Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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venerdì 24 agosto 2012

La filosofia nel capannone

Angelo Mastrandrea da “il manifesto” del 24 agosto ’12
Desta una certa impressione guardare le immagini del trasloco di trecentomila volumi dell’Istituto italiano per gli studi filosofici dalla sua sede napoletana in capannone di Casoria mentre in redazione si lavora a una prima  pagina sull’ennesimo regalo ai costruttori: l’azzeramento dell’Iva sulle infrastrutture come misura per la “crescita” . Avessimo voluto cercare un esempio paradigmatico dello stato del nostro Paese, piegato da vent’anni dio un’offensiva contro culturale  che ha sistematicamente sottratto risorse al libero pensiero per consegnarle ai furbetti dei tanti quartierini  della politica  e dell’economia  , non avremmo potuto trovare di meglio.  E’ l’Italia alla rovescia  di come la vorremmo, quella che ancora oggi – con Monti e Passera e non cin Berlusconi – prepara un regalo inaspettato ai cementifica tori e lascia chiudere la biblioteche. Un tempo  l’Iva più bassa riguardava i libri e la cultura, beni cui incoraggiare il consumo, e non la Salerno – Reggio Calabria. L’Istituto italiano di studi filosofici deve smobilitare perché, tra Tremonti e Monti  in pochi anni i contributi statali sono stati praticamente azzerati. I lanzichenecchi  insediati alla Regione Campania hanno provveduto al resto, lasciando cadere nel dimenticatoio una vecchia delibera che prevedeva l’istituzione di una biblioteca per accogliere le migliaia di libri  dell’Istituto e consentire a studenti e ricercatori di poterli consultare.  Quando si lascia sfiorire un’istituzione culturale di rilevanza internazionale e si condannano i libri all’ammasso in un capannone di periferia come un raccolto di grano qualsiasi, siamo ad una forma più moderna degli antichi roghi   ma dal sapore analogo.  Giordano Bruno,  che immaginiamo accatastato in ordine casuale tra migliaia di altri  tomi  più o meno antichi, non è nuovo a un trattamento del genere .

mercoledì 11 maggio 2011

Fortuna dopo la depressione

Fausta Dumano 


Martedi, orologio sotto controllo in città arriva lui , AURELIO PICCA, a presentare l' ultima fatica letteraria e.....che fatica ''SE LA FORTUNA E' NOSTRA'' Un appuntamento da non perdere, messo nell' agenda da tempo. Il primo inciampo con AURELIO è stato in un laboratorio di scrittura creativa, un inciampo di quelli che ti segnano e ti legano. Aurelio è stato in questo periodo al centro dell' attenzione sulla stampa, per la sua decisione di autocandidarsi al premio strega,  in polemica con la sua casa editrice, LA RIZZOLI , che pur ritenendo il libro valido,   a causa degli strascichi del precedente anno ha deciso di non presentarsi .......IL libro ha ottenuto critiche positive da diversi autorevoli scrittori. La location dell' incontro è il piazzale antistante alla libreria UBIK, a cui va riconosciuto il merito di far sbarcare nella sonnolente città scrittori di qualità. Presentazione ''in intimità'' la definisce AURELIO tra le polveri sottili, il clacson, le frenate dei motorini e un microfono , che rema contro, nella scenografia un poster manichino della TAMARO, che AURELIO ama molto, avendo la TAMARO una sola grande qualità essere parente ad ITALO SVEVO, chissà che non sia proprio quel poster a remare contro il microfono....ma AURELIO, che è un grande affabulatore non si arrende. Conquista la platea con i ricordi di FROSINONE del suo anno di insegnamento, aiutato dalla sua collega GABRIELLA. Il bel professore che arriva dalla capitale con la sua fiammmante auto è rimasto nella leggenda non solo perchè all' epoca giovane e bello, ma anche per i suoi temi stravaganti AURELIO non pensava certamente di fare il prof. la sua gioventù si era addormentata, sembrava un monaco tibetano,ma gli studenti che sono la linfa vitale dell' ingranaggio l' hanno risvegliato. Con i ricordi si viaggia a 360 gradi nella produzione dello scrittore, arrivando così a parlare dell' ultimo libro , scritto con il sangue del suo corpo,il libro nato dopo la sua lunga depressione. Un libro che narra la storia generazionale da leggere tutto di un fiato e riscoprirsi. UN INNO ALLA VITA

lunedì 24 gennaio 2011

Donne

di Fausta Dumano



Roba da donne......una sfida lanciata dalle scrittrici donne migranti che scelgono la penna per descrivere la loro condizione di donne e straniere....donne trasversali per età, condizione sociale e latitudine, legate da un filo invisibile l' essere donna. Ancora una volta a permettere la pubblicazione di questo puzzle di voci la coraggiosa casa editrice MANGROVIE, ROBA DA DONNE......si articola in due sezioni, che non segnano una scissione, ma sono intersecate, la prima parte ospita contributi di studiose, la seconda racconti, ma il testo si apre con ''FARE LA GUERRA AD UN INTIMO'' di UBAX ALI FARAH e nei racconti c'è un' intervista a DACIA MARAINI,''DONNE CHE SCRIVONO PER LE DONNE'',ciò dimosta l' intreccio del libro. Singolare anche la scelta delle voci, voci nuove e voci ''consolidate''. La scelta della redattrice di AUT di parlare di questo libro proprio adesso non è casuale....in un momento storico in cui l' unica immagine proposta dai media è quella delle veline, delle escort della corte di MISTER B, donne esposte come carne da macello sul bancone, come spot per pelli conciate, il manifesto di TOSCANI, donne che si stendono sui letti dei potenti, donne considerate nella posizione verticale....la redattrice dà spazio a donne che si stendono a letto con i libri .......''SAI COME SI DICE GUERRA CIVILE IN SOMALO??? Lo spiega XABIIBA , con le b schioppettanti, un nome mal pronunciato , mentre si interroga se si può spezzare il legame doloroso con il passato, superare un trauma....leggere il libro è un viaggiare nei percorsi delle donne , ''LA CAROVANA DEL SALE'' ELENA DAK, poi una finestra della shoah, mentre CHRISTIANA DE CALDAS BRITTO ci spiega ''le sue donne'', donne che difficilmente vengono ascoltate, donne che si aggrappano ad un pensiero , ad un ricordo, che guardano cose con stupore che a noi sfuggono.Conflitto con le parole, spaesamento linguistico, leparole hanno un valore fonetico prima che semantico. e siccome gli italiani amano fare sondaggi con le domande più svariate segnaliamo ''il provocatorio manifesto contenuto nel libro''dichiarazio/nè....''NON SIAMO NE’ ALTE NE’ BASSE, NE’ CHIARE, NE’ SCURE, .................TANTI NE’  DI COMPARAZIONE, NE’ APPARTENENTI NE’ ESCLUSE......BUONA LETTURA.








