Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 14 febbraio 2022

Non vi sembrano troppo alti i costi da pagare all'Atlantismo e all'ordoliberismo europeo?

 Luciano Granieri



Le domande diffuse sui media, sui social, fra la gente e, soprattutto, poste ad autorevoli esperti e giornalisti nei talk show, riguardano le ragioni di un aumento così elevato del carovita. Le risposte fornite dagli autorevoli esperti di cui sopra, non mi hanno chiarito granchè, ma nonostante ciò un’idea me la sono fatta.

Secondo me le cause sono:

1) Le leggi del mercato capitalista, ca va sans dire. Ad una maggiore domanda di energia e materie prime, generata dalla ripresa post pandemica, corrisponde l’aumento del prezzo dell’offerta; dai prodotti energetici, ai semilavorati ai costi di trasporto marittimi e non solo.

2) La speculazione finanziaria. Il meccanismo dei futures energetici, in base alla quale i grandi fondi d’investimento privati acquistano la produzione di combustibili fossili, e derivati, ad un prezzo prestabilito ad una data specifica. Se prima di tale data il prezzo aumenterà, rispetto al valore concordato nel contratto, l’investitore rivenderà ai fornitori la quantità acquistata, prima ancora che venga estratta. E’ evidente che i grandi gruppi finanziari, attraverso la loro manovalanza lobbistico/politica, fanno in modo che ciò accada determinando l’aumento del costo di gas e petrolio.

3) Le regole dell’Unione Europea sul prezzo marginale dell’energia. Esse impongono a tutti coloro che hanno richiesto energia elettrica, o gas, di pagare il prezzo costante “marginale”. Cioè quello più alto. Cos’è il prezzo marginale? E’ il prezzo determinato da oneri di produzione più elevati che alcune imprese (poche) devono sopportare per cause contingenti: natura particolare dei siti estrattivi, difficoltà di trasporto e logistiche. Oneri che giustificano l’incremento dei costi della fornitura. A fronte di queste poche imprese (marginali), la maggior parte di fornitori sostiene spese produttive molto inferiori, ma vende la propria merce allo stesso prezzo di quelle “marginali” realizzando maggiori profitti. La UE sostiene che questa norma è a difesa dei consumatori per proteggerli da speculazioni. Infatti per evitare aumenti speculativi, si obbliga i cittadini europei a comprare energia a prezzi già aumentati. Se qualcuno non ci crede invito a leggere il testo originale della Commissione Europea inserito nella Communication on Energy Prices del 13 ottobre 2021.

4) Le aste di CO2, per adempiere agli obblighi dell’European Union Emissions Trading Scheme. Dal 2013 le imprese energetiche devono pagare un surplus per le quote di CO2 impiegate nel produrre energia. Meno CO2 si usa, meno costa la produzione. Il fine, evidentemente, è quello di incentivare l'erogazione di energia limitando l’utilizzo di anidride carbonica attraverso l’aumento degli oneri a carico di chi utilizza questo elemento nocivo. Ma se questi oneri, anziché andare ad erodere il profitto, vengono trasferiti direttamente sulla bolletta, come per magia la transizione ecologica viene sostenuta totalmente dai soldi dell’utente finale.

5) La crisi ucraina e l’Atlatismo. In nome del tanto sbandierato Atlantismo è ancora inattivo il Nord Stream 2, la condotta che consente di far arrivare il gas russo in Europa  bypassando l’Ucraina, evitando così tutti i problemi legati a quella crisi, tra sanzioni e venti di guerra. La condotta arriva direttamente in Germania. Perciò ai tedeschi l’atteggiamento guerrafondaio americano sull’Ucraina appare indigesto. Se da un lato il Nord Stream 2 comporterebbe una maggiore dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia, ciò inevitabilmente produrrebbe un abbattimento dei costi anche in bolletta. Ma si sa. Noi siamo atlantisti. Per il mantenimento della pax atlantica e della democrazia dei ricchi siamo disposti a tollerare aumenti energetici in cui ci stanno dentro i 70 milioni di euro al giorno che paghiamo alla Nato e i costi per gassificare il gas liquido che siamo costretti a comprare dagli Usa per ridurre la nostra dipendenza da Putin. In merito alla sacrosanta transizione ecologica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili che ci renderebbero autonomi da forniture estere, stendiamo un velo pietoso. Fino a che ai grandi trust, converrà vendere energia da combustibili fossili, il green new deal sarà una grande presa in giro, alla faccia del PNRR.

6) Spirale inflazionistica. Nel gennaio 2022, l’indice dei prezzi al consumo, a causa di tutto quanto sopra esposto, ha registrato un aumento del 5,3%. I salari, in stagnazione dal 1990, invece, aumenteranno dell’1%,  in base al coefficiente di inflazione programmata con il quale si rinnovano i contratti di lavoro. Come mai? E’ presto detto. Il meccanismo di crescita salariale è basato sull’indice dei prezzi armonizzato (Ipca), ossia un sistema che calcola l’aumento dei prezzi al consumo senza tener conto dei rincari energetici. La CGIL, tramite il sue segretario Maurizio Landini, ha chiesto di rivedere il processo inserendo anche il costo dell’energia negli adeguamenti salariali, ma la risposta del padronato, spalleggiato dal governo, è stata assolutamente negativa. Bonomi, il capo degli industriali, è inorridito sostenendo che gli aumenti salariali vanno concordati nella contrattazione  fra lavoratore e azienda, e non nel contratto nazionale, mentre il capo dei banchieri italiani, Visco, ha sostenuto che non è prudente alimentare una spirale inflattiva aumentando i salari, perché ci troviamo di fronte ad un fenomeno temporaneo, che durerà qualche mese, dopodichè le dinamiche di aumento dei prezzi si fermeranno. Tradotto: ma come vi permettete di far pagare il carovita a finanzieri ed imprenditori? Il profitto è sacro. Che siano i lavoratori e i pensionati ad arrangiarsi. Ci sarà una diminuzione del salario reale mai vista prima, con una aumento di povertà e precarietà? E chissenefrega. I soldi si fanno con i soldi questa è una legge scritta sulla pietra.

