Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 11 luglio 2019

I decreti Salvini antocostituzionali

Paolo Maddalena



È arrivato il momento che gli italiani ben pensanti alzino la voce nei riguardi dei concittadini vittime della stolta propaganda del ministro Salvini, il quale, anziché occuparsi dei suoi doveri d’ufficio per mantenere l’ordine pubblico, esercita una continua propaganda dell’odio, strumentalizzando l’impreparazione e i bassi istinti degli italiani più deboli.
L’obbligo del salvataggio in mare è sancito dalle norme internazionali che l’Italia è obbligata a seguire ai sensi del comma 1 dell’articolo 117 della Costituzione, secondo il quale “la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dai vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”.
Il decreto sicurezza e il decreto sicurezza bis sono stati emessi in diretta violazione di questi obblighi e precisamente in violazione dell’obbligo del salvataggio in mare sancito dalle leggi del mare stesso. Per cui dovranno presto essere annullate dalla Corte Costituzionale.
Il comportamento di Salvini è altresì contrario all’articolo 54 della Costituzione, secondo il quale “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.
Impedendo il salvataggio e l’accoglienza dei naufraghi nei porti italiani, il Ministro dell’Interno ha certamente agito indisciplinatamente nei confronti delle norme giuridiche imperative imposte dalla Costituzione e dalle leggi di ratifica dei trattati, disonorando, di conseguenza, l’intero popolo italiano.
Nei giorni scorso sono stati salvati da un veliero italiano 54 profughi che stavano annegando e si trovavano in pessime condizione di salute oltre ad essere già semi ustionati dal sole.
Il comandante di questa imbarcazione ha chiesto alle autorità italiane come doveva agire  e la risposta è stata la seguente “avete effettuato un soccorso in acque che non sono di nostra competenza quindi adesso sono affari vostri”. Pessima risposta, perché il Mediterraneo è diviso in zone d’influenza degli Stati e le vigenti norme internazionali prevedono che questi ultimi devono offrire la loro massima collaborazione per facilitare il salvataggio dei naufraghi al fine di portarli in “porti sicuri”.
Poiché è certo, come provato da filmati e dal recente bombardamento del centro di reclusione degli immigrati a Tripoli che in Libia non ci sono porti sicuri, le autorità italiana, con Salvini in testa, avrebbero dovuto agire con “dignità e onore”facilitando l’approdo in un porto del nostro paese. Ma questi sono stati chiusi per un atto illegittimo dello stesso Ministro Salvini.
La veridicità di quanto detto ha una chiara conferma da parte della portavoce dell’Onu Babar Baloch, la quale ha precedentemente affermato che“l’Italia ha la responsabilità di far sbarcare queste persone” e “nessuno dovrebbe tornare nella Libia scossa dalla guerra”.
Ulteriore conferma è la decisione del Gip di Agrigento Alessandra Vella la quale ha precisato, molto puntualmente e magistralmente, che la comandante della Sea_Watch 3 non ha violato nessuna norma di legge, anzi si è attenuta alle norme vigenti.
Insomma Salvini deve mettersi in mente che i suoi due decreti sicurezza sono fuori legge perché non sono in grado di abrogare leggi di grado superiore che hanno una maggiore forza di quelle settoriali e disumane da lui volute.
Professor Paolo Maddalena.
Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

domenica 7 luglio 2019

Ciao Joao Gilberto maestro di una contaminazione gentile

Luciano Granieri







Venerdì scorso a 88 anni se ne è andato  Joao Gilberto, colui che ha donato alla musica di Antonio  Carlos Jobim e alla  poesia di Vinicius De Moraes un innovativo e rivoluzionario tocco cool. 

Il  suo modo minimalista, ma coinvolgente, di suonare la chitarra, il  suo canto sussurrato, ma ammaliante, hanno fatto emozionare per decenni artisti  e appassionati.  Era uno straordinario musicista. Nato a Bahia nel 1931 oltre che ad essere permeato, come tutti i suoi conterranei,  dalle suggestioni popolari del Samba, era un vorace ascoltatore di tutta le musica, del jazz in particolare.

