Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 21 febbraio 2017

Disimpegno elettorale.

Luciano Granieri




Continuano le manovre, grande e piccole, di avvicinamento  alle elezioni amministrative del Comune di Frosinone. Fra candidati a sindaco già in pista, candidati in pectore, iniziano a proliferare le  liste civiche (guai a nominare i partiti che ci sono ma risultano abilmente mimetizzati). 

Un esercito di frusinati si sta organizzando per scendere in campo, o affianco di un aspirante sindaco pesante (Ottaviani –Cristofari), o per vendersi  al miglior offerente che poi ,gira che ti rigira, sarà sempre uno dei due soggetti appena indicati. Non me ne vogliano gli amici dei 5 stelle ma il loro candidato   lo vedo molto lontano dai due pezzi da novanta,quello di Forza Italia (ma non si dice) e quello del Pd (ma non si dice). 

Il vizio sta in  una legge elettorale  antidemocratica che obbliga, per contare qualcosa in consiglio, ad allearsi con l’uomo più forte, lasciando per strada i buoni propositi propagandati in campagna elettorale. Libri dei sogni utili solo a farsi eleggere ed entrare nel sottoscala consiliare. 

Alla fine della fiera accadrà come cinque anni fa, quando il numero dei candidati era superiore al numero dei votanti.  Nanni Moretti avrebbe detto: “Mi si nota di più se mi candido o se non mi candido?” Probabilmente rimanere nella minoranza votante, o astinente, anziché ingrossare l’esercito degli aspiranti candidati, potrebbe conferire   maggiore visibilità . Quindi  la smisurata voglia di mettermi in mostra , mi spinge a non ingolfare  le fila degli amministratori  in pectore. 

Qualcuno potrà obiettare che in momenti critici della vita cittadina è necessario assumersi delle responsabilità , schierarsi, prendere parte all’agone. Personalmente invece rivendico con forza il diritto di fare politica quotidianamente, da cittadino consapevole  senza aspettare l’evento  elettorale. Fare il sindaco, l’assessore o il consigliere è faccenda complicata e bisogna esserne capaci.  Io non mi ritengo in grado di ricoprire un ruolo simile.  

Non senza presunzione, però,  mi sento di affermare che fra coloro i quali hanno svolto tali incarichi o intendono proporsi  per svolgerli, vi sono soggetti ancora meno capaci del sottoscritto.  La  valutazione delle proprie attitudini in relazione al governo della città è il primo atto di responsabilità che ognuno di noi dovrebbe soppesare per capire,  se e come , un proprio impegno potrebbe risultare  utile o deleterio.  

Come già detto è necessario fare politica sempre, ogni giorno, anche con atti semplici.  Pagare solo il 20% della tassa dei rifiuti, in ottemperanza all’art.24 per l’applicazione del regolamento della Tari, adottato dal comune di Frosinone - il quale prevede la possibilità della decurtazione tariffaria nel caso in cui il servizio di raccolta e smaltimento si svolga in grave violazione della disciplina di riferimento -è un preciso atto politico e di denuncia. Il tasso di raccolta differenziata pari all’attuale 18% viola palesemente  il d.lgs n.152 del 2006 il quale prevede che già dal 2012 la percentuale avrebbe dovuto raggiungere il  65%. Dunque ridurre la tariffa al 20% è  un diritto e diffondere questa notizia presso gli altri cittadini è un dovere civico  morale e politico.  

Impugnare le bollette di Acea, rifiutandone il pagamento perché redatte in modo talmente irregolare, da portare alla rescissione del contratto con il gestore, è un altro rilevante atto politico. Contrastare, in piazza, o in consiglio comunale, tutte le brutture che l’amministrazione (vecchia o nuova)  metterà in atto contro  la collettività, è preciso dovere di ogni cittadino, è agire quotidiano della democrazia. Perché alla fine di tutti i bei discorsi  sulla bontà dei programmi,  se il tessuto civile e sociale della città è in degrado  lo  si deve alla completa mancanza di controllo da parte dei  cittadini sulla effettiva realizzazione di quanto promesso in campagna elettorale.  

Personalmente preferisco impegnarmi in questa fase di vigilanza, piuttosto che mettermi in piazza a vendere la  mia mercanzia elettorale destinata, nella migliore delle ipotesi ad    essere svenduta all’uomo forte.  Non è un atteggiamento responsabile? Forse, ma è meglio essere liberi di rivendicare le proprie istanze, piuttosto che consegnarsi mani e piedi al podestà di turno nel polveroso sottoscala consiliare. 

