Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 8 luglio 2014

Alcune domande al sindaco sui siti archeologici

Francesco Notarcola  presidente consulta delle associazioni città di Frosinone







In risposta alle dichiarazioni del Sindaco del Capoluogo e del Dirigente del Settore Pianificazione Territoriale e Ambiente del Comune di Frosinone, rilasciate alla stampa locale  alcuni giorni or sono, si precisa quanto segue:

in data 8 maggio 2013, con lettera protocollata al n 20130026346, il dirigente del settore su richiamato, dopo un’ attenta relazione tecnica che illustrava con precisione il valore dell’area De Matthaeis riconosciuta di grande interesse culturale, archeologico e paesaggistico, proponeva alla sovraordinata Direzione Regionale per i Beni Culturali e del Paesaggio di “voler revisionare la proposta di tutela diretta e indiretta di cui il procedimento in oggetto, rimasta limitata alle porzioni delle terme imperiali e alle altre strutture accertate negli scavi negli anni 2000, 2005, 2007 adeguandone l’estensione agli ulteriori beni di interesse venuti in luce negli anni 2011-2012, in contiguità con il precedente ritrovamento del 2000 ricadente all’interno del Parco della Villa Comunale, così come indicato nelle note della sovraordinata Direzione Regionale per i Beni Culturali e del Paesaggio.” Lo stesso Dirigente sottoponeva tale proposta alla valutazione della Giunta Comunale.

Certi che il Sindaco e la Giunta non si siano sottratti alla discussione della suddetta proposta, perché non sono state rese pubbliche le valutazioni e le conclusioni? Perché non si è ritenuto di sottoporre questa richiesta alla valutazione del Consiglio Comunale? 


ASI-COSILAM NON BASTA ACCORPAMENTO, SERVE SVILUPPO

Oreste della Posta segretario provinciale dei Comunisti Italiani

L’ordine del giorno presentato dai consiglieri della regione Lazio Buschini e Bianchi riguardante il possibile accorpamento dell’ASI e del COSILAM in un’unica struttura, rappresenta un provvedimento che, se venisse attuato, determinerebbe di fatto la chiusura del COSILAM dopo 11 anni di attività. Un provvedimento certamente dovuto alla politica di contenimento delle spese che la Regione si appresta ad attuare in ragione degli oltre 300 miliardi di debiti accumulati in anni di cattiva gestione di finanza pubblica. Da questo punto di vista un simile provvedimento è condivisibile soprattutto in virtù dell’attuale situazione di crisi della regione e della nazione tutta. Ma a questo punto ci chiediamo se può bastare una politica volta a contenere senza però investire sullo sviluppo. Premesso che una struttura come il COSILAM, provando a fare un bilancio, è servita soltanto a qualche assunzione di natura clientelare e alla costruzione di alcune rotatorie nell’ambito della viabilità industriale, perché non pensare finalmente a riqualificare l’intera struttura prima ancora che pensare al suo accantonamento? Noi riteniamo che ci siano margini per intervenire, magari provando ad allargare le competenze territoriali fin verso il litorale del basso Lazio. Occorre inoltre sollecitare l’ente verso una svolta per quel che concerne gli obiettivi da raggiungere, che dovrebbero essere molto più ambiziosi di quelli proposti in questi anni. Trovare quindi nuovi modelli di produzione, curare la ricerca tecnologica nonché tentare di agevolare un proficuo collegamento internazionale verso le economie emergenti. Garantire sostegno e consulenza ai piccoli imprenditori ed artigiani del territorio, che a volte, benché professionisti eccellenti nel proprio settore, si trovano in seria difficoltà dinanzi al muro del nostro sistema burocratico, come, ad esempio, nel caso in cui si tenta di accedere ad un finanziamento. Senza questo slancio innovatore, l’ASI e il COSILAM, accorpati o no, continueranno a rimanere una zavorra. Noi comunisti ci appelliamo alla Regione Lazio affinché provveda finalmente ad attuare una svolta che tenga in conto anche, se non soprattutto, lo sviluppo del settore industriale della nostra provincia. 

