Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 16 maggio 2013

Luigi Preiti e Andrea Colletti

Ettore Giovenale


Gentile Andrea Colletti, deputato M5S, anche se il suo discorso ripete le parole di Grillo, apparentemente il messaggio non e' stato recepito tanto quanto quello di Preiti.


Colgo quindi occasione per ripetere che i professori nella foto della mia cerimonia di laurea NON HANNO confermato il titolo di laurea emesso da loro, con tanto di foto, firme e timbri, e mi hanno fatto fare la figura del FALSARIO... Cosa significa?



Me ne sono dovuto andare dall'Italia per essere libero di organizzare il mio dottorato di ricerca, e quando l'universita' Inglese ha contattato l'universita' di VERONA per avere informazioni del curriculum studi, i professori NON HANNO confermato il titolo emesso da loro stessi, con le loro firme sopra.



E quando la comunita' europea ha spedito DENUNCIA al tribunale di MiLANO riguardo questi fatti, il Procuratore Corrado CARNEVALI ha archiviato la denuncia nel cesso al fine di difendere una banda di mafiosi e falsari, i colleghi della pubblica amministrazione. E lo stesso ha fatto Guido PAPALIA, giusto per non smentire la moralita' delle istituzioni Italiane, ampiamente al di sopra della LEGGE.



Quindi ripeto che Preiti non e' il primo e non sara' l'ultimo, e che ci sono anch'io in lista prenotato. Per ora, mi basta che si sappia il perche'


mercoledì 15 maggio 2013

Le ganasce stringono Frosinone

Luciano Granieri


Nel parcheggio dell’ospedale Spaziani di Frosinone la ditta privata incaricata dalla Asl della rimozione delle vetture parcheggiate fuori dagli spazi destinati ha praticato con ottimi risultati lo sport  della ganascia selvaggia.  Dall’inizio di aprile ad oggi ben 700 vetture sono state immobilizzate senza che alcun pubblico ufficiale elevasse multe per divieto di sosta o redigesse verbali di rimozione coatta.

L’incauto distratto automobilista per svincolare le ruote dalle ganasce doveva pagare una sorta di riscatto agli incaricati della ditta privata che soddisfatti liberavano il veicolo. La pratica, a seguito delle denunce di alcuni automobilisti, è finita sul tavolo della procura che ha già provveduto al sequestro di due carro attrezzi e delle malefiche ganasce.

Ma oggi tutta la città è stratta nella morsa della ganasce. I cittadini frusinati per assicurare il  servizio  di mensa scolastica ai  loro ragazzi devono pagare il riscatto a ditte private, ugualmente sotto sequestro è il servizio di scuolabus,  gli asili ed altri servizi sociali di primaria importanza. Dobbiamo pagare il riscatto per liberare l’accesso a servizi fondamentali  che  il predissesstato sindaco Nicola Ottaviani ha bloccato con le ganasce di sequestratori privati .

 Il neo sindaco, dopo aver cancellato gli investimenti predisposti dalla precedente giunta Marini,  necessari a costituire la  nuova società In house "Servizi strumentali", la cui nascita era già stata deliberata  dalla Regione, destinata ad assorbire i lavoratori della Multiservizi posta in liquidazione, dopo essersi opposto in ogni modo alla disponibilità espressa  sia dalla Provincia che dai nuovi vertici regionali sulla prosecuzione dell’iter di affidamento dei servizi sociali dalla Multiservizi alla nuova "Servizi Strumentali", dopo aver mandato in malora centinaia di posti di lavoro  e provate professionalità, incarnate in uomini e donne che da quasi vent’anni si prendevano cura della città, ha sacrificato il benessere dei cittadini sull’altare della ganascia libera privata.

Il predissestato, sindaco oberato dai buffi  fuori bilancio che le  malefiche scrivanie degli uffici contabili comunali continuavano a vomitare dai propri cassetti, ha deciso che questi debiti, veri o presunti dovevano rimanere a carico dei cittadini. Parliamo di scrivanie diaboliche che  sono riuscite, grazie al loro velenoso contenuto, a far lievitare un debito di bilancio da duemilioni e cinquecentomila euro, come presentato dalla giunta Marini, agli attuali cinquanta milioni.

