Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

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domenica 18 marzo 2018

Basta con gli attacchi alla memoria storica

Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese di Frosinone




La sezione di Frosinone degli Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese saluta con vivo entusiasmo il fallimento, almeno nell'immediato, del tributo che l'Amministrazione Comunale di Cassino ha cercato infingardamente di dare ad un sanguinario esercito invasore con la posa di una stele commemorativa in un luogo tristemente noto ai cassinati (vedi QUI ). Siamo contro gli eserciti invasori, siamo per il rispetto dei civili in ogni guerra, cosa che purtroppo non avviene oggi, in Palestina, come nel 1943/44 non avveniva in Cassino. Ci riconosciamo integralmente nei valori della Resistenza al nazifascismo e nella Costituzione italiana, soprattutto nell'art.10, e non mancheremo di essere presenti ed operativi in caso di nuovi attacchi alla memoria storica delle tragedie subìte dal popolo italiano.






















martedì 5 maggio 2015

Milano | 1° maggio No Expo - “Un po’ di possibile, altrimenti soffochiamo…

Riceviamo e diffondiamo una lettera aperta ai compagni e alle compagne: fonte http://informa-azione.info/

“Un po’ di possibile, altrimenti soffochiamo…”

Milano, corteo no-expo del 1 maggio.
Benvenuti nel deserto del reale... o meglio, benvenuti nella desertica realtà che viviamo ogni giorno. Qualche tempo fa in giro per l'Europa, e ieri a Milano vi abbiamo fatto assaggiare un po’ di quella devastazione con cui la maggior parte di noi è costretta a convivere ogni giorno. Vi abbiamo fatto vedere un po’ di quella rabbia che molto probabilmente anche molti e molte di voi covano sotto la coltre di una vita da miseria. Vi abbiamo sbattuto in faccia quella guerra in cui siamo ingaggiati ogni giorno nei nostri quartieri e nelle città in cui viviamo. Quella guerra che vi ostinate a non voler vedere, quella guerra nascosta sotto i veli mediatici della pace occidentale, minacciata, a quanto ci dicono, solo dai cataclismi e dai cosiddetti terrorismi…

E ora di nuovo riascolteremo il coro dell’indignazione civica: la violenza degli antagonisti, la cieca follia dei devastatori. Ma siete davvero così rincoglioniti? Fermatevi un secondo e provate a guardare con più attenzione tutto quello che la stampa e la tv hanno prodotto in questi giorni... poi scendete in strada e confrontatelo con quello che vedono i vostri occhi, con quello che sentono le vostre orecchie e la vostra pancia, con la paura che avete di perdere tutto, con quella voglia di farvi gli affari vostri che vi assale perché vi sentite ridotti all’impotenza e pensate che qualsiasi cosa facciate tanto tutto resta uguale. Provate a mettervi in gioco e all’ascolto e forse riuscirete a capire…

Riuscirete a capire che vivete davvero una vita di merda. E che molto spesso dite che non c'è niente da fare. Ma così parlano solo i cadaveri. E forse visto che intorno a voi c'è solo morte parlate proprio come dei vecchi che stanno per morire. E questo è il paese di merda in cui vivete, un paese di vecchi. Vecchio nella mente, vecchio nelle ossa. Qui da noi i “giovani politicizzati” sono più vecchi dei vecchi e la politica è l'abitudine più vecchia di sempre. Ecco perché non ci stupiremo nell’ascoltare, ancora una volta, le litanie di “movimento”: si dirà che giornate come queste possono dividerlo, il “movimento”, che i riot fini a se stessi non sono valorizzabili su un piano politico, e che gli obiettivi colpiti erano casuali e “capisco la banca ma le macchine non bisognava toccarle”… Chi utilizza questi argomenti come critica forse dovrebbe cominciare a chiedersi veramente cosa vogliono dire giornate come queste.

Cominciamo dal “movimento”...quella strana cosa che collega l'impolitico del popolo con il politico dello stato. Quella malattia tutta italiana che spesso affossa e ha affossato la spinta rivoluzionaria. E forse risentiremo anche i suoi teorici avventurarsi in complesse analisi politiche, parlare del ’77, dell'autonomia, diffusa, operaia e stronzate varie. Vi siete mai chiesti perché la figlia di uno dei peggiori partiti comunisti d’Europa abbia fallito così miseramente? Perché la grande spinta rivoluzionaria degli anni ‘70 si sia frammentata in cosi tante sigle e siglette, lasciandoci in eredità tante teorie e troppa rassegnazione? Ecco, questa “internazionale” di compagni e compagne che lottano quotidianamente sui territori, che si incontrano in giro per l’Europa e sulle barricate, vuole sbarazzarsi proprio di tutta questa melma politica. E speriamo dunque che la giornata di Milano metta a tacere anche tutti quegli scazzi che finché restano su questioni di principio e non si misurano con la lotta nelle strade, con il respiro del compagno e della compagna che ti è accanto e rischia con te, fa il gioco di tutti quei politicanti che si nascondono più o meno dietro le loro pre-confezionate identità.

E così, tutti quelli che erano in piazza a Milano, determinati ad abbellire un degradato arredo urbano e pronti a scontrarsi con la polizia (autonomi o anarchici che siano) dovrebbero aver capito di essere in questo momento l'unica forza reale, radicale e dirompente in questo paese di fascisti, infami, delatori e democristiani. E non parliamo delle aree, quelle resteranno sempre separate, ma dei compagni e delle compagne che per l'ennesima volta si sono ritrovati insieme per le strade. E le relazioni, che in questa “internazionale” sono tutto, condensano anni e anni di lotte comuni. Lotte in cui la posta in gioco è la vita, lotte che combattano quel capitalismo che ha devastato e saccheggiato il pianeta e i suoi abitanti umani e non umani.

