Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 25 ottobre 2013

Rifondazione comunista: ultimo atto?

di Valerio Torre
 
Rifondazione comunista si avvia verso il suo congresso nazionale, fissato per il prossimo dicembre, in una situazione che assomiglia parecchio ad una liquidazione di fatto.
L’ennesima sconfitta elettorale – un elemento dirompente per un partito che negli anni si è costruito avendo come obiettivo prioritario della sua agenda politica il risultato elettorale e educando in tal senso i propri militanti– l’ha definitivamente proiettata nella spirale di una crisi da cui nessuna delle tendenze che fin qui l’ha governata sa come uscire. È possibile che il congresso sancirà questa situazione in maniera irreversibile.
 
I documenti a confronto: l’area Ferrero
La corrente del segretario uscente, Ferrero, brancola nel buio e, nel rinviare di ben dieci mesi dal tracollo elettorale la discussione congressuale per non essere costretta a fare i conti con i catastrofici risultati nella gestione del partito (non solo elettorali, quanto soprattutto politici) ha giocato su più tavoli allo scopo di mostrare a quel che resta del corpo militante – vincolandolo a un attivismo privo di progetto politico – una vivacità che potesse rivelarsi attraente in funzione del prossimo congresso: all’interno del partito, ha impegnato la base nella partecipazione a seminari nazionali sui più curiosi argomenti (1); all’esterno, da un lato ha partecipato (non ufficialmente, come organizzazione, ma individualmente attraverso i propri “colonnelli”) a tutto il percorso che dovrebbe portare alla nascita di Ross@, la nuova creatura di Cremaschi; dall’altro, dopo averla in un primo momento snobbata, Ferrero si è precipitato sulla manifestazione dello scorso 12 ottobre indetta da Landini e Rodotà per non lasciarla nelle mani della corrente di Grassi, che invece aveva in animo di utilizzarla come trampolino di lancio del suo tentativo di avvicinamento a Sel e alla burocrazia Fiom.
L’area Ferrero giunge al congresso con un documento che rappresenta la “summa” di tutte le politiche riformiste che hanno portato il Prc alla pressoché totale liquefazione: si spazia dalla “democratizzazione dell’UE” alla sempiterna “ricostruzione della sinistra d’alternativa”; dall’ossimoro della “rivoluzione democratica” fino – per non farsi mancare nulla, recuperando così un concetto di bertinottiana memoria – alla “disobbedienza”, questa volta ai trattati europei. Con questo fardello di banalità che, più che “aclassiste” sarebbe meglio definire “apolitiche”, il segretario uscente ripropone la sua candidatura alla guida di Rifondazione.
 
L’area Grassi
Grassi, dal canto suo, aveva, subito dopo il tracollo elettorale di febbraio, abbandonato la tolda di comando (2), smarcandosi dalla segreteria dopo la débacle elettorale e reclamando a gran voce le dimissioni di Ferrero e l’immediata indizione del congresso per andare alla conta. Non avendo ottenuto né l’una né l’altra cosa, Grassi ha approfittato di questo lungo periodo precongressuale per atteggiarsi a “opposizione” interna, cercando di far dimenticare di aver governato il partito fino a ieri. Tuttavia, fedele alla sua impostazione togliattiana, non ha inteso presentare un documento contrapposto a quello di Ferrero, bensì due soli emendamenti che però puntano a sostituire il “cuore” della proposta politica del segretario uscente, di fatto vanificandola (3).
Il nodo che, in realtà, divide Ferrero e Grassi è il rapporto con Sel e, attraverso questa, col centrosinistra. Un rapporto che, nella concezione della corrente grassiana, deve essere costruito a partire dall’azzeramento di quanto resta della segreteria uscente.
Ed è proprio questo lo spartiacque su cui si consumerà il congresso e intorno al quale potrebbe giocarsi il futuro della Rifondazione comunista che abbiamo fino ad ora conosciuto.
 
