"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Come se la pandemia non avesse evidenziato i fallimenti del mercato e la necessità di una radicale inversione di rotta, il governo Draghi accelera nell'approvazione del disegno di legge sulla concorrenza e il mercato, riforma messa in campo per poter accedere ai fondi europei del PNRR.
Si tratta di un manifesto ideologico che, dietro la riproposizione del mantra "crescita, competitività, concorrenza" si prefigge una nuova ondata di privatizzazioni di beni comuni fondamentali, dall'acqua all'energia, dai rifiuti al trasporto pubblico locale, dalla sanità ai servizi sociali e culturali.
Si tratta di un attacco senza precedenti, che espropria le comunità locali dei beni comuni, dei diritti e della democrazia e che stravolge il principio di sussidiarietà sancito dalla Costituzione, azzerando la storica funzione pubblica e sociale dei Comuni, trasformati in enti il cui ruolo diviene unicamente quello di predisporre la privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali.
Si tratta di un attacco complementare a quello già portato avanti con il disegno di legge sull’autonomia regionale differenziata: se con quest’ultima si amplificano le diseguaglianze fra i territori, con le norme sulla concorrenza si amplificano le diseguaglianze fra gli abitanti all’interno di uno stesso territorio.
Non potendo più contare sul consenso sociale - nel 2011 la maggioranza assoluta degli italiani aveva votato Sì al referendum contro la privatizzazione dell'acqua e dei beni comuni – il governo Draghi ha deciso di imporre le politiche liberiste, utilizzando il clima di emergenza e contando sulla rassegnazione sociale.
Abbiamo già sperimentato cosa significano le privatizzazioni dei beni comuni e dei servizi pubblici: nessuna cura delle risorse naturali, peggioramento quantitativo e qualitativo dei servizi, aumento esponenziale delle tariffe, fine di ogni controllo democratico sulla loro gestione. Ne abbiamo una lampante dimostrazione nelle pesantissime bollette di gas, luce e acqua ricevute dalle famiglie questo inverno e inizio primavera.
Le privatizzazioni peggiorano drasticamente anche i diritti del lavoro, riducendo l’occupazione e i salari, aumentando lo sfruttamento e la precarietà, ed espropriando la conoscenza sociale prodotta da decenni di lavoro pubblico.
Veniamo da un periodo di emergenza sanitaria, siamo immersi dentro una drammatica crisi eco-climatica e dentro un drastico peggioramento delle condizioni di vita delle persone, ed ora anche dentro una nuova guerra all'interno dell'Europa.
Affrontare queste sfide richiede un radicale stop a un modello sociale basato sui profitti, per costruire un'altra società fondata sul prendersi cura, sulla riappropriazione sociale dell'acqua e dei beni comuni, sulla gestione partecipativa di tutti i servizi pubblici.
Per questo, lanciamo una campagna contro il DDL Concorrenza e chiediamo a tutte le realtà politiche e sindacali, alle realtà sociali e di movimento, a tutte le comunità territoriali e agli Enti Locali di mobilitarsi per chiedere lo stralcio dell'art. 6, lo stop ai provvedimenti su sanità, servizi sociali, trasporti, rifiuti, energia e l'apertura di un ampio dibattito pubblico sulla gestione dell'acqua, dei beni comuni, dei servizi pubblici.
Sono in gioco i nostri diritti fondamentali, il diritto a una vita dignitosa e a un futuro diverso per tutte e tutti. Non possiamo consegnarlo agli indici di Borsa.
Putin dittatore criminale, sterminatore di popoli, un pazzo esaltato
che sta catapultando il mondo verso una catastrofica guerra
nucleare. Sono alcune delle definizioni con cui gran parte
dell’opinione pubblica apostrofa il despota russo.
Ma costui è la
stessa persona lodata da Clinton e Blair, che nel 1999 lo definivano
“politico intelligente e premuroso”? E' lo stesso Putin cui Washington tributava
sincera gratitudine per aver concesso agli Americani le basi ex
sovietiche utili alla conquista dell’Afghanistan?
E’ il grande
benefattore che ha inondato l’Italia di gas a prezzi di saldo?
Prezzi così modici da inibire un qualsiasi progetto di indipendenza
energetica, energie rinnovabili comprese, molto più oneroso e meno profittevole per gli interessi delle corporazioni
energetiche, rispetto alla fornitura di gas russo. Quel gas che oggi la speculazione finanziaria e le
leggi del mercato hanno reso molto più costoso, tanto da essere concausa
della guerra Russo-Ucraina.
Chi è dunque Putin? Un pazzo criminale, o un lungimirante capo di Stato?
E’ entrambe le cose a fasi
alterne. Ci sono altri imperatori del male, doctor Jekyll e Mr.Hyde
osannati e odiati dagli oligarchi del nuovo ordine mondiale.
Che
dire di Erdogan, da un lato bollato come dittatore e crudele
repressore dei propri oppositori, sterminatore di Kurdi, ma
dall’altro padre-padrone della Turchia, membro della Nato, utile a
reprimere l’esodo dei profughi siriani (a proposito, sono pure
quelli profughi né più e né meno degli Ucraini), a fronte di un
bel po’ di milioni che l’Unione Europea gli elargisce per il
servizio.
Come non parlare del principe saudita Mohamed Bin Salman,
nemico di qualsiasi diritto civile, mandante, secondo la Cia,
dell’assassinio del giornalista suo oppositore Jamal Khashoggi, ma
remunerativo cliente dei nostri fabbricanti d’armi, le cui copiose
forniture vengono riversate dal principe sullo Yemen, compiendo stragi
di civili. Un criminale certo, ma molto rispettabile, talmente
rispettabile che un Senatore della Repubblica Italiana periodicamente
lo va a riverire, in cambio di lauti compensi.
