Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 21 ottobre 2013

Il 19 ottobre visto con gli occhi di un bmbino

Simonetta Zandiri


Papà ieri mi ha portato a Roma. Mi ha detto “andiamo insieme, devi iniziare a capire anche tu come lottare per il tuo futuro, questa volta tocca a noi, sarà il corteo degli invisibili, degli ultimi!”. Non ho mica capito bene cosa diceva ma ci siamo fatti un sacco di strada per arrivare e poi faceva caldo perché qui al nord mica ci sono 30 gradi a ottobre ma a Roma si, cosi’ avevo i piedi bolliti che manco eravamo partiti. Papà era sempre al telefono, meno male che mamma gli ha regalato l’auricolare sennò non ci arrivavamo mica a Roma. S’è pure arrabbiato tanto e ha cominciato a bestemmiare, diceva “non doveva andare così, cazzo, abbiamo convocato una sollevazione e manco ci proviamo?”. Poi si ricordava che c’ero io allora faceva finta di sorridere ma non riusciva. Io lo conosco mio papà, lui ora non ha più il lavoro perché nella sua fabbrica ha lottato tanto pure per gli altri, poi a lui l’hanno lasciato a casa senza niente e gli altri c’hanno la cassa integrazione e non lottano più. Lui ora è incazzato con il mondo ed è sempre nervoso, pure con mamma litiga sempre e lei gli dice che è colpa sua e che si doveva fare gli affari suoi e pensare a suo figlio, che sono io, così oggi mangiavamo ancora e lei non ci doveva andare da quella snob a fare la servetta. Papà quando lo hanno licenziato è sempre arrabbiato però stiamo tanto insieme, allora io vado con lui alle riunioni e conosco i suoi amici, sono tutti arrabbiati come lui ma c’è sempre qualcuno che parla tanto e così non riescono a parlare tutti, ma questo tizio che parla tanto c’ha pure il lavoro e i soldi allora è lui che poi va alle riunioni e quando torna ricomincia di nuovo a parlare tanto.
Una volta ho chiesto a mio papà come faceva questo tizio ad andare in giro a parlare a nome loro se poi quando si trovavano questo non ascoltava mai nessuno se non la sua voce, e papà si è messo a ridere e m’ha detto “zitto che sei piccolo e non puoi capire”. 
Io sono piccolo perché ho 9 anni, ma mica sono scemo. Lo so pure io chi è quello con il sigaro sulle magliette che mio papà mette sempre, il Che, lo so che era uno che faceva la rivoluzione e l’hanno ammazzato e pure mio papà voleva andare a Roma a fare la rivoluzione.
Pure quando ero piccolo piccolo metteva quella maglia, ma era meno arrabbiato, parlava sempre della rivoluzione ma c’aveva da lavorare e allora ogni tanto faceva le riunioni e poi allo sciopero si andava tutti a Roma che era pure una gita poi c’era anche il concertone e io mi divertivo tanto, pure la mamma era contenta e non doveva fare la servetta. 
Ma la mamma non voleva mandarmi a Roma con papà, si era arrabbiata tanto che mi ha messo pure paura, ma poi quando siamo arrivati a Roma mamma ha chiamato e io le ho detto che c’era tanta gente in giro a passeggio per i negozi, e un sacco di bandiere della Roma appese ai balconi e secondo me mica si faceva così la rivoluzione e lei si è messa a ridere. Lei rideva e papà era sempre più arrabbiato. Per strada ci siamo fermati ed è salito un suo amico, Pino, pure lui era nervoso allora mi sono messo dietro e ho giocato al cellulare, che tanto non capivo cosa dicevano perché parlavano di cose difficili e io la politica non la capisco, ma erano arrabbiati che c’erano i servizi di sicurezza e io mi credevo che parlavano dei poliziotti invece papà quando siamo arrivati me li ha fatti vedere e non erano gli sbirri come credevo perché avevano manganelli in legno con intorno della stoffa rossa, allora mi sono messo a ridere e pure Pino s’è arrabbiato e m’ha detto “ridi, tu, che sei piccolo e non puoi capire”.
