"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Mentre scrivo , circa 2.000 fascisti di Casapound stanno sfilando , per la vie di Trieste, ma la contromanifestazione antifascista supera le 5.000 persone … questo significa che c’è ancora un’Italia Antifascista che resiste… quell’Italia che aveva già manifestato a Riace a favore della libertà del sindaco Domenico Lucano accusato di avere integrato emigranti nel proprio Comune.
I fascisti , non solo di Casapound, ma anche quelli di Fratelli d’Italia, Forza Nuova e Lega… parlano del 4 novembre come la vittoria di una guerra e quindi una festa nazionale capace di unire tutto il popolo Italiano . Ma essi dimenticano che quella guerra fu voluta dal grande capitale agricolo industriale a partire dalla Fiat , che la vedevano sia come una conquista di nuovi territori che come sbocco produttivo legato alle armi… per questo, la guerra la fecero fare mandando a morire 1.240.000 poveri contadini ed operai… molti vennero uccisi barbaramente non dal “nemico Austriaco” ma dai comandanti Italiani uccidendo (1 ogni 10) dieci soldati innocenti, per ogni soldato che disertava… infine coloro che rientrarono nelle proprie case dopo la guerra presero L’influenza Spagnola e ne morirono oltre un milione perché indeboliti nel fisico.
Quindi il 4 novembre di 100 anni fa, va ricordato come un giorno di grave lutto e non una festa… ma i nostalgici del triste ventennio fascista a partire dalla Meloni, propongono di abolire le feste del 25 aprile e 2 giugno sostituendola con il 4 novembre (sic) … come se tra quelli come il sottoscritto che festeggiano il 25 aprile per liberazione dell’Italia ed il 2 giugno per l’anniversario della Repubblica antifascista, avessero gli stessi valori ideali di quei sciagurati che oggi hanno manifestato a Trieste per ricordare un giorno di lutto.
Quindi l’offensiva “Patriottica” dei fascisti in camicia nera, verde, o in doppio petto (come Berlusconi) che considerano Mussolini , non un criminale ma un grande Statista, non può che cadere nel ridicolo… l’Italia può riunificarsi idealmente solo se il fascismo viene bandito come previsto dalle norme Costituzionali e di Legge… e solo se vengono respinte e sconfitte le politiche capitaliste fondate sullo sfruttamento dell’Uomo sull’Uomo … altrimenti il conflitto sociale ed ideale non può che resistere ed essere rilanciato al canto di Bella Ciao .
Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel traduzione di Luciano Granieri
Stanno crescendo le pressioni sulla Puma affinchè annulli la sponsorizzazioneall’IFA
(Israel Football Association),la federazione calcistica di Israele ndt. La
IFA include nel suo campionato squadredei coloni insediatisi nei territori rubati ai Palestinesi. Più di 200
club sportivi palestinesi hanno inviato una lettera invitando la Puma ad
interrompere il contratto di
sponsorizzazione .
Solo qualche settimana fa più di mille tweet hanno
sollecitato la Puma a fare tutto il possibile per interrompere il supporto al furto illegale di terre messo in atto dagli
israeliani
Sappiamo che i dirigenti della Puma conoscono il problema.
Intensifichiamo quindi la pressioneper
convincere la Puma a compiere un passo in favore dei diritti dei Palestinesi.
Insieme agli atleti Palestinesi vogliamo lanciare il
boicottaggio contro la Puma almeno fino
a quando rimarrà complice del proposito di Israele di lavare con lo sport i
suoi crimini di guerra e la sua violazione dei diritti umani.
Perché Boicottare Puma?
Puma sta sponsorizzando la Israel Football Association(IFA). Associazione in cui è bene accolta la
partecipazione al campionato e alle
competizione correlate delle squadre che hanno sede negli insediamenti illegali israeliani. L’occupazione
militare israeliana ha cacciato dalle
proprie case intere famiglie palestinesi compresi i bambini, per lasciarle ai
coloni. L’occupazione dei coloni israeliani è considerata come un crimine di
guerra dalle leggi internazionali.