E così quello che è successo ieri a Milano era davvero l'unica opzione possibile. Di fronte ai salamelecchi dei soliti noti, di fronte alla paura dei soliti gruppetti e di fronte alla clamorosa ed evidente presa per il culo che rappresenta l'expo non si poteva fare diversamente. Anzi non si poteva non fare. Sarebbe disonesto dire che non ci piace infierire su un mondo di vetro e acciaio ma questa volta l'occasione richiedeva proprio una bella spallata distruttiva. E a chi cercherà di dare un significato politico al corteo no expo risponderemo con un ghigno. La verità è che giornate così non possono essere capitalizzate politicamente, non esprimono la rabbia dei precari o della plebe (o come la si voglia chiamare), non esibiscono nessuna potenza, non producono e non vengono da un preciso soggetto politico. Per noi, giornate come queste esprimono solo un possibile, sono, per chi combatte tutti i giorni e in diverse forme una guerra sotterranea al capitalismo, una boccata d’aria fresca.

E chi ci verrà a parlare dei motivi della protesta contro expo diciamo solo una cosa: a noi di expo ce ne frega poco o niente. Dovremmo davvero interessarci ad una pagliacciata di tali dimensioni? Una esposizione universale del nulla, che parla di fame nel mondo, di capitalismo verde dal volto umano? Il corteo no expo era un’occasione, domani sarà un'altra. Ma solo se sapremo o proveremo a ritentare la magia. Perché è vero, anche con tutta l'organizzazione del mondo ci sono troppe varianti impossibili da prevedere e solo insieme, tutti e tutte insieme si può tentare, ogni volta, l'impossibile. Quella magica alchimia di coraggio, determinazione e, perché no, di incoscienza che ci fa sentire vivi. Proprio così, come si leggeva sui muri di Roma il 15 Ottobre 2011, a Milano “abbiamo vissuto”.

E cosi Milano è uguale a Francoforte, alla valle di Susa o alla Zad, le sue strade sono quelle di Barcellona come quelle di Atene o di Istanbul. E i riot inglesi, di Baltimora, di Stoccolma, del mediterraneo risuonano come melodie di una stessa musica. Una musica che dice senza mezzi termini che ci avete stufato. Che non smetteremo di disturbare i vostri sonni pieni di incubi, di sabotare le vostre misere vite piene di fragilissime sicurezze, di rovesciare le vostre paure da cittadino attivo. Siamo tanti e tante, e forse è il caso di iniziare a capire da che parte stare.

E poche cose in questo mondo ci fanno ridere così tanto come la scena di tutti quei cittadini milanesi che scendono in strada per ripulire, o come una ragazza che si fa un selfie con una macchina bruciata… ma ogni epoca ha il suo ridicolo, questo il nostro…
Insomma avete voluto la vostra festa? La vostra bella inaugurazione? Beh...anche noi.
Alla faccia di tutti quelli che si riempiono la bocca di democrazia, infiltrati e violenza. E qui non serve entrare nello specifico. Ancora credete che ci siano gli infiltrati? Ancora credete che questo mondo vada solo sistemato? La democrazia è questa, e prima o poi ci soffocherete dentro.
E chi crede che ce ne sia una migliore è ancora più sognatore di chi invece vuole l'insurrezione.

Ci vediamo sulle prossime barricate...

