Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 25 ottobre 2012

“Per una nuova finanza pubblica” Appello per un percorso comune

 di Attac Italia, Centro Nuovo Modello di Sviluppo,  Re:Common, Rivolta il Debito, Smonta il Debito


Le crisi - finanziaria, economica, sociale ed ambientale - sono ormai arrivate ad un punto critico, soprattutto in Europa. A cinque anni dallo scoppio della bolla dei sub-prime negli USA, la crisi bancaria, sintomo della finanziarizzazione strutturale dell'economia e della società attuata negli ultimi decenni, è stata trasformata in una crisi del debito pubblico dei governi con il fine di imporre ulteriori riforme liberiste (politiche di austerità e conseguente svendita del patrimonio pubblico).
 Si accelera la crisi democratica nell'Unione europea ma anche in Italia, dove l'imposizione di un governo tecnocratico apprezzato dai mercati ha tolto potere ai cittadini e a chi sta pagando l’ impatto della crisi. Intorno alla questione della finanza ruota il futuro di una rinascita politica così come la possibilità di pensare una nuova democrazia dei diritti e dei beni comuni ben oltre l'attuale fallimentare modello di sviluppo.
 Le proposte messe in campo negli ultimi anni si sono rivelate tutte fallimentari. Il salvataggio sistemico delle banche ha solo foraggiato ulteriore speculazione, salvato i bonus dei banchieri e privato di risorse l'economia reale (famiglie e piccole imprese) in recessione. A livello europeo i meccanismi promossi per aiutare gli stati in difficoltà (EFSF, ESM) si basano tutti sulla logica di non alterare il funzionamento dei mercati finanziari, consegnandogli ancora più potere. Per altro le risorse mobilitate da questi meccanismi, e reperite in gran parte sugli stessi mercati finanziari, sono irrisorie rispetto alle necessità.
 Si continua a parlare di stimolo per la crescita economica, ma con misure inadeguate e soprattutto stereotipate : un Mito della crescita ancora legato alle grandi infrastrutture (TAV in primis) da sostenere tramite nuove alchimie finanziarie sui mercati di capitale e con nuovi pesanti indebitamenti per lo Stato.
 Ci stiamo avvicinando al punto di non ritorno con conseguenze imprevedibili. Lo scenario greco, dove i creditori pilotano il default in maniera machiavellica a danno dei debitori, si può ripetere per altri paesi europei. Perfino le misure di “socializzazione” del debito a livello europeo (eurobond etransfer union), e di intervento della Banca centrale europea come prestatore di ultima istanza, se anche superassero gli attuali contrasti politici, potrebbero rivelarsi inadeguate a fronte di una esuberanza devastante e sistemica dei mercati finanziari.
 Per interrompere questo ciclo devastante di politiche di austerità depressive, svendita del patrimonio pubblico  e messa sul mercato dei beni comuni ad esclusivo vantaggio di pochi interessi privati; per fermare salvataggi a vuoto di banche e stati in difficoltà, nonché illusorie politiche di ripresa economica e sociale, è necessario prendere il toro per le corna ed affrontare due questioni chiave:
come emanciparsi dalla dittatura dei mercati finanziari, sottraendo la finanza pubblica all'estrazione di valore da parte di questi e definanziarizzando, ossia riducendo, il volume di questi mercati sempre più pieni di capitali in cerca di beni patrimoniali altamente profittevoli su cui investire.
come riappropriarsi di nuove forme e strumenti di governo della finanza pubblica per uscire dalla crisi promuovendo un altro modello di economia e di società, con un nuovo intervento pubblico partecipativo che subordini gli interessi privati a quelli collettivi.
 E’  necessario un progetto politico di rilancio e ridefinizione della finanza pubblica che affronti alla radice tre questioni centrali: il debito pubblico, il sistema bancario, e le politiche fiscali.
 1) Uscire dalla trappola del debito
