Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 11 febbraio 2011

Solidarietà agli operai Videocon Condannati

da la redazione di   http://www.edicolaciociara.it/



Videocon senza prospettive e senza pace. Ora anche condanne e multe. La storia recente di questa fabbrica si colora di tragedia con il terzo suicidio fra i cassaintegrati. Antonio Pizzuti di 56 anni, è l'ultima vittima trovata morta a casa sua.  Si è impiccato nella sua camera da letto.
Abbiamo già segnalato questa vicenda ormai tragica ai lettori. Ora pensiamo, noi di edicolaciociara.it ed invisibili.eu, che si debba trovare il modo di far sentire la nostra vicinanza e la nostra solidarietà agli operai condannati ed a tutti gli altri rimasti senza lavoro, anche perchè non si ripetano altri gesti dolorosi. Pensiamo che una firma sia già una importante testimonianza perchè siamo convinti che tante firme insieme possano invitare e sostenere le Istituzioni ad aiutare concretamente questi lavoratori che hanno subito una condanna dura solo perchè difendevano il loro posto di lavoro. 

giovedì 10 febbraio 2011

Il Capitalismo criminale uccide ancora

di Luciano Granieri



"Decreto Penale di Condanna n° 64/11 e n° 4147/10 del Gip per blocco dell’autostrada del sole all’altezza del casello di Anagni". Con questo atto si condannano, 22 persone alla galera oppure al pagamento di 3.750 euro di multa entro 15 giorni dalla data della notifica . Non si tratta di pericolosi sovversivi ma di operai che rivendicavano il diritto di lavorare. I 22 erano fra i 700 dipendenti Videocon che il 20 ottobre del 2010 occuparono l’autostrada, bloccando anche un mezzo del Cotral, perchè esasperati dal fatto che il Ministro delle Attività Produttive Romani ,  non concedeva loro il tanto richiesto incontro in cui li avrebbe dovuti informare  sulle trattative di acquisto della loro  fabbrica  da parte del gruppo siriano canadese SSIM  . Dopo  tre anni di cassa integrazione e il suicidio di due operai , situazione  determinata dalla fuga del gruppo indiano  guidato da lo squalo Venugopal Dhoot che aveva acquisito  la fabbrica dalla Thomson, con un’opeazione finanziaria che  assicurò immensi profitti sia ai venditori che agli acquirenti,  dopo il ritardo nella corrisponsione degli stipendi per vizi  procedurali causati da Governo e   Regione Lazio, sembrava che la trattativa fosse avviata ad una conclusione positiva. Il gruppo SSIM decideva di acquisire dalla Videocon l’intero complesso industriale, compresi gli asset e i dipendenti. Ma per procedere alla cessione del ramo d’azienda Videocon avrebbe dovuto ripianare tutti i debiti contratti. Purtroppo il maggior creditore di Videocon,  Banca Intesa, ancora oggi  rifiuta di dilazionare l’importo a saldo  del debito bloccando di fatto la trattativa e rigettando nello sconforto migliaia di famiglie . In questo scenario di desolazione e disperazione si inserisce il provvedimento di condanna, prima citato, per 22 dei 700 operai che bloccarono l’autostrada, i quali sono costretti a pagere 3750 euro per non finire in galera. E’ veramente troppo e qualcuno non ha retto, ieri un’altro operaio si è suicidato.  E’  il terzo.  Eccoli  i crimini del capitalismo!!!! E non servono molte indagini per scoprire gli assassini. Questi sono tutti bene identificabili : le multinazionali che cedono e acquisiscono aziende secondo una logica finalizzata, non allo sviluppo produttivo, ma al profitto finanziario, logica  che getta nel baratro i lavoratori, i governi nazionali e locali che assecondano queste pratiche perverse, concedendo denari della collettività  a imprenditori squali  i quali, una volta realizzati i loro profitti tolgono il disturbo lasciando desolazione e disperazione, le banche che su queste dinamiche fondano le loro vergognose speculazioni. E’ ora quindi che si cominci una lotta vera contro questo capitalismo criminale contro i Marchionne italiani, indiani, francesi, americani, di tutte le nazionalità . Questi signori il modo di sbarazzarsi della classe operaia l’hanno trovato è lo stesso sistema con cui si vogliono svuotare le carceri, il suicidio.

