Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 20 ottobre 2011

AL FIANCO DEGLI OPERAI FIAT PER UN AUTUNNO DI LOTTE

Alberto Madoglio :  Lega Internazionale dei Lavoratori
 
 
Venerdì 21 ottobre la Fiom ha indetto una sciopero generale di otto ore per tutti i lavoratori del Gruppo Fiat. Si tratta della prima mobilitazione degli operai della multinazionale di Torino indetta dai metalmeccanici della Cgil da parecchio tempo.
Data l’importanza che la Fiat ha storicamente avuto in Italia e che continua ad avere oggi, nonostante la crisi che l’ha pesantemente colpita come tutte le multinazionali del settore auto, i risultati di questa vertenza avranno delle ricadute, in positivo o in negativo, per tutti i lavoratori.
 
Fiat: un comportamento anti-operaio che viene da lontano
La Fiat a gestione Marchionne ha da oltre un anno iniziato una durissima lotta, senza esclusione di colpi, contro i suoi operai e contro la Fiom. In verità la politica sindacale dell’azienda non è mai stata tenera con i lavoratori e i sindacati combattivi, e non ci riferiamo solo alle vicende degli scontri tra azienda, sindacato e lavoratori che hanno caratterizzato la storia aziendale dalla sua fondazione, ma anche a fatti più recenti (vedi i licenziamenti dei delegati dei sindacati extraconfederali avvenuti negli ultimi anni, le migliaia di provvedimenti disciplinari inflitti ogni anno agli operai, ecc.).
 
Il salto di qualità della gestione MarchionneTuttavia dal giugno dello scorso anno abbiamo assistito a un salto di qualità, e di quantità, nella politica aziendale.
Con l’introduzione nell’estate del 2010 di un nuovo contratto per i lavoratori della Fiat di Pomigliano d’Arco, con cui in sostanza venivano azzerati i diritti degli operai, si è voluto dare un segnale non solo ai lavoratori del Gruppo, ma al mondo del lavoro nel suo insieme: il tempo delle trattative rituali azienda-sindacato è finito; superati i cancelli, esiste un solo padrone e i dipendenti hanno un solo dovere: ubbidire e lavorare in silenzio.
All’epoca si diceva che il comportamento del Lingotto era dovuto alle particolari difficoltà nel gestire una fabbrica come quella campana (dove i lavoratori da anni si oppongono a condizioni di impiego molto pesanti, a un sistematico ricorso alla cassa integrazione e quindi a salari ridotti fino alla metà).
 La svolta di Pomigliano non sarà   un caso isolato, una eccezione, seppur infelice. Prima o poi tutte le altre aziende del Gruppo sarebbero state colpite da questa accelerazione autoritaria e questa si sarebbe poi allargata a tutto il mondo del lavoro. Così è stato: prima con Mirafiori a Torino, poi della Bertone di Grugliasco. Per Termini Imerese, Irisbus di Avellino e Cnh di Imola (queste ultime fabbriche producono mezzi pesanti come camion e autobus) si è scelta la soluzione estrema: chiusura degli impianti e licenziamento di migliaia di lavoratori. Per il resto degli operai, impiegati e precari la traduzione del nuovo corso Fiat sono stati l’accordo tra sindacati e Confindustria del 28 giugno scorso e l’articolo 8 della recente manovra finanziaria del governo, che in entrambi i casi adottano il modello Marchionne, decretando nei fatti la morte del contratto nazionale di lavoro e la distruzione del sindacato confederale a favore di sindacati aziendali, con lo scopo nemmeno troppo nascosto di legarli e subordinarli alle esigenze dei capitalisti, mettendo in competizione tra loro gli operai delle varie aziende.
 
