Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 6 aprile 2019

Di Maio e Salvini tra i paparazzi e l’Olocausto


Michele Prospero


Janusz Korwin-Mikke


Dopo la grande guerra delle foto, nel corso della quale il capitano e il capo politico si sono sfidati a colpi di novella fidanzata sbattuta in prima pagina, la politica italiana entra in una nuova dimensione del conflitto: l’olocausto, il negazionismo della nuova destra.

In un’intervista (apparsa sulle colonne del quotidiano Die Welt) Di Maio se la prende con Salvini adducendo nella contesa anche importanti questioni storiche e culturali. “Mi preoccupa questa deriva di ultradestra a livello europeo con forze politiche che faranno parte del gruppo con cui si alleerà la Lega, che addirittura, in alcuni casi, negano l'Olocausto”. Parole sensate, senza dubbio esiste un pericolo di destra in Europa.

Ma il capo politico, forse perché con la testa troppo catturata dagli impulsi degli amorosi sensi, esalta il rigorismo europeo (“ho più volte ribadito che in Italia ci avrebbero fatto bene più politici come la Merkel”), dimentica la storia del M5S e soprattutto rimuove le sue appartenenze di campo. Proprio il suo non-partito, in Europa dal 2014 è nello stesso gruppo (Efdd, Europe of Freedom and Direct Democracy) di uno scomodo polacco, monarchico e di destra radicale, rifiutato persino da Marine Le Pen perché giudicato “troppo estremista”.

Janusz Korwin-Mikke, questo è il suo nome, è un politico celebre per due formidabili produzioni della sua mente eccelsa di statista. La prima prevede che per le donne sono raccomandabili botte a fin di bene (“picchiare la moglie in certi casi la aiuterebbe a tornare con i piedi per terra”). La seconda suggerisce che Hitler in fondo era personalità dalla natura angelica (“non ci sono prove che Hitler fosse a conoscenza dell’Olocausto e se fosse rimasto vivo sarebbe stato difficile provare che lo fosse”).

E’ sempre un bene prendere le distanze dalla destra, ma quando si convive con certi campioni in uno stesso gruppo (a favore dell’alleanza con i nipotini di Farage votò il 78 per cento della piattaforma on line) proclamarsi “lontani da Orban” e contro i soldali del sovranismo di Salvini è solo un affondo strumentale. Alla fine è forse preferibile che il capo politico e il capitano proseguano a suonarsele a colpi di conquiste amorose, che servono ai nuovi governanti per stare nella copertina dei rotocalchi contendendo così le cure dei paparazzi a Belen, Corona. La politica continua ad essere un’altra cosa.

Michele Prospero

mercoledì 3 aprile 2019

Frosinone. Opposizione sociale e opposizione politica insieme contro il programma lacrime e sangue del Comune

Assemblea territoriale Potere al Popolo Frosinone




Il sindaco del Capoluogo  Nicola Ottaviani, vittima dell’odioso programma di rientro del debito, denominato Piano  di Riequilibrio economico e Finanziario, in qualità di uomo di legge e fine statista politico, almeno a livello locale,  dovrebbe essere a conoscenza degli strumenti giuridici che gli consentirebbero di evitare la macelleria sociale  dovuta al taglio del 20% dei servizi al cittadino. Taglio   inserito nel prossimo bilancio previsionale e giustificato dalla pesante contingenza debitoria .  
E’ innegabile che la situazione deficitaria lasciata  dalla giunta di cento sinistra, guidata da Michele Marini  ormai due consiliature fa, sia pesante  ma, ripetiamo, ci sarebbero strade giuridiche per  evitare una devastazione sociale ritenuta ineluttabile dal sindaco Ottaviani. Ad esempio la risoluzione del consiglio dei diritti dell’uomo  del 23 aprile 1999 sancisce che:”l’ esercizio dei diritti fondamentali della popolazione all’alimentazione , all’abitazione, al lavoro, all’educazione, ai servizi sanitari , a un ambiente salubre, non possono essere subordinati all’applicazione di politiche di aggiustamento strutturale e di riforme economiche legate al debito”.  Evidentemente il sindaco Ottaviani non è così ferrato in tema di giurisprudenza internazionale  altrimenti  non avrebbe ceduto , per ragioni di bilancio, gran parte dei servizi comunali a cooperative  private non garantendo il diritto al lavoro dei dipendenti dell’ente messi irrimediabilmente in strada, o, per meglio dire,  dentro una.   
Parimenti la prossima alienazione dell’asilo Pollicino va contro la tutela del diritto all’educazione sancita  nello  stesso consiglio dei diritti dell’uomo.  