La creazione del debito pubblico è stata a vantaggio di pochi e non della maggioranza delle persone.  La mancata tassazione delle rendite finanziarie, la mancata riforma fiscale in senso autenticamente progressivo e l'utilizzo corrotto della spesa pubblica per il controllo sociale, hanno beneficiato una classe ristretta di persone, e il divario tra ricchi e poveri nel nostro paese è divenuto più profondo.
 E' necessaria – tanto a livello nazionale quanto a livello di enti locali - un'auditoria pubblica e partecipativa che valuti quali debiti sono illegittimi e quindi da non riconoscere, e quali vadano invece ripagati, ristrutturando la composizione del debito, a partire dall’immediato congelamento del pagamento degli interessi e da una rinegoziazione equa, democratica e trasparente con i creditori.
 2) Riappropriarsi di una banca pubblica per gli investimenti
 La Cassa Depositi e Prestiti, che raccoglie il risparmio postale dei cittadini e dei lavoratori, e che, dopo la sua privatizzazione nel 2003, è divenuta un vero e proprio “fondo sovrano” sui mercati finanziari internazionali, deve essere risocializzata per tornare a finanziare – a tassi agevolati e fuori dal patto di stabilità- gli investimenti degli enti locali per i beni essenziali e il welfare territoriale; così come -a tassi agevolati e fuori dal circuito bancario-  interventi pubblici e per privati (PMI e individui) finalizzati alla riconversione ecologica e sociale dell’economia.
 Disaccoppiando Cassa Depositi e Prestiti dai mercati di capitale diventerebbe inoltre possibile reincanalare alcune risorse private nella Cassa, da gestire per finanziare interventi di interesse pubblico, così come, in caso di difficoltà del sistema bancario privato, intervenire per rinazionalizzare le banche salvate e gestirle fuori da logiche di mercato.
 3) Profonda riforma fiscale
 Le risorse economiche, al contrario di quanto afferma la teoria dominante, ci sono e vanno recuperate laddove si trovano : per questo diventa necessario tassare le rendite finanziarie, sottoporre a forte controllo democratico i movimenti di capitale, redistribuire il prelievo fiscale a carico dei redditi più alti e dell’uso di risorse naturali.
Così come è necessario, a livello internazionale,applicare subito una tassa sulle transazioni finanziarie, partendo dai paesi europei interessati.
 Mentre sul lato della spesa, oltre alla radicale rimessa in discussione dell’attuale patto di stabilità, occorre da subito un taglio drastico alle spese militari, con il rilancio di una campagna di massa per l’obiezione alle stesse.
 Appello a chi è interessato
 Per invertire la rotta in un momento cruciale della crisi, il conflitto con i mercati finanziari e di capitale è inevitabile e va combattuto ora prima che sia troppo tardi. Una nuova finanza pubblica può essere l'argine ma anche lo strumento per disinnescare la crisi, rimettere sotto controllo la finanza privata, e costruire un altro modello sociale, a partire dal riconoscimento dei diritti collettivi, dalla riappropriazione sociale dei beni comuni e dalla riconversione ecologica dell’economia.
Si tratta semplicemente di riappropriarsi della democrazia.
 Su queste riflessioni e questi temi, le reti SiD (Smonta il Debito) e RiD (Rivolta il Debito) e le associazioni Attac Italia, Re:Common e Centro Nuovo Modello di Sviluppo hanno deciso di lavorare comunemente per la costruzione di un ampia coalizione sociale nel Paese che, ben oltre i prossimi appuntamenti elettorali, promuova un progetto politico e di mobilitazione sociale per una nuova finanza pubblica.
 Per questo promuoveranno incontri con comitati territoriali, reti di movimento e realtà associative, forze sindacali e politiche interessate al percorso, proponendo loro un primo momento pubblico di confronto collettivo durante il summit Firenze 10+10 del prossimo novembre.

