello di società, socialmente ed ecologicamente orientata.

Abbiamo davanti a noi importanti sfide dettate dall’enorme diseguaglianza sociale e dalla drammatica crisi climatica in corso. La pandemia ci ha dato una certezza, oltre ogni ragionevole dubbio: il mercato non funziona, non protegge, separa persone e comunità.

E’ ora di aprire una nuova stagione ribelle.

Una stagione dentro la quale le comunità locali mettano in campo una lotta senza quartiere per la riappropriazione sociale di tutto quello che appartiene alla collettività e va sottratto al mercato.

Una stagione che non è data automaticamente, ma necessita di una nuova alfabetizzazione popolare sul significato di comunità, beni comuni, democrazia di prossimità.

Una stagione che rimetta insieme le persone e faccia comprendere la necessità di superare la solitudine competitiva come orizzonte voluto dal mercato e le faccia approdare alla cooperazione solidale e alla rivoluzione della cura, di sé, degli altri e delle altre, dei beni comuni.

7. Una campagna e due leggi d’iniziativa popolare

Il primo passo per aprire una nuova stagione ribelle è fermare il Ddl Concorrenza.

Su questo tema è già avviata una campagna nazionale che si muove intorno a tre assi:

  1. mobilitare gli enti locali chiedendo loro di approvare ordini del giorno che chiedono lo stralcio dell’art. 6 dal Ddl Concorrenza;

  2. mobilitare il mondo del lavoro pubblico e privato per rivendicare diritti e reddito che con le privatizzazioni sarebbero inevitabilmente erosi e per salvaguardare il sapere pubblico del lavoro nei servizi come patrimonio collettivo delle comunità locali;

  3. mobilitare le comunità locali contro l’ennesima espropriazione di beni comuni e diritti.



Il secondo passo consiste nell’apertura di una campagna (avvio nell’autunno 2022) di proposta di due leggi d’iniziativa popolare, che invertano radicalmente la rotta e permettano alle comunità locali di avere enti di prossimità in grado esercitare la propria funzione storica pubblica e sociale.

Sono due proposte di legge complementari, che ridisegnano il ruolo dei Comuni e il protagonismo delle comunità locali.

La prima proposta di legge riforma la finanza locale, contrapponendo al pareggio di bilancio finanziario l’obiettivo per i Comuni di raggiungere il pareggio di bilancio sociale, ecologico e di genere. Afferma la necessità dell’equilibrio finanziario, ma si oppone all’ossessione del pareggio di bilancio, cui tutto deve essere sacrificato, a partire dalla svendita del patrimonio pubblico, dei beni comuni e dei servizi pubblici. Prevede la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte fondamentali dei Comuni e all’utilizzo ecologico, sociale, culturale e ricreativo dei beni pubblici. Trova le risorse necessarie fuori dai mercati finanziari e dentro Cassa Depositi e Prestiti, ente a cui vengono conferiti i risparmi (280 miliardi) di oltre 20 milioni di abitanti.

La seconda proposta di legge chiede la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti, Prevede che le scelte di destinazione dei risparmi dei cittadini siano fatte attraverso la partecipazione degli stessi.

Due proposte di legge che, intervenendo su due contraddizioni sistemiche dell’attuale situazione dei Comuni, provano a rispondere a due domande fondamentali: quali devono essere gli obiettivi e le modalità decisionali di un Comune? Attraverso quali risorse e con quali modalità un Comune si può finanziare?

Due proposte di legge che propongono una visione radicalmente alternativa alla solitudine competitiva del modello liberista.

Immaginiamola attraverso un esempio. Una comunità territoriale, grazie al bilancio partecipativo, sceglie democraticamente le priorità d’intervento tra le opere da realizzare nel proprio territorio.

Le opere scelte -un asilo nido, un parco, la messa a norma degli edifici scolastici, la sistemazione idrogeologica del territorio, la ristrutturazione della rete idrica etc- vengono finanziate attraverso il risparmio dei cittadini, depositato in libretti postali e buoni fruttiferi e consegnato alla Cassa Depositi e Prestiti territoriale. Poiché questi risparmi hanno un rendimento minimo, la Cassa Depositi e Prestiti territoriale potrà finanziare gli interventi con un tasso altrettanto minimo.

La comunità territoriale, proprio perché ha partecipato direttamente alle scelte sulle priorità d’intervento e le ha finanziate con il risparmio dei propri membri, avrà una naturale propensione a controllare che tempi e qualità delle opere realizzate siano le migliori possibili, evitando di per sé sprechi e corruttele.

Avremmo così ottenuto: un aumento della partecipazione e della democrazia basata sull’autogoverno; la realizzazione di opere che abbiano come finalità l’interesse generale; la possibilità di finanziarne la realizzazione fuori dal circuito speculativo del mondo bancario e finanziario; l’aumento del controllo democratico sulle procedure e i lavori di realizzazione, con la conseguente diminuzione di corruzione e sprechi; un’aumentata coesione sociale.

Riprendersi il Comune è possibile. Occorre farlo tutte e tutti insieme.

Note:

[1] Fondazione ANCI – IFEL (Istituto per la Finanza e l’Economia Locale), La finanza comunale in sintesi, confronto fra Rapporto 2010 e Rapporto 2016.

[2] Fondazione ANCI–IFEL (Istituto per la Finanza e l’Economia Locale), I Comuni e il Partenariato Pubblico Privato,2020

Documentazione Campagna contro Ddl Concorrenza:

Qui è possibile trovare l’appello della campagna contro il Ddl Concorrenza (con le adesioni in continuo aggiornamento) https://www.acquabenecomune.org/notizie/nazionali/4209-appello-per-una-campagna-comune-fermare-il-ddl-concorrenza-difendere-acqua-beni-comuni-diritti-e-democrazia

Qui è possibile trovare l’odg da proporre ai Consigli Comunali contro il ddl Concorrenza https://www.acquabenecomune.org/attachments/article/4191/Odg_DDL_Concorrenza_servizi_pubblici_novembre_2021_sintesi.pdf

Qui è possibile trovare l’elenco 8in continuo aggiornamento) dei Comuni che hanno approvato l’odg contro il ddl Concorrenza https://www.acquabenecomune.org/notizie/nazionali/4206-gli-enti-locali-che-hanno-approvato-atti-volti-al-contrasto-dell-art-6-del-ddl-concorrenza

Documentazione Campagna per due leggi d’iniziativa popolare:

Qui è possibile trovare il testo della proposta di legge per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti https://www.attac-italia.org/wp-content/uploads/2021/01/proposta-di-legge-socializzazione-cdp.pdf e qui la proposta in pillole https://www.attac-italia.org/wp-content/uploads/2021/01/legge-cdp-in-pillole.pdf

Qui è possibile trovare il testo della proposta di legge per la riforma della finanza locale https://www.attac-italia.org/wp-content/uploads/2021/01/proposta-di-legge-riforma-della-finanza-pubblica-locale.pdf e qui la proposta in pillole https://www.attac-italia.org/wp-content/uploads/2021/01/legge-riforma-finanza-locale-in-pillole.pdf