Pubblichiamo ancora una volta  l’appello già postato l’altri ieri a margine dell’intervento di   Ignazio Mazzoli

Sentiamo forte la responsabilità di dover fare quanto possibile per assicurare solidarietà a questi lavoratori ed alle loro famiglie. Dovremo saper parlare a tutti i cittadini della nostra provincia. Chi lotta per una causa giusta non deve restare solo. Mai.

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mercoledì 9 febbraio 2011

L'italia di Berlusconi Fascisti, puttane e ronde programma satirico spagnolo

da AINTIFA

MOBILITAZIONE NAZIONALE: SE NON ORA QUANDO A ROMA

da Mobilitazione Nazionale Donne

L’appuntamento a ROMA è per domenica 13 febbraio alle ore 14:00 alla Terrazza del Pincio. La manifestazione confluirà poi in Piazza del Popolo.
Ricordate che:
1) La nostra manifestazione non è fatta per giudicare altre donne, contro altre donne, o per dividere le donne in buone e cattive. I nostri cartelli o striscioni ne terranno conto.
2) La manifestazione è fatta per esprimere la nostra forza e la nostra determinazione.
3) Siamo donne fiere e orgogliose. Chiediamo dignità e rispetto per noi e per tutte. Siamo gelose della nostra autonomia e non ci lasceremo "usare". Per questo non ci devono essere simboli politici o sindacali nei nostri cortei: vogliamo che sia anche rispettata la nostra "trasversalità".
4) La manifestazione è promossa dalle donne, ma - come diciamo nel  NOSTRO APPELLO – la partecipazione di uomini amici è richiesta e benvenuta.

PER LASCIARE LA VOSTRA FIRMA:
Cliccate su http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=Mobdonne

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Come è ormai chiaro Aut-Frosinone aderisce al "Collettivo Donne in Terra Ciociara" che organizza la manifestazione del 13 febbraio a Frosinone in L.go Turriziani alle 10,30. Alcuni manifestanti da Frosinone dopo il sit-in raggiungeranno Roma per partecipare anche  alla mobilitazione del Pincio. Come detto Aut ha deciso di promuovere le manifestazioni del 13 febbraio,  per completezza di informazione abbiamo pubblicato  opinioni diverse sulla questione. Per visionare tutti gli interventi in merito è possibile cliccare sul TAG   



L'epilogo (del maschio italico e altre riflessioni)

