Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 3 dicembre 2016

From How High the Moon to Ornithology

Luciano Granieri



Nella descrizione del Be Bop,  stile jazzistico nato  negli anni quaranta, si è unanimemente  identificata  la  destrutturazione delle  melodie quale caratteristica principale di  quella rivoluzione musicale  . Nel  contesto di una armonia definita, l’improvvisazione dei boppers, restituiva linee melodiche totalmente diverse  dal tema originale. Per capire la portata di quanto affermato sarebbe necessario ascoltare tali stravolgimenti su brani ben definiti. Si può provare a descrivere con parole suggestive    la  portata dell’innovazione , ma apprezzarla nell’ascolto di un pezzo è molto più efficace .  

A tal proposito, propongo  un esercizio di listening sul brano How High the Moon. Il pezzo,  era inserito nella rivista di Broadway “Two for the Show” . La musica fu  scritta da Morgan Lewis, le liriche dall’attrice Nancy Hamilton.  Ben presto il brano divenne uno standard delle più grandi orchestre di swing. Benny Goodman  lo inserì nel suo repertorio sin dal febbraio del 1940, l’orchestra del reazionario Stan Kenton ne propose una versione nel 1948. 

Fu però Ella Fitzgerald a rendere How High the Moon uno standard conosciuto in tutto il mondo, anzi la cantante di Newport ne fece un brano distintivo del suo stile. La prima registrazione di Ella si ebbe nel 1947 per la Decca. Qui l’esecuzione è ancora decisamente swing, ma l’improvvisazione scat della Fitzgerald, prelude al Bop che allora era in piena espansione. Anche Sarah Vaughan si cimenterà nello standard di Morgan Lewis, ma la sua interpretazione terrà  poco conto della melodia originale. Del resto “Sassy”, così era soprannominata la cantante di Newark, aveva militato nell’orchestra   di Billy  Eckstine,insieme a Dizzy Gillespie e qui aveva respirato l’aria nuova   del Be Bop,  lo stile che di li a poco avrebbe imperversato con Dizzy, Parker e Monk. 

Nel 1957 una registrazione della Vaughan al Mister Kelly’s di Chicago con Jimmy Jones al pianoforte, Richard Davis al contrabbasso e Roy Haynes alla batteria mostra come How High the Moon  possa diventare  un altro brano, rispetto a quello tradizionale proposto dalla Fitzgerald. Anche Sarah Vaughan si esibisce in una folgorante improvvisazione scat, ma molto più articolata e creativa rispetto a quella di Ella, ancora troppo  condizionata dalla linea melodica. 

Ma il “musicidio” vero di How High the Moon si era compiuto già nel 1946, un  anno  prima della  registrazione per la Decca della Fitzgerald. Charlie Parker, sugli accordi del brano scritto da Morgan Lewis   , fu capace di inventare arpeggi e progressioni melodiche totalmente avulse dal tema . Tale fu lo stravolgimento che il pezzo  divenne irriconoscibile, addirittura  Bird  ne cambiò il titolo. Non era più How High the Moon ma Ornithology.  

Straordinaria è la performance registrata dal vivo al Savoy di Harlem, nel 1947 dove, Charlie Parker al sax alto, un giovane ma già talentuoso Miles Davis alla tromba, Bud Powell al pianoforte, Tommy Porter al contrabbasso e Max Roach alla batteria, offrono una sfolgorante versione di Ornithology. 

Nel video che segue ho  messo insieme la versione di How High the Moon di Ella Fitzgerald, quella di Sarah Vaughan ed Ornithology do Parker . Sarà così più facile apprezzare l’entità di un processo musicale veramente rivoluzionario. 

