Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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giovedì 17 maggio 2018

Bella Ciak!

ANPI provincia di Frosinone



L'Anpi di Frosinone ha concesso il Patrocinio per un cortometraggio prodotto dalla società cooperativa italiana Baburka Production.

Il film è concepito per partecipare ai più importanti festival internazionali del cinema .  Sarà girato in gran parte a Fumone. L'ultima scena sarà ripresa  invece a Trivigliano il 27 maggio 2018.

Il cast sarà  guidato dal regista Faraz Alam, nato in Libia ma cittadino indiano. Per girare la scena di Trivigliano   saranno coinvolti   , nel ruolo di comparse, gli iscritti e i simpatizzanti dell'Anpi di Frosinone, o chiunque voglia misurarsi con un’esperienza che unisce passione per il cinema, militanza, sensibilità sociale, e   voglia di divertirsi per  un evento  che alla fine diventerà  una vera festa.

Una piazza gremita (quella di Trivigliano)  contro l’intolleranza, e il razzismo, una piazza dove la gente è vestita  di rosso, un luogo  pieno di bandiere rosse,   rose rosse , la banda suona e tutti cantano Bella Ciao.  E’ sogno? E’ realtà? E’ un  film che speriamo possa diventare un esempio di nuovo "NEORALISMO". Chi  meglio dei militanti dell’ANPI può rendere una simile esplosione di gioia? 

Non comparse, ma attori abituati  ad esprimere la loro gioiosa volontà di liberazione ed inclusione in ogni momento della propria  vita. 
  
I compagni, gli amici, dell’ANPI (e non)  che volessero partecipare  potranno  rivolgersi ai seguenti contatti:

Simone Campioni 339-3149399
Ivano Alteri 331-3363026

Chiamate numerosi per una giornata di festa da condividere insieme.

martedì 19 gennaio 2016

E' morto Ettore Scola un regista "Più Oltre"

Luciano Granieri

E' morto a Roma a 84 anni il regista Ettore Scola. Una grave perdita per lo spettacolo, per il cinema, per l'intero mondo culturale e anche per Aut. Spesso nel redigere i nostri video ironici abbiamo saccheggiato i suoi film, traendone spunti, ispirazione e riflessioni,    da "Una giornata particolare" a "La famiglia", da "Brutti Sporchi e Cattivi" fino allo straordinario "C'eravamo tanto amati", film che conosciamo praticamente a memoria.   Nei film citati  e nelle altre perle cinematografiche del regista originario di Travico in provincia di Avellino,  ogni scena, ogni inquadratura è preziosa;  ironica ma anche drammatica, cinica ma anche dolce. Con Scola scompare un grande  ed acuto narratore e della società italiana,  raccontata profondamente in tutte le sue implicazioni sociali, storiche e politiche.  Probabilmente nei prossimi giorni per ricordarlo verranno trasmessi suoi  film. Come ricordo particolare di Aut, postiamo un piccolo  video, in cui abbiamo usufruito di alcune scene dei suoi film.

Di seguito il montaggio di due sequenze tratte dal film "C'eravamo Tanto Amati" usate per mettere in ridicolo,una sorta di radical chicchismo propria di certi  intellettuali. Alcuni li conosciamo e personalmente non posso negare che, ogni tanto,  la sindrome  radical chicchista colpisce anche me.




sabato 21 giugno 2014

L’artista e le lotte di classe, ovvero: quando la critica delle armi impone una visione del mondo. Appunti politici attorno al film Giù la testa di Sergio Leone