mercoledì 24 ottobre 2012

Crisi dei trasporti

Oreste Della Posta per l'associazione 20 ottobre


La crisi economica italiana e ciociara si acuisce sempre di più. Testimonianza ne sono i dai diffusi in questi giorni dalla Società Autostrade:  - 15 % di traffico leggero e  -8% traffico pesante. È veramente drammatico.
Sono dati, questi, che testimoniano la grave recessione che stiamo attraversando. Dati che significano crisi per il settore dei trasporti, posti di lavoro che si perdono e quindi più disoccupati.
È necessaria una svolta sia a livello nazionale, sia regionale e provinciale. La nostra provincia poi, risente molto di più di questa crisi poiché in Ciociaria ci sono più di 4mila aziende di  trasporto che sono con l’acqua alla gola. Molte attendono i pagamenti dalla Regione Lazio che non arrivano dal novembre del 2011. Non hanno soldi per andare avanti e pagare gli stipendi. Una crisi ulteriore anche per chi il lavoro lo ha, o almeno, lo avrebbe.
 Inoltre, è necessario che i politici della nostra provincia facciano pressione sull’Unione Europea perché alla Ciociaria venga riconosciuto lo stato di territorio obiettivo 1: ovvero un territorio che necessita si sgravi fiscali sul lavoro e sull’economia per poter ripartire. Attualmente siamo obiettivo 2. Questi sgravi non ci sono.  
Come Associazione chiediamo alla politca di fare uno scatto d’orgoglio e di dignità: bisogna andare subito al voto per restituire alla Regione un Cosiglio ed una Giuta che sblocchi i finanziamenti e ridia fiato alle imprese, per poi mettere in campo un piano serio e a lungo termine di rilancio economico in tutti i settori.

Rifondazione al No Monti Day


Partito della Rifondazione Comunista Circolo “M. De Sanctis” Cassino 

Il prossimo 27 ottobre a Roma ci sarà a una manifestazione nazionale dal titolo: NO MONTI DAY. Le motivazioni che hanno spinto il comitato organizzatore sono un no chiaro e netto a Monti e alla sua politica economica e sociale, quella di oggi ma anche quella di domani; il No all'Europa del Fiscal Compact e delle misure che hanno distrutto la Grecia e stanno producendo gli stessi effetti devastanti anche in Italia; l’opposizione all'attacco autoritario alla democrazia e alla repressione contro i movimenti ed il dissenso.
Una manifestazione rigorosa e radicale nei contenuti, pacifica nella sua forma, per far sentire ovunque la voce dell'altra Italia ed esprimere il massimo sostegno a tutte le lotte in atto per i diritti e per il lavoro, dalla Val di Susa al Sulcis. Tra le proposte vi è quella che la manifestazione si concluda con una grande assemblea popolare (un pò come avvenuto il 31 marzo a Piazza Affari a Milano) dove si possa liberamente discutere di come dare continuità all'opposizione a Monti.
L’invito avanzato a tutte le forze sociali, politiche e sindacali che praticano il conflitto e si oppongono al governo, è quello di costruire insieme questo percorso specificandone e ampliandone i contenuti, fermi restando i punti di partenza e le modalità fin qui definiti.

