Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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venerdì 22 novembre 2013

Genova: Controcorrente chiede una mobilitazione generale



Serve una mobilitazione generale della città
Su occupazione, salario, servizi si apra col Governo una ‘vertenza Genova’
A Genova la rabbia dei lavoratori dilaga. Da una parte c’è lo spettacolo indecoroso offerto dal Comune (e dalla Regione). Ma la radice dei problemi è rappresentata dalle politiche di austerità richieste dall’Unione Europea e portate avanti dal Governo PD-PDL. Genova oggi è diventata l’epicentro di tensioni legate a scelte locali e nazionali. L’ILVA, il riaffacciarsi della privatizzazione di Fincantieri e il tentativo di vendere Ansaldo. Il Governo taglia i fondi e a Genova Doria e il PD rispondono cercando di regalare le aziende ai compagni di merende, come a Firenze e a Torino e con gli esuberi al Carlo Felice.
La solidarietà alla lotta dei lavoratori è doverosa, ma non basta. Per risolvere un intreccio di problemi ormai esplosivo o si apre una ‘vertenza Genova’ col governo nazionale e gli enti locali per definire politiche e risorse adeguate oppure si adotta il metodo dello struzzo prediletto da Doria, coi risultati che vediamo. Il sindaco è riuscito a unificare lavoratori di aziende diverse, studenti, tassisti, comuni cittadini sotto la bandiera della lotta per la sopravvivenza e la dignità. Il sindacato deve decidere se raccogliere questa bandiera e lanciare una mobilitazione generale della città a difesa dell’occupazione, del salario, dei servizi pubblici oppure fare la stampella di questa politica. Oggi a De Ferrari c’era più gente e soprattutto molta più voglia di esserci e di lottare che una settimana fa allo sciopero generale di CGIL CISL e UIL. Vorrà dire qualcosa?

Simone Solari, autista AMT, racconta la lotta dei tranvieri genovesi, spiega la ragioni dei lavoratori e che cosa ha prodotto la privatizzazione di dieci anni fa. Per ascoltare l’intervista clicca sul link

mercoledì 6 novembre 2013

Decadenza (cerebrale) e interdizione (giudiziale)


(intervento personale dell’autore che non implica condivisione né responsabilità del collettivo ZNetitaly)
Diverse fonti riferiscono che l’ultimo (il più recente) libro di Bruno Vespa contiene l’affermazione di Berlusconi: “”I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso…”.  E’ poco credibile che il conduttore di Porta a Porta abbia frainteso il suo augusto interlocutore.  Magari, chissà?, Berlusconi si è dimenticato di precisare: “E io ho detto loro di non sparare cazzate oscene”, ritenendo implicito il doveroso rimbrotto. Improbabile anche questo. Così come è improbabile che ci sia stata una riunione di famiglia in cui uno dei frutti dei prolifici lombi si sia preso la briga di annunciare al babbo la bella pensata: “Ci siamo consultati tra noi e a nome di tutti ti dico che ci sentiamo come dovevano sentirsi … “ ecc.
L’ipotesi più solida è che sia stato lo stesso Berlusconi a inventarsi la vergognosa affermazione e a dare l’assenso per la sua pubblicazione.
In questo caso l’uomo è ormai meritevole, più che di condanna, di compassione, assistenza psichiatrica e di provvedimenti che limitino i danni che può fare a sé e ad altri.
La demenza senile colpisce in modo molto democratico ed è a volte subdola da diagnosticare. Il malato spesso ha degli intervalli di lucidità che, a chi non sia a conoscenza degli episodi deliranti, lo fanno apparire sano. Quanto ci sia tenuto amorevolmente celato al riguardo, lo sanno solo coloro che gli sono più intimi (o intime). E queste persone si trovano in una posizione, comprensibilmente, dolorosa e difficile.  E’ umanissimo che pensino che la lucidità che il loro caro dimostra fuori dagli accessi del male sia un segnale di ripresa o di rallentamento del decorso della patologia e che provvedimenti quali la messa sotto tutela siano esagerati e intempestivi. Possiamo anche immaginare, senza far troppa fatica, che i familiari del pover’uomo siano mal consigliati dalla turba di avvoltoi variamente interessati alla circonvenzione dell’incapace.
E’ una scelta drammatica privare l’infermo della sua indipendenza, ma è un dovere nel suo stesso interesse (che nel caso specifico, incidentalmente, coincide con l’interesse della nazione).
Conto che la famiglia Berlusconi si stringa attorno al suo patriarca ormai (e da tempo) vaniloquente e prenda l’unica decisione giusta.
A quei figli, sulla cui testa incombono anche tutti gli spergiuri (altra dimostrazione di incapacità di intendere e di volere) del genitore, tutta la mia solidarietà.

domenica 16 giugno 2013

Ross-@: indietro non si torna

A cura di Luciano Garanieri. Contributi di http://www.libera.tv/ e http://www.contropiano.org/