Una Legge di iniziativa Popolare per il risanamento e rilancio della Valle del Sacco

Alberto Bonanni. fonte: http://www.anagnia.com/


Possiamo farcela a risanare questa bellissima ed infelice Valle del Sacco ed a rovesciare la rassegnazione al declino economico e morale, che anno dopo anno è andata impadronendosi delle nostre vite. La voglia di impegnarsi e lottare si è già manifestata in diverse occasioni come nella battaglia contro l’impianto di incenerimento del car-fluf che la Marangoni voleva piazzarci sotto il naso. In quella occasione migliaia di cittadini hanno risposto convinti all’appello del Coordinamento della Valle del Sacco, in cui Anagni Viva e Comitati di zona di Osteria della Fontana, Ponte del Papa e tanti altri, fra cui un ruolo di rilievo ha avuto il nostro valoroso notaio Angelo Salvi, hanno lanciato l’allarme e coordinato l’azione di ricorso alla Commissione VIA (Valutazione Impatto Ambientale) e successivamente al TAR coinvolgendo e “sostenendo” il Sindaco Noto, i rappresentanti di provincia e regione per dire no al pericoloso impianto (e  sarebbe ora di avviare la riconversione dell’impianto visto che è rimasta solo la Marangoni in Italia, a bruciare i pneumatici mentre tutti ormai li trasformano a freddo in materiali riutilizzabili).
Fiammate, dicevamo, le sacrosante proteste come ora avviene per i mega impianti di compostaggio ( tredici a detta di Francesco Raffa rappresentante di Legambiente provinciale) a Ferentino e presto ad Anagni ed in tutta la Valle del Sacco.
Ma il carico più pesante è quello che partirà presto da Roma dopo la chiusura di Malagrotta.
Per risanare una situazione tanto grave e complessa e correggere il fallimentare modello di sviluppo di industrializzazione senza regole e controlli, occorre un’iniziativa strategica e sistemica, che riprogrammi l’economia, l’ambiente e l’immagine della Valle del Sacco.
Per questo si sono unite in collaborazione tutte le più attive associazioni di cittadini, dall’Alta Valle (Gennazzano, Olevano, ecc) ad Anagni, Ferentino, Frosinone, Ceccano e tante altre stanno aderendo al progetto, a cui stanno offrendo le proprie competenze fior di ingegeneri, architetti, esperti in materia legale, amministrativa, sanitaria, agricoltura, ecc.
Il progetto si chiama LIP (Legge Iniziativa Popolare per il risanamento e rilancio della Valle del Sacco), ed è quasi pronto per essere depositato alla Regione Lazio per l’inizio della raccolta delle 10.000 firme necessarie per portarlo entro sei mesi alla discussione del Consiglio Regionale.
La LIP non fa che ricalcare i progetti già realizzati nella Rhur, Pas de Calais, ed in altri siti industriali arrivati a fine corsa con disastri ambientali simili al nostro. Il criterio guida imposto dalla Comuità Europea è quello della “sostenibilità” nel tempo sia dal punto di vista ambientale che economico, e di rispetto delle specificità produttive tradizionali del territorio, il tutto visto in una logica di “Sistema” e non con interventi a pioggia o contraddittori. A queste condizioni e con questo impianto i singoli progetti che le amministrazioni o le organizzazioni di cittadini (associazioni, cooperative, ecc.)proporranno,  potranno accedere ai finanziamenti europei che gli Stati dell’Unione mettono in una “Cassa comune” per poi ridistribuirli a sostegno dei progetti che rispettano le condizioni suddette.

La LIP in dettaglio prevede tre linee d’intervento:  BONIFICA E RISANAMENTO AMBIENTALE, NUOVO MODELLO DI SVILUPPO ECONONICO SOSTENIBILE, VALORIZZAZIONE E RILANCIO CULTURALE, SOCIALE, FORMATIVO ED URBANISTICO DEL TERRITORIO.

Per  la bonifica del Fiume Sacco è previsto il risanamento idraulico, dagli argini al funzionamento dei depuratori civili ed industriale (confronto non facile, ma non impossibile con ACEA ed ASI, se la Regione e l’UE sono al nostro fianco), oltre al monitoraggio ambientale e sanitario incrociati, c’è perfino la possibilità di attivare un progetto pilota con l’ESA (Ente Spaziale Europeo) per utilizzare per la Valle del sacco i rilevamenti spettrometrici del satellite Copernicus con tanto di utilizzo di droni.
Il nuovo modello di sviluppo prevede l’attivazione di più interventi attraverso il finanziamento con fondi UE diretti e strutturali:

-green work, per la riconversione e/o l’avvio di nuove imprese dei settori in via di sviluppo ma caratterizzati dall’alta compatibilità e sostenibilità ambientale (green economy, nuove tecnologie, ecc.);
-green food, per il rilancio del fondamentale settore agricolo e la valorizzazione delle eccellenze produttive (olio, vini, formaggi, ecc.);
-green Touring, per  lo sviluppo del settore turistico integrando la fruizione dei beni culturali con il patrimonio ambientale e l’offerta enogastronomia territoriale.

