Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 23 gennaio 2018

Per Giulio Regeni

Coordinamento Democrazia Costituzionale


Il Coordinamento per la Democrazia costituzionale invita i suoi soci e i cittadini italiani tutti a partecipare il 25 gennaio p.v. alle pubbliche iniziative che si terranno in tutta Italia - e in particolare a Roma - per ricordare, nel giorno del suo rapimento, il giovane studioso Giulio Regeni, rapito, orrendamente torturato e assassinato due anni fa.
        Il Coordinamento per la Democrazia costituzionale invita i suoi soci e i cittadini italiani tutti a insistere perché il Governo egiziano finalmente operi fattivamente per accertare le responsabilità individuali della sparizione, della tortura e dell’uccisione di Giulio. Solo grazie alla fattiva cooperazione del Governo e della Magistratura egiziani con il Governo e la Magistratura italiani può allontanare i sospetti di complicità nella responsabilità dell’assassinio. Nessuna ragion di Stato, nessuna connivenza diplomatica può giustificare rapimenti, torture e assassinii di chicchessia.
        Il calendario delle iniziative del 25 gennaio si trova sul sito di Amnesty.it, 2annisenzagiulio. Il Coordinamento per la Democrazia costituzionale invita i suoi soci e i cittadini romani ad essere presenti a Piazza Montecitorio giovedì 25 gennaio alle ore 18,45 per partecipare alla fiaccolata che partirà da piazza Montecitorio alle 19,15.



Alcune domane ad Alfiero Grandi del Coordinamento Democrazia Costituzionale sulla legge elettorale

Riceviamo e pubblichiamo



Legge elettorale. Alfiero Grandi (Coordinamento democrazia costituzionale): il nuovo Senato potrà subito cambiarla. Presentata una proposta di iniziativa popolare. Agli elettori: non votate i partiti che l’hanno voluta. Il silenzio dei media

Silenzio dei media sulla iniziativa presa dal Coordinamento democrazia costituzionale che ha presentato qualche giorno fa una proposta di legge di iniziativa popolare per cambiare, subito, appena saranno elette le nuove Camere, la pessima legge elettorale con cui i cittadini il 4 marzo sono chiamati al voto. Non disturbate il manovratore, questa sembra essere la linea dei giornali, delle televisioni, Rai in testa. Anche se i giudizi sul Rosatellum sono, nella stragrande maggioranza, negativi, praticamente solo l’autore, il capogruppo del Pd alla Camera, ovviamente, ne è entusiasta, ormai gli scriba si occupano solo di liste, accorpamenti, cespugli, alleanze innaturali. Addirittura si ignora, e se lo si sa si nasconde, che nel nuovo regolamento del Senato, quello che verrà eletto a marzo, è previsto che le proposte di legge di iniziativa popolare devono essere discusse entro tre mesi dalla presentazione. Da qui la presentazione della proposta in Cassazione e di seguito partirà la raccolta delle firme mentre procede la campagna elettorale. Alfiero Grandi, vicepresidente del Comitato per la democrazia costituzionale con l’articolo che di seguito riportiamo ricostruisce il retroscena che ha portato alla approvazione della pessima legge e apre la campagna per cambiarla in tempi rapidi.


