Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 24 aprile 2018

Resistere Resistere Resistere

Appello 

Per un 25 Aprile antifascista, antisionista, anticapitalista, antirazzista!


 Come realtà pro-Palestina e antisioniste, anche quest’anno aderiamo alla manifestazione indetta dall’ANPI a Roma per il 25 Aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo, e invitiamo tutte le forze politiche e sociali democratiche, antifasciste e anticapitaliste ad una mobilitazione unitaria con contenuti internazionalisti, antisionisti e antimperialisti, la cui portata è ancora più ampia alla luce dell’attuale situazione interna e internazionale.

Quest’anno ricorre infatti l’80° anniversario della promulgazione delle infami “Leggi sulla Razza” da parte dello Stato monarchico e fascista. Oggi ricordiamo e condanniamo quella famigerata legislazione, che però tanto assomiglia a quella attualmente adottata dallo stato sionista, che, unico al mondo, discrimina la popolazione in base al credo religioso, imponendo a milioni di arabo-palestinesi un regime di Apartheid.
Il razzismo è effetto del sistema capitalistico in crisi, che costringe le classi subalterne a una guerra fratricida alimentata dalla retorica neofascista e reazionaria delle forze politiche padronali. Con la nostra presenza, quindi, vogliamo lottare contro tutte le moderne discriminazioni razziste, di genere, xenofobe, e contro il nuovo schiavismo, per il diritto all’ accoglienza e alla cittadinanza.
Vogliamo anche ribadire che la Festa della Liberazione dal nazifascismo non deve essere ridotta ad una rituale celebrazione, ma va intesa come una sfida per rinsaldare i vincoli di solidarietà internazionalista, di classe, attualizzando i valori della lotta partigiana nel concreto contesto storico.
Vogliamo essere parte attiva nel movimento delle resistenze organizzate nel nostro paese contro la disoccupazione, la precarietà, lo sfruttamento, la chiusura degli spazi sociali, la militarizzazione del territorio; così come in  un punto di vista internazionalista nel sostegno alle resistenze popolari che si battono contro l’imperialismo, lottando per tirare fuori l’Italia dalla partecipazione a tali aggressioni.
Infine crediamo che sia necessario denunciare in particolare i disegni di criminalizzazione del movimento popolare di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS), contro le politiche sioniste di Apartheid e di colonizzazione; politiche che hanno compiuto un terribile balzo in avanti dopo il riconoscimento, da parte della Presidenza degli USA, di Gerusalemme come capitale del sionismo anziché della Palestina; questa forzatura politica e diplomatica è assecondata dalle multinazionali interessate ai capitali sionisti che, come il gruppo finanziario-editoriale RCS Mediagroup (Gazzetta dello Sport, Corsera, ecc.), non hanno esitato a piegare un evento sportivo come il Giro d’Italia alla propria convenienza politico-affaristica, decidendo di farlo partire dallo stato sionista, riconoscendo quindi, de facto e a differenza della comunità internazionale, Gerusalemme come capitale di Israele, usurpandola al popolo palestinese.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare massicciamente e unitariamente alle celebrazioni del 25 aprile 2018 a Roma e nel resto d’Italia. Porteremo con noi la bandiera della Palestina e di tutte le Resistenze metropolitane e internazionali, contro gli invasori, gli oppressori e gli sfruttatori dei nostri tempi!
Primi firmatari:
Forum Palestina, Comitato “Con la Palestina nel Cuore”, Fronte Palestina, Comitato “Per Non Dimenticare Sabra e Chatila”, Comitato “Per Non Dimenticare il Diritto al Ritorno”, CIP Alessandrino, CIRC Internazionale, Ecomapuche, G.A.MA.DI., NO WAR Roma, ISM Italia, PCI Federazione di Roma, FGCI Nazionale, Rete dei Comunisti, JVP Sri Lanka, Eurostop, Unione Sindacale di Base …….

25 aprile, festa di liberazione. Liberiamoci dagli ignoranti.

Luciano Granieri




Domani 25 aprile la sezione ANPI di Frosinone organizzerà, in Piazzale  Vittorio Veneto, un momento di confronto fra le varie forze politiche, sindacali, della società civile e fra i cittadini che vorranno partecipare  (speriamo numerosi), sul tema evocato da una frase di Pertini, per cui  La libertà senza giustizia sociale è una conquista vana” .   Qui ci sarebbe da aprire un fronte polemico per il comunista che alberga in me, ma non mi sembra questo il contesto adatto,  per cui  liquido "togliattianamente"  il contenzioso. 

