Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 7 maggio 2014

Disposta l'autopsia dell'anarchico morto dopo i violenti scontri di Pisa

Paola Staccioli

Un racconto di Nanni Balestrini pubblicato su In ordine pubblico, a cura di Paola Staccioli. Al termine, la scheda su Franco Serantini, morto il 7 maggio 1972.

Oggi è stata sottoposta ad autopsia la salma di Franco Serantini il giovane di 20 anni che arrestato venerdì sera durante i disordini scoppiati a Pisa in seguito al comizio dell’on. Niccolai del msi è morto domenica mattina in carcere per trauma cranico. Area ecchimotica in corrispondenza dell’angolo interno della regione palpebrale sinistra sul cadavere. All’istituto di medicina legale dell’università di Pisa nel pomeriggio è stata compiuta l’autopsia della salma di Franco Serantini il ventenne anarchico morto com’è noto nel carcere Don Bosco domenica mattina per trauma cranico il giovane arrestato venerdì dalla polizia durante disordini scoppiati in città in concomitanza con il comizio dell’onorevole Niccolai del movimento sociale. Escoriazioni circondate da alone ecchimotico in regione frontoparietale sinistra del cadavere. Solo l’autopsia che è cominciata oggi nel tardo pomeriggio nell’istituto di medicina legale presente il procuratore della Repubblica Tanzi permetterà di stabilire com’è morto Franco Serantini il ragazzo sardo arrestato durante i disordini avvenuti venerdì nel centro di Pisa per il comizio di chiusura del Msi. Aree escoriate con impronte punteggiate alla regione laterale dell’emitorace destro del cadavere.

 Oggi inoltre è stato possibile ricostruire sommariamente le ultime ore di vita del giovane il quale ha partecipato alla dimostrazione contro il comizio del msi in quanto ideologicamente vicino alla federazione anarchica pisana e a Lotta continua. Minute escoriazioni diffuse con qualche striatura e leggera soffusione ecchimotica alla regione scapolare sinistra e a quella interscapolo-vertebrale del cadavere. L’autopsia è stata conclusa a tarda sera e i periti hanno chiesto un notevole lasso di tempo per rispondere alle domande poste dal magistrato essenzialmente sulla natura del trauma cranico che secondo il certificato di morte firmato dal medico del carcere avrebbe procurato il decesso del Serantini. Zone escoriate al  3° superiore del braccio destro del cadavere. Sulle cause che hanno provocato il trauma cranico come si legge nel referto di morte redatto dal medico del carcere non vi dovrebbero essere dubbi sarebbero le conseguenze del pestaggio che il giovane Franco subì durante le indiscriminate cariche della  polizia sui lungarni e nei vicoli adiacenti. Due escoriazioni al 3° inferiore della faccia posteriore del braccio destro del cadavere.

 Franco Serantini fu fermato molto probabilmente verso le 20.30 di venerdì sera in corso Italia durante una carica della polizia e in nottata il fermo si tramutò in arresto con conseguente denuncia all’autorità giudiziaria per radunata sediziosa vilipendio delle forze dell’ordine violenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Area escoriativa a configurazione semilunare sul lato ulnare del terzo medio della faccia superiore dell’avambraccio destro del cadavere. Chiazza ecchimotica appena sfumata alla faccia postero laterale del braccio sinistro del cadavere. È probabile che sia stato arrestato nei pressi di piazza della Berlina dove gli scontri fra gli appartenenti a Lotta continua e le forze di polizia furono particolarmente violenti. La faccia profonda del cuoio capelluto parietofrontale del cadavere evidenti stravasi ematici.

 Sempre in nottata venne trasferito al carcere giudiziario di Don Bosco dove il sabato mattina venne interrogato dal sostituto procuratore della Repubblica dr. Sellaroli alla presenza di un avvocato nominato d’ufficio. Vistoso ematoma in regione occipitale infiltrazione emorragica della parte posteriore della sutura sagittale e infiltrazione della sutura lamboidea e una sottile linea di frattura sul parietale destro del cadavere. Sabato mattina alla presenza del difensore nominato d’ufficio il Serantini fu interrogato in carcere dal dottor Sellaroli stando a quanto il magistrato stesso ha dichiarato ammise la sua partecipazione allo scontro. Voluminosa raccolta ematica extradurale in regione occipitale. Comunque il giovane non venne portato all’ospedale ma direttamente in questura per cui si ritiene che nella casa di pena Don Bosco dovrebbe essere entrato in nottata verso l’una di sabato mattina poche ore dopo il sostituto procuratore dottor Sellaroli procedeva al suo interrogatorio. Diffusa soffusione emorragica sottopiale sulla convessità degli emisferi cerebrali prevalentemente sulle due regioni parietali.