Ripercorrendo i sei punti, viene fuori che se paghiamo bollette così alte e la spesa per il sostentamento costa sempre di più la colpa è: 1)del libero mercato, 2)della speculazione finanziaria, 3)delle normative europee liberiste, 5) dell’atlantismo, 4 -6) della difesa del profitto a tutti i costi

E una domanda sorge spontanea. Ma perché nessuno si ribella, a parte qualche timida sollevata di ciglia dei sindacati? Perchè anche nel campo delle, così dette, forze di sinistra nessuno ha nulla da ridire. Si plaude a Draghi e Mattarella inossidabili guardiani del sistema atlantista ed ordoliberista europeo causa della nostra povertà diffusa

Non so voi ma io sono stanco di sentirmi dire che tutto ciò è frutto di un destino cinico e baro e non si può fare nulla, se non prendersela con  chi sta peggio di te. Mi sento preso in giro e la cosa va a detrimento della mia dignità. Quella dignità umana faro della Costituzione antifascista. Forse sarò scemo io, ma a voi tutto ciò sta bene?

lunedì 7 febbraio 2022

Prima ed oltre The Birth Of The Cool

 Luciano Granieri



Si è svolto domenica 6 febbraio,  presso l’associazione culturale
Spazio Arte Rigenesi, di Piazza Garibaldi a Frosinone,  il 4° appuntamento della rassegna :“Metti un disco. Storie dal giradischi di Musica&Jazz” Sul piatto dello stereo ha girato “The Complete Birth of the Cool” dell’orchestra di Miles Davis. Più che un’orchestra, un gruppo di nove elementi con la novità dell’inserimento fra gli ottoni, del corno francese e della tuba. Un vinile particolare i cui contenuti musicali, più che determinare la nascita del Cool Jazz, hanno gettato le basi per quell’evoluzione musicale. L’esito fortemente innovativo è scaturito da una serie di riflessioni e confronti fra musicisti, intellettuali e studenti, frequentatori dell’abitazione (un seminterrato posto dietro una lavanderia cinese) di Gil Evans, arrangiatore, pianista, protagonista insieme a Miles Davis e Gerry Mulligan, dell’apertura di quel nuovo corso. Per i contenuti dell’audizione, invitiamo a leggere le note successive a questa introduzione. Riguardo  all'evento di domenica devo ammettere che anche questo quarto appuntamento, al pari degli altri, ha riservato moltissime graditissime sorprese e una conferma. La conferma è che ad ogni audizione  si aggiungono persone diverse e per la maggior parte non appassionate di jazz. La sorpresa è che all’incontro di ieri hanno partecipato famiglie con bambini al seguito. E’ stato un piacere osservare queste bimbe e bimbi ballare e divertirsi  al suono di “Move” o di “Budo”. Non solo, dopo l’audizione alcuni di loro sono saliti sul palco di Rigenesi per offrirci un saggio delle loro abilità vocali, cimentandosi in brani dello Zecchino D’oro. Dal seminterrato della 55° strada di New York, a Piazza Garibaldi, la musica è sempre quella straordinaria forma di comunicazione artistica che travalica tempi e generazione. Dal Be Bop al Cool, dal Jazz allo Zecchino d’Oro. Ed è esattamente questa universalità che proviamo a trasmettere nelle nostre audizioni. Al prossimo appuntamento.

NB non sono presenti foto dei partecipanti, perché inevitabilmente in ogni scatto comparivano i bambini. Come si sa non si possono pubblicare foto di minori.

The Birth Of The Cool.

The Birth of The Cool. La nascita del Cool. Ma che cos’è esattamente il Cool jazz? E The Birth of The Cool segna effettivamente la nascita di questo stile? Alla prima domanda si può rispondere ipotizzando che l’appellativo “Cool”, serve più che altro, alla caratterizzazione precisa di una espressione musicale e alla sua collocazione all’interno di un contesto temporale. In realtà stili e tempi non sono mai così definiti. E Birth of The Cool ne è una tipica dimostrazione.

 Il materiale sonoro è stato registrato fra il 1949 e il 1950, con scarso favore di critica. Il disco che lo contiene è uscito sette anni dopo, nel 1957, mietendo successi e apprezzamenti, tanto da diventare una pietra miliare della musica afroamericana. Ma esattamente cosa si vuole indicare con il termine “Cool”? Freddo? Forse. Il freddo di un fluire musicale meditato, distaccato, in luogo dell’”hot”, il caldo, il rovente del Be Bop, con le sue sortite solistiche scintillanti, fiammeggianti. Ma Cool può anche significare calmo, rilassato, a descrivere una musica senza vibrato, tenue, basata sulla qualità e la complessità degli arrangiamenti, in alternativa al Be Bop con il suo incedere frenetico, quasi completamente in balia delle sortite solistiche di virtuosi musicisti. 

In realtà fra il Be Bop ed il Cool non c’è un distacco temporale così netto e forse neanche stilistico. Gli studi e le sperimentazioni musicali che sin dal 1947 si svolgevano in un retro bottega seminterrato di una lavanderia cinese sulla 55° strada, partivano dal Bop, erano impregnati dal Bop. Parker era l’ispiratore principe per tutti. Ma proprio in quella stanza, di proprietà del pianista arrangiatore Gil Evans, Miles Davis, Gerry Mulligan, John Lewis, insieme allo stesso Gil, ad un buon numero di altri musicisti ed intellettuali si misero in testa di preconizzare nuovi orizzonti non solo musicali. 

