Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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giovedì 19 febbraio 2015

L’Ufficiale zelante e strabico

Angelino Loffredi

Da qualche anno sono in possesso della fotocopia di una informativa redatta dalla Legione dei Carabinieri del Lazio/ Gruppo di Frosinone, messami a disposizione da Lorenzo (Lellenzo) Masi che merita di essere conosciuta, augurandomi possa interessare a chi legge questa nota. E' altresì, doveroso precisare che la stessa è stata trovata da Tommaso Bartoli, conosciuto ricercatore ceccanese, presso l'Archivio di Stato di Frosinone.
Di cosa si tratta ? Di un rapporto predisposto dal Comandante del Gruppo dei Ca- rabinieri di Frosinone, Ten.Colonnello Virginiagiovanni Bianco, indirizzato al Prefetto di Frosinone, il 5 Aprile 1954, avente come oggetto " Assunzioni di impiegati presso il Comune di Ceccano"
Per aiutare chi legge, ad esprimere necessarie e ponderate considerazioni, riporto il testo in modo integrale.
"Per conoscenza, informo che il comune di Ceccano va assumendo impiegati avventizi e straordinari, scegliendoli tra gli attivisti ed i propagandisti dei partiti comunista e socialista.
Infatti, dallo scorso anno ad oggi,, sono stati assunti i seguenti impiegati:
1* Angelini Lorenzo fu Domenico e di Fratini Giuseppa, nato a Ceccano il 12-3-1913, ivi residente, impiegato avventizio con l'incarico di copista. E' attivista e propagandista del pci e iscritto al C.P.C.
2* Ranieri Mario fu Mariano e di Rosati Maria Luigia, nato a Ceccano il 9-9-1921, ivi residente, impiegato straordinario addetto alla trattazione di pratiche danni di guerra. Attivista e propagandista del p.c.i., iscritto al C.P.C.
3* Moffa Wladi di Nunzio e di De Caro Angelina Elvira, nato a Castelfranco il 12.5.1930, studente, avventizio, addetto all'ufficio elettorale attivista e propagandista del p.s.i.
4* Masi Lorenzo di Pietro Felice e di D'Annibale Antonia, nato a Ceccano il 2- 1929, ivi residente, propagandista del p.s.i., impiegato avventizio all'ufficio elettorale."
Le notizie riportate riguardanti le quattro persone sopra indicate sono vere, precise e irreprensibili. Non lo conferma solo la mia memoria, per aver conosciuto tutti, ma anche il registro degli iscritti del PCI dell'epoca.
lorenzoangeliniLorenzo Angelini era iscritto al Pci sin dal 1945, dopo essere stato fra i fondatori della banda partigiana costituita il 4 ottobre 1943. Dal 1956 al 1960 è stato consigliere comunale.
Mario Ranieri era iscritto al PCI dal 1947. Non avendo aderito alla Repubblica Sociale Italiana era stato prigrioniero in Germania. Sia Angelini che Ranieri sono stati convinti comunisti per tutto il resto della loro vita.
Wladi Moffa viene a vivere a Ceccano nel 1951. E' attivo nel PSI dal 1952 e lo sarà ancora per qualche anno. Alla metà degli anni 60 andrà a lavorare presso il comune di Colleferro ove ne diventerà segretario.
Lorenzo (Lellenzo) Masi è vivo e vegeto. Nel 1948 è stato fondatore a Ceccanolorenzomasi lellenzo della Gioventù Garibaldina d'Italia. E' stato sempre seguace del PSI. Nel 1976 è stato sindaco di Ceccano. E' considerato il Padre Nobile dei socialisti in quanto in questi anni travagliati è rimasto fedele alla sua idea.
L'Ufficiale dei Carabinieri con un occhio si dimostra preciso a descrivere la condizione dei quattro sopraindicati ma con l'altro occhio guarda altrove perché non vuole vedere il quadro generale. Mi spiego meglio provando a contestualizzare la situazione. L'Amministrazione comunale che ha deliberato le quattro assunzioni capeggiata dal sindaco comunista Vincenzo Bovieri è sostenuta da consiglieri socialisti e comunisti. Lo strabismo dell'Ufficiale viene rilevato dal fatto che al Prefetto non fa sapere che nella stessa identica situazione si trovano anche altri due dipendenti comunali, indicati dalla Democrazia Cristiana.
L'Ufficiale Bianco, pur avendo responsabilità e conoscenza di quanto sta avvenendo nella provincia di Frosinone inoltre non riporta, non elenca le assunzioni di "colore" politico diverso che si stavano facendo con le stesse modalità presso l'Amministrazione Provinciale e in altri ottanta comuni della provincia a guida democristiana. C'è anche un aspetto che può sfuggire e su cui mi interrogo: perché tale Ufficiale svolge compiti e ruoli che non gli competono? E perché, invia notizie che il Prefetto già conosce? E' opportuno ricordare, infatti, che in quel periodo e fino al 1971 i Prefetti esercitavano un diretto ed ossessivo controllo sugli atti e sulle delibere comunali, attraverso la Giunta Provinciale Amministrativa di cui gli stessi erano presidenti. Infine, tale informativa non chiude con la formula tipica usata da tutte le Caserme locali che completava le notizie evidenziando aspetti che legavano le persone in oggetto alle vicende penali e alla loro dirittura morale. Se il Ten.Colonnello Virginiagiovanni Bianco avesse concluso come facevano Marescialli e Brigadieri dell'Arma avrebbe dovuto riportare "Non hanno processi penali in corso e godono di buona reputazione fra i cittadini di Ceccano".
Settembre 2012

mercoledì 30 aprile 2014

Odifreddi: “Ecco i 6 miracoli di San Giovanni Paolo II”

fonte: http://www.controcopertina.com/

La Chiesa cattolica ha appena proclamato santo Giovanni Paolo II, pontefice dal 1978 al 2005. Ma quali i miracoli che hanno fatto guadagnare al polacco l’ambito titolo? Il matematico Piergiorgio Odifreddi, dal suo blog, ne elenca 6:
4 marzo 1983. “All’aeroporto di Managua in Nicaragua Giovanni Paolo II svillaneggia pubblicamente il ministro della Cultura padre Ernesto Cardenal, inginocchiato di fronte a lui in segno di rispetto, per aver accettato di partecipare al governo sandinista. In seguito, in combutta con il cardinal Joseph Ratzinger, combatterà duramente la teologia della liberazione, di cui Cardenal era uno dei principali esponenti, riducendola al silenzio”.
20 febbraio 1987. “L’arcivescovo Paul Marcinkus, presidente dello IOR, riceve un mandato di cattura dal tribunale di Milano per il coinvolgimento della banca vaticana nello scandalo del Banco Ambrosiano: lo stesso che porterà alla morte dei bancarottieri Michele Sindona e Roberto Calvi. Il papa fa quadrato attorno al “banchiere di Dio”, noto per aver dichiarato che “non si dirige una banca con le Ave Maria”, e lo lascerà al suo posto fino al pensionamento per i raggiunti limiti di età nel 1997″.
3 aprile 1987. “A Santiago del Cile Giovanni Paolo II si affaccia sorridente a salutare la folla dal balcone del Palazzo Presidenziale in compagnia del dittatore Augusto Pinochet, e prega con lui nella cappella del Palazzo: lo stesso in cui nel 1973 era stato assassinato da Pinochet il presidente democraticamente eletto Salvador Allende. In seguito, nel 1993, impartirà al dittatore cileno una benedizione apostolica speciale in occasione delle sue nozze d’oro. E nel 1999, quando Pinochet sarà arrestato in Inghilterra per crimini contro l’umanità, gli manderà un messaggio di solidarietà”.
6 ottobre 2002. “Giovanni Paolo II canonizza, dopo averlo già beatificato il 17 maggio 1992, il prete franchista Josemaria Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei. Paga così il debito nei onfronti della Prelatura della Santa Croce, i cui membri e simpatizzanti l’avevano dapprima eletto al soglio pontificio, e avevano poi sanato i debiti dello IOR, dissanguato dai finanziamenti a Solidarnosc”.
24 marzo 2003. “Giovanni Paolo II ricorda con affetto il cardinal Hans Hermann Groer, dimessosi da primate d’Austria nel 1998 per aver abusato sessualmente di circa duemila ragazzi”.
30 novembre 2004. “Giovanni Paolo II abbraccia pubblicamente padre Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Dio, nella fastosa e festosa celebrazione dei suoi sessant’anni di sacerdozio, e lo omaggia per “un ministero sacerdotale colmo dei doni dello Spirito Santo”. Dimentica di dire che per mezzo secolo il prete ha sistematicamente violentato seminaristi e fedeli, e ha convissuto regolarmente e contemporaneamente con quattro donne, da cui ha avuto cinque figli, che ha sia violentato che portato in udienza dal Papa”.
Oggi milioni di fedeli esultano per la santificazione di Karol Wojtyla ma, per Odifreddi, c’è da sperare che il nuovo santo” non interceda per noi”.

