Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 29 marzo 2012

C'E' POCO DA RIDERE

Francesco Ricci


La foto di Cernobbio vale più di mille articoli esplicativi.
Intorno a un tavolo colmo di cibi, siedono Monti, la segretaria della Cgil Camusso, i segretari dei partiti borghesi che sostengono il governo, Bersani, Alfano, e pochi altri.
Si fanno fotografare tutti sorridenti. La segretaria della Cgil addirittura sghignazza a bocca spalancata.  
La cosa dovrebbe sembrare strana. La Cgil ha appena annunciato uno sciopero generale contro la cosiddetta riforma del lavoro del governo cosiddetto tecnico, il governo in cui i banchieri per una volta non si fanno rappresentare da intermediari ma siedono direttamente, il governo che ha il sostegno della Troika europea e di tutte le grandi famiglie del capitalismo italiano. Il governo che sta scatenando una guerra contro i lavoratori e le masse di giovani disoccupati, per far pagare al proletariato un conto ben più salato di quello del ricco pranzo immortalato nella foto.
Mentre si ingozzano di tortelli e di pesce (come ci informano minuziose e soddisfatte cronache sulla stampa padronale), i commensali, cioè il comitato d'affari della borghesia allargato alla presunta rappresentante dei lavoratori, parlando del grande imbroglio.
Ora si capiscono meglio i tempi lunghi (un disegno di legge in parlamento) voluti da Napolitano. Il tempo serve per imbrogliare i lavoratori. La Cgil farà il suo sciopero (se lo farà, visto che la data è ancora indefinita): in ogni caso sarà solo una passeggiata per "sensibilizzare" il pescecane Monti. Il Pd farà un gioco di emendamenti parlamentari sulla parte che riguarda l'articolo 18. Stamattina su Repubblica Scalfari ha indicato il punto di accordo dettato dalla borghesia: l'articolo 18 (che peraltro già oggi fornisce una parziale difesa dai licenziamenti, che sono di massa) sarà riscritto sul "modello tedesco". Cioè nei casi di licenziamento "per ragioni economiche" (sic), si prevede prima un tentativo di conciliazione tra padrone e sindacato e, in caso di fallimento, è il magistrato a decidere tra indennizzo o reintegro. 
Sempre Scalfari, lucido porta-parola della borghesia cosiddetta progressista (quella che punta per il dopo Monti a un centrosinistra allargato a Casini, Vendola ed eventuali appendici di "sinistra radicale" per archiviare definitivamente Berlusconi), spiega che ben altra è la posta in gioco ed è meglio non cercare di stravincere sui simboli ma piuttosto portare a casa i risultati veri. E i risultati veri per i padroni sono le manovre devastanti (per il proletariato) che Monti sta facendo approvare per "salvare l'Italia", cioè per pagare il debito miliardario di banchieri e industriali e scaricare i costi della crisi del capitalismo sugli operai e sulle masse popolari. Si tratta della "riforma" del sistema pensionistico, dell'attacco generale al mondo del lavoro, dei pacchetti di "austerità". Ciò non toglie che si possa poi conseguire anche l'essenziale di quanto interessa alla borghesia persino sull'articolo 18. Appunto con l'imbroglio alla tedesca, cui giungere dopo un abile gioco delle parti, senza far perdere la faccia alla Cgil, senza far perdere voti al Pd.
Anche Squinzi, nuovo presidente della Confindustria, ci informa Scalfari, è d'accordo per procedere su questa strada.
Ecco di cosa ridono a quel tavolo.
Sta a noi, ai lavoratori, ai giovani indignati, scavalcare le burocrazie sindacali e politiche, infrangere i progetti governisti cullati dalla cosiddetta sinistra radicale, spezzare le chiusure settarie delle direzioni del sindacalismo di base, chiamare la direzione della Fiom a rompere realmente con la burocrazia Cgil (altro che le astensioni di Landini nel direttivo Cgil!). Sta a noi farli smettere di ridere. Sta a noi imporre con una grande lotta nelle piazze uno sciopero generale prolungato. Per difendere davvero l'articolo 18, per dire No al pagamento del debito, per costruire una comune risposta del proletariato europeo contro la guerra sociale scatenata dai governi imperialisti. Per avanzare verso l'unica soluzione realistica alla crisi del capitalismo in putrefazione: un governo dei lavoratori in una prospettiva rivoluzionaria e socialista.