L’altro importante  asse di azione riguarda l’adeguamento dell’offerta formativa dalle scuole pubbliche,  fino alla promozione della ricerca universitaria (dalla Nuova Educazione Civica a corsi tecnici specifici), nonché corsi  indirizzati alla formazione della nuova forza lavoro del modello di sviluppo.
Notiamo con interesse che non solo le associazioni di cittadini si sono attivate sul tema Valle del Sacco, ma anche i sindaci di diversi comuni del territorio hanno costituito un tavolo di coordinamento sulle questione ambientali; auspichiamo che con la stessa solerzia le amministrazioni raccolgano l’invito a partecipare all’affermazione di una programmazione per lo sviluppo del territorio, promosso dalle associazioni dei cittadini e finalmente recepito dalla Regione Lazio che sta creando le strutture amministrative necessarie a affrontare in maniera coordinata le problematiche della nostra Valle.
La L.I.P. è stata presentata già a Frosinone e Ceccano, sarà presentata l’11 luglio a Genazzano e presto anche ad Anagni. Per noi, e soprattutto per le generazioni che si affacciano alla vita sociale, DOBBIAMO FARCELA.

Video sulla Valle del Sacco a cura di Luciano Granieri





"L'estetica del lavoro è lo spettacolo della merce umana". Così comincia ZYG crescita zero degli Area , il brano scelto a commento del video girato sulla via Morolense, piena Valle del Sacco. Eccola l'estetica del lavoro che si diventa estetica di degrado. Negando di fatto il diritto al lavoro, quello vero, il diritto alla salute, il diritto a godere del proprio territorio.

lunedì 7 luglio 2014

Realizzato il Piano di rinascita della P2

Luciano Granieri

A conti fatti manca veramente poco alla piena realizzazione del Piano di Rinascita  pidduista di Licio Gelli. Dopo i ripetuti attacchi alla costituzione, all’art.138 ma non solo, il letale combinato disposto fra la riforma del bicameralismo perfetto e la legge elettorale, è il maglio che potrà abbattere le ultime difese e consentire alle derive autoritarie e antidemocratiche di raggiungere quell’obbiettivo che, sin da subito dopo la promulgazione della costituzione, una contro-rivoluzione capitalista borghese ha tentato di perseguire con l’aiuto in primis delle organizzazioni criminali, mafia e camorra in testa.  

La riforma che elimina i bicameralismo perfetto prevede l’abolizione del Senato sostituito con un parcheggio e annesso lavaggio di fedina penale , per amministratori locali inquisiti. I cittadini la fatica di eleggere i senatori  l’avranno  sostenuta nell’ambito delle elezioni locali, votando per consiglieri regionali e sindaci che, tramite riffa  e   stato della fedina penale,  andranno a scaldare le sedie di Palazzo Madama.  Nel tragitto fra la loro assise locale e la Camera Alta, si ritroveranno depurati da ogni reato eventualmente a loro ascritto.  Fra una riunione e l’altra delle commissioni affari istituzionali, è saltata fuori anche la norma che innalza da 50.000 a 250.000 le firme necessarie per presentare le leggi d’iniziativa popolare, per le quali non è più obbligatoria la votazione in aula. Esautorato il Senato e la prerogativa della collettività di presentare leggi di iniziativa popolare,  rimane la sola Camera dei Deputati  destinata, per finta, alle funzioni legislative.  

Per finta, perché a rendere i deputati burattini nelle mani del presidente del consiglio, ci pensa la seconda parte della strategia di piena attuazione del programma P2. La legge elettorale,  denominata con molta fantasia “Italicum”. Questa  prevede   liste bloccate  formate dai nominati da parte di  capi e capetti. Liste  brevi si capisce, ma comunque si sottopone al cittadino la brodaglia bella e pronta, vedi mai che  dovesse sbagliarsi nelle urne.  

I piccoli partiti  per eleggere dei deputatati dovranno superare,   la soglia dell’8%, si tratta di oltre quattro milioni di voti. Ciò significa quindi togliere facoltà di rappresentanza a quei cittadini che non si affideranno ad un comitato elettorale con un bacino di voti così alto. O meglio esiste la formula capestro per cui se un partitino decide di entrare in coalizione la soglia di ingresso quasi  si dimezza, è sufficiente il 4,5%  dei voti per entrare in qualità di portaborse del partito più grande. Se  non si raggiunge il 4,5% non si ha diritto di entrare in Parlamento e si regalano  i voti al partitone, il quale usufruirà per comandare, anche  di preferenze non sue.  

