Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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domenica 22 settembre 2019

IL MARTIRIO DI GAZA

Umberto Franchi



- In Israele si sono tenute le elezioni, ma qualunque governo riusciranno a fare, quasi sicuramente non cambierà le condizioni dei Palestinesi ne tano meno degli oltre due milioni di abitanti che vivono in 365 Km quadrati della striscia di Gaza, e che da 13 anni subiscono un blocco militare ed economico devastante imposto da Tel Aviv ;

- Nella lingua di terra Palestinese , i suo abitanti subiscono un blocco aereo, marittimo e terrestre spietato.. con la pesca ridotta all’osso e da 10.000 pescatori di dieci anni addietro si sono ridotti agli attali 3.500 che vivono sotto la soglia di povertà (5 euro al giorno) , perché Israele autorizza a pesca solo all’interno delle 10 miglia, sparando contro ed affondando tutte le barche ed i suoi equipaggi che splafonano l’area delimitata…;

- I Palestinesi di Gaza, governati da Hamas, chiedono sempre all’Onu di fare togliere il blocco marino… ma qualsiasi risoluzione in tal senso viene regolarmente bloccata dal veto USA… Solo chi non vuol vedere o ha il prosciutto sugli occhi, non dice che esiste un muro in tutta la striscia di Gaza con la chiusura anche delle frontiere con l’Egitto… ed Israele lascia entrare a Gaza merci per solo un quarto di quello che entrava in precedenza rendendo impossibile , o in modo adeguato anche la ricostruzione delle città ridotte in macerie proprio come facevano i Tedeschi (tabula rasa)…
- Israele sostiene che il blocco è necessario per evitare i lanci di missili da Gaza verso le città Israeliane e l’arrivo di armi ai militanti palestinesi attraverso l’Egitto… ma Israele non dice che il blocco è in violazione della risoluzione dell’ONU n. 1860 votata l’8 gennaio del 2009 e che la violazione banditesca della risoluzione ONU viene supportata anche dagli USA per tenere il popolo debole ed alla fame ;
- L’agricoltura viene praticata a ridosso dello sbarramento con un intrigo fatto di muri, recinzioni metalliche, reti di filo spinato , lungo 65 km, costruito in dispregio della direttive internazionali, ed i militari Israeliani hanno imposto il divieto di coltivazione nel 70% delle terre che prima venivano coltivate ed i militar impediscono a qualsiasi contadino di poter andare nei propri terreni sparando ad altezza di uomo e tagliando l’energia elettrica , con i contadini, che sono circa 44.000 persone, i quali devono vivere con le proprie misere entrate (non più di 100 euro al mese) …;

- Il coordinatore umanitario dell’Onu, Robert Piper, denuncia come la situazione negli ultimi anni si sia aggravata e gaza sia diventata invivibile con il 53% della popolazione disoccupata ed il 70% tra i giovani… con le strutture produttive distrutte con oltre 2.000 fabbriche distrutte, dalle due guerre scatenate da Israele nel 2006 e nel 2008, (che causarono la morte di 4.300 palestinesi e 72 raeliani) con una economia locale che è collassata ;


- La distruzione dell’unica centrale elettrica da parte Israeliana ricostruita solo in parte permette l’erogazione elettrica solo in alcune ore della giornata e l’interruzione periodica di corrente, non permette la conservazione nei frigoriferi del cibo e nemmeno la funzionalità degli ospedali , dove la corrente dura circa 4 ore giornaliere e con cure mediche condizionate dall’embargo, dove manca il 65% dei medicinali necessari alle cure e gli interventi chirurgici non possono essere garantiti a causa della mancanza di energia elettrica .

- Insomma ’assedio di Gaza da parte Israeliana colpisce rende schiavi i suoi abitanti internati in un grande lager e fa assomigliare sempre più Israele a quello che facevano i Nazisti nei loro confronti !


- Infine serve una bella faccia tosta , sostenere che sono dei terroristi, chi combatte per ridare il diritto ai Palestinesi di ritornare nelle proprie terre ed anche case… (da quando sono stati cacciati nel lontano 1948 al fine di costruire lo stato Israeliano perché esisteva oltre 2.000 anni prima…) e magari chiamare democratico il governo degli oppressori israeliani e Netanyahu, il quale dopo avere incentivato l’occupazione , da parte dei coloni, delle terre conquistate nella guerra del 1966, ha fatto la campagna elettorale dicendo che se avrebbe vinto le elezioni garantiva l’annessione ad Israele di tutta la Cisgiordania (sic)

mercoledì 24 luglio 2019

L’ONU insorge contro Israele per la demolizione di decine di abitazioni ed edifici palestinesi a Sur Bahir, quartiere alla periferia di Gerusalemme Est occupata

La Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese


Il 22 luglio, a firma dei massimi rappresentanti dell’ONU presenti a Gerusalemme, Jamie McGoldrick (Ufficio Coordinatore Umanitario), Gwyn Lewis (Direzione UNWRA delle operazioni in Cisgiordania), e James Heenan (Capo Uffcio Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati) è stata diramata una “dichiarazione congiunta” di ferma condanna dell’ arbitraria demolizione ad opera dell’esercito occupante israeliano di decine di abitazioni ed edifici legittimamente abitati dalla popolazione palestinese a Sur Bahir, quartiere alla periferia di Gerusalemme Est occupata. I tre funzionari dell’ONU denunciano senza esitazione l’illegalità dell’operazione affermando che "La politica israeliana di distruggere le proprietà palestinesi non è compatibile con gli obblighi dettati dalla legge internazionale …Per di più provoca espulsioni e contribuisce al rischio di ulteriori trasferimenti forzati di molti palestinesi". E richiamano la condanna del 2004 della Corte penale internazionale per la costruzione del Muro.
La Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese, nel diffondere  il testo integrale della Dichiarazione e la relativa traduzione in italiano, denuncia con grande tristezza questo ennesimo atto violento e ingiusto che colpisce brutalmente persone palestinesi già rifugiati, che adesso devono subire la seconda espulsione della loro vita. 
Se il furto della terra e delle vite palestinesi continua e Israele ancora una volta può espellere illegittimamente e tuttavia impunemente la popolazione palestinese dai suoi territori è perché mai la comunità internazionale si è levata a contrastare efficacemente la politica espansionistica di Israele ed il suo colonialismo di insediamento. 
La colpevole inerzia della comunità internazionale è la ragione per cui il genero di Trump Kushner ha potuto osare di proporre il suo piano, noto anche come “l’Accordo del Secolo”, che tanto ha occupato i media particolarmente nell’ultimo mese.
Kushner, che ha generosamente finanziato i progetti dei coloni con la fondazione di famiglia, ha messo in piedi un’astuta e subdola strategia mirante a vincere perdendo. In realtà, il piano è stato pensato per costringere i palestinesi in un angolo dal quale l’unica loro risposta possibile all’accordo di pace proposto (denaro contro la Terra Palestinese) non avrebbe potuto che essere un secco rifiuto. Ed infatti, la popolazione Palestinese, unita, ha rifiutato categoricamente di partecipare alla conferenza in Bahrain. Tutti i palestinesi, di qualsiasi orientamento, sanno che "l’Accordo del Secolo" è contro le leggi e le risoluzioni internazionali e contro i diritti dei profughi. 
La popolazione Palestinese è sempre più vulnerabile poiché la strategia delle autorità israeliane rende la vita dei Palestinesi sempre più difficile, i loro diritti sempre più violati, la loro terra più ridotta. Ma i Palestinesi non perdono la loro fierezza e non rinunciano alla loro dignità. Hanno bisogno, però, più che mai del sostegno internazionale in applicazione di leggi e trattati sottoscritti da tutti gli Stati.



QUESTA E’ LA DICHIARAZIONE CONGIUNTA DEI SEGUENTI 3 UFFICI ONU sulle demolizioni delle abitazioni palestinesi in corso.

Dichiarazione ufficiale sulle demolizioni a Sur Bahir 

Dichiarazione congiunta di Jamie Mc Goldrick (  Ufficio Coordinator Umanitario) di Gwyn Lewis ( Direzione UNWRA delle operazioni in Cisgiordania) e di James Heenan ( Capo Uffcio Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati) . GERUSALEMME 22 luglio 2019

Oggi stiamo seguendo con tristezza la distruzione delle abitazioni nella comunità palestinese di Sur Bahir da parte delle autorità 
 israeliane.
Informazioni provvisorie emergenti dalle comunità  indicano che centinaia di militari israeliani sono entrati nella comunità' questa mattina ed hanno demolito numerosi edifici residenziali, incluse case abitate nelle zone A, B, C della Cisgiordania sul versante Gerusalemme Est del Muro. 
L' operazione in larga scala è iniziata nelle prime ore del mattino, prima dell' alba e ancora al buio, forzando fuori dalle loro case le famiglie che vi risiedevano creando grande stress tra i residenti.  Tra coloro espulsi a forza o coinvolti vi sono rifugiati palestinesi che affrontano nuova espulsioni, già avvenute nella loro vita. 
Le Organizzazioni umanitarie si preoccupano di dare una risposta di emergenza chi è espulso o coinvolto nella distruzione delle loro proprietà private. Ma non esiste alcuna assistenza umanitaria che possa sostituire una casa o ripianare l’enorme perdita economica subita dai proprietari. Molti di coloro che sono coinvolti riferiscono di aver investito i risparmi di una vita in quelle proprietà, dopo aver ottenuto i regolari permessi  di costruzione da parte dell' Autorità Palestinese. Quello che è successo oggi in Sur Bahir e' allarmante anche perché molte altre abitazioni e strutture ora rischiano la stessa distruzione.  


La politica israeliana di distruggere le proprietà palestinesi non è compatibile con gli obblighi dettati dalla legge internazionale. Tra i vari punti, la distruzione delle proprietà private nei territori sotto occupazione militare è solo permessa se assolutamente necessaria per operazioni militari, cosa che non riguarda oggi.  Per di più provoca espulsioni e  contribuisce al rischio di ulteriori trasferimenti forzati di molti palestinesi in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est.

Nel 2004 la Corte Penale Internazionale ( CPI)  ha dichiarato illegale la costruzione del Muro e ha definito ingiustificata da emergenze militari le parti del Muro  erette all' interno della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, come vediamo a Sur Bahir. Questo viola gli obblighi di Israele dettati dalla legge internazionale.
Appena 15 anni fa, quasi nello stesso giorno di luglio, l' Assemblea Generale ONU con la Risoluzione ES 10 / 15 del 20 luglio 2004 richiedeva ad Israele  il rispetto degli obblighi legali  definiti dalla Corte Penale Internazionale. Se fossero rispettati questi principi, la legge internazionale umanitaria e dei diritti umani, la popolazione di Sur Bahir non avrebbe subito i traumi di oggi e la violazione dei loro diritti. 

