Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 9 giugno 2012

Equinità

Giovanni Morsillo



Non per fare i soliti spaccacapelli, ma vorremmo un aiuto nel cercare una risposta ad un quesito che ci arrovella in merito alla cosiddetta riforma del mercato del lavoro, che più umanamente significa demolizione delle pur insufficienti tutele del diritto al lavoro. Diritto, si badi, non possibilità, opportunità, merce, ecc.: dititto.
In base al capolavoro del Ministro fornero, se un giudice dovesse riconoscere l'infondatezza su base economica (e come potrebbe, ci chiediamo, in una situazione in cui ogni mese si erogano milioni di ore di cassa integrazione?) del licenziamento, ossia ne decida l'illegittimità e quindi l'illegalità, il reato verrebbe "punito" con un risarcimento in denaro alla vittima. Ora, se io comemtto un'infrazione, mi elevano giustamente una multa, pago e tanti saluti. Ma se tolgo un diritto a qualcuno, ad esempio se impedisco ad una persona di esprimere liberamente il suo voto, se non mando i miei figli alal scuola dell'obbligo, se ometto il soccorso ad un ferito, se rapisco o vendo o riduco in schiavitù un essere umano, se lo uccido, se insomma conculco un suo diritto, mi arrestano e mi tolgono la libertà per un numero di anni commisurato alla gravità del reato, così come previsto dalle leggi e interpretato dal magistrato.
Come mai, per il diritto al lavoro, che sta scritto nell'art. 1 della Costituzione a suo fondamento, oltre che nelle parti più specifiche dello stesso Testo e nelle leggi ordinarie, basta pagare un risarcimento? E sarà possibile, riteniamo, assicurarsi contro tale eventualità, per cui il licenziamento sarà come tamponare una macchina al semaforo? Va inoltre considerato che mentre nella responsabilità civile per danni a cose e persone il risarcimento è commisurato al valore effettivo del bene danneggiato, nel nostro caso sarà assai difficile che le tabelle dei risarcimenti prevedano la corresponsione di tutto quello che il dipendente avrebbe guadagnato lavorando fino a sopraggiunta età di cessazione dell'attività, per non parlare dei danni morali, assai elevati in questi casi per ragioni che chiunque non sia un ereditiere o un ministro riesce facilmente a comprendere.
Tralasciamo l'ennesima infelice scemenza dello stesso Ministro sulla presunta equità di ampliare tale "riforma" anche al settore pubblico, con ovvia e miope condivisione dell'ampiamente maggioritaria fascia qualunquista della società italiana (anche e soprattutto quella che lavora, dato che è senza guida). Secondo la Prof. Fornero sarebbe una "pari opportunità" quella di essere licenziati in due, cosa che francamente non ci riesce di capire. Certo non siamo intellettuali del calibro di costei, che ha passato una vita a insegnare la rapina sociale ai futuri dirigenti del mercato, ma non comprendiamo davvero come si possa pensare che essere malati in due possa alleviare o rendere "equa" la sofferenza. Ma forse è perché loro parlano da un punto di vista opposto, e stando al di sopra dell'asticella che separa la palude mefitica del bisogno dalle salubri vette dell'alta società, quando parlano di opportunità intendono riferirsi ai padroni ed ai manager. Solo in questo senso, le opportunità sarebbero pari: sia il padrone che il funzionario possono licenziare senza troppe seccature. Resta solo da risolvere, come osserva l'argutissimo Patroni Griffi, Ministro della Amministrazione Pubblica e Semplificazione, chi paga la multa (risarcimento) nel caso in cui la sentenza riguardi un ex pubblico dipendente. 
Più che di equità, sarebbe il caso di parlare di equinità, perché propinare queste fantasiose letture della realtà al popolo vuol dire considerarlo non bue, ma asino.
 
