Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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lunedì 9 maggio 2022

Liberiamo Peppino Impastato dall'ipocrisia del politicamente corretto.

 Luciano Granieri.




 Nove maggio 1978, nove maggio 2022.  Sono 44 anni che Peppino Impastato è stato trucidato dalla mafia. Diciamolo pure, fino al 2000, anno di uscita del film i Cento passi di Marco Tullio Giordana, la storia del militante comunista di Cinisi non era così conosciuta. La strage di Aldo Moro, avvenuta nella stessa data, aveva contribuito ad oscurare quella vicenda. Essa era sicuramente nota negli ambienti sociali, politici legati alla militanza comunista e sicuramente in Sicilia. Quella pellicola, ed il successivo brano dei Modena City Ramblers inciso nel 2004, intitolato proprio come il film, hanno di fatto imposto Peppino Impastato all’attenzione popolare, e la commemorazione della sua morte è dovuta entrare nelle celebrazioni ufficiali insieme a quelle di Placido Rizzotto, Danilo Dolci, Mauro Rostagno protagonisti dell’antimafia sociale. 

Tutto ciò ha fatto emergere, però, oltre alla figura dell’eroe antimafia, anche tutto il contesto in cui si è sviluppata la sua lotta alla criminalità organizzata. Un contesto che parla di militanza comunista, di emancipazione culturale collettiva contro l’ignoranza imposta dai mafiosi e dal potere, di lotta all’antifascismo, di acute indagini nelle strette connessioni fra politica, mafia, neofascismo e servizi deviati dello Stato. Forse questa è una delle ragioni, se non la principale, dell’omicidio. 

 Prima di quel 2000 Peppino Impastato, nonostante la sentenza Caponnetto del 1984 che accertava la responsabilità mafiosa del suo assassinio, senza però ancora indicare il mandante in Tano Badalamenti, era ancora associato ai brigatisti rossi. Quella stessa banda armata che aveva ucciso Aldo Moro, ritrovato cadavere, vedi le terribili coincidenze, lo stesso giorno in cui gli amici di Peppino andavano alla ricerca delle membra del suo corpo dilaniato, dal supposto maldestro tentativo di compiere un attentato brigatista alla ferrovia. Questa è stata la divulgazione granitica ed inappellabile diffusa dalla prima fallace ricostruzione basata su depistaggi e falsificazioni. Depistaggi accertati dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta guidata dal Senatore Russo Spena nel dicembre del 2000. 

Ma nelle celebrazioni politicamente corrette il Peppino Impastato comunista, poeta, scrittore,  giornalista scomodo fondatore di Radio Aut, quello delle lotte per la giustizia sociale, per la diffusione culturale e il dileggio contro la mafia , il fascismo ad essa collegato, non doveva apparire. Ed allora ogni commemorazione esaltava, ed esalta, la   figura di un eroe antimafia. Un’icona che, secondo me,  non appartiene a Peppino. 

Il suo nome è sempre associato a Falcone e Borsellino e a tutti i magistrati, membri delle forze dell’ordine, uccisi dalla criminalità organizzata. Sicuramente figure decisive per la lotta alla mafia, ma che hanno sacrificato la propria vita nell’assolvimento encomiabile, questo si eroico, della loro professione. Peppino Impastato è stato ucciso per la passione  che ha profuso nel promuovere l’emancipazione delle classi subalterne, quel proletariato che ancora esiste anche se non è più nei pensieri delle forze cosiddette progressiste. Il primo e più grande ostacolo a questa emancipazione era il fenomeno mafioso con la sua imposizione di stereotipi culturali falsi ed atavici, le sue connessioni con fascisti golpisti, politici corrotti, novelli attori di un protoliberismo in costruzione.  

Mi dispiace constatare che, nonostante tutto, Peppino Impastato sia ancora una vittima costante del politicamente corretto. Un politicamente corretto, basato sull’abiura del comunismo, che oggi arriva ad associarlo ad  Aldo Moro, protagonista di una storia tragica e drammatica, ma che non ha niente a che vedere con Peppino Impastato. Anzi Moro era il capo di quel partito che il militante di Lotta Continua siciliano identificava come complice dei mafiosi e che intendeva combattere con metodi dai quali, evidentemente  era fortemente esclusa la lotta armata. 

Associare Peppino ad Aldo Moro non rende giustizia neanche al grande statista democristiano, depotenziandone la storia di politico acuto e straordinariamente colto che, ad un certo punto,  aveva capito  gli sporchi giochi di corrente che attanagliavano il suo partito il quale, proprio per questo,  ha colto l’occasione per lasciarlo al suo tragico destino. 

Vorrei quindi rivolgere un invito a chiunque volesse organizzare i prossimi 9 maggio. Per favore parliamo solo di Peppino, della sua forza di militante politico comunista, di poeta e scrittore, di animatore culturale, per cui la cultura era il primo elemento di emancipazione popolare dalla mafia e dai dispotismi politico sociali con cui viveva in simbiosi. 

Per favore ricordiamo solo Peppino Impastato e sua madre Felicia Bartolotta, che ha continuato sulla strada del figlio, fino alla sua morte nel 2005, diffondendo, da un lato, la memoria, e combattendo, strenuamente, dall’altro, per la verità e la giustizia sulla vicenda del figlio. Lasciamo stare, almeno in questa occasione, Moro, Falcone, Borsellino e tutti gli altri che avranno modo di essere commemorati  adeguatamente in altri frangenti.  Grazie.