Alfiero Grandi: di male in peggio. Dal famigerato “porcellum” al pessimo “rosatellum”
In questa campagna elettorale le promesse si sprecano. Noi tenteremo di inserire alcuni problemi di grande valore, che potrebbero introdurre rilevanti novità in campagna elettorale e ancor più nella prossima legislatura. Anzitutto una proposta di modifica della legge elettorale. Per approvare la legge con cui, purtroppo, voteremo il 4 marzo, il governo Gentiloni ha messo ben otto volte la fiducia. Eppure si era presentato alle Camere per la fiducia promettendo che della legge elettorale si sarebbe occupato il parlamento, mentre il governo non avrebbe forzato la mano. È accaduto esattamente il contrario. I parlamentari di fronte al voto di fiducia potevano solo dire Si o No, cioè non hanno potuto entrare nel merito, né proporre modifiche alla legge concordata tra i vertici di Pd, Lega, Forza Italia, per citare i maggiori, con l’appoggio di Verdini e c. al Senato.
Purtroppo l’ex parlamento era stato eletto con il famigerato “porcellum”, cioè tutti nominati di fatto dall’alto, dai capi partito. Per questo la maggioranza dei parlamentari è stata obbediente agli ordini. Gli elettori non hanno potuto scegliere per la terza legislatura di fila i loro rappresentanti. È così dal 2006 e ogni legislatura, purtroppo, è stata peggiore di quella precedente. Per questo la maggioranza del parlamento non ha nemmeno provato a disobbedire agli ordini dei capi partito e ha approvato la nuova legge elettorale (rosatellum) pena la non rielezione. Come scriveva Manzoni chi non ha coraggio non se lo può dare.
Del resto è un parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale, delegittimato che non ha esitato a tentare di deformare la Costituzione, iniziativa, per fortuna, bocciata dal referendum del 4 dicembre 2016. L’ex parlamento accettando l’imposizione dei capipartito ci ha “regalato” una pessima legge elettorale che rischia di perpetuare il meccanismo perverso che vede i rappresentanti degli elettori e delle elettrici non essere scelti da quelli che dovrebbero rappresentare, cioè i cittadini. Una contraddizione formidabile, che allarga ancora il fossato tra i cittadini e i loro rappresentanti. Così si nuoce alla democrazia rappresentativa che è l’essenza della nostra Costituzione.
Si seleziona dall’alto una classe dirigente fedele e obbediente ai capi partito
Il timore di far decidere ai cittadini è tale che si preferisce selezionare dall’alto una classe dirigente fedele ed obbediente ai capi partito, ma questo mina la qualità della nostra democrazia, di cui è presidio la Costituzione, che non a caso si voleva cambiare. La speranza di chi ha compiuto questa forzatura è che ci si rassegni al fatto compiuto. Noi non ci rassegneremo a questa legge elettorale e finché avremo voce e forza cercheremo di convincere che è indispensabile cambiarla per il bene della nostra democrazia. Ricorderemo anzitutto che ci sono precise responsabilità: ci sono partiti che hanno voluto questa legge e ci sono senatori e deputati che l’hanno votata. È bene ricordarlo agli elettori, perché il 4 marzo hanno la possibilità di dare un giudizio, di esprimere la loro critica più forte non votandoli. Astenersi disgustati sarebbe un errore, meglio votare contro i responsabili.
Il coordinamento per la democrazia costituzionale ha deciso di presentare una proposta di legge di iniziativa popolare per cambiare il sistema elettorale in vigore e inizieremo a raccogliere le firme già durante la campagna elettorale e poi proseguiremo, ponendoci l’obiettivo di presentare la proposta al Senato, il cui nuovo regolamento prevede che entro tre mesi le proposte di legge di iniziativa popolare vengano esaminate. In altre parole vogliamo riaprire la discussione prima possibile. Avrete notato che sono sempre meno quelli che difendono questa legge, i pentiti aumentano, anche perché tra chi l’ha voluta qualcuno inizia a capire che favorisce altri, in altre parole hanno creato un mostro che gli si rivolta contro. Ci vuole tempo e pazienza ma è possibile riaprire la partita, con l’obiettivo di ottenere una nuova legge elettorale in cui i cittadini possano finalmente scegliere i loro rappresentanti.


lunedì 22 gennaio 2018

ELEZIONI : CHE TEMPO FA ?

Umberto Franchi



1) L' EGUAGLIANZA DI BERLUSCONI



 I dati OXFAM  ci dicono:



-  che l'1% della popolazione mondiale possiede il 99% di tutta la ricchezza esistente e Berlusconi e' tra loro;



- ma essi non si accontentano vogliono molto di piu' togliendo ai più poveri... così nell'ultimo anno l' 82 % della ricchezza netta e' andato nelle tasche dei ricchi Paperoni;



- mentre alla metà più povera del pianeta circa 3,7 miliardi di persone non solo non e' andato niente ma gli hanno tolto ulteriore stato sociale, servizi, diritti, impoverendoli ulteriormente;



- in Italia il 20% degli italiani detiene il 66% di tutta la ricchezza esistente ed il 60% più povero si sparisce le briciole del 14,8% della ricchezza nazionale e c'e' 1% di italiani tra cui Berlusconi che supera di 240 volte il 20% degli italiani ( circa 10 milioni di persone);



- MA BERLUSCONI su La 7 da Massimo Giletti, NON E' CONTENTO VUOLE DI PIU PER SE.... quindi propone la  "Flat Tax  (tassa forfettaria) un sistema fiscale non progressivo, ha detto che lui al governo ridurrà le tasse a tutti al 23%... e così   non pagherà più progressivamente fino al 70% come gli tocca pagare oggi ...ma solo il 23%... e così lui guadagnerà fior di miliardi  Naturalmente sostiene che in questo modo  nessuno evaderà il fisco (sic) e ci guadagneranno i poveri ( doppio sic) ma c'e' chi gli crede tra i poveri ???? 


-purtroppo si....I SONDAGGI ELETTORALI  dicono che la destra potrebbe prendere il 36% (Salvini della Lega pur di fare il premier sarebbe disposto a ridurre  le tasse su gli utili al 15%)...; IL M5S viene dato al 28%, il PD al 24%, LeU al 6% "Potere a Popolo" 1% (sic) ... 

Ma   su La7 hanno applaudito Berlusconi... e Giletti gli ha "leccato il culo" guardandosi bene dal ricordagli  che  un sistema fiscale senza progressività sarebbe incostituzionale 


2) LE DONNE RAPINATE


- da una indagine condotta dall'ONU emerge che il piu' grande furto della Storia commesso in tutti i Paesi del Mondo , e' contro le donne che in media hanno salari e pensioni ridotte del 23% rispetto agli uomini, in Italia , a seguito delle grandi lotte fatte negli anni 70, si e' ridotti al 5,5%.