domenica 31 marzo 2019

Per Israele bombardare Gaza è propaganda elettorale

Soraya Misleh


 
I quasi due milioni di palestinesi che vivevano a Gaza, nella Palestina occupata, hanno vissuto un'altra delle loro molteplici notti di terrore. Massicci bombardamenti israeliani sono stati registrati a partire dallo scorso giovedì (14 c.m.) e hanno causato il ferimento di quattro palestinesi. Lo Stato di Israele ha lanciato attacchi aerei su più di cento «bersagli» a sud della stretta striscia.
Come consuetudine, hanno affermato che si è trattato di una rappresaglia per il lancio di due missili da parte di Hamas, che nega, che avrebbero presumibilmente colpito Tel Aviv. Nessuna vittima e nessuna rivendicazione confermata, solo una scusa abituale per promuovere un nuovo massacro in funzione di propaganda elettorale.
Di fronte alla denuncia per corruzione del primo ministro Benjamin Netanyahu, il processo elettorale israeliano è stato anticipato al 9 aprile, lo stesso giorno del genocidio sionista nel villaggio palestinese di Deir Yassin nel 1948, l'anno della Nakba (la catastrofe palestinese da cui nacque lo Stato di Israele attraverso la pulizia etnica).
L'offensiva funge da propaganda elettorale ed è stata approvata anche dal principale concorrente di Netanyahu, Benny Gantz. In vista dei voti da conquistare con il sangue dei palestinesi, si è affrettato ad affermare che Israele doveva agire in modo "severo".
Come c’era da aspettarsi, il governo brasiliano, come gli Stati Uniti, non hanno tardato ad unirsi al coro di condanna del presunto attacco a Israele. Come buon alleato sionista, Bolsonaro premierà l'occupazione con nuovi accordi. È già programmato per fine mese un viaggio a Tel Aviv per incontrare Netanyahu. 
Un segnale che a Bolsonaro non interessano le vite dei palestinesi, cosa che ha un senso per chi si è spesso distinto con affermazioni disgustose. La visita si svolge nel pieno dell’intensificarsi degli attentati a Gaza negli ultimi mesi.
Bombardamenti come questo si sono intensificati a Gaza negli ultimi mesi. Tra l’11 e il 13 di novembre del 2018, Israele ha lanciato una pesante offensiva col falso pretesto di doversi difendere a sua volta. «Difesa» di chi occupa il territorio palestinese. Utilizzando questa spudorata argomentazione, i criminali attacchi aerei a campione sono diventati più frequenti con l’avvicinarsi delle elezioni israeliane, come indicato da diversi analisti.
Ogni settimana vengono lanciate bombe a gas e i cecchini sionisti puntano i loro fucili contro le teste dei palestinesi che protestano contro l'assedio inumano a cui sono sottoposti da quasi 12 anni nella Striscia di Gaza e per il legittimo diritto dei rifugiati di tornare nelle loro terre. Dal 30 marzo 2018, queste manifestazioni si tengono ogni venerdì, come parte della Lunga Marcia del Ritorno. Fino ad oggi si contano 250 morti e 25mila feriti. In via eccezionale questa settimana, le proteste sono state sospese prima  dell'imminenza di un massacro israeliano.
La situazione a Gaza è drammatica. La popolazione affronta una grave crisi umanitaria a causa dell’accerchiamento inumano, crisi aggravata dai massacri e bombardamenti costanti. La resistenza, tuttavia, non si piega. Promette manifestazioni gigantesche il prossimo 30 di marzo: «Giornata della Terra per i palestinesi, in omaggio ai martiri che protestarono in Galilea, nel 1976, contro il sequestro delle loro terre da parte di Israele».
I palestinesi persistono e resistono, grazie alla loro memoria collettiva, attraverso la loro presenza scomoda al colonizzatore, attraverso il coraggio dei bambini che lanciano pietre contro i carri armati e la denuncia dei crimini israeliani. Pietre, poesie, bottiglie incendiarie e altre «armi» improvvisate, nei modi loro possibili.
È urgente sostenere questa eroica resistenza e circondare Gaza con una solidarietà militante incondizionata in tutto il mondo.
 
(* militante palestinese del Pstu, sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale.
Traduzione di Massimiliano Dancelli dal sito della Lit- www.litci.org)
 

sabato 3 novembre 2018

Aderiamo alla campagna promossa degli atleti palestinesi #BoycottPuma photos

Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel 
traduzione di Luciano Granieri





Stanno crescendo le pressioni sulla Puma affinchè annulli la  sponsorizzazione  all’IFA
 (Israel Football Association),  la federazione calcistica di Israele ndt. La IFA include nel suo campionato squadre  dei coloni insediatisi nei territori rubati ai Palestinesi. Più di 200 club sportivi palestinesi hanno inviato una lettera invitando la Puma ad interrompere il contratto  di sponsorizzazione .

Solo qualche settimana fa più di mille tweet hanno sollecitato la Puma a fare tutto il possibile per interrompere il supporto al  furto illegale di terre messo in atto dagli israeliani

Sappiamo che i dirigenti della Puma conoscono il problema. Intensifichiamo quindi la pressione  per convincere la Puma a compiere un passo in favore dei diritti dei Palestinesi.
Insieme agli atleti Palestinesi vogliamo lanciare il boicottaggio contro la Puma almeno  fino a quando rimarrà complice del proposito di Israele di lavare con lo sport i suoi crimini di guerra e la sua violazione dei diritti umani.

Perché Boicottare Puma?