Ci scusiamo per la forma di “appunti”, forse insufficiente a restituire il clima e la profondità di molti interventi. ma ci è sembrato prioritario dare una prima informazione in tempo reale.
Prima della discussione, aperta con una relazione di Giorgio Cremaschi (sarà anche questa pubblicata quanto prima, tenendo conto del dibattito odierno), sono stati letti i messaggi dei compagni “promotori” che non hanno potuto essere presenti ma che hanno ribadito la propria partecipazione al progetto e al percorso:  Nicoletta Dosio, Antonio Di Stasi, Antonio Moscato, Carlo Formenti.
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Pasquale Voza. La questione del debito pubblico già capita e studiata da Marx, citazione.(“Il debito pubblico, ossia l’alienazione dello Stato — dispotico, costituzionale o repubblicano che sia — imprime il suo marchio all’era capitalistica. L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che passi effettivamente in possesso collettivo dei popoli moderni è il loro debito pubblico. Di qui, con piena coerenza, viene la dottrina moderna che un popolo diventa tanto più ricco quanto più a fondo s’indebita. Il credito pubblico diventa il credo del capitale. E col sorgere dell’indebitamento dello Stato, al peccato contro lo spirito santo, che è quello che non trova perdono, subentra il mancar di fede al debito pubblico. Il debito pubblico diventa una delle leve più energiche dell’accumulazione originaria: come con un colpo di bacchetta magica, esso conferisce al denaro, che è improduttivo, la facoltà di procreare, e così lo trasforma in capitale, senza che il denaro abbia bisogno di assoggettarsi alla fatica e al rischio inseparabili dall’investimento industriale e anche da quello usurario.In realtà i creditori dello Stato non danno niente, poichè la somma prestata viene trasformata in obbligazioni facilmente trasferibili, che in loro mano continuano a funzionare proprio come se fossero tanto denaro in contanti. Ma anche fatta astrazione dalla classe di gente oziosa, vivente di rendita, che viene cosi creata, e dalla ricchezza improvvisata dei finanzieri che fanno da intermediari fra governo e nazione, e fatta astrazione anche da quella degli appaltatori delle imposte, dei commercianti, dei fabbricanti privati, ai quali una buona parte di ogni prestito dello Stato fa il servizio di un capitale piovuto dal cielo, il debito pubblico ha fatto nascere le società per azioni, il commercio di effetti negoziabili di ogni specie, l’aggiotaggio: in una parola, ha fatto nascere il giuoco di Borsa e la bancocrazia moderna.)- Bisogna essere al tempo stesso retroguardia politica e avanguardia culturale….
Franco Russo. Ricorda le proposte di referendum di indirizzo sul Fiscal Compact e i trattati europei, e su una legge di iniziativa popolare sulla rappresentanza sindacale; il giudizio totalmente negativo sull’accordo del 31 maggio è la vera discriminante; tanta sinistra e parti di Rifondazione però non firmano..
Sergio Cararo. Non bisogna guardare alla crisi solo dal lato dei partiti; il mondo del sociale può anche essere “brutto e contraddittorio”, ma la sinistra non può essere elitaria e antipatica… Bisogna comprendere a fondo l’”ideologia delle masse”, quella che concretamente esprimono in un certo momento. In Turchia, per esempio, si scende in piazza con la bandiera nazionale… Dobbiamo capire che le lotte avvengono anche su terreni e culture diverse da quello cui ci riferiamo. La scadenza elettorale delle europee non è decisiva…
Imma Barbarossa. Tenere presente a rispettare il ruolo delle persone… L’essenza del libertarismo.. Su Grillo: il male di fondo è il trasversalismo di un’ideologia che copre i poteri veri che stanno dietro la casta e l’apparente democrazia, che in realtà trasforma i sudditi non in cittadini ma in spettatori…
Franco Turigliatto…. Il nostro è un percorso lento, non come è avvenuto con Cambiare si può…. In Rifondazione Comunista ci sono tanti bravi militanti, ma la loro “non scelta” è un dato di fondo del loro modo di pensare pensare. C’è ancora una debolezza politica di Rossa nei territori… I nostri avversari ed il potere temono la rivolta popolare più di quanto noi ci crediamo…
Umberto Oreste. Ci si sta organizzando sul territorio. Ci sono circoli di Rifondazione che agiscono autonomamente. Ci vedremo come Campania in assemblea a Salerno il 28 giugno. I conflitti avvengono. Per esempio stamattina le cariche della polizia a Pomigliano… Ma ci sono anche momenti di mobilitazione unitaria, come per i migranti di Caserta e I disoccupati di Napoli, assieme… Ma le difficoltà esistono… Sulle elezioni europee nutro dubbi, sono troppo vicine; a meno di non essere parte di un fronte anticapitalista europeo, più forte, ampio e unitario di quanto ora non sia…
