"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Siamo Luca e Nina di UltimoTeatro, appena rientrati dalla lunga residenza siciliana con un nuovo spettacolo teatrale dal titolo IN GINOCCHIO.
Come sempre scriviamo per proporre le nostre indagini sugli usi ed i costumi del contemporaneo, consumato e consumista, con la speranza che facendo così si riesca a dare un colpo di umanità ai marcescenti risultati che l'oggi e la nostra storia producono.
Questa nuova fatica a cui abbiamo lavorato per più di un anno è stata realizzata con la regia e la consulenza di Sergio Lo Verde, che oltre ad essere uno dei co-fondatori di MandarinArte (progetto residente nel podere confiscato alla famiglia Greco, presso Ciaculli di Palermo) èartista e grande uomo delle terre di Trinacria, che lotta da oltre trentanni attraverso il suo mestiere e con tutto se stesso, quella che sembra essere definita dai molti la “piaga del sud”. In questo periodo di residenze varie in Sicilia, con delicatezza ed entusiasmo, ci ha accompagnati in questo nostro nuovo viaggio all'interno della società della violenza e della disperazione, che oramai sembra caratterizzare le migliori democrazie occidentali e non.
Abbiamo deciso di portare in scena questo progetto, non solo perché io, Luca Privitera (attore e co-autore), sono uno dei tanti figli di coloro che sono scappati dalla propria terra a causa di questo grosso tumore chiamato “Mafia”, ma soprattutto perché è sempre più evidente che il malaffare e la delinquenza organizzata di stampo mafioso non sono più un problema esclusivo della bassa Italia, ma un problema dilagante e nazionalizzato, in tutti i fronti ed in tutte le sue sfumature. Un problema difficile da debellare e che negli ultimi cinquanta anni ha messo radici anche nell'estremo nord della penisola, attraverso: l'edilizia, la sanità, l'istruzione, la speculazione, lo sfruttamento, la droga, gli appalti, il mercato, i rifiuti, le istituzioni, la politica.
In Ginocchio non è un spettacolo autobiografico e tanto meno biografico, è una sorta di diario dove sono stati appuntati tutti quei comportamenti e quelle caratteristiche della mafiosità raccontate attraverso la bocca dei cattivi. Del "come" e del "perché" si diventa boss o affiliati. Certo come messaggio è provocatorio, come in fondo lo sono tutti i nostri lavori, ma è una drammaturgia chiara e lucida, per denunciare tutti coloro, soprattutto noi persone comuni e giudici indefessi di tutto questo, che nella nostra continua indifferenza ed ignoranza abbiamo permesso e permettiamo tutt'oggi che tutto questo avvenga, in una totale normalità ed in una normale accettazione delle conseguenze.
Sperando che il nostro lavoro possa essere di vostro interesse vi lasciamo il link con tutto il materiale, e come sempre sappiate che prezzi ed esigenze tecniche cambiano a seconda di chi ne fa richiesta. Fare teatro è il nostro mestiere ed il nostro modo di sopravvivere, ma divulgare le tematiche che mettiamo in scena è per noi necessario e vitale.
vi stiamo scrivendo perché da qualche mese aderiamo al progetto "Vedo Sento Parlo" Finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri -Dipartimento della Gioventù, che conta come parteners l'Associazione Acunamatata, IlMuseo della 'Ndranghetae l'Associazione Ziggurat.
Molte sono le realtà in tutta la penisola che in questi mesi hanno aderito, adesso però è il momento di agire, portando in giro questo lavoro che parla attraverso le “vittime” della mafia e del razzismo.
Tra il 18 ed il 26 maggio saranno nel Centro/Nord-Italia con un gruppo di 10 ragazzi/e (sia italiani che stranieri) e due operatori. Stanno cercando realtà in grado di ospitarli sia per una dimostrazione pratica del loro lavoro sia per parlare (attraverso una conferenza) del percorso fatto sino ad oggi e del progetto. I fautori del progetto tutt'ora gestiscono il bene confiscato alla famiglia Greco.