Di seguito un momento della Commemorazione organizzata dall'Osservatorio Peppino impastato di Frosinone nel 2014, in cui il professor Alfonso Cardamone legge le poesie di Peppino Impastato

lunedì 29 aprile 2019

Nuova pagina Facebook

Luciano Granieri



La nuova pagina  Facebook  di  Aut   nasce con lo scopo di diffondere con più efficacia   i contenuti di questo blog. Aut Frosinone nasce nel 2007. Da allora ha documentato 12 anni  di eventi politico-sociali per lo più legati alla Ciociaria ed in particolare a Frosinone. E’ stato , e lo è ancora, la voce dell’Osservatorio Peppino Impastato. Il suo  modo di raccontare, si ispira proprio alla narrazione graffiante e ironica di Radio Aut, da cui il blog prende il nome. La cultura, ed in particolare la musica, rivestono una sezione molto importante. Sezione che s’intende  ulteriormente implementare. Aut ha appoggiato massicciamente movimenti di lotta locali impegnati nella difesa dei diritti sociali e civili. Ha  sostenuto campagne referendarie come quella sull’acqua e la più recente  contro la riforma costituzionale targata Renzi. Aut  Frosinone è un area web (defascistizzata) evidentemente di parte, perché chi la cura , come Gramsci, odia  chi non parteggia. Ad  Aut si affianca il  canale   You Tube del sottoscritto  dove più di mille video documentano, più o meno efficacemente  quanto accaduto in questi anni  . In realtà questa attività di diffusione di Aut su Facebook non è nuova. I contenuti del blog venivano veicolati attraverso il mio profilo personale. Penso però che l’ individualismo,  e l’esaltazione del proprio “capitale umano” per usare una triste terminologia molto di moda, siano comportamenti indotti da un sistema che ci vuole sempre più connessi ma sempre meno  capaci di  socializzazione fra donne e uomini reali. Facebook è un potente catalizzatore di autopromozione e a volte di autoesaltazione . Un’autopromozione tanto più apprezzata, quanto più mostra ciò che si possiede, ciò che si vuole mostrare di sé  secondo gli schemi  indotti dal marketing applicato alla singola persona. Il guaio è che tutto ciò è diventata anche comunicazione politica, di adulazione leaderistica . Non interessa sapere come la pensi (anche se dubito pensino)  un Di Maio o un Salvini o un Renzi, ma è molto più interessante sapere cosa mangiano a colazione, dove vanno  in vacanza quante fidanzate hanno. La popolarità si misura sul numero dei selfie e dei like .  Queste riflessioni mi hanno convinto a scomparire da Facebook come persona, le cui abitudini non ritengo possano interessare ai più. Preferisco curare una pagina dove siano esclusivamente le idee a contraddistinguere me e chiunque voglia condividere i contenuti di Aut. Lo spazio è aperto.

martedì 8 maggio 2018

A quarant' anni dalla morte di Peppino Impastato, organizziamoci collettivizziamo la lotta contro tutte le mafie.

Luciano Granieri





Come sempre,   dal 1978 ad oggi, il ricordo di Peppino Impastato, la sua vicenda, sono   sempre stati  offuscati   dall’omicidio di Aldo Moro avvenuto lo stesso giorno,  il 9 maggio di quarant'anni fa,  in cui Peppino fu trucidato  dalla mafia. Una tragedia, quella di Moro,   molto più eclatante della  scomparsa di un  comunistucolo arruffa popolo , prossimo alla lotta armata (all’inizio si avanzò l’ipotesi che Peppino Impastato  fosse rimasto vittima dell’attentato dinamitardo che egli stesso stava confezionando per far saltare in aria la ferrovia). 

In effetti per scoprire i mandanti e gli esecutori mafiosi  dell’omicidio ci sono voluti ben tre processi con la sentenza definitiva arrivata solo nel 2001. Oggi, grazie all’impegno del Centro di Documentazione che porta il suo nome,  al  film i 100 passi di Marco Tullio Giordana e al  brano omonimo dei Modena City Ramblers, a lui dedicato , la storia del marxista leninista libertario (definizione mia) di Cinisi è diventata patrimonio comune. Tanto che Peppino Impastato è diventato un’icona preminente di quell’antimafia sociale  animata da  personaggi  quali, Placido Rizzotto,  Mauro Rostagno, Giuseppe Fava . Gente comune,  strenui oppositori  della  mafia non per mestiere, ma per sensibilità e voglia di giustizia sociale. 

E’ innegabile come Peppino Impastato sia diventato anche un’ icona dei  movimenti di sinistra che ne hanno esaltato l’impegno politico, ma proprio questa attività è sempre passata in secondo piano, nell’immaginario costruito dai media mainstream. Era molto più rassicurante  esaltare un eroe antimafia posponendo, o addirittura anestetizzando,  le sue  concezioni  politico-sociali .  

Un eroe antimafia, per quanto repellente mi suoni  la parola “eroe”,  Peppino Impastato lo fu realmente.  Portò avanti la sua lotta contro  la mafia, al limite dell’impossibile,  circondato  da un  contesto in cui il  padre stesso era affiliato al clan del boss Tano Badalamenti (Don Tano seduto come lo chiamava lui)  . Eppure fu proprio l’impegno politico a dare forza e consapevolezza alla battaglia di Peppino. 

In particolare, a essere mal sopportata oggi, è la determinazione  che la mafia, pur nelle sue peculiarità ambientali,  non è altro che un prodotto  del capitalismo. Una delle leggi fondanti il capitalismo si basa sull’ineluttabilità  dell’accumulazione , della concentrazione della ricchezza  nelle  mani di pochi.  Tale obbiettivo deve essere realizzato ad  ogni costo,  con tutti i mezzi, anche quelli mafiosi.  Ne è naturale conseguenza che la lotta alla mafia non può prescindere dalla lotta al capitalismo questo pensava Peppino  . A cinquant’anni dalla sua morte, come curatore del blog Aut Frosinone, vorrei ricordare quel Peppino.  l’Impastato che nella sua irrequietezza libertaria era passato dal Pci, a Lotta Continua, agli Indiani Metropolitani , a Democrazia Proletaria, sempre mosso dalla  sua natura marxista-leninista   tesa  a promuovere la  giustizia sociale vero motore della sua attività antimafia  

Significativo in questo senso è il  documento che segue, riportato  nel libro scritto dal suo amico Salvo Vitale dal titolo  ,  Nel Cuore dei Coralli Peppino Impastato una vita contro la mafia” (ed. Rubbettino).  E’  un appello,  redatto a Cinisi  l’otto  giugno 1977 che invitava alla mobilitazione rispetto ad un provvedimento, licenziato dal Parlamento di allora, che normalizzava di fatto il precariato.

