Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 22 novembre 2017

Inaccettabile ignavia della Giunta Zingaretti sull'attuazione della legge per l'acqua pubblica Gli attivisti occupano Consiglio regionale e ottengono un incontro con l'Ass.re Refrigeri



Oggi in un Consiglio regionale praticamente deserto sono state discusse le due interrogazioni presentate da M5S e Insieme per il Lazio con cui si chiedeva al Presidente Zingaretti e all'Ass.re Refrigeri cosa intendessero fare per attuare la legge regionale sull'acqua pubblica (L. R. 5/2014) a quasi 4 anni dalla sua approvazione, ovvero quando sarebbe stato approvato il provvedimento di definizione degli ambiti di bacino idrografico (ABI).


Zingaretti e Refrigeri non hanno avuto neanche il coraggio di presentarsi in aula per rispondere del loro ritardo nell'applicazione della legge. Hanno delegato un ignaro Ass.re Fabiani il quale, in risposta alle interrogazioni, si è limitato a leggere una laconica nota degli uffici tecnici con cui si ribadiva il ritornello tanto caro a Refrigeri: stiamo predisponendo, stiamo lavorando.

E' evidente che una risposta del genere è inaccettabile dopo tutto questo tempo, quando siamo sull'orlo della fine legislatura, dopo che come comitati abbiamo avanzato e fatto depositare già da 3 anni, da consiglieri di maggioranza e opposizione, una proposta di legge dettagliata sulla definizione degli ambiti, dopo che la Giunta ha formalmente incaricato il Prof. A. Lucarelli per la redazione di una proposta a riguardo e che quest'ultimo a metà giugno ha consegnato all'Ass.re Refrigeri il suo lavoro.


A questo punto, a seguito dell'ennesimo rinvio, è esplosa la rabbia delle decine di attivisti dei comitati per l'acqua pubblica presenti in Consiglio che, di fatto, con le loro proteste hanno bloccato la seduta e hanno chiesto, minacciando l'occupazione della sala, di fissare nel più breve tempo possibile un incontro con l'Ass.re Refrigeri.


La situazione si è sbloccata quando è stato comunicato che l'Ass.re Refrigeri ha dato la sua disponibilità a svolgere l'incontro per mercoledì 29 novembre alle 17.00 presso la sede della Giunta.

L'ignavia dimostrata dalla Regione fino a questo momento è un chiaro segnale di come questa Amministrazione abbia deciso di mantenere lo status quo e quindi di rendersi complice delle peggiori gestioni ed essere collusa con gli interessi privatistici di Acea che da sempre aspira a diventare il gestore unico regionale.

Le decine di attivisti presenti oggi lo hanno ribadito chiaramente: l'unica strada per tutelare la risorsa di fronte all'emergenza idrica e difendere gli interessi della collettività è l'attuazione della legge 5/2014.

Parteciperemo numerosi all'incontro con l'Assessore Refrigeri del 29 novembre, determinati a non fare un passo indietro sul raggiungimento di una gestione pubblica dell'acqua nel Lazio e decisi a non accettare più risposte evasive.

Lo ribadiremo anche in quell'occasione, l'attuazione della legge sull'acqua è solo ed esclusivamente una questione di volontà politica.
I cittadini si sono espressi chiaramente con il referendum del 2011 e ogni volta che sono stati chiamati ad esprimersi a riguardo.

Ora sta alla Giunta Zingaretti e alla maggioranza che la sostiene dimostrare di essere rappresentanti del popolo e non delle lobbies che vogliono lucrare sull'acqua.

Ora sta alla Giunta Zingaretti e alla maggioranza che la sostiene dimostrare di essere parte della soluzione e non parte del problema.

Come comitati per l'acqua ci impegneremo e lavoreremo fino all'ultimo per far prevalere una scelta di civiltà e di rispetto della democrazia.

Roma, 22 novembre 2017.



Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio




Una prima occupazione è avvenuta nel luglio del 2015
video Luciano Granieri.

PENSIONI : CGIL IN PIAZZA... BENE MA PER COSA ?

Umberto Franchi


La  Cgil che e' anche il mio sindacato, ha detto NO all'accordo proposto dal governo in merito alle pensioni, perche' nella sostanza prevedeva la possibilità ad ulteriori 4.000 lavoratori di andare in pensione a 66,7 anni anziché 67, con 42 e 10 mesi di contributi anziché 43 anni.

Quindi la CGIL a differenza della CISL e UIL che da sempre accettano qualsiasi cosa propongono governo e padroni, ha fatto bene a respingere un accordo sul nulla e a proclamare una giornata di lotta con manifestazione a Roma il 2 dicembre;

MA PER COSA SI MANIFESTA E SI LOTTA? ANCORA NON E' CHIARO ! LA SITUAZIONE E' QUESTA:

1) con la "riforma Fornero" sono state bloccate le pensioni senza rivalutazione in base al costo della vita ciò ha comportato una mancata rivalutazione ed una perdita di circa 100 euro mensili per chi ha una pensione netta di 1.200 euro mensili. Su questo la Cgil e' disponibile a fare una battaglia perché venga reso ai pensionati quanto è stato tolto loro dalla riforma Fornero ?

2) il meccanismo legato all'aumento dell'età manda in pensione di vecchiaia lavoratori che devono avere almeno 43 anni di contributi e 67 di età, età  che crescerà rapidamente a 70 anni . E' disponibile la CGIL a fare una battaglia per mandare tutti in pensione con 40 anni di contributi e/o 60 anni di eta?

3) i giovani che svolgano quasi tutti un lavoro precario andranno pensione con il sistema contributivo e a 70/75 anni di eta' stabilito dalla riforma Dini , con una pensione massima di 500 euro mensile. E' disponibile la Cgil a fare una battaglia per stabilire i calcolo in base al sistema retributivo e la garanzia di una pensione dignitosa ai giovani stabilendo che potranno andare in pensione al raggiungimento di 60 anni di eta' e 40 di contributi ?

Ora se qualcuno pensa che siamo richieste demagogiche perché non esiste la copertura da parte dell'Inps sbaglia !