Saluti raglianti

venerdì 8 giugno 2012

Pd al mercato

Luciano Granieri, clip di Laura Jurevic 


Siamo proprio sicuri che Berlusconi non sia più il  presidente del consiglio?  E’ vero oggi sulla poltrona che fu del puttaniere di Arcore siede il banchiere  Mario Monti con la sua sciamannata congrega di tecnici. Per   disfare il sistema delle pensioni  sono bastati pochi giorni, per disintegrare le tutele del lavoro, leggi abolizione dell’articolo  18, non sarà necessario un tempo più lungo. Al contrario per approvare i dispositivi legislativi anti corruzione, i distinguo,  i se, i ma,  le crociate giustizialiste , implicheranno dei tempi lunghi, ad esequie paterne avvenute, dalle nostre parti si dice “A BABBO MORTO”.  Messa così  è impossibile cogliere diversità fra il governo Monti e quello Berlusconi. Eppure una grande differenza c’è. Il governo Monti che applica né più e né meno le stesse ricette neoliberiste di chi lo ha preceduto, anzi  le applica con maggiore solerzia e crudeltà, è supportato da una forza politica che  con Berlusconi al potere era movimento  d’opposizione. Ci  riferiamo evidentemente al PD.  Perchè  lo stesso  programma proposto dal banchiere   oggi è acclamato e appoggiato  mentre  in  passato, con Berlusconi reggente, era combattuto e osteggiato dai Democrat ? Cosa hanno  di diverso Monti e Berlusconi? Nulla, ma la nuova situazione bipartizan, consente al partito democratico, in qualità di forza di maggioranza, di sedere al tavolo della spartizioni. Non è un caso che quando si è trattato di dividersi  le cariche dall’Agicom  e della commissione sulla Privacy televisiva,  Il Pd ha avuto il suo.  Dunque l’unica cosa mutata rispetto a prima  è che oggi anche il Pd, in maggioranza, può partecipare alla fiera delle spartizioni. E vi pare poco!!!!