Gli operatori, in particolare Sergio Lo Verde (attore, regista e operatore sociale/civile) da 40 anni lavora attraverso il teatro nei quartieri a rischio di Palermo, dando una nuova possibilità a tutte quelle persone soggette al rischio mafia e al disagio. Per info e contatti, chiamate direttamente lui 347 62 94 916.
Frosinone
/ Le Minne di Sant’Agata / Spettacolo teatrale di e con Valentina Bischi /
18.12.2012
Martedì
18 dicembre 2012, alle ore 21.00, presso il teatro ARCI FROSINONE (presso la
stazione ferroviaria), l’attrice Valentina Bischi reciterà il suo lavoro “Le
minne di Sant’Agata”, liberamente tratto da “Il conto delle minne”, di
Giuseppina Torregrossa (ed. Mondadori).
«La vigilia della festa di Sant’Agata, mia nonna Agata, buona anche lei come la
Santa, veniva a prendermi a casa, a
me, Agata. Mi trovava sul balcone,
impaziente di uscire, tirata a lucido
per l’occasione: c’avevo il vestito
buono, i capelli divisi al centro della testa e legati stretti da due fiocchi rosa da
femmina»
Ogni anno, il 5 febbraio
si ricorda il martirio di Sant’Agata, torturata, sottoposta allo strappo dei
seni, infine arsa sui carboni ardenti per ordine del proconsole Quinziano,
perché abiurasse la sua fede cristiana.
Ogni anno, il 5 febbraio nonna Agata racconta alla
piccola Agatina la storia della Santa catanese, alla quale entrambe devono il
proprio nome, e alla quale dedicano la preparazione delle minne, i dolcetti
siciliani che imitano i seni della giovane martire.
Liberamente tratto dal romanzo di Giuseppina
Torregrossa "Il conto delle minne", lo spettacolo di e con Valentina Bischi dà
voce e corpo ad un monologo a tre voci, l’incontro di generazioni e tradizioni,
folklore e religione, attraverso la vita di tre donne accomunate da uno stesso
nome, il racconto di una nonna che insegna alla giovane nipote ad amare,
desiderare, soffrire, ed essere donna. Sincera, ingenua,
“appassiunata”.
Il testo di
Raphael Alberti Notte di guerra al Museo del Prado è
del 1956, scritto in occasione del trentennale
della guerra di Spagna. Poche volte rappresentato, mostra interessanti spunti
per il nostro metodo di rappresentazione teatrale per l’integrazione dei
linguaggi artistici. Raphael Alberti compone quest’opera dopo aver scritto il
suo Trattato sulla pittura, ispirato da un episodio della guerra di Spagna, cui partecipò anche
colei che diverrà sua moglie. Maria Teresa Léon, fu segretaria dell’Alleanza
degli intellettuali antifascisti, si occupò del salvataggio di centinaia di
opere d’arte del Prado e dell’Escurial, minacciate dai bombardamenti
franchisti, creò las Guerrillas del Teatro, compagnia teatrale con cui percorre
città e campagne interpretando opere di propaganda repubblicana. Continuò in
esilio la sua opera instancabile.
Sinossi
Durante la
guerra di Spagna alcuni partigiani, asserragliati al Museo del Prado in Madrid,
circondati dal fuoco delle artiglierie franchiste e dal bombardamento degli
alleati italiani di Franco, decidono di porre al riparo i quadri del museo: la
monumentale opera del Goya, i Rembrandt, i Tintoretto….Dalle pareti ormai
spoglie, sorgono a rivivere i personaggi di quella pittura, come attori nel
presente.. come fantasmi e poi più vivi che mai….Soprattutto dalla pittura del
Goya del tempo della guerra di Spagna del 1808, risorgono combattenti per gli
ideali della libertà che si ritrovano, oggi , nella nuova guerra per la
libertà.