Collettivo Militant


La Rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La Rivoluzione è un atto di violenza
Mao Tse Tung
Non è immediato oggi cogliere il significato della citazione di Mao che apre il film di Leone. Eppure, da qui bisogna partire per comprendere il senso politico dell’opera. A prima vista, l’introduzione del presidente cinese, ancora in vita al momento della realizzazione del film, appare totalmente fuori luogo, al più ridondante. Per quanto il prolifico e altalenante filone del “western all’italiana” abbia contribuito alla vitalità artistica di un cinema ormai in declino, non può essere certo ascritto a quel movimento cinematografico “impegnato” caratteristico di quegli anni. Allo stesso tempo, non può bastare un accostamento superficiale tra violenza degli eventi narrati e ineludibilità storica di quest’ultima, certificata dalla citazione utilizzata come giustificazione della violenza presente nel film. Il fatto è che Giù la testa non è un western, ma un film politico, un film sulla Rivoluzione e sui mezzi necessari alla lotta per il potere. E Mao Tse Tung non viene usato per giustificare un discorso, men che meno per omaggiarne la figura, ma per dare una linea politica.
Gli anni Settanta in Italia erano anni di violenza politica e di repressione. Nel vortice politico che risucchiò una generazione di militanti e che costrinse il mondo intellettuale a schierarsi da una parte o dall’altra (quasi sempre dall’altra), Sergio Leone interviene a gamba tesa. Scegliendo di schierarsi, non si lascia attrarre da giustificazionismi di sorta, come se l’uso della forza delle classi subalterne fosse determinato solo dal comportamento corrotto delle elite di potere. Sergio Leone decide di stare dalla parte della Rivoluzione dicendo che questa non può darsi senza la lotta armata. E lo dice nel momento in cui, in Italia, questa prenderà vita. Probabilmente, la spirale di eventi che porteranno migliaia di militanti a prendere sul serio questo discorso provocherà una crisi di rigetto da parte di tanta parte di mondo intellettuale non ancora pronto al salto definitivo verso l’ignoto rivoluzionario, dove non esistono posizioni di rendita intellettuale tali da assicurare comodità. Il blocco cinematografico di Leone dopo questo film non va pertanto letto unicamente come “pausa intellettuale” o “vuoto creativo”, ma anche come crisi politica ed umana. La crisi di chi, dopo aver spiegato come si fa, poi viene costretto a cimentarsi con una realtà sempre più vicina alla teoria.
Sebbene inserito nel filone western, Giù la testa non è un western. Non è ambientato nei nascenti Stati Uniti alla conquista dell’ovest, non ha come protagonisti banditi o bovari in cerca di fortuna, non descrive una lotta fra guardie e ladri in una terra di nessuno dell’incerto controllo statale in fase costituente. E’ invece il racconto della Rivoluzione, delle sue contraddizioni, dei suoi passi falsi, narrata da chi comprende che un evento di tale portata non può essere preso frontalmente. Il Messico del 1916 è allora il posto ideale per gettare questo sguardo obliquo avendo come obiettivo ciò che succede in Italia negli anni Settanta.
Il film ruota attorno a tre dinamiche decisive nel discorso politico di quegli anni: l’incontro/scontro tra classe sociale e avanguardie politiche; la necessità della lotta armata quale sostanza ineludibile di ogni discorso politico rivoluzionario; le asprezze della lotta e della repressione, soprattutto inerenti al cedimento del fronte interno tramite la dissociazione, cioè il tradimento politico.
Il discorso sopra affinità e divergenze tra la “classe in sé” e i militanti politici è sempre stato, e lo è tutt’ora, uno dei nodi centrali di ogni percorso organizzativo. Nell’opera, la parte del proletario senza interessi politici, disincantato e cinico, ma con un istintivo odio di classe verso i ricchi e il potere, viene simboleggiato da un bandito, Juan Miranda, che insieme alla sua famiglia rapina diligenze e vive come può alla giornata sognando il grande colpo alla banca. Il combattente politico è invece personificato da un militante dell’IRA, John Mallory, in fuga dall’Irlanda ormai braccato dalla repressione, e che giunge in Messico per portare a compimento quella rivoluzione non riuscita in patria. Sebbene repressione e delusioni umane e politiche abbiano anche in lui prodotto la medesima disillusione e cinismo, rimane evidente la differenza, che nel film viene descritta quasi come antropologica, fra i due personaggi. L’uno politico, l’altro no.
