Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 3 maggio 2014

Inceneritori di San Vittore, quali provvedimenti sono stati presi in merito alle infrazioni rilevate da Arpa Frosinone?

Rete per la Tutela della Valle del Sacco.

Leggiamo con attenzione la stampa relativa alla questione degli inceneritori di San Vittore. Fare Verde, giustamente, richiede una verifica della situazione e presenta un esposto. Il gestore degli inceneritori, ACEA-ARIA, sembra rispondere in tutt’altro modo, per distogliere l’attenzione dal caso.
Ogni impianto industriale deve rispettare delle regole ben precise, ottemperando alle prescrizioni emanate nella fase di rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, strumento normativo indispensabile per evitare eventuali danni per ambiente e salute.

Se tali prescrizioni non vengono rispettate, per tale infrazione si risponde in base all’art. 29 - quattordecies del D.Lgs 152/2006 (i commi 1-3 configurano condotte penalmente rilevanti, i commi 4-6 prevedono sanzioni amministrative).
Posto ciò, chiediamo pubblicamente all’azienda ACEA-ARIA di chiarire puntualmente quanto segue, rispondendo a quanto evidenziato dalla relazione della Sezione Arpa Lazio di Frosinone avente per oggetto le attività di controllo e monitoraggio per l’anno 2012.
Ci sembra che l’ente di controllo abbia dato precise indicazioni e rilevato diverse anomalie nella gestione degli impianti, che non si riconducono ad una sola emissione, come affermato dall’azienda.

In primo luogo, la società non ha effettuato la caratterizzazione del CDR secondo le frequenze previste dai Decreti Commissariali nn. 72/2007 e 2/2008; in secondo luogo, in numerosi casi (e a prescindere dal produttore di CDR) i rapporti di prova relativi al campionamento di CDR “da mezzo” riportano valori superiori a quelli previsti dalla normativa (norma UNI9903, relativi a RDF di qualità normale, e punto 6 del Decreto Commissariale n. 72/2007 e s.m.i.) per alcuni parametri, sia caratteristici dello stesso CDR (umidità e potere calorifico), sia metalli (ad esempio, cromo, cadmio+mercurio, piombo volatile).
Il succitato Decreto Commissariale prevede che qualora questo tipo di prescrizioni non venga rispettato, l’azienda adotti la procedura di non conformità, apportando modifiche correttive, peraltro non specificate nell’autorizzazione rilasciata; perciò, Arpa Frosinone rimanda alla Regione Lazio la valutazione riguardo al rispetto di tale prescrizione.

Risulta inoltre che le ceneri pesanti prodotte dalla combustione, classificate con codice CER 19.01.11 (ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose), siano state smaltite anche con codice CER 19.01.12 (altra tipologia di ceneri pesanti e scorie), escludendone di fatto la pericolosità. Da un rapporto di prova di Arpa Frosinone, si evidenzia inoltre che la verifica interna ha interessato solamente il 9% del CDR, lasciando incognito il restante 91%, motivo per cui non è giustificabile la declassificazione delle ceneri smaltite.
Arpa Frosinone solleva un analogo dubbio relativamente allo smaltimento delle acque e dei sedimenti del buffer tank, vasca di raccolta acque di prima pioggia, con codici CER declassificati sempre in riferimento a rapporti di prova eseguiti su un campione esiguo.
Arpa Frosinone rileva inoltre che tali materiali sono stati avviati presso impianti non autorizzati allo smaltimento di rifiuti pericolosi.

ACEA-ARIA in questi giorni ha risposto relativamente alle emissioni, evidenziando che il superamento dei limiti normativi si è verificato in un solo caso. A riguardo, va rilevato che Arpa Frosinone sottolinea che l’AIA prevede un campionamento in continuo nel lungo periodo per almeno un mese, mentre l’azienda effettua il campionamento in un periodo quindicinale, contravvenendo dunque alla specifica prescrizione. Il superamento delle emissioni riconosciuto da ACEA-ARIA si riferisce probabilmente al campione n. 2827 del 21/12/2012, relativo alla linea 2, che rileva una concentrazione del parametro Mercurio superiore 120 volte al valore prescritto dal D. Lgs 133/2005.
Infine, risultano anomali alcuni dati relativi alle PM10 rilevati dalle centraline fisse di San Vittore e Cervaro, utilizzate per le campagne di monitoraggio stabilite dalle autorizzazioni: molti valori di media oraria risultano poco credibilmente pari allo zero e compromettono alcune misure medie giornaliere, rendendo inutilizzabili tali rilevazioni.