domenica 12 aprile 2015

Lettera ANPI: per un 25 Aprile di Liberazione

Siamo militanti e dirigenti periferici dell'A.N.P.I., impegnati da tempo nella solidarietà con le lotte di liberazione e contro le guerre di aggressione che si sono sviluppate nel mondo sin dalla fine del secondo conflitto mondiale, seguendo la strada indicata negli anni '50 dai “Partigiani della Pace”.
Abbiamo accolto con interesse le parole del presidente Smuraglia nell'ambito dell'ultimo Comitato Nazionale dell'Associazione, pubblicate su ANPInews n.151 contro le guerre in atto e il pericolo di un allargamento di tali conflitti. Riteniamo che la lotta contro la guerra e la difesa della pace, dell'indipendenza e i diritti di tutti i popoli sia oggi il compito principale dell'azione che la più autorevole fra le associazioni dell'antifascismo italiano deve assumere in questo periodo e per i prossimi anni.
La guerra è non solo la negazione dei diritti umani, come giustamente afferma il presidente Smuraglia, ma anche causa ed effetto della negazione, per i popoli, del diritto fondamentale all'autodeterminazione e all'indipendenza nazionale.
Questo prossimo 25 aprile, 70° anniversario della conclusione della lotta di Liberazione dal fascismo, non può essere vissuto come una mera ricorrenza, come un momento che si limita al ricordo, pure importante di quei giorni, ma deve essere una grande mobilitazione per riaffermare i valori di libertà, di giustizia sociale e di solidarietà internazionalista che furono alla base del sacrificio di coloro che con le armi, con la prigionia e il confino riscattarono la dignità del popolo italiano che il fascismo aveva gettato alle ortiche.
Concordiamo infine con il presidente Smuraglia quando afferma che “il mondo è attraversato da violenze e da guerre. Non siamo mai stati così vicino alla guerra come ora, almeno da molti anni. Adesso è alle porte, in Europa; ma vi sono mille focolai in Africa, in Medio oriente, nel mondo. Anche questo ci lascia non dico indifferenti ma poco inclini alla riflessione al ricordo”.
Ma se è vero che una delle realtà dove i conflitti sono più cruenti e destabilizzanti è il Medio Oriente, è altrettanto vero che la colonizzazione e l'occupazione della Palestina da parte di Israele, potenza nucleare da decenni direttamente impegnata in tutti i conflitti che si sono sviluppati in quell'area, è la principale causa di guerra e di negazione dei diritti fondamentali del popolo palestinese.
Il popolo palestinese vive nei paesi vicini e nel mondo in campi profughi, ospite spesso indesiderato o comunque scomodo, disperso da una pulizia etnica fra le più gigantesche della storia, sopravvive nella Cisgiordania occupata militarmente dall'esercito sionista da quasi quaranta anni e attraversata da un muro lungo centinaia di chilometri che impedisce ogni possibilità di movimento e costringe i palestinesi a ore di attesa per andare al lavoro o a scuola e ad attraversare i check point presidiati da militari stranieri in assetto di guerra. Le coltivazioni dei contadini palestinesi vengono scientificamente sradicate e distrutte affinché gli stessi sono costretti ad andarsene dalla loro terra e le loro case vengono demolite per far posto alle nuove colonie sioniste. La striscia di Gaza è ormai una grande prigione a cielo aperto dove centinaia di migliaia di Palestinesi vivono senza possibilità di rifornimenti alimentari, energetici, sanitari, periodicamente aggrediti e sterminati dall'aviazione e dall'esercito sionista. Oltre un milione di palestinesi che, sopravvissuti all'espulsione del 1948, vive dentro lo stato sionista e ne ha la cittadinanza, però senza avere gli stessi diritti degli altri cittadini israeliani e subendo un'apartheid ancora più odiosa di quella da cui si sono liberati i neri del Sudafrica. I prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane sono migliaia e, come spesso accade nei paesi occupati militarmente, molti sono in stato di “detenzione amministrativa”, il cui termine è indefinito, a discrezione delle autorità sioniste, senza processo né imputazione alcuna. Fra questi, da oltre un decennio, Ahmad Sa'adat, segretario generale del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, la principale organizzazione della sinistra palestinese.
Tutto questo avviene sotto l'ombra e in nome della bandiera di Israele.
Non possiamo più accettare che quella bandiera, la bandiera di uno stato che commette una così palese violazione dei diritti di un popolo, di uno stato guerrafondaio che da sempre non riconosce e non rispetta le risoluzioni delle Nazioni Unite, sfili nei cortei del 25 aprile sulla base di periodici appelli delle autorità diplomatiche di Israele ai sionisti italiani.
A motivo di tale presenza si contrabbanda la partecipazione israeliana alla liberazione del nostro Paese, smentita dalla storia e soprattutto dal fatto che lo stato di Israele nel 1945 non esisteva ancora.
Qualcuno ci accuserà di antisemitismo, come sempre accade a chi si schiera dalla parte del popolo palestinese. Non riteniamo di dover prendere neppure in considerazione questa accusa.
Noi siamo dalla parte di quegli ebrei che sulle montagne e nelle città hanno combattuto contro il fascismo, siamo dalla parte degli ebrei vittime del fascismo che hanno diviso la stessa sorte delle popolazioni slave, degli antifascisti di tutta Europa, delle minoranze etniche e religiose, nei campi di concentramento e di sterminio, siamo dalla parte di quegli ebrei come Eugenio Curiel, Primo Levi, i fratelli Artom, Guido Valabrega, Vittorio Foa, Leone Ginzburg che veramente hanno lottato per la libertà, per la giustizia sociale e contro ogni forma di fascismo.
PER QUESTO STIAMO DELLA PARTE DEL POPOLO PALESTINESE E DELLA SUA RESISTENZA!
"Il comitato provinciale dell'ANPI di Lodi ha approvato con voto unanime l'appello in data 28/3/2015”
La Sezione ANPI Rufina (Fi) Sezione Martiri di Berceto ha aderito all'appello in data 08/4/2015
Filippo Bianchetti iscritto ANPI varese
Veniero Granacci antifascista dell'ANPI Nicolai Bujanov
Gina de Angeli, socia Anpi
Francesca Sarchielli socia ANPI Rufina
Sandro Tosi socio ANPI Rufina
Luisa Costalbano socia ANPI Rufina

sabato 31 gennaio 2015

La giornata della Memoria in Provincia

ANPI - Comitato provinciale di Frosinone

Boville Ernica


Frosinone, 28/01/2014

Il programma di iniziative per la Giornata della Memoria del 70° della liberazione dell’Europa dal nazismo e dal fascismo prosegue con esiti migliori di ogni aspettativa.
Ieri pomeriggio, a Boville Ernica si è tenuto il recital di poesia, musica e letture dei testi della deportazione organizzati dalle associazioni “Il Ponte Levatoio” e “Libertà è Partecipazione, insieme e con il patrocinio dell’ANPI provinciale.
Il nutrito pubblico, che ha partecipato con attenzione e spesso con commozione all’esposizione delle riflessioni, dei testi e dei brani musicali anche originali realizzata dagli studenti delle scuole di Boville e di paesi vicini, non ha mancato di apprezzare lo sforzo delle associazioni per una manifestazione di alto profilo. Fondamentale il coinvolgimento diretto dei ragazzi e delle ragazze, che esibendosi direttamente hanno voluto affermare un ruolo non passivo e magari distratto, ma da protagonisti della commemorazione in tutti i suoi momenti.
E proprio ai giovani si è rivolto il discorso del nostro Presidente provinciale, il quale ha sottolineato ancora una volta il motivo vero per cui è necessario ricostruire la memoria storica di quegli accadimenti che, sebbene così efferati da risultare difficilmente associabili all’intelligenza umana, hanno serie possibilità di riproporsi, sia pure in forme mutate e più attuali, ove le condizioni lo consentano. Possono tornare, perché non furono gesti di qualche folle esagitato, ma un disegno lucidissimo, pur se criminale oltre ogni immaginazione e oltre ogni comprensibilità, un disegno di potere assoluto capace di garantire un ordine fondato sull’annientamento di qualsiasi ostacolo che ad esso si opponesse. Le ragioni dello sterminio non furono né religiose né culturali, esse stanno tutte nella concezione padronale dei rapporti umani che le classi dominanti dell’epoca ritenevano di applicare. L’invito ai giovani è pertanto quello di assumersi le loro responsabilità, di studiare e capire invece di delegare e obbedire ciecamente, di essere critici e riconoscere l’avversario come elemento dialettico della società democratica e non considerarlo come un virus da estirpare con qualsiasi mezzo.
Al  termine della manifestazione moltissimi consensi sono venuti alla nostra Associazione, diversi presenti hanno manifestato l’intenzione di stringere con noi rapporti di collaborazione più costante e di adesione.
Il vicesindaco, che era intervenuto prima dell’ANPI, ha inteso formalizzare un invito ad un incontro fra l’ANPI e l’Amministrazione cittadina, per stabilire rapporti di collaborazione e definire programmi di iniziative per il futuro in occasione delle prossime ricorrenze istituzionali del 70° della Liberazione, della Festa della Repubblica ed altre.