Un attacco a tutto il mondo del lavoroSiccome l’appetito vien mangiando, la Fiat non si è fermata e, con l’annuncio dell’uscita da Confindustria a partire dal gennaio 2012, ha indirettamente affermato che vuole liberarsi da ogni residuo vincolo “concertativo”. Come spiegare questo comportamento? Ricordavamo all’inizio che il settore auto è stato quello maggiormente colpito dalla crisi scoppiata nel 2008, e la Fiat, che è la più debole fra le grandi imprese del settore, si trova da tempo in forte difficoltà rispetto ai suoi concorrenti. E’ anche quella che investe meno in ricerca e sviluppo, a causa della sua debolezza patrimoniale, e quindi cerca di recuperare utili aumentando a dismisura lo sfruttamento della manodopera. Ovvio che in una situazione del genere, ogni minimo ostacolo o rallentamento ai suoi piani appare alla direzione come un attentato alla sopravvivenza.
 
La direzione Fiom: realismo o opportunismo?Ma questo atteggiamento è stato molto facilitato dalla mancanza di opposizione ai suoi piani: non solo Cisl, Uil, governo e la Cgil di Susanna Camusso non si sono minimante opposti ai piani di Torino, ma la stessa Fiom, che da 18 mesi è stata spesso vista da molti come l'ultimo baluardo a difesa degli operai, ha avuto grosse responsabilità per la situazione in cui si trovano oggi i lavoratori Fiat e non solo.
Landini, segretario dei metalmeccanici Cgil, che a parole denunciava l’accordo di Pomigliano come il primo passo per un attacco generalizzato al mondo del lavoro, non è stato conseguente con queste premesse condivisibili: non solo non ha proclamato lo sciopero a oltranza a Pomigliano per sconfiggere i piani aziendali, ma non ha fatto appello per una mobilitazione di tutti i lavoratori del Gruppo, né tantomeno uno sciopero generale contro i piani di Fiat, Confindustria e governo che, al di là dei distinguo di facciata, avevano lo stesso obiettivo: sferrare al proletariato un colpo micidiale.
A Mirafiori, quando gli operai hanno risposto con una valanga di No al referendum truffa sull’accordo, Landini si è limitato a denunciare l’azienda alla magistratura borghese: con quali risultati? Che i giudici, non essendo arbitri super partes, hanno riconosciuto, in barba alle stessi leggi fatte dalla borghesia, il diritto dei padroni di imporre in fabbrica la loro legge, dimostrando una volta di più che i magistrati altro non sono che gli ermellini da guardia del capitale e dei suoi interessi.
Alla Bertone, Landini ha battuto ogni record di cinismo e opportunismo, dando il sostanziale via libera alla Rsu Fiom che ha sottoscritto un accordo identico a quelli osteggiati a Pomigliano e Mirafiori.
Per questi motivi lo sciopero di venerdì rischia di arrivare troppo tardi, e di trovare una classe operaia sfiduciata dalle troppe occasioni perse nell’ultimo anno e mezzo.
 