Riepilogando: la nostra Costituzione -invisa a  JP Morgan,  alla BCE, a tutta la comunità finanziaria  a Berlusconi,  a Renzi,  (anche per questo è la più bella del mondo) -  all’art.2 assicura i diritti inviolabili dell’uomo,  richiede  l’adempimento dei doveri inderogabili  di solidarietà politica, economica e sociale.   All’art.  3  rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. All’art.4 riconosce il diritto al lavoro.  All’  art.36, assicura una retribuzione sufficiente ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.  All’art.41 sancisce che l’iniziatica economica  privata, pur essendo libera, non può svolgersi in contrasto   con l’utilità sociale  o in modo da recare danno alla sIcurezza,  alla libertà, alla dignità umana. Non vado oltre, ma ci sono molti altri articoli della Costituzione, anzi, potremmo dire che tutta la Costituzione, prezioso  lascito  della Lotta di Liberazione,  è scritta con il basilare scopo di assicurare giustizia sociale. 

Se  questo è,  perché Pertini ,  quarant’anni fa   eletto Presidente della Repubblica,   ha sentito la necessità di ribadire che senza giustizia sociale non c’è libertà?  Per assicurare equità sociale  basterebbe rispettare la Costituzione.  Probabilmente Pertini capì  che la Carta, scritta come documento  fondante di una comunità cementata dalla solidarietà sociale, sarebbe diventata “Carta Straccia”,  colpita e affondata da un analfabetismo istituzionale, fomentato dalla dittatura capitalista,  che ha sovvertito, peggio di un rigurgito reazionario,  tutto quanto la lotta di Liberazione aveva costruito in termini di promozione civile, sociale,  e umana.  

Non è un caso che nel corso dell’evento di  domani raccoglieremo le firme su due leggi d’iniziativa popolare che prevedono: 

1) Un sistema scolastico basato sulla conoscenza e non sulla competenza   (declinata come ulteriore artificio per fornire braccia fresche  e aggratis ai padroni),  

2) La  riformulazione dello stravolgimento Costituzionale imposto dall’oligarchia finanziaria, mascherata da Unione Europea , in  base al quale gli interessi della finanza arrivano prima di quella giustizia sociale invocata da Pertini.  

Questi  temi  sicuramente  verranno  abbondantemente discusso domani. 

Personalmente auspicherei un’altra, fra le tante, liberazioni che ancora non  si sono realizzate.  Riguarda proprio l’analfabetismo istituzionale sopra richiamato. Vorrei liberarmi di tutti quei burocrati, falsi e ignoranti   che scambiano le elezioni  per Giochi Senza Frontiere: una competizione  in  cui, anziché vincere la coppa , si   conquista il governo. Il governo?  o il comando?   Vorrei segnalare a costoro che l’Italia è una Repubblica Parlamentare, per cui chi si assicura il consenso degli elettori  non vince nulla, ma anzi deve assumersi  la responsabilità di proporre e discutere soluzioni per il  benessere dei cittadini .  Vorrei ancora segnalare  a tali asini istituzionali, con tutto il rispetto per gli asini,  che non sono le risultanze delle urne a proclamare un capo, il capo non esiste, il Presidente della Repubblica,  e solo lui, incarica qualcuno per formare il Governo, ma questi non è un capo. Non fa le leggi, o almeno non dovrebbe farle.  Gli innumerevoli tentativi per  imporre un  leader , modificando la forma dello Stato così come sancita dalla Costituzione , sono stati sonoramente bocciati dai cittadini. 

E ancora,  come giudicare la  posizione , non a-ideologica, ma addirittura a-cefala,   a-nfame,   che prevede la possibilità di governare indistintamente con qualsiasi forza  senza commisurarla   alla propria idea di società?  Le cose sono due, o si ha una visione dittatoriale per cui chi decide di allearsi  deve soccombere  a diktat e ferrei postulati derivanti dal tale posizione, oppure  un’idea di società è talmente latitante che  chiunque possa appoggiare l’ascesa alla poltrona governativa del sintomatico leader alla guida del partito più votato,   è bene accetto.  

Tutto il casino  sollevato intorno alla possibilità di far partire la legislatura  scaturisce dal fatto che i ragionamenti ( ragionamenti mi pare una parola grossa)  sono basati su un falso: cioè che la nostra è una Repubblica Presidenziale  per cui chi vince le elezioni deve fare il leader. Ecco. Io vorrei liberarmi da tutta questa gente che ha completamente sovvertito e travisato il quadro costituzionale ed istituzionale. 