 Lo stesso dr. Sellaroli ha detto quest’oggi che il ragazzo che arrivò all’interrogatorio sorretto da un agente carcerario  dichiarò di avere forti dolori alla testa e per questo quando fu ricondotto in cella gli venne data una borsa con del ghiaccio. Zona di infiltrazione ematica parenchimale a livello di lobulo parietale superiore destro. Il giovane sempre a detta del magistrato accusò durante l’interrogatorio forti dolori alla testa e fu quindi accompagnato in cella dove gli fu data una borsa di ghiaccio. Focolaio di infiltrazione ematica sulla faccia inferiore dell’emisfero cerebellare destro del cadavere. Al magistrato Franco Serantini disse ripetutamente di avere dei forti dolori alla testa c’è da domandarsi perché nonostante il giovane affermasse di sentirsi male nessuno si è preoccupato di sottoporlo a quegli esami che avrebbero permesso di stabilire che egli aveva riportato un trauma cranico grave. Sottile linea di frattura della porzione esterna della volta dell’orbita sinistra con infiltrazione della parte anteriore.

 Soltanto nella mattinata di domenica essendosi aggravate le sue condizioni il Serantini passò dalla cella al centro clinico del carcere dove secondo il certificato medico firmato dal direttore sanitario della Casa di pena ha cessato di vivere alle 9.45 per trauma cranico. Focolai emorragici circoscritti alla faccia posteriore del cuore. Nelle prime ore della domenica le sue condizioni sembrarono aggravarsi e venne ricoverato al centro clinico del carcere dove alle 9.45 cessò di vivere. Notevole stravaso ematico sia a livello del sottocutaneo che fra le masse muscolari alla superficie dorsale destra del cadavere. Il certificato di morte fa risalire il decesso alle 9.45 di domenica mattina ma non sappiamo quando il medico è intervenuto si sa soltanto che è stato trasportato dalla cella al centro clinico del carcere e qui è spirato. Stravaso ematico rotondeggiante alla regione dorsale sinistra sulla proiezione della 7° costa sulla paravertebrale.

 Franco Serantini avrebbe compiuto 21 anni il 7 luglio prossimo e da quella data avrebbe lasciato per sempre l’istituto di rieducazione di Pisa dove era ospite nato a Cagliari dopo l’infanzia trascorsa nel brefotrofio di quella città era stato ospite di diversi istituti di tutt’Italia era a Pisa da tre anni frequentava il secondo anno dell’istituto professionale per il commercio e nel pomeriggio seguiva un corso all’Ibm. Infiltrazione ematica superficiale del 3° superiore del braccio destro del cadavere. Il giovane era figlio di ignoti e aveva sempre vissuto in orfanotrofi e istituti assistenziali per minori. Incisione dei tessuti cutaneo-muscolo-fasciali del braccio sinistro del cadavere. Franco Serantini senza genitori nato a Cagliari il 7 luglio 1952 era giunto a Pisa dove aveva girato diversi istituti e brefotrofi la sua ultima casa era l’istituto di rieducazione Pietro Thouar in piazza San Silvestro e da tutti i suoi superiori e dagli amici era considerato un ragazzo buono onesto studioso. Incisioni delle parti molli del 3° superiore laterale della gamba sinistra edema del sottocutaneo con infiltrazione ematica a livello della abrasione esterna.

 Tremila giovani hanno accompagnato questo pomeriggio al cimitero di Pisa la salma di Franco Serantini oggi composto nella bara è stato avvolto nel drappo rosso e nero dell’anarchia intorno al tumulo di terra fresca sono state lasciate a indicare la tomba del giovane quattro bandiere rosse. Encefalo focolai ecchimotici confluenti. Si sono svolti nel pomeriggio i funerali di Franco Serantini lo hanno accompagnato al cimitero suburbano di Pisa tremila giovani e non tutti erano appartenenti a movimenti extraparlamentari di sinistra cui Franco Serantini era politicamente vicino la bara avvolta nel drappo rosso e nero dell’anarchia è stata interrata mentre i tremila che erano entrati nel cimitero cantavano Addio Lugano bella e L’Internazionale. Cuore emorragia epicardica polmone campo di infiltrazione emorragica. La bara è scesa nella fossa mentre intorno i compagni di Franco Serantini cantavano L’Internazionale e Addio Lugano bella un giovane anarchico ha pronunciato un brevissimo elogio funebre dicendo Franco Serantini è morto per la libertà e gli anarchici continueranno a difenderla sempre in piedi Franco ti hanno ucciso ma ti vendicheremo. Muscolatura scheletrica focolai ecchimotici interstiziali.