Lo scorso luglio è stato annunciato che l’Adidas non avrebbe
più sponsorizzato l’IFA a seguito di una campagna internazionale che ha inviato oltre 16.000 firme nella loro sede.
Possiamo farlo ancora.
Aderiscialle azioni
sui social media #BoycottPuma
Gli atleti ed i club sportivi palestinesi hanno già
dato il calcio d’inizio alla campagna,
3)Postiamo
la foto sui social usando l’hashtag#BycottPuma
Organizziamo una compagna di boicottaggio della Puma in ogni
territorio.
Ci sono molti modi per dare seguito alla campagna. Si
possono organizzare boicottaggi presso i clienti Puma per fermare la catena
degli acquisti, Aderiamo all’appello Palestinese per boicottare la Puma!
Insieme possiamospingere la Pumaa compiere un passoverso i diritti dei Palestinesi
Sono Comunista , marxista leninista, sposo in
pieno i principi della 4° internazionale Trotskista. Come tale considero Stalin una delle peggiori piaghe per
la realizzazione dell’ideologia
comunista. Sono per la condivisione dei mezzi di produzione e non per la loro
statalizzazione.
Dunque non potrei
sopportare la visione di un ipotetico tizio che indossasse una maglietta con la scritta “Gulagland”. Mi farebbe ribrezzo, lo prenderei a botte. Immaginate
se oggi un pisquano qualunque con
indosso una t-shirt del genere, facesse bella mostra di se sui social. Apriti cielo! Dagli ai comunisti! Il pericolo
rosso è ancora tra noi! Salvini armerebbe la sua nuova crociata , pronto ad integrare il decreto
sicurezza con misure ancora più dure verso i centri sociale e le zecche
rosse. L’indignazione fluirebbe severa
negli ambienti politici, in quelli dell’informazione, in gran parte
dell’opinione pubblica . E sarebbe
giusto così.
Non sorprende più di tanto, invece, la foto di una tizia (vera in carne ed ossa- molto più in carne che in
ossa) con in dosso una maglietta griffata “Auscwitzland”. La povera signora, in gita goliardica presso la tomba di
Mussolini, e la sua sguaiata maglietta,
hanno invaso in modo virale i social media. In verità qualcuno si è risentito,
forse anche indignato, ma la faccenda per lo più è passata ,al meglio, come una
goliardata , al peggio, come la
celebrazione di un drammatico momento
storico, che solo ai più stolti ed
ignoranti, può sembrare fulgido.
La turgida vena razzista, oggi tanto di moda, che
impreziosisce le pagine Fb e Twitter di
tanti sciagurati, aizzati dall’odio sovranista, trova nella simbologia
criminale del ventennio, con annesse deportazioni e genocidi, una sorta di
legittimazione scritta perfino nella storia. Qualcuno si scandalizza è vero, invoca
il rispetto delle varie leggi (Scelba,Mancino,Fiano) ma poi alla fine cade
tutto nel vuoto.
Francamente mi sarei stufato, di certe barbare esaltazioni, di
inopportune giustificazioni, di colpevoli sottovalutazioni. Sono stanco di
sentire che il 25 aprile e il 2 giugno sono due ricorrenze divisive. Chi dividono? I cittadini italiani, tutti,
quelli nati qui, o giunti da noi provenienti da altre parti del mondo, basano il loro essere italiani, in modo assolutamente
unitario, sulla Costituzione scaturita da
quel 25 aprile e sulla forma che la Carta ha impresso ai rapporti sociali della
nostra collettività. Chi si sente escluso da ciò che il 25 aprile e il 2 giugno
evocano, semplicemente non è cittadino italiano,
anche se nato Italia. Negare questo
significa negare la storia.
Allora forse un po’ di stalinismo non sarebbe fuori
luogo. Il suffragio universale, ad esempio, è una straordinaria conquista, ma
considerata l’ignoranza e l’irresponsabilità di certo elettorato, istituiamo
una lista elettorale cui necessariamente bisogna inscriversi per votare. Per
accedere alla lista ed ottenere la tessera bisogna sostenere un piccolo esame
di storia, educazione civica e diritto
costituzionale, una cosa semplice a livello di scuola media.
