Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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mercoledì 28 febbraio 2018

Marina Boscaino “ Una Legge d’Iniziativa Popolare contro la deriva della scuola pubblica”



Intervista a cura del coordinamento scuole 27 maggio 


Si definisce semplicemente “una militante della scuola pubblica”. Marina Boscaino da oltre 20 anni coniuga l’attività di docente di Italiano e Latino in un liceo classico di Roma “senza distacchi”- precisa- con un impegno politico a favore della scuola. Un compito accompagnato da un’intensa attività pubblicistica sui temi legati al sistema di istruzione, iniziato nei primi anni Duemila, collaborando con l’Unità diretta prima da Furio Colombo e poi da Antonio Padellaro e successivamente scrivendo per altre testate (Manifesto, MicroMega e Fatto Quotidiano). Oggi è attiva sui blog de “Il Fatto Quotidiano e di “MicroMega”. Già presidente della associazione  nazionale “Per la scuola della Repubblica”, Boscaino da diversi anni gira l’Italia per far conoscere la LIP, una legge d’iniziativa popolare che si propone di scrivere dal basso un testo di legge condiviso sulla scuola, in contrasto con le riforme calate dall’alto da oltre un ventennio, che hanno provocato, come scrive Boscaino sul suo Blogil progressivo smantellamento della scuola della Costituzione”. E se il ruolo dell’istruzione risulta depotenziato, le conseguenze sono preoccupanti per tutti perché “a  una scuola debole corrisponde una società più debole.




L’intervista

Marina Boscaino, ci può spiegare cos’è la LIP, che ha  anche definito un progetto per la scuola della Costituzione?
“La LIP è un modo per non dire solamente dei no, ma anche dei sì.  LIP sta per Legge d’Iniziativa Popolare. E’ un tentativo assembleare, democratico e partecipato per fare una proposta operativa di una parte del mondo della scuola, per proporre un’alternativa alla deriva neoliberista che ha colpito la scuola negli ultimi 25 anni,  non solo da adesso con la riforma di Renzi”
Come e quando è nata la LIP?
“La LIP non nasce adesso, ma all’epoca della riforma Moratti. Allora si scrisse un testo, si crearono addirittura 100 comitati territoriali sparsi in tutta Italia, si raccolsero 100mila firme, ma la LIP non fu mai calendarizzata per la discussione in Parlamento. E quando questo accade alle leggi di iniziativa popolare, dopo due legislature decadono.”
Quindi  la LIP decadde...  
“Si, ma quando arrivò Renzi nel 2014 ed il ministro Giannini parlò di due gambe del sistema dell’istruzione pubblica: statale e paritaria, capimmo che dovevamo ritirare fuori la LIP perché, tra l’altro, il testo dà una buona enfasi al tema della laicità della scuola. La scuola italiana, volendo restare nell’ambito della Costituzione, è costitutivamente laica!”
Come vi siete mossi per riproporre la LIP?
“Non c’era tempo per  raccogliere di nuovo le firme, quindi abbiamo chiesto ad alcuni parlamentari di adottarla come disegno di legge. Così il testo fu abbinato in discussione parlamentare con la legge 107 (la cosiddetta Buona Scuola n.d r). La 107 è però passata con voto di fiducia nel 2015, bloccando la discussione parlamentare e così la LIP è nuovamente decaduta.”
A quel punto cosa avete fatto?
“Abbiamo pensato di riattualizzare il dispositivo perché dal 2006, anno in cui era stata redatto il testo, al 2015 è successo di tutto: basti solo citare la riforma Gelmini e la 107. Abbiamo riattivato il percorso assembleare di partecipazione, sono rinati dei comitati LIP, adesso ne abbiamo 45, e abbiamo rivisitato il testo: ci siamo occupati della catastrofe della legge 107/2015  ma anche degli altri interventi altrettanto catastrofici intervenuti nel frattempo.”
 Come?
“Abbiamo rimesso mano ad alcuni elementi della legge che, secondo noi, andavano ritoccati. I punti che riguardano la laicità, la democrazia scolastica ed i suoi organi collegiali, l’autonomia e il dimensionamento scolastico.”
 A che punto è oggi la LIP?
“L’8 settembre abbiamo depositato il testo in Cassazione e da giovedì 9 febbraio iniziamo a raccogliere le firme. Dobbiamo raccogliere 50mila firme in 6 mesi, un impegno  quindi meno oneroso, ad esempio, della raccolta di firme per i referendum contro la legge 107, obiettivo mancato di poco, una delusione che ancora mi fa male.”
Sì,ma, firme a parte, che garanzie ci sono che il testo venga davvero discusso in Parlamento? 
“Il regolamento del Senato, rivisto in extremis dall’ultima legislatura, prevede che le leggi d’iniziativa popolare debbano tassativamente passare in Commissione che le deve licenziare, in un modo o in un altro, entro i tre mesi dal deposito. Quindi se riusciamo a raccogliere le firme, la Lip verrà discussa. Poi è chiaro che il vero punto  interrogativo è da quale Parlamento...”
 Cosa rappresenta per la scuola di oggi questo testo?
“E’ uno dei tanti modi per riaprire il dibattito sulla scuola. Il testo non è il migliore del mondo, la Lip non è la cosa più risolutiva, né è l’ipotesi più di sinistra o altro.  Ma noi ci crediamo perché il testo rimane nell’alveo del dettato costituzionale che per noi, che ci siamo tanto impegnati nella battaglia per il no al referendum costituzionale, è un elemento identitario importante.”
 La battaglia per il referendum ha costituito quindi un punto di svolta...
“Sì, è stata importante sia la spinta  della campagna referendaria per il no che la partecipazione di tanti docenti ai comitati per la democrazia costituzionale. Non a caso, la raccolta di firme per la LIP della scuola è abbinata ad altre due raccolte di firme: una per una legge di iniziativa popolare sull'articolo 81 della Costituzione ed un’altra sulla legge elettorale, in un'ottica di comune e coerente intervento su tre temi che hanno particolarmente sofferto di imposizioni di matrice neoliberista e di compressione di spazi di democrazia.”


venerdì 15 settembre 2017

Scuola. Rinnovo del contratto: organizziamoci per non accettare mediazioni a ribasso

Lavoratori Autoconvocati della Scuola, LIP Roma e Lazio, Manifesto dei 500, Osservatorio Diritti Scuola, Partigiani della Scuola Pubblica




