Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 9 luglio 2021

Basta con nuclei e comitati tecnici, per un PNRR dei diritti!

 Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua



Appello

Il PNRR appena nato si ammanta di nuovo ma odora già di vecchio: sono annunciati forti investimenti pubblici che, però, sono finalizzati unicamente a sostenere il mercato e le sue logiche e costituiscono, sotto altre forme, un elemento di continuità con le solite ricette liberiste che ci propinano da 30 anni, che mai sono riuscite a portare benessere generale, né in Italia né altrove sono state applicate: privatizzazioni e ancora privatizzazioni, anche dell’acqua.

Per coordinare la gestione dei fondi del PNRR viene individuato un nucleo tecnico: tutto al maschile, con nomi più o meno noti al grande pubblico, ma sicuramente conosciuti negli ambienti che contano per il loro impegno a riformare il paese in un’ottica neo-liberista.

Tra questi spicca Stagnaro, Direttore Ricerche e Studi dell’istituto Bruno Leoni, think tank neoliberista. Per capire il personaggio: è autore di un libello dove chiede l’apertura del mercato delle armi, sfacciato tanto da citare Hitler, e noto negazionista climatico, tanto da attaccare il movimento globale Fridays for Future e, più in generale, tutte le istanze che chiedono un cambiamento in difesa del Pianeta.

Ma non è una singola figura, per quanto inopportuna, ad allarmare, è l’insieme di questo gruppo, costituito da negazionisti climatici e da persone che ritengono che lo Stato debba intervenire unicamente per favorire e ricostruire i mercati, lasciandoli liberi di autoregolarsi.

Progetti da decine di miliardi del PNRR passeranno al vaglio di queste persone, che dovranno garantire una transizione verde già progettualmente precaria, all’interno del PNRR, con uno Stato presente solo come finanziatore, lasciando all’iniziativa privata la gestione e i profitti.

Costoro pensano che la “virtuosità” di un’azienda pubblica si calcoli in base al suo fatturato, e non al come gestisce e per chi.

Per questo li giudichiamo non solo incapaci di affrontare la sfida della ripresa, che deve partire dai diritti, a cominciare da quello alla salute, ma anche di fatto contrari ad affrontare la sfida del futuro, quella del contrasto al cambiamento climatico, che ha bisogno di scelte importanti e di rendere protagonistə le/i cittadinə, e non di un “green washing” di facciata.

Facciamo un appello a tutte le realtà, a tutti i cittadini/cittadine che hanno a cuore il paese; che pensano che i diritti vengano prima dei profitti dei grandi gruppi industriali; che pensano che le aziende pubbliche non debbano essere spolpate ma essere il volano della ripresa: contestiamo le nomine, contestiamo il PNRR, mettiamo in campo l’alternativa.

Cominciamo dal chiedere la rimozione di Stagnaro dal gruppo dei 5 e la trasparenza assoluta sul loro operato: che siano pubblicati il loro pareri, i verbali delle riunioni, i documenti prodotti. Non dimentichiamo che il PNRR ci riguarda tutt@.


domenica 20 giugno 2021

Gli strani consiglieri del Presidente Draghi

 Luciano Granieri



Quando la presidentissima Ue Ursula Von Der Leyen  giungerà in Italia per verificare la corretta allocazione delle risorse dei Recovery Fund, il capo del governo Mario Draghi si farà trovare pronto a dimostrare, come neanche mezzo euro del PNRR verrà speso male, cioè al di fuori della logica per cui tutto deve andare alla grande impresa, ai grandi possessori di capitali e alle multinazionali. 

Ce lo chiede l’Europa, ce lo chiede  l’ordoliberismo imperante. A tale scopo l’ex presidente della BCE presenterà alla Von Der Layen l’ultima sua trovata. Una task force denominata Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica” sarà questo organismo a decidere come spendere l’elemosina in arrivo dalla UE. Il nucleo è compostda cinque “migliori” e non poteva essere diversamente. Chi sono costoro? Carlo Cambini, Francesco Filippucci, Marco Percoco, Riccardo Puglisi e Carlo Stagnaro. Una sorta di “Fabolous Five” ultraliberista che considera lo Stato come un impiccio, utile solo quando deve caricare su tutti i contribuenti le perdite causate dalle scorribande dei cosiddetti capitani coraggiosi privati

A tale scopo giova approfondire almeno la conoscenza degli ultimi due. 

Riccardo Puglisi, professore associato all’università di Pavia. Sostenne, durante la prima ondata pandemica, che era un errore calmierare il prezzo delle mascherine, allora arrivate a costare uno sproposito,  era un insulto al libero mercato. Altra sua convinzione era che le scuole avrebbero potuto aprire subito se solo ci fosse stata la possibilità di mettere i professori in cassa integrazione. 