Se non si conoscono i fondamenti sociali,
politici e culturali della nostra Repubblica è fortemente salutare che non si
vada a votare. Un parlamento o ancora peggio un governo che nel corso del suo
mandato promulghi più di tre leggi che
presentino elementi d’incostituzionalità accertati dalla Corte Costituzionale, va sciolto dal Presidente della Repubblica , e ai propri componenti deve essere
interdetta l’attività politica.
E’ vero che la Costituzione consente a tutti i
cittadini il diritto di partecipare alla vita politica. A tutti i cittadini per l’appunto. E coloro i quali non conoscono la natura
solidaristica posta alla base della collettività, o non accettano che l’Italia sia
antifascista, non sono cittadini e come
tale non possono esprimersi su qualcosa che non vivono e non conoscono. Basta
con il “prima i dittatori italiani”
Il Comitato Acqua Pubblica Frosinone e Provincia, formatosi anche per assistere l'utenza del servizio idrico ed a fronteggiare la privatizzazione della gestione del bene comune acqua a scapito del servizio e delle tariffe, segnala che numerosi cittadini della provincia di Frosinone, in questi giorni, si vedono costretti ad affrontare la problematica relativa alla manomissione e financo all’effettivo distacco dei contatori idrici. Nelle ultime settimane cospicue segnalazioni si sono diffuse tra i residenti provinciali i quali lamentano la venuta di soggetti – che impediscono una loro attuabile identificazione negando il rilascio delle generalità – che con fare aggressivo e intimidatorio minacciano la sottrazione del contatore. «Rincasando ho notato che il lucchetto era danneggiato,lo sportello era forzato e il contatore era svanito» ha dichiarato una delle vittime di tale vilipendio.
Gli individui responsabili dei gravosi episodi perpetrati ai danni degli utenti di Acea Ato 5 s.p.a, respingendo qualsiasi forma di interazione con il predetto gestore del servizio idrico, agiscono di propria sponte attuando procedure del tutto prive di fondamento legale eseguite nell’assoluto sprezzo di qualsivoglia forma di leicità: violazione di proprietà privata, danneggiamento agli oggetti e, più di ogni altra cosa, la privazione di un bene primario, l’acqua.
Le persone – immotivatamente – lese si vedono così obbligate, per poter usufruire di un bene che è vitale e a cui ogni essere umano non può rinunciare, a richiedere – a proprie spese – nuovamente l’allacciamento idrico dell’utenza domestica e/o commerciale.
«È una manovrina, assolutamente sostenibile. LEuropa eviti a qualsiasi costo di fornire argomenti alla propaganda dei sovranisti». «La lettera della Commissione europea è meno dura di quanto si dica. Non è menzionata lapertura di una procedura di infrazione, come al contrario si fece lo scorso anno nei confronti del governo Gentiloni». Queste affermazioni, rispettivamente di Massimo Cacciari e Franco Bechis, andate in onda giovedì 18 ottobre durante la trasmissione Otto e Mezzo, possono essere utili per fare chiarezza nel dibattito attuale. Persino il filosofo veneziano, strenuo sostenitore dell'Europa capitalista, è costretto a riconoscere che le presunte "misure sociali" presenti nella manovra finanziaria del governo sono in realtà poca cosa rispetto a quanto promesso in campagna elettorale e in occasione della stesura del contratto di governo.