E' dal 2008 che il contratto per il personale della scuola è bloccato, ed in questi ultimi anni, a causa di una tendenza a riformare perennemente in chiave peggiorativa il sistema scolastico, il carico di lavoro per il personale della scuola (docenti ed ATA) è aumentato significativamente; gli ultimi Governi che si sono succeduti non hanno mai ascoltato il punto di vista di chi nella scuola lavora tutti i giorni, salvo poi ricordarsene nel momento delle elezioni, fingendo lacrime di coccodrillo per gli errori commessi. Il Governo Gentiloni, in perfetta continuità con quello Renzi, ridotto in uno stato di estrema difficoltà con l’approssimarsi delle elezioni, fa finta, attraverso i Ministri Fedeli e Madia, di poter chiudere il contratto del comparto scuola investendo dei fondi che poi il MEF sistematicamente non concede. Dalle indiscrezioni che sono uscite rispetto ad una trattativa che ha dei contorni di inquietante segretezza, pare che il Governo sia disposto a concedere 80 € lordi di aumenti mensili a condizione di collegare gli aumenti stessi a criteri di meritocrazia individuale che, come spesso accade nella scuola, non essendo facilmente misurabili, si riducono ad una meschina battaglia di tutti contro tutti per l'accaparramento della miseria. Non solo: tali aumenti potrebbero persino peggiorare il salario complessivo laddove non si provvedesse a evitare che, sommati con lo stipendio base, facciano scivolare nelle fasce di reddito che non hanno diritto ai famosi 80 € a suo tempo elargiti dal governo Renzi, con la beffa che questi ultimi non sono soggetti a tassazione, l’aumento in busta paga è lordo. Per di più, con l’accordo pre-referendum attraverso cui nel novembre 2016 si cercò di racimolare qualche sì in più verso la riforma costituzionale, si era almeno ottenuto il punto che la legislazione ordinaria non potesse peggiorare – come regolarmente avvenuto in questi anni – quanto stabilito dal contratto nazionale: ebbene, anche ciò sembra essere sparito.
Dal nostro punto di vista, non è possibile impostare una trattativa così importante con un Governo come quello Gentiloni nel segreto delle stanze di concertazione, senza un coinvolgimento attivo dei lavoratori della scuola e senza l'ipotesi di costruzione di un percorso conflittuale per rivendicare aumenti salariali adeguati al lavoro che svolgiamo e per evitare che il contratto scuola nella sua parte normativa si adegui alle modifiche operate con la legge 107.
Partiamo da noi, dai nostri bisogni, costruiamo in maniera autonoma una ipotesi di piattaforma contrattuale e su questa base apriamo un forte dibattito nelle scuole accompagnato da una mobilitazione del personale della scuola che riprenda le motivazioni ed il senso profondo della lotta per l’abrogazione della legge 107. Legge a cui contrapporre un’idea di scuola democratica, non classista, basata sui principi della Costituzione, che per alcuni di noi è rappresentata dalla LIP depositata in questi giorni in Cassazione.
Cominciamo con un’assemblea nazionale dei lavoratori della scuola, iscritti a tutti i sindacati e non iscritti, docenti e personale ATA, di ruolo e precari, elaborando una piattaforma ed un percorso di lotta che sia funzionale alle nostre esigenze.
Vi invitiamo a partecipare all’assemblea che si terrà domenica 17 settembre dalle ore10 alle 18 a Roma presso via Galilei 53 (metro A, fermata Manzoni).
Lavoratori Autoconvocati della Scuola, LIP Roma e Lazio, Manifesto dei 500, Osservatorio Diritti Scuola, Partigiani della Scuola Pubblica
Per maggiori informazioni: http://autoconvocatiscuola.altervista.org/

martedì 14 marzo 2017

17 marzo sciopero generale della scuola

Comitato romano per il no alla riforma costituzionale

Il Comitato romano per il NO alla riforma costituzionale, con decisione presa nell'assemblea del 6 marzo u.s., aderisce e invita a partecipare allo sciopero indetto dai sindacati di base contro i decreti attuativi della legge 107/2015 firmati dal governo Gentiloni in piena continuità col governo Renzi, perseguendo pervicacemente lo stesso obiettivo di trasformazione della scuola pubblica in scuola-azienda e accanendosi per di più contro i diritti degli alunni diversamente abili. Lo sciopero è finalizzato anche a chiedere la revoca immediata degli effetti più dannosi della 107.


domenica 17 maggio 2015

La scuola della costituzione

Marina Boscaino

Non so se vi è mai capitato di avere uno di quegli incubi in cui urlate e la voce non esce; volete correre e le gambe non rispondono; avete urgenza di telefonare e il numero è dimenticato o il telefono non funziona. Questa è la condizione in cui molte persone come me vivono da ormai molto tempo. Chi siamo? Quelli che hanno investito motivazione, studio, impegno, passione, tempo e danaro per provare a partecipare democraticamente alla vita pubblica attraverso la cura, il rispetto, la difesa della scuola della Costituzione. E l’interpretazione convinta e consapevole del mandato costituzionale che ci viene affidato in quanto docenti.
Abbiamo persino fornito una risposta incontrovertibile a chi ci ha sempre accusati di saper dire solo no: non abbiamo solo dissentito in merito alla “riforma” del governo-partito e del partito-governo, capeggiato dall’uomo solo al comando. Abbiamo proposto un’alternativa, la Lipscuola (Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica) , ora ddl alla Camera e al Senato grazie ad alcuni parlamentari che l’hanno firmata e depositata [v. Adista Segni Nuovi n. 5/15]. Un dispositivo in 29 articoli, che configura un’idea di scuola sostenibile e soprattutto coerente con il dettato costituzionale.
Nemmeno questo è servito. Non sono servite assemblee, mozioni di collegi dei docenti, raccolte ad una ad una; non sono serviti viaggi, convegni; non è servito, nemmeno, studiare e ristudiare la proposta del governo, considerarne criticamente gli aspetti. Evincere, attraverso l’analisi, che si tratta di un progetto irrealizzabile quanto irricevibile: una scuola gerarchizzata, dove il merito è un’entità astratta, che sta nella testa di un unico decisore. Selezionatore di caporalato, reclutatore di docenti che non avranno più garanzie né mansionari determinati dai loro studi e dalle loro competenze, ma fluttueranno in un albo in attesa di una chiamata, decisa dal dirigente, appunto, che determinerà se andranno in cattedra o a svolgere una delle 13 mansioni alternative previste. In versione ridotta, si ripropone il modello del governo nazionale, con il dirigente scolastico che peraltro assorbirà le funzioni fino ad oggi prerogativa degli organi collegiali, garanzia della democrazia scolastica. Per cui la scuola statale non ha più necessità – nella gioiosa, arrembante, spregiudicata, insensata ode alla “modernità” del nuovo che avanza – di far riferimento ai due principi che più di tutti la rendono viatico di cittadinanza per tutti i cittadini e strumento dell’interesse generale: libertà dell’insegnamento e  unitarietà del sistema scolastico nazionale. La prima garanzia di pluralismo e laicità, nonché espressione della dignità del nostro lavoro. L’altra attuazione del principio di uguaglianza, secondo il quale le scuole italiane da Lampedusa a Sondrio devono essere uniformate alle stesse norme generali e sta alla Repubblica istituire scuole di ogni ordine e grado. La proposta, invece, prevede non solo la concessione di sgravi fiscali alla scuola paritaria (che si vanno ad aggiungere ai fondi che annualmente lo Stato le eroga, nonostante il dettato costituzionale); ma il possibile versamento del 5xmille dei contribuenti per la scuola dei propri figli: i ricchi, in scuole già ricche e sempre più ricche. I meno fortunati, confinati e destinati ad una condizione di minorità: la fine della scuola pubblica come “ascensore sociale” prevista dalla Costituzione. 
Dodici deleghe in bianco che il governo concede a se stesso su temi nevralgici completano l’opera: il lavoro che verrà inaugurato con l’approvazione del testo verrà completato con l’intervento padronale, portato a termine nelle segrete stanze. 
Nella giornata del 5 maggio – dati provvisori del Ministero della Funzione pubblica alla mano – almeno il 65% dei lavoratori avrebbe scioperato, facendo registrare il più grande sciopero della scuola di tutti i tempi. La previsione relativa ai dati definitivi si attesterebbe attorno all’80%. A fronte di questi inediti numeri e della consistenza della protesta – per la quale i lavoratori della scuola hanno sacrificato 42 milioni di euro delle proprie giornate di salario in nome della democrazia – siamo stati apostrofati nelle maniere più volgari ed irriverenti per una protesta democratica, consapevole e diffusa che, innanzitutto, meriterebbe rispetto. La risposta del governo a questa straordinaria mobilitazione, anticipata da flash mob e da partecipate iniziative, è stata inequivocabile: in Commissione cultura hanno approvato il testo – dopo aver imposto contingentamento dei tempi e “ghigliottina” sugli emendamenti – addirittura in anticipo. Il testo approderà in Aula il 19 maggio. Gli emendamenti approvati sono solo un restyling linguistico, che non intacca affatto la filosofia che orienta il progetto. 
L’incubo è questo, ed è ancora più claustrofobico, considerato l’uso spregiudicato delle parole al quale nemmeno il peggior Berlusconi era mai arrivato: dicono “ascolto” e poi blindano gli spazi di contraddittorio, confronto e dialettica, nonché di partecipazione. Dicono miglioreremo il testo e poi lo camuffano con spostamenti di frasi o selezioni lessicali che non incidono sulla sostanza. Insultano, irridono: tra Renzi, Faraone e Giannini è stato tutto un irriverente, sarcastico dileggio a coloro che dissentono e continuano a denunciare la situazione.
Ma noi non ci arrendiamo. Per noi, come hanno affermato Bernocchi (Cobas), D’Errico (Unicobas), Pantaleo (Flc), Di Meglio (Gilda), ma soprattutto come hanno affermato le centinaia di migliaia di docenti, studenti, Ata e genitori che si sono riversati in piazza il 5 maggio, il ddl è inemendabile. I numeri al Senato non sono così sbilanciati come alla Camera. I firmatari della Lipscuola stanno già lavorando agli emendamenti sulla base del testo della Lip. 
In ragione della condivisione trasversale della Lipscuola, si ritiene inoltre fondamentale continuare l’impegno unitario per la scuola della Costituzione, proponendo che il 18 maggio fioriscano mille iniziative nelle scuole e che la giornata del 19 maggio, giorno in cui il ddl entrerà in Aula, sia caratterizzata ancora una volta da una forte mobilitazione in tutto il Paese; e a Roma, Montecitorio sia circondato da una imponente catena umana, così come le prefetture, terminali locali del governo centrale.
           

