Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 22 novembre 2011

Ornella Carnevale, nuova Segretaria Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

La Federazione Provinciale del Partito della  Rifondazione Comunista - Federazione di Frosinone

Da Domenica sera al termine dei due giorni dell’VIII° Congresso Provinciale della Federazione Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista svoltosi nel Castello dei Conti di Ceccano, il Partito della Rifondazione Comunista ha una nuova Segretaria Provinciale. Si tratta della compagna Ornella Carnevale, già Segretaria del Circolo di Pontecorvo, dirigente e candidata alla carica di Presidente della Provincia nelle scorse elezioni Provinciali per il Partito della Rifondazione Comunista. Sembra infatti di trovarsi di fronte ad un vero e proprio asso nella manica, la persona giusta al momento giusto. Ad ogni domanda ha subito una risposta sicura e convincente. Una donna dotata di umiltà, semplicità e fantasia. Una Gramsciana, una movimentista, pronta in ogni momento a mettersi in discussione. Brillante nell’esposizione, logica e soprattutto concreta. Alla teoria fa seguire i fatti, è una persona che ha una personalità forte e dinamica, con una grande qualità, sa leggere nell’animo delle persone e sa far uscire fuori il meglio. E’ un’ ottimista che sa trasmettere ottimismo. La Segretaria Carnevale in una sola parola potremmo definirla come una carismatica. Ha nel pragmatismo gramsciano la missione da compiere, in cui studiare con scrupolo la società in trasformazione. Questa è la maniera più diretta per realizzare un impianto teorico di lotta affinché un altro mondo sia possibile anche nella nostra Provincia. Crede moltissimo nell’unità del partito e nel progetto dei Giovani Comunisti che ha sempre esortato a portare avanti, ed ora che finalmente anche questo traguardo è vicino, i Giovani Comunisti della Federazione di Frosinone la ringraziano per il suo impegno e per i suoi consigli. Proprio nell’occasione della manifestazione nazionale del 26 Novembre per l’acqua, i beni comuni ed il rispetto del referendum il nostro partito sarà lì presente con la sua neo Segretaria Carnevale. Sarà come lo è sempre stata al fianco degli operai delle aziende in crisi nella nostra Provincia dove si vive un momento difficile e c’è il bisogno di personaggi politici di grosso spessore, e la nostra Segretaria è una di queste. Questo è l’augurio che facciamo alla nuova Segretaria Provinciale della Rifondazione Comunista Ornella Carnevale, da parte di tutti i compagni e le compagne della Federazione Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista di Frosinone.