FalceMartello e altri
In questo quadro, cerca di ritagliarsi un piccolo spazio la minuscola corrente interna FalceMartello che, tentando di sminuire le proprie responsabilità sia nella gestione del partito (4) che nelle sue politiche elettoralistiche (avendo dato indicazione di voto per la lista Ingroia), presenta al congresso un documento tutto infarcito di radicalismo verbale ma, in realtà, centrato sull’obiettivo della costruzione, non già di un partito rivoluzionario, bensì di un “partito dei lavoratori”. Obiettivo da raggiungere attraverso la “sfida” alla burocrazia sindacale e politica a rompere col centrosinistra per edificare “una rappresentanza del mondo del lavoro” (5). A ben vedere, si tratta della riproposizione, da parte di questa setta centrista cristallizzata nel suo eterno entrismo in Rifondazione, dell’ormai ventennale politica di ripiegamento strategico sugli apparati del movimento operaio allo scopo di “spostare a sinistra” quelle che invece altro non sono che agenzie della borghesia in seno alla classe lavoratrice: come dimenticare, infatti, che per anni FalceMartello ha sostenuto la stessa identica necessità nei confronti del Pds/Ds, vagheggiando un governo insieme al Prc? E come si potrebbe tacere il più o meno esplicito auspicio della vittoria di Renzi al congresso del Pd, giustificato dall’impressionistica analisi secondo cui essa “accelererebbe dentro e fuori dal Pd la discussione, che è già in corso, sulla necessità di una nuova rappresentanza politica dei lavoratori e sulla sinistra in questo Paese. Discussione alla quale ci dichiariamo assolutamente interessati…” (6)?
Resta da citare, per completezza, la partecipazione alla discussione congressuale di un terzo documento (firmato da Targetti e altri), che opera più che altro come elemento di disturbo e che, rivestito di ripetuti richiami a Gramsci, avanza una confusa proposta dove s’intrecciano togliattismo e pulsioni neostaliniste “di sinistra”.
 
Quali prospettive dal congresso?
Il fatto è che, da quanto si è potuto apprendere dallo svolgimento della discussione precongressuale dei vari Comitati politici federali del Prc, il documento di Ferrero complessivamente inteso (cui cioè si sommano i voti dei grassiani che, come detto, appoggiano il testo del segretario uscente presentando solo emendamenti) appare in calo di consensi: non tanto a vantaggio dei documenti concorrenti, quanto per la vera e propria “liquefazione” del partito. Giungono infatti notizie su votazioni nei Cpf cui prendono parte poche unità dei componenti.
È verosimile, dunque, che il congresso di dicembre sancirà una paradossale situazione in cui nessuna delle tendenze avrà i voti per governare il partito. E se, come è possibile, l’area Ferrero e quella Grassi saranno divise da uno scarto minimo, ogni scenario può materializzarsi: dalla conta finalizzata a una rottura (se non immediata, abbastanza prossima nel tempo) a una tregua armata per traghettare il partito verso le elezioni europee. Come pure non può escludersi a priori una confluenza di voti per consentire all’una o all’altra minoranza di “diventare” maggioranza per governare il partito.
 
Un invito al confronto per un’altra possibilità
Insomma, tutte le ipotesi sono in campo ed è presto per un’analisi più compiuta. Quel che è certo è che i gruppi dirigenti di Rifondazione, nessuno escluso, si lasceranno ancor di più alle spalle un terreno colmo di macerie portandosi dietro la responsabilità storica di aver dilapidato un rilevante patrimonio di militanza.
A ciò che resta dell’attivismo onesto del Prc, a quei compagni che, una volta passato il congresso di dicembre, si sentiranno ancor più delusi e avvertiranno la tentazione di tornare a casa, ci rivolgiamo ancora una volta: non con la supponenza di chi potrebbe dire “avevamo ragione noi”, ma con il rispetto per il travaglio di militanti che avevano in buona fede creduto alle fandonie dei loro dirigenti.
A questi compagni rinnoviamo l’invito a confrontarsi francamente e lealmente con noi, che abbiamo fatto una scelta diversa, difficile e faticosa, quella di costruire nel vivo delle lotte un partito rivoluzionario e un’Internazionale rivoluzionaria democraticamente centralizzata: un compito gigantesco che è solo iniziato e che richiede enormi energie. È l’invito ad avviare, con spirito fraterno, una discussione aperta a partire dall’analisi della crisi della sinistra comunista in Italia e dalla ricerca di una prospettiva realmente anticapitalista.

