Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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mercoledì 30 aprile 2014

Odifreddi: “Ecco i 6 miracoli di San Giovanni Paolo II”

fonte: http://www.controcopertina.com/

La Chiesa cattolica ha appena proclamato santo Giovanni Paolo II, pontefice dal 1978 al 2005. Ma quali i miracoli che hanno fatto guadagnare al polacco l’ambito titolo? Il matematico Piergiorgio Odifreddi, dal suo blog, ne elenca 6:
4 marzo 1983. “All’aeroporto di Managua in Nicaragua Giovanni Paolo II svillaneggia pubblicamente il ministro della Cultura padre Ernesto Cardenal, inginocchiato di fronte a lui in segno di rispetto, per aver accettato di partecipare al governo sandinista. In seguito, in combutta con il cardinal Joseph Ratzinger, combatterà duramente la teologia della liberazione, di cui Cardenal era uno dei principali esponenti, riducendola al silenzio”.
20 febbraio 1987. “L’arcivescovo Paul Marcinkus, presidente dello IOR, riceve un mandato di cattura dal tribunale di Milano per il coinvolgimento della banca vaticana nello scandalo del Banco Ambrosiano: lo stesso che porterà alla morte dei bancarottieri Michele Sindona e Roberto Calvi. Il papa fa quadrato attorno al “banchiere di Dio”, noto per aver dichiarato che “non si dirige una banca con le Ave Maria”, e lo lascerà al suo posto fino al pensionamento per i raggiunti limiti di età nel 1997″.
3 aprile 1987. “A Santiago del Cile Giovanni Paolo II si affaccia sorridente a salutare la folla dal balcone del Palazzo Presidenziale in compagnia del dittatore Augusto Pinochet, e prega con lui nella cappella del Palazzo: lo stesso in cui nel 1973 era stato assassinato da Pinochet il presidente democraticamente eletto Salvador Allende. In seguito, nel 1993, impartirà al dittatore cileno una benedizione apostolica speciale in occasione delle sue nozze d’oro. E nel 1999, quando Pinochet sarà arrestato in Inghilterra per crimini contro l’umanità, gli manderà un messaggio di solidarietà”.
6 ottobre 2002. “Giovanni Paolo II canonizza, dopo averlo già beatificato il 17 maggio 1992, il prete franchista Josemaria Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei. Paga così il debito nei onfronti della Prelatura della Santa Croce, i cui membri e simpatizzanti l’avevano dapprima eletto al soglio pontificio, e avevano poi sanato i debiti dello IOR, dissanguato dai finanziamenti a Solidarnosc”.
24 marzo 2003. “Giovanni Paolo II ricorda con affetto il cardinal Hans Hermann Groer, dimessosi da primate d’Austria nel 1998 per aver abusato sessualmente di circa duemila ragazzi”.
30 novembre 2004. “Giovanni Paolo II abbraccia pubblicamente padre Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Dio, nella fastosa e festosa celebrazione dei suoi sessant’anni di sacerdozio, e lo omaggia per “un ministero sacerdotale colmo dei doni dello Spirito Santo”. Dimentica di dire che per mezzo secolo il prete ha sistematicamente violentato seminaristi e fedeli, e ha convissuto regolarmente e contemporaneamente con quattro donne, da cui ha avuto cinque figli, che ha sia violentato che portato in udienza dal Papa”.
Oggi milioni di fedeli esultano per la santificazione di Karol Wojtyla ma, per Odifreddi, c’è da sperare che il nuovo santo” non interceda per noi”.

lunedì 7 ottobre 2013

La comunità che prega con la Bibbia e il giornale

Luca Kocci. da "il manifesto" del 05/10

Dalla parte dei poveri, le omelie discusse insieme ai fedeli, per il divorzio e il sostegno alla Palestina... La storia di un impegno cattolico nato con il '68. Ma siamo sicuri che Gesù voleva i preti di oggi?