LA REALTA DI BILANCIO' INPS E' QUESTA AL 30 OTTOBRE 2017 :

 Entrate complessive Euro 330 miliardi e 865 milioni di cui 107 miliardi e 371 da parte dello Stato a copertura delle aziende ed amministrazione pubbliche ex Inpdap, che non pagano i contributi. ai dipendenti.. ;

 Il fondo dei lavoratori privati sarebbe in attivo , ma con la fusione Inps Inpdap va in passivo e  nonostante lo  Stato  vada  a ripianare 107,371 miliardi , l'Inps chiude il bilancio con oltre 5 miliardi di deficit;

 Inoltre sulle entrate dell'Inps grava anche tutta l'assistenza ai lavoratori per:
a) Cassa Integrazione Guadagni;
b) mobilità;
c) in caso di fallimento di una azienda, l'Inps garantisce ai lavoratori la copertura della liquidazione e le ultime tre mensilità;
d) Malattia
La spesa complessiva per Assistenza è molto alta !

Occorre Quindi, chiedere altre due cose ed il problema si risolve:

a) la divisione tra previdenza ed assistenza facendo pagare allo stato tutta l'assistenza che ora grava sull'Inps;
b) obbligo alle imprese statali o amministrazione pubbliche di pagare i contributi assicurativi es. in caso di mancato pagamento, lo Stato deve intervenire per ripianare tutti i deficit.

Ecco se la CGIL farà una battaglia vera e su queste cose mi impegno a portare a Roma un pulmans di persone... ma manifestare per allungare le categorie per andare in pensione 5 mesi prima e' pochissima cosa... Non mobilita !

COMUNICATO SEZIONE ANPI APPIO



Giovedì 23 novembre 2017 alle ore 18 in Via La Spezia 79 il Coordinamento Antifascista Antirazzista del VII Municipio si incontra  con l’On. Emanuele Fiano, presentatore proposta di legge contro l’apologia di fascismo, e con Federica Angeli, giornalista da anni sotto scorta per le sue inchieste sui connubi tra criminalità e fascismo a Roma. Un incontro aperto, dove a tutti sarà dato di esprimersi anche criticamente su “quali strumenti legislativi per contrastare la galassia nera”.
Tra i nostri obiettivi ci sono la chiusura delle sedi occupate abusivamente in Via Taranto, l’approvazione di un ordine del giorno da parte del Municipio che obblighi all’osservanza della Costituzione (divieto di ricostituzione del partito fascista) per accedere a bandi ecc., lo scioglimento delle organizzazioni fasciste.
 
In risposta a questa iniziativa, l’organizzazione FN che occupa i locali ATER di Via Taranto proclama un contemporaneo “presidio” cittadino su questi temi, di cui riportiamo alcune frasi:
“FUORI FIANO DA SAN GIOVANNI.
FUORI GLI ANTIFASCISTI DA ROMA.
Il 23 novembre "l'onorevole" Fiano sarà in zona San Giovanni insieme alla giornalista, Federica Angeli, nota pennivendola al soldo del regime.(…)
Quello che non sanno questi signori è che la gente di San Giovanni non ha alcuna intenzione di appoggiarli, anzi non vede l'ora di ricacciarli via a calci.(…)
Tornassero dentro i loro cari palazzi o nei salotti radical chic che hanno devastato Roma e affamato il popolo. (…) “
 
Sono inaccettabili queste frasi, e lo abbiamo fatto presente alle Istituzioni preposte.
Chiediamo solidarietà e la più ampia partecipazione all’incontro del 23 in Via La Spezia 79.
Diamo totale solidarietà ai relatori così attaccati.
Ricordiamo le inchieste in corso sulle sedi nere come quella di Via Amulio.
Il fascismo non è un’opinione, è un crimine (Giacomo Matteotti)
 
Sezione ANPI APPIO

martedì 21 novembre 2017

Assemblea Pubblica

Dalla redazione


Il sito d’informazione UNOeTRE. It, in collaborazione con il quotidiano locale “l’inchiesta quotidiano”,  nella condivisione di un percorso distribuito   in tutta la  Provincia di Frosinone, finalizzato  all’individuazioni delle criticità e delle necessità impellenti nel territorio, ha organizzato l’assemblea aperta di Frosinone comprendente i temi sotto riportati. L’incontro si terrà mercoledì 22 novembre 2017 alle ore 17,30 presso la Saletta Centro delle Arti in Via Matteotti 2. Le conclusioni di questo dibattito verranno proposte ad un’assemblea plenaria, che si terrà il prossimo primo dicembre presso il salone di rappresentanza della Provincia di Frosinone, a cui è stata invitata la d.ssa avvocato Anna Falcone, promotrice assieme allo storico dell’arte Tomaso Montanari,del movimento “Alleanza Popolare per la “Democrazia e l’Eguaglianza. Confidiamo in un’ampia partecipazione.
I temi del dibattito di Frosinone.

“Assemblea popolare

Noi di qua sotto siamo stanchi di essere calpestati da un’èlite politica annoiata. Per noi di qua sotto, tutela della salute, accesso pubblico all’acqua, valorizzazione dei beni archeologici , devono essere assicurati con l’integrale applicazione della Costituzione. Sono invitati: Cittadini, Associazioni, Movimenti politici e sindacali .... comprese le èlite interessate.”

La convocazione di questa assemblea è stata preceduta da un articolo di Ivano Alteri e Luciano Granieri a cui si può accedere attraverso il seguente link

Per una nuova politica che non sia un gioco per èlite annoiate

Il treno di Renzi domani, 22 novembre, arriva a Frosinone alle ore 18.

Paolo Ceccano, segretario della Federazione Provinciale di Rifondazione Comunista



Un treno carico di cosa? Di teatranti della politica che magari daranno luogo a una sfilata presso il nuovo stadio per dare il segno trionfante che tutto va bene?

No, la provincia di Frosinone ha ben altro a cui pensare e noi chiediamo a Renzi che ripresentarsi dopo più di un anno in questa terra e non porsi la più piccola domanda di cosa sia successo, nel frattempo, alla realtà economia e sociale di questa provincia suona come una offesa.

Una offesa per quei 500 giovani della FCA mandati a casa con un sms, ai 300 giovani appesi all’amo dell’incertezza di un contratto a termine che scade fra qualche settimana.

Una offesa per la Valle del Sacco martirizzata da attività che da troppo tempo continuano a sversare inquinanti ad emettere sostanze tossiche e cancerogene, ad imputridire il terreno ormai ridotto a un cimitero biologico.

