Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 15 settembre 2017

Scuola. Rinnovo del contratto: organizziamoci per non accettare mediazioni a ribasso

Lavoratori Autoconvocati della Scuola, LIP Roma e Lazio, Manifesto dei 500, Osservatorio Diritti Scuola, Partigiani della Scuola Pubblica




E' dal 2008 che il contratto per il personale della scuola è bloccato, ed in questi ultimi anni, a causa di una tendenza a riformare perennemente in chiave peggiorativa il sistema scolastico, il carico di lavoro per il personale della scuola (docenti ed ATA) è aumentato significativamente; gli ultimi Governi che si sono succeduti non hanno mai ascoltato il punto di vista di chi nella scuola lavora tutti i giorni, salvo poi ricordarsene nel momento delle elezioni, fingendo lacrime di coccodrillo per gli errori commessi. Il Governo Gentiloni, in perfetta continuità con quello Renzi, ridotto in uno stato di estrema difficoltà con l’approssimarsi delle elezioni, fa finta, attraverso i Ministri Fedeli e Madia, di poter chiudere il contratto del comparto scuola investendo dei fondi che poi il MEF sistematicamente non concede. Dalle indiscrezioni che sono uscite rispetto ad una trattativa che ha dei contorni di inquietante segretezza, pare che il Governo sia disposto a concedere 80 € lordi di aumenti mensili a condizione di collegare gli aumenti stessi a criteri di meritocrazia individuale che, come spesso accade nella scuola, non essendo facilmente misurabili, si riducono ad una meschina battaglia di tutti contro tutti per l'accaparramento della miseria. Non solo: tali aumenti potrebbero persino peggiorare il salario complessivo laddove non si provvedesse a evitare che, sommati con lo stipendio base, facciano scivolare nelle fasce di reddito che non hanno diritto ai famosi 80 € a suo tempo elargiti dal governo Renzi, con la beffa che questi ultimi non sono soggetti a tassazione, l’aumento in busta paga è lordo. Per di più, con l’accordo pre-referendum attraverso cui nel novembre 2016 si cercò di racimolare qualche sì in più verso la riforma costituzionale, si era almeno ottenuto il punto che la legislazione ordinaria non potesse peggiorare – come regolarmente avvenuto in questi anni – quanto stabilito dal contratto nazionale: ebbene, anche ciò sembra essere sparito.
Dal nostro punto di vista, non è possibile impostare una trattativa così importante con un Governo come quello Gentiloni nel segreto delle stanze di concertazione, senza un coinvolgimento attivo dei lavoratori della scuola e senza l'ipotesi di costruzione di un percorso conflittuale per rivendicare aumenti salariali adeguati al lavoro che svolgiamo e per evitare che il contratto scuola nella sua parte normativa si adegui alle modifiche operate con la legge 107.
Partiamo da noi, dai nostri bisogni, costruiamo in maniera autonoma una ipotesi di piattaforma contrattuale e su questa base apriamo un forte dibattito nelle scuole accompagnato da una mobilitazione del personale della scuola che riprenda le motivazioni ed il senso profondo della lotta per l’abrogazione della legge 107. Legge a cui contrapporre un’idea di scuola democratica, non classista, basata sui principi della Costituzione, che per alcuni di noi è rappresentata dalla LIP depositata in questi giorni in Cassazione.
Cominciamo con un’assemblea nazionale dei lavoratori della scuola, iscritti a tutti i sindacati e non iscritti, docenti e personale ATA, di ruolo e precari, elaborando una piattaforma ed un percorso di lotta che sia funzionale alle nostre esigenze.
Vi invitiamo a partecipare all’assemblea che si terrà domenica 17 settembre dalle ore10 alle 18 a Roma presso via Galilei 53 (metro A, fermata Manzoni).
Lavoratori Autoconvocati della Scuola, LIP Roma e Lazio, Manifesto dei 500, Osservatorio Diritti Scuola, Partigiani della Scuola Pubblica
Per maggiori informazioni: http://autoconvocatiscuola.altervista.org/

giovedì 14 settembre 2017

Presidio Tiburtino III 13 Settembre 2017

Attac Film Roma


Sintesi video delle ragioni del presidio al Tiburtino III, davanti al Centro Anziani, dove si sarebbe dovuto svolgere un Consiglio municipale straordinario sul "problema del centro di accoglienza" di via dei Frantoi.