Note(1) Ad es., “Capire il M5S”, “La forma "partito”, ecc.
(2) Forse preparandosi ad abbandonare, come fanno i topi, tutta la nave che sta affondando. Al momento non è possibile prevederlo, ma al congresso potrebbe profilarsi anche quest’eventualità.
(3) Gli emendamenti sono stati respinti con uno scarto minimo dal Comitato politico nazionale, ma saranno riproposti alla discussione in tutte le istanze congressuali.
(4) Non va dimenticato infatti che, per una seppur breve fase, FalceMartello è stata rappresentata nella segreteria nazionale del Prc.
(5) “Produrre una rottura dei sindacati e della sinistra con il Partito democratico è oggi l’obiettivo principale che deve porsi un partito comunista che non si rassegni a restare nell’anonimato”: così si legge nel documento congressuale di FalceMartello.
(6) FalceMartello n. 256, 11/9/2013, pag. 6.
 

Coraggio riformisti, buttate giù le carte

Luciano Granieri


E votiamola sta’ benedetta decadenza!  Non se ne più dei ricatti, delle ripicche di nani e mezze calze!  Si decida, ma subito,  se Berlusconi deve sloggiare dal seggio senatoriale oppure no. Non se ne può più di subire misere discettazioni sul sesso degli angeli, di sopportare minacce sul destino disgraziato dei precari che rischiano di essere fottuti per i capricci di delinquenti matricolati. 

Lasciamo stare la questione del voto palese o segreto nei riguardi della decadenza di Berlusconi. E’ una discussione sterile utile solo a perdere tempo. Le regole ci sono ed esigono che in caso di giudizio su singoli parlamentari il voto deve essere segreto.  E che segreto sia!  

Dovrebbe nuocere più al puzzone il cui salvacondotto potrebbe e essere messo a rischio da qualche colomba della sua scombicchierata squadra che, nel segreto  delle urne, avrebbe l’opportunità di provare a defenestrare il vecchio  capo, e invece il voto segreto sembra essere temuto maggiormente dal Pd. Tutta “mmuina” perché e evidente che mantenere Berlusconi lì dov’è fa comodo a tutti. Dal presidente della Repubblica,  al Presidente del consiglio, alla criminalità organizzata, alla  maggior parte del Pd.  

Si vuole ancora usare  la stantia contrapposizione berlusconismo-antiberlusconismo  come arma di distrazione di massa, per poter tranquillamente continuare a devastare,  in un assordante silenzio e coperti dalle vicende del lesbico duduismo arcoriano,   lo stato sociale,  a  ridurre in povertà intere frange di società le cui ultime  ed esigue risorse devono essere depredate dalle  associazioni a delinquere liberiste, mai sazie della loro accumulazione. 

Bande    che hanno potenti referenti sia nel Pd che nel Pdl, Riva docet.  Non lo sapevano i disgraziati artefici delle larghe intese che a fine luglio sarebbe arrivato il terzo e definitivo grado di giudizio sull’evasione fiscale fraudolenta di Berlusconi? Non immaginavano gli sciagurati,che il delinquente, anziché ritirarsi  in buon ordine,  avrebbe ricattato tutto e tutti, governo  e maggioranza,   mobilitando  le sue corrotte truppe cammellate, pur di tenere chiuso il cancello che da Palazzo Madama lo avrebbe introdotto a Regina Coeli?   

O lo avevano dimenticato, o confidavano nel potere  di corruzione dell’evasore fraudolento capace di  corrompere  perfino i  giudici della Cassazione, o era già pronto il piano ordito con il Presidente della Repubblica e l’ala riformista dell’inquietante maggioranza , atto a salvare il meschino evasore, corruttore, concessore, e puttaniere. Amnistia, indulto,   saccheggio  della legge Severino il percorso è sconosciuto ma bersi la favola della sua inesistenza  è da sprovveduti.  

