Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 19 febbraio 2021

Sora: In piazza contro la deriva fascista

 Luciano Granieri Rigenerare Frosinone



IN PIAZZA CONTRO LA DERIVA FASCISTA.

L’Oscurantismo e i rigurgiti nostalgici per la follia nazifascista dilagano nella nostra Provincia.  

In  pochi mesi abbiamo assistito alla condivisione dell’assessore alla cultura del Comune di Ceccano, Stefano Gizzi,  delle deliranti tesi cospirazioniste  della congrega americana QAnnon, quella che aveva denunciato la presenza di  presunti, quanto inesistenti, poteri occulti contro Donald Trump, e la piena convinzione che le elezioni americane  fossero state  condizionate da brogli elettorali contro il presidente sconfitto.

A seguire irrompe un ignobile fotomontaggio  su Facebook da parte del consigliere di maggioranza Marco Ferrara di Frosinone (FdI) , nella quale si usa l’immagine  del campo di sterminio di Auschwitz,  modificata  sostituendo la parola “vaccino” a “lavoro”, scritta sul cancello, per promuovere una campagna contro i vaccini anti-covid.

Dopo pochi giorni, per la giornata della memoria,  lo stesso sindaco di Frosinone pubblica una foto sui social in cui mostra la propria mano vergata da un numero, scritto a penna,  ad imitazione delle  marchiature impresse sulle vittime della Shoah. Un’azione, secondo il sindaco,  volta a rimarcare l’orrore di quello sterminio ma del tutto fuori luogo, ed evidentemente provocatoria  vista la nota appartenenza politica del primo cittadino del Capoluogo.

A seguire la comparsa per le vie di Frosinone di una vela pubblicitaria commissionata dal movimento Pro-Vita, che diffonde un messaggio nel quale  si  ammoniscono  le donne a non abortire, rivendicando la superiorità dei diritti dell’embrione rispetto al corpo femminile,  e di fatto a mobilitarsi contro la legge 194.

Ed infine, e speriamo che sia l’ultimo episodio, ma ahimè non ne siamo assolutamente sicuri, consiglieri comunali di Sora,  appartenenti al Partito di  Fratelli d’Italia , hanno proposto di dedicare ai martiri delle Foibe uno spazio nel quale reinstallare una stele del periodo fascista  dedicata a Filippo Corridoni, che nulla ha a che vedere con i drammatici eventi avvenuti sul fronte orientale a seguito della crudele e odiosa occupazione fascista.

Del resto, la Ciociaria non è fuori dal mondo e risente della virulenta ondata revisionista in atto da almeno 30 anni a questa parte. Una vulgata che vuole la resistenza e la Costituzione Antifascista, simulacri   comunisti  contrapposti  a quelli  fascisti , e non atti fondanti  della nostra Repubblica Democratica. Una vulgata, disgraziatamente fomentata da esternazioni, che vengono da lontano,  da Luciano Violante dell’allora Pds, oggi Pd, il quale,  nel discorso d’insediamento come presidente della Camera , invocava   il rispetto delle ragioni dei ragazzi di Salo’.  

Una corrente mefitica, finalizzata alla colpevolizzazione dei partigiani e alla giustificazione e riabilitazione dei repubblichini. Non c’è dunque da meravigliarsi se la Costituzione e  la lotta di liberazione sono considerati simboli di  parte di fantomatici opposti estremismi . Persino il Parlamento Europeo nella risoluzione approvata il 19 settembre 2019, ha equiparato il fascismo al comunismo, condannando entrambi, sorvolando sul fatto che lo stalinismo era una deformazione dell’idea comunista, e che a librare Auschwitz siano state proprio le truppe sovietiche.

E’ quindi conseguente che la deformazione, dequalificazione degli elementi fondanti la nostra democrazia, portino membri delle istituzioni identificati nell’”altra  parte” ad ignorare, quando non oltraggiare la Carta sulla quale hanno giurato nel prendersi carico delle loro responsabilità di amministratori pubblici.

 Questa melma si è consolidata e riversata anche nel nostro  territorio, e non poteva essere diversamente, accompagnandosi a tutta la paccottiglia annessa  di discriminazione  contro gli immigrati, le donne, i gay e contro ogni categoria che si distingue dal maschio bianco occidentale e ricco.