Vorrei liberarmi da questi ignoranti, in buona o mala fede,  che hanno la responsabilità di aver offeso e infangato il sacrificio dei Partigiani e di milioni di persone, le quali,  con la loro lotta hanno determinato un  ferreo, basilare,  principio:  Una società democratica non può subire dittature,  neanche quelle del mercato , con buona pace della J.P Morgan, della BCE, di Renzi , Berlusconi,  Salvini e Di Maio.

lunedì 23 aprile 2018

25 Aprile: l’antifascismo è sempre attuale!

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia 



 Se è vero che le recenti elezioni hanno dimostrato il flop delle formazioni nazifasciste, è anche vero il successo della Lega xenofoba e del M5S populista che hanno mandato in parlamento decine di ultrareazionari.
Il tentativo di queste forze antioperaie è ora di trasformare il voto di protesta in una base organica, proseguendo nella lercia demagogia secondo cui “se vuoi la giustizia sociale devi impedire ai migranti di entrare”, “frontiere aperte e welfare state non stanno insieme", etc.
Per impedire la ribellione della classe operaia e di vasti ceti popolari, per occultare l’origine della miseria di massa nel capitalismo, la borghesia sta giocando sempre più l’arma della divisione tra sfruttati diffondendo le ideologie più retrive, nazionaliste e scioviniste.
Si diffonde un tipo di demagogia e di retorica che fa presa nella confusa base socialdemocratica e fra molti lavoratori, ma che non porterà alla classe operaia e ai lavoratori nulla di buono se non l’intensificazione sfrenata dello sfruttamento, l’aumento della disoccupazione, l’abbassamento del livello del salario reale, l’aumento della povertà.
La borghesia non rinuncia ai suoi piani reazionari. Nel nostro, come in altri paesi capitalisti e imperialisti, è in atto un processo di fascistizzazione delle istituzioni statali e civili che viene portato avanti per dare ancora più libertà di manovra al capitale.
Siamo di fronte a una profonda trasformazione reazionaria della società e a una corrispondente modificazione del rapporto fra i partiti che la rappresentano sul piano politico ed elettorale.
Parlare di fascismo non è una cosa superata, come dicono quelli che gli preparano il letto caldo. Ciò per un semplice motivo: finché ci sarà il capitalismo, il pericolo del fascismo sarà sempre presente perché esso è il regime feroce e dittatoriale degli elementi più reazionari, più imperialisti, più sciovinisti del capitale monopolistico finanziario.
Con l’aggravarsi della crisi generale di questo sistema, la situazione interna e internazionale peggiorerà e farà sì che il dominio e l’oppressione dei gruppi decisivi della borghesia saranno più duri. Lo impone la sfrenata concorrenza internazionale, il parassitismo e il declino storico  dell’imperialismo (in particolar modo quello italiano), l’approfondirsi delle sue contraddizioni, la politica di guerra portata avanti dalle potenze imperialiste, in testa gli USA di Trump.
In questa situazione la borghesia favorisce l’ascesa di gruppi ed elementi razzisti e nazifascisti, giustifica le loro azioni criminali, sponsorizza iniziative revisioniste. 
Tutte cose che dobbiamo combattere apertamente, nelle piazze e nei posti di lavoro, ovunque accrescendo la vigilanza,  senza lasciare spazio ai più spietati nemici della classe operaia. Proprio come hanno fatto i compagni antifascisti al confine fra Italia e Francia in risposta all’infame azione xenofoba volta a bloccare i migranti.
Di fronte al pericolo dell’avanzare della reazione e del fascismo, occorre formare il fronte unico di lotta della classe operaia e un’ampia coalizione popolare diretta dalla classe operaia per battere le manovre del capitale finanziario e aprire la strada all’alternativa di potere.
Lo sviluppo della resistenza di classe nelle fabbriche, in tutti i luoghi di lavoro e nel territorio, l’unità d’azione della classe lavoratrice contro il capitale e la sua politica di sfruttamento e di oppressione, per la difesa intransigente degli interessi e dei diritti degli operai, contro le minacce di guerra imperialista, sono il mezzo migliore che abbiamo per far fallire i tentativi della borghesia, per strappare gli strati proletari più arretrati e incolti dalle grinfie del capitale e dei suoi servi, per sconfiggere il fascismo, il razzismo, la xenofobia e avanzare sulla strada indicata dai settori più avanzati e conseguenti della Resistenza, i comunisti.
Tutti in piazza il 25 Aprile, con le bandiere rosse al vento!