 I dischi di Duke Ellington, di Tommy Dorsey accompagnarono la sua formazione che iniziò  a 14 anni sulla prima chitarra regalatagli dal nonno. Una sensibilità musicale raffinata gli permise di diventare uno dei creatori e dei divulgatori della Bossa Nova. Nuovo  stile particolarissimo che  trovò connessioni sempre più ampie in tutto il  mondo. 

Quel processo di “intellettualizzazione”  del Samba ebbe non poche affinità con ciò che stava avvenendo a metà degli anni ’50 nel mondo del jazz statunitense.  Alla  sbornia dei Boppers, che inondavano di note l’ascoltatore stravolgendo ogni tipo di costruzione armonica -musica indubbiamente rivoluzionaria , ma di difficile commercializzazione - fece seguito un linguaggio più compassato, calmo, cool appunto. Uno stile fatto di figurazioni dalle sonorità limpide, meditate, stilisticamente curate. Un jazz che, pur basandosi sulla lezione dei Boppers, risultava depurato da prolissità e manierismi. 

La Bossa Nova di Joao Gilberto e il nuovo jazz della Costa Ovest capitanato dal cristallino tenorsassofonista Stan Getz, uno dei four brothers dell’orchestra di Woody Herman, erano destinati ad incontrarsi in un connubio, il jazz samba,   del tutto nuovo nel panorama musicale di quegli anni ed ennesimo frutto  di  contaminazione  fra diverse culture .   

Desafinado, Samba de una Nota So, Corcovado, furono fra  le incisioni più rappresentative. Ma il pezzo che ha reso celebre in tutto il mondo il jazz samba è senza dubbio Garota de Ipanema,  (Girl from Ipanema) uno dei brani più eseguiti  in tutto il globo.  Da Frank Sinatra fino ad Amy Winehouse tutti i più grandi artisti si sono cimentati con  la “Ragazza di Ipanema”. 

Il pezzo era inserito nel disco Getz&Gilberto pubblicato nel 1964 dalla Verve. Alle sedute, organizzate dal produttore Creed Tayor, parteciparono Getz al sax tenore, Gilberto chitarra e voce, Anton Carlos Jobim al pianoforte, Astrud Gilberto voce ed il batterista Milton Banana. Fu il  manifesto di una fervida contaminazione fra linguaggio jazz e atmosfere sud americane. 

Joao Gilberto proseguì la sua carriera in tutto il mondo, incantando ogni appassionato con  quel suo modo garbato,  raffinato di suonare e cantare.  Ha inciso venti album fra cui l'ultimo  nel 2000:  Joao Voz e Violao, prodotto dal suo allievo prediletto Caetano Veloso. Ha frequentato molto anche l’Italia  cimentandosi nella rivisitazione  diversi brani del panorama musicale italiano fra cui Estate di Bruno Martino, un pezzo, per altro,   entrato in pianta stabile nel repertorio di molti jazzisti. 

Non aver potuto assistere ad un concerto di Joao Gilberto è un cruccio che mi porterò dietro per molto tempo  nella mia vita di appassionato di musica. Nel 1985 Gilberto era in concerto a Villa Ada a Roma. Stavo li in fila in attesa di poter entrare con altri amici, quando arrivò la notizia dell’annullamento del set per un’improvviso calo di voce dell’artista. Ci riprovai l’estate dopo al festival di Pescara (Pescara jazz), ma anche in questo caso il concerto non ebbe luogo perché Gilberto non si sentiva bene. Al suo posto si esibì Tito Puente. 

Al  dispiacere per la perdita di un grande artista, si aggiunge il rammarico di rendersi conto  che i nostri destini si sono sfiorati senza mai  incontrarsi. Che la terra ti sia lieve Joao.


mercoledì 3 luglio 2019

I fumi nocivi della Mecoris di Frosinone non hanno colore politico

Luciano Granieri gruppo sanità potere al popolo Lazio





Nell’ultimo week end di giugno è andata a fuoco la ditta Mecoris di Frosinone, un’azienda che si occupa di trattamento di rifiuti speciali, fra cui l’amianto e scarti di origine ospedaliera. I fumi tossici hanno avvolto il Capoluogo e altre città limitrofe. L’aspetto più inquietante è che la Mecoris è situata  a poche centinaia di metri dall’ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone. 