Una offesa per una realtà industriale oggetto di depauperamento messo in atto dai falsi salvatori delle multinazionali che continuano a fare man bassa di apparati tecnologici, di impianti e di know-how lasciando sul lastrico intere famiglie e i lavoratori di ogni genere.

Una offesa per la sanità Ciociara che giorno dopo giorno paga le conseguenze di politiche gestionali restrittive con la conseguenza che i presidi ospedalieri ridotti ormai al lumicino per cui curarsi comincia ad essere un lusso e per pochi.

Ecco, noi stiamo e staremo sempre presenti a ricordare al ministro Lotti, a Renzi ad un PD ormai distratto dalla sete di potere che la provincia di Frosinone soffre di questi mali e che per curare i quali non basta una scampagnata in treno, un diversivo propagandistico.


Il video che segue è evidentemente mio
Luciano Granieri




COSA CREDIAMO, COSA VOGLIAMO

Dopo il Teatro Italia: Dichiarazione di intenti di Je so' Pazzo



Ve l’abbiamo detto, siamo pazzi: perché troviamo innaturale quello che a tanti fanno credere che sia normale: la miseria, lo sfruttamento, la guerra di tutti contro tutti, la devastazione dell’ambiente. Siamo pazzi perché pensiamo che, se ci mettiamo insieme, tutto ciò possa cambiare. Per questo sappiamo che non possiamo limitarci a protestare, ma dobbiamo dire chiaramente dove vogliamo andare e che vogliamo fare. Ecco quindi la nostra dichiarazione di intenti, il nostro programma. Che poi è quello che milioni di persone in questi anni di crisi hanno chiesto con forza con scioperi, petizioni, cortei, occupazioni... 
Ora vogliamo discuterlo, precisarlo e realizzarlo insieme a tutti. Per produrre da subito un cambiamento reale.

1. VOGLIAMO LA LIBERTÀ. VOGLIAMO UNA VERA DEMOCRAZIA

Noi crediamo che ogni essere umano debba avere la possibilità di determinare il proprio destino.
Oggi invece non siamo liberi, né come singoli né come collettività. Il potere è nelle mani di pochi – banche, multinazionali, manager, mafiosi – che con il denaro controllano la politica e le istituzioni. Per questo l’unica legge che conta è quella del profitto e la corruzione è diffusa a tutti i livelli.
Noi vogliamo cambiare le attuali forme di governo, che sono pensate per escluderci, e realizzare una vera “democrazia”, che alla lettera non vuol dire altro che “potere del popolo”. Noi vogliamo controllare dal basso tutte le amministrazioni e creare nuove forme di partecipazione, che rispecchino i nostri veri bisogni e interessi.


2. VOGLIAMO LAVORARE TUTTI E LAVORARE MENO

Noi crediamo che tutti debbano contribuire al benessere della collettività con il lavoro, da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni. 
Oggi c’è chi è costretto ad ammazzarsi di straordinari e chi è disperato perché non riesce a trovare un impiego, ci sono anziani che vorrebbero andare in pensione ma non possono e giovani condannati ad essere inattivi. Lo stesso progresso tecnologico, che pure potrebbe alleviare la fatica e farci lavorare meno tempo, produce solo maggiore disoccupazione e sfruttamento. Quest’organizzazione del lavoro non ha alcun senso: è funzionale solo ai profitti di banche e padroni.  
Noi vogliamo combattere le scelte politiche ed economiche che producono disoccupazione, sfruttamento ed emigrazione, vogliamo una distribuzione e organizzazione del lavoro egualitaria e che valorizzi le capacità di ciascuno. Pensiamo che al rifiuto dei datori di lavoro di assicurare piena occupazione, alle multinazionali che prendono i soldi e poi scappano, bisogna rispondere togliendo loro i mezzi di produzione e dandoli alla collettività, in modo che tutti possano avere un lavoro e un alto tenore di vita.

3. VOGLIAMO LA REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA

Noi crediamo che tutti debbano poter godere della ricchezza che è frutto del lavoro.
Oggi invece la nostra società è caratterizzata dal massimo livello di ricchezza e contemporaneamente dal massimo livello di disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Questa è la dimostrazione pratica che il capitalismo non funziona. Queste enormi ricchezze sono frutto di una costante rapina che si realizza per mezzo di bassi salari, della precarietà, del lavoro nero, delle basse pensioni, dell’evasione fiscale e della corruzione. 
Noi vogliamo riavere indietro tutto ciò che ci è stato tolto, usare subito a scopi sociali tutta la ricchezza che produciamo ogni giorno.

4. VOGLIAMO CASE PER TUTTI E CITTÀ VIVIBILI

Noi crediamo che la casa sia un diritto. Ripararsi è un bisogno primario, come mangiare, bere e respirare. 
Oggi invece la possibilità di avere una casa è legata alla disponibilità economica di acquistarla o di affittarla, ovvero di far realizzare a banche e padroni un profitto. Palazzinari, banche e speculatori fanno i prezzi del mercato e tengono persino le case sfitte, spingendo sempre di più le persone in lontane e invivibili periferie.
Noi vogliamo un grande piano di edilizia popolare che preveda la riqualificazione degli immobili disponibili nelle nostre città, un moderno equocanone che contenga i fitti, spazi verdi e reali servizi di trasporti pubblici che facilitino la vita agli abitanti delle periferie e ai pendolari.

5. VOGLIAMO LA TUTELA DELLA SALUTE, DELL’AMBIENTE E DEI TERRITORI

Noi crediamo che la salute sia una cosa essenziale, l’indice su cui si misura il progresso di una società e che non possa essere subordinata al profitto o a interessi privati come quelli delle case farmaceutiche.
Oggi invece solo chi paga o chi ha “le giuste conoscenze”, può permettersi un servizio sanitario di qualità e senza attese infinite per una visita o un esame clinico. La sanità pubblica viene smantellata, aziendalizzata ed è sempre più legata a clientele politiche.
Noi vogliamo una sanità gratuita, efficiente e sottoposta al controllo popolare, vogliamo l’aumento delle campagne di prevenzione. Diritto alla salute per noi significa anche sicurezza sui posti di lavoro, fine della devastazione ambientale e dell’inquinamento delle città: vogliamo regole certe e che vengano rispettate, la bonifica dei territori e la loro messa in sicurezza, un piano di manutenzione idrogeologico.