Il brano è Easy Rider eseguito da una straordinaria vocalist dalla voce ipnotizzante, Cassandra Wilson, accompaganta da  Colin Linden – Slide Guitar, Keiith Ciancia – Tastiere, Reginald Veal – basso, Jay A. Bellerose: batteria e percussioni 

lunedì 17 gennaio 2011

Il Fondamentalista riluttante

di Fausta Dumano


Posso suggerirti un libro????  Lo scrittore MOHAMED MALIB è una fonte incredibile per scoprire ed avvicinarsi alla variegata letteratuta migrante , seguendo il suo blog si fanno interessanti scoperte ''IL FONDAMENTALISTA RILUTTANTE'' l' autore è MOSHIN HAMID , un pakistano che vive a LONDRA ,edizioni EINAUDI. Nell' incipit la chiave di lettura ''CHIEDO SCUSA SIGNORE, POSSO FARLE UNA DOMANDA???, una domanda per rompere il silenzio di un incontro con uno sconosciuto signore americano, al lettore spetta il compito di scoprire se l' incontro sia proprio così casuale dopo aver interpretato il finalenel vecchio bazar. La tecnica narrativa è particolare un lungo monologo, frammentato da domande dell' ascoltatore, una tecnica simile utilizzata da ROBERT BROWING . L' americano è allarmato da una barba scura, alla ricerca di qualche rigonfiamento nella giacca , in fondo dopo l' undici settembre non importa da quanto tempo si viva in AMERICA,che si parli inglese e si abbia l' aspetto distinto, la pelle scura e la barba rendono sospetti, un possibile nemico, un terrrorista,il meccanismo di diffidenza è innescato...,sullo sfondo il rapporto con le donne attraverso ERICA ,che avrebbe voluto diventare scrittrice di romanzi, una storia particolare che nasce in GRECIA , UN' ATTRAZIONE ''CORTESE''...Hamid procede alla disamina della diffidenza,mentre racconta la storia della sua ascesa, ma con l' undici settembre cade in disgrazia trasformato in fondamentalista. Una suspence continua, ogni impero ha i suoi giannizzeri e lui è un giannizzero dell' impero americano, ammesso a PRINCEPTON , diventa dopo la laurea un brillante analista, sempre in viaggio, non si accorge di far parte di una troupe in guerra economica combattuta per un paese che non è il suo...e quando le cose rotolano...bisogna fare qualcosa per finire arrotolato.......ogni certezza viene messa in discussione.Il suo primo romanzo NERO PAKISTAN è stato tradotto ed ha vinto il BETTY TRADE AWARD.....IL FONDAMENTALISTA RILUTTANTE , UN LIBRO DA LEGGERE

sabato 15 gennaio 2011

"Il Piede e l'orma" è uscito il secondo numero

di Fausta Dumano


IL PIEDE E L' ORMA, numero due è stato presentato venerdì pomeriggio presso la libreria EDICOLE' ,il direttore della rivista è ALFONSO CARDAMONE, che non ha certamente bisogno di presentazioni.La redazione invece è ''itinerante'' vale a dire che si compone ogni volta secondo la tematica che viene affrontata. Oggetto di questo numero ''DALLE PARTI DI CAMUS''La scelta non è legata semplicemente all' anniversario, ma spiega il CARDAMONE, parlare oggi di CAMUS significa parlare di un'epoca delle migrazione della lotta per  l' affermazione della propria identità.CAMUS rappresenta un modello di scrittura di adesione alla realtà, capace di coniugare impegno e creatività. ''CAMUS è un pensiero di incontri , all' incrocio di una via puoi ignorarlo, ma se lo guardi , se lo osservi con lo sguardo impudico dell' innocenza, segna senso, direzione e verso alla tua strada''. Il novecento letterario si è chiuso con BORGES e YOURCENAUR che si dichiarano apolidi,così come durante la prima guerra mondiale si sviluppò nella letteratura del MITTLEUROPA , UNA VASTA LETTERATURA DEI SENZA PATRIA......Questa letteratura è una ricchezza di un mondo senza confini, senza bandiere, senza la peste del nazionalismo.La storia di CAMUS è ''il meticciato''la doppia cittadinanza.....questo secondo numero si chiude con un ponte verso il nuovo numero''MARGINI''.Ogni intervento di ogni autore meriterebbe un post a parte , citarne uno significa far torto all' altro. La rivista è possibile acquistarla presso Edicolè oppure abbonandosi





domenica 2 gennaio 2011

I SESSANTA NOMI DELL' AMORE

di Fausta Dumano



I SESSANTA NOMI DELL' AMORE” TAHAR LAMRI, la redattrice di Aut in ferie dal discount gelmini, o meglio dalla burocrazia, si sta dedicando alla sua passione preferita leggere, considerando il clima che spinge a stare al caldo, a farmi compagnia è ancora un ospite della nostra terra. TAHAR LAMRI, un algerino,che proviene da quell' area tanto feconda di scrittori, ha studiato legge,un lungo cammino attraverso la LIBIA, la francia e poi L' ITALIA. Traduttore e interprete ,attore teatrale per far conoscere i TUAREG. 60 NOMI DELL' AMORE è un libro particolare,un libro sulle parole, parole d' amore che camminano attraverso la storia per costruire uin ponte tra culture differenti.Un' improvvisa storia d' amore tra una donna ELENA che vuole conoscere i sessanta nomi dell' amore in arabo per scrivere dei racconti, e TAYEB si intreccia con le voci dei racconti, una costruzione particolare che fa viaggiare il lettore nelle storie e contemporaneamente nello sviluppo via email dell' amore tra i due..Il libro è un viaggiare verso la conoscenza dell' altro, un' offerta, mentre si ripercorrono le complesse radici del cammino. JEAN MARIE, con il nome francesizzato per la prima volta va in ALGERIA, suo padre non gli ha trasmesso neanche l' arabo, AKLI ha sposato una danese e giura che è l' ultima volta che mette piede nel mondo che rifiuta, ma le loro storie si intrecciano ed emerge quella solidarietà ospitale . Geografie confuse, sentieri che si biforcano strappati ai propri affetti, anime dilaniate che non si sentono più appartenere all' oriente e all' occidente. Il LETTORE VA NELLA LETTURA , DOVE NON SI SA, SOLO PIU’ LONTANO, SI SVEGLIA TRA I TUAREG,......piacevoli scoperte il segreto della sopravvivenza sta nella mobilità, per chi avanza nel deserto senza fine, la terra dei ribelli, dei profeti . LE PAGINE SCORRONO e mi fermo all' ombra del TENERE’ , l' albero più solitario del mondo, l' unico albero del deserto ad ascoltare la storia dei TUAREG, che prima dell' arrivo dei cristiani erano radicati nel deserto, arrivano le donne TUAREG CHE PUR ESSENDO MUSULMANE NON HANNO IL VELO. Ascolto con avidità la storia, mi sveglia un foglio di via, perchè un' altra voce SAWSAN.......fa una valigia con un sacchetto di plastica ''difendi l' ambiente'' I sessanta nomi dell' amore diventa un romanzo corale. Il libro è preceduto da una nota dell' autore che spiega i motivi per cui scrive nella lingua del paese che l' ospita.....con...vivere con la lingua...l' illusione di aver messo le radici. Grazie Tahar.......una lettura emozionante, un libro pubblicato da MANGROVIE, LA STESSA CASA CORAGGIOSA DI   RONDE E RONDINI  , DI FOLLIA EXTRACOMUNITARIA   E TAGLIATO PER L'ESILIO , i libri di cui abbiamo già parlato





