Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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giovedì 19 settembre 2019

In viaggio verso Punta Rossa

Luciano Granieri





Alcune volte lo spettacolo della natura lascia a bocca aperta. Sorprende sempre.  Anche se da certi scenari ci si aspettano  visioni eccezionali, il quadro che essi rimandano supera ogni più entusiasmante aspettativa.  E’ il caso del golfo di Gaeta e del faro di Punta Rossa a San Felice Circeo. Come si nota due località ad un tiro di schioppo da noi. Per godere di certe poetiche visioni non è necessario andare alle Seyschelles.  

Ciò che mi ha inebriato è stata l’immagine di  un mare prorompente nei colori, ma discreto nei suoni, inserito nel suo contesto naturale. Non violentato da ombrelloni,  non violato dai potenti motori di stucchevoli motoscafi, o moto d’acqua, non aggredito da vocianti bagnanti in cerca di qualcuno famoso con il mojito in mano per farsi un selfie,   pratica, oggi come oggi, di molto iettatrice.  

Quando la natura rimanda una  fusione di elementi così perfetta, dove perfino la mano dell’uomo si è impegnata ad impreziosire, piuttosto che a sfregiare,  è difficile non emozionarsi e non provare a fantasticare. Il mare che sussurra non può non rimandare ad altre emozioni, quelle che arrivano dalla musica. 

Il bisbiglio  di un viaggio  in barca a vela. Questa è stata la prima immagine ad affollare la mia mente. Un  primo viaggio  con le suggestioni  ancora tutte da scoprire, spettacoli di vento, onde, scogli scolpiti. Un viaggio inaugurale, un percorso nuovo  al di fuori delle sconcezze di una vita tiranneggiata dalla voglia di prevalere, prevaricare. Una vita urlata e costruita da falsi immaginari velenosi, malati, che i social fanno sembrare veri   anzi diventano veri,  e sono branditi con violenza come armi di disintegrazione dell’”altro”. Un viaggio inaugurale per chi prende il mare rischiando la vita, con l’unico scopo di approdare ad una propria dimensione,  nuova, dignitosa, umana.   

Mayden Voyage, il viaggio inaugurale, è anche il titolo dell’album inciso da Herbie Hancock nel 1966, per la Blue Note, dedicato proprio al mare.  Il brano di apertura, Mayden Voyage appunto, che da il titolo al disco,   sembra proprio composto per rendere in suoni  il sospiro del mare.   Un respiro sereno, che evoca spazi aperti, inesplorati, esposto in musica  con improvvisazioni  basate quasi per intero su un unico accordo, privo di spigoli ed asprezze, come l’accogliente e calma visione del Golfo di Gaeta e del Faro di Punta Rossa.  Buone suggestioni a tutti. 

P.S.  La versione di Mayden Voyage che accompagna il video, fatto con il mio cellulare,   è eseguita da Herbie Hancock in duo con Jaco Pastorius, e fa parte del disco   “Herbie Hancock & Jaco Pastorius registrato dal vivo il 16 febbraio 1977 all’Ivanhoe Theater di Chicago.

Buon ascolto e visione.