Coraggio  liberisti: buttate giù le carte! Votate   con il voto segreto.  Finalmente quando il Senato decreterà la vittoria di Berlusconi  nonostante le sue pendenze con la giustizia, potrà cadere quella patina di ipocrisia che  i riformisti hanno innalzato almeno per schermare le loro sterili discussioni  da congresso e le primarie per il segretario.  Finalmente quel voto certificherà  una volta di più che nessuno ha interesse a sbarazzarsi di Berlusconi . Finirà la recita, il gioco della parti, e finalmente molti militanti del Pd riusciranno a convincersi di essere stati presi in giro e, si spera, non vorranno perseverare nell’errore.



giovedì 24 ottobre 2013

Difesa della Costituzione. Continua la resistenza

Il Comitato in difesa della Costituzione della provincia di Frosinone 



 Dopo il successo  della   manifestazione in difesa della Costituzione tenutasi il  12  ottobre scorso a Roma, cui il Comitato in difesa della Costituzione della Provincia di Frosinone ha partecipato numeroso  e determinato,    emerge  netta la necessità  di promuovere  ulteriori eventi, dibattiti, momenti informativi e di   sensibilizzazione  in difesa della  Costituzione.  Cogliendo  l’invito che dal palco di  Piazza San Giovanni, Stefano Rodotà, uno   degli organizzatori,  ha rivolto ai partecipanti affinchè  dessero un  seguito a quella manifestazione, il Comitato in difesa della Costituzione della Provincia di Frosinone intende pianificare una serie di eventi  ed incontri con la cittadinanza  distribuiti sull’intero  territorio provinciale dedicati alla difesa della Costituzione.  A tale scopo il Comitato invita tutti i membri, e le persone interessate,  alla prossima assemblea che si terrà venerdì 25 ottobre  a partire dalle ore 18,00 presso i locali della Cia in Via Brighindi  a Frosinone.  L’ordine del giorno avrà come argomenti in  oggetto: un consuntivo sulla manifestazione del  12  ottobre, la  pianificazione di un programma di incontri ed eventi da svolgersi nei comuni della Provincia    la  costituzione di un coordinamento organizzativo  stabile e  la nomina   del Presidente.  Il comitato confida in una partecipazione numerosa e propositiva. 

mercoledì 23 ottobre 2013

Quelli che se la cantano e se la suonano

Luciano Granieri




La manifestazione del 19 ottobre sarà riuscita? Non sarà riuscita? Probabilmente fra noi che ce la raccontiamo e ce la suoniamo il 18 e 19 ottobre non possono essere che valutati come un successo. Forse per la prima volta le ragioni del diritto alla casa, al lavoro, all’istruzione, alla salute, alla sovranità dei cittadini sul proprio  territorio,   insieme alle ragioni dei migranti che ogni giorno  subiscono privazioni e soprusi,  si sono imposte tutte insieme  nella  piazza.  Probabilmente c’è stato un primo forte segnale di rottura della guerra fra poveri. Finalmente invece di addossare le colpe della propria precarietà al vicino si è indirizzata la rabbia verso il vero colpevole che è la dittatura ultra liberista messa in atto dai governi europei, compreso quello italiano. Un segnale importante senza dubbio, ma temo confinato fra noi che ce la cantiamo e ce la suoniamo. La contro offensiva, ormai consolidata dell’establishment finanziario, dispiegatasi  con  il solito abnorme arsenale di delegittimazione e derubricazione dei soggetti in piazza da persone che lottano per la giustizia sociale a pericolosi black blok, ha sortito il suo effetto.  Addirittura la paura ha colto anche i manifestanti stessi,  diffidenti e terrorizzati da possibili infiltrazioni di violenti. Chi   non era riconoscibile nel proprio spezzone di corteo era immediatamente sospettato di essere un sabotatore. L a cultura del sospetto ha, in alcuni momenti ingessato la protesta creando delusioni e malumori.  Molti hanno partecipato  spontaneamente rappresentando solo se stessi e hanno dovuto subire l’ostracismo della diffidenza  .  La macchietta andata in scena davanti al ministero dell’ economia  è diventato il solo e unico evento documentato dai media.  Dobbiamo imparare a ribellarci ancora più fermamente allo sconvolgimento della realtà. Perché purtroppo , anche se in misura minore il messaggio prevalente che hanno fatto passare, fra quelli che non se la cantano e se la suonano come noi, è che i soliti guastatori, anche se stavolta  si sono limitati nel mettere a ferro e fuoco la città, hanno comunque danneggiato i negozianti del centro che sono dovuti rimanere chiusi perdendo centinaia di migliaia di euro e hanno deturpato   Porta Pia con le loro tende piene di negri e disadattati.  Il problema  è che la cassa di risonanza della menzogna è suonata da partiti, movimenti e organi di stampa così detti riformisti. L’edizione di domenica di Repubblica è stata scandalosa. Due pagine dedicate allo  scontro davanti al ministero dell’economia  e null’altro. La manifestazione è stata un semplice problema di ordine pubblico. La realtà vera è che per provare ha rompere il muro di indifferenza di quelli che non se la cantano e se l suonano, bisogna sbarazzarsi quanto prima dalla melma riformista  che avvolge nel su pantano buonista ogni tentativo di rivolta. Prima lo si capirà e meglio sarà.

