Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 22 aprile 2014

25 Aprile in Piazza.

COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA


Compagni, lavoratori, antifascisti, sinceri democratici, il prolungarsi della crisi economica del capitalismo si sta traducendo in un rafforzamento della reazione politica. Le controriforme costituzionali e politiche (marcata tendenza alla repubblica autoritaria di tipo presidenziale, legge elettorale di stampo fascista, soppressione del bicameralismo perfetto, rafforzamento dell’esecutivo), vanno di pari passo con le misure antioperaie (estensione della precarietà, attacco al diritto di sciopero e alle libertà sindacali, ecc.), alla criminalizzazione e alla repressione dei movimenti di lotta che si oppongono all’offensiva capitalista. Obiettivo del governo Renzi, ch’è la continuità perfetta di quelli berlusconiani, è quello di riscrivere i rapporti di classe a favore del
grande capitale, liquidare gradualmente le libertà democratiche e smantellare l’impalcatura politico-istituzionale sorta dalla Resistenza, in nome degli interessi dell’oligarchia finanziaria. L’intesa politica fra Renzi e il delinquente piduista di Arcore la dice lunga sul falso carattere progressista di “rottamatore” e del suo governo. Contro questo disegno reazionario va sviluppata una grande mobilitazione operaia e popolare, che necessita di chiarezza politica. La lotta potrà essere vincente solo se la mobilitazione si svilupperà apertamente e direttamente contro le forze che dirigono tale disegno dittatoriale. Perciò bisogna denunciare a chiare lettere che il processo autoritario e antidemocratico in corso è ispirato e portato avanti dal
grande capitale, dalle sue istituzioni sovranazionali, tra le quali spiccano l’U.E. imperialista e la NATO, artefici della politica di austerità e di guerra. I trattati e le politiche voluti da Bruxelles e da Washington sono
incompatibili con la Costituzione italiana, seppur di natura borghese. L’adesione a questi trattati e l’applicazione di queste politiche è un tradimento dei principi e dei contenuti democratici in essa contenuti. Facciamo del 25 aprile una vera giornata di lotta! Tutti in piazza contro la trasformazione reazionaria dello Stato e della società, contro le politiche di miseria e i pericoli di guerra! Rafforziamo l’opposizione frontale al
governo padronale di Renzi! Esprimiamo la nostra protesta contro l’euro-farsa elettorale del 25 maggio con l’astensione militante e protagonista. Nessun voto alla U.E. delle banche e dei padroni, dell’austerità, del Fiscal compact, delle missioni di guerra! Fuori l’Italia dalla U.E., dall’euro e dalla NATO! Costruiamo un grande Fronte proletario e popolare con alla testa la classe operaia, avanziamo nell’organizzazione e nella lotta per costruire una società fondata sul potere politico della classe operaia e sulla proprietà comune
dei mezzi di produzione. Rivolgiamo un appello ai sinceri comunisti e agli elementi più avanzati del proletariato a rompere definitivamente e nettamente col revisionismo e l’opportunismo, a unirsi alla nostra attività politica per costruire un forte e combattivo Partito comunista, strumento indispensabile per abbattere il capitalismo e l’imperialismo e costruire la nuova società. Prendete contatto con noi, organizziamoci! PREPARIAMOCI PER UNA NUOVA “GUERRA DI LIBERAZIONE” DAL CAPITALISMO E PER IL SOCIALISMO! 25 Aprile 2014 

Abolizione delle Province o della Democrazia ?