A seguito dell’incendio il sindaco Nicola Ottaviani ha indetto un’ordinanza per cui doveva essere chiusa ogni attività nel raggio di due chilometri dall’azienda andata a fuoco, inoltre  vietava l’accensione degli impianti di aria condizionata. 

Risulta evidente come l’ospedale di Frosinone non abbia potuto rispettare tale ordinanza, per il semplice motivo che da un punto di vista logistico era impossibile trasferire i pazienti, che hanno dovuto subire disagi  dovuti, oltre che alle loro precarie condizioni di salute, anche alla contaminazione dell’aria che respiravano. 

Qualcuno si chiederà come sia possibile che un sito di trattamento di rifiuti speciali possa essere attivato vicino ad un ospedale. Ce lo siamo chiesti anche noi e spulciando fra le scartoffie “digitali”, abbiamo trovato la determinazione Provinciale n. 2016/2840 del 21/10/2016, il  documento con cui la Provincia di Frosinone ha autorizzato la Mecoris ad operare. 

Nella determina emerge un fatto estremamente inquietante.  Nelle conferenze dei servizi tenutesi il 19 aprile ed il 19 luglio 2016, la stessa Asl, pur invitata insieme al Comune di Frosinone, all’Arpa, ai vigili del fuoco,  non ha partecipato, concedendo parere favorevole secondo il principio di silenzio assenso ai sensi dell’art.3 della Legge 7 agosto 2015 n.124.  La stessa procedura è stata esercitata dal sindaco di Frosinone che egualmente non ha partecipato alla suddetta conferenza. 

Come aderente al gruppo  sanità Potere al Popolo Lazio ritengo  il comportamento  della Asl  fortemente lesivo alla salvaguardia della salute dei cittadini della Provincia di Frosinone. Come si può avvallare l’autorizzazione all’apertura di un’attività di smaltimento rifiuti tossici, a poca distanza  dall’ospedale senza neanche partecipare alla conferenza dei servizi?  

Sa a ciò aggiungiamo che nel comprensorio della Valle del Sacco, Sito d’Interesse Nazionale per le elevate criticità ambientali, da Falvaterra a Colleferro, esiste un unico ospedale, quello di Frosinone, per altro  vicino alla Mecoris ,  se consideriamo che il registro dei tumori più volte richiesto da partiti ed associazioni, più che mai necessario in una zona ad alto rischio epidemiologico,  tarda ad essere realizzato,  come non giudicare l’operato della Regione Lazio e del Commissario Zingaretti, fortemente lesivo per la salute dei  cittadini che qui abitano? 

Risulta inquietante anche la mancata partecipazione alla conferenza dei servizi del Comune di Frosinone, l’ente comunale ha concesso la sua autorizzazione sempre in base al principio del silenzio assenso. 

Di fatto le due massime autorità per la tutela della salute nel territorio: Asl, quindi Regione,  e Comune di Frosinone, in quanto responsabile della salute dei cittadini,  hanno lasciato che un’attività  potenzialmente nociva per la collettività  iniziasse ad operare senza neanche partecipare alla conferenza dei servizi. 

Regione guidata da un’esponente di centro sinistra, Comune guidato da un sindaco passato nelle fila della Lega. In questo caso l’assunto  destra e sinistra pari sono potrebbe calzare a pennello. Potrebbe….perchè in realtà parliamo di due realtà reazionarie: l’una liberal-riformista,  l’altra liberista tout-court. 