Puma sta sponsorizzando la Israel Football Association  (IFA).  Associazione in cui è bene accolta la partecipazione al campionato e   alle competizione correlate   delle squadre che hanno sede negli  insediamenti illegali israeliani. L’occupazione militare israeliana  ha cacciato dalle proprie case intere famiglie palestinesi compresi i bambini, per lasciarle ai coloni. L’occupazione dei coloni israeliani è considerata come un crimine di guerra dalle leggi internazionali.

Lo scorso luglio è stato annunciato che l’Adidas non avrebbe più sponsorizzato l’IFA a seguito di una campagna internazionale che ha inviato  oltre 16.000 firme nella loro sede.

Possiamo farlo ancora.

Aderisci  alle azioni sui social media #BoycottPuma 
Gli atleti ed i club sportivi palestinesi hanno già dato il calcio d’inizio alla campagna, 

Seguiamo la loro ispirazione


1)      Stampiamo la  Locandina Boicotta il marchio Puna
2)      Facciamoci una foto  mostrando la locandina
3)      Postiamo la foto sui social usando l’hashtag  #BycottPuma

Organizziamo una compagna di boicottaggio della Puma in ogni territorio.
Ci sono molti modi per dare seguito alla campagna. Si possono organizzare boicottaggi presso i clienti Puma per fermare la catena degli acquisti, Aderiamo all’appello Palestinese per boicottare la Puma! Insieme possiamo  spingere la Puma  a compiere un passo  verso i diritti dei Palestinesi

mercoledì 24 ottobre 2018

Lapidata a morte da coloni israeliani

fonte: Il Faro sul Mondo


Quella che vi raccontiamo oggi è solo una delle tante atrocità che si consumano quotidianamente contro il popolo palestinese. Ieri sera, una donna palestinese è stata lapidata a morte dai coloni israeliani nella parte settentrionale della Cisgiordania occupata.
lapidata
Aisha Mohammed Aravi, 47 anni, stava guidando il suo veicolo in compagnia del marito, vicino a un checkpoint della Cisgiordania, a sud di Nablus, quando sono stati attaccati da coloni israeliani che hanno iniziato a lanciare grosse pietre sulla macchina della coppia.
Gli aggressori hanno rotto il parabrezza dell’auto, colpendo la coppia più volte nella testa e nella parte superiore del corpo con una raffica di pietre. Aisha, della città di Bidya, ha perso la vita a causa di un grave trauma alla testa. I media palestinesi hanno riferito che anche il marito di Aisha ha subito gravi lesioni durante la vile aggressione.
Il tragico incidente è arrivato due giorni dopo che un gruppo di coloni israeliani della colonia di Yitzhar ha fatto irruzione in una scuola superiore nel villaggio di Urif, nel sud di Nablus, e ha iniziato a lanciare sassi contro studenti seduti nelle loro classi. Decine di studenti sono rimasti feriti durante l’attacco, oltre ai gravi danni materiali causati alla scuola.
Pochi minuti dopo l’incidente, anche le forze militari israeliane sono entrate nella scuola superiore e hanno fornito protezione ai coloni mentre li scortavano fuori dalla zona. Le truppe hanno anche sparato proiettili di acciaio rivestiti di gomma e bombolette lacrimogene contro gli studenti. Diversi giovani sono rimasti intossicati a causa dell’inalazione di gas lacrimogeno. 

Dalla Palestina occupata è tutto.

mercoledì 10 ottobre 2018

Voglia di Palestina: l'arte della resistenza. I Palestinesi reagiscono con i graffiti e il rap

Un filmato sconvolgente girato dagli inviati di RTD . Se da un lato viene mostrata tutta la crudeltà dell'occupazione Israeliana, dall'altra è evidente  come i Palestinesi utilizzino per reagire  una forma non violenta ma dalla potenza comunicativa più devastante di un'arma atomica: l'arte. Il video dura 52 minuti, ed è in inglese, ma consiglio a tutti i lettori e navigatori di Aut  di guardarlo con attenzione. E' rude  per la sua crudezza, ci sono immagini un po' forti , ma è comunque  significativo e straordinario
Buona Visione
Luciano Granieri.




Presentazione:
Acqua Razionata, restrizione negli spostamenti e la costante presenza dei soldati israeliani, così è la vita   per milioni di palestinesi  che abitano la Cisgiordania e Gaza. Un conflitto senza fine che dura da decenni con proteste e scontri continui. RTD ha viaggiato attraversi i  territori occupati, per incontrare la gente della resistenza palestinese, dai componenti della famiglia di Tamimi agli attivisti che esprimono la loro rabbia ed il loro dolore attraverso l'arte
traduzione Luciano Granieri

venerdì 8 giugno 2018

Sionismo cristiano, l’eresia che porta morte e distruzione

Cristina Amoroso

Sono molti i cristiani convinti che l’istituzione dello Stato moderno di Israele in Terra Santa sia l’adempimento della profezia biblica e quindi meriti un sostegno incessante da parte dei cristiani. Quando il presidente americano Donald Trump annunciò a dicembre la sua intenzione di dichiarare Gerusalemme come la capitale di Israele, molti attribuirono la sua decisione al potere del sionismo cristiano, che è una componente chiave nel governo di Trump ed ha un membro potente e devoto nel vicepresidente Mike Pence.