L’ANPI ne è pienamente soddisfatta, e nel ringraziare coloro che hanno collaborato alla realizzazione della serata si augura nuove occasioni di confronto e di rafforzamento della cultura collettiva della democrazia, della pace e del progresso che l’Italia ha scelto con l’abbattimento della dittatura fascista.

Frosinone  
Frosinone, 30/01/2014

Ancora una iniziativa con esito davvero soddisfacente è stata l’assemblea con gli studenti delle quinte classi dei licei Scientifico, Linguistico e delle Scienze Umane tenutasi il 29 gennaio come annunciato. La manifestazione era organizzata dallo SPI-CGIL e dalla scuola “Pietrobono”, la cui preside ha introdotto i lavori con un breve ma assai significativo saluto di apertura e di benvenuto.
I giovani hanno presentato un seminario con i loro lavori di ricerca e riflessione sui caratteri dello sterminio, non solo dal punto di vista della ricostruzione storica degli eventi e della tragedia, ma da quelli meno indagati dell’analisi teorica di quanto il nazismo ed i fascismi ci hanno consegnato.
Le loro analisi delle tesi di intellettuali del livello di Arendt, Marcuse, Lévinas, Heidegger, hanno fornito un quadro assai interessante e che meriterebbe di essere sviluppato in successivi convegni su ogni specifico aspetto della lunga e corposa trattazione.
Hanno anche evidenziato le responsabilità dei principali attori dello sterminio, soffermandosi più di tutti sulla figura di Heichmann, proprio perché più di altri, al processo di Norimberga scelse di rifugiarsi in improbabili tesi di incolpevolezza sostenendo la sua estraneità ai processi decisionali ed il suo ruolo di mero esecutore, sia pure efficiente e consapevole, ma non in grado di opporsi al volere di Hitler e di Himmler dai quali riceveva gli ordini. Gli studenti hanno evidenziato come la sua figura risponda perfettamente alle tesi arendtiane sulla “banalità del male”, sottolineando come invece una lettura superficiale tenda a giustificare simili mostri di disumanità in virtù di una salvifica quanto malintesa esigenza di disciplina militare e politica.
Il Sindaco di Alatri, Ing. Morini, ha rivolto un ringraziamento ed un augurio di ulteriore impegno agli studenti ed alla scuola, sottolineando come la lotta per la democrazia sia un impegno di alta responsabilità per tutti i cittadini. Ha poi richiamato l’attenzione sul particolare compito che grava sui cittadini di Alatri, in quanto custodi del campo di concentramento delle Fraschette, il più grande e importante della nostra provincia. Agli alatrensi tocca il compito di promuovere la conoscenza e la difesa della memoria di ciò che avvenne in casa loro settanta anni fa.
Il nostro Presidente provinciale ha pronunciato un discorso tutto rivolto alla valorizzazione del concetto di libertà come dignità. Ha approfondito il tema della cultura come antidoto al risorgere di oscurantismi e totalitarismi di ogni genere, spiegando che non basta dire cultura, se non si aggiunge che per essere efficace essa deve essere patrimonio di tutta la società, e che deve essere critica. Ha reso evidente queste affermazioni semplicemente ricordando ai presenti che i gerarchi nazisti non erano certo rozzi e ignoranti, tuttavia essi erano depositari esclusivi di una erudizione della quale si servivano non per promuovere la civiltà umana, ma la loro affermazione incontrastata, il loro dominio assoluto.
Il discorso ha poi affrontato il tema del ruolo delle Istituzioni democratiche nella costruzione della coscienza civile dei popoli, evidenziando che la presenza del Sindaco fino al termine della manifestazione non fosse un dato da leggere con superficialità, ma la dimostrazione tangibile dell’attenzione e della responsabilità con cui un amministratore democratico svolge il suo ruolo, soprattutto in un’epoca in cui indegni occupanti di omologhe cariche rifiutano addirittura di celebrare le date simboliche dell’affermazione della democrazia italiana.
L’intervento della segretaria regionale dello SPI-CGIL ha chiuso i lavori portando la riflessione su quali siano oggi i rischi che il pensiero e la pratica autoritaria rappresentano per i giovani, per i cittadini, per i lavoratori. La compressione dei diritti civili e sociali, a volte addirittura la loro soppressione, portano a passi lenti ma sicuri verso la trasformazione della democrazia in regimi populisti sempre meno a misura dei cittadini e sempre più al servizio dei poteri.
Ancora una volta l’ANPI esprime la sua soddisfazione ed il suo ringraziamento ai giovani ed agli insegnanti che hanno lavorato e che continueranno a farlo per non consentire che la nostra storia sia riscritta in negativo.
Ringraziamo anche, e con particolare affetto, i giovani che ci hanno contattati per costituire un circolo ANPI ad Alatri. Li incontreremo nei prossimi giorni e ne daremo conto agli iscritti.                     
 Nel pomeriggio di ieri, 29 gennaio, si è tenuto l’incontro fra la delegazione della Rete degli studenti medi, della CGIL, dei Giovani Socialisti e dell’ANPI, presso il teatro ARCI di Frosinone.
Dopo la proiezione del film “Train de vie”, una commedia ironica sulla politica razzista del Terzo Reich, che metteva in risalto la mancata percezione da parte degli ebrei delle reali intenzioni e pratiche dei nazisti verso la loro comunità, si è avuto uno scambio di idee fra l’ANPI e gli altri intervenuti.
I giovani dirigenti della Rete sono consapevoli del loro compito, e confermano l’impegno a lavorare in difesa dei principi e delle conquiste della Resistenza europea ed italiana in particolare, che hanno consentito la nasacista ed il radicamento delle democrazie che oggi conosciamo.
A loro il ringraziamento, il sostegno e l’impegno a lavorare insieme per il futuro, da parte dell’ANPI di Frosinone.