All Inclusive (Milan-Roma 2-1)

Kansas City 1927

Quando finisce il minuto di silenzio una poderosa pacca sulla spalla avverte Franco. Se gioca.
A San Siro, Milano, laddove se sognare è quasi sempre proibito, quest'anno, l'anno dei record al ribasso e de la revolucion dietro l'angolo più lungo della storia, azzardare il sogno dei tre punti, ma anche di un punto solo, spalanca le porte delle prese per il culo e della superbia oltre ogni immaginazione. E però il caso vuole che oggi, er Mila, forse proprio perché l'avversario de giornata semo noi (cosa che non ammeteremo mai), se presenti sule zolle meneghine co nundici ibrido de vecchie glorie, glorie incerottate ar punto da dové presto lascià er campo pe altre vecchie semiglorie, capigliature piramidal post punk, fluidificanti da primavera magrebina (che i vostri due amatissimi accompagneranno in ogni sua singola azione co un: se vabbè allora Mesbah è forte) e Ibrahimovic. Noi, invece, più o meno semo i mejo. Coll'eccezione de Pjanic in panca, in campo ce so i due capitani, ce so er Caciara e Erfucipolla, Aquistinho s'è mbustata na maja e là dietro semo zavorrati co Rosi e Chiaia, compensati dar Cannicane e quello che i commentatori de Roma Cianner chiameranno Rodry pe tutta la gara, scorciatoia confidenziale poco e goffamente scorciata ar punto che chiamallo Taddey sarebbe stato più cool.

Noi cominciamo la tenzone co na tenzone addosso degna de miglior causa, la percentuale der possesso palla, unica componente delo staff giallorosso che torna sempre e comunque a casa contenta, stavorta c'ha er broncio. "Mbè? A regà, se rinunciate financo a me, a me che ogni vorta ve paro er culo co armeno un argomento da addurre a difesa dei vostri discutibili risultati, sete popo stronzi".
"Oh a Possy, che te possyno, nte devi scardà a sta maniera, questo è er Mila, mica Erno Vara, mo' ce provamo a tiratte mpo su, ma nun è facile, qua c’è da non pialle e da dalle, nse po fa na cosa sola, er pacchetto è tutto compreso" prova a risponde na delegazione co la majassorica. Ma mentre l'altri parlano c'è già qualcuno che agisce, è Er Caciara (che continueremo a chiamà così anche se ha detto che je piace de più Nascar, è giovane, un giorno capirà) che ar grido de "Thiago, je la fai o stai a fa er vago?" je fa letteralmente e non metaforicamente stirà le zampe ar Silva de turno e lo leva dai giochi. "Diamine, un sicuro protagonista del match lo abbandona anzitempo, che disdetta, questo funesto accadimento non potrà che inficiare il tasso tecnico dell'intero incontro" pensiamo tutti.
Ma ner mentre che se inficia, questi ce provano, e tipo pe na mezz'ora bona noi la porta non la vedemo proprio, invece loro la nostra la vedono eccome, e anche se chi la difende non la sente, non vordì che non c'abbia er buongusto de difendela cor tatto che gli è consono, risparmiando a tutti i nostri olfatti fragranze difficili da sopportare. Dopo i tentativi de Urby, de Sulley e de Zlaty sventati o usciti de poco, quer giovane dalla testa a cresta de gallo e dalle sopracciglia a cazzo de cane ce va vicino veramente. Ma la primavera araba era nanno fa, e così la paraboletta arcuata che Er Faraone scocca da Treqquarti Tahrir se va a infrange contro er palo della giunta militare, e sul rimpallo tra Nocerino, Ibra, Heinze e Stek succedono cose strane e che non vogliamo ripete, roba de diritti negati e democrazia sospesa, perlomeno quer tanto che basta pe nonfacce pià gò, ma che non sembra sufficiente a evità lo scoramento incipiente
"vabbè ce po' sta a perde cor Mila"
" oh è la capolista lo devi mette in conto"
"se c'è na volta che non contano solo i punti è questa"
"a sto giro me interessa soprattutto la prestazione, poi contro Ibra se sa com'è"
"ma infatti sì, mejo na partita gajarda che un risultato bugiardo"
Manco er tempo de finì de dì ste stronzate che nell'ordine succedono sti fatti:
Se ricordamo de superà metà campo
Lo famo portandose dietro er pallone
Se avvicinamo ar punto de vedè che faccia c'ha Abbiati
Conveniamo sur fatto che tuttosommato stavamo bene pure senza vedella

Epperò già che ce stai che fai, non je lo fai un tiretto? Non je li sporchi sti guanti? Capitan Mo raccoje na palletta senza arte ne parte che vivacchia al limite, je da na botta de vita e la spigne verso il rettangolino che ci esalta, ed è a quer punto che se ricordamo de nantra cosa: sta a giocà pure Osvardo! Oh anvedi come se butta, oh, capace che la struscia, oh, l’ha strusciata, oh, amo segnato, OH, STAMO A VINCE A MILANO!
Pe na vorta succede a noi quello che famo succede sempre a chi ce incontra. Senza avè fatto niente, restando a guardà l’artri che se passano er cuoio, fortificandose barricati a mo’ de frangiflutti, non solo amo respinto l’alta marea, ma semo riusciti a spiscettà un rivoletto che zitto zitto è andato oltre le sabbie mobili ed è finito in porta. Amo fatto catenaccio contro gente più forte e poi amo provato a segnà quando se poteva. Fica sta cosa, toccherebbe provalla ogni tanto.
Ed è co sta suggestione esotica de un carcio diverso in quanto normale che annamo a riposo mpo straniti, privi de spunti rivoluzionari e temporaneamente co tre punti in saccoccia.