Per esempio se il partitone della coalizione raggiunge il 20% delle preferenze e altri 5 partitini satelliti  raccolgono il 4%  ognuno, la coalizione avrà raggiunto il 40%, superato la soglia per il ballottaggio posta al 37% e dunque  potrà ottenere come  da legge il 55% dei deputati.  Ma i partitini satelliti, non avendo superato la soglia del 4,5%, rimarrebbero  a casa dopo aver  regalato sic et simpliciter un 20% di voti al partitone principale. 

Cioè per semplificare, se girano le congiunture  giuste, un partito con  il 20% delle preferenze potrebbe riuscire ad ottenere il 55% dei seggi dell’unico organo legislativo rimasto la Camera. Con soli dieci milioni di voti si acquisisce il potere sulla vita di altri cinquanta milioni di cittadini, quaranta dei quali non si sono espressi a favore del ducetto che li tiranneggerà.

 Inoltre con soli 100 senatori in luogo dei 319 del vecchio Senato, per eleggere il Capo dello Stato potrà essere maggiormente determinate la sola camera dei deputati, la quale potrà arrivare all’elezione del nominato già al 3  scrutinio, quando sarà  necessaria la maggioranza di due terzi che scende al 51%. Il presidente del consiglio eletto da solamente il  20% degli italiani sarà  in grado dunque di scegliere anche il presidente della Repubblica che più gli garba e, in combutta con lui, sarà semplice controllare la Corte Costituzionale in cui dieci  dei quindici giudici saranno nominati 5 dal governo, 5 dal presidente della repubblica di fatto eletto dal governo.  Scommettiamo che poche o nessuna legge sarà giudicata incostituzionale?  

L’innalzamento dell’età pensionabile vale per tutti tranne che per i magistrati che invece cala da 75 a 70 anni di servizio. In base a questa norma molti magistrati ultrasettantenni andranno in pensione lasciando scoperte diverse  procure. I prossimi funzionari saranno nominati dal CSM  i cui membri laici (di nomina politica) saranno di stretta osservanza governativa. Ecco dunque che con poco più di dieci milioni di voti, si potrà avere potere anche sulle procure.  

Riepilogando con soli dieci milioni di voti, o poco più, si potrà governare, manovrando il parlamento a colpi di decretazione d’urgenza, eleggere il presidente della Repubblica, controllare la Corte Costituzionale, il CSM e di conseguenza le procure. Si realizzerebbe in pieno  il Piano di Rinascita della P2. Complimenti a Berlusconi ed ai nuovi campioni del ultraliberismo italiano per questo successo! Ma qualcosa non torna. Santi numi a realizzare il Piano di Rinascita non è il centro destra ma il Pd.  Gli eredi di Gramsci e Berlinguer a tanto sono arrivati!  Grazie al nuovo condottiero Renzi……Renzi chi? Ah il nuovo cretino burattino nella mani del potere capitalistico finanziario. L’Ennesimo servo del capitale sbandierato come uomo della provvidenza.  Già ma la provvidenza di chi?  A tutti i sinceri democratici:  non sarebbe ora di farsi sentire e fermare  questo scempio? Non so voi, ma io sono seriamente preoccupato di porre la mia vita in mano a  dei servi cretini.

