Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 25 agosto 2016

Il terremoto e i due orologi

Arturo Gnesi sindaco di Pastena



Il terremoto che ha seminato distruzione, morte e dolore nel reatino ha impressionato profondamente la coscienza della gente di Pastena che ha cercato immediatamente di rendersi utile e di dare un contributo per alleviare i disagi e le sofferenze della popolazione martoriata dal sisma.

Non è facile stabilire le priorità, ma oltre alla solidarietà espressa sui social network, riflessioni, preghiere, appelli, in tanti hanno chiesto cosa si poteva fare da subito.
Partire ed andare sul posto per dare una mano a tirare fuori dalle macerie coloro che ancora mancano all'appello, fare i banchetti per raccogliere i beni di prima necessità, offrire un alloggio a chi non ha più una casa, unire gli sforzi e raccogliere fondi da affidare ad associazioni o enti in grado di gestirli in modo trasparente e mirato.
L'appello alla donazione del sangue ha suscitato adesioni oltre qualsiasi aspettativa e tutte le associazioni del territorio hanno deciso di incontrarsi per stabilire una strategia comune.
Nessuno, dinanzi ad un disastro simile si è tirato indietro e ognuno darà un contributo secondo le proprie possibilità e ai referenti ed organizzazioni che riterrà più efficaci ed efficienti.
Ieri il servizio dell'elisoccorso regionale si è concentrato sui bisogni dei terremotati e per questo motivo ho avuto modo di vedere l'immensa tragedia di Amatrice e sorvolando i tetti distrutti e le macerie impolverate mi sono reso conto che purtroppo in tanti avrebbero dovuto piangere la scomparsa dei loro familiari. Un paese che come ha detto il sindaco non c'è più e che, temo, sarà difficile rimettere in piedi in una zona che purtroppo sperimenta quotidianamente i problemi e le difficoltà dei piccoli centri montani, periferici e con scarse opportunità occupazionali. Il caso ha voluto che l'orologio di Amatrice fermo al momento del terremoto segnasse la stessa ora dell'orologio del nostro comune, in attesa di essere riparato. Abbiamo il dovere di non fermare il tempo, di rimettere in moto la storia dei nostri paesi e il cammino della nostra gente, i giovani, anzitutto, devono farsi carico di questa speranza e non possono venir meno a questo compito.

foto di Arturo Gnesi
editing Luciano Granieri

Il gioco al massacro dei partigiani del Si contro quelli del No

a cura di Luciano Granieri




E' francamente disarmante assistere allo sconquasso che il referendum costituzionale sta provocando nella sensibilità democratica di molti. Era inevitabile. Perchè, nonostante Matteo Renzi cerchi oggi di spersonalizzare  e rinnegare la sua guerresca presa di posizione (se perdo il referendum vado a casa)   sulla riforma costituzionale  - che andava proposta,  non da lui (Presidente del Consiglio), nè dal Governo, nè  approvata con epurazioni in commissione affari costituzionali e sotterfugi squallidi (canguri e super canguri),  ma discussa collegialmente dal Parlamento - ormai la becera querelle Si-No ha preso una piega fortemente divisiva e aspra. Ciò è frutto della profonda ignoranza che caratterizza i  nuovi riformatori guidati da Renzi-Boschi-Verdini. Un ignoranza emersa nel merito della riforma, spesso incomprensibile e pasticciata, nel metodo di approvazione , attraverso gli strappi istituzionali già citati, e nella propaganda  referendaria condotta, almeno fino ad oggi,  insultando chiunque fosse a favore del No. L'Arci e soprattutto  L'Anpi,  ne hanno fatto le spese. L'Anpi in particolare ha subito una campagna denigratoria basata sulla menzogna. Giova ricordare che la decisione di supportare il No alla riforma costituzionale è stata presa quasi all'unanimità dal Comitato Nazionale e dai Comitati Provinciali. Per cui discutere in disaccordo con quei pochi aderenti all'associazione  pur legittimamente schierati per il Si, credo sia doveroso e non precluda a nessuna epurazione neostalinista. Quelle le ha fatte Renzi, epurando i Senatori contrari alla sua riforma in commissione affari costituzionali, così come è capitato ai parlamentari contrari all'Italicum in commissione affari costituzionali alla Camera. Riproponiamo di seguito  l'attacco che l'ex iscritta all'Anpi, Teresa Verdelli ha sferrato dalle pagine dell'Unità (il quotidiano fondato da Gramsci e sfondato da Renzi) alla sua ex associazione. A seguire la risposa di Andrea Liparoto, responsabile comunicazione  stampa  dell'Anpi. 