La manifestazione è organizzata da organizzazioni sociali e sindacali, forze politiche e movimenti civili che si sono assunti l'impegno di dare voce e visibilità alle tante e ai tanti che rifiutano e contrastano Monti e la sua politica di massacro sociale, dando vita per il 27 ottobre a Roma a una giornata di grande mobilitazione nazionale, NO MONTI DAY.
Scendiamo in piazza per dire:
  • NO a Monti e alla sua politica economica che produce precarietà, licenziamenti, disoccupazione  e povertà, no alle controriforme liberiste, oggi e domani.
  • NO all'Europa dei patti di stabilità, del Fiscal Compact, dell'austerità e del rigore, che devastano da anni la Grecia e ora L'Italia.
  • NO all'attacco autoritario alla democrazia, no alla repressione contro i movimenti ed il dissenso,  no allo stato di polizia contro i migranti.
  • Sì al lavoro dignitoso, allo stato sociale , al reddito, per tutte e tutti, nativi e migranti.
  • Sì ai beni comuni, alla scuola e alla ricerca pubblica, alla salute e all'ambiente, a un'altra politica economica pagata dalle banche, dalla finanza dai ricchi e dal grande capitale, dal taglio delle spese militari e dalla cancellazione delle missioni di guerra, dalla soppressione dei privilegi delle caste politiche e manageriali, sì alla cancellazione di tutti i trattati che hanno accentrato il potere decisionale nelle mani di una oligarchia.
  • Sì alla democrazia nel paese e nei luoghi di lavoro, fondata sulla partecipazione, sul conflitto e sul diritto a decidere anche sui trattati europei.
Vogliamo manifestare per mostrare che, nonostante la censura del regime informativo montiano, c'è un'altra Italia che rifiuta la finta alternativa tra schieramenti che dichiarano di combattersi e poi approvano assieme tutte le controriforme, dalle pensioni, all'articolo 18, all'IMU, alla svendita dei beni comuni, così come c'è un'altra Europa che lotta contro l'austerità e i trattati UE.
Un'altra Italia che lotta per il lavoro senza accettare il ricatto della rinuncia ai diritti e al salario,che difende l'ambiente ed il territorio senza sottomettersi al dominio degli affari.
Un'altra Italia che lotta per una democrazia alternativa al comando autoritario dei governi liberisti e antipopolari europei primo fra tutti  quello tedesco, della BCE  della Commissione Europea e del FMI, del grande capitale e della finanza internazionale.
Promuoviamo una manifestazione chiara e rigorosa  nelle sue scelte, che porti in piazza a mani nude e a volto scoperto tutta l'opposizione sociale a Monti e a chi lo sostiene, per esprimere il massimo sostegno a tutte le lotte in atto per i diritti, l'ambiente ed il lavoro, dalla Valle Susa al Sulcis, da Taranto a Pomigliano, dagli inidonei e precari della scuola, da Cinecittà occupata ai tanti esempi di cultura condivisa come il Teatro Valle occupato e le tante altre in giro per l'Italia, a tutte e tutti coloro che subiscono i colpi della crisi.
Vogliamo che la manifestazione, che partirà alle 14,30 da Piazza della Repubblica, si concluda in Piazza S. Giovanni con una grande assemblea popolare, ove si possa liberamente discutere di come dare continuità alla mobilitazione.
Proponiamo a tutte e tutti coloro che sono interessati a questa percorso di costruirlo assieme, specificandone e ampliandone i contenuti, fermi restando i punti di partenza e le modalità qui definiti.

Partiranno pulman con partenza Cassino:
CASSINO alle ore 11,00 difronte al vecchio Ospedale
CEPRANO alle ore 11,30 uscita A/1
FROSINONE alle ore 12,00 uscita A/1 

I Fascisti sono brutti!!!

Luciano Granieri


Anonymus, il collettivo di  hacker italiano, rivendica l’intrusione nei server della Polizia. Il blitz ha fatto emergere   una  marea di documenti, informative, foto, E.mail,  i quali rivelano come i book fotografici che hanno come oggetto: No Tav , movimenti studenteschi della sinistra antagonista, anarchici, centri sociali, ambientalisti, siano molto corposi.  Anche la manifestazione per la Valle del Sacco, a cui noi abbiamo partecipato,  ha avuto il contributo del fotografo di corte.  Spuntano inoltre analisi schematiche dei movimenti della sinistra antagonista  fin dagli anni ’70.  Latitano invece, ma di questo non c’è da meravigliarsi, documenti e foto relative  alle formazioni   di estrema destra .  Chissà forse la documentazione  è poco interessante,  le facce dei neofascisti  sono troppo brutte?    E’ vero i comunisti sono più belli.

Comunque volendo aiutare le forze dell’ordine pubblichiamo due filmati, un relativo alla manifestazione contro CasaPound di qualche anno fa, l’altro alla recente corteo di Colleferro.

O SIAMO TUTTI BELLI!!! 






