Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 24 giugno 2014

Voti uno eleggi due

Luciano Granieri

Vogliamo parlare del casino che stanno combinando, su mandato di Renzi, la Boschi, Calderoli,  la Finocchiaro e tutti gli altri appresso,  nel violentare le istituzioni  dello Stato repubblicano  sbeffeggiando la Costituzione? 

Anche no…... O forse si?  Direi che ci sono alcuni capisaldi  nel guazzabuglio  del nuovo senato  di alto spessore istituzionale .  Uno fra tutti. Il principio del” voti uno ed eleggi due”. In tempi di crisi come questi  non può essere sottovalutata una simile offerta speciale. Pensa che fortuna si  va a votare credendo  di eleggere un consigliere regionale o un sindaco  e, se si è fortunati, ci  si ritrova ad aver eletto un consigliere, un sindaco  e un senatore in un sol colpo. Se non è efficienza elettorale questa?  

Senza contare che in caso di inasprimento della crisi si potrebbe ampliare il sistema. Ad esempio  si potrebbe immaginare che alle elezioni di condominio l’eletto andrebbe ad  occuparsi del condominio in questione, diventerebbe  sindaco, consigliere regionale , ma anche deputato  e magari se proprio non c’ha un cazzo da fare perfino  senatore. Anzi direi  di  includere fra gli incarichi ottenuti  anche la mansione di CT della nazionale di calcio considerate  le dimissioni di Prandelli.  

Peccato che questo sistema non sia  propriamente in linea con i principi Costituzionali . Infatti l’art. 48 parla di voto eguale. Embè il voto di chi ha eletto un sindaco e un senatore non è tanto uguale a quello che ha eletto solo il sindaco. Il principio “voti uno eleggi due” va esteso a tutti “e che sso’ sti favoritismi- come diceva il buon vecchio presidente dell’Avellino Calcio Antonio Sibilia-  i guanti o li compramm  a tutti o a nisciuno, pecchè i tene da purtà solo u’ purtiere?” 

Ma c’è un'altra bella pensata  ed è quella di evitare agli italiani la fatica di mettersi a raccogliere la firme qualora a qualche buontempone venisse in mente di promuovere una legge di iniziativa popolare.  Già prima della proposta di riforma era difficile raccogliere 50.000 firme  per far approdare una legge alle Camere . Metti fuori il banchetto, magari c’è pure il sole cocente, o piove, rompi i coglioni alla gente per spiegargli che forse  una norma sul salario minimo garantito sarebbe più che necessaria ( su questa legge di iniziativa popolare, qualche anno fa   sono state raccolte 70.000 firme). 

Oggi nella riforma del Senato le firme necessarie per presentare la legge aumentano  da  50.000 a 300.000 così anche i pasdaran della partecipazione   sono serviti. Poi   per tagliare definitivamente la testa al toro, nel caso in cui si riuscisse a mettere insieme trecentomila anime di buona volontà e portare la proposta in Parlamento,  questo  non sarà più obbligato a discuterla e votarla. Qualora ci fosse ancora qualcuno con la fissa della partecipazione attraverso la proposta di leggi di iniziativa popolare è meglio che si levi dalla testa questa stupidaggine. I referendum da tempo ormai  non ci risultano.  Tanto agli italiani fa fatica partecipare. 
Molti di loro preferiscono atteggiarsi a  democratici andando a votare una volta ogni tanto  per il cazzaro di turno, basta che sia uno  nuovo per provare se funziona. 

Resta da capire che c’entra la riforma della legge d’iniziativa popolare con il nuovo senato. Ma le cose da capire sono molte.  Un solo  elemento emerge con chiarezza  in tutta la strategia che riunisce la falsa abolizione  delle province e la forma del nuovo senato, e cioè la volontà di evitare al cittadino la scocciatura  di votare.  Meno si vota, meglio è,  meno si è costretti a inventare leggi elettorali che dietro l’illusione di assicurare la rappresentanza nascondono la solita vecchia solfa per cui  si fa in modo di eleggere chi aggrada al manovratore.  