  Che dire inoltre della convenzione di Vienna sul diritto ai trattati  del 1969 in cui si determina che la situazione debitoria “non deve essere usata per la realizzazione di progetti non redditizi o dannosi per la popolazione e per l’ambiente” Come non giudicare non redditizio  per la popolazione, e  dannosa per l’ambiente, il dirottamento dei finanziamenti ottenuti da CdP  per il Parco delle Fontanelle verso il  finanziamento  di un progetto privato come lo stadio del Frosinone?  

Ma il fine uomo di legge e  podestà del Capoluogo ignora anche la giurisprudenza sancita dalla Corte Costituzionale italiana.  Questa ,  chiamata ad esprimersi sul mancato concorso di spesa da parte della Regione Abruzzo al  finanziamento del trasporto di studenti disabili del Comune di Pescara per ragioni di bilancio regionale, si è  espressa, nel 2017,  sancendo che i servizi ai disabili sono costituzionalmente riconosciuti   e non possono  essere limitati da esigenze di bilancio. Se nel prossimo documento economico  previsionale il taglio ai servizi per i disabili sarà elevatissimo  risulterà  evidente che Ottaviani ignora il pronunciamento della Consulta nel merito. 

In realtà di appigli giuridici per sconfessare la macelleria sociale ordita da questa giunta neo leghista  ce ne sarebbero molti. Ma evocarli  non gioverebbe a molto se alla base non ci fosse una netta e precisa contrapposizione politica. Perché è inutile girarci intorno, il modo di governare una comunità anche in presenza di limitate risorse finanziarie, è sempre un’opzione politica. Politica è stata la scelta operata da Ottaviani di usare lo stato debitorio dell’ente per devastare i servizi sociali.

 Il rischio di ritrovarsi una città a servizi sociali zero  ha suscitato una decisa reazione di contrasto  da parte del sindacato Usb, dell’associazione Oltre l’Occidente, a cui si sono uniti i partiti Potere al Popolo, Possibile e Rifondazione Comunista.  Da  queste formazioni è partito un appello ai consiglieri d’opposizione affinchè  possano, avvalendosi anche della  collaborazione di movimenti e forze  sociali, difendere in consiglio comunale quel poco di bene pubblico rimasto  . Speriamo che una nuova possibile sinergia fra movimenti e forze politiche d’opposizione possa salvaguardare la città  dall’ennesimo programma  lacrime e  sangue a tutto svantaggio della parte più debole della cittadinanza.