martedì 28 dicembre 2010

L'esilio da Cabilia

di Fausta Dumano 



“Tagliato per l' esilio”, KARIM METREF, la casa editrice è MANGROVIE,una casa editrice coraggiosa, una casa che ospita i migranti KARIM METREF è UN GIORNALISTA impegnato a 360 gradi per i diritti culturali dei BERBERI, il giornalismo e la scrittura sono i suoi strumenti , redattore del sito  ASAKA ITALIA, unico sito di informazione sulla protesta della ''primavera nera'' in CABILIA ALGERIA. Karim racconta le storie della CABILIA nella lingua del paese che l' ospita: L' ITALIA, scrive la sua passione e il suo amore per la sua terra, ma anche lo scivolare verso l' altrove, leggendo si intrecciano storie di migranti che odorano di menta, profumano di lana, mentre scorre il tema dell' esilio, di chi nasce in esilio nella terra degli avi,......un esilio che arriva da lontano, ancor prima della sua nascita, una storia oscurata, perchè la storia la raccontano sempre i vincitori. Si snoda la storia personale della sua famiglia, che si intreccia con quella del popolo.....sin dall' inizio il lettore viene accompagnato nella vicenda umana, familiarizzando con i protagonisti. Un nonno comunista, grande amante della rivoluzione russa, grande cultore della letteratura francese, ma per ''la questione femminile la regola era quella degli antenati'',anche se in verità era più aperto degli altri. Le figlie poterono frequentare la scuola elementare, ma il matrimonio, il ruolo della donna non andavano messi in discussione, sebbene fosse un grande ammiratore di SIMONE DE BEAUVOIR.......Un viaggio attraverso le generazioni, con lo sfondo di un nonno, condannato alla emarginazione di RUMI, infedele, un tarlo che si trasmette per via ereditaria, da ciò nasce l' esilio interno,scorre la storia,il funerale di MATOUB LOUNAS,il cantante assassinato da forze oscure del governo algerino......intrecciandosi con il burnus, quel mantello speciale, che rappresenta la crescita. Un libro da leggere per scoprire una storia ancora da decifrare, un libro che trasporta in un mondo lontano,con le sue contraddizioni e le sue lacerazioni, un libro che trasuda degli odori e delle leggende di un popolo, un libro per comprendere l' altro da noi,un libro intenso che ti cattura,mentre senti l' infanzia sventrata........il pianto degli uomini non ha bandiera e la tradegia della passione dell' amore è trasversale,mentre scorre l' ingarbugliato filo di Arianna per non perdere le proprie radici



lunedì 27 dicembre 2010

Il Dondolio del treno....Rondini e...RONDE

di  Fausta Dumano


Blocco notes la redattrice di Aut, nel dondolio dei treni attraversa le stazioni , clima natalizio, migranti in movimento da nord a sud, da sud a nord, dialetti diversi si fondono nel microcosmo del viaggio, a farle compagnia un libro''Rondini e Ronde''Una scelta non casuale, in questo dondolio del movimento, scritti migranti per volare in alto contro il razzismo,......una migrante per affetti. Racconti raccoliti in una antologia da ''mangrovie''......le mangrovie sono delle piante, dalle cui radici non radici, il ponte , il confine tra terra e acqua.....cosi anche per lo straniero la lingua ospitante è una a radice esile e sottile, non propria, ma permette la sopravvivenza.....per questo è nata ''mangrovie'', una casa che ospita i migranti. Dondolio del treno, reato di clandestinità, i migranti costretti a nascondersi, mentre tu Italiano ti nascondi per la vergogna, l' immagine di copertina è di VAURO SENESI. Carovanieri insonni su dune d' asfalto, notti senza cielo inseguono intimi miraggi 'MALIH MOHAMED'' Accanto a me sul treno si snoda il sesto continente, un continente invisibile, senza latitudine e senza longitudine, esseri umani costretti dalla povertà ,dalla guerra infinita, da fame e carestie a solcare il mondo, un continente senza nome.....la stazione Termini è un fiume di colori, di suoni, di odori, i protagonisti del libro sembrano uscire e materializzarsi al mio fianco, una marea di disperati......presentarsi agli altri, il dilemma di ripetere con un sorriso il nome,''IL KHALED DI CLAUDILEIA LEMES DIAS'' rimaneva estasiato a vedere i casermoni popolari, mentre infilava i volantini pubblicitari, come uno sciolingua sapeva distinguere la vita......mentre i bambini nati in italia dal 2009 ballano come fantasmi, ma questo è un uomo sembra un' attualità raccontata daTAHAR LAMRI. E LA TERRA PROMESSA SI ALLONTA , PERCHE’ LA Libia CHIUDE LA FRONTIERA e il sogno si chiude nel cassetto. VOCI di donne,  di uomini si intersecano, il volo delle rondini è gelato dal volo della ronda.....mentre con il fiato in gola fai il tifo per il curdo JUSEF.....che con sua moglie su una zattera di gomme usate è riuscito a raggiungere l' altra sponda, ma senti l'eco di ZHANXING XU, CHE IN QUESTURA FREME PER IL RINNOVO DEL SOGGIORNO E BOZIDAR TI RICORDA QUANDO ERA CLANDESTINO.....senti il pianto dei bambini strappati dall' orsacchiotto sventrato dell' infanzia, lo spaesamento linguistico, il sentirsi defraudati.....i luoghi comuni che attraversano la paura e la diffidenza, ma anche l' ironia delle scass.....squadre per la caccia armata agli stranieri......,la mostra patrocinata dalla CARITATIS, IL PD  ,I DEMOCRATICI CHE TEMONO L' INVASIONE DEI MIGRANTI.....Un libro che fa riflettere ,un libro di estrema attualità, un libro che ti graffia dentro, perchè i protagonisti li incontri davanti alla quotidianeità, i volti invisibili della società mulitietnica, le badanti e le colf, il manovale, il vu cumpra....arrivati accompagnati da un venditore di sogni......carichi di speranze e di attese,ma sfruttati senza fine. E......NEL DONDOLIO DEL TRENO DI UN' ITALIA .....in movimento vorresti raccontare quando i tuoi avi con la valigia di cartone inseguivano il sogno della ''little italy''sul treno si confonde il napoletano con il toscano, mentre senti l' inconfondibile odore di un kebab, misto all' odore della pizza. Alzi l' occhio il tuo vicino è un senegalese va a PISA......spera nel mercatino davanti alla torre ti sembra uscito dal libro......comincia a raccontarti della sua famiglia laggiù......affetti lontani che durante le feste sono più lontani.......il controllore gli chiede il biglietto...attorno a lui sente quel sottile velo di razzismo.......è pronto per scrivere la sua storia su ''rondini e ronde''gli hanno controllato il biglietto per ben tre volte.

sabato 4 dicembre 2010

Correre verso Acquaria8

di Fausta Dumano



Blocco notes la redattrice di Aut questa volta ha incontrato una giovanissima scrittrice CORINNA PINCHERLE, L'autrice di ''esseri umani''edizioni Iredeventi di LUCA CARBONARA. ''ESSERI UMANI'' è l' opera prima di una scrittrice, che ama presentarsi in un modo insolito''sono nata in un paese bizzarro, passando l' infanzia e l' adolescenza a tentare di inserirsi negli inverosimibili schemi sociali degli indigeni del pianeta con risultati soddisfacenti, imparando l' assurda arte del pianto e la tecnica del ridere o viceversa....Con poche parole riesce a comprendere il significato della gelosia, della libertà e del pudore. Impara a sfruttare il vento per correre sull' acqua e a baciare un altro essere umano per sentirne l' odore più da vicino.Vive in una città chiamata ROMA.......La location dell' incontro è Ithaca, nel cuore del centro storico'' esseri umani'' è un libro di fantascienza, ma appena socializzi con i protagonisti ti sembrano meno alieni degli esseri viventi. La scrittura di Corinna è particolare , è una donna che dà voce spesso ad un io narrante maschile, una scrittura cinematografica,dove senti scorrere i cinque sensi.Un libro che apre numerosi interrogativi, perché una giovanissima fugge nella fantascienza????  Ma nel fuggire intravedi uno strano ottimismo, una speranza e nello stesso tempo una speranza , come se volesse svegliare delle coscienze addormentate, scuoterle dal torpore.Il suo primo racconto l' ha scritto a sedici anni, legge tanto , ma scopri subito la passione per il genere.Una presentazione particolare, petche i personaggi di Corinna si sono materializzati con la voce di Giovanna e Roberto, proprio durante la pausa del concerto dei MALASOUND......Un libro da leggere, un libro per riflettere sugli scenari apocalittici, un libro in cui ti sembra che il vicino di casa è più impenetrabile dell' alieno e nei momenti di CAOS TI VIENE VOGLIA DI CORRERE VERSO AQUARIA8 scritto proprio cosi) che ti sembra cosi reale nella babele linguistica,nello spaesamento.