6. VOGLIAMO UN’ISTRUZIONE ACCESSIBILE A TUTTI, GRATUITA, LIBERA, DI QUALITA'

Noi crediamo che l’istruzione e la cultura debbano essere finalizzate al progresso dell’individuo e della collettività.
Oggi invece il comparto della formazione e dell’istruzione sono sempre più in via di smantellamento e privatizzazione, non ci sono abbastanza asili e nidi, i programmi sono standardizzati, abbiamo scuole e università di serie A - che si pagano a caro prezzo - e di serie B - che sono situate in strutture fatiscenti, dove mancano anche le attrezzature di base (dalle palestre, ai laboratori, alla carta igienica!), e che offrono un servizio
mediocre.
Noi vogliamo un’istruzione accessibile a tutti, borse di studio e servizi per gli studenti, programmi di sostegno validi e strutture adeguate per i ragazzi affetti da handicap fisici o mentali, scuole pubbliche e agibili. Vogliamo un’istruzione che ci insegni a decidere con la nostra testa e non a obbedire ciecamente, a cooperare e non a competere, a valorizzare le nostre inclinazioni, a interrogarci costantemente e a migliorare insieme agli altri.

7. VOGLIAMO LUOGHI DI AGGREGAZIONE, CULTURA E SPORT PER TUTTI

Noi crediamo che, per potersi realizzare pienamente, all’essere umano serva molto di più che vedere soddisfatti i propri bisogni primari. Nutrire la propria mente e curare il proprio corpo sono esigenze importanti che dovrebbero essere garantite a tutti. 
Oggi invece dobbiamo pagare per lo sport, per leggere, per sentire un concerto, vedere un film o godere dell’arte. Non abbiamo posti dove poterci confrontare liberamente, dove fare musica, arte, sport fuori dalle regole commerciali e della competizione selvaggia, dove sperimentare, dove poter giocare ed entrare in contatto con gli altri: in quelli che ci sono vigono solo i dettami del profitto.
Noi vogliamo luoghi di aggregazione, palestre e campetti sportivi, possibilità di accedere a cinema, teatri, concerti e tutto quello che ci serve per svilupparci come esseri umani. Pensiamo che se lo Stato non garantisce tutto questo è legittimo prendersi quello che serve e destinarlo all’uso della comunità.

8. VOGLIAMO GIUSTIZIA

Noi crediamo che la giustizia non coincida con la legalità, anzi, che molte leggi siano chiaramente ingiuste. Crediamo che la legge debba essere al servizio del popolo, proteggerlo contro gli abusi e le ingiustizie e non perpetuare un sistema iniquo.
Oggi invece la legge tutela solo i privilegiati: le carceri sono piene di persone che hanno commesso piccoli reati mentre i politici corrotti o i colpevoli delle grandi truffe e dei crack finanziari se ne vanno in giro indisturbati. Con la legge si tutela chi vuole licenziare e sfruttare e non chi protesta perché ha perso il lavoro, chi tiene le proprie proprietà sfitte e non chi lotta per il suo diritto alla casa. 
Noi vogliamo cambiare le leggi che non sono fatte nell’interesse della maggioranza, e sostituirle con altre che, in materia di giustizia penale, fiscale e civile, garantiscano un’uguaglianza formale e  di fatto, il diritto alla libertà, alla propria realizzazione e a un’esistenza sicura.

9. VOGLIAMO LA FINE DELLE DISCRIMINAZIONI E IL RISPETTO DEI DIRITTI CIVILI

Noi crediamo che tutti gli uomini e le donne siano uguali e che a tutti debbano essere date le stesse possibilità, perché con lo sviluppo delle loro capacità e con le loro differenze possano arricchire la collettività. 
Oggi invece vediamo imporsi tanti tipi di discriminazioni, in particolare contro le donne e contro gli immigrati, ma anche contro i portatori di handicap, rispetto alla provenienza geografica, alla religione, o all’orientamento sessuale. Queste discriminazioni servono a creare divisioni fra noi tutti grazie alle quali continuare a dominarci e a sfruttarci.
Noi vogliamo la fine immediata di queste discriminazioni, vogliamo combattere il sessismo e il razzismo, sia nelle leggi che nella società, sia all’interno delle case che dei posti di lavoro, per giungere all’unità di tutti gli sfruttati.

10. VOGLIAMO LA PACE E LA FRATERNITÀ FRA I POPOLI 

Noi crediamo nella pace tra i popoli, crediamo che l’unica guerra che debba essere combattuta sia quella degli sfruttati contro i loro sfruttatori. 
Oggi invece viviamo in una costante situazione di guerra: i conflitti sono in continuo aumento, come le vittime e i profughi. Queste guerre vengono fatte strumentalizzando i popoli, solo per proteggere gli interessi dei potenti. Per farle gli Stati spendono i nostri soldi, che potrebbero essere indirizzati al benessere collettivo. 
Noi vogliamo la fine delle guerre, il ritiro dalla NATO e il taglio delle spese militari, la smilitarizzazione dei territori, la fine delle servitù militari. Sappiamo però che senza giustizia non può esserci pace, per questo vogliamo sviluppare una vera solidarietà internazionale, e sostenere le lotte per il diritto all’autodeterminazione di qualunque popolo sia oppresso (palestinesi, curdi, baschi etc.). Vogliamo che tutti i popoli del mondo abbiano il potere di esprimersi sulla loro terra e sulle grandi questioni del pianeta.

di seguito alcuni link utili:



 http://jesopazzo.org/index.php/blog/257-programma-post-elettorale-napoli

lunedì 20 novembre 2017

Grazie

Ex OPG Occupato - Je so' pazzo



Avevamo detto: "bisogna sognare!", e ieri  (sabato 18 ndr) il sogno è cominciato.
Anche se i media, pure quelli di sinistra, non sembrano essersene accorti, ieri è successo qualcosa di straordinario. E non solo perché un centro sociale ha dichiarato di voler partecipare alle elezioni, o perché un'assemblea chiamata 3 giorni prima ha riempito un teatro di 800 posti senza sponsor mediatici, senza "grandi nomi", senza bisogno di truppe cammellate...
Ma per l'entusiasmo, la passione, l'emotività che ieri si sentiva nell'assemblea e che ha attraversato in questi giorni l'Italia come una scarica.
Grazie quindi a chi è venuto, a chi ha rinunciato in mezzo alle fatiche a un giorno di pausa, a chi ci ha rimesso i soldi, a chi come il Salto ha lavorato più che nei giorni normali, a chi ha rinunciato a parlare per fare spazio ad altri, a chi ha avuto la pazienza di sentire tutti gli interventi, con un rispetto mai visto.
Più di cinque ore di assemblea, tanti gli interventi, circa 40, di vertenze lavorative, lotte territoriali, associazioni e comitati, realtà politiche, singoli cittadini. Tantissimi i giovani e le donne che hanno preso parola sul palco, come mai se ne vedono in eventi simili. Tutti animati dagli stessi problemi, dalle stesse paure, ma anche dalla stessa voglia di fare, di costruire una lista popolare che riesca a intercettare il bisogno di riscossa che cova nel nostro paese.
Oltre cinquecento persone in media collegate da tutta Italia per seguire la diretta, decine di migliaia quelle che l'hanno vista in seguito, oltre 90.000 che hanno visto il video di lancio.
Due, tre generazioni che si sono riunite e finalmente hanno dialogato, mondi delle organizzazioni della sinistra che si sono ritrovati insieme ai movimenti sociali in nome di comuni ideali.
Uno spirito nuovo, bello, fresco, sincero: senza tatticismi e politicismi, perché la politica è innanzitutto questo, migliorare la vita collettiva, trovare insieme soluzioni ai problemi, mettere in pratica le cose di cui abbiamo bisogno.
Ieri sera abbiamo brindato, felici perché in tanti hanno accettato la sfida che avevamo lanciato, felici perché la politica è anche gioia, e per noi rompere un muro di rassegnazione e depressione, creare scompiglio, è già una vittoria.
Oggi si ricomincia a lavorare. Non possiamo perdere tempo. Perché non ne abbiamo. Perché chi ci segue e chi dobbiamo ancora coinvolgere aspetta un messaggio chiaro, deciso, che gli permetta di mobilitarsi, di partecipare, di salire anche lui sul palco delle elezioni a raccontare al paese la sua storia, le sue lotte, i suoi bisogni, i mezzi per soddisfarli.
Perché siamo sicuri che ci sono ancora tanti compagni di strada da coinvolgere, altri centri sociali, altri comitati di lotta, altri pezzi sindacali, altre reti studentesche, altri gruppi politici, e tanti altri singoli insoddisfatti di quello che hanno. Possiamo e dobbiamo farlo. Questa deve essere la casa di tutti quelli che lottano, di tutti quelli che ci credono sinceramente e senza tornaconti.
Oggi mettiamo su la mailing list. Faremo uscire il resoconto di tutti gli interventi. A partire da quelli, prepareremo una bozza di programma, che sottoponiamo a tutte le assemblee territoriali, a quelle già esistenti e alle nuove che saranno chiamate in questi giorni. Fra due/tre settimane ci rivediamo, e cerchiamo di chiudere il tutto.
Non sarà facile raccogliere centinaia di migliaia di firme in tutta Italia, non sarà facile arrivare a bucare i media, non sarà facile guadagnare il diritto all'esistenza per i soggetti non rappresentati dalle classi dominanti.
Ma ognuno di noi ha un potere che nemmeno immagina, che se messo in relazione con quello degli altri, può produrre una mezza rivoluzione!
Grazie ancora a tutte e tutti. Potere al popolo!

domenica 19 novembre 2017

Che ne sarà delle aspirazioni elettorali dei "Civici"?

Luciano Granieri ,  Comitato 4 Dicembre per la Costituzione Frosinone.




La mesta fine dell’esperienza unitaria tentata dall’Alleanza Popolare per la Democrazia e l’Eguaglianza  (gli auto convocati del Brancaccio, per intenderci) segna l’ennesima fallimento di un progetto finalizzato alla    collaborazione fra   forze civiche e partiti strutturati. Nonostante la buona volontà e lo spirito di servizio dimostrato da Anna Falcone e Tomaso Montanari, l’esito non poteva essere diverso da ciò che si è manifestato. 

A mio parere l’esperienza del Coordinamento per la Difesa della Costituzione, che ha condotto e vinto  la battaglia referendaria contro la  riforma scritta da J.P. Morgan ed affidata alla fallimentare realizzazione del duo Renzi-Boschi,  ha avuto il merito di fornire agli altri movimenti civici uno scenario unico nel quale inserire le proprie istanze specifiche. Lo scenario è la Costituzione. In nome della Carta, i movimenti  per l’acqua,  per la legge d’iniziativa popolare sulla scuola, per la tutela ambientale, e altri ancora, hanno inserito le loro azioni  all’interno dell’unitario contesto  costituzionale. 

Un risultato straordinario che ha dotato tali organizzazioni di una forza nuova e prorompente, in  grado di diventare baluardo per la difesa dei principi costituzionali ed esprimere  una  spinta propulsiva per   riproporre con forza le ragioni di ogni singola rivendicazione. Anna Falcone e Tomaso Montanari sono stati assoluti protagonisti della battaglia referendaria proprio attraverso l’attività all’interno, o in collaborazione, con il Coordinamento Democrazia Costituzionale e dal quel movimento avrebbero dovuto  trarre lezione   nel loro lodevole tentativo di costituire una lista in grado di presentarsi alle elezioni. 

Dall’esito del referendum costituzionale è emerso che quando il cittadino è in grado di esprimere un voto determinante per l’esito delle consultazioni e inerente a temi concreti, non diserta le urne. Il proposito  dei "Civici"poneva tale considerazione fra le principali  motivazioni per una candidatura alle  politiche . Sottoporre agli elettori  programmi finalizzati  ad una più efficace redistribuzione del reddito, alla rivalutazione  del lavoro come elemento di promozione della dignità umana,  e comunque ad una riaffermazione  ed applicazione dello spirito sociale della Costituzione,  avrebbero potuto ricondurre alle urne  un blocco sociale  da decenni privo di rappresentanza. 

Se le finalità dell’operazione elettorale così congeniata era condivisibile, non lo è stata altrettanto la sua  attuazione. La modalità originaria,  basata sul coinvolgimento dei cittadini nei territori   per la  redazione di un programma condiviso , e la conseguente partecipazione assembleare nell’individuazione del portavoce, era appropriata, ma poi in nome della pretesa di costituire una lista unitaria alla sinistra del Pd il tutto è naufragato. 

