Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 15 giugno 2011

XX MUNICIPIO,NIENTE FESTA DELL'UNITA', SI A CASAPOUND.

Daniele Torquati


Zetazeroalfa in concerto a Grottarossa durante la manifestazione “Estate in XX”, locali aperti con dubbie autorizzazioni nelle vicinanze della stazione Farneto occupata da Casapound e il divieto del Presidente del Municipio alla Festa dell’Unità di Ponte Milvio: questo il “biglietto da visita” dell’estate romana che il XX Municipio si appresta a vivere.

Vogliamo allora con forza denunciare una commistione tra affari, musica e politica che non ha precedenti.

Marco Perina, assessore alla Cultura del Municipio XX, nei giorni scorsi ha criticato le Feste dell’Unità definendole spazi nei quali, <>; quali parole dovrebbe usare, adesso, per commentare la partecipazione di un gruppo che è dichiaratamente fascista ad una festa di quartiere?

Appoggiamo, quindi, l’ANPI che - in nome dei valori ereditati dalla Resistenza e dalla lotta partigiana - chiede di disdire il concerto del gruppo degli Zetazeroalfa al Parco Papacci a Grottarossa, organizzato nell’ambito della manifestazione “Estate in XX”.

Chiediamo inoltre al Presidente del Municipio Roma XX Giacomini ed alla Giunta tutta di rendere noti ai cittadini i motivi per i quali sono state concesse autorizzazioni per l’esibizione di un gruppo dichiaratamente fascista e i cui spettacoli sono stati più di una volta, per il passato, occasione di scontri e tensioni, mentre invece tali autorizzazioni sono state puntualmente negate al PD che le ha richieste per organizzare la Festa dell’Unità a Ponte Milvio: meglio l’aggressività della destra estrema o la <> del Partito Democratico?

Auspichiamo infine che venga fatta comunque chiarezza, rispondendo anche in aula, su tutte le autorizzazioni che il Municipio e il Comune di Roma hanno dato per la realizzazione di manifestazioni che, più che essere culturali, sono di natura palesemente politico-affarista, come quella nelle vicinanze della stazione Farneto occupata da Casapound.

Sin dall’inizio del mandato di Alemanno, non è stata mai tenuta nascosta la tendenziale benevolenza nei confronti di chi, all’indomani delle elezioni, faceva il saluto romano in Piazza del Campidoglio, ma ciò che si prospetta in XX risulta essere troppo.

Abbiamo bisogno di democrazia e solidarietà e non di spettacoli di dubbia natura culturale, che sono di  utilità unicamente per le tasche degli organizzatori.

SIAMO ARRIVATI AL MARE

Severo Lutrario



Abbiamo fatto una lunga traversata nel deserto.
La traversata è finita e abbiamo trovato il mare.
Ora, dobbiamo imparare a navigare.