Rientramo in campo gajardi e tosti, e il compagno Abbiati pensa de premià subito subito sta gajardanza co nassist Percapitano a difesa non pervenuta. Nautostrada deserta se palesa ai confini der mare, e tutti noi sentiamo il cuore più forte di questo motore e de sta strizza che da nmomento all’altro ce ponno pareggià.
E allora lo so lo sai, lo sapemo tutti Capità, quella è roba tua, roba de diagonale velenoso o de drittopeddritto tempestoso, roba de spaccà la porta e facce strillà e chiude na partita, che il tempo vola ed è ora de raddoppià. Ma il mistero profondo, la passione, l’idea, o l’immensa paura de mannalla in curva fanno produrre Ercapitano nella busta de piscio in verticale, remake del già classico repertorio dell’Aquistinho, e il grido liberatorio rimane dentro di noi, come l’alta marea.
Se apriranno dibattiti infiniti e ancora non sopiti su sta scelta, pe quanto ce riguarda c’è poco da dibatte: ha fatto na cazzata, ma pe noi finisce lì, non è na cazzata che porta a rimette in discussione tutta na serie de giocate riandando indietro fino ar gò contro er Foggia ner ‘94.
Scosso dar tentativo de infringement der copyright, a stretto giro de posta se vede pure l’urtimo della cucciolata. L’Aquistinho de gennaio se propone e se inserisce, Rodry lo serve e quando tutti s’aspettano ncross, eccolo che se produce in quello che in poco tempo s’è affermato come un brand che ar confronto dici Disney è come se dici Montebovi: la busta de piscio in diagonale, che in quanto tale non genera risultati apprezzabili. E’ l’urtimo sussurto connotato dalla speranza, da lì in poi saranno solo giussurti connotati dalle madonne. E qui tocca dì na cosa. Chi ce segue lo sa abbastanza bene. Qua non se so mai cercate scusa, e pure dentro a sto pezzo stesso ce pare de avè rimarcato che non è che se stesse a giocà bene a Milano, anzi. Però insomma, cornuti e Mazzolenati no, perchè sto rigore non aveva da esse, pe forigioco o pe fallo, fate voi, e dopo che Capitan Volley la pia come la pia, er Cannicane ringhia come se nce fosse un domani, e Mazzoleni se rende conto che se non se lo leva de dosso in fretta pe lui non ce sarà veramente un domani, ma ormai ha fischiato.
Ibra e Franco se conoscono, in telecronaca nse dice artro senza specificà se sia un bene o un male. Ibra e Franco se conoscono ar punto che Ibra non la tirerà dove la tira sempre perché Franco conoscendolo se butterebbe proprio là, motivo per cui Franco, pensando che Ibra la tirerà dove non la tira de solito proprio in virtù der fatto che se conoscono, ce pensa e decide invece de buttasse proprio dove Ibra la tira de solito in virtù del fatto che Ibra, pensando al fatto che Franco, conoscendolo, se butterà laddove non la tira sempre, la tirerà proprio dove la tira sempre. E insomma, anni e anni de bire e scopate e canne e partite insieme producono lo stesso risultato de nincontro tra sconosciuti. Palla da na parte, portiere dall’artra, 1-1.
Er piano der manto erboso ormai è ireversibbirmente inclinato, noi coremo in salita e faticamo ar punto che, così come all’andata, ce se stucca er Caciara lasciando potenziale gloria ar gemello timido de Krkrkrkrc, non quello che trovava normale e semplice accompagnasse a Messi e soci ma quello che senza @Joseangel a teneje la playstation se sente spaesato. Er poro Pjanic prova a daje na mano, e bastano mpar de cross fatti bene e du finte de corpo pe azionà le rotative e fa partì er tormentone de settimana, quello per cui avrebbe dovuto giocà lui e Nonercapitano. Ermila è brutto da morì, ar punto da fa ritené davero inconcepibile che na compagine der genere sia prima in classifica e co la testa a Barcellona, laddove dovrà difende 150 anni de unità d’Italia e vent’anni de berlusconismo. Ermila è brutto da morì forse proprio perché, sapendo che a Barcellona ce sarà da fa baricate e limità i danni, già oggi, qui, a Milano, contro de noi che semo quelli che der Barcellona hanno visto più videocassette, prova a mette in pratica gli schemi der palla avanti e vedemo che succede. E però, contro de noi, no schema così po esse letale.
Se non lo è subito è solo perchè Franco a Ibra lo conosce, e lo sa che è dai tempi dell’Ajax che in genere dopo il rigore tirato da quella parte poi se se trova la palla giusta al limite dell’area piccola prova a mettela forte e rasoterra. Stek je la pia de porpaccio, ma mica je la respinge, je la blocca proprio. Ibra soo guarda sornione come a dije: mortacci tua, è proprio vero che me conosci, ce piano questi de Roma Cianner, mortacci pure loro già che ce sto.
Ma è solo questione de tempo.