Purtroppo, nonostante il coraggio del regista nel trattare il tema, il rapporto tra i due risente di una visione idealista, in un certo senso tipica anche oggi, del discorso sopra l’incontro tra avanguardia politica e base sociale di riferimento. Il proletario e il militante sono due esseri socialmente diversi quindi, in ultima istanza, incomunicanti: il primo vive sulla pelle quelle contraddizioni che il secondo legge sui libri, e questo fatto non può che produrre una contraddizione. La fiducia rivoluzionaria del secondo è viva solamente grazie alla distanza che separa questo dalle reali condizioni di vita dei subalterni. Non c’è possibile convergenza: grazie all’esperienza di lotta fatta insieme, il proletario giungerà alla “presa di coscienza” rivoluzionaria solo quando il militante giungerà all’estremo disincanto delle ragioni della lotta. Riproducendo il classico schema, piccolo-borghese e sovente smentito dalla storia, per cui di fronte alle concrete asprezze della lotta, sarà il proletario a rimanere in piedi e il militante a cedere di fronte alla repressione. Nonostante il militante dell’IRA non ceda, tutto il mondo politico attorno a lui e un mondo costellato da dissociazioni, da cedimenti alle torture, di delazioni che reiterano la percezione di una presa di coscienza libresca che di fronte alla crudezza della lotta viene meno. Ma il sentimento che persiste lungo tutto il film è quello della sfiducia: nonostante il percorso assieme, per il proletario la fregatura è sempre dietro l’angolo, esemplificato da un discorso che il bandito Miranda fa al militante irlandese :
“Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: Qui ci vuole un cambiamento! E la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono dietro un tavolo e parlano, parlano e mangiano, parlano e mangiano; e intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Per favore, non parlarmi più di rivoluzioni!”
Il bandito messicano riesce, al contrario, ad accogliere in pieno le ragioni della lotta, divenendone suo malgrado uno dei leader, solamente di fronte alla morte dei suoi figli, cioè quando vive sulla propria pelle le crudeltà della repressione statale. Anche qui, l’idealismo di maniera impedisce al film di essere utilizzato come paradigma. Il fatto è che, descritti come antropologicamente diversi, può prodursi un incontro umano tra le due figure, ma difficilmente un incontro politico slegato dall’amicizia o dall’esperienza diretta, capace di generalizzare quell’incontro. La storia delle lotte di classe, in Italia come in America Latina o in Asia, smentisce tale interpretazione, non a caso reiterata dal racconto borghese delle rivoluzioni, per cui queste sono il prodotto di manipolazioni populiste da parte di una elite in cerca di potere. Non c’è alcuno scarto tra proletario e militante politico, perché il militante politico rivoluzionario è, nella grande maggioranza dei casi, un proletario. E se il percorso della fatidica “presa di coscienza” è variegato, non sono “i libri” a determinare la volontà rivoluzionaria. Semmai, elementi culturali possono intervenire a strutturare questa volontà, ad indirizzarla verso questo o quel percorso, ma non c’è contraddizione o distanza fra classe sociale e sue avanguardie.
Al contrario, il discorso dove Sergio Leone riesce ad esprimere un coraggio e una chiarezza inusuali per un certo tipo di intellettualità è quello sulla lotta armata. Come detto in precedenza, proprio nel momento in cui anche in Italia iniziano a nascere certe esperienze di lotta, il regista fa una scelta di campo e indica una direzione: il discorso rivoluzionario concerne l’uso della forza, e l’uso della forza va organizzato. Non c’è alcun cedimento umano o pietistico intorno al tema. Nel film, i nemici politici vanno eliminati, senza ripensamenti. Non è odio personale contro questo o quell’esponente del governo o dell’esercito, ma una violenza politica che concerne la lotta per il potere. Nel momento della lotta la parola passa alla razionalità politica, senza spazio alcuno alla filosofia o al moralismo. Anche le continue riflessioni critiche tra i due protagonisti scompaiono durante il conflitto, perché questo impone una scelta di campo, e a questa scelta non è possibile sottrarsi. La strada per il potere rivoluzionario è fatta di sangue, che lo si voglia o meno. Tanto vale organizzare questo sangue, con scientificità, senza avventurismi.