Mi pare che sia tutto. Ah no dimenticavo la vecchia storia  dell’immunità parlamentare colpevolmente introdotta nella nuova  proposta. Introdotta da chi non è dato sapere. La cagnara che ne è scaturita non è altro che il solito gioco delle parti scatenato per nascondere le altre brutture antidemocratiche contenute in questo pastrocchio. 

Lo ribadisco una volta per tutti i padri costituenti hanno pensato la Costituzione per  persone per bene e non per la marmaglia che calca la scena odierna. L’articolo 68, quello che sancisce la prerogativa dei parlamentari  di non rispondere  delle opinioni espresse,  ha la finalità di permettere la libera professione delle idee del parlamentare,   anche se ciò dovesse prefigurare un reato d’opinione .  

La questione morale spetta ad un altro articolo,  il 54, nella quale si sancisce  che tutti i cittadini ai quali sono affidate funzioni pubbliche  hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore. Un dispositivo che dovrebbe permettere alla politica stessa autonomamente,   se praticata da persone per bene,  di cacciare chi si comporta con disonore , senza arrivare una volta intervenuta la magistratura,  a chiamare in causa l’immunità parlamentare.  Se non si applica l’articolo 54 poi c’è poco da denunciare il protagonismo politico della magistratura. 

Comunque il misfatto sta per compiersi. Entro i primi di luglio la legge dovrebbe andare in discussione alle camere. Sicuramente sarà migliorata da molti emendamenti. In ogni caso, una volta passata alla Camera sarà il Senato a correggere le scorie rimaste ……già ma quale Senato?

Battaglia legale contro la tritovagliatura nella discarica di colle Fagiolara: udienza del TAR LAZIO il 26 giugno 2014

Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro

Il 26 giugno 2014 il TAR del Lazio si pronuncerà sulla richiesta di sospensiva avanzata dalla Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e dal Comitato Residenti Colleferro (CRC), che hanno presentato ricorso sul metodo della tritovagliatura mobile, autorizzato dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, per il prosieguo del conferimento di rifiuti tal quale, mediante sminuzzamento, presso la discarica di colle Fagiolara a Colleferro.

Tra i motivi dell’impugnazione la proroga di un sistema estremamente dannoso come evidenziato dalla normativa europea, che ritiene il sistema della tritovagliatura inadeguato per la salvaguardia della salute dell’uomo e dell’ambiente, oltre che inidoneo a garantire un ciclo virtuoso dei rifiuti, in quanto non avviati al riuso, recupero e riciclaggio.

Il TAR del Lazio si è già pronunciato in merito alla questione in occasione del ricorso contro il Piano Rifiuti emanato dalla giunta Polverini, definendo il sistema fuori norma rispetto alle Direttive europee. Nella stessa decisione si poneva in risalto anche la transitorietà della Circolare dell’allora ministro Prestigiacomo del 2009, che permetteva l’utilizzo della tritovagliatura solo temporanemente, fermo restando, a regime, l’obbligatorietà di rispettare le Direttive Comunitarie.

La questione viene definitivamente chiarita dalla Circolare del ministro Orlando del 6 agosto 2013, che allinea le nostre normative a quelle europee e definisce illegale il sistema di triturazione, illegalità ribadita successivamente anche da ARPA Lazio, quando è stata chiamata a pronunciarsi sulla rispondenza delle discariche regionali alla citata circolare ministeriale.
                                                               
In questo quadro normativo, la giunta Zingaretti, su proposta dell’assessore Michele Civita, e dietro richiesta della società regionale Lazio Ambiente SpA, gestore della discarica, il 27 febbraio 2014  mantiene aperta la discarica di tal quale, concede di fatto un’ulteriore proroga di sei mesi e autorizza la tritovagliatura, che tra l’altro veniva effettuata già dall’aumento di volumetria autorizzata dalla Giunta Marrazzo.