Di sperimentazione, di rilassatezza, piuttosto che esuberanza e fame frenetica del vivere sfrenato, di conoscenza, di filosofia della musica e delle arti, si disquisiva abbondantemente in quella stanza, diventata vero e proprio ritrovo di menti in subbuglio. Evans, pianista e arrangiatore di una strana orchestra da ballo, quella di Claude Thornill, era affascinato dalle sonorità particolari del corno francese e della tuba. Strumenti, usati in quell’orchestra, inusuali per il jazz d’intrattenimento. Lui, ossessionato com’era dalla particolarità dei suoni, prima che dalle note, immaginava l’uso degli ottoni come elementi di una nuvola sonora sospesa, eterea, da realizzarsi in un gruppo piccolo, nove elementi al massimo, dalle possibilità di arrangiamento più flessibili rispetto alla rigidezza di una grande orchestra. 

Miles Davis, impegnato fino ad allora con il grande Bird, si sentiva compresso dentro un linguaggio troppo specifico, il Be Bop, che, secondo lui, era diventato un clichè. Perché, sosteneva, quando quasi tutti i musicisti, per molti anni, continuano a suonare un preciso stile senza cercare di espanderne il linguaggio, quello stile diventa un clichè. La voglia di svestire gli abiti sgargianti del Bop per indossare il doppio petto, look musicale che sentiva più suo, lo portò ad entrare nel progetto di Gil Evans. Il contatto avvenne quando l’arrangiatore canadese chiese a Miles il permesso di usare per l’orchestra di Thornill il brano, Donna Lee. Il trombettista di Alton, da buon borghese, pretese una contro partita.La  possibilità di studiare e partecipare alle sperimentazioni che il pianista e arrangiatore stava effettuando nel proprio piccolo appartamento. Affascinato da ciò che Evans stava portando avanti Davis contribuì a quelle alchimie musicali in modo determinante. 

L’idea di Gerry Mulligan, che aveva scritto alcuni interessanti brani per Elliot Lawrence e l’orchestra di Gene Krupa, era di applicare ad un ensemble più ampio e così particolare, con corno francese e la tuba, l’agilità delle evoluzioni bop.

Il pianista John Lewis, straordinario cultore ed esecutore di musica classica (si era già fatto conoscere con i brani “Two Bass Hit” e “Toccata for trumpet and orchestra” scritti mentre era membro dell’orchestra di Dizzy Gillespie), era convinto che proprio una formazione di quel tipo potesse essere l’ideale condizione per applicare il linguaggio classico al jazz. 

Ma tutte queste idee dovevano diventare note, timbri, ritmi, fu così che si decise di trasferirle in sala prove e di coinvolgere i musicisti giudicati più idonei al progetto. I prescelti furono Ted Kelly, trombone; Lee Konitz, sax alto; Mulligan, sax baritono; Junior Collins, corno francese; Bill Barber, tuba; Lewis, pianoforte; Al McKibbon, contrabbasso; Max Roach, batteria ed il cantante Kenny “Pancho” Hagood, ma ad essi si aggiunsero altri protagonisti come il pianista Al Haig, Sandy Seigelsen, e Gunther Schuller corno francese, J.J Johnson e Kay Winding al trombone,   Nelson Boyd, al contrabbasso, Kenny Clarke alla batteria. A dir la verità Miles avrebbe voluto Sonny Stitt, al sassofono ma siccome era molto impegnato si decise per Lee Konitz e mai scelta fu così azzeccata. 

Quelle prove, di fatto esperimenti di laboratorio, rilevarono subito la forza collettiva di quella musica, data da arrangiamenti precisi, univoci, ma forieri di ampia libertà per i solisti, tanto che al cambiare dei protagonisti l’eccellenza del sound rimaneva immutata. Fu così che l’impresario Monte Kay riuscì a procurare al gruppo un ingaggio di due settimane al Royal Roost nel settembre del 1948, a supporto dell’orchestra di Count Basie. Pochi critici e musicisti, compreso lo stesso Basie, rimasero impressionati, la maggior parte dell’uditorio non si mostrò del tutto convinto. Nonostante ciò il gruppo ottenne un altro breve ingaggio al Clique club. Inoltre Davis, grazie alla sua abilità manageriale si assicurò un contratto per 12 incisioni con la Capitol, etichetta per la quale aveva già registrato in altre tre diverse sessioni. Le sedute si svolsero a New York il 21 gennaio, il 22 aprile del 1949 e il 9 marzo del 1950. Ne vennero tratti dei singoli vinili a 78 giri . 

Questa prima diffusione fu accolta con indifferenza dalla critica e dagli appassionati di jazz. Si deve a quelle registrazioni la nascita del Cool? E’ lo stesso Gerry Mulligan a rispondere affermando che: “Non so se quei brani costituissero la nascita del Cool, totalmente o in parte, sicuramente influenzarono in modo preponderante il linguaggio di piccole orchestre, con arrangiamenti scritti per quattro o cinque ottoni” .

Resta il fatto che attraverso una geniale operazione commerciale la Capitol decise, nel 1957, di raccogliere quei brani in un Lp e intitolarlo: The Birth of The Cool. Quei pezzi, di cui sembrava essersi persa la memoria, divennero una pietra miliare del jazz. E svelarono che quei giovani musicisti sarebbero diventati, e di fatto lo diventarono, protagonisti del jazz per i decenni a venire. Infatti nei sette anni trascorsi fra le registrazioni e l’uscita del disco quei musicisti avevano intrapreso una strada completamente nuova, aperta da quei 12 brani.

 Konitz, aveva iniziato a collaborare con il pianista  Lennie Tristano, esibendo un jazz molto più che Cool, Mulligan aveva iniziato a suonare con Chet Baker in una formazione senza pianoforte, estremizzando quegli intrecci fra ottoni ed ance, iniziate nelle sedute del 49-50, John Lewis aveva fondato, insieme al vibrafonista Milton Jackson, il Modern Jazz Quartet, la cui raffinatezza di arrangiamenti veniva proprio da quelle registrazioni sperimentali, nate nel seminterrato di Evans.  Miles Davis, aveva raffinato ed evoluto l’essenza delle eteree atmosfere degli ottoni, incidendo per la Columbia, Miles Ahead, con arrangiamenti proprio di Gil Evans allargando l’utilizzo degli ottoni, l’orchestra passò a diciannove elementi, e sperimentando egli stesso l’utilizzo del Flicorno. Tutto ciò prima che Birth of The Cool diventasse l’icona della nascita del Cool.