di Francesco Raparelli   da http://www.globalproject.info


Se il tema è la sessualità sicuramente non si parla di politica. Anzi, semmai è la politica, quella seria, ad essere messa da parte. Quando si parla di sesso, di converso, occorre dare la parola alle donne, di certo gli uomini, siano essi “di partito” o “di movimento”, hanno cose più importanti a cui pensare. Se questo è un luogo comune, dotato di una straordinaria potenza pratica, vale la pena provarci, da maschio, a prender parola. Proverò a farlo, consapevole della debolezza del mio discorso, non fosse altro perché poco nutrito dalla riflessione collettiva (e ogni discorso che non vive nella carne relazionale del comune è sempre un discorso fragile). E cercherò di non scomodare troppo Foucault, per riempire il vuoto o semplicemente per essere all'altezza dell'accademia de noiantri.
Primo punto: Berlusconi e le notti di Arcore non affermano la rinnovata potenza del maschio italiano (e di potere), semmai testimoniano il carattere virulento di un epilogo. Indubbiamente nella vicenda arcoriana c'è un maschio anziano, “ferito” dall'operazione alla prostata e dalla fisiologica impotenza senile. Più che D'Avanzo bisognerebbe leggere Everyman  (o L'animale morente) del grande Roth per capirci qualcosa! Altrettanto, nella scena cyborg della “pompetta” di Mr B. (metafora sessuale dell'«effetto leva» dei derivati nei mercati finanziari) c'è qualcosa che va oltre il delirio di onnipotenza del «flaccido» raìs in declino. C'è una fottuta paura. Paura di invecchiare, certo. Di più e meglio, una paura, generalizzata e meno situata generazionalmente, di non farcela, di non essere all'altezza della “sfida sportiva”. È interessante riflettere, al di fuori degli specialismi (gli andrologi e gli psicologi italiani se ne occupano con insistenza da almeno 5-6 anni), sulla diffusione del Viagra e del Cialis tra i giovanissimi in età compresa tra i 16 e i 30. Viagra che si aggiunge a cocaina (la cocaina da sola, in “caduta” ansiosa, farebbe disastri), a garanzia di una super-erezione con tanto di euforia e impeto cardiaco: “sono Dio”, il pensiero che accompagna la scopata, occasionale o meno. L'ossessione prestazionale è il punto di arrivo della riflessione (?) del maschio sulla nuova scena del desiderio femminile. Laddove il desiderio femminile inventa nuove condotte, diventa discorso e rompe l'ordine simbolico patriarcale, il maschio decodifica: “devo essere imbattibile, altrimenti sono cazzi, ogni fallimento mi costa la carriera amorosa”. Una sorta di violenta sessualizzazione dell'orizzonte produttivo contemporaneo: la performance come norma, il successo come imperativo. Peccato, però, che ci passa di mezzo un corpo, meglio, un incontro tra i corpi. È questo incontro, con la sua esteriore e ruvida contingenza, a fare problema, ad essere respinto con forza. Il Viagra non risolve una patologia, ma consegna alla necessità l'esito delle proprie scopate. Ad assumere massimo rilievo non è più la combinazione (sia essa affettiva o puramente sessuale, senza alcuna gerarchia, intendiamoci!), ma ciò che l'individuo nella sua solitudine può fare per rispondere adeguatamente all'imperativo prestazionale. Il passaggio dall'adeguatezza al “numero da circo” è breve, i confini si confondono. Ma è sempre l'individuo, irrelato e competitivo (oltre che spaventato e ansioso), che conquista la scena, distruggendo quella sessuale, sempre esteriore, contingente, relazionale. Ciò che spaventa è la combinazione prima che si sia fatta abitudine (intendendo il corpo come un rapporto differenziale tra incontro e abitudine) dunque meglio evitare brutte sorprese, preferibile la pompetta o l'additivo. E mentre viene sconfitta la contingenza si afferma la rivincita del maschio ferito: super-erezione in risposta ad un desiderio, quello femminile, che si è fatto parola e sperimentazione. Non si tratta, in questo caso, di esprimere dal punto di vista maschile un moralismo speculare a quello di Di Gregorio & co, non è di certo la protesi macchinica o la variazione chimica a fare problema (almeno per quanto mi riguarda), ma l'uso individualistico e risentito che se ne fa. Anche quando si parla di sostanze psico-attive non ho mai avuto dubbi, il gioco vale se si riesce a fare esperienza di sé come singolarità, puro processo produttivo e relazionale, il resto è torsione identitaria e compulsiva: “sono sempre Io, con il mio fottuto piacere”. È possibile per i maschi perdere di vista la prestazione e fare esperienza del desiderio, nominandolo? Questo mi sembra il problema che abbiamo di fronte tutti, anche chi non si è applicato pompette e non organizza il Bunga bunga.