Un debito in ogni caso che non ha evitato lo sperpero di soldi per pagare gli sbandieratori invitati ad allietare l’inaugurazione del maquillage di Piazzale Vittorio Veneto , nè ha scongiurato lo sciagurato intervento cementizio posto alla sommità della frana del viadotto Biondi inutile quanto costoso.

Si rende necessario più che mai il controllo diretto dei cittadini per evitare la condanna a dieci anni di stenti decretati dal predissestato sindaco  per rientrare  del debito di 50 milioni di euro. E’ quanto mai inderogabile organizzarsi e chiedere alla giunta conto di questi ammanchi fuori bilancio. Perchè  se è   evidente che l’ultimo bilancio presentato dalla giunta Marini non potesse presentare una perdita di solo duemilioni e cinquecentomila euro,   è altrettanto inaccettabile che, non appena insediatasi il nuovo sindaco predissestato sia riuscito a scovare una voragine di 50 milioni. Facciamo un appello a tutti i cittadini, chiediamo conto al sindaco di questo disastro prima che le ganasce ci soffochino definitivamente. 

martedì 14 maggio 2013

il Fareassieme

FARE ASSIEME ACONCAGUA


La lotta allo stigma è un nostro obiettivo, lo perseguiamo cercando di praticare un principio, “il Fareassieme”, uscendo dai recinti, dai luoghi chiusi, aprendoci con coraggio alla società civile e chiamando tutto il territorio alla responsabilità sociale per una nuova cultura dell’accoglienza e della coesione sociale.
 
In questa ottica l’associazione Aconcagua
e l’Osservatorio Peppino Impastato
Ti invitano alla visione dei film:
 
 “K-PAX - da un altro mondo” Giovedi 16 Maggio
 “SI PUO’ FARE” Giovedi 23 Maggio
 
alle ore 18,30 presso la Libreria caffè “ITHACA”
 in via Garibaldi 62 a Frosinone

Ringraziamento

Movimento Anticapitalista


La comunicazione di ringraziamento che segue mi è stata inviata dopo che come Aut-Frosinone ho firmato la dichiarazione comune per un movimento anticapitalista e libertario. Alcuni sottoscrittori della dichiarazione, si sono incontrati a Bologna sabato scorso. Il prossimo passo è quello di costruire aggregazioni territoriali, organizzando assemblee locali di presentazione della proposta. Noi siamo in pista cercheremo di organizzarci. Chi ci vorrà dare una mano è il ben venuto.

Luciano Granieri



Care/i compagne/i, vi ringraziamo per la vostra adesione alla "Dichiarazione comune per un movimento anticapitalista e libertario" e, per chi ha potuto farlo, per a partecipazione attiva al 1° incontro nazionale svoltosi sabato scorso a Bologna, il cui testo conclusivo (che si affianca alla Dichiarazione comune) è pubblicato sul nostro sito provvisorio perunmovimentoanticapitalista.wordpress.com.
Vi chiediamo di sostenere questo progetto anche propagandandolo nel vostro territorio e nei vostri luoghi di lavoro e di impegno politico, sindacale o sociale.
Vi proponiamo di cominciare a pensare a iniziative, incontri, assemblee di presentazione della proposta diffuse sul territorio nazionale.
Ogni proposta ovviamente verrà presa in considerazione e valutata per poterla inserire in un calendario nazionale.
Ogni segnalazione e/o contributo va inviato a movimentoanticapitalsta@gmail.com.
Cari saluti.

lunedì 13 maggio 2013

A Bologna è nata "Ross@"

http://perunmovimentoanticapitalista.wordpress.com/


PIÙ DI TRECENTO COMPAGNE E COMPAGNI HANNO PARTECIPATO SABATO 11 A BOLOGNA AL 1° INCONTRO NAZIONALE PROMOSSO DALLADICHIARAZIONE COMUNE PER UN MOVIMENTO ANTICAPITALISTA E LIBERTARIO. QUELLO CHE SEGUE È IL DOCUMENTO FINALE CHE SI AFFIANCA E COMPLETA LA DICHIARAZIONE.