“Il KAPITALE  produce disoccupati e, di conseguenza, lavori marginali e stagionali con due scopi precisi:
1)      AUMENTARE LA PRODUZIONE E DIMINUIRE IL COSTO DEL LAVORO;
2)      DISGREGARE IL PROLETARIATO.

La crisi ha generato una nuova figura di giovane proletario destinato al lavoro marginale  saltuario. La sua condizione è caratterizzata da un alternarsi di periodi lavorativi a momenti di disoccupazione, quindi da un’estrema instabilità del salario.

In Italia ci sono circa 1,5 milioni di disoccupati ufficiali, senza contare i milioni di studenti, sottoccupati, precari e i milioni di casalinghe (11 milioni nel ’74 dati Doxa).

Diamo ora un’occhiata alla legge truffa di Tina Anselmi, varata con il consenso  di DC, PCI, PSI, PSDI. Giovani dai 15 ai 29 anni svolgeranno il LAVORO NERO LEGALIZZATO, con contratti a tempo determinato. 

Vogliono farci studiare e contemporaneamente lavorare per 8 ore complessive e ce ne pagano 4 con il minimo salariale.

Non solo viene legalizzato il lavoro nero, ma lo stato rapina 1.060 miliardi ai PROLETARI per regalarli  ai PORCI PADRONI:  riceveranno £ 32.000 al mese per ciascun assunto nel nord e £ 64.000 nel mezzogiorno.

COMPAGNI, DISOCCUPATI, STUDENTI, PROLETARI,

iscriversi alle liste di collocamento non basta; dobbiamo organizzarci per rifiutare le regole del Kapitale e imporre le nostre:
-Salario garantito per vivere e assistenza medica gratuita
-Rifiuto del lavoro nero e lotta contro il blocco delle assunzioni in fabbrica e nel pubblico impiego
-Riduzione generalizzata del tempo di lavoro.

ORGANIZZIAMOCI PER FORMARE UN COLLETTIVO"

Cinisi 08/06/1977 Siamo disoccupati,sottoccupati,casalinghe, studenti proletari.

Come non rilevare l’attualità di questo appello?  Qui si dimostra senza ombra di dubbio che il jobs act e l’alternanza scuola lavoro, sono frutti avvelenati che vengono dal lontano. Come ignorare che proprio dalla disgregazione del proletariato, dall’isolamento di disoccupati, sottoccupati, precari, immigrati,  le mafie traggono la loro forza,  sia in termini di arruolamento che di  facilità d’imposizione della legge del più forte, anche  e soprattutto al di fuori dello Stato.  

A   quarant'anni dalla morte di Peppino Impastato, voglio  fare mia  l’esortazione con cui si conclude l’appello: “ORGANIZZIAMOCI PER FORMARE UN COLLETTIVO” Dopo la  devastazione culturale provocata da decenni di narrazione liberista, organizzarsi sarà complicato, lungo, con un percorso pieno di pericoli ed incognite, ma questa è l’unica alternativa per un decisivo riscatto sociale  , per  determinare la sconfitta definitiva di tutte le mafie. 

 ORGANIZZIAMOCI, COLLETTIVIZZIAMO E UNIAMO LE LOTTE, lo dobbiamo alla nostra dignità. Solo così potremo onorare completamente la memoria di Peppino Impastato.
Di seguito la trasmissione di Radio Aut  andata in onda il  maggio '78 il cui tema era "La Commissione elettorale" buon ascolto:




Il brano La Commissione elettorale fu trasmesso il 5 maggio durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative in corso a Cinisi e Peppino raccontava lo svolgimento della riunione clandestina, cioè della Commissione elettorale nel Comune di Cinisi, dove i componenti della Commissione, la maggior parte appartenenti alla Democrazia Cristiana, si dovevano dividere i 45 scrutatori. Peppino dai microfoni di Radio Aut introduceva così il brano: Cuna riunione elettorale a Mafiopolica sa hannu a spartiri tra di iddri, e sa nna pigliari i scrutatori. Anche in questo brano, durante la diretta, venivano inseriti alcuni interventi musicali, come la canzone Quelli che di Enzo Jannacci ; inoltre in questo programma, come in tutti i brani di Onda Pazza, Peppino faceva largo uso del linguaggio dialettale.

martedì 9 maggio 2017

La mafia liquida è una montagna di merda.

Luciano Granieri


E’ il  pomeriggio piovoso di un 9 maggio in cui la mancanza di Peppino Impastato rimbomba in un  vuoto fragoroso.  Siamo a Ceccano in una piazza a lui dedicata. La targa che lo ricorda dista poche centinaia  di metri da una statua di Padre Pio. Paese che vai Padre Pio che trovi. Più difficile trovare Peppino. E  per questo va dato merito al circolo di Rifondazione Comunista di Ceccano per aver voluto fortemente dedicare, qualche anno fa,  un luogo di condivisione sociale al redattore di Radio Aut. 

Nonostante il mal tempo militanti di Rifondazione e altri compagni variamente comunisti, si sono dati appuntamento sotto la targa per donare un fiore a Peppino.  Attorno al cippo, adornato di fiori, l’evocazione della lotta sociale contro la mafia è inevitabilmente confluita nelle analisi del presente: situazione politica  generale, elezioni comunali a Frosinone. 

Provando ad estraniarmi da quel contesto, cerco di immaginare Peppino a 69 anni, vivo  in mezzo a noi. Me lo vedo discutere animatamente sul senso di una comunità che si è imbarbarita. Lo immagino sollecitare  tutti noi, con ironia, a ritrovare il senso di un’umanità perduta. Sento la sua voce contraddistinta dal suo tipico accento, esortare a non arrenderci , a lottare ancora di più e con coraggio. Perché anche la mafia come la società è diventata liquida (Chissà se   Bauman  sarebbe stato uno dei suoi autori preferiti?).

 E la mafia liquida non uccide solo chi vi si oppone. La mafia liquida è molto più crudele perché colpisce  nel mucchio.  Stermina ogni giorno centinaia di donne e uomini  lasciati affogare in mezzo al mar  Mediterraneo, costretti a fuggire da quei posti che una virulenta e prevaricatrice azione mafiosa ha depredato, bombardato, reso invivibili, devitalizzati  dalla corsa  all’accumulazione e all’arricchimento smisurato. La mafia liquida, getta nella disperazione famiglie intere dopo aver succhiato loro anche l’ultima stilla di dignità, depredando il  reddito da lavoro per annetterlo al gioco della moltiplicazione del profitto. 