Come non ricordare
Saddam Hussein sostenuto e appoggiato dagli Usa e dal blocco
occidentale nella sua guerra contro l’Iran, diventato genio del
male, quando a seguito della crisi con il Kuwait, l’Iraq fu invaso
dagli Usa e dall’alleanza atlantica invocando la falsa causus belli
delle armi di distruzione di massa.
Putin, Erdogan, Bin Salman,
Saddam Hussein, e tanti personaggi pazzi folli come loro servono.
Sono necessari nel nuovo ordine mondiale, definito dopo la caduta del
muro, ad alimentare quel fiorente mercato degli armamenti che in
barba ad ogni crisi economica è in crescita costante. Gli imperatori
del male sono i migliori clienti dei mercanti d’armi, e
ne alimentano anche un mercato secondario.
Non è un caso che
l’Italia invierà armi e missili a Kiev, mentre manda al macello
ogni forma di stato sociale e la povertà di molti cittadini italiani aumenta. Ordigni
bellici, non aiuti umanitari, a quello ci pensano le associazione
benefiche. Così come i caccia polacchi verranno inviati in Ucraina e
saranno sostituiti nell’arsenale di Varsavia da F16 americani.
Certo oggi la situazione fa paura perché il dramma è in Europa, in
quel continente in cui la costruzione dell’Unione Europea doveva
assicurare pace e stabilità per sempre. La guerra è a pochi di
migliaia di chilometri da noi e il leader “intelligente e
premuroso” il generoso donatore delle basi aeree agli Usa per
invadere l’Afghanistan, il benefico dispensatore di energia a basso
costo è ormai in preda al più completo delirio. E chi gli si
contrappone alimenta quel delirio armando gli Ucraini.
Del resto le
stragi dei civili, la sofferenza di bambini donne e uomini, sono
l’effetto collaterale dell’inderogabile missione del nuovo ordine
mondiale: quello di far proliferare il mercato delle armi, in assenza
del vecchio spauracchio della guerra fredda.
Sabato 19 febbraio siamo tornati in Piazza Vittorio Veneto per
aggiornare la popolazione frusinate sull’evoluzione della vicenda
TARI.
Una prima manifestazione fu organizzata nel novembre scorso per divulgare la notizia che la Commissione Tributaria Provinciale di
Frosinone aveva riconosciuto il diritto di corrispondere una tariffa
diminuita dell’80% a compenso di un servizio svolto in difformità
alla normativa vigente. A seguito di questo pronunciamento, passato
quasi sotto silenzio, nonostante noi come, Collettivo Rigenerare
Frosinone, avessimo fatto di tutto per renderla eclatante, sono stati
inoltrati ricorsi affinché coloro, quasi tutti, che hanno pagato la
tariffa per intero ottenessero il rimborso dell’80%. Come logico, i giudici tributari hanno riconosciuto anche tale diritto. Di quest’ultimo pronunciamento della Commissione
Tributaria volevamo dare notizia ai Frusinati esortandoli nuovamente
a richiedere un rimborso dovuto.
Nella prima manifestazione, quella
del novembre scorso, rimanemmo delusi da una partecipazione molto
scarsa, sia di cittadinanza, che di stampa ma, soprattutto, di forze
politiche locali, in particolare di opposizione alle quali ci
sembrava di aver fornito temi forti per contrastare la giunta
Ottaviani. Parteciparono i consiglieri Riggi e Scasseddu, nel
frattempo fuori usciti dai loro schieramenti originari.
Francamente
non ci aspettavamo grande affollamento di popolo neanche sabato
scorso, ma la notizia che per otto anni i cittadini di Frosinone
hanno pagato una tassa illegalmente aumentata dell’80% e l’appello
a richiedere indietro i soldi indebitamente sborsati, ci sembrava
degna di interesse. Un rilievo che avrebbe dovuto coinvolgere gli
organi di informazione, il cui obiettivo includerebbe il dovere di
informare la cittadinanza, e gli schieramenti politici locali,
invitati a tralasciare per una volta i tavoli e i campi larghi, in
vista delle prossime elezioni amministrative, per concentrarsi su un
tema sensibile per la cittadinanza. Altra pia illusione!
E’
evidente che il tema di tariffe abnormi, non solo per la TARI, ma
anche per ACEA ATO5, per cui è stata richiesta l'autorizzazione al rinvio a giudizio
per ipotesi di reato atti a definire una bolletta dai costi
esorbitanti, ci ha portati ad affrontare la questione della necessità di
togliere al profitto dei privati l’erogazione dei servizi
indispensabili alla popolazione, per restituirlo alla disponibilità
dei cittadini attraverso le aziende speciali pubbliche. E' altrettanto chiaro che tali tematiche fanno venire l’orticaria a
partiti cooptati per assicurare a tutti i livelli i desiderata del
capitale finanziario. Ma la partecipazione, per altro da lontano,
(vedi mai ci di dovesse confondere con quattro disperati idealisti),
di qualche membro del partito socialista con la consigliera Gerardina
Morelli, di qualche sparuto cittadino, e il loro interesse pari
all’immobilità dei cartonati in costume ciociaro affacciati dal
nuovo Comune di Frosinone - acquisito con la formula Why Buy (prendi
oggi tanto domani pagano gli altri) - ci ha lasciato ancora una volta
delusi.