A proposito non è vero che sia impossibile descrivere le dinamiche musicali del Bop con le parole.  Lo scrittore Jack Kerouac il, più noto e carismatico esponente della beat generation ci riuscì mirabilmente. Charlie Parker era l’idolo dei beatniks, era venerato da Kerouac, da Ginsberg, da Burroughs e da  tutti gli altri. Proprio Kerouac   in” Scrivere Bop” nel capitolo  “Fondamenti di prosa spontanea” paragonando  il suo modo di scrivere ad una improvvisazione  Be bop descrive mirabilmente il linguaggio dei boppers:” La penna scandisce suoni secchi e rapidi, alternandoli a periodi lunghi – che evocano  Proust – e un profluvio di variazioni incessanti fa si che si fatichi a ritrovare il tema centrale; le parole si trasferiscono dalla mente alla carta senza soluzione di continuità se non quella di vigorosi “trattini” – trascrizione dei rapidi respiri in un’improvvisazione bop- da preferire agli altri segni di punteggiatura”

Comunque basta chiacchiere, ascoltiamoci  come How High the Moon   sfocia in Ornithology.


Good vibrations.


Moralità e giustizia

Comitato di Lotta per il lavoro


Quale moralità in questo e altri casi, come quello della Multiservizi, l'Amministrazione locale difende?
Tutti in piazza martedì 6 dicembre alle ore 16.30 A cominciare dalle opposizioni se ancora tali sono, poi i candidati sindaci, i partiti e TUTTI coloro che vogliono un cambiamento reale in questa città.
E così anche il TAR bacchetta il comune nella sentenza sulla vicenda Sangalli, nonostante tutte le giustificazioni del caso: “il carattere talmente risalente nel tempo della condanna da lasciar presumere che addirittura l’interessato possa averla dimenticata”, che “la dichiarazione quindi non è falsa ma è senz’altro incompleta”, la società ricorrente è riuscita a dimostrare che la "moralità professionale" legata alle vicende giudiziarie dei componenti dello staff della società è un requisito essenziale!
Questa vicenda si somma alle altre che da anni ormai fanno da sfondo alla arrembante azione amministrativa dell’ente in favore di società esterne che gestiscono servizi non economici della comunità con i soldi della cittadinanza.
L’esempio dei servizi gestiti dalla defunta Frosinone Multiservizi sono là a dimostrarcelo. In questo caso il requisito della "moralità professionale" non si è mai posto. Anzi paradossalmente spesso ci si è domandati se tale requisito fosse un limite all’affidamento.  
Si riporta il REGOLAMENTO ANTI CORRUZIONE 2016/2018 AGGIORNATO. 2.1) L’identificazione del rischio. “I potenziali rischi, intesi come comportamenti prevedibili che evidenzino una devianza dai canoni della legalità, del buon andamento e dell’imparzialità dell’azione amministrativa per il conseguimento di vantaggi privati, sono stati identificati e descritti mediante: […]• ricerca di eventuali precedenti giudiziari (penali o di responsabilità amministrativa) e disciplinari che hanno interessato l’amministrazione negli ultimi 5 anni;….”
Insomma tale amministrazione nonostante i fatti continua imperterrita a percorrere le traiettorie sulle quali avrebbe dovuto essere più accorta nel rispetto sia politico sia gestionale della cosa pubblica. Eppure gli strumenti non mancherebbero: Il REGOLAMENTO ANTI CORRUZIONE 2016/2018 AGGIORNATO, prevede uno specifico paragrafo per le AZIONI DI SENSIBILIZZAZIONE E RAPPORTO CON LA SOCIETA’ CIVILE “[…] Sarà, inoltre, aperta una specifica funzione di consultazione con i diversi portatori di interessi al fine di raccogliere tutte le informazioni utili al fine di integrare il presente piano con eventuali utili suggerimenti e/o osservazioni ricevute dai vari stakeholders”.
Si chiede, al fine di riportare al centro del dibattito politico alcuni fondamenti della nostra democrazia come il concetto di moralità e di giustizia, sia quella sociale afflosciatasi in un mondo ipercompetitivo, sia quella formale della attenzione a chiari e trasparenti procedimenti pur esistenti in diritto:
- alle opposizioni in consiglio di far sentire la propria voce sollevando nella massima assise la rilevante questione (non rimane molto tempo);
- ai sindaci già schierati con le loro eventuali truppe di alzare i toni della contesa e riempire di senso politico le troppo facili retoriche sulla futura città che vogliamo; 
- a movimenti e partiti, non ancora scomparsi del tutto, di riuscire a identificarsi su alcuni valori fondanti un progetto politico.
I lavoratori e le lavoratrici de “La tenda” invitano tutti ad un confronto non rinviabile, martedì 6/12 in piazza VI dicembre a Frosinone alle ore 16.30. 