domenica 31 marzo 2019

Per Israele bombardare Gaza è propaganda elettorale

Soraya Misleh


 
I quasi due milioni di palestinesi che vivevano a Gaza, nella Palestina occupata, hanno vissuto un'altra delle loro molteplici notti di terrore. Massicci bombardamenti israeliani sono stati registrati a partire dallo scorso giovedì (14 c.m.) e hanno causato il ferimento di quattro palestinesi. Lo Stato di Israele ha lanciato attacchi aerei su più di cento «bersagli» a sud della stretta striscia.
Come consuetudine, hanno affermato che si è trattato di una rappresaglia per il lancio di due missili da parte di Hamas, che nega, che avrebbero presumibilmente colpito Tel Aviv. Nessuna vittima e nessuna rivendicazione confermata, solo una scusa abituale per promuovere un nuovo massacro in funzione di propaganda elettorale.
Di fronte alla denuncia per corruzione del primo ministro Benjamin Netanyahu, il processo elettorale israeliano è stato anticipato al 9 aprile, lo stesso giorno del genocidio sionista nel villaggio palestinese di Deir Yassin nel 1948, l'anno della Nakba (la catastrofe palestinese da cui nacque lo Stato di Israele attraverso la pulizia etnica).
L'offensiva funge da propaganda elettorale ed è stata approvata anche dal principale concorrente di Netanyahu, Benny Gantz. In vista dei voti da conquistare con il sangue dei palestinesi, si è affrettato ad affermare che Israele doveva agire in modo "severo".
Come c’era da aspettarsi, il governo brasiliano, come gli Stati Uniti, non hanno tardato ad unirsi al coro di condanna del presunto attacco a Israele. Come buon alleato sionista, Bolsonaro premierà l'occupazione con nuovi accordi. È già programmato per fine mese un viaggio a Tel Aviv per incontrare Netanyahu. 
Un segnale che a Bolsonaro non interessano le vite dei palestinesi, cosa che ha un senso per chi si è spesso distinto con affermazioni disgustose. La visita si svolge nel pieno dell’intensificarsi degli attentati a Gaza negli ultimi mesi.
Bombardamenti come questo si sono intensificati a Gaza negli ultimi mesi. Tra l’11 e il 13 di novembre del 2018, Israele ha lanciato una pesante offensiva col falso pretesto di doversi difendere a sua volta. «Difesa» di chi occupa il territorio palestinese. Utilizzando questa spudorata argomentazione, i criminali attacchi aerei a campione sono diventati più frequenti con l’avvicinarsi delle elezioni israeliane, come indicato da diversi analisti.
Ogni settimana vengono lanciate bombe a gas e i cecchini sionisti puntano i loro fucili contro le teste dei palestinesi che protestano contro l'assedio inumano a cui sono sottoposti da quasi 12 anni nella Striscia di Gaza e per il legittimo diritto dei rifugiati di tornare nelle loro terre. Dal 30 marzo 2018, queste manifestazioni si tengono ogni venerdì, come parte della Lunga Marcia del Ritorno. Fino ad oggi si contano 250 morti e 25mila feriti. In via eccezionale questa settimana, le proteste sono state sospese prima  dell'imminenza di un massacro israeliano.
La situazione a Gaza è drammatica. La popolazione affronta una grave crisi umanitaria a causa dell’accerchiamento inumano, crisi aggravata dai massacri e bombardamenti costanti. La resistenza, tuttavia, non si piega. Promette manifestazioni gigantesche il prossimo 30 di marzo: «Giornata della Terra per i palestinesi, in omaggio ai martiri che protestarono in Galilea, nel 1976, contro il sequestro delle loro terre da parte di Israele».
I palestinesi persistono e resistono, grazie alla loro memoria collettiva, attraverso la loro presenza scomoda al colonizzatore, attraverso il coraggio dei bambini che lanciano pietre contro i carri armati e la denuncia dei crimini israeliani. Pietre, poesie, bottiglie incendiarie e altre «armi» improvvisate, nei modi loro possibili.
È urgente sostenere questa eroica resistenza e circondare Gaza con una solidarietà militante incondizionata in tutto il mondo.
 
(* militante palestinese del Pstu, sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale.
Traduzione di Massimiliano Dancelli dal sito della Lit- www.litci.org)
 

lunedì 25 marzo 2019

Cosa ci dobbiamo aspettare dal piano regionale dei rifiuti?

Movimento "Rifiutiamoli"





Le linee guida sul futuro piano rifiuti prodotte dalla Regione Lazio, e presentante il 31 gennaio scorso, sono del tutto generiche: i dati sull’andamento della gestione dei rifiuti negli anni passati e le intenzioni di orientarsi verso pratiche che appartengono alla economia circolare, non danno indicazioni, neppure di massima, sulla struttura impiantistica in termini di tecnologie e portata dei processi di trattamento.