Il 12 e 13 giugno è andato a compimento un fatto inaudito nella storia della Repubblica Italiana e di portata letteralmente rivoluzionaria.
Inaudito nelle modalità e rivoluzionario nei contenuti.
La favola per la quale gli italiani si sarebbero precipitati in massa a votare alla metà di giugno spinti dalla paura “irrazionale” del nucleare a seguito dei drammatici eventi giapponesi è smentita dai numeri: i due referendum che hanno raccolto il maggiori numero di votanti e la percentuale più alta di consensi sono quelli sull'acqua e sui servizi pubblici locali, proprio quelli che il palazzo ed i media hanno continuato a snobbare per tutta la compagna elettorale – ed anche nelle prime ventiquattro ore post-elettorali - orientando il dibattito sui contenuti più interni - e dunque rassicuranti - alle logiche, alle dinamiche e alla dialettica del “palazzo”.
La storia dei referendum sull'acqua è inaudita perché mai nella storia della Repubblica Italiana era avvenuto che i cittadini, organizzati in centinaia, in migliaia di comitati ed associazioni locali; senza avere alle spalle nessun grande partito od organizzazione, senza avere alle spalle nessun padre, nessun padrone e nessun padreterno; nel totale ostracismo delle istituzioni e dei media; nell'indifferenza ostile del “palazzo” tutto intero e senza eccezioni; contrapponendosi ai poteri forti, contrapponendosi al potere economico e a quello finanziario, che orientano e condizionano da almeno cinque lustri in maniera assolutamente bipartisan, politiche, scelte e “pensiero” di istituzioni e palazzo; i cittadini autorganizzati hanno prima imposto l'agenda della politica ed i tempi della politica e poi hanno imposto al “palazzo” la loro volontà.
I referendari dell'ultim'ora – come il segretario del PD – che, contrapponendosi alla raccolta di firme, presentava una proposta di legge che faceva salva la triplice modalità di affidamento ai privati dei Servizi Idrici, che solo alla vigilia delle ultime amministrative si dichiarava per un “Si” e per un “No” ai due referendum sull'acqua; quel Bersani orgoglioso autore della più grande ondata di cosiddette liberalizzazioni del Paese; quel Bersani sostenitore nella proposta Lanzillotta, ovvero della versione di centro-sinistra - e niente affatto migliore - del decreto Ronchi, i referendari dell'ultim'ora derubricano la portata politica di questi referendum a “segnale” della cosiddetta società civile alle istituzioni e alla “politica” cui competerebbe, ora, correggere l'evidente scollamento tra il paese ed il “palazzo”, magari aprendo la discussione proprio sulla proposta di legge “Bersani” e facendo mostra di ignorare la proposta di legge di iniziativa popolare su cui il Forum dei Movimenti per l'Acqua ha raccolto oltre 423.000 firme.
Quello che va in primo luogo compreso e quindi affermato con forza è che il 12 e 13 giugno (ma in realtà in tutto il percorso referendario) il “paese” non ha inviato nessun segnale.
Il 12 e 13 giugno i cittadini si sono ripresi il diritto sovrano e costituzionale a decidere loro delle loro vite e lo hanno fatto in maniera inequivocabile, sconfessando le istituzioni della cosiddetta democrazia rappresentativa.
In un momento in cui all'interno delle istituzioni di questo Paese ad una democrazia formale non corrisponde un livello accettabile o quantomeno decente di democrazia reale, una pratica, imposta e praticata dai cittadini, di democrazia partecipata rappresenta una novità politica di portata epocale.
Il 12 e 13 giugno non c'è stato alcun “segnale”, il popolo sovrano si è espresso e peraltro nella sua maggioranza assoluta.
E come si è espresso ha una valenza rivoluzionaria.
Il 12 e 13 giugno la maggioranza assoluta del popolo italiano ha messo in mora il centro-destra e il centro-sinistra; ha messo in mora l'Europa di un trattato costituzionale fondato sul mercato; ha messo in mora l'onnipotenza e l'onnipresenza del mercato.
Ha affermato che i beni comuni ed i servizi essenziali non sono e non possono essere mercificabili. Che deve esistere uno spazio pubblico in cui siano i cittadini a decidere sulla base di priorità che non sempre, anzi quasi mai, sono di carattere economico.
Ha lavato via, con un'inondazione di “SI”, quel pensiero unico che per decenni ha rappresentato lo spartito su cui centro-destra e centro-sinistra da almeno venti anni suonano la medesima musica.
Ha detto che un altro modo di concepire il vivere comune non è solo possibile, ma praticabile da subito.
E' rivoluzionario perché tutto questo rappresenta nella sua devastante dimensione numerica il rovesciamento del paradigma stesso della “modernità”.
Non possiamo aspettarci che il palazzo ed il suo sistema dell'informazione colga o racconti questa narrazione.
Sta a noi in primo luogo assimilarla e farne la base della nostra nuova agenda di lavoro, non farci irretire dal canto delle sirene e mettere a frutto il patrimonio di questa straordinaria vittoria.
Per anni abbiamo camminato nel deserto e il 12 e 13 giugno abbiamo scoperto che la traversata era finita e ci siamo trovati di fronte il mare.
Ora dobbiamo imparare a navigare sapendo che cercheranno di impedirci l'imbarco; che in alto mare tenteranno i respingimenti; che per noi organizzeranno centri di identificazione su qualche isola sperduta.
Dobbiamo imparare a navigare perché loro hanno la forza ma un intero popolo ha dalla sua la ragione.
E allora ,,,, Alle vele! e, in mancanza di vento, ai remi!

