Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 26 marzo 2012

PRESENTAZIONE DELLA COALIZIONE DI SINISTRA: SEL, PRC, LA COLOMBA E FROSINONEBENECOMUNE, in vista delle elezioni amministrative a Frosinone.

Circolo Sinistra Ecologia e Libertà di Frosinone, Partito di Rifondazione Comunista e Lista la Colomba, Lista civica FrosinoneBeneComune.

Frosinone, 26 marzo 2012. La sinistra a Frosinone c’è, resiste alle pressioni e si fa sentire. Domani pomeriggio alle ore 15 è convocata la Conferenza Stampa di presentazione della coalizione che ha individuato Marina Kovari come candidato alla prossima tornata elettorale: 



La location insolita, presso lo Stadio Casaleno, vuole identificare una nuova proposta politica che esce dalle stanze dei partiti e va a toccare con mano il territorio, le sue problematicità, le risorse per affrontare il

futuro.
Una coalizione che nel suo programma agisce sui temi tipici della sinistra, in modo chiaro e in continuità con il lavoro svolto dai singoli membri nel corso degli anni: urbanistica, cultura, politiche giovanili, ambiente e sostenibilità, diritti. Una coalizione improntata alla trasparenza nella pratica politica e amministrativa, orientata da un codice etico condiviso. Una coalizione solida, in grado di accogliere i tanti cittadini delusi dalle giunta uscente Volti nuovi e giovani accanto a quelli più noti che da sempre lavorano per la rinascita di Frosinone, in un connubio efficace di innovazione e tradizione. Proposte concrete e realizzabili a cui i cittadini saranno chiamati a decidere, complici gli strumenti di partecipazione diretta che l’UE ha consolidato.
Soluzioni e non problemi. Energia sociale per raccogliere le istanze del territorio, per ascoltare e costruire partendo dai bisogni reali della cittadinanza.

domenica 25 marzo 2012

Gli effetti nefasti del patto di stabilita.

a cura di Luciano Granieri

Il post che segue è sintomatico delle conseguenze nefaste che il patto di stabilità ha sulla vita di cittadini, lavoratori e imprese. Il comune di Monza non può pagare una ditta che nel 2009 aveva effettuato lavori in città  perchè, sostiene l'amministrazione, per non sforare i limiti di spesa imposti dal patto di stabilità, è impossibilitata a saldare  l'impresa creditrice . Questa scellerata norma   impedisce ai sindaci di investire soldi per il miglioramento di beni e servizi a favore  della collettività   e  può costituire una scusa che consenta agli stessi sindaci di giustificare un mancato investimento . In ogni caso, questa  è una norma di INCIVILTA'. Da un lato si tagliano i fondi per gli enti locali, dall'altro si costringono i sindaci a non poter spendere per il bene dei propri cittadini. Ritengo che la possibilità di creare una rete con altri comuni ed aprire con essi una vertenza contro il patto di stabilità, debba costituire uno dei primo punti programmatici di chi, in vista delle prossime elezioni amministrative, volesse candidarsi a divenire sindaco. E' un dovere di civiltà che, partendo dalle realtà locali può, estendersi a tutto il paese. E  potrebbe costituire  un primo chiaro esempio di come la politica vera possa  essere praticata nelle singole città. Dopo lo scippo di democrazia operato dai potentati finanziari i quali, con il beneplacito del Capo dello Stato, sono riusciti a organizzare un governo di tecnocrati  non eletti e catapultarlo alla guida del Paese per curare i propri interessi,  l'unica possibilità dei cittadini per riacquisire un minimo di agibilità politica è quella di partecipare ai processi decisionali del governo della propria città. Questa situazione, indubbiamente,  assegnerà ai sindaci la  grande  responsabilità, oltre che di governare la città, di riavviare un processo di partecipazione politica popolare azzerato dalla voracità  della finanza e delle banche d'affari.
Luciano Granieri.


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Dal quotidiano "il giorno" articolo di Sonia Ronconi