Le conclusioni di Arpa Frosinone possono dirsi impietose, riportando quanto descritto sin qui e dandone comunicazione all’Autorità Giudiziaria, nonché alla stessa Società.

Chiediamo pubblicamente se questo atto, datato 8 agosto 2013, abbia avuto un seguito, se la Regione Lazio attraverso l’Arpa regionale abbia indotto l’azienda a rispettare le prescrizioni, se l’Autorità Giudiziaria abbia dato corso ad un eventuale procedimento. Per dirla in breve, se qualcuno abbia provveduto al rispetto delle regole, troppo spesso evase.
Provvederemo comunque a presentare un esposto alla Procura di Frosinone al fine di chiedere l’accertamento di quanto avvenuto.

San Vittore-Frosinone, 2 maggio 2014

L'ELEFANTE E LA TARTARUGA

Comitato di Lotta Frosinone  Pietro Fargnoli


Se il pugile è forte e vuoi abbatterlo devi solo giocare di strategia:

- evitare di farti colpire girandogli intorno senza mai affrontarlo e
- contemporaneamente colpirlo ai fianchi per indebolirlo.
Mi sorprende l'illimitata capacità di risorse che ha questo stratega nel ribaltare la situazione a suo favore e quello che al momento mi fa riflettere è il nuovo ostacolo che è riuscito a creare pur di non retrocedere dalla sua posizione e dai suoi propositi e al tempo stesso di sottrarsi dalle sue responsabilità.
Al consiglio comunale, se così si può chiamare perchè mi è sembrato di essere in un'aula del Tribunale, ha impedito che i consiglieri regionali presenti illustrassero pubblicamente la posizione della regione Lazio ed ha scelto l'impopolarità nel non farli parlare, poi ( e qui la grande idea partorita al momento) ha accolto il trafiletto della Martini per l'ipotesi di una costituente società col solo ente comune di Frosinone, consentendo la nascita di una commissione atta a valutare i debiti, come ripianarli e come ripartire.
A mio avviso pesano le parole che riporto integralmente:
“L’unica proposta è quella della Martini: valutiamo l’ipotesi di farci una società da soli. Su questo possiamo ragionare”. “Spendiamo 1500 euro al giorno solo per le pulizie del tribunale!! Cifre esorbitanti anche per il servizio di guardiania. Se avessimo risparmiato su questi costi oggi avremmo i soldi per la multiservizi”
Si intuisce subito che si sta creando un nuovo ostacolo per due ovvie ragioni:
- la prima di natura sindacale in quanto si tende a dividere i lavoratori della multiservizi, generando il malcontento fra di loro poichè una parte verrà inevitabilmente silurata, qualora si sosterrebbe questa ipotesi fattibile.
- la seconda è di natura giuridica e ben più grave nel senso che difficilmente si potrà costituire una nuova società che andrà a sostituire la precedente dove cambia lo stato giuridico ai vertici della società stessa poichè gli Enti esclusi devono essere rinunciatari o assenti e non esclusi per volontà di altri.
Non resta che aspettare il 5 maggio per capire se finalmente c'è uno spiraglio ad una soluzione per noi positiva, anche se come abbiamo sempre sostenuto, la soluzione c'è ed è stata ampiamente proposta e ribadita in tante occasioni, purtroppo a Sua Maestà non piace.
Credo anche che non ci saranno ulteriori rinvii o aggiornamenti per le riunioni di questa neo-commissione, il tempo è ormai scaduto e siamo veramente giunti a un punto di non ritorno, però voglio sperare che quest'escamotage non sia altro che un modo per ripartire e ammorbidire le posizioni fra noi e l'amministrazione e cessare il braccio di ferro in essere per il bene di tutti.
Al consiglio comunale, se così si può chiamare perchè mi è sembrato di essere in un'aula del Tribunale, ha impedito che i consiglieri regionali presenti illustrassero pubblicamente la posizione della regione Lazio ed ha scelto l'impopolarità nel non farli parlare, poi ( e qui la grande idea partorita al momento) ha accolto il trafiletto della Martini per l'ipotesi di una costituente società col solo ente comune di Frosinone, consentendo la nascita di una commissione atta a valutare i debiti, come ripianarli e come ripartire.
A mio avviso pesano le parole che riporto integralmente:
“L’unica proposta è quella della Martini: valutiamo l’ipotesi di farci una società da soli. Su questo possiamo ragionare”. “Spendiamo 1500 euro al giorno solo per le pulizie del tribunale!! Cifre esorbitanti anche per il servizio di guardiania. Se avessimo risparmiato su questi costi oggi avremmo i soldi per la multiservizi”
Si intuisce subito che si sta creando un nuovo ostacolo per due ovvie ragioni:
- la prima di natura sindacale in quanto si tende a dividere i lavoratori della multiservizi, generando il malcontento fra di loro poichè una parte verrà inevitabilmente silurata, qualora si sosterrebbe questa ipotesi fattibile.
- la seconda è di natura giuridica e ben più grave nel senso che difficilmente si potrà costituire una nuova società che andrà a sostituire la precedente dove cambia lo stato giuridico ai vertici della società stessa poichè gli Enti esclusi devono essere rinunciatari o assenti e non esclusi per volontà di altri.
Non resta che aspettare il 5 maggio per capire se finalmente c'è uno spiraglio ad una soluzione per noi positiva, anche se come abbiamo sempre sostenuto, la soluzione c'è ed è stata ampiamente proposta e ribadita in tante occasioni, purtroppo a Sua Maestà non piace.
Credo anche che non ci saranno ulteriori rinvii o aggiornamenti per le riunioni di questa neo-commissione, il tempo è ormai scaduto e siamo veramente giunti a un punto di non ritorno, però voglio sperare che quest'escamotage non sia altro che un modo per ripartire e ammorbidire le posizioni fra noi e l'amministrazione e cessare il braccio di ferro in essere per il bene di tutti.