Cittadini attenti dal balcone del Comune
Ma forse la colpa è nostra. E’ evidente che la gestione
partecipata dei servizi non interessa a nessuno, ma la possibilità
di richiedere indietro dei soldi ingiustamente spesi è così
irrilevante? Interessa a qualcuno recuperare 400-500 euro per anno di
TARI pagata in eccesso? Forse no.
Infatti a pensarci bene ciò che
interessa è sedersi ai vari tavoli per accaparrarsi le briciole di
un Comune a sfruttamento intensivo. Uno sfruttamento che da decenni
ha spolpato la città: prima il centro storico, poi la zona bassa e
ora si sta puntando decisamente sul parco commerciale della ex
Permaflex, dove ancora c’è un po’ di polpa da dilaniare e
dividersi, illudendo i cittadini che questo è il benessere.
Ma è
veramente questo il benessere? Per noi no e quindi, anche se le
nostre tematiche sembrano non interessare a nessuno, noi continuiamo.
Alla fine fra i cittadini che non hanno buttato la spugna lasciando
la città, soprattutto i giovani, fra quelli che non si sfogano
facendo a cazzotti davanti a bar ci sarà qualcuno interessato al
benessere di un posto a misura di dignità umana?
Sabato 19 febbraio alle ore
11,30, presso P.le Vittorio Veneto a Frosinone, il Collettivo
Politico Rigenerare Frosinone invita organi d’informazione,
movimenti ed associazioni alla conferenza stampa indetta per
illustrare il prosieguo della vicenda TARI di Frosinone.
Come si
ricorderà, se qualcuno lo ricorderà, con sentenza n.358/2020 del 9
novembre 2020, la Commissione Tributaria Provinciale di Frosinone
accoglieva il ricorso di un cittadino che aveva corrisposto solo
il 20% della TARI, perché il servizio era stato svolto in grave
difformità rispetto alla disciplina di riferimento, come previsto
dall’art 24 del regolamento comunale in merito alle riduzioni per
inferiori livelli di prestazioni del servizio. Nel caso specifico
si trattava del mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta
differenziata, così come stabilito dal DPR 158, aggiornato nell’art
205 del codice per l’ambiente. Per gli anni contestati, 2016, 2017,
2018, il risultato conseguito nei livelli di raccolta differenziata
era notevolmente inferiore rispetto alla norma come certificato dai
dati ISPRA.
A dire il vero questa difformità preesisteva sin dal
2010, coinvolgendo anche le amministrazioni precedenti. In sostanza
per otto anni, dal 2010 al 2018, i cittadini di Frosinone hanno
pagato una tariffa non corrispondente al servizio erogato, con una
maggiorazione arbitraria ed illegale pari all’80%.
A seguito di
questo pronunciamento, il Collettivo Politico Rigenerare Frosinone,
in collaborazione con le associazioni Oltre l’Occidente, Rigenesi e
il sindacato USB, organizzava una campagna per consentire a tutti i
cittadini di richiedere all’Ente il rimborso dell’80% della
tariffa erogato ingiustamente, così come sancito dalla sentenza
358/2020.
Fra timori e titubanze, diversi frusinati hanno aderito. E
gli sviluppi sono stati ugualmente eclatanti. Con sentenza 33/2022
del 15/12/2021 la Commissione Tributaria Provinciale di Frosinone
accoglieva il ricorso presentato da uno di questi cittadini,
condannando il Comune al rimborso dell’80% dei tributi versati per
gli anni 2016-2017-2018.
In base a queste sentenze il Collettivo
Politico Rigenerare Frosinone invita tutti cittadini a seguire
l’esempio e a perseverare nel richiedere il rimborso di una
tariffa decisa, non in base alla reale qualità del servizio svolto, ma frutto di accordi fra amministratori locali ed enti erogatori
privati, alla cui base sicuramente non sta l’interesse della
cittadinanza.
In occasione della conferenza stampa verranno spiegate
le modalità per richiedere il rimborso.
Le
domande diffuse
sui
media, sui
social, fra la gente e, soprattutto, poste ad autorevoli esperti e
giornalisti nei talk show, riguardano le ragioni di un aumento così
elevato del
carovita.
Le
risposte fornite
dagli
autorevoli esperti di cui sopra, non mi
hanno chiarito granchè,
ma
nonostante
ciò un’idea me la sono fatta.
Secondo
me le cause sono:
1)
Le
leggi del mercato capitalista,
ca
va sans dire. Ad una maggiore domanda di energia e materie prime,
generata dalla ripresa post pandemica, corrisponde l’aumento del
prezzo dell’offerta; dai prodotti energetici, ai semilavorati ai
costi di trasporto marittimi e non solo.
2)
La
speculazione finanziaria.
Il
meccanismo
dei futures energetici, in base alla quale i grandi fondi
d’investimento privati acquistano la produzione di combustibili
fossili, e
derivati,
ad un prezzo prestabilito ad una data specifica. Se prima di tale
data il prezzo aumenterà, rispetto al valore concordatonel
contratto, l’investitore rivenderà ai fornitori la quantità
acquistata,
prima
ancora che venga estratta. E’
evidente che i grandi gruppi finanziari, attraverso la loro manovalanza lobbistico/politica, fanno in modo che ciò accada determinando l’aumento del costo di
gas e petrolio.
3)
Le
regole dell’Unione Europea sul
prezzo marginale dell’energia.
Esse
impongono a tutti coloro che hanno richiesto energia elettrica, o
gas, di pagare il
prezzo
costante “marginale”.