SALUTO A FIDEL


La federazione del Partito della Rifondazione Comunista di Frosinone partecipa con commosso dolore la morte di Fidel Castro.
Vuole rimarcare il valore di una storia di un popolo da Fidel rappresentata, che travalica ogni punto di vista, sia favorevole che contrario nei riguardi della vicenda di Cuba liberata dalla dittatura di Batista.
La figura emblematica di Fidel dimostra come una nazione possa vivere con dignità e determinazione, una volta uscita dalla umiliazione che gli Stati Uniti hanno impresso ai cubani durante il periodo del regime di Batista e dopo la rivoluzione del ’58, un embargo disumano e totale che avrebbe potuto portare alla tragedia umana tutta la popolazione.
Fidel è riuscito ad evitare questa tragica possibilità costruendo un sistema sanitario di prim’ordine, del quale si sono avvantaggiati moti stati dell’America Latina e dell’Africa, un sistema scolastico avanzato, una economia che nonostante le pressioni imposte dagli USA, riesce a dare una vita dignitosa alla popolazione. Questi sono evidentemente fatti e non opinioni. Per cui si può simpatizzare o meno nei confronti della vicenda storica della Cuba Socialista,  ma quella di Fidel è stata una storia universalmente riconosciuta di liberatore di Cuba e con lui i “barbutos” nella loro interezza e Ernesto Guevara, detto il “Che”, in particolare.

                                                                   Il Segretario Paolo Ceccano 

giovedì 1 dicembre 2016

Nasce Rosa-X

Rosa-X


 A 60 anni  dal rifiuto di Rosa Parks  di  cedere il posto su un autobus ad un bianco, a 60 anni da un No  che cambiò la storia dei diritti  civili  nasce
Rosa- X
Dal caos nasce la creatività”, questo concetto un po’ eracliteo (dallo scontro nasce la creatività) un po’ zen (dal caos nascono le stelle) è alla base della nuova web area Rosa-X. Due caos si sono incontrati, hanno messo in comune il loro mondo  fatto di sogni e  utopie . Da questa disordinata condivisione è nata  una prorompente forza comunicativa . Marina Navarra (Rosa)  e Luciano Granieri (X) sono due blogger nelle cui menti il caos alberga sovrano. E’  un caos fecondo  che trova una forte confluenza in un ideale comune, quello comunista libertario. Il rifiuto dell’ingiustizia sociale, della discriminazione razziale, e di genere,   sono gli elementi che riordinano il caos e lo indirizzano verso una creatività sorprendente , libera, senza padroni.  Marina e Luciano metteranno in comune uno spazio all’interno dei rispettivi  blog  Nonsolodirosso e Aut Frosinone, in cui i loro sogni, le loro utopie, le loro lotte  potranno emergere senza se e senza ma. Rosa-X  è il nome di questo angolo web. Perché Rosa-X?
ROSA : Come Rosa  Parks, ovvero I diritti non vanno  svenduti  ai soprusi.  Tutti, senza distinzione di razza, genere e censo ,  hanno  il diritto sedersi sul sedile anteriore del bus.
X:   Come Malcom X, ovvero una minaccia internazionale allo sfruttamento razzista e capitalista.
ROSA:  Come Rosa Luxemburg, ovvero    il dominio mondiale dell’imperialismo è una necessità storica? Anche la sua caduta  per opera dell’internazionale proletaria  lo è.
X:  Come L’incognita  dei danni  che un’aspra  lotta anticapitalista e antirazzista potrà  arrecare  alla  dittatura liberista.
ROSA-X . Una web  oasi di  sogni , desideri  e diritti sociali contro il totalitarismo ultraliberista, presente sia su Nonsolodirosso che su Aut Frosinone, coming soon on web. 