venerdì 2 maggio 2014

Quanto serve il Cosilam?

Oreste Della Posta segretario provinciale del PdCI di Frosinone

La sospetta tempistica con la quale si è giunti alla elezione del nuovo consiglio di amministrazione del Cosilam di Cassino lascia poco spazio a fraintendimenti. Si è trattato di un “blitz” a tutti gli effetti, attraverso il quale gli amministratori locali hanno eletto il nuovo quadro dirigenziale prima ancora che entrasse in vigore il provvedimento del Presidente della Regione Lazio Zingaretti con cui si procede, con decorrenza a partire proprio dal 30 di aprile, a tagli ad enti e dirigenti del territorio. Incredibile ma vero, oltre ad aver “schivato” questa normativa, i sindaci riuniti in assemblea, quasi tutti del PD, hanno anche soprasseduto alle chiare indicazioni della direzione provinciale del Partito Democratico, che aveva chiesto a gran voce il rinvio dell’assemblea e, quindi, delle nomine. Un paradosso, quindi, secondo il quale il PD vota contro se stesso e determina una chiara perdita di autorevolezza e credibilità. Noi Comunisti Italiani approviamo appieno lo sforzo di Zingaretti nel ridurre la spesa pubblica, provando quindi a riavvicinare i cittadini alla politica e poniamo un quesito: quanto serve il Cosilam allo sviluppo del territorio? Quali vantaggi comporta la sua attività e in che misura invece rappresenta un costo per i cittadini? Noi riteniamo che a distanza di tutti questi anni dalla sua costituzione, il Cosilam possa ormai essere oggetto di un resoconto abbastanza esplicativo per stabilire la sua reale utilità. Emerge infatti che l’ente così come fu concepito all’epoca, ha disatteso tutti gli obiettivi di sviluppo industriale e quindi occupazionale, rappresentando pertanto un fallimento totale. Se si considera poi che alcune criticità, come ad esempio il contenzioso con l’ASI di Frosinone circa le competenze e la territorialità, sono ancora irrisolte e che l’attività principale è diventata ormai quella di aprire cantieri per la realizzazione di rotatorie, cosa che per un comune rappresenta la normale amministrazione, allora il fallimento dell’ente è sotto gli occhi di tutti. Oggi, come dimostra la frettolosa nomina dei quadri dirigenziali, il Cosilam serve soprattutto al clientelismo della politica e a quei fortunati dirigenti che beneficeranno dei lauti compensi previsti. Se, come noi crediamo, il quadro è questo, invitiamo formalmente il Presidente della regione Lazio Zingaretti a valutare attentamente la situazione al fine di verificare se sussistano le condizioni tecnico legali per un eventuale commissariamento dell’ente. Nel caso in cui questo percorso non fosse praticabile, sebbene contrariati dalla natura di queste nomine, noi ci auguriamo che i nuovi dirigenti sappiano quantomeno rompere col passato e sapremo vigilare per verificare se ad un fallimento ne seguirà un altro oppure no. Ci rendiamo tutti conto che in questo momento di crisi mondiale, amplificato nel nostro specifico dai problemi dell’indotto Fiat, tutto è più complicato. Noi riteniamo che occorre in questo senso  rivedere l’intera materia occupazionale nel territorio evitando di concentrare tutto l’interesse soltanto sul sistema industriale, ma cercando altri sbocchi. Occorre sviluppare e valorizzare ad esempio la produzione agricola, a maggior ragione quella più esclusiva e prestigiosa, come nel caso della Marsellina di Esperia, piuttosto che il Cabernet di Atina, ma l’elenco sarebbe lungo. Sarebbe opportuno poi incentivare il turismo archeologico religioso mettendo in luce le bellezze del nostro territorio. Ma iniziative del genere devono essere fatte al più presto e mettendo da parte ogni interesse politico, ma considerando essenzialmente i fattori principali:l’occupazione e il risanamento della finanza pubblica.