Un carcione in avanti mette financo Rosi nela condizione de fa bella figura difensiva. Er ragazzo, inspiegabirmente intristosi negli urtimi tempi, ha na cinquina de metri de vantaggio sull’incombente Muntari, l’urtimo fantasma interista tornato in vita da milanista soprattutto in virtù der gò fantasma più autorevormente candidato a sostituì Turone dall’albo d’oro dei mancati eroi. Ma a Rosi le cose facili non piaceno, l’omo nero je passa attraverso non volemo sapé come, giusto er tempo de incollà un sinistro ar volo verso la porta che già na vorta lo vide inutirmente esurtante. Ma un destino cinico e sordo ad ogni recriminazione fa sì che na manona se faccia recchia e capisca l’antifona, smanacci quer tanto da fa vibrà come timpano la traversa, ricacciando a monte de Muntari la rimunta nonché lo sgradevole urlo nefasto de no sssadio intero.
Ma è solo questione de tempo.

Tempo. Comunque vadano le cose lui passa, e se il lui in questione è Ibra e chi lo dovrebbe fermà su un lancione da 50 metri è Chiaia, passa pure facile, e se ne frega se qualcuno è in ritardo, puoi chiamarlo bastardo, ma intanto è già andato, t’ha fatto er sombrero, è annato in Messico, j’ha messo er sombrero in testa ar Papa, ha rimesso in piedi Fidel che se deve incontrà cor Papa, è tornato e ha fatto in tempo a incapoccialla e buttalla dentro. E a chiudi i giochi de sta partita de merda. Er fio de secondo letto de Thor se guarda Franco sconsolato, Franco se lo riguarda vagamente incazzato, er Cannicane se guarda tutti e due decisamente affamato, ma desiste dall’omicidio/picnic in mondovisione pensando: evabbè, almeno non m’annoio, no che non m’annoio non m’annoio. Er Cannicane che se solo avesse avuto l’opportunità de gareggià co Ibra a chi piava prima quella palla nell’aere, avrebbe prima offerto ar nemico un cuscino pe la scerta dele armi pe poi fallo comunque pentì pe sempre de essese cimentato co lui nella tenzone, lui, addestrato a mozzicà palle nell’aere da sempre, pe na vorta ar posto sbajato ner momento sbajato.

L'inutile arembaggio è tarmente inutile che manco arembamo e s'arendemo ala sconfitta più prevedibile e messa in conto sopraggiunta ner modo più stronzo contro Ermila più brutto. Ma a pensacce bene, a vince così nun ce sarebbe stato gusto, la revolucion non ne avrebbe beneficiato, e tante e tali sarebbero state le scuse de supplementari ale spalle e le spiegazioni de Camp Noi all'orizzonte da ridimensionà ogni sogno, ogni anelito, ogni pensiero de progresso. Un giorno, lo sapemo bene, tutto ciò che ora è loro sarà nostro. Ce vole tempo, nela speranza che non debbano passà mille generazioni pe avé ogni vorta gli stessi casini. Sti ragazzi nostri ancora non si fanno vedere come li voremmo vedé, so sfuggenti come le pantere, ma senza bisogno che li catturi nantra definizione, speramo che presto er monnonfame sia pronto pe sta nova generazione.