Oreste Della Posta. Segretario Provinciale del PdCI di Frosinone


La legge appena approvata dal governo Renzi non abolisce le provincie, ma la democrazia. La facoltà di eleggere un Presidente di Giunta passa così dai cittadini, sempre meno coinvolti nella vita politica del proprio territorio, ai sindaci. Questi ultimi, riunendosi in consiglio, potranno eleggere un Presidente le cui competenze saranno successivamente stabilite dal Ministero dell’Interno, affermando in tal modo una politica sempre più autoritaria ed autocratica, a scapito del diritto che ogni cittadino dovrebbe vedersi riconosciuto, vale a dire il diritto di rappresentanza attraverso il voto democratico. Le motivazioni di questa scelta, come tutti ben sanno, hanno una natura economica. Tuttavia il risparmio che tanto viene pubblicizzato e che dovrebbe scaturire dal provvedimento risulta secondo la Corte dei Conti pressoché nullo. Non fa eccezione ovviamente la provincia di Frosinone, il cui costo rappresenta l’1.6% del costo totale delle provincie italiane, quindi pressappoco 11 miliardi annui dei circa 808 miliardi totali a carico delle casse dello stato. Viene da chiedersi dov’è il risparmio dal momento che l’istituzione delle cosiddette Aree Metropolitane potrebbe comportare costi ulteriori e vanificare il già esiguo risparmio di circa 100 milioni all’anno in gettoni di presenza e rimborsi vari. E ancora, dov’è il risparmio se si considera che ogni singolo dipendente provinciale dovrà necessariamente proseguire il proprio rapporto lavorativo in un ente dello stato, lasciando invariata la propria situazione retributiva. Non si può non convenire a questo punto che l’analisi sulla situazione delle provincie illustrato dal Commissario della Provincia di Frosinone Patrizi è condivisibile e, in egual misura, preoccupante. Le scelte di Renzi sono inefficaci se non del tutto contradditorie e mettono al centro del mirino, tra le altre, la Provincia di Frosinone, condizionando politicamente in tal modo la più industrializzata provincia del Lazio. Un organo che negli anni ha saputo operare per gli interessi dei cittadini, sostenendo le numerose istanze dei lavoratori della provincia specie in periodo di crisi come quello attuale. I Comunisti Italiani contestano la riforma sostenendo che quella che si vuol far passare come l’abolizione delle provincie, così com’è stata concepita, è un falso e rischia di provocare peggioramenti nel già difficile rapporto tra cittadino ed istituzioni. Noi non consideriamo necessario dover per forza abolire degli organi dello Stato, come nel caso ad esempio del Senato, per determinare un risparmio e contenere gli ormai famosi costi della politica. Basterebbe infatti ridurre i compensi di parlamentari e dirigenti pubblici. Una cosa che potrebbe essere realizzata tra l’oggi e il domani e senza sconvolgimenti istituzionali e danni alla vita democratica del paese. Pur conservando la nostra posizione critica, e nel timore di ulteriori scelte infelici del governo, proponiamo quantomeno un riordino razionale di quegli enti che attualmente fanno capo alla provincia e che dovranno quindi essere riassegnati. Importante è per esempio il destino dei vari centri per l’impiego, i quali, a nostro avviso, dovrebbero far riferimento all’INPS, fornendo così un funzionale e diretto supporto per tutto ciò che riguarda il mondo del lavoro.

lunedì 21 aprile 2014

Anagni. Incontro con la direttrice della Asl di Frosinone Isabella Mastrobuono.