- una rapina aggravata e continuata , infatti  secondo Anuradha Seth, consiglierà economica per lo sviluppo delle Nazioni Unite, per portare i salari alla parità con gli uomini ci vorranno almeno 70 anni.



- inoltre, questo  sfruttamento odioso,è   aggravato anche dal fatto che le donne occupate  sono circa il 50% contro il 76% degli uomini;



- ATTENZIONE "PADRONI" ! le donne discriminate ... si stanno svegliando a partire dagli USA, dove a centinaia di migliaia scendono in piazza contro Trump e le sue politiche razziste, xenofobe, discriminatorie !!!



IN ITALIA UNA VOLTA SI DICEVA PAGHERETE CARO PAGHERETE TUTTO !! E IL MONDO GIRA....

domenica 21 gennaio 2018

Costruiamo l’organizzazione politica indipendente e rivoluzionaria del proletariato!

       21 Gennaio 1921: nasceva a Livorno il Partito Comunista d'Italia



Novantasette anni fa la parte più avanzata e cosciente della classe operaia del nostro paese si separò dagli opportunisti e fondò a Livorno il Partito Comunista d'Italia (PCdI).
Fu una decisione di portata storica, che dette al proletariato del nostro paese il suo partito rivoluzionario, fondato sulle basi ideologiche e organizzative stabilite dalla Internazionale Comunista.
Oggi, dopo l'affossamento di quel partito da parte del moderno revisionismo, del togliattiano cosiddetto “partito nuovo” e della sua fallimentare “via pacifica e parlamentare al socialismo”, il problema della formazione delpartito di avanguardia della classe operaia è di nuovo all'ordine del giorno.
Le ragioni che portarono alla costituzione del PCdI nel 1921 sono più valide e attuali che mai! L’aggravamento della crisi generale del capitalismo, la feroce offensiva borghese e la reazione dilagante devono spingere tutti i sinceri comunisti, gli operai d’avanguardia, le donne proletarie, i giovani rivoluzionari a moltiplicare gli sforzi per la costruzione del Partito comunista senza il quale non si può avere nessuna prospettiva di abbattimento del barbaro sistema capitalistico.
Chiaramente il Partito non nasce per decreto. Oggi nemmeno può scaturire da una scissione, come avvenne per il PCdI nel 1921. E’ invece il frutto di un processo di unità che si forgia nel corso della lotta, nelle dure battaglie contro il nemico di classe e i suoi complici, contro le concezioni e le abitudini borghesi e piccolo borghesi.
Per preparare la formazione del Partito di tipo leninista è necessario amalgamare e coordinare i comunisti e gli operai d’avanguardia in una sola organizzazione politica indipendente e rivoluzionaria del proletariato, con un chiaro programma socialista, che sia l’embrione di un autentico Partito comunista.
Il passaggio dal frazionamento e dalla confusione ideologica esistente alla formazione del reparto di avanguardia del proletariato, può avvenire solo costruendo un’organizzazione che ne prepari le condizioni politiche, organizzative, programmatiche, stringendo legami sempre più stretti con la classe operaia attraverso la propaganda e l’agitazione politica.
U n ’ o r g a n i z z a z i o n e centralizzata, guidata dalla teoria e dalla pratica del movimento di emancipazione del proletariato, il marxismo-leninismo, che faccia propri i principi dell’internazionalismo proletario, riunisca la parte migliore del proletariato e lavori quotidianamente per unire il socialismo scientifico al movimento operaio:  questo è il compito urgente che abbiamo di fronte!
Assicuriamo una dinamica concreta alla riorganizzazione politica del proletariato stringendo i nostri contatti, confrontandoci  seriamente e cooperando praticamente!
Gennaio 2018

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

"Bird" vive

Un ricordo di Robert Hecht della Kansas City di Chiarlie Parker 
traduzione di Luciano Granieri



La notte in cui incrociai realmente   lo sfavillante genio di Charlie Parker stavo nell’appartamento della mia fidanzata   nel Lower  East Side. L’anno era il 1961. Avevo diciannove anni  lei  era molto più anziana  e molto più hipster di me,  mi aveva  non solo introdotto   alla grande musica , ma anche  insegnato   ad apprezzare il meglio dell'arte  in assoluto.  Possedeva i dischi di jazz più importanti, compreso quello che stava sul piatto del giradischi quella notte. Era The Fabulous  Bird  per l’etichetta Jazztone.  Conteneva  le  riedizione  di alcune fenomenali sessioni di Parker incise per la Dial nel 1947. Aveva una stereo veramente a “bassa fedeltà”  . Ricordo ancora il vinile ,il giradischi  aveva  la manopola dei toni  avvolta dallo scotch per mantenerla ferma nel suo alloggiamento. Ma l’alta fedeltà non era un problema, in parte almeno, perché quella sera avevo appena fumato uno striminzito  bastoncino di the grande come la metropolitana di New York .