Scheda.

Il 5 maggio 1972, durante la campagna elettorale, il missino Giuseppe Niccolai tiene un comizio a Pisa. Al presidio antifascista indetto da Lotta continua, duramente caricato dalla polizia, partecipa tra gli altri un ventenne militante del Gruppo anarchico Pinelli. Abbandonato alla nascita nel brefotrofio di Cagliari, costretto dal 1968 a vivere, senza alcuna ragione penale, in regime di semilibertà nel riformatorio di Pisa, Franco Serantini era impegnato in quegli anni in iniziative sociali e politiche, dalla controinformazione sulla “strage di Stato” al Mercato rosso nel quartiere popolare del Cep.
Durante gli scontri fu pestato a sangue sul lungarno Gambacorti dagli uomini del 2° e 3° plotone della Terza compagnia del i Raggruppamento celere di Roma, pur non avendo opposto resistenza, come testimoniò il commissario di ps Giuseppe Pironomonte che lo sottrasse, con l’arresto, alla furia degli agenti, e si dimise poco dopo i fatti. Trasferito nel carcere Don Bosco con l’accusa di oltraggio e adunata sediziosa, Franco fu privato dell’assistenza che avrebbe forse potuto salvarlo. Il giorno successivo, anche nel corso dell’interrogatorio, manifestò un evidente stato di malessere e una forte cefalea che il giudice, le guardie carcerarie e il medico non ritennero degni di un approfondimento diagnostico. Entrato in coma nella sua cella, morì nel pronto soccorso del carcere alle 9.45 del 7 maggio. Una grande folla accompagnò, per l’ultimo saluto, quel corpo straziato, che all’avvocato presente all’autopsia era apparso «massacrato al torace, alle spalle, al capo, alle braccia. Tutto imbevuto di sangue».
Le indagini volte all’individuazione dei responsabili furono ostacolate da tentativi di rimozione dei magistrati “scomodi” e dal muro di omertà dei poliziotti presenti. Nel novembre 1972 il medico del carcere Alberto Mammoli ricevette comunque un avviso di procedimento per omicidio colposo, mentre il giudice istruttore Funaioli si espresse in favore di un’azione penale contro Albini Amerigo e Lupo Vincenzo, capitano e maresciallo di ps del I Celere di Roma, e la guardia Colantoni Mario, per aver affermato il falso e taciuto «ciò che era a loro conoscenza […] per assicurare l’impunità agli agenti responsabili dell’omicidio di Franco Serantini».
Nella sentenza depositata nell’aprile 1975 il giudice Nicastro dichiarò «non doversi procedere in ordine al delitto di omicidio preterintenzionale in persona di Serantini Franco per esserne ignoti gli autori». Lupo e Mammoli vennero prosciolti. Albini e Colantoni, condannati per falsa testimonianza a 6 mesi e 10 giorni con la condizionale e la non iscrizione nel casellario giudiziale, furono assolti nel gennaio 1977. Nel marzo dello stesso anno il dottor Mammoli venne ferito alle gambe da militanti di Azione rivoluzionaria, organizzazione armata dell’area anarco-libertaria.