E’ del tutto evidente che non possiamo cambiare sin da subito questa deriva culturale sedimentata nei decenni, ma possiamo batterci negli ambiti locali affinchè  essa sia limitata, contrastata. E dobbiamo farlo con forza e costanza. Siamo scesi già in piazza a Frosinone, contro l’assessore Ferrara e la vela pro-vita e continuiamo anche con la manifestazione di Sora contro la stele fascista che degli amministratori digiuni di storia e sensibilità democratica vogliono impiantare in ricordo di una tragedia che vede come primi responsabili proprio i loro osannati eroi del ventennio.

venerdì 12 febbraio 2021

Quando la morte di un jazzista è quasi simile alla perdita di un vecchio amico. Ciao Chick

 Luciano Granieri




Quando scompare un musicista di jazz, al sottoscritto, appassionato di musica afroamericana, sembra di perdere un amico, magari lontano, ma amico. Accade un po’ con tutti. Nell’anno appena trascorso, tanti amici ci hanno lasciato. 

Ma ce ne sono alcuni per i quali la triste sensazione di aver perso un saggio compagno di vita è ancora più forte e dolorosa, perchè a certe incisioni o esibizioni sono legati momenti della tua esistenza di fatto significativi. Chick Corea è uno di questi. 

Dall'ammiccante copertina delLive in New York” del 1974, con la sua faccia che usciva da una tazza, si aprì per me un mondo musicale inesplorato. Un disco di solo due brani, uno per facciata, nel quale suonavano due quartetti diversi, con gente del calibro di Wayne Shorter, Barry Altschul, Dave Holland, Anthony Braxton. Un’ esplosione sonora che spesso accompagnava i miei viaggi in treno o dietro la macchina di mio padre, riversata su una cassetta consumatasi nel walkman. 

Oppure la scoperta del suo primo capolavoro, il disco in trio “Now He Sings, Now he Sobs” con Roy Hines e Mirolas Vitous, spesso oggetto di ascolti appassionati insieme ad un  pugno di amici incantati dai quei solchi e protagonista di una vera e propria storia personale  che potete leggere QUI

O ancora  dei rigatoni all’arrabbiata pagati quanto una cena intera per entrare in quel jazz club di Pescara, per ascoltare Chick in piano solo e poi in jam session con Steve GrossmanMai un piatto di pasta, per quanto scotto e arrabbiato solo nel prezzo, fu tanto gradito. Mi permise di ascoltare un concerto memorabile e di ricevere  il regalo di un autografo, tanto agognato, quanto semplice da ottenere, grazie alla grande disponibilità di Corea (autografo che qui riporto). 

E poi  l’anno scorso, quando con gli amici Alberto, Raimondo e Antonello, abbiamo suonato nelle nostre esibizioni in giro per la Provincia “Spain” un classico di Corea. E il compiacimento  quando quei passaggi ritmici complicati riuscivano ad integrarsi nel sound della band. Una soddisfazione  per  un batterista dilettante come il sottoscritto.  

Tutto questo è stato Corea per la mia vita di appassionato. Da questo scritto, triste ma accorato, altro non mi resta che ringraziarlo

Che la terra ti sia lieve Chick




sabato 6 febbraio 2021

"Draghi" a Frosinone

 Luciano Granieri, Rigenerare Frosinone




Il possibile, quanto probabile, insediamento del governo Draghi, avvallato da quasi tutte le forze politiche in un assembramento indegno, elemosinante briciole del Recovery Fund, cambierà qualcosa per Frosinone? Nonostante la questione nazionale possa sembrare scollegata dalle vicende cittadine, non lo è.
Qualcuno ricorderà come nell’estate scorsa Rigenerare Frosinone, con tutte le restrizioni del Covid, diede vita ad una campagna sul bilancio del Comune frusinate , bocciato sonoramente dalla Corte dei Conti, parte in causa a seguito dell’adesione dell’Ente al piano di riequilibrio economico e finanziario, proprio perchè la pianificazione di rientro era troppo sbilanciata su politiche di taglio alla spesa sociale.
Nel corso di quella campagna, oltre ad illustrare le clamorose inadempienze formali e sostanziali, compiute dal Comune, evidenziammo come, in senso più generale, gli enti locali dovessero sottostare al patto di stabilità interno, ovvero la realizzazione di avanzi di bilancio e l’impossibilità di pianificare politiche sociali a debito, nonostante la stessa norma fosse stata sospesa a livello europeo per consentire, a fronte della crisi pandemica, le spese necessarie al rafforzamento della coesione sociale e dei sistemi sanitari, precedentemente definanziati proprio per rispondere alle politiche di austerity imposte dall’Unione.
A tal proposito predisponemmo - anche per togliere l’alibi al sindaco di un’irreparabile definanziamento da parte centrale, riconosciuto, se si trattava di tagliare servizi sociali essenziali, inesistente, se bisognava finanziare azioni propagandistiche - una proposta di deliberazione, il cui testo trovate QUI, da presentare in consiglio comunale, attraverso alcuni consiglieri d’opposizione, nella quale, fra i punti tesi a liberare i Comuni dagli oneri di un debito mai contratto, si impegnava il sindaco a :” richiedere, in analogia con l'avvenuta sospensione del Patto di Stabilità per gli Stati, la deroga della Legge n. 243 del 2012, con particolare riferimento alle disposizioni di cui ai capi II, III, IV, V e VI, riguardanti le regole del pareggio di bilancio degli Enti locali, sanitari, regionali e statali” ovvero ad adottare lo stesso indirizzo europeo anche per i Comuni.