sabato 27 novembre 2010

Quell’Italia vera della partitella.

di Massimo Raffaeli.  (da il manifesto del 26 novembre)



L’intenso rapporto tra Pier Paolo Pasolini e il calcio, atto di “estrema resistenza” la centro di un convegno Casarsa, sui campi dove il poeta tirò i primi calci a scoprì l’amore nel quale vedeva l’utopia della pienezza umanistica 

“Fermate, a Pa’, dà du’ carci co' nnoi” E’ un richiamo ancestrale quello che lanciano a Pier Paolo Pasolini alcuni ragazzi della borgata dai nomi inconfondibili. Giorgio, Giannetto, Carlo, il Moro.  La borgata è il Trullo, mentre i  versi ( poi nella raccolta “Poesia in forma rosa”, Garzanti 1964) portano la data del 6 marzo 1963 come fossero note di diario. Pasolini ha compiuto il giorno prima  quarantuno anni , vive a Roma da tredici, è non solo un poeta e un narratore riconosciuto dalla èlite, ma ormai un regista famoso (reduce per altro da due capolavori “Accatone” e “La ricotta” ) così come un uomo pubblico decisamente controverso, sospetto a sinistra  per la sua omosessualità e per il marxismo eterodosso, linciato dalla destra per i medesimi motivi, comunque pluriprocessato dentro e fuori dalle aule giudiziarie dalla stessa società che il suo genio di antrolplogo prende a leggere nei termini dello Sviluppo senza Progresso, illusa dal boom economico che tuttavia la stravolge nei  modi sia del Genocidio delle antiche culture popolari e particolaristiche sia dell’Omologazione al consumismo neocapitalista: dieci anni dopo, negli “Scritti Corsari”, nelle pagine clandestine di “Petrolio”  e nel terrificante testamento di “Salò” , darà ad un simile contesto il nome glaciale di Universo Orrendo. Quei ragazzi che lo invitano a giocare rinnovando una cara consuetudine , non sono solamente i testimoni fisici di un mondo popolare presto liquidato o retrocesso a preistoria ma sono i complici del gioco in cui resiste agli occhi del poeta la nostalgia o l’utopia della pienezza umanistica, ovvero la conciliazione naturale di anima e corpo, quasi una laica eucaristia che venga spartita tirando due calci a un pallone. Chi ha raccolto meritoriamente le pagine che lo scrittore ha dedicato al calcio (cioè Valerio Piccioni)  in “Quando gioca Pasolini, Calci, corse e parole di un poeta” Limina 1966) scandisce in tre episodi e in tre fisionomie gli sviluppi della sua passione: prima c'è il piccolo tifoso del Bologna anni trenta (lo squadrone pluriscudettato di Schiavo e Biavati, Ceresoli e Andreolo), colui che gioca a calcio ogni giorno e per ore sui prati di Caprara, un’ala destra d’altri tempi, minuta e velocissima, che gli amici battezzano “Stukas” : poi il ventenne del Friuli materno, in divisa regolamentare, sui terreni di Casarsa o San Giovanni: infine il quarantenne e cinquantenne che decine di foto ritraggono nei campetti della periferia romana, con indosso la maglia del Bologna, per una partitella fra amici o nelle dispute tra cinematografari/giornalisti/cantanti dove pare prodigasse l’impegno e persino la tigna acrimoniosa dell’antica passione (come attesta in più luoghi “l’Album Pasolini”  a cura di Mario Desiati, Oscar Mondadori 2005). Non soltanto Pasolini legge il gioco da vero intenditore ( un suo celebre articolo utilizza, infatti, la semiologia di Roland Barthes per fornire una grammatica della prosa e della poesia calcistica) ma ritiene paradossalmente la partita come l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo, l’unico evento capace di commemorare la tragedia greca e dunque di investire la totalità della Polis. E’ probabile che nella plasticità del gioco, nella trama armoniosa di un’azione , nella semplice bellezza di un gol, egli individuasse da un lato la completezza delle forma d’arte e dall’altro, specialmente, un gesto di perfezione etimologica, in grado di sottrarsi al principio di prestazione e agli automatismi della mercificazione: è quanto Bataille aveva definito la “dèpense” l’atto di nudo spreco o di grazia allo stato puro. Che giocare al calcio fosse per Pasolini un atto di estrema resistenza umanistica lo testimonia un romanzo tra i più singolari, si dica pure tra i più appassionati, dello scorso decennio, “Futbol bailado” di Alberto Garlini (Sironi 2004) , un testo di quasi cinquecento pagine la cui intramatura complessa, sorretta da un’isoirazione magnanima, è solo relativamente ipotecata dalle didascalie d’epoca. L’incipit è la famosa partita (l’ultima di Pasolini) che disputarono a Parma nel marzo del 75’ la troupe di “Salò” e quella di “Novecento” capitanata da Bernardo Bertolucci: qui, alla maniera di una docufiction di impianto polifonico, ma senza concedere nulla alle lusinghe o alle facili astuzie del cosiddetto postmoderno, si diramano due differenti romanzi di formazione, i quali si intrecciano sia alla cadenza frenetica, ultimativa e/o distruttiva, che scandisce gli ultimi mesi di vita del poeta, sia ai passaggi di fase più cruciali della storia italiana recente: l’uno è l’apprendistato di un campione, Francesco, che viene progressivamente meno agli obblighi della carriera per ritrovarsi a immolarsi nella gratuità del gioco  primordiale, perciò un “futbol” che simula la danza e il volo degli uccelli, che guadagna la cadenza di una poesia e non chiede contraccambio che non sia un pegno d’affetto o un’offerta d’amore; l’altro è il bilancio al presente di chi per caso si trovò a giocare, giovanissimo, la partita di Parma divenendo in seguito l’allievo prediletto di Francesco: il suo nome è Alberto, allude ad un profilo chiaramente autobiografico e segnala, nello stesso tempo,  la funzione di un doppio testimone per cui “Pasolini” non può essere un’icona o un accredito culturale ma un riferimento esistenzialetrasformarsi uno sterro fra i palazzi in costruzione nel decorso allegorico della sua stessa vita, finalmente circondato dai ragazzi che amava, dagli antichi maestri e da tutti gli amici scrittori. Infatti aveva aggiunto nella clausola, regalandosi un attimo di necessaria retorica: “Le grida della quieta partitella, la muta primavera, non è questa la vera Italia fuori dalle tenebre?”

 L’azione del gol dell’ 1 a 2  nella vittoriosa partita dell Roma contro il Bayern Monaco-che vede una travolgente azione di Jeremy Menez, prodigio Francese nato  e cresciuto nei sobborghi meridionali di Parigi, e la  finalizzazione in rete del cross di quest’ultimo da parte di Marco Borriello -   mostra la plasticità del gioco, la  trama armoniosa di un’azione , la  semplice bellezza di un gol. Elementi  in cui Pasolini individua,  da un lato la completezza delle forma d’arte e dall’altro, un gesto di perfezione etimologica.


martedì 9 novembre 2010

Storie di extracomunitaria follia, Claudileia Lemes Dias.

di Fausta Dumano.