mercoledì 28 marzo 2012

La sinistra c'è anche allo Scalo

Luciano Granieri


Neanche il tempo di rifiatare dopo la presentazione alla stampa della candidata a sindaco Marina Kovari, che qualche ora dopo ci siamo ritrovati -candidata a sindaco, ed alcuni candidati consiglieri di Sel e di Rifondazione, fra cui il sottoscritto - ad incontrare i cittadini del quartiere scalo. Nella sede del comitato laboratorio Scalo, i cittadini della stazione hanno organizzato incontri con tutti i candidati a sindaco per esporre le esigenze del proprio quartiere,  della città tutta e capire secondo quali modalità e con quali obbiettivi gli aspiranti sindaci hanno intenzione di amministrare Frosinone qualora dovessero risultare eletti. Dopo il dibattito con Ottavini, candidato a sindaco del Pdl, ieri è toccato a Marina. Non c’è dubbio che il quartiere Scalo, sia una delle aree urbane di Frosinone più difficili da gestire e da riqualificare  E’ il quartiere della stazione ferroviaria e dunque dovrebbe costituire il biglietto da visita della città. Ma  scendendo dal treno un passeggero non ricava una bella impressione da Frosinone . Non esiste una piazza davanti alla stazione, ci si trova immediatamente addosso alle macchine, inoltre anche i collegamenti fra lo Scalo e Corso Lazio divisi dalla ferrovia non sono agevoli. In termini di inquinamento l’area della stazione probabilmente è la più inquinata di Frosinone  a causa del vicino parcheggio-deposito delle autolinee. I pullman di vecchia generazione spesso rimangono fermi con il motore in moto e inondano di PM10 tutta la zona. Riqualificazione urbanistica, mobilità sostenibile e riduzione delle emissioni inquinanti, sono le prime questioni  che i cittadini dello scalo, riuniti dal Comitato Laboratorio Scalo, hanno posto  alla candidata sindaco, la quale non si è fatta trovare impreparata. Le proposte  messe in campo attraverso l’attuazione  di procedure amministrative come il piano integrato di mobilità e il tanto agognato piano regolatore che trasformi la nostra città in un luogo a misura d’uomo, sembrano aver convinto i cittadini del quartiere Scalo. Ciò che noi abbiamo proposto è stata una sinergia con gli abitanti dei quartieri. Infatti molte parti del programma, che esulano dai capisaldi definiti che ci caratterizzano come forza politico-amministrativa, dovranno scaturire dall’ascolto dei cittadini e tener conto delle proposte che questi ci avanzeranno. E’ molto stimolante costruire un confronto che parte dalle esigenze del quartiere e si allarga all’idea di   città presa nella sua totalità e alle modalità del suo governo. Il dibattito inevitabilmente si sposta anche su aspetti sociologici di valorizzazione dei rapporti umani  , si arriva a discorsi complessi di come si possa definire una democrazia compiuta nella città, su quanto conti la partecipazione e la trasparenza. Si analizza il rapporto fra pubblico e privato e soprattutto emerge l’esigenza che, qualsiasi provvedimento venga adottato, debba comunque tendere alla piena soddisfazione di tutta la cittadinanza.  E’ necessario che ogni intervento tenga conto del contesto in cui si realizzerà. Una pista ciclabile come quella che si sta realizzando sulla Monti Lepini è pericolosa e dannosa perché percorre un tracciato molto trafficato  ad  alta emissione di polveri sottili dove le macchine sfrecciano ad alta velocità. Un incontro veramente stimolante che come ho sostenuto nel mio intervento riavvicina i cittadini ai processi decisionali, li invita a proporre la loro visione di città, in contrapposizione allo scenario politico nazionale in cui la sovranità popolare si esercita nei limiti di ciò che decide la finanza. Alla fine del dibattito Marina ha regalato al comitato un barattolino con dei semi di pomodoro giallo, una varietà che cresce anche in terreni non particolarmente fertili.  Chissà forse è l’auspicio affinchè  anche la nostra coalizione possa  crescere nonostante sia piantata in un terreno poco fertile per chi vuole concorrere alla tornata amministrativa ponendo come base la sola  forza delle proprie idee. Il comitato laboratorio scalo ha dato appuntamento a Marina Kovari per un confronto a viso aperto con gli altri candidati a sindaco. Siamo sicuri che anche in quel frangente ne uscirà vincente.

Frosinone: la sinistra c'è

Luciano Granieri


Luciano Granieri (Prc),
Marina Kovari candidata a sindaco (Sel),
Fiorenzo  Fraioli  (La Colomba)