La proposta di deliberazione non è stata mai calendarizzata, forse perchè non era interesse di nessun membro, nè del consiglio, nè della giunta, farla giungere in aula. Ma se una piccola e flebile speranza che la richiesta potesse essere recepita dal governo - anche perchè la stessa deliberazione fu adottata da Comuni importanti, come quello di Roma e Torino-oggi con la probabile salita a palazzo Chigi di Mario Draghi i giochi saranno definitivamente chiusi.
Infatti nella famosa lettera inviata nel 2011 al governo italiano dalla Banca Centrale Europea, e dal Governatore della Banca d’Italia di allora , Mario Draghi per l’appunto, al punto 3 si pretendeva : “l’anticipo sul conseguimento del pareggio di bilancio “principalmente attraverso tagli di spesa”, in particolare sulle pensioni e sul pubblico impiego, se necessario riducendo gli stipendi; l’introduzione di una “clausola di riduzione automatica del deficit”; la messa “sotto stretto controllo” dell’indebitamento delle Regioni e degli enti locali anche con “una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio”.
Come è noto il tutto fu realizzato con l’immissione del pareggio di bilancio in Costituzione. A questo punto la domanda sorge spontanea: come si fa a chiedere la sospensione del patto di stabilità interna ad un governo presieduto da chi quel patto ha fortemente imposto agli enti locali? Ecco dunque che, alla quasi totale ritrosia comunale a recepire certe istanze necessarie al benessere dei cittadini, si aggiunge la perentoria chiusura dell’esecutivo centrale, guidato dal fautore, ed estensore più convinto, delle politiche incardinate sul pareggio di bilancio da ottenersi attraverso tagli alla spesa sociale e privatizzazioni dei servizi essenziali per la cittadinanza.
Cari cittadini di Frosinone, evidentemente per vivere decentemente in questa città, oltre a mobilitarsi contro una giunta comunale antisociale, bisognerà scendere in piazza contro un’esecutivo altrettanto antisociale.
E’ quanto mai necessario prendere una posizione di contrasto se si vuole difendere almeno quel poco di diritto alla sopravvivenza che ci è rimasto.

mercoledì 3 febbraio 2021

Draghi Presidente, ce lo spiega l’Unione Europea

     Coniare Rivolta



La crisi politica che si svolge sotto i nostri occhi appare difficile da decifrare se ci limitiamo alle dinamiche partitiche e personali. Sicuramente c’è stato un duello tra Conte e Renzi, sicuramente Italia Viva vorrebbe avere più peso nel governo e, soprattutto, nella spartizione delle risorse pubbliche che sarà definita nel Recovery Plan. Eppure, ci sembra impossibile comprendere quello che sta succedendo se non si allarga lo sguardo al contesto economico e sociale entro cui si svolge il teatrino dei tavoli di trattativa, del toto-ministri e delle conferenze stampa. Il contesto è quel piano inclinato che determina le tendenze di fondo, ovvero le dinamiche principali, più importanti, che trascinano dietro di sé tutti gli altri eventi, le carriere politiche dei singoli, le fortune dei partiti.