Altro discorso centrale dell’opera è il rapporto con il tradimento. La asprezze della lotta provocano cedimenti difficilmente razionalizzabili. Dapprima in Irlanda, poi in Messico, il militante dell’IRA John Mallory è costretto a subire il tradimento dei suoi compagni, la dissociazione, la delazione sotto tortura. Di fronte al dramma del compagno che cede alla tortura, Leone-Mallory indica due strade, simbolo dell’impossibilità di razionalizzare l’evento. In Irlanda, Mallory uccide il compagno (e suo migliore amico) Sean Nolan (di qui il tema musicale di Ennio Morricone,Sean Sean) che, cedendo alle torture, fa arrestare il resto dell’organizzazione. La scelta estrema sarà motivo del disincanto del protagonista, che viene riprodotta in Messico: qui è il dirigente dell’organizzazione, il dottor Villega, che non regge la brutale repressione, mandando decine di rivoluzionari alla fucilazione. Di fronte alla riproposizione dell’evento, Mallory decide di non decidere, concedendo al traditore di vivere. Questa scelta imporrà una redenzione del traditore, che troverà una morte da eroe nella battaglia per arginare le forze militari mandate a sconfiggere i rivoluzionari. La morte da eroe cancella il cedimento sotto tortura? A questa domanda il regista non risponde. Di fronte al cedimento (qui parliamo del tradimento dovuto a tortura fisica, non alla dissociazione o al pentimento per meri tornaconti personali) solo due strade si aprono: il ritiro dalla politica o la morte in battaglia. Non esiste una terza strada. Il coraggio e la capacità nel trattare il tema, ancora oggi dovrebbero illuminare schiere di intellettuali e dirigenti politici. Soprattutto nel nostro paese, la via della dissociazione ha aperto la strada alritorno in politica. Non possiamo che rimpiangere allora l’indicazione di Leone.
Il film oggi non può che reiterare la propria “inattualità”. La possibilità delle classi subalterne di razionalizzare l’uso della forza è un’immagine espunta dal discorso politico. L’unica violenza ammessa è la reazione rabbiosa di fronte alla povertà, rabbia e violenza descritte come tentativo sottoproletario di accedere al consumismo senza freni, unica loro possibilità di soddisfazione. Il “riot”, per forza di cose impolitico, viene represso ma non criminalizzato perché funzionale ad un discorso di potere. La valvola di sfogo della violenza senza obiettivi può ben essere trattata dalla forza pubblica alla stregua della comune criminalità, perciò in qualche modo sistemica e dunque fisiologica. Ciò che va espunto dalla storia non è allora la violenza in quanto tale, ma la sua organizzazione politica. E’ l’avanguardia politica che organizza la forza che va repressa senza alcun termine di mediazione. Laddove si presenta, è d’altronde palese il tentativo di ricondurre l’evento a fatto d’ordine pubblico, da risolvere attraverso l’uso della polizia. Tanto all’interno dei propri confini quanto in operazioni che non a caso vengono definite di polizia internazionale. Il nemico politico non è pensabile, ma questo può essere descritto solo nei termini del terrorista o del criminale comune.
Eppure, nonostante la distanza discorsiva difficilmente colmabile tra l’opera di Leone e la realtà odierna, la banca di Mesa Verde trasformata in prigione politica descrive ancora con forza impareggiabile la violenza del capitale, che non è solo o soltanto una violenza economica, quanto una violenza politica. Nel momento della lotta, anche l’icona dello sfruttamento economico, la banca, può ben servire alla ragione di Stato. Le casseforti un tempo colme di denaro possono rapidamente adattarsi a celle per militanti, se lo impone il corso degli eventi, cioè la lotta di classe. Non è rapinando una banca che si cambia la ragione sociale di quell’istituzione allora, ma attentando al potere politico che consente a quella banca di svolgere quella funzione. Un discorso quanto mai attuale, in questa fase di rifiuto del politico.