Generalizzare lo scontro sociale: per un vero autunno caldoNoi crediamo che la partita, in Fiat come nel Paese, non sia ancora chiusa, al contrario: siamo alla prevedibile vigilia di una ascesa delle lotte anche in Italia, come peraltro già avviene, con ritmi diversi, in varie parti d'Europa.
Ce lo dimostrano gli operai di Termini, Avellino e Imola che non accettano che altri determino il loro futuro. Ma lo dimostrano anche gli operai della Ferrari di Maranello, fiore all’occhiello del Gruppo di Torino, che hanno deciso che non limiteranno la loro lotta allo sciopero del 21, ma continueranno fintanto che l’azienda non riconoscerà i loro diritti, sindacali e salariali, smettendo di trattarli come schiavi in cambio di uno stipendio che non permette loro una vita dignitosa. E infine, una prova che nulla è perduto ci viene dalla enorme manifestazione del 15 ottobre, pur privata della piazza dalla repressione borghese stimolata (se mai ce ne fosse bisogno) dalla disorganizzazione del corteo voluta dai gruppi promotori e dall'intervento infantile dei vari sfascia-vetrine. Prendendo a pretesto i fatti del 15, il governo -preoccupato della possibile crescita delle lotte operaie ben più che di qualche anarchico- ha annunciato un inasprimento delle norme repressive. Il primo atto, concordato col sindaco di Roma, è stato intanto vietare agli operai di sfilare in corteo il 21. La borghesia e i suoi politici, di centrodestra e centrosinistra (vedi il duetto Maroni-Di Pietro), non ha paura di qualche decina di pseudo-anarchici ma di migliaia di operai che potrebbero realmente bloccare il Paese, come sta succedendo in Grecia e, con effetti rivoluzionari, nei Paesi arabi, a partire dall'Egitto, dove la classe operaia è stata protagonista della cacciata di Mubarak (e ancora adesso rifiuta di lasciare la piazza al governo borghese diretto dall'esercito che impone, anche lì, misure anti-sciopero).
Anche Landini e Airaudo sono consapevoli di questa possibilità e cercano in ogni modo di evitare quelli che loro chiamano "incidenti": fingono di usare un linguaggio “radicale” quando in realtà sono costretti a proclamare la mobilitazione, che si prevede imponente, perché non potevano fare altrimenti. Al tempo stesso sono pronti a tradire le giuste aspettative e rivendicazioni dei loro rappresentati alla prima occasione utile. Lo hanno esplicitamente detto all’assemblea nazionale dei quadri Fiom dello scorso mese, annunciando la disponibilità a "congelare il conflitto", a patto di essere richiamati al tavolo delle trattative con i padroni.
Il 21 ottobre deve essere una giornata di lotta senza quartiere contro padroni, governo, politici della borghesia e burocrati sindacali che, in una sorta di nuova Union Sacrée, tentano disperatamente di evitare che la situazione sfugga loro di mano. 

Sui fatti del 15 ottobre a Roma

Comitato Nazionale ANPI


Il Comitato Nazionale dell’ANPI,
a fronte dei gravissimi fatti accaduti sabato scorso a Roma; nell’esprimere la più sentita solidarietà a tutti coloro - e in particolare ai giovani - a cui è stato impedito di esercitare liberamente e pacificamente un diritto costituzionale, tanto più rilevante in quanto contemporaneamente veniva esercitato in tutto il mondo (e senza incidenti), ed a tutti coloro che hanno subito danni dalla violenza di un gruppo di estremisti reazionari;
condanna, nel modo più fermo, il comportamento di coloro che sono scesi in campo solo per praticare la violenza ed impedire una civile manifestazione di protesta, producendo danni gravissimi a persone e cose;
ribadisce che è compito dello Stato garantire la libertà di manifestazione del pensiero e la libertà di riunione, per cui non ha senso rispondere ad un atto di odiosa violenza con divieti che, prima ed invece di colpire i violenti, finiscono per limitare i diritti dei cittadini, al di là e al di fuori della Carta Costituzionale; depreca che una incomprensibile gestione dell’ordine pubblico non solo non sia riuscita a prevenire quanto accaduto ma addirittura abbia esposto la città di Roma, i manifestanti pacifici (che peraltro non hanno potuto svolgere la loro manifestazione) e gli stessi agenti di polizia e carabinieri a subire violenze ed attacchi, non essendo preparati e attrezzati adeguatamente per respingerli; si oppone fermamente ad ogni ipotesi di interventi polizieschi ed autoritari sulla scia delle emozioni suscitate dalla sciagurata giornata di Roma; non è con leggi eccezionali che si reprime la violenza, ma applicando rigorosamente la normativa vigente e prevenendo ogni
tentativo di violenza; esprime seria preoccupazione per i rigurgiti di autoritarismo e di fascismo che si affacciano continuamente, in varie forme, nel nostro Paese approfittando di un “clima” ritenuto favorevole e della disgregazione della vita politica e istituzionale del nostro Paese; si appella alla coscienza civile ed alla sensibilità di tutti i cittadini perché rispondano alla violenza con le armi della democrazia, vale a dire con l’esercizio dei fondamentali diritti civili e politici, la partecipazione, la manifestazione convinta di una decisa volontà di svolta e di cambiamento, verso un sistema politico e istituzionale rispondente finalmente ai
principi contenuti nella Costituzione; ribadisce che solo l’unità di tutte le forze democratiche può salvare il nostro Paese dal degrado civile, sociale e politico in cui è precipitato e che ormai è divenuto intollerabile per
ogni cittadino consapevole dei diritti inalienabili e degli stessi fondamenti della democrazia.
Roma, 19 ottobre 2011
IL COMITATO NAZIONALE ANPI