Mauro Casadio. La crisi della sinistra radicale è stata dovuta non solo a errori, ma alla mancata rifondazione del pensiero comunista… Ci vuole un’analisi nuova… L’Europa rappresenta progetto imperialista moderno per reggere la nuova competizione mondiale tra sistemi e aree monetarie… Anche gli USA fanno lo stesso, come dimostra il fatto che fanno rientrare le produzioni delocalizzate…. Le classi dominanti europee operano su base continentale, hanno costruito gabbie salariali europee, e i salari italiani (greci, portoghesi, spagnoli, ecc) ne diventano vittima … Dall’Afghanistan fino all’Africa c’è una fascia ove non ci sono più gli stati…. Una proposta di lavoro e discussione teorica: fare i Quaderni di Rossa..
Jacopo Venier. Non bisogna sottovalutare la scelta di stare sul terreno politico, che significa misurarsi con il mondo politico. Esempio; sull’Europa è chiaro il no al fiscal compact etc, meno chiaro è se siamo su base nazionale o per un’altra Europa… Le relazioni internazionali sono necessarie.. Se partiamo davvero dal parlare il linguaggio della verità ,allora ci vogliono proposte concrete per affrontare il conflitto generazionale… Il nostro essere “retroguardia” non vuol dire arroccarsi nelle istituzioni, ma neanche l’opposto, ovvero ignorarle… La questione della “speranza”: come inganno no, ma la fiducia nella possibilità di cambiare serve… Occorre far sapere che siamo forti… Noi non dobbiamo pensare a andare in tv, ma a costruire una nostra rete di comunicazione e informazione..
Emidia Papi. Sì al promemoria di Giorgio, di taglio garibaldino…. Bisogna mantenere la piattaforma di Bologna, perché va bene. La questione di fondo è la costruzione del blocco sociale. A Roma, per dirne una, Marino ha preso più voti nei quartieri bene che in quelli popolari…. C’è stato nei giorni scorsi un omicidio a Roma, in un quartiere popolare di vecchi occupanti di case; costoro sul referendum Europa ci risponderebbero a pernacchie…. Oggi il blocco sociale non è in grado di individuare il nemico…. C’è stata una devastazione culturale e la frantumazione degli interessi… Vedo tre blocchi: destra guidata dai furbetti del quartierino, PD che copre il lavoro tutelato e il ceto medio, Grillo che ha cercato di rappresentare i precari e chi sta fuori… Rossa deve stare nelle lotte e promuoverle, non solo “dare solidarietà” a quelle che si verificano autonomamente..
Andrea Ricci. Sì ai punti di fondo del progetto politico, anche con la critica al l’opportunismo della sinistra radicale…. è ancora debole invece la posizione sull’Europa… Bisogna avere una posizione precisa sull’euro… La crisi non è affatto risolta, la bolla in Borsa si è gonfiata di nuovo… E c’è un connubio con crisi sociale… La questione dell’Euro è politica e viene usata per legittimare le classi dirigenti italiane… Nel ’92 l’uscita dallo SME fu a tempo, per fare poi ingresso nell’Euro.. Oggi non sarebbe così.. Uscire dalla moneta significa andare in mare aperto, e questo ci pone davanti all’interrogativo: noi lavoriamo per il crollo o dobbiamo aspettare di essere forti? La decisione è comunque necessaria …. Ci vuole un sito web adeguato per comunicare…
Nando Simeone… Il punto centrale è essere alternativi al centrosinistra… D’accordo con Casadio su analisi dell’imperialismo europeo, che ha al centro la distruzione dello stato sociale… Bisogna valorizzare il movimento di lotta in atto dal 2011, con eccezione Francia e Italia… Valorizzare occupy USA anche se elitario, le rivoluzioni arabe e soprattutto Turchia ove la lotta usa modalità dei movimenti come l’acampada… Rossa è importante perché unisce diverse collocazioni sindacali… Ma no al sindacato unico di Rossa, meglio un fronte sindacale antagonista… C’è un rischio a centrare tutto sull’Euro; si parte dalla questione sociale e casomai si arriva all’Euro… Bisogna mantenere un’ottica sovranazionale… C’è autorganizzazione dei movimenti, come gli insegnanti lo scorso anno che hanno ottenuto l’unico risultato positivo… Sulle elezioni, evitiamo il passaggio distruttivo delle aspettative come a Roma… Si fanno solo se servono…
Aldo Romaro. In Veneto non ci sono neanche più le macerie: tutto è rimasto spianato. Le adesioni sono ancora poche, ci vuole organizzazione per reggere… Bigona misurarsi con la classe reale, che è “brutta sporca e cattiva”… L’euro è un progetto politico. se era il dollaro non avremmo avuto problemi a creare uno schieramento contro… Dobbiamo scegliere, ma lavorare per organizzare: non solo lotte, nel sociale c’è di tutto, anche il mutualismo…
Nico Vox. Troppe certezze negli interventi… Quanti lavoratori conoscono l’accordo del 31 maggio ?.. Come lo si spiega… Secondo me con brutale chiarezza: o si accetta la tomba o si organizza la ribellione.. Bisogna misurarsi con le altre esperienze… Grecia Turchia Spagna …. Mancano ancora i giovani..