Carlo Stagnaro, fondatore e direttore dell'istituto di ricerche e studi Bruno Leoni, noto think tank della destra neo liberale, la cui sottodenominazione recita: “Idee per il libero mercato”. La mission è: “Dare il contributo alla cultura politica italiana, affinchè siano meglio compresi il ruolo della libertà e dell’iniziativa privata, fondamentali per una società davvero prospera e aperta”. 

Ancora più illuminanti alcune sue dichiarazioni sprezzanti sul referendum per l’acqua pubblica nel decennale della vittoria referendaria: “In questi dieci anni non c’è stato spazio per un’operazione verità sul reale contenuto dei quesiti (referendari) e sull’ingannevolezza retorica che li ha circondati e animati e che ha fatto letteralmente deragliare il dibattito pubblico. Sarebbe sbagliato dire che il populismo è nato in quelle giornate di giugno, ma i referendum sull’acqua ne hanno rappresentato una poderosa prova di forza” 

In relazione alla crisi climatica, oltre a dileggiare Greta Thumberg, definita una liceale priva di ogni modestia intellettuale, il nostro sostiene che: “Le basi scientifiche del global warming sono ancora controverse e gli effetti dell’attività umana sul clima sono motivo di accesi dibattiti. L’organismo preposto ad informare e consigliare i governi sulle politiche climatiche (l’IPCC) si è dimostrato parziale e tendenzioso”. C’è da aggiungere che l’istituto Leoni ha aderito alla Cooler Heads Coalition, una coalizione internazionale dedita esclusivamente ad affermare e promuovere il negazionismo climatico. 

Infine non va sottaciuto che il buon Stagnaro, nel 2003, ha dato alle stampe un libro dal titolo: “Una società armata è una società libera” con tanto di citazione di Hitler in aperura, in cui si rivendica il sacrosanto diritto privato di possedere armi senza alcun controllo da parte dello Stato. 

Dunque a questi signori sarà affidato il compito di allocare le poche risorse che arriveranno dall’Europa. Non è un caso che nel PNRR è inserita la privatizzazione della distribuzione idrica anche al sud, il finanziamento di nuovi armamenti. 

L’ex ministro per il Sud del Pd, Giuseppe Provenzano, ha avuto un sussulto di protesta alla nomina dei "Fab Five", contestando un sbilanciamento un tantino liberista. Sussulto subito rientrato,  bacchettato dal suo segretario Letta, perchè giudicato inopportuno, lesivo della totale e piena adesione al governo dei “migliori”. In fin dei conti, è questo il ragionamento, in un governo che va da LeU alla Lega, bisognerà pure accettare qualche intemperanza padronale. Ma in cambio di che? Di nulla. 

Questo esecutivo ha esordito con un condono, prassi di vecchia memoria berlusconiana, ha proseguito con la prossima abolizione dei limiti ai subappalti, in un contesto in cui i macchinari impegnati nelle fabbriche e nei cantieri vengono trasformati in strumenti di morte perchè, in nome dell’abbattimento dei tempi di produzione per conseguire maggior profitto, ne vengono manomessi i sistemi di sicurezza. 

Sta supportando la più grande operazione di schiavizzazione dei lavoratori. Lo sblocco dei licenziamenti significa esattamente questo. Il via libera alla crudele alienazione di persone  assunte a tempo indeterminato, quelle che hanno sostenuto la produzione durante la pandemia, per sostituirle con nuovi schiavi, precari, interinali senza diritti e con paghe da fame. 

Tutto ciò già sta accadendo grazie alle aziende apripista attive nella logistica. La Sda ha licenziato 360 lavoratori a tempo indeterminato a Carpiano, vicino Milano, e ne assunti 400 a tempo determinato. La stessa operazione è stata messa in piedi dalla Fedex-TNT. In questo quadro s’inserisce il licenziamento di 274 addetti del sito di Piacenza di prossima chiusura. Qui il picchetto dei lavoratori organizzato dai sindacati di base per difendere la loro occupazione, è stato assaltato a bastonate da picchiatori della vigilanza privata, assoldati, pare, dalla locale camera del lavoro (dai grandi sindacati, quindi, non dai padroni). E’ forse questa la collaborazione promessa a Draghi da CGIL, CISL e UIL

E non c’è da stupirsi se, mentre governano i “migliori”, un sindacalista del Si Cobas, Adil Belakhdim, viene ucciso da un camionista che forza il blocco organizzato dai lavoratori della logistica davanti alla Lidl di Biandrate, nel novarese, per contestare il far west dei diritti nel comparto, e il pestaggio di Piacenza. Così come non c’è da stupirsi che le reazioni di condanna e protesta all'assassinio di Adil, a parte quelle organizzate dai sindacati di base, si siano state quasi impalpabili

In altri tempi l’Italia sarebbe stata bloccata da un conflitto, duro, lungo, organizzato, altro che manifestazioni da scampagnata, il cui massimo atto di protesta è agitare una bandiera mentre si addenta un panino con la mortadella.