Sanità a Frosinone. Che fare

La drammatica realtà del Pronto soccorso dell’ospedale del Capoluogo si è riproposta, ancora una volta, all’attenzione dell’opinione pubblica con un serrato confronto sulla stampa  e sugli organi d’informazione locali.
     Raccogliendo idee, proposte e sollecitazioni pervenute da più parti, la Consulta della Città, unitamente alle associazioni sottoscritte, ha deciso di convocare un incontro per le ore 16,30 di lunedì 28 ottobre 2013, presso la Casa del volontariato,  in Via Pierluigi da Palestrina (adiacente cinema Arci) – Frosinone scalo. Sono stati invitati:
     il direttore generale ed il direttore sanitario della ASL; i consiglieri regionali;  il Sindaco ed i capigruppo consiliari del capoluogo; il Commissario della Provincia; il Vescovo della diocesi di Frosinone;
 il Presidente dell’Ordine dei medici; i dirigenti sindacali territoriali e di categoria.
     Data l’eccezionale importanza dell’argomento da affrontare, si fa appello al senso di responsabilità di tutti gli invitati affinché assicurino la loro presenza. Non può e non deve mancare il contributo di ciascuno per tentare di porre fine ad una realtà vergognosa.

Frosinone 21 ottobre 2013 

Consulta delle associazioni – Francesco Notarcola; Osservatorio Peppino Impastato – Mario Catania; ass. Mountain Village e ass. Città del sole

Fabio Colasanti; ass. didattica Forming – Riccardo Spaziani e Livio Mazzocchi; Ass. It. Pazienti Anticoagulati –Antonio Marino; ass. Frosinone bella e brutta – Luciano Bracaglia; Coordinamento Salviamo il paesaggio e difendiamo il territorio – Luciano Bracaglia; Cittadinanzattiva Tribunale per i Diritti del Malato – Renato Galluzzi; ass. Oltre l’Occidente – Paolo Iafrate; Ass. It. Familiari Vittime della Strada (AIFUS) e Comitato premio Roberto Cocco per la sicurezza e l’educazione stradale – Franco Cocco; ass. Alle Venti – Amedeo Di Salvatore; ass. AUT Frosinone – Luciano Granirei; Comitato Colle Cottorino –Dario Martini; ass. Madonna della Neve-Colle Cottorino – Fulvio Pica; ass. Amici della Pescara – Bruno Carnevali; ass. Vivere Frosinone – Massimo Terracciano: ass. COFILE –Antonio Mattia; Coord. prov.le acqua pubblica – Severo Lutrario.

martedì 22 ottobre 2013

ACQUA PUBBLICA OVUNQUE NEL MONDO!!! DIFENDIAMO I BENI COMUNI SU TUTTA LA MADRE TERRA!!!