Cioè
quello più alto. Cos’è
il prezzo marginale? E’ il prezzo determinato da oneri di
produzione più elevati che alcune imprese (poche) devono sopportare
per cause contingenti: natura particolare dei siti estrattivi,
difficoltà di trasporto e logistiche. Oneri che giustificano
l’incremento dei costi della fornitura. A
fronte di queste poche imprese (marginali), la maggior parte di
fornitori
sostiene spese produttive molto inferiori, ma vende la propria merce
allo stesso prezzo
di quelle “marginali”realizzando
maggiori profitti.
La
UE sostiene che questa norma è a difesa dei consumatori per
proteggerli da speculazioni. Infatti per evitare aumenti speculativi,
si obbliga i cittadini europei a comprare energia a prezzi già
aumentati. Se qualcuno non ci crede invito a leggere il testo
originale della Commissione Europea inserito nella Communication on
Energy Prices del 13 ottobre 2021.
4)
Le
aste di CO2, per adempiere agli obblighi dell’European Union
Emissions Trading Scheme.
Dal
2013 le imprese energetiche devono pagare un
surplus per
le quote di CO2 impiegate
nel
produrre energia. Meno CO2 si usa, meno costa la produzione. Il fine,
evidentemente, è quello di incentivare l'erogazione di energia limitando l’utilizzo di anidride carbonica
attraverso l’aumento degli oneri a carico di chi utilizza questo
elemento nocivo. Ma se questi oneri, anziché andare ad erodere il
profitto, vengono trasferiti direttamente sulla bolletta, come per
magia la transizione ecologica viene sostenuta totalmente dai soldi
dell’utente finale.
5)
La
crisi ucraina e
l’Atlatismo.
In nome del tanto sbandierato Atlantismo è ancora inattivo il Nord
Stream 2,
la condotta che consente di far arrivare il gas russo in Europa bypassando l’Ucraina, evitando così tutti i problemi legati a
quella crisi,
tra sanzioni e venti di guerra.
La condotta arriva
direttamente in Germania. Perciò
ai tedeschi l’atteggiamento guerrafondaio americano sull’Ucraina
appare indigesto. Se
da un lato il Nord Stream 2 comporterebbe una maggiore dipendenza
energetica dell’Europa dalla Russia, ciò inevitabilmente
produrrebbe un abbattimento dei costi anche in bolletta. Ma si sa.
Noi
siamo atlantisti. Per
il mantenimento della pax atlantica e della democrazia dei ricchi siamo
disposti a tollerare
aumenti energetici in
cui ci
stanno dentro i 70 milioni di euro al giorno che paghiamo alla Nato e
i
costi
per gassificare il gas liquido che siamo costretti a comprare dagli
Usa per ridurre
la nostra dipendenza da Putin. In
merito alla sacrosanta transizione ecologica dai combustibili fossili
alle energie rinnovabili che ci renderebbero autonomi da forniture
estere, stendiamo un velo pietoso. Fino a che ai grandi trust,
converrà vendere energia da combustibili fossili, il green new deal
sarà una grande presa in giro, alla
faccia del PNRR.
6)
Spirale
inflazionistica. Nel
gennaio 2022, l’indice dei prezzi al consumo, a causa di tutto
quanto sopra esposto, ha registrato un aumento del 5,3%. I
salari, in
stagnazione dal 1990,
invece, aumenteranno dell’1%, in base al coefficiente di inflazione
programmata con il quale si
rinnovano i contratti di lavoro. Come
mai? E’ presto detto. Il meccanismo di crescita salariale è basato
sull’indice dei prezzi armonizzato (Ipca), ossia un sistema che
calcola l’aumento dei prezzi al consumo senza tener
conto dei rincari energetici. La CGIL, tramite il sue segretario
Maurizio Landini, ha chiesto di rivedere il processo inserendo anche
il costo dell’energia negli adeguamenti salariali, ma la risposta
del padronato, spalleggiato dal governo, è stata assolutamente
negativa. Bonomi,
il capo degli industriali, è inorridito sostenendo che gli aumenti
salariali vanno concordati nella contrattazione fra lavoratore e
azienda, e non nel contratto nazionale, mentre
il capo dei banchieri italiani,
Visco, ha sostenuto che non è prudente alimentare una spirale
inflattiva aumentando i salari, perché ci troviamo di fronte ad un
fenomeno temporaneo, che durerà qualche mese, dopodichè le
dinamiche di aumento dei prezzi si fermeranno. Tradotto:
ma
come vi permettete di far pagare il carovita a finanzieri ed
imprenditori? Il profitto è sacro. Che
siano i lavoratori e i pensionati ad arrangiarsi. Ci sarà una
diminuzione del salario reale mai vista prima, con
una aumento di povertà e precarietà?
E chissenefrega. I soldi si fanno con i soldi questa è una
legge scritta sulla pietra.
Ripercorrendo
i sei punti, viene fuori che se paghiamo bollette così alte e la
spesa per
il sostentamento costa
sempre di più la colpa è: 1)del
libero mercato, 2)della
speculazione finanziaria, 3)delle
normative europee liberiste, 5)
dell’atlantismo,
4
-6)della difesa del profitto a tutti i costi.
E una domanda sorge
spontanea. Ma perché nessuno si ribella,
a parte qualche timida sollevata
di ciglia
dei sindacati? Perchè anche nel campo delle, così dette, forze di
sinistra nessuno ha nulla da ridire. Si
plaude
a Draghi e Mattarella inossidabili guardiani del
sistema atlantista ed ordoliberista europeo causa
della nostra povertà diffusa.