Ma, si sa, oggi ci guida un tecnico illuminato, guai a contraddirlo. Si è sempre invocato il governo tecnico per salvare l’Italia. Ma quale Italia? Ormai dovrebbe essere chiaro che il governo tecnico è sempre il governo dei banchieri, chiamati a salvaguardare l’interesse degli speculatori finanziari e delle grandi imprese multinazionali quando, per svariate cause, esogene o endogene, gli esecutori politici diventano inadeguati. 

E ciò dovrebbe essere chiaro proprio a quelle formazioni riformiste, o sedicenti di sinistra, che supportano Draghi, in nome di una unità che non è nazionale ma liberista. Personalmente non ho a cuore le sorti del Pd e del pulviscolo diasporato alla sua sinistra, ma mi sento di dire che,  se l’appoggio al governo Monti è stato deleterio, provocando la debacle elettorale,  partorendo il cancro renziano, e gli inconcludenti 5 stelle, l’endorsement all’esecutivo Draghi sarà quasi letale e consegnerà il paese a Salvini, Meloni e Bonomi.

Meditate riformisti, meditate.

mercoledì 16 giugno 2021

Il paradiddle moderatore

 Luciano Granieri



Tutela del patrimonio naturale, paesaggistico e storico culturale (2°comma articolo 9 della costituzione), arte (musica e recitazione). Questi i temi che l’ANPI di Frosinone, di cui faccio parte, e la rete “Schioppo Bene Comune”, hanno trattato in una splendida domenica sulle rive del Fiume Cosa, vicino alla cascata dello Schioppo. 

All’evento hanno partecipato partiti e sindacati (a parole tutto l’arco costituzionale antifascista a partire dal Pd fino alla sinistra ex radicale, fattivamente solo Democrazia Atea, Art.1, Possibile, Socialisti e Spi CGIL). Le associazioni, invece, non hanno fatto mancare la loro partecipazione (Legambiente, Stonewall Frosinone Associazione Arcigay, Il Collettivo UgualMente, Rigenerare Frosinone, Oltre l’Occidente, AUT-Frosinone, Osservatorio Peppino Impastato).

L’apporto artistico è stato assicurato da una straordinaria performance dell’attrice Damiana Leone che ha letto alcune lettere dal carcere di Gramsci tratte dal libro “Tutto ciò che senti”, i sofisticati e suggestivi brani del cantautore Emanuele Zolli, accompagnato dal chitarrista Pierluigi Paniccia, e la musica del diavolo: blues e jazz a cura della Whistle Jazz (blues) band, composta da Alberto Bonanni Sax (alto e tenore) Pierluigi Paniccia (chitarra) Raimondo Pisano (chitarra), Antonello Panacchia (basso) e il sottoscritto Luciano Granieri alla batteria. 

Abbiamo passato un bel pomeriggio fra interventi stimolanti sull’art.9 della Costituzione, sulla tutela dell’ambiente in genere, e buone performance artistiche, con l’eccellenza raggiunta da Damiana Leone, in un ambiente naturale affascinante. Un’oasi di biodiversità che è riuscita a sopravvivere, grazie all’aiuto dei partigiani di Schioppo Bene Comune, alla dittatura e all’occupazione dei palazzinari frusinati, che a differenza delle truppe tedesche non se ne sono mai andate dalla città. 

Non esagero nel dire che ANPI, Schioppo Bene Comune, gli intervenuti e gli artisti sono rimasti entusiasti

Vorrei qui svelare un curioso aneddoto sull’organizzazione. L’ANPI di Frosinone si è riunita per designare colui il quale sarebbe dovuto intervenire,  oltre al segretario Provinciale Giovanni Morsillo. E’ stato proposto il mio nome. Ho ringraziato ma ho fatto presente che già sarei intervenuto come musicista, e quello sarebbe bastato

Nonostante ciò mi è stato conferito l’incarico di moderatore. Avrei dovuto, cioè, combinare i tempi delle performance artistiche con gli interventi degli oratori. Un compito piuttosto ingrato, perché conoscendo l’umana tensione allo sfoggio delle proprie attitudini , retoriche o artistiche che siano, mi è subito sembrato improbo il compito di limitare il tempo degli interventi allo scopo di rendere l’evento il più scorrevole possibile. Tanto più che l’ambientazione non era quella più consona ai dibattiti: Un palco con sopra degli strumenti musicali, niente tavoli e poltrone con la postazione dedicata a oratori e coordinatore. 

Facendo di necessità virtù ho scelto di esercitare il mio ruolo di “moderatore” seduto dietro la batteria. Da moderatore a suonatore senza muovere un passo. 