Venerdì pomeriggio la location è Ithaca, blocco notes, la redattrice di Aut raccoglie le sensazioni e le emozioni dell’incontro con  Claudileia Lemes Dias “Storie di extracomunitaria follia”. Non è la prima volta che mi inciampo in Claudileia, la prima volta è stata nel 2007 in occasione del concorso letterario “Lingua Madre” , lei ha partecipato alla sezione donne migranti, io a quella delle italiane che narrano di una donna migrante. Poi nel 2010 a Ceccano la cooperativa Gaia ha organizzato un concorso “Emozioni” lei era la madrina e io la giuria. Non c’è due senza tre, l’occasione offerta dalla presentazione del suo libro “storie di extracomunitaria follia” un libro che richiama nel titolo Bukowski, di cui è innamorata, un libro che affronta a 360 gradi l’immigrazione nei suoi aspetti. Un caleidoscopio sulla vita che mette a fuoco esistenze diverse di protagonisti, uniche, ma legate da un filo invisibile, il filo della separazione della terra, dagli affetti. Un’umanità sfruttata, respinta, macchiata da luoghi comuni, ma anche l’esplosione di colori, odori, sapori nuoci che invadono le strade di Roma. Una città che diventa protagonista che Claudileia sebbene dottoranda di ricerca del Sistema Giuridico alla “Sapienza” ha scoperto nei suoi meandri volantinando davanti  ai supermercati. Claudileia in Brasile è crescita con le immagini della Roma di cartapesta e del cinema, della musica di Peppino di Capri , quella dei best selleres. Ha scoperto una Roma dove si aggirano servi neri, che parlano romanesco, comprano cose da Ikea, vengono venduti come schiavi e poi “grattuguati” dai bianchi ricchi cannibali “Matusalem l’ultimo africano” . La Roma dove anziane signore sono atterrite dall’invasione di extracomunitari coma la signora Livia incontrano “draghi” cinesi autentici che entrano dalla finestra in cucina  e diventano “amici” . E nel suo narrare ribalta lo stereotipo del brasiliano travestito, protetto dall’angelo custode. Un libro che racconta le contraddizioni profonde  e i traumi che provengono da un  passato “mai troppo remoto” dove è forte il desiderio di arrivare anche  non sapendo nulla della lingua italiana, attirati dalle belle parole, eleganti e da una sola SPEREQUAZIONE..... morire innocenti nelle “acque internazionali”. Un libro impegnato con la lettera al dittatore, un libro dove i bambini scoprono  nell’isola F.P.S. 257 (Fattore Protezione Solare 257) che Gandhi con la sua filosofia non è sempre applicabile  e l’eccesso di sole provoca danni irreparabili nel cervello .
Un libro costruito da racconti, poesie e teatro. Un intreccio di personaggi Oceania, Amina etc.... Un libro che nel leggerlo gli occhi si riempiono di lacrime amare come quelli di Amina “ il cuore si divide in due”  da una parte lei trasudava amore e dall’altra anche.
Attualmente Claudileia è diventata socia di una casa editrice che pubblica testi di immigrati, ma anche testi di emigrati italiani  che vivendo all’estero non scrivono più in italiano, di emigranti della terza generazione che vengono tradotti in Italiano.  Claudileia Lemes Dias è un vulcano di iniziative, un cantiere sempre in movimento. Un venerdì particolare quello dentro da Ithaca proprio nel cuore degli invisibili migranti.... che percepisci nell’aria dai suoni, dai colori e dagli odori.

domenica 24 ottobre 2010

Elementare Lansdale!

di Fausta Dumano




Venerdì 22 ottobre, una frenesia, guardo continuamente l’orologio, non capita tutti i giorni di incontrarlo, Mister Lansdale e per giunta a Frosinone. La location è la libreria Ubik, lo spazio antistante, non è certamente il top. Al di là del leggero freddo (ossimoro) che è arrivato, sgasate di motorini,  auto con la musica a palla.....e, dulcis in fundo, una traduttrice che balbetta la traduzione e la mancano spesso i termini.          Meno male che Mister Lansdale parla lentamente e il mio inglese mi aiuta.  Joe Lansdale ama l’Italia, ma non è ancora riuscito a imparare la lingua “E’ più facile che un cane impari a guidare l’auto che io impari l’Italiano”  mister Lonsdale è come al solito molto ironico, qualche flash simpatico sulla politica americana. Scopriamo i gusto letterari di Lansdale ovviamente legge solo gli autori tradotti predilige Dante e Virgilio, uno dei motivi per cui ama l’Italia è la formazione classica (ancora per poco commenta un’insegnante, non conosce Lansdale la riforma Gelmini e lo svilimento della scuola). All’incontro ci sono numerosi fans di Lonsdale, aspiranti scrittori che chiedono suggerimenti e consigli . In pole position ci sono numerosi vip della politica, assessori provinciali, consiglieri, stampa e TV.  Joe Lansdale sta svolgendo un tour da Guiness dei primati, anche quattro librerie al giorno in città diverse e lontane. La Fanucci edizioni ha inserito anche Frosinone nel tour. Come accade a molti scrittori è condannato ad essere poco apprezzato in Patria, In Europa invece è riconosciuto un talento, in Italia un cult. Non a caso “Sotto un cielo cremisi” è uscito prima in  Italia e lo stesso dicasi per la sua ultima fatica letteraria  “Devil Red”. I due protagonisti consolidati della sua saga Collins e Pine, questa volta si trovano nel mirino della “Dixie Mafia” e minacciati soprattutto da Devil Red. Un’ora intensa in compagnia di Mister Lonsdale a Frosinone, un’ora speciale per una città in cui sembra sempre diretta dalla banalità e dalla monotonia.