La più efficace fotografia del contesto ce la offre, su un piatto d’argento, una figura chiave dell’establishment europeo, Marco Buti, il capo di gabinetto (ruolo tecnico-politico) del Commissario Europeo agli Affari Economici e Finanziari Paolo Gentiloni. In una lectio magistralis all’Università di Firenze del 29 gennaio, Buti sintetizza i possibili scenari che aspettano l’Italia dietro l’angolo della crisi politica, attraverso l’immagine di una “trilogia impossibile”. Lo scenario A, per Buti indubbiamente il migliore, è quello che vede un popolo italiano coscienzioso scegliere una guida illuminata che provveda immediatamente – cioè mentre la società corre verso i 100.000 morti per Covid e la crisi economica inizia a bruciare – a varare quelle importanti riforme che “servono” al Paese: taglio delle pensioni e dello stato sociale, stop al reddito di cittadinanza, sblocco dei licenziamenti, liberalizzazioni, privatizzazioni e tutto l’armamentario di misure lacrime e sangue che da trent’anni è usato contro i lavoratori per piegarli e costringerli alla povertà e alla precarietà, a salvaguardia del profitto di pochi. Secondo Buti, dunque, nello scenario A un governo saggio dovrebbe sfruttare il Recovery Plan per varare queste riforme: ogni euro prestato dall’Europa porterebbe con sé un carico di sacrifici che però, ci dice Buti, sono resi necessari dai peccati originali e dai mali strutturali che affliggerebbero l’Italia da decenni. Una cura dura ma necessaria! La convocazione di Mario Draghi al Quirinale per ricevere l’incarico di formare un governo sarebbe, in questo senso, il sogno di Buti che si realizza.

Ma, ci dice Buti, c’è anche uno scenario B: si continua a tamponare la crisi con “bonus e piccoli progetti a pioggia” senza affrontare il nodo – impopolare – delle riforme strutturali. Notiamo subito che questo scenario rappresenta bene l’azione, fino ad oggi, del governo cosiddetto “giallorosso”, che nel 2020 – tra cassa integrazione straordinaria, bonus vari, ristori e l’esplosione del reddito di cittadinanza – ha provato a mitigare gli effetti sociali della pandemia aumentando il deficit pubblico di oltre 100 miliardi in pochi mesi. Ciò che Buti ci sta dicendo è: avete speso e spanso nei mesi più duri, per carità, avete fatto bene. Ora però serve il cambio di passo, perché la pazienza dell’establishment europeo nei confronti di questa maniera tutta italiana di affrontare la crisi sta per finire. Il tempo dei bonus a pioggia deve finire e lasciare il campo all’azione della cosiddetta distruzione creatrice, ben rappresentata dal recente report del Gruppo dei 30 redatto sotto la supervisione di Mario Draghi: un approccio alla gestione della crisi che dovrebbe sfruttare la violenza della pandemia per far cadere i rami morti, le cosiddette “imprese zombie”, e lasciar fiorire solo quei settori dell’economia che sono in grado di competere sui mercati internazionali, facendo leva sulla crescente fragilità dei lavoratori, spaventati dalla crescente disoccupazione e dunque sempre più disposti ad accettare strette salariali e un generale peggioramento delle condizioni di lavoro. Sotto ogni evidenza, l’approccio del governo Conte bis è stato assolutamente insufficiente ad affrontare l’emergenza pandemica, come abbiamo messo in luce in più occasioni. La critica sottesa alla narrazione di Buti, tuttavia, è diametralmente opposta alla nostra. Per noi servirebbe un governo capace di varare misure strutturali di sostegno al lavoro e all’intervento pubblico in economia, per Buti serve invece un governo capace di imporre ulteriori e definitivi tagli allo stato sociale e alle retribuzioni. Questo dato è il primo tassello utile a comprendere l’attuale crisi politica: l’azione del governo ormai uscente è insufficiente agli occhi dell’establishment europeo. Mentre preparano il prestito del Recovery Plan, le istituzioni europee pretendono un interlocutore capace di imporre all’Italia quell’ulteriore svolta neoliberista, quella stretta di austerità che serve a chiudere i conti con il modello sociale europeo novecentesco. Ecco emergere il contesto politico: il contesto naturale della pandemia rappresenta solo una preziosa occasione per la classe dirigente, la possibilità di rompere i ponti con una organizzazione sociale basata sul compromesso tra Stato e mercato. 