In questa partita il Comune di Colleferro entra in gioco adducendo “superiori” motivi economici, disinteressandosi del fatto che la semplice riduzione di volumetria tramite trituratore è causa certa di pericoli per l’ambiente e la salute dell’uomo, come ampiamente dimostrato dai risultati del rapporto ERAS.
Al di sopra di tutto la Giunta Comunale pone gli interessi di pochi e nomina un legale per appoggiare ad adiuvandum la Regione Lazio, dimostrando “coerenza” e confermando di  preferire il denaro alla salute dei cittadini. Come sempre nasconde le sue gravi responsabilità in materia di salute pubblica dietro le (false) esigenze di bilancio. Basti ricordare come l’Amministrazione Comunale non abbia utilizzato lo stesso metro di intervento per sostenere la Regione Lazio e le Associazioni locali contro il declassamento della Valle del Sacco da Sito di Interesse Nazionale a Sito di competenza regionale.

“Tutti sappiamo che lo smaltimento dei rifiuti in discarica è considerato dall'art. 4 della direttiva quadro dell’Unione europea  (2008/98/CE) come l’ultima opzione nella gerarchia dei rifiuti, che è orientata alla prevenzione, riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti stessi. In questo contesto anche l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) previsto come l’ennesima soluzione di un problema inesistente, diventa obsoleto all’interno di una visione virtuosa a lungo termine nella gestione dei rifiuti. Sulla stessa linea oggi contrastiamo l’illegittimità dell’ordinanza Zingaretti sulla proroga alle attività nel sito di Colleferro e ne chiediamo l’annullamento” precisa Alberto Valleriani, presidente della Rete per la Tutela della Valle del Sacco.

“Noi vogliamo che cessi ogni forma di tolleranza verso una discarica illegale che riceve rifiuti indifferenziati e non trattati, in violazione delle vigenti disposizioni europee. Il sistema della tritovagliatura è privo dei presupposti per garantire la sicurezza dell’ambiente e della salute umana”, commenta Ina Camilli, rappresentante del Comitato Residenti Colleferro.

A questo punto spetta al TAR del Lazio porre fine ai conferimenti illegali di rifiuti tal quale e pronunciarsi definitivamente sul merito della tritovagliatura, accogliendo la richiesta di sospensiva presentata dai proponenti. Qualunque sia la decisione, questa verrà protocollata presso la Corte di Giustizia Europea che il 19 giugno scorso ha avviato le fase delle udienze in merito alla causa contro l’Italia sulla mancata selezione dei materiali o stabilizzazione prima del conferimento nelle discariche del subATO di Roma e Latina e sul fatto che nel Lazio non è stata creata una rete integrata e adeguata di impianti per la gestione dei rifiuti tenendo conto delle migliori tecniche disponibili.
Qualora il nostro paese venisse condannato, la Regione Lazio sarà responsabile del pagamento di una multa salata, come sempre prelevata dalle tasche dei cittadini.



Colleferro, 24 giugno 2014

lunedì 23 giugno 2014

Appello di solidarietà internazionale.

UCIZONI (Unione delle comunità indigene della zona nord dell'Istmo Messico)


Enedina Rosas e Juan Carlos Flores, leader comunitari dello Stato de Puebla (Messico) sono stati incarcerati in seguito ad una denuncia della transnazionale italiana Bonatti Spa. La procedura penale 121/2014 è stata iniziata dal Giudice penale de Atlixco per il reato di opposizione alla realizzazione di un'opera pubblica e di furto aggravato.

Enedina è una signora de 60 anni, Presidente del Comissariato ejidal del pueblo indigeno de San Felipe Xonacayucan, che si é opposto alla costruzione di un gaseodotto sulle sue terre. Il 17 marzo scorso si è messa a capo della sua gente per sfrattare pacificamente i lavoratori della transnazionale italiana BONATTI SPA che erano entrati su queste terre per realizzare i lavori senza il permesso della comunità. Per questi fatti un impiegato l'ha denunciata per avergli rubato, a quanto sembra, due telefonini... Enedina é stata incarcerata il 6 aprile 2014 ed é ancora rinchiusa nel carcere di Atlixco, Puebla.
Juan Carlos Flores è un mediattivista, militante per i dritti umani e studente di Giurisprudenza che ha accompagnato la lotta dei popoli indigeni che difendono le loro terre contro il Progetto Integrale Morelos. Un progetto affidato alle imprese Abengoa, Elecnor e Bonatti e che consiste a realizzare un gaseodotto e due centrali termoelecttriche, nella zona del vulcano Popocatepetl. Juan Carlos è stato arrestato il 7 aprile scorso quando si presentò nella sede della Comissione dei Dritti Umani per sporgere una denuncia per la detenzione arbitraria de Doña Enedina. Juan Carlos é rinchiuso nel carcere de Cholula, Puebla.