IL DISCO

Già nel 1954 la Capitol pubblicò un vinile con le registrazioni effettuate fra il ‘49 e il ‘50. Fu realizzato un disco di dieci pollici con soli otto brani dal titolo: Classic in Jazz Miles Davis. Il vero e proprio Lp The Birth of The Cool, vide la luce, come detto, nel 1957, conteneva 11 brani (mancava il pezzo vocale Darn That Dream). Solo nel 1971 The Birth of The Cool uscì nella sua completezza comprendendo anche il brano escluso nella precedente edizione. Poco più tardi la Capitol distribuì Cool Boppin’ con le registrazioni del concerto tenuto dal nonetto nel 1948 al Royal Roost. Nel 1998 Il materiale da studio e quello dal vivo, completamente rimasterizzato, andarono a comporre un CD unico dal titolo “The Complete Birth of The Cool. Nel 2019, in occasione del 70° anniversario delle leggendarie registrazioni, la Blue Note realizzò  una pubblicazione con le registrazioni da studio e dal vivo del gruppo disponibile in vinile ed in cd, accompagnata da un libro comprendente contributi di Ashley Kahn, Phil Schaap, Gerry Mulligan e bellissime foto.

I BRANI*

Seduta del 21 gennaio 1949

BAND: Davis Tp- Kai Winding Tbn -Junior Collins Fch -Bill Barber Tuba- Lee Konitz alto- Gerry Mulligan, Baritono – Al Haig Piano -Joe Shulman basso – Max Roach Batteria

 JERU: Composto e arrangiato da Mulligan, rivela alcuni degli esperimenti formali a cui il gruppo era legato. Alcune misure sono in terzine , ad esempio, ma questo non fa altro che aumentare l’efficacia complessiva del brano. Il titolo incidentalmente si riferisce al soprannome che Gerry aveva affibbiato a Davis.

MOVE: scritto dal batterista Denzil Best, che lo aveva originariamente intitolato Geneva’s Move. fu arrangiato da John Lewis. Vividi passaggi d’insieme con abili punteggiature della tuba, fanno del brano uno dei più estroversi pezzi di tutto il disco.

GODCHILD, una composizione del pianista Gerorge Wallington elaborata da un particolare arrangiamento di Mulligan, i suoi punti salienti sono le voci variegate dei corni che eseguono il tema e l’eccezionale solo di Davis e di Mulligan.

BUDO, composta da Davis e Bud Powell, fu registrata dal pianista con il titolo di Hallucinations. Come nelle altre partiture della band, Lewis dimostra di aver attinto al linguaggio tradizionale del bop più degli altri suoi compagni musicisti arrangiatori. Il tema è tipicamente Bop, perfetto l’intervento di Konitz.

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Seduta del 22 aprile 1949 New York

BAND: Davis, Tp – J.J. Johnson Tbn – Sandy Seigelsein frh – Bill Barber Tuba- Lee Konitz alto-Gerry Mulligan baritono – John Lewis Piano- Nelson Boyd – basso – Kenny Clarke batteria

VENUS DE MILO, è indubbiamente uno dei migliori brani che Mulligan abbia scritto per la band, l’utilizzo altamente fantasioso delle tecniche strumentali si traduce in una performance straordinariamente scorrevole.

ROUGE, di John Lewis, inizia con una spiritosa introduzione in 3/4 e si sviluppa in un vigoroso lavoro di gruppo con degli interessanti assolo di Davis, Konitz (molto parkeriano) e dello stesso Lewis.

 BOPLICITY, è stata composta da Miles Davis e Gil Evans che, per alcune ragioni inesplicabili usò uno pseudonimo prendendo il nome della madre di Davis Cleo Henry. Superbamente costruita ed eseguita, questa partitura di Evans culmina in una deliziosa interazione fra Davis e delle variazione notevoli di tutto il gruppo.

ISRAEL, una rilettura altamente originale del blues da parte del trombettista Johnny Carisi, è un esempio magistrale di scrittura polifonica. Davis, in particolare si immedesima magnificamente nelle caratteristiche di una partitura particolarmente avanzata. Pregevole l’assolo di Konitz.

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Seduta dal 9 Marzo 1950 New York.

BAND: Davis tp – J.J, Johnson tmb – Gunther Schuller Frfa- Bill Bauer Tuba – Lee Konitz alto – Gerry Mulligan Baritono- John Lewis Piano – Al McKibbon basso – Max Roach batteria – Kenny Hagood voce.

DECEPTION, una composizione di Miles Davis probabilmente arrangiata da egli stesso, gli accenti sincopati nel tema sono molto bene eseguito dall’ensemble, ma non sono gestiti così agevolmente dai solisti.

ROCKER, è il più noto dei brani di Gerry Mulligan, questa agile perforamance è un eccellente dimostrazione di ciò che Gerry voleva intendere quando affermava che il suono della band “era principalmente nella concezione del protagonista”. Miles guida il gruppo completamente tutta la natura dell’interpretazione è assolutamente la sua.

MOON DREAMS, la seconda partitura di Gil Evans in questo album è descritta da Max Harrison come “uno studio sulle armonie lente e sottili, cambiamenti di tessitura armonica che hanno una bellezza rara e austera. L’arrangiamento consiste nel trasformare questa innocua canzone in una creazione orchestrale completamente nuova e assolutamente convincente. Una sonorità particolare è presa dal baritono di Mulligan.

DARN THAT DREAM , non è stata arrangiata da Evans, nonostante tutti fossero convinti del contrario fin dalla prima uscita della registrazione nel 1950, ma da Gerry Mullligan. Il cantante Kenny Hagood aveva per lo più lavorato con l’orchestra Bop di Gillespie, ma la sua vocalità è più in sintonia con la tradizione di Billy Eckstine.