Ma la parte più interessante della lezione di Buti è la sua conclusione, quella che lui chiama “soluzione C”. Già, perché Buti ci avverte che l’opzione B non è affatto stabile, bensì appare precaria e temporanea. Fuori dalla retorica della lectio magistralis, uno scenario B di continuità con le misure tampone non sarebbe consentito a lungo. Ed è lo stesso Buti a dirci chiaramente quali sarebbero le forze che, qualora ci rifiutassimo di abbracciare l’opzione A, ci richiamerebbero all’ordine e ci porterebbero a varare le fatidiche riforme strutturali, che nello scenario C verrebbero “imposte dai mercati finanziari”. È il ricatto dello spread, che Buti ci propone con l’innocenza di un bambino: “fino ad ora il potenziale effetto negativo del debito pubblico è stato neutralizzato dagli interventi dell’UE e, soprattutto, della BCE – ma sarebbe un errore fondamentale pensare che il vincolo di finanza pubblica non esista più…”. Più chiaro di così si muore: Buti ammette apertamente che è la BCE a governare gli spread, e dunque la minaccia dei mercati finanziari non è altro che la minaccia delle istituzioni europee a qualsiasi governo che si dimostri incapace di sfruttare la pandemia per distruggere gli ultimi residui di stato sociale sopravvissuti in Europa. 

Questo è il contesto politico ed economico che spiega i movimenti di fondo che agitano la politica nostrana. Una volta compresi, ci consentono, a prescindere da chi si intesterà la vittoria politica di questa crisi, di trarre una conclusione: il piano inclinato della crisi conduce inevitabilmente a una stretta dell’austerità imposta dalle istituzioni europee. Il cerchio tracciato Buti nella sua lezione si chiude oggi con Draghi che sale al Quirinale: dopo aver piegato il Paese sotto il ricatto dello spread attraverso le leve della politica monetaria che manovrava da Presidente della BCE, ora Draghi fa il suo ingresso trionfante sulla scena politica italiana dalla porta principale. Contro questa nuova ondata di austerità occorre iniziare ad organizzare una resistenza, e contro quelle istituzioni una strategia di ampio respiro mirata a ricomporre la società intorno alla centralità del lavoro e fuori dalle logiche del profitto.

sabato 30 gennaio 2021

FRANCO CERRI'S B-DAY PER I SUOI 95 ANNI



 Racconta Franco Cerri...

«Eravamo e siamo rimasti diversi» racconta Cerri parlando di Intra, «io sono tonale. Già il be-bop, al primo incontro, mi aveva un po’ frastornato. Figuriamoci il free, un altro mondo. C’era stato un concerto al Lirico, il gruppo di Miles Davis con John Coltrane al sassofono e gli appassionati milanesi si erano divisi. Alcuni ne erano usciti entusiasti, altri poco convinti. Io capivo che si trattava di musica di altissima qualità ma facevo fatica a digerirla, avevo bisogno di tempo. Enrico, invece, assorbiva tutto, si sentiva a suo agio in tutto ciò che ci arrivava di nuovo, come accadeva ad Enrico Rava, a Massimo Urbani, a Giorgio Gaslini e ad altri ancora. Io faccio musica come se scrivessi un racconto, ho bisogno di seguire una certa logica, il free spezza ogni cosa, sconvolge i temi, li disperde in tante schegge; un’operazione molto intellettuale, nella quale non mi ritrovavo. Ciononostante, o forse proprio per questo, le nostre due nature riuscivano a conciliarsi. Sentivo che Enrico a volte doveva tenere a freno la fantasia, così come io cercavo di adeguarmi, mi sentivo demodé e volevo allargare il mio panorama. Eppure le nostre due nature finivano per conciliarsi. E più avanti nel tempo avevamo formato un Quartetto, con Azzolini al basso e Gilberto Cuppini alla batteria, che dura ancora, sia pure cambiando a volte basso e batteria, Lucio Terzano e poi Marco Vaggi, Paolo Pellegatti e Tony Arco. Una sera Cuppini non era arrivato a Lecce. Avevamo pensato di far saltare l’esibizione, poi Enrico aveva detto: suoniamo in Trio, come Art Tatum, come Oscar Peterson e ci eravamo resi conto che anche così la musica funzionava»

TANTI AUGURI AD UN GRANDE DELLA MUSICA JAZZ


giovedì 28 gennaio 2021

Pratiche e atti inqualificabili sul piano politico, morale e storico, si stanno moltiplicando da parte di alte cariche istituzionali cittadine.

 

Frosinone, 28/01/2021



L’ANPI di Frosinone esprime la propria profonda indignazione per il ripetersi di atti, esternazioni e comportamenti da parte di personaggi con alte responsabilità politiche ed amministrative in merito ad argomenti che meriterebbero la più seria considerazione.