Era il 2 settembre 1973 quando le donne, gli uomini e i giovani della comunità della basilica di San Paolo fuori le mura riuniti attorno all'ex abate Giovanni Franzoni uscirono fuori dal tempio e celebrarono la loro prima messa in un salone della via Ostiense, a poche centinaia di metri dalla basilica dove erano soliti incontrarsi, discutere e pregare. 
Nacque così la Comunità cristiana di base di San Paolo - che oggi festeggia i suoi 40 anni -, una delle esperienze più significative della stagione del post-Concilio, del «dissenso cattolico» e di quella Chiesa di base lontana dal Vaticano ma vicina al Vangelo che, come un fiume carsico, continua a scorrere nelle profondità nel corpo della Chiesa.
Non è la più anziana delle Comunità di base italiane. Prima di lei, alla fine del 1968, a Firenze era nata quella dell'Isolotto, attorno a don Enzo Mazzi, in seguito all'episodio che diede il via al '68 cattolico: l'occupazione del duomo di Parma da parte di un gruppo di giovani cattolici che denunciavano i finanziamenti delle banche alla Curia per la costruzione di una nuova cattedrale.
Dopo il '68 il «dissenso» cresce sia in Italia che all'estero - in America latina sboccia la teologia della liberazione -, messo in moto dalle istanze di rinnovamento del Concilio Vaticano II, e arriva fino a Roma, il «cuore dell'impero» ecclesiastico: don Roberto Sardelli lascia la sua parrocchia al Tuscolano e i privilegi che essa gli garantiva per andare a vivere fra i senza casa dell'Acquedotto Felice - uno dei tanti «borghetti» dove migliaia di persone avevano costruito delle abitazioni di fortuna e vivevano ai margini della città - dando vita ad una scuola popolare (la Scuola 725) sul modello di quella di Barbiana; i salesiani allontanano - e poi espellono dalla congregazione - due professori dalla loro università, don Giulio Girardi, fra i maggiori protagonisti del dialogo fra cattolici e marxisti e dei Cristiani per il socialismo, e don Gerard Lutte, che aveva scelto di andare ad abitare con i baraccati di Pratorotondo, alla periferia nord est di Roma, e di sostenerli nelle loro lotte fino all'assegnazione delle case popolari alla Magliana; nasce una moltitudine di gruppi di base riuniti nell'Assemblea ecclesiale romana che si mobilita contro il Concordato e per una «Chiesa povera e dei poveri».
Nella basilica di San Paolo fuori le mura, retta dai benedettini cassinesi, dal 1964 c'è un giovane abate, Giovanni Franzoni, che aveva partecipato alle fasi finali del Concilio e iniziava a farsi interrogare dalle contraddizioni della città e di un quartiere popolato e popolare come San Paolo, animato anche dalla convinzione che la vita monastica non significava isolamento dal mondo ma impegno nella storia. Prende forma così una comunità «orizzontale» di laici, donne e uomini, che cominciano a riflettere sul che fare per vivere un Vangelo ancorato alla società e alla città e si immergono nelle vicende sociali e politiche: l'opposizione alla parata militare del 2 giugno e ai cappellani militari, le manifestazioni contro la guerra in Vietnam, il sostegno all'obiezione di coscienza al servizio militare, le lotte degli operai licenziati della Crespi (una fabbrica di infissi non lontana dalla basilica), l'attenzione agli emarginati e agli esclusi, in particolare i reclusi nell'ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà. A San Paolo si realizza anche quella piena partecipazione dei laici alla vita della Chiesa proclamata dal Concilio e mai compiuta: l'omelia della messa domenicale, celebrata in basilica dall'abate Franzoni, viene preparata il sabato sera in un confronto collettivo e paritario con i laici.
Fascisti e cattolici tradizionalisti protestano - passando anche all'azione con irruzioni durante le assemblee e con scritte contro Franzoni sui muri dei palazzi del quartiere -, i gerarchi ecclesiastici mugugnano e guardano a vista la comunità, ma non trovano elementi per intervenire con delle sanzioni. Fino all'aprile del 1973. «Durante la messa, un giovane andò al microfono per pronunciare la sua preghiera, che veniva proclamata spontaneamente da chiunque - ricorda Franzoni -. In quei giorni sui giornali si parlava di un'operazione speculativa sul dollaro compiuta dallo Ior che era stata criticata addirittura dagli organismi finanziari internazionali. E quel giovane, nella preghiera, chiese che i suoi figli potessero crescere in una Chiesa che non si dovesse vergognare perlomeno di fronte ai santuari del capitalismo. Due giorni dopo venni convocato da mons. Mayer, segretario della Congregazione vaticana dei religiosi, il quale mi chiese di censurare le preghiere. Ne parlammo in comunità. Alcuni mi suggerivano di accettare, aggiungendo però che in tal caso l'esperienza della comunità sarebbe finita perché avrebbe perso l'autonomia. Tornai dal monsignore, gli dissi che non avrei obbedito e contestualmente fissammo la data delle mie dimissioni da abate di San Paolo: il 12 luglio 1973. Credo che tirò un grande sospiro di sollievo».
Prima di lasciare la basilica, Franzoni fa in tempo a pubblicare La terra è di Dio, una lettera pastorale - quindi a pieno titolo un documento del magistero perché San Paolo era sede vescovile - che conteneva un severo atto d'accusa contro la speculazione fondiaria ed edilizia portata avanti con il silenzio e la complicità dell'istituzione ecclesiastica e contro gli stretti legami fra Chiesa e potere economico, all'ombra della Democrazia cristiana. Il 26 agosto Franzoni celebra la sua ultima messa in basilica, davanti a 3mila persone. E il 2 settembre c'è la prima eucaristia nel salone di via Ostiense: partecipano in più di 800. È nata la Comunità cristiana di base di San Paolo.
Desacralizzare e riappropriarsi del Vangelo per incarnarlo nella storia, in piena autonomia e libertà di coscienza, sarà la linea della Comunità, che in questi 40 anni camminerà «tenendo in mano la Bibbia e il giornale». Nel referendum del 1974 si schiera a favore del divorzio e in questa circostanza Franzoni viene sospeso a divinis, gli viene cioè proibito di amministrare i sacramenti, che in Comunità continueranno ad essere celebrati comunitariamente, con o senza prete. Nel 1976, dopo la sua dichiarazione di voto per il Pci pubblicata sul settimanale Con Nuovi Tempi, viene dimesso dallo stato clericale. Poi il referendum sul divorzio e il coinvolgimento in tutte le lotte sociali degli anni '80 e '90. 
In tempi più recenti l'opposizione alle guerre in Iraq e Afghanistan, la partecipazione al World Gay Pride del 2000, nell'anno del Giubileo; nel 2005 il referendum sulla legge 40, contro l'ordine di astensionismo arrivato dal card. Ruini; poi il sostegno alle battaglie di Beppino Englaro e Piergiorgio Welby, commemorato a San Paolo mentre Ruini gli aveva negato il funerale religioso; oggi le attività con i profughi afghani accampati alla stazione Ostiense, nell'indifferenza delle istituzioni capitoline; le storiche battaglie contro il Concordato e i cappellani militari, ma anche i percorsi di fede con il gruppo biblico e il gruppo donne che, seguendo il filone della ricerca teologica e biblica femminista, approfondisce le tematiche riguardanti la condizione della donna nella Chiesa e nella società. Non un'altra Chiesa ma una Chiesa altra.