Io sono piccolo, gli ho detto, ma non sono mica scemo. Questi non sono poliziotti, sono come te e mica possono fare i poliziotti con te, se tu sei arrabbiato loro sono dalla tua parte, no? Ma lui dice no, questi non sono arrabbiati come me e tuo papà, questi devono fare andare tutto bene. E gli dico “ma se dobbiamo fare una rivoluzione mica può andare tutto bene!” e lui dice “Ma guardati intorno, non lo vedi come siamo? Altro che rivoluzione, qui faremo un’altra scampagnata, con qualche botto qua e là ma solo dove abbiamo già detto che colpiremo e le rivoluzioni non si annunciano, si fanno e basta!”.
Ci siamo messi sul prato e faceva troppo caldo, mi sono tolto le scarpe perché mi sudavano i piedi, poi arrivava la gente, c’erano tante bandiere rosse e io mi credevo che papà era contento di vedere falce e martello ma anche Pino diceva che questi non c’entravano niente e che il corteo era fatto da gente che non si sente rappresentata da nessuno, ma io sono piccolo e queste cose non le capisco.
Poi sono arrivati tanti gruppi e tutti cantavano e urlavano slogan ma solo quando c’erano le telecamere che erano tante, c’erano pure tantissimi di colore con bambini anche piccoli e io ho detto a papà che mica si potevano fare le rivoluzioni portando i bambini sui passeggini e lui m’ha detto che se mi ha portato è perché non si fa nessuna rivoluzione, io mica lo capisco, sarà che sono piccolo forse ha ragione lui.
Vabbè, io sono piccolo, ma se voglio fare una rivoluzione magari a scuola per fare due intervalli al posto di uno, mica avviso prima il preside per dirgli che tra due settimane manderò in tilt la macchinetta delle merendine, altrimenti quello mi mette i soliti secchioni davanti alla macchinetta e poi se cerco di avvicinarmi son mazzate, insomma se voglio fare la rivoluzione e non la posso fare da solo magari chiedo pure agli altri se la vogliono fare pure loro e poi se vedo che siamo in tanti allora ci proviamo ma mica lo diciamo prima al preside perché se abbiamo deciso di fare la rivoluzione è perché al preside l’abbiamo già chiesto e quello c’ha detto che non si possono fare due intervalli e allora ci arrabbiamo tutti, ma se gli altri non si arrabbiano io da solo non la posso fare la rivoluzione allora faccio come tutti e mentre le maestre spiegano mi schiaccio un pisolino o mangio le patatine, insomma me la cavo. Ma papà come se la cava da solo? Lui il lavoro mica ce l’ha, e non è che può comprarmi le patatine, perché ora abbiamo pure lo sfratto, e allora anche se sono piccolo io lo so perché papà è arrabbiato perché lui da solo non se la può cavare perché ora è troppo vecchio e un lavoro non lo trova più e la mamma è sempre più arrabbiata, allora papà credeva che se tanti come lui si mettevano insieme davvero potevano cambiare le cose e lui ha sempre fatto le lotte per gli altri ma oggi non c’è nessuno che le fa per lui e allora lui voleva comunque provarci, ma non glielo lasciano fare.
Alla fine qualche petardo, botti pure forti, corriamo via e Pino dice a papà che dicono che sono stati i fascisti ma papà gli dice che non è vero! Quando siamo tornati poi siamo passati alla stazione e papà si è fermato e si è messo a piangere. Si è seduto vicino a dei barboni, mica erano immigrati, erano come lui e si stavano mettendo i cartoni ed erano per terra, la gente passava e faceva finta di non vederli ma papà e Pino si sono fermati e papà quando ha finito di piangere mi ha detto “siediti qui, è per questo che ti ho portato a Roma oggi, per gli ultimi, gli invisibili. E non erano quelli che sfilavano in quel corteo, gli ultimi sono qua e ora noi stiamo con loro.”
E ora tra gli ultimi ci siamo anche noi, papà. Forse quando saremo di più la faremo insieme la rivoluzione, io sarò grande e potrò capire. Anzi, ho già capito. Perché sono piccolo, ma mica scemo. E la rivoluzione la farò anche per te.