Ordini sovrani

Giovanni Morsillo

La crisi di cui ormai si conoscono esecutori, mandanti e movente ma alla quale si continuano a dare risposte semplificative e devianti, evitando con cura di dire che sono i responsabili di un crimine (banche e finanza) a dover essere colpiti e non le vittime (cittadini e lavoratori), per di più in nome della necessità di garantire la sopravvivenza dei primi. Quello che sta succedendo, sembrerebbe tratto da un romanzo di fantasia, Alice di Carroll o il Processo kafkiano, dove ogni realtà logica e conosciuta è ribaltata nel suo contrario. Invece, come al solito, bisogna sforzarsi un pochino e ragionare, pratica cui ci hanno abbondantemente disabituati le perfette pietanze predigerite della neocultura mediatica.
Se fossimo ancora capaci di indagare nelle cause delle cose, senza cedere a comodi quanto illusori accucciamenti al calduccio delle mitologie, senza cioè arrendersi a concezioni fataliste, meccaniciste o "creazioniste", cominceremmo a pensare a quali siano le caratteristiche dello sviluppo storico di questo modello economico artificiale che oggi è al collasso. E cominceremmo a considerare la nascita dell'Unione Europea fin dai suoi primi vagiti, da quando cioè i suoi genitori erano ancora a caccia del nome giusto. Ricorderemmo che non si sapeva bene se osare chiamarla con il suo nome naturale, Mercato, o con un nome mitico o mitologico, quale Federazione, Unione e simili, che anche se nella sostanza indicavano un corpo malforme e sproporzionato (più stomaco che cuore, più denti che mani, più testa che piedi) almeno mantenevano l'illusione di un richiamo ai popoli, alle persone, all'umanità che avrebbe dovuto contenere. C'erano ancora le repubbliche e le costituzioni nate dalla fine degli Imperi centrali prima e dei fascismi poi, e sebbene sopravvivessero alcune masse tumorali (Franco, Salazar, i Colonnelli), esse erano circoscritte, utlizzabili addirittura come antidoto contro la montante marea democratica e partecipativa del moviemnto dei lavoratori. E in conseguenza di ciò, si poteva parlare di "cessione di sovranità" in una accezione positiva, progressiva, che intendeva non la regressione verso forme magari inedite di sudditanza, ma la costruzione di una organizzazione più avanzata, più matura delle strutture di governo e di convivenza civile dei e fra i popoli che ne avrebbero preso responsabilmente la direzione.
Poi le cose vanno per loro conto, e la storia non la fanno le buone idee ma i rapporti di forza. La ristrutturazione capitalista iniziata pesantemente negli anni '70, sempre a cavallo di crisi economiche spaventose, in questo caso quella petrolifera del '74 come apripista e poi le altre a seguire, condusse il gioco e trasformò la grande idea di Spinelli (ma già di Mazzini) da aggregazione di popoli con le loro risorse sia economiche che culturali in una holding che gestisse gli affari (non solo quelli leciti) in una scala che consentisse progetti e pratiche impossibili con la frammentazione economica e finanziaria. Il tutto reso possibile dalle nuove condizioni tecnologiche, che mettevano a disposizione progressivamente gli strumenti necessari al nuovo modello dello scambio.
Cessione della sovranità, quindi, non più per l'affermazione di nuovi obiettivi sociali, più ambiziosi sul piano della civiltà e del welfare (letteralmente) e capaci di indicare una via davvero alternativa alle due opzioni novecentesche, la dittatura del mercato o quella dello stato. Al contrario come appropriazione del potere dello stato da parte del capitale, senza più intermediari, senza alcun filtro, mantenendo l'istituto delle elezioni come alibi democratico e però svuotato del potere decisionale, che invece spetta alla Commissione e non al Parlamento. E non basta: tutto questo finché gli affari vanno bene; quando vanno male, come adesso, è la BCE che detta indirizzi e condizioni, non l'UE politica ma quella finanziaria. E questa agisce di concerto con altri organismi sovranazionali, come FMI e BM, aggravando l'elemento di crisi del potere degli stati.
Sarebbe patetico, se non fosse completamente scoperto, il gioco a nascondino che vorrebbe celare il carattere dei governi che vengono imposti oggi ai paesi europei più esposti. Governi assolutamente di classe, espressione delle Borse e dei circoli speculativi del capitale, che hanno il compito di sostenere un sistema alla fine, razziando le ultime rimanenze di risorse pubbliche.
Nel caso italiano si è sommato a tutto questo un livello di incapacità e discredito della classe dirigente senza precedenti e senza paragoni, che ha accelerato sia la crisi che le risposte reazionarie della BCE. Berlusconi ed i suoi accoliti - ma soprattutto il suo sistema - sono franati non certo perché democraticamente preoccupati dalle proteste di milioni di cittadini, lo sappiamo. Ma allora perché oggi partecipa al sostegno del governo di Mario Monti che lo ha sostituito promettendo di ripararne i guasti? E perché la politica unanimemente plaude al tecnocrate-salvatore? Non è un mistero troppo oscuro: sperano tutti, confermando la loro inettitudine anche sul piano della tattica, che una volta fatto il lavoro sporco, ancora lordo del sangue caldo dei diritti, del lavoro e della cittadinanza, Mario Monti come Menenio Agrippa si ritirerà a coltivare la sua cattedra alla Bocconi e riconsegnerà il bilancio dello Stato risanato e vigoroso nelle mani dei comitati di affari che impropriamente chiamiamo partiti, pronto per nuovi banchetti. Forse non è del tutto chiaro che è stato fatto un nuovo passo, e stavolta davvero da giganti, verso la cancellazione dell'idea stessa di sovranità democratica, e che non torneranno indietro spontaneamente. I famigerati poteri forti non sono una favola, ed oggi sono pronti ad assumere il potere direttamente, a livello non più solo sovranazionale, consapevoli che la lunga campagna di delegittimazione della democrazia è ormai matura. I suoi frutti non saranno lasciati a marcire, e chi  l'ha condotta per tutti questi decenni sa come realizzare l'utimo atto della tragedia: deve far morire il protagonista, magari seppellendolo poi con i cori e gli onori riservati agli eroi, ma aprendo il sipario dell'ultima scena su un nuovo re e su una nuova corte.
Il problema quindi non sta nella nuova ICI o nella patrimoniale, ma in un Ordine Nuovo di cui non si parla più da almeno mezzo secolo.