Giovanni Franzoni: «Bergoglio è simpatico e popolare ma non tocca i nodi della chiesa»


La Comunità di base di San Paolo è nata 40 anni fa. Giovanni Franzoni, all’epoca abate della basilica di San Paolo fuori le mura, prima di essere sospeso a divinis e dimesso dallo stato clericale dal Vaticano per le sue posizioni sociali e politiche – dalla denuncia delle collusioni fra Chiesa e poteri forti, alla presa di posizione a favore del divorzio, fino alla dichiarazione di voto per il Pci – ne racconta le origini.
«La domenica celebravo in basilica la messa di mezzogiorno e nelle omelie tentavo di seguire l’insegnamento del teologo protestante Karl Barth: tenere insieme la Bibbia e il giornale. Ovvero attualizzare il Vangelo, incarnarlo nelle contraddizioni della società. Dopo un po’, con un gruppo di 30-40 persone, decidemmo di incontraci il sabato sera per preparare insieme l’omelia. Leggevamo i testi, discutevamo insieme, i laici portavano il loro contributo che per me, monaco, era molto importante. E la domenica la mia predica era il risultato di quel confronto: quindi un’omelia partecipata, non un indottrinamento dall’alto. Fu quello, di fatto, il primo nucleo della comunità».
Cominciò tutto da lì?
«Ci coinvolgemmo sempre più anche nel sociale: l’opposizione alla parata militare del 2 giugno e ai cappellani militari, le lotte con i disoccupati e i senza casa, le denunce della speculazione edilizia ecclesiastica, le manifestazioni contro la guerra in Vietnam. Arrivarono le contestazioni dei fascisti e dei cattolici tradizionalisti, arrivarono anche le visite apostoliche, cioè le ispezioni, delle gerarchie ecclesiastiche, da cui però passai sempre indenne. Fino al 1973.
Quando nacque la Comunità di base di San Paolo
Ci riunivamo in alcuni locali sulla via Ostiense dove iniziammo a celebrare la messa, con il cardinal Poletti, vicario del papa per la città di Roma, che “non approvava ma non proibiva”. E ancora oggi siamo lì
Siete degli scissionisti?
No, non vogliamo un’altra Chiesa, anche perché mi sembra che ce ne siano già tante, ma una Chiesa altra. Siamo dei riformatori, vogliamo che la Chiesa cambi per essere più fedele al Vangelo e al Concilio.
Che ne è del Concilio?
Lo spirito e le istanze del Concilio Vaticano II sono state soffocate da Ratzinger e da Wojtyla: la collegialità, la partecipazione, la sinodalità sono parole vuote. Certo i Sinodi dei vescovi si svolgono, ma hanno un valore solo consultivo, quindi sono totalmente inefficaci. Si continua ad ignorare il ruolo delle donne nella Chiesa, valorizzate solo a parole. C’è stata la sistematica repressione dei teologi che esprimevano un punto di vista diverso, a cominciare dai teologi della liberazione.
Papa Bergoglio sta raccogliendo molti consensi, anche dall’opinione pubblica laica e di sinistra. Qual è il suo giudizio?
È ancora presto per esprimere una valutazione complessiva. Ha cominciato il suo pontificato con una grande retorica pauperistica. La retorica è lecita, ci mancherebbe altro. L’immagine crea simpatia e consenso, ma devono arrivare anche delle decisioni su questioni controverse, altrimenti è solo apparenza.
Per esempio?
Per esempio sulla collegialità. Deve essere vera. I Sinodi devono avere potere decisionale, sennò non servono a nulla. Poi la riabilitazione dei teologi, dei vescovi e dei preti repressi da Wojtyla e Ratzinger, non solo quelli vivi ma anche quelli che sono morti da “eretici”. Non per un riconoscimento post mortem, ma per dire che oggi è possibile parlare liberamente, senza timori di vedersi tolta la cattedra, senza paura di subire emarginazioni e scomuniche. E poi le donne, esaltate a parole ma escluse da ogni ruolo decisionale nella Chiesa.
Parliamo di sacerdozio femminile?
No, parlo di ruoli decisionali e di responsabilità. Durante il Concilio un vescovo indiano, totalmente inascoltato, fece notare che molte responsabilità nella Chiesa non sono legate allo stato clericale. Cioè non bisogna essere per forza preti per ricoprirli. Questi ruoli possono essere affidati ai laici e quindi anche alle donne: i nunzi apostolici, i capo dicasteri, anche i cardinali. Gli otto “saggi” nominati da Bergoglio per riformare la Curia sono tutti cardinali maschi. Ci sarebbe potuto essere tranquillamente qualche laico e qualche donna, senza necessità che fosse prete. La questione del sacerdozio femminile è più ampia: il rischio è di clericalizzare anche le donne. E poi siamo sicuri che Gesù volesse dei preti così come sono oggi?
E sui principi non negoziabili?
Il discorso è analogo. Papa Francesco usa toni concilianti, parla in modo spontaneo. Ma bisogna affrontare i nodi. Va bene che il papa dica “chi sono io per giudicare un gay”, ma se poi quella persona chiede che la sua unione omosessuale venga benedetta dalla Chiesa cosa gli si risponde? Che non è possibile. E allora le parole non sono sufficienti. Bisogna invece aprire le porte, discutere insieme e decidere.