Luciano Granieri.



da L'Unità:


Carissimo Sergio Staino......
Ti scrivo oggi perché sono abbastanza e di nuovo indignata per le polemiche sul referendum del sì e del no. Ho invitato i compagni dell’Anpi che sono per il sì a rompere il divieto di Smuraglia se vogliono salvare l’Anpi dallo sfascio e dal neostalinismo. Non mi sta bene che quelli del no, dell’Anpi o della sinistra interna con D’Alema in testa, abbiano dal PD e da Renzi tutto lo spazio possibile, tutta la disponibilità possibile.
Alla quale poco fa, l’ineffabile Smuraglia ha risposto che un confronto alla pari con Renzi non risolve e ci deve pensare, deve riunirsi coi suoi!!! Pretende di volantinare a favore del no dentro alle feste! Dice che non sarebbe successo con Togliatti! Certo che no, visto che mai l’Anpi, col bel nome “par tigiani” aveva deciso di schierarsi contro l’unico partito di sinistra (o riformatore, vedi il termine democrazia progressiva) a fianco di tutta la destra, neofascisti compresi, xenofobi compresi! Ho scritto sul mio blog una bella “filippicaa” che vi è finita ieri, quindi avrei dovuto metterci anche qualcosa in più.
Ma sono proprio stanca di ve dere strumentalizzato il nome di partigiani, quindi le nostre vite e i nostri sacrifici in funzione di una battaglia che si spiega solo con l’astio o l’invidia o la voglia di ricicciare della vecchia nomenclatura che coi suoi fallimenti ci ha portato fin qui. Se possibile vorrei raccogliere un p o’di “ve cchi” e fare insieme qualcosa. Purtroppo molti sono un po’ svaniti o spenti e si adagiano per affetto e fiducia cieca a ciò che decide l’Anpi. Se hai qualche consiglio da darmi te ne sarei molto grata. Oltre che sul mio blog scriverò su quello de “i Mille”, ma non so che effetto può avere.
L’8 settembre prossimo siamo chiamati noi di Roma e provincia in Campidoglio dove il prefetto (donna) ci darà le medaglie del governo Renzi, o Ministero della Difesa. Non so che cerimonia pietosa o commovente potrà essere. Cercherò di chiamare qualche giornalista anche per far vedere che moltissimi di quei “ve cchi” non sono iscritti all’Anpi o non lo sono più. Ti abbraccio con tanta gratitudine e …. andiamo avanti.
Teresa Vergalli



La risposta dell'ANPI
Lungi da me entrare in polemica con la partigiana Teresa Vergalli (che conosco e stimo) per il suo editoriale di fuoco contro l'ANPI pubblicato ieri su l'Unità.
Non lo farò perché non voglio prestarmi al gioco al massacro dei partigiani del SÌ contro i partigiani del NO fomentato da certa stampa e da certi attori referendari poco coscienti e rispettosi.
Dispiacciono e inquietano i toni di Teresa e le non verità.