Enedina e Juan Carlos fanno parte del Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra y el Agua (Fronte dei Popoli in Difesa della Terra e dell'Acqua) di Morelos, Puebla e Tlaxcala, organizzazione comunitaria che ha subito una forte repressione per aver richiesto il rispetto delle terre e dei Diritti dei popoli indigeni e contadini. 
Lanciamo un appello di solidarietà alle organizzazioni, ai collettivi e alle persone che si oppongono agli abusi che commettono le imprese transnazionali affinché si uniscano alla lotta per la liberazione di Doña Enedina e Juan Carlos e per frenare il megaprogetto che sta minacciando la vita di più di 80 comunità rurali del Messico.


Per avere più informazioni : 
fsjuan@hotmail.com
Carlos_beas@hotmail.com

domenica 22 giugno 2014

Dal carcere di Cuneo

Lettera di Francesco dal carcere di Cuneo
10/6/2014,
Cuneo.
Sono 27 gli episodi incriminati, attraverso cui le autorità, il 3 giugno scorso, hanno spiccato 17 arresti, 12 in carcere e 5 ai domiciliari, 4 obblighi di dimora e 4 divieti di dimora da Torino e 4 obblighi di firma. Sotto inchiesta è finita la lotta contro gli sfratti, sviluppatasi nelle strade di Porta Palazzo, Aurora e Barriera di Milano a Torino.
Il racconto che emerge nelle pagine contenenti gli appunti degli imbrattacarte di Questura, Procura e tribunale non è certo molto avvincente e non riesce neanche lontanamente a descrivere i contorni di questa lotta. Sarebbe del resto stolto attendersi qualcosa di diverso da questi grigi scribacchini.
Spulciando però tra le 200 e rotte pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, si scopre che anche un uomo di tribunale può scrivere qualcosa degno di nota.
Scrive infatti il GIP: «L’effetto di tale plurime, concertate azioni oppositive è stato, sostanzialmente, quello di privare di autorità e di forza esecutiva le decisioni giudiziarie […], vanificando le condizioni essenziali al mantenimento dello stato di diritto e costituzionale».
Parole che, tradotte in una lingua umana, sottolineano come questa lotta abbia impedito a ufficiali giudiziari e forze dell’ordine di buttare in mezzo a una strada decine e decine di uomini, donne e intere famiglie. Come stabilito da qualche giudice torinese. E così facendo, nel suo piccolo, ha messo in discussione alcuni dei valori fondanti di questa società come la proprietà privata e il monopolio della forza da parte dello Stato. Nelle strade di questo pezzo di Torino si è respirata insomma un’aria un po’ diversa dalla solita asfissiante normalità. Una normalità scandita da centinaia e centinaia di sfratti l’anno che assegnano a Torino il vergognoso titolo di “capitale italiana degli sfratti”. Una normalità caratterizzata dall’arroganza degli ufficiali giudiziari che, forti del sostegno di Carabinieri e Polizia, svolgono senza esitazione il loro infame e servile lavoro. Una normalità in cui chi non può o non vuole più pagare un affitto dovrebbe accettare a testa bassa la propria sorte, affidarsi agli assistenti sociali e poi aspettare, pazientemente, la lotteria in cui si assegnano le case popolari, sperando che venga pescato il proprio bussolotto. E nel frattempo arrangiarsi come possibile, dormendo in macchina o sul divano di qualche conoscente, accettando magari di dividersi, nel caso delle famiglie, in attesa di tempi migliori.
Questa lotta ha invece un po’ sconvolto questi ruoli e, picchetto dopo picchetto, assemblea dopo assemblea, sempre più uomini e donne hanno scoperto che non c’è nulla da vergognarsi nel far presente pubblicamente la propria situazione, che facendolo non si è più soli, e che resistere è possibile.