Lo sfruttamento del lavoro, la disoccupazione e la precarietà di massa, la violenza sulle donne, le discriminazioni e la soppressione dei diritti, la cancellazione della democrazia, la devastazione della natura, avanzano.
È necessario qui ed ora un movimento sociale e politico anticapitalista e libertario, che non insegua i miraggi di piccoli aggiustamenti che in nome del meno peggio portano sempre al peggio.
Noi pensiamo che sia necessario riprendere la via della liberazione della società dal dominio del mercato e del profitto, noi pensiamo che oggi si possa e si debba rendere attuale il socialismo.
Competitività, flessibilità, austerità, produttività sono parole che presiedono alle politiche oggi dominanti. Politiche nemiche della umanità e della natura. Bisogna rompere con esse e con chi le adotta come valore e metro di misura. Dobbiamo combattere i privilegi della casta, ma ancora di più lottare contro il potere vero, quello della ricchezza, del mercato, dei padroni.
A tutto questo contrapponiamo il socialismo del 21° secolo, che si costruisce sulle necessità di oggi, con obiettivi e conquiste progressive e con la partecipazione popolare, che cammina passo passo con le lotte per la liberazione dallo sfruttamento e da ogni oppressione.
Bologna 11-2
Noi vogliamo:
  1. Rompere con l’Unione europea. Democrazia vera, diritti del lavoro (a proposito dei quali è fondamentale la riconquiste dell’art. 18), stato sociale, eguaglianza, libertà sono incompatibili con l’Europa del rigore, del fiscal compact, di Maastricht e della Troika. Non c’è nulla da rinegoziare, i trattati vanno cancellati. L’euro e il debito non ci debbono più ricattare, bisogna che i popoli conquistino la sovranità sulla moneta e sulla spesa pubblica.
  2. Ridurre l’orario di lavoro e il tempo di lavoro a parità di salario, mentre il reddito deve essere garantito a chi non ha un lavoro sicuro e dignitoso. La salute e la sicurezza sul lavoro vengono prima di tutto. L’educazione e la formazione pubbliche, l’abitare, la sanità pubblica vanno garantite e tutta la società va ricostruita su nuove basi. La sola compatibilità è l’eguaglianza sociale
  3. I beni comuni in mano pubblica, così come le banche e le attività strategiche. Il lavoro deve controllare la produzione e il potere pubblico deve impedire la chiusura delle aziende, le delocalizzazioni, i licenziamenti. La democrazia deve entrare in ogni luogo di lavoro. Riconversione industriale e produttiva, salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio culturale, intervento pubblico generalizzato nella economia. No al TAV e alle grandi opere. No alla militarizzazione dei territori per favorire la devastazione ambientale:
  4. Libertà delle donne contro l’oppressione patriarcale, libertà e cittadinanza dei migranti contro le leggi schiaviste, libertà e diritti delle persone contro i poteri del mercato e delle burocrazie autoritarie.
  5. Una politica fiscale immediatamente e fortemente redistributiva verso i redditi fissi, da lavoro e pensione, a danno della grande rendita, del grande capitale, delle ricchezze private e dell’evasione.
  6. Pace e disarmo, con la fine immediata di tutte le missioni militari all’estero e di tutte le spese di guerra. Liberazione dalle servitù militari e dall’occupazione  imperialista dei nostri territori.
  7. Una vera democrazia fondata su una legge elettorale proporzionale pura, sulla distruzione dei privilegi delle caste, sul diritto dei lavoratori a decidere liberamente su chi li rappresenta e sugli accordi, sulla partecipazione, sui referendum, sul diritto a decidere delle popolazioni nel territorio. Diciamo no al presidenzialismo e all’autoritarismo plebiscitario che mirano a distruggere la Costituzione Repubblicana. No alla repressione dei movimenti e dei conflitti. Libertà per le/i compagne/i arrestate/i.
Non uno solo di questi punti è oggi interamente sostenuto dalle forze di centrosinistra e dai grandi sindacati confederali.
Sono nostri avversari il governo Napolitano Letta Berlusconi, il suo programma e chi lo sostiene. Sono avversari la politica di austerità della Troika europea, e la sua traduzione nelle relazioni sindacali con il patto corporativo tra CGIL CISL UIL e Confindustria. Sono altro da noi tutta la politica del centrosinistra e tutti i tentativi di riaffermarla.
Noi vogliamo essere militanti di un movimento politico che affermi il diritto e la legittimità dell’alternativa, che rovesci gli equilibri, i poteri, i vincoli che oggi impediscono ogni reale cambiamento e che prima di tutto sia uno strumento per l’organizzazione e la rappresentanza di tutte e tutti coloro che vengono colpiti dallo sviluppo capitalista e dalla sua crisi e vogliono ribellarsi.
Per questo cominciamo oggi un percorso che sappiamo difficile e pieno di ostacoli, ma convinti che se le forze anticapitaliste in Italia resteranno nella frammentazione attuale, la reazione antisociale continuerà.
Aderiamo a questo percorso come militanti che non rinunciano alle proprie appartenenze sindacali, politiche e nei movimenti sociali, ma che impegnano la propria persona nell’impresa di costruire una casa comune della lotta e dell’alternativa anticapitalista.
Aderiamo a questi punti e a questa proposta per lavorare alla loro diffusione, approfondimento, arricchimento e alla organizzazione del percorso. Sappiamo che il primo metro di misura saranno il rigore e la coerenza personale con cui li porteremo avanti.
Ci ritroveremo a settembre dopo aver discusso in ogni parte del paese. Ci diamo come scadenza il prossimo autunno. Allora dovremo essere in piazza con una forza tale da mettere in crisi il governo e il dominio della Troika europea e chi li sostiene. Ora cominciamo.