Fabrizio Burattini… Sono d’accordo… è necessario decidere una posizione chiara sull’ Euro. Ma rischiamo di illudere se centriamo tutto sull'Euro… Tatticamente sarebbe un errore apparire come una ruota di scorta di sinistra ai 5 stelle, che hanno parlato a volte di referendum su Unione europea… Le elezioni europee non sono una scadenza ghigliottina.. Dobbiamo organizzarci davvero, consapevoli delle difficoltà… Occorre chiarezza con le altre forze della sinistra radicale e chiarezza sul fare dell’accordo del 31 maggio una discriminante ..
Patrizia Turchi. Indietro non si torna, ma attenzione a non dare paura del vuoto alle persone… Va bene la proposta politica, anche un partito, rigorosa… Va costruita identità di classe e va prodotta egemonia… ALBA, per esempio, ha già delineato la sua collocazione…. Giusto organizzare incontri tematici (Costituzione, attacco art 138, ecc) Sull’Europa dobbiamo essere referente politico anticapitalista… Non accodarsi semplicemente a una campagna anti Euro.. Alle elezioni europee ci vorrebbero liste in tutto il continente, magari con capolista Ken loach….. La doppia appartenenza è un tema scivoloso.
Fabrizio Tomaselli. Non serve più discutere delle divisioni di sessanta anni fa… E no all’elettoralismo tanto per fare. Si affronta semmai come un passaggio… Blocco sociale e “movimenti sociali a km 0” sono realtà spesso indistinte; ciò che decide è la radicalità delle pratiche e non la costruzione di ipotetici bisogni… Per esempio: andarsi a prendere una casa…. Tutte cose per cui ci vuole l’organizzazione, comunicazione e …soldi. Sulla questione elettorale: ricordiamo che alle europee ci vogliono tante firme, non è che sia una cosa che si fa senza organizzazione…
Francesco Piccioni. Rossa deve dimostrare di essere una novità. Il progetto di unità non è un appello, ma richiede l’individuazione dell’avversario per concentrare forze altrimenti impotenti… Occorre un discorso chiaro e obiettivi su cui unire… Ad esempio: l’Euro è una domanda ineludibile: dobbiamo decidere… Ci vuole una struttura comunicativa comune, che superi le microstrutture…. Per questo tipo di movimento occorrono servono attivisti, non specialisti in “rappresentazione”. Abbiamo visto sindacati trasformarsi in centri servizi e partiti in comitati elettorali… Le elezioni: dobbiamo ricordare che sono “il tempo del raccolto”, ma solo se prima si è seminato; altrimenti il risultato è scontato… Ci vuole organizzazione a livello territoriale, partirei con l’obiettivo di fare le assemblee per definire anche dei coordinamenti a livello regionale… L’obiettivo e la tensione deve essere a parlare a chi è fuori dai nostri giri…
Eleonora Forenza. Io mi sento dentro la sconfitta, sulle condizioni materiali e sul senso comune sull’assenza di classe per sé… Indietro non si torna significa anche capire lo sfruttamento di oggi, non tornare ad analisi di prima del femminismo e di altre maturazioni e intrecci… Unità delle forze antagoniste è l’obiettivo… Le elezioni europee e i referendum sull’austerità: tutti i movimenti anti-austerità hanno radici nazionali e si proiettano sull’Europa… Nuove forme di precarizzazione e i “pride” fanno parte delle nostre pratiche? Come dirigente di partito sento il rapporto tra organizzazione e pratica… È il partito il problema… Rossa deve essere una casa comune, un’organizzazione di pratiche e non un partito…
Luigi Marinelli. Indietro non si torna significa anche impossibilità di tornare al modello socialdemocratico, che per alcuni versi non è mai esistito ma di cui tutti sentono una qualche nostalgia… Anticapitalisti dunque, ma se ne è parlato poco… Bisogna superare l’”europeismo” residuale nella sinistra, che va sostituito con l’internazionalismo di questo secolo… Sull’Euro: è la divisa della macchina di guerra europea.. L’organizzazione del blocco sociale è un impegno a tutto tondo, teorico e pratico, non un semplice discorso… Su Rossa è mancato fin qui un approfondimento sull’organizzazione territoriale… Ci vuole almeno una dimensione regionale, per ora…
Francesco Musumeci. Il “che fare?” per noi parte sempre dalla crisi… Il capitale può superare la sua crisi se non si fa avanti un soggetto alternativo… Senza risposte adeguate si va a una ripresa della destra… Bisogna lavorare dal basso per ricongiungerci… è stata importante, per esempio, la riunione a Milano sulla Palestina… Dico spesso che la sinistra fa come i porcospini quando è freddo: ci si avvicina, ma poi ci si respinge… Meglio essere le “vecchie talpe”, e riemergere.. Noi comunisti siamo costretti a vincere, paradossalmente… E infine condivido l’esigenza di una “zona comune di comunicazione”…