Come gruppo sanità di Potere al Popolo Lazio  denunciamo lo sfregio perpetrato contro la tutela della salute dei cittadini della Provincia di Frosinone, ed invitiamo la popolazione ad aprire gli occhi.     Che la tutela della salute sia subordinata alla tutela del portafoglio dei grandi  gruppi finanziari  che condizionano l’azione  politica  e amministrativa  a tutti i livelli è un fatto acclarato

Prima si prenderà atto di questo,  prima si organizzeranno  lotte contro tale deriva meglio sarà per tutti.




lunedì 1 luglio 2019

Chiediamo le dimissioni del Consigliere Comunale e Provinciale Andrea Campioni, eletto nella Lista Ottaviani Sindaco e dipendente Mecoris



A più di una settimana dal rogo della Mecoris sorprende il silenzio del Consigliere Comunale Andrea Campioni, eletto nella Lista Ottaviani Sindaco e attuale capogruppo in consiglio comunale, nonché membro della commissione ambiente (alle cui sedute non ha mai partecipato) e consigliere provinciale in quota Lega, che da come si evince dal curriculum vitae pubblicato sul sito del Comune intrattiene rapporti di lavoro con la Società Mecoris srl.
Orbene, durante l'ultimo drammatico consiglio comunale, dove tantissimi cittadini giustamente preoccupati per la propria salute e dei propri cari, hanno sonoramente richiesto chiarezza e verità sul caso ed anche rassicurazioni, il Consigliere Campioni è stato in mesto silenzio. Quale migliore occasione per intervenire e, possibilmente, tranquillizzare la cittadinanza? D'altronde lui dovrebbe saperne qualcosa di più visto che si occupa della logistica di quell'azienda! Il silenzio di un esponente politico di tale rilievo lascia più di una perplessità, che diventa vero e proprio imbarazzo quando si apprende che il Comune, nel 2016, contribuì "positivamente" al rilascio dell'autorizzazione alla Mecoris NON partecipando alla conferenza dei servizi. 
Come abbiamo avuto modo di ribadire anche durante il consiglio comunale, infatti, noi riteniamo che il Comune 
avrebbe potuto e dovuto esprimere un parere negativo proprio perché il sito é troppo a ridosso di luoghi sensibili, quali abitazioni, scuole e ospedale, su tutti. Su tali attività a "rischio", viste le condizioni ambientali già precarie in cui versiamo, le mere disquisizioni burocratiche e amministrative devono essere subordinate alla salvaguardia della salute dei cittadini di Frosinone, che doveva e deve essere una priorità politica assoluta! 
Il M5S di Frosinone da sempre chiede la massima attenzione sul tema ambientale e ritiene che di fronte a responsabilità politiche  così evidenti, quantomeno questa maggioranza dovrebbe rispondere con le dimissioni del Consigliere Andrea Campioni!

I Consiglieri Comunali del M5S Christian Bellincampi e Marco Mastronardi

venerdì 28 giugno 2019

Declino dell'uomo forte

Luciano Granieri



A seguito dell’incendio sviluppatosi nell’azienda di trattamento e smaltimento di rifiuti speciali Mecoris, la città di Frosinone e i paesi limitrofi sono stati invasi da fumi tossici. I cittadini in preda alla paura e alla rabbia hanno invaso i locali del consiglio comunale per protestare, anche in modo pesante. 

Da quando la consiliatura  guidata dal sindaco Ottavini è in carica, siamo al secondo mandato, mai era stata oggetto di una contestazione così forte. Eppure Ottaviani è stato eletto con il 56,4% dei voti, un consenso  plebiscitario, considerato che la percentuale  di astensione è stata molto bassa. La sua azione di ricerca del consenso e conseguentemente di amministrazione della città  è basata  su una spiccata  valenza decisionale, sull’uomo forte al comando. 

Un  personaggio deciso cui i cittadini potevano affidare la risoluzione di ogni loro problema, senza che distinguo o analisi dell’azione amministrativa potessero essere manifestate da un’opposizione, spesso derisa grazie al forte appoggio della cittadinanza.

 Una propaganda basata sulla costruzione dello stadio di calcio (in realtà una mera partecipazione ai costi per un opera realizzata dal privato) sull’ostentazione di attività ludiche, tagli di nastri, feste e libagioni, hanno fatto dimenticare  la triste realtà di una condizione economico-finanziaria disastrata  che ha portato alla quasi completa alienazione dei servizi sociali, alla chiusura di asili alla mancata ristrutturazione di scuole. 