Comitato Salviamo l'Ospedale di Anagni

I sindaci della zona nord della provincia di Frosinone si sono riuniti mercoledì 4 aprile 2014 presso il Palazzo di Bonifacio VIII di Anagni per analizzare la situazione dei servizi sanitari ed in particolare dell’Ospedale di Anagni. Dopo ampia discussione dalla quale sono emerse di nuovo tutte le criticità che affliggono il nostro territorio, aggravatesi ulteriormente dopo la chiusura dei reparti di degenza dell’Ospedale di Anagni, su proposta del Comitato Salviamo l’Ospedale, hanno sottoscritto un documento unitario  che è stato recapitato al Presidente della Giunta regionale del Lazio Nicola Zingaretti. Nel documento si evidenzia come,  soprattutto nella zona nord della Ciociaria, sia sistematicamente  violato il Diritto alla Salute  che la Costituzione della Repubblica italiana  garantisce  con l'art. 32 e con le leggi che prescrivono i livelli essenziali di assistenza.
Pertanto si chiede al Presidente Zingaretti  di mantenere gli impegni, fortemente espressi in campagna elettorale, per il riordino del caos sanitario della provincia e per il ripristino della legalità, ormai palesemente violata. Si chiede infine  di bloccare tutte le misure ulteriori di depauperamento dei servizi, del  personale, delle strutture e delle attrezzature dell’Ospedale di Anagni.
Successivamente,  giovedì 10 aprile u.s., una delegazione del Comitato   Salviamo l’Ospedale è stata ricevuta dal Direttore generale della ASL di Frosinone nella palazzina di via A. Fabi. Alla Prof. Isabella Mastrobuono il Comitato ha consegnato il documento firmato dai sindaci e ha esposto le proposte realizzabili nel breve periodo per la riattivazione di alcuni servizi dell’Ospedale di Anagni. Tali servizi non prevedono la presenza  di reparti di degenza, ma sono realizzabili utilizzando le attuali strutture ancora presenti ed efficienti ad Anagni, come le sale operatorie, i laboratori diagnostici, il punto di primo intervento e gli ambulatori specialistici. Avvalendosi di queste strutture e delle innovative pratiche della telemedicina, si possono effettuare interventi chirurgici in regime di day surgery, cioè con dimissione giornaliera del paziente. La Prof.ssa Mastrobuono ha preso atto del progetto esposto dagli esperti del Comitato e ha dichiarato che, se ben attuata, questa riorganizzazione dei servizi  attirerebbe un consistente flusso di utenza  con i conseguenti effetti positivi anche nel contenimento della mobilità passiva che pesa come un macigno a discapito della ASL di Frosinone. Del resto la sanità provinciale è proprio carente di centri chirurgici di eccellenza che è possibile trovare solo fuori della Asl di Frosinone. La Prof. Mastrobuono  per darne l’avvio dovrà però chiedere il consenso della cabina di regia regionale. La decisione sarà necessariamente rapida poiché entro il prossimo mese di giugno dovrà essere varato l’atto aziendale, in cui dovrà essere definito il ruolo dell’Ospedale di Anagni. Per attivare il servizio di Day surgery, ha inoltre dichiarato la Prof. Mastrobuono,  c’è bisogno comunque di spazi notevoli e con una diversa organizzazione rispetto a quella che è l’attuale  struttura ospedaliera di Anagni. Esiste  quindi  la necessità di ristrutturare l’Ospedale di Anagni, ma questo richiede risorse che la ASL non possiede e quindi occorre attingere ad altre fonti di finanziamento che, necessariamente, dovranno provenire da privati. E’ stato fatto notare che gli ultimi acquisti fatti di attrezzature e arredi in favore dell’Ospedale di Anagni sono frutto di donazioni di privati , ma nessun privato investirebbe più in una struttura ormai soggetta a continue spoliazioni e alla chiusura definitiva.  La direzione ASL si è impegnata a bloccare tutte le misure ulteriori di depauperamento dei servizi, del  personale e delle attrezzature dell’Ospedale di Anagni, almeno fino a quando non sarà presa una decisione definitiva  sulla struttura.
Il Comitato Salviamo l’Ospedale di Anagni, nell’apprezzare la disponibilità dimostrata dalla Prof. Mastrobuono a confrontarsi per elaborare scenari a breve, medio e lungo periodo per il rilancio dell’Ospedale di Anagni sottolinea che, nella zona nord della provincia di Frosinone, non sono garantiti  i livelli essenziali di assistenza e, per questo, torna a sollecitare il  ripristino immediato di assistenza sanitaria soprattutto nelle situazioni di emergenza con ambulanze medicalizzate; pronto soccorso attivo h.24, dotato di anestesista – rianimatore e cardiologo; laboratorio analisi, con reperibilità del tecnico in orari notturni e nei giorni festivi; un miglioramento dei processi di diagnosi radiologica e cardiologica, mediante il ricorso alla tecnologia offerta da telemedicina e teleconsulto.