mercoledì 12 giugno 2013

Sabato 15 giugno torna la Critical Mass notturna di Frosinone

Pino Frisolo

Sabato 15 giugno, dalle ore 21,00 torna la Critical Mass Frosinone in modalità notturna, con ritrovo "casuale" al piazzale del campo sportivo, per festeggiare l’inizio dell’estate e pedalare in assoluta libertà e sicurezza tra le strade cittadine!

La Critical Mass è una “coincidenza organizzata”, un improvviso incontro di ciclisti urbani, senza leader nè organizzatori né copyright. Per far esistere una massa critica tutto ciò che serve è che abbastanza persone sappiano della sua esistenza e si incontrino il giorno designato per il raggiungimento della massa critica, per riappropriarsi tranquillamente di un pezzo di strada, in modo da escluderne i mezzi motorizzati, evidenziando cosi’ il diritto a vivere in una città a misura d’uomo e non di automobile. 

La Critical Mass proprio perché non è una manifestazione, ma una semplice ciclopasseggiata collettiva, non ha un percorso stabilito. Il percorso viene deciso sul momento, spesso da chi è in testa al gruppo.

Sono oltre 500 le città nel mondo dove è presente una Critical Mass e da alcuni anni anche Frosinone è tra queste. Si pedala per puro divertimento, per socializzare, per restare in forma, per vedere la città con occhi diversi,  e anche per dimostrare che è possibile vivere le città in maniera diversa, senza essere schiavi dell'auto e del petrolio. Proprio in conseguenza di questa mancanza di gerarchia, è richiesto che i cicloattivisti prendano responsabilità dell’evento, ciascuno individualmente.

Sono ammessi tutti i mezzi a propulsione umana: biciclette, skate, pattini, o semplice pedoni!
Sono caldamente raccomandati campanelli, trombette e tutto ciò che faccia colore e che serva a far festa!
Le strade vi aspettano! Sorridete: non siete più soli!


domenica 9 giugno 2013

Sentieri di pace

Emergency Colleferro

“Emergency Day 2013 -  Sentieri di Pace”
  nel Monumento Naturale della Selva di Paliano e Mola di Piscoli
16 giugno 2013 – dalle ore 10,00 a sera 

Il gruppo Emergency di Colleferro invita tutti a partecipare domenica 16 giugno 2013 alla terza edizione dell’“Emergency-Day - Sentieri di Pace”, presso il Monumento Naturale della Selva di Paliano e Mola di Piscoli.
Dalle 10 fino a sera, si susseguiranno una serie di attività dedicate alle famiglie e a tutti coloro che vorranno trascorrere una giornata all’insegna della natura e del divertimento.
Artisti, professionisti e tanti volontari metteranno a disposizione i loro talenti e la loro passione per trascorrere insieme una giornata indimenticabile.
I bambini potranno costruire  “pezzetti di bosco” con le maestre dello Scarabocchio, giocare con le Giovani Marmotte, lavorare la creta con Simona Morelli, sognare grazie alle fiabe raccolte e raccontate da Andrea Satta, andare a cavallo con Fabio del maneggio Paliano Country.
Durante l’intera giornata, si svolgeranno mini tornei di calcio per bambini con le società ASD Soccer Team Colasante (Colleferro), ASD Accademia Calcio Anagni, ASD Paliano e ASD Vjs Velletri.
Nella mattinata Guido Abballe, conoscitore di erbe spontanee commestibili, accompagnerà gli adulti in una passeggiata lungo i sentieri del Parco, alla scoperta di fiori ed erbe.
La chiusura della giornata riserverà un momento speciale dedicato alla riflessione con la rappresentazione teatrale “Morire di pace” dalla storia vera di Stefano Melone, di S. Greco Valerio e G. Fares.
La partecipazione a tutte le iniziative è gratuita e i fondi raccolti nel corso della giornata saranno interamente destinati al Centro Chirurgico e Pediatrico realizzato da Emergency a Goderich in Sierra Leone.