Per il rilancio dell'ospedale di Anagni si prega la Madonna delle Grazie.

Il Comitato  “ Salviamo l’ Ospedale di Anagni  ”


Nel pomeriggio di lunedì 20 febbraio 2017 si è riunito il Comitato salviamo l' Ospedale di Anagni alla presenza del Consigliere Fabio Roiati. Durante la riunione si è analizzato il risultato dell'incontro tra i sindaci dell'area nord della provincia  di Frosinone e il Commissario Macchitella della Asl di Frosinone, avvenuto in data 15 febbraio 2017. Il Comitato ha preso atto delle buone intenzioni emerse  dall'incontro, che vanno tutte nella direzione tracciata da quanto riportato sull’atto aziendale approvato ad aprile 2015 e mai attuato, di un minimo rilancio della struttura ospedaliera di Anagni con un potenziamento del servizio di primo intervento, dei reparti di diagnostica e l’istallazione di alcuni posti letto di degenza infermieristica. Non sono risultati invece rassicuranti i tempi in cui questo potenziamento dovrebbe realizzarsi. Anzi il Comitato ritiene  senz'altro inaccettabile l'ipotesi di condizionare il rilancio  dell’ex Ospedale di Anagni alla vendita della Clinica di Madonna delle Grazie.  Il territorio della zona nord della provincia di Frosinone non puo' attendere oltre per il rilancio della struttura ospedaliera di Anagni!
 Legare il minimo di potenziamento di servizi sanitari gia' scarsi e sottodimensionati per un territorio vasto, geograficamente vario, con vocazioni produttive diversificate a prevalenza industriale, ad una ipotesi indeterminata come quella della vendita di una vecchia clinica fatiscente, significa non avere rispetto per  i cittadini abitanti di Anagni e dei comuni circostanti!
 Le minime misure concordate vanno adottate subito, se non si vuole che quel che rimane dell'Ospedale di Anagni diventi solo l'esempio vergognoso e umiliante della malasanità imposta a tutti i cittadini dell’area nord della nostra provincia !
Per questo motivo il Comitato ha chiesto al consigliere Roiati di coinvolgere tutti i consiglieri comunali di Anagni e i referenti per la sanità dei comuni limitrofi  al fine di  convocare un'assemblea urgente, presso la sala della Ragione del Comune di Anagni, possibilmente la mattina di sabato 4 marzo p.v. per organizzare, insieme ai sindaci , ai consiglieri comunali della zona nord e a tutti i referenti politici espressi al senato, parlamento e regione, una visita al Presidente Zingaretti per consegnargli le famose delibere consiliari, approvate da tutti i 9 consigli comunali dell’area nord e finite in un limbo etereo  e chiedere ed ottenere un impegno concreto a riavviare la sanità all’interno del Presidio Sanitario di Anagni,  a favore di tutta la zona nord della nostra provincia.
Comitato di Lotta' via Rete politica cittadina Frosinone

A Campo Progressista, Daniela Bianchi
A Fabrizio Cristofari
A Frosinone 2020, Raul Parlanti
A Frosinone Benecomune, Francesco Notarcola
A Frosinone in Comune, Stefano Pizzutelli
A Partito Socialista, Vincenzo Iacovissi
Al Movimento 5 Stelle, Luca Frusone
Al Partito Comunista Italiano Marcello Colasanti
Al Partito della Rifondazione Comunista, Paolo Ceccano
A Sinistra Italiana, Marco Maddalena
Mobile - 3393848905

Con l’operazione ‘una tenda per la dignità e per il lavoro’ con la quale in maniera itinerante si mostrerà alla città le distruttive politiche della giunta uscente di Frosinone, i lavoratori ex multiservizi provano a costituire una lista che potrebbe concorrere alle prossime amministrative cittadine. Per questo motivo sono iniziate le iscrizioni e non si disdegna l’eventuale apporto di esterni.

Un punto importante è quello di incontrare le formazioni delineatesi e quelle che potrebbero esserlo, alcune delle quali hanno già dato disponibilità a cui però non si è data ancora risposta, non certo per mancanza di rispetto, ma, anzi, proprio per tentare di affrontare tali incontri con maggiore chiarezza. I lavoratori della tenda ritengono però che gli incontri debbano avere alcune basi sulle quali misurarsi già da adesso proprio per non rimanere sospesi nel limbo del “farò quando sono eletto”.