sabato 27 luglio 2013

Un bel libro esempio di valori ed eventi straordinari

Giuseppe Grilli. fonte: http://www.unoetre.it/


Il bel libro di Lucia Fabi e Angelino Loffredi di cui si parla oggi è un esempio di come valori ed eventi straordinari siano autentici proprio nella loro irriducibile "località". CECCANO CON GLI OPERAI DEL SAPONIFICIO ANNUNZIATA  (1951-1962) racconta una storia italiana, anzi racconta la storia italiana nel suo momento di maggior crisi della seconda metà del Novecento, una storia senza la quale la stessa realtà odierna, del terzo millennio risulta incomprensibile.
Il libro è strutturato come un racconto, profondamente documentato, ma sul piano della retorica formale, è una narrazione piuttosto convenzionale: due o tre premesse o antifatto per giungere al climax che ricostruisce il nodo centrale, datato 1961-1962. La ricostruzione è sostanzialmente tesa verso l'esito tragico, la morte. A morire è in realtà un eroe innocente, non direttamente coinvolto nell'epico scontro tra il Padrone e gli Operai. Luigi Mastrogiacomo colpito a morte dal fuoco delle forze dell'ordine (un reparto speciale, si racconta, forgiato per sorreggere, forse, le avventure golpiste che saranno tentate dal Principe Borghese e dal generale De Lorenzo) era sì un dipendente del saponificio, ma quando fu ucciso rientrava a casa dai campi, perché il salario era innanzi tutto il surplus per la costruzione della casa. Il libro riporta il quadro che ne tracciò Paese sera: un'Italia in transito tra condizione contadina e mutazione industriale il cui obiettivo non era tanto il benessere di una società moderna, quanto una mutazione antropologica e la diffusione del modello della piccola borghesia, già esaltato dal ventennio fascista. Luigi fu la vittima sacrificale (il farmakòs) di questo straordinario passaggio che coinvolse la Ciociaria e ne face, per un attimo, il simbolo di una realtà in movimento.
Lo sciopero all'Annunziata che finì in uno scontro tra la cittadina e il suo popolo e un imprenditore difeso dalla componente più retriva dello schieramento politico nazionale (non di quello locale!) si svolse, infatti, nel breve e inteso periodo della costruzione del disegno moroteo e fanfaniano di costruzione degli equilibri che avrebbero dato vita al centro sinistra e al governo Fanfani-Nenni. In un articolo su Rinascita opportunamente ripreso e citato nel libro, il leader massimo, il Migliore, decreta l'ineluttabile fallimento del progetto che avrebbe potuto cambiare l'indirizzo del paese. Ceccano, nella prospettiva tagliatina, è relegata all'identità di realtà "del Mezzogiorno": amen!
È assolutamente vero. Il centro sinistra fallì, e il suo stratega – nel 1975 – assassinato in una trama dai risvolti ancora in parte oscuri. Il libro, in proposito, ovviamente non interviene, ma ci sono tanti spunti che possono essere ripresi. Il MSI, sostenuto direttamente da Giorgio Almirante, nella sua realtà ceccanese è tra i maggiori sostenitori della resistenza operaia nel periodo in cui la fabbrica cerca di emanciparsi dalla conduzione paternalistica e familistica dell'industria Annunziata. La Cisl, a lungo asservita al padrone, lentamente si emancipa e diventa rappresentanza di interessi popolari, proprio in quella congiunzione di identità contadine e operaie (non a caso, il massimo interpreta della lotta è l'On. Angelo Compagnone, nota per la sua battaglia legislativa sulla miniriforma agraria della "colonia migliorataria"). Ma l'espressione dell'ambiguità e dell'interclassimo è resa esplicita (a p. 40) con la documentata seppur minima biografia di Francesco Battista: un politico di lungo corso la cui vicenda rispecchia, credo, abbastanza fedelmente la storia imprenditoriale di Antonio Annunziata, quel Francesco Battista che in straordinaria sintonia con la svolta politica e la costituzione del centro-sinistra nazionale viene eletto sindaco di Ceccano con la medesima formula politica che mette fine all'esperienza della giunta di sinistra (o social comunista).
Ancora due postille. Il libro dedica un capito (ai miei occhi il più avvincente) al ritratto di Annunziata. Ne viene fuori un esempio egregio di quello che è stata la formazione piuttosto banditesca del capitalismo italiano, nelle sue intuizioni come nelle sue miserie. L'origine è quanto mai oscura e modesta: il padre, e poi, lui stesso nei primi decenni del secolo breve (il '900) sono artigiani dediti all'elaborazione di sapone su basi e ricette tutte interne al mondo agricolo. Già durante il ventennio c'è la prima evoluzione, favorita dalla costituzione autarchica dell'economia. Ma l'esplosione è con il dopoguerra in cui l'intuizione imprenditoriale è in una ricetta semplice: buon prodotto a prezzi imbattibili. Questo risultato si ottiene con metodi che definirei laurini (forse non aveva tutti i torti Togliatti nel definire la matrice "meridionale" dell'epicentro ceccanese). Su queste basi imprenditoriali il successo è assicurato, ma non dura. Annunziata prende i soldi, infatti, e scappa. A Cortina d'Ampezzo, dove fissa la sua residenza. Nel frattempo ha anche ottenuto il titolo di Cavaliere del Lavoro. Un lavoro in parte suo, in massima parte degli operai contadini di Ceccano.
Seconda postilla. Il modello Annunziata con la sua scala rovesciata e quello della sinistra mi paiono sulla distanza (e ciò si evince dal libro, seppure non appare come la sua tesi di fondo), abbastanza prossimi. L'idea di costruire isole di solidarietà locale, fondate su di una convergenza di interessi "comuni" o accomunabili non ha retto alla trasformazione. La seconda industrializzazione della Valle del Sacco si è svolta con modalità diverse rispetto a quelle dell'imprenditoria rampante, con l'ingresso delle multinazionali, fino all'arrivo della Fiat nel sud della Provincia. Parimenti, dopo un prolungato, eppure effimero, successo del modello di rappresentanza di un nuovo centro-sinistra (interpretato localmente dal duo Scalia-De Angelis) ha fatto anch'esso bancarotta.
L'oggi è questo. Deindustrializzazione, crisi del modello sociale di riferimento, crollo dei valori piccoli borghesi. Sinistra senza idee e senza nessun progetto di società condivisa. Evviva!