sabato 27 aprile 2013

Dichiarazione comune

PER UN MOVIMENTO POLITICO ANTICAPITALISTA E LIBERTARIO



Questo non è un appello, ma una proposta di lotta.
Vediamo e viviamo la miseria, l’offesa alla libertà e alla dignità della persona, la devastazione della natura esercitate ogni giorno da parte di un capitalismo criminale.
Un giorno una corte di giustizia dovrà essere istruita contro i responsabili di questi crimini contro l’umanità.
Ma ora dobbiamo prima di tutto smettere di piangere, rimboccarci le maniche e lottare.
Siamo donne e uomini con diversi percorsi politici, di lotta sociale e ambientalista, per le libertà civili la democrazia e l’uguaglianza.
Abbiamo in comune la volontà, la passione e la rabbia di non rassegnarci e di non arrenderci.
Certo il socialismo reale è crollato nel passato per sue colpe, ma il capitalismo reale oggi distrugge il presente e il futuro.
Per questo torna all’ordine del giorno la necessità di costruire un’alternativa all’attuale sistema economico, sociale e politico.
Per questo oggi più che mai sentiamo vive le nostre radici comuniste e libertarie, antifasciste e antirazziste, femministe e ambientaliste.
Non c’è liberazione possibile nel compromesso con l’attuale governo autoritario dell’economia e della società.
Lo hanno capito le donne e gli uomini del Mediterraneo, che ci insegnano a ribellarci.
Lo hanno capito donne e uomini dell’America Latina che si mobilitano per il socialismo del XXI secolo.
Lo hanno capito tutte e tutti coloro che fin sotto i templi del denaro e del potere nei paesi più ricchi hanno gridato: noi siamo il 99%!
Lo hanno capito quelle donne e quegli uomini d’Europa, che dalla Grecia alla Islanda, dalla Spagna a Cipro, scendono in piazza per rovesciare quelle politiche di austerità che stanno uccidendo ogni residuo di stato sociale e democrazia.
Noi ci sentiamo, vogliamo, essere parte di tutto questo.
L’Europa è oggi occupata dal regime della Troika e dei governi che la sostengono. Il popolo non è più sovrano, è solo debitore. Tutti i governi fanno guerra sociale ai loro popoli. La democrazia è ridotta a spettacolo televisivo.
Noi crediamo che, come nel 1848 e nel 1945, tutta l’Europa debba liberarsi dalla tirannia: allora dei sovrani assoluti prima e del fascismo poi, oggi del capitalismo finanziario e della sua oligarchia economica, politica e culturale.
Noi crediamo che sia all’ordine del giorno la necessità di un cambiamento rivoluzionario.
Noi non facciamo nessun generico appello all’unità.
Noi ci uniamo per la rottura con questa Europa e con questo capitalismo, per costruire una nuova storia comune.
È necessario che anche in Italia tornino in campo il pensiero critico, i progetti, le pratiche di un movimento politico anticapitalista di massa. Oggi questo in Italia non c’è e noi proponiamo di ricostruire partendo dal conflitto sociale.
Non ci nascondiamo le macerie che abbiamo intorno. Sinora tutti i tentativi di far emergere un progetto politico anticapitalista unitario dalle lotte sociali, civili, ambientali e per la libertà delle donne sono falliti. Questi fallimenti hanno precise responsabilità politiche, ma rimandano anche ad una questione più di fondo.
Oggi la sola lotta di classe pienamente legittimata è quella che viene dai ricchi verso i poveri, dai padroni verso gli operai, da chi ha il potere verso chi non ne ha. Tutti i bisogni, i diritti e le libertà degli oppressi sono invece contrapposti e frantumati tra loro.
Noi pensiamo che ci sia un nesso profondo fra dominio capitalistico e patriarcale, fra sfruttamento e mercificazione e che non ci siano bisogni di liberazione che possano essere sacrificati ad altri.
La dignità di chi lavora non può essere sacrificata al diritto a lavorare ed entrambi non possono venir prima del diritto alla salute e alla salvaguardia dell’ambiente. Non c’è lotta sociale e ambientale che venga prima di quella per la libertà e l’autodeterminazione delle donne. Riifiutiamo ogni contrapposizione fra diritti dei nativi e dei migranti.
Il capitalismo che si proclama liberale, ancora più astutamente in questa epoca di crisi, contrappone i bisogni di liberazione degli uni a quelli degli altri tirando la coperta stretta delle libertà dal lato che più gli conviene. I giovani precari contro i genitori occupati, l’ambiente contro gli operai, i diritti delle donne contro quelli del lavoro. La risposta non è il prevalere di un interesse sugli altri, ma invece il reciproco riconoscimento su un piano di parità e la costruzione dell’unità tra i conflitti contro gli avversari comuni.
La più grave crisi economica dal dopoguerra si abbatte sull’Italia, e non ci sono vie per superarla se si resta nel campo di quel pensiero politico unico che oggi viene definito come riformismo, ma che in realtà è solo una cultura politica del meno peggio, una tecnologia del potere adottata da tutte le forze che si alternano al governo e che ha come primo obiettivo quello di impedire o sterilizzare il conflitto sociale.
La democrazia italiana è commissariata, come mostra l’istituzione del pareggio di bilancio in Costituzione votata da PD, PdL e Monti. Le scelte di fondo, politiche ed economiche, sono definite dal pilota automatico, cioè dai vincoli e dalle regole del fiscal compact e dei trattati di Maastricht e Lisbona, dal supergoverno della Troika.
Tutto questo è precipitato su una democrazia già devastata da venti anni di berlusconismo e da un contrasto subalterno ad esso, quale quello condotto dal centrosinistra e dalla grande stampa. L’antiberlusconismo ha spesso mutuato dal suo avversario i principi di fondo, quali il maggioritario e la governabilità, la centralità del mercato e il liberismo, le privatizzazioni e l’anticomunismo. A volte è sembrato che l’accusa principale a Berlusconi sia stata quella di non essere un vero liberale di destra.
Anche per queste ragioni la domanda di cambiamento e rottura in Italia si è rivolta in gran parte al M5S. Essa esprime un bisogno di rottura democratica giusto, ma insufficiente. Non ci sarà vera trasformazione democratica senza una profonda e radicale trasformazione sociale. I poteri del capitalismo globalizzato e della casta sono intrecciati tra loro in un sistema oligarchico di potere che governa anche il senso comune con i grandi mezzi di comunicazione di massa. Se non si rovescia il potere di questa oligarchia, le rotture dei privilegi della casta saranno marginali e di puro effetto mediatico, il potere vero sopravviverà e riderà di noi.