Non so voi ma io sono stanco di sentirmi dire che tutto ciò è
frutto di un destino cinico e baro e non si può fare nulla, se
non prendersela con chi sta peggio di te. Mi
sento preso in giro e la cosa va
a detrimento della mia dignità. Quella dignità umana faro della
Costituzione antifascista.
Forse
sarò
scemo io, ma a voi tutto ciò sta bene?
Si è svolto domenica 6 febbraio, presso l’associazione culturale Spazio Arte
Rigenesi, di Piazza Garibaldi a Frosinone, il 4° appuntamento della
rassegna :“Metti un disco. Storie dal giradischi di Musica&Jazz”
Sul piatto dello stereo ha girato “The Complete Birth of the Cool”
dell’orchestra di Miles Davis. Più che un’orchestra, un gruppo
di nove elementi con la novità dell’inserimento fra gli ottoni,
del corno francese e della tuba. Un vinile particolare i cui
contenuti musicali, più che determinare la nascita del Cool Jazz,
hanno gettato le basi per quell’evoluzione musicale. L’esito
fortemente innovativo è scaturito da una serie di riflessioni e
confronti fra musicisti, intellettuali e studenti, frequentatori
dell’abitazione (un seminterrato posto dietro una lavanderia
cinese) di Gil Evans, arrangiatore, pianista, protagonista insieme a
Miles Davis e Gerry Mulligan, dell’apertura di quel nuovo corso.
Per i contenuti dell’audizione, invitiamo a leggere le note successive a questa introduzione. Riguardo all'evento di domenica devo ammettere che anche
questo quarto appuntamento, al pari degli altri, ha riservato
moltissime graditissime sorprese e una conferma. La conferma è che
ad ogni audizione si aggiungono persone diverse e per la maggior
parte non appassionate di jazz. La sorpresa è che all’incontro di
ieri hanno partecipato famiglie con bambini al seguito. E’ stato un
piacere osservare queste bimbe e bimbi ballare e divertirsi al suono di “Move” o di “Budo”. Non solo, dopo l’audizione
alcuni di loro sono saliti sul palco di Rigenesi per offrirci un
saggio delle loro abilità vocali, cimentandosi in brani dello
Zecchino D’oro. Dal seminterrato della 55° strada di New York, a
Piazza Garibaldi, la musica è sempre quella straordinaria forma di
comunicazione artistica che travalica tempi e generazione. Dal Be
Bop al Cool, dal Jazz allo Zecchino d’Oro. Ed è esattamente questa
universalità che proviamo a trasmettere nelle nostre audizioni. Al
prossimo appuntamento.
NB non sono presenti
foto dei partecipanti, perché inevitabilmente in ogni scatto
comparivano i bambini. Come si sa non si possono pubblicare foto di
minori.
The Birth Of The Cool.
The Birth of The Cool.
La nascita del Cool. Ma che cos’è esattamente il Cool jazz? E The
Birth of The Cool segna effettivamente la nascita di questo stile?
Alla prima domanda si può rispondere ipotizzando che l’appellativo
“Cool”, serve più che altro, alla caratterizzazione precisa di
una espressione musicale e alla sua collocazione all’interno di un
contesto temporale. In realtà stili e tempi non sono mai così
definiti. E Birth of The Cool ne è una tipica dimostrazione.
Il
materiale sonoro è stato registrato fra il 1949 e il 1950, con scarso
favore di critica. Il disco che lo contiene è uscito sette anni
dopo, nel 1957, mietendo successi e apprezzamenti, tanto da
diventare una pietra miliare della musica afroamericana. Ma
esattamente cosa si vuole indicare con il termine “Cool”? Freddo?
Forse. Il freddo di un fluire musicale meditato, distaccato, in luogo
dell’”hot”, il caldo, il rovente del Be Bop, con le sue sortite
solistiche scintillanti, fiammeggianti. Ma Cool può anche
significare calmo, rilassato, a descrivere una musica senza vibrato,
tenue, basata sulla qualità e la complessità degli arrangiamenti,
in alternativa al Be Bop con il suo incedere frenetico, quasi
completamente in balia delle sortite solistiche di virtuosi
musicisti.
In realtà fra il Be Bop ed il Cool non c’è un distacco
temporale così netto e forse neanche stilistico. Gli studi e le
sperimentazioni musicali che sin dal 1947 si svolgevano in un retro
bottega seminterrato di una lavanderia cinese sulla 55° strada,
partivano dal Bop, erano impregnati dal Bop. Parker era l’ispiratore
principe per tutti. Ma proprio in quella stanza, di proprietà del
pianista arrangiatore Gil Evans,Miles Davis, Gerry
Mulligan, John Lewis, insieme allo stesso Gil, ad un buon
numero di altri musicisti ed intellettuali si misero in testa di
preconizzare nuovi orizzonti non solo musicali.
Di sperimentazione,
di rilassatezza, piuttosto che esuberanza e fame frenetica del
vivere sfrenato, di conoscenza, di filosofia della musica e delle
arti, si disquisiva abbondantemente in quella stanza, diventata vero
e proprio ritrovo di menti in subbuglio. Evans, pianista e
arrangiatore di una strana orchestra da ballo, quella di Claude
Thornill, era affascinato dalle sonorità particolari del corno
francese e della tuba. Strumenti, usati in quell’orchestra,
inusuali per il jazz d’intrattenimento. Lui, ossessionato com’era
dalla particolarità dei suoni, prima che dalle note, immaginava
l’uso degli ottoni come elementi di una nuvola sonora sospesa,
eterea, da realizzarsi in un gruppo piccolo, nove elementi al
massimo, dalle possibilità di arrangiamento più flessibili
rispetto alla rigidezza di una grande orchestra.