Note di Gerry Mulligan **

Sono stato fortunato a trovarmi nel posto giusto al momento giusto per far parte della band di Miles Davis. Per un paio di anni avevo girato l’America suonando in diversi gruppi attivi in quel periodo, ma con l’incoraggiamento di Gil decisi di rimanere a New York. Immerso nella grande varietà di band, piccole e grandi, che si esibivano allora, mi ritrovai in un ambiente musicalmente eccitante. L’intera attività musicale e di ricerca sembrava gravitare intorno all’abitazione di Gil frequentata da musicisti e studenti . Tutti influenzavano tutti e Bird era l’ispiratore n.1 per tutti noi. Gil abitava in una stanza di un seminterrato sulla 55° strada vicino alla 5°Avenue. Era situata dietro una lavanderia cinese, ci passavano tutti i tubi dell’edifico, c’era un letto, un lavandino, un pianoforte, una piastra per cucinare, ma niente riscaldamento. Per Gil era una cosa più o meno normale.

Ricordo John Carisi una testa calda come me. Ma chiunque abbia le capacità di scrivere un brano come Israel, non può essere del tutto cattivo giusto? John Lewis Il nostro inquilino classico. George Russell il nostro inquilino innovatore. (Aveva scritto un paio di temi interessanti e accattivanti per la band di Claude Thornill delle quali, suppongo non sia rimasta traccia oggi)

George Benson Brooks era il nostro sognatore di sogni impossibili. Dave Lambert il nostro yankee itinerante dai modi molto pratici Billy Exiner, batterista di Thornill era il nostro filosofo di casa con il suo straordinario atteggiamento verso la vita e la musica.

C’era Joe Shulman, il contrabbassista di Thornill: credeva che Count Basie avesse una sezione ritmica assolutamente unica. Barry Galbraith , il Freddy Green della sezione ritmica di Thornill era assolutamente un bel ragazzo.

Pecs Goldberg spirito allegro. Un fantastico musicista intuitivo, aveva difficoltà ad incanalare la sua straripante immaginazione in un qualsiasi percorso definito andava assolutamente a ruota libera. Sylvia Goldberg (nessuna parentela) studentessa di pianoforte e incontenibile ciclone. Blossom Daerie , blossom is blossom (blossom significa fiore è un gioco di parole)

E Miles il leader della band. Egli prese l’iniziativa e trasformò la teoria in pratica. Organizzò le prove affittò la sala, chiamò i musicisti e generalmente schioccava la frusta.

Max Roach, il genio. Non potrei dire altro sul suo modo di suonare con il gruppo, il suo approccio melodico al mio tema (Jeru ndt) fu per me una vera rivelazione. Era fantastico e per me il batterista ideale per la band (Un affermazione non da poco, visto che Miles Davis ingaggiò Art Blakey e Kenny Clarke per le date successive).

Lee Konitz, genio anch’egli . Lee si era unito all’orchestra di Claude a Chicago. Ci aveva spiazzato tutti, compreso bird, per la sua originalità. Per il resto dell’orchestra: J.J (Johnson) e Kai (Winding) alternati al trombone.

Non fu molto facile trovare suonatori di corno francese che avevano provato a confrontarsi con la fraseologia jazz. Partecipavano alle nostre prove diversi di loro come Sandy Siegelstein (dall’orchestra di Thornill) Junior Collins, (in grado di suonare degli ottimi blues) e probabilmente Jim Buffington. Quindi Billy Bauer alla tuba. Era solito trascrivere chorus di Lester Young ed eseguirli sul suo strumento.

Gil avrebbe voluto anche Danny Polo al clarinetto ma lui era sempre fuori con l’orchestra di Claude e non trovavano nessuno per sostituirlo. Non molto tempo dopo Danny morì. Partecipammo insieme ad alcune jam session. Nel corso di quelle jam capii come il suo stile moderno nel suonare il clarinetto era il migliore che avessi mai ascoltato.

Quindi, come ho detto all’inizio, mi considero fortunato a essermi trovato li e ringrazio la mie stelle fortunate per avermi fatto frequentare quell’ambiente. C’era una sorta di perfezione in quelle registrazioni e mi ha fatto piacere che tutto il materiale sia stato alla fine realizzato con un unica esecuzione per brano e senza diavolerie elettroniche. Per parafrasare una innovatrice americana, la scrittrice Gertrude Stein: una band è una band è una grande band.

Gerry Mulligan Maggio 1971.



















* il testo dei brani è tratto dalle note di copertina dell'Lp del 1971

** il testo di Gerry Mulligan è tratto dalle note di copertina dell'Lp del 1971


martedì 25 gennaio 2022

Non può esistere la memoria senza la storia

 Luciano Granieri.




Il prossimo 27 gennaio ricorre il giorno della Memoria. Il giorno in cui si commemora lo sterminio degli Ebrei, dei Rom, dei Sinti, degli omosessuali e di tutto il genere umano non conforme al super uomo ariano, compiuto dai nazifascisti. Può sembrare singolare che una tale ricorrenza sia stata istituita solo da poco più di vent’anni, ma la sua determinazione è stata quanto mai opportuna e necessaria. 

E’ importante la memoria.  E' importante, anche se doloroso e crudele, sentire quelle testimonianze,  vedere quei luoghi in cui si compiva uno sterminio pianificato scientificamente. E’ importante come tutte le generazioni del mondo, grazie a queste testimonianze e alle visita di quei luoghi dell’orrore, possano maturare una maggiore consapevolezza del degrado infimo in cui può degenerare il genere umano.  Ciò è possibile venendo a conoscenza delle tragiche storie personali che in quei luoghi si sono consumate. Storie di bambini, uomini, donne, persone dalla dignità umana negata, andate incontro ad un destino inimmaginabile, terribile, ignari di come quel fato fosse scientificamente pianificato. Proprio la memoria generatrice di  un processo emotivo forte, quasi insopportabile, ammonisce sul fatto che tutto ciò possa ripetersi. 