Prima di snocciolare la sequenza degli interventi, accogliendo il suggerimento di Maria Lucia, ho fatto presente la necessità di contributi non troppo lunghi per rendere più scorrevole la trattazione. Ma se da un lato era necessario limitare i tempi, dall’altro risultava maleducato interrompere chi stava parlando sollecitandolo alla conclusione. La soluzione mi è arrivata proprio dal ritmo.

Quando mi rendevo conto che “l’ars retorica” stava debordando cominciavo a picchiettare con le bacchette un paradiddle sul mio ginocchio. Il paradiddle è una figura ritmica che i batteristi eseguono per esercitarsi o  riscaldarsi i polsi prima di suonare. Di solito lo fanno su un tamburo o sul pad di gomma.

Quando il picchiettio sul ginocchio non era sufficiente, mi lasciavo scappare un discreto colpo sul bordo del rullante. Gli oratori hanno recepito? A giudicare dai lividi che a fine serata avevo sul ginocchio forse no. Ma comunque è stato meglio così vista la qualità e  spessore degli interventi.

 Al prossimo appuntamento con l’ANPI, la Costituzione e la difesa dei beni paesaggistici e culturali.




venerdì 11 giugno 2021

Riflessioni sull'art.9 della Costituzione insieme all'ANPI di Frosinone

 ANPI Frosinone



Domenica 13 giugno, a partire dalle ore 16,30, avrà luogo a Frosinone, presso le cascate dello Schioppo, lungo il fiume Cosa, zona De Matthaeis, un incontro aperto a cittadini, partiti, movimenti ed associazioni, sull’art.9 della Costituzione. La nostra Repubblica prefigura una comunità inclusiva dove i cittadini hanno pari dignità sociale, in cui libertà ed eguaglianza, interamente realizzati, concorrono al pieno sviluppo della persona umana. Essa si raggiunge anche con la valorizzazione di quel patrimonio storico e culturale che ha reso, o dovrebbe rendere, la nostra comunità socialmente avanzata e consapevole delle proprie radici, coscienti di quale evoluzione sociale e culturale ci ha reso cittadini e non sudditi. Così come il pieno sviluppo della persona umana si raggiunge vivendo in un ambiente accogliente, costituito da luoghi in cui è possibile un’aggregazione sana, in cui si è parte della natura e non padroni di essa . L’idea che proprio la natura possa essere sfruttata e soggiogata agli interessi umani ci ha portato a subire devastanti tragedie dovute al degrado idrogeologico e alle terribili angherie della pandemia. Nonostante ciò la lezione non sembra appresa e ci ostiniamo ancora a voler violentare l’ambiente che ci circonda. Partendo da queste riflessioni chiamiamo tutti al confronto i cittadini, i partiti, i movimenti e le associazioni.

Nel corso dell’evento, organizzato grazie alla collaborazione della rete “Schioppo Bene Comune”, che ha reso fruibile l’area, verranno proposte riflessioni e contributi sull’importanza della valorizzazione del patrimonio artistico e culturale e della tutela dell’ambiente. Seguirà al dibattito un monologo dell’attrice Damiana Leone, un concerto con il cantautore Emanuele Zolli e il gruppo Whistle Jazz Band

Hanno dato la loro adesione:

Pd, Partito Socialista, Art1, Rifondazione Comunista, Partito Comunista dei Lavoratori, Possibile, Potere al Popolo, Democrazia Atea, SPI Cgil, Giovani Socialisti, Stonewall Frosinone Associazione Arcigay, Il Collettivo UgualMente, Rigenerare Frosinone, Oltre l’Occidente, AUT-Frosinone, Osservatorio Peppino Impastato.

lunedì 31 maggio 2021

PRODUCI CONSUMA CREPA !

 Umberto Franchi



Il governo Draghi dopo aver regalato il 74% dei 240 miliardi del Recovery Plan ai padroni delle imprese, anche a quelle che hanno lavorato di più durante il Covid, ha deciso di fargli fare ancor più PROFITTI attraverso i seguenti provvedimenti :

a) AVRANNO LA POSSIBILITA' DI LICENZIARE "LIBERAMENTE" DAL 1° LUGLIO 2021, tutti i lavoratori che vogliono licenziare, in alternativa (bontà loro) avranno la possibilita' di non farli lavorare mettendoli in cassa integrazione. Inoltre , solo se lo vorranno, potranno assumere personale piu' giovane capace di sgobbare di più;

b) il CODICE DEGLI APPALTI VIENE ABOLITO E SOSTITUITO DANDO ALLE IMPRESE : la libertà di fare subappaltare ad imprese più piccole, o cooperative, il 50% dei lavori fino ad ottobre 2021. E dopo la liberta' di appalto diverrà totale, così le imprese che concedono l'appalto guadagneranno solo speculando senza fare niente, e quelle subappaltanti cercheranno di ridurre tutti i costi del lavoro compresa la sicurezza e prevenzione dagli infortuni;

c) inoltre le "Stazioni appaltanti" potranno concedere affidamenti senza obbligo di fare la gara, ciò fino al 30 giugno 2023;

d) le imprese che partecipano alle gare dovranno "garantire" in caso di assunzioni di lavoratori, che il 30% di loro abbiano meno di 36 anni ... (forse pensavano che le imprese volessero assumere chi sta per andare in pensione ?;

e) formalmente le gare al massimo ribasso non ci saranno , ma si chiameranno "gare basate sulla massima convenienza", che in Toscana si dice: " se non e' zuppa e' pan bagnato "... a mio parere e' la stessa cosa;