A sinistra, il ritorno dell'uguale

Dalla direzione del Pd alla piazza di Sel, è stata la giornata dei riti stanchi di una sinistra sconfitta, messa all'angolo dai propri errori. Deludente, anche se non riguarda la sinistra governativa, l'assemblea di fondazione di Ross@


Sabato 11 maggio è stata la giornata dei riti stanchi. I riti di una sinistra dispersa, malridotta, messa all'angolo dai propri errori, dalle proprie sordità e destinata a proporre il ritorno dell'uguale.
La scena peggiore si è svolta a Roma,all'assemblea nazionale del Pd. Abbiamo assistito alla decisione di procedere con il rinnovamento eleggendo segretario un già segretario della Cgil, uomo di altra generazione e di antichi riti e intimo sodale di coloro che hanno portato il Pd sull'orlo del suicidio. Basterebbe questo per sottolineare l'inconsistenza dell'assise democratica. Ma in realtà non basta. Perché il Pd è ancora in grado di ballare sopra la propria disgregazione senza aprire una discussione politica quale essa sia. Ci hanno provato alcuni interventi a indicare un profilo futuro, il più legato possibile a un'identità socialista o socialdemocratica come argine alla crisi economica. Non si sono accorti, però, che anche la socialdemocrazia ha ormai i suoi guai. Come dimostra l'esperienza disastrosa di François Hollande in Francia o la proposta della Spd tedesca di sciogliere l'Internazionale socialista in una nebulosa, per ora, "Alleanza progressista".