Il megafono del No

Luciano Granieri


Domenica scorsa, 27 novembre c’era da fare un po’ di cagnara in piazza a favore del No alla riforma costituzionale. Fuori dai teatri e dai dotti convegni, in cui un po’ ce la cantiamo e ce la suoniamo, si trova la “ggente” quella che non capisce, giustamente, perché in presenza di una crisi economica infinita, con un  aumento di povertà e privazioni  generalizzato, si sia dovuta intraprendere una santa e aspra  crociata  per cambiare 47 articoli della Costituzione.  E’ necessario rivolgersi  proprio a quella gente , una vasta platea di  persone che tutte insieme confluiscono nell’attuale 27% di indecisi se andare a votare e come votare. 

Dopo un analoga iniziativa organizzata a Frosinone, stavolta il luogo prescelto è stato Sgurgola. Una cittadina che affaccia sulla sterminata pianura della Valle del Sacco. A sollecitare la cagnara, i compagni di Rifondazione Comunista, il segretario provinciale Paolo Ceccano, Marina Navarra, ed il figlio Francesco che sono proprio di Sgurgola. L’appuntamento è per le 10,00 in un punto strategico. Una via che collega le due piazze principali del paese:  quella dove c’è la chiesa e  quella dove si gode un  suggestivo panorama dal belvedere affacciato  su una valle che, se non fosse inquinata e deturpata da abnormi insediamenti industriali, sarebbe straordinaria . 

Ore 10,30 si arriva al posto prefissato, Renzi la chiamerebbe “location”. Il servizio del bar di fronte è impeccabile, insieme a cappuccino e cornetto è incluso anche il tavolino e le sedie necessarie per allestire l’area dove si deve  comiziare. Il tutto grazie a Marina.  E’ incredibile , io l’ho sempre detto che è una forte!!! Volantini, bandiera di rifondazione listata a lutto per la scomparsa di Fidel, manifesto del No attaccato affianco alla bandiera, megafono e l’avventura può   iniziare. E’ vero, il megafono, le bandiere, i volantini, il comizio è roba da vecchia comunicazione politica, ma perché quella nuova è meglio? Almeno noi abbiamo risparmiato i 400mila euro che Renzi ha elargito  ad un  gurù del marketing politico, tale Jim Messina. 

Prima parte della mattinata: Comincia un via vai lento davanti al nostro tavolino , la gente un po’ assonnata passa, guarda, prende il volantino.   Parte la prima bordata di ragioni del No dal nostro megafono. Bisogna organizzarsi meglio . Paolo e Marina con una buona scorta di volantini, partono verso le due piazze ed  il mercato. Se Maometto non va alla montagna…. Io e Francesco rimaniamo a piegare altri volantini e ad arringare una folla che, per ora,   non c’è,  qualche amico e nulla più . 

Ulteriore  blitz al mercato, ma è presto, la gente è ancora in casa. Fa freddo anche se non da fastidio. Sgurgola sembra ancora avvolta dalla pigrizia domenicale, ma si comincia a discutere con qualcuno che si mostra interessato all’argomento. Verso mezzogiorno prende a diffondersi  nell’aria il profumo di sugo e arrosto. Aromi che in città sembrano  diventare sconosciuti. Non so se  è un caso ma allo spargesi di tali  allettanti effluvi, la gente inizia  ad affollare la strada. Molte persone escono dalla chiesa. Forza  diamoci dentro con  i volantini ed il megafono. Anche  l’altra piazza, quella con il belvedere, comincia a popolarsi. Mi dirigo li per iniziare la mia arringa a favore del No e  mi accorgo che proprio in quel largo c’è la sede del Pd locale. 