L’esperienza maturata nella battaglia referendaria avrebbe dovuto insegnare   che la voglia di partecipazione dei cittadini trova un ostacolo insormontabile quando si profila il coinvolgimento di soggetti che già siedono in Parlamento. Nello specifico, cercare l’unità con formazioni costruite nel laboratorio  delle  aule parlamentari è stato  un errore madornale.   Sinistra Italiana, Possibile e Mdp sono entità che non hanno una base popolare, i loro esponenti sono stati eletti in altri contesti,  nella  coalizione "Italia Bene Comune" che aveva come ragione sociale il consolidamento del centro sinistra. La   stessa ragione sociale che oggi i fuoriusciti da  quella esperienza, per motivi spesso ambigui, promotori   dei  gruppi appena  citati,  rifiutano. 

Queste sono le persone che votarono la macelleria sociale di Monti, provarono  a manomettere la Costituzione già nel governo Letta quando tentarono di  sovvertire l’art. 138. Il popolo referendario magistralmente guidato proprio dalle associazioni di Falcone e Montanari mai riconoscerebbe come propri  rappresentanti  questi soggetti.   

E’ possibile che tali semplici considerazioni non abbiano  sollecitato riflessioni in  Falcone e Montanari?  Valutazioni più puntuali e realistiche forse avrebbero  sconsigliato sin da subito l’abboccamento con certi compagni di viaggio. Non si sarebbe perso tutto questo tempo nel rincorrere  tentennamenti e   tattiche spartitorie, per poi abbandonare tutto  come era chiaro fin dall’inizio. Ma soprattutto non si sarebbe persa una buona fetta di credibilità.

 Si vuole  partecipare alle elezioni ? Ebbene che si tenga conto dell’art.49 della Costituzione. Si costruiscano liste in cui i cittadini  possano esercitare il loro diritto a partecipare alla vita politica.   Si rifiuti la collaborazione   di notabili,  già titolari illegittimi  di un scranno,  che hanno il solo interesse a raggiungere  il  3% per rimanere in Parlamento, non importa se in maggioranza o all’opposizione.

Purtroppo nonostante la delusione per come i partiti abbiano trattato l'esperienza dei "Civici" Falcone e Montanari ci riprovano proponendo al gruppo di Mdp, Sinistra Italiana, e Possibile, una diversa organizzazione dell'assemblea del 3 dicembre  che certificherà la composizione delle  liste, non più composta solo dai delegati, eletti nelle assemblee regionali, ma da tutti i volenterosi militanti di questa nuova sinistra, senza preclusioni. Attendono risposte......Errare è umano ma perseverare è diabolico.


venerdì 17 novembre 2017

Colleferro 18 novembre: in piazza contro gli inceneritori e le menzogne.

Marina Navarra

Responsabile ambiente Federazione Provinciale di Frosinone Partito della Rifondazione Comunista .



La Federazione Provinciale di Frosinone del Partito della Rifondazione Comunista , Sinistra europea, aderirà alla manifestazione “Rifiutiamoli “ che si terrà sabato 18 novembre a Colleferro, a partire dalle ore 15,00, con concentramento in Corso Filippo Turati (altezza Murillo).

 E’ necessario  che  venga detta una parola definitiva  sulla chiusura degli inceneritori di Colleferro, così come rivendicato  anche dall’Assemblea Permanente Rifiutiamoli. Bisogna  smetterla con lo stillicidio di impegni menzogneri, assunti dalla Regione Lazio e dal  Comune di Roma, principali azionisti dei due impianti.

Dopo la prima straordinaria manifestazione, a cui aderì  anche la nostra Federazione,  che portò in  piazza a Colleferro, in un afoso pomeriggio di luglio, ben 6.000 persone,  i due enti gestori degli impianti annunciarono uno cambio di rotta sulla strategia dello smaltimento rifiuti.

L’assessore all’ambiente della Regione Lazio, Mauro Buschini, annunciò  la sostituzione degli inceneritori  con una nuova impiantistica mirata al riciclo e al recupero di materia .  Tutto ciò avrebbe dovuto comportare la redazione di un Piano Regionale dei Rifiuti non basato sull’incenerimento, quindi la ridefinizione del  piano industriale di Lazio Ambiente Spa.  Il destino dell’esangue, società di proprietà della Regione , infatti  è legato  alla vendita  dei propri asset  ai  privati e gli inceneritori rigenerati e funzionanti sono i gioielli di famiglia necessari a valorizzare maggiormente l’offerta.

Dal 3 agosto 2017, data in cui Buschini promise la svolta, nulla delle procedure che abbiamo indicato è stato realizzato. Inoltre le dichiarazioni rilasciate dall’amministratore delegato di Lazio Ambiente Spa  Gregorio Narda, non lasciano adito a dubbi. Il manager ha ribadito che dal  gennaio  2018 la società eserciterà la sola gestione degli  inceneritori, altro che riconversione!

Uguali menzogne arrivano dal Comune di Roma proprietario, attraverso AMA, del 40% di uno degli impianti di Colle Sughero.  L’assessore all’ambiente di Roma Capitale, Pinuccia Montanari, il 13 settembre scorso  illustrò il  piano per la riduzione e la gestione dei materiali  Post-consumo di  Roma capitale  2017-2021. Un progetto  che non prevede l’utilizzo di discariche ed inceneritori e quindi esclude  la riaccensione del camino  di Colleferro.  C’è un piccolo  (grande) problema contabile però.  La  quota azionaria del 40% che Ama detiene su uno degli inceneritori è parte  del proprio capitale, e la sua dismissione comporterebbe il pagamento di una fidejussione di 11milioni di euro alle banche.  Quindi l’attuazione del piano promesso dall’assessore Pinuccia Montanari , avrebbe qualche difficoltà ad essere      realizzato, pena il quasi fallimento di AMA.

Ciò detto è chiaro  come, alla volontà di procedere nel piano di revamping, si aggiungono una montagna di menzogne per tenere buoni  i cittadini della Valle del Sacco. La misura è colma, perciò  è fondamentale essere in  piazza sabato 18 novembre a  Colleferro, non solo per ribadire che la salute delle persone viene prima delle speculazioni finanziarie , ma anche perché siamo stanchi di essere presi in giro, da amministratori che ancora credono di poter impunemente  somministrare  al  popolo qualsiasi menzogna.

Rifiutiamo il degrado ambientale e  le bugie. Rifiutiamoli.

je so pazzo! ovvero Il re è nudo!