Molti ritengono che sia fortissimo il potere di influenzare la politica estera degli Stati Uniti da parte di organizzazioni come i Cristiani uniti per Israele, ma quell’influenza fuori misura non potrebbe esistere senza la presenza di un pubblico ricettivo. “Sostenere Israele non è un problema politico… è una questione biblica”, sono le parole del pastore John Hagee, fondatore e presidente nazionale dei Cristiani uniti per Israele. Uno su quattro cristiani americani intervistati di recente dalla rivista Christianity Today ha dichiarato di ritenere che sia la propria responsabilità biblica sostenere la nazione di Israele. Questa visione è conosciuta come sionismo cristiano.

Ma quanto è potente il sionismo cristiano? 

Il sionismo cristiano è pervasivo all’interno delle principali denominazioni evangeliche, carismatiche e indipendenti americane, incluse le Assemblee di Dio, i pentecostali e i battisti del Sud, così come in molte delle mega-chiese indipendenti. Per ogni sionista ebreo ci sono dieci sionisti cristiani evangelici, convinti che la fondazione dello Stato di Israele nel 1948 e la conquista di Gerusalemme nel 1967 furono il miracoloso adempimento delle promesse di Dio fatte ad Abramo, di stabilire per sempre Israele come nazione ebraica in Palestina.
I famigerati romanzi del ciclo Left Behind di Tim LaHaye, o le fiction di The Late Great Planet Earth insieme ad altre speculazioni sulla fine dei tempi scritte da autori come Hal Lindsey, John Hagee e Pat Robertson, hanno venduto oltre 100 milioni di copie. Questi sono integrati da libri per bambini, video e persino videogiochi violenti.
Le fiorenti organizzazioni sioniste cristiane come l’Ambasciata cristiana internazionale (Icej), Christian Friends of Israel (Cfi) e Christian United for Israel (Cufi) esercitano un’influenza considerevole sul Campidoglio, sostenendo una base di supporto di oltre 50 milioni di veri credenti. Ciò significa che ora ci sono almeno dieci volte più cristiani sionisti che ebrei sionisti. I loro cugini europei non sono meno attivi nella Hasbarafia sionista, una lobby per Israele, che fa pressioni per Israele, attaccandone nemici e ostacolando il processo di pace. Gli Stati Uniti e Israele sono spesso raffigurati come gemelli siamesi, uniti nel cuore, che condividono comuni valori storici, religiosi e politici.
Il pastore John Hagee è uno dei leader del movimento sionista cristiano. È il fondatore e pastore anziano della Cornerstone Church, una chiesa evangelica di 19mila membri a San Antonio, in Texas. I suoi programmi settimanali sono trasmessi su 160 stazioni Tv, 50 stazioni radio e otto reti in circa 99 milioni di case in 200 Paesi. Nel 2006 ha fondato in movimento Christian United for Israel ammettendo: “Per 25 anni e mezzo, ho martellato la comunità evangelica alla televisione. La Bibbia è un libro molto pro-Israele. Se un cristiano ammette “Credo nella Bibbia”, posso farne un sostenitore pro-Israele o altrimenti fargli rinnegare la sua fede. Quindi tengo i cristiani dalla parte del manico, si potrebbe dire”. Nel marzo 2007, Hagee ha partecipato alla conferenza politica dell’American Israel Public Affairs Committee (Aipac). Ha esordito dichiarando: “Il gigante addormentato del sionismo cristiano si è risvegliato. Ci sono 50 milioni di cristiani che applaudono attivamente lo Stato di Israele…”.

Come è iniziato? Come si è sviluppato?

Le origini del movimento possono essere ricondotte all’inizio del XIX secolo, quando un gruppo di eccentrici leader cristiani britannici iniziò a fare pressioni per la restaurazione degli ebrei in Palestina, come precondizione necessaria per il ritorno di Cristo. Il movimento acquisì slancio fin dalla metà del XIX secolo quando la Palestina divenne un punto strategico per gli interessi coloniali britannici, francesi e tedeschi in Medio Oriente. Il sionismo proto-cristiano ha quindi preceduto il sionismo ebraico da oltre 50 anni. Alcuni dei più forti sostenitori di Theodore Herzl erano chierici cristiani.
Già nel 1917, gli inglesi barattarono la Palestina con la Dichiarazione Balfour. Arthur Balfour e Lloyd George erano predisposti al sionismo nel loro sostegno a una casa nazionale ebraica, ma con motivazioni razziste miste circa la superiorità britannica bianca. Il loro obiettivo principale era far avanzare gli interessi imperialisti britannici con la politica utilitaristica.
Anche se incoraggiato nel ’48 e nel ’67 il sionismo cristiano ebbe scarsi rapporti con Israele fino all’elezione di Menachem Begin nel Likud del 1977, quando il premio Nobel per la pace cominciò a vedere la necessità della partita teopolitica fatta in cielo e a corteggiare la relazione con predicatori televisivi evangelici e con le fiorenti chiese sioniste nel sud. Nel 1979, con grande clamore, a Begin fu presentato un jet privato, presumibilmente per affermare il sostegno del televangelista per le politiche israeliane come il loro imminente bombardamento del sito nucleare iracheno del 1981, ma anche per diffondere il piano d’azione sionista. L’elezione di Ronald Reagan, convertito a credenze sioniste cristiane, contribuì a consolidare il sionismo cristiano fino al centro del Partito Repubblicano e della Casa Bianca, insieme a diversi oratori del Parlamento. L’11 settembre ha suggellato il matrimonio. La colla era che entrambi temevano e odiavano i musulmani. Ciò ha accelerato la crescita del cosiddetto sionismo evangelico, che ha contribuito ampiamente all’elezione di Trump.
Il sionismo cristiano, come moderno movimento teologico e politico abbraccia le posizioni ideologiche più estreme del sionismo, si basa su una visione eretica della Bibbia, respinta dalle tradizionali confessioni cristiane, dai cattolici agli ortodossi ai protestanti tradizionali. È diventato profondamente dannoso per una giusta pace tra Palestina e Israele. Propaga una visione del mondo in cui il messaggio cristiano si riduce a un’ideologia dell’impero, del colonialismo e del militarismo. Nella sua forma estrema, pone un accento sugli eventi apocalittici che portano alla fine della storia piuttosto che sul vivere l’amore e la giustizia di Cristo oggi. Secondo l’opinione del rev. dr. Stephen Sizer, rettore della Christ Church in Virginia Water,  “Il  sionismo cristiano è la più grande, controversa e distruttiva lobby del cristianesimo”.
fonte: il faro sul mondo