martedì 2 ottobre 2018

Manifestazione per la cultura e il lavoro

Manifesto


PER UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE UNITARIA PER LA CULTURA E IL LAVORO
Il settore culturale muove 250 miliardi, il 17% del PIL, in controtendenza rispetto a molti altri; ogni euro investito in Cultura ne produce 1,8 in altri settori; la tutela del Patrimonio Culturale e della produzione culturale immateriale è principio fondamentale per il nostro Paese, contenuta nell’articolo 9 della Costituzione, che all’art.1 si fonda sul Lavoro. Eppure:
– L’occupazione nel settore culturale non cresce, fatto reso possibile dal sistematico utilizzo di lavoro nero o gratuito.
– I diritti e gli stipendi dei lavoratori della Cultura vengono di anno in anno abbattuti.
– Un settore chiave dell’economia italiana viene pezzo per pezzo privatizzato, sulla pelle dei lavoratori, senza alcun vantaggio per la cittadinanza.
Per questo il 6 ottobre 2018 scendiamo in piazza. Ecco le nostre ragioni e le nostre richieste.
Siamo professionisti dei Beni Culturali, siamo professionisti dello spettacolo dal vivo, e del cinema, siamo autori, operatori, tecnici, custodi, siamo aspiranti professionisti e siamo soggetti in formazione. Siamo le lavoratrici e i lavoratori della Cultura. Svolgiamo professioni diverse, lavoriamo in decine di luoghi diversi, dai teatri ai musei, dagli archivi ai laboratori. Ma tutte e tutti abbiamo visto, negli ultimi decenni, il nostro settore definanziato e marginalizzato, di volta in volta screditato o strumentalizzato; tutte e tutti abbiamo visto i nostri diritti crollare, una crescita della competizione al ribasso, un attacco alla qualità del lavoro.
Per questo, oggi, chiamiamo a raccolta tutti i nostri colleghi, tutti i cittadini e le cittadine italiane, e in genere tutti coloro che abbiano a cuore il Patrimonio culturale e artistico di questo Paese, per la prima Manifestazione nazionale unitaria per la Cultura e il Lavoro.
Pochi lo sanno, ma il settore culturale è uno dei pochi in cui, nonostante la crisi, le entrate hanno continuato a crescere. Un settore cardine dunque, su cui investire e su cui puntare per il rilancio dell’occupazione. Ma non è andata così.
Nonostante l’enorme contributo offerto al Paese ogni anno, il settore culturale è costretto a funzionare (male) in costanti condizioni di ristrettezze economiche forzate, con investimenti e occupati nettamente al di sotto della media europea. Le Soprintendenze sono sotto organico, costantemente in regime di emergenza – da anni esponenti di diverse forze politiche ne chiedono la chiusura -; musei, siti archeologici, teatri, cinema, archivi e biblioteche chiudono, uno dopo l’altro; i pensionamenti si succedono spesso in assenza di turnover; il Fondo Unico per lo Spettacolo cala costantemente (-55% dal 1985), le esternalizzazioni dal 1993 in poi riguardano servizi sempre più essenziali per la vita dei luoghi culturali. I danni sono evidenti: l’80% degli italiani (dati Istat 2015) non è mai andata a teatro nel corso dell’anno, il 68% non ha mai visitato un Museo, il 56% non ha mai letto un libro. Questo non crea solo un problema economico e di esclusione sociale, ma permette anche il proliferare di teorie false e antistoriche che fomentano odio e divisioni, lontanissime dalla realtà storico-archeologica, o letteraria: teorie sempre più diffuse nella società e nel dibattito politico, fino ad arrivare alle Istituzioni.