Manomissione fascista della storia

IL COMITATO NAZIONALE ANPI

Ai Presidenti dei Comitati Provinciali ANPI
Ai Fiduciari ANPI
Alle Sezioni ANPI all’estero
A tutti i componenti il Comitato Nazionale ANPI
LORO INDIRIZZI


Cari amici,
stiamo assistendo, come sapete, ad un vero e proprio assalto di tipo fascista alla storia, alla Costituzione e innanzitutto alla Resistenza ed ai combattenti per la libertà.
La proposta di legge “Fontana” (n. 3442), approvata di recente in Commissione Difesa della Camera, prevede il riconoscimento giuridico e quindi anche la concessione di contributi finanziari pubblici a tutte, indistintamente, le associazioni combattentistiche e d’arma. Previo il parere del Ministro della Difesa, che, acquisirebbe, in tal senso, un vero e proprio strapotere.
Si tenta di porre in atto, così, un vergognoso e pericoloso riconoscimento e lasciapassare anche a quelle associazioni che richiamano la loro azione e la loro spinta ideale al “patriottismo” repubblichino, a quell’illegittimo fantoccio istituzionale che fu complice della follia criminale e omicida dei nazisti.
Un assalto, che si va così completando dopo la proposta della destra governativa di: abolire la XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista; di istituire una commissione parlamentare di inchiesta sui “crimini” dei partigiani e un’altra sull’ “imparzialità” dei libri di storia. E non basta, perché la stessa proposta di legge n. 3442 contiene altre disposizioni di indubbia pericolosità, sulle quali sarà il caso di intrattenersi ed operare per cancellarle e modificarle.
Vi chiediamo, a questo punto, il massimo impegno per far sentire la voce di tutta la nostra Associazione, insieme a quella di tutti gli antifascisti e dei democratici, per impedire questo ennesimo tentativo di negare la nostra storia e la Resistenza, offendendo la memoria dei Caduti per la libertà. Vi suggeriamo di chiedere agli Enti locali l’approvazione di Ordini del giorno, da trasmettere al Parlamento, nonché di proporre a tutti gli organismi democratici l’emanazione di dichiarazioni pubbliche e la promozione di specifiche iniziative.
Il nostro impegno, una nostra campagna nazionale, sono in questo senso decisivi, come nel passato quando si impedì l’approvazione della famigerata 1360 che pretendeva di equiparare i partigiani ai militi della RSI.
Anche questo nuovo tentativo non deve passare.