giovedì 27 giugno 2013

Puozza ittà o'sanghe

Vittorio Lattanzi  http://lercio.altervista.org/



Apocalittica tragedia all’interno del duomo di Napoli:  l’ampolla contenente l’instabile reliquia del Patrono è andata completamente distrutta. Si è invece ripetuto puntuale il prodigio delle domestiche, ovvero la miracolosa capacità di rompere l’oggetto di casa col maggior valore affettivo o economico. E il fatto che l’ampolla col sangue di un Santo cristiano abbia funto da veicolo di tale prodigio rende il tutto ancor più sbalorditivo.
Rosaria Maria Muni, un’addetta della Ci.Ca.Pulizie Sacre, detentrice dell’appalto per la pulizia del duomo della città, voleva ravvivare l’argento della cornice dove sono fissate le 2 ampolle proprio dietro l’altare col tesoro di San Gennaro, ma ne ha inavvertitamente urtato la base, facendo precipitare la famosa reliquia del “Martire de oro”  e mandando in pezzi le due ampolle.
L’addetta, le cui dichiarazioni sono al vaglio degli inquirenti, aveva intuito che il prezioso contenuto, a contatto con l’aria, avrebbe sicuramente smarrito sia le proprietà mistiche sia quelle organolettiche, cosi’ ha cercato di rimediare alla meglio con un aspirabriciole per poi correre a chiamare aiuto. Peccato che durante la corsa il piccolo elettrodomestico, forse a causa delle forti sollecitazioni o forse perché ormai il santo era stato evocato ed era dunque iniziato il processo tissotropico, avesse inglobato il liquido mistico nel tessuto del filtro.
Mentre continuano a giungere messaggi di solidarietà dalle curie dell’intero globo, un’equipe di teoscienziati della Heinz che studia uno dei piu’ grandi misteri della storia moderna, cioè trovare un modo per recuperare le ultime due dita di ketchup dalle confezioni ‘squeezeable’, è al lavoro su un sistema di estrazione che permetta il recupero della reliquia, ma la soluzione sembra ancora lontana. Per ora, nelle prossime celebrazioni del santo, ai fedeli verrà ostentato l’aspirabriciole, che fortunatamente permette la stessa maneggevolezza nella gestualità ed un nuovissimo effetto sonoro.