mercoledì 19 ottobre 2011

Province e riordino degli Enti

Angelino Loffredi

Finalmente ho potuto leggere considerazioni serie e pertinenti riguardanti il ruolo delle amministrazioni provinciali. Me ne ha dato l’opportunità un articolo di Antonio Simiele apparso sul sito
www.edicolaciociara.it, il quale, fortunatamente, non si è fatto travolgere da questo clima da bar dello sport, ovvero fra ciechi abolizionisti e non, ma ha messo al centro del suo ragionamento una opportuna ricostruzione storica sul ruolo dell’Ente per trarne condivisibili considerazioni finali.

La necessaria ricostruzione, infatti, deve partire da quello che avvenne all’indomani dell’ istituzione delle Regioni e dall’appassionato dibattito negli enti locali per l’attuazione dei decreti della legge 382, necessari e propedeutici per il decentramento dello Stato.

E’ doveroso, inoltre, ricordare che fino agli anni ottanta le province avevano solo tre competenze: viabilità provinciale, assistenza psichiatrica, istituti tecnici superiori. Forse per questo esiguo ruolo di funzioni, spingeva alcuni, a cominciare dal PRI, a chiederne l’abolizione.

Gli anni ottanta evidenziano anche un fenomeno inquietante: cosi come precedentemente era avvenuto con i ministeri si va affermando nelle Regioni un nuovo centralismo. Gli assessori sono allergici e refrattari ad ogni dialettica istituzionale con le province ed i comuni, sono insomma i nuovi satrapi. A tale proposito mi limito a ricordare i tempi biblici necessari per approvare un piano regolatore.

Il movimento delle autonomie locali mise al centro della propria iniziativa il ruolo della Provincia come snodo della programmazione regionale e di coordinamento fra i comuni. Questo era ed è stato l’obbiettivo. Tale cammino è stato difficile, contraddittorio e tuttora non realizzato pienamente. Anzi, è rimesso in discussione da chi vuole abolirle, ipotizzando confuse e pasticciate soluzioni sostitutive.

Inoltre pur con pochissima popolazione residente sono state create negli ultimi anni più di trenta nuove province e conseguentemente altrettante prefetture con conseguente crescita della burocrazia e della spesa.

Purtroppo il tema onnipresente, l’argomento dominante, è costituito dai tagli e non dalle funzioni.

Il taglio dei costi viene fatto alla cieca e male, privo di una strategia d’insieme, con solenni annunci a veder bene incoerenti e sempre contraddetti il giorno successivo.

Per quel poco che potrà interessare difendo il ruolo delle province, ma sono per la riduzione del numero delle stesse. E’ necessario invece per quanto riguarda i tagli guardare in altre direzioni: alcuni consorzi, primo fra tutti , in provincia di Frosinone, l’ Anagni sud, creato negli anni 50 per sviluppare l’agricoltura ma coincidente già da un trentennio con estese aree industriali. Un monumento all’inutilità ed allo spreco.

Sempre guardando in piccolo, penso ai due consorzi industriali presenti in provincia e se considero che trenta anni fa, quando gli opifici industriali erano quattro volte di più ma diretti da un solo consorzio, con amministratori e personale dipendente che gravavano molto di meno sulla pubblica amministrazione, c’è da trasecolare a vedere tale sperpero. Infine, certamente molto più consistente delle precedenti indicate esiste una questione dimenticata: le Comunità Montane.