Il cambiamento non si realizzerà se la lotta contro le caste burocratiche non sarà parte di quelle contro lo sfruttamento del lavoro e la devastazione della natura, contro la mercificazione delle vite e la disuguaglianza sociale, contro il patriarcato e la violenza maschile contro le donne.
Agli inizi del nuovo secolo il grande movimento che portò alle giornate di Genova sembrava aver individuato la strada della costruzione di un soggetto politico anticapitalista di massa, nel quale tutti i conflitti potessero liberamente riconoscersi. La catastrofica esperienza della partecipazione della sinistra radicale al governo Prodi ha distrutto questo percorso.
Un soggetto anticapitalista di massa non può che essere alternativo sia al social-liberismo del centrosinistra, sia al conservatorismo del centrodestra, che in Italia ed in Europa – a volte in alternanza, a volte proprio assieme – governano con le stesse politiche economiche e sociali. I
Privatizzazioni, flessibilità e precarietà del lavoro, tagli progressivi alla scuola pubblica alle pensioni e allo stato sociale, sono scelte comuni a questi due schieramenti; come dimostra il governo Monti, che ha distrutto le pensioni e l’articolo 18 con il sostegno di entrambi e il silenzio dei grandi sindacati.
La concertazione sindacale ha accompagnato e cogestito la regressione sociale e dei diritti del lavoro. Per questo una alternativa radicale alle politiche liberiste passa anche attraverso la la lotta per restituire a lavoratrici e lavoratori un grande movimento sindacale di classe, democratico e indipendente dai partiti.
Alternativa oggi vuol dire prima di tutto NO all’Europa del fiscal compact e dell’austerità imposta dai trattati e dai loro vincoli. Bisogna dire NO ora alle missioni di guerra e alla Nato.
Alternativa oggi vuol che dopo trenta anni di politiche liberiste prima di tutto bisogna distruggere la disoccupazione di massa.
Alternativa significa il rifiuto del vincolo del debito, la nazionalizzazione e la socializzazione delle banche e delle imprese strategiche, l’istituzione di poteri democratici reali e diffusi nei luoghi di lavoro, nel territorio, nelle istituzioni. Ci vuole un piano di grandi interventi pubblici per milioni di piccole opere, cancellando tutte le TAV che distruggono ambiente e lavoro.
Alternativa significa la costruzione, la difesa, la riappropriazione e gestione sociale dei beni comuni, contro la mercificazione delle vite, dell’ambiente e della salute, della conoscenza.
Alternativa, perché bisogna riprendere la marcia verso l’eguaglianza sociale partendo dalla riduzione generalizzata degli orari di lavoro, dall’abbassamento della età della pensione, dalla cancellazione delle leggi sulla precarietà, e di quelle sullo schiavismo e la criminalizzazione dei migranti.
Alternativa perché ci vuole una grande redistribuzione della ricchezza verso il basso, con un generale ed egualitario incremento delle retribuzioni e delle pensioni più basse, e con la istituzione di un reddito minimo garantito.
Alternativa, perché nulla di tutto questo potrà essere realizzato con le vecchie classi politiche di destra e di sinistra e con l’attuale sistema di concertazione burocratica sindacale.
Alternativa, perché un movimento politico anticapitalista è necessario per ricostruire forza e unità in tutto il mondo oppresso e disperso dalla precarizzazione devastante che ha imperversato in questi venti anni.
Noi siamo con quella grande maggioranza che oggi paga la crisi, dal lavoro dipendente privato e pubblico al lavoro autonomo e parasubordinato, al precariato diffuso manuale ed intellettuale, al popolo delle grandi periferie metropolitane, agli immigrati, alle donne espulse dal lavoro e colpite dai tagli allo stato sociale.
Noi siamo con le popolazioni del Meridione, che pagano due volte la crisi e che non vogliono precipitare nella desertificazione economica e sociale, nel non lavoro, nello sfruttamento schiavistico dei migranti e nella nuova emigrazione.
Noi lottiamo per la costruzione di una rappresentanza politica che non abbia come prima e unica ragione la presenza nelle istituzioni, ma che sia strumento della ricomposizione e organizzazione conflittuale del blocco sociale degli oppressi. Nessuno si deve più vergognare e isolare per la sua povertà, solo le relazioni solidali e il conflitto rompono la solitudine.
Occorre rompere con ogni subalternità al centrosinistra, con l’opportunismo elettoralistico, ma anche con quei settarismi e quella frantumazione che hanno portato la sinistra comunista e anticapitalista italiana ad essere la più piccola e ininfluente dEuropa. Ci sono tante esperienze di sinistra alternativa che crescono in Europa. Esse ci dicono che la strada che vogliamo percorrere è praticabile, purché si abbia il coraggio di ripartire su nuove basi.
Proponiamo di costruire un movimento politico anticapitalista e libertario di donne e uomini che vogliono lottare, sulla base di un programma di alternativa economica, politica e culturale, con adesioni individuali e pratiche di democrazia realmente partecipativa, con un sistema di relazioni plurali ed aperte.Vogliamo costruire questo movimento ed il suo programma imparando dalle lotte sociali e delle esperienze concrete in atto.
Pensiamo alla lunga resistenza del popolo della Valle Susa, capace di mobilitazioni di massa, di azioni dirette, di conflitto e iniziativa istituzionale. Pensiamo alle organizzazioni popolari per il consumo e per il diritto all’abitare, alle lotte degli operai che spontaneamente hanno scioperato contro la cancellazione dell’articolo 18 e a quelle dei migranti contro il caporalato della logistica, alle mobilitazioni degli studenti, degli insegnanti, dei ricercatori.Tutte queste lotte annunciano e reclamano un nuovo spirito unitario e nuove modalità di partecipazione e organizzazione. Vogliamo che esse siano gli elementi costituenti del movimento politico.
Siamo tuttora in differenti esperienze e in diverse organizzazioni politiche e sociali, ma riteniamo urgente l’avvio di un percorso comune, che vogliamo aperto, senza esclusioni basate su piccole discriminanti o pregiudiziali.
Per noi la sola condizione indispensabile per partire è sentire la profonda necessità di costruire ora e assieme un movimento politico anticapitalista e libertario di massa, alternativo e indipendente rispetto agli attuali grandi schieramenti politici.
Per questo motivo convochiamo un primo incontro aperto a tutte e tutti coloro che vogliono confrontarsi che siano interessati a un comune percorso per costruire l’alternativa.
Vogliamo con esso dare avvio a un viaggio comune nelle lotte e nelle sofferenze del paese. Alla fine di esso convocheremo una assemblea per decidere.
Primo appuntamento a Bologna l’11 maggio.