Volevamo stupirvi con effetti speciali

Luciano Granieri

Effetto speciale patriottico






























  Non c’è che dire la giunta Ottaviani  è maestra negli  effetti speciali.  La toccante  suggestione patriottica di Piazza Vittorio Veneto  ha un suo perché.  "Restituiamo la piazza ai cittadini", disse il sindaco appena insediato. E così fu. Il piazzale antistante l’ex palazzo della banca d’Italia è stato pavimentato sostituendo l’asfalto  martoriato dalle righe del parcheggio con un candido piastrellamento  in tono con il colonnato del palazzo della prefettura. Non c’è un po' di verde,  nei gironi d’estate il sole picchia sodo sui passanti, ma vuoi mettere l’effetto dei tre zampilli  d’acqua posti al centro della spianata che di notte s’illuminano di un patriottico bianco-rosso e verde?  Un effetto speciale spettacolare. Soprattutto quando il palazzo della prefettura viene addobbato da un sobrio drappo rosso in occasione di eventi particolari. Il sorprendente effetto  urbanistico-idrico-cromatico costa   280mila euro, più 15mila   per pagare   gruppi di sbandieratori  invitati a celebrare i fasti della nuova  impresa urbanistica. Peccato che nello stesso giorno dell’inaugurazione, oltre agli sbandieratori, si sono presentati  a rovinare  le gesta del sindaco,  i lavoratori della Multiservzi di Frosinone, che proprio dal primo cittadini hanno ricevuto il ben servito, perché dalle  casse comunali,  a prosciugate dalla giunta precedente, a detta dell'assessore al bilancio,  non ci sono  i soldi per i loro stipendi

Effetto speciale mal riuscito
Ma un altro effetto speciale è pronto a dare lustro  alla giunta Ottaviani.  Accade che poco sotto la piazza salotto oggetto della meraviglia patriottica, si sgretoli  la collina che trattiene i binari dello sfigato ascensore inclinato e  il viadotto Biondi,  che  per una parte si sbriciola appresso alla frana.  Enorme impressione desta il crollo, anche perché è parte di una serie di smottamenti che sotto il flagello delle piogge coinvolge tutto il fronte del colle su cui sorge  Frosinone alta. Il popolo vuole una pronta reazione del sindaco il quale si produce in un altro effetto speciale. Lo spritz beton.  Tre tonnellate di cemento incappucciano la sommità della frana perché, si sostiene,  questa costosa asfaltatura  dovrebbe impermealizzare  il terreno e renderlo immune dagli effetti devastanti dell’acqua. Qualcuno fa notare che per ottenere lo stesso risultato magari sarebbe potuto bastare un telo, molto meno costoso e anche molto meno pesante. Ma una semplice siffatta copertura non avrebbe avuto lo stesso effetto mediatico di una imponente colata cementizia, avrebbe dato l’impressione di una giunta comunale dalla manuccia corta anche quando si tratta di salvaguardare la sicurezza dei cittadini.  Improponibile. Vai con lo sprtz beton, vai con un altro effetto speciale.  Si da il caso, però,  che se all’apice di un montarozzo che tende a franare si piazzano tre tonnellate di roba, anziché  rinforzare la base del cocuzzolo predisposto  a scivolare via, il montarozzo in questione continua a disfarsi ed è fortemente probabile che  spacchi anche l’imponente preservativo posto alla sua sommità. E’ ciò che è accaduto. La frana è scesa ancora e lo spritz beton, costato un bel po’ di soldi, si è crepato.  Peccato un effetto speciale uscito un po’ male. Del resto mica tutte le ciambelle escono col buco.



























Effetto collaterale






















E veniamo all’ultimo effetto  che tanto speciale non è, anzi diremmo che è un tantinello vergognoso.  Potremmo intitolarlo “La candela si consuma e il morto non cammina". A fronte dei soldi spesi per  giochi acquatico-luminescenti in biancorossoverde,   a fronte di euro buttati per  inutili spritz beton  buoni solo ad accelerare la frana anziché contenerla, il comune di Frosinone non è in grado di cambiare una lampadina. Quando un semplice lampione tira le cuoia,   l’assessore al bilancio scopre di non avere in cassa nemmeno i soldi per comprare le lampade  di ricambio.  Per cui piano piano, a cominciare da Corso della Repubblica, proprio quella strada che principia dal sontuoso Piazzale Vittorio Veneto,  le strade di Frosinone cominciano ad intristirsi avvolte nel buio causato dai lampioni che si fulminano e che saranno destinati  a restare spenti fino  a quando la salvifica mano di un privato si accollerà l’onore di ricomprare le lampadine.  Ormai, infatti, la giunta Ottaviani non governa più la città. E’ diventato un ufficio  vendite e di consulenza commerciale per quei  privati interessati   a spartirsi, a prezzi stracciati, le spoglie  di Frosinone ,  compresi i cessi dell’aula consiliare. Come al solito la colpa è della giunta precedente che ha lasciato buffi perfino nei confronti degli elettricisti che fornivano le lampade per i lampioni. Certo è però che se si risparmiava su qualche effetto speciale e si prestava più attenzione agli effetti normali, forse oggi non potremmo godere della suggestione luminescente in tricolore, ma almeno le strade sarebbero illuminate.