mercoledì 23 maggio 2018

APPELLO PER LA PALESTINA

ANPI Roma, ARCI Roma, CGIL Roma e Lazio


Quella a cui abbiamo assistito nei giorni scorsi nella striscia di Gaza è una vera e propria carneficina, con un esercito professionale che, a distanza di grande sicurezza, sparava ad altezza uomo e uccideva gente disperata che da 11 anni vive segregata in un vero e proprio carcere a cielo aperto. Le oltre 50 vittime del 14 maggio, con quasi 3.000 feriti, tutti Palestinesi, ci raccontano qualcosa di molto diverso dalla narrazione degli "scontri" o del "legittimo dovere alla difesa dei confini". La sanguinosa repressione di manifestazioni di massa pacifiche e non violente ha già causato oltre 100 morti e migliaia di feriti, nelle mobilitazioni organizzate nella ricorrenza della Naqba – quando centinaia di migliaia di Palestinesi furono cacciati dalle loro case - e per protestare contro la sciagurata decisione dell’Amministrazione Trump di spostare la Rappresentanza diplomatica Usa a Gerusalemme. Alla base di queste manifestazioni c’è la disperazione di due milioni di persone recluse di fatto in un fazzoletto di terra di 800 kmq, senza approvvigionamenti di energia elettrica e acqua potabile, in povertà, con tassi enormi di disoccupazione, nessuna speranza immediata di uno sblocco della situazione. L’Amministrazione Trump – viola il diritto internazionale e le Risoluzioni delle Nazioni Unite sullo status internazionale di Gerusalemme, da nessun altro Stato finora riconosciuta come capitale di Israele, minando la soluzione di “due popoli, due stati”. La decisione del Consiglio Onu sui Diritti Umani di aprire un’inchiesta indipendente sui tragici fatti rappresenta una minima e insufficiente reazione della comunità internazionale di fronte alla palese violazione di qualsiasi diritto umano da parte del governo israeliano. Ancora una volta, purtroppo, l’Europa dimostra le sue divisioni e la sua inefficacia: la Commissione, il Consiglio, gli stessi governi nazionali europei non sono stati capaci, negli anni e ancora oggi, di farsi protagonisti di un’iniziativa internazionale che ponesse le condizioni per un vero processo di pace. Le istituzioni europee assumano una forte iniziativa verso il popolo palestinese e una proposta per la soluzione del conflitto israelo-palestinese, necessaria per stabilizzare un’area verso cui si addensano rischi fortissimi di destabilizzazione, anche a seguito della scelta di Trump di stracciare l’accordo sul nucleare iraniano. C’è bisogno, anche da parte della società civile italiana ed europea, di una continua mobilitazione per scuotere il Parlamento e le istituzioni democratiche e continuare a denunciare le violazioni della legalità internazionale alle Nazioni Unite e alla Ue. Occorre moltiplicare le occasioni di sensibilizzazione, protesta e controinformazione: il popolo palestinese è allo stremo, e ha bisogno di tutti noi. Per questi motivi, promuoviamo un appello a tutte le forze democratiche per un presidio in Piazza della Rotonda (Pantheon), venerdì 25 maggio, dalle ore 16.30 alle ore 19.00, di solidarietà al popolo palestinese e di sollecitazione al nostro Governo. 


venerdì 18 maggio 2018

Perché i palestinesi protestano a Gaza?

Agenzia stampa Infopal



A cura del GPI. Perché i palestinesi protestano a Gaza?
95% dell’acqua non è potabile.
4 ore di elettricità al giorno.
45% disoccupati.
46% dei bambini soffrono di anemia acuta.
50% dei bambini non esprimono la volontà di vivere.
2 milioni di persone private della libertà di movimento.


mercoledì 16 maggio 2018

AL NAKBA E LA MATTANZA ISRAELIANA DEL POPOLO PALESTINESE

15 maggio 2018
 Paola Di Lullo fonte l'Antidiplomatico



















Mentre scrivo le agenzie riportano 59 martiri a Gaza. Purtroppo, anche stamattina, mi compaiono solo i 43 nomi già scritti, più un altro.
Leila al-Ghandour, 8 mesi, morta stanotte per eccessiva inalazione di gas lacrimogeni. Otto mesi, infanticidio.
Erano 900 i feriti da inalazione. Ma ciò che conta e che in molti non sanno è che i lacrimogeni sparati dai cecchini israeliani, che si aprono all’impatto con il suolo o direttamente in aria, non contengono solo elementi urticanti, ma agenti altamente tossici che, se inalati per tempo più o meno prolungato, portano ad un arresto respiratorio. Per questo motivo, i villaggi della Cisgiordania, dove ogni venerdì si svolgono manifestazioni che vorrebbero essere pacifiche, ma che vengono disperse dall’uso delle armi israeliane, hanno sempre un’ambulanza dotata di attrezzi per la rianimazione. Il gas penetra nelle vie aeree ed in un primo momento brucia e chiude la gola. Mi direte, scappa, no? E no, perché bruciano e si chiudono anche gli occhi. E stavolta la fonte sono io.