Dunque a Frosinone la sinistra c’è e si presenta alle elezioni cittadine  con la candidata  a sindaco Marina Kovari. Ieri 27 marzo 2012 presso il monumento al fallimento dei project financing, lo stadio Casaleno schiantato dalle recenti nevicate, la coalizione che sostiene Marina si è presenta alla stampa. Insieme a   Sinistra Ecologia e Libertà, partito che esprime  la candidata  a sindaco, si sono presentate agli elettori le altre forze che sostengono la Kovari, ossia Rifondazione Comunista, che vede all’interno della sua lista alcuni candidati indipendenti del movimento “La Colomba” e la lista civica “Frosinone Bene Comune”.    In realtà nel capoluogo  la sinistra, quella delle lotte , non quella dei sedicenti riformisti pronta all’inciucio mascherato da dialogo con  ex democristiani e moderati di varia estrazione , c’è sempre stata.  Purtroppo anche nella nostra città gli tsunami abbattutisi negli ultimi decenni sulla cosiddetta sinistra radicale, hanno provocato danni e divisioni fra i militanti ciociari.  C’è da rimarcare però  che la forza propositiva , la passione e il sogno di ottenere una città migliore,  ha tenuto unite questi militanti  fuori dai palazzi,   nella piazze, nelle associazioni, nelle varie  lotte contro l’aeroporto ,  per la valorizzazione del patrimonio archeologico e artistico, per i referendum, contro l’aumento sconsiderato del costo dei servizi sociali. Oggi in presenza di un degrado sociale drammatico, con la magistratura che sta rovistando le carte degli appalti, con il diffondersi di un disagio diffuso, finalmente la sinistra vera e unica  ha deciso di buttarsi alle spalle un passato burrascoso, carico di incomprensioni, per tornare insieme non solo in piazza ma direttamente nell’agone politico.  Si è  partiti da un  programma con poche ma precise  parole d’ordine:    Redazione di un piano regolatore a metri cubi  zero, difesa dei beni comuni, lotta alla speculazione edilizia e alla svendita di pezzi della città alle grandi imprese private , legalità e trasparenza dell’amministrazione ,  riappropriazione della sovranità cittadina da parte della collettività, valorizzazione del patrimonio archeologico artistico  e culturale della città che può vantare eccellenze come il conservatorio e l’accademia di belle arti  il cui valore non è stato mai promosso a sufficienza. La forza di queste idee ha fortificato la coalizione proteggendola da ogni tentazione di pastrocchio politico che nulla avrebbe portato di buono alla città. La forza delle idee ha messo in guardia l’aggregazione dalle lusinghe fallaci avanzate da Marini e da Marzi, i candidati a sindaco di un centrosinistra che più spaccato non si può e ha facilitato la progressione  nel costruire una nuova  proposta politica a schiena  dritta e in direzione “ostinata e contraria” .  Dopo quasi un anno di lavoro è stato ottenuta una prima  vittoria,  un risultato storico per la nostra città, ovvero una nuova aggregazione di persone consapevoli e  determinate . E’ motivo di grande soddisfazione vedere personaggi della sinistra storica della nostra città tornare a lavorare insieme per una Frosinone migliore supportando Marina Kovari nella competizione  per diventare sindaco. Ma ancora non è stato fatto nulla. Anzi. Bisogna partire da questa ritrovata unità a sinistra per vincere e avere la possibilità di incidere veramente sulle dinamiche amministrative . Le possibilità ci sono visto che i concorrenti  sono supportati da coalizioni che hanno ragionato solo in termini elettoralistici e non programmatici privilegiando alleanze trasversali volte soltanto conservare o a prendere  posti di potere. Siamo in presenza di una frantumazione del centro sinistra che sta lasciando uno spazio enorme che  questa    coalizione  di sinistra, che supporta Marina Kovari , può occupare con successo e  raccogliere un risultato importante, significativo ,sicuramente nuovo e di sinistra.     

Interventi:
Marina Kovari, (Sel) candidata a sindaco - Andrea Cristofaro candidato nella lista di Rifondazione



Interventi:
 Francesco Notarcola,  Lista Civica  "Frosinone bene comune", Fiorenzo Fraioli movimento "La Colomba candidato indipendente nella lista di Rifondazione Comunista.

lunedì 26 marzo 2012

PRESENTAZIONE DELLA COALIZIONE DI SINISTRA: SEL, PRC, LA COLOMBA E FROSINONEBENECOMUNE, in vista delle elezioni amministrative a Frosinone.

Circolo Sinistra Ecologia e Libertà di Frosinone, Partito di Rifondazione Comunista e Lista la Colomba, Lista civica FrosinoneBeneComune.

Frosinone, 26 marzo 2012. La sinistra a Frosinone c’è, resiste alle pressioni e si fa sentire. Domani pomeriggio alle ore 15 è convocata la Conferenza Stampa di presentazione della coalizione che ha individuato Marina Kovari come candidato alla prossima tornata elettorale: 



La location insolita, presso lo Stadio Casaleno, vuole identificare una nuova proposta politica che esce dalle stanze dei partiti e va a toccare con mano il territorio, le sue problematicità, le risorse per affrontare il

futuro.
Una coalizione che nel suo programma agisce sui temi tipici della sinistra, in modo chiaro e in continuità con il lavoro svolto dai singoli membri nel corso degli anni: urbanistica, cultura, politiche giovanili, ambiente e sostenibilità, diritti. Una coalizione improntata alla trasparenza nella pratica politica e amministrativa, orientata da un codice etico condiviso. Una coalizione solida, in grado di accogliere i tanti cittadini delusi dalle giunta uscente Volti nuovi e giovani accanto a quelli più noti che da sempre lavorano per la rinascita di Frosinone, in un connubio efficace di innovazione e tradizione. Proposte concrete e realizzabili a cui i cittadini saranno chiamati a decidere, complici gli strumenti di partecipazione diretta che l’UE ha consolidato.
Soluzioni e non problemi. Energia sociale per raccogliere le istanze del territorio, per ascoltare e costruire partendo dai bisogni reali della cittadinanza.