Il cambiamento è possibile individuando il soggetto che può esserne fautore e tale soggetto non può che essere la moltitudine. E questo processo implica una forte e reale pratica di coinvolgimento. Siamo davanti ad un nodo importante: la disoccupazione; la mancanza di reddito; lo scarso risparmio; l’esposizione debitoria delle famiglie impossibilitate anche a provvedere al pagamento dei servizi primari; la società che diventa anziana senza alcun progetto; le nascite che non ci sono; l’emigrazione tornata ai livelli degli anni ’60; l’esclusione delle persone dall’essere cittadini a cominciare dai migranti, vanno inquadrate anche nell’ottica della politica nazionale che disegna un quadro di sottrazione di momenti di decisione e risorse alla comunità - non ultima a Frosinone la vicenda delicatissima della restituzione del debito con il “piano di riequilibrio economico finanziario” e tutto ciò che ne consegue.

Si richiama altresì l’esigenza di rimettere al centro la democrazia partecipata nelle istituzioni e la legalità, confinata chissà dove, attraverso il recupero della gestione della cosa pubblica ostaggio di privati spesso sostenuti dalla politica/partitica, per aprire una strada al ripristino di una GIUSTIZIA SOCIALE a cominciare dal lavoro e dal reddito.

 La vicenda della tenda è emblematica nel ripercorre le tappe forzate di esternalizzazione di servizi pubblici essenziali non economici. L’amministrazione attuale ha aperto delle autostrade a orde di privati che sono stati fatti accomodare alla tavola imbandita (con i soldi tutti, ovviamente) e continua a difenderne le azioni e le attività, anche se in palese contrasto con gli interessi della popolazione e con i valori ai quali la comunità è legata.

Con la nostra lotta, che è durata con la tenda 1000 giorni in difesa della DIGNITA’ e DIRITTI, si sta chiedendo alla città, e oggi lo chiediamo alla politica, RESPONSABILITA’, quella responsabilità di costruire attraverso l’approccio democratico partecipativo una visione della città altra rispetto a quella devastante di oggi.

I cittadini della tenda, le retrovie della città, SI APPELLANO a coloro che si presentano come  soggetti per un cambiamento, a pochi mesi dalle prossime elezioni comunali, in un momento delicato, per dare vita alla sperimentazione di diverse forme di organizzazione per riuscire a mandare a casa l’indigesta amministrazione attuale dando priorità al programma, prendendo spunto proprie dalla pratica di Podemos nelle città spagnole.

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Si rimane disponibili ad un incontro nel quale:

- vengano confrontati i valori di riferimento decisivi per costruire un’altra Frosinone;

- si individui tutti insieme i valori di sostegno alla comunità da condividere, le modalità di sconfiggere l’attuale giunta e su quali basi programmatiche impegnarsi.

Si invita come elemento minimo e condivisione nella specifica vicenda dei lavoratori della tenda

- a bloccare presso il consiglio comunale le emorragie di servizi attraverso affidamenti o appalti esterni. Non è possibile che dopo 4 anni di proroga e affidamenti diretti a società riconducibili tendenzialmente sempre alle stesse persone oggi ci si prepari ad appaltare per alcuni anni (vedi il cimitero e le attività culturali).

- ad un intervento presso le autorità costituite a cominciare dalla Prefettura per sottolineare la continuata forzatura di tutto l'iter delle coop che ad oggi hanno gestito più di 8,3 milioni di euro con affidamenti diretti, con coop invischiate sappiamo dove e altre di mogli di detenuti. Il Comune di Frosinone ha prodotto sia il Regolamento anticorruzione leggendo il quale la maggior parte degli appalti sarebbe stato meglio non dare, come richiama sempre nei disciplinari i requisiti di idoneità morale e tecnico professionale introvabili nei partecipanti.

- alla redazione di una proposta che veda la ricostituzione di una società pubblica che riassorba i servizi e i lavoratori esclusi, e non solo, restituendo dignità e reddito.