Naturalmente, Leila non poteva scappare. Forse nemmeno dare segno di sofferenza. Forse, quando i genitori se ne sono accorti, era troppo tardi. Sono ipotesi, ma non tropo azzardate. Ora, la domanda è : davvero Israele ha mirato i “terroristi”? O ha usato indiscriminatamente la sua forza armata?
















Vi segnalo un altro caso, Fadi Abu Salmi. Nel 2008, durante Cast Lead aveva perso entrambe le gambe ma la sua menomazione fisica non ha mai domato la sua sete di giustizia. E così, per cinque venerdì si è recato al border, armato della sua piccola fionda. Dev’essere stato un duro affronto per i soldatini israeliani, la sfida di quest’uomo! Con che ardire si permetteva di sfidare loro, lui povero storpio?


E così ieri hanno fatto fuoco. Per uccidere. E con Fadi, chiunque abbia premuto il grilletto, ha perso la sua dignità e la sua umanità, posto ne fosse dotato. Adesso mi piacerebbe non leggere su Breaking the Silence, associazione israeliana che fa un lavoro pregevole, che il soldatino è pentito. Breaking the Silence è stata preziosa fonte di informazioni, almeno per me, durante Protective Edge, l’offensiva israeliana del 2014 contro la Striscia. Tramite i racconti dei soldati presenti all’invasione di terra, e non solo, è stato possibile sapere come erano indottrinati. Ma oggi no. Sei un soldato, presumibilmente nemmeno di leva? Il tuo superiore ti ordina ti sparare ad un handicappato che MAI potrà nuocere né a te né al tuo paese? Diserta, affronta il carcere, salva la faccia, non sporcarti le mani ancor più di quanto non ti facciano credere sia necessario. Non mi serve sapere che dopo aver ucciso Fadi a sangue freddo hai pianto, sei andato ad ubriacarti in uno dei lussuosi bar di Tel Aviv, hai abbracciato mammina e papino. E non serve alla famiglia di Fadi. E non ci fai più pena e rabbia, ma schifo.
Stessa sorte era toccata il 14 dicembre scorso ad Ibrahim Nayef Ibrahim Abu Thurayeh, 20 anni, gambe amputate e cieco. Ibrahim era al border a manifestare contro la decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Anche in quel caso, un uomo senza gambe fu ritenuto un pericolo imminente per la salvezza dei cecchini che lo freddarono. L’Alto commissario ONU per i diritti umani, Zeid Raad Al Hussein, “scioccato” per il fatto, chiese un’inchiesta indipendente.
Ieri, Il Kuwait, piccolo Paese arabo del Golfo e membro non permanente del Consiglio di Sicurezza, ha annunciato oggi che presenterà una richiesta per una riunione di emergenza dell’organismo esecutivo dell’Onu per i fatti a Gaza. Il Consiglio dovrebbe riunirsi oggi, dopo che Gli Stati Uniti hanno bloccato l’adozione di un comunicato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiedeva un’inchiesta indipendente sugli scontri mortali nella Striscia di Gaza.
Nella bozza di testo che la France Presse è riuscita a ottenere, “il Consiglio di Sicurezza esprime indignazione e tristezza di fronte alla morte di civili palestinesi che esercitano il loro diritto a manifestare pacificamente”.
Il Consiglio “chiede un’inchiesta indipendente e trasparente su queste azioni per garantire” che sia fatta luce a riguardo, ha aggiunto il testo.
Intanto, il Sudafrica ha convocato il proprio ambasciatore, il ministro degli Esteri iraniano,  Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che  “Il regime israeliano massacra innumerevoli palestinesi a sangue freddo mentre protestano nella più grande prigione a cielo aperto del mondo e nel frattempo (il presidente Usa Donald) Trump celebra lo spostamento del’ambasciata illegale Usa. Un giorno di grande vergogna”.
Francia ed Italia condannano le violenze, ma oltre non vanno.
La Turchia ha invece accusato gli Stati Uniti di essere “complici” di Israele per il “massacro” a Gaza, dove oltre 50 palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane mentre stavano protestando contro il trasferimento del ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. “Purtroppo, gli Stati Uniti si sono messi a fianco del governo israeliano nel massacro di civili e sono diventati complici di questo crimine contro l’umanità”, ha detto ai giornalisti il primo ministro turco Binali Yildirim ad Ankara. “Condanniamo fermamente questo vile massacro”. In precedenza, il portavoce del governo turco Bekir Bozdag ha dichiarato su Twitter che “l’amministrazione statunitense è responsabile quanto Israele per questo massacro”.
Ed Abu Mazen? Il presidente palestinese si è limitato a  proclamare tre giorni di lutto e  ad affermare che “gli Stati Uniti non sono più un mediatore in Medio Oriente” e che la nuova ambasciata equivale a “un nuovo avamposto coloniale americano” a Gerusalemme.
Davvero di più non si poteva? Davvero una denuncia per crimini di guerra, dopo l’istruttoria presentata a L’Aia nel 2015, di cui io ho perso le tracce, non sarebbe stata più adeguata? Che ne è stato della I istruttoria? Congelata, ritirata o boicottata? Non sarebbe giusto che il mondo sapesse se gli eletti governano anche a L’Aia?
Intanto oggi ricorre anche il 70° anniversario della Nakba e sono attesi nuovi scontri, dal momento che nel febbraio 2010 la Knesset ha varato una legge che proibisce ai palestinesi in Palestina di manifestare pubblicamente lutto e dolore in questa data.