domenica 17 marzo 2013

Cosa c'è dietro le dimissioni di Benedetto XVI


di Matteo Bavassano
Torneremo prossimamente sul tema del nuovo papa, l'ex amico dei generali torturatori argentini, Francesco. In questo articolo ci soffermiamo invece sulle dimissioni del predecessore, per cercare di capire cosa vi sia dietro.
Le dimissioni di Joseph Ratzinger da Pontefice della Chiesa cattolica rivestono a nostro avviso una grande importanza per dei rivoluzionari che operano in Paesi e tra masse che sono influenzate dalla religione cattolica. Strappare le masse dall’apatia e dallo stato di sottomissione passiva in cui sono relegate dalle religioni dominanti è un compito importante che dobbiamo porci. Prima però di tentare un’analisi di quanto è successo, vorremmo fare alcune considerazioni di base sulla religione cattolica in quanto fenomeno sociale.
Lo scopo delle religioni e la burocrazia della Chiesa
Ogni religione nasce per rispondere a dei bisogni dell’uomo. Solitamente la classe dominante in ogni epoca ha il controllo più o meno totale dei dogmi religiosi e, in una specie di circolo vizioso, attraverso dogmi che essa stessa proclama dà una giustificazione teologica del suo potere. Non bisogna mai dimenticare che la teologia, lungi dal parlare di dio, parla in realtà dell’uomo e di come questo deve organizzare la società, anche quando pretende di parlare di dio. Da una certa concezione di dio (o degli dei) deriva una precisa organizzazione sociale. Quando nasce una nuova religione, questa si pone solitamente in contrasto con la religione dominante e ha una certa carica progressiva: questa è anche la storia del cristianesimo, che all’inizio lancia un messaggio che potremmo considerare rivoluzionario per l’epoca. In questa fase l’insegnamento della Chiesa è ancora molto fluido e non dogmatico. L’esigenza del dogma arriva in seguito, quando con l’imperatore Costantino avviene di fatto l’istituzionalizzazione della religione cristiana come religione dell’impero romano. Un solo dio era più adatto ad un solo impero, con il suo imperatore che, in quanto designato da un dio onnipotente, diviene di fatto divino e infallibile.
Da questa stessa concezione deriva la sua ragione di esistenza anche la stessa gerarchia ecclesiastica, che è sempre più una casta “burocratica”. Nei secoli questa ha mutato i suoi dogmi nei punti che le servivano per sopravvivere alle mutate condizioni economico-sociali (si ricordi che un tempo la Chiesa appoggiava gli aristocratici contro i primi capitalisti e mercanti, per esempio considerando peccato il prestito ad interesse, dogma che è poi stato cambiato per venire incontro all’esigenza dell’investimento del capitale), ma non ha mai cambiato i dogmi che le permettevano di sussistere in quanto casta ecclesiastica. In un certo senso possiamo tracciare un parallelismo con la burocrazia sovietica: anche questa, infatti, per esistere rimaneggiava la dottrina marxista fino a renderla irriconoscibile e a contraddirla nei fatti, ma non poteva in alcun modo dichiarare che il comunismo di Marx e Lenin non fosse più alla base dello Stato sovietico. Se avessero fatto ciò, avrebbero annientato le basi stesse del loro potere sulle masse proletarie.
L'infallibilità papale
Il dogma fondamentale della Chiesa cattolica, benché sancito ufficialmente solo nel 1870, è l’infallibilità del papa. In realtà a sua volta questo dogma discende naturalmente dalla lettura che la bibbia fa da secoli del messaggio evangelico e forse la necessità di sancirlo quale dogma arriva dopo che la Chiesa perde il suo storico potere temporale. In ogni caso, in quanto il Conclave designa il Papa mediante il consiglio di Dio che opera attraverso lo Spirito santo, questo è investito del potere di Dio ed era quindi “divino” e “infallibile” già prima del dogma ufficiale. Tutta la gerarchia ecclesiastica è, in misura minore, compartecipe di queste qualità, in quanto designata tramite sacramento.