Fraterni saluti.
Giovanni Morsillo

CRONACA SURREALE DI PIANO DI DIMENSIONAMENTO CON STATO DI POLIZIA

Fausta "l'insognata" Dumano

La realtà supera sempre la mia fantasia, ma non immaginavo mai che avrei scritto un post del genere. La location è la sala provinciale, orario insolito per parlare di scuola, ore 19,00 l' assessore QUADRINI E IL SUO TEAM speravano di non avere platea, ma docenti, studenti, genitori, esponenti del prc, del pdci, di sel, cobas hanno invaso la sala, come al solito l'assessore QUADRINI,TAGLIA E CUCI. da tempo procede allo smantellamento della scuola pubblica, ai tagli e allo svuotamento delle identità. Cammina dritto, consapevole dei numeri politici e di un pd dormiente. Un registratore avrebbe reso meno surreale questo post, per fortuna che ci sono tanti testimoni. La prima sensazione è di trovarsi con dei consiglieri di quartiere, che difendono il proprio orticello, non il diritto allo studio, si cita ALESSANDRO MANZONI e i capponi, ma gli studenti assistono alla coniazioni di termini che fanno concorrenza alla ex ministra: ''IL PIANO è PERFETTIBILE'', per non parlare di strafalcioni grammaticali, io ho andato a scuola. Assisto alla strage degli innocenti nel lato sinistro dove sono collocati i pericolosi estremisti del prc, sarà per quello che agenti in borghese e polizia provinciale sono a stretto gomito. Sbalorditi assistiamo al primo colpo di scena l' udc si spacca, il consigliere FORTE sembra uscito dai banchi della sinistra, argomenta il diritto allo studio, ci manca poco che citi GRAMSCI per sostenere la sua arringa nel difendere una storica istituzione IL TULLIANO. SECONDO COLPO DI SCENA IL SINDACO SALVATI del pdl forza Silvio sembra CHAVEZ, insomma nel silenzio del pd , nella mancanza di contenuti l' opposizione a QUADRINI è lasciata ai socialisti di SCHIETROMA e all' idv e ai due esponenti di destra????? che hanno raccolto le istanze della scuola: ''non può essere la politica a parlare di scuola, ma il mondo della scuola, non si fa un piano provinciale per accontentare qualcuno''......azz a parlare così è il CHAVEZ del pdl. Gli animi si scaldano, i toni sono da osteria, offese molto ironiche, ma pesanti, per fortuna si è fatto tardi, gli studenti sono andati a prendere le circolari , la platea è adulta è vaccinata. Comincia un duetto tra SHIETROMA e IANNARILLI, la polizia provinciale indossa i guanti e strattona L' onorevole SCHIETROMA: ''STATO DI POLIZIA ''PROTESTA SCHIETROMA, VERGOGNA TUONANO esponenti del prc. Silenzio da parte del pd, che non prende la parola neanche per stigmatizzare l' accaduto ed esprimere solidarietà all' onorevole SCHIETROMA. Sulla votazione nessun dubbio votano contro idv, socialisti, il pd si astiene, FABIO FORTE E SALVATI SOSTENGONO GLI EMENDAMENTI. La partita SI GIOCA A ROMA ALLA PISANA,CONOSCIAMO IL FILM LO SMANTELLAMENTO DEL POLO ARTISTICO DOCET.