Noi studenti e studentesse...



Noi studenti e studentesse crediamo che sia inaccettabile la somministrazione dei test Invalsi in quanto questi quiz, distribuiti nelle classi seconde il prossimo 13 maggio in tutte le scuole superiori, esprimono ancora una volta la volontà del Ministero dell'Istruzione di plasmare e omologare la scuola pubblica italiana al modello aziendalistico statunitense e inglese.
Con l'inserimento degli invalsi gli insegnati sono, di fatto, obbligati ad adottare un metodo di insegnamento nozionistico e settario, che non permette lo sviluppo del pensiero critico e autonomo di noi studenti; infatti crediamo che la valutazione degli Invalsi non possa tenere conto delle diverse soggettività che attraversano la scuola, del diverso contesto sociale nel quale noi studenti viviamo e studiamo e della diversità dei modelli di insegnamento esistenti.
Temiamo inoltre, e anche per questo ci opponiamo, che la valutazione delle scuole attraverso l'utilizzo degli Invalsi possa condurre alla pericolosissima classificazione di scuole di serie A e scuole di serie B e al conseguente rischio di discriminazione e marginalizzazione di alcune scuole, oltre che al compimento del progetto Invalsi iniziale che prevedeva, paradossalmente, aiuti economici alle scuole più “meritevoli” lasciando nel baratro della crisi e dei tagli indiscriminati tutte le scuole con punteggi bassi.
 

Inoltre, come se questo non bastasse, gli invalsi costano alla scuola pubblica ben 14 milioni di euro e in un momento in cui i tagli impediscono le normali attività scolastiche (corsi di recupero, pagamento dei supplenti, corsi extra-scolastici culturali e formativi etc.) essi dimostrano la più totale indifferenza, da parte del ministero, verso i reali problemi della scuola.
 

1) Siamo contro le prove Invalsi perché costituiscono un ricattante strumento per schedare e classificare gli studenti e gli istituti.
2) Siamo contro le prove Invalsi perché, schedati, è definito “meritevole” chi più obbedisce e si standardizza a dispetto dell’autonomia e della criticità dello studente.
3) Siamo contro le prove Invalsi perché sminuiscono la valutazione con test a risposta multipla anti-ragionamento e condizionano la didattica verso un più scarno nozionismo… ecco la “meritocrazia”!
4) Siamo contro le prove Invalsi perché gli istituti “meritevoli” verranno segnalati per ulteriori investimenti: una specie di Robin Hood al contrario!
5) Siamo contro le prove Invalsi perché costituiscono attualmente la proposta più pericolosa in direzione dell’aziendalizzazione dellla scuola: no alla scuola del profitto, per la scuola degli studenti!
6) Siamo contro le prove Invalsi perché stanno per essere inserite al posto della 3a prova all’esame di maturità: i quiz, con il condizionamento della didattica e della nostra criticità, diverranno vincolanti, ad esempio, per l’ammissione alle facoltà a numero chiuso. No all’Invalsi come 3a prova o ad ogni loro estensione!
7) Siamo contro le prove Invalsi perché costituiscono, come i testi di ammissione alle facoltà a numero chiuso, un pericoloso strumento di selezione di classe, in cui chi è già avvantaggiato è ulteriormente favorito: no alla competizione fra scuole, no al classismo!.. ecco le pari opportunità!
8) Siamo contro le prove Invalsi perché inseriscono in contesto scolastico lo stesso restringimento di autonomia e spazi democratici che governi d’ogni colore ci stanno già imponendo in città di tutt’Italia.