domenica 25 marzo 2012

Gli effetti nefasti del patto di stabilita.

a cura di Luciano Granieri

Il post che segue è sintomatico delle conseguenze nefaste che il patto di stabilità ha sulla vita di cittadini, lavoratori e imprese. Il comune di Monza non può pagare una ditta che nel 2009 aveva effettuato lavori in città  perchè, sostiene l'amministrazione, per non sforare i limiti di spesa imposti dal patto di stabilità, è impossibilitata a saldare  l'impresa creditrice . Questa scellerata norma   impedisce ai sindaci di investire soldi per il miglioramento di beni e servizi a favore  della collettività   e  può costituire una scusa che consenta agli stessi sindaci di giustificare un mancato investimento . In ogni caso, questa  è una norma di INCIVILTA'. Da un lato si tagliano i fondi per gli enti locali, dall'altro si costringono i sindaci a non poter spendere per il bene dei propri cittadini. Ritengo che la possibilità di creare una rete con altri comuni ed aprire con essi una vertenza contro il patto di stabilità, debba costituire uno dei primo punti programmatici di chi, in vista delle prossime elezioni amministrative, volesse candidarsi a divenire sindaco. E' un dovere di civiltà che, partendo dalle realtà locali può, estendersi a tutto il paese. E  potrebbe costituire  un primo chiaro esempio di come la politica vera possa  essere praticata nelle singole città. Dopo lo scippo di democrazia operato dai potentati finanziari i quali, con il beneplacito del Capo dello Stato, sono riusciti a organizzare un governo di tecnocrati  non eletti e catapultarlo alla guida del Paese per curare i propri interessi,  l'unica possibilità dei cittadini per riacquisire un minimo di agibilità politica è quella di partecipare ai processi decisionali del governo della propria città. Questa situazione, indubbiamente,  assegnerà ai sindaci la  grande  responsabilità, oltre che di governare la città, di riavviare un processo di partecipazione politica popolare azzerato dalla voracità  della finanza e delle banche d'affari.
Luciano Granieri.


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Dal quotidiano "il giorno" articolo di Sonia Ronconi

Desio, 3 marzo 2012 — «Il Comune di Monza non paga. L’ufficio ragioneria ha avuto disposizione di nonliquidare nessuna fattura per via del patto di stabilità. Questa è stata la risposta dopo la milionesima telefonata e dopo l’ultimatum dell’avvocato e le minacce di intraprendere vie legali per la citazione in giudizio per danni economici, danni di immagine, danni morali».
E’ l’amaro sfogo dell’imprenditore Rosario Britti, che da un ventennio ha un‘impresa di costruzioni edili e si ritrova sull’orlo del fallimento perché nessuno paga i debiti. «Quello che più amareggia, è che in troppi siamo coinvolti in questa drammatica situazione e lo stupore è che è proprio un Comune come Monza a metterci in ginocchio. Abbiamo vinto una gara d’appalto su diretto invito per lavori nelle case comunali di Via Nievo al 5 e rifacimento recinzione esterna parcheggio case comunali di via Bramante da Urbino al 37 con un totale dispesa di 72.365,08 euro iva compresa. Ebbene: noi abbiamo pagato gli operai, le tasse, gli F24, i fornitori, ecc… ed ora veniamo a sapere che il Comune, ad oggi, sta ancora ultimando i pagamenti delle fatture dell’anno 2009».
Rosario Britti mostra il contratto d’appalto dove vi è scritto che i pagamenti saranno effettuati mediante emissione di mandati a centoventi giorni dalla data di ricevimento delle fatture.
«Io dico ‘vergogna!’; avete il coraggio di invitare imprese a gare d’appalto sapendo benissimo che poi non rispetterete le modalità di pagamento; ma dei vostri problemi con il patto di stabilità (seppur unicamente problemi vostri e non certo imputabili all’appaltatore) non viene menzionato niente nelle gare d’appalto. Tutto ciò viene volutamente tenuto nascosto a chi partecipa alle gare – affonda la lama l’imprenditore brianzolo -. Non rispettate la trasparenza e siete sleali. Se un qualsiasi appaltatore dovesse non rispettare anche un solo articolo di contratto, si incorre subito in penali, more o addirittura risoluzione del contratto con incameramento immediato da parte della polizza fideiussoria e, magari, anche revoca della certificazione SOA. Ma voi no. Ritardate i pagamenti come volete continuando a prendere in giro i creditori che hanno eseguito e terminato a regola d’arte i lavori per vostro conto. Perché di questo ormai si tratta: una vera e proprio presa in giro. Non siamo la vostra banca! Ma è quello che ci state facendo fare da tempo mettendoci veramente in grossissime difficoltà economiche».