La mafia liquida è diventata invasiva perché anche noi, cosiddetti  compagni,   abbiamo perso la strada, orfani di una visione chiara sul perseguimento di  una società più giusta e umana. Orfani delle dinamiche di condivisione delle nostre  pur cospicue risorse intellettuali e materiali.  Ciechi  e sordi innanzi alle richieste di aiuto provenienti proprio dalle vittime della mafia liquida. 

Chissà cosa avrebbe  detto il quasi settantenne Peppino di certi tradimenti e cedimenti che spesso avvengono in concomitanza delle  elezioni?  La campagna elettorale in atto nel Capoluogo è un esempio eclatante in questo senso. Pensare che lui è stato assassinato proprio prima di concorrere alla amministrative  di Cinisi. 

Quale sarebbe stato l’atteggiamento di Peppino innanzi alle menzogne profuse dai media, oggi assurte al titolo nobiliare di  post-verità? Lui, che attraverso Radio Aut, aveva annientato la post-verità seppellendola con la Verità dalla “ V” maiuscola. 

Mentre questi pensieri mi flagellano i neuroni, altre persone continuano a mettere fiori sotto la targa, e il cielo si apre a luminosi raggi di sole. Peppino ci manchi.


domenica 7 maggio 2017

Un fiore per Peppino



Martedì 9 Maggio dalle ore 17 in poi a Ceccano, presso il Piazzale Peppino Impastato, ricorderemo con un'iniziativa pubblica la figura di Impastato e di tutte le vittime causate dalla mafia.
Peppino Impastato ucciso con metodi infami e brutali il 9 Maggio 78 (stesso giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro a Roma ) rimane il simbolo della politica onesta, quella che lui Peppino stava cercando di portare avanti nel suo piccolo paese ( Cinisi ), rimane il simbolo della  gioventù e della libertà, rimane un simbolo di dissidenza verso un intero sistema colluso e mafioso.
La storia di Peppino ci insegna che nella Vita ci vuole coraggio per cambiare le cose altrimenti non cambieranno mai, ci insegna che bisogna metterci la faccia, ci insegna che basta un gruppo di amici o di compagni per fare attività politica e sociale onesta ma ci insegna anche che per fare tutte queste cose spesso diventiamo i nemici di qualcun'altro, i nemici di chi vuole che le cose non cambiano mai né in un piccolo paese di Provincia né del resto d'Italia, i nemici che sono disposti a farti pagare con la vita le proprie azioni o le proprie idee come purtroppo è successo ad Impastato, nato da una famiglia mafiosa, riputandola e andando in una "direzione ostinata e contraria".
Ma affinché questa morte non resta invano come tante altre morti e violenze dettate dalla mafia, dall'omertà, dai potenti, dal sistema ed ecc ecc ecc, noi non dobbiamo stare zitti, se pensiamo che qualcosa la dobbiamo dire bisogna dirla, se vogliamo fare qualcosa la dobbiamo fare senza cedere ad intimidazioni, vergogna o giudizio di terzi.
Noi, solo noi, siamo gli artefici di noi stessi nel bene e nel male, possiamo decidere da che parte stare.
Ogni giorno è un giorno buono per lottare, per credere di cambiare, per soffrire se c'è da soffrire e per ridere con spensieratezza se c'è da sorridere. 


Frosinone 07.05.2017                               

                                 Paolo Ceccano / Segretario Provinciale Prc-Se
                             Adriano Papetti / Segretario Circolo “5 Aprile Ceccano”


giovedì 12 maggio 2016

9 maggio 1978. Peppino Impastato veniva assassinato dalla mafia. La commemorazione rivoluzionaria dell'Osservatorio

Luciano Granieri



Si è svolta lunedì 9 maggio presso il Casa del Volontariato di Frosinone, la commemorazione dell’assassinio  di Peppino Impastato, il  giovane attivista di Cinisi trucidato dalla mafia  proprio il 9 maggio del 1978.  L’evento è stato organizzato dall’associazione Osservatorio Peppino Impastato di Frosinone. 

Oltre a ricordare Peppino, l’Osservatorio ha illustrato, attraverso un video e gli interventi del Presidente Francesco Notarcola, del Vice Presidente Mario Catania, le attività svolte sul territorio e la volontà di proseguire nella divulgazione dei valori della legalità, e della giustizia sociale. Al dibattito hanno partecipato il poeta e saggista Alfonso Cardamone e il professore di storia e filosofia Mario Morsillo.  

L’incontro a cui erano presenti molti giovani, si è rivelato interessante ed inusuale, così come è stata l’attività di Peppino Impastato. E’ inutile nascondere che la storia del ragazzo di Cinisi è rimasta pressoché sconosciuta  fino a quando il bellissimo film di Marco Tullio Giordana “I  Cento Passi” ne ha svelato la potenza rivoluzionaria. Un potenza  creativa nel suo modo di agire la lotta che ha conquistato i giovani.  Il film esce nello stesso anno, il 2000, in cui finalmente inizierà il processo al vero mandante dell’uccisione di Peppino il capo mafioso Tano Badalamenti. 

L’improvvisa notorietà e l’inizio del corretto percorso processuale depurato da depistaggi ed insabbaimenti, hanno costretto la letteratura antimafia ad iscrivere fra i propri martiri anche  Peppino Impastato, ma sempre  come figura subalterna agli eroi istituzionali, Falcone, Borsellino, agli altri magistrati, e ad  esponenti delle forze dell’ordine caduti per mano dei mafiosi. 

Per quale motivo la vicenda di Peppino Impastato è rimasta così a lungo nell’oblio e ancora oggi viene riportata con prudenza?  Perché Peppino era un rivoluzionario, era un attivista politico irrequieto   per  cui le titubanze del Partito Comunista,  la cui corrente migliorista alla fine degli anni ’60  in Sicilia  se la intendeva con la Dc di Salvo Lima,  erano asfissianti .  Neanche il Psiup (Partito Socialista d’Unità Proletaria) il collettivo del Manifesto erano così radicalmente rivoluzionari, tanto che finì per confluire in Lotta Continua. 