A proposito, per chi volesse sfiziarsi a consultare alcuni documenti messi in rete da Anonymus, consigliamo di  cliccare sul  seguente link

 http://par-anoia.net/assessment/it/sample/

martedì 23 ottobre 2012

"Pronti all'accordo con il Pd"

 fonte: http://ilmegafonoquotidiano.globalist.it

Oliviero Diliberto segna la rotta per il suo partito e mette un cuneo nella Federazione della Sinistra: "Bersani ci sta provando, impossibile non riconoscerlo. Alle primarie sosteniamo Vendola"


Sul sito Oltremedia, una lunga intervista a Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, rilancia l'alleanza con il Pd, si fida di Bersani e annuncia che voterà Vendola alle primarie. Obiettivo, il ritorno in Parlamento. Alcuni stralci dell'intervista:


La tecnocrazia vuole cancellare la politica sostituendosi ad essa. Per questo i poteri forti soffiano sul vento dell’antipolitica. Il neoliberismo - che già da tempo ha sconfinato a sinistra - vorrebbe ora andare oltre, farsi potere costituente, divenire quadro regolatore dell’amministrazione della cosa pubblica, fuori dal quale è impossibile operare.
Sarebbe la fine della politica, ovvero della possibilità di fare scelte di governo.
(...)
Sono cose enormi. Questa non è solo la fine della politica, è anche la fine della democrazia rappresentativa per come ce l’ha consegnata il ‘900. Se nell’agone politico irrompono le forze del lavoro, organizzate in partiti di massa (e con alle spalle una grande potenza internazionale, come era l’Unione Sovietica), i poteri forti sono costretti, in qualche modo, a farci i conti. In Europa occidentale questo è successo nella seconda metà del ‘900. Le classi dominanti dovettero scendere a patti con il movimento operaio, facendo molte concessioni: lo stato sociale, legislazioni per i lavoratori, diritti sociali e civili.
Cancellare la politica significa, dunque, cancellare il conflitto tra capitale e lavoro così come si è potuto sviluppare nell’ambito della democrazia rappresentativa. L’obiettivo finale della tecnica neoliberista è, dunque, la stessa democrazia rappresentativa. Per cancellare con essa tutte le conquiste del movimento operaio novecentesco. Uno scenario esiziale: la posta in gioco è davvero storica!

Quindi, Monti dopo Monti contro Bersani?
C’è un lavorio, un affanno, un impegno risoluto di mezzo paese per impedire al centro-sinistra di governare. La posta in gioco è ancora una volta quella di impedire che il centro-sinistra vinca approfittando della crisi delle destre. Una situazione molto diversa da quella di una normale alternanza tra centrodestra e centrosinistra. Perché in una fase di scomposizione e ricomposizione del quadro politico come quella odierna si definiscono gli scenari e gli equilibri per i decenni successivi.
(...)

Però il Pd il governo Monti lo sostiene, ha votato le peggiori nefandezze della Fornero contro il lavoro e le manovre di austerity che stanno massacrando il paese.

Il Partito Democratico ha, infatti, a mio modo di vedere, compiuto errori drammatici: ma saremmo ipocriti se non aggiungessimo che il Pd ha largamente subito la scelta iniziale del governo Monti e poi le sue nefaste politiche, schiacciato tra il Quirinale e Palazzo Chigi.

È questa la cifra della politica del Pd a sostegno di Monti.
Ciò ha significato, per il Pd, anche votare quelle leggi. Non giustifico, cerco di capire senza schematismi o paraocchi. La domanda, semplice e chiara, è: poiché il Pd ha votato quelle leggi, non si potrà dialogare con esso, per il futuro?
Se si accettasse questa tesi, saremmo di fronte ad un estremismo che definire infantile sarebbe un complimento.
Denunciare gli errori di una forza politica non significa anche rinunciare a fare politica, rinchiudendosi in un recinto isolato, senza dialogare con il più grande partito che organizza vasti strati del popolo della sinistra italiana. Bisogna guardare al Pd chiedendosi cosa vorrà fare dopo e chiedendo al Pd cosa ne pensa sulle questioni concrete: lavoro, scuola e, più in generale, sulla rottura col neoliberismo.

Il Pd ha diversi orientamenti, ma la scelta di Bersani qual è?
Bersani, oggettivamente, ha ridato un segno laburista e socialdemocratico al Pd. Almeno nelle sue intenzioni per il futuro. Vuol provare ad archiviare la fase del governo Monti e con esso la stagione fallita del neoliberismo. Cerca di accantonare le fascinazioni clintoniane e blairiane delle terze vie che tanto hanno pesato sulla sinistra italiana. Non a caso la carta d’intenti – nell’ultima versione licenziata da Bersani, Vendola e Nencini – non contiene più il riferimento a Monti che, invece, c’era nella prima versione del Pd.