lunedì 21 novembre 2011

Una botta di GROOVE

Luciano Granieri


Congressi, mozioni, debiti , indignati . Fermiamoci un attimo.  E' il momento  di prendere un bel respiro ed ascoltare della  buona musica,  è  un po’ che manca  da Aut dunque è necessario rimediare . Ho scelto di ricomincaire da George Duke un artista straordinario, un tastierista,  compositore  protagonista della scena funky jazz degli anni ’70 grazie ai  sodalizi con  Stanley Clark, l’incredibile bassista dei Return to Forever di Chic Corea, e con il batterista BILLY COBHAM ,  una vecchia conoscenza dei naviganti di Aut.  Le incisioni  del musicista   di San Rafael (California), con Stranley e Billy,  hanno segnato un periodo magico per questo stile musicale . Dopo l’intuizione di Miles Davis che alla fine degli anni ’60 aveva mirabilmente contaminato  il jazz con gli strumenti elettrici, Duke ha sviluppato il sound con ulteriori spunti creativi, grazie alla collaborazione con un altro  grande genio della musica rock, Frank Zappa. George Duke, con Frank Zappa e il violinista Jean Luc Ponty, ha segnato momenti di  grande creatività al di là di ogni stile. Pur nelle molteplici esperienze al fianco di musicisti di diversa estrazione, Duke rimane un jazzista puro, maledettamente attratto dalla fase improvvisativa nonostante nei suoi pezzi traspaia la rigorosità dell’arrangiatore. La  sua  formazione musicale, marchiata  dalle influenze di Miles Davis, con cui ha condiviso diversi set, si è evoluta  attraverso esperienze con boppers del calibro di Cannonball Adderly e Dizzy Gillespie . George Duke è anche un talent scout notevolissimo, a lui si deve la scoperta di Al Jarreau, Dianne Reeves. Ma veniamo ai brani. Ho scelto “School days” un pezzo simbolo della collaborazione con Stanley Clark. Il video è stato registrato negli studi della BBC nel 1981. L’esecuzione è un’alternanza di sonorità suggestive che fluiscono dalla tastiera a tracolla di Geroge Duke e dal basso di Stanley Clark. Ci troviamo di fronte ad un complesso armonico che alterna momenti riflessivi a momenti di groove esplosivo, insomma una vera chicca. Il secondo brano è “500 miles to go”, inciso nel 1996 durante il festival jazz di Montreux con Billy Cobham. Signori prepariamoci a saltare dalla sedia!!! Dopo un’introduzione dove George Duke crea un’atmosfera surreale, alternando diverse sonorità con le  sue testiere, parte una “BOTTA DI GROOVE PAUROSA”.   Ascoltiamo otto minuti filati di grande improvvisazione.  Duke usa   tutte  le sue tastiere elettroniche,  è sorretto  dall’incredibile motore ritmico di un  Billy Cobham, in grande spolvero, e dalla propulsione del basso di Stefan Rademacher. Si arriva ad una vera e propria trance improvvisativa da cui scaturisce  una citazione del parkeriano “Salt Penauts”.  Insomma mai come in questo caso è appropriato augurare good vibrations a tutti. 


SALVIAMO L’ITALIA

Movimento Popolare di Liberazione


Appello al popolo lavoratore



«Berlusconi se ne va, defenestrato non dal popolo ma da una congiura ordita dal grande capitalismo finanziario internazionale, di cui egli è stato pedina. Se i poteri forti festeggiano, tra le masse popolari prevale quindi l’incertezza per il futuro e la paura. Con Monti si passerà dalla padella alla brace. Egli è infatti un emissario, incaricato dalla possente mafia finanziaria globale di riscuotere il pizzo, affinché gli italiani siano obbligati a restituire i crediti concessi con i relativi interessi. Debiti raddoppiati da quando l’Italia è entrata nell’Unione europea, contratti da una casta politica corrotta e fluiti in gran parte, sotto forma di titoli e obbligazioni, nei forzieri delle banche e nelle tasche di quel 10% di popolazione che possiede il 50% della ricchezza nazionale.