Dunque istituzione necessaria quella della giornata del 27 gennaio, ma non sufficiente. Infatti coinvolgendo in modo così potente la sfera prettamente emotiva, si rischia di sfociare nella retorica. Il ricorso ipertrofico agli aspetti emozionali mette in pericolo la forza e l’incontrovertibilità dell’analisi storica.  Lo sterminio è prima di tutto un evento storico, con tutto il portato dei fatti che lo hanno determinato e le conseguenze poi susseguitesi. Questo concetto va ribadito con ancora più forza. Si ha l’impressione che all’emotività della memoria si sottometta la realtà della storia. Non è un caso che 4 anni dopo l’istituzione della data del 27 gennaio, come giornata di commemorazione delle vittime dell’Olocausto, si è aggiunta quella del 10 febbraio in ricordo delle vittime delle Foibe. Tutto nel nome di una supposta incontrovertibile  cattiveria universale dell’uomo sull’uomo che emozionalmente  riduce tutto  alla perversa e semplice contrapposizione fra vittime e carnefici. 

Vittime sono gli ebrei, carnefici i nazifascisti. Ma nella  dinamica emotiva,  vittime sono anche i 33 soldati tedeschi del battaglione Bozen morti in via Rasella il 23 marzo del ‘44, carnefici i Gappisti che hanno piazzato la bomba che li ha uccisi. Ugualmente vittime sono i giustificabili ragazzi di Salò -così definiti, da un presidente della Camera ex comunista- carnefici i partigiani che li hanno uccisi. Fino all’aberrazione, raggiunta da alcuni esponenti di estrema destra di Sora, i quali hanno chiesto al sindaco Luca di Stefano di concedere la cittadinanza onoraria a Claretta Petacci definita “figura che rappresenta al meglio lo spirito delle donne italiane , spirito contraddistinto dal coraggio, dalla tenacia e dall’amore per i propri ideali, e per i propri sentimenti”, perché vittima dei barbari carnefici partigiani. 

E’ evidente che giovani vite spezzate di donne e uomini suscitino orrore e ribrezzo, e dunque una compenetrazione emotiva comune. Ma passando dalla memoria alla storia, risulta innegabile come il delirio nazifascista sia drammaticamente provato ed esistito. Ha inondato l’Europa ed il mondo con il sangue di persone innocenti, a cui è stata negata, prima la dignità umana e poi la vita. Dall’Italia alla Spagna, alla Grecia, fino ai Balcani e all’Africa Orientale, i fascisti, i così definiti, “Italiani brava gente” hanno trucidato, torturato, gasato, stuprato intere popolazioni, così come i Tedeschi hanno pianificato e attivato una efficientissima, quanto crudele, fabbrica dello sterminio e invaso la stessa Italia con deportazioni, stragi di civili, coadiuvati dai fascisti. 

Ed allora in base alle responsabilità che la storia ci rimanda, la morte di Claretta Petacci non può essere paragonata a quella di Evelina Pieri, trucidata nell’eccidio di S.Anna di Stazzema.  La  morte di un soldato della brigata Bozen non può minimamente paragonarsi allo strazio di Ilario Canacci, cameriere ucciso nella strage delle fosse ardeatine. La scomparsa di un giovane repubblichino non è minimamente paragonabile, alla tragedia di Giorgio Grassi, un ragazzo fucilato dai tedeschi, insieme a Pierluigi Bianchi e Luciano Lavacchini proprio qui a Frosinone il 6 gennaio del 1944. 

Memoria  e storia dovrebbero procedere insieme, completarsi a vicenda nella rivelazione di un orrore, quello si condiviso, che non dovrà mai più ripetersi. Ma nell’anomalia italiana un revisionismi storico imperante ha tolto lucidità e autorevolezza alla storia. Il nostro Paese i conti con il fascismo non li ha mai fatti. 

 Violenza criminale,  abusi, apologia fascista, hanno continuato ad imperversare, funzionali anche a certe manovre di potere. Stragi come quelle di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Stazione di Bologna sono lì a dimostrarlo. Ma imperversano ancora oggi, basta vedere le condotte violente e apologetiche di formazioni dichiaratamente fasciste, come CasaPound, o Forza Nuova che assaltano sedi sindacali, aggrediscono le forze dell’ordine inviate a sgomberare fabbricati da loro abusivamente occupati, spargono violenza, odio e razzismo a piene mani, fomentando una crudele e,   ancora funzionale al potere , guerra fra poveri. 

Se  il Governo, ad una interrogazione sollecitata il 10 gennaio scorso da alcuni parlamentari, nella quale si chiedeva lo scioglimento di tutti i movimenti politici di ispirazione fascista - a seguito di fatti violenti messi in atto da CasaPound e Forza Nuova - in base a quanto prescritto dal comma n.3 della legge Scelba, ha risposto che tale comma non è stato mai applicato in precedenza, e non è consuetudine farlo, significa che i conti con il passato fascista non si vogliono ancora fare e forse non si faranno mai . Allora  è necessario vigilare affinché una memoria, non corroborata dalla verità storica, non  finisca per scadere in vuota retorica.

sabato 22 gennaio 2022

Le violenze di Roma e il lungo silenzio del governo

 Gianfranco Pagliarulo - presidente nazionale dell'ANPI

(fonte: il manifesto del 22 gennaio 2022)



Nel corso dello sgombero del circolo di CasaPound a Casal Bertone a Roma sono avvenuti gravissimi incidenti: sei agenti feriti, di cui uno grave. Ovvia la piena solidarietà agli agenti e il convinto sostegno all’azione del sindaco di Roma.

I militanti di CasaPound, a conoscenza dell’operazione (come mai?), hanno accolto le forze dell’ordine mascherati, coperti da caschi, armati di bastoni e/o spranghe, lanciando bombe carta e petardi, presente il fascista Luca Marsella, già consigliere municipale, che si è scagliato contro il sindaco, i centri sociali e i migranti, giustificando e legittimando la risposta paramilitare al sequestro dell’immobile. Tutto ciò ripropone drammaticamente due questioni: l’urgenza dello sgombero della sede nazionale di CasaPound, occupata da 31 dicembre 2003 e su cui registriamo un ritardo a dir poco scandaloso; lo scioglimento immediato delle organizzazioni neofasciste.