Tutte misure queste che  si stanno programmando per gli altri ospedali da riconvertire, secondo quanto previsto  dai decreti  Polverini e come si legge  nel " Programma Operativo 2013-2015" varato dalla squadra di Zingaretti e sottoposto in questi giorni alla verifica dei Ministeri della Salute e dell'Economia.
Nel testo, in particolare, viene previsto:

3.2 Intervento 2 : Riorganizzazione dell'offerta assistenziale - Riorganizzazione della rete ospedaliera - Principali operazioni sulla rete di offerta:
...........  * riconversione di alcune strutture (Bracciano, Monterotondo e Subiaco) e promozione dei servizi territoriali: In relazione alla necessità di mantenere comunque una risposta all'emergenza, viene configurata nei tre presidi una funzione di Pronto Soccorso con posti di OBI, gestita dai medici dei rispettivi DEA di riferimento. Nella riconversione verrà valutata l'opportunità di inserire posti letto di day hospital e day surgery. Nei tre presidi viene garantita una elisuperficie ed auto medica h24.
Questa proposta per i tre presidi non è  altro che quanto proposto alla Prof.ssa Mastrobuono per Anagni. La Regione potrà fare delle integrazioni entro il prossimo 15 maggio, data della nuova e ultima verifica.
I politici di buona volontà sono invitati ad attivarsi!



sabato 19 aprile 2014

Appello agli artisti per una giornata di mobilitazione artistica:il 27aprile a Frosinone

Fausta Dumano


A Frosinone si sta consumando un dramma  che coinvolge tante famiglie,in questi giorni,nonostante il freddo  e la pioggia ,una tenda nella piazza del comune narra la ''resistenza''dei lavoratori licenziati''Va costruita una risposta concreta di solidarietà,va rotto quel muro di indifferenza e di isolamento,del non mi riguarda ''non sono io il licenziato,la licenziata''Siccome l' arte , in tutte le sue espressioni,ha una forte capacità di aggregazione,il mio appello è rivolto a tutti gli artisti del territorio a realizzare una giornata di mobilitazione artistica,attorno alla tenda  dei licenziati per domenica 27 aprile.Gli artisti per natura,nel loro dna non sono indifferenti,porta la tua arte in piazza ,sottoscrivi l' appello,condividi sulla tua bacheca e coinvolgi altri artisti per una grande mobilitazione artistica....conto su di te,che stai leggendo,impegniamoci.