Cosa significano dunque le dimissioni di Ratzinger da un punto di vista teologico? Per sintetizzare che il Papa e Dio stesso non sono infallibili. Benedetto XVI non poteva non sapere che la sua scelta portava a questa necessaria conclusione logica. Perché dunque ha compiuto questo passo, rischiando di minare alle fondamenta la Chiesa così come oggi la conosciamo e spiazzando completamente, a nostro parere, le stesse gerarchie vaticane? Se fosse stato semplicemente un venir meno della salute e della forza fisica dell’anziano Papa, non dubitiamo nemmeno per un istante che Ratzinger avrebbe fatto valete l’interesse teologico di casta della Chiesa sui suoi interessi personali. Un po’ come aveva fatto Giovanni Paolo II, anche lui gravemente malato. Non dobbiamo dimenticare tutta la retorica della Chiesa sulla necessità che ogni uomo porti la sua croce con pazienza e sacrificio. Se Dio stesso ha designato un Cardinale come Papa, come può questo, sebbene il diritto canonico lo consenta, dimettersi lasciando così la sua croce? Questo esempio non garantisce a tutti gli uomini di lasciare la loro di croce e cambiare il loro destino? Non garantisce ai proletari e agli sfruttati il diritto a ribellarsi agli sfruttatori per creare oggi sulla Terra un mondo migliore? Se così fosse la Chiesa perderebbe la sua utilità per le classi dominanti, perderebbe la sua funzione di “oppio dei popoli”: non a caso infatti lo stesso Benedetto XVI nella sua ultima udienza pubblica ha dichiarato che la sua rinuncia non equivale ad un abbandono della croce, ma crediamo che la verità sia sotto gli occhi di tutti, bisogna avere solo al volontà di vederla.
Banche e scandali della Chiesa
Perché Ratzinger potesse anche solo rischiare di far traballare l’intera impalcatura ecclesiastica la situazione doveva evidentemente essere diventata talmente tanto grave che egli stesso non se la sentiva più di coprire le cricche di potere del Vaticano con la sua permanenza alla guida della Chiesa. Tendiamo a escludere che egli ritenesse di non essere più in grado di contrastare questi gruppi che, a quanto è dato sapere, si scontrano nel Vaticano e che invece un nuovo Papa potesse riuscirci meglio. Questo perché comunque non è escluso che il nuovo Papa non faccia parte di uno di questi gruppi di potere, anche se forse è per evitare questa possibilità che Ratzinger ha introdotto la necessità di una “maggioranza qualificata” per eleggere il nuovo Papa. Le (pochissime) indiscrezioni che trapelano dal Vaticano parlano di scambi loschi di denaro nonché di ricatti a membri della gerarchia che hanno “rapporti mondani”, spesso omosessuali, con dei laici. Lo stesso Benedetto XVI aveva commissionato a tre cardinali una inchiesta per far luce sulle cricche presenti nei palazzi vaticani, che ha prodotto un rapporto di due tomi da 300 pagine che sarebbe alla base della decisione delle dimissioni.
Altra cosa strana è la nomina del successore di Gotti Tedeschi alla guida dello Ior. Quel posto era infatti vagante dal maggio dello scorso anno. Improvvisamente il 15 febbraio, quattro giorni dopo l’annuncio dell’“abdicazione” di Ratzinger, viene nominato presidente dell’Istituto Ernst von Freyberg. La nazionalità tedesca suggerirebbe che sia un uomo di Ratzinger. Ma perché allora designarlo solo ora, dopo le dimissioni? O Benedetto XVI ha tentato di lasciare un suo uomo di fiducia alla guida dello Ior per contrastare le cricche vaticane e per aiutare e consigliare il nuovo Papa oppure la scelta gli è stata imposta in quanto da dimissionario non ha più avuto la forza di contrastare i suoi oppositori interni. Noi optiamo per la seconda versione. Se infatti è sempre molto difficile scrutare tra le mura del Vaticano, sembra quasi certo che il capo della lobby di potere vaticana sia il Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone. Bertone ha il compito di organizzare il prossimo conclave ed ha avuto un ruolo determinante nella scelta di von Freyberg.
Di fatto, se le letture e le indiscrezioni che trapelano in questi giorni sono giuste, ne discende logicamente che Ratzinger, schiacciato dal peso di tutti gli scandali scoppiati durante il suo pontificato, preferisce ritirarsi a vita privata, anche a costo di lasciare campo libero a coloro che ha individuato come responsabili della corruzione delle alte gerarchie ecclesiastiche e di prestare il fianco a critiche teologiche molto radicali che potrebbero mettere in discussione l’esistenza stessa delle gerarchie ecclesiastiche e che verrebbero non solo da fuori la Chiesa, ma anche dai teologi cristiani cosiddetti progressisti.
Probabilmente la voce di chi trarrà le logiche conseguenze sarà però silenziata dalle gerarchie ecclesiastiche che comunque mantengono il potere necessario per sopravvivere in quanto casta privilegiata. Tutta la Chiesa e anche Ratzinger stesso si stanno muovendo per minimizzare l’accaduto, squalificando in questo modo l’importanza delle sue stesse dimissioni, spostando l’attenzione mediatica dal fatto in sé a cose assolutamente secondarie come il titolo da attribuire al “Papa emerito”. Chissà che Benedetto XVI per la sua ignavia nel denunciare i misfatti della Chiesa non finisca nell’Inferno di Dante insieme a Celestino V. E a tutti gli altri gerarchi e burocrati di tutte le risme, religiosi e non.