Risulta quindi ancora più anomala l’indicazione relativa a un compound industriale da realizzare a Colleferro che dovrebbe essere alimentato da 500.000 tonnellate di materiale provenienti dagli impianti TMB, suddivise in diverse filiere di trattamento. Poco importa capire come si sia arrivati alla definizione di quella quantità, su cui in molti hanno elucubrato. Nell’incontro in Regione, organizzato giovedì 7 marzo, dalla consigliera Marta Bonafoni, le dichiarazioni dell’Assessore Valeriani hanno aggiunto, se possibile, ulteriore confusione a quanto scritto nel documento.

Avendo appreso dalle parole dell’Assessore che la pubblicazione delle linee strategiche sarebbe avvenuta dopo l’indicazione del Comune di Roma riguardo le aree idonee per la collocazione degli impianti di stoccaggio e trattamento, si capisce ancora meno perché solo per il comune di Colleferro si sia data una indicazione puntuale sulla dimensione complessiva e sulle filiere di trattamento degli impianti.
In realtà è noto a tutti che la questione sia legata al futuro della società Lazio Ambiente, i cui conti sono tenuti a galla dalle entrate della discarica di Colle Fagiolara, mentre un qualche investimento dovrebbe far quadrare i conti dopo il mancato investimento negli inceneritori di Colle Sughero.

In merito l’assessore è stato quanto meno poco chiaro: quando ha asserito che “gli impianti attuali sono di nostra proprietà”, si riferiva evidentemente agli inceneritori, di cui è stata decretata la chiusura, dopo di che in un’altra parte del suo intervento ha detto che la realizzazione gli impianti verrà messa a gara. In sostanza resta da capire chi fa che cosa, dove e come.
Sembra che quanto detto nel documento serva soprattutto a tacitare la Corte dei Conti.

Purtroppo allo stato si tratta comunque di una dichiarazione troppo puntuale nella sua genericità per essere tralasciata, quindi ci tocca ribadire la nostra contrarietà assoluta a quel tipo di ipotesi,che non può essere presa in considerazione, su cui non è neppure il caso di aprire una discussione o una consultazione.
Tutto procede con il solito gioco delle parti tra amministrazione regionale e capitolina, in assenza di un reale intervento da parte del Ministero, seguendo regole amministrative del tutto inadeguate ad affrontare una situazione sempre sulla soglia della catastrofe, mentre nulla è previsto sul piano della partecipazione delle associazioni e dei comitati.
Il percorso che dalla giunta regionale, attraverso le commissioni dovrebbe portare alla discussione e alla approvazione in consiglio regionale del nuovo piano dei rifiuti, non può avere valore in assenza di una partecipazione reale di quella rete di associazioni e comitati che in questi anni hanno combattuto l’attuale gestione del ciclo dei rifiuti, portando avanti una propria progettualità. Alla approvazione seguirà la procedura di sottomissione del pian alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) della durata di sei mesi.
La conclusione di questo percorso arriverà a sfiorare la fine dell’anno. Periodo che a Colleferro coinciderà con quello della chiusura della discarica di Colle Fagiolara, su cui – narrano le cronache- pare abbiano ripreso a volare con maggior frequenza i gabbiani.
Riteniamo necessarie un’ elaborazione autonoma, ed una mobilitazione da parte di tutta la rete di associazioni e comitati territoriali della città di Roma e di tutta la Regione, finalizzate ad ipotecare e vincolare l’elaborazione del piano rifiuti, confermando gli obiettivi particolari che ogni territorio si è dato.

Sulla discarica di Colle Fagiolara ribadiamo la necessità di un controllo trasparente sulla sua attuale gestione, sulla qualità e la quantità del materiale che viene conferito, per evitare le conseguenze che i residenti, con gli studenti ed il personale della scuola superiore IPIA hanno dovuto subire a più riprese.