LETTERA DI UNA PROFESSORESSA

Francesco di Palo. fonte: http://francescodipalo.wordpress.com/


Egregio Presidente Renzi, Onorevole Giannini, esimio Sottosegretario Raggi,
chi vi scrive è una professoressa, una donna come tante, che fino ad oggi ha vissuto con entusiasmo il proprio lavoro, spendendosi giorno dopo giorno, ora dopo ora per i propri ragazzi.
Sono 30 anni che insegno, di cui 27 come insegnante di sostegno. Per scelta, sono fiera di precisarlo.
Oltre alla specializzazione per l’insegnamento ai ragazzi disabili, che ai miei tempi constava di un biennio parauniversitario (mica il corsetto di 6 mesi che proponete oggi), con 18 esami, fra cui neuropsichiatria infantile, clinica delle minorazioni, psicologia, pedagogia, normativa scolastica, e annesse prova scritta in Braille e tesi finale, ho conseguito diverse altre specializzazioni: sono specializzata in didattica della musica, sono facilitatore alla comunicazione di primo livello ed ho superato l’esame di accertamento linguistico (lingua inglese) per l’insegnamento all’estero. Oltre agli innumerevoli corsi di formazione in tecniche della comunicazione, ABA, dislessia e quant’altro.
Sono andata a discutere la mia tesi di specializzazione con la media del trenta, questo solo per farVi capire quanto io abbia investito sulla mia formazione.
Ogni mattina mi sveglio e affronto problemi che vanno dalle crisi di un ragazzino autistico all’incapacità di memorizzare di un alunno dislessico, fino alla gestione di crisi epilettiche o psicotiche. Ogni giorno, quando torno a casa, sono talmente stanca che vorrei solo dormire, ma mi metto a cercare materiali utili da mettere sul Cloud che ho creato per tutta la classe. Perché, sì, io faccio sostegno “alla classe”: a me vengono affidati i ragazzi immigrati che non conoscono bene l’italiano, gli alunni con problemi di dislessia, e i famosi BES, i bisogni educativi speciali, OLTRE alle problematiche che devo necessariamente affrontare con gli alunni certificati.
Lo sa, Presidente Renzi? Ho una cicatrice sul braccio sinistro, causata da un cutter che un ragazzino autistico era riuscito a trovare nella cattedra dei bidelli, e per difendere lui da se stesso mi sono ferita io.
Lo sa, Onorevole Giannini? Spesso sono tornata a casa coi lividi, da scuola, per un calcio, un pugno, perché ho dovuto contenere un ragazzino che si sarebbe fatto male.
Lo sa, Sottosegretario Raggi, che mi sono pagata da sola la supervisione, assolutamente necessaria per non scaricare sui ragazzi i miei problemi e le mie frustrazioni personali?
E oggi mi sento dire che “non faccio abbastanza”, che rispetto all’Europa “gli insegnanti italiani lavorano meno”. Ma con quale faccia!!!
Ognuno di voi, è mai stato un’ora, dico una sola, in cattedra? Avete mai avuto a che fare con un ragazzino autistico che si autolesiona? Conoscete le teorie comportamentiste, l’approccio psicanalitico, le neuroscienze in rapporto all’autismo? Se vi chiedessi quale ritenete più consona sapreste rispondere? No, che non sapreste rispondere. Perché di scuola sapete poco o nulla.
A voi interessa risparmiare.
Ed è per questo che avete montato ad arte una campagna pubblica contro gli “insegnanti fancazzari”, è per questo che volete raddoppiarci l’orario di lavoro, a parità di stipendio, si badi bene, in modo da non dover pagare supplenti e non assumere i precari, è per questo che propagandate una scuola che sia al contempo succursale dell’ASL, degli assistenti sociali, dei campi estivi.
SOLO PER RISPARMIARE. Sulla nostra pelle, si intende.
Io sfido chiunque si azzardi a dire che non lavoriamo abbastanza a fare non dico una mattinata, ma almeno 3 ore in una classe problematica.
Vi invito caldamente a venire a pulire la bava alla bocca di un ragazzo epilettico, poi a cambiarlo, perché si è urinato addosso, e soprattutto a rassicurarlo e pregare Dio che la crisi passi presto. Per lui, per i suoi genitori, per voi stessi che vi trovate di fronte all’imponderabile.
Vi sfido a contenere la crisi di un ragazzo autistico che sbatte la testa contro al muro e comincia a sanguinare.
Lo sapreste fare? No che non lo sapreste fare…. E allora di cosa parlate?
E i miei colleghi, che gestiscono classi eterogenee, dove si devono fare fino a 5 compiti in classe differenti per andare incontro alle esigenze di ogni alunno, pensate che a casa non facciano niente?
Fate pure tutti i vostri piani, allora, costringeteci, col plauso del popolo bue, che non vede l’ora di punire gli “insegnanti fannulloni”, a fare più di quanto sia umanamente possibile, toglieteci ogni motivazione, spremeteci come limoni…. Come pensate sarà la scuola, poi?
Ve lo dico io: insegnanti che perderanno ogni motivazione, che ridurranno la propria disponibilità all’osso, che andranno in burnout a discapito degli allievi, che non saranno più disposti a fare nulla di più di quanto dovuto.
Da ultimo, una mia personalissima considerazione: ho amato il mio lavoro, ci ho creduto, mi sono spesa senza riserve, ho fatto molto, molto di più di quanto sarebbe stato richiesto. Oggi, invece, l’unico pensiero che riesco ad avere è di scappare il più presto possibile, anche a costo di fare la cameriera.
Un bel risultato, eh? Complimenti, da parte mia e da parte di tutti gli insegnanti che da anni si prendono cura dei nostri ragazzi, che sono il nostro futuro.