La  mafia per lui non era problema di ordine pubblico, ma di sistema. L’ipertrofia del sistema capitalistico, che trovava nella mafia uno sbocco per certi versi obbligato, soprattutto in un certo tipo di contesti  culturali quali quello siciliano, era il vero nemico. E ancora rivoluzionario era il modo di contrastare le organizzazioni mafiose, non con le pistole, ma con le armi della controinformazione e dell’ironia. La sua radio, Radio Aut, cui questo blog indegnamente si ispira,  è stata un arma potentissima, così potente da indurre chi è stato colpito da quei proiettili carichi di ironia e sberleffo a rispondere con l’eccidio che ha devastato il corpo di Peppino e, fino agli inizi del nuovo millennio anche la sua memoria. 

L’impegno politico, in certe aree ideologiche  pericolose per l’establishment,  un’intellettualità immensa, combinata con la capacità di coinvolgere le persone, l’ironia e la sapienza  nello smontare pezzo pezzo tutta la struttura  portante di un sistema egemone, come quello mafioso, sono elementi che stonano con la figura del fedele servitore dello Stato caduto nel assolvimento del proprio dovere. Peppino non era servitore di nessuno nemmeno dello Stato, anzi cominciava a denunciare come alcuni pezzi di Istituzioni, loro si,  erano servitori della mafia. 

Ecco perché le commemorazioni  ufficiali, che ogni anno si svolgono per ricordare Peppino, traboccano di stucchevole retorica, e mai rendono giustizia del suo impegno. Ne trascurano, o meglio ne nascondono, il contesto politico e sociale, sorvolano sui depistaggi, i tentativi di insabbiamento, sul fango con cui ne è stata macchiata la memoria. 

Nella commemorazione organizzata dall’Osservatorio Peppino Impastato, lunedì scorso, invece, è emerso l’Impastato rivoluzionario. E’ stata spiegata esaurientemente la situazione politica in cui si è svolta la vicenda di Peppino, le implicazioni sociali. E’ emerso il modo in cui Peppino approcciava l’azione politica e di denuncia. Si è rivelato  chiaramente l’affresco storico e sociale in cui certe convinzioni sono maturate. 

E’ stata dunque una commemorazione in cui proprio determinate analisi e riflessioni, hanno imposto la necessità di ripercorrere almeno nelle modalità, la stessa strada di Peppino Impastato. Mai come nello scenario politico sociale odierno serve rimettersi a lottare così come faceva Peppino, con l’ironia, la controinformazione,   per il perseguimento di una giustizia sociale ormai liquefatta. Bisogna essere rivoluzionari, nel senso di imporre quantomeno il rispetto della Costituzione. 

E qui chiudo con una considerazione.  Oggi i rivoluzionari, sono quelli  che chiedono il rispetto della Costituzione, mentre coloro i quali vogliono imporre le leggi del sistema mercato, all’interno del quale le pratiche mafiose sono tollerate se non esaltate, cercando di distruggere la Carta Costituzionale  che tali leggi contrasta, sono i  veri moderati . Che rivoluzione è quella che impone il rispetto della Costituzione e ne difende i principi?

I video dell'evento sono a cura di Ciocieconleali WEB TV






martedì 10 maggio 2016

La bellezza

Marazico

Se la bellezza fosse una materia
da studià a scola, tipo religione,
(guardate che sto a dì 'na cosa seria)
forse davero avremmo una ragione
pe' mannà i ragazzini in quei pollai
che sforneno ignoranti e bottegai.
Poi vince la paura ed il dolore
se er core se riempie de splendore.
Peppino certamente lo sapeva
e dalla radio spesso lo diceva
fino a quel giorno che in un modo atroce
quarcuno nun je soffocò la voce.
J'hanno fermato er core a primavera
tocca a noialtri de cambià la storia.
Pe' fà che quell'idea diventi vera
nun basta conservanne la memoria,
ma tocca daje corpo e concretezza,
riempiendo l'occhi e i cori de bellezza.


venerdì 8 aprile 2016

La mafia è merda

Marazico
La mafia è merda
Nun è questione de punti de vista,
c'è modo e modo de fa er giornalista.
Ce stà chi giorno e notte è sotto scorta
e chi ospita la mafia a Porta a Porta.
Quello che è andato in onda è 'na vergogna.
LA MAFIA È MERDA, e resti nella fogna.
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C'era il figlio di un mafioso.
Non scrisse libri, ma fece una radio, dove tutti i giorni lo diceva ad alta voce:
LA MAFIA È MERDA!!!
Nessuno l'ha mai chiamato in televisione.
L'hanno ammazzato il 9 maggio 1978. Si chiamava Peppino Impastato.
P.S.
Pensavo che dopo aver dato la parola ai Casamonica avesse toccato il fondo. Mi sbagliavo. Riesce sempre a sorprendere.
A forza di scavare il fondo dovrebbe essere quasi arrivato dall'altra parte, in Nuova Zelanda.
Cambiano governi, ma sta sempre a galla. Come la mafia, o come quell'altra cosa.
Che poi, come ha insegnato Peppino, sono la stessa cosa.