venerdì 18 aprile 2014

Vediamo i conti

Luciano Granieri


Il Comune di Frosinone ha acquistato il teatro Nestor (le mura)  per 640 mila euro. Un affare. La  giunta Ottaviani ha inoltre acquisito il più contenuto teatro Delle Vittorie. Da queste operazioni ne dedurremmo   che  l’Ente gode di buona salute finanziaria. Ma altri segnali, invece,  mostrano il contrario. Il mancato  affidamento dei servizi  di cura alla città alla Multiservizi in liquidazione, con il conseguente licenziamento   degli addetti, la privatizzazione dell’illuminazione urbana,  del ripristino dei giardinetti della Villa Comunale,  indicano inequivocabilmente una Comune in crisi.  Quale è la verità?  Senza ombra di dubbio l’ipotesi più veritiera è la seconda.  La giunta Ottaviani ha le casse vuote. Sicuramente la maggior parte del disavanzo deriva dalle consiliature  precedenti, ma anche il neo sindaco ha cavalcato oltremodo la situazione per far gravare in maniera  più pesante le responsabilità sui suoi predecessori.  Fatto sta che la Corte dei Conti ha rilevato delle criticità sui bilanci di rendiconto del 2010 e del 2011, nonché sul previsionale del 2012 e ha chiesto ragione di ciò  alla giunta comunale che nel frattempo aveva cambiato colore, dal centro sinistra di Marini era passata al centro destra di Ottaviani.  In buona sostanza i giudici contabili hanno rilevato un disavanzo strutturale non compatibile con una gestione corretta dell’Ente.  Il Comune di Frosinone era ,e ancore è , sull’orlo del dissesto finanziario.  Senonchè lo scaltro Ottaviani ha tirato fuori dal cilindro il ricorso alla procedura di “Riequilbirio Finanziario pluriennale”  prevista dall’art. 243 bis del TUEL (Testo Unico Enti Locali) D.L.  del 10 ottobre 2012. Questo procedimento,  emanato dal governo Monti,  è stato elaborato per evitare che gli enti in cui sussistano gravi squilibri finanziari strutturali possano arrivare al dissesto. In base a tale procedura l’ente può accedere a delle anticipazioni sui fondi di rotazione, dei prestiti in sostanza, ma deve nel contempo elaborare un piano di rientro rigoroso. Il piano è a carico degli organi ordinari , cioè sindaco e giunta, ma è sottoposto a controlli periodici della  Corte dei Conti.  In definitiva un programma lacrime e sangue che finirà per impoverire ulteriormente i cittadini della nostra martoriata Frosinone.  La Sezione Regionale di Controllo per il Lazio della Corte dei Conti, con deliberazione 256/2013 PRP  ha accolto la richiesta del Comune di Frosinone di poter accedere alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale,  avendo giudicato positivamente il piano di rientro proposto dalla Comune.  Cosa prevede il piano? Di che morte dovremo morire?  E’ scritto nella deliberazione della Corte dei Conti. Nel documento si individuano le ragioni che hanno portato il Comune sull’orlo della bancarotta,  sono indicate le   anticipazioni sui fondi a cui l’ente può accedere,  si valuta il piano di rientro proposto dall’ente stesso.  In particolare, la Corte dei Conti  ha rilevato un trend negativo del disavanzo relativo agli ultimi tre anni.  Questo passa da 2.485.952,13 del 2010 ai 5.494.586 attuali. In particolare le anomalie risiedono nella determinazione dei residui attivi (crediti  accertati da riscuotere) . Nel 2011, l’amministrazione ha provveduto a cancellare un residuo attivo (credito non riscosso ) di 2 milioni di euro relativo ad una anticipazione della tesoreria  del 2005 a  fronte di un corrispondete residuo passivo  (somme impegnate e non pagate ) di 2.173.762. Ma tale  residuo attivo era già stato cancellato nel 2005. In pratica nel 2011 è stata posto in bilancio la riscossione di una somma , già riscossa nel 2006. Questo è uno degli elementi che hanno attivato il controllo dei giudici  contabili.
I PRESTITI
 Nel documento della Corte dei Conti si apprende che Il Comune di Frosinone ha ottenuto dalla Cassa Depositi e Prestiti un anticipazione di liquidità trentennale (un prestito a trent’anni) di € 16.250.000. La prima tranche di  € 8.125.000 è già stata erogata, la seconda verrà liquidata nel 2014. Inoltre, proprio in ragione dell’adesione al piano di riequilibrio finanziario pluriennale,   il Comune ha chiesto un’anticipazione sul fondo di rotazione di 10 milioni di euro da restituire in dieci anni con rate semestrali.  Come intende il Comune ottemperare al piano di rientro per ottenere i suddetti 10 milioni?
I DEBITI
 Partiamo dai debiti, cioè dalla massa passiva da ripianare nel periodo  che va dal 2013 al 2022. Questa ammonta ad un totale di  € 14.676.605,43 di cui 5.564.996,49 per disavanzo  di amministrazione,  7.261.608,94 per debiti fuori bilancio,   1.850.000 per  compensi dovuti ad avvocati esterni impegnati  della nella difesa nella cause dell’Ente.  In relazione ai 7.261.608,24, il Comune intende  ripianare 6.100.000 nei primi 5 anni del piano di riequilibrio e  1.161.608,94 a valere sulla disponibilità del fondo svalutazione crediti per gli esercizi relativi al 2013, 2014, 2015.
   FONDO SVALUTAZIONE CREDITI
 Il fondo di svalutazione crediti  fa parte di  un dispositivo inserito nella legge sulla   ”spending review”   del 2012 e obbliga il Comune  ad istituire un  fondo su cui inserire, nella redazione dei bilanci previsionali annuali,   il 25% dei crediti datati (5 anni) non ancora riscossi, a compensazione delle minori entrate dovute all’eventuale   mancata riscossione di tali importi. Sul fondo svalutazione crediti, graveranno anche  950 mila euro del 1.850.000 dovuto alle consulenze legali esterne suddivisi per gli esercizi 2013,2014,2015,2016. Gli altri 900 saranno oggetto di un piano triennale di rimborso avvocatura così  determinato : (€ 150,000 nel 2013; € 250,000 nel 2014 ed € 500,000 nel 2015).  La suddivisione delle somme iscritte a bilancio nel fondo svalutazione crediti, per la parte relativa ai debiti fuori bilancio e per quanto dovuto agli avvocati è la seguente:







Per altro il piano decennale complessivo del fondo di svalutazione crediti è così determinato: 















L’accantonamento corrisponde al 25% dei residui attivi per il 2013 e al 50% dei residui attivi per i restanti esercizi.  La Corte dei Conti giudica positivamente la scelta del Comune di porre nel fondo svalutazione per i bilanci dal 2014 al 2022 il 50% dei residui attivi derivanti dal Titolo  I (entrate tributarie) e Titolo III (Entrate extratributarie ) aventi anzianità superiore ai 5 anni. Ma desta perplessità l’allocazione di parte dei debiti fuori bilancio nello stesso fondo.  Infatti negli esercizi che vanno dal 2013 al 2016 questo  deve coprire oltre al rischio di non rientrare dei debiti da  riscuotere, anche le quote  di debito fuori bilancio. Per l’esercizio 2013 in pratica il fondo copre esclusivamente i debiti fuori bilancio infatti il 1.315.000 impegnato deriva totalmente dalla somma dei debiti fuori bilancio (900.000) più i debiti per le consulenze legali (415.000). In  sostanza  il Comune di Frosinone per il 2013 non ha copertura per i residui attivi. Dovrà dunque impegnarsi a riscuotere tutti i debiti in essere relativi al  2008. Se  ciò sia riuscito non è dato sapere.
GLI ALTRI DEBITI.
Che ne è dei debiti fuori bilancio che non passano attraverso  il fondo di svalutazione crediti? Ci riferiamo in particolare ai 6.100.000 rimanenti dei 7.261.608,24 accertati . Questi entrano direttamente nel piano di riequilibrio finanziario e sono spalmati nei primi cinque anni secondo la seguente ripartizione:













A questi il Comune deve far fronte attraverso una manovra lacrime e sangue cioè aumentando al massimo i tributi locali e diminuendo i servizi. Fra le azioni descritte dal piano figurano: L’incremento dell’Imu   sulla prima casa del 50% attraverso l’aumento  delle aliquote già  al massimo,  dallo 0,4 allo 0,6 per cento. Qualcuno ricorderà la corsa ai Caf per determinare quanto fosse la maggiorazione da pagare. E’ storia di ieri. La Tares ,  il tributo sui rifiuti e sui servizi indivisibili (illuminazione pubblica, manutenzione urbana),   sarà coperta interamente dai tributi dei cittadini. L’addizionale comunale Irpef è già stata aumentata nella misura massima consentita (0,8%). Inoltre è prevista la riduzione delle spese per i servizi a domanda individuale (asili nido, mensa scolastica, trasporto pubblico scolastici ecc.), la riduzione della spesa per il personale, per i servizi e i trasferimenti.  Abbiamo pagato tutto? Neanche per idea. Mancano i 5.564.996,49 per disavanzo di amministrazione ( I debiti a bilancio per capirci). Questo debito andrà assolto attraverso avanzi di bilancio, ossia i saldi attivi fra le entrate tributarie e le spese per i servizi che dovranno essere conseguiti  significativamente a partire dal 2017 fino al 2022. Di seguito la tabella:
