Nel Lazio ne esistono 22, con altrettanti Presidenti e Giunte e tutti lautamente super pagati. I compiti di questi enti potrebbero essere facilmente esercitati dalle amministrazioni provinciali.

La cosa che più mi rattrista non è solo quella di non vedere un progetto organico, coerente e ben definito che elimini gli enti superflui, gli sprechi e identifichi gli enti locali come motore di sviluppo, innovazione e crescita ma quella di non vedere prendere nemmeno provvedimenti facili, semplici ma significativi: l’abolizione del cumulo di due, tre, a volte quattro indennità riscosse dai politici e ridurle semplicemente ad una sola.

Fare una legge, con un solo articolo, sarebbe un buon segnale, darebbe una speranza, ridurrebbe il numero degli scettici ed dei delusi, dimostrerebbe che esiste un ceto politico che non guarda solamente al proprio portafoglio ma alla condizione di vita di milioni di persone ed all’efficienza dello Stato.

Commento all'articiolo di Ultimissime net: "Pilozzi e Belli basta parlare di Aeroporto

Bruno Roveda

 LINK ALL'ARTICOLO DI ULTIMISSIME NET

Tra le tante cose "dette", Pilozzi e Belli "non dicono" una verità elementare: l'insistenza del centrosinistra locale sulla "questione" aeroporto mette in seria difficoltà la costruzione di un'alleanza possibile tra le varie "anime" del centrosinistra in campo per le prossime amministrative di primavera 2012. In particolare a Frosinone, il "nuovo" gruppo dirigente è impegnato a "piazzare" propri rappresentanti in Consiglio Comunale ed in altri "consigli".

Se non si "dismette" l'idea dell'aeroporto - e se non si sconfigge la trama speculativa In particolare a Frosinone, “Sel” Frosinone dovrebbe fare ingoiare troppi rospi a chi non ha più stomaco per sopportare le angherie di una classe dirigente locale votata esclusivamente alla soddisfazione delle esigenze “dei poteri forti” che oggi sono di natura anche di natura criminale . Con ricadute molto negative sotto il profilo elettorale.