lunedì 26 gennaio 2015

Ceprano la giornata della memoria degli studenti del Liceo Scientifico e Linguistico di Ceccano

Comitato ANPI - Provincia di Frosinone
Il Presidente
(Giovanni Morsillo)




Frosinone, 26/01/2014

Si è svolta sabato 24/01 a Ceprano la manifestazione precedentemente annunciata sulla Giornata della Memoria, realizzata dall’ANPI e dal Gruppo politico “Prima Ceprano”. La manifestazione consisteva nella presentazione dei lavori audiovisivi di quattro studenti e studentesse del Liceo Scientifico e Linguistico di Ceccano, sulle vicende di altrettanti illustri figure della deportazione e dello sterminio nazifascista seguito alle leggi razziali ed all’avvio del progetto di “soluzione finale” da parte dei regimi tedesco ed italiano fino alla fine della Seconda Guerra mondiale.
I lavori sono stati introdotti dal loro docente di storia e filosofia prof. Mario Morsillo, che ha anche evidenziato che le intelligenze e le volontà degli studenti sono costrette ad operare in situazioni sempre più anguste e difficili a causa dei continui tagli alle risorse destinate alla scuola.
Nonostante questo, la sensibilità degli studenti insieme alla consapevolezza di una consistente parte del corpo docente, riesce a produrre lavori di alto valore pedagogico, capaci cioè di concorrere a costruire e rafforzare la coscienza storica degli accadimenti e delle responsabilità delle pratiche razziali e dell’officina dello sterminio che insanguinò tutta l’Europa, e non solo, negli anni bui delle dittature nazifasciste.
I ragazzi hanno dimostrato non soltanto una profonda attenzione alla comprensione della nostra storia, necessaria a fondare qualsiasi ipotesi di civiltà per il presente e per il futuro, ma anche un’ottima padronanza dei mezzi comunicativi che la moderna tecnologia mette a disposizione ed una eccellente capacità espositiva e divulgativa. La platea ha seguito i lavori con attenzione e silenzio totale, dimostrando di fatto la validità dei lavori esposti.
L’introduzione dell’Avv. D’Isanto ha inquadrato i fatti narrati dagli studenti ceccanesi nel campo della necessaria testimonianza e della difesa della memoria come strumento di scelta per l’oggi, oltre che celebrazione doverosa di un partecipato ricordo delle vittime.
L’Intervento di Ivano Alteri, a nome dell’ANPI provinciale, ha offerto più di uno spunto alla riflessione sull’attualità del messaggio antifascista e resistenziale, oltre che all’analisi dei caratteri del nazismo e del fascismo al fine di evitare semplificazioni e superficialità fuorvianti e pericolosissime. Ha ribadito che non si può liquidare quei fenomeni come espressione di “follia” o di bestialità, chiudendo così il discorso sia sulle precise responsabilità storiche che li hanno determinati, sia sulle caratteristiche peculiari che essi assunsero tanto nella pratica quanto nella loro sia pur delirante teorizzazione, sia soprattutto sulla possibilità che essi si ripropongano,  sotto forme aggiornate, anche nel presente e nel futuro.
L’ANPI provinciale esprime quindi grande soddisfazione e ringrazia tutti coloro che, ancora una volta, ci sono al fianco e ci aiutano a condurre la nostra battaglia pacifica e risoluta per la difesa ed il rafforzamento dei valori di democrazia, di pace e di progresso che l’antifascismo europeo, ed in massima parte quello italiano, seppero costruire a fondamento di una nuova civiltà dopo l’umiliazione subita dai nostri popoli fino alla Liberazione.
Ringraziamo in primo luogo i giovani che ci hanno offerto la visione dei loro lavori, oltre a tutti gli intervenuti, ed all’Amministrazione comunale per la concessione della sala.
Auspichiamo nuove occasioni di lavoro comune a Ceprano come altrove, con tutte le forze democratiche, le organizzazioni sindacali, le Istituzioni, e tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia e della convivenza civile nel nostro Paese.

venerdì 25 aprile 2014

Vergogna alla manifestazione del 25 aprile. Aggrediti i palestinesi, spezzato il corteo

Reti di solidarietà con il popolo palestinese

Il corteo ufficiale per il 25 Aprile a Roma, è stato oggi testimone di un episodio gravissimo.
La delegazione palestinese e le reti solidali con la Palestina si stavano concentrando al Colosseo per partecipare come tutti gli anni alle manifestazioni che celebrano la Resistenza e la Liberazione dal nazifascismo. Ma i palestinesi e gli attivisti sono stati aggrediti da una quarantina di squadristi della comunità ebraica romana, non nuovi ad episodi di aggressione come questa. Si è scatenato un corpo a corpo impari, da una parte giovani palestrati tra i 25 e i 40 anni, dall'altra donne, mannifestanti anche di una certà età, attivisti.
Ad aggravare le cose è stato l'atteggiamento delle forze di polizia che si sono schierate in mezzo – ovviamente rivolte contro gli aggrediti e non contro gli aggressori. Questo fatto ha consentito agli squadristi di agire a proprio piacimento, con incursioni che – passando in mezzo alla fila degli agenti - prelevavano gli attivisti filopalestinesi e li trascinavano tra le loro file per essere pestati.
A quel punto l'Anpi ha fatto partire lo stesso il corteo – con lo striscione e la bandiera israeliana ben visibile e “scortata” dai gorilla della comunità – ed ha fatto sì che la polizia tenesse fuori e bloccato lo spezzone con le bandiere palestinesi.
Diversi gruppi di manifestanti – esponenti del Pdci, Prc, Pcl e altri – sono rimasti per solidarietà insieme allo spezzone palestinese. Lo stesso ha fatto un circolo dell'Anpi (quello universitario dedicato a Walter Rossi).
Eppure dieci giorni fa c'era stato proprio un incontro tra i palestinesi, le reti solidali e l'Anpi per concordare la partecipazione al corteo della Liberazione. Evidentemente nelle manifestazioni che celebrano la Resistenza e la Liberazione si è preferito avere nel corteo la bandiera dell'oppressione (quella dello Stato di Israele e non solo quella della brigata Ebraica che ha invece titolo per essere nella manifestazione) ma non quella di una lotta popolare di Liberazione (quelle palestinesi).
Ma lo spezzone con le bandiere palestinesi è arrivato comunque a Porta San Paolo ed è diventato uno spezzone numerosissimo e partecipato. Le intimidazioni evidentemente non hanno funzionato.