GIRO 2018: Le tappe della memoria

 cura di Dirar Tafeche fonte: Parallelo Palestina





















In Palestina le prime tre #tappe del Giro dovrebbero transitare sulle macerie dei paesi distrutti dalle forze armate sioniste e sulle tombe della popolazione palestinese sterminata.
La prima tappa non poteva non partire da #Gerusalemme. E’ un percorso a cronometro tecnicamente impegnativo. Da subito, appena presentato il Giro negli studi RAI nel novembre 2017, i sionisti hanno ottenuto l’eliminazione della dicitura “Ovest” dopo “Gerusalemme”. Evidentemente già sapevano quello che sarebbe accaduto dopo pochi giorni, ai primi di dicembre, e cioè la dichiarazione di Trump di riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele senza alcuna distinzione tra Ovest ed Est. Questo riconoscimento contrasta le molteplici Risoluzioni ONU che attribuiscono a Gerusalemme uno status internazionale e che ordinano a Israele il ritiro dai territori occupati nel 1967 (tra cui Gerusalemme est). Il riconoscimento azzera uno dei principi cardine del diritto internazionale, quello che vieta l’acquisizione di territorio con la forza. Bando a sottili disquisizioni giuridiche, da tempo tenute in alcun conto; torniamo al percorso della tappa che tocca luoghi significativi. I corridori dovrebbero transitare vicino a #KfarSha’ul, una cittadina sorta sulle macerie di #DeirYassin. Costretti dalla necessità della gara contro il tempo, essi non potrebbero soffermarsi a rendere omaggio alle centinaia di vecchi, uomini, donne e bambini massacrati il 9/4/1948. In oltre 144 case abitavano 708 persone. La pulizia etnica è stata totale e nessuno è rimasto vivo a Deir Yassin: o uccisi o espulsi. Doverosamente il percorso tocca #Talbiyya, città natale di Edward Said. Si passa poi vicino a via#Jabotinsky, una delle tante vie d’Israele dedicate a questo signore, onorato eroe nazionale benché grande estimatore di Mussolini (sì, Benito, quello delle leggi razziali) nonché fondatore dell’Irgun, organizzazione terroristica ebraica nata nel 1935 da una scissione dell’Haganah e responsabile, con la banda Stern, tra l’altro, dell’attentato all’Hotel King Daviddi Gerusalemme ove nel 1946 furono uccise 91 persone tra cui 17 ebrei. Il crimine più significativo della banda Stern (subito dopo essere stata integrata nell’esercito israeliano) è l’omicidio del conte Bernadotte del settembre 1948: la sua sgradita attività di mediatore ONU prevalse sui suoi immensi meriti nell’attività a favore dei prigionieri nei campi di concentramento nazisti: grazie a Bernadotte si salvarono circa 30.000 persone tra cui migliaia di ebrei (tra 6000 e 10.000). I corridori dovrebbero andare poi verso la porta di #Giaffa, ove sorgeva il quartiere marocchino, distrutto nel 1967, al quarto giorno della guerra cosiddetta “dei sei giorni”, per fare posto al grande slargo avanti al Muro del pianto. Il villaggio di #Lifta non è lontano dal percorso; fu parzialmente distrutto nel Gennaio 1948 e i suoi 2958 abitanti furono uccisi o espulsi. La tappa di Gerusalemme non poteva non toccare lo #YadVashem, l’Ente nazionale per la memoria della Shoah. Nel suo Giardino dei Giusti trova posto anche Gino Bartali, usato dagli organizzatori del Giro e dalla propaganda israeliana come astuto espediente per giustificare la scelta di #Israele come luogo di partenza del #101° #GiroDItalia. Nonostante la massiccia campagna mediatica qualche sospettoso ha notato che l’inserimento di #Bartali tra i #Giusti è stato piuttosto tardivo (2013) e ha insinuato il dubbio che sia stato solo funzionale alla realizzazione dell’attuale Giro. Tanti ebrei antifascisti e antisionisti hanno chiesto di togliere il nome dei loro familiari dallo Yad Vashem per non sentirsi complici dei crimini sionisti commessi anche strumentalizzando il genocidio subito. I corridori, chini sul manubrio, non avrebbero tempo e voglia di pensare a tutto questo.
#PRIMATAPPA: Gerusalemme





