La tentazione è  troppo forte. Irrompo nella piazza urlando nel megafono che se fosse stata in vigore la riforma Renzi -Boschi, avremmo avuto Fiorito senatore. Come previsto qualcuno degli astanti, evidentemente aderente alla sezione locale del Pd, reagisce rimarcando  l’inutilità della mia cagnara , perché lì sono tutti a favore del si e per quanto riguarda  Fiorito sono tutte balle. Qualcun altro continua , gridando accalorato, ma senza megafono, che i consiglieri eleggono i senatori tenendo conto delle indicazione dei cittadini, quindi sarebbe stato improbabile ritrovarsi “er batman” a Palazzo Madama. Io sempre urlando nel megafono, chiedo  in quale modo i cittadini potranno indicare i consiglieri senatori. La risposta, a voce piena,  ma senza amplificazione di sorta, è che le modalità si decideranno dopo l’eventuale approvazione della riforma. La mia reazione è  veemente, amplificata dall’attrezzo rivoluzionario. Faccio notare che si votano riforme complete, la Costituzione è roba seria e deve prevedere al suo interno in modo preciso  ogni passaggio .

 La discussione prosegue  sulle altre tematiche referendarie, ma le mie ragioni risuonano  sempre più forti, sia nel merito, ma soprattutto nei decibel.  Loro questionano a voce normale, io rispondo con il megafono. Lo ammetto è  una lotta impari. I piddini sono  ascoltati solo dalla gente attorno, la mia stentorea voce invece si diffonde, grazie alla rudimentale ma efficace amplificazione,  in tutto il largo,  nella via dove c'è  il banchetto, fino alla piazza della chiesa. Un tizio mi si è avvicina  sussurrando che grazie alla mia cagnara  non tutti in quella piazza avrebbero votato si, infatti lui si era convinto per il no.  

Il  segretario Provinciale del Prc Paolo Ceccano, mi riprende  sostenendo come fosse scorretto discutere con persone  che non hanno  la mia stessa arma in grado di amplificare la voce .  Ma chissenefrega, perché invadere le TV un giorno si e l’altro pure, magnificando la riforma e vaticinando scenari catastrofici in caso di affermazione del no è corretto?  E’ corretto lasciare così esigui spazi di comunicazione a chi non è favorevole alla DEFORMA? Ecco noi a Sgurgola abbiamo rovesciato il tavolo sonoro. Domenica erano le nostre ragioni ad oscurare quelle del si. Non c’è niente da fare con un buon megafono e la volontà di lottare le rivoluzioni si possono ancora fare. Intanto cominciamo a dare fiato al megafono delle  urne. Domenica prossima votiamo No.

Le ragioni del nostro NO alla riforma costituzionale

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua



In due anni dal suo insediamento il Governo Renzi ha prodotto una serie di “riforme” che investono diversi ambiti della società e della vita delle persone, ispirate da una logica neoliberista, regressiva e autoritaria per cui sono stati attaccati e compressi diritti fondamentali dei cittadini.
La riforma della Costituzione e il combinato disposto con la legge elettorale rappresentano il tassello mancante rispetto a tale disegno.
Appare, infatti, sempre più evidente come l'obiettivo reale sia ridurre i bisogni sociali che giungono a livello istituzionale, in quanto troppo numerosi e ai quali non s'intende sacrificare gli interessi già protetti dei mercati e delle lobbies. Per questo motivo si restringono gli spazi di agibilità politica svilendo gli strumenti di democrazia diretta (vedasi la triplicazione delle firme necessarie per la presentazione di una legge d'iniziativa popolare), si restringe l'autonomia degli Enti Locali, si recidono i canali di trasmissione delle domande con la riduzione della pluralità della rappresentanza, si impedisce, attraverso la verticalizzazione del potere, a molte voci di farsi sentire, escludendo interi strati sociali, riducendo i margini di dissenso.