Con la ricetta utilizzata finora – investimenti bassissimi e il sistematico utilizzo di volontari, esternalizzazioni e lavoro al massimo risparmio -, sarebbe difficile aspettarsi dati diversi: eppure la fame di Cultura c’è, è evidente dai buoni risultati registrati da teatro e lirica quando passano (eccezionalmente!) nel servizio pubblico radiotelevisivo, o dalla crescita costante del turismo culturale, nonostante la cronica mancanza di personale.
In questo quadro, ogni anno migliaia di giovani professioniste e professionisti della Cultura in Italia si trovano costretti a scegliere tra stipendi indecenti e vergognosi, tirocini di sfruttamento, stage senza prospettive, servizio civile, contratti a chiamata, volontariato, rimborsi spese…. o il cambiare mestiere, o l’estero.
Perché non si investe nel settore culturale, uno dei pochi che non conosce crisi? Perché non si permette a giovani e meno giovani di lavorare nel rispetto delle proprie qualifiche, con stipendi e contratti dignitosi, in modo che possano mettere le loro competenze a servizio del Paese? Perché non si lavora per ottenere contratti di qualità per tutti, lasciando perdere le esternalizzazioni a tutti i costi, e puntando a un equo trattamento per i lavoratori? Perché non si rispettano i contratti nazionali di categoria dove esistono, e non si punta ad estendere simili diritti a tutte e tutti?
I numeri parlano chiaro: risparmiare sulla cultura, in Italia, è una scelta suicida, ma la cittadinanza lo ignora perché il dibattito pubblico è viziato da letture volutamente distorte, come il fatto che la crisi della cultura sia economica o che la mancanza di lavoro nel settore sia un fatto logico e scontato.
La verità è che il lavoro nella Cultura in Italia c’è, e pure parecchio. Ma in questo settore si sta sperimentando l’abbattimento dei diritti e del costo del lavoro, perché si tratta di professioni poco note, e di categorie storicamente divise, o poco numerose, o poco pronte a manifestare per la propria dignità professionale.
Abbiamo assistito a questo sfacelo per troppo tempo. Ora tutto ciò deve finire.
Per questo il 6 Ottobre 2018 tutti noi lavoratori e professionisti dell’intero settore culturale italiano, dagli archeologi ai musicisti, dagli autori, gli attori, le guide fino ai custodi museali o ai bibliotecari, con l’aiuto di Sindacati, Associazioni e di tutti i cittadini che hanno a cuore la causa, abbiamo deciso di mobilitarci, per la prima volta insieme, per far vedere che ci siamo, abbiamo chiaro dove stiano le colpe e abbiamo capito come rilanciare il Paese: ora lo faremo capire a tutti, con una Manifestazione per la Cultura e il Lavoro.
Roma si terrà una Manifestazione unitaria dell’intero settore dei Beni e della Attività Culturali, la prima nella Storia d’Italia, per chiedere di ribaltare il tavolo, e di iniziare a trattare la Cultura come merita: come uno dei settori cardine dell’economia Italiana, dando risorse, dignità e riconoscimento a Istituzioni, professionisti e lavoratori del settore.
Chiediamo ai cittadini, alla classe politica e ai giornali di prendere coscienza del problema, e al Governo di prendere urgentemente provvedimenti per porre fine a queste politiche del tutto insensate. I provvedimenti da assumere sono tanti, previa l’abrogazione del pareggio di bilancio (art.81) in Costituzione, ovvia premessa di tutte le altre necessarie azioni; azioni quali, anzitutto:
• Portare l’investimento dell’Italia in cultura al 1,5% del PIL, in linea con gli altri Paesi europei.