Piccola lettera ad un piccolo ministro

Giovanni Morsillo


Caro Ministro Brunetta,
da qualche tempo sentivamo piacevolmente l'assenza (non certo la mancanza) delle sue uscite estemporanee quanto inopportune sui temi più disparati ma sempre collegati in qualche modo al suo disprezzo per chi lavora e per il lavoro stesso.
Abbiamo sempre pensato che la sua scarsissima statura politica si accompagnasse ad una certa perfidia, ma non era ancora capitato di averne prova così lampante.
Certo, lei ha sempre doviziosamente coperto di insulti non solo chi lavora, ma anche chi al lavoro dà un valore, a cominciare dalla Costituzione, dalle norme che tutelano almeno per un minimo indispensabile la dignità e le condizioni di lavoratori, dalle organizzazioni dei lavoratori. La stessa parola la infastidisce sicuramente, dato che la sentiamo così di rado dalla sua bocca avvezza a produrre tutt'altro lessico e tutt'altri concetti. Però stavolta ha chiarito in modo inequivocabile cosa intenda lei per società, quali siano i suoi riferimenti politici (ci passi il termine, lo usiamo solo nel suo significato classico, se non etimologico): i lavoratori sono a suo avviso la parte peggiore del paese. Specie se il lavoro se lo vedono negare. Del resto, lei offre anche una ricetta del tutto in linea con il suo concetto di società, e di lavoro: andate ai mercati generali a scaricare le cassette alle cinque di mattina.
Questo suo colpo di genio, davvero insospettato perfino in una mente diabolica e raffinata come quella di cui, beato lei, dispone, ci lascia però qualche esigenza di chiarimento, che se non ha fretta di andar via le vorremmo esporre, senza il rischio che ci investa con la sua vettura di stato.
Dunque, se ci perdona la faccia tosta, vorremmo farle presente che se domani mattina alle cinque tutti i precari ed i dispoccupati del paese si presentassero ai mercati generali, non avrebbero neppure una cassetta a testa da scaricare, essendo essi in esubero anche in questi termini, come le avranno detto i suoi solerti consulenti ministeriali che, a nostre spese, un lavoro lo hanno trovato grazie a lei.
La seconda ed ultima domanda che le poniamo, sempre che non le provochi quel fastidio che la costringe ad abbandonare i dibattiti così all'improvviso, è per sapere se lei abbia mai fatto un giretto davanti ai cancelli dei suddetti mercati alle cinque del mattino (ma anche alle quattro, se è per quello, magari di ritorno da un defatigante meeting di dirigenti con cena e tutto il resto) in modo da verificare, magari salendo sul furgone di un caporale, la lunghezza della fila dei miseri esseri umani alla deriva che si presentano per mendicare qualche ora di sacrificio in cambio di una manciata di spiccioli, e quanti sono quelli che vengono mandati via e si allontanano con la testa bassa, i pugni in tasca e il pensiero ai bambini.
Bene signor ministro Brunetta, lei che invece ha saputo con la sua intelligenza e l'aiuto della fortuna farsi una strada assolutamente superiore alle aspettative dei poveri precari crocifissi sull'altare del profitto, lei che gode del privilegio di guardare la società dall'alto in basso nonostante la Natura avesse disposto diversamente, si degni almeno al termine della sua carriera di amministratore del Paese di cui si vedono chiaramente i segni, di dare qualche consiglio meno banale, meno leghista alla povera gente: spieghi loro che è per mantenere gente come lei ed i suoi consulenti che loro devono fare la fame, che le vostre ricette salvifiche li hanno condannati ab aeterno alla miseria, che la disperazione che li coglie ora è nulla rispetto alle macerie che li attendono. Forse in questo modo capiranno che con gente come lei non c'è altra via della ribellione, che con voi la discussione serve solo a distrarli dalle vostre responsabilità, e magari troveranno il coraggio di farsi del bene, una volta tanto, e di ribellarsi a voi, alla vostra classe di sanguisughe, alla vostra ideologia di fame, di guerra, di violenza, di mercificazione degli esseri umani, meglio se femmine e minorenni, in una parola, di ribellarsi al vostro dominio criminale.
Glielo dica francamente, signor ministro Brunetta, che il potere non è loro amico, e forse loro si ricorderanno dei loro fratelli tunisini, e vi cacceranno con le braghe in mano, come merita chi gioca lucrosamente con la fame e la dignità degli ultimi.
Ci rifletta, magari le viene una ispiraizone meno vergognosa di quelle che ci ha abituato a maldigerire, e una volta tanto farà qualcosa di socialmente utile.
Sa, anche lei oggi è un precario, almeno per solidarietà di classe,...
La salutano con fiducia i migliori d'Italia, l'aristocrazia operaia e democratica di questo Paese che va avanti nonostante tutti voi.
La salutiamo anche noi, non solo sperando ma facendo tutto quello che possiamo per avvicinare il giorno in cui le vostre terga non inquineranno più le poltrone delle nostre care Istituzioni.