Oggi è stata una vergogna per la giornata del 25 aprile, una vergogna anche per l'Anpi. Un nuovo episodio da aggiungere al lungo dossier sull'impunità da parte di polizia e magistratura di cui gode lo squadrismo nella città di Roma.

Roma, 25 aprile 2014

mercoledì 23 ottobre 2013

Quelli che se la cantano e se la suonano

Luciano Granieri




La manifestazione del 19 ottobre sarà riuscita? Non sarà riuscita? Probabilmente fra noi che ce la raccontiamo e ce la suoniamo il 18 e 19 ottobre non possono essere che valutati come un successo. Forse per la prima volta le ragioni del diritto alla casa, al lavoro, all’istruzione, alla salute, alla sovranità dei cittadini sul proprio  territorio,   insieme alle ragioni dei migranti che ogni giorno  subiscono privazioni e soprusi,  si sono imposte tutte insieme  nella  piazza.  Probabilmente c’è stato un primo forte segnale di rottura della guerra fra poveri. Finalmente invece di addossare le colpe della propria precarietà al vicino si è indirizzata la rabbia verso il vero colpevole che è la dittatura ultra liberista messa in atto dai governi europei, compreso quello italiano. Un segnale importante senza dubbio, ma temo confinato fra noi che ce la cantiamo e ce la suoniamo. La contro offensiva, ormai consolidata dell’establishment finanziario, dispiegatasi  con  il solito abnorme arsenale di delegittimazione e derubricazione dei soggetti in piazza da persone che lottano per la giustizia sociale a pericolosi black blok, ha sortito il suo effetto.  Addirittura la paura ha colto anche i manifestanti stessi,  diffidenti e terrorizzati da possibili infiltrazioni di violenti. Chi   non era riconoscibile nel proprio spezzone di corteo era immediatamente sospettato di essere un sabotatore. L a cultura del sospetto ha, in alcuni momenti ingessato la protesta creando delusioni e malumori.  Molti hanno partecipato  spontaneamente rappresentando solo se stessi e hanno dovuto subire l’ostracismo della diffidenza  .  La macchietta andata in scena davanti al ministero dell’ economia  è diventato il solo e unico evento documentato dai media.  Dobbiamo imparare a ribellarci ancora più fermamente allo sconvolgimento della realtà. Perché purtroppo , anche se in misura minore il messaggio prevalente che hanno fatto passare, fra quelli che non se la cantano e se la suonano come noi, è che i soliti guastatori, anche se stavolta  si sono limitati nel mettere a ferro e fuoco la città, hanno comunque danneggiato i negozianti del centro che sono dovuti rimanere chiusi perdendo centinaia di migliaia di euro e hanno deturpato   Porta Pia con le loro tende piene di negri e disadattati.  Il problema  è che la cassa di risonanza della menzogna è suonata da partiti, movimenti e organi di stampa così detti riformisti. L’edizione di domenica di Repubblica è stata scandalosa. Due pagine dedicate allo  scontro davanti al ministero dell’economia  e null’altro. La manifestazione è stata un semplice problema di ordine pubblico. La realtà vera è che per provare ha rompere il muro di indifferenza di quelli che non se la cantano e se l suonano, bisogna sbarazzarsi quanto prima dalla melma riformista  che avvolge nel su pantano buonista ogni tentativo di rivolta. Prima lo si capirà e meglio sarà.

domenica 20 ottobre 2013

LOTTA. DIRITTI. LIBERTA'.

Samantha Comizzoli



Sono le 15,30 quando iniziamo a muovere qualche passo (giusto 3 passi) da Piazza san Giovanni. Da un'ora e mezza siamo in piedi sotto al sole ad aspettare la partenza della manifestazione. Ma, quel tempo da scoglionimento, l'avevamo ben impiegato (o almeno così pensavamo) nel trovare "un posto" dove stare lungo il corteo. Eh sì, perchè non puoi mica metterti dove vuoi... 6 donne e due uomini con uno striscione "no
tav, no tir" non possono mica essere libere di stare dove vogliono... No, non è la polizia che ci ferma nella libertà, ma i vari "servizi d'ordine". Così 