IL LAST MINUTE MARKET E' UN NOSTRO PUNTO DEL PROGRAMMA E DIAMO LA MASSIMA DISPONIBILITA' PER ATTUARLO, AFFINCHE' NON RIMANGA SOLO UN TITOLO DI GIORNALE"

Frosinone Cinque Stelle





Nei giorni scorsi abbiamo appreso dalla stampa che il Consigliere Comunale Danilo Magliocchetti ha “lanciato” il tema del last minute market, che fa riferimento alla c.d. legge anti-spreco (Legge n. 166 del 19.08.2016). “Tendere una mano ai più bisognosi”, questo è l’appello che ha rivolto alla grande distribuzione per destinare i prodotti alimentari riutilizzabili, in favore delle associazioni caritatevoli del territorio della provincia di Frosinone. Ci gratifica constatare che, ancora una volta, le nostre idee raccolgono il meritato consenso, però sarebbe molto più utile se soluzioni importanti e necessarie per la collettività, passassero anche attraverso lo strumento del dialogo, del confronto e della condivisione, invece che attraverso una mera “annuncite” utile solo per riempire le pagine dei giornali.” – Lo dichiarano i consiglieri M5S Bellincampi e Mastronardi che continuano – “La riduzione degli sprechi alimentari non è solo un’importante misura “anti povertà”, ma può essere anche uno strumento per diminuire il conferimento in discarica della frazione umida dei rifiuti, determinando anche un abbassamento della Tari. Ma questa Legge prevede tanto altro, come la cessione a titolo gratuito delle rimanenze di attività promozionali o dei prodotti in via di scadenza o quelli che non sono più idonei alla vendita per alterazioni dell’imballaggio, ed ancora, per i ristoranti, con la preparazione delle cosiddette “doggy bags”. Iniziative verso le quali non si può che essere a favore e che difatti abbiamo inserito nel nostro programma. Certo questa legge sarebbe stata perfetta se in sede parlamentare avesse accolto la proposta del M5S di inserire delle sanzioni verso coloro che non scelgono di puntare al recupero, come accade invece in Francia, ma con un governo 5 Stelle siamo sicuri che ci arriveremo anche in Italia.” – “Di contro, al di là delle belle intenzioni del Consigliere Magliocchetti, non troviamo alcuna traccia concreta di tutto ciò, né all’interno del programma elettorale del Sindaco e della sua coalizione, né tantomeno nelle Linee Programmatiche di governo, recentemente presentate in Consiglio Comunale. A tal proposito vogliamo anche ricordare che sin dal 2016 presso il Ministero dell’Agricoltura vi è un fondo di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017, 2018 destinato proprio al finanziamento di progetti innovativi per limitare gli sprechi a cui hanno già aderito molti Comuni, ma tra i quali non figura Frosinone.” – e concludono –“Ricordando dunque, anche la richiesta di fattiva collaborazione lanciata alle opposizioni dal Sindaco e più volte ribadito dallo stesso Magliocchetti, facciamo presente di essere disponibili anche da subito a dare il nostro contributo qualora il Comune volesse realmente proporsi come “riferimento e cabina di regia” per la realizzazione di un progetto anti spreco, perché quando si tratta di iniziative per il bene della collettività noi ci siamo e ci saremo sempre.”

mercoledì 13 settembre 2017

Nancy Ortowsky un’artista ispirata dalla musica jazz

fonte: Jerry  Jazz Musician
traduzione Luciano Granieri.




La musica jazz per molto tempo ha inspirato, artisti, poeti e scrittori (Romare, Bearden, Jack Kerouac e Langstone Hughes sono alcuni esempi eclatanti). Per una testimonianza più contemporanea, osserviamo questi straordinari video relativi alle performance dell’artista Nancy Ortowsky,che realizza dipinti meravigliosi, mentre è accompagnata dal Roswell Rudd trio e dal percussion-driven ensemble.



La scomparsa di Jaco Pastorius, un' "11 settembre" dell'evoluzione creativa.

Luciano Granieri




Due giorni fa era l’11 settembre. Una data nefasta, anche di parte. Al ricordo, imperialista,  dell’attentato alle torri gemelle , si contrappone il lugubre ricordo antimperialista del golpe cileno. L’11 settembre ha segnato una pagina buia anche per il  nostro territorio. In quella giornata del 1943, Frosinone subì il primo bombardamento alleato che provocò un centinaio di vittime. 