lunedì 2 marzo 2015

Riforma della scuola. Quando imporre il crepuscolo fomenta l'alba

mai come ora scuola pubblica e democratica


“non temere il proprio tempo è un problema di spazio 
geniali dilettanti in selvaggia parata 
ragioni personali una questione privata 
la facoltà di non sentire 
la possibilità di non guardare 
il buon senso la logica i fatti le opinioni le raccomandazioni 
occorre essere attenti per essere padroni di se stessi

occorre essere attenti”

“Linea Gotica”
Consorzio Suonatori Indipendenti




Noi la scuola la facciamo tutti i giorni. Senza dichiarare riforme o assunzioni. Ogni giorno riformiamo il nostro agire in classe, adattiamo la programmazione alle esigenze dei ragazzi, riflettiamo e ci autovalutiamo, da soli e coi colleghi. Senza retorica alcuna.
Ogni giorno, prendiamo atto delle potenzialità e dei limiti che abbiamo come insegnanti singoli, come comunità, come scuola tutta. Perché valutare e auto-valutarci è parte del nostro “work in progress”. Solo questa considerazione sarebbe sufficiente a bloccare i progetti di “stigmatizzazione meritocratica” che il governo utilizza... al fine di differenziare i salari degli insegnanti e i finanziamenti alle scuole.
Siamo contrari al “sistema Invalsi” e alle sue emanazioni culturali quali il “rapporto di autovalutazione”. Consideriamo dannoso il sistema di premialità che il governo ha messo in cantiere per gli “innovatori naturali”, la formulazione e pubblicazione dei curricula dei “crediti professionali, didattici, formativi”, le procedure di “mobilità orizzontale dei docenti mediamente bravi”.

I primi a volere una scuola di qualità siamo noi. Pertanto, abbiamo il dovere di muovere critiche e costruire mobilitazioni al fine di tutelare e migliorare la scuola.
Il governo ha dichiarato di aver ascoltato il mondo della scuola attraverso la -fallita- consultazione on-line. Ha mostrato piena sordità verso le centinaia di mozioni critiche provenienti dai collegi dei docenti. E ha ostentato soggezione e mutismo verso le richieste di chiarezza piovutegli addosso dal mondo della scuola, dai sindacati, dall'opinione pubblica.
Ma il dado è tratto.
Temiamo un blitz sulla scuola analogo a quello -disastroso e autoritario- mosso per varare il “Jobs Act”. Sappiamo che il governo vuole incassare una riforma che stravolgerà il modo di “fare” e di “essere” scuola.
Tutto questo eleva la riforma della scuola a “questione” di carattere nazionale che deve stimolare il dibattito e mobilitare i cittadini.

Il paese ha bisogno di un dibattito che superi l'ormai celebre “annuncite” del governo e rimetta al centro le proposte provenienti dai cittadini. 
Pertanto, sosteniamo la Lip(ora Ddl 1583 al Senato e 2630 alla Camera) che, in contrasto radicale con la controriforma di Renzi: l’investimento nella scuola del 6% del Pil nazionale (in linea con quanto in media investono i paesi UE); l’obbligo scolastico a 18 anni; il ripristino del tempo pieno e del tempo prolungato classi di non più di 22 alunni (numero che diminuisce in presenza di alunni con disabilità); l'abrogazione della "riforma" Gelmini; una scuola finanziata interamente dallo Stato, per evitare la creazione di scuole di serie A e B, la garanzia della libertà di insegnamento.

La centralità della libertà dell'insegnamento e del dibattito a scuola va rispettata poiché la scuola è il luogo della formazione culturale e civile dei cittadini futuri.
L'ingresso di capitali, interessi e di discutibili pratiche di tirocinio in imprese private ci pare poco utile al processo educativo degli alunni e si delinea come potenzialmente dannoso agli equilibri di gestione interna delle scuole e, ancor più grave, alla libertà di insegnamento.

Abbiamo sempre denunciato i deficit di qualità della scuola provocati dalla spirale della precarietà che affligge la scuola e gli insegnanti. Consideriamo positivo l'intervento della Ue e le conseguenti dichiarazioni a favore dell'assunzione dei precari.
Ribadiamo la necessità di assumere tutti i precari sui posti che si verrebbero a creare con la restituzione dei fondi tagliati dalla Gelmini, con l'abrogazione della legge Fornero.
Dubitiamo fortemente che il governo assuma i 148 mila precari delle Gae. E sappiamo che non è in cantiere l'assunzione, necessaria e dovuta, di tutti i precari di II e III fascia che ogni giorno si spendono per mandare avanti la scuola italiana. Sappiamo che è giusto riconoscere -con l'assunzione- i saperi e la professionalità di migliaia di insegnanti che vivono una costante fase di specializzazione sul campo e che dobbiamo lasciare aperti i cancelli delle scuole a quegli studenti che hanno il desiderio di investire la loro vita nel mestiere dell'insegnamento.

Consideriamo fondamentale il rispetto della parte normativa del contratto collettivo nazionale di lavoro. A partire dai nuovi assunti.
Le nuove assunzioni non devono essere il cavallo di troia per un nuovo modello di sfruttamento del lavoro nella scuola e nel settore pubblico. Così come non devono essere soggette a tagli salariali di ogni tipo, va anzi riconosciuto a tutti i lavoratori un immediato aumento salariale di 200 euro e, soprattutto, va rilanciata immediatamente una fase di contrattazione che riconosca al mondo della scuola un nuovo contratto.

Siamo convinti che la scuola può essere il terreno su cui aggregare una moltitudine di soggetti interessati alla difesa della democrazia, della cultura, della dignità del lavoro in questo paese.




Per questo chiamiamo tutti alla mobilitazione

giovedì 12 marzo
ore 15.30

al Miur di Viale Trastevere e nelle piazze delle città italiane

lunedì 19 gennaio 2015

La buona scuola ci scrive

Marina Boscaino

Si sono messi "in ascolto", dice Davide (Faraone). E poi a scrivere: lettere, agli insegnanti. Una l'ha ricevuta Marina Boscaino, che ce la racconta.