Controllo operaio alla Fralib

Dario Azzellini

In Francia ci sono due casi di fabbriche recuperate occupate dai lavoratori nel corso della crisi attuale. Una è la fabbrica di gelati Pilpa, che ha appena avviato la produzione di gelati e yogurt biologici come società di proprietà dei lavoratori e gestita da essi dopo una lunga lotta. L’altra è la produttrice di tè Fralib. Entrambe erano state chiuse dalle loro gigantesche proprietarie multinazionali per delocalizzare la produzione.
La Fralib è un impianto di lavorazione e confezionamento di tè aromatizzati e alla frutta a Gémenos, presso Marsiglia, nella Francia meridionale. L’impianto produceva il tè venduto con il famoso marchio Thè Eléphant, creato 120 vent’anni fa, e il tè Lipton. Nel settembre del 2010 il gigante alimentare transnazionale olandese-britannico Unilever, proprietario della Lipton, ha deciso di chiudere l’impianto in Francia e di trasferire la produzione in Polonia. I lavoratori hanno reagito immediatamente occupando la fabbrica e avviando una campagna di boicottaggio contro la Unilever.
Il sindacato Confédération Générale du Travail (CGT), già vicino al Partito Comunista, appoggia i lavoratori della Fralib. “La lotta alla Fralib è iniziata il 28 settembre 2010. Nel 2010 avevamo 182 lavoratori. Oggi siamo in 76 e continuiamo a lottare”, commenta Gérard Cazorla, meccanico e segretario sindacale alla Fralib.
I dipendenti vogliono riavviare la produzione nella fabbrica sotto il controllo dei lavoratori e conservare il marchio Thé Eléphant, reclamandolo come patrimonio culturale regionale. Vogliono passare alla produzione di tè biologico d’erbe, principalmente tè di tiglio, contando sulla produzione regionale. Come nella maggior parte degli altri casi, la lotta autogestita dei lavoratori della Fralib ha tre pilastri: il progetto produttivo; le proteste pubbliche e la costruzione di una campagna di solidarietà; la lotta legale contro l’Unilever.
“Abbiamo una produzione militante per rendere nota la nostra lotta e per appoggiare la campagna di solidarietà. Abbiamo attraversato un lungo periodo senza reddito e dovevamo sopravvivere. Quella che ci ha consentito di tirare avanti per tutto quel tempo è stata la solidarietà. Penso sia importante rendere nota la nostra lotta in Francia, in Europa e nel mondo, e la nostra produzione ci aiuta. Mentre la nostra produzione precedente era – diciamo – tè industriale, oggi produciamo tè biologico di tiglio. In tal modo abbiamo mostrato che i nostri macchinari sono in funzione e che sappiamo come far andare avanti questa fabbrica. Ciò è importante perché la gente possa vedere che la Fralib è in grado di lavorare senza padroni e senza l’Unilever”.
Il 31 gennaio e il 1 febbraio 2014 la Fralib ha ospitato il primo Incontro Europeo dell’”Economia dei Lavoratori”. All’incontro hanno partecipato più di 200 ricercatori, sostenitori e lavoratori di cinque fabbriche europee sotto controllo operaio, ispirati e direttamente collegati all’”Economia dei Lavoratori”, che ha luogo ogni due anni e che ha avuto il suo terzo congresso in Brasile nel 2013.
A Marsiglia hanno partecipato anche ricercatori dall’Argentina, Messico e Brasile, così come un lavoratore della fabbrica tessile argentina Pigüé. Per festeggiare l’incontro e con simpatia per il movimento argentino delle fabbriche recuperate, i lavoratori della Fralib hanno prodotto scatole per il tè di mate argentino. Questo non è l’unico collegamento dei lavoratori della Fralib con l’America Latina. Le occupazioni di fabbriche in Argentina, così dicono, sono state la fonte d’ispirazione. In una canzone e un video prodotti dai lavoratori per sostenere la loro lotta, i lavoratori si autodefiniscono i “Fralibos”.
I lavoratori della Fralib sono decisi a continuare la loro lotta per una fabbrica controllata dai lavoratori. Possono contare sulla solidarietà di molti movimenti e lavoratori cui si sono rivolti negli scorsi anni di campagna. I lavoratori hanno ottenuto che le procedure di chiusura e i piani sociali siano stati più volte revocati per ordinanza giudiziaria. La Fralib è stata chiusa ufficialmente nel settembre del 2012. A marzo 2013 l’Unilever ha smesso di pagare i salari, nonostante una sentenza che stabiliva che l’Unilever dovesse continuare a pagarli.
A settembre 2013 la Comunità Urbana di Marseille Provence Mètropol ha acquistato il terreno su cui è costruita la fabbrica per 5,3 milioni di euro e ha pagato un euro simbolico per i macchinari, al fine di sostenere gli sforzi dei lavoratori. I lavoratori sanno che questo non è sufficiente per riavviare la produzione e proseguono la loro lotta, come spiega Cazorla:
“A gennaio 2014 il piano sociale dell’Unilever è stato revocato per la terza volta dal tribunale. Oggi stiamo discutendo con gli amministratori dell’Unilever mentre costruiamo il nostro progetto. Abbiamo bisogno dei diritti sul marchio, di capitale per acquistare materia prima e della capacità di vendere i nostri prodotti, altrimenti non saremo in grado di pagare i 76 lavoratori. Vogliamo quei soldi dall’Unilever come risarcimento per averci licenziato”.

martedì 6 maggio 2014

Presto Patria, Famiglia e Società riabbracceranno l’ottimo cittadino Fulvio De Santis