Ma, fatte le dovute proporzioni che si devono quando si è in presenza eventi drammatici che hanno segnato la storia, l’11 settembre è  anche un giorno triste per gli appassionati di musica, di jazz, ed in particolare per i cultori del basso elettrico. Infatti in questo giorno di settembre di trentanni fa (1987), Jaco Pastorius, ubriaco e strafatto,  veniva malmenato dal buttafuori del Midnight Bottle Club di Fort Lauderdale in Florida. La gravità dei traumi lo porterà alla morte dopo dieci giorni di coma irreversibile.  Una mancanza improvvisa che ha determinato uno strappo drammatico nel panorama jazzistico, musicale, e non solo. 

A soli 36 anni se ne andava colui che era già una leggenda. Le cronache più scontate ci rimandano la figura di un genio maledetto, imprigionato dentro una perversa dicotomia   fra una straordinaria creatività e una tossicodipendenza allucinante. La fama e il successo si devono, per lo più,   alla militanza affianco di Wayne Shorter e Joe Zawinul nei Weather Report, dove Pastorius, riscrisse la storia del basso elettrico, ed alla sua collaborazione con Joni Mitchell. 

L’immagine del suo Fender Jazz, liso ma corroborato dalle vernici epossidiche delle barche per proteggerlo dall’umidità della Florida, con i tasti cancellati da abbondanti passate di mastice, è entrata nella leggenda. Ma Pastorios era molto più di uno  strumentista rivoluzionario  tutto genio e sregolatezza. Era un musicista e compositore  solido, la cui genialità si radicava  saldamente  nell’arcaica tradizione del basso a tuba. Infatti, appena quindicenne, aveva iniziato a suonare in una banda di ottoni di 19 elementi la “Las Olas Brass”. 

Le straordinarie e innovative sonorità del suo  Fender partono  proprio dai colori armonico-ritmici unici del basso a tuba. Per questo, oltre  il genio dei Weather Report, esiste un Pastorius  straordinario arrangiatore e leader di grandi orchestre. In questo contesto il suo basso usciva dalla dimensione esclusivamente ritmica e armonica per entrare prepotentemente nell’universo melodico, al pari degli ottoni e della ance.

 La Word of Mouth big band, da lui diretta, è una straordinaria testimonianza, pur nelle poche pubblicazioni discografiche, delle sue eccellenti capacità di guidare, in modo assolutamente innovativo un grande ensemble. E ancora  stellari sono i concerti della     Big Band costruita a suo nome con strumentisti del calibro di Randy Brecker (Tromba), Peter Erskine (Batteria), Bobby Mintzer (Sax tenore, soprano, clarino basso) ma soprattutto con David Bargeron al basso a tuba.

Dal jazz, al funky, dal rock alla big band,  la rivoluzione targata Pastorius ha cambiato nel fulmineo spazio di un ventennio scarso, non solo il modo di suonare, ma anche quello di pensare una linea di basso. Ecco perché fra le tante sciagure  della storia occorse l’11 settembre, quella di Jaco Pastorius, è anch’essa, a   suo modo, epocale.  Infatti la scomparsa di un tale personaggio è realmente un “11 settembre” per tutto il mondo musicale e artistico creativo in genere.

Good Vibrations

Liberafesta, Frosinone sabato 16 settembre

Di Fausta Dumano* Responsabile memoria storica Prc

Torna LIBERAFESTA e torna nella piazza ,nei giardini Turriziani,uno spazio che rappresenta la nostra storia,il nostro passato ,ma anche il nostro futuro .Cominciammo a sceglierla, perché era comoda, era vicino alla sede storica del partito incorso della repubblica.  Nell'archivio della memoria spuntano immagini intense,anche sotto la pioggia sventolano le bandiere rosse,in quel luogo abbiamo scritto anche pagine ironiche ,chi non ricorda la statua della Madonna della Stella che sembra camminare sulla testa di un segretario cittadino ,ah le coincidenze la processione che scendeva  nella via sovrastante i giardini. Oggi quei giardini vengono chiamati in maniera dispregiativa Piazza Tirana , per la presenza dei migranti, qualcuno comincia a chiamarla Africa ,si sta sempre più colorando .Tornare oggi in quella piazza significa per noi ricordare la nostra storia,riflettere sugli errori , imparare da essi e contemporaneamente tornare in quella piazza è circondarsi della nuova  società multietnica.