Quello che il Pd non riesce a fare è andare al cuore del problema. Che riguarda la propria identità politica, la natura delle proprie scelte e la definizione di un progetto politico. Soprattutto ora che è venuto meno il collante dell'antiberlusconismo militante, sacrificato sull'altare di una governabilità purché sia. Il Pd è da tempo un partito che ha rotto con gli antichi legami di classe e con gli interessi dei ceti popolari ma non può dirlo ad alta voce perché in quell'ambito pesca ancora parte dei propri consensi. A oltre trent'anni dal "guado", che caratterizzò il Pci, incapace allora di scegliere l'approdo definitivo alla socialdemocrazia occidentale, anche il Pd non sceglie di compiere definitivamente la propria traiettoria moderata e centrista. Allo stesso tempo, gli è preclusa la strada di un riformismo moderato impedito dalla fine dei margini di mediazione e di compromesso sociale esauriti dalla crisi. Per imboccare, davvero, una strada alternativa di fronte alla durezza della recessione internazionale, un partito dovrebbe chiedere la fine del fiscal compact, la rinegoziazione del debito, una politica di espansione finanziaria che però impatterebbe contro i parametri imposti da Maastricht. Un po' troppo per chi si definisce campione dell'europeismo liberale.
Alla crisi di identità si somma, e ne discende, la lotta interna tra cordate in guerra perenne. Quando si sta insieme su obiettivi poco chiari, del resto, a prevalere è lo spirito di clan, l'appartenenza a logiche di potere di cui è stata maestra la Democrazia cristiana o il Psi. Il Pd, con la vicenda degli scrutini per il Quirinale, è riuscito a incarnare i vizi della peggior Dc che, però, nella sua lunga storia è riuscita a trovare al proprio interno vincoli di unità che il Pd non sa trovare.
L'elezione di Epifani si è svolta su questa traccia nascondendo il vero scontro che sta covando in quel partito, quello tra Enrico Letta e Matteo Renzi per la futura leadership di un governo di centrosinistra. Sempre che gli avvenimenti dei prossimi mesi rendano possibile questo scenario e non si assista a rivolgimenti ulteriori.
Un altro rito si è consumato, sempre a Roma, ma stavolta in piazza. Quella di Sinistra, Ecologia e Libertà, infatti, è stata la classica manifestazione di partito contrabbandata per rifondazione della sinistra. Percorso annunciato, da circa venti anni, dagli stessi protagonisti e mai avvenuto. Nel comizio conclusivo, Nichi Vendola ha fatto chiaramente capire che, pur seguendo un itinerario diverso e cercando di capitalizzare lo scontento a sinistra per il governo Letta-Alfano, la strategia è quella di attendere la "conversione" del Pd e il suo ritorno nell'alveo del centrosinistra. E' una prospettiva di fondo a cui Sel non può rinunciare, pena la modifica della propria natura. Ma pensare di costruire una sinistra che, al fondo, deve attendere il Pd, significa rinunciare all'impresa. Significa, di fatto, precludersi la necessaria ricerca di un programma all'altezza della crisi - rifiuto del debito, patrimoniale, riforma fiscale, diritti del lavoro, etc. - su cui provare a innescare una riscossa sociale e una lotta per il governo. E' questo che spiega il successo del movimento grillino che, ponendosi con chiarezza fuori dai classici schieramenti italiani e su un programma eclettico ma radicale, ha ottenuto uno sfondamento elettorale di portata storica. Grillo è lo specchio in cui la sinistra tradizionale può osservare tutti i propri errori, il volto che ricorderà sempre le tante occasioni mancate.
Diverso il discorso di Stefano Rodotà, vero protagonista della manifestazione, che in questi giorni sta frequentando diversi tavoli e diverse piazze - sabato 18 sarà in quella della Fiom - proponendo un'ipotesi, più intelligente, di accumulazione delle forze anche sul piano programmatico, prima di procedere alla proclamazione "frettolosa" di nuovi partiti o partitini. Un intento lucido, visti gli errori finora compiuti, ma che non definisce una traiettoria comprensibile e non si discosta da una concezione "giuridica" del conflitto sociale. Anche perché, anche lui, si muove nel solco del "no" alla divisione della sinistra, intendendo per sinistra anche il Pd.
Su un altro piano, per la natura e la storia dei soggetti in campo, si colloca la vicenda che ha portato a Bologna alla nascita del movimento anticapitalista "Ross@", capeggiato da Giorgio Cremaschi. Qui siamo fuori dagli errori della sinistra di governo - fatta eccezione per quella componente di Rifondazione che continua a non chiarire dove vuole stare. Siamo però nel campo di una storia che riguarda, o ha riguardato, settori che si sono battuti per il cambiamento e la trasformazione sociale e compagni di strada di un percorso storico. Per quanto, sia pure da posizioni distanti, si possano fare gli auguri ai promotori dell'iniziativa, la delusione per l'assemblea bolognese è stata forte. Quello che, finora, è stato il gruppo trainante dell'esperienza del Comitato No Debito nulla ha detto sulla conclusione di quella esperienza e sul fatto che, oggi, i proponenti del nuovo progetto siano in numero ridotto rispetto a quelli originari. Ma è l'orizzonte delineato, la sequenza, e l'età politica (non anagrafica) dei vari dirigenti, a offrire la sensazione di una "coazione a ripetere".
Sul piano dei contenuti colpiscono, negativamente, i riferimenti ideologici al "socialismo del XXI secolo" da conquistare "progressivamente", la riproposizione consolatoria di un'identità "rossa", socialista addirittura, su cui non è fatta alcuna riflessione, o la sordina posta su temi internazionali, pensiamo alla Siria, che imporranno scelte scottanti. Ma a renderci distanti è, soprattutto, la scelta di riproporre il meccanismo tradizionale della soggettività incardinata sulla proposta di un micro-soggetto pre-definitivo rispetto ai conflitti e alle esperienze politiche, soprattutto quelle delle nuove generazioni. Alle quali si finirà per proporre, inevitabilmente, una "linea" costruita tutta dall'esterno, senza la mescolanza di esperienze, coscienze e progetti, resa necessaria dalla disfatta subita storicamente e dalle grandi modificazioni avvenute nel capitalismo contemporaneo. Quelle relative alla composizione di classe, l'assottigliarsi dei linguaggi e delle categorie storiche, la sostanziale fine del movimento operaio come lo abbiamo conosciuto nel Novecento. Lo stesso "tsunami" realizzato dalla vicenda Grillo, un sommovimento nella relazione tra "masse" e politica, rendono quello schema desueto e inefficace. Si tratta, ovviamente, di un giudizio di parte ma come tale lo proponiamo.