Napolitano non può

Gianni Ferrara da "il manifesto" del 25/03/2012

Non c'è dubbio che sia giunta ad una fase avanzata la transizione dalla democrazia voluta e disegnata dalla Costituzione repubblicana ad un ben diverso ordinamento. La Repubblica è a sovranità limitata, limitata dal capitale finanziario, dal capitale tout court. Si può dire che la «sovranità appartiene al popolo - ma - che la esercita nei limiti» invalicabili della retribuzione dei capitali nella misura fissata dai detentori degli stessi capitali «e nelle forme» residuate dalla cessione dei poteri dello stato democratico alle istituzioni tecnocratiche europee. Altrettanto chiara appare la sorte della «Repubblica fondata sul lavoro » dannata anche nella memoria (dall'alterigia del senatore Monti). Sembrava tuttavia che la forma di governo, quella parlamentare - come disegnata e prescritta costituzionalmente - riuscisse a sottrarsi dalla furia devastatrice di tale transizione. Sembrava che la cessione della sovranità statale (cosa diversa dalla sua «limitazione» prevista dall'articolo 11 della Costituzione per assicurare pace e giustizia tra le Nazioni) risparmiasse la forma di governo parlamentare. A salvarla poteva essere la disponibilità, duttilità, adattabilità di tale forma a qualsivoglia tipo di rappresentanza politica, anche censitaria come quella su cui si era attestata in Inghilterra alla sua origine. Pare invece di no. Si avverte qualcosa come l'avvio di una mutazione funzionale di uno dei tre organi che compongono il sistema parlamentare di governo. Nientemeno che quello di garanzia di tale sistema. Il Presidente Napolitano nei sei anni di esercizio delle sue competenze si era ispirato ad un principio cardine dell'ordinamento: quello dell'unità nazionale. È la Costituzione che, nel definire il Presidente della nostra Repubblica attribuendogli il titolo e le funzioni di Capo dello stato gli affida la rappresentanza dell'unità nazionale. Non si tratta di mere enunciazioni onorifiche. Si tratta di qualificazione dell'organo e delle funzioni che è chiamato ad esercitare. Prescrivono i modi di esercizio di tali funzioni, i fini dei singoli atti nei quali dette funzioni si traducono, il congiungersi di tali atti nel rendimento complessivo che devono conseguire. È dalla rappresentanza dell'unità nazionale che si trae inequivocabilmente la qualificazione del Presidente della Repubblica italiana come «organo non di parte».  È la traduzione attuale del brocardo King or Queen (il capo dello stato) can do no wrong, l'augusto fondamento del parlamentarismo. Immediatamente ed inderogabilmente, per la verità e la credibilità di tale principio, il Capo dello stato in regime parlamentare deve estraniarsi, distanziarsi, da quella attività- funzione statale che noi costituzionalisti chiamiamo «indirizzo politico ». E lo riferiamo perciò esclusivamente al circuito governo-parlamento. Il Presidente Giorgio Napolitano ha sempre tenuto a distinguere la sua attività da quella dell'indirizzo politico di governo. Le tante volte in cui si è pronunziato in tema di revisione costituzionale ha insistito sulla necessità che gli interventi sul testo della Costituzione fossero ampiamente condivisi dalle parti politiche. Ha attivato in tal modo la sua funzione di rappresentante dell'unità nazionale. Ha anche, in circostanze difficili, contrastato efficacemente conati insistenti di dittatura della maggioranza. Riconoscergli tali meriti è doveroso. Da qualche tempo però è come se avesse accorciato le distanze che deve mantenere per esercitare le sue funzioni come organo «non di parte». Sorprendentemente, si è pronunziato ieri su di un tema delicato, quello degli effetti delle modifiche che il Governo propone su uno degli strumenti di garanzia della sicurezza e della dignità dei lavoratori. Si è pronunziato quindi su di un atto di indirizzo politico del governo e per di più prima ancora che tale atto fosse sottoposto al Parlamento. Un atto contrastato da un rilevante schieramento parlamentare, dalla Cgil ed ora anche da tutti i sindacati maggiormente rappresentativi. Pronunziarsi su tale atto ha snte della Repubblica nel sistema costituzionale. Ne ha anche incrinato quello di garante della Costituzione. Constatarlo inquieta, sconcerta. Post scriptum. Mi si potrà opporre che le riflessioni che precedono siano indotte dalla passione politica per essere uno dei giuristi ancora in vita di quelli che Gino Giugni mobilitò per discutere e redigere i testi che composero lo Statuto dei diritti dei lavoratori. Sì, nutro la stessa passione politica di allora per gli ideali di eguaglianza e giustizia.Ma le motivazioni qui esposte sono di stretto diritto costituzionale.