Sebbene fossi un amante del jazz fin dall’età di 10 anni e avessi  ascoltato Bird da tempo, riconoscendo  sicuramente la sua    grandezza , non ero mai riuscito ad apprezzarlo completamente. Non mi aveva mai impressionato  granchè  . Ma quella sera, quando suonò “Out of Nowhere”tutto cambiò. Sul tema principale dello straordinario standard di Johnny Green, Bird sviluppò un incredibile melodia  , con una serie di figure ripetute che semplicemente mi misero al tappeto, e ancora oggi mi  provocano  la stessa sensazione . La sua maestria emerse  così chiaramente e profondamente,  con  l’incredibile invenzione melodica,  la perfetta architettura musicale del suo assolo, il roccioso e solido senso dello swing e del ritmo, la profonda, profonda passione della sua esecuzione , il sound  delicato e crudo allo stesso tempo, e i virtuosismi ...... Dio mio i  virtuosismi!, Rimasi pietrificato, completamente in balia di quel suono. Ancora e ancora   sollevai  il braccio del giradischi  lo riposizionai più volte  all’inizio del brano per perdermi nella meraviglia della sua esecuzione . Da quella notte in poi,  Bird fu un assoluto defintivo  per me , ancora lo è, e lo sarà per le decadi a venire. Dopo la sua morte, i jazz fans  scrissero    “Bird vive” sui muri dei sotto passaggi,   dei palazzi di New  York e di tutte le altre città pazze per il jazz (Io stesso l’ho fatto sul cemento fresco di un marciapiede a Palo Alto in California). In verità, la sua musica vive come un  solido pilastro, qualcuno è anche arrivato ad affermare: un solido   della musica del ventesimo secolo.



Ma passiamo   ad un’altra notte, una notte di  diciotto anni più tardi ,a Kansas City, un notte calda  e molto umida di fine agosto. Kansas City era la città natale di Bird, il posto dove aveva  fatto esperienza per diventare padrone di se stesso.

Era tardi  stavo  in attesa fuori  nel buio  davanti alla sala del sindacato musicisti, il Local  627, una pietra miliare dei posti per fare musica di Kansas City. Fu qui che per la prima volta, “Il Presidente"  (Lester Young ndt) incontrò il “Conte” (Count Basie  ndt) “Perché siete voluti a andare in quel buco” chiese il nostro vecchio tassista nero. “Non c’è niente altro che una manica di  fottuti demoni drogati li dentro”



Ma li c’era la storia. Il Local 627 fu una  delle prime  più importanti sedi del sindacato musicisti Afroamericani. Fu qui che per la prima volta “Il Presidente” incontrò il “Conte”,  dove il giovane Bird si fermava  ,dove molti altri grandi musicisti si fermavano  nel loro viaggio attraverso Kansas City. La sede del sindacato era un vecchio stabile di mattoni, ma anche nel buio avrei potuto distinguere le grandi note musicali dipinte di rosa sulla facciata. Ci era giunta notizia  che ancora si organizzavano jam session occasionali che duravano tutta la notte in quel vecchio sacrario. Eravamo alla disperata ricerca di in po’ di vero jazz  durante la nostra breve visita alla città, sperando di trovarlo entro il paio di giorni in cui durava il   nostro soggiorno dopo essere giunti  dalla California. Ma le mie irrefrenabili voglie  non riuscivano a trovare  soddisfazione provavo la stessa sensazione di   uno in procinto di  essere ingoiato dalla notte di Kansas City.

Stavo nel cuore dei bassifondi di Kansas City,  la verità era che avevo intuito   di essere  molto piccolo  e molto bianco per  rimanere li fermo in quel buio pesto.

Un frammento di luce filtrò attraverso una crepa di una porta e immaginai che li dentro ci fosse una festa privata  a cui nessuno avrebbe potuto accedervi se non attraverso una parola d’ordine o un segnale segreto convenuto. Rimasi a pensare per un secondo. Mi sembrò di sentire una fragorosa risata , un odore di erba scadente mi investì (o credo fosse qualcosa di simile annusando da fuori), bussai per un po’ ma nessuno rispose per cui mi avviai di nuovo verso il nostro taxi in attesa.
Nessuna fortuna” dissi al mio amico Michael non appena scivolai nel sedile posteriore.” Credo che non sia  destino  per noi ascoltare il vero jazz di Kansas City  in questo viaggio”. All’inizio della serata avevamo stacciato la città in cerca di buon jazz, dopo aver sofferto attraverso alcuni infimi piano bar, avevamo  abbandonato l’impresa,  e  io stavo prendendo atto di una beffarda realtà: quella  notte, in una delle principali città del   jazz non era dato di ascoltare buona musica. Pensare  di far riferimento alla vecchia sala del sindacato musicisti. Come apparve evidente  si rivelò un fiasco.

Eravamo Kansas City per un convegno d'affari ma nelle ore libere volevamo tentare di cogliere qualcosa della vera essenza del posto e della sua valenza storica nel jazz. ( Ancora il meraviglioso museo del jazz non era stato edificato e nemmeno la straordinaria statua di Bird ere stata eretta).