All’opposto, da quando la curva del debito pubblico è salita in alto, le condizioni di vita e di lavoro della maggioranza degli italiani sono precipitate verso il basso. Sono aumentati i disoccupati, i precari, gli esclusi, a danno del potere d’acquisto dei salari; spingendo così milioni di cittadini ad indebitarsi per vivere decentemente.

Chi pensa che Monti, per sanare il debito pubblico, metterà le mani nelle tasche del 10% dei milionari, dei parassiti e della speculazione si illude. Da buon liberista che crede nel mercato globale, egli ritiene che solo finanziando questa minoranza di paperoni si potranno spostare i soldi dalla rendita all’investimento rimettendo in moto l’economia. Il futuro governo attuerà quindi una gigantesca rapina a danno della maggioranza dei cittadini. Una macelleria sociale bilanciata da una patrimoniale di facciata, e giustificata col miraggio della futura “crescita economica”.

Occorre respingere la cura da cavallo di Monti non solo perché è ingiusta, crudele e classista, ma anche perché spingerà il paese in una recessione ancor più profonda. Il risultato sarà che la cosca finanziario-bancaria e la minoranza dei milionari imboscheranno le loro rendite e non investiranno, che crolleranno le stesse entrate fiscali dello stato, avvicinando così il rischio che l’Italia si veda costretta a non poter rimborsare il debito estero (default).

Vi è poi un altro pericolo. Ammesso e non concesso che Monti riesca a compiere la sua ignobile rapina di massa, quest’impresa potrebbe rivelarsi vana ove uno qualsiasi dei paesi occidentali conoscesse una nuova crisi bancaria, ciò che renderebbe altamente probabile la deprecata insolvenza. Non sono infatti i debiti sovrani che hanno causato la crisi del capitalismo; non sarà dunque l’eventuale “risanamento” dei conti pubblici italiani a sventare il rischio di un’implosione dell’Unione europea e della fine della moneta unica. Entrambi cadranno comunque, e i sacrifici di lacrime e sangue che si richiedono ai popoli, risulteranno inutili. Sarebbe come riempire un recipiente bucato.

C’è infine un’ultima ragione che ci impone di fermare Monti. Egli ci viene presentato come il Salvatore della Patria, in verità la sua patria non è l’Italia, ma il mercato globale. Salito al potere attraverso un golpe finanziario-bancario pilotato dal Presidente Napolitano, Monti rappresenta quelle grandi potenze che vogliono togliere al nostro paese gli ultimi brandelli di sovranità nazionale (senza la quale non c’è né sovranità popolare né democrazia), che puntano a trasformarlo in un protettorato. Il popolo italiano è dunque posto davanti all’alternativa: perire per l’euro o salvarsi abbandonandolo al suo destino.

Fermare Monti quindi, ad ogni costo. Ma come inceppare la sua macchina? Non si può fare affidamento sulle forze politiche esistenti, tutte avvinghiate al sistema di potere, succubi del 10% dei milionari speculatori e quindi incapaci di indicare valide e radicali soluzioni per uscire da questa crisi epocale. Senza una rivoluzione democratica, il popolo italiano non ha scampo. Questa sollevazione è nell’ordine delle cose. Le forze sistemiche lavorano, per adesso solo con la propaganda, per soffocarla sul nascere, noi dobbiamo invece alimentarla, dargli una prospettiva. Per farlo dobbiamo costruire un ampio schieramento popolare, un fronte che non si limiti a respingere la cura da cavallo di Monti, ma che sappia opporre un programma d’emergenza alternativo.