Nel corso della lotta cresce così la determinazione, il coraggio, la sensazione che si può osare. L’asticella di ciò che si può pretendere si sposta allora sempre più in alto, e per diversi mesi durante i picchetti non ci si preoccupa più del rischio che lo sfratto venga eseguito, ma di quanto tempo si riuscirà a strappare all’ufficiale giudiziario. Proroghe di qualche settimana, che fino a poco tempo prima sarebbero state accolte con entusiasmo ora non bastano più. Si pretende di poter restare a casa propria per due, tre, quattro mesi, così da poter organizzare con più serenità la propria vita.
E la forza accumulata nel corso di questa lotta consente di prendersi questa serenità. Ma consente anche di far fronte alla prima contromossa delle autorità cittadine: concentrare nello stesso giorno – il terzo martedì del mese – diversi sfratti, per dividere chi resistere e aver così facilmente la meglio su di loro. Chi lotta riesce invece ad organizzarsi e difendersi ogni terzo martedì, barricandosi con cassonetti davanti ai portoni e chiudendo intere strade per tenere lontane le forze dell’ordine. E queste barricate non sono un efficace strumento di resistenza, ma diventano un po’ il simbolo di questa lotta e spiegano cosa accade molto più chiaramente di mille volantini. E se, come sottolinea il GIP, gli ufficiali giudiziari hanno iniziato a non girare più volentieri per le strade di Barriera di Milano per sfrattare una parte dei suoi abitanti, beh questo non può che rallegrare il cuore di molti. Una volta tanto la paura ha cambiato di campo.
Quest’inchiesta è solo l’ultima iniziativa intrapresa a livello giudiziario contro questa lotta. La primavera scorsa, dagli uomini di tribunale fu estratto dal cilindro un articolo che, dopo esser stato testato qui, verrà utilizzato sempre più sistematicamente anche altrove, il 610, l’incidente di esecuzione. Con il 610, gli ufficiali giudiziari, di fronte a un picchetto, rimettono la procedura di sfratto nelle mani di un giudice che fissa un’altra data che non deve essere però comunicata allo sfrattando. Così lo sfratto diventa uno sgombero, le forze dell’ordine possono agire praticamente indisturbate, e chi ha uno sfratto vive nell’angoscia quotidiana di non sapere neanche fino a quando potrà avere un tetto sopra la testa.
Inutile sottolineare che questo cambiamento ha creato non pochi problemi alla lotta. La resistenza agli sfratti è comunque continuata cercando di escogitare nelle assemblee nuove strategie per mettere i bastoni tra le ruote ai signori della città. E continuerà di certo dopo questi arresti, come mostra la contestazione alla sede degli ufficiali giudiziari del 4 giugno, l’occupazione del 12 e la manifestazione del 14. Perché le lotte non si arrestano.
Un ultimo pensiero non può poi non andare ai dirigenti del PD, che si sono subito felicitati di quest’operazione giudiziaria. Anche in questo caso la loro ostilità non può che rallegrarci, e del resto crediamo di essere in buona compagnia. Perché il Partito Democratico, come mostrano le tante iniziative, di giorno e di notte, nelle piazze e davanti alle loro sedi, non fa certo schifo solo a chi lotta contro gli sfratti.
Francesco
Per scrivergli:
Francesco Di Berardo C.C. via Roncata, 75 - 12100, Cuneo.

Appello per uno spezzone sulla Palestina al corteo del 28 giugno a Roma

E' stato deciso di lanciare un appello perchè al corteo del 28 giugno (che inaugurerà il controsemestre popolare e di lotta contro i diktat dell'Unione Europea, per il lavoro, il reddito, il welfare e contro la guerra) ci sia uno spezzone che sottolinei quanto le politiche dell'UE siano negative per il popolo palestinese e complici dell'occupazione israeliana.