lunedì 11 novembre 2013

"MERCOLEDI DELLO STARE INSIEME"

Associazione Aconcagua

L’Associazione ACONCAGUA
VI INVITA
AI
"MERCOLEDI DELLO STARE INSIEME"

DALLE 17,30 PRESSO IL BAR ITHACA IN VIA GARIBALDI 62 FROSINONE

SARANNO PROIETTATI ANCHE I SEGUENTI FILM:

MERCOLEDI 13/11/13:    V COME VENDETTA
GIOVEDI        21/11/13:   BLADE RUNNER
MERCOLEDI 27/11/13:   THE NEXT THREE DAYS
MERCOLEDI   4/12/13:    MARIUS E JANETTE
MERCOLEDI 11/12/13:    NON E’ MAI TROPPO TARDI
MERCOLEDI 18/12/13:    PARADA


sabato 20 ottobre 2012

Salviamo Cinecittà Studios!

Le lavoratrici ed i lavoratori di Cinecittà chiedono a tutti i cittadini di questo Paese il sostegno alla loro battaglia contro chi vuole distruggere lo storico sito degli Studios sulla via Tuscolana, vanto e orgoglio dell'Italia. Abete e soci per rilanciare il cinema, vogliono seppellire Cinecittà sotto una colata di cemento: un albergo di 200 stanze, 6000 parcheggi, piscina, ristoranti, sale fitness, in sfregio alla mission e ad ogni forma di cultura. Per realizzare tutto questo progettano di affittare, vendere e licenziare i lavoratori. Se va in porto questo disegno sparirà per sempre un mondo, la capacità di decine di migliaia di artigiani, che grande hanno fatto la storia del cinema, andrebbe persa per sempre. Cinecittà rimarrebbe soltanto un sogno del passato e l'Italia sarebbe derubata di uno dei suoi simboli più magici. La politica, le Istituzioni, il mondo della cultura devono impegnarsi nella costruzione di un progetto vero.
FIRMA

domenica 27 novembre 2011

Il cinema e la memoria



sabato 26 novembre 2011   Il Cinema e la memoria Vittorio De Sica 110 con lode Frosinone, villa Comunale, via Cicerone h.17 
giovedì 1 dicembre 2011   Il Cinema e la memoria "La Ciociara" Frosinone, Cineteatro Nestor h.20.30 
  giovedì 22 dicembre 2011   Il Cinema e la memoria "Miracolo a Milano" Frosinone, Cineteatro Nestor h.20.30 
  giovedì 12 gennaio 2012   Il Cinema e la memoria "Ladri di biciclette" Frosinone, Cineteatro Nestor h.20.30
giovedì 19 gennaio 2012   Il Cinema e la memoria "SciusciàFrosinone, Cineteatro Nestor h.20.30 
giovedì 26 gennaio 2012   Il Cinema e la memoria "Il giardino dei  Finzi Contini" Frosinone, Cineteatro Nestor h.20.30

giovedì 10 novembre 2011

Lotta di classe evangelica

A cura di Luciano Granieri.

Ecco descritta la  funzione evangelica del povero. In questo spezzone del film  Ettore Scola "C'eravamo tanto amati", c'è l'essenza del contrasto  capitale - lavoro. RICCO e POVERO. Lo speculatore edilizio Aldo Fabrizi, rivendica l'utilità sociale della ricchezza, il ruolo  religioso del ricco. La spiegazione  è rivolta a Gianni giovane avvocato che intendeva mettere a disposizione del proletariato la sua sapienza giuridica. Chi ha visto il film, sa come andrà a finire la carriera dell'avvocato Gianni Perego. Invito a vedere questo contributo. In otto minuti esilaranti si può capire da dove vengono certi guai, che oggi flagellano i ceti medie e poveri del paese. 

domenica 21 novembre 2010

Video Clip del Centro diurno Pasquariello

di Patrizia Monti


Ecco videoclip realizzato dagli utenti che frequentano il corso del cinema del centro diurno Pasquariello . I docenti della sezione dedicata al videoclip sono della scuola "Sentieri Selvaggi", il videoclip è stato ideato dagli utenti ed è stato prodotto in due gg.





martedì 9 novembre 2010

Saturno Film Festival, programma

da Assessorato alla Cultura del Comune di Frosinone



Programma Lunedì 8 Novembre 2010 Ore 09.00 Frosinone
Multisala SISTO
Saturno scuola
L’Italia attraversata e messa a confronto dal cinema
“Paisà” (Italia, 1946) di Roberto Rossellini
Introduce Ernesto G. Laura  
 
Ore 9.00 Ceccano
Cinema Antares
“Tutti a casa” (Italia, 1960) di Luigi Comencini
Introduce Francesco Crispino  
 
Ore 9.30 Frosinone
Villa comunale
(Sala A)  Seminario di studi
Il Ruolo della televisione nella costruzione dell’identità nazionale
Fare gli italiani. Note sulla TV e il suo pubblico
Coordina Vanessa Roghi (Sapienza - Università di Roma, Rai Tre)
Saluti del direttore artistico del SIFF Ernesto G. Laura
Cinzia Bianchi (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia)
Le forme brevi dell’audiovisivo pubblicitario
come esempio di costruzione identitaria e memoria collettiva
Marco Dotti (Università di Pavia e giornalista di )
Il ruolo delle micro-televisioni locali negli anni '80 
 
Ore 10:30 Coffee Break  
 Marcella Rizzo (Università degli studi del Piemonte Orientale)
 La televisione negli anni Ottanta:
domesticità, cultura del consumo e creazione di nuove appartenenze
Enrico Schirò (Associazione Syzetesis),
Lo spettro del linguaggio.
Identità mediatiche e presa di parola nell'Italia contemporanea
 