G. Morsillo
Lavoratore del settore privato
solidale con i suoi fratelli del P.I.


Frammenti di storia 2 giugno 1946........io c' ero

La Bisnonna Dell'Insognata 



Raccontare la storia senza essere una storica,mi sembra un progetto velleitario, raccontare la storia con il punto di vista di chi l' ha vissuta,avrei certamente dovuto pensarci prima,tanti ricordi mi si  incastrano,in fondo ormai sono la ragazza del secolo scorso, che utilizza un linguaggio forse arcaico, che non è al passo con i tempi,ho sempre annotato frammenti di vita, quando parlo invece la memoria corre più veloce della parola e faccio dei voli pindarici,avrei dovuto iniziare questo viaggio dalle guerre che hanno attraversato la mia vita,ma il battiquorum che ho provato in questi giorni, mi ha portato a ripensare al mio primo voto il primo referendum, la prima volta che in ITALIA le donne votavano.2 GIUGNO 1946,LA PRIMA VOLTA CHE POTEVO VOTARE  AVEVO già 41 anni, per facebook 40, mi sono arrabbiata con mio nipote , per la prima volta ho dovuto mentire sulla mia età.....monarchia o repubblica,un mese prima VITTORIO EMANUELE III, CHE SI ERA SPORCATO CON IL FASCISMO, aveva abdicato a favore del figlio,questa fu una scelta tattica  .Un anno prima un decreto timido aveva concesso alle donne il diritto di voto,, questo decreto timido impediva però alle donne di candidarsi,e non tutte le donne hanno avuto il diritto di voto, questo aspetto mi sembra opportuno chiarirlo,le donne erano divise, quelle schedate,che si prostituivano fuori dalle case chiuse  non potevano votare.Soltanto due anni dopo sparirono queste due limitazioni, a 25 ANNI SI POTEVA ESSERE ELETTE. A sostenere il diritto di voto fu TOGLIATTI, ma molti comunisti erano contrari, avevano paura che le donne erano conservatrici. Anche DE GASPERI  sosteneva il diritto di voto, ma la CHIESA era contraria, temeva per il divorzio,nei primi anni del 900 la battaglia del divorzio era sostenuta dalla sinistra liberale, ma questa è un' altra storia ne riparleremo,Per evitare l' astensionismo  delle donne cattoliche il diritto di voto fu dichiarato un dovere civile.I giornali cattolici scrivevano che era peccato non andare a votare.Questa era l' aria che si respirava attorno a me......io andavo a votare non per  la paura del peccato, ma per una rivincita come donna. ABROGAZIONE, parolona complicata  che tradotta significava votare il contrario, come questa volta, come sempre nei referendum sei contro il nucleare e devi dire si.......le elezioni per l' assemblea costituente videro l' affermazione dei tre grandi partiti di massa,dc , pci, psi,furono elette una ventina di donne,soprattutto nalla dc e nel pci.Vengo da una famiglia socialista,ma io ho conosciuto il comunismo da mio marito,loro erano comunisti, ma un dato aveva unito le famiglie la resistenza . Mio nonno diceva che bisognava andare a votare presto, da allora è sempre stata una tradizione comunista,ecco perchè domenica tenevo l' ansia,,,,,primo voto contro la monarchia, primo voto per il pci e per una donna, mai avuto discussioni con mio marito, il voto è segreto, ma io non mi sono mai fatta mettere i piedi in testa......in un baule tengo conservata la copia del giornale 2 giugno vince la repubblica......non era affatto scontato che si vincesse , ho pianto......

Dov'è la sinistra

Luciano Granieri



La sinistra non esiste. Ma chi l’ha detto? Per non andare troppo indietro con gli anni , nel 2001 il popolo della sinistra, segnò un grande momento di politica partecipata  al G8 di Genova. Espressione  affogata nel sangue dalle truppe di Fini e Berlusconi.  Anche nel 2000 a Napoli si ebbe lo stesso moto promosso da gente di sinistra, disperso anch’esso  nel sangue, questa volta dalle truppe di  D’Alema, politico di sinistra che la sinistra non riconosce come suo rappresentante. Il movimento pacifista contro le guerre umanitarie era composto da militanti di sinistra, ma i conflitti  in Afghanistan, in Kossovo, in Libia, sono state promosse e votate in parlamento da Prodi, D’Alema, Ferrero, politici di sinistra che la sinistra non riconosce. I movimenti studenteschi che sono scesi in piazza contro la privatizzazione della scuola sono di sinistra, ma Luigi Berlinguer e Giuseppe Fioroni che hanno aperto le porte al disastro consumato dalla Gelmini erano ministri di governi di sinistra che il popolo di sinistra non ha mai riconosciuto, tanto che le denominazioni, di Pantera prima, e di Onda dopo sono state scelte più che per segnare un distacco dalla politica in genere per marcare la differenza da quelle forze politiche che si dicevano di sinistra ma che di sinistra avevano ben poco. Il popolo della sinistra si è mobilitato affianco della Fiom e dei sindacati di base contro il ricatto referendario del tagliagole Marchionne, ma Fassino, e Chiamparino, politici di sinistra, ma non riconosciuti dalla sinistra si sono schierati a favore del piano ordito dal manager in maglioncino. Il popolo   della sinistra ha sempre manifestato contro la politica liberista che produce disoccupazione, precariato, e povertà, ma i politici di sinistra, Bertinotti compreso, non riconosciuti dalla sinistra, hanno sempre sostenuto e sostengono tutt ’ora che il capitalismo non è il male, il problema è che non viene governato a sufficienza. Di esempi ce ne sarebbero molti altri, ma per non tediare più di tanto saltiamo direttamente all’oggi. I movimenti che con forza hanno mobilitato le masse a votare contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua, sono formati da gente di sinistra, ma i politici di sinistra, non riconosciti da questo popolo, hanno capito solo all’ultimo che appoggiare i movimenti  anche con mille distinguo avrebbe potuto costituire un vantaggio, tant’è che nelle televisioni di contro regime, le uniche che hanno dato spazio alla vicenda referendaria, si è parlato molto di terzo polo di dimissioni di Berlusconi, di assetti nel Pd, ma poco molto poco dei protagonisti veri di questa vittoria che E’ GENTE DI SINISTRA.  Non dimentichiamo, per completare il quadro, una testimonianza locale. Uno dei primi casi di privatizzazione degli impianti di distribuzione idrica è avvenuto nella nostra provincia. Il contratto con ACEA è stato firmato da Francesco Scalia presidente di sinistra di una giunta provinciale di sinistra  che per un certo periodo ha incluso anche assessori ex Rifondazione, oggi di Sel come Paola Menichetti. Il comune di Frosinone con il sindaco di sinistra Michele Marini, a capo di una giunta di sinistra con un assessore Francesco Raffa  (che malgrado tutto non finiremo mai di ringraziare per l’impegno profuso nella campagna referendaria contro il nucleare ) e un consigliere Francesco Smania espressione di una lista che si chiama “LISTA LA SINISTRA” è presente nel consiglio di amministrazione di ACEA ATO5 e non ha mai voluto uscirne. Amministrazioni di sinistra che in aperto contrasto con il popolo di sinistra hanno scelto di privatizzare la gestione dell’acqua. Quel popolo che pretende giustizia sociale  , che difende la dignità dei lavoratori,  e propugna il predominio del lavoro sul profitto  , che pretende la difesa dei beni comuni, della scuola e della sanità pubblica, quel popolo che è contro lo sfruttamento del territorio e dell’ambiente che si sente cittadino di una nazione nata dalla resistenza e dall’antifascismo che è profondamente anticapitalista e contro la dittatura del mercato E’ UN POPOLO DI SINISTRA ......ANZI COMUNISTA. Dunque non sono ne’ la sinistra ne’ tantomeno il comunismo ad essere scomparsi dalla storia nazionale . Ma è  stato chi doveva  rappresentare questa gente  a scomparire  persone che esistono e hanno imparato ad organizzarsi autonomamente per combattere e vincere  battaglie come quella della difesa dei beni comuni.