martedì 18 ottobre 2011

Fascismo bipartizan

Luciano Granieri


  L’onda lunga degli incidenti di  sabato 15 ottobre, come uno tsunami ha travolto il diritto costituzionale a manifestare. Il sindaco Alemanno non aspettava altro.    Dall’idea di far pagare una tassa ai movimenti che sfilavano per protesta  nelle  vie della capitale alla negazione della piazza dopo gli incidenti di sabato il passo è stato breve. Il 21 ottobre la manifestazione della FIOM , nella quale gli operai Fiat e Fincantieri, volevano porre all’attenzione generale la loro situazione disastrosa, è stata annullata. O meglio è stato autorizzato un semplice sit.in in P,zza Esedra e proibito il corteo che da qui doveva arrivare in un primo momento a Piazza Navona, poi a P,zza Farnese e quindi in  P.zza  Santi Apostoli. E’ inutile sottolineare che gli operai FIAT sono sotto la mannaia di un ricatto cui Marchionne li ha costretti, scavalcando piè pari la  costituzione, con l’appoggio di un governo criminale e di sindacati complici , .condizionando il mantenimento del posto di  lavoro all’alienazione del diritto di sciopero, alla completa libertà di licenziamento all’abolizione del contratto collettivo. Gli operai Fincantieri invece rischiano la chiusura dei loro siti pur avendo commesse da evadere. Si nega la piazza a persone che protestano perché non riescono a pagare le bollette, l’affitto di  casa o la scuola per i propri figli.   Al   raggiungimento del primo obbiettivo,  quello di depotenziare se non annullare gli effetti della manifestazione dei 15 ottobre,  si aggiunge la realizzazione della   seconda fase del piano, quella tesa  a bloccare completamente ogni espressione di dissenso prendendo a pretesto i fatti di sabato scorso. Ma se da Alemanno ci si poteva aspettare una tale presa di posizione, i proclami di Di Pietro dopo gli eventi  di sabato scorso  in perfetto stile fascista hanno fatto più rumore e stupito molti ma non il sottoscritto  Di Pietro  è fondamentalmente uomo di destra.  L l’Italia dei Valori è un partito fondato quasi esclusivamente per contrastare l’illegalità all’interno dei palazzi del potere , denunciare   i guai giudiziari del premier, e dei parlamentari suoi scagnozzi. Poco altro contraddistingue la linea politica dal partito del ex PM di mani pulite .  L’estrema volatilità  programmatica basata su un populismo uguale e contrario al berlusconismo ha permesso la coesistenza   di  personaggi variegati   gente impresentabile come  Scilipoti , oggi fuori uscito dal partito, con  persone dalle grandi doti politiche come De Magistris che ha completamente sconfessato il suo capo-partito sul tema delle leggi speciali. Una personalità, il sindaco di Napoli,   con cui è possibile confrontarsi e ipotizzare un futuro condiviso    sulla gestione partecipata della cosa pubblica da parte dei cittadini . Bisognerebbe capire    quale idea del partito hanno   gli iscritti . Per le diverse anime disperse dalla sinistra extraparlamentare (nel senso che sta fuori dal parlamento) resta difficile digerire,  una convivenza con chi, a seguito dei fatti di Roma,  ha superato   da destra perfino il truce ministro degli Interni Roberto Maroni . Di Pietro  ha  affermato  che: “Si deve tornare alla Legge Reale (una legge  in vigore quarant’anni fa che consentiva alle forze dell’ordine di  sparare sui manifestanti e che   negli anni settanta fu responsabile della morte di 250 persone ndr)  , che . contro atti criminali come quelli di Roma  bisogna fare la 'legge Reale 2'”   O ancora  che “è necessaria  un'assunzione di responsabilità da parte di tutte le forze politiche  per creare una legislazione speciale e specifica che introduca specifiche figure di reato, aggravamento dei reati e delle pene oggi previste, allargamento del fermo e dell'arresto, riti direttissimi che permettano in pochi giorni di arrivare a sentenza di primo grado"Maroni recepisce e delibera. In realtà leggi speciali dovrebbero essere approvate per punire con forza gli  atti criminali commessi da chi  permette che cinque donne muoiano sotto il  crollo della palazzina dentro cui lavoravano in nero a 3,95 l’ora . Una palazzina fatiscente dove la tragedia era del tutto prevedibile e si sarebbe potuta evitare con i dovuti controlli di legge ,. Norme  speciali dovrebbero essere approvate  per punire chi condiziona  le vite degli altri togliendo e offrendo lavoro precario non solo nella retribuzione ma anche nella sicurezza, provocando 529 vittime sul lavoro  dall’inizio dell’anno ad oggi. CHI PAGA PER QUESTA STRAGE? ESISTE UNA LEGGE SPECIALE PER PREVENIRE ED EVITARE TUTTO QUESTO?  Non esiste.  Anzi ci si sta agitando per modificare l’art. 41 della costituzione  con la volontà di abolire quella parte della norma in cui è previsto che  “l’iniziativa privata non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. La lezione che si può trarre dai fatti del 15 ottobre e dalle conseguenze politiche scaturite è che si è impedita la libera circolazione delle idee. Le manifestazioni contro la dittatura del pensiero unico, sono state prima sapientemente depotenziate permettendo che alle rivendicazioni del corteo fosse sovrapposta la potenza mediatica di fatti di violenza indotti, poi condannate e usate per limitare se non vietare altre manifestazioni in futuro , il tutto con gli anatemi di condanna di stampo fascista  levati  sia di Maroni che di Di Pietro. Come  non essere d’accordo con chi sostiene che centrodestra e centrosinistra sono la stessa cosa e, seppur con armi diverse, sono i guardiani della rivolte che senza il loro controllo avrebbero serie possibilità di rovesciare il sistema capitalista  in crisi?