Il fallimento del M5S non è dovuto solo all’incompetenza

Michele Prospero




Soprattutto nei giornali d’area come il Fatto quotidiano, il coinvolgimento del M5S nel malaffare viene spiegato, in modo alquanto riduttivo, con il problema del reclutamento difettoso dei candidati. Si tratterebbe di una pecca comprensibile per un movimento ancora giovane che non riesce a riconoscere la competenza. Ora che il non-partito dell’onestà-onestà sta rivelando il suo volto poco onorevole negli scandali romani, la sinistra deve saper porre la domanda giusta per accompagnarlo al meritato declino (confermato anche dal voto in Basilicata). Quello che non dovrebbe rimarcare, dinanzi al fallimento pentastellato, è proprio il richiamo alla competenza perduta come rimedio da offrire al governo degli incompetenti che blocca tutto. 
Il volto peggiore del grillismo non è infatti l’incompetenza, che pure abbonda nel personale im-politico arruolato in rete tra un esercito di sconosciuti promosso a colpi di clic a funzioni di governo. Il nodo più rilevante da cogliere è che il M5S rappresenta una scheggia del sistema che ha abilmente occupato anche uno spazio della sinistra con simboli di rivolta per ripristinare l’essenza del bel mondo antico fatto di trame affaristiche e spartitorie. 
A una rivolta di sistema che vede l’alto inventare la ribellione del basso con le passioni del risentimento e della rabbia, secondo uno schema che si può cogliere nel solco di certe raffigurazioni di Shakespeare, non si risponde con una nostalgia della competenza. Al ministro Fornero non mancava la competenza, così come a Monti e ad altri titolari del suo dicastero la tecnica non faceva difetto. Però la dimestichezza con i numeri e il galateo delle istituzioni europee non ha risparmiato l’adozione di politiche antisociali che hanno determinato la grave crisi della democrazia.
Il lato del conflitto sociale, con la lotta alle esclusioni e alla precarietà, non la competenza è il centro di una cultura politica della sinistra da riprogettare. Lo chiariva anche un liberale alla Tocqueville. “Importa senza dubbio al bene delle nazioni che i governanti abbiano delle virtù o dei talenti: ma quello che forse importa di più è che i governanti non abbiano interessi contrari alla massa dei governati; poiché, in tal caso, le virtù potranno diventare inutili e i talenti funesti”. Non la tecnica ma gli interessi sociali antagonisti sono alla base dei progetti politici che se perdono questa matrice della loro azione sono condannati ad essere rigettati come occupazione di un ceto separato.
Il fallimento del governo del non-partito non rinvia solo alle pratiche di abituale incompetenza per cui, per archiviare il tempo dell’improvvisazione, occorre ritrovare un professionismo politico esperto e metterlo di nuovo alla prova per risolvere il malessere accumulato. Il problema vero è che il M5S, con le maschere della rivolta, ha giocato un ruolo di conservazione a tutela di un non-partito a direzione aziendale. Non si tratta perciò solo di una difettosa selezione della classe dirigente imputabile alla giovinezza di un movimento che non sa ancora come scegliere la rappresentanza. 
Come non-partito d’azienda il M5S si è inserito in maniera accomodante dentro le “congiunzioni astrali” del sistema che per sopravvivere nelle antiche consuetudini ha agitato la finzione dello tsunami e del “tutti a casa” come ingannevole cambiamento di tutto. Una classica operazione gattopardesca che ha trionfato perché nel frattempo la sinistra, anche per l’adozione della parentesi tecnica che assumeva “interessi contrari” a quelli della propria parte di società, era evaporata come combattivo soggetto dell’autonomia politica del mondo del lavoro.