La mafia è merda (parte seconda)
Evaporata un po' l'indignazione
ce stà da fà quest'altra riflessione.
In quel programma pe' decerebrati
nel corso de quest'anni so' passati
corrotti e mascalzoni di ogni fatta
che portano la giacca e la cravatta.
A tutti quanti, untuoso e sorridente,
ha dato spazio, complice acquiescente.
Politici, ruffiani, industriali,
cronisti prezzolati, generali.
La mafia che comanda, quella vera,
la ospita da sempre ed ogni sera.

giovedì 7 aprile 2016

jazz fra improvvisazione universale e programma politco

Luciano Granieri

La settimana scorsa , presso la sede dell’associazione culturale “Oltre l’Occidente  si è conclusa la fase divulgativa, della storia sociale del jazz. Un viaggio iniziato nel dicembre dello scorso anno e giunto a termine in primavera. Ma cosa ne sarà del jazz una volta svincolato dalle radici afroamericane? E’ quanto approfondiremo venerdì prossimo 8 aprile dalle ore 16,00 sempre presso la sede di Oltre l’Occidente in Via Aonio Paleario,7 a Frosinone. Il tema è complesso per essere trattato con slide e narrazioni. Esiste un filmato che bene descrive quali vie il jazz, ma a questo punto è preferibile parlare di musica improvvisata, stia percorrendo. Sarà sorprendente scoprire come il nuovo linguaggio, oltre trasferire l’improvvisazione in una dimensione universale, possa costituire un vero e proprio manifesto politico. O meglio, fuori di ideologia, un programma di gestione del territorio a cui candidati sindaci o presidenti di Regione potrebbero tranquillamente ispirarsi. A seguire il progetto politico, proponiamo un altro video.  Un laboratorio di utopia, ovvero  l’improvvisazione popolare e  partecipata. In realtà anche questo potrebbe essere un manifesto sociale e politico  perché ha molto a che fare con la democrazia partecipata di  no-global memoria. Questa volta non mi va di rivelare più di tanto. Se volete saperne di più, ci vediamo domani , 8 aprile, dalle ore 16,00 presso la sede di Oltre l’Occidente in Via Aonio Palerario, 7.

giovedì 31 marzo 2016

Storicizzazione del jazz e nuovi orizzonti

Luciano Granieri


Venerdì 1 aprile, presso l’associazione culturale “Oltre l’Occidente” in via Aonio Paleario n.  7 a Frosinone, a partire dalle ore 16,00,  il nostro viaggio, nella storia degli Stati Uniti e del mondo occidentale, raccontata dai musicisti jazz arriverà al capolinea. Dopo il free jazz, che subirà una rivitalizzazione nella Chicago di fine anni ’60, il jazz-rock sarà l’ultima evoluzione creativa della musica afroamericana. Un ultimo percorso verso nuovi lidi i quali usufruiranno in modo decisivo delle sonorità date dall’elettrificazione degli strumenti e dall’utilizzo di effetti speciali. Se da un lato questa espressione offrirà, per l’ennesima volta, all’industria discografica l’opportunità di fare affari con il jazz, dall’altro contribuirà, insieme agli uomini del free stabilitisi definitivamente in Europa, a diffondere il linguaggio jazz in tutto il mondo. Ciò sarà decisivo per  superare  il background afroamericano e instradare la musica improvvisata  verso nuovi approdi stilistici, espressioni folkloriche patrimonio di tutto il mondo. Finisce qui il percorso della musica afroamericana, ma inizia un’affascinante viaggio per le strade armoniche del mondo intero.  Un viaggio che illustreremo non, in questo appuntamento, ma nel prossimo, con un suggestivo  e straordinario filmato. 

mercoledì 23 marzo 2016

Free jazz. Musica di lotta o d'èlite

Luciano Granieri


Venerdì  25 marzo 2016, alle ore 16,00 riprenderanno  i pomeriggi del jazz presso l’associazione culturale Oltre l’Occidente in L.go Aonio Paleario n.7 a Frosinone. Il nostro viaggio, iniziato prima di natale con la storia degli approdi delle prime navi negriere, sulle coste del Centro America, è giunto quasi al termine. Nel prossimo appuntamento affronteremo la questione del free jazz. Lo stile nato dal rhythm and blues  e sviluppatosi nel burrascoso ventennio degli anni ’60 e ’70. Un periodo storico violento, contrassegnato dalle cruente lotte fra i neri dei ghetti e l’establishment razzista bianco. Non  solo la questione razzista sfociò nella violenza,  altrettanto crude furono le proteste contro l’imperialismo americano e le sue guerre, da parte della sinistra bianca statunitense ed europea . In questo ribollire sociale alla black music, figlia del blues, un blues, semplificato , elettrificato urlato, veicolo della protesta, ma anche , ben presto vittima del musical business, si affiancò il free jazz. Non nelle urla si identificava la rottura, ma nel forzare e superare le cornici armoniche  dentro le  quali fino ad allora, si era sviluppata l’improvvisazione. Non c’era più nulla di consolidato  e predeterminato nelle  esibizioni di Ornette Coleman, John Coltrane, Archie Shepp. L’espressione musicale fruiva libera da ogni costrizione armonica, così come la vita dei neri doveva svolgersi libera dai soprusi e dalle vessazioni razziste.  A differenza del R&B il free rimase libero anche dalle cooptazioni commerciali. Non vi è dubbio che quei dischi non scalarono le classifiche e i loro esecutori furono costretti ad emigrare in Europa. Può dunque  considerarsi il free jazz, musica di lotta aspra e antagonista, o fu invece, in virtù della difficile fruibilità , un esperimento espressivo elitario anche se traghettatore del jazz, o ancora meglio della musica del futuro? Ne parleremo venerdì 25 marzo, vi aspettiamo.

mercoledì 9 marzo 2016

Jazzisti contro

Luciano Granieri



Venerdì 11 marzo 2016 alle ore 16,00 presso l’associazione culturale “Oltre l’Occidente”  in L.go Aonio Paleario n.7, Frosinone proseguirà l’affascinante storia  americana  di popoli e note nel seminario-dibattito, Jazz: suoni ritmi e pulsioni vitali dell’era post moderna. Jazzisti contro è il titolo del prossimo appuntamento. Dopo aver analizzato la rivalsa  nera dell’Hard Bop degli anni ’50,  anche con il supporto del film di Bertrand Tavenier Round Midnight, affronteremo il tumultuoso periodo degli anni ’60. Una momento  storico in cui  la lotta per  l’integrazione si trasformò in vero e proprio conflitto politico. Le motivazioni di protesta antirazziali si fusero con le istanze antimperialiste,  contro  una società statunitense   protesa come non mai, non solo a vessare i neri, ma anche i vietnamiti, e tanti altri popoli dell’America del sud. Maturava  fortemente  nella poetica jazz una precisa connotazione politica anti sistema.