Miles Davis,
impegnato fino ad allora con il grande Bird, si sentiva compresso
dentro un linguaggio troppo specifico, il Be Bop, che, secondo lui,
era diventato un clichè. Perché, sosteneva, quando quasi tutti i
musicisti, per molti anni, continuano a suonare un preciso stile
senza cercare di espanderne il linguaggio, quello stile diventa un
clichè. La voglia di svestire gli abiti sgargianti del Bop per
indossare il doppio petto, look musicale che sentiva più suo, lo
portò ad entrare nel progetto di Gil Evans. Il contatto avvenne
quando l’arrangiatore canadese chiese a Miles il permesso di
usare per l’orchestra di Thornill il brano, Donna Lee. Il
trombettista di Alton, da buon borghese, pretese una contro partita.La possibilità di studiare e partecipare alle sperimentazioni
che il pianista e arrangiatore stava effettuando nel proprio piccolo
appartamento. Affascinato da ciò che Evans stava portando avanti
Davis contribuì a quelle alchimie musicali in modo determinante.
L’idea di Gerry Mulligan, che aveva scritto alcuni interessanti
brani per Elliot Lawrence e l’orchestra di Gene Krupa, era di
applicare ad un ensemble più ampio e così particolare, con corno
francese e la tuba, l’agilità delle evoluzioni bop.
Il pianista John Lewis, straordinario cultore ed esecutore di musica
classica (si era già fatto
conoscere
con i brani “Two
Bass Hit” e “Toccata
for trumpet and orchestra”
scritti mentre
era membro dell’orchestra di Dizzy Gillespie),
era convinto
che proprio una formazione di quel tipo potesse essere l’ideale
condizione per applicare il linguaggio classico al jazz.
Ma tutte
queste idee dovevano diventare note, timbri, ritmi, fu così che si
decise di trasferirle in sala prove e di coinvolgere i musicisti
giudicati più idonei al progetto. I prescelti furono Ted Kelly,
trombone; Lee Konitz, sax alto; Mulligan,
sax baritono; Junior Collins, corno francese; Bill Barber,
tuba; Lewis,
pianoforte; Al McKibbon, contrabbasso; Max Roach,
batteria ed il cantante Kenny “Pancho” Hagood, ma ad essi
si aggiunsero altri protagonisti come il pianista Al Haig,Sandy Seigelsen, e Gunther Schuller corno francese,
J.J Johnson e Kay Winding al trombone, Nelson Boyd,
al contrabbasso, Kenny Clarke alla batteria. A dir la verità
Miles avrebbe voluto Sonny Stitt, al sassofono ma siccome era
molto impegnato si decise per Lee Konitz e mai scelta fu così
azzeccata.
Quelle prove, di fatto esperimenti di laboratorio,
rilevarono subito la forza collettiva di quella musica, data da
arrangiamenti precisi, univoci, ma forieri di ampia libertà per i
solisti, tanto che al cambiare dei protagonisti l’eccellenza del
sound rimaneva immutata. Fu così che l’impresario Monte Kay
riuscì a procurare al gruppo un ingaggio di due settimane al Royal
Roost nel settembre del 1948, a supporto dell’orchestra di
Count Basie. Pochi critici e musicisti, compreso lo stesso
Basie, rimasero impressionati, la maggior parte dell’uditorio non
si mostrò del tutto convinto. Nonostante ciò il gruppo ottenne un
altro breve ingaggio al Clique club. Inoltre Davis, grazie
alla sua abilità manageriale si assicurò un contratto per 12
incisioni con la Capitol, etichetta per la quale aveva già
registrato in altre tre diverse sessioni. Le sedute si svolsero a
New York il 21 gennaio, il 22 aprile del 1949 e il 9 marzo del 1950.
Ne vennero tratti dei singoli vinili a 78 giri .
Questa prima
diffusione fu accolta con indifferenza dalla critica e dagli
appassionati di jazz. Si deve a quelle registrazioni la nascita del
Cool? E’ lo stesso Gerry Mulligan a rispondere affermando che:
“Non so se quei brani costituissero la nascita del Cool,
totalmente o in parte, sicuramente influenzarono in
modo preponderante il linguaggio di piccole orchestre, con
arrangiamenti scritti per quattro o
cinque ottoni” .
Resta il fatto che attraverso una geniale
operazione commerciale la Capitol decise, nel 1957, di raccogliere
quei brani in un Lp e intitolarlo: The Birth of The Cool. Quei pezzi, di cui sembrava essersi persa la memoria, divennero una pietra
miliare del jazz. E svelarono che quei giovani musicisti sarebbero
diventati, e di fatto lo diventarono, protagonisti del jazz per i
decenni a venire. Infatti nei sette anni trascorsi fra le
registrazioni e l’uscita del disco quei musicisti avevano
intrapreso una strada completamente nuova, aperta da quei 12 brani.
Konitz, aveva iniziato a collaborare con il pianista Lennie
Tristano, esibendo un jazz molto più che Cool, Mulligan aveva
iniziato a suonare con Chet Baker in una formazione
senza pianoforte, estremizzando quegli intrecci fra ottoni ed ance,
iniziate nelle sedute del 49-50, John Lewis aveva fondato, insieme al
vibrafonista Milton Jackson, il Modern Jazz Quartet, la cui
raffinatezza di arrangiamenti veniva proprio da quelle registrazioni
sperimentali, nate nel seminterrato di Evans. Miles Davis, aveva
raffinato ed evoluto l’essenza delle eteree atmosfere degli ottoni,
incidendo per la Columbia, Miles Ahead, con arrangiamenti
proprio di Gil Evans allargando l’utilizzo degli ottoni,
l’orchestra passò a diciannove elementi, e sperimentando egli
stesso l’utilizzo del Flicorno. Tutto ciò prima che Birth of The
Cool diventasse l’icona della nascita del Cool.