martedì 19 ottobre 2010

Un neo- realista particolare

di Fausta Dumano




Una giornata con Giuseppe Cristaldi l’occasione nasce per la presentazione del suo libro “Belli di papillion verso il sacrificio” ad Ithaca, la libreria di Via Garibaldi 64. Giuseppe, scrittore salentino , arriva all’alba a Frosinone, perché “per presentare un libro bisogna interagire con la città, entrare nel microcosmo” Sin dalle prime ore insieme realizzi che la sua presentazione è contaminata, dal modo in cui interagisce con il luogo e le persone. Giuseppe Cristaldi nonostante la sua giovane età si è già affermato nel panorama della letteratura contemporanea. “Storia di un metronomo capovolto”, la sua prima opera con presetnazione di Battiato è introvabile. Belli di papillion verso il sacrificio, prefazione di Teresa De Sio .  Giuseppe Cristaldi è uno scrittore impegnato nella denuncia sociale è stato definito “il Saviano del Salento” . Senti l’eco di Pasolini. La location di questo romanzo è la Taranto della mente, la voce narrante  della storia costruisce un monumento al padre morto. Un libro costruito in quindici più ultimo martirio. Don  Papà è un cozzaro, un contrabbandiere, un teatrante  dalle mille risorse, uno della razza dei “ddritti” nato e cresciuto in un quartiere Tamburi. Spinto dalla disperazione dello sfratto l’uomo  con l’aiuto del figlio farà a pezzi la casa, prima di compiere il suo gesto ultimo, lasciando al figlio il compito della scrittura della vita. Una mamma  che è la coprotagonista che accompagna sempre, una mamma che bisogna anche cercare  nel detto, tra le parole bianche della scrittura. Un figlio che parte per l’Iraq non per amor di patria, ma con la speranza di tornare “come vitalizio” alla madre che così può racquistare la casa. Un romanzo che nella storia individuale diventa  un romanzo corale, su come eravamo e come saremmo adesso sotto un cielo di nubi tossiche. Una scrittura nervosa, espressionista con un dettato pluri-linguistico con il salentino e il tarantino . E la chiesa, casa di Dio diviene nella coralità del gesto, una casa del popolo, mentre siamo circondati dall’acqua, quella di  un mare, che continua ad ordirci tranelli e la spuma è come una corda di violino al vento . Spuma e speme....La Puglia da qualche anno sta “sfornando” diversi scrittori, anche se Cristaldi non ama essere definito pugliese , ma del Salento, mi ha anche informata del referendum per la regione del Salento, una regione nuova libera dalla Puglia. Io ho un grosso limite sono un’insegnante come dice Cristaldi e parlo di scrittori pugliesi. Si parla spesso  di narrativa pugliese, prima erano pochissimi, è un fatto innegabile, le condizioni del sud sono schiaccianti, la camorra in Campania ha portato una sorta di folklore sulla devianza, in Sicilia Sascia e Camilleri hanno attinto alla mafia, in Puglia si è verificato secondo me un corto circuito, l’Italsider , lo spettro del nucleare da un lato,  dall’altro i trulli, le masserie hanno spinto la produzione letteraria. Il movimento della pizzica e della taranta nello stesso tempo il degrado della terra. L’allontanarsi dalla Puglia genera poi un flusso di narrativa, Cristaldi è forse uno dei pochi che vive ancora in Puglia dove fa l’operaio. Nicola Lagioia, Mario Desiati, Alessandro Leogrande, Carlo De Amicis sono tutte voci pugliesi, ognuno con il suo stile come il Cristaldi, raccontano la Puglia nella loro profondità contemporanea ma anche scardinando il passato, senza però cadere nella trappola di una letteratura stereotipata della Napoli del sole e del mandolino. Giuseppe Cristaldi tornerà a Frosinone per parlare del suo primo libro quello introvabile , ma parteciperà anche alla performance di 03100. “I Racconti sopra e sotto/sottosopra  dell’ascensore inclinato, con un racconto particolare: il mostro del nucleare che dal Garigliano approda al fiume Cosa. Dicevo che Cristaldi è uno che interagisce con il luogo dove presenta i suoi libri, ha girato per la città, nel quartiere degli invisibili, i migranti del centro storico, ne ha sentito gli odori e visto i colori nei panni stesi, ha individuato le tracce delle invasioni di Nostra Signora Art. Cristaldi è uno attento alla realtà che lo circonda .....un neo-realista particolare.




lunedì 27 settembre 2010

Fede eretica

di Fausta Dumano



Eden, il libro di Alessandro Cortese, un libro destinato a diventare un caso letterario, un libro che divide a priori, ancora prima di leggerlo ci si schiera : è blasfemo o un credente?  Un post a parte merita la copertina, l’albero della mela proibita quella rossa è uno scheletro , altro discorso merita la scelta della carta  che conferisce un’aria antica al libro con gli stessi caratteri  tutti maiuscoli. Alessandro Cortese, classe 1980, è nato a Messina , ricercatore chimico vive a Pescara, è un artista poliedrico, si esprime con la musica. Ha nel cassetto già diversi romanzi, ma ha puntato su Eden per arrivare sugli scaffali delle librerie. L’autore è sbarcato ad Ithaca e il suo libro è un caso che ha animato la discussione.. Il mito di Eden fa da sottofondo irrequieto nel romanzo, una lotta tra il bene e il male  che si tinge di interrogativi spiazzando il lettore con un originale punto di vista che rovescia il senso della tradizione. Sin dall’incipit il lettore capisce che la trama non è affatto scontata. I generi  si fondono, thriller, noir, epica, romanzo religioso, ritmo televisivo, perchè  Cortese è un figlio degli anni 80’, l’immagine arriva prima della voce. Si gioca con la maschera di porcellana bianca , che impedisce di comprendere le espressioni degli attori, un veloce dipanare dei fatti e la stessa punteggiatura segue il flusso della narrazione. Cortese non utilizza mai il punto e la virgola. E’evidente che il giovane Cortese ha una grande conoscenza del testo biblico ed ha una grande fantasia. Il linguaggio è ricercato e forbito. E’ un’oprea che si legge tutta di un fiato, mentre lascia con il fiato sospeso in questa lotta tra il Bene e il Male . Il libro è secondo me una grande metafora che va letto prima di tutto per le innovazioni stilistiche e l’originalità. Avendo trascorso un’intera giornata con l’autore che ha visto anche una tappa nell’Abbazia di Casamari, dove siamo entrati in un film surreale, posso con certezza affermare che il Cortese è un credente a 360° . A tal punto che quei segnali che per lui sono la prova evidente dell’esistenza do Dio , nella mia vita  sono gli intrecci del turbinio combinatorio. L’operazione compiuta da Alessandro Cortese è un’operazione complessa, nell’età della controriforma il suo libro sarebbe finito nel Tribunale della Santa Inquisizione. Il libro pubblicato da una piccola casa editrice “Arpanet” si sta squadernando anche nella libreria della Feltrinelli. L’alone di mistero si annuncia con le sue prime note di presentazione, qualcuno mi considera Satana, se si aggiunge il suo look da “dark Alchimista” la tensione sale. Non è escluso che nel clima di oscurantismo il libro possa ricevere “qualche bolla di scomunica” aumentando  così l’operazione di marketing. Eden un bluff di un credente, per attirare l’attenzione in una società  in cui il libro e la letteratura stanno in crisi, perchè si legge poco e si vendono pochi libri?  La redattrice di Aut seguirà il destino di Eden.... intanto a riprova di come a priori il libro venga giudicato, è bastato mettere soltanto la copertina di Eden sul mio Facebook per avare richieste di amicizia trasversali, il mio nome è stato associato a credente (sono arrivati gruppi cattolici a chiedermi l’amicizia) a blasfema.... Il mio “destino” ormai è legato ad Eden, sarò bruciata nelle piazze come eretica per averlo letto oppure “santificata” .

Due o tre cose su Alessandro Cortese

Alessandro è stato definito da qualcuno Satana per aver trasformato Lucifero  in eroe positivo, Alessandro sulla scia delle spiegazioni di Sant’Agostino . Il diavolo esiste  è il male sulla strada, di conseguenza l’esistenza del male conferma il bene. Nella vita di Alessandro Dio c’è e gli ha dato prova della sua esistenza. Lo scenario è Chieti, in una notte con la pioggia e la nebbia, una notte da lupi in una città che dai racconti di Alessandro è più brutta di Frosinone. Lui migrante dalla Sicilia, senza lavoro, arriva a Chieti nel momento giusto incontra l’amico giusto che gli apre “le porte giuste” un minuto prima o un minuto dopo l’evento non sarebbe accaduto. Io lo chiamo “turbinio combinatorio” quel turbinio combinatorio che mi ha insegnato il mio amico  scrittore Carlo Scappaticci, qualcuno la chiama fortuna, qualcuno “culo”. Entro nell’Abbazzia di Casamari con Alessandro e il mio amico greco, un prete celebra un matrimonio in un orario insolito alle cinque del pomeriggio di venerdì. Il prete utilizza il ciociaro e somme citazioni in greco. Coincidenze?  O un segnale di Dio per far sentire Vassili a casa? Resta il fatto che dopo una giornata con Alessandro sono convinta che lui sia fortemente credente e che Eden è un testo letterario scritto per scuotere il dibattito 