Ma si sa le lamentazioni sono roba da sfigati, da coloro i quali vedono la crisi ad ogni angolo di quartiere. Sono tematiche che implicano riflessioni e ragionamenti che un cittadino, il quale si affida completamente  all’uomo forte, non perde neanche tempo a fare. Tanto ci pensa Ottaviani.  

Capita però che quando l’uomo forte ha la sfortuna di  incappare in una sciagura ambientale come l’incendio della Mecoris, con tanto di esalazioni nocive ai danni di tutti i cittadini, si ritrova contro proprio quelle persone che lo hanno sempre sostenuto, delusi dal fatto che il risolutore di tutti i problemi questa volta, a causa delle circostanze particolarmente nefaste,  è inerme. Il re è nudo. Non solo,  Il fatto che il consenso sia stato concesso senza particolari ragionamenti ,perché inutili, tanto ci pensa lui -non l’amministratore, ma il padrone della città -ha disabituato la popolazione ad un minimo di analisi critica. 

Per cui quando è lo stesso Ottaviani a dover spiegare, non senza qualche riflessione di buon senso , la situazione che ha portato all’incendio i cittadini non gli  concedono più quel beneficio del dubbio che li aveva fatti desistere dal votare qualcun altro. 

Non credo che la vicenda di Ottaviani sia molto diversa da tante altre storie di amministratori e politici, che hanno  puntano su una spiccata personalità e sfrontatezza per imporre la loro figura di padre padrone.  Una narrazione, prima o dopo destinata a fallire perché costruita sulla sabbia. Ottaviani comincia a pagarne le conseguenze. Il prossimo sarà il suo segretario di partito Matteo Salvini?


giovedì 27 giugno 2019

Espropriamo la Mecoris senza indennizzo.

Luciano Granieri

foto, ciociaria oggi



La vicenda dell’incendio divampato presso la ditta di smaltimento rifiuti  Mecoris di Frosinone, ha aperto l’ennesimo fronte di indignazione, protesta  e rabbia presso i cittadini del capoluogo e della Provincia. Da cinque giorni miasmi attanagliano le vie respiratorie della popolazione, le informazioni rassicuranti da parte degli organi istituzionali suonano stonate di fronte a ciò  che si vede e si respira in città. 

Risulta peraltro inquietante come le stessi istituzioni, velatamente, mostrino di non sapere con precisione cosa contenesse il sito andato a fuoco, quando, in base alla documentazione per la quale la Mecoris ha ottenuto il permesso di operare, il materiale stipato nel capannone in fiamme dovrebbe avere una  specifica connotazione a termine di legge. Ciò alimenta il dubbio sulla reale natura dei rifiuti che stanno bruciando e sulle procedure di controllo atte a monitorare la corretta attività dell’azienda. 

Le associazioni  e i cittadini si stanno mobilitando organizzando flash-mob, e altre forme di protesta per  invocare rigorosità nei controlli e trasparenza nelle informazioni. Una riposta forte, molto forte è in atto , oggi per la prima volta il sindaco del capoluogo ha subito una pesante contestazione da parte di un buon numero di cittadini presenti in consiglio comunale. 

Temo però che,  passato l’impatto emotivo,  il malcontento sia destinato  a sciogliersi come neve al sole  fino alla prossima comparsa della schiuma nei fiume Sacco, al prossimo incendio di siti pericolosi per l’ambiente.  Che i cittadini si indignino e si sollevino con forza  ogni volta che si ripresenta un’emergenza è indubbiamente positivo, ma è possibile alzare il tiro? Mobilitarsi affinchè non vi siano più   emergenze anziché corre dietro ogni volta all’ennesimo  incendio all’ennesimo episodio d’inquinamento del fiume Sacco? 