Luciano Granieri

 
 Finalmente scarcerati oggi pomeriggio, il vice sindaco di Frosinone Fulvio De Santis e l’architetto Giovanni Maria Ricciotti. I due, arrestati l’11 dicembre scorso nell’ambito dell’inchiesta su appalti e tangenti concernenti la gestione dei rifiuti, in concorso con la società Sangalli, sono stati rilasciati dal carcere di Monza dove erano reclusi, in virtù della notifica da parte del tribunale di Milano riguardante l’incompetenza territoriale della città brianzola sulla misura cautelare. La stessa Procura di Monza ha provveduto a rendere esecutivo il provvedimento del Tribunale di Milano liberando i due indagati e affidando temporaneamente Fulvio De Santis all’”Assistenziario dei liberati dal carcere di Gorizia”. In conformità alle convinzioni politiche del De Santis, esponente del partito Fratelli d’Italia, movimento vicino al regime fascista, l’ex sindaco è stato affidato alla struttura riabilitativa aperta dal regime. Un istituto volto a salvaguardare l’ordine morale, giuridico e sociale dei liberati dal carcere. Lo scopo di questa struttura è quello di restituire alla Patria, alla Famiglia e alla Società degli ottimi cittadini.

La sanità della provincia di Frosinone è allo sfascio

Il segretario provinciale dei Comunisti Italiani Oreste Della Posta

La sanità è un parametro fondamentale per misurare il livello di civiltà di un popolo, tuttavia è impossibile non constatare che in provincia di Frosinone la sanità è ormai allo sfascio. Un cittadino, presentatosi al ReCUP di Pontecorvo per prenotare una visita specialistica, ha dovuto prender atto, suo malgrado, che potrà sottoporsi alla predetta visita soltanto a distanza di un anno esatto dalla prenotazione. Un fenomeno del genere non è più un caso isolato, ma si sta consolidando come una prassi inquietante. Questo non è solo il segno di un malfunzionamento del sistema sanitario, ma anche un preoccupante segnale di regresso sociale che non può più essere tollerato. Che le cose non funzionano nella provincia, inoltre, lo dimostra benissimo l’affanno con cui si ritrova ad operare quotidianamente il Pronto Soccorso dell’ospedale di Frosinone.  Occorre quindi intervenire con estrema urgenza e determinazione per far in modo che simili episodi, vergognosi ed inammissibili, non si ripetano, contribuendo a dipingere l’Italia come un paese con una sanità da terzo mondo. La sanità pubblica andrebbe razionalizzata perché non è più tollerabile che macchinari essenziali, come ad esempio quelli per tac e risonanze, vengano utilizzati per poche ore al giorno, costringendo quindi i pazienti a ricorrere a strutture private. La funzionalità di questi strumenti diagnostici dovrebbe essere garantita 24 ore al giorno, come già accade in alcune regioni d’Italia quali ad esempio il Veneto, piuttosto che l’Emilia Romagna. Se in queste realtà si riesce a far funzionare le cose, peraltro senza per questo determinare un aggravio di costi per i propri cittadini, non si capisce perché nella regione Lazio, e quindi nella nostra provincia stessa, non si riesca a fare lo stesso. Viene da pensare anche ai sofisticati macchinari per le analisi del sangue in dotazione alle nostre ASL, le quali vengono utilizzate al 40% delle proprie possibilità, costringendo quindi le aziende sanitarie stesse a ricorrere ai laboratori privati come fossero strutture complementari. Quest’altro esempio avvalora ancor di più la mia ferma convinzione che se ogni macchinario funzionasse 24 ore al giorno, come peraltro sarebbe non solo auspicabile, ma giusto e coerente, le ASL, e la sanità pubblica in generale, potrebbero rappresentare un sistema virtuoso, volto al risparmio, anziché determinare, come purtroppo accade, una zavorra per l’economia. Noi Comunisti quindi ci appelliamo al Presidente della Regione Lazio Zingaretti affinché intervenga subito con provvedimenti forti per risollevare le sorti di questo settore vitale della nostra società, tenendo ben presente che questo settore, la sanità appunto, nel nostro territorio può vantarsi dei servizi di alcuni dei medici più qualificati e capaci della regione nonché della nazione. La nostra classe medica, infatti, ha le capacità e la competenza per svolgere il proprio lavoro nel migliore dei modi, ma è di fatto ostacolata da un sistema inefficiente che troppo spesso non li mette nella posizione di operare al meglio.

lunedì 5 maggio 2014

Leggere la storia per capire il presente

Luciano Granieri


 Il passato spiega il presente, a questo serve la Storia. Forse è un’affermazione un po’ perentoria. Probabilmente la Storia non  illustra completamente il presente però aiuta a capire. Allora proviamo a capire.  