IL DISCO
Già
nel 1954 la Capitol pubblicò un vinile con le registrazioni
effettuate fra il ‘49 e il ‘50. Fu realizzato un disco
di dieci pollici con soli otto brani dal titolo: Classic in Jazz
Miles Davis. Il vero e proprio Lp The Birth of The Cool, vide la
luce, come detto, nel 1957, conteneva 11 brani (mancava il pezzo
vocale Darn That Dream). Solo nel 1971 The Birth of The
Cool uscì nella sua completezza comprendendo anche il brano
escluso nella precedente edizione. Poco più tardi la Capitol
distribuì Cool Boppin’ con le registrazioni del concerto
tenuto dal nonetto nel 1948 al Royal Roost. Nel 1998 Il materiale da
studio e quello dal vivo, completamente rimasterizzato, andarono a
comporre un CD unico dal titolo “The Complete Birth of The Cool.
Nel 2019, in occasione del 70° anniversario delle leggendarie
registrazioni, la Blue Note realizzò una pubblicazione con le
registrazioni da studio e dal vivo del gruppo disponibile in vinile
ed in cd, accompagnata da un libro comprendente contributi di Ashley
Kahn, Phil Schaap, Gerry Mulligan e bellissime foto.
I BRANI*
Seduta del 21 gennaio
1949
BAND:
Davis Tp- Kai Winding Tbn -Junior Collins Fch -Bill Barber Tuba- Lee
Konitz alto- Gerry Mulligan, Baritono – Al Haig Piano -Joe Shulman
basso – Max Roach Batteria
JERU: Composto e arrangiato da Mulligan, rivela alcuni degli
esperimenti formali a cui il gruppo era legato. Alcune misure sono in
terzine , ad esempio, ma questo non fa altro che aumentare
l’efficacia complessiva del brano. Il titolo incidentalmente si
riferisce al soprannome che Gerry aveva affibbiato a Davis.
MOVE: scritto dal batterista Denzil Best, che lo aveva
originariamente intitolato Geneva’s Move. fu arrangiato da
John Lewis. Vividi passaggi d’insieme con abili punteggiature della
tuba, fanno del brano uno dei più estroversi pezzi di tutto il
disco.
GODCHILD, una composizione del pianista Gerorge Wallington
elaborata da un particolare arrangiamento di Mulligan, i suoi punti
salienti sono le voci variegate dei corni che eseguono il tema e
l’eccezionale solo di Davis e di Mulligan.
BUDO, composta da Davis e Bud Powell, fu registrata dal
pianista con il titolo di Hallucinations. Come nelle altre
partiture della band, Lewis dimostra di aver attinto al linguaggio
tradizionale del bop più degli altri suoi compagni musicisti
arrangiatori. Il tema è tipicamente Bop, perfetto l’intervento di
Konitz.
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Seduta
del 22 aprile 1949 New York
BAND:
Davis, Tp – J.J. Johnson Tbn – Sandy Seigelsein frh – Bill
Barber Tuba- Lee Konitz alto-Gerry Mulligan baritono – John Lewis
Piano- Nelson Boyd – basso – Kenny Clarke batteria
VENUS DE MILO, è indubbiamente uno dei migliori brani che
Mulligan abbia scritto per la band, l’utilizzo altamente
fantasioso delle tecniche strumentali si traduce in una performance
straordinariamente scorrevole.
ROUGE, di John Lewis, inizia con una spiritosa introduzione in
3/4 e si sviluppa in un vigoroso lavoro di gruppo con degli
interessanti assolo di Davis, Konitz (molto parkeriano) e dello
stesso Lewis.
BOPLICITY, è stata composta da Miles Davis e Gil Evans che,
per alcune ragioni inesplicabili usò uno pseudonimo prendendo il
nome della madre di Davis Cleo Henry. Superbamente costruita
ed eseguita, questa partitura di Evans culmina in una deliziosa
interazione fra Davis e delle variazione notevoli di tutto il
gruppo.
ISRAEL, una rilettura altamente originale del blues da parte
del trombettista Johnny Carisi, è un esempio magistrale di
scrittura polifonica. Davis, in particolare si immedesima
magnificamente nelle caratteristiche di una partitura particolarmente
avanzata. Pregevole l’assolo di Konitz.
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Seduta
dal 9 Marzo 1950 New York.
BAND:
Davis tp – J.J, Johnson tmb – Gunther Schuller Frfa- Bill Bauer
Tuba – Lee Konitz alto – Gerry Mulligan Baritono- John Lewis
Piano – Al McKibbon basso – Max Roach batteria – Kenny Hagood
voce.
DECEPTION, una composizione di Miles Davis probabilmente
arrangiata da egli stesso, gli accenti sincopati nel tema sono molto
bene eseguito dall’ensemble, ma non sono gestiti così agevolmente
dai solisti.
ROCKER, è il più noto dei brani di Gerry Mulligan, questa
agile perforamance è un eccellente dimostrazione di ciò che Gerry
voleva intendere quando affermava che il suono della band “era
principalmente nella concezione del protagonista”. Miles guida
il gruppo completamente tutta la natura dell’interpretazione è
assolutamente la sua.