Il presunto “neostalinismo” dell'ANPI è del tutto ed evidentemente privo di fondamento. Quest'Associazione, nel corso della sua lunga esistenza, ha sempre naturalmente fatto onore alla democrazia in tutte le sue scelte e decisioni, così è stato rispetto al No alla Riforma Costituzionale assunto il 21 gennaio scorso, praticamente all'unanimità (con solo 3 astensioni), dal suo massimo organo dirigente, il Comitato nazionale.
Deliberazione, tra l'altro, confermata di fatto dalla stragrande maggioranza dei Congressi di Sezione, Provinciali e dal Congresso Nazionale scorsi.

Spiace leggere della “pretesa” dell'ANPI di volantinare il suo NO alle Feste dell'Unità.
Non abbiamo chiesto noi di partecipare alle suddette, ma siamo stati invitati, a condizioni francamente irricevibili per chiunque: avremmo dovuto, usando un'immagine esemplificativa, tagliarci una gamba ed andare zoppi come se nulla fosse. La nostra battaglia referendaria è parte integrante del complesso degli impegni dell'Associazione, al pari della missione della memoria. Ricordo che la Costituzione, la sua piena attuazione, è nel nostro Statuto. Quindi, ancora, questa storia, davvero ormai stucchevole, dell'ANPI apparentata con CasaPound... Non conosco le ragioni del NO di Casapound (e posso assicurare che la nostra Associazione non si è trovata a cena con questi signori per accordarsi), conosco quelle dell'ANPI, in linea con la sua antica cura dei fondamenti democratici del Paese.

Spiace Teresa.
Spiace questa tua posizione urlata.
E, ripeto, va ripetuto, è davvero molto poco civile questa operazione di far scendere nell'agone brigate partigiane del SÌ contro quelle del NO.

-- Andrea Liparoto, Responsabile Comunicazione e Stampa ANPI Nazionale

video di Luciano Granieri

mercoledì 24 agosto 2016

Unità delle forze progressiste e democratiche per rinnovare il Capoluogo


Francesco Notarcola – Presidente dell’ass. “ Osservatorio Peppino Impastato


Una stagione lunga venti anni ha visto alternarsi al governo della Città un centro sinistra, sostenuto da forze di destra (15 anni);  un centro destra  (5 anni) che ha avuto vita facile perché non ha  avuto opposizione. Necessita anche dire, per la verità,  che la cosiddetta sinistra radicale, di volta in volta, ha sostenuto l’operare del centro sinistra.

Tutte le GESTIONI, comunque denominate, sono state al servizio delle potenti famiglie locali e di quelle scese dai comuni vicini come Veroli, Ripi, Torrice, ecc. che hanno aggredito e saccheggiato il territorio con la speculazione edilizia.  Queste impure alleanze tra politica ed affari,  hanno  ridotto Frosinone alla desolazione, al degrado e all’abbandono. Questo modo di gestire la Città ha distrutto tesori enormi di cultura e di storia, impedendo l’avvio di uno  sviluppo democratico e civile, economico ed occupazionale di Frosinone e dei comuni limitrofi.

In questi decenni  l’associazionismo cittadino, dentro la Consulta delle associazioni e fuori, ha condotto, senza soluzione di  continuità, grandi battaglie  progressiste e democratiche , conquistandosi  un ruolo di primo piano nella difesa dei diritti costituzionali dei cittadini ( Lavoro, sanità, scuola, cultura, servizi sociali, gestione idrica, archeologia, ecc.)

In tutti questi momenti  i sindaci, le giunte e i consiglieri in carica si sono schierati sempre contro le proposte e gli obbiettivi richiesti ed avanzati dai cittadini e dal popolo del Capoluogo. Non solo. Essi hanno operato per contrastare ed annullare la vita ed il ruolo delle associazioni fino a cancellare la Consulta, voluta e istituita con delibera  consiliare.

Nella primavera dell’anno prossimo la Città dovrà rinnovare il Consiglio Comunale. Una grande occasione per voltare pagina ed aprire a Frosinone un futuro come città moderna e vivibile. Ciò sarà possibile, se le forze che vogliono il cambiamento e lo sviluppo democratico sapranno sacrificare ambizioni e velleità all’intesa politica unitaria.