1 – Deir yassin
  •   Attaccata il 9 apr. 1948.
  •   N. abitanti nel ’48, 708.
  •   N. case 144, nel 1944.
  •   Pulizia Etnica: totale.
  •   Distruzione villaggio: parziale.
  •   Oggi è la cittadina Kfar Sha’ul.
Testimonianza del massacro:
Dal libro “Vittime” di Benny Morris, pag. 265:
“Avvenne con l’approvazione dell’ Haganah e in stretta collaborazione con esso … [fornirono] il fuoco di copertura e due squadre delle Palmah con alcuni blindati parteciparono alla battaglia”. “ Intere famiglie crivellate di colpi e frammenti di granate, e sepolti sotto le macerie delle loro case, uomini, donne e bambini falciati mentre fuggivano dalle abitazioni, prigionieri passati per le armi. E dopo la battaglia gruppi di vecchi, donne bambini, trasportati su autocarri scoperti per le vie a Ovest di Gerusalemme in una sorta di “trionfo” nello stile dell’antica Roma”. “Alcuni sono stati brutalmente eliminati dai loro catturatori” “I maschi adulti sono stati portati in città su alcuni camion, fatti sfilare per le strade, riportati al punto di partenza e fucilati con mitragliatrici e fucili mitragliatori. Prima di caricarli sui camion, gli uomini dell’ IZL e della LHI hanno frugato donne, uomini e bambini e prendendo denaro e gioielli. Il trattamento riservato a costoro è stato particolarmente barbaro, con calci, pressioni con le canne dei fucili, sputi e insulti (alcuni abitanti di Givat Shaul hanno partecipato alle sevizie)”.
2 – Musrara è un quartiere dove esiste un museo chiamato Museum of the Seam. La palazzina, edificata nel 1928, appartiene alla famiglia palestinese Baramki, che tutt’oggi vive a Gerusalemme, ma è considerata assente.
3 – Talbya è il quartiere dove nacque Edward Said.
4 – Jabotensky St. Ze’ev Jabotensky fu un sionista che aveva sempre ammirato Benito Mussolini. La strada incrocia il percorso (o forse per un breve tratto lo percorre), quindi è in contrasto con gli ideali di Bartali.
5 – International Christian Embassy, un’associazione di evangelisti tra i più fanatici e fondamentalisti. Il loro sito non lascia alcun dubbio sulle loro aspirazioni. Loro sede è la villetta della famiglia Haqq, il cui nonno, fuggito dal Caucaso ai tempi della repressione dello Zar si era stabilito in Palestina e, successivamente il figlio e il nipote, tutti e due architetti, progettarono e costruito la villetta. Il figlio Hani, oggi vive come profugo ad Amman in Giordania.
6 – Il Quartiere Marocchino è stato distrutto il 10.6.1967, quattro giorni dopo l’inizio della guerra, per far spazio alla piazza del muro del pianto.
7 – Lifta è un emblema della Pulizia Etnica Vivente in quanto la maggior parte dei suoi abitanti sono tutt’ora residenti a Gerusalemme, vedono le loro case ma sono “assenti” in quanto alla loro proprietà.
  •   Attaccata il 1 gennaio 1948.
  •   N. abitanti nel ’48: 2.958.
  •   N. case nel 1931: 410
  •   Pulizia Etnica: totale.
  •   Distruzione del villaggio: parziale.
  •   Oggi è abbandonata.

#SECONDATAPPA: Haifa – Tel Aviv
I corridori, le ammiraglie e le moto dovrebbero passare sulle macerie di 18 villaggi e paesi distrutti.Subito dopo Haifa i corridori dovrebbero transitare da #AlManshiyyah per un doveroso omaggio a Ghassan Kanafani, qui nato l’8/4/1936. Poi, giunti ad #AlBirwa, dovrebbero ricordare Mahmud Darwish, qui nato il 13/3/1941. Nessuna targa ricorda la nascita di questi due grandi scrittori e poeti anche perché non c’è più alcuna casa palestinese su cui affiggerla. Al posto dei due villaggi ci sono, infatti, i quartieri di Shomrot e Bustan Ha Galil e i kibbutz Yas’ur e Ahihud. Sulle macerie di tutti gli altri villaggi attraversati ci sono o colonie o distese di boschi e campi. Così sino a #ShekhMuannas, #Jarisha e #Salama, oggi quartieri di Tel Aviv. Le case demolite lungo il percorso della seconda tappa tra marzo e luglio 1948 sono state più di 5.341. La popolazione palestinese uccisa o espulsa ammonta a oltre 29.354 persone. Nessuna possibilità per costoro, per i loro figli e per i loro nipoti di assieparsi sul bordo della strada per applaudire i corridori. I palestinesi sopravvissuti alla Nakba potrebbero avere l’occasione di vedere i luoghi della loro infanzia in televisione da Amman, da Beirut, dai campi profughi e dai luoghi nel mondo della diaspora.
