Il meccanismo scenico immaginato da Alberti muove proprio dalla
proiezione delle immagini dei quadri dei grandi artisti al Museo del Prado, poi
l’autore richiama la necessità, in didascalia, che “si tengano ben a mente quei
quadri e tutti i dettagli dei costumi” poiché vedremo agire in scena la Maya, l’arrotino
dei disastri della guerra del Goya, come il monco, come le streghe delle Opere Nigre. Si mescolano nel testo molti altri spunti “brechtiani”: un forte
espressionismo necessario alla recitazione: spesso grida e suoni e risate di
streghe; i poveri, i macilenti, i torturati delle incisioni nigre, con i loro
stracci, con la loro deforme testimonianza di atrocità, si mescolano a un mondo
magico, spurio, di streghe e di parole gergali forti…. Di termini carnali,
senza pudore, disincantati…fino ad un carro carnevalesco, una parodia cinica e
ridanciana di una guerra
atroce. Un autos da fè, senza sacramento, di un totale disilluso
laicismo. … L’opera si presta ad un approfondimento sperimentale di molti dei
linguaggi che solitamente mettiamo in campo:
Claudio Rovagna, che cura di consueto la drammaturgia musicale dei
lavori di Specchi Sonori, nonché le composizioni originali, propone questa
volta di far emergere tessiture vocali, in registrazione e proposte anche dal
vivo dagli attori, per costruire una drammaturgia del suono della guerra, del
dolore, del bombardamento. Il mondo magico di streghe e il mondo derelitto di
straccioni potranno essere rappresentato anche con le marionette…. Che sono
visione vivente del fantastico. Vogliamo però cogliere nel testo un’altra
fondamentale occasione poetica: il testo è appello alla funzione dell’Arte,funzione di garanzia di libertà e dei
valori umani.
La coscienza antifascista dei
rivoluzionari spagnoli fa loro decidere di salvaguardare l’Arte di un Museo, l’Arte
è patrimonio di libertà, Goya stesso, un secolo prima aveva denunciato in un “reportage”
allucinato tutti gli orrori e lo smarrimento di umanità della guerra, creando
un monumento eterno al valore della vita umana offeso dal sopruso. E’ proprio l’arte
che rivive, che muove il meccanismo magico della creazione e che torna a
schierarsi per i valori umani.
Ma questo spettacolo, nel nostro
adattamento, trova lo spunto per narrare anche un’altra storia.
Marianna de
Leoni
Note ... Sonore
Il Canto sulle poesie di Garcia Lorca si trasforma in grido di
terrore, in voce deformata, in raglio grottesco; Il suono della pioggia in
bombardamento, in sirene di allarmi aerei, in esplosioni. La musica è sotto attacco e si aggrappa alle creature fantastiche del Goya, ai quadri del Museo
del Prado, per sostenere i miliziani nella resistenza. Un cieco musico, dal
mondo fantastico dei “Capricci” del Goya, lancia l’idea musicale che porterà
alla riscossa contro la dittatura, contro ogni sopruso e violenza. Torna,
infine, il canto, ma è un canto di lotta. Un canto di lotta…. vecchio
stile, ma è veramente un vecchio ricordo la Resistenza? Oppure è
necessario ancora intonare questo “canto”? Lamusica, nata libera, vuole questo
e solo in questo può continuare a vivere.
Claudio Rovagna
Un giovane partigiano era artista, studente, sognava
di fare l’artista…
L’appello della guerra partigiana e degli ideali lo ha strappato anche a questo.
Sta fermo, solo ed in disparte, in qualche luogo , in
attesa. L’attesa soffia sui suoi pensieri. Intorno a lui i rumori e le voci
della guerra. L’urgenza di vivere, di tornare a vivere, di lottare perché vita
ritorni gli viene in
mente con le immagini dell’Arte che amava. Speranza, di ritornare e che l’Arte
ritorni.
A mio padre, combattente per la libertà del nostro Paese e a tutti
coloro che continuano sinceramente a combattereper i propri valori, senza fare
sconti, senza interessi personali, senza paura.
Addio papà.