Al Nakba, la Catastrofe, è  il temine che sta a designare l’esodo forzoso della popolazione Palestinese costretta ad abbandonare le proprie terre e le proprie case, all’indomani della fine del mandato britannico in Palestina e della fondazione dello stato d’Israele, secondo quanto previsto dal Piano di Partizione della Palestina ( risoluzione 181 del 29 novembre 1947 ). Il 14 maggio 1948, alla scadenza del mandato britannico, David Ben Gurion autoproclamò lo Stato d’Israele.
Il 15 maggio del 1948 l’esercito sionista invase i territori palestinesi, impossessandosi delle terre, delle case e del futuro del popolo palestinese.
L’Inghilterra facilitò la strada agli ebrei, arrivati da Europa, Russia e America, per creare il proprio stato su terreni altrui, per colonizzare lentamente Il territorio palestinese, a poco a poco e con ogni possibile mezzo e modo.
Se risulta vero che immigrazioni di ebrei in Palestina, si erano già registrate sin dagli inizi del 1900, è altrettanto vero che, con la Dichiarazione di Balfour, del 2 novembre 1917, esse si intensificarono. L’allora ministro degli esteri inglese, Arthur Balfour scriveva a Lord Rothschild, principale rappresentante della comunità ebraica inglese, e referente del movimento sionista, di guardare con favore alla creazione di un “focolare ebraico” in Palestina, in vista della colonizzazione ebraica del suo territorio. Tale posizione del governo emerse all’interno della riunione di gabinetto del 31 ottobre 1917.
Al Nakba è stato il giorno in cui il popolo Palestinese si è trasformato in una nazione di rifugiati, in cui almeno 750.000 persone, l’85% dei palestinesi, sono state espulse dalle loro case e costrette a vivere nei campi profughi, sono state cacciate dalla terra che divenne Israele. Molti di quelli che non sono riusciti a scappare, o si sono ribellati, o in qualche modo rappresentavano una minaccia per il progetto sionista, sono stati uccisi.
La comunità internazionale era al corrente di questa pulizia etnica, ma decise, soprattutto in occidente, di non scontrarsi con la comunità ebraica in Palestina dopo l’Olocausto. Le operazioni di pulizia etnica non consistono solo nell’annientare una popolazione e cacciarla dalla terra. Perché la pulizia etnica sia efficace è necessario cancellare quel popolo dalla storia e dalla memoria. Sulle rovine dei villaggi palestinesi gli israeliani costruiscono insediamenti per i coloni chiamandoli con nomi che richiamano quello precedente. Un monito ai palestinesi: ora il territorio è nelle nostre mani e non c’è possibilità di far tornare indietro l’orologio. Oppure costruiscono spazi ricreativi che sono l’opposto della commemorazione: vivere la vita, goderla nel divertimento e nel piacere. È un strumento formidabile per un atto di “memoricidio”.
Si conoscono più di 530 villaggi palestinesi che sono stati evacuati e distrutti completamente, con annesso il tentativo di cancellare addirittura l’esistenza di quegli agglomerati, eliminando foto dell’epoca, documenti e testimonianze di vita e cultura palestinese. Israele oggi continua ad impedire il ritorno a casa di circa otto milioni di rifugiati e continua ad espellere i palestinesi dalla loro terra, attraverso politiche razziste degne del peggiore apartheid. Il tutto sotto lo sguardo complice della “comunità internazionale”.
Queste operazioni assumono di volta in volta forme e nomi diversi, attualmente vengono chiamati “trasferimenti”. I rifugiati palestinesi sono fuggiti in diversi posti e la maggior parte di questi vive nel raggio di 100 miglia dai confini d’Israele, ospite negli stati arabi confinanti; alcuni sono fuggiti nei paesi limitrofi intorno alla Palestina, altri sono fuggiti all’interno della Palestina ed hanno vissuto nei campi profughi, costruiti appositamente per loro dalle agenzie ONU, e altri si sono dispersi in vari paesi del mondo.
Tutti i rifugiati hanno un sogno in comune: ritornare nelle loro case di origine, e questo sogno è sancito da una risoluzione ONU, la 194, una delle oltre 70 che Israele continua impunemente a violare.


martedì 15 maggio 2018

La violenza degli Israeliani a Gaza

fonte Real News Network

Analisi  di  Norman Filkstein  sull'assalto assassino israeliano contro i pacifici manifestanti a Gaza.

Norman Filkstein sostiene che l'esercito israeliano hanno condotto un assalto omicida verso i pacifici manifestanti a Gaza, perchè la protesta non violenta messa in atto durante "La Grande Marcia del Ritorno a Gaza" minaccia non gli Israeliani ma la loro occupazione.



Filkstein: Dove sta la solidarietà per GAZA?

Mentre i manifestanti Palestinesi  stavano coraggiosamente resistendo a Gaza cadendo sotto lo spietato fuoco Israeliano la solidarietà internazionale è stata deludente.


E' possibile che la marcia di Gaza sfoci in un massacro ancora più crudele da parte di Israele?

Con la fine delle proteste per la Marcia del Grande Ritorno, Israele potrebbe essere sul punto  di pianificare assassini più terribili contro i manifestanti Palestinesi non violenti a Gaza per lanciare ulteriori terribili avvertimenti.