D'altra parte l'esperienza concreta ha messo in evidenza come sia già in atto una gravissima crisi democratica, che si manifesta a tutti i livelli, con lo svuotamento dei poteri delle assemblee elettive ed il ridursi dei consigli comunali a luoghi dove si ratificano semplicemente le decisioni prese in altri sedi.
L'inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio ha sancito di fatto l'assoggettamento al dogma neoliberista della politica economica del nostro Paese e la sua subordinazione agli indirizzi sanciti con la linea dell'austerità a livello europeo.
La crisi economico-finanziaria e la conseguente logica del debito sono diventati gli alibi attraverso i quali imporre, a diversi livelli, poteri tecnici e polizieschi.
I vincoli di bilancio diventano prioritari rispetto alla garanzia dei diritti fondamentali.
Così, ciò che era socialmente inaccettabile, ovvero privatizzazioni dei servizi, vendita del patrimonio pubblico, restringimento degli spazi di democrazia, diviene politicamente inevitabile anche perchè interiorizzato da gran parte delle forze politiche che governano sia a livello nazionale che locale.
Sui territori, poi, si sperimentano pratiche di eccezionalità giuridica, che vanno dalla creazione di status emergenziali ai super poteri commissariali, passando per dispositivi di controllo prefettizio.
In particolare, il movimento dell’acqua ha visto crescere, nonostante la vittoria referendaria, e, anzi, contraddicendola apertamente, una nuova strategia volta alla privatizzazione e finanziarizzazione dell’acqua e dei beni comuni, espropriando gli Enti Locali e le comunità territoriali di ogni facoltà nel determinare l'articolazione territoriale dei servizi e le politiche tariffarie.
L'attacco finale al referendum del 2011 si è provato a portarlo a compimento attraverso un'altra riforma "strutturale", quella della Pubblica Amministrazione promossa dalla Ministra Madia. Nello specifico con il decreto attuativo “Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale”. Un provvedimento fortemente ispirato all'idea del mercato come unico regolatore sociale.
Una grande mobilitazione e l'intervento della Corte costituzionale hanno portato alla capitolazione di questa riforma. Infatti, la sentenza 251/2016 l'ha sostanzialmente demolita, sancendo l'incostituzionalità di diversi articoli della legge delega tra cui quelli relativi a dirigenza, società partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego.
La censura della Consulta si fonda sulla lesione del principio di leale collaborazione tra stato ed enti locali, principio che verrebbe, di fatto, cancellato dalle modifiche proposte alla Costituzione che porterebbero alla riduzione dell'autonomia legislativa regionale e alla possibilità di ricorrere alla cosiddetta “clausola di supremazia”, che consente allo Stato centrale di intervenire in via legislativa in materie di competenza regionale invocando un generico interesse nazionale.
La sentenza, di fatto, ha demolito anche i decreti attuativi in quanto risultano illegittimi i presupposti su cui si basano. Per queste ragioni il Governo è stato costretto a ritirare il decreto sui servizi pubblici locali.

Una marcia indietro richiesta dal movimento per l'acqua da subito con la grande mobilitazione messa in campo a partire dalla primavera scorsa che ha prodotto centinaia di iniziative e una straordinaria raccolta di firme in calce alla petizione popolare (230.000 firme consegnate al Parlamento a fine luglio).
Abbiamo sempre denunciato l'incostituzionalità di questo provvedimento che avrebbe prodotto un pericoloso vulnus democratico provando a cancellare l'esito del referendum 2011. Su questa base si era aperto un confronto con la Ministra Madia la quale più volte aveva dichiarato che il servizio idrico sarebbe stato stralciato dalla versione definitiva decreto. Ciò avrebbe costituito solo un primo passo indietro, seppur importante, nel tentativo del Governo di sovvertire l'esito referendario. Abbiamo, infatti, sempre ribadito che andavano eliminate tutte le norme che puntavano alla privatizzazione dei servizi locali, che vietano la gestione pubblica tramite aziende speciali, oltre a quelle che permangono e creano, comunque, una disparità tra le diverse forme di gestione con un evidente favore per quelle privatistiche.

La nostra battaglia proseguirà perchè siamo convinti della necessità di una inversione di rotta nel senso della piena attuazione degli esiti referendari e della promozione di un gestione pubblica e partecipativa dell’acqua svolta nell'interesse della comunità e che restituisca il giusto ruolo alle amministrazioni locali.
Siamo anche convinti che il dibattito nel nostro paese debba ripartire proprio da questi punti e ci adopereremo affinchè l'eventuale nuovo testo di decreto sia radicalmente riformulato e la legge sull'acqua in discussione al Senato, svuotata e stravolta nel suo impianto generale, sia approvata nella sua versione originaria a partire dal ripristino dell’articolo che disciplinava i processi di ripubblicizzazione.