domenica 20 ottobre 2013

Il paradosso di una società aeroportuale inutile che non si scioglie.

Rete per la Tutela della Valle del Sacco


Il presidente e commissario vicario di AdF, Francesco Cappelli, che come si legge sulla stampa ha rilevato l’impraticabilità dell’oggetto sociale e le difficoltà oggettive anche limitatamente alla realizzazione dell’eliporto, nonché ricordato i rilievi avanzati dalla Corte dei Conti, ha proposto una via che da tempo appare l’unica sensata: lo scioglimento della società.

La decisione del CdA di AdF di ripassare la palla alla Regione, che progressivamente si è ritratta dalla realizzazione di un’opera inutile, non onorando i precedenti impegni, significa a nostro avviso due cose. La prima è che i soci, e in particolare il Consorzio ASI, non intendono rinunciare a una Variante urbanistica da 300 ettari. La seconda è che i soci, senza dubbio con una mossa intelligente, cercano di limitare i danni, in quanto non sanno come risolvere un buco finanziario oggetto di un’inchiesta di peculato da parte della Procura e di verifica contabile da parte della Corte dei Conti.

A fronte del disagio subìto dalla cittadinanza, oggetto a suo tempo di avviso di esproprio e di una programmazione del territorio inefficiente e controproducente, è auspicabile che si ponga finalmente e celermente un termine a questo inaccettabile balletto. La responsabilità, a questo punto, è della Regione Lazio. E sarebbe opportuno che, nel frattempo, i Comuni di Frosinone e Ferentino non rinominassero i propri decaduti membri del CdA.    

ROMPERE I VINCOLI EUROPEI

Commento di Giorgio Cremaschi per Ross@ alla manifestazione del 19 ottobre

Quella del 19 ottobre è stata una delle più belle e più grandi manifestazioni degli ultimi anni. E anche una vera manifestazione di popolo, fatta  di decine e decine di migliaia di giovani, di migranti, di  donne e di militanti dei movimenti sociali e di quelli ambientali, di  lavoratori e pensionati.
Se la si  collega, come è stato deciso dagli stessi promotori, con quella del 18 ottobre per lo sciopero dei sindacati di base, vediamo delineato un possibile blocco sociale antagonista,  che rompe le barriere tra generazioni, tra lavoro precarietà disoccupazione  e reddito, tradiritti sociali e ambiente. E si comincia a sentire anche una maturazione  di obiettivi politici, con la rivendicazione democratica di decidere mentre si individuano come avversari diretti l'Europa dell'austerità e i suoi governi, da noi  quello voluto da Giorgio Napolitano.
Chi condivide molti obiettivi sociali e politici  di questi movimenti, ma non è venuto per settarismo o supponenza aristocratica,  farà bene a dirsi che ha sbagliato.
Infine c'è da ridere nel vedere la vergogna della grande informazione italiana, davvero ridicola espressione del palazzo . Tutti i grandi mass media hanno annunciato la manifestazione del 19 ottobre come un mattinale della questura. Poi, nonostante ci  siano stati  meno incidenti che in una normale partita di calcio, han cancellato la forza. la bellezza,  la freschezza di una manifestazione, ove per la prima volta le famiglie dei migranti sfilavano con i bambini,  e han gonfiato all'inverosimile piccolissimi episodi.
Ancora una volta la grande informazione si conferma come parte della crisi della nostra democrazia. Ma la manifestazione del 19 ottobre dimostra  che si può ripartire lo stesso. Senza esaltarsi troppo e consapevoli di tante tante difficoltà,  si riparte.