Secondo punto: le notti di Arcore ci consegnano o riconfermano la miseria dell'immaginario sessuale dei maschi italiani. Confesso, sono cresciuto negli anni Ottanta e guardavo Italia 1. Sì, non ho letto il Capitolo VI inedito del I Libro del Capitale da infante, me ne vorranno a male gli operaisti più raffinati, ma tant'è. Italia 1 era Bim Bum Bam, i Puffi alle otto di sera, ma anche e soprattutto Drive in la domenica sera, un vero must, Supercar o Automan(primi e goffi esperimenti cyborg), i film di Banfi in seconda serata. Insomma, quando ho letto le ricostruzioni minuziose delle serate di Arcore ho colto, nello pochezza, qualcosa di assolutamente familiare: le supertettone delDrive in vestite da poliziotte, Banfi che fa la puntura “di prova” alla sua infermiera con perizoma mozzafiato. Un catalogo di immagini che ci hanno bombardato per decenni trasformate in esperienza reale, attraverso la formula esotica del Bunga bunga. Viene davvero da ridere a pensare che il premier non riesca ad affrancarsi dalla commedia sexy anni Settanta, così distante dalla raffinatezza, che pure potere e denaro potrebbero garantirgli, delle scene di Kubrick e del suo Eyes wide shut! Ma forse – ed è questa la cosa che conta ‒ il premier è l'espressione più matura dell'immaginario sessuale dei maschietti italici. Pecoreccio e turismo sessuale, con minorenni, ciò che non fa scandalo, e che sicuramente non smuove Bertone & co (che di queste cose se ne intendono), è ciò che segna i comportamenti e la miseria di milioni di (maschi) italiani. Non è così? la faccio facile? E perché allora oltre allo sberleffo o all'approfondimento voyeristico, alla solidarietà politically correct nei confronti delle donne o allo sdegno moralistico in salsa patriarcale (“mia figlia non te la prendi”, cartello esibito nella prima manifestazione del Pd dopo la riesplosione del Rubygate), i maschi non sono riusciti a dire o a fare nient'altro? Su questo penso che le donne e femministe (mi riferisco a Dominijanni o a Muraro, ma non solo) che hanno scritto in questi giorni – in aperta critica dell'appello Se non ora, quando? ‒ abbiano ragione da vendere: ad essere afasici sono in primo luogo gli uomini e non le donne. Un'afasia radicata, a copertura di miserie a volte ancora più profonde: come leggere diversamente il ritiro spirituale e cattolico di Marrazzo al seguito dell'inchiesta che lo ha visto protagonista assieme ad un gruppo di trans, quasi tutti rigorosamente uccisi nei mesi successivi, senza gli onori delle cronache? Ma se l'afasia dei maschi di partito è segno di ipocrisia e di grettezza, quella che riguarda i movimenti, “al maschile”, non è meno inquietante. Eppure l'afasia, oltre ad essere un blocco insopportabile, può anche essere occasione di invenzione linguistica. Costruire un nuovo immaginario sessuale non è compito esclusivamente femminile, è un problema che riguarda le lotte biopolitiche del nostro tempo! E non capire questa cosa è segno di debolezza, non c'è retorica della serietà (della lotta di classe) che tenga.
Conclusione provvisoria. Da dove si potrebbe partire? Intanto dalla piazza, dal 30 novembre, dal 14 dicembre, dalle rivolte autunnali, da quelle romane a quelle londinesi o tunisine o egiziane. Nel tumulto che ci ha visto protagonisti abbiamo ricominciato a fare esperienza del corpo come potenza e come relazione. E quando dico potenza la intendo nelle sue variazioni. La potenza non è (solo) coraggio o, peggio, tensione testosteronica, ma è anche paura, consapevolezza della propria fragilità: un eroismo sobrio e impersonale, quello delle passioni comuni, che la rivolta porta con sé. Lieta inquietudine della contingenza, dei corpi e della loro composizione, sotto gli scudi e tra i lacrimogeni che tolgono il respiro, sopra i binari e nell'occupazione della facoltà. Saremo in grado di trasformare questa rinnovata esperienza in discorso sul desiderio e sulla sessualità? Sapremo nominare i sentieri di una ricerca pratica tutta da fare? Questo non lo so, intanto, forse, non è esercizio ozioso, o vanitoso, prendere parola.