#TERZATAPPA: da Be’er Sheva a Eilat

Attraverserebbe il deserto del Negev. Gaza resta lontana, non si vede e, comunque, i suoi 2 milioni di abitanti non potrebbero uscire dalla loro prigione per andare a guardare la corsa. #BeerShevaè stata occupata il 18 Ottobre 1948 ma non è noto quanti abitanti siano stati uccisi o espulsi. Nel #Negev vi sono 45 villaggi “fantasma”, cioè villaggi di cui Israele non riconosce l’esistenza. Pende su di loro un progetto di distruzione (piano Prawer) ma la resistenza lo sta impedendo (famoso il caso del villaggio di #AlArakib demolito e ricostruito 111 volte). Anche l’Alta Corte di giustizia di Israele ha sentenziato contro i beduini del Negev, sostenendo che devono lasciare il posto ad “ebrei etnicamente puri”. I corridori transiterebbero vicino a due dei villaggi e potrebbero fare una breve sosta per bere del tè, che sarebbe sicuramente loro offerto, e per solidarizzare con i nomadi palestinesi. Nella zona di #Asluj oggi c’è un grande parco dedicato a Golda Meir. Questa signora, considerata una madre della Patria, è famosa anche per alcune sue celebri frasi; vale la pena ricordarne due: “Arabi, non potremo mai perdonarvi per averci costretto ad uccidere i vostri figli” e soprattutto “Non esiste una cosa come il popolo palestinese. Non è come se noi siamo venuti e abbiamo preso il loro posto. Essi non esistono”. #Eilat si chiamava #UmRashrash ed era luogo di sosta per i pellegrini diretti alla Mecca.


1 – Be’er Sheva Caduta il 18 ottobre 1948. Nel 1945 contava 5.500 abitanti . Tre giorni dopo l’occupazione, l’esercito israeliano controllava la città e tutto il Negev.

2 – Tel Be’er Sheva (in arabo: Collina di Be’er Sabe’). A 5 km da Be’er Sheva, sito archeologico dove giacciono numerose stratificazioni di resti umani, la più antica delle quali ha 7.000 anni. Residenza di diverse civiltà attraversate da eventi bellici e naturali, è stato distrutto, abbandonato e ricostruito più volte fino agli inizi del 1900, quando gli Ottomani vi costruirono, nelle vicinanze, una stazione di polizia, una moschea nel 1905, e una ferrovia che, attraverso la linea Hijaz, raggiunge l’ Arabia Saudita.
3 – Farahin Accampamento di nomadi palestinesi
4 – Asluj Occupata l’11 giugno ’48, liberata dalle forze egiziane e rioccupata da Israele il 25 dicembre ‘48. La maggior parte del suo territorio ora è coperto dal parco dedicato a Golda Meir.
5 – Abdah Accampamento di nomadi palestinesi
6 – Um Rashrash Oggi la città di Elat. Nel ’48 vi erano solo alcuni edifici stagionali di servizio ed una postazione per i pellegrini diretti alla Mecca. Nel ’48 non vi furono scontri.
INFINE:


Questo Giro non solo coincide con il 70° anniversario della nascita dello Stato ebraico ma è anche il #101° Giro. Questo numero piace ai sionisti perchè evoca in loro l’Unità 101. Questa squadra terroristica, creata nel 1953, fu formata da una cinquantina di incursori al comando di un giovanissimo ma promettente Ariel Sharon, allora maggiore, (sì, lui, quello di Sabra e Chatila). L’Unità 101 deve la sua fama in Israele soprattutto per la strage nel villaggio di Qibiya nell’Ottobre 1953. Furono uccise 69 persone, per due terzi donne e bambini; furono minati 45 edifici, incluse scuole e moschea, e furono fatti esplodere con dentro le persone.



sabato 21 aprile 2018

SIGNIFICATO DEL 25 APRILE

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo



Il 25 aprile commemora e significa cinque cose.

La liberazione d'Italia dal fascismo.

La liberazione d'Italia dalla guerra.

Quindi la liberazione d'Italia dalla violenza che eretta a regime e culto e totalitariamente pervasiva pretendeva annichilire l'umanita'.

Ricorda le innumerevoli vittime del fascismo e delle guerre dal fascismo generate, ed afferma l'impegno affinche' quell'orrore mai piu' si ripeta nella storia dell'umanita'.

Ricorda la luminosa Resistenza degli esseri umani "che volontari si adunarono / per dignita' non per odio / decisi a riscattare / la vergogna e il terrore del mondo" come scrisse Piero Calamandrei nella lapide che si conclude con le parole "ora e sempre / Resistenza", e quindi convoca tutti gli esseri umani a meditare quella testimonianza ed a proseguire quell'impegno in difesa dell'intera umanita' (come scrisse ancora Piero Calamandrei in limine al suo libro Uomini e citta' della Resistenza: "Vivi e presenti con noi / finche' in loro / ci ritroveremo uniti // Morti per sempre / per nostra vilta' / quando fosse vero / che sono morti invano").