domenica 5 settembre 2010

Vicoli Narranti

di Fausta Dumano


Picinisco, 3 settembre la redattrice di Aut non si era mai spinta quassù, sin da ragazza la distanza geografica le era sembrata insormontabile, mi ero spinta fino alla casa di Lawrence, dove è stata scritta “la ragazza perduta”. La location  è proprio  ideale per ambientare la prima notte bianca del “libro” . Il centro storico di Picinisco è un dedalo di vicoli, che si intrecciano, un puzzle incredibile, dove è piacevole smarririrsi nell’ascoltare le storie che si  raccontano: “Non importa quante strade abbia percorso il narratore , questo è il senso del festival delle storie, organizzato dalla Minimum Fa. Scrittori, musicisti, attori, registi e viandanti si incontrano per narrare. Un festival itinerante Picinisco, San Donato, Alvito una Valle quella di Comino, nel Parco Nazionale. A dipanare l’intreccio di vicoli giunge in soccorso PASTICCIO, il protagonista di Edoardo Inglese , è incredibile  che a darmi il filo di Arianna sia proprio Pasticcio, che si smarrisce sempre. Pasticcio è qui in un duplice ruolo da musicista della Slammer Band a protagonista del libro. Appena lo intercetto, corro subito da lui e da Edoardo anche lui nel duplice ruolo di scrittore e musicista . Il primo inciampo con loro c’è stato da Ithaca e da subito sono stati così  coinvolgenti che  la redattrice di Aut si è sentita parte integrante della loro Slummer Band. Pasticcio è la bussola che mi fa arrivare in piazzetta suggestive dove sento narrare gli scrittori, tanti veramente tanti, impossibile citarli tutti, alcuni nomi Chiara Valerio, Antonio Pascale. In ogni angolo del paese racchiuso  dalle mura che proteggono la Valle dei Saraceni gli stand dei librai, ci sono Edicolè, Incontri ed Ithaca, che ha fatto una scelta coraggiosa portare libri delle case editrici piccole quelle tagliate fuori dal mercato, dalla globalizzazione. E in tema con l’arte che si respira in un dibattito che è nato in piazzetta , l’appello degli intellettuali ad abbandonare la Mondadori, un dibattito “provocato” involontariamente da Igor Traboni, che non voleva far politica, ma ha acceso la miccia. Tra le parole si intrecciano le note di Edoardo Inglese con un “omaggio oltraggio “ a due signore della canzone italiana, Loredana Bertè e Gabriella Ferri. Nella notte bianca ha scelto la luna come tema per far compagnia al lupo e all’orso i simboli del Parco. A mezzanotte i viandanti si radunano nella piazza principale dove l’attore Davide Cassini ha messo in scena un omaggio a Ray Charles, un reading concerto del padre del Soul Americano. La notte bianca prosegue nonostante l’equipaggio invernale a Picinsco fa freddo, ma la Slummer Band fa scaldare dentro. 

venerdì 13 agosto 2010

FAVOLE DELL’AFRICA NERA a cura di Luciano Granieri

In questo periodo di pieno agosto proponiamo un’altro libro per la serie RILETTI PER VOI DA AUT.  Come è noto molti approfittano del tempo libero delle vacanze per leggere un po’ di più o quantomeno per ricordarsi  come è fatto un libro. NIENTE PAURA. Stavolta siamo andati sul leggero, niente analisi economica del fascismo dei comunisti italiani. Ci occupiamo  un libro di FAVOLE. “IL GIORNO IN CUI IL LEONE REGALO’ UNA CODA AGLI ANIMALI: FAVOLE DELL’AFRICA NERA. Il libro curato da Anselmo Roveda, che ha raccolto le fiabe, e illustrato dalla pittrice Allegra Agliardi, è molto particolare. Già l’idea  della casa editrice “TERRE DI MEZZO” , con l’iniziativa “PROGETTI DI STRADA”,  di diffondere le sue pubblicazioni direttamente sulla strada attraverso venditori extracomunitari ha del geniale. Ciò ha consentito ai migranti che hanno aderito al progetto  di avere un lavoro dignitoso per vivere meglio in Italia  e sostenere le loro famiglie nel sud del mondo. I libri di TERRE DI MEZZO  possono essere acquistati anche in libreria.  Fanno parte di collane nate per promuovere stili di vita sostenibili  e accrescere la partecipazione civile. Per dare ascolto e visibilità alle città nascoste e a chi lavora quotidianamente alla costruzione di un mondo diverso. Anche la scelta di pubblicare una raccolta di fiabe dell’Africa nera ci sembra estremamente interessante. Ecco perché abbiamo deciso di pubblicare qualche favola tratta dal volumetto e, nel farlo, abbiamo dedicato una particolare attenzione ai bellissimi disegni di Allegra Agliardi, raccolti nella foto clip di Luc Girello. A chiusura di questo intervento pubblichiamo uno stralcio dell’introduzione di Anselmo Roveda. Nel post che segue proponiamo un estratto delle favole contenute nel volumetto.
Luciano Granieri

Favole dell’Africa Nera – di Anselmo Roveda.

Affacciarsi sul mondo delle favole offre sempre un senso di vertigine e d’incanto: si apre al lettore una dimensione che ha in se la sorpresa del nuovo e la capacità di evocare suggestioni antiche, intessute dal ritmo della parola. Parola detta, condivisa, concatenata ad altre a formare un racconto, come intorno al fuoco, stretti legami di solidarietà fra amici e parenti. La parola, detta e letta ad alta voce, e anche quando viene fissata nella scritture, è la vera forza delle fiabe dei popoli. L’Africa ha un’antica tradizione di narrazioni. La raccolta di favole raccolte nel libro, provengono dalla porzione sub sahariana del continente. A nord  del Sahara le narrazioni si contaminano con quelle della tradizione orientale, araba ed europea; a sud  conservano invece una spiccata specificità anche  se sono sempre dotate di universalità e riescono  parlare al cuore e all’immaginazione di tutti, e a tutte le latitudini. Il rapporti tra l’italia e L’Africa è antico, fatto di cose belle e di cose brutte, di pregiudizi e di fascinazioni , ma soprattutto è un rapporto in via di definizione. Ancora  fra le generazione di cinquant’anni fa, legame dell’Italia con l’Africa  era relegato a memorie coloniali, con il contorno di canzoni razziste e immagini stereotipate dell’ascaro. Memorie che rappresentano più una vergogna che un vanto, taciute in ambito pubblico e appena sussurrate in ambito amicale e familiare. Oggi l’Africa è più vicina, grazie all’informazione e ai viaggi, ma anche attraverso i tanti africani che vivono in Italia. Studenti, lavoratori, uomini e donne, singoli, famiglie  o comunità che arrivano con la speranza di migliorare le proprie condizioni di vita. Con loro hanno portato tradizioni, cibo, narrazioni. E la convivenza ha accresciuto l’interesse degli italiani per la cultura espressa dai cittadini africani. Nella stesura di questa raccolta  ho centrato l’attenzione sulle “favole”- ossia il racconto di animali privo di interventi magici- e ho tentato di restituire con la scrittura la vitalità del racconto orale, di trasmissione di comunità. Come se, aprendo il libro e leggendo ada alta voce, ci si trovasse insieme in cerchio, per lasciarsi incantare dalle storie di questi animali in fondo così simili a noi.