Ci opponiamo perciò alla somministrazione degli Invalsi e invitiamo tutti gli studenti e studentesse a boicottarli non recandosi a scuola o invalidando le domande da compilare !

Primo Maggio Per un polo di indipendenza di classe contro gli attacchi del capitale!

dichiarazione della Lit-Quarta Internazionale

Nonostante tutti i tentativi da parte della borghesia internazionale e delle burocrazie per cancellare il suo significato, il Primo Maggio resta vivo come giornata internazionale di lotta della classe operaia e di tutti gli oppressi del mondo.
È la data in cui noi lavoratori ricordiamo gli eroici martiri di Chicago, che 128 anni fa diedero la loro vita affinché la classe operaia conquistasse la giornata lavorativa di otto ore. È il momento in cui serriamo i pugni e onoriamo tutti i caduti nelle lotte operaie contro lo sfruttamento e l'oppressione del capitalismo, il che ci dà più forza per affrontare gli scontri attuali.
Il Primo Maggio è sinonimo di organizzazione e lotta operaia a livello mondiale. È il giorno in cui si rivendica la lotta degli sfruttati contro gli sfruttatori in tutti i Paesi; una giornata di lotta contro i governi dei padroni, le burocrazie e la difesa dell'indipendenza politica della nostra classe e dell'internazionalismo proletario.
Questo significato profondo del Primo Maggio è oggi più attuale che mai.
Questa data incontra la classe operaia e gli oppressi del mondo mentre attraversano una situazione politica globale tra le più convulse che si siano date da molti decenni a questa parte.
Per uscire dalla crisi strutturale in cui è immerso tutto il sistema capitalista mondiale, le borghesie nazionali e l'imperialismo continuano ad attaccare i diritti storici e il livello di vita della classe operaia e delle masse popolari. Lo fanno attraverso durissimi “piani d'aggiustamento strutturale” dettati dall'imperialismo e applicati dai vari governi capitalisti.
Questi attacchi, che in molti casi si combinano con la crescente difficoltà degli apparati burocratici nel contenere l'azione delle masse popolari, hanno scatenato l'esplosione di innumerevoli lotte in vari Paesi e continenti. Le masse popolari del mondo hanno deciso di non marciare verso la degradazione e la barbarie senza combattere.
Questa è la base sociale e politica di una realtà internazionale che è segnata da grandi mobilitazioni popolari, scioperi generali, insurrezioni, rivoluzioni, guerre civili, caduta dei governi e di regimi, ecc.
Gli epicentri di questo scenario mondiale continuano ad essere le eroiche rivoluzioni che, con alti e bassi, seguono il loro corso nella strategica regione del Nord Africa e del Medio Oriente. In questa parte del mondo spiccano la guerra civile in Siria e i processi rivoluzionari in Egitto, Libia e Tunisia. D'altra parte, il continente europeo continua ad essere in ebollizione, soprattutto nei Paesi del sud (Grecia, Spagna, Portogallo). Questa lotta della classe operaia e delle masse popolari europee ha dato un salto negli ultimi mesi con l'esplosione sociale che vive l'est del continente con la rivoluzione ucraina e i processi bulgaro e bosniaco.
A ciò si somma la crescente instabilità (economica e politica) che comincia ad esprimersi in America Latina, dove dopo diversi anni riappaiono le massicce mobilitazioni popolari e gli scioperi generali (Brasile, Argentina, Venezuela, Messico, Paraguay), molti dei quali affrontano governi di collaborazione di classe che si rifanno al cosiddetto “socialismo del XXI secolo”, che nel periodo precedente erano riusciti a frenare l'ascesa delle lotte degli inizi del XXI secolo.
Le rivoluzioni nel mondo arabo, le lotte contro gli aggiustamenti strutturali in Europa, la rivoluzione ucraina e il processo di mobilitazioni e scioperi in vari Paesi dell'America Latina dimostrano l'urgente necessità di combattere affinché sia la classe operaia organizzata ad intervenire con i suoi metodi tradizionali di lotta e a guidare questi processi, poiché è l'unica classe sociale che può sostenere una lotta conseguente contro il capitalismo imperialista offrendo una soluzione rivoluzionaria ai problemi dell'umanità.
Unire le lotte e costruire un polo di indipendenza di classe!
In questo contesto di crisi e di scontri tra le classi, non c'è necessità più urgente di quella di unire tutte queste lotte in ogni Paese e a livello mondiale per sconfiggere le politiche dei capitalisti e dell'imperialismo che tentano di scaricare la loro crisi sulle nostre spalle.
In questo Primo Maggio è necessario esprimere la solidarietà incondizionata con i processi di lotta che sono in corso e impongono la necessaria unità internazionale dei lavoratori.
Ad esempio, in Europa l'unità tra i lavoratori del continente è una necessità per sconfiggere l'Unione Europea imperialista e i piani della “troika”. La solidarietà attiva a livello internazionale è altrettanto urgente e sarebbe determinante per la vittoria militare delle masse popolari siriane contro il dittatore Al Assad.