Un programma d’emergenza per dare uno sbocco all’opposizione sociale diffusa ma ancora incerta e frammentata, che dovrà invece candidarsi a guidare il paese per portarlo fuori dall’abisso in cui è sprofondato. Questo programma deve fondarsi su sette principali proposte politiche:
(1) l’uscita dall’Unione europea e dalla NATO, la chiusura della basi americane, il ritiro di tutte le missioni militari all’estero, per riconquistare la piena autodeterminazione politica e porre fine ad ogni politica colonialista.
(2) L’abbandono dell’euro e la ripresa della sovranità monetaria.
(3) Il controllo pubblico sulla Banca d’Italia e l’intero sistema bancario e assicurativo.
(4) La nazionalizzazione e la protezione dei settori vitali dell’economia nazionale, e il rafforzamento della   gestione pubblica dei beni comuni come l’ambiente, l’acqua, l’energia, l’istruzione, la salute.
(5) Una moratoria sul pagamento dei debiti esteri affinché gli eventuali sacrifici richiesti al popolo lavoratore servano per salvare il paese e non per ingrassare la grande finanza predatoria straniera. (6) Un piano nazionale per il lavoro, per debellare la disoccupazione.
(7) La difesa e il rilancio della Costituzione repubblicana per un Parlamento popolare eletto con legge elettorale proporzionale».

Per il Movimento Popolare di Liberazione

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Frosinone / Svoltasi la cerimonia delle croci / Domenica 20 novembre 2011

Claudio Martino

Anche quest’anno, in occasione della Giornata mondiale della memoria delle vittime della strada, in piazza Domenico Ferrante (difronte alla chiesa del Sacro Cuore), si è svolta la “Cerimonia delle Croci”.

Sin dalle prime ore del mattino, sono state poggiate sull’asfalto croci di legno, con su affissi ritratti di vittime della strada.
Notevole è stata la partecipazione della gente, parenti delle vittime e non, favorita anche dalla giornata di sole.
Alle ore 12, all’interno della chiesa, è stata celebrata una Messa di suffragio, al termine della quale il viceparroco, don Stefano Di Mario, ha compiuto un giro completo della piazza, aspergendo di acqua benedetta tutte le croci.

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domenica 20 novembre 2011

Ornella Carnevale è il nuovo segretario provinciale di Rifondazione Federazione di Frosinone