Da tempo si susseguono dichiarazioni e fatti concreti che spiegano molto chiaramente quale sia la concezione di questi soggetti del ruolo che ricoprono. Una idea arrogante, padronale del potere che li porta a sbeffeggiare non solo i loro oppositori ma addirittura la storia e le sofferenze di coloro che subirono la ferocia dei carnefici nazisti e fascisti.

Solo negli ultimi giorni, e solo per parlare degli Amministratori di Frosinone, abbiamo assistito a multe indegne comminate a volontari ambientalisti per “affissione abusiva” (mentre non si perde occasione per riempirsi la bocca di ecologismo di maniera, tanto per sembrare alla moda), a spiritosi tentativi di accostamento della pandemia con il concentrazionismo e la “soluzione finale”, all’uso di sedi istituzionali per propaganda di partito (naturalmente neofascista, perché per gli altri vige il regolamento che vieta tutto e le numerose istanze che presentano rimangono inevase al protocollo per anni) fino alla carnevalata del tatuaggio che scimmiotta il dramma dei deportati dei lager. Cos’altro ci aspetta? I cittadini che ci chiamano (perché non tutti si divertono a queste indegne manifestazioni di cinismo) vorrebbero capire. Ma è difficile prevedere fino a che punto il potere possa infischiarsene delle regole e dei valori fondanti una democrazia sostanziale e non solo formale, nell’intento di acquisire consensi a buon mercato.

Siamo convinti che il sindaco di Frosinone, così come il consigliere autore del post infamante e delle successive scuse forse peggiori del post stesso, non avessero l’intenzione di ridicolizzare l vittime dell’Olocausto, ebree o no; anche perché le loro espressioni fanno ritenere che non abbiano nemmeno troppo chiaro di cosa si tratti, visto che ne parlano come si parlerebbe di una scampagnata. Tuttavia il ruolo che ricoprono richiede la massima consapevolezza, la massima serietà, quella “disciplina e onore” scritti nero su bianco nella Costituzione (art. 54, ma il sindaco lo sa). E prendere come un giochino la memoria di ciò che è stato fatto nella civilissima Europa, farsi i numerini sul braccio (o sulla mano, dove si vedono meglio) può aiutare nella degenerazione mediatica della politica, non certo nella consapevolezza del terrore, così ridotto a barzelletta. Sarebbe invece ora, se davvero volessero dimostrare e non solo dichiarare in occasioni rituali, di aderire alla Repubblica che rappresentano ed amministrano, a partire dalla Costituzione sulla quale giurano e dalla Storia che l’ha prodotta, di liberarsi e liberare l’Amministrazione della Città da ingombranti presenze di nostalgici dichiarati che operano indisturbati coltivando nella società l’odio e nelle Istituzioni l’arroganza e l’autoritarismo.

Il Sindaco sa bene che i primi, se non gli unici, a pagare le conseguenze dell’odio razziale e sociale sono i più deboli, i più poveri, quelli che a chiacchiere e genericamente tutti dicono di voler difendere ma che immancabilmente si trovano soli e indifesi di fronte ad ogni genere di difficoltà. Per questo, per l’importanza che ha il ruolo che ricopre, per le aspettative di tutti i cittadini ad essere rappresentati, più che imbrattarsi il polso sarebbe utile a commemorare degnamente le vittime dello sterminio che il Sindaco avviasse serie e concrete politiche di contrasto al razzismo, alla xenofobia, al negazionismo o al riduzionismo, all’esclusione sotto qualsiasi forma e da chiunque praticati. E ci risparmiasse scene disgustose e preoccupanti di sottovalutazione di drammi di cui ancora alcuni sembrano non riuscire ad avere piena coscienza.

L’ANPI non entra nel confronto elettorale e non sponsorizza partiti o coalizioni, fedele al suo ruolo sociale di promozione dei principi costituzionali e della conoscenza della storia che li ha determinati; pertanto per noi non si tratta di questioni di schieramento, se non sui fondamenti democratici e sul rispetto della storia, delle conquiste e delle legittime opinioni. Le nostre preoccupazioni investono fatti e comportamenti che, ripetuti su tutto il territorio della Penisola, stanno producendo un progressivo smottamento verso il degrado civile e di conseguenza sociale. Vorremmo poter confidare nella consapevolezza dei delegati del popolo nella loro decisiva funzione per impedirlo; ma temiamo che l’affezione al potere possa continuare a sottomettere ogni questione di rilevanza etica e ogni progetto di lungo respiro.

A.N.P.I. Sezione Cittadina di Frosinone Il Presidente (Simone Campioni)