mercoledì 2 marzo 2016

Movie in jazz Round Midnight

Luciano Granieri



Proseguono i pomeriggi di jazz  presso l’associazione culturale “Oltre l’Occidente in L.go Aonio Paleario n,7 a Frosinone. Venerdì prossimo alle 16,30 proporremo  per la serie “Movie  in jazz” il film Round Midnight di Bernard Tavernier.  Uscito nel 1986, il film è ispirato alla vita dei jazzisti Lester Young e di Bud Powell e ha vinto l’oscar per la migliore colonna sonora nel 1987 grazie alle musiche di   Herbie Hancock. Abbiamo ritenuto interporre ai dibattiti-seminari sulla storia degli Stati Uniti raccontata dalla musica jazz questo momento cinematografico. Ci  è sembrato stimolante proporre  questo inarrivabile affresco sul  bop e sull’hard bop interpretato,  come attore protagonista, da uno dei maggiori esponenti di questo stile il sassofonista,  Dexter Gordon.  La visione del film può veramente illustrare e far  capire certe atmosfere, certe sensazioni che solo la musica jazz e i suoi protagonisti possono regalare. I dibatti - seminari proseguiranno la settimana prossima quando affronteremo  tutte le dinamiche relative al free jazz e alla lotta dei neri negli anni ’60. 

giovedì 25 febbraio 2016

Black is beautiful

Luciano Granieri


Proseguono i pomeriggi di jazz e storia americana presso l’associazione culturale  Oltre l’Occidente.  A partire dalle ore 16,00 presso la sala di L.go Aonnio Paleario n.7,  venerdì 26 febbraio,  avrà luogo un’altra tappa del viaggio: Jazz, ritmi e pulsioni dell’era post-moderna.  Tratteremo degli anni ’50,  a New York e in tutta la costa orientale. Un periodo in cui il popolo afroamericano prende coscienza del grande patrimonio culturale che lo contraddistingue e ne va fiero. Non più  quindi creme per sbiancare la pelle e artifici per stirare i capelli, cercando  di  assomigliare ai bianchi . Nero è bello, dunque  che le capigliature rimangano crespe e vaporose. La dignità va ricercata nella valorizzazione delle proprie radici e non nel tentativo di diventare come i  bianchi  . All’acquisizione di questa  consapevolezza, ovviamente,  contribuirono i musicisti neri eredi dei boppers del Minton’s, i quali, cominciarono a connettere l’espressione musicale alla rivendicazione politica. Charles Mingus,  in questo periodo, fu  forse il primo jazzista  ad  usare  consapevolmente   la musica come atto politico. 

mercoledì 17 febbraio 2016

Il jazz che piace alla gente che piace

Luciano Granieri

Venerdì 19 febbraio 2016 continuerà  il nostro  viaggio negli Stati Uniti del jazz. Presso la sala dell’associazione culturale “Oltre l’Occidente”  in L.go Aonio Paleario, n. 7 a partire della ore 16,00, presenteremo il sesto appuntamento del seminario-dibattito:  “Jazz suoni ritmi e pulsioni vitali dell’era post moderna”.  Tratteremo di quel  jazz che negli anni ’50 riuscì a trovare, oltre che un notevole successo commerciale, anche l’apprezzamento dei centri di potere.  Era  un jazz “per bene”  suonato da bianchi, una musica in smoking adatta alle  sale da concerto. Un’espressione  totalmente diversa da quella urlata dei  club della 52° strada di New York. Infatti la  musica, che piaceva  alla gente che piaceva, nacque ed   ebbe la sua massima diffusione in California. Ascolteremo , fra l’altro, brani che in qualche modo portarono   la loro notorietà  oltre i confini del contesto afroamericano  riuscendo a vendere molti dischi anche in Europa. Siamo sicuri che alla fine dell’incontro diversi partecipanti usciranno fischiettando dalla sala.

mercoledì 10 febbraio 2016

Come suona bianco quel sax, California Dreamin'

Luciano Granieri


Sabato 13 febbraio, a partire delle ore 16,00 presso l’associazione culturale “Oltre l’Occidente”in L.go Aonio Paleario n.7 a Frosinone,  si terrà il quinto appuntamento del seminario-dibattito “Jazz,  suoni ritmi e pulsioni dell’era post-moderna. L a sessione s’ intitola: “ Come suona bianco quel sax, California Dreamin”. Il riferimento al brano dei Mama’s and Papa’s è puramente casuale, ma il sogno californiano ha realmente coinvolto una generazione di jazzisti, per lo più bianchi, attivi sulla costa del  Pacifico negli anni ’50. Tutto ciò  mentre nella convulsa  New York ancora impazzavano i rivoluzionari neri del Bebop. Le atmosfere soffuse ma ricercate,  in cui il blues e gli echi dello swing si mischiano con il contrappunto della musica settecentesca, furono esclusivamente un’operazione commerciale o anche espressione di uno stile musicalmente rilevante?  Fu vera gloria quella dei vari Gerry Mulligan, Chet Baker, Stan Getz, Lee Konitz , Lennie Tristano, Dave Brubeck ? Ne discuteremo sabato prossimo 13 febbraio, dalle ore 16,00, presso l’associazione culturale “Oltre l’Occidente” in L.go Aonio Paleario n. 7 Frosinone. 


mercoledì 3 febbraio 2016

Boppers vs Coolsters

Luciano Granieri

Venerdì 5 febbraio a  partire della ore 16,00 presso l’associazione culturale “Oltre l’Occidente” in L.go Aonio Paleario n.7 si terrà il sesto appuntamento del seminario “Jazz, suoni ritmi e pulsioni vitali dell’era post-moderna. Nelle vicende storiche degli  Stati Uniti d’America, inerenti gli anni ’40 e ’50, l’humus jazzistico fu estremamente fertile.  Nacque l’irriverente, sfavillante e rivoluzionario Bebop  nero, ma contestualmente ebbe diffusione uno stile più acculturato, etereo e tranquillo, il Cool,  prettamente bianco. Furono i due stili in contrapposizione? Sicuramente  nel contesto sociale ed economico dell’America dell’epoca, il Cool era genere più accomodante e appetibile per il musical business, altro che le scalmanate sortite di quei pazzi del Bebop, ribelli e per di più neri.  Ma fra i musicisti?  Vi fu contrasto fra Lee Konitz  e Charlie Parker, fra Thelonius Monk  e Lennie Tristano?  E’ ciò che scopriremo insieme   venerdì prossimo 5 febbraio nella sala del "Minton’s"  frusinate. Ci riferiamo ad Oltre l’Occidente, obviously.