mercoledì 29 maggio 2013

I bambini di Cassino al V congresso del Pci

Lucia Fabi, Angelino Loffredi

Lucia Fabi e Angelino Loffredi sono impegnati da tempo a non far disperdere la memoria dei fatti del territorio e della società in cui operano, Ceccano e la provincia di Frosinone. Partendo da fatti e accadimenti anche emotivi a loro vicini ricostruiscono un periodo, un pezzo di storia. “L’infanzia salvata. Nord e sud un cuore solo” appartiene a questa collana d’impegno. E’ il racconto di come 3448 bambini di Ciociaria reclutati in 49 comuni di questa provincia disastrata dalla guerra vengono inviati al nord ospiti della solidarietà e della generosità di famiglie di lavoratori che li ricevono nelle loro case, li sfamano e li rivestono, li mandano a scuola e hanno cura della loro fede religiosa. Questo avviene perchè lo vuole e lo decide il Pci come qui viene narrato descrivendo tratti del dibattito che si svolge nel V Congresso di questo partito.
«Presso l’Aula Magna dell’Università di Roma, alle 14,30 del 29 dicembre del 1945, Pietro Secchia apre i lavori del V Congresso del PCI. Il precedente congresso i comunisti lo avevano tenuto in semiclandestinità nel lontano 1931, alla vigilia della presa del potere di Hitler, a Colonia, in Germania . I delegati presenti sono 1800, un numero elevatissimo. E’ la prima volta che tanti comunisti si ritrovano a discutere insieme in un clima di libertà. Lo fanno a soli sette mesi dalla fine della guerra inaugurando così la stagione dei congressi, non solo del partito comunista, ma anche di tutti gli altri partiti. Qualche settimana prima Alcide De Gasperi è diventato primo ministro di un governo di unità nazionale di cui anche i comunisti fanno parte. (…)Delegati al V Congresso del PciDelegati al V Congresso del Pci
Nel congresso ci si confronta sulle grandi questioni fino a quando il 31 non interviene Raul Silvestri , uno dei tredici delegati della federazione di Frosinone .
Silvestri aveva fatto parte della Resistenza nella zona di Ripi, aveva stampato e diffuso un giornaletto titolato “Avanguardia” e si era distinto per atti di sabotaggio lungo la via Casilina per rallentare il transito dei camion tedeschi diretti a Cassino.
Il suo intervento è centrato esclusivamente sulla realtà del cassinate e descrive il doloroso disastro ereditato, la fame, la mancanza di un tessuto produttivo, la triste realtà di una città fantasma assediata dalle mine, dominata dalle macerie, insidiata dall’acquitrino e dalla malaria. Sono argomenti che toccano la sensibilità dei delegati. Egli scava veramente in profondità, tocca Bimbi partono da CeccanoBimbi partono da Ceccanoi sentimenti di tutti i partecipanti. In termini concreti parla del Sud, della miseria, dell’ unità.
Lo stesso Li Causi, dirigente affermato del PCI, delegato siciliano, riprende il tema della saldatura fra Nord e Sud. Lo fa pensando alle spinte indipendentiste portate avanti nella sua regione dall’ esercito volontari indipendenza Sicilia, al quale il bandito Giuliano ha aderito assumendo il grado di colonnello. Il 1945, infatti, è un anno durante il quale frequenti sono gli scontri a fuoco fra carabinieri e banditi-indipendentisti, tutti raccordati con Andrea Finocchiaro Aprile e tendenti ad ipotizzare la Sicilia come 49° Stato degli Stati Uniti.
L’allarme posto da Silvestri trova unanimi consensi e immediatamente si apre una gara di solidarietà fra i delegati del nord Italia a favore della città di Cassino. Dalla maggior parte degli interventi scaturiscono adesioni e proposte per affrontare il disastro causato in quella zona.
Già durante la discussione pomeridiana del 31 gennaio i delegati delle federazioni di Pavia, Imperia e Mantova annunciano la disponibilità ad ospitare i bimbi del cassinate. Il clima è tanto appassionato e interessato che il segretario della sezione di Cassino, il ferroviere Giovanni Gallozzi, sente il dovere di salire sulla tribuna del congresso per ringraziare tutti i delegati per questa grande generosità.
In seguito a questo clima solidale,” l’Unità” del 2 gennaio del 1946 scriverà che questo è stato il regalo per il nuovo anno. L’attenzione attorno alla città più distrutta d’Italia rimane costante, pertanto il 5 gennaio il congresso nomina una delegazione per andare il giorno successivo a Cassino per portare aiuti, discutere e prendere impegni.
Ne fanno parte Teresa Noce ( Estella), Secondo Pessi del CLN della Liguria, Renzo Silvestri della federazione di Frosinone.Altri bimbi della provincia di Frosinone partono per il nordAltri bimbi della provincia di Frosinone partono per il nord
Il giorno dopo a Cassino la delegazione arriva con una autocolonna di soccorsi della Rai per consegnare pacchi viveri, medicinali, chinino, 100.000 lire, e davanti al sindaco della città, Gaetano Di Biasio, e a tante mamme, in un’atmosfera di commosso e incredulo silenzio, la delegazione prende l’impegno di far ospitare i bambini della zona da famiglie del Nord e di inviare ogni mese 150 pacchi. Immediatamente tutti i presenti incominciano a mostrare interesse e chiedono precisazioni per le procedure da attuare.
In serata la delegazione ritorna a Roma e quando i lavori congressuali stanno per terminare Teresa Noce sale sulla tribuna e descrive la desolazione incontrata. Parla emozionata e commuove tutti i presenti: «Bisognava vedere le madri ringraziarci con le lacrime agli occhi per l’offerta di condurre i loro bambini fuori dall’inferno in cui vivono. Bisognava vedere i loro volti emaciati dalla febbre e dalla malaria che ha colpito tutti: uomini e donne, vecchi, bambini, giovani e ragazzi.
Porteremo via da Cassino 800 bambini e con le nostre cure riusciremo a guarirli. Bisogna fare di più perché ci sono altri bambini nella zona che hanno bisogno di viveri, di vestiario, di medicinali e di chinino per vincere la malaria” e quando, forte, si alza l’urlo “Salviamo i bambini di Cassino, salviamo l’infanzia » i delegati scattano in piedi applaudendo lungamente e manifestando una convinta adesione al problema che è stato posto in modo così appassionato.
Un apprezzamento doveroso è rivolto, inoltre, alla persona di Estella, a ciò che rappresenta, alla sua autorevolezza. Non va dimenticato che Teresa Noce ha partecipato alla guerra di Spagna, successivamente internata in Francia e poi inviata in un campo di concentramento a Ravensburg, in Germania. Di ritorno, dopo essersi ristabilita, insieme a Daria Biffi, Dina Ermini e Maria Maddalena Rossi, organizza a Milano e a Torino, già nell’ottobre del 1945, il trasferimento dei bambini orfani e poveri verso le famiglie delle province di Mantova e di Reggio Emilia .
Togliatti alla conclusione dei lavori si fa carico dell’atmosfera instauratasi tra i presenti in seguito a ciò che hanno sentito e si esprime in termini chiaramente impegnativi e inequivocabili.
«Abbiamo visto con commozione come l’appello per aiutare i bambini di Cassino ha portato ad una gara fra le nostre organizzazioni allo scopo di mostrare a quei disgraziati figli del nostro popolo, vittime innocenti di una politica di tirannide, di violenza e sventure che intorno a loro è raccolta la parte migliore del popolo italiano. Sono raccolti operai ed intellettuali, uomini e donne che vivono di lavoro e che vogliono col loro sforzo rendere più leggera la sofferenza odierna del popolo e rinsaldare in una rinnovata coscienza di solidarietà nazionale i vincoli che uniscono tutti gli strati dei lavoratori » .
Con il V congresso s’inaugura una più attenta elaborazione politica sull’unità fra Nord e Sud. Già in quei giorni nelle borgate romane e nella provincia di Latina tanti bambini si stavano preparando per partire il 19 gennaio 1946 verso il Nord; nei mesi successivi altri bambini sarebbero partiti dal cassinate, dalle province di Rieti e de L’Aquila; l’anno dopo dalla Campania, dalla Sicilia e dalla Sardegna. Nel 1950 verranno ospitati i figli degli imprigionati per la rivolta di San Severo e poi i ragazzi di Calabria appartenenti a famiglie alluvionate.
Togliatti in quel momento è , forse, l’unico ad avere letto e studiato tutti gli scritti di Antonio Gramsci e ad avere meglio assimilato cosa era stato il Risorgimento con il suo limitato consenso e la scarsa adesione delle masse popolari.
Il pensiero di Antonio Gramsci non è ancora ben conosciuto ed è proprio attraverso il particolare impegno di Togliatti che verrà studiato e approfondito, per affermarsi in Italia come il “traduttore politico” del socialismo scientifico. Non è un caso o una coincidenza se nei giorni del Congresso lungo i corridoi dell’Università sono esposti 12 dei suoi trentatrè quaderni scritti in carcere . E’ il capitale teorico e politico messo a disposizione degli Italiani, è la fonte alla quale si disseteranno ricercatori, analisti per capire la politica e l’Italia, ma rappresenta anche la stella polare attraverso la quale si svilupperà la politica del PCI.
L’aiuto ai bambini di Cassino, così come a quello delle popolazioni meridionali, non è solo un umano gesto di fraterna solidarietà, ma rappresenta lo snodo di una strategia tendente a creare dal basso una unità fra ceti sociali di regioni diverse.
Le indicazioni di Togliatti sono chiarissime, espresse da un dirigente di grande prestigio.
Ora bisogna coniugare il dire con il fare: il lavoro si sposta verso la periferia nelle federazioni, nelle sezioni, sul territorio, e il contatto con le masse di cittadini diventa sempre più capillare e decisivo.»
Lucia Fabi e Angelino Loffredi, moglie e marito, hanno militato nel Pci. Angelino ne è stato dirigente provinciale fino al suo scoglimento. Eletto consigliere provinciale nelle liste comuniste per queste è stato anche sindaco di Ceccano, suo comune di nascita e di residenza.