Ore 15.00 Frosinone
Villa Comunale
(Sala A)  Seminario di studi
Il ruolo della televisone nella costruzione dell’identità nazionale
Seconda sessione.Sceneggiati e fiction televisive
Coordina Luca Peretti (Agenzia del Tempo)
Giancarlo Lombardi (College of Staten Island,
Graduate Center della City University of New York)
Misteri d'Italia tra storia e fiction tv
Giandomenico Curi
(Università Roma Tre, Saturno International Film Festival)
Unità d'Italia e mondo contadino negli sceneggiati televisivi e nel cinema italiano 
 
Ore 16:00 Coffee Break  
 Emiliano Perra (University of Bristol)
 La Shoah nelle miniserie TV
Damiano Garofalo (Associazione culturale BombaCarta)
La donna nella Resistenza (1965):
il caso Liliana Cavani nella retorica televisiva degli anni Sessanta
Federico Ruozzi (Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII)
Televisione, Chiesa cattolica e Democrazia cristiana:
dalle benedizioni degli impianti alle fiction religiose
 
Ore 16.30 Frosinone
Villa Comunale
(Sala B)
Retrospettiva
I 150° dell’Unità d’Italia al cinema
“1860” (Italia,1934) Alessandro Blasetti
Commenta Ernesto G.Laura
  
Ore 18.30 Frosinone
Villa Comunale
(Sala C)
  INAUGURAZIONE FESTIVAL
Aperitivo letterario
Presentazione del libro:
“Gotico padano Dialogo con Pupi Avati” (Le Mani,2010)
di Claudio Bartolini e Ruggero Adamovit
Saranno presenti gli autori e Pupi Avati
Modera Luca Peretti
 
 Ore 21.00 Frosinone
Multisala SISTO Eventi Speciali
“L’arcano incantatore” (Italia, 1996) di Pupi Avati
Presentano il film in sala Pupi Avati, Stefano Dionisi e Patrizia Sacchi
Inaugurano il festival Antonio Abbate (Ass. Cultura Provincia di Frosinone)
Angelo Pizzutelli (Ass.Cultura e Spettacolo Comune di Frosinone),
 Ernesto G. Laura, direttore artistico
e Mariella Li Sacchi, vice-presidente

 
 
  Programma Martedì 9 Novembre 2010
 
Ore 09.00 Frosinone
Multisala SISTO
Saturno scuola
L’Italia attraversata e messa a confronto dal cinema
“Tutti a casa” (Italia, 1960) di Luigi Comencini
Introduce Ernesto G.Laura
 
Ore 9.00 Ceccano
Cinema Antares
 “Paisà” (Italia, 1946) di Roberto Rossellini
Introduce Francesco Crispino
 
Ore 9.30 Frosinone
Villa comunale
(Sala A)  Seminario di studi
Il Ruolo della televisione nella costruzione dell’identità nazionale
Terza Sessione
La storia in televisione
 Coordina Matteo Sanfilippo (Università della Tuscia)
Francesca Anania (Università della Tuscia)
La televisione fra storia e memoria
  Ernesto G. Laura (storico del cinema, direttore artistico del SIFF)
Meccanismi della comunicazione televisiva 
 
Ore 10:30 Coffee Break 
 Italo Moscati (autore e regista televisivo)
 La storia in televisione raccontata da uno dei protagonisti
  Luigi Bizzarri (capostruttura del Nucleo Produttivo Storia di Rai Tre)
 La storia come format televisivo
 
 
Ore 15.00 Frosinone
Villa Comunale
(Sala A)  Seminario di studi
Il ruolo della televisone nella costruzione dell’identità nazionale
Quarta Sessione
I programmi che hanno fatto l’Italia
Coordina Antonello Savoca (Autore TV)
Nicola Tranfaglia (Professore emerito Università di Torino)
La storia in televisione
  Davide Baviello (Università degli Studi di Firenze)
Una storia sconosciuta. La battaglia per la televisione negli esercizi pubblici
Lorenzo De Nicolai (Università degli Studi di Torino)
 Il cantastorie in bianco e nero 
 
Ore 16:00 Coffee Break 
 Yuri Guaiana (Università degli studi di Milano)
La televisione italiana e le celebrazioni del centenario dell’unità d’Italia
Giovanni Cerro (Scuola Internazionale di Alti Studi Scienze della Cultura,
Fondazione Collegio San Carlo)
Un racconto possibile del terrorismo: La notte della Repubblica
 