giovedì 7 giugno 2012

Difesa alta

Luciano Granieri


 Mi scuso sin da ora con i comunisti anti borghesi duri e puri ma devo e voglio parlare di calcio. Zdenek Zeman è il nuovo allenatore della Roma.  Questo è il risultato di  un’altra elezione persa. Qualcuno ricorderà che in un post molto polemico scritto in occasione del ballottaggio a Frosinone,  invitavo a non votare né  per Marini, né  per Ottaviani, ma per Vincenzo Montella come nuovo allenatore della Roma . Del resto uno che ha rifilato quattro gol alla  Lazio in un derby solo non può che essere bene accetto nella panchina dei giallorossi. Allora però Zeman, impegnato a vincere il campionato di serie B col Pescara non era minimamente contemplato come possibile tecnico romanista. O almeno le trattative per farlo ritornare sulla panchina della Roma non erano ancora note.  Per cui all’utopia calcistica non avevo minimamente pensato.  Per  noi comunisti però l’utopia è un fatto importante. Se qualcuno mi avesse chiesto, quale  è secondo te l’allenatore ideale per la Roma? Non avrei avuto dubbi Zdenek Zeman. Dunque mi dispiace per Montella ma Zeman è Zeman.  L’allenatore boemo, fra l’altro, giustifica la passione di un comunista come me per uno sport che è il massimo dell’espressione borghese come il calcio. Lo ammetto, Zeman o meno, la passione per il calcio e il tifo per la “Maggica”  mi hanno  sempre contagiato . In fondo il calcio al di là del business è sempre uno sport che anima il popolo e quando il popolo si anima, come dice il mio grande amico Fiorenzo Fraioli, bisogna sempre esserci.  Con  Zeman addirittura sussistono  anche le motivazioni ideologiche e perfino politiche  . Zeman si  identifica con il gioco d’attacco,  le  sue squadre non sono mai speculative, non aspettano l’errore dell’avversario, il gol viene sempre a coronamento di un’azione merito della propria proposta di gioco.  Inoltre l’allenatore boemo, maestro assoluto di calcio  e di vita, è sempre stato  un uomo contro il palazzo, contro il sopruso  delle squadre potenti. Grazie alle sue denunce, quando già era allenatore della Roma,  il giudice Guariniello,  titolare di altre inchieste ben più importanti come quelle sulla Eternit e sulla Thyssen,  portò alla luce lo scandalo del doping nel calcio. Un vicenda che vide protagonista la Juventus pluridecorata di Lippi. L' invincibile armata in cui Del Piero e Vialli si presentavano alle partite con i colli taurini e i muscoli ipertrofici gonfi  di creatina.  Per quella vicenda l’unico a pagare della Juventus fu  il Dott. Giulio Agricola, mentre i giocatori passarono per poveri cristi che trangugiavano ogni bibitone  che gli veniva somministrato  e subivano strane iniezioni  senza sapere cosa stessero assumendo,  così sostennero i tapini dopati davanti  al giudice (sic)  . Ma anche Zeman pagò l’ardire di aver scoperchiato il vaso di Pandora e denunciato il malaffare . La Roma fu costretta a mandarlo via per non finire in serie B e fu ricompensata, due anni dopo, con lo scudetto vinto dal successore di Zeman, Fabio Capello. Intendiamoci, non che in quella stagione si siano verificati particolari favoritismi, semplicemente alla società giallorossa fu consentito di comprare campioni del calibro di Batistuta, Samuel e precedetemene Montella ,  senza che nessuno interferisse nelle trattative.  Oggi il boemo ritorna su quella panchina,  espressione di un popolo, quello romanista, che ha sempre amato, proprio in un periodo in cui il calcio è ancora una volta scosso dagli scandali che, guarda caso, vedono  indagati,  fra gli altri, ancora degli  juventini, l’allenatore Conte e il difensore Bonucci. Personalmente ho un bel ricordo legato a Zeman relativo alla sua prima avventura nella squadra capitolina. Era il 1998, lavoravo presso la concessionaria Volvo di Roma. In quel periodo la casa svedese contattava direttamente le aziende, comprese le società sportive,  per proporre la vendita delle sue vetture . Qualora queste avessero mostrato interesse il call center Volvo le avrebbe messe in contatto con il concessionario di zona .  Fra le società  contattate c’erano anche la Roma e la Lazio, le quali ci fissarono un appuntamento.  Il mio titolare mi chiese se volevo andare della Lazio, potete immaginare quale fu la mia risposta, dico solo che rischiai il licenziamento. Quando invece nominò la Roma non completò nemmeno la frase che già mi trovavo a bordo di una fiammante Volvo S80 2.800 turbo direzione Trigoria.  Al centro sportivo “Fulvio Bernardini” i cancelli erano ancora chiusi, l’allenamento pomeridiano avrebbe avuto inizio di li a poco. Davanti a me una Daewoo Leganza con dentro Antonio Carlos Zago e Aldair, a seguire una Daewoo Matiz guidata da Paolo Sergio e il fuoristrada Land Rover condotto  dal Capitano (Francesco Totti per chi non fosse addentro alle cose romaniste). Piccola parentesi, la Daewoo, oggi sul mercato con il marchio Chevrolet, aveva concesso in uso a titolo gratuito i propri modelli a tutti i calciatori della Roma, ma gli unici che ne avevano approfittato erano stati i brasiliani, per  loro,  che avevano in mente la povertà  delle favelas avere a disposizione delle vetture gratis era qualcosa di veramente inusuale.  Gli altri ovviamente non potevano andare in giro con delle Daewoo!!!! Minimo, Ferrari, Posche, BMW, Mercedes etc. etc. L’assedio dei tifosi alle vetture di Zago, Aldair  e Paulo Sergio, ma soprattutto del Capitano, era asfissiante. Qualcuno addirittura si affacciava ai finestrini della mia Volvo, taccuini alla mano, per carpire l’agognato autografo, ma poi si ritraeva con una faccia perplessa negli occhi si intuiva precisa  la domanda: “Ma chi cazzo è questo?”  Si apritono i cancelli  dopo aver ritirato l'agognato   passi visitatori,  fendendo la marea di tifosi parcheggiai  accanto  alla palazzina della direzione. La persona con cui dovevo parlare ancora non era arrivata per cui mi misi  vicino al cancello a vedere i giocatori che entravano. Dopo l’ingresso dei vari Tomic, Gautieri, Bartelt, arrivò lui, Zeman. A bordo di una vecchia Citroen Xantia un po’ malconcia, già con il viso scavato da diverse rughe , firmò qualche autografo e si infilò nel parcheggio.  Sorvolo su colloquio commerciale intrattenuto con il responsabile ufficio acquisti della Roma. Non se ne fece nulla. L’unica frase  seria che mi sentii rivolgere fu: “Vuole assistere all’allenamento, saremmo lieti di averla nostro ospite” “Azzo ci sono venuto apposta” risposi mentalmente. Sulla terrazza antistante il bar si poteva assistere agli allenamenti. Sul campo di destra Totti, Paulo Sergio e altri calciatori  stavano provando schemi sui calci da fermo,   nel campo di fronte era in corso una partitella fra la squadra titolare e i giovani della primavera. Arbitro e allenatore unico Zdenek Zeman.  Mi stupii del fatto che la linea difensiva della squadra titolare composta-da destra a sinistra- da, Cafù, Zago, Aldair e Candelà, doveva giocare sempre oltre la riga  di metà campo della squadra avversaria. In pratica si doveva  giocare solo ed esclusivamente dentro la metà campo degli avversari. Un paio di volte che uno dei difensori, Aldair credo,  provò  ad arretrare per correre dietro a qualche ragazzino terribile che aveva superato una linea Maginot così avanzata, Zeman urlò insulti   come un  tarantolato.  La partitella finì 2 a 0 per la primavera. Non nascondo che uscii preoccupato da quell’allenamento, la domenica successiva la Roma sarebbe stata di scena a Firenze, contro una Fiorentina forte di uno dei più grandi centravanti che abbiano mai calcato i campi italiani, quel Gabriel Omar Batistuta che qualche anno dopo fu artefice del nostro terzo scudetto con Capello in panchina. Se giochiamo così, pensai, Batistuta ci infilerà come tordi.  Per la cronaca quel Roma Fiorentina finì zero a zero  ma solo perché gli  attaccanti romanisti sbagliarono diversi gol.  Batistuta fu  neutralizzato da un una difesa così alta che sistematicamente lo lasciava   in fuori gioco impossibilitato a colpire. Ecco tradotta in pratica calcistica  la filosofia di Zeman: LA MIGLIOR DIFESA E’ L’ATTACCO.