sabato 15 settembre 2012

Un Ufficiale zelante e strabico

Angelino Loffredi

Da qualche anno sono in possesso della fotocopia di una informativa redatta dalla Legione dei Carabinieri del Lazio/ Gruppo di Frosinone, messami a disposizione da Lorenzo( Lellenzo) Masi che merita di essere conosciuta, augurandomi possa interessare a chi legge questa nota. E’ altresi, doveroso precisare che la stessa è stata trovata da Tommaso Bartoli, conosciuto ricercatore ceccanese, presso l’Archivio di Stato di Frosinone.
Di cosa si tratta ? Di un rapporto predisposto dal Comandante del Gruppo dei Carabinieri di Frosinone, Ten.Colonnello Virginiagiovanni Bianco, indirizzato al Prefetto di Frosinone, il 5 Aprile 1954, avente come oggetto “ Assunzioni di impiegati presso il Comune di Ceccano “
Per aiutare chi legge, ad esprimere necessarie e ponderate considerazioni, riporto il testo in modo integrale.

“ Per conoscenza, informo che il comune di Ceccano va assumendo impiegati avventizi e straordinari, sciegliendoli tra gli attivisti ed i propagandisti dei partiti comunista e socialista.
Infatti, dallo scorso anno ad oggi,  sono stati assunti i seguenti impiegati:

1* Angelini Lorenzo fu Domenico e di Fratini Giuseppa, nato a Ceccano il 12-3-1913, ivi residente, impiegato avventizio con l’incarico di copista. E’ attivista e propagandista del pci e iscritto al C.P.C.

2* Ranieri Mario fu Mariano e di Rosati Maria Luigia, nato a Ceccano il 9-9-1921, ivi residente, impiegato straordinario addetto alla trattazione di pratiche danni di guerra. Attivista e propagandista del p.c.i., iscritto al C.P.C.

3* Moffa Wladi di Nunzio e di De Caro Angelina Elvira, nato a Castelfranco il 12.5.1930, studente, avventizio, addetto all’ufficio elettorale attivista e propagandista del p.s.i.

4* Masi Lorenzo di Pietro Felice e di D’Annibale Antonia, nato a Ceccano il 2- 1929, ivi residente, propagandista del p.s.i., impiegato avventizio all’ufficio elettorale. “

Le notizie riportate riguardanti le quattro persone sopra indicate sono vere, precise e irreprensibili. Non lo conferma solo la mia memoria, per aver conosciuto tutti, ma anche il registro degli iscritti del PCI dell’epoca.
Lorenzo Angelini era iscritto al Pci sin dal 1945, dopo essere stato fra i fondatori della banda partigiana costituita il 4 ottobre 1943. Dal 1956 al 1960 è stato consigliere comunale.
Mario Ranieri era iscritto al PCI dal 1947. Non avendo aderito alla Repubblica Sociale Italiana era stato prigrioniero in Germania. Sia Angelini che Ranieri sono stati convinti comunisti per tutto il resto della loro vita.
Wladi Moffa viene a vivere a Ceccano nel 1951. E’ attivo nel PSI dal 1952 e lo sarà ancora per qualche anno. Alla metà degli anni 60 andrà a lavorare presso il comune di Colleferro ove ne diventerà segretario.
Lorenzo ( Lellenzo) Masi è vivo e vegeto. Nel 1948 è stato fondatore a Ceccano della Gioventù Garibaldina d’Italia. E’ stato sempre seguace del PSI. Nel 1976 è stato sindaco di Ceccano. E’ considerato il Padre Nobile dei socialisti in quanto in questi anni travagliati è rimasto fedele alla sua idea-
L’Ufficiale dei Carabinieri con un occhio si dimostra preciso a descrivere la condizione dei quattro sopraindicati ma con l’altro occhio guarda altrove perché non vuole vedere il quadro generale. Mi spiego meglio provando a contestualizzare la situazione. L’Amministrazione comunale che ha deliberato le quattro assunzioni capeggiata dal sindaco comunista Vincenzo Bovieri è sostenuta da consiglieri socialisti e comunisti. Lo strabismo dell’Ufficiale viene rilevato dal fatto che al Prefetto non fa sapere che nella stessa identica situazione si trovano anche altri due dipendenti comunali, indicati dalla Democrazia Cristiana. L’Ufficiale Bianco, pur avendo responsabilità e conoscenza di quanto sta avvenendo nella provincia di Frosinone inoltre non riporta, non elenca le assunzioni di “ colore “politico diverso che si stavano facendo con le stesse modalità presso l’Amministrazione Provinciale e in altri ottanta comuni della provincia a guida democristiana.
C’è anche un aspetto che può sfuggire e su cui mi interrogo: perché tale Ufficiale svolge compiti e ruoli che non gli competono? E perchè, invia notizie che il Prefetto già conosce?. E’ opportuno ricordare, infatti, che in quel periodo e fino al 1971 i Prefetti esercitavano un diretto ed ossessivo controllo sugli atti e sulle delibere comunali, attraverso la Giunta Provinciale Amministrativa di cui gli stessi erano presidenti. Infine, tale informativa non chiude con la formula tipica usata da tutte le Caserme locali che completava le notizie evidenziando aspetti che legavano le persone in oggetto alle vicende penali e alla loro dirittura morale. Se il Ten.Colonnello Virginiagiovanni Bianco avesse concluso come facevano Marescialli e Brigadieri dell’Arma avrebbe dovuto riportare “ Non hanno processi penali in corso e godono di buona reputazione fra i cittadini di Ceccano “.