Lottare per rovesciare il governo

Giorgio Cremaschi. fonte http://www.libera.tv/


Giorgio Cremaschi attacca il Governo Letta ed indica la necessità di una opposizione frontale. L'appello è alle lotte a partire dal 1 maggio ma soprattuto alla chiarezza. Non ci sono mezze misure. Serve rovesciare il tavolo con coerenza e determinazione.
L'appuntamento è l'11 maggio a Bologna.



giovedì 15 novembre 2012

“Studenti aggrediti e rastrellati, il governo rimuova il questore di Roma”

Sandro Medici . fonte http://www.romacometivorrei.org

“Quella che era cominciata come una grande ed entusiasmante manifestazione studentesca si è trasformata in una vera e propria caccia all’uomo, con una settantina di studenti e cittadini fermati, una rappresaglia tuttora in corso nelle strade di Trastevere, sul Lungotevere, il Portico d’Ottavia; e tutto ciò per la premeditata scelta della Questura di Roma di far salire il livello del conflitto”. Così Sandro Medici, presidente del X Municipio e candidato a sindaco di Roma alle prossime elezioni. “Delle due, l’una – aggiunge Medici – o siamo di fronte a un allarmante dilettantismo oppure c’è chi sciaguratamente intende far crescere la tensione sociale: in entrambi i casi, la responsabilità di quanto accaduto è da attribuire alla Questura di Roma e a chi la dirige, che con tutta evidenza si dimostra inadatto, se non incapace, di fare il suo mestiere; e se ci fosse un governo democratico e intelligente, di fronte a quanto sta succedendo, dovrebbe semplicemente rimuoverlo”. “Contro ragazze e ragazzi che si battono per una scuola migliore, per il loro futuro e il nostro presente – continua Medici – non si può rispondere con i lacrimogeni e i manganelli; né si può giustificare una reazione così violenta solo perché qualcuno dal corteo ha stupidamente fischiato contro la sinagoga”. “Tra i fermati e gli arrestati ci sono anche gli artisti del Teatro Valle e del Cinema Palazzo, oltre a diversi cittadini rastrellati a caso, a dimostrazione dell’arbitrarietà con cui le forze di polizia hanno agito – conclude Medici – sarebbe il caso che vengano subito rilasciati tutti i fermati, per non aggravare ulteriormente una situazione che è stata intenzionalmente creata e che potrebbe ulteriormente degenerare; sempre ammesso che qualcuno, a Palazzo Chigi o al Viminale, sia in grado di controllare questo furore muscolare, questo feroce zelo questurino”.

lunedì 10 ottobre 2011

Il blues della maschera antigas

 Fighting Giada & the Barber Shop.

Siamo all'antivigilia di una manifestazione che si preannuncia grandiosa. Il 15 ottobre scenderanno in piazza tutti gli indignati d'Europa contro la dittatura del mercato e contro la devastazione sociale imposta dalla finanza e dal capitalismo.  Anche a Roma si prevede una partecipazione massiccia. Purtroppo   più imponente è la manifestazione e più feroce è la reazione delle forze dell'ordine. Per questo motivo trasmettiamo un  ammonimento  dei manifestanti valsusini che in questa estate di lotta hanno provato sulla loro pelle e nei loro polmoni l'effetto dei gas urticanti in dotazione alla polizia , PORTATEVI LA MASCHERA ANTIGAS . Signore e signori ECCO A VOI :
Il blues della maschera antigas



IL BLUES DELLA MASCHERA ANTIGAS

Mi piace andare in giro, con la maschera antigas
mi sento troppo in tiro, con la maschera antigas
la gente tutta intorno, ha la maschera antigas.

C'è quello che mi spara, con la maschera antigas
c'è quello che mi filma, con la maschera antigas
la coda in ferramenta per la maschera antigas

Nello zaino c'è il caschetto, gli occhialini, il fazzoletto,
qualche fetta di limone, del formaggio, del salame,
un coltello multiuso, cioccolato mezzo fuso,
acqua, birra, dei cerotti, dei biscotti tutti rotti
e i filtri di ricambio per la maschera antigas

Mi piace andare in giro, con la maschera antigas
mi sento troppo in tiro, con la maschera antigas
la coda in ferramenta per la maschera antigas.

lunedì 1 agosto 2011

Anti bufala, sito di agenzia interinale

INDYMEDIA ITALIA


Assunto un gallinaccio comunista per la rivoluzione greca

Da poco on line è presente una "la prima agenzia interinale dedicata al mondo dell'attivismo" activ@rmi http://www.activarmy.org
Sia ben chiaro E' UNA BUFALA CREATA AD HOC DA UNA AGENZIA DI VIRAL MARKETING.
Una cosa simile è già avvenuta nel 2004 con "espropri proletari"
sito che organizzava spese proletarie "organizzate". A tal proposito consiglio questo articolo http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=68
Non è ospitata da autistici inventati.
Non esistono agenzie interinali che mettono in contatto aspiranti "attivisti" con gruppi già organizzati, e mai esisteranno.
I gruppi "militanti" presenti nel sito sono inventati, così come i comunicati (annunciano addirittura una manifestazione studentesca il 29 luglio!!!!)