Saluti
Frosinone 19/2/17                                           I lavoratori della tenda

domenica 19 febbraio 2017

A Roma ennesimo sgombero degno di Kafka

Alessandro Portelli, circolo culturale Gianni Bosio




Più di un’ora di riunione fra l’assessore al patrimonio di Roma Capitale Andrea Mazzillo col suo staff da un lato del tavolo e dall’altro la delegazione delle associazioni che hanno sede all’edificio di via di Sant’Ambrogio, nel centro della Capitale. Un incontro seguito ai sigilli che le forze dell’ordine hanno apposto incatenando la sede, con un inatteso blitz giovedì mattina.
E un nome è venuto spontaneo alle labbra: Kafka. Una specie di universo surreale in cui ogni cosa è anche il suo contrario.
Con molta convincente energia, l’assessore Mazzillo insisteva sulla volontà politica di prendere iniziative per risolvere questa situazione e le molte situazioni analoghe in tutta Roma.
Poi, senza neanche riprendere fiato, aggiungeva che probabilmente queste iniziative non sarebbero servite a niente.
È già pronta una direttiva di moratoria sugli sfratti e gli sgomberi, annuncia; ma probabilmente «gli uffici» (una misteriosa, impersonale entità che incombeva su tutto il dialogo) non ce la faranno passare, trincerandosi dietro le inflessibili leggi contabili dello stato. E comunque anche se riusciremo a ottenere la moratoria, questa non si applica allo spazio di via Sant’Ambrogio perché non si può ritornare indietro su un atto amministrativo già compiuto.
Volontà politica dichiarata contro inflessibillità amministrativa? Oppure inflessibilità amministrativa come scudo per una volontà politica insufficiente? O addirittura – come da allusioni ricorrenti nel discorso dell’assessore Cinque Stelle – scontro fra due volontà politiche, quella della giunta e quella occulta che manipola la burocrazia («un complotto?», ha detto uno dei delegati)? O tutte e tre le cose insieme? O nessuna delle tre?
Kafka, appunto.
Alla fine degli anni ’90, l’ex scuola di via Sant’Ambrogio 4 era un edificio abbandonato e in rovina. Una serie di associazioni (il «Rialto occupato», il Circolo Gianni Bosio, il Forum movimenti acqua, Transform, Attac…) l’hanno rimesso a nuovo a loro spese e ne hanno fatto uno dei luoghi di cultura e di politica di base fondamentali a Roma.
Il Rialto è un punto di riferimento per il teatro di avanguardia e per le arti figurative; il Circolo Gianni Bosio ha fatto nel corso di questi anni almeno quattrocento concerti (li ho contati) e duecento seminari e incontri, laboratori musicali (per esempio, l’unico corso di zampogna a Roma) ed è un punto di riferimento internazionale sulle culture orali e popolari; il Forum ha promosso il referendum sull’acqua pubblica; e così via.
E invece di ringraziarci e darci una medaglia, ci sbattete fuori e ci chiedete pure cifre fantascientifiche come se avessimo fatto lucrose attività commerciali? Davvero il mondo alla rovescia.
Nella riunione è venuto fuori il numero di 750 realtà di questo genere in tutta Roma.
Certo, sono diverse, alcune più credibili di altre, Ma una cifra simile nel suo complesso significa che è questo il modo diffuso, molecolare, quasi del tutto volontario, in cui produce cultura la città di Roma. E lo trattano come un problema di contabiità e di «legalità».
Evidentemente, altre forme di illegalità diffusa e macroscopica a Roma non esistono. O non si toccano.

sabato 18 febbraio 2017

Anarkos il vino "CONTRO"

Luciano Granieri




Il privato è politico si diceva una volta, ebbene anche il bere è politico l’ho scoperto stamattina. 

Come ogni sabato ho fatto un salto dal mia amico Germano dell’enoteca Enogourmet. Mi serviva  una bottiglia di vino  rosso, senza pretese, da bere a pranzo.  Ogni sabato mattina, l’enoteca di Germano, che sta a due passi da casa mia  in Via Vado del Tufo, organizza delle degustazioni di vini particolari accompagnati da spuntini fatti con prelibatezze  di formaggi e salumi che colà si vendono. 

Stamattina l’atmosfera nella cantina  era particolarmente frizzante, quasi ribelle. Appena entro in negozio Germano mi invita ad assaggiare un vino rosso  appena arrivato da Manduria. “Ho pensato a te quando ho scelto di farmi arrivare  questo nettare ” mi confessa  l’amico sommelier porgendomi  una bottiglia. “Leggi, leggi l’etichetta” è l’ulteriore invito. 

Il vino si chiama “Anarakos” sul vetro troneggia  l’inconfondibile “A” anarchica stilizzata. Leggo meglio: 

“Anarkos è il vino contro:

Anarkos è il vino contro,  Il sacrificio di MILIONI DI VITI piantate ad alberello

Anarkos è il vino contro , la COLONIZZAZIONE CAPITALISTICA del terzo millennio nelle terre di Puglia, lo sfruttamento dei suoi vigneti  e dei suoi vini.