La complicità e l’omertà dell’Unione Europea con le politiche aggressive e discriminatorie di Israele sono quotidiane, e di fatto l’Ue riconosce e sostiene l’occupazione israeliana della Palestina e delle terre arabe. In questi anni l’Ue non ha mai fatto seguire atti concreti alle timide aperture messe in campo da organismi internazionali come l’ONU a favore dei diritti del popolo di Palestina.
Al contrario, l’Ue e i Paesi aderenti continuano a firmare accordi commerciali e di cooperazione con lo stato di Israele, nonostante la crescita di un movimento per la campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) che, sulle orme di quanto accaduto in Sud Africa, di mese in mese vede aumentare il suo prestigio e le adesioni. L’alleanza fra Unione Europea e Israele, del resto, non è congiunturale: dietro questa amicizia ci sono interessi strutturali dettati da un neocolonialismo – guidato dagli Stati Uniti - sempre più aggressivo, che non può prescindere dal suo avamposto in quella regione.
Ogni giorno inoltre ci giunge notizia di bombardamenti e di azioni di guerra da parte dell’esercito di Tel Aviv, che abbatte case, scuole, ospedali, e distrugge infrastrutture, molte delle quali costruite proprio con i contributi dell’Unione Europea. Eppure il silenzio è assordante.
Come assordante è il silenzio delle istituzioni europee sulle migliaia di prigionieri politici palestinesi costretti contro ogni legalità internazionale nelle galere israeliane perché colpevoli solo di lottare per la propria indipendenza e per la propria dignità.
Proprio in questi giorni è in atto uno sciopero della fame drammatico contro la detenzione amministrativa (ovvero la carcerazione senza accuse né processo), che rischia di portare alla morte decine di uomini e donne palestinesi.
PER DIRE NO A QUESTE POLITICHE. In sostegno dei giusti diritti del popolo palestinese. Per dare voce ai prigionieri politici palestinesi. Per un pieno sostegno alla campagna di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni verso Israele. Contro ogni forma di neocolonialismo e di occupazione militare della Palestina,
il 28 giugno scendiamo in piazza a Roma, all’interno del corteo per il “controsemestre popolare”, costruendo un grande spezzone di solidarietà con il popolo palestinese.
Appuntamento alle ore 15 in piazza della Repubblica (lato Basilica Santa Maria degli Angeli)
Maurizio Musolino, Gustavo Pasquali, Bassam Saleh, Blanca Clemente, Lucio Vitale, Savina Tupputi, Marta Turilli, Nabil Kher, Stefania Limiti, Loretta Mussi, Nino Lisi, Rossella Palaggi, Salameh Ashour, Andrea Piccinini, Goretta Bonacorsi, Marcella Masperi, Enzo Infantino, Flavio Novara, Mirca Garuti, Ma’moun Barghouti, Tonia De Guido, Francesco Maringiò, Alessandra Capone, Stephanie Westbrook, Yousef Salman, Sergio Cararo, Bruno SteriGiorgio Forti , Amedeo Traversetti , Annamaria Iantosca, Patrizia Serafini, Paola Requisini, Antonia Sani ,