Umberto Baldocchi Coordinamento Democrazia Costituzionale


Difficile dire cosa riuscirà a decidere davvero l’assemblea convocata d’emergenza a Roma per sabato 18 novembre dai giovani dell’ OPG di Napoli,  Je so pazzo. Difficile dire se riuscirà ad autogestirsi in modo efficace ed innovativo, cioè in modo democratico.   Forse un miracolo è ancora possibile.   Ma, comunque vadano le cose,  credo che due cose almeno questa convocazione le metta in chiaro.  

Prima cosa. Questi giovani saranno certamente  “radicali”,  ma nulla hanno a che fare con la “sinistra che c’è” ( un tempo si sarebbe detto col “socialismo reale”, cioè col “socialismo che c’è”), ma non hanno neppure a che fare, fortunatamente, con la sinistra “che ancora non c’è”, ma vorrebbe far finta di esserci.    Lo deduco dalle loro parole,  ingenue e semplificanti, ma anche libere e chiare. Non direi che nelle loro parole non ci sia “testa” né consapevolezza. Né tanto meno che c’è soltanto da ridere. Direi che c’è invece la  medesima   “ingenuità” sconcertante e inesorabile che si trova spesso nelle domande e nelle intuizioni a bruciapelo  dei bambini.   Come quella del  bambino della nota favola,  che è l’unico a trovare il coraggio incosciente di gridare che “il re è nudo”.  Ho riascoltato il discorso semplice, ma lineare, della rappresentante dei giovani dell’ OPG occupato:  la denuncia dettagliata dei diritti sociali negati non è condotta in nome della lotta anticapitalistica o antimperialista, o della “rivoluzione sociale”, ma in nome della democrazia, senza attributi.  Quale è il problema centrale che essi denunciano?  Stupefacente, ma anche semplicissimo, anche se nessuno mi sembra lo abbia mai denunciato: il fatto è che  da anni manca una vera “rappresentanza democratica” dei cittadini, dato che da anni o forse decenni ( dal 2006 il Parlamento si è “autoblindato” grazie note leggi elettorali anticostituzionali) le forze politiche non si fanno più carico dei problemi concreti del Paese in generale, ed, in particolare, della massa  ormai debordante degli “esclusi sociali”.  Per questo, dicono i giovani,  bisogna restituire alla parola democrazia il suo senso esatto, cioè il potere al popolo. Bisogna cioè fare in modo che non i partiti già esistenti ma  i “comuni cittadini” utilizzino “ il diritto di associarsi liberamente” in nuovi raggruppamenti, partitici o no,  “per concorrere  con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Niente di più, ma anche niente di meno dell’art. 49. Perché i cittadini comuni non dovrebbero  presentare una lista elettorale che nulla  ha a che fare coi partiti esistenti e presenti in Parlamento? 

      Se si eccettua il movimento 5 stelle, da quanti anni i cittadini non entrano in Parlamento attraverso una nuova associazione o un nuovo partito? Da quanti anni gli oligarchi del parlamento sbarrano la strada a nuova partecipazione civile imponendo persino la scelta dei singoli deputati con le liste bloccate? I “nuovi partiti” che nascono anche in queste ore sono solo una nuova versione dei “vecchi partiti”, sono cioè partiti finti, sottoprodotto finale  di suddivisioni strategiche e riaccorpamenti spasmodici dei gruppi parlamentari che cambiano in continuazione etichetta, per non rispondere mai di ciò che hanno fatto. Sono partiti che  esistono in una realtà puramente virtuale e mediatica,  quella degli studi televisivi,  che accreditano l’idea  che vi sia anche troppa…democrazia.  Questi giovani ci ricordano allora  che la sovranità appartiene al popolo, non ai partiti, secondo l’articolo 1 e che essa può essere tale solo se è esercitata dai cittadini. Ce lo eravamo dimenticato.  Un grazie dunque è dovuto a chi ce lo ha  ricordato.
     
Se i giovani di Je so pazzo terranno fede a questo impegno, a quello di restituire la sovranità ai cittadini, saranno nei fatti il popolo della  Costituzione, comunque decidano di chiamarsi. E allora si salveranno i valori profondi e essenziali della “sinistra”, quelli che la “sinistra che c’è”- salvo lodevoli ma isolate eccezioni-  ha da tempo nei fatti messo da parte. Si potrà salvare la nobiltà della politica, che è l’equità vera, l’eguaglianza, il lavoro come fonte di dignità e non solo di reddito,  il rispetto rigoroso del merito, la partecipazione civile, la libertà di pensiero,  di parola e di coscienza, il coraggio della critica, lo sforzo di comprensione dell’altro, il dovere della solidarietà, spesso barattati con la retorica della solidarietà e la pratica del trasformismo. Forse l’errore più grosso del “Brancaccio” è stato proprio quello  di pensare che questi valori possano essere difesi soltanto insieme alla   “sinistra che c’è”.

Secondo punto.  Questi giovani si rivolgono non a coloro che “non ce l’hanno fatta”, a quelli che “sono rimasti indietro”, ma  alla massa degli esclusi, dall’operaio disoccupato cinquantenne al brillante laureato che lavora nel call center magari grazie al Jobs Act. A questi esclusi quale linguaggio riservano i partiti al potere ( di centro, di destra e di sinistra)? Mi riferisco qui all’altra testimonianza registrata. Il linguaggio del potere  è quello solito del “ricatto” del debito sovrano ( non pubblico, ma sovrano!) e delle privatizzazioni.  Prima vengono i debiti,  il rendimento dei bond sul mercato, poi- PIL e banche permettendo-  migliorando i conti, ci sarà forse spazio per recuperare gli “esclusi”, o  gli “scartati” per usare un termine più forte, quello che può permettersi Papa Francesco. E’ la voce di questi “esclusi” quella da riportare in Parlamento. Forse sarà un tuono più che una voce, se tutto questo riuscirà.   Quale sinistra “anticapitalista” ha mai usato questo linguaggio, ha mai denunciato apertamente il ricatto del debito pubblico? Quale sinistra ha mai fatto appello a tutti gli “esclusi”?
  Questi i motivi per cui varrà la pena votare una lista di democrazia costituzionale , che si chiami Popolo della Costituzione o in qualsiasi  altro modo, se riuscirà a superare gli ostacoli terribili che la nuova legge elettorale ha disseminato  dietro di sé per difendere le caste .   Ostacoli che non devono scoraggiare  ma che devono essere ben conosciuti.
Un incoraggiamento sincero allora a chi ha promosso l’iniziativa ed  a chi sarà sabato 18 a Roma.   Un unico suggerimento, quello che proporrei se fossi presente:  se volete sul serio ricostruire una democrazia vera, dovete fare quello che mai i partiti politici italiani hanno voluto fare sinora, applicare il metodo democratico a voi stessi, sempre e comunque, senza se e senza ma, come impone  l’art. 49 della Costituzione.  E’ questo l’unico modo per non tradire le buone intenzioni e per non diventare uguali in tutto e per tutto ai partiti che hanno umiliato la democrazia.   Tutto deve passare attraverso la discussione,la trasparenza,  il confronto delle idee, lo sforzo di comprensione della realtà, la valorizzazione delle competenze degli altri, a partire da quelle dei Comitati del NO che saranno presenti.  La vera politica è dialogo e confronto aperto.  Non vi preoccupate dei leader, anche se essi sono importanti. Preoccupatevi invece della democrazia interna. Perché i leader veri nasceranno di lì, non dal marketing elettorale o dai consigli elargiti  dai  “guru” americani.  La  “leadership” di Renzi   è un esempio perfetto delle cose da non fare.   Non dimenticate poi il 4 dicembre e la ricorrenza del referendum costituzionale. Potrebbe essere quella l’occasione di un prossimo incontro, organizzato con maggior serenità.