Certamente, ma sarebbe necessario un salto qualitativo dell’azione, di protesta prima, e di proposta poi. Ad un’analisi più approfondita tali disastri sono accomunati per lo più dalla stessa causa. Ovvero l’ottenimento del massimo profitto a discapito di tutto e  tutti. Per queste finalità  la produzione è massimizzata  a tal punto da pregiudicare la sicurezza delle attività.  Gli investimenti per gli impianti di depurazione, per le procedure di controllo atte a  scongiurare disastri ambientali e salvaguardare la salute    dei lavoratori sono esigue o nulle. Comunque insufficienti  a scongiurare danni all’ambiente  con pesanti  ricadute economiche e sociali  sull’intera  popolazione. Tutto ciò si svolge sotto lo sguardo indulgente e accondiscendete degli organi esecutivi  e legislativi che da tempo hanno ceduto le proprie prerogative di governo ai potentati economici.  

Se non si pianifica  una seria azione di contrasto per rimettere al primo posto l’interesse della collettività a scapito del profitto , gli incendi come quelli della Mecoris si ripeteranno a ciclo continuo, così come periodicamente  comparirà la schiuma nel Sacco. 

Non si tratta di pianificare  pericolose azioni rivoluzionarie ma molto semplicemente di attuare la Costituzione che se al primo comma  dell’art. 41 recita: “L’iniziativa economica privata è libera” nel secondo comma, raramente citato , è scritto che essa : “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Una prescrizione del tutto inattuata da attività come la  Mecoris, dalle fabbriche della Valle del Sacco che non pre-depurano le acque e le scaricano  direttamente verso il fiume, da Acea che distribuisce ricchi dividendi ai suoi azionisti dimenticandosi di ammodernare un’obsoleta rete idrica. 

A dire il vero quasi nessuna delle suddette  "iniziative economiche   private" si svolge nel rispetto del secondo comma dell’art.41. Che fare allora? E’ ancora la Costituzione a suggerirlo nell’art. 43 in cui si afferma che: A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale. 

Questo dovrebbe essere il nuovo orizzonte di lotta. Costringere le attività private a rispettare la dignità umana attraverso ritmi di lavoro sostenibili, produzioni controllate e non inquinanti. Se ciò non si realizza entra in gioco l’espropriazione, magari senza indennizzo, da trattenere a risarcimenti dei danni. 

E’ questo il solo modo per risolvere definitivamente il problema di una terra che periodicamente viene deturpata da attività incontrollate causa della devastazione ambientale dell’aria dell’acqua e del suolo. Mi rendo conto che è un’operazione difficile, ma non ci sono alternative. Pensiamoci prima di correre dietro alla prossima schiuma.

martedì 25 giugno 2019

Cinquant'anni di AEOC Art Ensemble of Chicago

Luciano Granieri



“ L’America ha radici profonde nella cultura nera: le sue espressioni di gergo, il suo umorismo, la sua musica . Quale ironia che il nero- che più di ogni altro ha il diritto  di rivendicare  come propria la cultura dell’America – sia perseguitato  e oppresso; che il nero , che nella sua stessa esistenza ha dato tanti esempi di umanità, sia ricambiato con un trattamento inumano”

Ciò è quanto il sassofonista Sonny Rollins scrisse nelle note di copertina di “Freedom Suite”. Album che incise nel 1958 per la Riverside insieme con Max Roach ed Oscar Pettiford. In realtà il testo comparve solo nella prima edizione del disco, fu poi rimosso nelle successive pubblicazioni. 

In effetti se andiamo a considerare le evoluzioni della musica jazz, dalle forme prejazzistiche, fino al free e oltre, ogni nuova espressione attinge e si genera dagli stilemi più radicati nella cultura nera. In ogni nuovo stile echeggia qualcosa di ciò che ha contraddistinto il linguaggio dei maestri  del passato, al netto delle manipolazioni commerciali operate per lo più dai bianchi. 

Come ogni forma culturale che si rispetti anche quella afroamericana, che Rollins identifica con la cultura americana tout court, impone che  si debba  partire dalle radici del passato per proporre anche la più ardita delle sperimentazioni. 

Gli Art Ensemble of Chicago sono il più fulgido esempio di questa dinamica. Il  gruppo  era fortemente connotato come  il profeta della musica free, ma spesso nei loro concerti partiva un caustico blues, o s’imponeva all’attenzione degli ascoltatori un pezzo  degli echi boogie woogie  o addirittura funky. 