Le elezioni di Frosinone,  per  il ruolo che ha o  che dovrebbe avere il Capoluogo, hanno un rilevante valore politico provinciale e regionale. Basta  pensare alla gestione del Servizio idrico Integrato, alla sanità, ai rifiuti, ecc. Una gestione democratica, partecipata e condivisa, sarà un messaggio di rinnovamento della politica e del modo di gestire la cosa pubblica per tutti i comuni. Senza unità tutto ciò sarà vano.

Ci pare, che giocando a chi arriva primo chiudendosi nel proprio campicello, illudendosi di essere il nuovo predestinato divino, il fallimento e la delusione saranno certi. Se si vuole veramente innovare e cambiare occorre lavorare con tutte le energie a disposizione per costruire un forte fronte unitario e portare alla mobilitazione ed all’impegno migliaia e migliaia di cittadini di ogni ceto e di ogni età.

Governare una Città non è cosa facile per nessuno. E tanto meno ci si può illudere di farcela con qualche persona esperta o  con professionisti pur  validi  e onesti. Serve costruire un sistema di partecipazione popolare , articolata nei quartieri e nei luoghi di lavoro che discuta, decida e sostenga le scelte decisive  del nuovo governo locale.

Per porre le basi di questo nuovo modo di essere della  gestione  della Città  è necessario  elaborare un programma amministrativo  ed un piano di iniziative elettorali, con la gente e per la gente.

Tutto ciò potrà essere realizzato se l’unità vincerà sulla divisione, sulle ambizioni personali e di gruppo, per affermare gli interessi generali della Città e della sua popolazione.

 Le forze che   sono state protagoniste  e alleate con il centro sinistra  e, oggi, dicono di voler cambiare come intendono muoversi? Si può aprire un dibattito serio, corretto, disinteressato e costruttivo alla luce del sole?


L’associazionismo ha lavorato sempre per l’unità e continuerà a farlo, garantendo, comunque, la sua presenza nella prossima campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale per costruire con i cittadini un futuro a questo nostro Capoluogo ed al nostro territorio.

Terremoto nel centro Italia. Come aiutare

La federazione PRC di Frosinone si organizza per aiutare i cittadini dei comuni colpiti dal sisma.
Cose da fare
1 recarsi al centro trasfusionale più vicino (ospedali di Sora, Frosinone, Cassino) oppure cercate il punto avis più vicino a voi per donare sangue.
2 alcuni nostri compagni sono in contatto con la protezione civile disponibili a partire con loro se ciò possa essere utile e richiesto
3 domenica 28 al FREEDOM PARTY a Frosinone organizzaremo una raccolta di beni di prima necessita da inviare alla popolazione colpita ( urge intimo nuovo, assorbenti, pasta, scatole di alimenti....)
Si prega di divulgare a tutti i comunisti della provincia in qualsiasi mezzo ritenete più opportuno.
24-08-2016
Unità di crisi Prc-Se Federazione di Frosinone





Le nostre sedi di VIVIFROSINONE – VIVICIOCIARIA
in VIA GARIBALDI 10, A FROSINONE
a disposizione per raccolta di beni di prima necessità che partiranno per le zone colpite dal sisma di questa notte.
SERVE:
latte in polvere
pannolini
cibo in scatola e lattine
beni alimentari non deperibili
prodotti per la pulizia personale
acqua in bottiglia
FORZA!
380 7651894 – 392 98 77 866