Una "manovra del popolo o "contro il popolo"? Se analizziamo nel dettaglio quanto deciso, vediamo che la manovra del popolo è in realtà una manovra contro il popolo. Non cè traccia della abolizione della legge Fornero sulle pensioni: al momento è stata prevista una piccola riduzione delletà per accedere alla pensione (la cosiddetta quota 100, 38 anni di contributi e 62 di età anagrafica). Il problema è che mantenendo il calcolo dellassegno pensionistico col sistema contributivo, prima si va in pensione e più limporto sarà ridotto. Dopo aver passato una intera vita come lavoratore povero, ci aspetta un futuro da pensionato ancora più povero. Inoltre nelle ultime ore voci sempre più concordanti (tra le quali lagenzia di rating Moodys che ha emesso un giudizio sulla manovra meno duro del previsto) sostengono che la mini-riforma della Fornero varrà solo per uno, massimo due anni. Il famigerato reddito di cittadinanza molto probabilmente si risolverà in qualcosa in più delle elemosine ai poveri già elargite da Gentiloni e, soprattutto, sarà riservato prioritariamente agli italiani purosangue... A fronte di queste insignificanti mance, come stanno realmente le cose per i lavoratori e per le masse popolari? Prima di tutto vengono confermati, seppur con qualche rimodulazione, gli incentivi alle imprese capitalistiche (industria 4.0). Viene fortemente ridotta lIres (altra imposta a carico delle imprese). Lintroduzione di una tassazione agevolata per le partite Iva spingerà molti padroni a licenziare i lavoratori e a riassumerli come finti lavoratori autonomi. Lennesimo condono fiscale è lennesimo regalo ai grandi evasori. La sua estensione a chi ha evaso i contributi a favore dellInps è un vero e proprio crimine contro operai e impiegati. È il meccanismo che abbiamo già visto in passato: i capitalisti non versano i contributi, che potranno sanare in comode rate senza interessi; lo Stato dovrà coprire le mancate entrate raccogliendo risorse tramite emissioni di debito. Fra qualche anno un nuovo premier o un nuovo ministro del lavoro ci diranno che i conti dellInps sono in disordine, che il debito pubblico è troppo alto, quindi bisogna modificare, in peggio, il sistema pensionistico. Questo mentre i padroni si saranno finanziati a tasso zero (evadendo i contributi anziché chiedere prestiti alle banche). Un vero delitto perfetto. Il fondo per rimborsare i piccoli risparmiatori truffati dai banchieri non verrà rifinanziato. E per finire, non sono stanziate risorse per il rinnovo contrattuale di 3 milioni di dipendenti pubblici (in scadenza a dicembre 2018). Chi pensava che bastasse una sentenza della Corte Costituzionale per mettere fine una volta per tutte a dieci anni di spending review ha fatto i conti senza loste.
Le promesse a 5 Stelle non durano molto Se le cose stanno così, come si spiega il fuoco di fila di critiche contro lazione del governo da parte dellopposizione del Pd e dei grandi mezzi di informazione che fino allaltro ieri hanno sostenuto manovre ben più draconiane di questa? Il fatto è che i partiti sconfitti il 4 marzo tentano di far dimenticare le loro azioni, sperando in una sorta di rivincita alle elezioni europee della primavera del 2019. I maggiori quotidiani del Paese, dal canto loro, hanno sempre sostenuto i rappresentanti tradizionali della grande borghesia (sia di centrodestra che di centrosinistra) in quanto più affidabili nel gestire gli affari della borghesia imperialista tricolore. Al momento la loro opposizione non trova grande sostegno attivo tra i loro azionisti di riferimento. Banchieri e padroni si guardano bene dallo schierarsi realmente contro lesecutivo. Fanno qualche critica e certo avrebbero preferito una manovra economica più tradizionale ma allo stesso tempo vedono i loro interessi ben difesi da Di Maio, Salvini e Conte. La manovra si inserisce in un percorso che era già chiaro dai primi atti del governo. I 5Stelle avevano promesso il ripristino dellarticolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, e abbiamo avuto il Decreto Dignità che conferma il lavoro precario. Avevano promesso una riconversione per lIlva che avrebbe messo fine allinquinamento senza che un posto di lavoro andasse perso, e abbiamo avuto un accordo che lascia senza garanzie (a parte qualche anno di cassa integrazione) oltre 3000 lavoratori (25% del totale, senza parlare dellindotto). Avevano proclamato legalità e onestà e abbiamo ottenuto un condono per corrotti, mafiosi e evasori. Avevano detto no alle grandi opere e abbiamo Tav, Tap, Terzo Valico ecc. che vengono confermati. Avevano promesso un referendum sulla permanenza nelleuro, ora promettono che mai si romperà con lEuropa del capitale. Più che onesti a 5 Stelle, si dovrebbe parlare di imbroglioni a 5 Stelle.