Con:
Maurizio Castè, Paolo Andrenucci, Lucia Mattei, Monica Gattari, Simona
Sanzò
Voce narrante Marco Carlaccini
Voce del prologo Marco Carlaccini
Canto Micaela Guerra
Musiche
originali Claudio Rovagna
Musica
dal vivo tastiera Claudio Rovagna , fiati Simona Sanzò
Video Specchi Sonori con gentile concessione di materiali del Museo
storico della
Resistenza di Fosdinovo
Marionette
e Regia Marianna de Leoni
Con
il patrocinio dell’ ANPI NAZIONALE
Casa
delle Culture, via San Crisogono - Roma
15
Dicembre ore 21,00 16 Dicembre ore 18,00
La clip con alcune foto della rappresentazione teatrale è a cura di Luciano Granieri.
domenica alle ore 18, lunedì e martedì alle ore 21
PRESENTAZIONE
Dopo il grande successo ottenuto dai primi due spettacoli della rassegna il “Teatro teatrale” (Il papiro del Cosa e Arrevoglie glie sbracone) i Commedianti per il terzo appuntamento si cimentano con due mostri sacri del teatro contemporaneo. Dario Fo e Franca Rame. <Tutta casa, letto e chiesa – afferma il regista Luciano D'Arpino – è un monologo comico-grottesco sulla condizione femminile. Si ride, si pensa, si denuncia. E’ la dimostrazione di come si possa fare del teatro d’attualità senza cadere nella trappola dello spettacolo a tesi>.
Franca Rame lo ha sempre presentato così: “Lo abbiamo scelto apposta: prima di tutto perché noi donne sono duemila anni che andiamo piangendo e questa volta ridiamo insieme e magari ci ridiamo anche dietro, e poi perché un signore che di teatro se ne intendeva molto, certo Molière, diceva: Quando vai a teatro e vedi una tragedia, ti immedesimi, partecipi, piangi, piangi, piangi, piangi, poi vai a casa e dici: come ho pianto bene questa sera! E dormi rilassato. Il discorso politico ti è passato addosso come l’acqua sul vetro. Mentre invece per ridere ci vuole intelligenza, acutezza. Ti si spalanca nella risata la bocca, ma anche il cervello e, nel cervello, ti si infilano i chiodi della ragione!
Ci auguriamo che questa sera qualcuno se ne torni a casa con la testa inchiodata!”
“TUTTA CASA, LETTO E CHIESA” è un testo teatrale di straordinaria attualità; dal debutto a Milano, alla palazzina Liberty, nel 1977,è diventato un cult e viene tuttora rappresentato in diversi Paesi del mondo.
Blocco notes, le voci della memoria , reading con 25 attori , la location è il teatro “Il Quarticciolo” di Roma. Quando la guida del week-end è Filippo c’è sempre una sorpresa. Le scova sempre lui le iniziative da non perdere. 25 attori con le parole di Pasolini di Flaiano, De Tocqueville, Levi, Calamandrei, Orwell, Alfieri, Tucidide e tante altre belle pagine della letteratura. Parole che a risentirle oggi offrono una chiave di lettura sorprendete e quasi umiliante nella sua preveggenza. Frammenti di pensiero, messaggi di bottiglia abbandonati al pensiero, recuperati e accompagnati dalla musica, i suoni e le immagini di un repertorio condiviso. Ad orchestrare tutto, voci, suoni, immagini il DJ Tuppi. “Voci nel deserto” nasce da un’idea collettiva di fare teatro civile . L’iniziativa vede già coinvolti 70 attori professionisti e non, impegnati a titolo gratuito. E’ nato così un appuntamento con la memoria, che è realizzato una volta al mese in cui i protagonisti offrono gratuitamente la loro arte. Gli attori si alternano fra il palco e il pubblico coinvolgendolo in un turbinio di emozioni. “Voci nel deserto” è un’idea collettiva a cui tutti possono aderire, promuovendo l’iniziativa. Siamo in un paese senza memoria e quindi senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo smarrisce nella televisione, tiene solo frammenti di ricordo che potrebbero farle comodo con le sue contorsioni. Lo scriveva Pasolini trenta anni fa. Finché non la si impara, la storia si ripete, oggi più che mai diventa importante recuperare la memoria di chi ci ha preceduto ed è riuscito a leggere negli eventi della sua epoca ciò che stiamo vivendo oggi. Voci nel deserto aderisce alla protesta contro il ministro Bondi per il taglio dei fondi allo spettacolo. E’ possibile catturare Voci nel deserto sul loro sito
o nelle pagine Facebook per organizzare spettacoli, aderire con testi recuperati utili alla memoria. E’ già stato realizzato un primo libro che raccoglie i frammenti portati in scena.