• Aumentare i finanziamento pubblici al settore dello spettacolo (Fondo Unico per lo Spettacolo e finanziamenti locali), e creare miglior coordinamento e sinergia degli stessi, garantendo altresì finanziamenti certi su base almeno triennale. Modificare i criteri di elargizione del Fondo Unico per lo Spettacolo secondo veri principi di pluralismo, trasparenza, reale controllo dei criteri, evitando centralismi e marginalizzazioni dettati da mancanza di norme.
• Pubblicare i decreti attuativi della legge 175/2017 ascoltando le Parti Sociali.
• Promuovere un nuovo, coerente, omogeneo e condivisibile sistema nazionale di abilitazione a guida turistica.
• Pubblicare i decreti attuativi della legge 110/2014, che riconosce per la prima volta 7 professioni dei beni culturali; riconoscere e tutelare tutte le professioni oggi non regolamentate del settore dello spettacolo (registi, sceneggiatori, danzatori, attori, musicisti, doppiatori…), dei beni culturali (mediatori museali, paleontologi, manager del Patrimonio Culturale…) e in generale della cultura (traduttori, scrittori…).
• Far rispettare i Contratti nazionali esistenti, prevedendo che in mancanza di tale requisito si determini automaticamente la decadenza dei finanziamenti; creare finalmente un contratto nazionale del settore audiovisivo.
• Annullare le recenti riforme Ministeriali, e costruire, in cooperazione con i funzionari e i lavoratori del MiBACT, una struttura ministeriale ottimale, che metta in condizione il Ministero di adempiere a tutti i compiti specificati dal Codice del 2004.
• Promuovere l’assunzione, nei ranghi ministeriali, di almeno 3500 lavoratori entro il 2020, a partire dagli idonei al concorso dei 500 funzionari MiBACT, al fine di ottenere la copertura totale del turnover; ridefinire i fabbisogni professionali, nel rispetto delle competenze scientifiche e dei ruoli di ciascuna professione, riqualificando i servizi ed elevando gli standard di tutela, mortificati dalle ultime riforme organizzative.
• Ampliare le previsioni occupazionali specifiche degli Enti Locali e delle Istituzioni Culturali pubbliche, permettendogli, dopo anni di compressione forzata delle spese, di assumere secondo le esigenze.
• Promulgare una legge che regolamenti il volontariato culturale, mettendo fine al lavoro gratuito mascherato da volontariato.
• Abrogare l’articolo 24 legge 160/2016 sul declassamento delle fondazioni lirico-sinfoniche ed estinguere il debito pregresso delle fondazioni causato dalle inadeguate erogazioni.
• Riformare la Legge 4/1993 (Legge Ronchey) e rivedere il sistema delle esternalizzazioni, per tutelare il Patrimonio pubblico e il lavoro; ristatalizzare ove necessario, come nel caso delle fondazioni lirico-sinfoniche o dei servizi essenziali di Musei, Biblioteche e Archivi.
Servono leggi, servono risorse. Ma non solo per i professionisti dei beni culturali, non solo per i professionisti dello spettacolo, non per gli operatori museali, non per le Soprintendenze né per i Teatri: servono per il Paese.
Ed è il momento che la politica si decida a far funzionare il settore culturale. Siamo stati zitti all’angolo, chiusi nella nostra frustrazione e divisione per troppo tempo.
Il 6 ottobre la Cultura italiana si muove, unita: smettetela di mentirci, smettetela di sfruttarci, e lo vedrete, vi#RilanciamoilPaese.
Il 6 Ottobre 2018, una Manifestazione unitaria nazionale per la Cultura e il Lavoro. E da lì non si torna indietro.
Vi aspettiamo in piazza. Non serve a noi, serve al Paese.