domenica 10 settembre 2017

Demolite: le scuole palestinesi distrutte da Israele all’inizio del nuovo anno scolastico

Chloé Benoist




Il ritorno a scuola per molti significa un nuovo inizio, ma per alcuni bambini palestinesi ciò ha significato un ritorno alla distruzione ed alla violenza

Decine di bambini di Jubbet al-Dhib e dei villaggi circostanti nel distretto meridionale di Betlemme nella Cisgiordania occupata si aspettavano che mercoledì fosse il primo giorno di scuola in un nuovissimo istituto elementare, finanziato dall’Unione Europea (UE).

Tuttavia martedì sera le forze israeliane hanno demolito sei aule prefabbricate e confiscato tutto il materiale da costruzione, lasciando dietro di sé sul nudo cemento solo pile di sedie per i bambini.
Gli abitanti di Jubbet al-Dhib erano scioccati: “Quelli che demoliscono una scuola non sono persone, non sono esseri umani,” ha detto mercoledì ai giornalisti Manal Zawahra, un’abitante di Jubbet al-Dhib.

“Non abbiamo fatto niente di male ai loro bambini, perché hanno fatto questo ai nostri? Vogliamo vivere in pace, ma non ce lo consentono,” ha aggiunto questa madre di sei figli.

Quella di Jubbet al-Dhib è la terza scuola palestinese ad essere demolita o a vedersi confiscare le infrastrutture dalle forze israeliane dall’inizio del mese. Ciò include l’unico asilo infantile della comunità beduina di al-Baba e lo smantellamento di pannelli solari – l’unica fonte di energia – di una scuola ad Abu Nuwar.

Giovedì le missioni UE a Gerusalemme e Ramallah in un comunicato hanno espresso “forte preoccupazione” in seguito alla confisca di strutture delle scuole palestinesi nelle comunità beduine.
“Ogni bambino ha il diritto ad un accesso sicuro all’educazione e gli Stati hanno l’obbligo di proteggere, rispettare e soddisfare questo diritto garantendo che le scuole siano luoghi inviolabili e sicuri per i bambini,” dice la dichiarazione, chiedendo ad Israele “di porre fine alle demolizioni ed alle confische delle case e proprietà palestinesi in conformità con i suoi obblighi in quanto potere occupante in base alle leggi umanitarie internazionali.”

Atto di sfida
Nonostante la demolizione, mercoledì mattina presto i bambini delle elementari si sono presentati dove si trova il basamento della scuola ed hanno aiutato a sistemare le sedie gettate via, mentre attivisti hanno sistemato una tenda rifugio sulle fondamenta distrutte delle aule prefabbricate.
Circa 60 bambini si sono stipati all’interno della tenda ed hanno cantato l’inno nazionale palestinese, mentre gli insegnanti hanno tenuto le lezioni sul posto come dimostrazione simbolica di sfida contro le politiche discriminatorie di Israele contro i palestinesi.

“Questo luogo non rappresenta un pericolo per nessuno. Non è un pericolo per i carri armati o gli aerei (israeliani),” ha detto a MEE Sami Mroueh, il direttore educativo del distretto di Betlemme dell’Autorità Nazionale Palestinese. “L’aggressione contro questo luogo è un attacco ai diritti umani in generale ed ai diritti dei bambini in particolare.”

Mentre Mroueh ha insistito sul fatto che “rimarremo qui e continueremo ad insegnare (agli studenti) qui,” gli operatori dell’Ong che si sono occupati della scuola hanno detto che l’incombente minaccia di un’ulteriore azione israeliana, insieme alla difficoltà di insegnare in una tenda troppo affollata con un clima inclemente, rende questa possibilità improbabile nell’immediato futuro.

Violenza psicologica
L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem in un comunicato rilasciato mercoledì ha affermato che 80 bambini hanno subito le conseguenze della demolizione della scuola. Sostiene che l’iniziativa israeliana “incarna la crudeltà burocratica e la sistematica vessazione da parte di autorità la cui funzione è espellere i palestinesi dalla loro terra.”