COSA RESTA A TUTELA DEI LAVORATORI CHE HANNO CONTINUATO A LAVORARE ANCHE DURANTE LA PANDEMIA, CON PIU' MORTI SUL LAVORO ? E PIU' MORTI DI COVID ?

NIENTE ! DEVONO SOLO RINGRAZIARE IL "BUON PADRONE SE LI FANNO LAVORARE A TESTA BASSA" .

L'IMPORTANTE PER "LOR SIGNORI" E' VELOCIZZARE LA PRODUZIONE AFFINCHE' TUTTO RITORNI PEGGIO DI PRIMA DELLA PANDEMIA !

PRODUCI, CONSUMA E CREPA !

MA FINO A QUANDO SOPPORTERANNO SIMILI VERGOGNOSE INGIUSTIZIE ???

Come diceva Lenin , prima o poi saranno i capitalisti a vendere la corda con cui impiccarli...



giovedì 20 maggio 2021

"Bird" sbarca in Europa......e i francesi che s'incazzano

 Luciano Granieri




La seconda settimana di maggio del 1949 fu mitica per i jazzisti e gli appassionati europei. In quei giorni ebbe luogo la prima storica partecipazione ad un festival del jazz in Europa di Charlie Parker, insieme ai migliori musicisti Be Bop di quel momento. La kermesse si tenne alla Salle Pleyel di Parigi. Fu organizzata dal critico, impresario Charles Delaunay. In quella settimana si sarebbero alternati sul palco, per due concerti al giorno, oltre a Parker, musicisti del calibro di Max Roach, che suonava con Bird, Kenny Clarke, inserito in un gruppo con Tadd Dameron e Miles Davis. Ai boppers si accompagnavano altri artisti di grosso calibro come Sidhey Bechet, e “Hot Lips” Page. 

Per rendere il festival di Parigi un grande evento internazionale Delunay, invitò jazzisti da tutta Europa, fra cui, oltre ai francesi e gli svedesi, i migliori del vecchio continente, i belgi del trio di Toots Thielman, con Francis Coppeters al pianoforte e Jean Warland al contrabbasso il gruppo, belga anch’esso, Les Bob Shots, nel quale suonavano musicisti che sarebbero diventati, in seguito, protagonisti assoluti del jazz europeo e mondiale,quali il sassofono tenore Bobby Jaspar, l’altosassofinista Jaques Pelzer, il vibrafonista Fats Sadi e il pianista Francy Boland. Fu invitato anche il sestetto svizzero del vibrafonista trombonista Hazy Osterwald, nelle cui fila militava l’altosassofonista ticinese Flavio Ambrosetti. 

A loro, solo dal 5 maggio del 49,’ossia tre giorni prima dell’inizio del festival, si unì il nostro Gilberto Cuppini, a detta di tutti i critici, il primo batterista italiano a suonare secondo il nuovo stile Be Bop. Per rappresentare l’Italia (Cuppini era in una band svizzera) Delaunay chiese all’amico Arrigo Polillo, critico e direttore della rivista “Musica Jazz”, di indicare un musicista (uno solo) che secondo il suo giudizio potesse brillare in quel cast stellare. Polillo, scelse Armando Trovajoli, un pianista, animatore dei jazz club romani di allora, diventato in seguito, come è noto un grande autore di colonne sonore. Lo stesso Polillo fu inviato dall’amico francese, fondatore della rivista “Jazz Hot” a recensire il festival.

Facciamo un passo indietro

Per inquadrare lo scenario in cui la notizia del festival francese irruppe nel mondo jazzistico europeo, bisogna dire che del Be Bop, soprattutto in Italia non se ne sapeva molto. In America L’American Federation of Musician, il sindacato dei musicisti degli Stati Uniti e del Canada, indisse un lungo sciopero dal 1942 al 1944, interrotto momentaneamente, e poi proseguito anche per tutto il 1948. Per questo motivo a tutti i musicisti fu proibito di registrare in sala d’incisione. Ora non è chiaro se per lo sciopero o per il fatto che il Be Bop non era propriamente commerciale, ma la realtà fu che in Italia arrivò un materiale sonoro scarsissimo. 