martedì 26 gennaio 2016

” Jazz, suoni, ritmi e pulsioni vitali dell’era post moderna” 5° appuntamento

Luciano Granieri

Prosegue il nostro viaggio attraverso la storia degli Stati Uniti d’America raccontata dai musicisti di jazz. Venerdì 29 gennaio a  partire dalle ore 16,00, presso la sede dell’associazione culturale “Oltre l’Occidente in L.go Aonio Paleario n.7 a Frosinone, si terrà il  quinto appuntamento del seminario  ”  Jazz, suoni, ritmi e pulsioni vitali  dell’era post moderna”. Il titolo dell’incontro è : Bebop fu solo una rivoluzione musicale? Come era prevedibile, ancora una volta, la sequenza temporale e tematica  degli appuntamenti non è stata rispettata. Contavamo di esaurire l’era del Bebop nel pomeriggio del 22 gennaio scorso, ma ciò non è stato possibile. La discussione fra i partecipanti si è focalizzata sulle condizioni storico sociali dell’America impegnata nel II conflitto mondiale, e sul  periodo immediatamente successivo. Si è  messa in risalto la frustrazione degli afroamericani, prima massacrati nei campi di guerra, o   sfruttati  nelle fabbriche a rimpiazzare gli operai bianchi partiti per il fronte, e poi ripiombati   nel razzismo e nella discriminazione più feroce alla fine delle ostilità mondiali. La stessa frustrazione che colse i jazzisti neri, costretti a subire umiliazioni presso le orchestre swing dove suonavano. Uno sconforto che spinse alcuni musicisti afroamericani  a riunirsi in un piccolo locale della 118° ovest ad Harlem, il Minton’s, e costruire la loro rivoluzione musicale. Fu solo una rivoluzione artistica o ebbe risvolti anche nella società civile?  Questo è il tema che andremo ad approfondire nel prossimo appuntamento del 29 gennaio. In realtà le vicende del Bebop, dei suoi protagonisti Charlie Parker, Dizzy Gillespsie, Thelonius Monk, Kenny Clarke e tutti gli altri musicisti  che con loro cambiarono totalmente la poetica jazzistica a partire dagli anni ’40, non potevano esaurirsi in un unico incontro. Venerdì prossimo dunque, a partire dalle ore 16,00 presso la sede di Oltre l’Occidente rivivremo insieme l’epopea dei boppers  e l’influenza che essi ebbero in altre forme artistiche come la letteratura. Scrittori e poeti della Beat generation ne furono chiarissima testimonianza.


lunedì 18 gennaio 2016

Riprende il viaggio dell'Osservatorio Peppino Impastato e dell'associazione "Oltre l'Occidente" sulle strade del jazz.

Luciano Granieri




Da venerdì, 22 gennaio 2016, riprenderà il seminario,  ”  Jazz, suoni, ritmi e pulsioni vitali  dell’era post moderna. Gli incontri, organizzati dall’Osservatorio Peppino Impastato e dall’associazione culturale “Oltre l’Occidente,  si terranno   a partire dalle ore 16,00 presso la sede della stessa associazione culturale “Oltre l’Occidente” in L.go Aonio Paleario n.7 a Frosinone  . Questa seconda sessione  si distribuirà in tre appuntamenti : il 22 e 29 gennaio,  5 febbraio. Ci eravamo lasciati prima delle feste natalizie, sulle note dell’orchestre di Benny Goodman e Duke Ellington, in piena swing craze. Avevamo  analizzato gli scenari socio economici che hanno accompagnato la musica americana dal crollo della borsa di Wall Street fino alle soglie della II guerra mondiale. Il 22 gennaio prossimo,  riprenderemo l’affascinante viaggio da Kansas City, con l’orchestra di Count Basie, per  poi catapultarci nelle frenetiche e rivoluzionarie atmosfere del Bebop. Gli eroi del Minton’s Playhouse, sulla 118° ovest di Harlem ,ci guideranno nella rivolta musicale che segnò il futuro della musica jazz dal dopoguerra in poi. Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Thelonius Monk, Kenny Clarke, Charlie Christian e molti altri loro compagni neri,  imporranno uno stile musicale e sociale di rottura con gli schemi della routine imposta dalle orchestre da ballo e dalle consuetudini  della vita borghese americana . Analizzeremo l’evoluzione di questo  stile in un contesto storico in cui la guerra fredda, la paura del “rosso” e del diverso, imperavano nella borghesia bianca statunitense . Negli incontri del 29 gennaio e del 5 febbraio continueremo il viaggio, attraverso la normalizzazione commerciale bianca della west coast, e la recrudescenza musicale e sociale della rivolta nera. Come ha potuto constatare chi  ha partecipato alle prima sessione, la scansione temporale della narrazione è suscettibile di cambiamenti. Originariamente la storia degli Stati Uniti d’America, e dell’intero Occidente, raccontato attraverso la musica jazz,  si doveva esaurire nei tre appuntamenti precedenti le feste natalizie. In realtà la complessità della materia la quantità dei brani da ascoltare  e lo sviluppo della trattazione, hanno richiesto la pianificazione di altri tre incontri. Ad essere precisi, il viaggio nei  meandri del jazz che stiamo facendo  insieme, si è trasformato da evento divulgativo, o seminario,  se preferite, in amabile discussione fra i partecipanti sui temi, storici, filosofici, esistenziale ed evidentemente musicali, proposte dalla storia del  secolo scorso. Musica, confronti e discussioni dilatano gli spazi, e sarebbe delittuoso imbrigliare riflessioni e suggestioni  in anguste gabbie temporali. Noi venerdì prossimo 22 gennaio riprendiamo il viaggio. Non  sappiamo quale sarà la stazione di arrivo. L’importante è  che i nostri compagni di avventura siano sempre più numerosi. 

Di seguito un video che verrà proposto nel corso dell'incontro.