Anarkos è il vino contro, l’EMIGRAZIONE FORZATA dei diritti di reimpianto pugliesi nelle altre regioni del nord

Anarkos è il vino contro, la COMPLICITA’  e la FAZIOSITA’ delle leggi Comunitarie in agricoltura, l’OPPRESSIONE  culturale  nei modelli di consumo del vino, l’ANNIENTAMENTO della tipicità , il DOMINIO del mercato”.

Su  un folder illustrativo che accompagna le bottiglie leggo ancora :

 “ Anarkos.  Un vino contro. Nato per protestare contro il dominio delle elites politiche ed euro-burocratiche di Bruxelles e contro la nuova colonizzazione della Puglia da parte dei produttori-capitalisti del nord. Negramaro, Primitivo e Malvasia Nera , sono unite in un’esplosione di frutta e una corposità sanguigna per trasferire di palato in palato  il messaggio Rivoluzionario di Liberazione!”

 Insomma quel diavolo di Germano si era fatto arrivare il vino per fare la rivoluzione! Intendiamoci la rivoluzione è cosa seria, necessita di mente fredda e lucidità. Un rivoluzionario in preda ai fumi dell’alcool rischia di innescare immediatamente la reazione. 

Però ciò non toglie che, una volta preso il palazzo d’inverno, non si possa festeggiare ad Anarkos. Anzi visto che conquistare il palazzo d’inverno, per ora, è pura utopia, godiamoci i festeggiamenti, reali,  di una futura utopica  vittoria, con un buon bicchiere di vino anarcoide. 

Al netto dell'autoironia,  il vino, prodotto dall’Agricola Felline di Manduria, è veramente buono.  Importante è anche il messaggio politico che lancia. Poi  affidare la diffusione del vento  rivoluzionario  alle fragranze del  Negramaro , del  Primitivo e della Malvasia Nera,  che si trasferiscono di palato in palato, è azione di rottura  vera, in tutti i sensi, compresi l’odore e il sapore. Evviva Durruti !!!!!


Sviluppare nelle fabbriche l’opposizione sindacale di classe

Corrispondenze proletarie  (Corrispondenza  dalla Toscana) 


Sono un operaio che ha partecipato all’assemblea nazionale di Firenze del 24 gennaio dove operai e delegati che si sono espressi per il NO alla firma del contratto nazionale dei metalmeccanici, hanno discusso sul come resistere e continuare a lottare dopo lo sciagurato contratto sottoscritto dai vertici Fim-Fiom-Uilm, che è in linea con l’assalto alle nostre conquiste e i tagli alle spese sociali. 
Gli interventi sono stati numerosi e molto interessanti. Sono state messe in luce le caratteristiche dell’attacco padronale, il ruolo negativo dell’apparato dirigente e burocratico sindacale, così come i segnali di risveglio che vengono da alcuni settori operai. 
Penso che sia importante raccogliere e generalizzare le indicazioni di lotta emerse dal dibattito.
Come operai dobbiamo sviluppare la resistenza e l’opposizione sindacale di classe nelle fabbriche  rompendo i vincoli accettati dalla FIOM e scontrandoci senza esitazione  con le strutture sindacali collaborazioniste.
Occorre ritrovare e praticare l’attività indipendente nelle lotte e sostenere obiettivi specifici non subordinati alla linea degli apparati sindacali.
Il nuovo contratto va contrastato nella sua applicazione su tutti i punti che portano peggioramenti, ad es. orari, straordinari, flessibilità, legge 104 e premi aziendali.
Alcuni delegati hanno ribadito che è più che mai necessaria l’unità  dal basso mantenendo contatti stretti fra le fabbriche e organizzando una risposta generale di difesa dei delegati che proclamano mobilitazioni e scioperi “fuori dalle regole” che ci vogliono imporre.
Altro aspetto chiave sarà costruire piattaforme e vertenze aziendali che superino i vincoli del CCNL e dare ampia diffusione, tra i lavoratori delle diverse fabbriche, delle esperienze e degli accordi favorevoli agli operai.
Giusta la proposta di un operaio di Piombino di organizzare un collegamento dei lavoratori alla base, nelle fabbriche, al di là delle sigle sindacali, per dare impulso alla mobilitazione.
Insomma, bisogna rimboccarci le maniche e fare un serio lavoro di elaborazione e sostegno delle rivendicazioni immediate più sentite dalla massa, preparare i lavoratori a scontri più duri, che inevitabilmente arriveranno. Per questo è necessario far capire agli iscritti al sindacato e ai lavoratori che occorre più militanza e più organizzazione, forme di lotta più efficaci che siano sostenute dalla massa.
Le lotte avvenute in questi mesi, la considerevole opposizione al contratto e la costituzione dal basso di alcuni esperienze unitarie (senza vincolo di tessera) dimostrano che la base comincia a svegliarsi. In molte fabbriche piccole e medie il No ha vinto e in alcune grandi fabbriche è arrivato al 40%. Il dissenso alla linea dei vertici cresce. Spesso gli operai più giovani sono quelli con le idee più chiare, perché sono meno condizionati dal riformismo.
La situazione è dunque favorevole allo sviluppo del sindacalismo di classe.
Va approfondito un ragionamento sulla opposizione interna alla CGIL.
La vecchia sinistra sindacale per anni si è posta come minoranza (area) di tipo parlamentare dentro l’apparato, spesso riproducendo al suo interno logiche di spartizione  fra correnti e tendenze politiche.
Questo approccio - che spesso  veniva giustificato in nome di una “riforma democratica e pluralista” del sindacato -  non ha più senso né spazio. E’ la base che va conquistata, non l’apparato. Inoltre, l’esperienza dimostra che i dirigenti prodotti dalla vecchia attitudine non sono  all’altezza dei compiti.
L’opposizione va costruita in fabbrica e nel territorio, costruendo organismi unitari e rappresentativi di tutta la massa sfruttata,  con alla testa gli operai più determinati e combattivi, senza uscire dai sindacati che hanno un seguito.
I comunisti hanno un ruolo preciso da svolgere per sostenere la lotta operaia, fare propaganda politica e sviluppare i livelli di coscienza, organizzandosi per primi e meglio.