mercoledì 13 marzo 2013

Habent papam. Latino americano e pauperista

Redazione di Contropiano  http://www.contropiano.org/


Fumata bianca in Vaticano. I cattolici e la Chiesa hanno ora un papa. E' Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, ha 76 anni, gesuita. Pauperista, girava con l'autobus. Ha scelto il nome del nemico giurato della Chiesa "dei ricchi": Francesco. Il primo, non a caso. Dovrà affrontare la crisi più grave della sua storia, perché l'"abdicazione" di Ratzinger ha posto il problema del ruolo che può avere ormai questa istituzione nel modo capitalistico-finanziario.
E' il primo papa non europeo, il che sposta definitivamente il baricentro di questa religione dall'"Urbe" all'"Orbis". Non sarà senza conseguenze. La sua ascesa era stata bloccata otto anni fa con la scelta di Ratzinger, ma era considerato "l'alternativa progressista" e aveva preso almeno 40 voti. Ora la crisi globale - economica, sociale, di senso - ha scavato un baratro in cui sono precipitati i curiali che pensavano soprattutto agli affari. Ben scavato, vecchia talpa...
Comunque sia, è un'accelerazione forte. Anche se la sua gestione sotto Laghi, durante la dittatura dei colonnelli argentini, non appare davvero esente da pecche. Come ricordano ad ogni occasione le Madri di Plaza de Mayo... Perché esser pauperista non significa automaticamente esser "rivoluzionari". E nessuno come i gesuiti sa mettere le distinzioni alla più severa delle prove. Che ne pensi di Bergoglio papa? «Amèn». E' stato lapidario il commento di Hebe de Bonafini, simbolo delle Madres de la Plaza de Mayo. 85 anni, la maggior parte dei quali passati a reclamare il ritorno con vita dei suoi figli desaparecidos. Sia lei che il giornalista argentino Horacio Verbinski - autore del libro "El Silencio. Le relazioni segrete tra la chiesa con l'Esma - non perdonano a Bergoglio la connivenza con i militari durante la dittatura,
Da presidente dei vescovi argentini, nel 2006, Bergoglio ha spinto la Chiesa argentina a pubblicare una sorta di mea culpa in occasione del 30esimo anniversario del colpo di Stato dei militari.

Secondo il giornale conservatore argentino "Clarin", il cardinale Bergoglio ha avuto un rapporto conflittuale con il precedente presidente argentino Nestor Kirchner, mentre le relazioni con l'attuale Presidenta, Cristina Kirchner sarebbero meno conflittive anche se "vanno e vengono". Bergoglio, nonostante il mea culpa pronunciato trent'anni dopo il golpe, secondo Hebe De Bonafini è stato un oppositore delle politiche sociali della Kirchner.
Secondo il giornale "La Prensa", il cardinale Bergoglio, in occasione dellultima Conferenza Episcopale dell'America Latina, si è rivolto ai poveri e agli esclusi lasciati fuori dal sistema a causa della modernizzazione economica, la quale riflette però anche l'avanzata della secolarizzazione e si riflette sulla perdita di seguaci cattolici nel paese. In  America Latina il 40% della popolazione è povera e il 15,4 per cento sono indigenti. Ma ha anche ammesso che in 50 anni, la Chiesa cattolica ha perso il 20 per cento dei fedeli.

Cardenal Jorge Bergoglio, arzobispo de Buenos Aires y primado de la Argentina.

Per saperne di più possono esser utili i seguenti link: 
http://it.wikipedia.org/wiki/Jorge_Mario_Bergoglio
https://www.contropiano.org/archivio-news/editoriale/item/14548-crisi-di-civilt%C3%A0
http://www.chaconoticias.com.ar/interior.php?nid=90526
http://it.peacereporter.net/articolo/5366/Il+lato+oscuro+del+cardinale
http://www.lr21.com.uy/mundo/168944-el-cardenal-jorge-bergoglio-y-los-crimenes-de-la-dictadura-argentina#.UUDY_hQMV0M.facebook

Cortesía de Sebastián Ramírez: el nuevo Papa y Videla.
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sabato 2 giugno 2012