Luciano Granieri


Si è concluso oggi  a Ceccano, presso il castello dei conti di Ceccano,  l’VIII congresso provinciale del partito della Rifondazione Comunista   federazione di Frosinone.  L’assise è stata  organizzata  in  vista del  VIII congresso nazionale che si terrà a Napoli dal 2 al 4 dicembre prossimi.  Scopo dei lavori,  iniziati  ieri sabato 19 novembre, era  quello, tra l’altro, di votare la relazione della commissione politica. Si dovevano  eleggere i delegati al congresso nazionale e a quello regionale , in rappresentanza  dei documenti  licenziati dal partito  sulla  futura  linea  politica generale.  Inoltre, compito del congresso, era quello di eleggere gli organismi dirigenti  provinciali, del collegio di garanzia e il nuovo segretario.  Alla conclusione dei lavori è stata eletta  come nuovo segretario provinciale  La Dott.ssa Ornella Carnevale.  Qui finisce la nuda cronaca ma non il post. Infatti ,come delegato del  circolo Carlo Giuliani  di Frosinone,  ho partecipato anche io al congresso.  Vorrei riportare quindi alcune mie riflessioni  del  tutto personali sullo svolgimento dei lavori. Lo confesso , tutta la parte concertativa    relativa alle  elezioni dei delegati , dei dirigenti, nonostante anch’io sia stato parte in causa e designato   come delegato al congresso regionale ,  non mi ha appassionato più di tanto, anzi  in alcuni momenti mi sono  annoiato.  M i rendo conto però che tutti questi passaggi sono necessari in un movimento che ha forma  di partito  VERO , dunque  rispettoso   delle dinamiche democratiche   e  di rappresentanza   che devono necessariamente svolgersi  al proprio interno.  Ma veniamo al dibattito.  Anche in questo caso ,  molti degli interventi  che hanno avuto come oggetto  le cronache dei dissidi, delle incomprensioni , delle defezioni passate,  non mi hanno appassionato. Sono convinto che sia comunque necessaria un’analisi di quanto e come l’azione del nostro partito abbia inciso sul tessuto sociale del territorio per capire da dove ripartire e come,  ma sono altrettanto convinto che la fase più importante sia definire il futuro  della federazione provinciale,  capire  come dovrà  agire nella nostra provincia e come dovrà  rapportarsi con la situazione nazionale.  Vanessa Savoni , del circolo di Ceccano,  ha invocato  l’unità della federazione . Unità per  fare cosa?  Qui entrano in campo i  documenti che andranno votati al congresso di Napoli . La mozione 1  espressa dalla maggioranza del partito a livello nazionale , e dalla    maggioranza    dei circoli  della provincia,  eccetto  Frosinone,  Sgurgola, Sora - Isola Liri, si è frantumata contro  lo scoglio dell’appena insediato governo Monti.  In questo frangente è cambiata  la natura della destra da combattere  , che   non è più rappresentata da Berlusconi, ma soprattutto è diventato  improponibile quel fronte democratico delle forze del centro sinistra su cui si puntava per  battere le destre. Quei supposti compagni di viaggio (Pd Idv Sel) oggi siedono al fianco del nemico  Berlusconi   fedeli servitori   dei banchieri che   si sono impossessati del governo del  nostro Paese.  Una linea politica che ha perso l’obbiettivo del suo agire  ed è  fallace  nella scelta degli  alleati su cui contare è fallimentare.  Purtroppo  la medesima linea politica è ancora maggioranza nel nostro partito. E se tale rimarrà, senza che nessun cambiamento sopravvenga, porterà alla scomparsa questa volta definitiva di Rifondazione.  E’ cambiata, fra l’altro, la valenza delle istituzioni nelle quali si ambiva a rientrare . Quelle  istituzioni di fatto non esistono più.  Che istituzione rappresenta un governo che non legifera ma si limita a fare il passacarte degli speculatori finanziari e dei banchieri? Che istituzione è un Parlamento che parimenti non legifera  (questo avveniva anche nel passato esecutivo Berlusconi) ma si  limita a ratificare pigiando un bottoncino i desiderata degli speculatori? Davvero ci interessa   entrare in questo tipo di sistema?  Torno ancora ad una frase espressa da Vanessa. La compagna sosteneva che  in nome del germe comunista ,che ci accomuna tutti, dovremmo ritrovare l’unità per combattere le ingiustizie.  Sinceramente credo che quel germe debba dirigere il nostro sguardo verso altri orizzonti . Dobbiamo  puntare a ritrovare credibilità verso quei movimenti  sindacali   e organizzazioni attive sui territori  che da sempre combattono contro la dittatura dei mercati e  il capitalismo .  I nostri compagni stanno  fra i sindacati di base, l’opposizione CGIL,  parti della FIOM ,  i  movimenti creatisi a seguito  della diaspora di Rifondazione, penso al Pcl, a Sinistra Critica, alla Rete dei Comunisti,  per citarne solo alcuni.   I nostri compagni  oggi non stanno in Parlamento  , ma sono  quei militanti, quella moltitudine fatta di precari, disoccupati,  studenti, che ha condiviso con noi le piazze.  Ecco dalle piazze dobbiamo ripartire .  Questo è  in sintesi ciò che è scritto nel secondo documento    uscito vincente dal congresso del Circolo Carlo Giuliani di Frosinone e che spero  possa riuscire  ad imporsi nell’assise nazionale.  Questo è quanto  avrei voluto dire nel corso del dibattito  e su questo avrei voluto discutere .  Purtroppo  il tempo preso dagli interventi  incentrati sul “come eravamo”  è stato eccessivo forse abnorme e dunque per snellire le procedure ho rinunciato a  dire la mia.  C’è comunque un elemento di enorme soddisfazione  sull’esito di questo congresso provinciale. E’ la compattezza  e la determinazione dimostrata dai   compagni che come  me sostengono il  secondo documento.   Questa energia  mi  rende fiducioso   sulle possibilità di rinnovare il partito, di riproporre la lotta contro il capitalismo  in maniera più forte e incisiva. Un ultima notazione:  COMPAGNI TORNIAMO A PARLARE DI POLITICA  e lasciamoci alle spalle i vecchi fantasmi del passato. Un sincero in bocca a lupo va comunque al neo segretario provinciale Ornella Carnevale.