Anche a partire da questa esperienza intendiamo ribadire il nostro NO più convinto alla riforma costituzionale. E ciò per almeno tre ragioni di fondo: la prima è che il combinato tra controriforma costituzionale e legge elettorale nasce proprio con l’idea di restringere gli spazi di democrazia in termini funzionali ad affermare le scelte di carattere neoliberista e classista che contraddistinguono l’attuale governo. La seconda è relativa ai contenuti specifici della controriforma costituzionale (approvazione delle leggi a data certa, subordinazione del ruolo delle Regioni al governo, limitazione degli strumenti di democrazia diretta e partecipativa), che disegnano un'architettura istituzionale per cui si configura un forte accentramento dei poteri in capo al governo e al presidente del consiglio.
La terza è che non è possibile disgiungere i contenuti delle scelte sul terreno economico e sociale da quelle relative alle forme e agli assetti istituzionali. Da questo punto di vista, è evidente che, se non si vuole produrre un discorso che rischia di essere astratto sulla difesa e sull’espansione della democrazia, esso va innervato di contenuti e fatto vivere in relazione alle scelte che intervengono sulle politiche economiche e sociali, su quelle scelte che riguardano la condizione di vita concreta delle persone.

Qui sta un elemento di relazione forte tra il percorso del movimento per l'acqua e l'iniziativa per far vincere il No alla controriforma istituzionale.

Ribadiamo, dunque, il nostro impegno perché ciò possa realizzarsi e la certezza che i nostri percorsi si incroceranno con ancora maggior forza.

mercoledì 30 novembre 2016

Pesi e misure

Severo Lutrario


Gli sciacalli dei fogliacci che hanno la pretesa di definirsi “quotidiani” si sono avventati con un sol canide sull’associazione Codici rea di aver diffuso i dati di un sondaggio che - udite, udite - non rispettava nella sua organizzazione i criteri riconosciuti validi per sancirne l’attendibilità.
Premesso che la storia dei sondaggi effettuati nel rispetto di tutti i crismi previsti ha dimostrato fin troppe volte la scarsa attendibilità dello strumento “sondaggio” in quanto tale e precisato che, senza pretendere di fare alcuna difesa dell’associazione, i criteri adottati siano stati resi noti dalla stessa società che ha effettuato il sondaggio e, quindi, come non ci sia stato nulla di truffaldino nell’operazione effettuata dall’associazione, ci si sarebbe aspettata da parte della stessa genia di sciacalli un’analoga attenzione sui dati e sull’origine del sondaggio presentato da ACEA ATO 5 S.p.A. nella squallida sceneggiata organizzata dall’autotrasportatore Pigliacelli in cui il gestore millantava un’opinione positiva del 90% degli intervistati.
Questi millantatori dell’informazione su questo non hanno battuto ciglio, non si sono chiesti se e come sia stato definito un campione di utenti capace di generare una ipotesi fantasy (fantascientifica presupporrebbe, dato un assunto arbitrario, un’architettura narrativa logica) come quella raccontata dal dimissionato dirigente del gestore. 
Se ne sono guardati bene, mentre utilizzano il “delitto” di codici per rinfocolare la campagna terroristica a tutela degli intessi di ACEA ATO 5 S.p.A.
A questi signori sono pronto a lanciare una sfida.
Scelgano giorno, ora, luogo e contesto, poi vadano di persona ad interrogare le prime 100 persone che incontreranno in uno qualsiasi degli 86 comuni che subiscono la gestione di ACEA ATO 5 S.p.A. .
Se troveranno tra queste cento persone dieci persone che si dichiareranno soddisfatte dalla gestione di ACEA ATO 5 S.p.A. potranno scegliere liberamente la penitenza da farmi subire.
(So che non lo faranno, perché, se non vivono sulla luna, sanno perfettamente che il sondaggio di Codici non aveva alcun bisogno di essere effettuato per certificare quelli che sono stati presentati come risultati).
Se faranno il sondaggio e quelle dieci persone non le troveranno, dovranno cambiare mestiere.
Mi rendo conto che per simili figuri non sia alla portata un mestiere onesto.
Potranno sempre darsi al furto, sarà comunque una soluzione più dignitosa.