Non è un caso che tre di loro, Joseph Jarman ai sax, Malachi Flavors al contrabbasso e Famoudou Don Moye alla batteria  apparivano sul palco   con il viso pesantemente truccato  come  monaci officianti atavici riti politeisti, erano  avvolti in  tuniche colorate e sgargianti per ribadire la propria origine africana. Gli altri due componenti, invece, vestivano diversamente. Lester Bowie, alla tromba, si esibiva indossando un camice  bianco da dottore e Roscoe Mitchell l'altro sassofonista,  suonava in   jeans    camicia, o maglietta, secondo il tipico  stile freak . 

Il  look dei cinque, dunque, mostrava la precisa genesi di quella cultura  nera che Rollins definisce autenticamente americana. Anche l’utilizzo degli strumenti, comprendente una vasta gamma di percussioni, fischietti, cimbali,  è testimonianza di una precisa provenienza e culturale.  

Oggi, a  cinquant’anni dalla loro  comparsa sulla scena, il gruppo è ancora in piena attività diffondendo indefesso il suo messaggio. Purtroppo tre di loro sono scomparsi    Lester Bowie,  Malachi Flavors  e più recentemente  Joseph Jarman . Ma Roscoe Mitchell  e Famoudou Don Moye continuano la storia di un gruppo (insieme a  Dudù Kouatè alle percussioni  -senegalese trapiantato da anni a Bergamo -  e  alla bassista Silvia Bolognesi ), il cui nucleo non si è mai disgregato. 

Mitchell-Bowie-Don Moye-Flavors-Jarman sono stati sempre insieme, magari allargando in alcune fasi  l’organico ad altri musicisti. Il loro messaggio politico e sociale passa anche da questa longevità nel condividere la propria esperienza artistica. Per  il gruppo musica e vita erano un tutt’uno. La collegialità degli AEOC si esprimeva fin dentro alle loro  singole vite. Condividevano tutto, passione, rabbia, gioia, tristezza,  ma anche e soprattutto identità e valori. 

Art Ensemble of Chicago era un vero e proprio “Collettivo” nell’accezione classica del movimentismo sociale radicale nato nel secolo scorso . La testimonianza di Silvia Bolognesi, bassista attuale del gruppo è illuminante da questo punto di vista : Mi raccontavano (Don e Roscoe nda)  che ognuno di loro cinque, fin da subito, insegnava agli altri nuove conoscenze musicali, a partire dai propri strumenti. Passavano le ore assieme a provare e suonare. La loro vita era la musica e viceversa. Ancora oggi provano sempre qualcosa di nuovo. Non si fermano. Vanno avanti. Noi più giovani rimaniamo a bocca aperta di fronte a tanta energia e creatività”. 

Dunque gli AOEC, non ci danno testimonianza solamente di un grande processo creativo e culturale, ma indicano inequivocabilmente quale sia la via per praticare intensamente un’esperienza collettiva efficace ed incisiva  nell’attività politica e sociale, dove  deve essere  sempre il noi a trionfare sull’io. 

Una lezione da apprendere  fin nei minimi dettagli per  molti movimenti sociali che spesso falliscono, o diventano insignificanti, proprio perché   c’è sempre qualcuno che vuole ergersi a protagonista, oppure si agitano fronde e correnti, tutti contro tutti perdendo di vista le motivazioni vere dell'agire insieme. 

Per festeggiare i cinquant’anni di attività i rinnovati AEOC hanno pubblicato un doppio CD “We Are on The Edge a 50TH Anniversary Celebration” per la “Juno Record . Un opera corale in cui a  Don Moye, Mitchell, Bolognesi e Kouatè si affiancano altri 13 musicisti. Un cd espressamente  dedicato  ai vecchi amici scomparsi Jarman, Flavor e Bowie, la cui testimonianza di fervore culturale e sociale rimarrà ben radicata nel tempo ad indicare la strada futura sia nel campo dell’arte che in quello della politica e della società.