Lo stesso possiamo dire per ogni grande mobilitazione, sciopero o processo rivoluzionario che accade nel mondo. È fondamentale riprendere e far avanzare la coscienza internazionalista della nostra classe, che è stata una caratteristica della nascita stessa del movimento operaio.
Per ottenere ciò, l'ostacolo principale sono le direzioni delle centrali sindacali e dei partiti tradizionali della classe operaia, completamente allineate ai governi e agli sfruttatori e che si rifiutano di dare impulso a piani di lotta unificati e ad una giornata mondiale contro i piani "lacrime e sangue" dei banchieri, delle multinazionali e dei loro governi.
Per questo, è fondamentale esigere a partire dalla base che queste direzioni rompano i loro patti con i governi e con le borghesie nazionali, proponendo ogni tipo di azioni unitarie attorno alle rivendicazioni più sentite dalla classe operaia e dalle masse popolari.
Ma questo appello non è sufficiente. Allo stesso tempo in cui noi esigiamo dai vecchi dirigenti che convochino lotte unificate, dobbiamo avanzare “dal basso” nella costruzione di nuove direzioni basate sull'indipendenza di classe, democratiche combattive e dei lavoratori per dirigere le lotte.
La classe operaia deve farsi strada e lottare per il suo programma di classe, mantenendosi indipendente e in opposizione a tutti i governi e a tutte le varianti borghesi che intervengono nei processi politici.
La costruzione di questo polo di indipendenza di classe nei processi è fondamentale affinché le grandi mobilitazioni e le rivoluzioni non vengano abortite o finiscano deviate verso soluzioni borghesi. In questo senso, la classe operaia deve mostrare il cammino e offrire una soluzione chiara alla crisi economica e ai processi rivoluzionari in corso, ponendosi alla testa degli altri settori sfruttati nella lotta contro i governi e i loro piani di austerità.
La Lega Internazionale dei Lavoratori – Quarta Internazionale (Lit-QI) punta tutto su questa via d'uscita operaia. E affrontiamo questo compito con una collocazione e una strategia chiara: siamo con gli sfruttati e gli oppressi contro gli sfruttatori e gli oppressori, nella lotta per la rivoluzione socialista mondiale.
Per questo, siamo con i lavoratori, i giovani e le masse popolari arabe contro i loro dittatori, le loro borghesie e l'imperialismo; siamo con le masse popolari siriane contro Al Assad; siamo con la classe operaia e le masse popolari egiziane contro la dittatura militare di Al Sisi; siamo a fianco delle masse popolari palestinesi contro Israele; a fianco delle masse popolari ucraine che lottano per la loro unità e la completa indipendenza contro l'oppressore grande-russo e contro i piani di colonizzazione dell'imperialismo nordamericano ed europeo; siamo con i lavoratori europei contro i loro governi e contro l'Unione Europea e la “troika”; siamo a fianco degli immigrati nella loro lotta per ottenere i pieni diritti politici, lavorativi e sindacali in tutti i Paesi; siamo a fianco delle donne, delle giovani, delle nere, di tutti coloro i quali hanno orientamenti sessuali differenti e contro ogni tipo di oppressione, discriminazione e persecuzione che questi settori soffrono nel quadro del capitalismo.
La necessità di una direzione rivoluzionaria mondiale
In questo contesto, la Lit afferma anche che è urgente la necessità di costruire una direzione rivoluzionaria internazionale, capace di dare impulso e unificare queste lotte e portarle fino al loro trionfo definitivo (la sconfitta completa dell'imperialismo).
La crisi di direzione rivoluzionaria come crisi fondamentale dell'umanità si sta mostrando in maniera drammatica in ciascuno dei processi rivoluzionari attuali. Perciò, è questo il “primo di tutti i compiti”, che la Lit propone ad ognuno, e ad ognuna, dei militanti operai e popolari del mondo. Per noi questo compito si concretizza nella ricostruzione della Quarta Internazionale e dei suoi partiti rivoluzionari nazionali. È in questo compito che la Lit-Quarta Internazionale concentra tutti i suoi sforzi.
Allo stesso tempo, sosteniamo che la costruzione di questa direzione rivoluzionaria mondiale potrà essere portata a termine solo mediante una lotta politica e ideologica permanente contro tutte le direzioni burocratiche, concilianti, fronte-popolari, nazionaliste borghesi, riformiste e neo riformiste, che cercano di deviare la lotta dei lavoratori e delle masse in vicoli ciechi e, con qualsiasi argomento, capitolano all'imperialismo e alle borghesie nazionali.
Come Lit-Quarta Internazionale continueremo a dedicare tutti i nostri sforzi per costruire lo “stato maggiore” internazionale di cui c'è necessità affinché le eroiche azioni delle masse popolari del mondo possano ottenere vittorie definitive.
In questo Primo Maggio è fondamentale che tutte queste lotte e rivoluzioni siano rappresentate e che colpiamo uniti, come parte della stessa classe. È tempo di marciare più convinti che mai del fatto che “l'emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi”.
(traduzione dall'originale in spagnolo di Giovanni "Ivan" Alberotanza)