La resistenza al regime nazifascista inizia in Francia nel 1940 all’indomani della parziale occupazione tedesca e della nascita del regime collaborazionista di Vichy  guidato dal maresciallo Pètain. In Jugoslavia  i nazionalisti di  Mihajilovic  e i comunisti di Tito iniziarono la lotta di resistenza a partire dal 1941. Lo stesso accadde in Grecia dove i movimenti resistenziali contro Italiani  tedeschi  combatterono dal 1941. In Polonia la resistenza iniziò fra il 1939 e il 1940. Sempre nel 1940 movimenti resistenziali  operarono  in Belgio, Olanda, Norvegia e Danimarca. Nella stessa Germania partigiani e resistenti cominciarono  la loro lotta a partire dal 1942 con il gruppo dei giovani bavaresi della Rosa Bianca sterminati senza pietà da Hitler. 

In Italia invece, al netto dei movimenti antifascisti che agirono in clandestinità, la resistenza annunciata da i grandi scioperi  operai del marzo 1943 a Milano e a Torino, iniziò, come è noto, l’8 settembre successivo data della firma dell’armistizio , dopo che tutto si era già compiuto. Mussolini era  stato liquidato dai suoi stessi gerarchi il 25 luglio e le truppe alleate erano già sbarcate in Sicilia. 

Questa indolenza e pigrizia civile, causa del  ritardo nel ribellarsi alla follia nazista e fascista rispetto agli altri paesi europei Germania compresa, può spiegare molto  di come si è evoluta la coscienza del nostro popolo  dal dopoguerra ad oggi.  Ci aiuta a capire perché la Costituzione Italiana non sia stata mai applicata completamente sin dal giorno dopo la sua promulgazione, ed oggi, dopo aver subito  ripetuti attacchi e tentativi di manomissione in senso autoritario, sembra stia per soccombere definitivamente. 

Il ritardo nel ribellarsi al dittatore, spiega perché la classe industrial-borghese accattona, sempre la stessa tramandata di padre in figlio, abbia potuto continuare  a succhiare il sangue dei lavoratori, prima contrattando condizioni fiscali favorevoli con un  potere politico asservito   e poi, dopo l’adozione di un regime di tassazione progressiva, iniziando la più grossa e capillare evasione fiscale che mai Paese abbia conosciuto. 

 L’inizio della resistenza in così colpevole ritardo, dopo cioè che il dittatore era praticamente caduto,  spiega  perché solo nel nostro Paese la massoneria deviata sia protagonista e  soprattutto  per quale motivo la mafia domini  incontrastata  trattando direttamente con lo Stato, con l’avallo finanche del presidente della Repubblica. 

Si spiega anche come perfino sull’opportunità  di disputare o meno una partita di  calcio decida  non l’istituzione sportiva o quella nazionale ma Genny  ‘a carogna. Per un popolo che si ribella così tardi alla follia nazifascista è facile favorire  l’avvento di un ventennio dominato da una ciurmaglia immonda  guidata da un delinquente conclamato evasore fiscale fraudolento, possibile puttaniere e concussore artefice di una devastazione culturale, morale e sociale  Senza precedenti . 

Molto dunque si spiega.  Possiamo divertirci in questo esercizio storico anche nell’ambito più ristretto del nostro territorio. “La Ciociaria e in generale tutta la provincia di Frosinone era una zona di sottosviluppo assimilabile all’Italia meridionale. La popolazione… era costituita in maggioranza da contadini  pastori… tutti analfabeti   o quasi, con i quale era impossibile comunicare. Non ricordo di aver mai fatto una discussione politica con un contadino del posto e nemmeno che vi fossero… persone coinvolte nella nostra attività… Politicamente la provincia di Frosinone aveva tradizioni reazionarie…. Durante la mia attività ricordo di non aver mai conosciuto compagni del posto. La federazione comunista di Frosinone non era mai esistita, sparpagliati e isolati i pochi comunisti” Ciò è quanto riporta   nel febbraio del ’44 il partigiano comunista Bonelli , nome di battaglia “Gino Conti”, al capo zona  Enrico Giannetti  sulla difficoltà di costruire una coscienza politica nella provincia di Frosinone  e quindi di organizzare  una banda partigiana. 

Anche in questo caso dalla storia possiamo capire le ragioni per cui la nostra città è da sempre in mano alle solite famiglie di grandi costruttori edili che continuano a seppellire il territorio con colate di cemento, a fare affari con le loro sordide speculazioni in combutta con la classe politica locale. Da quella dichiarazione del partigiano “Gino Conti” si può intuire perché parti della nostra città franano flagellate dall’incuria e dal degrado, si capisce la ragione per cui Frosinone è prima nelle classifiche relative all’inquinamento, all’usura. 