Waterina

Continua la marcia di artisti e attivisti, e dei 100 muli verso Los Angeles, a difesa dell'acqua pubblica e dei beni comuni nella California del Sud!
Ne è protagonista Peppe the Mule, arrivato dall'Italia dei vittoriosi referendum sull'acqua pubblica del 2011:

Richiesta caratterizzazione ambientale per la presenza di PCB ad Anagni-Paliano

Rete per la tutela della Valle del Sacco


Abbiamo invitato i sindaci di Anagni e Paliano a sottoscrivere una richiesta di caratterizzazione ambientale (nell’ambito delle competenze della Regione Lazio e dei fondi assegnati all’emergenza della Valle del Sacco, amministrati dalla Protezione Civile) di parte del territorio dei Comuni di Anagni e Paliano, che possono essere stati interessati da una contaminazione di PCB, già riscontrata in alcuni anelli della catena alimentare (uova e latte ovino).
La richiesta è comunque inviata dalla nostra associazione agli uffici regionali interessati (Ufficio Conservazione Qualitá e Bonifiche Siti Inquinati - Ufficio Valle Sacco - Direzione Regionale Infrastrutture e Ambito Politiche Abitative Area Pianificazione Protezione Civile) e, per conoscenza, alla Procura di Frosinone.
In un’area situata al confine tra i Comuni di Anagni e Paliano sono emersi recentemente valori di positività per PCB in alcuni alimenti di origine animale (uova e latte ovino).
Il rinvenimento dei pericolosi inquinanti ha indotto la ASL di Frosinone e il sindaco di Anagni ad attivare idonee misure di interdizione al consumo di tali prodotti nell’area contaminata. Sono in corso supplementi di analisi da parte di ASL Frosinone e ARPA Lazio.
La storicità della contaminazione per inquinanti congeneri (diossine e PCB) di aree limitrofe induce a considerare indispensabile l’intervento secondo capacità e competenza di tutti gli enti/amministrazioni interessati, nonché la messa in campo di adeguate risorse finanziarie al fine di avviare una capillare rilevazione ambientale, nel pieno rispetto del D.Lgs 152/06, nella fase embrionale del processo di contaminazione; evitando in tal modo le ripercussioni di natura sanitaria-ambientale-economica che la vicenda, tutt’altro che risolta, dell’emergenza ambientale dell’ex SIN “Valle del Sacco” hanno comportato.
La copertura finanziaria per compensare gli oneri derivanti dalle attività di caratterizzazione ambientale può essere garantita dalle provvigioni trasferite, al termine dell’emergenza, dall’Ufficio commissariale alla Regione; per un criterio di continuità tecnica gestionale il Piano della caratterizzazione potrebbe essere messo a punto dall’ex struttura operativa commissariale, oggi nelle disponibilità della regione Lazio. Ciò garantirebbe, oltre che l’omogeneità dello studio ambientale, una gestione oculata delle risorse finanziarie visti i costi sostenuti nel passato per le attività di caratterizzazione attuate secondo procedure di gara, anche europea.
Si riporta di seguito una scheda descrittiva del contesto e dell’opportunità della presente richiesta.

La contaminazione accertata sui prodotti animali
Come riporta la ASL Frosinone (prot. 2639, 01.10.13), è stata riscontrata una importante positività a PCB NDL in 4 prelievi di latte ovino effettuati intorno al 15.05.13.
Rispettivamente:
·         48,4 ng/g (Loc. Castellaccio – Paliano);
·         47,7 ng/g (via Bosco Castello [Santa Maria di Pugliano] – Paliano);
·         45,9 ng/g (via Bosco Castello [Santa Maria di Pugliano] – Paliano);
·         93,4 ng/g (via san Bartolomeo – Anagni [Ovest]).
Successivamente, in 1 campione di uova di gallina prelevato in data 27.07.13 in località via Valle di Dentro (Anagni [Ovest]), situata nel raggio di circa 1-2 km. dai luoghi citati sopra, si è riscontrata una positività ancora più grave (208 ng/g).