Michele Prospero

domenica 24 marzo 2019

Zingaretti e la Costituzione

Coordinamento per la Democrazia Costituzionale




Lettera aperta
Al segretario generale del Pd
Nicola Zingaretti

 Abbiamo guardato con interesse al cambiamento di Zingaretti, soprattutto di fronte alla forte partecipazione alle primarie. Purtroppo  siamo rimasti delusi dalle parole di Zingaretti sul referendum costituzionale.
Non solo ha ignorato che se si è arrivati al referendum lo si deve a Renzi, che prima ha imposto la sua modifica della Costituzione e poi ha chiesto la firma ai suoi parlamentari cercando un plebiscito sulla sua persona, infine sconfitto dalla vittoria del No.
E’ inaccettabile l'affermazione che se l'Italia non funziona la colpa sarebbe dei No al referendum: questa affermazione ricorda quelli che quando hanno la febbre rompono l'incolpevole termometro.
L'Italia ha seri problemi di funzionamento, basta guardare alle Provincie. Il governo Renzi ha dato per scontata l'approvazione della modifica costituzionale che cancellava le Provincie. Modifica che invece è stata bocciata e quindi le Provincie hanno perso ruolo, identità e le risorse necessarie per i loro compiti istituzionali: un pasticcio.
Ma soprattutto Zingaretti non ci spiega come gli può piacere il paese che avrebbe voluto Renzi: in cui la sola Camera elettiva (essendo previsto un Senato composto solo da nominati) sarebbe stata consegnata ai voleri del capo di un solo partito attraverso una maggioranza parlamentare artificialmente costruita da un sistema elettorale come l’Italicum, cui la riforma costituzionale strettamente si legava.
Se è questa l'inclusione a cui pensa Zingaretti è destinata all’insuccesso perché a sinistra lo schieramento per il no è stato massiccio, più o meno i voti che ha preso il Pd il 4 marzo scorso. Inoltre l'intenzione manifestata di riaprire questo capitolo non aiuta a ricostruire uno schieramento ampio come sarebbe necessario per contrastare una destra sempre più agguerrita, che per di più in questa fase propone una autonomia differenziata che è nella sostanza la secessione delle regioni più ricche.
Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, erede del Comitato per il No, non ha cambiato opinione ed è pronto a riprendere l'iniziativa anche se l'auspicio è che si tratti solo di una tattica, per quanto discutibile, ad uso interno al partito.

p. la Presidenza
Massimo Villone,  Alfiero Grandi, Silvia Manderino, Domenico Gallo

sabato 23 marzo 2019

Connettere le lotte per l'acqua pubblica con un contrasto forte al capitalismo

Luciano Granieri





Oggi è stato un sabato di   piazza, come spesso accade da quando si è insediato il governo giallo-verde, ma come accadeva  anche prima. A Roma il Forum Italiano dei movimenti dell’acqua ha partecipato alla marcia per il clima e contro le grandi opere per ricordare che l’unica  grande opera necessaria  sarebbe quella di restituire l’acqua al popolo, così come sancito dal referendum del 2011. 

Anche  a Ceccano sono scesi in piazza cittadini, movimenti, associazioni  e partiti (Potere al Popolo, Rifondazione e il sindacato USB) per sancire che la popolazione della Provincia di Frosinone è stanca delle angherie di Acea. La manifestazione, indetta dal comitato “No Acea Ceccano  Acqua Pubblica”, ha reso esplicito ed evidente che la gente non ne può più di pagare bollette idriche spropositate e di difendere i propri contatori dall’assalto  dagli addetti della multiutilty romana  pronti a bloccare il flusso idrico a chi non può, o non vuole,  pagare le bollette spesso redatte in modo approssimativo, ma sempre ai danni degli utenti. 

La rivendicazione  forte e chiara è stata la  risoluzione del contratto con Acea per inadempienza,  senza se e senza ma. Non è infatti possibile che,  a fronte di dividendi milionari per  gli azionisti, la rete di distribuzione rimanga  obsoleta e piena di buchi, tanto che la maggior parte dell’acqua, anziché finire nelle case, si disperde per strada senza che dalle tasche degli azionisti esca nemmeno mezzo euro per la manutenzione della rete. 