Davide ci scrive. Chi è Davide? È Davide Faraone, PD, da qualche mese sottosegretario all’Istruzione. Renziano di ferro, fa parte di quella folta schiera di personaggi fidatissimi che il premier ha portato alla ribalta come manovalanza e claque dell’ardita opera di rottamazione di cui si è fatto promotore. 
Per la verità, a porsi alla ribalta Faraone ci ha pensato da solo, considerando la recente esternazione, reiterata, sulle occupazioni scolastiche. Esternazione in cui – con incauto atteggiamento, certamente non istituzionale – rivendicava (in un nemmeno velato tentativo di captatio benevolentiae nei confronti degli studenti, che naturalmente non hanno abboccato) l’importanza delle occupazioni come momento di crescita personale; ricorreva a romantiche rievocazioni personali con tanto di amori e motorini; e sosteneva infine, in un pot pourri imbarazzante di civismo, elogio della partecipazione, banalizzazione paternalistica di un tema serio, giovanilismo di risulta e reminiscenze nostalgiche: «Il governo crede così tanto nell’autonomia scolastica che pensiamo che i singoli istituti potrebbero prevedere, se lo ritenessero utile, momenti simili, di autogestione programmata, come esperienza curricolare da far fare ai ragazzi». 
Risultato: imbarazzo del governo, una petizione per chiederne le dimissioni, contestazioni accanite da parte di alcuni dirigenti scolastici.

Ebbene, Davide – così confidenzialmente si firma – ci scrive. Scrive agli insegnanti. Io ho trovato la sua mail nella mia casella di posta elettronica, qualche giorno fa. Ma voi potete leggere direttamente qui il contenuto del messaggio.
Si sono messi "in ascolto", ci dice Davide (Faraone), sottosegretario all'Istruzione. L’enfasi e la retorica sono quelle cui siamo abituati – diverse qualitativamente, ma non meno euforiche e invasive dello stile Berlusconi. D’altra parte, anche l’ex premier amava inondare i nostri spazi privati di messaggi, spedizioni, gadget, richiami al Verbo, attraverso una sapiente interpretazione del marketing e della comunicazione. Emozione, senso di responsabilità, entusiasmo, determinazione, fiducia: questi i sentimenti che hanno accompagnato i primi due mesi di mandato di Davide all’istruzione. Approvazione per il lavoro delle "buone scuole" visitate nei tour; vicinanza per quelle con problemi
Si sono messi "in ascolto", ci dice Davide. Ancora una volta convinto – come Renzi, come Giannini, come Puglisi – che dire "ascolto" significhi ascoltare davvero. Quanto tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare lo ha dimostrato Matteo Renzi solo pochi giorni fa, con un video che, sorvolando accuratamente sul flop in cui la campagna mediatica e il sondaggio sulla Buona Scuola si sono concretizzati, annunciava senza alcuna esitazione che entro il 28 febbraio "scriveremo il decreto e il disegno di legge" estrapolati al documento La Buona Scuola, quello ignorato o bocciato dalla maggior parte dei partecipanti al famigerato "ascolto". Contro il quale sono state raccolte in pochi giorni e da un manipolo sparuto di volenterosi 200 delibere di collegi dei docenti. Ma, nel loro strano mondo, dire "ascolto" automaticamente comporta la messa in atto di tutte quelle pratiche democratiche da parte di un Governo che, con il proprio stesso nascere, le ha eluse piuttosto evidentemente. 
Dobbiamo ricordare – a futura memoria – alcuni passaggi della lettera di Davide: «le riforme non possono essere calate dall'alto. […] Non si può non tenere conto di chi opera ogni giorno per il futuro degli studenti e del Paese, ma la scuola non è una casa del Grande Fratello. Per questo abbiamo tirato fuori la scuola dalla palude del linguaggio tecnico/sindacale che capiscono solo gli addetti ai lavori e lo abbiamo portato tra i cittadini». Che vuol dire, concretamente? In che modo lo avrebbero fatto? Con un sondaggio "pilotato", i cui esiti – a distanza di quasi due mesi dalla chiusura – non sono ancora chiari e trasparenti? Quali cittadini? I sedicenti 207 mila che avrebbero partecipato al sondaggio medesimo (a fronte di un pubblico potenziale di 10 milioni di persone (tra docenti, studenti, Ata e genitori): questo il magro bottino (peraltro con qualche legittimo dubbio) che il Governo avrebbe portato a casa?
Le riforme non possono essere calate dall'alto. Non si può non tenere conto di chi opera ogni giorno per il futuro degli studenti e del Paese, ma la scuola non è una casa del Grande Fratello - Che vuol dire, concretamente? Dopo l’ottimismo e la rivendicazione democratica, Davide passa all’analisi dei successi del Governo nel campo dell’istruzione. E, dopo l'ennesimo tentativo di tirare un colpo al cerchio e uno alla botte, ai buoni propositi: ammesso che «ovunque, nel Paese, c’è oggi una buona scuola […] dobbiamo dare ai protagonisti della scuola tutti gli strumenti e le risorse (non solo economiche, ma anche economiche) per poter lavorare. Individueremo le buone pratiche e favoriremo la loro diffusione, porremo le condizioni perché sia sempre più forte il collegamento tra scuola, università, territorio, imprese: la scuola è società, la società deve tornare a curarsi della sua scuola». Avete mai sentito un Governo che parlasse con toni e argomentazioni differenti? Però, scrive Davide, «sulla valutazione degli insegnanti nessun passo indietro. Oggi “todos caballeros” e scatti per tutti per anzianità, senza alcuna valutazione dell’attività svolta. Ora basta. Certo si dovrà tenere conto anche dell’anzianità tra gli elementi di valutazione, ma non può, né deve essere, l’unico parametro». La minaccia – al solito – non supportata da alcun piano preciso, considerando che la quota del 66% dei meritevoli – proposta dal Piano Renzi sulla Buona Scuola – è l’unica cosa che il Governo ha pubblicamente ammesso essere stata cassata dai partecipanti all'"ascolto". 
Rivendica – Davide – legittimamente l'assunzione dei 150.000 nuovi insegnanti, dimenticando di far il benché minimo riferimento alla sentenza di novembre della Corte di Giustizia che rende quelle assunzioni inevitabili. Si sfoga contro la "supplentite" e promette una riforma del sostegno; il capitolo dell’edilizia scolastica si concretizza in una operazione matematica: «Nel 2015 apriremo circa 1.600 cantieri di scuole sicure + 1.600 cantieri di scuole nuove + circa 600 di efficientamento energetico + circa 100 nuove scuole (fondi Inail). Infine, in 15.000 scuole, si interverrà con il progetto "scuole belle", con interventi di manutenzione e abbellimento». Chissà se avranno tempo di occuparsi anche del soffitto dell’asilo nido di Settimo Torinese, crollato il 13 dicembre, o di quello ancor più recente della scuola dell’infanzia del IC Rovani, di Sesto San Giovanni. Entrambi, fortunatamente, senza conseguenze fatali. Ma per mere casualità.
Continua – Davide – a parlare delle promesse in ambito universitario. Ma, per quanto ci riguarda (la scuola), basta così. Da notare che la lista iniziava con la seguente domanda: «Cosa è stato già fatto e cosa continueremo a fare per scuola, università e ricerca?» e che le differenti voci (al netto delle assunzioni, per le quali sono stati stanziati nella legge di stabilità 1000 milioni, di cui 500 immediatamente disponibili) sono solo delle promesse: ancora del potere taumaturgico della parola.