Ore 16.00 Frosinone
Villa Comunale
(Sala B) 
  Cinema e territorio in Ciociaria
L'Unità d’Italia con grandi protagonisti del cinema
legati al nostro territorio: Nino Manfredi
“In nome del Papa Re”(Italia, 1977) di Luigi Magni
Sarà presente Erminia Manfredi

Ore 18.00 Frosinone
Multisala SISTO
Retrospettiva
“Camicie Rosse”(Anita Garibaldi) (Italia, 1952)
di Goffredo Alessandrini e Francesco Rosi

Ore 18.30 Frosinone
Villa Comunale
 Eventi Speciali
“Il Paese Mancato” di Italo Moscati (2005)
Sarà presente l’autore
 
 
Ore 21.00 Frosinone
Multisala SISTO
Concorso Internazionale
Manusi Rosii/Red Gloves (t.l. Guanti Rossi, Romania, 2010)
di Radu Gabrea
Anteprima per L'Italia
Sarà presente il regista  

 
 Programma Mercoledì 10 Novembre 2010
 
Ore 09.00 Frosinone
Multisala SISTO
Saturno scuola
L’Italia attraversata e messa a confronto dal cinema
“Il cammino della speranza” (Italia, 1950) di Pietro Germi
Introduce Ernesto G.Laura
 
 
Ore 9.00 Ceccano
Cinema Antares
 “Bianco rosso e verdone” (Italia, 1981) di Carlo Verdone
Sarà presente Milena Vukotic
Introduce Francesco Crispino
 
 
Ore 10.00 Frosinone
Villa comunale Seminario di studi
Il Ruolo della televisione nella costruzione dell’identità nazionale
 Tavola rotonda
Televisione e cinema nella storia d'Italia
Coordina Francesco Linguiti (autore tv)
Nel corso dell'incontro saranno proiettati alcune clip del nuovo documentario
di Gianfranco Pannone ma che Storia… (Italia, 2010)
 Francesco Crispino (Università di Roma Tre) 
 Ernesto G. Laura (storico del cinema, direttore artistico del SIFF)
 Stefano Reali (regista)
 Giuliano Montaldo (regista)
 Gianfranco Pannone (documentarista)
 

Ore 16.30 Frosinone
Villa Comunale
(Sala A) 
Eventi Speciali
Proiezione del documentario
La rinascita del parlamento.Dalla Liberazione alla Costituzione (Italia, 2009)
di Antonio Farisi con Neri Marcorè
prodotto dalla Fondazione della Camera dei Deputati
Sarà presente l'autore e delegati della Camera dei Deputati

Ore 16.30 Frosinone
Villa Comunale
(Sala B)  Il territorio si racconta
a cura di Antonio Di Ruzza
Cortometraggi del territorio e incontro con le associazioni culturali locali 
 

Ore 18.00 Frosinone
Villa Comunale
(Sala A) 
  Frammenti video in ricordo di Ugo Tognazzi
Dal set di Ultimo Minuto (Italia, 1987) di Pupi Avati
Realizzato da Mario Canale
Saranno presenti Gianmarco Tognazzi e Marco Leonardi
 
Ore 19.00 Frosinone
Villa Comunale
(Sala C)
Aperitivo letterario
Presentazione del libro: Cinema Nostrum
 Registi, attori e professionisti ciociari del cinema (Teseo, 2010)
a cura di Giovanni Curtis
Sarà presente l’autore. Introduce Giacomo Ravesi

 Ore 21.00 Frosinone
Multisala SISTO
 Concorso Internazionale
Cnrci/The back (t.l. I neri, Croazia, 2009)
Sarà presente il regista Goran Devic
 Versione originale con sottotitoli italiani
 
 
  Programma Giovedì 11 Novembre 2010
 
Ore 09.00 Frosinone
Multisala SISTO
Saturno scuola
L’Italia attraversata e messa a confronto dal cinema
“Bianco rosso e verdone” (Italia, 1981) di Carlo Verdone
Introduce Ernesto G.Laura
 

Ore 9.00 Ceccano
Cinema Antares
“Il cammino della speranza” (Italia, 1950) di Pietro Germi
Introduce Giandomenico Curi
 
 Ore 16.00 Frosinone
Villa comunale
(Sala A)  Cinema e territorio in Ciociaria
L'Unità d’Italia con grandi protagonisti del cinema
legati al nostro territorio: Giuseppe De santis
“Non c’è pace tra gli ulivi” (Italia, 1950) di Giuseppe De Santis
Sarà presente Giordana Miletic e il regista Franco Giraldi
 