Uno dei primi dischi di Gillespie, con la sua orchestra, fu pubblicato nel 1946 dalla Musicraft. Poi si dovrà attendere il 1948 quando il discografico svizzero Walter Guttler iniziò a stampare, per il suo nuovo marchio Celson, matrici della case discografiche Dial, Keynote, Vox e Manor. Etichette nei cui cataloghi erano presenti le poche incisioni di Parker e compagni. Fu da quei dischi, importati anche in Italia, in poche copie da Messaggerie Musicali, oltre a qualche registrazione di Gillespie, per la Parlophone, che i nostri jazzisti cominciarono ad apprezzare e a misurarsi con il nuovo stile. Fu proprio Gilberto Cuppini, (futuro protagonista del festival jazz di Parigi) - che aveva accantonato il manuale per batteria di Gene Krupa per sposare appieno lo stile di Kenny Clarke -ad incidere il 10 giugno 1948 due classici del Bop “A night in Tunisia”, e “Salt Penauts”, in un gruppo che comprendeva Marcello Boschi al sax alto, Nino Impallomeni alla Tromba e Giorgio Gaslini al pianoforte. 

Altri jazzisti furono attratti dal Be Bop, meglio noto allora come Re Bop, fra gli altri Il clarinettista sassofonista Glauco Masetti, il trombettista Giulio Libano, il teonrsassofonista Eraldo Volontè. Manco a dirlo la critica Italiana non fu subito tenera con il nuovo stile. Arrigo Polillo così scriveva nell’articolo “Delirio del “Re Bop” : “Come i lettori di Musica Jazz sanno il vocabolo re-bop, che ha sostituito nel cuore dei tifosi americani il boogie woogie, dopo aver designato, in un primo tempo lo stile ultradinamico e acrobatico del trombettista Dizzy Gillespie e dal suo emulo l’altosassofonista Cherlie “Bird” Parker (re o be bop è appunto il suono onomatopeico che vuole imitare gli scoppiettamenti di Dizzy), designa oggi tutto un genere musicale. Si tratta di lunghe e indiavolate sarabande, dal vago sapore cannibalesco, che giungono ad un vero parossismo attraverso una serie di riffs incalzanti, quasi sempre inarticolatamente vocalizzati”

Sia come sia, qualche anno dopo, il Be Bop fu riconosciuto come musica rivoluzionaria in tutto il mondo e Charlie Parker, il suo profeta come nuovo fenomeno. Da qui si spiega l’entusiasmo di jazzisti e appassionati che si misero sulla strada per Parigi in quel maggio del 1949 per non mancare all’appuntamento con il nuovo “vate”.



In viaggio verso l’eldorado

Per raggiungere Parigi Arrigo Polillo trovò un volenteroso quanto entusiasta autista in Gorni Kramer, mentre invece il viaggio di Trovajoli, fu un po’ più travagliato. Ad accompagnarlo, sulla sua Topolino B, la sua ragazza Silvana e, rannicchiato sul sedile posteriore, fra le valige e un’enorme cappelliera, Carlo Loffredo contrabbassista e jazzista di lungo corso, che patì volentieri la scomodità di quella posizione nella speranza di calcare anch’egli il palco della Salle Pleyel insieme a quei mostri sacri. Ad un certo punto l’ipotesi di esibirsi in trio con lo stesso Trovajoli e Cuppini non si mostrò così campata in aria. Prima tappa Rapallo, poi Aix en Provence, ed infine Parigi. Girovagarono un po’ intorno, tirando tardi, tanto che quando arrivarono alla Salle Pleyelle il concerto era iniziato da un pezzo.  

Ad un Polillo che ormai aveva perso la speranza di vedere la carovana romana fu spiegato che ci si era fermati ad omaggiare la tomba di Chopin. Quanto ci fosse di vero in questa affermazione non è dato sapere. Fatto sta che, dopo il concerto in piano solo di Trovajoli in contest con altri pianisti, come auspicato da Loffredo e forse previsto, l’estemporaneo trio dei jazzisti italiani ebbe il permesso per esibirsi. Gilberto Cuppini, Armando Trovajoli e un entusiasta Carlo Loffredo salirono sul palco. Ma mentre quest’ultimo stava accordando il contrabbasso Gorni Kramer con la sia tipica erre moscia ordinò: “Cavletto fai suonare me” Loffredo, deluso, lasciò lo strumento al musicista milanese, chissà forse l’indicazione di far esibire Kramer era venuta proprio da Cuppini. 