Possibili cause aggravanti della contaminazione
In data 19.06.13 si verificava un grave incendio, le cui cause sono oggetto di indagini della Procura di Frosinone, presso lo stabilimento di produzione di CDR di ACEA ARIA sito in loc. Castellaccio (Paliano), comportante la formazione di una densa e molto estesa nube che investiva più direttamente il territorio dei Comuni di Paliano e di Anagni (zona ovest). In risposta a quanto richiesto da una comunicazione ASL Frosinone S.S.O. Igiene e Salute Pubblica – Distretto A (prot. 299, 19.06.13), i sindaci di Anagni e Paliano consigliavano alla popolazione di ridurre l’esposizione alle esalazioni, evitando di soggiornare all’aperto nell’area interessata dalla nube e tenendo chiuse le imposte delle proprie abitazioni; il sindaco di Anagni disponeva inoltre la chiusura del plesso scolastico di San Bartolomeo per il giorno in questione (ord. 120/13). In seguito, in via meramente cautelativa, lo stesso sindaco ordinava il divieto di consumo e commercializzazione di ortaggi, frutta, foraggi, uova e pollame prodotti e/o allevati nelle vicinanze del luogo dell’incendio, per un raggio di circa cinquecento metri dal capannone di ACEA ARIA (ord. Anagni 124/13, 20.06.13; quattro giorni dopo analoga ordinanza era prodotta dal sindaco di Paliano).
Arpa Lazio, come descritto nella relativa Relazione (prot. 0053569, 02.07.13), attraverso l’esame delle centraline dell’aria riscontrava presso le stazioni di rilevamento di Anagni e Colleferro un valore di IPA di gran lunga superiore a quello dei giorni precedenti e successivi e presso la stazione di Ferentino un valore significativamente superiore; tali valori risultavano comunque inferiori a quelli riscontrati nel periodo dell’anno di massimo inquinamento dell’aria per ragioni meteoclimatiche (dicembre/gennaio). Attraverso i dati raccolti da appositi campionatori dell’aria nel periodo 19.06.13-27.06.13, due in località San Bartolomeo (Anagni) e due nel territorio del Comune di Paliano, loc. Colle Grande, Arpa Lazio rilevava inoltre valori inferiori a quelli obiettivo in termini di media annua o comunque non critici per IPA, diossine, furani e metalli pesanti. Per quanto riguarda i PCB, si evidenziavano per loc. San Bartolomeo valori non critici, suggerendo però Arpa Lazio l’opportunità di ripetere i rilevamenti, in assenza di dati storici. Non ci risulta che tali rilevamenti siano stati effettivamente ripetuti. Ma soprattutto, risulta a nostro avviso piuttosto sorprendente che Arpa Lazio non abbia ritenuto opportuno eseguire campionamenti sui terreni.
A seguito della trasmissione della già citata Relazione Arpa Lazio 02.07.13, i sindaci di Anagni e Paliano ritiravano le suddette ordinanze cautelative.
Pervenuti i risultati delle analisi effettuate sui prodotti animali di cui al punto precedente, di conseguenza, in seguito alla succitata comunicazione di ASL Frosinone del 01.10.13, il sindaco di Anagni emetteva ordinanza contingibile e urgente cautelativa (202/13) per impedire l’uso di alimenti contaminati dall’inquinante PCB nelle frazioni comunali di Faito, Valle di Dentro, Ponte del Papa e Pisciarello, prescrivendo per tali luoghi il divieto assoluto di allevamento avicolo all’aperto o dove gli animali possano razzolare nel terreno, nonché l’utilizzazione e il consumo di ortaggi.
Il giorno precedente, 30.09.13, su richiesta del sindaco di Anagni si era tenuto un incontro coinvolgente ASL Frosinone (Dipartimento di Prevenzione, Servizio Veterinario, Servizio Igiene e Ambiente) e Arpa Lazio. Confermata, da parte del Servizio Veterinario della ASL – Distretto A, la presenza di PCB in uova di gallina e latte ovino, si stabiliva che Arpa Lazio avrebbe monitorato i relativi terreni, dietro indicazioni del Servizio Veterinario. Ci risulta che, anche se con grave ritardo rispetto al manifestarsi dell’evento, stiano iniziando in questi giorni i campionamenti.