Il filmato riguarda proprio un Roma-Juventus, vinto da giallorossi per due a zero. Sulla panchina della Roma Zeman, capitano della Juve, Antonio Conte attuale allenatore dei bianconeri: Corsi e ricorsi Storici

martedì 5 giugno 2012

Lo scandalo in Vaticano

Jacopo Granieri


Aria d'oltre Tevere



La mamma di Valerio non c'è più

Aut


A noi piace ricordarla così









Roba da Matti

Patrizia Monti


Carissimi,
siamo lietissimi di invitarvi all’evento del  7 giugno organizzato dal dipartimento di salute mentale e dall’esordiente associazione di utenti Aconcagua. Il biglietto d’ingresso al cinema per questa proiezione è di 4€, incontreremo il regista e dopo il film gusteremo il bouffet organizzato dall’Associazione “Fuori di Festa” in collaborazione con la Comunità Basaglia. Diffondete la notizia fra i vostri conoscenti, invitate gli amici partecipiamo in tanti perché è necessario cogliere ogni occasione per contribuire alla diffusione della cultura della tolleranza del diverso, per far conoscere all’opinione pubblica le buone pratiche del nostro territorio, per contrastare il pregiudizio della salute mentale, soprattutto ora che la XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati ha deciso di adottare il Testo unico dell'On. Ciccioli per la discussione delle DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ASSISTENZA PSICHIATRICA. 
Il passaggio è gravissimo perché la filosofia della proposta di legge è centrata fondamentalmente su nuove forme di istituzionalizzazione delle persone con disagio mentale. Tra l'altro viene proposto un Trattamento sanitario necessario extraospedaliero della durata di sei mesi che può essere prolungato sino ad un anno.
IN PRATICA SI STANNO CREANDO LE CONDIZIONI PER PICCOLI MANICOMI (che presumibilmente saranno realizzati da PRIVATI e che finiranno a carico dello Stato), dove poter relegare le persone con disagio psichico. Il cerchio poi si completa con i continui tagli alla Sanità ed alla Psichiatria in particolare, in modo che i Servizi, già oggi in gravi difficoltà per la carenza di personale e di adeguate risorse economiche, possano rispondere sempre meno alle esigenze di una utenza in espansione.
Altro che Psichiatria di comunità, reinserimento sociale, protagonismo degli utenti, possibilità di lavoro, residenzialità. Vengono proposte nuove forme di esclusione, di emarginazione ed infine se non fossero sufficienti di reclusione. L'esatto contrario di quello che pregevoli esperienze diffuse in tante parti del territorio nazionale mostrano quotidianamente.  Partecipate alla nostra iniziativa per alzare il nostro livello di ATTENZIONE perché non ci possiamo permettere che si attivi un percorso parlamentare che, passando sulla salute dei nostri cari, ci riconduca all'oscurantismo manicomiale che la legge Basaglia era riuscita a cancellare. Teniamoci in stretto contatto. 
Saluti cari Patrizia Monti



Lettera Usnam

U.N.A.SA.M onlus
                Unione Nazionale delle Associazioni
                   per la Salute Mentale
                   Sede Legale c/o Istituzione G.F.Minguzzi Via Sant’Isaia, 90 – 40123 Bologna
                       tel. 051/5288526/11 – fax 051/521268
                       C.F. 96256330588



Bologna, 22.05.2012
Prot.13/2012

                                                                  
                                                 Al Presidente On.le Palumbo
                                                  Commissione Affari Sociali
                                                  Camera dei Deputati –   Roma
                                                                                  
                                                    Al Presidente On.le Marino
                                                   Commissione D'Inchiesta sull'Efficacia
                                                   e l'Efficienzadel S.S.N.