Costruire una mobilitazione di massa contro il governo Davanti a una manovra economica di questo tipo ci si aspetterebbe una risposta sindacale senza dubbio diversa da quella che si prospetta leggendo lintervista rilasciata a Repubblica da Susanna Camusso. La segretaria uscente della Cgil fa delle critiche condivisibili, seppur molto blande, alla politica economica del governo, ma nelle conclusioni si guarda bene dallannunciare qualsiasi tipo di mobilitazione per opporsi a queste scelte. Questo atteggiamento risulta ancor più grave che in passato perché, nelle ultime settimane in particolare, si vedono segnali che possono dare il via a un cambio di tendenza nella situazione sociale del Paese: le grandi e diffuse mobilitazioni che si sono svolte in tutta Italia contro la politica razzista portata avanti in particolare dalla Lega, i cortei di studenti delle scuole superiori che in diverse città hanno protestato contro lo stato pietoso della scuola pubblica, sono lì a dimostrarcelo. Questi piccoli focolai di opposizione avrebbero bisogno di qualcuno che si facesse carico di provare a estenderli a tutti quei settori che subiscono da oltre un decennio il peso di una crisi economica che appare senza via di uscita. Per quello che dipende dalla direzione Cgil si farà di tutto perché il prossimo autunno sia senza lotte e senza sciopero di un certo peso, così come è stato negli anni precedenti. E lo sciopero di ieri di alcuni sindacati di base, pur costituendo un segnale importante, non è purtroppo sufficiente a invertire la tendenza. L'atteggiamento della burocrazia Cgil non sorprende: è ormai da tempo immemore totalmente coinvolta e subordinata nella gestione dellordine capitalista. La sua presenza negli enti bilaterali, nei consigli di amministrazione dei fondi pensioni, i milioni di euro che riceve dallo Stato per lo svolgimento di attività varie attraverso i Caf, patronati, ecc., sono la base materiale che spinge la Cgil a essere uno dei garanti del mantenimento dello status quo, e il suo enorme apparato ne è la personificazione. È necessario quindi che tutti i lavoratori e le lavoratrici, nativi e immigrati, insieme agli studenti, non si rassegnino a essere spettatori passivi delle vicende politiche in corso, si organizzino per costruire nelle lotte quella alternativa sociale di classe che ora più che mai è indispensabile. Alternativa Comunista è e sarà in prima fila nelle lotte e nei processi di riorganizzazione sindacale e di classe. Eravamo in sciopero e in piazza contro il governo il 26 ottobre, stiamo partecipando a tutte le manifestazioni antifasciste e antirazziste, così come sosterremo con convinzione la prossima conferenza nazionale del Fronte di Lotta No Austerity (Modena, 10-11 novembre) che al momento si pone come lunico tentativo di unificare le mobilitazioni al di là delle differenti appartenenze sindacali, con lo scopo di organizzare, sviluppare ed estendere lopposizione dei lavoratori agli attacchi che governi e padroni sferrano nei loro confronti. Mentre terminiamo larticolo è giunta notizia che la Commissione europea ha bocciato la manovra. E un classico gioco delle parti, probabilmente legato alle prossime elezioni europee. Si aprirà ora una trattativa tra Roma e Bruxelles per vedere se sono possibili margini per un accordo.
Per parte nostra confermiamo quanto scritto: né con Bruxelles né con i sovranisti tricolori. Per una federazione socialista europea!