martedì 23 agosto 2016

Quell'aeroporto si doveva fare

Luciano Granieri

Il sostituto procuratore della Repubblica di Frosinone , Adolfo  Coletta,   dopo aver chiuso le indagini in merito all’inchiesta sull’aeroporto commerciale di Frosinone, dopo aver consentito agli  indagati  di produrre le memorie difensive, ha formulato la richiesta al gip Bracaglia Morante di rinviare a giudizio i  presidenti della società Adf  Spa  (Aeroporti di Frosinone). Ovvero:  Francesco Scalia attuale senatore Pd, ed ex presidente della Provincia,  che ha guidato la società     dal 2003 al 2009, Giacomo D’Amico,  chief manager dal 2009 al 2010, e Gabriele Picano  presidente di AdF dal 2010 al 2013. L’accusa ipotizzata è peculato. Tradotto, i suddetti  manager e politici, avrebbero speso 3milioni e passa di euro per finanziare l’ipotesi di un’opera che tecnicamente non si sarebbe mai potuta realizzare. Cioè, Scalia,  D’Amico e Picano, avrebbero sperperato   tali somme pubbliche per pagare i propri stipendi di manager, consulenze, ed  eventi promozionali  in una società ,AdF , di fatto impossibilitata a realizzare l’obbiettivo per cui si era costituita. A onor di verità, anche la Giunta regionale, allora guidata dalla Polverini,  aveva stanziato   4 milioni di euro per  un aumento   di capitale in  AdF, di cui solo uno erogato. 

Siamo proprio sicuri che l’aeroporto di Frosinone non si sarebbe potuto realizzare?  Lo  aveva sostenuto il Ministero dei trasporti, l’Enac, perfino l’allora Ministro della difesa  Ignazio La Russa. Tali giudizi mostreranno  come la visione di enti e politici  sia stata poco lungimirante. La Russa, avrebbe dovuto ipotizzare che un giorno quell’aeroporto sarebbe stato fondamentale per i giochi olimpici del 2024 che il Cio assegnerà a “Frosinone Capitale”. L’Enac, il Ministero dei trasporti,  avrebbero dovuto capire che un predestinato come l’avvocato Nicola Ottaviani un giorno sarebbe diventato sindaco del Capoluogo ciociaro. Un azzeccagarbugli primorum cittadinorum in grado di ottenere l’assegnazione della manifestazione a 5 cerchi per  tutta la Regione esclusa Roma. L’avvocato Scalia, dall’alto della sua sapienza Piddina ex democristiana, qualcosa aveva subodorato perciò insisteva tanto nel voler edificare lo scalo di  Frosinone . 

Adesso come si fa?   La sindaca di Roma, Virginia Raggi, immersa nella sua pochezza -spaventata  dal fallimento della Grecia a seguito delle olimpiadi di Atene, influenzata dai buffi che l’Inghilterra ha dovuto coprire  dopo i giochi di Londra,   impressionata dall’enorme  spreco di denaro  pubblico seguito ai mondiali di calcio italiani del 1990 e alle  olimpiadi invernali di Torino, con l’edificazioni di strutture oggi in degrado - ha deciso che a Roma nel  2024 l’olimpiade  non si faranno. Dunque il suo Comune non tirerà fuori neanche mezzo euro. E’ un guaio perché oggi gli unici aeroporti recettivi sono quelli romani. 

Vuoi mettere invece se si fosse realizzato lo scalo di Frosinone? Fiumicino e Ciampino si sarebbero tranquillamente potuti bypassare. Per cui al netto di qualche boeing  che avrebbe potuto precipitare  per le correnti nefaste sferzanti   fra le piste incastonate  nel corridoio delimitato dai  monti Lepini e dagli Ernici, (sono gli effetti collaterali del progresso e poi l’ospedale Spaziani dispone di un pronto soccorso fra i migliori in Europa),   atleti e spettatori avrebbero potuto in un amen  recarsi sui campi di gara. Ciò  grazie ad  una flotta di elicotteri pronti a decollare dal moderno eliporto, anch’esso previsto nel progetto dell’aeroporto, poi abortito. 