Il set fu comunque apprezzato nonostante tutto. Infatti l’atteggiamento dei Francesi, pubblico e critica, non fu benevolo nei confronti degli Italiani ma anche dei Belgi. Gli spettatori cominciavano a a fischiare solo a sentir nominare le nazioni di provenienza dei musicisti “Italie “Belgique” . Forse il vile attacco di Mussolini nel giugno 1940 ad una Francia già prostrata dall’esercito tedesco, non era ancora stato dimenticato dai cittadini transalpini, e l’atavica antipatia verso i belgi, convogliavano la predisposizione del pubblico verso un atteggiamento ostile a prescindere. Ma la forza della musica riuscì a superare anche la più acerrima ostilità. Come avvenne ce lo racconta lo stesso Trovajoli : “ Quando mi trovai sul palco della Salle Pleyel, non fu per me una cosa molto piacevole. Nonostante tutto ebbi un notevole successo personale, in un festival dove suonarono Parker, Tadd Dameron, Miles Davis, quello che c’era di più importante nel Bop. C’era anche Toots Thielemans, che venne subissato di fischi perché belga. Lo stesso toccò a me perché italiano. Allora cominciai a suonare sempre più piano, finché i fischi terminarono. La stampa francese scrisse: Abbiamo ascoltato del jazz suonato con tocco da Mozart. Nel secondo concerto, quando venni accompagnato da Kramer e Cuppini, ci presentammo senza un minimo di prove, malgrado ciò il successo non mancò”. In effetti la brillante esibizione di Trovajoli mise a tacere i molti fischiatori e, alla fine, applaudirono tutti.



I boppers

E’ gli americani, i boppers? Miles Davis, allora ventitreene, fornì una prestazione ammirevole, insieme ai suoi compagni di palco Tadd Dameron e Kenny Clarke. Era un musicista in piena fase creativa, aveva da poco inciso una parte dei suoi straordinari dischi per la Capitol, ed inoltre ancora non aveva introitato quell’arroganza che alcune volte lo avrebbe reso, in futuro, indolente e intrattabile. Quanto a Charlie Parker, la star dell’intero festival, le cronache raccontano di esibizioni altalenanti. Flavio Ambrosetti, che insieme al sestetto di Osterwald e Cuppini condivise il palco con lui nel set del 14 maggio, non usò mezzi termini: “Parker è finito” lo stesso Polillo rimase profondamente deluso. Ma da alcune registrazioni dei concerti successivi realizzate con mezzi di fortuna da qualche appassionato, si ascolta il solito Bird geniale ed immenso. La spiegazione è abbastanza semplice. 

La qualità delle prime esibizioni riferite da Ambrosetti e Polillo, probabilmente seguirono il giro di cantine che qualcuno aveva fatto fare a Parker prima del concerto. Tour in cui Bird pare avesse molto apprezzato i vini francesi. Metteteci su l’effetto di qualche altra sostanza ed ecco spiegata la qualità dell’esibizione del re del Bop. Lo stessi Polillo riferisce di come Parker dopo il set abbracciasse e baciasse un giornalista mai visto prima chiamandolo più volte “my friend” era talmente “fatto” che il critico italiano, a malincuore, rinunciò ad intervistarlo. 

Gilberto Cuppini, probabilmente eccitato dall’aver suonato sullo stesso palco dei suoi idoli Max Roach e Kenny Clarke, sicuramente fu meno colpito da Parker con il quale comunque ebbe un incontro ravvicinato. Il batterista racconta: “Quando Parker finì il suo concerto, uscì barcollando, inciampò e me lo trovai letteralmente fra le braccia. Ho dovuto sostenerlo perché se no sarebbe finito per terra. Dietro di lui veniva Max Roach. Non appena Max arrivò dietro le quinte, tirò fuori una pipa minuscola. Mise dentro una piccolissima pallina scura che accese. Sopra infilò una mezza sigaretta e cominciò a fumare. Fui molto sorpreso, non avevo mai visto nulla di simile. Anni dopo mi resi conto che quella pallina scura era hashish”.

Conclusioni.

Volendo trarre qualche conclusione c’è da rilevare come i francesi operarono una sorta di razzismo alla rovescia, applaudendo chiunque salisse sul palco con la pelle nera e fischiando, a parte gli artisti francesi, tutti gli altri. Non vi è comunque dubbio che per i boppers, bistrattati e poco considerati in patria, l’Europa dove invece erano osannati e venerati, fu per loro un paradiso. La vera “America”.


domenica 16 maggio 2021

Trasporto pubblico urbano. Paghi zero e prendi tre

 Luciano Granieri

foto tratta da "Tu News"


Qualche volta accade che anche in una stampa locale morbida nei giudizi sull’operato delle amministrazioni territoriali, venga alla luce qualche magagna a carico di un  sindaco che s’intende incensare. E’ il caso della querelle fra la testata “Tu News”, schierata a favore di Ottaviani,  e la Cialone Tour, ente privato gestore del Trasporto Pubblico Urbano nel capoluogo. 

Ad un articolo di “Tu News”, in cui si accusava il gestore del Tpl di prendere tre e pagare uno, ossia provvedere solo al servizio dei bus, trascurando il controllo dell’ascensore e delle bici in affitto, pure previsto dall’appalto pagato dal Comune, la Cialone Spa ribatteva con una nota polemica proprio verso il Comune .