Si è svolto venerdì scorso 26 ottobre, a Sora presso la sala
bistrò del "Deliri" l’evento“Storie di Tortura”. L’incontro ,organizzato
dall’Associazione Stefano Cucchi Onlus, e dal circolo Antonio Gramsci di
Rifondazione Comunista di Sora, era
focalizzato su due drammatici casi giudiziari, relativi alla morte di Stefano Cucchi e Serena
Mollicone.Per entrambi il
coinvolgimento di militari dell’arma dei Carabinieri sembra acclarato, come
sono del tutto evidenti i supplizi e le torture che i due giovani hanno dovuto
subire prima di morire.
Il programma prevedeva la proiezione del film di
Alessio Cremonini “Sulla mia Pelle”, dedicato proprio alla vicenda Cucchi. La
visione della pellicola è stata preceduta da un dibattito a cui hanno
partecipato Ilaria Cucchi , attraverso un collegamento in diretta, Guglielmo
Mollicone, padre di Serena, Maria Tuzi, figlia del brigadiere Sandro Tuzi, il
cui suicidio inerente alla vicenda di Arce è talmente sospetto da essere ancora
oggetto d’indagini.
Hanno presentato l’evento Luigi Pede, segretario della
sezione Antonio Gramsci del Prc di Sora, Paolo Ceccano, segretario Provinciale del
Prc. E’ intervenuto, inoltre, Maurizio Acerbo, segretario nazionale di
Rifondazione Comunista. Il professore Pasquale Beneduce, docente presso l’Università
di Cassino, ha introdotto il film di Cremonini. Per un’analisi degli aspetti politici, sociali
e emersinel corso del dibattito, rimando ad un altro postcontenente le conclusioni espresse dal segretario nazionale
del Prc Maurizio Acero .
Personalmente
vorrei condividere qualche riflessione sulle emozioni profonde che il film ha
suscitato. Partirei da quanto ha fatto notare il ProfessorBeneduce sull’attuale legge che introduce il reato
di tortura. Un provvedimento talmente all’acqua di rose per cui gli aguzzini di
Cucchi non potrebbero esserne accusati, infatti, secondo la norma, questo si determina solo a seguito di sevizie plurime
e ripetute. Cioèse si picchia e si
sevizia una volta sola, anche provocando la morte, come accaduto a Cucchi non si
commette reato di tortura.
Ma veniamo al
film. Si capisce subito che la pellicola racconta di un depistaggio, più che di
un pestaggio, sin dalle prime scene dopo l’arresto. Quando Cucchi, interpretato
dallo straordinario Alessio Borghi, si presenta in preda ai dolori delle percosse davanti al carabiniere della caserma di Tor Sapienza incaricato di redigere il verbale, questi rimane basito guardando il corpo martoriato di Cucchi, ma il suo
superiore, lo invita a scrivere senza annotare alcuna lesione, in fondo il
tizio non lo hanno arrestato loro, dunque è meglio evitare rogne. Sintomatico
in tal senso è come Cucchi si rivolge, in un'altra scena al carabiniere che lo accoglie al policlinico
chiedendogli cosa gli fosse successo. “Sono caduto dalle scale” è la prima
risposta di Stefano. “Sempre co’ stè scale, quando la smetterete di mettere
avanti le scale?”, aggiunge il militare: “Quando le scale la smetteranno di
riempirci di botte” ribatte Cucchi.
Allucinante è l’asettica descrizione del processo
di convalida del fermo. La giudice sembra non accorgersi minimamente dello
stato di salute dell’indiziato. Chiede nome, cognome, stato civile, se si dichiara colpevole o innocente, queste le
fredde battute del magistrato immune ad ogni tipo di compassione ed umanità, e
così per tutto il film, gli episodi di depistaggio si susseguono fino alla
morte di Stefano.