Ma la parte più interessante della missiva di Davide è la conclusione: «Vogliamo fare con voi, di volta in volta, il punto su quello che facciamo e che ci proponiamo di fare: per questo Cambiamenti verrà aggiornato ogni mese. Siamo solo all’inizio e c’è tanto da fare. Non manca, però, la voglia di lavorare, di mettersi in discussione, di pensare che ciò che immaginiamo di buono per il nostro Paese possa essere realizzato. E non siamo pazzi o visionari: sappiamo che da qualcosa bisogna pur cominciare. E lo stiamo già facendo con l’aiuto – sotto forma di critiche o di consigli – di chi si è messo e si mette in dialogo con noi per una scuola, un’università e una cultura, volano della ripresa del nostro Paese. Vi chiedo di continuare a farlo scrivendomi a segreteria.faraone@istruzione.it. Non sempre riesco a rispondere a tutti, ma ogni vostro consiglio o critica viene letto, valutato, messo in relazione con quello che stiamo facendo. Grazie davvero».
Mi permetto di riproporre questa esortazione a coloro che leggeranno la comunicazione del sottosegretario da queste pagine. Noi del Comitato per la Riproposizione della Lip una risposta l’abbiamo data. Io qui pubblicamente, associandomi a quelle dei miei compagni di principi e di battaglia politica, che lo hanno fatto direttamente sulla mail di Davide, e che troverete in parte pubblicati sulla pagina FB Adotta la Lip. Ecco alcuni suggerimenti:


"Esiste già in Parlamento una proposta di Legge scritta da centinaia di docenti, genitori, studenti e sottoscritta, documento controllato alla mano e non online, da 100.000 cittadini, una scuola “per la Repubblica” che adempia al dettato costituzionale.
Se si volesse davvero ascoltare basterebbe partire da qui. Ma lo si vuole davvero o è solo una dichiarazione propagandistica?
Cordiali saluti".
Giovanni Cocchi, insegnante e papà


"Gentile sottosegretario, rispondo all’invito proposto nella sua mail per segnalarle che, se davvero volete porre attenzione a chi la scuola la vive ogni giorno, potete farlo occupandovi seriamente della proposta di Legge, depositata in Parlamento, sia alla Camera che al Senato, scritta da centinaia di docenti, genitori, studenti e sottoscritta con firme regolarmente certificate da 100.000 cittadini. È nata come Legge d’iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica, facendo propri i dettami costituzionali, ed è stata ripresentata nei due rami del Parlamento con il seguente titolo: "Norme generali sul sistema educativo d'istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d'infanzia". Se volete veramente ascoltare partite da qui.
Cordiali saluti".
Carlo Salmaso, insegnante di scuola superiore e papà


"Ci meravigliamo che a tutt'oggi Lei non abbia ascoltato una voce profonda che proviene da numerosi Collegi dei docenti e da altre espressioni della società civile a sostegno dei principi costituzionali contenuti in una proposta di legge forte di ben 100.000 firme raccolte.
Mi riferisco alla LIP- Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica- che addirittura è già da mesi un ddl del Parlamento.
Confidiamo in una Sua prossima attenzione a quel testo, che può trovare iscritto sia al Senato che alla Camera".
Antonia Sani, insegnante e genitrice


"Ma Lei lo sa che in Parlamento "giace" una proposta di Legge scritta da centinaia di docenti, genitori, studenti e sottoscritta e certificata da 100.000 elettrici ed elettori? Il suddetto DL, presentato sia alla Camera che al Senato, si intitola "Una buona scuola per la Repubblica” e si ispira correttamente al Dettato Costituzionale. Un vero ascolto presupporrebbe che questa proposta uscisse fuori dai cassetti dei Presidenti dei due rami del Parlamento, per essere discussa dai rappresentanti del popolo sovrano. La invito, pertanto, a voler cortesemente adoperarsi perché ciò avvenga. 
La ringrazio per l'attenzione e La saluto distintamente."
Matteo Viviano, Coordinatore Ligure dell'Associazione Per la Scuola della Repubblica.


"Sarebbe un grande segnale di attenzione se voleste prendere in considerazione l'atto 1583 del Senato e 2630 della Camera, proposta di Legge, depositata in Parlamento, scritta da centinaia di docenti, genitori, studenti e sottoscritta con firme regolarmente certificate da 100.000 cittadini.
È  nata come Legge d’iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica, facendo propri i dettami costituzionali, ed è stata ripresentata nei due rami del Parlamento con il seguente titolo: "Norme generali sul sistema educativo d'istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d'infanzia".
Ecco, questo sarebbe un gran bel gesto nei confronti di tutte quelle cittadine e cittadini di questa Repubblica che, avendo a cuore la scuola pubblica statale, hanno investito energie e sogni per progettare una legge che contenga e valorizzi le pratiche migliori delle nostre aule. 
Provateci!"
Marta Gatti, maestra scuola primaria statale


"La prego di rispondermi, di rispondere a tutti coloro che la pensarono, costruirono e condivisero e agli oltre centomila cittadini che la firmarono.
Se veramente volete ascoltare, allora fatelo sul serio, ascoltate coloro che scrissero quella proposta, confrontatevi, ascoltate quanto scritto in centinaia di documenti redatti da altrettanti Collegi Docenti e costruiamo una Scuola laica inclusiva, rispettosa dei tempi di apprendimento al fine di creare dei cittadini consapevoli.
Prof. Orazio Sturniolo, Physicist - docente di matematica e fisica


Essendo maestro elementare sono particolarmente interessato alle parole e al loro significato. Quindi le chiedo: come può definire "ascolto" la compilazione di un questionario on-line?
Come riesce ad affermare che "abbiamo tirato fuori la scuola dalla palude del linguaggio tecnico/sindacale che capiscono solo gli addetti ai lavori e lo abbiamo portato tra i cittadini" quando il documento cosiddetto "La Buona Scuola" è caratterizzato da molti vocaboli appartenenti ad un linguaggio tecnico/aziendale?(Solo per citarne alcuni: Barcamp, Blended Learning, Bring Your Own Device, Co-design Jams, Coding, Content and Language Integrated Learning, Crowdfunding, Decision Making, Design Challenge, Digital Makers, Early leavers, Gamification, Hackathon, Matching Fund, Nudging, Opening Up Education, Service Design, Social Impact Bonds, School Bonus, School Essendo maestro elementare sono particolarmente interessato alle parole e al loro significato. Quindi le chiedo: come può definire "ascolto" la compilazione di un questionario on-line? Guarantee, World Cafés). Un buon percorso di ascolto, nel presente, potrebbe essere quello di partire da una proposta, organica e rispettosa del dettato costituzionale, contenuta nella Legge di Iniziativa Popolare (LIP) per una Buona Scuola per la Repubblica già depositata sia alla Camera che al Senato, dal titolo: "Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia".
Salute e saluti"
Mauro Presini, maestro elementare


"...e se leggeste la #‎LIP?, se vi confrontaste con la #LIP?, e se ascoltaste la #LIP? se leggeste tutti i documenti approvati dai collegi dei docenti? 
...e se l'obbligo scolastico iniziasse nel 5° anno della scuola dell'infanzia e proseguisse fino a 18 anni?
...e se fosse abrogata la legge Gelmini e fossero restituiti alla scuola gli 8 miliardi tolti?
...e se fossero restituiti alla scuola primaria moduli e tempo pieno e fossero abrogati i voti anche nella media?
...e se fosse restituito all'INVALSI il compito di ricerca e sostegno alle scuole e ai docenti per il miglioramento della didattica e della valutazione?
...e se si dicesse e dimostrasse concretamente che la fonte che ispira e fonda giuridicamente la scuola è la nostra Costituzione?
...e se si riaffermasse il principio che il compito della scuola è quello di formare persone e cittadini prima ancora che lavoratori?
[...] [seguono molte altre - sensate - domande, NdA]
#megliolaLIP che a tutto queste domande dà una risposta chiara, precisa, concreta, fattibile anche subito.
Gentile sottosegretario, gentile ministro, gentile governo adottate la LIP anche voi, altrimenti non volete bene alla scuola e al Paese come pure dichiarate in modo altisonante da tutti i microfoni e da tutti i media generosi solo con voi, perché solo a voi danno "ascolto", non agli insegnanti, genitori, studenti che pure qualcosa hanno da dire, hanno detto con la LIP e continueranno a dire, spero non vostro malgrado".
Cosimo De Nitto
docente in pensione