                                                   Al Ministro della Salute
                                                    Dott. Renato Balduzzi
                                                                                 
                                                     Al Presidente del Consiglio dei Ministri
                                                     Prof. Mario Monti
                                                                        
                                                     Al Presidente della Camera dei Deputati
                                                      On.le Gianfranco Fini

                                                      Ai Capi Gruppo della Camera dei Deputati

                                          Ai Capi Gruppo del Senato della Repubblica

                               e p.c.               Agli Organi di Informazione


Oggetto: Proposta di Legge “Disposizioni in materia di assistenza psichiatrica” approvata in data 17 maggio u.s. dalla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati

                 
                                       
                               L’approvazione della proposta di legge di cui all’oggetto è un atto di  gravità inaudita che non fa onore ai parlamentari che l’hanno approvata e che rischia di riportare il nostro Paese indietro di 35 anni, riproponendo metodi e luoghi di internamento indegni di un Paese che ha scelto la civiltà e il progresso sancendo il definitivo superamento dei manicomi e di tutto ciò che essi rappresentavano.

                               Le norme nazionali ed europee, attualmente in vigore, indicano con netta chiarezza quali devono essere i percorsi organizzativi e metodologici per garantire servizi territoriali capaci di tutelare la salute mentale di tutti i cittadini, la presa in cura, i percorsi terapeutici riabilitativi orientati alla recovery.

                               Le buone pratiche esistenti in tante parti del territorio italiano confermano la validità del modello dipartimentale e la necessità di adeguate risorse umane e finanziarie per garantire ovunque prestazioni tempestive ed efficaci.  Viceversa, le pratiche coercitive, lesive della libertà e della dignità delle persone che vivono l’esperienza della sofferenza mentale, dimostrano tutto il loro fallimento con il peggioramento delle condizioni di vita e di salute di chi le subisce.

                               La proposta di Legge di cui all’oggetto quindi, contestata con cognizione di causa dalla stragrande maggioranza delle Organizzazioni che hanno partecipato alle audizioni in Commissione Affari Sociali e dalla maggioranza delle Associazioni dei Familiari e degli Utenti dei servizi di salute mentale,  ripropone sistemi di internamento attraverso l’istituzione del “trattamento sanitario obbligatorio prolungato senza consenso” della durata di sei mesi rinnovabile. Tale trattamento può essere effettuato anche in “strutture diverse da quelle previste per i pazienti che versano in fase di acuzie”, quindi anche in strutture private “accreditate”.

                               L’altro punto scandaloso e paradossale riguarda gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, per i quali è previsto, dalla Legge 9/2012, il definitivo superamento entro il 31 marzo 2013. La proposta di legge in oggetto, invece, ne chiede il mantenimento per tutta la fase iniziale di realizzazione della rete dell’assistenza ai sensi dell’articolo 6 (assistenza psichiatrica ai detenuti) da parte del servizio sanitario regionale nelle case circondariali. 

                               E’ stupefacente la non conoscenza da parte dei parlamentari firmatari di tale proposta di legge della situazione reale presente nel nostro Paese, delle ragioni vere del malcontento di tanti familiari che denunciano l’assenza di adeguati percorsi di cura per i loro cari. I familiari non chiedono luoghi di internamento ma possibilità concrete di percorsi terapeutici-riabilitativi nel rispetto dei diritti costituzionali. Chiedono uguali opportunità in qualunque parte del Paese si viva.
E’ stupefacente che questi parlamentari non sappiano che  nessun percorso di cura è possibile senza la costruzione di un rapporto di fiducia tra chi cura e chi deve ricevere cure e rispetto umano. E questo rapporto non si costruisce con la coercizione e la privazione della libertà, ma con servizi territoriali ricchi di risorse e umanità e con un sistema sociale capace di accogliere e comprendere, rispondendo ai reali bisogni che le persone in difficoltà esprimono.

                               La “cura” delle persone con sofferenza mentale passa quindi per la restituzione dei diritti di cittadinanza e non con la privazione della libertà e la violazione della dignità umana.

                               Chiediamo quindi che questa vergognosa proposta di legge venga definitivamente archiviata e si riprenda la strada già indicata dai Progetti Obiettivo Nazionali Salute Mentale, dalle Linee Guida Nazionali approvate dalla Conferenza delle Regioni, dal Patto Europeo per la salute e il benessere mentale.

Sollecitiamo inoltre l’attivazione dell’incontro già richiesto da tempo al Ministro della Salute.