Annachiara Piffari

domenica 6 luglio 2014

Frosinone. Non c'è un centesimo, ma Neymar verrà a giocare qui

Luciano Granieri

Signori non c’è un euro.  Questo è quanto si apprende leggendo le carte dei conti del   bilancio Comunale di Frosinone. Nel previsionale 2013 si legge che le spese vive a favore della cittadinanza fra il 2013 e il 2014-2015 subiranno un tracollo di quasi setti milione e mezzo, 7.478.506, per l’esattezza. 

Ciò significa  che non saranno più garantiti  i servizi alla cittadinanza o questi saranno a carico di tutti noi , ci riferiamo allo   scuolabus,  alla mensa scolastica,  alla manutenzione e cura degli arredi urbani  e altri servizi. Nonostante le entrate cospicue della TASI molte strade cittadine continueranno a rimanere al buio perché non ci sono i soldi per cambiare le lampadine a parte quelle tre, quattro necessarie ad illuminare Piazzale Vittorio Veneto  in occasione del  festival dei conservatori.  I 640mila euro, per l’acquisto del  teatro Nestor sono andati a  gravare sulla voce debiti fuori bilancio, perché nelle spese in conto capitale non risultano. 

Poi c’è la mannaia del piano di riequilibrio finanziario che ci condanna a pagare 50milioni di euro in dieci anni. Dunque niente soldi per asili, trasporti, mense, servizi sociali. Ma per lo stadio? Possibile che,se si deve subire un salasso di sette milioni e mezzo di tagli sulla spesa sociale, si riescano a trovare  i fondi per la ristrutturazione dell’impianto del Casaleno? E’ possibile perché noi frusinati siamo un po’ come Claudio Scajola il quale ignorava chi avesse osato pagargli la casa con vista sul Colosseo. 

Noi frusinati ignoriamo che i soldi ci sono e derivano da un anticipazione di liquidità trentennale, cioè anticipazioni di  un prestito di 16.250.000 euro, che dovremo pagare in trent’anni. La prima tranche di 8.125.000 è stata erogata la seconda tranche di pari importo sarà emessa entro la fine dell’anno. 

Noi frusinati ignoriamo che ovviamente il mutuo è a carico nostro, e che neanche un centesimo andrà in spesa sociale, in stadio però si. Dunque lo scherzetto calcistico di 5.770.000 sarà a nostro onere , come pure pagheremo cara l’ennesima cessione alla speculazione fondiaria di suolo pubblico. Nell’area del vecchio Matusa sono già in rampa di lancio due palazzoni di 15 piani.  Inoltre è possibile che vengano destinati alla ristrutturazione del nuovo stadio il milione scarso di oneri concessori derivanti dall’edificazione del progetto “i Portici” piazzato proprio sopra  le terme romane. Pure i romani dell’età imperiale , ma anche i Volsci, saranno chiamati a dare il loro contributo alla causa calcistica. 

Ma perché tutto questo disfattismo? E’ vero non abbiamo avuto mai molta fiducia nella nuova giunta Ottaviani, non che l’altra fosse meglio,  ma il sindaco degli effetti speciali è pronto a stupirci ancora una volta. Pare che nel contratto del neo acquisto del Frosinone,  di provenienza Sassuolo, l’attaccante Gaetano Masucci, sia prevista una clausola che lo impegna insieme con i fratelli Ciofani a guidare lo scuolabus per accompagnare i bambini a scuola. 

In una stanza posta all’interno della tribuna, sarà organizzata una cucina da campo che sfornerà pasti per gli alunni delle scuole. Ai fornelli, Paganini e Frara.  La squadra primavera si occuperà della manutenzione della Villa comunale e del cimitero. A Stellone sarà affidata la gestione  del museo archeologico.  Per quanto concerne la cura ai disabili  sarà  il centrocampista Gucher ada occuparsene  se non verrà ceduto.  Se ciò dovesse avvenire, il suo posto verrà preso niente meno che da Neymar, il quale dopo l'infortunio  che gli ha procurato la rottura di una vertebra è stato invitato dalla D.ssa Mastrobuono manager Asl a curarsi  presso il reparto ortopedia dal S.S.Trinità di Sora, ma solo quando i medici torneranno dalle ferie. Nel frattempo il povero giocatore si torcerà in preda al dolore. 