Ecco alcuni spunti. Rimarranno lettera morta, come le 200 delibere dei collegi dei docenti, che abbiamo inviato con posta certificata presso tutti gli Usr, a ministro, sottosegretari – anche a Davide! – premier, responsabile scuola del Pd circa un mese fa? 
Per favore, Davide. Questa volta, se ci sei, batti un colpo.

domenica 18 gennaio 2015

Il nuovo nome del Liceo Artistico. Meglio "Coca Cola" o "Mela di Odessa" ?

Luciano Granieri


Avvertenza. Il post che segue, dedicato alle vicende relative al  cambio di nome del Liceo Artistico oggi intitolato ad Anton Giulio Bragaglia,   è politically scorrect e volutamente provocatorio. Ne sconsigliamo quindi la lettura agli equilibristi riformisti che vedono la pagliuzza del cambio di un nome, ma non la trave della disastrosa riforma denominata   “Buona Scuola”, in approvazione a Febbraio,  che devasterà ulteriormente il sistema dell’istruzione pubblica.  

Infatti proprio nel suddetto decreto, targato Pd,  ed evoluzione privatistico-aziendalista della legge Aprea di gelminiana memoria, si attribuiscono al dirigente scolastico poteri di vita o di morte verso  gli insegnanti su cui comanda, decidendo chi e perché  deve usufruire  dello  scatto di stipendio, prima erogato per anzianità di servizio. Una selezione  basata evidentemente sul grado di  servilismo dei proprio sudditi. 

A tale presidente del consiglio di amministrazione scolastica e ai soci di provenienza  privata - che avranno il diritto di sedere  nel direttivo, non per competenze didattiche, ma perché hanno scucito denari - sarà demandata anche la scelta del nome della scuola. Infatti se domani la Coca Cola decidesse di finanziare il minestrone “Liceo Artistico –IPSIA”, dotando l’istituto  dei laboratori e delle attrezzature didattiche necessarie, hai voglia a rivendicare l’identità culturale della città legata al nome di Anton Giulio Bragaglia!   Quella scuola si chiamerà “Istituto omnicomprensivo Coca Cola” con buona pace di sindaci, presidenti di Provincia, studenti ed insegnanti. 

Il programma di destabilizzazione e discredito  della scuola pubblica, teso a favorire gli istituti privati e  funzionale  alla  selezione degli studenti basata sulla classe sociale di provenienza, è in atto da decenni. La “Buona Scuola” di Renzi non è altro che l’ultimo attacco, in ordine di tempo, al sistema dell’istruzione pubblica di qualità. Un processo avviato da così lungo tempo non può essere fermato se non attraverso un atto rivoluzionario. 

 E qui arriva la provocazione. Perché non partire proprio dal cambio del nome del Liceo Artistico per segnare un primo atto simbolico di ribellione?. Perché non dedicare il Liceo al pittore dadaista Apple? Il nome potrebbe essere: "Liceo Artistico Statale La Mela di Odessa”. Il  testo dell’omonimo  brano degli Area, un gruppo rock-jazz degli anni ’70, rivela questa storia straordinaria. Apple, pittore Dadaista attivo in Germania nei primi del ‘900, voleva raggiungere la Russia per festeggiare la rivoluzione comunista . Non riuscendo ad ottenere il visto dal suo paese per partire, nel 1920 il pittore  s’impossessò di un transatlantico da crociera, pieno di ricchi borghesi  e lo dirottò verso Odessa.  Approdato nella cittadina ucraina, i russi lo accolsero con tutti gli onori e destinarono i ricchi croceristi borghesi alla vendetta del proletariato. 

"Mela" è la traduzione italiana del nome  del pittore dadaista e Odessa  è la città dove questi fu portato in trionfo dai Russi. Da qui il titolo “La mela di Odessa”. La provocazione non è nuova, risale al settembre del 2010 dove per altre questioni  mi venne in mente la suggestione del  Liceo Artistico denominato “La mela di Odessa” . Utopia? Certamente. Provocazione eccessiva e fuori luogo? Forse. Ma se si continua supinamente a sopportare senza ribellarsi, duramente, la protervia della moderna classe finanziario-borghese che oggi ha assunto le sembianze della dirigenza Pd, oppure si fa finta di protestare, depistando con rivendicazioni insignificanti la vera direzione del conflitto, la devastazione dei diritti riconosciuti dalla costituzione, compreso quello ad un’istruzione pubblica efficiente, sarà completa. Svegliamoci dal torpore, perché "se credi che il mondo sia piatto,  sei arrivato alla fine del mondo, se invece credi che il mondo sia tondo, allora sali, sali,  incomincia il girotondo".


venerdì 18 luglio 2014

Prof? Tutti al mare! Leggende metropolitane: i tre mesi di ferie dei docenti

Mariella Gerardi


Un argomento attuale, quanto spinoso, rappresentato dalla questione delle ferie dei docenti delle scuole italiane e costituisce un tema che si ripropone ogni volta che si chiude l'anno scolastico.

Accade che il falso mito dei tre mesi di vacanze riaffiori nell'immaginario collettivo quando la scuola chiude i battenti, con i non addetti ai lavori che immaginano una scuola chiusa, senza attività, quindi con i docenti in vacanza.

Per sfatare questo falso mito è importante innanzitutto ricordare che in questi giorni i docenti stanno dando il massimo in lunghi e stressanti scrutini, in momenti di valutazione, esami di stato, attività che si protrarranno spesso sino a metà luglio. Siamo quasi a metà giugno e nessun docente è in ferie, quindi appare evidente quanto i luoghi comuni, in questa materia, abbondino.  Al corpo docente, inoltre, non è consentito, tranne in casi particolari, di usufruire di giorni di ferie durante le attività didattiche e questo rappresenta uno svantaggio che a sua volta si trasforma in un accumulo di ferie da concentrare alla fine dell'anno.

Volendo approfondire l'aspetto tecnico, che consentirà di capire come sia un falso mito quello dei tre mesi, è ovvio che i trentadue giorni più quattro di festività soppresse, come un qualsiasi impiegato comunale o un bancario, rappresentano circa un mese e mezzo di vacanze. Come dire, mentre i dipendenti di altre categorie diversificano le loro ferie in vari periodi dell'anno, i docenti sono costretti (è il termine più adatto) a fruirne necessariamente nel periodo estivo, quando non ci sono attività didattiche. In genere un piano ferie parte da metà luglio e termina prima della fine di agosto, quando si devono effettuare gli scrutini per chi ha avuto debiti formativi. Quindi l'oggetto del contendere è: cosa fa il docente sino al 15 luglio?

I docenti impegnati negli esami di stato, di fatto, lavorano, come e più di prima, mattina e spesso pomeriggio, tutti i giorni della settimana. I docenti di scuola dell'infanzia sono impegnati in attività didattica sino al 30 giugno. Gli altri docenti sono impegnati in varie attività di chiusura anno scolastico, scrutini, collegi docenti, dipartimenti, riunioni varie, sino al 30 giugno. Negli istituti superiori si attivano anche corsi di recupero per i debiti proprio in quelle due settimane e, se si considera che ogni anno oltre il 30% degli alunni termina con almeno un debito, è ovvio che buona parte dei docenti sono coinvolti in tali attività. 