Ed è proprio questo ciò che caratterizza la gestione privata di un bene utile per la vita: la supremazia dei profitti sull’erogazione del servizio. Di conseguenza alla  richiesta della risoluzione del contratto di concessione  si è affiancata la pretesa costituzionalmente riconosciuta  di ripubblicizzazione della risorsa idrica. Una manifestazione partecipata che però non può non tenere conto  del contesto che rispetto a 10 anni fa è notevolmente cambiato. 

Allora si tentava di dimostrare che la gestione privata era migliore  rispetto a quella pubblica, dopo il fallimento totale di questa suggestione, diventata insostenibile, la narrazione è cambiata. Oggi la gestione privata è imposta, è ineludibile,   insindacabile  e,  grazie alla colonizzazione dal parte dei player  privati di  consorterie partitiche , i cittadini devono rassegnarsi a subirla.

 Noi e il popolo che è sceso in piazza a Ceccano e  a Roma non vogliamo  rassegnarci. Ecco perché, congiuntamente alle manifestazioni  di piazza, bisogna vigilare sui tempi e  sull’esito che avrà la discussione parlamentare sulla proposta di legge  relativa alla ripubblicizzazione dell’acqua presentata un anno fa alla Camera,  a seguito della raccolta di firme organizzata dal Forum dei movimenti dell’acqua. Sarebbe dovuta arrivare a Montecitorio  la settimana prossima, ma quasi sicuramente i tempi si allungheranno ancora. 


Le attività preparatorie per mandare il testo in aula sono assolutamente negative.  Le audizioni in commissione ambiente hanno visto la partecipazione quasi esclusiva  delle  multinazionali interessate al mantenere l’erogazione idrica sotto il proprio  controllo, cioè Acea, Hera e A2A. Sono previsti  230 emendamenti avversi , per lo più presentati dai leghisti contrari all’acqua pubblica, ricordiamo che lo stesso Salvini possiede azioni di A2A. Inoltre diversi deputati del M5S    presenteranno altri emendamenti indirizzati a stravolgere i principi della legge. Ma l’acqua pubblica non era la prima delle  5 stelle grilline? 

Ciò che desta maggiori preoccupazioni è la mancata presentazione della relazione tecnica dove sono indicati i costi necessari per riportare l’acqua sotto il controllo pubblico. In mancanza di questo documento  l’iter è di fatto bloccato. La stampa asservita è prodiga nel diffondere preoccupazione fra i cittadini. Si parla di indennizzi faraonici, rimborsi di debiti finanziari per mancati introiti a favore   delle  società private , il tutto per una somma che, se va bene, è quantificata in 15 miliardi. E ancora si prevede la lievitazione delle tariffe  di almeno il 15% per finire con un più che probabile  aumento di un punto del Pil. Agli esperti del Forum Italiano per i movimenti dell’acqua risulta tutt’altro. I costi non supereranno i 2 miliardi e le bollette potranno calare intorno fino al 25%.

 I  presupposti di fatto condannano la legge ancora prima che questa giunga in aula. E anche gli schieramenti alla Camera, con Lega, tutto il centrodestra, il Pd, e qualche deputato 5S contrari,  ne prefigurano la bocciatura. Allora bisognerebbe organizzare un sit-in davanti a Montecitorio quando, finalmente, l’aula   potrà discutere la proposta . Non solo, sarà indispensabile inchiodare le forze politiche alle loro responsabilità, in particolare il M5S che sulla ripubblicizzazione dell’acqua ci ha lucrato incassando   dividendi elettorali  vincenti. 

In realtà il  governo del cambiamento è uguale a tutti gli altri quando si tratta di favorire il profitto privato .  Allora è necessario che  tutte le manifestazioni di piazza, anche quelle sull’acqua pubblica, compiano   un decisivo  passo in avanti. Legare le lotte per la ripublicizzazione dei servizi fondamentali, al forte contrasto contro la tirannia liberista l’accumulazione capitalistica. Se non si mette finalmente in discussione il sistema del libero mercato, ogni rivendicazione per la riappropriazione pubblica dei servizi fondamentali avrà un orizzonte limitato e probabilmente destinato a soccombere.