Storicità della contaminazione
La succitata evidenza sinora disponibile dai campioni animali suggerisce che l’incendio dello stabilimento ACEA ARIA possa aver aggravato, non causato, la contaminazione da PCB; in precedenza nell’area erano già presenti positività, benché note successivamente.
Va ricordato al riguardo che importanti positività alle diossine e ai PCB in campioni animali e vegetali, tra cui uova di gallina, erano già state riscontrate nel corso del 2009, con epicentro loc. “Quattro Strade”, di fronte all’inceneritore di pneumatici e all’impianto produttivo della Marangoni Tyre, teatro di una serie di incidenti (in particolare, fuga di carbon-black dall’impianto produttivo), anche recenti, nonché di ripetuti esposti inoltrati dai residenti e da associazioni ambientaliste. In tale occasione, prima il commissario prefettizio e poi il sindaco di Anagni, disposero una serie di ordinanze (ordd. 49/09 e ss.) analoghe alla succitata n. 124, tuttora vigenti in quanto non è stato comunicato dalla ASL il superamento della situazione di criticità.
Le analisi sulle diossine e i PCB in campioni animali sono costose e l’indisponibilità di adeguate risorse economiche rischiano di causarne l’interruzione. Ricordiamo ad es. che nella nota n. 4552 (10.11.09) di ASL Servizio Veterinario - Distretto A, indirizzata a Comune di Anagni e Difensore Civico, l’Istituto Zooprofilattico Veterinario di Lazio e Toscana si dichiarava non in grado di procedere nelle analisi compiute entro il piano di monitoraggio di latte di massa bovino, in cui era stata riscontrata diossina, in tutte le sue varie componenti, se non opportunamente finanziate.

Alcune ipotetiche cause della contaminazione
Le cause della contaminazione possono essere molteplici, di varia natura e origine ed è probabile che si manifesti un “effetto accumulo”, che solo una caratterizzazione ambientale applicata ad un’area vasta potrà discriminare. Ci limitiamo a suggerire alcune delle fonti in linea teorica interessanti:
·         Autostrada A1 (e in subordine SS Casilina e SS Anticolana);
·         Inceneritore di pneumatici Marangoni Tyre – entro un raggio di circa 2 km. dalle zone contaminate;
·         In subordine al precedente, inceneritori di CDR di Colleferro e inceneritore di biomasse di Bonollo Energia (quest’ultimo opera a temperature in linea teorica incompatibili con la produzione di diossine);
·         Incendio dell’impianto di CDR di ACEA ARIA del 19.06.13.

Imprescindibilità di un monitoraggio in area vasta
A fronte del pericolo per la salute pubblica e della necessità di chiarire in tempi brevi l’estensione e la gravità della contaminazione, il sindaco di Anagni (che tra l’altro ha presentato in questi giorni esposto presso la Procura di Frosinone, denunciando l’inefficienza di alcuni enti preposti ai controlli) si è opportunamente attivato per effettuare un monitoraggio in area vasta, integrante il suddetto in corso sui terreni, coinvolgendo esplorativamente un ateneo universitario del Lazio meridionale con idonee competenze.
Riteniamo essenziale che tale monitoraggio sia invece effettuato da apposito ufficio emergenziale, provvisto di specifici fondi, immediatamente disponibili, destinati alla risoluzione dell’emergenza della Valle del Sacco, in cui rientra pienamente l’area contaminata. È auspicabile, per ovvi motivi, che l’Ufficio regionale si avvalga, oltre che di ASL Frosinone e di Arpa Lazio, della collaborazione degli istituti scientifici nazionali quali ISPRA, ISS, Istituto Zooprofilattico.


Valle del Sacco, 22.10.13