lunedì 13 marzo 2017

I FILM NON SI CANCELLANO NO ALLA CENSURA AL CINEMA AQUILA

SCCA - Spazio Comune Cinema Aquila


Nel Municipio V di Roma si sta consumando un grave atto di censura della libertà di espressione, ufficializzato  in un comunicato del Presidente Giovanni Boccuzzi pubblicato sulla pagina web istituzionale, in cui si annuncia il blocco del tavolo partecipato che ha organizzato finora il Nuovo Cinema Aquila e si avoca al Municipio la programmazione cinematografica.
Lo Spazio Comune Cinema Aquila (SCCA) viene accusato di non aver rispettato le regole di condivisione della programmazione, ma la ragione vera di questo atto appare ben diversa: la presenza in cartellone, nella settimana dal 13 al 20 marzo, di alcuni film considerati scomodi.
Si è cominciato con una incredibile email inviata allo SCCA dall’assessora alla cultura Maria Teresa Brunetti, in cui si negava il consenso alla proiezione di un film documentario ancora inedito, “Piccolo mondo cane”, che racconta la vicenda sociale dell’autogestione del canile comunale della Muratella portata avanti dai lavoratori ex dipendenti del canile. La proiezione, per esplicita dichiarazione dell’assessora, non si sarebbe potuta svolgere perché un post su Facebook degli ex lavoratori aveva annunciato la notizia accompagnandola con una critica alla sindaca Raggi. Era quindi necessario tacitare un dissenso politico, rifiutando un film – un prodotto culturale – senza nemmeno entrare nel merito dei suoi contenuti e rinunciando all’occasione di farne un momento di confronto pubblico, come proposto dallo stesso regista dell’opera.
Si è giunti poi all’assemblea pubblica di giovedì del tavolo partecipato SCCA, che un compatto schieramento pentastellato composto dal presidente Boccuzzi, dalla presidente del consiglio municipale Manuela Violidall’assessora Brunetti, dal presidente della commissione cultura Alessandro Stirpe e alcuni consiglieri M5S, ha tenuto in ostaggio per oltre due ore avanzando capziose critiche alla conduzione del tavolo stesso. Le critiche sono state smontate una ad una e si è giunti alla fine alla caduta del velo: il punto vero era costituito dal film sugli ex lavoratori del canile e dagli appuntamenti proposti dalla campagna BDS, movimento non violento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni nei confronti di Israele e contro l’apartheid del popolo palestinese. Si tratta di tre film internazionali di cui uno presentato agli Oscar, uno nominato ai Nastri d’Argento e al David di Donatello nonché trasmesso dalla Rai, uno selezionato a Cannes (“The wanted 18”, “This is my land… Hebron”, “The salt of the sea”), e il pluripremiato spettacolo teatrale “Mi chiamo Rachel Corrie”.
Vuole il caso che lo stop imposto dal M5S del Municipio sia seguito alla presentazione di vergognose mozioni del Pd, a livello comunale e municipale, contenenti infami accuse di antisemitismo, che il Movimento 5Stelle ha scelto di subire astenendosi venerdì in consiglio municipale invece di difendere con coraggio e fondamento politico il processo partecipato del Cinema Aquila e le decisioni comuni prese in quella sede. Processo, lo ricordiamo, di cui il Municipio è parte e garante.
Anziché valorizzare e riconoscere l’esperienza di gestione partecipata di uno spazio pubblico dedicato alla cultura e al sociale, condivisa da cittadini e istituzioni, la priorità espressa dal Municipio è difendersi da attacchi, assolutamente illegittimi, da parte dell’opposizione – quella stessa opposizione che, ricordiamolo, ha precedentemente chiuso il Cinema Aquila.
Non avendo ottenuto soddisfazione dall’assemblea di giovedì, ma solo l’imbarazzo di non poter controbattere ad argomenti e proposte ragionevoli, il presidente del Municipio ha emesso il proprio comunicato. Il presunto mancato “rispetto delle regole” è nient’altro che un pretesto per portare a termine un’operazione inaccettabile di censura: il programma del cinema era stato infatti condiviso e comunicato ufficialmente al Municipio da settimane, nessuna riserva era stata mai espressa fino ai fatti sopra descritti. Il tavolo di programmazione è sempre stato aperto alle proposte portate in presenza e a quelle riportate, per tramite del Municipio, da altri territori. Il suo regolamento non è, come sostengono oggi l’assessora Brunetti e la presidente del Consiglio Violi, da riscrivere: deve piuttosto essere resa esplicita, e semmai migliorata, la prassi finora seguita e sempre riconosciuta, al tavolo e pubblicamente, dalla stessa amministrazione del Municipio come esperienza di grandissimo valore.
Vogliamo ricordare che i cittadini riuniti dietro la sigla di SCCA non si sono dati altro tipo di organizzazione se non quella assembleareaperta e ampiamente pubblicizzata, dell’appuntamento settimanale insieme al Municipio nel foyer del cinema. SCCA è un’idea che ha riunito un movimento di cittadini senza la cui azione – è bene ribadirlo – il Cinema Aquila sarebbe ancora chiuso. Il cinema è stato riaperto nelle forme e nei modi concordati col Municipio stesso, che adesso quest’ultimo sembra rinnegare mettendo in discussione un percorso di mesi che ha visto il costante aumento del pubblico (proiezioni gratuite) e una crescita di partecipazione nella stessa assemblea del giovedì che accoglie proposte da tutta la città. Ora siamo ad un punto in cui la politica, anche quella che guida il Municipio, fa marcia indietro, si veste da azzeccagarbugli e cerca il cavillo con l’intenzione di tagliare le gambe a questo percorso.
Per tutto quanto detto SCCA comunica di non voler sospendere il programma, presentato al tavolo e pubblicato, e conferma l’intera programmazione della prossima settimana.