In un battibaleno tifosi e sportivi avrebbero potuto   raggiungere lo stadio dell’atletica di Rieti, i laghi dei Castelli per il canottaggio, il mare di Latina per la vela, il nuoto di fondo, il beach volley, lo stadio del Capoluogo Pontino  per il calcio ,  il palazzetto di Viterbo per la pallacanestro e altri sport al coperto e tutte le altre strutture sportive e recettive sparse per la Regione.  Un’alternativa all’aeroporto frusinate in termini di collegamenti  si sarebbe potuta realizzare   cancellando  tutte le linee ferroviarie tradizionali  per trasformarle  in una megarete utlra-veloce in modo da connettere rapidamente  tutti i siti olimpici .E i pendolari?  A Rio de Janeiro, per i mondiali di calcio e le olimpiadi hanno potuto cancellare intere favelas deportando gli abitanti in altri lager,   e noi stiamo qui a preoccuparci per pochi disgraziati  che vanno  a lavorare col treno!  

Qualcuno potrebbe obiettare, che non ho menzionato Frosinone nella lista delle città dove si svolgeranno i giochi. E che ci vuoi fare a Frosinone?  L’attuale amministrazione condotta dall’illuminato latinista non riesce neanche a completare la piscina comunale, sono anni che ce la mena con lo stadio di calcio la cui realizzazione, nonostante il cospicuo aiuto dei privati,  è in netto ritardo , nonostante sia costato già 4milioni di euro ai cittadini. Il palazzetto dello sport e la piscina olimpionica sono in degrado.  Si dirà:  da qui al 2024 ci penseranno gli altri sindaci. Ottaviani ha sistemato anche i suoi successori.  Per i   cinque anni del prossimo mandato chi diventerà primo cittadino, in ragione del piano di riequilibrio economico e finanziario concordato dall’azzeccagarbugli ciociaro con la Corte dei Conti,  dovrà  realizzare, per ogni esercizio,   avanzi di bilancio pari a due milioni di euro, centesimo più, centesimo meno, altro che aggiustare la piscina! 

Quali atleti   potrebbero esibiresi  nel Capoluogo? Nessuno  se consideriamo le attuali discipline olimpiche . Per quanto, il primo cittadino potrebbe suggerire degli sport alternativi  tranquillamente praticabili a Frosinone. Ad esempio il torneo di rotazione degli assessori. Ottaviani e la sua squadra  vincerebbero  sicuramente la medaglia d’oro. Oppure una nuova specialità nel tiro con la carabina ; lo sparo della cazzata. Qui però , il sindaco    dovrebbe misurarsi con  autorevoli concorrenti a cominciare dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi. 

 Ma la difficoltà più grande sarà  gestire il doping. Se gli atleti scoprissero che un tuffo nel malsano fiume Sacco consentirebbe loro  di emergere con superpoteri straordinari, meglio di Jeeg Robot  i record cadrebbero come birilli. Ah si fosse fatto l’aeroporto!


lunedì 22 agosto 2016

Toots non "gioca più"

Luciano Granieri

Ci  ha lasciato lo straordinario armonicista, chitarrista Toots Thielemans.  Il musicista belga, nato a Bruxelles nel 1922, si è spento nel sonno presso l’ospedale dove era ricoverato da un mese per i postumi di una caduta. 

Thielemans, dopo aver suonato la fisarmonica, nel 1939,  iniziò ad esibirsi con lo strumento che lo avrebbe reso celebre in tutto il mondo,  l’armonica a bocca. Django Reinhardt , il chitarrista gitano, legenda del jazz, lo impressionò tanto da indurlo a cimentarsi anche con la chitarra. Ma Thielemans  rimane e rimarrà legato all’armonica.  