Non rischiano di essere buone intenzioni destinate però a non realizzarsi?
Stanno cercando di fermare Bersani in tutti i modi: gli hanno scatenato contro i grillini da una parte e Renzi dall’altra. Gli industriali, il patto di sindacato del Corriere della Sera, il Vaticano, gli Usa e le banche hanno lanciato la loro poderosa offensiva per riorganizzare la destra e impedire alla sinistra di prendere il potere. Bersani, però, ci sta provando.
(...)

Quindi chi sosterrete alle primarie?

Notoriamente lo strumento delle primarie non ci è mai piaciuto. E troverei del tutto normale che il candidato premier lo facesse il leader del partito più grande della coalizione.
Lo scontro, al momento, è tra Bersani e Renzi. Vendola, che ha contezza della posta in gioco, ha evidentemente ritenuto che la sua candidatura possa essere utile a contrastare quella di Renzi, più che a indebolire quella di Bersani – un rischio che io ritengo ci sia.
È chiaro che Vendola si giocherà la sua partita, ma in ballo non c’è più il “big bang”, l’esplosione del Pd per fondere Sel con esso.
La candidatura di Vendola, dunque, potrebbe riaprire la questione dell’unità a sinistra per sostenere le ragioni del lavoro. Se ciò avvenisse, proporrò alla Federazione della Sinistra di sostenere Vendola alle primarie.

La sinistra, dunque, non può restare a guardare.
Da un lato c’è Bersani che vuole cambiare passo e non continuare sul solco tracciato da Monti, dall’altro c’è una destra che fa di tutto per impedirglielo.
Può la sinistra, possono i comunisti italiani, la Federazione della Sinistra, restare indifferenti a tale posta in gioco? Ci è indifferente una partita che, dopo vent’anni di berlusconismo, prova a rimettere in campo il centrosinistra contro una destra ancor più insidiosa che si attrezza per aprire un nuovo ciclo trentennale nel segno del tecnoliberismo? Ci è indifferente seppellire ogni prospettiva socialdemocratica?
Non abbiamo mai creduto alla teoria bertinottiana che centrodestra e centro-sinistra pari fossero. Non lo crediamo neanche oggi. La sinistra dovrebbe fare politica per dare una mano a chi vuol togliere il Pd dalla morsa in cui Monti, la Merkel e la troika l’hanno cacciato. Abbiamo il dovere di provarci. In politica non conta nulla avere ragione. Non serve a niente sentirsi la coscienza a posto per aver rispettato l’ortodossia ideologica. I comunisti, se non vogliono ridursi a un club culturale di reduci, devono fare i conti con la situazione reale, valutare i rapporti di forza e adottare, se necessario, una tattica spregiudicata. I comunisti in Italia hanno sempre fatto così

Quindi pensate di fare un accordo col centro-sinistra?
Si, vogliamo provarci (non è detto si riesca, ma non provarci neppure, pregiudizialmente, sarebbe un enorme errore politico) e lo proporremo alla Federazione della Sinistra, che resta il luogo privilegiato della nostra azione politica. Proveremo con tutte le nostre forze a spiegare, convincere, spostare orientamenti che non condividiamo e che porterebbero la Fds al suicidio politico. Non è con lo “splendido isolamento” che i comunisti e le sinistre risorgeranno in Italia! Intendiamo provarci per riportare i comunisti in Parlamento, per provare a ricostruire percorsi unitari a sinistra, per cercare di impedire alle destre di vincere, per tentare di archiviare il berlusconismo e il montismo con un nuovo centro-sinistra e per provare a delineare un’altra Europa.