Il nostro tassista, però ci salvò la serata  regalandoci un giro  in un area  compresa fra la 12° strada (quella del 12° Street Rag di Basie) e la 18° strada. Era il quartiere dove  al culmine  di quella era jazzistica  contraddistinta dalla corruzione, esistevano  un sostanzioso numero di localini jazz e blues.  Il nostro tassista sapeva dove  si trovavano molti dei vecchi club e sale da ballo, anche se immaginava   non rimanessero  molte tracce della loro presenza.

Giro l’angolo e si diresse presso un parcheggio vuoto fra la diciottesima  e Highland. “Proprio qui  doveva esserci  il Sunset Club”.  Erbacce folte coprivano i resti di vecchi muri. Muri  che una volta assorbivano il sound delle classiche jam session. Lester Young, Ben Webster, Herschel  Evans, Coleman Hawkins. Charlie Parker avevano suonato  qui, chorus dopo chorus,  in modo sublime fino al mattino. Durante i suoi anni d’oro Kansas City divenne famosa per alcune delle più leggendarie e lunghe jam session  della storia del jazz.

Continuò a guidare  sorpassammo la congiunzione fra la diciottesima e Vine, dove adesso non c’è nulla se non un segnale stradale e il ricordo di Big Joe Turner mentre cantava il suo Piney Brown blues.

Yes I dreamed last night I was standing at the corner of 18th and Vine,
I shook hands with Piney Brown and I could hardly keep for cryin

(Si la scorsa note ho sognato che stavo all’angolo fra la diciottesima e Vine,  stringevo le mani di Piney Brown e non avrei potuto trattenere le lacrime ndt)


Quindi tornammo indietro  oltre la  dodicesima strada notammo  uno spazio buio  e deserto dove una volta doveva  esserci  il  Reno Club. Qui ,secondo quanto riferisce la leggenda, Charlie Parker, non ancora musicalmente integrato, fu messo in ridicolo per i suoi incerti tentativi di  suonare il suo strumento  . Fu umiliato, costretto a lasciare il club e la città. Così disse al suo amico  Gene Ramey :”Non preoccuparti, tornerò, sistemerò io questa gente. Tutti ridono di me oggi, ma aspetta  vedrai” Dopo alcuni duri rovesci  Bird sistemò veramente quella gente, e tutta  quella gente in tutti gli strumenti del jazz rinnovò radicalmente la forma di quell’arte.

Così finì la nostra esplorazione di quegli storici luoghi. Ma il mattino dopo, siccome eravamo determinati  a trovare alcune tracce del nostro idolo musicale, decidemmo  di lasciare definitivamente  il convegno  d’affari per continuare ad esplorare la città in cerca di qualche testimonianza che in qualche modo rendesse omaggio a Bird.  Cercando sull'elenco telefonico  (in quel periodo internet non c’era – ve li ricordate gli elenchi telefonici?) scorsi i nominativi  alla ricerca della  Fondazione  per la Memoria di Charlie Parker. Chiamai ed appresi che era una scuola d’arte per i bambini provenienti  dal ghetto . La persona che mi rispose disse che saremmo stati i benvenuti per una visita di cortesia. Così decidemmo di attraversare la città e  dare un’occhiata. La passeggiata ci offrì l’opportunità di vedere meglio il vecchio quartiere di Bird.

L’immagine , quindi,mostrava l’improbabile scenario  di due trentenni  bianchi, freak ,appassionati di jazz che passeggiavano nel ghetto nero di Kansas City  in una assolata giornata d’estate,  avendo anche l’ardire di fischiettare o canticchiare assoli  di Charlie Parker,  assoli  diligentemente memorizzati attraverso anni di devoto ascolto. Ricordo che stavo cantando alcuni frammenti sparsi del  famoso testo   scritto da King Pleasure per lo straordinario blues di Bird “Parker’s Mood”


“Come with me,
If you want to go to Kansas City
I’m feeling low down and blue, my heart’s full of sorrow
Don’t hardly know what to do; where will I be tomorrow?
Goin’  to Kansas City. Want to go, too?”

(Vieni con me se vuoi andare a Kansas City. Mi sento giù  triste, il mio cuore è pieno di dolore. Non so proprio cosa fare, dove sarò domani?  Sto andando a Kansas City, vuoi venire, anche tu? Ndt)


 Passammo da Oliver Street, ma non riuscimmo ad individuare la casa d’infanzia di Bird fra le più sgangherate del quartiere. Dopo aver camminato per un po’ di miglia, trovammo la  strada per la Fondazione. Un edificio storico dalle sembianze austere. Entrammo  ci presentammo come  dei semplici fan di Bird   giunti  li solo per il nostro   amore ed il rispetto della grandezza dell’uomo e dell’artista.

Non eravamo preparati all’accoglienza che ricevemmo. Molti fra il personale delle facoltà ci dedicarono  del tempo nella mattinata chiacchierando  con noi per spiegare i programmi della Fondazione. Sembravano sinceramente interessati , onorati  dal fatto che noi avevamo fatto il possibile per andarli a visitare.