martedì 12 maggio 2015

Nuovo libro di poesie di Alfonso Cardamone

Cultura e dintorni Editore
 
Siamo lieti di comunicare l’imminente uscita del nuovo libro di poesie di Alfonso Cardamone “dell’entropia ancora” con la prefazione del Prof. Marcello Carlino (Cultura e dintorni Editore, Collana "I Poeti del Nostro Tempo").

Il libro è altresì impreziosito dalle tavole dell’artista Angelo D’Onorio residente in Alatri. 
Il volume, che sarà disponibile a Frosinone presso “Edicolè” in Via Tiburtina 224, e a Sora presso la libreria “Universitas” (nel resto d’Italia nelle librerie Feltrinelli), è ordinabile tramite il sito internet
www.culturaedintorni.it seguendo le semplici istruzioni presenti sotto la voce “Acquisti"


venerdì 15 novembre 2013

500 anni dal "PRINCIPE"

Prof.ssa Anna Natalia, Presidente dell’Associazione Anagni Viva

Sabato 9  novembre, nella  Sala  della   Ragione che sempre suscita stupore e  ammirazione in coloro che  vi entrano per la prima   volta, si è tenuta, dalle  9.00 alle  12.30, una Conferenza di alto valore  culturale, dedicata a  “ Il  Principe “ di  Nicolò Machiavelli, a  500 anni dalla  sua pubblicazione.
L’ iniziativa era  promossa dall’ Associazione  Culturale “Anagni Viva”, dal Sistema Biblioteche -Valle  del Sacco – Biblioteca di Anagni, dal  Liceo classico e scientifico “Dante  Alighieri” e Linguistico-socio-psicopedagogico “Regina  Margherita” ed  era  rivolta a tutti gli  alunni delle ultime classi degli  Istituti di Istruzione  Superiore della  città, ai loro insegnanti oltre che  ai cittadini interessati.
I relatori, il  prof. Giuseppe  Patota, docente di Storia della  Lingua  Italiana all’ Univ. di Siena e  di Arezzo e il dott. Stefano  Folli, editorialista del  Sole  24 ore, hanno esplorato con sapienza di contenuti e talento comunicativo, gli aspetti linguistico-letterari dell’ opera di Machiavelli e l’ attualità dei temi politici e storici affrontati nel “ Principe”.

Ha  condotto il dibattito con intelligenza e  partecipazione, Giorgio  Zanchini, giornalista di Rai RadioTre, coinvolgendo il numerosissimo  pubblico e raccogliendo alcune  pertinenti domande poste dai ragazzi e dagli insegnanti.
L’ ottima  riuscita dell’ iniziativa è stata  motivo di grande  soddisfazione , espressa  anzitutto dai relatori, da tutti i presenti e, in primo luogo, dai ragazzi che hanno ascoltato con grande attenzione gli argomenti trattati. Gli organizzatori sono per questo grati agli insegnanti e ai loro dirigenti, oltre che all’ Amministrazione   Comunale per avere assicurato la  disponibilità della  Sala  della  Ragione e delle  attrezzature  necessarie.
E’  augurabile che possano esserci con frequenza incontri di carattere  autenticamente culturale, perché essi dimostrano che  la qualità dell’ offerta  risponde a reali aspettative di crescita della  conoscenza da parte, soprattutto, dei  giovani.


lunedì 30 settembre 2013

SISTEMA BIBLIOTECARIO E DOCUMENTARIO "VALLE DEL SACCO"