Il 14 dicembre scorso una delegazione Anpi, Acli, Libera, Cisl, Cgil, Arci, a nome di un più largo schieramento di forze sociali e politiche, si è incontrata col capo gabinetto della Presidenza del Consiglio e del ministero dell’Interno, chiedendo la messa fuori legge delle organizzazioni neofasciste in base al comma 2 dell’art. 3 della legge Scelba del 1952, che recita: “Nei casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo, sempre che ricorra taluna delle ipotesi previste nell’art.1, adotta il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni mediante decreto-legge”. La richiesta, da anni avanzata, era specificamente motivata dall’assalto neofascista del 9 ottobre 2021 alla sede nazionale della Cgil.

Ci è stato risposto che non c’erano le condizioni politiche per procedere allo scioglimento, che tale scioglimento sarebbe avvenuto dopo una eventuale sentenza della magistratura come disposto dal primo comma dell’art. 3 della legge Scelba. Allo stato delle cose: campa cavallo. Abbiamo chiesto quale sia stato l’esito dell’istruttoria promossa dal governo con un gruppo di giuristi e accademici in merito allo scioglimento e annunciata sui giornali il 12 ottobre.

Ci è stato risposto di non essere a conoscenza della questione. Si è convenuto di rivedersi rapidamente, ma le vicende legate all’elezione del Presidente della Repubblica hanno di fatto rinviato questo appuntamento.
Dopo la parata apologetica del fascismo avvenuta il 7 gennaio 2022 in occasione dell’anniversario dei tragici fatti di Acca Larenzia, un gruppo di parlamentari ha chiesto al governo in un’interrogazione del 10 gennaio “lo scioglimento di tutti i movimenti politici di chiara ispirazione fascista ai sensi delle leggi attuative della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione”.

Le violenze di Casal Bertone rinnovano i “casi straordinari di necessità e di urgenza” – dice la legge Scelba – “sempre che ricorra taluna delle ipotesi previste nell’art.1”. L’incipit dell’art. 1 recita: “Si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione o un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica”. Aggiungo che la legge Scelba non afferma “può adottare il provvedimento di scioglimento”, bensì “adotta il provvedimento di scioglimento”, conferendo a questa opzione – mi pare – un carattere cogente. La flebile obiezione è che tale comma non è mai stato messo in pratica. Come se l’elusione sia una virtù.

In sostanza violenza ed apologia sono le costanti trasversali dei movimenti neofascisti, da Forza Nuova a Casa Pound. Non basta sciogliere i nuovi squadristi. Occorre intervenire per ricostruire i legami sociali, rilegittimare le istituzioni, ricostruire la fiducia in un sistema politico che mostra la corda, contrastare radicalmente le diseguaglianze. Ma tutto ciò non può essere un alibi per l’immobilismo davanti alla crescente cultura e pratica della violenza. È ora di mettere concretamente a valore la radice antifascista della Costituzione. Il rischio, come scrive Saramago, è essere “ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono”.

L’autore è presidente nazionale Anpi

 

venerdì 14 gennaio 2022

STOP al DDL Concorrenza, NO alle privatizzazioni. Per l'acqua pubblica e i beni comuni

 Forum Italiano per i movimenti per l'acqua





Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua - www​.​acquabenecomune​.​org ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Mario Draghi (Presidente del Consiglio dei Ministri)

Nel nostro paese si sta aprendo una nuova stagione di privatizzazioni nonostante il chiaro insegnamento della pandemia: solo un forte ruolo del pubblico riesce a garantire diritti fondamentali, a partire da quello alla salute.

Evidentemente il Governo Draghi preferisce trascurare questa lezione adoperandosi in vari modi per aprire il settore dei servizi pubblici locali al mercato. La strategia adottata è ben più articolata e subdola rispetto a quella del passato. Consapevoli di aver già subito una sconfitta con i referendum del 2011 oggi si utilizza strumentalmente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e le cosiddette “riforme abilitanti” per aggirare l’esito referendario e raggiungere lo stesso obiettivo. 

Il PNRR punta a realizzare una vera e propria “riforma” nel settore idrico fondata sull’allargamento verso Sud, ma non solo, del territorio di competenza di alcune grandi aziende multiservizio quotate in Borsa che vengono identificate come gestori “efficienti” ma che in realtà risultano tali solo nel garantire la massimizzazione dei profitti mediante processi finanziari.

Il Disegno di Legge per la Concorrenza, licenziato il 4 novembre dal Consiglio dei Ministri, rientra tra le condizionalità imposte dalla Commissione europea per l’erogazione dei fondi del PNRR e ha finalità esplicite: rimuovere gli ostacoli regolatori, di carattere normativo e amministrativo, all’apertura dei mercati. 

L’articolo 6 di questo provvedimento punta a chiudere il cerchio sul definitivo affidamento al mercato dei servizi essenziali rendendo residuale la loro gestione pubblica, per cui gli Enti Locali che opteranno per tale scelta dovranno “giustificare” (letteralmente) il mancato ricorso al mercato.

Nel DDL emerge chiaramente la scelta della privatizzazione e risulta ispirato da un’evidente ideologia neoliberista in cui la supremazia del mercato diviene dogma inconfutabile.

Inoltre, si prevedono incentivi per favorire le aggregazioni indicando così chiaramente che il modello prescelto è quello delle grandi società multiservizi quotate in Borsa che diventeranno i soggetti monopolisti (alla faccia della concorrenza!) praticamente a tempo indefinito. Tutto ciò in perfetta continuità con quanto previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
E’ eclatante la contraddizione tra la tanto decantata concorrenza e il fatto, noto a tutti, per cui nel servizio idrico questa non esiste configurandosi come un monopolio naturale. 

In ultimo, questa norma rischia di restringere fortemente il ruolo degli Enti Locali espropriandoli di una loro funzione fondamentale come la garanzia di servizi essenziali e dei diritti ad essi collegati, per cui da presidi di democrazia di prossimità saranno ridotti a meri esecutori della spoliazione della ricchezza sociale.