IL GIORNO IN CUI IL LEONE REGALO’ UNA CODA AL CANE - di Anselmo Roveda. eAllegra Agliardi

LA CODA DEGLI ANIMALI

C’era un tempo in cui.... gli animali non avevano la coda. Non aveva la coda il cane per fare le feste, nè il gatto per accarezzare le gambe dell’uomo. Non aveva la coda il cavallo per scacciare le mosche, nè lo scoiattolo per saltare tra gli alberi. Non aveva la coda neppure la volpe per farsi bella. Non aveva la coda nessuno. Un giorno il leone, re di tutti gli animali, decise di porre rimedio alla situazione. Fissò un posto e un giorno in cui avrebbe distribuito code per tutti. Quel giorno arrivarono in molti. Il cavallo, lo scoiattolo, il cane e il gatto. E poi ancora e ancora, arrivarono anche l’elefante e il maiale. Per  ultima arrivò la lepre. E si iniziò la distribuzione. Per primo scelse il leone e prese una bella coda lunga, color dell’oro e con un fiocco alla sommità. Poi vennero il turno della volpe e quello dello scoiattolo, che ricevettero due code folte, pelose e belle. Il cavallo scelse una coda lunga fatta di molti peli, utile per scacciare le mosche ed altri insetti noiosi. Anche al cane e al gatto toccarono due belle code. Poi vennero gli altri. In fondo alla fila rimasero: l’elefante, il maiale e la lepre. All’elefante toccò un corda sottile e setolosa, e da quel giorno la vergogna fu tale che cammina trascinando la proboscide per terra. Al maiale toccò un codino a forma di vermiciattolo e fu costretto ad arrotolarlo per farlo sembrare almeno un ricciolo. Alla lepre invece  non toccò nulla, perché nulla era rimasto. Ma il cane e il gatto iniziarono a litigare :”La mia coda è più bella!” “No! è più bella la mia!”. Litigarono tanto che il cane spazientito diede un morso alla coda del gatto e ne strappò un ciuffo. Da quel giorno gatto e cane sono nemici. La lepre si affrettò a raccogliere quel ciuffo rimasto sul campo e se lo attaccò: così ebbe anch’essa una piccola coda.

IL PECCATO DELL’ASINO

C’era un tempo in cui... una grande  siccità affliggeva l’altopiano. Il leone, il leopardo, la iena e l’asino si trovarono alla rada ombra di una grande albero secco per parlare di quella sciagura. Non pioveva da molto e nessuno aveva più nulla da mangiare. Parla che ti parla si convinsero che la colpa di quella siccità era da attribuirsi a un loro peccato, a una cattiva azione che aveva fatto incollerire la pioggia. Decisero  di confessare a turno i propri peccati, in modo da punire il peccatore che aveva scatenato quella sciagura. E a punizione avvenuta chissà, forse sarebbe venuta la pioggia. Iniziò a confessare i propri peccati il leone: “Me meschino, il colpevole sono io, qualche giorno fa ho trovato vicino al villaggio una mucca e l’ho sbranata”. Gli altri animali guardano il leone, guardarono bene le sue terribili zanne  e suoi artigli poderosi, poi scossero la testa: “No, no via, non è un peccato poi così grave”. Toccò allora al leopardo: “Me meschino, il colpevole sono io, qualche giorno fa ho trovato una capra persa lungo il sentiero  e l’ho sbranata “. Gli altri animali guardarono il leopardo, guardarono bene i muscoli agili e portentosi e i suoi lunghi artigli, poi scossero la testa. “No, no via, non è un peccato così grave”. Venne il turno della iena: “ Me  meschina, la colpevole sono io, qualche giorno fa ho rubato una gallina e l’ho sbranata”. Gli altri animali guardarono a lungo la iena, poi scossero la testa “No, no via, non è un peccato poi così grave”. Infine toccò all’asino: “Mah?!? Non so se sia proprio una cattiva azione, fatto sta che qualche giorno fa, mentre la mia padrona parlava con una amica, ho strappato dell’erba dal bordo del sentiero e l’ho mangiata”. Gli altri animali guardarono l’asino in silenzio, poi scossero adagio adagio la testa  e dissero in coro.”Questo si che è un peccato grave. Si tu quindi la causa di tutte le nostre disgrazie”. Poi gli balzarono addosso e lo sbranarono. Ma la pioggia non scese per molti giorni ancora.

 QUANDO LA SCIMMIA FACEVA IL GIUDICE

C’era un tempo in cui... la scimmia faceva il giudice.  Era un tempo in cui i sarti facevano i vestiti con l’erba. Venne il giorno in cui un sarto andò dalla scimmia e disse: “Giudice, il topo ha mangiato i miei vestiti d’erba. Rendimi giustizia”. “D’accordo” disse la scimmia e fece chiamare il topo. “Giudice, è colpa del gatto, lui ha mangiato i vestiti del sarto, non io”. “D’accordo” disse la scimmia e fece chiamare il gatto. “Giudice, è colpa del cane, lui ha mangiato i vestiti del sarto, non io”. “D’accordo” disse la scimmia e fece chiamare il cane. “Giudice, è colpa del bastone, lui ha rovinato i vestiti del sarto, non io”. “D’accordo” disse la scimmia e fece chiamare il bastone. “Giudice, è colpa del fuoco, lui ha bruciato i vestiti del sarto, non io”. “D’accordo disse la scimmia e fece chiamare il fuoco. “Giudice, è colpa dell’acqua, lei ha distrutto i vestiti del sarto, non io”. “D’accordo” e fece chiamare l’acqua. “Giudice, è colpa dell’elefante, lui ha mangiato i vestiti del sarto non io”. “D’accordo” disse la scimmia e fece chiamare l’elefante. “Giudice , è colpa della formica, lei ha mangiato i vestiti del sarto, non io”. “D’accordo” disse la scimmia e fece chiamare la formica. Ma la formica, arrivata davanti alla scimmia disse: “Giudice mi dispiace ma io sono un po’ sorda, non ho capito perché mi ha fatto chiamare”. E allora la scimmia si avvicinò alla formica e gridò forte. “Il sarto dice che gli hai mangiato i suoi vestiti d’erba”. A quel punto però intervenne il sarto e disse: “Non è vero è stato il topo!”.
Ma il topo disse:” Non è vero, è stato il gatto!”
Ma il gatto disse:”Non è vero, è stato il cane!”
Ma il cane disse:”Non è vero, è stato il bastone!”
Ma il bastone disse:” Non è vero, è stato il fuoco!”
Ma il fuoco disse:” Non è vero, è stata l’acqua!”
Ma l’acqua disse:” Non è vero, è stato l’elefante!”
Ma l’elefante disse:” Non è vero, è stata la formica!”
Ma la formica disse: “Scusate..... cosa è colpa di chi? Non ho mica capito perché mi avete fatto chiamare.....ci sento così male..”. La scimmia si arrabbiò moltissimo e mandò via la formica, l’elefante, l’acqua, il fuoco, il bastone, il cane, il gatto, il topo, e  il sarto ; dopodichè saltò dalla finestra e da quel giorno la formica pizzica l’elefante, l’elefante beve l’acqua, l’acqua spegne il fuoco, il fuoco brucia il bastone, il bastone picchia il cane, il cane morde il gatto, il gatto insegue il topo, il sarto si lamenta sempre e la scimmia scappa chiunque incontri, nel timore che la costringano a fare il giudice un’altra volta

LA VENDETTA DEL LEOPARDO

C’era un tempo in cui.... un cucciolo di leopardo si perse sull’altopiano. Un elefante che passava di lì non lo vide e lo calpestò. Il cucciolo fu trovato morto dalle iene, che corsero ad avvertire il leopardo. Gli dissero:” Il tuo piccolo è morto, lo abbiamo tra le erbe gialle dell’altopiano!”. Il leopardo gridò di rabbia e di dolore , poi chiese:” Chi l’ha ucciso? Ditemi chi l’ha ucciso che mi voglio vendicare!”. “E’ stato l’elefante!” risposero. “L’elefante?” chiese ancora il leopardo. “Si l’elefante!” Il leopardo pensò a lungo cupo poi disse: “No, non è stato l’elefante. Sono state di sicure le capre ma mi vendicherò!” E il leopardo furioso corse verso le alte erbe dove pascolavano le capre  e le sbranò tutte.