Il problema è che non si riesce a cogliere la portata epocale delle trasformazioni avvenute. Quello che accade oggi al Pd, che a cascata riguarda Sel e le altre forze di sinistra, è quello che è già accaduto in passato alla sinistra radicale. Bertinotti è stato steso un po' prima di Bersani. La crisi però è la stessa ed è la crisi che si è affermata con l'89 e con l'incapacità della sinistra storica, radicale e moderata, rivoluzionaria e riformista, di riconnettersi al tempo presente. “Dobbiamo stare di più nei luoghi del conflitto” è stato ripetuto a dismisura per anni e anni. Nessuno, però, si è posto l'altra domanda: per dire cosa? La capacità di dire qualcosa e il diritto, l'autorevolezza, di poterlo fare in luoghi sfuggenti del conflitto e in ambiti fluidi dell movimentazione sociale, costituiscono i corni del problema della ricostruzione di una nuova soggettività.
Il futuro ha bisogno di un'irruzione e di una novità. Ha bisogno di sperimentazioni, sociali, politiche e poi miste. Ha bisogno di rotture epistemologiche con la storia passata e di recupero della memoria nel senso benjamiano. Occorre aprirsi a questa opzione e fare in modo che si possa affermare "quello che ancora deve venire al mondo". Il nuovo non scaturisce dall'antico per germinazione, per filiazione legittima, ma in virtù della trasgressione di ciò che esiste e dell'ordine stabilito.

sabato 11 maggio 2013

Pacificazione

Luciano Granieri

Il teatrino messo in scena da Silvio Berlusconi e i suoi scagnozzi oggi a Brescia,  le rabbiose  reazioni che questo ha provocato nella gente comune, dovrebbero essere da monito al Pd. E' evidente  che  per la   base piddina e per gran parte delle persone che lavorano e vivono onestamente la pacificazione è un imbroglio. Il sordido accordo che i burocrati democratici hanno sottoscritto con Berlusconi, non fa gli interessi del paese ma solo di Berlusconi e dei suoi sodali evasori fiscali. Sarebbe ora di trarne le dovute conseguenze.