Erri De Luca: "L'informazione pubblica ha buon gioco a ridurre la giornata di ieri a una conta di danni"

CONTROLACRISI



Una manifestazione riuscita quella del 19. In piazza con forza e determinazione. Ci racconta il suo corteo? Cosa ha visto?
ho visto una manifestazione diventare fiume e fare concorrenza al Tevere. Dall'invaso di piazza San Giovanni si versava per via Merulana una corrente in piena su strada e marciapiedi, lieta di conoscere se stessa. Era anche una assemblea mobile delle mille realtà di resistenza e lotta in Italia, da Lampedusa alla val di Susa , la nuova rima del tempo presente.Ho visto per la prima volta una presenza in piazza di migliaia di nuovi cittadini italiani, forza emergente di un paese vivo.


Finalmente il corteo ha saputo restituire ai No Tav la loro identità, quella che conosciamo tutti, la loro lotta determinata, la loro non violenza soprattutto dopo quest'ultimo periodo che di loro hanno parlato come "violenti"...
La diffamazione a mezzo stampa di quella grande e tenace lotta di popolo non scalfisce la sua resistenza basata sulle ragioni di una maggioranza. Quella maggioranza anche sotto occupazione militare fa valere la sua calma intransigente e montanara e la spunterà.


Diversi oggi media mettono in risalto quel breve momento di scontri tra incappucciati e forze dell'ordine. non mi pare che ci siano i presupposti, considerata la riuscita del corteo, per "distruggere" la giornata di ieri. anzi. Come risponde alla mala informazione?
Quegli episodi di margine e di pochi hanno sporcato una giornata di ossigeno politico. Non si accorgono di fare solo fumo. Naturalmente la informazione pubblica ha buon gioco a ridurre la giornata di ieri a una conta di danni.

La piazza di ieri sembra forte e determinata verso "il domani". Cremaschi per esempio ha detto che dopo ieri "si può ripartire", i movimenti stanno assediando porta pia... qual sarà il domani prossimo?
La piazza del 19 e' un riassunto e un pronostico dei movimenti di oggi e domani. Chi non c'era ha perso uno sguardo d'insieme sul pianoterra della casa Italia. Da cittadino del mio paese oltre che da narratore di storie ho creduto e credo mio dovere essere testimone.

No Tav 19 ottobre 2013 dal corteo di Roma

No Tav Info


Sono le 19.30 del 19 ottobre, la tanto attesa e mistificata data che per giornali e tv voleva la calati dei "cattivi" no tav a Roma. La delegazione del movimento ha in questo momento raggiunto la metro per ritornare a prendere il pulman di ritorno verso la valle di Susa. Da questa mattina si era sgonfiato il pallone di menzogne che circondavano la partecipazione del movimento. A nulla erano valsi i comunicati e le descrizioni, pur di far notizia, pur di cercare il mostro ad ogni costo i cronisti hanno dovuto attendere la partenza del pulman dalla valle di Susa per rendersi conto che quanto si diceva dalla valle di Susa era vero. Mentre scriviamo i medesimi cronisti sono lì alla ricerca di altri mostri, incubi e paure da raccontare agli "ingenui" ascoltatori. Purtroppo per loro e per chi da un cambiamento vero ha troppo da perdere il meccanismo non ha funzionato. La paura non è passata nelle case e decine di migliaia di persone oggi hanno sfilato per le vie della capitale, hanno lottato e con dignità hanno rialzato la testa. La delegazione del movimento, con lo stesso spirito, senza paura ha così attraversato questo corteo portando un piccolo contributo ci sentiamo di dire dopo un lungo viaggio. Dunque sulla via del ritorno dopo una giornata di mobilitazione ci sentiamo di augurare a tutti un buon viaggio di lotta e a chi rimane in piazza a resistere con le tende un saluto, un ringraziamento e un arrivederci a tutti. 

LOTTA. DIRITTI. LIBERTA'.