MOON DREAMS, la seconda partitura di Gil Evans in questo album
è descritta da Max Harrison come “uno studio sulle armonie
lente e sottili, cambiamenti di tessitura armonica che hanno una
bellezza rara e austera. L’arrangiamento consiste nel trasformare
questa innocua canzone in una creazione orchestrale completamente
nuova e assolutamente convincente. Una sonorità particolare è presa
dal baritono di Mulligan.
DARN THAT DREAM , non è stata arrangiata da Evans, nonostante
tutti fossero convinti del contrario fin dalla prima uscita della
registrazione nel 1950, ma da Gerry Mullligan. Il cantante Kenny
Hagood aveva per lo più lavorato con l’orchestra Bop di
Gillespie, ma la sua vocalità è più in sintonia con la tradizione
di Billy Eckstine.
Note di Gerry Mulligan **
Sono stato fortunato a
trovarmi nel posto giusto al momento giusto per far parte della band
di Miles Davis. Per un paio di anni avevo girato l’America
suonando in diversi gruppi attivi in quel periodo, ma con
l’incoraggiamento di Gil decisi di rimanere a New York. Immerso
nella grande varietà di band, piccole e grandi, che si esibivano
allora, mi ritrovai in un ambiente musicalmente eccitante. L’intera
attività musicale e di ricerca sembrava gravitare intorno
all’abitazione di Gil frequentata da musicisti e studenti . Tutti
influenzavano tutti e Bird era l’ispiratore n.1 per tutti noi. Gil
abitava in una stanza di un seminterrato sulla 55° strada vicino
alla 5°Avenue. Era situata dietro una lavanderia cinese, ci
passavano tutti i tubi dell’edifico, c’era un letto, un
lavandino, un pianoforte, una piastra per cucinare, ma niente
riscaldamento. Per Gil era una cosa più o meno normale.
Ricordo John
Carisi una testa calda come me. Ma chiunque abbia
le capacità di scrivere un brano come Israel, non può essere del
tutto cattivo giusto? John
Lewis Il nostro inquilino classico. George
Russell il nostro inquilino innovatore. (Aveva scritto un paio
di temi interessanti e accattivanti per la band di Claude Thornill
delle quali, suppongo non sia rimasta traccia oggi)
George
Benson Brooks era il nostro sognatore di sogni impossibili. Dave
Lambert il nostro yankee itinerante dai modi molto pratici Billy
Exiner, batterista di Thornill era il nostro filosofo di casa
con il suo straordinario atteggiamento verso la vita e la musica.
C’era
Joe Shulman, il contrabbassista di Thornill: credeva che
Count Basie avesse una sezione ritmica assolutamente unica. Barry
Galbraith , il Freddy Green della sezione ritmica di Thornill era
assolutamente un bel ragazzo.
Pecs
Goldberg spirito allegro. Un fantastico musicista intuitivo,
aveva difficoltà ad incanalare la sua straripante immaginazione in
un qualsiasi percorso definito andava assolutamente a ruota libera. Sylvia
Goldberg (nessuna parentela) studentessa di pianoforte e
incontenibile ciclone. Blossom
Daerie , blossom is blossom (blossom significa fiore è un gioco
di parole)
E
Miles il leader della band. Egli prese l’iniziativa e trasformò
la teoria in pratica. Organizzò le prove affittò la sala, chiamò i
musicisti e generalmente schioccava la frusta.
Max
Roach, il genio. Non potrei dire altro sul suo modo di suonare
con il gruppo, il suo approccio melodico al mio tema (Jeru ndt) fu
per me una vera rivelazione. Era fantastico e per me il batterista
ideale per la band (Un affermazione non da poco, visto che Miles
Davis ingaggiò Art Blakey e Kenny Clarke per le date successive).
Lee
Konitz, genio anch’egli . Lee si era unito all’orchestra di
Claude a Chicago. Ci aveva spiazzato tutti, compreso bird, per la sua
originalità. Per il resto dell’orchestra: J.J (Johnson) e
Kai (Winding) alternati al trombone.
Non
fu molto facile trovare suonatori di corno francese che avevano
provato a confrontarsi con la fraseologia jazz. Partecipavano alle
nostre prove diversi di loro come Sandy Siegelstein
(dall’orchestra di Thornill) Junior Collins, (in grado di
suonare degli ottimi blues) e probabilmente Jim Buffington. Quindi
Billy Bauer alla tuba. Era solito trascrivere chorus di Lester
Young ed eseguirli sul suo strumento.
Gil
avrebbe voluto anche Danny Polo al clarinetto ma lui era
sempre fuori con l’orchestra di Claude e non trovavano nessuno per
sostituirlo. Non molto tempo dopo Danny morì. Partecipammo insieme
ad alcune jam session. Nel corso di quelle jam capii come il suo
stile moderno nel suonare il clarinetto era il migliore che avessi
mai ascoltato.
Quindi,
come ho detto all’inizio, mi considero fortunato a essermi trovato
li e ringrazio la mie stelle fortunate per avermi fatto frequentare
quell’ambiente. C’era una sorta di perfezione in quelle
registrazioni e mi ha fatto piacere che tutto il materiale sia stato
alla fine realizzato con un unica esecuzione per brano e senza
diavolerie elettroniche. Per parafrasare una innovatrice americana,
la scrittrice Gertrude Stein: una band è una band è una grande
band.
Gerry
Mulligan Maggio 1971.
* il testo dei brani è tratto dalle note di copertina dell'Lp del 1971
** il testo di Gerry Mulligan è tratto dalle note di copertina dell'Lp del 1971