Ci sono musicisti nel jazz  che,  ispirati da un contesto sociale tumultuoso,  hanno fatto la loro rivoluzione cambiando il  modo di suonare del  proprio  strumento, mutandone  la valenza  che fino ad allora  lo  stesso aveva ricoperto nel contesto musicale.  Oscar Pettiford, eroe del Minton’s  nell’era Bebop con Charlie Parker e Dizzy Gillespie, cambiò totalmente il ruolo del  contrabbasso elevandolo, da semplice supporto ritmico,  a elemento capace di incidere  nelle dinamiche armoniche e melodiche. Kenny Clarke percorse la stessa strada con la  batteria, così come Thelonius Monk e Bud Powell reinventarono il modo di suonare il pianoforte. Anche Charlie Christian chitarrista principe delle jam sessions nella 52° strada di New York,  stravolse il linguaggio della  chitarra esibendosi in sortite ed improvvisazioni straordinarie.  

Toots Thielemas operò la stessa rivoluzione con l’armonica a bocca. Strumento dal  suono lamentoso, ma suggestivo, tipico  dei blues di Howlin’ Wolf  e  Sonny Boy Williamson, iconografia  del mondo degli Hobos, l’armonica , grazie a Thielemans, diventò uno sfavillante elemento melodico armonico al pari di tromba e sassofono. Dalle ferrovie dell’Alabama e del Mississippi,  essa ebbe accesso,  nella mani e fra le labbra del musicista  belga, alle grandi orchestre e a  combo sfavillanti. 

Fu proprio nel 1947, era in cui impazzavano gli eroi del Minton’s, (Dizzy,  Bird, Clarke, Monk)  con le loro rivoluzioni armonico-melodiche, che Thielemans approdò in America.  Collaborò con Benny Goodman  che lo scritturò per dei tour in Europa, ma il linguaggio Bebop entrò epidermicamente  nel  suo modo di suonare l’ armonica, tanto da consentirgli di  esibirsi proprio con Charlie Parker e Dizzy Gillespie. 

Da allora la carriera dell’armonicista belga è stata straordinaria. Ella Fitzgerald,  Oscar Peterson, Quincy Jones, Gil Evans, Pat Metheney, solo per citarne alcuni, furono suoi eccellenti compagni di viaggio.  Toots Thielemans  scrisse  diverse colonne sonore . Cult movie come Un uomo da marciapiede,  Sugarland express e Getaway  si avvalsero  del suo prezioso apporto musicale. 

Negli anni ’70 Thielemans divenne celebre in Italia per la partecipazione alla trasmissione televisiva del sabato sera Milleluci. La sua performance, gigionesca ma sontuosa,  a fianco di Mina nella sigla di chiusura intitolata Non gioco più, è diventata  un'esecuzione culto nel panorama musicale nazionale ed internazionale.  

Nel 1982 e per qualche anno a seguire, Toots Thielmans collaborò con un altro rivoluzionario innovatore. Quel Jaco Pastorius che reinventò completamente lo stile del basso elettrico. Prima di Jaco il basso era un altro strumento.  Una serie di concerti, tenutisi in Giappone  agli inizi degli anni ’80,  rivelò  una straordinaria alchimia fra l’orchestra di Jaco Pastorius (comprendente, fra gli  altri,  strumentisti del calibro di Bob Mintzer al Sax tenore e soprano, Randy Brecker  alla tromba ,  Peter Erskine alla batteria)  e Toots Thielemann. 

Per ricordarlo proponiamo due brani relativi a questi concerti. Il primo è l’ellingtoniano Sophisticated Lady, eseguito in duo con Jaco Pastorius. Il Secondo  e Liberty City brano scritto dal bassista della Pennsylvania , suonato dall'armonicista belga  insieme all’intera  orchestra. Oggi   Toots non gioca più, ma fino a quando ha giocato ci ha entusiasmato ed emozionato. 


sabato 20 agosto 2016

POLVERIERA DI ANAGNI E IL BANDO D’ASTA ANDATO DESERTO

Associazione “ Anagni  Viva “ e  Legambiente  “ Circolo di Anagni”