Ore 18.30 Frosinone
Villa Comunale
(Sala B) 
Il territorio si racconta
a cura di Antonio Di Ruzza
Cortometraggi del territorio
e incontro con associazioni culturali locali
 
Ore 19.00 Frosinone
Villa Comunale
(Sala C) 
  Aperitivo letterario
Presentazione del libro:“Bella e Perduta” (Laterza, 2009)
di Lucio Villari
Sarà presente l’autore e Giuliano Montaldo
Introduce Ernesto G.Laura
 
 Ore 18.30 Frosinone
Multisala SISTO
Concorso Internazionale
Mała matura 1947/The rite of passage
(t.l. Il rito del passaggio 1947,Polonia, 2010)
di Janusz Majewski
Versione originale con sottotitoli in italiano  
 
Ore 21.00 Frosinone
Multisala SISTO
 Concorso Internazionale
Dall’altra parte del mare (Italia, 2009) di Jean Sarto
Saranno presenti il regista, Gordana Miletic
e Veronica Bilbao La Veja (supervisore alla regia) 
 
  Programma Venerdì 12 Novembre 2010
 
Ore 09.00 Frosinone
Multisala SISTO
Saturno scuola
L’Italia attraversata e messa a confronto dal cinema
“Il Ladro di bambini” (Italia,1992)di Gianni Amelio

Ore 9.00 Ceccano
Cinema Antares
“Mio fratello è figlio unico” (Italia, 2007)di Giandomenico Curi
Introduce Giandomenico Curi

Ore 16.00 Frosinone
Villa comunale
(Sala A) 
Cinema e territorio in Ciociaria
L'Unità d’Italia con grandi protagonisti del cinema
legati al nostro territorio: Marcello Mastroianni
“Allonsanfan” (Italia, 1984) di Paolo e Vittorio Taviani
 
Ore 18.30 Frosinone
Villa Comunale
(Sala B) Il territorio si racconta
 a cura di Antonio Di Ruzza
Cortometraggi del territorio e incontro con le associazioni culturali locali 
 
Ore 18.30 Frosinone
Villa Comunale
(Sala C) 
Aperitivo letterario
Presentazione del libro:
"Maledetti Savoia, Savoia Benedetti
Storia e controstoria dell’Unita d’Italia" (Piemme, 2010)
Di Emanuele Filiberto di Savoia e Lorenzo del Boca
Sarà presente Lorenzo del Boca
Introduce e coordina Antonio Parisi ( Giornalista)
 
Ore 21.00 Frosinone
Multisala SISTO
Concorso Internazionale
Hugo Koblet – Pédaleur de charme (Svizzera, 2010)
di Daniel Von Aarburg
Sarà presente il regista
Targa alla carriera:
Gigi Sgarbozza (ciclista e commentatore RAI)
Valerio Agnoli (ciclista ciociaro)
Versione originale con sottotitoli in italiano

 
 
  Programma Sabato 13 Novembre 2010
 
Ore 09.00 Frosinone
Multisala SISTO
Saturno scuola
L’Italia attraversata e messa a confronto dal cinema
“Mio Fratello è figlio unico” (Italia, 1998)di Daniele Lucchetti
Introduce Ernesto G.Laura
 
Ore 9.00 Ceccano
Cinema Antares
“ll Ladro di bambini” (Italia,1992)di Gianni Amelio
Introduce Giandomenico Curi
 
Ore 17.00 Frosinone
Multisala SISTO
Carlo Lizzani e Ernesto G. Laura
ricordano Mario Verdone
Intervista video con Carlo Verdone
Sarà presente Luca Verdone
 
Incontro
Lo Sport ieri e oggi
Coordina Silvana Silvestri (giornalista)
Intervengono Nino Benvenuti e Daniel Von Aarburg  
 
Ore 18.30 Frosinone
Multisala SISTO
 PREMIAZIONE DEL CONCORSO INTERNAZIONALE
Presenta la serata
Mariolina Simone
Madrina del Festival
Gioia Spaziani
 
 A seguire 
CONCERTO di STEFANO REALI
 Giuria
  Sergio Rubini, Presidente
Giorgia Bongianni
Alessandro Capone
Giancarlo Lombardi
Anna Maria Pasetti