Una volta guarito, il giovane fuoriclasse brasiliano si occuperà, oltre che di giocare nel Frosinone,  anche di riabilitare a suon di samba i vecchietti con i postumi da femore fratturato.   I fari che illumineranno lo stadio saranno così potenti da irradiare di luce tutta la città fino agli anfratti più bui delle stradine  periferiche. Ecco dunque serviti i gufi (termine ormai di moda).  E’ proprio vero, noi frusinati ignoriamo come ignorava Scajola. Ignoriamo che la grandezza del sindaco ci assicurerà, più servizi e Neymar come premio aggiuntivo . Ma bisogna fare lo stadio, bisogna agevolare la speculazione edilizia  ed  è necessario che le cassandre come noi non rompano troppo i coglioni.  Chiaro?


                                                                                                                                                                                       

Il prezzo della colonizzazione sionista

Fronte Palestina


In Palestina sono stati ritrovati i corpi di tre coloni scomparsi il 12 giugno scorso e subito sui media di mezzo mondo si è assistita ad una sconcertante e ipocrita mistificazione della realtà che quotidianamente si vive in quella terra da oltre 66 anni. La propaganda filosionista si è messa in moto facendo perno sull'emotività suscitata dalla morte di tre coloni eliminando invece il contesto in cui questo fatto si inserisce, ossia la colonizzazione armata della Palestina: una realtà fatta di morte, distruzione e terrore ai danni dei palestinesi, una realtà fatta di pulizia etnica portata avanti da chi portavoce dell'ideologia sionista continua a colonizzare una terra abitata da altri sulla base del mito della “terra promessa al popolo eletto”. Una realtà in cui pogrom in stile nazista contro i palestinesi non sono una eccezione, ma quotidianità come dimostra ciò che sta avvenendo in queste ore in cui si assiste ad una vera e propria caccia al palestinese da parte di gruppi di coloni che al grido di "morte agli arabi" stanno scatenando una rappresaglia che ha portato non solo al ferimento di una bambina di 9 anni, volontariamente investita con la macchina da un gruppo di coloni, ma anche al rapimento e l'uccisione di Mohammed Abu Khdeir un ragazzo di 16 anni, il cui corpo è stato dato alle fiamme. Di lui non sentiremo parlare ai telegiornali, né assisteremo ad alcun funerale in diretta, d'altronde si sa i morti palestinesi non fanno notizia. I tre coloni fanno parte di questa realtà, fatta di occupanti-colonizzatori che sistematicamente con le armi si insediano nelle terre e nelle case altrui, una realtà fatta di coloni e colonizzati. Chi vuole negare questa realtà mente spudoratamente. Chi, come l'Autorità Nazionale Palestinese accoglie e fa propria la tesi che equipara occupanti e occupati, è un collaboratore o un sionista.
Non si può accettare il finto moralismo, anche di sinistra, che tenta meschinamente di mettere sullo stesso piano chi barbaramente uccide in nome dell'ideologia sionista e chi legittimamente resiste in tutti i modi e le forme possibili e necessarie, ciò costituisce una furbesca manipolazione funzionale al perpetuarsi del progetto sionista volto a cancellare dalla storia il popolo palestinese.
Condividere questo approccio politico sugli avvenimenti, in fondo, può essere equiparato a chi in Italia ha parlato di “bravi ragazzi” a proposito dei repubblichini di Salò, servi dell'occupazione nazista.
In termini politici il dato di fatto è che la morte dei tre coloni ha avuto l'effetto di evidenziare l'evanescenza di una ANP liquefatta di fronte alla rappresaglia israeliana. L'occupazione e i rastrellamenti della Cisgiordania, dimostrano che, nei fatti, in quella parte di Palestina non esiste nessuna autorità palestinese sul territorio amministrato, bensì solo una pletora burocratica atta a contenere le spinte alla resistenza anticolonialista della popolazione indigena.
L’ANP si dimostra sempre pronta a coadiuvare l’occupante sionista nel controllo del territorio, lasciando il proprio popolo alla mercé della rappresaglia e legittimando la repressione interna.
Questi avvenimenti rappresentano quindi una pietra tombale sugli Accordi di Oslo e le illusioni dei negoziatori ad oltranza, apologeti della non-soluzione, razzista, dei “due Popoli due Stati”. Sono la dimostrazione che non c'è più nulla da trattare, che i sionisti non riconoscono nessun altro popolo e tanto meno uno stato indipendente entro i “loro” confini di occupazione politica, economica e militare. L'unica trattativa possibile è quella tra forze in conflitto attive, non tra una forza occupante e il suo fantoccio.