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venerdì 25 maggio 2012

28 maggio 1962 un momento da ricordare

Angelino Loffredi


Il piazzale antistante il saponificio alle ore 19,45 del 28 maggio 1962 è stato sgomberato. La parte 

inferiore della città è sovrastata da una nuvola di fumo, tanti sono i colpiti, gran parte medicati nell’ambulatorio di Nazzarena e Francesco Panfili. Le forze dell’ordine dovrebbero registrare che non esistono pericoli di un “ assalto “ al saponificio, pertanto, dovrebbero rientrare nei ranghi, invece senza alcun motivo incominciano a sparare.
A 50 anni di distanza può apparire incredibile quello che stiamo scrivendo ma è andata proprio cosi e faremo del tutto per ricostruire gli avvenimenti mettendo in evidenza i momenti drammatici e più significativi.
Pur colpiti selvaggiamente, i tantissimi cittadini non si disperdono ma rimangono raggruppati in tre aree: in Piazza Berardi; in località Borgata e via San Francesco.
Se ingiustificate sono state le cariche che si sono ripetute su tanti inermi cittadini, ancora di più  si dimostra criminale l’ordine di sparare. Si spara in tutte le direzioni. Non siamo in grado di documentare l’ora esatta e l’ ordine cronologico dei ferimenti  ma solo quelle dei luoghi.


Ennio Serra, velocissimo atleta della Società Atletica Ceccano, di ritorno dall’allenamento dal campo sportivo, ricorda le foglie dei platani cadere colpite dai proiettili, il fastidio proveniente dal lancio dei candelotti lacrimogeni e la necessità di ripararsi nei locali del Cral in Via S. Francesco. In particolar modo ha presente, ancora vivo nella memoria, il drammatico  momento in cui, con altri, soccorre Luigi Mastrogiacomo colpito sotto un platano, lontanissimo dai cancelli, per trasportarlo all’ambulatorio del dottor Panfili  e poi  di averlo caricato ormai senza dare segni di vita, sulla seicento del dottore per trasportarlo nell’ Ospedale di Ceccano che allora si trovava nella parte alta del paese.
Il quotidiano “ Paese sera “ qualche giorno dopo, il 30 maggio, ricordava l’operaio ucciso con questi termini:
“era stato militare durante la guerra in Grecia ma si vantava di non aver ammazzato nessuno. Pendolare, edile a Roma mentre la moglie restava tutto il giorno curva sulla terra a sradicare la gramigna dai solchi. Quando ritornava da Roma, se ancora era giorno, andava direttamente a zappare accanto alla moglie. Stavano risparmiando il centesimo per fare la casa e l’ultimo mattone lo avevano murato due anni prima: una casetta ad un piano con quattro stanzette pulite, con grandi finestre spalancate sulla campagna nella zona Pescara. Avevano raggiunto il sogno di due sposi. Da un anno lavorava da Annunziata, ritenendo questa una condizione migliore di quella precedente per il maggior tempo che aveva a disposizione. Quel giorno, o meglio quella sera, come tutte le altre, dopo il lavoro nei campi era sceso fra i suoi compagni, aveva i vestiti da contadino. Per tutta la giornata infatti era stato con le viti e con la macchina del verderame. Quando l’ammazzarono aveva indosso una camicia a scacchi colorata e un paio di calzoni neri “.
Luigi Mastrogiacomo, 44 anni, lascia la moglie Francesca Savone e due figlie: Fabrizia e Felicia  Con molta probabilità nella sparatoria è il primo ad essere colpito.
Questo era Luigi      
Vincenzo Cipriani, 24 anni, operaio della BPD di Bosco Faito, ritorna dalla fabbrica, arriva in pullman e scende alla fermata della Stazione Ferroviaria. Si incammina verso la Borgata perché in quella zona dovrebbe incontrare la fidanzata ma trova invece le forze dell’ordine che gli sparano addosso spappolandogli il fegato. Nella stessa incursione le forze dell’ordine mitragliano l’ambulatorio del dott  Filippo Apruzzese situato sul ponte della ferrovia colpendo la serranda semichiusa e feriscono all’inguine il diciottenne Vincenzo Bovieri, apprendista elettrauto, che casualmente si trovava in quel luogo. Il dottore alzando una fodera bianca va dal Colonnello Mambor, situato sul piazzale avanti i cancelli del saponificio informandolo che deve passare con un ferito per portarlo in Ospedale.
Per capire meglio la drammaticità degli avvenimenti riportiamo quanto rilasciato dal dottore “ Mentre mi allontanavo sentivo Mambor gridare ai suoi “ Basta, pazzi, basta. Fatela finita, non sparate più” Ma neanche lo sentivano. Ora sparavano in alto ma appena ebbi superato la barricata che gli operai avevano alzato ripresero a sparare a mezza aria “.

 Vengono feriti con arma da fuoco tre dipendenti del saponificio che si trovavano al di la del ponte sul Sacco in prossimità della Farmacia, allora di proprietà Ferrara: Angelo Cicciarelli, 35 anni, colpito da una pallottola al petto, Vincenzo Malizia, 42 anni, colpito alla spalla sinistra e Remo Mizzoni, 42 anni, ferito alla caviglia sinistra. Tutti e tre vengono ricoverati presso l’Ospedale di Ceccano.
Le pallottole arrivano addirittura a colpire l’officina di Riccardo Vasetti, lontanissima dal teatro di guerra.

 E’ curioso e incredibile riportare il racconto riguardante il ferimento di Francesco Celenza, 44 anni. Costui è un coltivatore diretto, animatore della Bonomiana. Ritorna con il suo automezzo carico di fieno verso casa, situata  in via Farneta. Entra nell’area della sparatoria, imprecando contro gli operai e inneggiando a Gerardo Gaibisso e alla DC, la supera e quando sta arrivando a casa si accorge di avere del sangue sulla camicia. Solo allora ricorda di aver sentito un pizzico sul petto ma di aver sottovalutato il fatto. Da cultore dell’ordine costituito, da timorato dello Stato, non va in Ospedale perché passando avanti il saponificio, teme di essere arrestato, insomma ha paura di apparire un agitatore e di essere ritenuto un colpevole. La mattina seguente febbricitante, senza forze, convinto dalla moglie, alle nove si ricovera  nell’Ospedale di Ceccano.

Il sarto Attilio Del Brocco, ventenne, è colpito da un colpo sparato a poca distanza in un vicolo di Borgo Berardi, costeggiante l’edificio della scuola elementare. Ferito alla gamba destra e soccorso da Umberto Moscato, viene caricato sulla giardinetta di quest’ultimo e trasportato all’Ospedale di Frosinone. Si ritrova per tutta la nottata nella corsia con poliziotti e carabinieri, leggermente contusi  per qualche sassata ricevuta.  Nella giornata successiva parenti e amici che vanno  a visitarlo dispensano tante contumelie e insulti ai militi ricoverati tanto da temere l’insorgere di una rissa, pertanto Del Brocco venne spostato in un’altra camera.
Con molta probabilità Del Brocco potrebbe essere stato l’ultimo ad essere ferito perché è ipotizzabile che la strada verso l’ospedale di Ceccano fosse ostruita sia da una barricata sul ponte della ferrovia e poi dalla barricata, ben più robusta, eretta alla fine del ponte sul Sacco, a fianco del cantiere Evangelisti.
Carabinieri e poliziotti hanno compiuto, armi alla mano, tante incursioni lontani dalla fabbrica. A supportarlo è la  superiora del  Manicomio, Suor Olga Visconti, che qualche giorno dopo mostra alla stampa un foro a fianco di un Crocifisso affisso all’interno della struttura.

Ci siamo limitati a riportare i dati più salienti e non ci siamo dilungati su altri  aspetti: feriti, manganellati, i trascinati a forza dentro il saponificio, selvaggiamente picchiati e poi abbandonati sull’asfalto fuori dai cancelli della fabbrica.
A rappresentare l’opera di distruzione rimane la parete anteriore della scuola Berardi interamente crivellata di colpi.