In realtà il Comune destina  al recupero anche la somma  da reperire attraverso la vendita dell’immobile dell’ex motorizzazione civile  stimata in 9.300.000. Tale vendita non si è ancora concretizzata e non si sa come e quando si realizzerà, per cui questi soldi non entrano nel piano. La Corte  si limita a prende atto con soddisfazione della volontà dell’ente di procedere alla vendita degli immobili pubblici. Come si deduce dalla tabella il primo avanzo significativo sia avrà solo a partire dal 2017 (1.181.495,49). Su questo la Corte dei Conti mostra qualche perplessità, perché la legge per il riequilibrio pluriennale finanziario, prevede che il ripiano del disavanzo dell’amministrazione debba avere un maggior peso economico nei primi 5 anni. L’esatto contrario di quanto proposto dal Comune di Frosinone. Infatti analizzando la tabella sopra riportata nei primi 5 anni gli avanzi primari sono irrisori. Cioè il caro sindaco Ottaviani s’impegna  a realizzare un avanzo totale molto limitato rispetto a quanto dovrà conseguire il primo cittadini che verrà dopo.  La Corte sostiene che il piano: “non risulta improntato a criteri di gradualità e di progressività; esso finisce sostanzialmente per rinviare alle  gestioni successive la completa copertura di parte dei debiti. Occorre, tuttavia, tenere presente che rientra nella piena facoltà dell'Ente stabilire Ie modalità e Ie priorità di riparto delle passività da ripianare”. E’ lapalissiano che nel frattempo l’Ente non dovrà contrarre più debiti e anzi dovrà adoperarsi per estinguere anticipatamente un derivato finanziario “collar swap” contratto con Unicredit previo affidamento della pratica  all’avvocatura per l’accertamento della regolarità di tale contratto con la possibilità dell’impugnazione e dell’annullamento in caso di anomalie.  La Corte promuove il Comune per la rideterminazione della dotazione organica e della programmazione del fabbisogno del personale. In particolare l’Ente  ha cessato l’affidamento dei servizi alla Società Multiservizi, procedendo alla riclassificazione dei servizi realizzando un risparmio di 900 mila euro.  Questo è il riassunto del salasso che toccherà a noi cittadini da qui fino al 2022. E’ necessario aggiungere qualche significativa notazione sul bilancio previsionale del 2013.  Il Comune di Frosinone prevede un uscita di 47.016.335,36 per le spese correnti nel 2013. La stessa spesa per il 2014 si riduce a 31.723.636,20, cioè quasi 8 milioni in meno, praticamente taglierà di tutto e di più, si trasformerà in un’agenzia di riscossione tributi . Inoltre, sempre nel previsionale del 2013,  sono  inseriti 3.682.000 di recupero di evasione tributaria di cui 2.500.000 relativi ai tributi dei rifiuti. Siamo sicuri  che la gente pagherà tutta sta’ monnezza? Neanche i revisori  che hanno approvato il bilancio ne sono convinti infatti pongono a margine della voce “recupero evasione tributaria”  la seguente notazione “ Il collegio rileva l’anomalia connessa alla elevata consistenza della posta in questione”. Del resto che problema c’è? Fra 5 anni il sindaco in carica porrà il 25% di questo residuo attivo (ormai è chiaro di  cosa si parla) nel fondo svalutazione crediti e buonanotte ai suonatori. Cari concittadini   non avremo più neanche gli occhi per piangere e di che  sfamarci, ma vuoi mettere il piacere di andare a teatro?  A proposito di teatro. Dove li prendono i soldi? Finanziamenti  a bilancio non ce ne sono e neanche ci potrebbero essere, il saldo fra alienazioni di trasferimenti da capitale e spese in conto captale è a zero, quindi significa che non è prevista alcuna vendita di immobili per reperire le sostanze necessarie all’acquisto del Nestor.  Comprendere  l’esborso fra le spese correnti non sarebbe un’operazione corretta. E allora dove li prendono i soldi?  Chi sopravvivrà alla totale spoliazione vedrà. 