Ancora irrisolta la questione "Mensa Scolastica"

Paolo Iafrate


Cari genitori,
la lettera che segue  propone di sollevare le questioni inerenti alcuni altri problemi causati da una situazione del servizio mensa che non ha aggettivi che tengano.

E… ci sarebbe da discutere sulla qualità del cibo, di dove e come mangiano a scuola i bambini, del senso più generale del mangiare assieme ecc.

Penso però che questo sia solo un segnale che unito agli altri, classi numerosissime, didattica allo stremo rimessa alla buona volontà, vigilanza e pulizia ai limiti, strutture insufficienti o mal distribuite, il privato che si intrufola nella scuola pubblica, senza parlare delle difficoltà dei bambini più fragili o più esposti socialmente, stanno portando la scuola e, più realisticamente i nostri bambini, verso l’accettazione che la scuola non è più determinante ma solo utile, almeno per quella dell’infanzia, al parcheggio per qualche ora.

Senza andare troppo lontano rispetto ai metodi pedagogici, al valore della scuola oggi, si rileva che i problemi non sono più emendabili a valle ma solo a monte di un  percorso pluriennale, nelle decisioni importanti e decisive anche di organizzazione di servizi sia delle scuole, pensiamo appunto al rapporto strutture/iscrizioni, o agli enti locali che sono decisivi in alcuni servizi come il trasporto che non può essere ridefinito di anno in anno (o di mese in mese come sta accadendo) o la mensa.

Insomma ciò che pensiamo di risolvere oggi senza averlo posto in un quadro più generale, almeno per la nostra città, domani potrebbe rivelarsi insufficiente o controproducente: pensiamo alla richiesta pressante delle famiglie di adeguare le strutture a fronte di tanti edifici vuoti. Gli esempi possono essere vari, dalla Vittorio Miele che scoppia di bambini, alla De Matthaeis che mangiano in corridoio e potremmo continuare anche con la scuola media! Se pensiamo oggi di dover seguire i circoli didattici nella loro concorrenza verso le iscrizioni e assecondarli nell’adeguamento delle strutture (abbattendo pareti, laboratori, spazi comuni) domani davanti ad una necessità più cogente dove troviamo le risorse per intervenire? Tutto si può fare, certo, ma in spazi temporali ampi e che mantengano una linearità con la quale le famiglie possano programmare ed intervenire con certezza e comprensione.
Dobbiamo esigere una programmazione pluriennale. A noi e soprattutto ai nostri figli sarebbe indispensabile un mondo più stabile, che può anche cambiare, certo, ma che tale cambiamento sia partecipato e compreso completamente.




lunedì 17 ottobre 2011

Compagni SIAMO SERI !