Ed è proprio dal combinato disposto tra PNRR, DDL Concorrenza e decreto semplificazioni (poteri sostitutivi dello Stato) che si sta provando a mettere una pietra tombale sull’esito referendario del 2011, cancellando la volontà popolare e svilendo gli strumenti di democrazia diretta garantiti dalla Costituzione.

Per questo chiediamo:

  • lo stralcio dell’articolo 6 dal DDL Concorrenza;
  • l’approvazione da parte dei consigli comunali di atti che chiedono lo stralcio dell’articolo 6;
  • la ripubblicizzazione del servizio idrico attraverso l’approvazione della proposta di legge “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” (A. C. n. 52) in discussione presso la Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati;
  • investimenti per la riduzione drastica delle perdite nelle reti idriche;
  • la salvaguardia del territorio attraverso investimenti contro il dissesto idrogeologico.

giovedì 13 gennaio 2022

Covid, una prova generale sprecata

 Guido Viale attraverso Comitato Democrazia Costituzionale



E’ ormai un’armata Brancaleone quella che dovrebbe traghettarci nella transizione ecologica. Il Governo Draghi? Forse è il peggiore di tutti quelli che l’hanno preceduto, se non altro perché di fronte alle aspettative che ne hanno promosso e accompagnato il varo, il tonfo è ancora più evidente. 

Come se a due anni dallo scoppio della pandemia che Draghi era stato chiamato a combattere – e ad attenuarne le conseguenze – non si fosse ancora capito che essa è destinata a durare a lungo, forse per sempre, anche se con alti e bassi dovuti al continuo ripresentarsi di nuove varianti (anche per il nulla di fatto per arginarla a livello mondiale) o alla sempre più probabile comparsa di altri virus. 

La pandemia avrebbe potuto e dovuto insegnare che per convivere con essa non servono né misure estemporanee, né l’attesa messianica di sconfiggerla con dei vaccini, peraltro improvvisati – e per questo rischiosi – e dimostratisi tutt’altro che efficaci, a meno della loro non prevista e non programmata ripetizione a scadenze sempre più strette. Il fatto è che per conviverci bisognava e bisogna imparare e abituarsi il più in fretta possibile a uno stile di vita diverso, a produrre beni e servizi differenti, a riorientare tutte le nostre istituzioni. 

Innanzitutto, a mettere al centro le future generazioni. Se sono loro (la NextGenerationEU, che finora ha fatto da alibi a uno sperpero irresponsabile dei fondi del PNRR) i destinatari di quei denari, l’obiettivo doveva essere non farle vivere in stand by a tempo indeterminato. Al primo posto si doveva mettere la scuola e l’istruzione: requisire spazi pubblici e privati per avere più aule a disposizione (in attesa di costruirne di nuove); distribuire borse di studio e strumenti didattici, anche informatici; assumere insegnanti (che ci sono) e garantir loro un trattamento dignitoso; utilizzare i bus turistici – in gran parte inutilizzati – per portare a scuola in sicurezza gli studenti (e non solo), precostituendo gestione e struttura di un servizio pubblico di trasporto locale che funzioni anche quando sarà diventato difficile o impossibile continuare ad usare l’auto (sia convenzionale che elettrica) come si fa oggi. 

E poi, moltiplicazione dei presidi sanitari territoriali, interventi tempestivi sui contagiati prima che un ritardo li trascini in ospedale; assunzione dei (pochi) medici e infermieri ancora disponibili, allargando immediatamente le maglie della loro formazione. E poi, ancora, investimenti massicci e rapidi solo su fonti rinnovabili e sulla necessaria infrastruttura, ma anche contenimento dei consumi energetici superflui: era ovvio che il mercato dei fossili si sarebbe rivelato sempre più turbolento (come peraltro quello delle materie prime, o dei microchip e chissà di che altro…). 

Ma si doveva anche prevedere che ci sarebbero stati meno viaggi aerei, meno turismo internazionale, meno fiere, mostre ed eventi in presenza, con la necessità urgente di offrire, a chi era impegnato nelle tante attività connesse, delle alternative di impiego, di riqualificazione, di conversione produttiva. E questo, in molti altri settori, per prevenire le crisi aziendali con progetti di riconversione, senza “inventarli” all’ultimo minuto. 

Per non parlare delle armi… Il covid ha offerto l’occasione di una prova generale di un’effettiva conversione verso un assetto sociale e produttivo che un futuro non lontano renderà ineludibile; perché molte delle attività che si cerca in tutti i modi di tener in piedi per sostenere il PIL (stella polare di tutti i provvedimenti di questo governo, ma anche di quelli di gran parte del resto del mondo) non sono in grado di reggere l’impatto della crisi climatica a cui andiamo incontro. 

Questa opportunità non è stata né percepita né colta come tale dalle forze politiche in campo (ecologisti e verdi compresi) e meno che mai da Draghi che, proprio perché osannato (finora) sia in patria che a livello internazionale, rappresenta visivamente tutti i limiti e i difetti dell’establishment globale. 

E’ cinquant’anni che si parla di una crisi climatica sempre più vicina e sempre più grave quanto più si persevera nell’ignorarla: a parole o di fatto. Ma il ceto politico e imprenditoriale che governa il mondo non si è mai veramente interrogato sugli scenari futuri che quella crisi avrebbe portato con sé, confidando, al più, nella geoingegneria per combatterla, come oggi confida nei vaccini per “disfarsi” dell’”inconveniente” covid, senza mai vedervi una prima, anche se parziale, manifestazione del disastro incombente. Continua ad agire – o a far finta di agire – come se tutto potesse continuare (anzi, riprendere) come prima. Mentre il covid continua a infierire senza che nemmeno i medici-scienziati, quelli che lo commentano giorno per giorno in Tv e sui giornali, sentano il bisogno di andare al di là delle speranze, sempre più flebili e problematiche, riposte in un vaccino a cui viene affidato il compito di farci riprendere il trantran di sempre