Se non avete capito molto di quanto abbiamo scritto, nel video che segue sarà lo stesso sindaco Ottaviani a spiegare il Piano:

Petizione in difesa della filosofia

La Costituente della Filosofia

La Costituente di filosofia lancia una petizione on-line per raccogliere firme in difesa della Filosofia nei licei! Fra i primi firmatari della petizione il Prof. Roberto Esposito che alcuni mesi fa aveva lanciato dalla rivista il Mulino un appello in difesa dei saperi umanistici.

La Costituente di filosofia invita pertanto tutti coloro che hanno a cuore il sapere critico e che intendono difenderlo da una concezione della scuola sempre più nozionistica e aziendalistica, a firmare e a diffondere tale appello. Le firme verranno poi consegnate al Miur a sostegno delle richieste che la Costituente di filosofia avanza per rivalutare l'insegnamento di questa
disciplina.



Appello in difesa della Filosofia nei Licei e del pensiero critico. Contro i tagli, per l’estensione dell’insegnamento della Filosofia.
Il Ministero dell'istruzione ha avviato la sperimentazione di un liceo di 4 anni che minaccia di portare nuovi tagli di mld di euro alle risorse per l’istruzione pubblica e di migliaia di cattedre. Difatti questa sperimentazione si inserisce ancora una volta nella logica di “razionalizzazione” economica che da 20 anni individua nell’istruzione non una risorsa, ma una spesa.
Il liceo breve avrebbe un'impostazione ancora più nozionistica e aziendalistica, in linea con le precedenti "riforme". Nozionismo e aziendalizzazione che trovano la loro realizzazione nell'estensione del sistema valutativo Invalsi che il ministero sta attuando.
A pagare le conseguenze di questa visione utilitaristica rischia questa volta di essere innanzitutto Filosofia. La disciplina, già ridotta dalla "riforma" Gelmini, rischia ora con la sperimentazione di diventare l'unica materia insegnata in soli 2 anni sui 4 complessivi! Il danno didattico e la svalutazione dei saperi critici sono evidenti. La Costituente di Filosofia nata per opporsi a tale "riforma", sostiene che la sperimentazione va dunque rigettata.
Formata prevalentemente da insegnanti di filosofia preoccupati da questa situazione, la Costituente ha avviato una riflessione sugli spazi del pensiero critico nella società italiana e uno studio sulle sperimentazioni effettuate in passato sull'insegnamento della filosofia nelle scuole, incontrando così un'esigenza analoga sollevatasi nel frattempo anche dall'Università.
Ne è emersa una forte esigenza pedagogica e sociale proveniente da varie esperienze didattiche e da quello che potremmo chiamare un vero e proprio "bisogno di filosofia" nella scuola e nella società, che non si può ignorare. Tale bisogno è motivato da un lato dalla capacità della disciplina di costruire quelle competenze trasversali fra le scienze naturali e le scienze sociali e quell'interculturalità che oggi la scuola prevalentemente ricerca. Dall'altro dalla capacità della riflessione filosofica di eccedere ogni applicazione strettamente pratica aprendo così la possibilità stessa di un pensiero critico, fondamentale per la formazione di cittadini consapevoli.
Fra queste esperienze didattiche citiamo: la sperimentazione nel '96-'97 dell'insegnamento della filosofia sin dal I anno del liceo, la sperimentazione di percorsi filosofici negli istituti tecnici (Brocca), la forte richiesta odierna di progetti di filosofia coi bambini nella scuola primaria.
È in risposta a tale esigenza di saperi critici e alla volontà di cambiare la Scuola attraverso la partecipazione e la condivisione, che la Costituente di filosofia riunitasi a Roma il 2 marzo scorso, avvia una raccolta di firme per il rifiuto dei tagli e del nozionismo, per la restituzione delle ore tolte all'insegnamento di Filosofia dalla "riforma Gelmini", per l'estensione dell'insegnamento di Filosofia a partire dal I anno dei Licei, per il riconoscimento dei progetti di filosofia con i bambini nella scuola primaria, per l'introduzione di percorsi filosofici anche negli istituti tecnici e professionali.
Invitiamo a firmare e a diffondere questa petizione.



Per adesioni: costituent...@gmail.com