Tale dinamica politica-militare è anche una cartina tornasole della tenuta del progetto di riconciliazione nazionale avviato dall'accordo tra OLP e HAMAS. Questo percorso potrebbe avere senso solo con la chiusura definitiva dell'inutile esperienza della ANP e della road map imperialista, come bilancio di quasi un quarto di secolo di illusioni legate ad una strategia sbagliata in partenza e poi rivelatasi fallimentare.
In questo quadro anche la Sinistra della Resistenza palestinese è messa di fronte a scelte difficili e coraggiose, che non ammettono ambiguità, in quanto la posta in gioco è il proprio annientamento politico. Come dimostra la volontà di espulsione dalla OLP del FPLP, del sequestro dei suoi fondi e beni ma, soprattutto, dall'ondata repressiva – congiunta israelo-palestinese – di cui è vittima in tutta la Palestina.
A fare da sfondo, la Palestina sotto attacco, dove giorno dopo giorno aumenta la violenza e il terrore perpetrato dallo stato dell'apartheid israeliano, che con il pretesto del sequestro-esecuzione dei coloni-soldati sta conducendo una brutale campagna di rappresaglia, bombardando quotidianamente la Striscia di Gaza e assaltando e rastrellando la Cisgiordania. Centinaia di palestinesi, tra cui 11 parlamentari, sono stati sequestrati dalle truppe di occupazione in oltre 1000 incursioni contro abitazioni, scuole, associazioni, università e altre istituzioni. Molti palestinesi sono stati uccisi dalle forze coloniali, ma sembra che questi morti siano invisibili per la comunità internazionale e la cosiddetta opinione pubblica dei benpensanti, la quale si è indignata per la sorte dei tre coloni-soldati, ma non muove un dito di fronte alle vittime palestinesi, al sequestro di minori - 740 dall'inizio dell'anno -, al muro della vergogna, alla distruzione di case e alla tortura. Così come hanno fatto finta di non sentire il grido di libertà dei prigionieri amministrativi che con dignità e coraggio, a rischio della loro stessa vita, hanno fatto 63 giorni di sciopero della fame, per chiedere la fine di questa pratica illegale, a causa della quale centinaia di palestinesi vengono arrestati senza accusa né processo. Anzi, con un gesto sprezzante e paradossale, mentre i bulldozer israeliani demolivano le ennesime abitazioni palestinesi sostituendole con nuove colonie, lo stato sionista che colonizza il territorio palestinese da 66 anni, è stato eletto alla vicepresidenza della IV° Commissione delle Nazioni Unite (Politiche speciali e Decolonizzazione). Ossia di un organismo che ha lo scopo di affermare e garantire il diritto dei popoli all’autodeterminazione e all’indipendenza, un diritto costantemente negato ai palestinesi. Degno della peggior fantasia manipolatrice orwelliana.
In ultimo aggiungiamo che la tracotanza sionista è ormai diventata una realtà concreta anche nelle nostre piazze. Negli ultimi tempi, sempre più squadracce sioniste stanno svolgendo il ruolo di picchiatori e censori delle istanze antimperialiste e filopalestinesi. Dalle aggressioni del 25 Aprile contro militanti filopalestinesi al corteo della Resistenza partigiana, fino a quelle degli ultimi due giorni, sempre a Roma, ai sit-in pro Palestina, queste aggressioni vigliacche hanno portato ad un saldo di una decina di feriti, di cui almeno due seriamente - oltre 20 gg di prognosi -. E' giunto il momento per le istanze antimperialiste e antisioniste di prendere atto che questo sarà un fenomeno di scontro strategico, quindi bisogna attrezzarsi di conseguenza, per garantirsi la propria agibilità politica, come si è sempre fatto con i fascisti.
In questo quadro il silenzio è complicità e noi non vogliamo essere complici della pulizia etnica che ogni dannato giorno viene portata avanti da Israele nei confronti del popolo palestinese. Allo stesso tempo non possiamo fare a meno di denunciare la complicità della ANP che continua ad impegnarsi nella cooperazione per la sicurezza con l'occupante sionista, cercando di rassicurare Israele che non ci sarà una terza intifada. Questo avviene grazie al sostegno ed al coinvolgimento dell'imperialismo occidentale, che fornisce finanziamenti e formazione per assicurare che tutto ciò possa continuare a suo profitto.
Non ci sono alibi per nessuno, bisogna decidere se stare dalla parte dell'Occupazione sionista o da quella della Resistenza palestinese antimperialista.