Verso il 28, oggi più che mai

Collettivo Militant

Sembra impossibile crederci, ma quella del 28 giugno prossimo sarà la prima manifestazione contro l’Unione Europea e le sue politiche neoliberiste fatta in Italia nel corso di questi vent’anni. L’assenza di una presa di posizione netta contro questo sistema di sviluppo politico-economico ha determinato un vuoto politico come sappiamo occupato oggi dal M5S, dalla Lega e dall’astensionismo. Soprattutto, la perdita di credibilità totale della sinistra di classe all’interno delle proprie fasce sociali di riferimento, quelle più colpite da questo processo politico. A forza di trincerarsi dietro a fumose ed equivoche posizioni “contro l’austerità”, “la crisi”, o peggio ancora scimmiottando slogan interclassisti d’oltre oceano, la differenza di posizioni e di prospettive tra la sinistra radicale e il resto del panorama politico si è andata via via assottigliando. Tutte le forze politiche, di sinistra, di centro o di destra, si sono dette in questi anni contro crisi e austerità. Non comprendere che una retorica comune avrebbe prodotto una scomparsa delle posizioni di sinistra era francamente difficile immaginarlo. Eppure è avvenuto proprio questo. Se le parole d’ordine dei movimenti e del PD si confondono in una generica avversione all’austerità, senza indicare i responsabili di questa, non era difficile intuire che il consenso di parte della popolazione sarebbe andato verso chi, da una posizione di potere, sembrerebbe combattere tali politiche riuscendo in qualche risultato concreto. Se il nemico è l’austerità, meglio chi mette nelle tasche dei lavoratori 80 euro di chi non ha alcun potere di migliorare effettivamente le condizioni di vita della gente. E’ chiaro allora che il problema non è “l’austerità”, “la crisi” o “le banche”, ma quella costruzione politica che produce tali conseguenze.
L’annullamento del vertice contro la disoccupazione giovanile dell’11 luglio non può che dare centralità alla manifestazione del 28 quale unico momento nazionale, prima della pausa estiva, di opposizione politica al regime renziano-europeista attualmente egemone. Nonostante ciò, la costruzione del 28 sconta dei limiti tali per cui questo non può essere considerato che una prima tappa di un percorso che urge allargare, sia in senso quantitativo che qualitativo. Sebbene questa manifestazione costituisca il primo passo del controsemestre popolare, quindi un momento non fine a se stesso ma che apre (o, per meglio dire, vorrebbe aprire) una stagione di lotte che abbia come tema centrale l’opposizione alla UE, le forze in campo non bastano. Prima di tutto, parte di queste sono le stesse che hanno decretato la scomparsa della sinistra “radicale” dal panorama sociale e politico nazionale, abbandonando ogni ipotesi antagonistica e conflittuale a favore della rappresentanza parlamentare/mediatica di gestione sociale della crisi. In secondo luogo, la costruzione del controsemestre non può che porsi su un piano di inclusività politica, che aggreghi forze anziché porre paletti, e soprattutto aggreghi forze vive e non ceto politico in cerca di riposizionamento. Proprio per questo, o il controsemestre agirà su di un piano conflittuale, mettendo in pratica tale volontà d’opposizione, o fallirà nel suo intento. Sarà proprio il conflitto a stabilire la possibilità di allargamento e operare una sana selezione delle forze che lo andranno costruendo. Se infatti si rimarrà sul piano delle idee e delle sfilate pacificate, questo non potrà che costituire quel brodo da sempre foriero di tentennamenti, riformismi, inconsistenti fraseologie rivoluzionarie, vetrina di dirigenti politici che non rappresentano nessuno se non loro stessi e le miserie da cui provengono.
Siamo dunque consci dei limiti di questo percorso, ma nonostante tutto crediamo sia oggi necessario tentare questa strada. L’Italia si sta sempre più caratterizzando come unico paese europeo senza alcuna opposizione di sinistra alla UE. E’ necessario riempire questo vuoto, prima che questo venga occupato, anche da noi, dall’estrema destra, ritrovandoci con una forza al 20% che prende voti sfruttando la percezione di contrarietà popolare verso l’Unione Europea. Siamo di fronte ad una sfida importante e difficile. Percorrerla significa giocarci tanto, non lo neghiamo, soprattutto perché siamo fra i diretti organizzatori. Ma sarebbe peggio continuare ad aspettare un cambiamento che fatica ad arrivare, lamentandoci dell’assenza di un discorso politico senza mai provare ad operare un salto di paradigma. Ma serve un passo indietro di tutti per farne due avanti, tutti assieme.

Incontro evento sulla Valle del Sacco

Gruppo di Lavoro "Incontriamoci"

Il gruppo di lavoro “Incontriamoci”, una rete trasversale formata da soggetti del mondo associativo, civile e politico del nostro territorio, ha organizzato il giorno venerdi 27 giugno alle ore 17:30 presso il Castello Colonna di Patrica un evento – dibattito sul tema “ La Valle del Sacco: ieri , oggi, domani” .
Il problema dell’inquinamento della Valle nasce da lontano: come è noto la presenza di pesanti industrie insistenti sul nostro territorio, discariche di rifiuti e inceneritori, nel corso di decenni ha determinato , e continua a farlo, gravi conseguenze su ambiente e sulla salute dei cittadini della Valle, che sono stati in parte sottoposti a sorveglianza sanitaria per la contaminazione biologica da Betaesaclorocicloesano, e che pagano, tutti, un prezzo altissimo in termini di qualità della vita .