L’avvocato Sancte De Sanctis, membro della Giunta Provinciale Amministrativa, residente nella parte superiore della città, assiste dalla sua abitazione alla sparatoria. Telefona al Prefetto, il quale sentendo la descrizione degli avvenimenti e non riuscendo ad  entrare in contatto con il Questore che in quel momento si trova nel saponificio, sollecita l’avvocato a mettersi in contatto con quest’ultimo per fermare la sparatoria.. L’avvocato insieme con l’assessore comunale Peppino Masi con un pezzo di stoffa bianca alzata attraversano tutto il ponte, arrivano ai cancelli del saponificio e riportano l’ordine del Prefetto.
Non siamo in grado di documentare i termini dell’incontro. Ciò che possiamo riportare è che De Sanctis e Masi dopo l’incontro con il Questore si dirigono prima verso il gruppo che si trova su via San Francesco e poi verso il gruppo della Borgata ove c’è una presenza di giovani che ancora scaraventa sassi verso le forze dell’ordine. Sono i due che convincono a desistere  rimandando  a casa alcuni ed accompagnando  altri passando davanti ai cancelli della fabbrica riuscendo a  fermare cosi ogni contrasto.
Un ora dopo da Roma arriva l’Ispettore del Ministero, Di Lorenzo. Raccoglie notizie solo dal Questore poi e se ne ritorna a Roma.
 All’una del ventinove maggio, Annunziata e la sua famiglia vengono convinti a lasciare Ceccano. Alle ore 3 dal saponificio vengono allontanati i crumiri e portati in un residence di  Fiuggi.
Chi è che ha dato l’ordine di sparare e quali furono le necessità di arrivare ad un atto cosi estremo ?. E’ impossibile dare una risposta esauriente. A tale proposito ci limitiamo a riportare quello che scrisse Luigi Tonelli su “ L’Unità “ del 30 maggio:
“ Ci tornano in mente le parole del Tenente Colonnello Mambor colui che ha dato l’ordine di aprire il fuoco “ Ci hanno aggredito- aveva detto con un cinismo gelido che spaventava- e abbiamo sparato. Non ho potuto evitarlo: quando ho gridato di cessare il fuoco, nessuno ha rispettato il mio ordine “ Mambor è il comandante del battaglione dell’VIII Mobile che dal 16 maggio stazionava nel saponificio.
Il Ministro Taviani in parlamento dirà, in modo pappagallesco e macchiettistico, che furono gli operai ad assalire le forze dell’ordine e queste costrette a difendersi, sparando.
Presso l’Archivio di Stato di Frosinone non esistono ne la relazione del Questore che documenta i fatti ne il verbale del Magistrato che chiude l’istruttoria di tale assassinio.
Nella mattinata del 29 la salma di Mastrogiacomo si trova nella camera mortuaria dell’ospedale di Ceccano. I familiari per vegliarlo dovranno aspettare pazientemente fuori, sotto un sole cocente l’arrivo a tarda mattinata del Magistrato. Solo dopo la salma verrà messa a disposizione della famiglia e portata nella sua abitazione.
Ma non è finita. I poteri forti, lo Stato, attraverso il Prefetto  cerca di piegare il Sindaco Bovieri provando a  coinvolgerlo a tenere una cerimonia funebre privata ad evitare cioè che il funerale abbia una caratteristica pubblica. Il motivo è il solito, quello pretestuoso: l’ordine pubblico, il popolo potrebbe avere una reazione inconsulta. Bovieri resiste, non cede, telefonicamente, anzi chiede al Prefetto che nessun poliziotto, nessun carabiniere sia nelle strade di Ceccano. Saranno gli operai con le loro divise di lavoro, con un bracciale nero al braccio ad assicurare il servizio d’ordine. Parole dette cosi come si dice, a brutto muso.
Terminata la conversazione telefonica, Bovieri, al tramonto, dal comune scende al saponificio, e indossata avanti ai  cancelli indossa, entra, consegna ai guardiani l’ordinanza di requisizione del complesso industriale.
Un atto di giustizia, lo Stato finalmente dopo mesi di servilismo si riscatta, attraverso la propria cellula fondamentale e il coraggio di un sindaco dimostra di non essere vile e remissivo verso i forti.
Alle ore 10 del 30 maggio un lungo, sterminato corteo accompagna la salma di Mastrogiacomo dalla casa, situata nella zona Pescara, accompagna alla chiesa di San Giovanni e poi al cimitero. Finita la cerimonia religiosa, in Piazza 25 luglio parlano l’Avv. De Sanctis, a nome dell’amministrazione comunale e il sindacalista Macario, segretario regionale della CISL. Quest’ultimo, fra le altre cose, chiederà che la polizia non deve essere armata durante i conflitti di lavoro.
Nelle stesse ore con modalità e tempi diversi in tutta Italia le organizzazioni del lavoro unite indicono uno sciopero generale.
Ma Annunziata non cede, La fabbrica è ferma ma lui non fa marcia indietro. Il 2 giugno Amintore Fanfani, Presidente del Consiglio dei Ministri, trovandosi a Frosinone per inaugurare un tronco dell’autostrada del sole incontra una delegazione di ceccanesi. Con toni molto sicuri e decisi afferma che seguirà personalmente la situazione e la vertenza  verrà chiusa al più presto.
Il 5 giugno  la dolorosa e lunga vicenda finalmente si chiude , l’accordo viene sottoscritto. Gli operai otterranno 45 lire al giorno in più. Questa volta l’arrogante padrone delle ferriere non ha trovato sulla sua strada la protezione necessaria.
Senza avere documenti alla mano ma leggendo i giornali dell’epoca, possiamo ipotizzare che tale sbocco è legato al clima politico esistente. L’uccisione di Mastrogiacomo diventa un caso nazionale e la sua morte viene sempre accompagnata alla richiesta di disarmo della polizia nei conflitti di lavoro. Fanfani e Nenni impegnati a formare un governo di centro sinistra non possono mantenere  un clima cosi acceso attorno ad una vicenda su cui anche nelle organizzazioni cattoliche si chiede una positiva e rapida chiusura.
 Si, si chiude. Annunziata non più protetto cede ma  è pronto a riprendere il bastone di comando. In giorni di dolore e di soddisfazione  nessuno è in grado di prevedere gli sviluppi futuri. Le lotte sociali, tutte e in qualsiasi parte del mondo dimostrano  che  le conquiste e  i successi ottenuti non sono mai definitivi.
Forse  presto avremo tempo  per ricordarlo.   

venerdì 27 aprile 2012

Violenza e manganelli, altro che premio di produzione

Lucia Fabi,  Angelino Loffredi

Ricordiamo che il 4 febbraio 1962 le organizzazioni sindacali insieme agli operai del saponificio concordarono di sospendere lo sciopero per poter approfondire meglio i contenuti del contratto nazionale sottoscritto il giorno prima a Roma.
Una sospensione saggia, prudente e responsabile per non compiere errori. Il tema fondamentale riguarda l’istituzione del premio di produzione. Un elemento nuovo nel rapporto fra impresa e lavoratori. L’accettazione da parte dell’azienda non dovrebbe rappresentare un problema visto che un autorevole rappresentante della società, il dottor Carlo Martini, all’inizio di febbraio annunciasse la disponibilità, una volta sottoscritto il contratto nazionale.