venerdì 17 febbraio 2017

X Congresso Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

IL SEGRETARIO PRC-SE
     PAOLO CECCANO

Il X Congresso Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista è convocato a Spoleto nei giorni 31/3, 1 e 2 Aprile 2017, con all’ordine del giorno la discussione e l’approvazione dei documenti politici e delle modifiche allo Statuto, nonché l'elezione degli organismi dirigenti e di garanzia.

Sarà preceduto dai congressi di circolo.  Sabato 18 febbraio dalle  ore 16:00 presso la biblioteca comunale di Ceccano, sita in piazza municipio n.1 si svolgerà la prima assemblea degli iscritti.  Seguirà il giorno 26 febbraio dalle ore 10:00 presso la sede della federazione in via Napoli n 55 a Frosinone invece l’assemblea di tutti gli iscritti della provincia . Il giorno 5 marzo presso la sede “U.I.” in via Lungoliri Della Monica si terrà il congresso del circolo di Sora e paesi limitrofi a partire dalle ore 10:00. Il congresso provinciale invece è stato convocato per il giorno 12 di marzo a partire dalle ore 10 presso l’Auditorium New Orleans a Isola del Liri.

La fase congressuale è la massima attività interna del Partito in quanto da essa scaturisce non solo la linea politica ai diversi livelli, territoriale e nazionale, ma anche l’aggiornamento delle pratiche politiche e il modo di essere dell’insieme della comunità degli iscritti e del come questa si connette con il moto della società.

L’intellettuale collettivo, ovvero il partito, che si interroga su se stesso con lo sguardo rivolto al futuro chiama a raccolta non solo i militanti, ma anche i simpatizzanti e comunque chiunque fosse interessato a partecipare ai momenti di confronto. E’ questo il senso più ampio del congresso. La forma dell’assemblea che prevede la presenza fisica e la vicinanza fra i compagni va oltre la separazione che di fatto oggi sancisce l’uso della rete e della “relazione” telematica che, per quanto efficace e veloce, però hanno un limite: impedire alle persone di realizzare una comunicazione globale. 

Comunicazione globale fatta non solo di parole scritte, ma di parole pronunciate e da volti che si guardano negli occhi. E’ questo, per noi comunisti, un valore aggiunto a cui non possiamo rinunciare.

Invitiamo la cittadinanza pertanto a partecipare alle assise di circolo  e provinciale per poter contribuire in maniera diretta alla costruzione di questi momenti di ampia riflessione collettiva.