Ciò evidenzia come almeno fino alla metà di luglio il docente sia ancora impegnato in diverse attività. Alla luce di questi dati, dunque, i tre mesi di ferie si riducono ad un mese e mezzo; periodo, questo, che, detto francamente, appare necessario per il riposo fisico e mentale di professionisti che investono tutto l'anno le proprie energie nello svolgimento di un lavoro impegnativo, stressante e ricco di responsabilità. 

C'è poi chi propone l'apertura delle scuole durante i mesi estivi, sostenendo che gli insegnanti potrebbero continuare il loro lavoro nei confronti, per esempio, di quegli alunni che hanno bisogno di attività di rinforzo. Si tratta, in pratica, di una vecchia idea che periodicamente viene riproposta e portata all'attenzione del Ministero dell'istruzione, ma che puntualmente non viene presa in considerazione per tutta una serie di motivi di ordine organizzativo. Tale proposta suscita non poche perplessità da parte del corpo docente che, ancora una volta, avverte la poca attenzione che viene rivolta alla categoria, decisamente sottovalutata.

lunedì 7 luglio 2014

LETTERA DI UNA PROFESSORESSA

Francesco di Palo. fonte: http://francescodipalo.wordpress.com/


Egregio Presidente Renzi, Onorevole Giannini, esimio Sottosegretario Raggi,
chi vi scrive è una professoressa, una donna come tante, che fino ad oggi ha vissuto con entusiasmo il proprio lavoro, spendendosi giorno dopo giorno, ora dopo ora per i propri ragazzi.
Sono 30 anni che insegno, di cui 27 come insegnante di sostegno. Per scelta, sono fiera di precisarlo.
Oltre alla specializzazione per l’insegnamento ai ragazzi disabili, che ai miei tempi constava di un biennio parauniversitario (mica il corsetto di 6 mesi che proponete oggi), con 18 esami, fra cui neuropsichiatria infantile, clinica delle minorazioni, psicologia, pedagogia, normativa scolastica, e annesse prova scritta in Braille e tesi finale, ho conseguito diverse altre specializzazioni: sono specializzata in didattica della musica, sono facilitatore alla comunicazione di primo livello ed ho superato l’esame di accertamento linguistico (lingua inglese) per l’insegnamento all’estero. Oltre agli innumerevoli corsi di formazione in tecniche della comunicazione, ABA, dislessia e quant’altro.
Sono andata a discutere la mia tesi di specializzazione con la media del trenta, questo solo per farVi capire quanto io abbia investito sulla mia formazione.
Ogni mattina mi sveglio e affronto problemi che vanno dalle crisi di un ragazzino autistico all’incapacità di memorizzare di un alunno dislessico, fino alla gestione di crisi epilettiche o psicotiche. Ogni giorno, quando torno a casa, sono talmente stanca che vorrei solo dormire, ma mi metto a cercare materiali utili da mettere sul Cloud che ho creato per tutta la classe. Perché, sì, io faccio sostegno “alla classe”: a me vengono affidati i ragazzi immigrati che non conoscono bene l’italiano, gli alunni con problemi di dislessia, e i famosi BES, i bisogni educativi speciali, OLTRE alle problematiche che devo necessariamente affrontare con gli alunni certificati.
Lo sa, Presidente Renzi? Ho una cicatrice sul braccio sinistro, causata da un cutter che un ragazzino autistico era riuscito a trovare nella cattedra dei bidelli, e per difendere lui da se stesso mi sono ferita io.
Lo sa, Onorevole Giannini? Spesso sono tornata a casa coi lividi, da scuola, per un calcio, un pugno, perché ho dovuto contenere un ragazzino che si sarebbe fatto male.
Lo sa, Sottosegretario Raggi, che mi sono pagata da sola la supervisione, assolutamente necessaria per non scaricare sui ragazzi i miei problemi e le mie frustrazioni personali?
E oggi mi sento dire che “non faccio abbastanza”, che rispetto all’Europa “gli insegnanti italiani lavorano meno”. Ma con quale faccia!!!
Ognuno di voi, è mai stato un’ora, dico una sola, in cattedra? Avete mai avuto a che fare con un ragazzino autistico che si autolesiona? Conoscete le teorie comportamentiste, l’approccio psicanalitico, le neuroscienze in rapporto all’autismo? Se vi chiedessi quale ritenete più consona sapreste rispondere? No, che non sapreste rispondere. Perché di scuola sapete poco o nulla.
A voi interessa risparmiare.
Ed è per questo che avete montato ad arte una campagna pubblica contro gli “insegnanti fancazzari”, è per questo che volete raddoppiarci l’orario di lavoro, a parità di stipendio, si badi bene, in modo da non dover pagare supplenti e non assumere i precari, è per questo che propagandate una scuola che sia al contempo succursale dell’ASL, degli assistenti sociali, dei campi estivi.
SOLO PER RISPARMIARE. Sulla nostra pelle, si intende.
Io sfido chiunque si azzardi a dire che non lavoriamo abbastanza a fare non dico una mattinata, ma almeno 3 ore in una classe problematica.
Vi invito caldamente a venire a pulire la bava alla bocca di un ragazzo epilettico, poi a cambiarlo, perché si è urinato addosso, e soprattutto a rassicurarlo e pregare Dio che la crisi passi presto. Per lui, per i suoi genitori, per voi stessi che vi trovate di fronte all’imponderabile.
Vi sfido a contenere la crisi di un ragazzo autistico che sbatte la testa contro al muro e comincia a sanguinare.
Lo sapreste fare? No che non lo sapreste fare…. E allora di cosa parlate?
E i miei colleghi, che gestiscono classi eterogenee, dove si devono fare fino a 5 compiti in classe differenti per andare incontro alle esigenze di ogni alunno, pensate che a casa non facciano niente?
Fate pure tutti i vostri piani, allora, costringeteci, col plauso del popolo bue, che non vede l’ora di punire gli “insegnanti fannulloni”, a fare più di quanto sia umanamente possibile, toglieteci ogni motivazione, spremeteci come limoni…. Come pensate sarà la scuola, poi?
Ve lo dico io: insegnanti che perderanno ogni motivazione, che ridurranno la propria disponibilità all’osso, che andranno in burnout a discapito degli allievi, che non saranno più disposti a fare nulla di più di quanto dovuto.
Da ultimo, una mia personalissima considerazione: ho amato il mio lavoro, ci ho creduto, mi sono spesa senza riserve, ho fatto molto, molto di più di quanto sarebbe stato richiesto. Oggi, invece, l’unico pensiero che riesco ad avere è di scappare il più presto possibile, anche a costo di fare la cameriera.
Un bel risultato, eh? Complimenti, da parte mia e da parte di tutti gli insegnanti che da anni si prendono cura dei nostri ragazzi, che sono il nostro futuro.