Ancora una volta le cose non vanno come dovrebbero andare. Si ricomincia a trattare presso l’Ufficio Provinciale del Lavoro di Frosinone, ma il commendatore ad ogni incontro nel momento decisivo compie sempre un passo indietro.
Si arriva così al 25 aprile quando alle ore 22 la CGIL e la CISL, dopo aver verificato che l’imprenditore si rifiuta di discutere l’istituzione del premio di produzione, proclamano lo sciopero. E’ opportuno arrivati a questo punto vedere meglio la situazione dell’impresa: nel dopoguerra ha incamerato dallo stato circa 200 milioni di lire come indennizzo per danni subiti durante la guerra; la fabbrica si estende su un area di 50.000 metri quadrati, di cui 30.000 coperti; il lungo periodo di salari bassi ha dato la possibilità di apportare alcune importanti innovazioni tecnologiche. Ha, inoltre, aperto nuovi impianti per la lavorazione e la vendita di copra, farina di cocco, mangime e glicerina. Dal 1955 è il primo produttore italiano di sapone secco e fornitore unico dell’Esercito. Nell’interno del Governo gode di chiare e ostentate protezioni politiche: Augusto Fanelli, Pietro Campilli e Giulio Andreotti. Nell’azienda lavorano 537 operai e 21 impiegati. Il dato veramente significativo consiste nell’aver chiuso il bilancio 1961 con 7 miliardi di lire di utile. Antonio Annunziata è consapevole che tale situazione si protrarrà ancora per tanti anni per cui accettare il premio di produzione per il 1962 significa precostituire un riconoscimento anche per gli anni successivi. La ricchezza prodotta non può essere divisa con nessuno. Neanche in termini irrisori.

Lo sciopero una volta proclamato presenta, però, anche alcune situazioni di grandi difficoltà: 50 operai non aderiscono e rimarranno giorno e notte in fabbrica. Nello stesso tempo attorno ad Annunziata scattano tanti piccoli e grandi meccanismi di protezione. Nessuno verifica le condizioni igienico-sanitarie esistenti dentro la fabbrica. La polizia che presidia i cancelli della fabbrica permette che gli automezzi vi entrino  per poter caricare il sapone, e così anche l’automezzo del ristoratore che una volta al giorno porta i viveri. Inoltre vengono assunti durante lo sciopero sei persone e costoro raggiungono il posto di lavoro trasportati dai carabinieri.
Gli operai in lotta non si arrendono, godono di un sostegno dell’intera città, vengono aiutati finanziariamente dagli operai delle fabbriche della provincia, i commercianti sono immediatamente disponibili a fare credito. Anche l’unità politica è salda. Il Comitato cittadino lancia lo sciopero di solidarietà cittadina per mercoledì 16 maggio. La manifestazione, per evitare provocazioni della polizia, si deve tenere a cominciare dalle ore 10 nella parte alta della città, su Piazza venticinque luglio. Tutti gli ambulanti, considerato che è di mercoledì, unanimemente aderiscono allo sciopero, i commercianti locali lasciano abbassate le saracinesche.
Mentre la piazza si va riempiendo, alle 9,40 il sindacalista Malandrucco e alcuni operai che presidiano notano che dentro la fabbrica due camionisti della ditta Nicola Turriziani stanno caricando le scatole di sapone sopra i camion. Si tratta della solita, quotidiana razione di illegalità riservata alla città di Ceccano. Il sindacalista e altri operai si agitano, insultano e si avvicinano ai cancelli, chiedono ai poliziotti di intervenire. Ovviamente costoro se ne guardano bene.
A tanti anni di distanza è difficile quantificare quanti fossero, sicuramente non più di venti, tanti infatti erano coloro che normalmente formavano il picchetto, anche perché in quei minuti l’appuntamento per tutti era nella parte superiore della città. Pochi operai, dunque, ma sufficienti a far muovere le forze di polizia. Il Vice questore Grilli, forse, non aspetta altro e da ordine ai commissari Gianfrancesco e Mansiero di far sgomberare il piazzale antistante i cancelli. Gli operai non arretrano. Il Commissario più anziano indossa la fascia tricolore e dopo aver intimato lo sgombero ordina di  suonare la tromba come segnale della carica che arriva immediata. Non sono solo i poliziotti che si muovono manganellando, ma si mettono in moto anche le camionette che fanno sentire le sirene. Gli operai sotto un’eccezionale forza d’urto arretrano, ma non si fanno prendere dal panico. Le sirene suonano, le camionette incominciano a fare i caroselli e dalle stesse si manganellano tutti i presenti che si trovano nelle vicinanze di Piazza Berardi. In questo momento vengono brutalmente fermati 4 cittadini e portati dentro il saponificio e qui sono brutalmente picchiati. Avanti i cancelli, nelle vicinanze della fabbrica non c’è alcun operaio. Non esiste alcuna preoccupazione per l’inviolabilità della fabbrica, i poliziotti e jeep invece continuano a colpire fino dentro il centro storico, al bivio di via Gaeta e fino alla zona Borgata. Com’era già avvenuto nella carica del 7 novembre, il suono delle sirene non mette paura anzi stimola, eccita, invita a rispondere e diventa una chiamata alle armi. Dalla parte alta, coloro che si trovano in piazza corrono verso la zona ponte, attraverso le tante stradine del centro storico, sembrano tanti rivoli di acqua che si ampliano sempre più e che su Piazza Berardi si allarga fino a diventare un fiume in piena.
Sulla riva destra del Sacco l’imprenditore Nestore Evangelisti sta costruendo due fabbricati di notevoli dimensioni. Gli operai e tanti altri cittadini indignati per tanta ingiustificata prepotenza impugnano tanti pezzi di ferro, sbarre di legno e pietre. Prima viene istallato uno sbarramento per fronteggiare l’urto della polizia. Le camionette vengono affrontate, qualche operaio riesce a salire sulle stesse. Poi quando la piazza si riempie ancora di più la barricata diventa mobile, la polizia arretra mentre incominciano a volare sassi che colpiscono con precisione i poliziotti. I rapporti di forza sono modificati. La polizia dopo due cariche è costretta a rinchiudersi nel saponificio. Pur essendo arrivate a Ceccano tutte le forze esistenti nel territorio provinciale, la polizia è in difficoltà, si sente assediata.
Dalla parte superiore del paese scendono il sindaco Bovieri, altri amministratori e sindacalisti. Il questore Tagliavia fa entrare tutti nella fabbrica e apre la discussione mentre fuori regna un clima silenzioso e teso. Chiede al primo cittadino di  impegnarsi per convincere la popolazione a rimuovere l’assedio. In risposta il Sindaco  chiede di liberare i fermati. La trattativa va avanti a fatica: alle 13 viene liberato prima l’operaio Angelo Mizzoni, alle 14,30 il barbiere Fiore Ciotoli, alle 15 Vincenzo Maura, ritornato da pochi giorni dal Venezuela e Giovan Battista Masi, operaio, e più tardi ancora Arnaldo Brunetti. Ogni volta che uno dei fermati usciva dai cancelli si udivano applausi e grida di gioia, che lasciavano trasparire tanta soddisfazione. Il Sindaco e gli altri contribuiscono a normalizzare la situazione, la tensione si allenta. Gran parte dei presenti ritorna a casa.