giovedì 1 maggio 2014

Sistema di trattamento dei rifiuti per il compostaggio di Ferentino, in due giorni raccolte mille osservazioni dai cittadini !

RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

Nei giorni scorsi si è svolta con successo una raccolta firme per sottoscrivere le osservazioni, elaborate dai tecnici, all'impianto industriale di grandi dimensioni per il  trattamento di rifiuti per il compostaggio proposto nella zona Stazione di Ferentino.
La risposta della cittadinanza è stata  stupefacente con circa 1000 firme raccolte in soli 2 giorni e già presentate all’ufficio di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) della Regione Lazio e le stesse verranno presentate all’ufficio ambiente della Provincia di Frosinone  .

Ringraziamo i circa 1000 firmatari che hanno contribuito a questo primo risultato, a testimonianza di una tematica molto sentita tra i cittadini di Ferentino, evidentemente stanchi di vedere il proprio territorio maltrattato dall'inquinamento e nella costante preoccupazione di non avere certezze per la salute propria e quella dei propri cari, amici e vicini. Molti cittadini, pur avendo richiesto di firmare, non è stato possibile raggiungerli per evidenti esigenze logistiche e di tempo. Nei prossimi giorni chiederemo anche il loro supporto e tutti saremo coinvolti nelle prossime iniziative.

Questo risultato è stato possibile grazie al contributo di diverse persone impegnate fin da subito e in prima linea contro l'installazione dell'impianto di trattamento di rifiuti e per la tutela del nostro territorio. Ringraziamo a tal proposito i tecnici e gli avvocati che hanno stilato il documento delle osservazioni  volontariamente, i consiglieri comunali che hanno partecipato attivamente, tutti i membri dei Comitati di Zona della Stazione e della Cartiera, i ragazzi di “SEL Ferentino” e tutti quelli che hanno sacrificato il proprio tempo, togliendolo alla famiglia ed al lavoro, per raggiungere questo importante obiettivo.

Abbiamo cosi cominciato un percorso, che continueremo nei prossimi giorni con altre iniziative sul tema, sperando in primis di bloccare un progetto, secondo noi e secondo i tecnici che lo hanno analizzato, senza i requisiti ambientali e urbanistici e assolutamente nocivo per il nostro territorio, già pesantemente compromesso da un inquinamento acuto che si estende su tutta la Valle del Sacco, con evidenti ripercussioni sulla salute dei cittadini.

Tra le prossime iniziative ci sarà un incontro con i cittadini di Ferentino per illustrare le osservazioni presentate alla Regione Lazio, corredate da quasi 1000 firme e la sottoscrizione di una petizione popolare che inizierà il 1° maggio in Piazza Matteotti.