Oggi che in Italia il crimine del razzismo e' cresciuto impunito al punto che le elezioni sono state vinte da partiti che non fanno mistero di condividere elementi cruciali dell'ideologia e della propaganda hitleriana, il 25 aprile e' un appello a proseguire la lotta contro il fascismo, il razzismo, il maschilismo e tutte le persecuzioni: con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza.

Oggi che l'Italia partecipa a missioni ed alleanze guerriere e assassine e rifornisce di armi regimi dittatoriali e stragisti, il 25 aprile e' un appello a proseguire la lotta contro la guerra, il militarismo, le armi e tutte le uccisioni: con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza.

Oggi che in Italia la violenza piu' scellerata si manifesta non solo nei rapporti di produzione e di proprieta' escludendo e rapinando, sfruttando e schiavizzando, riducendo a preda e merce innumerevoli esseri umani, ma anche nelle case ove imperversano maschi assassini, per le strade in cui i poteri criminali, le mute squadriste e singoli bruti impongono sangue e terrore, e fin nelle scuole in cui i piu' protervi e degradati dei prevaricatori perche' i piu' ignoranti e abbrutiti pretendono di contrastare la civilta' ed imporre la barbarie e con essa il loro personale dominio fascista, il 25 aprile e' un appello a proseguire la lotta contro ogni violenza, contro ogni barbarie, contro ogni disumanita' e contro tutte le oppressioni: con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza.

Oggi che in Italia la memoria delle vittime sembra offuscata e troppe persone assistono inerti - e nella loro passivita' facendosi inconsapevoli complici - a nuovi immani orrori ovunque nel mondo ed al rischio reale che l'intera umanita' sia estinta dal dissennato uso di armi mai cosi' potenti ed apocalittiche, il 25 aprile e' un appello a proseguire la lotta contro tutte le uccisioni, per salvare le vite di tutti gli esseri umani, la lotta per la salvezza comune dell'umanita' che e' una: con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza.

Oggi che in Italia la memoria e l'eredita' della Resistenza, e la Costituzione democratica e repubblicana che ne e' il frutto piu' grande, vengono irrise e disprezzate e ripetutamente aggredite da chi vuole imporre nuovi regimi antidemocratici, il 25 aprile e' un appello a proseguire la lotta che fu della Resistenza, ad attuare il programma della Costituzione, a difendere ed inverare la legalita' che si oppone alla violenza, a realizzare la democrazia che la dignita' e la liberta' e l'eguaglianza di diritti di ogni essere umano ha come cuore pulsante e fondante impegno: con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza.
 
Il 25 aprile ci convoca alla responsabilita' per il bene comune.

Il 25 aprile ci convoca all'impegno per la pace, la democrazia, il riconoscimento e la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

Il 25 aprile ci convoca all'impegno per la civilta', la convivenza, la condivisione dei beni, la piena eguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani, la solidarieta' che ogni essere umano riconosce e raggiunge e sostiene, l'azione che soccorre, accoglie e assiste ogni persona bisognosa di aiuto.

Il 25 aprile ci convoca a riconoscerci esseri umani tra esseri umani, responsabili e solidali.

Il 25 aprile ci convoca alla lotta nonviolenta per la liberazione dell'umanita' e la protezione dell'intero mondo vivente.

giovedì 19 aprile 2018

Alcune emails rivelano come la White Helmets ha provato ad influenzare Roger Waters, l’ex front man dei Pink Floyd.

RT news traduzione Luciano Granieri



Da alcune  emails  sono emerse rivelazioni su come il controverso  gruppo di attivisti Siriani  White Helmets abbia tentato di corrompere il cofondatore dei Pink Floyd con i soldi dei Sauditi. La notizia è stata pubblicata su “Max Blumental’s Project”.

In alcune  emails  dell’ottobre 2016 Roger Water viene invitato  da una fondazione  del miliardario saudita Hani Farsi ad onorare il lavoro della  White Helmets . Nella stessa comunicazione si incoraggia a visionare un documentario che parla del gruppo.

Ma non è tutto- solo qualche giorno prima il suo concerto di Barcellona- Roger Waters è stato contattato da un giornalista francese che lavora per la  White Helmets . Il reporter  ha chiesto  a Waters di salire pochi minuti sul palco  per diffondere un messaggio ai  bambini Siriani.