Un coordinatore dell’Ong francese coinvolta nella costruzione della scuola, che chiede di rimanere anonimo, ha detto a Middle East Eye che la demolizione ha rappresentato una “violenza psicologica” contro i giovani studenti.

“Per bambini di quest’età, una cosa del genere gli fa capire improvvisamente qual è il loro posto nel mondo,” ha detto.

Il Coordinamento delle Attività Governative nei Territori (COGAT), l’ente militare incaricato di mettere in atto le politiche israeliane nei territori palestinesi occupati, ha giustificato la demolizione affermando che mancavano le licenze edilizie rilasciate da Israele.

“L’edificio a Jib al-Dib (sic) è stato costruito illegalmente la scorsa settimana, in palese violazione degli ordini di interruzione dei lavori e senza aver ottenuto i permessi richiesti,” ha detto a Middle East Eye un portavoce del COGAT.

Mentre gli abitanti hanno detto che i servizi igienici, che mercoledì sono rimasti la sola struttura ancora in piedi, sono stati l’unica parte della scuola ad aver ricevuto un ordine di sospensione dei lavori, il COGAT afferma che anche le aule nelle case mobili l’avevano ricevuto.

In luglio l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento delle Questioni Umanitarie (OCHA) ha affermato che le limitazioni israeliane nell’Area C – i due terzi della Cisgiordania sotto totale controllo militare israeliano [in base agli accordi di Oslo e per un periodo massimo di 5 anni dal 1993, ndt.]– hanno reso “praticamente impossibile” per i palestinesi ottenere licenze edilizie, a differenza dei coloni israeliani, a cui spesso vengono concesse.

Secondo l’OCHA, in conseguenza di simili politiche israeliane, più di un terzo delle comunità palestinesi nell’Area C non ha scuole elementari, obbligando i bambini a viaggiare per lunghe distanze per ottenere un’istruzione.

In giugno le autorità israeliane hanno anche confiscato circa 60 pannelli solari – donati dal governo olandese – che fornivano a Jebbet al-Dhib l’elettricità indispensabile.
B’Tselem ha registrato nel 2016 un numero “record” di demolizioni di case palestinesi in Cisgiordania.

Dall’inizio del 2017 le autorità israeliane hanno portato avanti progetti per migliaia di unità abitative nelle colonie della Cisgiordania e nella Gerusalemme est annessa, in palese violazione delle leggi internazionali.

Accesso all’educazione
I bambini di Jubbet al-Dhib, che vivono sulle polverose colline a sudest della città di Betlemme, devono camminare per almeno cinque chilometri per andare a lezione, attraverso terreni ripidi e difficili da percorrere, a rischio di incontrare cani inselvatichiti, soldati israeliani o abitanti della vicina colonia israeliana illegale di Nokdim – dove vive il ministro israeliano della Difesa Avigdor Lieberman.

Il difficile percorso di andata e ritorno, insieme alle aule sovraffollate ed allo stigma sociale contro gli impoveriti bambini di Jubbet al-Dhib nelle scuole della zona, per anni hanno influito negativamente sul loro accesso all’educazione.

L’istituto più vicino a Jubbet al-Dhib, la scuola elementare di Hatin, situato nel villaggio di Beit Ta’mir, consiste in una casa parzialmente affittata dall’Autorità Nazionale Palestinese, che è stata ristrutturata in modo approssimativo per ospitare decine di studenti in ex-garage, così come nel piano interrato senza finestre.

Benché gli abitanti abbiano a lungo chiesto la creazione di una scuola a Jebbet al-Dhib, è stato solo durante l’estate del 2016 che le organizzazioni internazionali hanno iniziato a lavorare per edificare sulle terre del villaggio una scuola, la cui costruzione è terminata solo di recente, con finanziamenti dell’UE.

“Hanno sottovalutato le distanze che i miei figli devono percorrere a piedi ogni giorno? Sono chilometri sotto il sole o la pioggia e non ci sono mezzi di trasporto,” ha detto Zawahra.

“Quali sono i principi etici, umani o persino giuridici che possono giustificare il fatto di prendere costantemente di mira una comunità negandole l’accesso all’elettricità, all’acqua corrente ed ora alla scuola?” si chiede il coordinatore dell’Ong francese.
 “Quali giustificazioni possibili, se non per razionalizzare l’espansione della vicina colonia, che, essa sì, è veramente illegale?”

( Fonte: zeitun.info )