Cogliamo l’occasione per annunciare l’attivazione del nodo RETUVASA di Ferentino, argomento oggetto di riunioni dei cittadini nei giorni scorsi.

Il percorso è tracciato già da tempo e la strada è obbligata: difendere e tutelare il nostro territorio, il nostro ambiente e la nostra salute insieme a tanti cittadini che ci supporteranno, in attesa che finalmente qualcuno inizi a pensare seriamente ad un progetto di bonifica di quest'area dopo tanti vani annunci.

Ferentino, 30 aprile 2014

Multiservizi: a chi la disperazione a chi gli onori

Comitato di  Lotta Frosinone

Se qualcuno avesse avuto dei dubbi sul modo di governare Frosinone ieri,nel consiglio comunale convocato straordinariamente sulla vicenda Multiservizi, ha potuto chiarirseli. 
Il Sindaco Ottaviani prima negava il confronto con i presenti consiglieri regionali, invitando i consiglieri di maggioranza a votare contro, poi indirizzava la discussione sul binario morto delle responsabilità e delle mancate risorse regionali…. dandosi ragione da solo.

Dall’altro lato una Regione che alle prime “ascese” abbandona la gara, dimostrando una incapacità complessiva nel difendere i propri interessi e quelli di una politica sull’occupazione sbandierata ma poco attuata.
Da questo evento è scaturita una durissima contestazione di decine e decine di lavoratori che stanchi dell’atteggiamento ostruzionistico della maggioranza hanno inveito con la forza della disperazione di chi ha subito un torto pesante, contro i consiglieri colpevoli di troppa obbedienza anche quando ciò è evidentemente strumentale.
E la protesta apre piccole crepe. Con la visibilità della tenda in piazza giunta al 24 giorno, che aveva generato il consiglio comunale straordinario. La dura protesta in consiglio aveva sì dato modo al Sindaco di sospendere la pubblica assise ma non ha potuto fare altro che ritornare in sala promettendo su indicazione della Martini una commissione ad hoc sulla vicenda multiservizi, con la quale si è chiuso il consiglio.
Un consiglio che ha racchiuso il paradigma della gestione politica della città. Un autoritarismo imposto innanzitutto alla maggioranza, un confronto evitato con la Regione, uno screditamento della minoranza, un argomentare avvocatesco teso alla pedissequa dimostrazione delle proprie ipotesi lontano dall’oggetto del discorso e da possibili proposte di risoluzione.
Nello specifico il Sindaco, sempre coadiuvato dal fido Piacentini, ha respinto le responsabilità del debito della società, ha negato la validità amministrativa della delibera regionale che non può costringere gli altri soci al contestuale pagamento delle quote debitorie, ha interpretato le posizione degli altri enti sul debito riallineandole sulle proprie: non paghiamo!
Anzi ha rilanciato sui doveri della Regione: mettesse la propria parte debitoria a prescindere da quella degli enti (4 milioni) con i quali si può pagare il TFR: poi cominciasse a versare i propri crediti nei confronti del Comune di €.13 milioni, e, visto che ci siamo, restituisse i €.3 milioni dello stadio di un decennio fa! Una chiara lista della spese che si potrebbe “armonizzare” con la vicenda della Multiservizi.
Nel terminare non ha mancato di trovare altre responsabilità delle mancate proposte di soluzioni per uscire da questa empasse a tutti coloro che non fossero loro stessi, chiarendo che per la possibile costituzione della nuova società troveranno sempre un appiglio più o meno legittimo per evitare che tutto possa andare avanti (olé). Dunque oneri e disperazione agli altri, onori e soldi ai nostri armonici amministratori.

Rimangono sul tappeto tutte le tematiche: la esternalizzazione dei servizi, il licenziamento dei lavoratori, redditi bassissimi per chi sta lavorando, la sostituzione di 90 lavoratori, appalti a tempo, centinaia di vertenze, un debito onerosissimo da affrontare, e una protesta di piazza che con una assemblea notturna si è deciso di farla proseguire fino a che l’ente non trova una via condivisa. I lavoratori non demordono: la convinzione di aver subito una inspiegabile esclusione dopo 17 anni e, tra qualche mese, lo spettro della mancanza di reddito, rendono la protesta sempre più aspra. 
Appuntamento a lunedì 5 maggio prima riunione della commissione…. La telenovela trova sempre nuovi motivi per rigenerarsi.