Maggiorenni

di Giovanni Morsillo


Ha suscitato un po’ di polvere l’intervento di un ragazzo che chiedeva in una manifestazione nazionale alcune risposte sulle sue condizioni di vita e sulle prospettive che la classe dirigente, e ovviamente chi occupa le sedi decisionali in primis, pensa di realizzare per lui ed i suoi concittadini, coentanei o no.
Ovviamente, il fatto che un cittadino inizi presto a preoccuparsi di cosa lo aspetta nella vita, in un paese cloroformizzato dalle banalità assurte al ruolo di ideologia (la pubblicità, il mercato, le ballerine, il machismo, la sottocultura, ecc. ecc. ecc.), risulta assai strano.
E quindi, dagli alle dichiarazioni scandalizzate, alle scemenze vomitate con veemenza da personaggi quanto meno discutibili (proprio se non avessimo altro da discutere, però). E il giovane con elevata sensibilità sociale, diventa un soldato bambino, un abbrutito in mano a spietati fabbricanti di mostri, una specie di pioniere del socialismo come non se ne vedeva dalla fine dell’URSS (che nella loro accezione è quanto di peggio possa capitare ad un adolescente).
Non certo per informare costoro, fatica inutile e foriera di depressione in chi la volesse tentare, ma per rimuovere ogni granello di quella polvere dalle coscienze sane che, fin troppo preoccupate dell’incolumità dei minori, si chiedono se sia giusto e opportuno che un ragazzino “faccia politica”.
Senza scadere nella dozzinale contarpposizione fra generazioni, e senza voler stabilire a tavolino se quella precedente sia migliore o peggiore della successiva, vorremmo invece far notare che il guaio sta proprio nella scelta opposta. Per decenni abbiamo lamentato che non si facesse abbastanza per educare civicamente (a scuola, in famiglia e nella società) le giovani menti e le giovani coscienze, offrendo loro spunti di riflessione e riferimenti che non fossero lo spontaneismo sciovinista, l’arrivismo egoista, i complessi di inferiorità fondati sulle leggi della giungla.
Nell’era in cui si discute di dare la patente a sedici anni, il voto amministrativo alla stessa età, di allargare giustamente i diritti individuali dei ragazzi e delle ragazze, sembra che la coscienza civile, l’impegno sociale, la responsabilità individuale che dovrebbe determinare tali diritti debba invece essere compressa, confinata, legata.
Con l’aggravante che tutto ciò non è detto in nome di una valutazione delle capacità del giovane, ma suffragatao solo da preconcetti e pregiudizi apertamente dichiarati: Sarebbe indecente che i genitori di quel ragazzo gli abbiano concesso di capire, di approfondire, e di esporsi davanti a tutto il paese per esprimere il proprio pensiero, le proprie preoccupazioni, la propria volontà.
Molto meglio, forse, covare in silenzio queste tensioni, farle diventare frustrazioni, e buttarsi da un balcone, come purtroppo molti adolescenti fanno, mancando loro la possibilità di affrontare a viso aperto le difficoltà che la vita, oggettivamente mette davanti a tutti.
O ancora, essere allevati a merendine e incoscienza, al buio come polli da batteria, con il risultato orribile che quelle carni e quelle teste saranno insipide, senza personalità, sapranno solo di mangime.
Se Giovanni e tutti quelli come lui potessero sentirci, vorremmo dir loro che noi abbiamo preso la tessera del partito a quattordici anni, che avevamo le federazioni giovanili a nostra disposizione proprio per crescere nella consapevolezza e nella partecipazione. E vorremmo che sapessero che abbiamo sentito e sentiamo ora il lutto sulla nostra pelle, perché quelle organizzazioni sono state disciolte, smembrate, distrutte proprio per evitare che la società si organizzasse, fosse consapevole. Non sembri una forzatura: le cosiddette riforme del sistema elettorale, dell’organizzazione del consenso, non sono altro che la ricerca di una struttura del potere senza partecipazione, di una democrazia fasulla fondata sulla delega formale e non sulla responsabilità. Secondo quelli che gridano allo scandalo dovremmo abbeverarci tutti al luogo comune, al Verbo del potere, e accucciarci nella nostra disperata dipendenza.
Se Giovanni ci sentisse, lo pregheremmo di dire ai suoi amici di andare anche loro alle manifestazioni, a quelle che vogliono, in modo civile e serio, come ha fatto lui, di scegliere e non farsi scegliere, di cerscere uomini e donne, non oggetti per l’arricchimento e il divertimento di quattro satrapi.
Va bene così, Giovanni, ne abbiamo bisogno anche noi, che abbiamo rischiato grosso di rassegnarci guardando quelli che crescono nel disorientamento e nella sfiducia. Ci hai rappresentati più tu con la tua faccina pulita e nobilmente popolare, che tutti i discorsi pur importanti dei capi. Grazie a te e ai tuoi amici, noi riprendiamo a sperare. 