Annachiara Piffari

domenica 17 novembre 2013

Legge di stabilità: il ddl Carrozza e le larghe intese contro la democrazia scolastica

Marina Boscaino

Un paio di giorni fa è circolata la purtroppo credibile notizia che, durante il Consiglio dei Ministri della scorsa settimana, sarebbe stata rinviata l’approvazione di un incredibile disegno di legge sulla scuola, a causa della sua complessità. Il provvedimento aggredisce non solo alcuni punti fondamentali per la scuola – stato giuridico, salari, riforma degli organi collegiali – ma al tempo stesso alcuni tra i temi più caldi e più dibattuti degli ultimi anni. Il provvedimento dovrebbe essere presentato – nelle previsioni del governo – come collegato alla legge di Stabilità; vale a dire in cavalleria, senza dibattito parlamentare e senza particolare informazione delle parti interessate: lavoratori della scuola, studenti, famiglie.
Oggi abbiamo in mano il testo. Ed è molto peggio di quanto potessimo immaginare. Si tratta di una vera e propria delega in bianco al governo di ciò che si vorrà fare della scuole nei prossimi anni. Si tratta di un documento di evidente estrazione burocratica: i brontosauri del Miur, gli uomini ottimi per ogni stagione, quelli che si sono riciclati governo dopo governo, avevano forse premura di approfittare dell’evidente disinformazione di un ministro che con la scuola non ha mai avuto a che fare, e che non fa mistero di ciò. Le hanno proposto dunque un testo e una procedura che si configurano come un  vero e proprio golpe, interpretando in modo fedele l’idea aziendalistica fortemente sostenuta dal Pd a tutti i livelli.
Questi i temi, come enumerati dal testo:
1) riforma organica del reclutamento del personale docente, che garantisca la tutela delle diversa categorie di soggetti abilitati, mantenga l’equilibrio tra le assunzioni per concorso e gli scorrimenti di graduatoria, fermo restando il rigoroso rispetto del principio del merito, e consenta lo smaltimento del precariato, anche attraverso il ricorso al corso-concorso per l’accesso all’insegnamento presso le istituzioni scolastiche;
2) organi collegiali della scuola, con mantenimento delle sole funzioni consultive e superamento di quelle in materia di stato giuridico del personale e di quelle rientranti nelle materia di competenza regionale;
3) reti di scuole, con la definizione dei compiti, degli incentivi e delle forme di coordinamento;
4) procedimenti relativi allo stato giuridico e al trattamento economico del personale della scuola, con il superamento delle disparità di trattamento e la precisa definizione dei rapporti tra le diverse fonti di disciplina pubblicistica e negoziale;
5) contabilità delle istituzioni scolastiche;
6) disciplina giuridica degli altri soggetti riconosciuti dall’ordinamento vigente in materia di istruzione e formazione;
7) organizzazione delle istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica e stato giuridico del relativo personale docente.
Non voglio soffermarmi qui sugli altri punti di questo progetto, ricordando tuttavia che il blocco di salari e contratti verrà confermato dalla stessa legge di Stabilità. Ciò che mi interessa soprattutto sottolineare è la spregiudicata ed impudica determinazione di riproporre – in chiave nemmeno tanto edulcorata – l’indecenza della Aprea Ghizzoni, se solo si legga il passaggio destinato agli organi collegiali: 2) organi collegiali della scuola, con mantenimento delle sole funzioni consultive e superamento di quelle in materia di stato giuridico del personale e di quelle rientranti nelle materia di competenza regionale.
Ridurre le attuali funzioni a “consultive” significa esautorare tutti gli organi collegiali della scuola di qualsivoglia potere; e convogliare ogni facoltà decisionale su qualsiasi materia nelle mani del solo dirigente scolastico e della linea di comando a cui il medesimo fa riferimento. Vuol dire determinare in maniera oggettiva ed irreversibile la frantumazione dell’unitarietà del sistema scolastico nazionale, individuando tanti stili, tante condotte, tante modalità quanti sono gli istituti scolastici. Vuol dire aver intercettato e strumentalizzare in maniera manipolatoria ed irresponsabile la crisi identitaria della classe docente nel nostro Paese, inaugurando l’inizio di una deriva (contraria all’interesse generale) che molti insegnanti – demotivati, delusi, incompetenti o civicamente inerti – asseconderebbero volentieri.
Vuol dire aprire porte e finestre a qualsiasi incursione di interessi particolari all’interno degli istituti, con conseguenti condizionamenti, consegnando definitivamente la scuola a una prospettiva di subalternità alle esigenze di un mercato e di un mercato del lavoro che vogliono che siano “sfornati” soggetti incapaci di prestare attenzione ai propri diritti. Vuol dire destituire di qualsiasi credibilità il senso dell’autonomia scolastica costituzionalmente disegnata, che dovrebbe coincidere con la libertà di insegnamento. Vuol dire, insomma, eliminare qualsiasi spazio di democrazia e di partecipazione all’interno della scuola, privandola per sempre di pensiero divergente, pluralismo, laicità. Privare, cioè, la scuola dello Stato della scuola della Costituzione, della scuola della Repubblica.
Lacrime di coccodrillo stanno già circolando in rete. Si ricorda, per chi avesse la memoria corta o fosse stato semplicemente poco attento, che il 16 dicembre dello scorso anno il Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione ha presentato un articolato alternativo alla Aprea Ghizzoni, che la gran parte del mondo della scuola e del mondo politico non hanno ritenuto di considerare, forse ingenuamente pensando che fosse bastata la mobilitazione (in condizioni preelettorali) contro le 24 ore e il Pdl 953 per riportare tutti a più miti consigli.


Evidentemente non è stato così.

mercoledì 26 giugno 2013

Festa della Trebbiatura

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL LAZIO – USP di FROSINONE

ISTITUTO D’ISTRUZIONE SUPERIORE “L. Angeloni”

Viale Roma, 69 –Tel. e fax  0775/210805

Codice Istituto FRIS00800X  -  Distretto N. 53


L’Istituto Agrario di Frosinone fa rivivere l’antica magia della trebbiatura tradizionale nell’aia.
Presso l’annessa Azienda Agraria di Via A. Fabi a Frosinone, il 29 e 30 giugno si terrà la simpatica manifestazione tra balli, canti e musiche popolari riproposte dagli studenti dell’Istituto, accompagnati dai piatti tipici della nostra tradizione contadina.
I cereali, mietuti secondo tradizione, raccolti in fascine (gregne)  accumulate nel tradizionale covone (riccella) nell’aia (ara) dell’Azienda della Scuola, saranno trebbiati con un vecchio modello di trebbia tradizionale “a fermo”.
Con questa iniziativa l’Istituto Agrario intende sottolineare l’importanza della conoscenza e valorizzazione delle radici culturali contadine, e nella tradizione un momento importante dell’anno era proprio quello della raccolta delle messi e, in particolare, della trebbiatura del grano; momento di festa e di appagamento di tante fatiche.
L’Istituto Agrario da anni cerca di conciliare tradizione e innovazione, passato e futuro, convinto che solo da solide e robuste radici possa svilupparsi un albero forte e vigoroso. Presso l’Azienda Agraria dell’Istituto si conducono ricerche su vecchie varietà di sementi da orto, vecchie cultivar di piante da frutta e viti da vino che determinavano la tipicità e unicità dei piatti tradizionali del nostro territorio.
Attività di assoluta eccellenza è rappresenta dall’allevamento di maiale nero casertano (razza Pelatella), diffuso nello nostre campagne fino agli anni ’60; la Scuola è accreditata come centro di tutela e riproduzione di questa interessantissima razza a rischio di estinzione.
In occasione della manifestazione sarà possibile visitare le strutture produttive dell’Azienda Agraria e acquistare i prodotti dell’orto s degli allevamenti.
L’avvio della festa si avrà sabato pomeriggio (ore 17.00) con l’accoglienza degli intervenuti da parte del Dirigente Scolastico Prof. Salvatore Cuccurullo, seguirà una serata di festa nell’aia con musiche di organetti e ballarelle tipiche. Il giorno successivo, in mattinata, si svolgerà la trebbiatura seguita da una tipica colazione contadina (minestra di pane con peperoni alla brace).

                       Prof. Lorenzo Rea
(Direttore azienda agraria)