Nella Federazione della Sinistra, però, c’è una discussione aperta: Rifondazione è contro l’accordo col Pd, il PdCI, Salvi e Patta, invece, sono a favore. Non rischiate di uccidere la Federazione in questo modo?
La nostra proposta, sin dal Congresso di Salsomaggiore del 2008, è stata quella dell’unità dei comunisti. Nel 2011 l’abbiamo ribadita articolando la proposta dei “tre cerchi”: unità dei comunisti, della sinistra, delle forze democratiche.
Da anni chiediamo a Rifondazione di unire i nostri due partiti, come fatto di buon senso e base di partenza per l’unità più ampia della sinistra. Rifondazione non è mai stata disponibile e la Federazione della Sinistra è il livello di unità possibile, quello che siamo riusciti a realizzare.
Ora nella Federazione sembra non esserci una linea condivisa sulla politica delle alleanze.
Noi rivolgiamo a tutti nella Fds una proposta politica. Avremmo voluto costruire una sinistra unita (come per i referendum). Non ci sta nessuno. Non c’è una sola forza politica che si sia dichiarata disponibile a costruire la sinistra alternativa fuori dal centrosinistra.
Con chi la facciamo l’unità della sinistra alternativa? Sel e Idv non ci stanno. La Fiom non scenderà in campo direttamente. Però non si può sempre e solo dire che la colpa è degli altri. Forse, se avessimo da subito proposto l’unità a sinistra evitando di porre la pregiudiziale contro il Pd, avremmo potuto ottenere ben altri risultati.
La Fds rischia di precipitare in un isolamento mortale. Salvare la Federazione della Sinistra significa toglierla dall’isolamento politico e riportarla in Parlamento. Noi lavoreremo fino all’ultimo per conseguire questo obiettivo.