Lo slogan della fondazione era : “Fuori dalla strada, dentro ,l’arte” lo scopo della loro missione era quello di dotare la gioventù Afroamricana di un’istruzione musicale,  sia jazz che  classica, oltre che insegnare  recitazione, danza, ed altre forme di spettacolo. Il programma fu stabilito, alcuni anni prima  dal musicista di Kansas City Eddie Baker. Molti maestri del jazz, fra cui Clark Terry e Max Roach donarono parte del loro tempo per organizzare delle clinics ai  ragazzi del quartiere.

Fummo presentati ad Anne Brown, la presidente della Fondazione, che ci accolse con un caloroso benvenuto. Appesa  al muro del suo ufficio c’era una foto in bianco e nero scattata all’epoca della sepoltura di Bird risalente al ’55. Nella foto Max Roach ed altri grandi del jazz stavano di fronte alla tomba , Chiesi dove fosse quella tomba  così che potessimo  andare il a testimoniare il nostro rispetto.
“Non la troverete mai”, disse la presidente  Brown. La gente ha distrutto la pietra  tombale  per portare via dei souvenir del grande Bird. Li non   hanno lasciato più  nulla. (Da allora lessi che alcuni anni più tardi fu installata una nuova lapide, ma con il rimarcabile errore di recare inciso sulla pietra un sax tenore, non propriamente lo strumento principale suonato da Bird).

Dopo averci mostrato le classi e gli spazi per le performance, Jim, uno dei maestri di musica della Fondazione, ci   accompagnò   all’Arthur Bryant per il pranzo, senza dubbio uno dei migliori ristoranti di Kansas City. Poi, sulla strada del ritorno  ,ci mostrò l’unico   angolo  della città   allora dedicato  a Bird . In uno spazio popolare  c’era  una piazza  chiamata Piazza Charlie Parker. Nell’area esistevano  altre strade come Mary Lou Williams Way,  Bennie Moten Lane  ed Ella Fitzgerald Drive. Il nostro  nuovo amico aveva un punto di vista cinico su tutto ciò. “Sono disposto a scommettere che solo una o due persone che abitano qui avranno mai saputo chi fosse Charlie Parker, lasciato da solo ad ascoltare   la sua musica” disse con più di un certo disgusto. “Quella sta solo nei  dischi.

Jim ci condusse di nuovo alla Fondazione, dove prima di andare via volemmo salutare la Presidente  Brown. Ci sedemmo a chiacchierare con lei ancora per un po’,  dicendogli di come fossimo rimasti impressionati del lavoro che stavano facendo li, così come eravamo rimasti compiaciuti della gentilezza e del calore con cui fu accolta la nostra visita spontanea. Ci stupimmo molto quando ,  prese dal cassetto della sua scrivania due medaglioni di bronzo e ce li diede. Su un lato c’era impressa  una bella immagine di Parker intento a suonare il suo strumento, circondato dalle parole: “L’immortale Chiarlie “Bird” Parker”, sull’altro lato le date della sua breve vita (1920-1955), il nome della Fondazione, e l’encomio “Bird vive”.

Normalmente regaliamo queste medaglie ai  soci finanziatori -disse-.  Ma questo è un giorno veramente speciale, siamo rimasti veramente toccati dalla vostra visita”.

Meravigliati dalla sua generosità e consapevoli che di tutto ciò avremmo fatto tesoro per il resto delle nostre vite, la ringraziammo profondamente e chiesi: “Cosa vuol dire che oggi è un giorno veramente speciale?”

Sorrise sinceramente  e disse. “Non lo sapevate? Oggi è il 29 agosto, il compleanno del Charlie Parker".



Postscriptum
Passeranno decenni prima di un mio ritorno a Kansas City. In questo periodo,  fu edificato fra la 18° strada e il distretto di Vine  l’American Jazz Museum  dove una potente scultura di Bird troneggia nella piazza vicino al museo. Sotto l’enorme busto di bronzo sono scritte le parole “Bird vive”. Mia moglie nel 2011 mi ha immortalato  proprio li, vicino a Bird.