Chi di questi sedicenti dirigenti di sinistra si riconosce nelle parole della poesia che segue.

Io Sono un Comunista

NAZIM HIKMET


Io sono comunista 
Perché non vedo una economia migliore nel mondo che il comunismo. 
Io sono comunista 
Perché soffro nel vedere le persone soffrire. 
Io sono comunista 
Perché credo fermamente nell’utopia d’una società giusta. 
Io sono comunista 
Perché ognuno deve avere ciò di cui ha bisogno e dare ciò che può. 
Io sono comunista 
Perché credo fermamente che la felicità dell’uomo sia nella solidarietà. 
Io sono comunista 
Perché credo che tutte le persone abbiano diritto a una casa, alla salute, all’istruzione, ad un lavoro dignitoso, alla pensione. 
Io sono comunista 
Perché non credo in nessun dio. 
Io sono comunista 
Perché nessuno ha ancora trovato un’idea migliore. 
Io sono comunista 
Perché credo negli esseri umani. 
Io sono comunista 
Perché spero che un giorno tutta l’umanità sia comunista. 
Io sono comunista 
Perché molte delle persone migliori del mondo erano e sono comuniste. 
Io sono comunista 
Perché detesto l’ipocrisia e amo la verità. 
Io sono comunista 
Perché non c’è nessuna distinzione tra me e gli altri. 
Io sono comunista 
Perché sono contro il libero mercato. 
Io sono comunista 
Perché desidero lottare tutta la vita per il bene dell’umanità. 
Io sono comunista 
Perché il popolo unito non sarà mai vinto. 
Io sono comunista 
Perché si può sbagliare, ma non fino al punto di essere capitalista. 
Io sono comunista 
Perché amo la vita e lotto al suo fianco. 
Io sono comunista 
Perché troppe poche persone sono comuniste. 
Io sono comunista 
Perché c’è chi dice di essere comunista e non lo è. 
Io sono comunista 
Perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo esiste perché non c’è il comunismo. 
Io sono comunista 
Perché la mia mente e il mio cuore sono comunisti. 
Io sono comunista 
Perché mi critico tutti i giorni. 
Io sono comunista 
Perché la cooperazione tra i popoli è l’unica via di pace tra gli uomini. 
Io sono comunista 
Perché la responsabilità di tanta miseria nell’umanità è di tutti coloro che non sono comunisti. 
Io sono comunista 
Perché non voglio potere personale, voglio il potere del popolo. 
Io sono comunista 
Perché nessuno è mai riuscito a convincermi di non esserlo.