 C’ è una strana  coincidenza  di tempi tra l’ incendio del 16  agosto e il  Bando d’asta andato deserto, alla  scadenza del 29  luglio  per la  presentazione di  Progetti, riguardanti la destinazione e la  vendita  della  Polveriera, deliberata dl  Consiglio  Comunale, nel marzo scorso.
Disastro annunciato, così si può definire l'incendio che  il 16 Agosto  ha interessato gran parte del territorio della nostra Polveriera, perché le Associazione Anagni Viva e il Circolo Legambiente di Anagni, più volte hanno rivolto al sindaco Bassetta l’appello affinché ristabilisse la convenzione con gli agricoltori e gli allevatori locali per l’utilizzo agricolo e pastorizio della vasta area di proprietà del Comune, che oltre al beneficio manutentivo   avrebbe prodotto reddito derivante dall’affitto del terreno.
La concessione all'agricoltura  e all'allevamento è una pratica esercitata per decenni dall'Esercito all’interno della Polveriera, che  ha  garantito la pulizia ordinaria del terreno dalle sterpaglie che si accumulano nel corso dell'anno ed ha preservato il deposito di esplosivi  dal rischio incendi.
Di fronte alle secche risposte del sindaco, giustificate da fantomatici pericoli, le Associazioni  Anagni Viva e Legambiente Anagni  avevano formalizzato la denuncia del pericolo di incendi nella Polveriera, richiedendo  la reintroduzione dell’attività agricola e di allevamento nell’area, con lettera del 16.4.2015 prot. N.0007359, indirizzata al Sindaco di Anagni, e lettera  del 23 luglio 2015 prot. N.0014996, indirizzata al Comando VV.FF., al Prefetto di Frosinone, alla Protezione Civile di Anagni e  al Sindaco.
Ancora una volta sono state  parole al  vento, liquidate sbrigativamente con  riferimenti  a rischi non sostenuti da  verifiche  documentate, almeno per  quanto ci è dato sapere, infatti  più volte, sino ad un anno fa, esponenti di Anagni  Viva e di Legambiente sono stati  autorizzati a visitare  la Polveriera per  accompagnare docenti universitari, tecnici , esponenti di cooperative, giornalisti, interessati a conoscere
 “ dal  vivo” uno straordinario  patrimonio naturale, bene  comune  prezioso dei cittadini di Anagni.
Sulle  cause dell’ incendio sapremo dalle  indagini, ma quanto accaduto dimostra fondamentalmente l’ incuria verso i Beni Comuni lasciati nell’ abbandono per la testarda posizione assunta dai  nostri amministratori di non permettere a nessuno l'accesso al deposito. Tale  incuria è ancora più censurabile in quanto l’ Amministrazione ha  aderito, primo Comune  nel Lazio, al Regolamento di LABSUS  per la tutela  dei Beni  Comuni, dando  grande  risalto alla  scelta, rimasta finora  sulla  carta.                                            
Ci chiediamo  ora :  chi paga l’intervento dell’elicottero antincendio, chi paga l’intervento del Canadair, chi paga l’intervento delle decine di volontari della nostra  Protezione Civile e di quella dei paesi limitrofi che hanno rischiato per la loro incolumità, chi paga il danno ambientale alla fauna selvatica e alla vegetazione e il danno complessivo inferto al territorio?
E’ dovere del sindaco Bassetta rispondere a queste domande, sulle proprie responsabilità e su quelle dei tecnici e dei politici che lo affiancano, quantificando il danno al Patrimonio. 
Quanto accaduto  ieri, ripropone  con forza il problema della destinazione, seriamente  approfondita e ragionata, della  Polveriera  ma, nell’ immediato, sin da  domani, è necessario provvedere alla manutenzione non onerosa di questa proprietà pubblica, attraverso concessioni agli agricoltori e agli allevatori locali, in nome della sicurezza della popolazione, del rispetto e della  tutela del territorio.