Biblioteche Valle del Sacco 

Si è tenuta giovedì 26 settembre 2013, presso l’auditorium della Biblioteca Comunale di Ceccano, l’assemblea straordinaria del Sistema Bibliotecario e Documentario della Valle del Sacco.
L’assemblea dei rappresentanti degli enti aderenti al Sistema, si è riunita per approvare i progetti esecutivi da presentare alla Regione Lazio, entro il 4 ottobre 2013, per ottenere i contributi previsti dalla legge regionale n. 26 del 23 ottobre 2009 (Disciplina delle iniziative regionali di promozione e conoscenza del patrimonio delle attività culturali del Lazio).
Come ha dichiarato Il Presidente, Dott. Danilo Collepardi, nell’intervento introduttivo, la nuova Giunta regionale, tra i suoi primi provvedimenti, ha provveduto a modificare  la legge regionale n. 26 /2009  con la legge n. 6 del 7 agosto 2013, che ha stanziato 2 milioni di euro da destinare a progetti presentati esclusivamente  dai sistemi bibliotecari, archivistici e museali del Lazio. Dopo la pubblicazione del relativo Bando, il Sistema Bibliotecario e Documentario della Valle del Sacco, essendo un Sistema oltre che bibliotecario anche documentario, ha elaborato due progetti: uno in quanto sistema bibliotecario e l’altro in quanto sistema archivistico. I temi individuati sono: Gli Statuti medievali dei comuni del Sistema in quanto Sistema bibliotecario  e La Grande Guerra, di cui nel 2014 ricorre il centenario dall’inizio (1914), in quanto Sistema archivistico. Mentre quello della guerra necessariamente si presenta come un progetto a termine, quello sugli statuti costituisce l’inizio di uno studio più organico. Infatti l’analisi  e la comparazione degli statuti sarà uno studio unico e originale, che avrà come tappa fondamentale la messa in rete degli statuti. All’unanimità i rappresentanti degli enti hanno approvato la relazione del Presidente Collepardi e, in particolare, il Sindaco della Città di Ceccano Avv. Manuela Maliziola, ha apprezzato il costante lavoro di rete del Sistema della Valle del Sacco, che fornisce servizi di ottimo livello a favore di gran parte della popolazione ciociara e ha ringraziato, il Presidente Collepardi e i bibliotecari, per l’impegno che dedicano, quotidianamente, alla diffusione della cultura.



martedì 10 gennaio 2012

In difesa di un'impresa

Giovanni Morsillo


Alcuni giornali riportano la notizia della chiusura della storica libreria Battei di Parma. In un paese in cui a occhio e croce chiudono un migliaio di imprese al giorno, questa non è una notizia rilevante economicamente (dieci dipendenti). Eppure, trattandosi di un esercizio storico con 140 anni suonati di attività, frequentazioni di elevato livello intellettuale e forti legami con il territorio (essendo anche editrice), questa chiusura interroga altri aspetti del nostro essere società, e non solo sul piano simbolico. Non si tratta solo di questioni di affetto o di nostalgia, pure importanti e nient’affatto deteriori per degli esseri umani dotati anche di sentimento.
La questione, è evidente, ha invece aspetti assai concreti da considerare. Intanto la sua fine rappresenta la distruzione di un monumento e di un documento storico, capace di trasmettere per la sua parte informazioni importanti sulla nostra vicenda nazionale e sociale dell’ultimo secolo e mezzo. Non è poco, in un clima di rimozione, di occultamento dei fatti storici in nome di strumentali disegni politici da sottocultura. Ma c’è dell’altro: questa chiusura, forse più di altre, descrive la trsformazione dei luoghi di vita umana, delle città, a seguito della ristrutturazione drammatica e ancora in corso del modello di produzione e scambio. Il venir meno di luoghi di questo tipo, di ambienti carichi di significato e capaci di mettere in continuità il nostro divernire storico, la nostra crescita e maturazione come società e anche come popolo, mette in discussione anche le nostre ulteriori prospettive di sviluppo, non solo culturale. Naturalmente lo sviluppo anche etico-sociale dell’Italia del Duemila non dipende dalla libreria Battei. Ma la sua fine è un segnale preoccupante del declino dell’attenzione a valori e modelli non più compatibili con gli obiettivi del sistema.
Certo la crisi, lo spread, il debito, i costi della politica (che a nostro modo di vedere sono costi della non-politica) non ammettono cedimenti e sentimentalismi. Ma siamo sicuri che consentire il deperimento e la distruzione di elementi così importanti della nostra cultura sia un buon investimento o un risparmio? Siamo già così rassegnati o, peggio, convinti che sia il rifinanziamento delle banche fallite per indigestine di titoli tossici (speculazione) la vera priorità?
Ma forse stiamo esagerando, il riferimento alla Costituzione è troppo evidente (art. 41), e di questi tempi si rischia di essere facilmente liquidati come ammuffiti retrogradi che presidiano fortini disabitati. Eppure noi siamo convinti che questo progressivo sgretolamento della memoria collettiva abbia a che fare strettamente con la riduzione effettiva delle nostre libertà.