Videocon senza prospettive e senza pace. Ora anche condanne e multe

da Ignazio Mazzoli, tratto da http://www.invisibili.eu

A ferragosto rimasero senza stipendio 1250 lavoratori della Videocon di Anagni. Poi l'Inps accreditò le mensilità di giugno agli operai che da quel mese erano senza stipendio. E' una vergogna, si scrisse, abbandonati e dimenticati da tutti. "La colpa è di Governo e Regione Lazio che avrebbero dovuto emanare i decreti prima, e non in extremis", si disse.
Finalmente dopo disattenzioni e rinvii arriva il 9 novembre 2010 per avviare la trattativa alla ricerca della riconversione dello stabilimento Videocon di Anagni.  
La ditta, anni fa una era delle realtà più brillanti del mondo del lavoro ciociaro, da cinque anni è in uno stato di decadenza praticamente irreversibile. Ma, in quel nove novembre nulla di nuovo avvenne rispetto ai mesi precedenti. Alla presenza del sottosegretario Stefano Saglia il primo incontro vide la conferma dell'offerta della società slovacca SSIM di proprietà dell'imprenditore siriano Aksam Barakat. E, fu confermato anche l'interesse di una nuova cordata italiana, la Eracles, appositamente costituitasi per acquisire lo stabilimento di Frattarotonda.
Oggi, come si dice, arriva l'olio bollente sulle ferite o se si preferisce sul "cotto l'acqua bollente".  Vorremmo assistere ad un'indignazione generale. Non si può rispondere con una condanna a chi chiede solo di lavorare. Invece qui siamo di fronte a un decreto penale di condanna (n° 64/11 e n° 4147/10 del Gip, ndr) per blocco dell'autostrada del sole all'altezza del casello di Anagni il 20 ottorbre 2010. 22 operai imputati e chiamati a pagare 3750 euri ciascuno o dovranno finire in prigione per aver "provocato il blocco del traffico in entrambre le direzioni ed in particolare il blocco di un mezzo Cotral". Molti di più, circa 700, erano stati i lavoratori scesi a protestare in autostrada. In totale i lavoratori in Cig sono ben 1400.
La data della protesta parla chiaro. Il gesto fu suggerito e determinato dall'esasperazione perchè non si riusciva ad ottenere l'incontro al Ministero della Attività produttive che doveva essere finalizzato alla ricerca di un acquirente imprenditore capace di riavviare la produzione della stabilimento di Anagni. Un gesto clamoroso per protestare contro una situazione di grave disagio sociale causato non certamente dai lavoratori.
Ora vengono colpiti operai in cassa integrazione: ognuno dovrebbe pagare 3750 euro al massimo entro 15 giorni. Ma dove li vanno a prendere questi disoccupati con le famiglie sopra le spalle?
Ci aspettiamo una presa di posizione delle forze politiche e delle istituzioni in molta parte responsabili del disastro che trascina nell'inferno della disoccupazione 1400 lavoratori.
In ogni caso sentiamo forte la responsabilità di dover fare quanto possibile per assicurare solidarietà a questi lavoratori ed alle loro famiglie. Dovremo saper parlare a tutti i cittadini della nostra provincia. Chi lotta per una causa giusta non deve restare solo. Mai.

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