La storia ci inchioda al nostro triste destino di cittadini di una nazione che ha capito troppo tardi i valori della libertà e della democrazia, se pure li ha capiti,   e abitanti di un territorio dalle “TRADIZIONI REAZIONARIE” .  E’ dunque tutto perduto? E’ possibile evadere dalla cappa di questo triste destino? Niente è impossibile. Basta crederci.  Andiamo dunque avanti imperterriti in direzione ostinata e contraria. Un  in bocca a lupo a tutti noi poveri disgraziati che ancora ci crediamo.


domenica 4 maggio 2014

Lo sguardo degli oppressi

Luciano Granieri

Il 2 maggio scorso, su invito del deputato europeo uscente e ricandidato a Bruxelles nelle elezioni   del 25 maggio prossimo  Francesco De Angelis, ho  partecipato alla kermesse di apertura della campagna elettorale dello stesso  euro deputato ciociaro  che si presenterà agli elettori  in ticket con Goffredo Bettini.  All’evento, svoltosi presso il multisala Sisto, era presente tutto lo stato maggiore del Pd locale consiglieri regionali e Senatori, comprese le truppe degli amministratori locali, eletti,  o  in corsa anche per le amministrative che si terranno nella stessa data in 40 comuni della nostra Provincia.  A loro erano aggregati vecchi e nuovi compagni di viaggio come l’alleato socialista Gianfranco Schietroma e il riappacificato ex sindaco di Frosinone  Domenico Marzi. 

Da Meta a Costanzo, neo segretario Provinciale, da Bettini a De Angelis, ad altri amministratori e candidati alle elezioni locali, gli interventi si sono susseguiti secondo la linea maestra e le parole d’ordine  dettate da Matteo Renzi “Cambiamo verso all’Europa” e allo slogan che accompagnerà  la campagna elettorale del duo De Angelis-Bettini: “E’ tempo di crescere” . Niente che non fosse già noto sull’importanza di riaffermare l’adesione all’Unione europea, contro i populismi  grillini e i movimenti contrari all’Euro filo fascisti ,  e sulla volontà di rivendicare un Europa più orientata verso la crescita, la coesione sociale secondo i principi scritti a  Ventotene.  

Ribadita la volontà di liberare dal vincolo del 3% gli investimenti necessari per la crescita,  e addirittura l’impegno a svincolare i Comuni dal patto di stabilità, argomento oggetto di un’incursione nelle problematiche locali operata da De Angelis. Starno come cambino le cose da un anno all’altro. Il non rispetto del patto di stabilità era un  argomento   tabù per i democratici, solo qualche anno fa. 

Come detto nulla di particolarmente originale se non alcuni passaggi del discorso di Goffredo Bettini, artefice con Veltroni dell'ultima versione riformista dell'ex Pci, ex Ds, ex Pds cioà il Pd.  Bettini ha spiegato come nel nuovo corso del  Pd  si sia operato un riformismo calato dall’alto senza porre attenzione alle esigenze  delle persone in carne ed ossa. E’ ciò che invece ha fatto Grillo, inoculando però nelle gente  populismi distruttivi buoni solo ad aggregare consenso.  Renzi  ha impostato il suo nuovo corso, secondo Bettini, ricominciando  a fare politica in mezzo al popolo,  dando vita ad un riformismo tornato con i piedi per terra. 

Per fare in modo che questa attività possa conseguire  il migliore risultato  possibile è indispensabile appianare le divisioni interne, non rinnegando la propria provenienza, comunista piuttosto che liberal-socialista o democratico cristiana, ma traendo forza dalle diverse esperienze per avanzare proposte nuove soprattutto unitarie. 

A tal proposito Bettini non rinnega la sua provenienza comunista. Egli si dichiara, non comunista, ma post-comunista.  Molto interessante la parte dell’intervento relativa al rapporto epistolare che Bettini ha intrattenuto con Ingrao. In una lettera il neo candidato alle elezioni europee chiedeva al vecchio  dirigente del PCI, perché era diventato Comunista. La risposta di Ingrao fu lucida ed interessante. Questi ha spiegato in una missiva di risposta, che il suo aderire al comunismo non era per le convinzioni maturate leggendo Marx,  o per aiutare i più deboli nella lotta di classe. Ingrao era diventato comunista per proprio sollievo personale. Egli non sopportava di vedere gli sguardi delle persone oppresse, inermi di fronte ai soprusi della classe dominante. Il solo pensiero che esistesse una parte di società destinata a soccombere e senza speranza nella possibilità di un qualche riscatto sociale, confinata in una moltitudine di solitudini, gli procurava un dolore quasi fisico. 