Samantha Comizzoli



Sono le 15,30 quando iniziamo a muovere qualche passo (giusto 3 passi) da Piazza san Giovanni. Da un'ora e mezza siamo in piedi sotto al sole ad aspettare la partenza della manifestazione. Ma, quel tempo da scoglionimento, l'avevamo ben impiegato (o almeno così pensavamo) nel trovare "un posto" dove stare lungo il corteo. Eh sì, perchè non puoi mica metterti dove vuoi... 6 donne e due uomini con uno striscione "no
tav, no tir" non possono mica essere libere di stare dove vogliono... No, non è la polizia che ci ferma nella libertà, ma i vari "servizi d'ordine". Così 


ci accordiamo con un gruppo antifascista per stare a fianco a loro, ci sembrava di essere al sicuro a manifestare al loro fianco. Ma, dopo i primi km, scopriamo che non va bene. Arriva un servizio d'ordine che ci da delle "infiltrate" e ci mandano via. Più volte veniamo mandate via, perchè disturbavamo la visuale degli striscioni, perchè c'era un "cordolo" che non permetteva il cammino, perchè hai la cheffia e "chi cazzo sei?". Servizi d'ordine con bastoni, che fanno più paura della polizia. Poi, dopo aver chiesto più volte "possiamo metterci qui?", finalmente troviamo un posto (sempre con persone che storcono il naso però). Ed ecco che esce un messaggio su facebook di questo tono: " i no tav marciano in gruppo e non sono consentite persone con simboli no tav o magliette no tav che girino libere nel corteo". O cazzo! Che fanno ci multano o ci lapidano i "compagni"?
Ma, dobbiamo nuovamente spostarci perchè dove siamo noi deve passare il cammioncino che da via le maschere di V per vendetta ad offerta libera...
Insomma, inizio a lanciare la proposta di andarcene perchè mi sono rotta le palle. Poi, finalmente troviamo un posto, siamo vicine al gruppo che suona e balla, bellissimo, e davanti a noi c'è lo spezzone della lotta per la casa con famiglie, bambini nei passeggini e cani, altrettanto bellissimo. E' l'unico momento dove ci siamo sentite a nostro agio, ma dura poco. Da dietro iniziano a tirare bombe carta. Vorrei capire lo scopo della lotta di quelli che stanno facendo quel casino, ma non riesco a trovarlo.
La lotta è lì, lì davanti, in quelle famiglie con il passeggino che sono costrette a correre per non essere schiacciate e protette dal loro servizio d'ordine fatto solo da persone che si tengono per mano.
Ok, non c'è tempo, dobbiamo correre dal fondo perchè con le bombe carta stanno avanzando e a questi di noi non gliene frega un cazzo.
Dopo un pò sembra essere ritornata la calma, siamo di nuovo dietro al gruppo che lotta per la casa e siamo arrivati a Porta Pia, ma c'è qualcosa che non va... le bombe carta ora vengono sparate davanti e dietro al corteo e questo gruppo si trova nel mezzo, dove ci sono anche le tende e siamo anche totalmente circondati dalle forze dell'ordine. Eh sì, è il momento dove ci caricheranno, e caricheranno noi perchè siamo noi ad essere qui. Ci allontaniamo, per noi la manifestazione finisce in quel momento.
Dopo esserci allontanate dal casino, via telefono, mi arriva la notizia che chi faceva i disastri è saltato dentro allo spezzone delle famiglie con i bambini. Porci, mi fate schifo. La polizia ha caricato due volte le persone a Porta Pia, erano oramai seduti per terra.
Questa non è lotta, questo è il nulla. Ho partecipato ad un corteo dove le parole che ho sentito di più sono state "stai in riga" e "non potete stare qui". Non ci sarò mai più.
Ho avuto una riflessione ieri: " ho sbagliato tutto, non dovevo fare un film sulla Resistenza palestinese per farlo vedere in Italia, dovevo fare un film su cosa accade qui e farlo vedere ai compagni in Palestina". Ma, forse, no, forse è il caso che almeno loro che sono nell'orrore più totale credano che nel nostro Paese ci sia stata una manifestazione di lotta.
Spero, che i movimenti per la casa che stanno presidiando in queste ore riescano a spostare le virgole e ad ottenere qualcosa. Mi darebbe la speranza, almeno, di esserci stata per loro.
Un particolare: alla partenza da Ravenna una ventina di persone della polizia di prevenzione (digos) ha voluto filmare le facce con documento identificativo in mano di chi saliva sul pullman, uno alla volta davanti alla loro telecamera. Non mi sono prestata, non sono andata davanti a quella telecamera. Se mi volete filmare, fatelo, avvicinatevi voi o usate lo zoom, io non mi avvicino di un millimetro, non mi presto. I diritti umani, si difendono anche dalle piccole cose, sennò è inutile andare a Roma a manifestare.