sabato 20 gennaio 2018

Janis Joplin, l’aliena del blues

Serena Antinucci




«Preferirei non cantare se devo cantare piano». Un destino ostile, avverso e queste parole, di Janis Joplin, profetiche, quasi una sfida alla sua stessa vita, forse, un gioco. La vita di una delle più grandi icone del rock blues di tutti i tempi, personaggio eversivo e ribelle, non sarebbe stata la stessa senza quella voce rauca e rabbiosa.
Janis Joplin – che ieri, 19 gennaio, avrebbe compiuto 75 anni – era la sua voce, che era la sua fede, la sua politica, il suo essere nel mondo. E come sarebbe stato questo mondo senza Janis Joplin? Suona quasi come una domanda scomoda, come una grigia profezia. Il mondo non sarebbe stato lo stesso senza di lei. Non solo perché è stata una delle più importanti cantanti di tutti i tempi, una delle poche donne di successo in un mondo maschile, fatto di droga, chitarre e groupies, ma perché, attraverso quella voce unica, fragile, imperfetta Janis era, a suo modo, il manifesto vivente della liberazione e della ribellione attraverso la musica.
Quando le chiedevano perché cantasse, rispondeva: «Amo la musica, perché si crea dalle emozioni e crea emozioni, perché entro in contatto con l’immaginazione e con la sua verità». La regina del blues bianco, che amava Bessie Smith, Ma Rainey, Otis Redding, Big Mama Thornton, è diventata una donna prima di rendersene conto e le sue corde vocali lo hanno fatto ancor prima di lei. La dose di dolore che la vita le ha imposto ha graffiato ripetutamente la sua anima, giorno e notte, fino a farla gridare forte, così forte tanto da sembrare, ogni volta, l’urlo di una rinascita.
TROPPO PRESTO
Janis Joplin è morta troppo giovane, a soli 27 anni. Il referto medico parlava di una morte accidentale da overdose d’eroina. È stata trovata esanime nella stanza n. 105 del Landmark Hotel di Hollywood, il 4 ottobre 1970. Così, un attimo dopo è entrata di fatto nel famoso e maledetto «club dei 27», nella «maledizione del J27». Il cerchio dannato dove la morte arriva sempre prima, beffarda. Sarebbe rassicurante pensare che la morte l’abbia colta piano, quel silenzio di cui lei parlava: l’assenza della voce, la fine.
Pochi mesi prima di lei, moriva Jimi Hendrix, un anno dopo Jim Morrison, e dopo ancora Kurt Cobain, infine Amy Winehouse. Un circolo di anime fragili e potenti che avevano incaricato la musica di sostenerle e proteggerle. Alla fine, anche la musica ha ceduto al loro peso. Personalità insolitamente grandi, inquiete, devastanti. Più di una volta il volto di Janis Joplin aveva attirato l’attenzione di molti per la sua mollezza, per i suoi lineamenti delicati, così diversi e distanti da quella sua rudezza intima, dalla sua capacità di trasformarsi ogni volta che saliva su un palco, rincorrendo con ostinazione la bellezza dell’improvvisazione, dell’imperfezione.
A Port Arthur in Texas, dove era nata il 19 gennaio 1943, era costretta a comportarsi come un maschiaccio, non volendosi omologare a un sistema predefinito e ribellandosi alle rigide costrizioni della società Usa.
«Come molti ribelli del suo tempo Janis Joplin rifuggiva dalle rigide categorie identitarie: nel suo mondo il colore della pelle e a volte la sessualità venivano disdegnate come fossero camicie di forza», scrive Alice Echols nel suo libro Scars of Sweet Paradise: The Life and Times of Janis Joplin. Nella sua libertà c’era un piacere selvaggio, primitivo, lontano dalla comprensione di tutti. Talvolta, però, affiorava un profondo e inconscio bisogno di essere accettata, che quasi andava oltre i suoi contrasti.
HAIGHT-ASHBURY
Janis aveva iniziato la sua carriera suonando nei club, mentre frequentava l’università del Texas a Austin e dopo esser stata votata dai ragazzi dell’università «l’uomo più brutto del campus», aveva deciso di partire alla volta di San Francisco.
Lì nell’enclave hippy di Haight-Ashbury aveva cominciato a frequentare i Grateful Dead e i Jefferson Airplane, subito dopo i Big Brother and the Holding Company. L’estate del ’67, con la band, si era esibita due volte al primo Monterey Festival, ottenendo il contratto discografico per il primo album. L’autunno seguente era arrivato Cheap Thrills e era andato dritto al numero 1 nelle classifiche Usa. Strano però che la morte avesse scelto quell’anno, il 1970 e non un anno prima, nel ’69, quando il suo gruppo storico, i Big Brother and the Holding Company si era sciolto. Con loro era stata la Janis di Bye, bye, baby, Ball and Chain, di Down on me, Summertime, Peace of My Heart: la voce nera nel corpo di una donna bianca.
C’era qualcosa di immorale, di brutale e di inarrestabile nella sua profonda espressività, resistente al tempo, immortale. «Quando canto è come se mi innamorassi per la prima volta, è un’esperienza emozionale e fisica suprema», dichiarava Janis. Il suo ero un atto d’amore incondizionato. Prima della rottura con la sua band il disco Cheap Thrills aveva smesso di vendere. Nonostante l’album avesse dominato le classifiche nel ’68 e le avesse permesso di essere definita dal Time, «la cantante più potente dell’emergente movimento rock bianco», Janis non riusciva a rialzarsi. Nemmeno i due nuovi gruppi che aveva arrangiato, i Joplinaires e la Kozmic Blues Band (con questi ultimi era apparsa a Woodstock), erano riusciti a sopravvivere. La sua passione demoniaca per la musica, la sua dipendenza dalle droghe, nell’America di Nixon della fine degli anni ’60, della controcultura e degli hippy, l’avevano completamente travolta. La sua alienazione era estraniamento personale, ma restava comunque un’esperienza di un’intera generazione.
Si diceva avesse perso il fuoco psichedelico dell’inizio, che era diventata la brutta copia del soul e di quel blues al quale tanto era legata. Al tempo stesso, la texana dalla pelle bianca, era sempre più preoccupata che i giornalisti si occupassero più della sua dissoluta vita privata che della sua musica. Così nella primavera del ’70 era riuscita a creare un nuovo gruppo, la Full Tilt Boogie Band, con la chitarra di John Till e le tastiere di Richard Bell, rinnovando il suo repertorio, i brani, il suono, e facendosi chiamare «perla».
FESTIVAL EXPRESS
Si era allontanata dall’eroina, ma purtroppo la sua reputazione sembrava arrivare sempre prima di lei. Nell’estate del ’70 ricominciò a sentirsi parte del suo mondo. Si esibì in una serie di festival in giro per il Canada con i Grateful Dead, The Band, Sha-Na-Na e altri, viaggiando su un treno che divenne il Festival Express.
A settembre era entrata ai Columbia Studios di Hollywood, pronta a registrare il nuovo disco. Era riuscita di nuovo a stregare tutti. «Era tornata la musa inquietante di due anni prima, la strega capace di incantare il pubblico del Fillmore, dell’Avalon, di Monterey, con le sue Ball and Chain e Summertime, la sacerdotessa di un rock estremo senza alcuna distinzione tra fantasia scenica e realtà», scrive Riccardo Bertoncelli nella sua Storia leggendaria della musica rock. Mancava poco a quel disco, che si sarebbe chiamato come quella fulminea rinascita, Pearl. Quel lunedì avrebbe dovuto registrare le parti vocali di un brano di cui esistevano già le basi, dal titolo Buried Alive in the Blues, Sepolta viva nel blues. Pearl uscì il 1 febbraio 1971 e vendette milioni di copie, perché era davvero una perla di rara bellezza. Rimase per 9 settimane in testa alle classifiche Usa e Buried Alive in the Blues restò l’ultimo brano del disco, solo strumentale, senza la sua voce, ma lasciava una traccia. Per sempre.
fonte alias 20/01/2018