a cura di Luciano Granieri



"Nel XX anniversario dalla nascita di Rifondazione Comunista, avanziamo analisi e proposte con l’obiettivo di dar vita ad una alternativa di società, per costruire un movimento politico di massa contro il capitalismo,  l’uscita da sinistra dalla crisi e una sinistra degna di questo nome.  
Il comunismo  a cui facciamo riferimento è un comunismo di società, legato alla democratizzazione della vita quotidiana, al rispetto e alla valorizzazione della dignità delle persone che porta con se il ridisegno delle relazioni tra le persone e tra la società e la natura. Noi riteniamo che oggi sia aperta questa possibilità e questa necessità: la possibilità di liberare i rapporti sociali dal loro involucro capitalistico e nel contempo la necessità di fare questo per evitare la barbarie che la crisi del capitale produce.  
Oggi, di fronte al fallimento della restaurazione capitalistica, non si è certo aperto uno spazio riformista ma piuttosto si pone in termini netti l’alternativa tra socialismo o barbarie. L’alternativa tra la rimessa al cento dell’economia dello sviluppo sociale o la distruzione della società ad opera dell’economia finanziarizzata. Non si tratta di correggere qualche distorsione del modello di sviluppo ma di modificare alla radice il modello di sviluppo che sempre più si presenta come una forma estrema di dominio di classe divaricato dal progresso sociale."
Tratto dal documento (mozione  Ferrero )che il Comitato politico Nazionale  presenterà   al VII congresso nazionale della Rifondazione Comunista che si terrà a Napoli il 4 e 5 dicembre prossimi.
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"Esiste la possibilità di elezioni politiche anticipate con la decisione di Pd, Sel e Idv di allearsi. Stanno già scrivendo il telaio del loro programma elettorale comune. Chi si fa come sinistra?  Stare dentro o stare fuori rispetto allo schieramento avviato da Pd, Sel e Idv?  . Noi pensiamo che la sinistra, in particolare quella facente capo alla Federazione della Sinistra , debba partecipare allo schieramento , quindi avanzare da subito la richiesta di prendervi parte  a Pd , Sel e Idv.  E’ in campo una posizione, spesso sottesa, a volte dichiarata (per esempio fuori dalla Fds di Bertinotti)  che dichiara che Pd e destre liberiste siano in realtà omogenee e che il Pd al governo farà più o meno le stesse medesime cose del governo della destra sotto la frusta europea e quella della Confindustria. Questa posizione è a nostro avviso sbagliata . Essa inoltre rischia di fornire argomenti potenti a chi dentro al Pd l’intesa con la FdS non la vuole . E’ politicismo il nostro? No, se guardiamo i movimenti reali di popolo  In Europa e in Italia.  Emergono nella stessa Europa forze di centrosinistra che confermano la loro adesione a una serie di orientamenti fondamentali liberisti , ma al tempo stesso le combinano , le moderano, a volte un po’ le correggono attraverso recuperi riformisti . Non era vero ieri che Pd e destre fossero identici , oggi lo è meno di ieri"
Tratto dall' articolo de “il manifesto” di domenica 18 ottobre dal titolo “Caro Bertinotti sbagli, l’alleanza  sinistra va fatta” firmato da  Gian  Paolo Patta , membro del movimento”Lavoro e Solidarietà” confluito nella Federazione della Sinistra  e da Luigi Vinci, dirigente di Rifondazione Comunista favorevole alla mozione (Ferrero)  che il Comitato Politico Nazionale presenterà al congresso
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Compagni COORDINATE I VOSTRI NEURONI !!!!! O decidete di stare in coalizione con “forze di centrosinistra che confermano la loro adesione a una serie di orientamenti fondamentali liberisti , ma al tempo stesso le combinano , le moderano, a volte un po’ le correggono attraverso recuperi riformisti” (articolo manifesto) o avanzate “analisi e proposte con l’obiettivo di dar vita ad una alternativa di società, per costruire un movimento politico di massa contro il capitalismo” (prima mozione). COME SI FA  COSTRUIRE UN MOVIMENTO POLITICO DI MASSA  CONTRO IL CAPITALISMO ALLEANDOSI CON FORZE LA CUI ASPIRAZIONE E’ MODERARE E   CORREGGERE PO’ (SOLO UN PO’ PER CARITA’!!!) I FONDAMENTALI LIBERISTI ATTRAVERSO RECUPERI RIFORMISTI?   Grazie a questi ragionamenti a dir poco contraddittori e cervellotici che , la Federazione della Sinistra nei sondaggi elettorali passa dall’uno e mezzo all’un percento da una settimana all’altra rischiando di scomparire trascinando con sé anche noi di  Rifondazione Comunista che di questo cartello siamo i maggiori  azionista (uso un termine caro ai liberisti) COMPAGNI! PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI SCIOGLIAMO QUESTA CAPPA IMPOSTACI DALL’ALTO . Riprendiamoci la nostra identità COMUNISTA E ANTICAPITALISTA con coerenza. Saremo invisi al Pd ma almeno torneremo a parlare un linguaggio che i nostri militanti capiranno e condivideranno.


Tratto dallo stupore  di Luciano Granieri  membro del Circolo Carlo Giuliani di Rifondazione Comunista Frosinone