 In essa si specificava che : “Non è previsto alcun corrispettivo per i servizi dell’ascensore inclinato e del bike sharing. Il corrispettivo che il Comune paga all’impresa affidataria riguarda esclusivamente il trasporto pubblico locale su gomma e si tratta di importi che provengono dalla Regione Lazio mediante il fondo regionale trasporti. L’ascensore inclinato e il bike sharing sono stati messi a gara insieme al Tpl senza prevedere alcun finanziamento pubblico: per questi servizi l’affidamento riceve un corrispettivo solo dall’utenza, che li acquista al prezzo calmierato previsto per i biglietti. Quindi-prosegue la nota-il Comune paga uno e prende uno (anzi paga zero-visto che i soldi li prende dalla regione ndr) mentre la Cialone Tour sostiene i costi per tre, poiché non potendo vendere i servizi dell’ascensore inclinato e del bike sharing all’utenza, ne sopporta i costi del personale della manutenzione ordinaria e, in generale, i costi d’esercizio. Il mancato esercizio dei servizi in questione non è imputabile alla Cialone Tour poiché dipende da difetti strutturali dell’impianto ascensore e dalla mancata messa a disposizione di ciclostazioni e bici. Lo scrivente da questa situazione non sta traendo alcun vantaggio, ma solo pregiudizi”. 

 Lungi dal sottoscritto prendere le difese del gestore privato, il quale se ci sta rimettendo, vuol dire che ha sbagliato nel partecipare alla gara , e speriamo non ci vadano di mezzo i dipendenti. Ma questa vicenda mostra ciò che già si sapeva da tempo. Ovvero che quando si tratta di servizi essenziali per i cittadini, come il Tpl, la giunta Ottaviani non sgancia neanche mezzo euro. Pagano sempre altri, in questo caso la Regione e gli utenti direttamente. Ciò che è anche acclarato riguarda la capacità di Ottaviani di attribuirsi meriti che non gli spettano. E’ molto bravo a fare la festa con le libagioni degli altri. 

Ricordiamo quando il 16 giugno scorso, in occasione del passaggio del treno alta velocità presso la stazione di Frosinone, il sindaco fece schierare tutti i nuovi bus urbani prendendosi il merito di una operazione fatta dalla Regione. Ricordo anche che sollecitammo i consiglieri di opposizione, in particolare del Pd, ad attivarsi con un comunicato stampa o una nota per, ristabilire la verità su un servizio finanziato dalla Regione, a guida Zingaretti loro segretario nazionale, e non realizzato per merito di un sindaco leghista, onnipotente ed egocentrico. 

La cosa non sembrò interessare. Così come alcun interesse hanno rivestito le vicende sul disastro del bilancio che pone l’ente sull’orlo del fallimento e la questione dell’eccessivo importo dei tributi locali la cui esosità è stata sancita anche dalla Commissione Tributaria. Temi che un’opposizione presente avrebbe ampiamente utilizzato, nell’interesse dei cittadini,  contro l’operato della giunta.

 A questo punto la domanda sorge spontanea. Si tratta di insipienza politica o c’è altro? Il sospetto che ci sia altro, secondo me, non è così campato in aria. Nel gioco delle parti dell’alternanza al potere - oggi tocca a me, domani tocca a te -il Pd da per scontato che il prossimo sindaco sarà un suo candidato. Questo scenario  potrebbe realizzarsi attraverso un accordo che preveda una sorta di desistenza da parte del centro destra, il quale potrebbe presentare un candidato, diciamo così, debole. E’ chiaro che  tale desistenza dovrà prevedere contropartite  politiche e dirigenziali, a patire da una opposizione morbida all'attuale giunta. Un do ut des che non cambierà comunque i centri di potere della città i quali rimarranno saldamente in mano ai potentati finanziari e fondiari. 

Sarà anche fantapolitica,  ma la nomina da parte di Zingaretti alla presidenza dell’Azienda per i Servizi alla Persona (Asp), un organismo di protezione sociale, di Gianfranco Pizzutelli, esponente del Polo Civico, una formazione che sostiene in consiglio comunale Ottaviani e guidata da Igino Guglielmi consigliere alla Provincia di Frosinone per il gruppo Salvini Premier, sa tanto di un anticipo dei corrispettivi da pagare per avere un sindaco di provenienza Pd. 

Ora per scongiurare questo scenario, per quanto ipotetico sia,  invitiamo quei pochi cittadini  che non vogliono essere presi in giro da una prossima campagna elettorale finta, a mobilitarsi, a mettersi insieme per denunciare una pratica che da sempre ha condizionato la scelta delle amministrazioni della città tenendo fuori i cittadini, quelli consapevoli e quelli inconsapevoli. 

Sarebbe ora che qualcuno di noi riesca a smascherare questo gioco. Ne va della dignità della nostra città.