Grandi, il 4 marzo italiani voteranno con legge incostituzionale ANSA

 Grandi, il 4 marzo italiani voteranno con legge incostituzionale (ANSA) - 


ROMA, 19 GEN - Questa mattina una delegazione del Coordinamento per la democrazia costituzionale-Cdc (ex Comitato per il No nel referendum del 4 dicembre 2016) ha depositato in Cassazione a Roma il titolo della proposta di legge di iniziativa popolare per modificare l'attuale legge elettorale. Tra gli altri - si legge in una nota - erano presenti: Alfiero Grandi, Massimo Villone, Giovanni Russo Spena, Enzo Paolini, Mauro Beschi, Vincenzo Palumbo, Franco Argada, Cesare Antetomaso, Felice Besostri, Franco Russo, Paolo Palma, Antonio Caputo, Antonio Falomi. "Questo - spiega Grandi - e' solo l'atto iniziale di una campagna di raccolta firme che ha l'obiettivo di cambiare il Rosatellum che e' stato fatto passare con ben otto voti di fiducia impedendo ai parlamentari di esaminarlo". Grandi ha sottolineato come l'approvazione di questa legge elettorale sia una delle tante conferme della gravita' di un Parlamento senza autonomia perchè sostanzialmente nominato dall'alto e non scelto dagli elettori. E ha aggiunto: "Una legge elettorale come questa, che per causa del voto congiunto non consente ai cittadini di scegliere i propri candidati, e' uno dei fattori principali del tanto temuto astensionismo alle prossime elezioni, di cui solo ora i partiti e le istituzioni si preoccupano". "Per questo - conclude - oltre a cambiare la legge vogliamo influire anche nelle urne. Questa legge avra' effetti diversi da quelli immaginati dagli estensori che dovrebbero riflettere sui loro errori, comunque e' grave che gli elettori ancora una volta non sceglieranno i loro parlamentari e si allarghera' ancora di piu' il solco tra rappresentanti e i rappresentati, che e' il pericolo principale per la nostra democrazia. Le elettrici e gli elettori debbono ricordarsi nell'urna di chi ha la responsabilità' di avere voluto e votato questa legge elettorale e li inviteremo ad andare a votare, perchè  astenersi sarebbe un errore, votando contro chi l'ha fatta approvare e chi l'ha votata, perche' la Costituzione potrebbe correre altri rischi in futuro". Era presente questa mattina anche Felice Besostri, Coordinatore degli Avvocati Antitalikum: "Questa iniziativa completa ed integra le iniziative davanti ai Tribunali e da altri soggetti in quanto le iniziative giudiziarie non sono mai alternative a quelle politiche. Scegliere la raccolta di firme su un disegno di legge popolare e credere nella Costituzione e nello Stato di diritto sono scelte politiche".(ANSA). PDA19-GEN-18 16:49 NNNN 

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