L'intrigo del Papa a Milano

Luciano Granieri



Come è ormai noto a tutti nella giornata di oggi insieme alla parata militare svoltasi a Roma per celebrare il 2 giugno, a Milano è andata in scena  la parata religiosa in onore della famiglia.  Nel primo caso  il grande protagonista è stato il presidente della repubblica, nel secondo,  la scena è stata tutta ad appannaggio di Papa Benedetto XVI. Le visite papali nella città dell’amaro da bere non sono molto frequenti.  L’ultima, di Giovanni Paolo II, risale al 1984 e prima di questa per trovare un Papa ospite della città meneghina bisogna risalire al 1418 quando Papa Martino V soggiornò in “Mediolanum” per  tre giorni.  Su questa visita del papa noi di Aut abbiamo fatto  un scoop. Sembra certo  che la kermesse papalina  di questi giorni originariamente non sia stata decisa per una  esaltazione  generica dei valori della famiglia. L’idea di Papa Ratzinger,grande studioso di teologia  e di storia  del Cristianesimo, fosse quella di celebrare  un  evento  altamente mistico , di  assoluto valore biblico avvenuto in Milano agli inizi del 1100, nel 112 precisamente.  In questo inizio dell’anno mille il lombardo popolo pio  potè assistere niente meno che alla manifestazione del GIUDIZIO DI DIO.   Il Creatore venne chiamato  in causa dall’allora arcivescovo di Milano il quale fu accusato da un prete povero , “ben visto dai poveri cristi”, di  essere un ladro, di tiranneggiare e saccheggiare la città di Milano in combutta con l’imperatore.  Tali accuse, indussero l’arcivescovo simoniaco ad invocare il giudizio divino. Il prete accusatore, avrebbe dovuto camminare  sui carboni ardenti. Qualora Dio avesse riconosciuto che le invettive dl Prete Liprando   non erano ingiurie ma la verità, il povero sacerdote non si sarebbe bruciato, e la maledizione si sarebbe abbattuta sull’arcivescovo  costringendolo a lasciare Milano con vergogna e ignominia, qualora invece i carboni ardenti avessero arrostito le estremità di Liprando, questo avrebbe dovuto pagare con atroci sofferenze e  la morte il suo ardire. Le cronache dicono che Liprando ne uscì sudato ma non bruciato per cui il GIUDIZIO DI DIO si compì santificando l’umile e pio prete dei “poveri cristi” condannando l’arcivescovo alla vergogna e all’esilio . Questo era l’evento che il papa avrebbe voluto celebrare in quel di Milano. Se non chè a seguito di diversi studi si è venuto a scoprire che l’arcivescovo ladro e simoniaco era un vecchio antenato  dell’attuale segretario di Stato  Vaticano, Cardinale  Tarcisio Bertone, il quale avrebbe preso questa celebrazione come un offesa personale  rinunciando  ad  accompagnare il Papa in una visita così importante dal carattere internazionale.  Visto  che nei  recenti scandali scoppiati intorno alla Santa Sede la figura del  segretario di stato era sempre al centro delle polemiche,  per non dare adito ad ulteriori screzi,  si è deciso cambiare la motivazione della visita. Non più celebrazione di un evento Pio  e Santo come il giudizio di Dio, ma una generica esaltazione dei valori della famiglia con i soliti fanatici teodem  scatenati per la città a  rompere i coglioni perfino ai giornalai  di Linate costretti a rimuovere dall’edicola le copie di Playboy posizionate tropo vicino a quelle di Famiglia Cristiana.  Ancora una volta le ragioni di Stato hanno prevalso sulla secolarità della religione.  Ci vorebbe una rivoluzione ma ancora non siamo  ecclesiasticamente   attrezzati.

La rievocaizone


Parole: Dario Fo
Musica: Enzo Jannacci

venerdì 29 aprile 2011

Processo di Beatificazione

di Luciano Granieri.






 Il primo maggio si compirà  il miracolo.  L'opera di beatificazione avrà la sua consacrazione definitiva  Tre miliardi di pellegrini si raduneranno nella santa piazza.  Sotto le sante finestre si prepareranno a ricevere le monete purificate dal fuoco che lasceranno le stimmate sacre della santa beatificazione. Il mondo intero aspetta di salutare con giubilo il raro esempio di santità di cui l'icona beata è testimone e portatrice. Ormai la vita le opere e i miracoli non lasciano più dubbi.  Il prossimo primo maggio Papa Benedetto XVI contornato dal  Presidente della conferenza Episcopale Italiana  S.E. Cardinale Angelo Bagnasco, dal Segretario di Stato Vaticano S.E.Cardinale  Tarciso Bertone,  e da molti alti prelati italiani e stranieri fra cui S.E  il Cardinale Camillo Ruini , sono pronti ad annunziare a  miliardi di fedeli tra cui milioni di giovani i cosiddetti "PAPA BOYS" L'evento di Beatificazione più grande degli ultimi tre secoli. LE PROVE CI SONO. Dunque cari navigatori fedeli inginocchiamoci davanti a tale Santità E ANNUNZIAMO  gaudium magnum  la BEATIFICAZIONE DELLA BEATA QUARTINA