Roger Waters non ha risposto ad alcuna email,  secondo quanto riportato dal giornalista Max Blumenthal destinatario  dei  messaggi. Anziché  cedere il palco ai White Helmets  durante il suo concerto di Barcellona , Waters ha  denunciato l’organizzazione:

“La White Helmets è una falsa organizzazione  che esiste solo per creare propaganda a favore di jihadisti e terroristi, questo è quello che credo, abbiamo visioni opposte- ha affermato- Se avessimo ascoltato la propaganda del White Helmets e di altri, saremmo stati incoraggiati a sollecitare i nostri governi  ad iniziare a gettare bombe sulla popolazione Siriana . Ciò sarebbe stato un errore dalle proporzioni monumentali  per noi come esseri umani” ha aggiunto.


Blumenthal ha dichiarato ad RT che la White Helmets “sta operando sul terreno affianco ad Al-Qaeda e ai loro alleati e questo è un fatto ampiamente documentato. Per  la prima volta una figura importante  da  un palco internazionale,  alla vigilia di una guerra,  ha confermato ciò che avevamo riportato e lo ha fatto a Barcellona per suscitare un forte sdegno presso  una platea contraria ad una guerra portata avanti contro le leggi internazionali, senza l’approvazione dei Parlamenti dei Governi che hanno lanciato il conflitto.

Il White Helmet è l’unica fonte su cui questi Governi si sono basati per giustificare i loro attacchi. Il   discorso  straordinariamente incisivo di Roger Waters   ha legittimato un giornalismo come il nostro, pesantemente attaccato per ciò che abbiamo pubblicato,  e ha costretto coloro i quali ci hanno criticato e accusato di essere cospiratori, a considerare realmente ciò che avevamo scritto.  Loro non hanno più niente da dirci e non possono valutare questi fatti come una semplice cospirazione del Kremlino , quando anche  Roger Waters sta sostenendo ciò che stiamo dicendo”.

Parlando al Blumenthal ‘s Grayzone  Project Waters  ha esortato altre celebrità che avevano concesso il loro appoggio al White Helmets a riconsiderare la loro posizione verso il gruppo. “Non li biasimo per essersi  fatti suggestionare. Sulla base delle apparenze, hanno giudicato plausibile che i White Helmets  fossero delle persone mosse da buoni sentimenti impegnate a fare buone cose. Ma oggi sappiamo che hanno provato a spingere l’occidente a lanciare illegalmente bombe e missili in Siria”

Waters  ha dichiarato a Blumenthal  di essere arrivato alla conclusione che  la campagna di Siria è stata “ una operazione dannosa  orchestrata  da persone che sperano di trarre vantaggio dalla cacciata di  Bashar  Assad, perché una volta destituito  Assad  ,  ci sarà campo libero  per il furto dei beni di un Stato  fallito”

Il White Helmets è stato il primo gruppo a parlare di un possibile attacco chimico a Douma . Anche se lodato enormemente  dall’occidente per il suo lavoro di soccorso , i suoi membri sono stati accusati ripetutamente di avere contatti con gruppi estremisti.

Blumenthal ha dichiarato che le email hanno discolpato giornalisti come lui i quali hanno messo in dubbio l’immagine del White Helmets come un’organizzazione  di difesa dei diritti umani. “Per anni giornalisti, me compreso, hanno messo in guardia sul pericolo del White Helmets, per come questa organizzazione sostenuta dall’Occidente e dai Governi del Golfo sia , fondamentalmente,  uno strumento atto a  favorire il cambio di regime” Ha confermato Blumenthal a RT. “Non è solo un gruppo di normali operatori volontari per la salvezza. E’ un’organizzazione di influenza internazionale  i cui rappresentanti si presentano al Congresso così come in diversi Parlamenti in Europa  per spingere a istituire no fly zone  e porre sanzioni  sulla Siria” .

Il White Helmets pretende di considerarsi  un'organizzazione civile di difesa operante in aree della Siria sotto il controllo di diversi gruppi armati, compreso gli islamisti più accesi, oppositori del governo  centrale di Damasco. Riceve finanziamenti  da diverse Nazioni occidentali come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna . Il gruppo ha ricevuto grandi attestati di stima dai media occidentali e un documentario ad esso dedicato ha vinto un  premio accademico.

In alcune occasioni esponenti del White Helmets sono stati sorpresi in  azioni esecrabili , come  assistere a pubbliche esecuzioni, o organizzare false operazioni di salvataggio. Alcuni critici sostengono  che tali  operazioni di salvataggio erano messe in atto solo per coprire il loro reale proposito: procurare foto e filmati favorevoli agli oppositori di Damasco e fornire il pretesto per azioni militari  contro le forze governative siriane. Persone di luoghi   riconquistati dal governo togliendole alle formazioni jihadiste confermano queste voci.

White Helmets