ci accordiamo con un gruppo antifascista per stare a fianco a loro, ci sembrava di essere al sicuro a manifestare al loro fianco. Ma, dopo i primi km, scopriamo che non va bene. Arriva un servizio d'ordine che ci da delle "infiltrate" e ci mandano via. Più volte veniamo mandate via, perchè disturbavamo la visuale degli striscioni, perchè c'era un "cordolo" che non permetteva il cammino, perchè hai la cheffia e "chi cazzo sei?". Servizi d'ordine con bastoni, che fanno più paura della polizia. Poi, dopo aver chiesto più volte "possiamo metterci qui?", finalmente troviamo un posto (sempre con persone che storcono il naso però). Ed ecco che esce un messaggio su facebook di questo tono: " i no tav marciano in gruppo e non sono consentite persone con simboli no tav o magliette no tav che girino libere nel corteo". O cazzo! Che fanno ci multano o ci lapidano i "compagni"?
Ma, dobbiamo nuovamente spostarci perchè dove siamo noi deve passare il cammioncino che da via le maschere di V per vendetta ad offerta libera...
Insomma, inizio a lanciare la proposta di andarcene perchè mi sono rotta le palle. Poi, finalmente troviamo un posto, siamo vicine al gruppo che suona e balla, bellissimo, e davanti a noi c'è lo spezzone della lotta per la casa con famiglie, bambini nei passeggini e cani, altrettanto bellissimo. E' l'unico momento dove ci siamo sentite a nostro agio, ma dura poco. Da dietro iniziano a tirare bombe carta. Vorrei capire lo scopo della lotta di quelli che stanno facendo quel casino, ma non riesco a trovarlo.
La lotta è lì, lì davanti, in quelle famiglie con il passeggino che sono costrette a correre per non essere schiacciate e protette dal loro servizio d'ordine fatto solo da persone che si tengono per mano.
Ok, non c'è tempo, dobbiamo correre dal fondo perchè con le bombe carta stanno avanzando e a questi di noi non gliene frega un cazzo.
Dopo un pò sembra essere ritornata la calma, siamo di nuovo dietro al gruppo che lotta per la casa e siamo arrivati a Porta Pia, ma c'è qualcosa che non va... le bombe carta ora vengono sparate davanti e dietro al corteo e questo gruppo si trova nel mezzo, dove ci sono anche le tende e siamo anche totalmente circondati dalle forze dell'ordine. Eh sì, è il momento dove ci caricheranno, e caricheranno noi perchè siamo noi ad essere qui. Ci allontaniamo, per noi la manifestazione finisce in quel momento.
Dopo esserci allontanate dal casino, via telefono, mi arriva la notizia che chi faceva i disastri è saltato dentro allo spezzone delle famiglie con i bambini. Porci, mi fate schifo. La polizia ha caricato due volte le persone a Porta Pia, erano oramai seduti per terra.
Questa non è lotta, questo è il nulla. Ho partecipato ad un corteo dove le parole che ho sentito di più sono state "stai in riga" e "non potete stare qui". Non ci sarò mai più.
Ho avuto una riflessione ieri: " ho sbagliato tutto, non dovevo fare un film sulla Resistenza palestinese per farlo vedere in Italia, dovevo fare un film su cosa accade qui e farlo vedere ai compagni in Palestina". Ma, forse, no, forse è il caso che almeno loro che sono nell'orrore più totale credano che nel nostro Paese ci sia stata una manifestazione di lotta.
Spero, che i movimenti per la casa che stanno presidiando in queste ore riescano a spostare le virgole e ad ottenere qualcosa. Mi darebbe la speranza, almeno, di esserci stata per loro.
Un particolare: alla partenza da Ravenna una ventina di persone della polizia di prevenzione (digos) ha voluto filmare le facce con documento identificativo in mano di chi saliva sul pullman, uno alla volta davanti alla loro telecamera. Non mi sono prestata, non sono andata davanti a quella telecamera. Se mi volete filmare, fatelo, avvicinatevi voi o usate lo zoom, io non mi avvicino di un millimetro, non mi presto. I diritti umani, si difendono anche dalle piccole cose, sennò è inutile andare a Roma a manifestare.

giovedì 13 giugno 2013

Antifascisti europei e partigiani si incontrano a Gorizia

Carlo Smuraglia, Presidente Nazionale ANPI

Un’esperienza bellissima a Gorizia l’8 giugno: un altro importante tassello nel mio sogno (utopia?) di creare nuovi e continuativi rapporti fra partigiani e antifascisti europei.

Sabato 8 giugno, a Gorizia, ho collocato un altro importante tassello nel mio sogno (utopia?) di creare nuovi e continuativi rapporti fra partigiani e antifascisti europei. Io vedo, infatti, la necessità di ritrovarsi, prendere posizioni comuni, premere perché l’Europa sia unita, sociale, democratica e antifascista. Non è pensabile di trovarsi tutti insieme (in uno stadio?), in una qualsiasi località europea, per mille ragioni, non esclusa quella economica. Ed allora bisogna procedere per gradi, creando incontri parziali, favorendo e sviluppando i rapporti che, in vari luoghi, si sono creati. Vedremo poi come trovare collegamenti stabili e duraturi. Ma, intanto, bisogna andare avanti; e fin d’ora informo che altri incontri ci saranno a Bruxelles il 7 luglio e vi
parteciperò (un altro tassello!). Ma per tornare a noi, l’esperienza di Gorizia è stata bellissima: un ‘incontro appassionante tra le associazioni combattentistiche, partigiane, antifasciste di Italia, Slovenia, Croazia e
Carinzia. Il Convegno si è svolto presso la sede dell’Università ed è stato affollatissimo, con la presenza anche di molti studenti (classi superiori di due scuole), che hanno assistito all’incontro con molta attenzione e interesse.
Ci sono state tre relazioni introduttive, sul tema generale “Il fascismo in Europa. L’Europa e il fascismo”; poi, interventi dal pubblico, e infine le conclusioni tratte dai Presidenti delle associazioni della Slovenia, Croazia e da me, nella veste di Presidente dell’Anpi nazionale. Relazioni e interventi di grande interesse e spessore, e conclusioni altrettanto significative. Un’atmosfera molto calda, non di reducismo (anche se non mancavano i ricordi e gli incontri tra “vecchi” combattenti) ma di riflessione e di impegno, nel più vivo e sincero senso di
fraternità. Alla fine, è stato approvato un documento che espone il contenuto del Convegno e l’impegno per il futuro; documento che è stato poi firmato, pubblicamente, dai quattro Presidenti, con la solennità di un atto che non è diretto a chiudere semplicemente un Convegno, ma ad avviare un processo e a definire una prospettiva. Credo che sia opportuno pubblicarlo qui di seguito, perché non si tratta di un atto rituale, ma di un documento da prendere a base di ulteriori riflessioni e di più ampie iniziative, sul particolare terreno indicato. Ne raccomando la lettura attenta, perché lo considero ricco di contenuti e significati e denso di impegni:


“Risoluzione delle  Associazioni combattentistiche partigiane antifasciste dell’Italia,  Slovenia, Croazia  e della Carinzia austriaca – Gorizia 8 giugno 2013

 L’ANPI,  ZZB NOB,  SABA, RH e la ZKP e VKP , rappresentanti dei combattenti della seconda guerra mondiale per la liberazione dei loro popoli e dell’Europa  dalla oppressione nazista e fascista, richiamano l’attenzione delle forze democratiche europee sui pericoli e sui rischi  che l’Europa corre per la regressione dei valori di democrazia , libertà e giustizia sociale per i quali furono  fatti tanti sacrifici nella lotta contro il nazifascismo.
Questi valori comuni ai popolo che si opposero con la resistenza  e la guerra di liberazione al nazifascismo , costituivano il seme e la consapevolezza da cui nacque  quel grande moto popolare europeo  che attraverso menti illuminate e lungimiranti seppe individuare le basi  per avviare il percorso verso un’Europa democratica  e libera, basata sulla solidarietà, sull’eguaglianza, sulla pari dignità di ogni cittadino.
Questo processo nel quale sono oggi impegnati già 27 Paesi  e con il  primo luglio, con l’adesione della Croazia saranno 28,  è stato avviato, ma deve ancora completarsi per superare l’attuale sistema  politico, basato quasi  esclusivamente sulla cooperazione economica ,  monetaria e del libero mercato  e per arrivare ad una identità europea democratica di unione politica, sociale e culturale.
La crisi economica,  generata  dal sistema bancario fuori controllo e dalla speculazione finanziaria sta scaricando il suo costo intollerabile in grandissima parte sui ceti più deboli . Vengono colpiti, in primo luogo, il lavoro in particolare il lavoro giovanile , quello femminile e le tutele sociali. Si estendono le aree della disoccupazione e della povertà e aumentano le profonde ingiustizie sociali e la redistribuzione della ricchezza è  clamorosamente iniqua.
La difficoltà del potere politico di regolamentare i processi  economici e finanziari responsabili della crisi e la politica europea di solo rigore monetario e di pareggio di bilanci si rivelano impotenti  a risolvere il problema essenziale della crescita, al contrario, senza tener conto delle ripercussioni sociali, accrescono i disagi , l’euroscetticismo e la protesta dei cittadini.
In questo contesto nascono e crescono le comprensibili e giustificate proteste popolari che in assenza di soluzioni e in mancanza di adeguate politiche sociali possono sconfinare in fenomeni  inquietanti e approdare , come già sta avvenendo ,  ad organizzazione e formazioni politiche nazionaliste, xenofobe, populiste, razziste e fasciste.
Anche i Governi nazionali di alcuni Paesi, sfruttando il malcontento, e in nome della “sovranità nazionale ”, assumono comportamenti in contrasto ai principi democratici essenziali, per altro previsti dai Trattati dell’UE,  principi che permettono loro la permanenza nella UE stessa.
Come la storia insegna, l’insufficiente risposta politica e il crescente malessere sociale,  possono portare a svolte autoritarie come nel passato fu l’affermazione del nazismo e del fascismo. L’Europa  deve fare una svolta verso un’unione politica, sociale e culturale deve garantire soprattutto la giustizia sociale, e i diritti dei cittadini, deve combattere i nazionalismi, i populismi e ogni forma di discriminazione , e deve combattere le nuove forme di fascismo. In questo impegno noi  le saremo vicini, forti dei valori che abbiamo acquisito nella resistenza  e nella guerra di liberazione  dell’oppressione nazifascista , valori che continuiamo a custodire gelosamente.

Per l’associazione Nazionale Partigiani d’Italia ANPI
Il presidente Carlo Smuraglia
Per  la Zveva Zdruneji  Borocev  za vrednote  NOB-ZZB NOB  della Slovenia
Il presidente Janez Stanovnik
Per il Savez  Antifasistickhi Boraca i Antifasista SABA RH della Croazia
Il Presidente Ratko  Maricic
Per la Sveza Koroskih Partizanov-Verband Der Karntner  Partisanen  ZKP VKP  della Carinzia Austriaca
Il Presidente Katja  Sturm-Schnabl






lunedì 27 maggio 2013

Bologna. Scontri tra studenti e polizia. Gli agenti si ritirano

Radio Città  del Capo
27 mag. – Scontri violenti tra polizia, carabinieri e studenti in piazza Verdi per un’assemblea indetta dal Collettivo Universitario Autonomo. Dopo le cariche la reazione degli studenti è stata tale, con violenti lanci di bottiglie, da fare arretrare le forze dell’ordine.
Poco dopo le 18 i carabinieri avevano chiesto agli studenti non utilizzare il megafono per l’assemblea ed hanno cercato di impedire l’ingresso della piazza agli attivisti del collettivo. Dopo mezz’ora di fronteggiamento la situazione è degenerata: dopo vari tentativi di far retrocedere gli studenti a colpi di manganello, carabinieri e poliziotti sono arretraticorrendo, colpiti da bottiglie lanciate dagli studenti. Agenti e militari si sono rifugiati dentro i blindati parcheggiati sotto al portico del Teatro comunale. La folla di studenti è avanzata dietro di loro e sono state lanciate bottiglie e altri oggetti contro i blindati.  Diversi gli scudi rotti, via Zamboni è una distesa di vetri rotti.
Anche prima, durante le azioni di respingimento, erano volate bottiglie, anche a caso, e molte persone presenti in via Zamboni e piazza Verdi hanno cominciato a correre spaventate.
Un fotografo, Mario Carlini, è stato ferito alla testa da una bottiglia e ci sono almeno 5 feriti tra le forze dell’ordine, soccorsi dall’ambulanza. Il Cua parla di tre ragazzi e una ragazza feriti che sarebbero andati al Pronto soccorso.