Studi epidemiologici sulle aree interessate hanno evidenziato il nesso tra la presenza di impianti di incenerimento, rifiuti e malattie respiratorie e broncopolmonari ostruttive e non; sul versante economico finanziario i danni sono anch’essi ingenti per l’impossibilità di utilizzare produttivamente le aree interdette prossime alle rive del fiume .

La condizione della Valle è divenuta ancor di più per la sua gravità al centro dell’attenzione negli ultimi mesi e negli ultimi i giorni , a causa del ripetersi , da sud a nord della Valle, di pesantissimi episodi , che stanno facendo vivere la popolazione nel timore dell’inquinamento costante, nonostante l’impegno costante di fatto delle forze dell’ordine. Gli sversamenti clandestini nel fiume ricoperto di schiuma a Ceccano, l’ aria irrespirabile per i miasmi emanati per l’incendio della discarica a Colleferro, la questione del TMB , quella dell'impianto di compostaggio a Ferentino, quella degli inceneritori, del trasporto illegale di rifiuti tossici, ed altre , numerose, stanno delineando una situazione che rischia di diventare ingestibile, come evidenziato anche dalle numerose iniziative di sensibilizzazione in atto e dalla grandissima partecipazione alla manifestazione a Ferentino dello scorso 7 giugno , organizzata dai cittadini esasperati dalla mancanza di risoluzione concreta al problema dell’inquinamento della Valle e richiedenti maggiori controlli,più severi,sistematici,costanti e capillari del territorio contro i reati ambientali .

E’ ormai inderogabile la piena realizzazione di un'azione di concerto tra istituzioni, politica, sindaci, enti, associazioni e cittadinanza attiva volta ad intraprendere un percorso progettato , coordinato e condiviso, con il contributo di tutte le parti in causa, per individuare a 360 gradi gli ambiti di intervento e lavorare, invertire la rotta sul tema dell’inquinamento e avviare una prospettiva concreta di risanamento ambientale e sviluppo sostenibile del territorio della Valle .

Due sono le tematiche aperte al centro del dibattito sul territorio e dell’evento organizzato da “Incontriamoci” : una è quella della battaglia contro il declassamento del Sito di Interesse Nazionale sancito nel gennaio 2013 dal decreto Clini , dei relativi ricorsi presentati da Regione Lazio, Legambiente e ad adiuvandum da Retuvasa, sostenuti dalla petizione popolare consegnata al ministro Galletti e dall’interrogazione parlamentare dell’On. Ermete Realacci, e dell’esito dei quali siamo in attesa circa il pronunciamento del TAR del Lazio; l’altra è quella dell’inserimento dei provvedimenti di bonifica dell’area della Valle come uno degli obiettivi delle linee guida della programmazione europea 2014-2020 da parte della Regione Lazio.

A questo proposito è fondamentale sensibilizzare i Comuni della Valle, affinché si prendano carico del loro decisivo ruolo di proposta, di azioni e interventi nella direzione del risanamento e dello sviluppo sostenibile del territorio. Ai Sindaci dei comuni della Valle , a ciascuno di loro, sarà riservata una sedia nel convegno/dibattito del 27 giugno, perché apportino il loro contributo, in un confronto costruttivo e produttivo tra il mondo delle Istituzioni, quello delle associazioni e quello dei cittadini .

Le popolazioni dei nostri territori attendono risposte. “INCONTRIAMOCI”, organizzatore dell’evento/dibattito “La Valle del Sacco: ieri, oggi, domani” , è un gruppo di lavoro costituito da: Antonella D’Emilia e Luca Ascani , promotori della petizione popolare contro il declassamento del SIN “Valle del Sacco” ; Francesco Raffa, Legambiente Frosinone; Antonio Di Salvo, Società Operaia di Frosinone;Alberto Valleriani, Retuvasa ; Margherita Antonucci Presidente CAI Frosinone; Olga Kozarova , Legambiente Circolo Sgurgola; Silvano Veronesi Circolo Legambiente Lamasena.