Un altro aspetto lo ha suggerito il professor Beneduce nella
sua introduzione : il film di Cremonini si basa sui luoghi. Infatti sono
proprio i luoghi a rimandare tutta la drammaticità delle situazioni. Il
corridoio che Cucchi percorre scortato
dai carabinieri , due in borghese ed un in divisa, per
arrivare alla sala di foto segnalazione - luogo dove si capisce avverrà il
pestaggio - è lunghissimo. La sequenza sembra non finire mai e getta lo spettatore
in un profondo stato d’angoscia.L’ambulanza
che trasferisce Cucchi al Pertini diventa un ulteriore strumento di tortura. La scena è
straziante con il mezzo che salta sulle buche provocando lancinanti dolori al
paziente il quale invoca una guida meno brusca e veloce.
Ancora un altro corridoio,
quello che conduce Stefano in barella presso la camera di reclusione.
Viene inquadrato dalla prospettiva di Cucchi. I neon asettici si susseguono inframezzati da pezzi di
soffitto scrostato e rendono con drammatica esattezza lo stato di
prostrazione di Stefano. Le varie celle e la camera dove Stefano muore, nel loro
scarno squallore, scandiscono il progressivo avvicinarsi della morte.Toccante è lo strazio dei genitori e di Ilaria che immaginano lo stato di abbandono in cui si
sente il ragazzo, essendo all’oscuro dei veti che impediscono ai sui
congiunti di andare a confortarlo .
Ed infine una domanda. Perché Stefano è
stato pestato fino alla morte? Perché proprio lui? Il film non lo rende
esplicito ma lo fa intuire molto bene. Stefano Cucchi è sembrata la vittima
perfetta per sfogare una vile e barbara frustrazione. Non era un delinquente.
Un malavitoso non si sarebbe preoccupato di scongiurare la perquisizione nell’appartamento dei
genitori per evitare un loro choc, non solo, Stefano era malato, epilettico, un
stato di debolezza perfetto per la squallida vigliaccheria di chi si fa forte contro i deboli.
Quella stessa mitezza, per cui il papà di Serena Mollicone non ha subito
ritorsioni.
Il contesto è diverso, ovviamente, ma i torturatori di Serena, e i
loro complici, hanno sottovalutato la caparbietà di Guglielmo ritenuto un
tranquillo insegnante incapace di opporsi così assiduamente, per amore di
Serena, della verità e della giustizia, al perverso disegno ordito dagli
assassini . La bontà d’animo profonda
che, da un lato ha condannato a morte, dall’altro sta portando alla verità è l’unica
grande differenza che contraddistingue i
due casi.
Ieri una serata
emozionante a #Sora con Guglielmo Mollicone, Maria Tuzzi e in collegamento Ilaria Cucchi. Guglielmo ha
ricostruito la storia della figlia Serena, ammazzata dentro la caserma dei
carabinieri di Arce 17 anni fa. Una storia di depistaggi nel corso della quale
muore suicida(to) il carabiniere Tuzzi, testimone scomodo dell'ingresso di
Serena nel luogo da cui non uscì viva. Grazie alle indagini dei Ris ora è
emersa la tragica verità e il contesto di intreccio tra carabinieri, criminalità , spacciatori. Ad Arce l'eroina era ovunque e tanti
i giovani morti. Le vicende raccontate da Guglielmo e da Maria Tuzzi vanno
fatte conoscere. Abbiamo il dovere di aiutare la loro lotta per ottenere verità
e giustizia. Non è tollerabile che in un paese democratico una ragazza che va
in caserma per denunciare lo spaccio venga ammazzata. È stata una serata carica
di emozioni, indignazione e consapevolezza del dovere di battersi per uno stato
di diritto e la Costituzione. Con la telefonata di Ilaria Cucchi e la proiezione del film si
è evidenziato come la lotta per ottenere verità e giustizia riguarda tutte e
tutti. Erano le 23 quando dall'altra sponda del fiume Liri si sono accesi i
fumogeni dei tifosi del Sora che con uno striscione che ricordava Serena hanno
gridato a lungo lo slogan "SIAMO TUTTI STEFANO CUCCHI" che è
risuonato per tutta Sora. La storia che raccontano Guglielmo e Maria dobbiamo
portarla in tutta Italia, farla conoscere, supportandoli finché giustizia sarà
fatta per loro come per Stefano.