Si contano anche i feriti: fra gli operai Giovanni Funari si trova ricoverato presso l’Ospedale di Ceccano per ricevere 6 punti di sutura alla gamba. Ne avrà per nove giorni.
Risulta essere più penalizzante la situazione fra le forze dell’ordine: presso l’Ospedale di Frosinone vengono ricoverati i carabinieri Mario Campagna e Leonardo Selvaggi insieme ai poliziotti Cesare Migliozzi e Giuseppe Lombardi mentre i poliziotti Giuseppe di Franco, Giorgio Martignano, Michele Rizzo, Giorgio Germano Belli e Nicola D’Andrea vengono curati e rimandati a casa.
Ma non è finita: lacrimogeni, poliziotti e carabinieri attivamente impegnati, jeep, manganellate ed una forza d’urto inusitata non sono stati in grado di piegare i cittadini, anzi risultano esserci fra le forze dell’ordine tanti feriti e poi c’è la vera e grande mortificazione del  vero e proprio assedio, dove la forza dei militari è stata messa in discussione. Un Questore costretto a chiedere aiuto al Sindaco e trattare con lo stesso il rilascio dei fermati. Tutto questo non può passare inosservato. Alle già tante forze dell’ordine presenti in Ceccano se ne aggiungono altre. Alle 18, infatti, proveniente da Roma, inviato dal Ministro della Difesa arriva un battaglione della VIII brigata mobile. A tanti anni di distanza verremo a sapere che costoro sarebbero stati a disposizione del Generale De Lorenzo per portare avanti nell’estate del 1964 il piano Solo. Sono carabinieri comandati dal Tenente Colonnello Mambor. Arrivano con otto automezzi e vengono accolti con tanti fischi. Non stazionano fuori i cancelli ma entrano dentro la fabbrica. Non debbono avere contatti con i cittadini, non debbono essere contaminati dagli argomenti degli operai. In quei giorni si diceva che i poliziotti, essendo stati troppo a contatto con la gente comune, non avessero  dimostrato durante gli scontri la necessaria durezza e cattiveria.
I volti dei nuovi arrivati manifestano tanta rabbia e lasciano trasparire una volontà di vendetta per riscattare l’affronto subito.

venerdì 23 marzo 2012

Uniti si vince

Lucia Fabi,  Angelino Loffredi

 La scelta degli operai del saponificio Annunziata di respingere l’accordo del 9 novembre sottoscritto in Prefettura dai rappresentanti sindacali, dal punto di vista formale è dirompente, rappresenta una sconfessione. Un caso sicuramente raro e lo stesso Prefetto nella sua comunicazione al Ministro dell’Interno lo definisce “inusitato”
Se  seguiamo attentamente lo sviluppo degli avvenimenti ci accorgiamo che la ferita è  subito rimarginata, anzi sembra che non sia mai esistita. Quella scelta, infatti, non porta a nessuna lacerazione fra operai e rappresentanza sindacale e nemmeno fra operai e la città di Ceccano. Anzi l’appoggio e l’unità dei ceccanesi attorno alla lotta operaia si rafforzarono e si estesero ulteriormente.
Il 10 novembre a sostegno degli operai viene indetto uno sciopero di dipendenti del Manicomio di Ceccano e degli operai del mobilificio Viola. Nello stesso giorno gli operai della BPD  partono in corteo dalla fabbrica di Bosco Faito per portare la loro solidarietà agli scioperanti in lotta. Alle 20 dello stesso giorno, il Consiglio Comunale riunito per discutere altre questioni, sospende i lavori per incontrarsi con Gino Annunziata, figlio del commendatore, per sollecitarlo a riprendere la trattativa con i sindacati.
Il giorno successivo nella tenda “ Giarabub “ si verifica un via vai di delegazioni provenienti dalle fabbriche di Isola del Liri, e due conducenti di autobotti, incaricati ad entrare nel saponificio, si rifiutano di farlo fermandosi in prossimità dei cancelli. Scendono dagli automezzi e fraternizzano con gli operai.
Per tutta la durata dello sciopero ogni mattina alle 7,30 le sirene dello stabilimento continuavano a suonare e si mormorava che quel suono stava a significare la disponibilità del commendatore e il suo perdono verso gli scioperanti. Gli stessi, però, con un altoparlante posto sotto la tenda, rispondevano con il suono de “ L’inno dei lavoratori “ Con questi  diversi suoni veniva dato il buon giorno ai ceccanesi.
L’unità, dunque, era tanto forte che Luciano Renna sul “ Il Messaggero “del 12 novembre scriveva “ Una cosa si va delineando sempre più: gli operai non sono soli. Al loro fianco hanno tutta la popolazione e le altre categorie di lavoratori della provincia.”
Nella giornata del 13, Secchi responsabile dell’Ufficio Provinciale del Lavoro, direttamente raccordato con il Prefetto, sente i sindacati per trovare una soluzione positiva. Negli stessi momenti nelle sale del Comune l’Assessore Peppino Masi, attraverso un’azione di paziente tessitura, riesce a favorire la costituzione di un Comitato Cittadino di solidarietà verso gli operai e la redazione di un manifesto immediatamente fatto affiggere nel paese e di cui riportiamo il testo “ Considerato che l’agitazione in corso e la posizione assunta dal datore di lavoro determinano il prolungamento dello sciopero, con evidente danno per gli interessi dei lavoratori e dell’economia locale, il comitato auspica una sollecita ripresa delle trattative per un soddisfacente componimento della controversia. Nel frattempo invita la cittadinanza tutta a dare un concreto appoggio agli operai e alle loro famiglie con contributi da versare presso la segreteria del comitato stesso per lenire, sia pure in parte, il loro stato di disagio “
E’ ancora più interessante e significativo conoscere anche coloro che sottoscrissero quel testo: il Sindaco Bovieri, i gruppi consigliari, Francesco Colapietro e Giovanni Percili in rappresentanza dei dipendenti del Manicomio, Giuseppe Ranieri e Salvatore Cicciareli per conto dei dipendenti BPD, Giuseppe Roma per conto dell’Alleanza Contadini e e Giuseppe Pizzuti per conto della Coltivatori Diretti, Andrea del Brocco e Amedeo Gizzi per le organizzazioni artigiane e Augusto de Nardis per l’Unione Commercianti. Queste adesioni esprimevano l’eccezionale sostegno cittadino assicurato allo sciopero.
Sempre Luciano Renna su “ Il Messaggero “ del 14 novembre, scrive riferendosi a quanto accaduto il giorno precedente “ Poco dopo le ore 20 erano pervenute agli scioperanti, presso la tenda, dove arde nella notte un fuoco continuo, oltre 130 offerte in viveri e denaro”
L’unità cittadina tanto estesa e ben manifesta sotto forme diverse sollecita un’attenzione continua e particolare verso le richieste operaie. Presso l’Ufficio Provinciale del Lavoro, il Dott. Secchi, attraverso contatti diretti o per via telefonica  ha completato la sua azione di ricognizione, ha sentito infatti, più volte le parti, per cui fa sapere al Prefetto che esistono le condizioni per raggiungere l’accordo.
Nel pomeriggio del 14 novembre il Prefetto convoca la proprietà e i sindacati in Prefettura. Dal verbale di accordo, anche questo in nostro possesso, risulta che il commendatore non è presente: è rappresentato dal figlio Gino e da Francesco Galella.
Le rappresentanze sindacali presenti sono composte da Sferrazza, Altini e Rocca per la CISL e Malandrucco, Berardinelli, Di Piazza, Roma e De Santis per la CGIL.
Cosa succede ?
Nell’incontro del 9 novembre si era raggiunto l’accordo di pagare 10.000 lire a persona come ’”una tantum” per ogni persona, come risarcimento o una riparazione per il mancato rispetto delle clausole contrattuali.
In Prefettura si arriva a  verbalizzare l’accordo nei termini che riportiamo: “Fermo restando l’accordo sottoscritto il 9 novembre corrente, la Ditta corrisponderà ai propri operai le somme appresso indicate secondo la loro qualifica “
Alle 10.000 lire già concordate per tutti, la significativa novità ora è costituita dal fatto che verranno erogate altre “ 6.700 lire per gli operai specializzati, 4.700 lire per gli operai qualificati, 3.900 lire per i manovali qualificati, 2.900 lire per i manovali comuni, 2.000 lire per le donne di qualunque categoria.”
Per concludere, riportiamo ancora che “ il pagamento degli importi venga effettuato entro tre giorni.”
Per gli operai tale accordo rappresenta un grande successo, corrisponde interamente alle richieste preventivamente sollecitate e per le quali era stato portato avanti uno sciopero durato sette giorni.