giovedì 16 novembre 2017

Per una nuova politica che non sia un gioco per èlite annoiate

Ivano Alteri

Luciano Granieri


La politica non è un gioco di società per élite annoiate. Per noi di qua sotto, essa è un'assoluta necessità; poiché qui da noi serve come il pane, per non essere affamati, umiliati e offesi.

Il Potere che si nasconde dietro il ceto politico odierno (complice, rassegnato o impotente, con rare eccezioni) ha progressivamente eroso la rappresentanza dei nostri diritti ed interessi, svuotando le istituzioni democratiche della nostra presenza, mentre cercava di rendere legale ciò che era, e resterà per sempre, inaccettabile. Fino ad ora, la protezione della Costituzione Repubblicana ha impedito che l'arbitrio si facesse definitivamente legge; e noi abbiamo impedito a nostra volta che tale protezione venisse meno, combattendo e vincendo la battaglia referendaria del 4 Dicembre 2016.

Ma noi, qua sotto, non intendiamo più limitarci a difenderci; noi, qua sotto, conosciamo bene la differenza che passa tra l'essere calpestati e il sentire soltanto il calpestio da lontano. A noi, qua sotto, non basta più soltanto resistere alle aggressioni predatorie. Neanche ai nostri avi politici è bastato. La loro Resistenza, infatti, è servita non soltanto ad abbattere il tiranno, ma anche a scrivere la Costituzione democratica per l'edificazione di un paese di uomini e donne liberi. La nostra odierna resistenza deve ora sfociare nell'applicazione integrale di quella Costituzione, per rendere effettiva la libertà che essa enuncia.

Noi di qua sotto vogliamo che la Repubblica rimuova gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. C'è un'élite disposta ad assumere la guida politica di tale volontà? C'è un'élite determinata ad aiutare questa nostra volontà a darsi nuova rappresentanza politica?

Questo è quanto occorre a noi di qua sotto. Per noi vincere significa invertire le politiche fin ora seguite, ripristinare i nostri diritti, preservare gli interessi dei più, combattere ad armi pari contro l'oppressore.  La nostra vittoria può consistere soltanto nel riprenderci la dignità di uomini e donne di fronte a chi pensa di poterci calpestare impunemente.

Di altre vittorie, noi di qua  sotto non sappiamo che farcene.

“Fermare la destra” è un obiettivo politicista e ingannevole che lasciamo agli imbonitori; a noi interessa far camminare le nostre istanze, riconquistarci gli strumenti democratici per la lotta, guadagnarci la vita oltre la sopravvivenza. Fare l'unità del ceto politico non rientra nelle nostre preoccupazioni quotidiane, visti gli stenti, la frammentazione e la solitudine in cui siamo costretti a vivere noi. Impedire alla destra di vincere e poi vedere le sue stesse politiche applicate dai nostri sedicenti rappresentanti, è una vittoria che abbiamo già visto e non ci interessa. Vincere le elezioni non è il nostro cruccio e non è la nostra vittoria. Il nostro cruccio è: “per fare cosa?”; la nostra vittoria è costruire il mondo  enunciato dalla Costituzione. E per farlo, noi di qua sotto ci sentiamo tutti indispensabili.

Per noi di qua sotto, cittadini della Provincia di Frosinone, è indispensabile che i beni comuni come l'acqua tornino nella nostra disponibilità, cioè pubblici; perché anche le fatture di Acea (e di altre utenze necessarie) sono un ostacolo economico al pieno sviluppo della persona umana. Esse sono altresì oltraggiose, poiché continuano a contenere la “remunerazione del capitale”, nonostante la contraria volontà da noi espressa chiaramente col referendum del 2011.

Per noi di qua sotto, abitanti di questa Provincia, è fondamentale disporre di un servizio sanitario che assicuri la tutela della salute come diritto fondamentale dell’individuo e della collettività. Prerogativa ostacolata dalle politiche nazionali e da un piano aziendale regionale che ha appaltato alla gestione privata l’intero comparto della diagnostica e della prevenzione e che concede un numero di posti letto inferiore alla quota stabilita dalla legge, nonostante l’inquinamento della nostra terra determini un’allarmante ascesa delle patologie tumorali e cardio-respiratorie.

Per noi di qua sotto, membri di questa comunità in grave crisi economica e sociale, è vitale la pianificazione di un modello di crescita economica inclusivo e sostenibile, che non passi più dalla speculazione fondiaria e finanziaria, ma si basi sulle straordinarie risorse archeologiche, naturalistiche e culturali nella disponibilità del territorio, per proteggere il nostro habitat e la nostra memoria, e trarre lavoro e ricchezza dalla loro valorizzazione.

Di questo discuteremo nell'assemblea fissata per il giorno 22 novembre, alle ore 17,30, presso la Saletta delle Arti (Saletta Gualdini), Via G. Matteotti 2, Frosinone, alla quale sono invitate tutte le associazioni, i cittadini ed eventuali élite interessate. Preghiamo astenersi i sedicenti “apolitici”.