Fuori la feccia neofascista dalle scuole

Luciano Granieri


 Ci mancavano pure  i fascisti. Tra ieri e oggi i fascistelli del terzo millennio di CasaPound,  i giovincelli borghesi del blocco studentesco rincoglioniti dalle stronzate dei loro capobastone  e altri cialtroni appartenenti a Lotta Studentesca,   si sono prodotti in sguaiate  sceneggiate all’interno di alcuni istituti romani.  Ieri i militanti di Lotta Studentesca si sono preoccupati  di molestare studenti e insegnanti  del Liceo Giulio Cesare,  oggi sono andati a rompere i coglioni al Liceo Azzarita e all’Alberti all’Eur, per poi dirigersi verso  l’istituto Galilei all’Esquilino. I cerebrolesi del terzo millennio CasaPound/ blocco studentesco , dopo aver toppato ingloriosamente  il blitz al liceo Mamiani, con un’azione da  pollastri del terzo millennio, si sono trasferiti pure loro al Giulio Cesare affumicando studenti e professori  con dei fumogeni.  La motivazione ufficiale della sceneggiata era la protesta contro i tagli nelle scuole, contro il governo Monti che li sta mettendo in atto e contro la legge Aprea, che prevede l a partecipazione nei consigli d’istituto di soggetti esterni alla scuola - leggasi  privati finanziatori degli istituti  stessi e quindi detentori reali del potere di indirizzo didattico.  Sul merito, se fosse quello vero, non possiamo che condividere. Ma è il metodo  che non ci convince e ci indigna .  Perché vessare e  importunare studenti e professori già umiliati  dalla nuova ondata di tagli ordinata  dal governo Monti, in ottemperanza ad  una delle tante leggi di stabilità  di 12 miliardi di euro a botta   che si susseguiranno ogni anno per  raggiungere  il pareggio di bilancio? Non sarebbe meglio andare a manifestare davanti al MIUR in viale Trastevere, dove risiede l’istituzione governativa responsabile dello sfacelo?  Poi ci sorge un forte dubbio. Sono coscienti questi sprovveduti  con la testa piena di stronzate che,  se l’attuale governo Monti  sta contribuendo ai tagli per  1miliardo,   gli altri 8miliadi e mezzo, nonché la tanto vituperata legge Aprea,   sono il fetido regalo del letale sicario della scuola pubblica al soldo del governo Berlusconi  la ministra Gelmini?  Cioè dell’esecutivo presieduto proprio da quel Ras di Arcore  che li ha finanziati  e li finanza tutt’ora?  L’ideologo (parola grossa) di CasaPound, certo Iannone, elegge Berlusconi a  suo eroe.  I fascisti del terzo millennio  ricevono  ingenti finanziamenti  dal maestro delle cerimonie mafiose  Dell’Utri . Gli effetti di questa  grascia sono visibili anche nella nostra città invasa  di manifesti  griffati “CACCA POUND”  in cui si invita a punire i politici attuali non votandoli alle prossime elezioni .  Come se la Polverini non  avesse omaggiato e ringraziato i fascisti del terzo millennio,  per il loro appoggio, con ampi saluti romani, come se il criminale (così è definito dalla magistratura)   Fiorito non fosse uno di loro ripulito e ingrassato, come se la neo post capogruppo Pdl  Chiara Colosimo  non professasse gli stessi insani deliri  neonazisti.  Ma  volendo tornare ai blitz scolastici, risulta evidente il comportamento schizofrenico di questi figuri .  Ci si scaglia contro Monti   perché opera taglia alla scuola per un miliardo di euro, mentre il salasso del precedente governo amico passa quasi  sotto silenzio . Non solo, ma è inappellabilmente colpevole chi reitera una legge (Aprea) mentre si sorvola sulle responsabilità  di chi  quella norma ha concepito.   E poi che centra Mussolini con Monti e i tagli alla scuola?  A proposito lo sanno costoro, nemici dei governi salvatori delle banche,    che proprio il “puzzone”,  nel novembre del 1931 , fu protagonista  dell’ardito salvataggio della grande Banca Commerciale Italiana? Un’operazione  messa in atto, con il concorso della Banca D’Italia,  che vide l’acquisizione dei  titoli tossici di aziende  ridotte sul lastrico  - abbondantemente presenti nel portafoglio della Banca Commerciale Italiana -da  parte   dell’”Istituto Mobiliare”. Un istituto pubblico fondato ad hoc da  Mussolini il quale,   sfruttando i soldi dei piccoli  risparmiatori investiti  nella  cassa depositi e prestiti,  ente destinato a finanziate opere pubbliche ,  ha potuto riversare denaro fresco alla privata  BC  salvando l’istituto dal crac ma  inguaiando proprio i piccoli risparmiatori.  Notazioni storiche a parte,   i blitz nelle scuole   dimostrano  come le proteste e le rivendicazioni  avanzate da questi fascistelli non siano altro che uno strumento fittizio usato per  arrivare al vero obbiettivo che è quello di diffondere nei giovani il virus dell’intolleranza, del razzismo, della legittimità all’annientamento dell’”altro”  in nome  di rigurgiti nostalgici per  un falsa epopea delirante,  ormai fuori dalla storia ed estranea ad ogni dinamica democratica.  Ma ciò che fa veramente  arrabbiare è l’atteggiamento del Pd e di tutto il centro sinistra. Oggi urla e strepita contro queste manifestazioni di apologia fascista, chiede che il governo  riferisca in parlamento, poi però quando si tratta di supportare movimenti  antifascisti che nel territorio denunciano le gesta di questi idioti, l’indignazione sparisce.  Si  tirano in ballo gli opposti estremismi, si accusa chi -  in ottemperanza  alle norme costituzionali - sollecita le istituzioni locali a vietare le piazze   alla feccia fascista ,   di essere antidemocratico.  Lo abbiamo provato direttamente sulla nostra pelle quando fondammo la Rete Antifascista  Antirazzista del Basso Lazio. Le nostre denunce contro il vento razzista e intollerante che CasaPound  stava seminando a Frosinone sono sempre state minimizzate e sottovalutate  proprio da una giunta che allora era di centro sinistra, la quale, su nostra sollecitazione, approvò una delibera contro le manifestazioni fascista, ma non l’applicò mai . Del resto se Violante  in veste di Presidente della Camera arriva a dire che bisogna  rispettare le scelte dei giovani di Salò, poi c’è poco da lamentarsi nel constatare che il fascismo è ancora  ben presente  e attivo nella nostra società.


Bella Ciao Per Estelle

Freedom Flottilla

La manifestazione per le compagne ed i compagni di Estelle davanti a Monte Citorio - Roma, 23.10.2012