giovedì 10 marzo 2011

Come si distrugge la cultura italiana

di Stefania Brai   Responsabile nazionale cultura Prc


Continua l’opera di distruzione della cultura italiana, delle sue istituzioni e del suo patrimonio da parte del governo Berlusconi. Mentre è ancora in atto la lotta dei lavoratori e di tutte le organizzazioni del cinema italiano contro il rischio di speculazione immobiliare nell’area di Cinecittà, oggi a causa dei tagli al Fondo unico dello spettacolo è a rischio la vita stessa di Cinecittà Luce.
Con un finanziamento per il 2011 di soli sette milioni e mezzo, si decreta di fatto la morte di una istituzione prestigiosa e conosciuta in tutto il mondo, di un archivio che possiede materiali di valore storico inestimabile, di un’attività insostituibile e vitale per il cinema italiano, in particolare in un momento di crisi come quello attuale: la produzione di documentari e di opere prime e seconde, la distribuzione di film d’autore, la promozione in Italia e all’estero. Tutto questo avrà inoltre ripercussioni enormi sui posti di lavoro di tutto il settore.
Rifondazione comunista chiede che Cinecittà torni ad essere un’istituzione interamente pubblica sostenuta da finanziamenti certi per poter ritornare a svolgere il suo ruolo istituzionale di volano della produzione cinematografica di qualità. I fondi ci sono: mentre si tagliano le risorse per la scuola, l’università, la ricerca e la cultura, le spese militari nel nostro paese sono aumentate del 49 percento rispetto al 2000. Il nostro paese ha bisogno di investimenti in cultura e conoscenza, non in armamenti. 


lunedì 7 marzo 2011

Dalle Parti di Camus

di Bruno Roveda


L’esplosione della rivolta in Libia ci dice, ormai senza più dubbi, che nel mondo arabo – e nel mondo islamico – tutto è in movimento. Naturalmente nessuno può prevedere cosa succederà nei prossimi mesi. Però una cosa sembra evidente: il ritardo, nello sviluppo e nel miglioramento della civiltà, che da circa mezzo secolo si è registrato in quegli Stati, finalmente si è interrotto.
Le popolazioni chiedono un salto in avanti. In termini economici, di giustizia sociale e di distribuzione della libertà.
E probabilmente lo otterranno, e in poco tempo ridurranno in modo sostanziale il «gap» di modernità accumulato, dal dopoguerra ad oggi, nei confronti dell’Occidente.
Anche il mondo arabo e il mondo islamico stanno liberandosi delle dittature, o delle semi-dittature, che in questi decenni, insieme al diffondersi del fondamentalismo religioso, sono state la causa di grandi arretratezze.


L’esperienza di Camus (…) rende un contributo fondamentale al sapere d’occidente.
Un contributo interessante (…) per la forza con cui può irrompere utilmente nella nostra contemporaneità prestando strumenti per interpretare e «addestrarci» a governare virtuosamente i processi della globalizzazione.