Ecco per lenire quel dolore, offrendo una possibilità di rappresentanza e aiuto a quella gente Ingrao diventò comunista.  Le stesse ragioni, la stessa repulsa fisica nel vedere gli occhi tristi degli oppressi  hanno spinto Bettini a diventare comunista ed intraprendere la carriera politica che lo ha portato con Veltroni a progettare l’operazione PD.  

Avrei voluto chiedere a Bettini però, quale pensa saranno  gli sguardi di quei lavoratori che in base al Jobs Act di Renzi si troveranno a lavorare sapendo che dopo quattro mesi potrebbero essere licenziati senza alcuna motivazione?  Cosa mostreranno gli occhi di quelle persone, le quali, per vedersi rinnovato un contratto che non obbliga il datore di lavoro ad indicare la causale per cui adotta la forma contrattuale a   termine, dovranno piegarsi  ad accettare orari snervanti e a sottostare ai peggiori ricatti? 

Quale sguardo potrà  una lavoratrice  che  si accorge di essere incinta sapendo che con la maternità  il mancato rinnovo è praticamente certo? Quali sentimenti mostreranno gli occhi di una generazione obbligata dalle misure adottate da Renzi a  vivere nell’eterna  precarietà  senza  la certezza di una continuità reddituale.  Se come dice Bettini quegli sguardi gli provocano un dolore quasi fisico, allora il grado i masochismo nel restare nel PD guidato da Renzi  è ai massimi livelli, o Bettini è dotato di una invalicabile soglia del dolore? Vai a saperlo.




Il sasso nello stagno

Osservatorio Peppino Impastato


Martedì prossimo 6 maggio 2014 nell’imminenza dell’anniversario della morte di Peppino Impastato , avrà luogo, presso il Liceo scientifico e linguistico statale di Ceccano a partire dalle ore 8,30 la proiezione del film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana.  Seguirà un dibattito con gli studenti sulla figura e le idee di Peppino Impastato

“Speriamo di aver gettato un sasso nello stagno”. Questa è stata  la  riflessione del professor Mario Morsillo, docente del Liceo scientifico e linguistico statale di Ceccano, dopo il seminario  sull’anarchico Aristide Ceccarelli  che i suo allievi avevano tenuto a Frosinone qualche giorno prima di Pasqua. Una rigorosa lezione di  storia a cui noi e gli  altri numerosi partecipanti abbiamo assistito impressionati dalla capacità divulgativa dei ragazzi.  Ebbene gettare i sassi in uno stagno in cui galleggiano indifferenza, individualismo malato, astiosa solitudine, per smuovere quelle acque e coinvolgere nel movimento delle onde concentriche che si allargano e si moltiplicano, piccoli frammenti di società è uno degli obbiettivi  dell’Osservatorio e della scuola di formazione sociale e politica Don Gallo.  Si spera inoltre che il moto ad includere provocato  dalle onde generate  dai sassi, lambisca parti sempre più grandi di società, fino a ricostruire una coscienza collettiva sociale e politica. La coscienza di una soggettività che ha assoluta necessità, per crescere,  del confronto  , della condivisione di storie, esperienze piccole e grandi, con altre soggettività.  Dopo un anno di esperienza, ci siano resi conto che le pietre più adatte a creare le onde sono quelle gettate dagli studenti. Ecco perché è un piacere e un onore continuare a collaborare con i ragazzi delle scuole .  Nell’imminenza dell’anniversario della morte di Peppino Impastato, un impagabile agitatore di interi oceani, riproponiamo la proiezione del film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana, proprio nel  liceo scientifico e linguistico statale di Ceccano, in una sorta di scambio della memoria e della ricerca storico-politica .  Aristide Ceccarelli, anarco sindacalista di Ceccano, e Peppino Impastato personalità di spicco della storia dell’antimafia sociale. In una sorta di scambio culturale, noi dell’Osservatorio Peppino Impastato offriremo il frutto delle nostre ricerche  a coloro i quali hanno offerto a noi la loro sapienza. Una sorta di staffetta generazionale fra orfani di una prassi politica che sembra svanita, e giovani dalla sconfinata curiosità storico-culturale per i quali questa prassi può tornare a rivivere secondo una declinazione nuova e prorompente. Che le acque dello stagno tornino ad incresparsi , che lo stagno si trasformi in lago,  in mare mosso e tumultuoso. 

Il video della proiezione del film organizzata l'anno scorso.