Desio, 3 marzo 2012 — «Il Comune di Monza non paga. L’ufficio ragioneria ha avuto disposizione di nonliquidare nessuna fattura per via del patto di stabilità. Questa è stata la risposta dopo la milionesima telefonata e dopo l’ultimatum dell’avvocato e le minacce di intraprendere vie legali per la citazione in giudizio per danni economici, danni di immagine, danni morali».
E’ l’amaro sfogo dell’imprenditore Rosario Britti, che da un ventennio ha un‘impresa di costruzioni edili e si ritrova sull’orlo del fallimento perché nessuno paga i debiti. «Quello che più amareggia, è che in troppi siamo coinvolti in questa drammatica situazione e lo stupore è che è proprio un Comune come Monza a metterci in ginocchio. Abbiamo vinto una gara d’appalto su diretto invito per lavori nelle case comunali di Via Nievo al 5 e rifacimento recinzione esterna parcheggio case comunali di via Bramante da Urbino al 37 con un totale dispesa di 72.365,08 euro iva compresa. Ebbene: noi abbiamo pagato gli operai, le tasse, gli F24, i fornitori, ecc… ed ora veniamo a sapere che il Comune, ad oggi, sta ancora ultimando i pagamenti delle fatture dell’anno 2009».
Rosario Britti mostra il contratto d’appalto dove vi è scritto che i pagamenti saranno effettuati mediante emissione di mandati a centoventi giorni dalla data di ricevimento delle fatture.
«Io dico ‘vergogna!’; avete il coraggio di invitare imprese a gare d’appalto sapendo benissimo che poi non rispetterete le modalità di pagamento; ma dei vostri problemi con il patto di stabilità (seppur unicamente problemi vostri e non certo imputabili all’appaltatore) non viene menzionato niente nelle gare d’appalto. Tutto ciò viene volutamente tenuto nascosto a chi partecipa alle gare – affonda la lama l’imprenditore brianzolo -. Non rispettate la trasparenza e siete sleali. Se un qualsiasi appaltatore dovesse non rispettare anche un solo articolo di contratto, si incorre subito in penali, more o addirittura risoluzione del contratto con incameramento immediato da parte della polizza fideiussoria e, magari, anche revoca della certificazione SOA. Ma voi no. Ritardate i pagamenti come volete continuando a prendere in giro i creditori che hanno eseguito e terminato a regola d’arte i lavori per vostro conto. Perché di questo ormai si tratta: una vera e proprio presa in giro. Non siamo la vostra banca! Ma è quello che ci state facendo fare da tempo mettendoci veramente in grossissime difficoltà economiche».

Napolitano non può

Gianni Ferrara da "il manifesto" del 25/03/2012

Non c'è dubbio che sia giunta ad una fase avanzata la transizione dalla democrazia voluta e disegnata dalla Costituzione repubblicana ad un ben diverso ordinamento. La Repubblica è a sovranità limitata, limitata dal capitale finanziario, dal capitale tout court. Si può dire che la «sovranità appartiene al popolo - ma - che la esercita nei limiti» invalicabili della retribuzione dei capitali nella misura fissata dai detentori degli stessi capitali «e nelle forme» residuate dalla cessione dei poteri dello stato democratico alle istituzioni tecnocratiche europee. Altrettanto chiara appare la sorte della «Repubblica fondata sul lavoro » dannata anche nella memoria (dall'alterigia del senatore Monti). Sembrava tuttavia che la forma di governo, quella parlamentare - come disegnata e prescritta costituzionalmente - riuscisse a sottrarsi dalla furia devastatrice di tale transizione. Sembrava che la cessione della sovranità statale (cosa diversa dalla sua «limitazione» prevista dall'articolo 11 della Costituzione per assicurare pace e giustizia tra le Nazioni) risparmiasse la forma di governo parlamentare. A salvarla poteva essere la disponibilità, duttilità, adattabilità di tale forma a qualsivoglia tipo di rappresentanza politica, anche censitaria come quella su cui si era attestata in Inghilterra alla sua origine. Pare invece di no. Si avverte qualcosa come l'avvio di una mutazione funzionale di uno dei tre organi che compongono il sistema parlamentare di governo. Nientemeno che quello di garanzia di tale sistema. Il Presidente Napolitano nei sei anni di esercizio delle sue competenze si era ispirato ad un principio cardine dell'ordinamento: quello dell'unità nazionale. È la Costituzione che, nel definire il Presidente della nostra Repubblica attribuendogli il titolo e le funzioni di Capo dello stato gli affida la rappresentanza dell'unità nazionale. Non si tratta di mere enunciazioni onorifiche. Si tratta di qualificazione dell'organo e delle funzioni che è chiamato ad esercitare. Prescrivono i modi di esercizio di tali funzioni, i fini dei singoli atti nei quali dette funzioni si traducono, il congiungersi di tali atti nel rendimento complessivo che devono conseguire. È dalla rappresentanza dell'unità nazionale che si trae inequivocabilmente la qualificazione del Presidente della Repubblica italiana come «organo non di parte».  È la traduzione attuale del brocardo King or Queen (il capo dello stato) can do no wrong, l'augusto fondamento del parlamentarismo. Immediatamente ed inderogabilmente, per la verità e la credibilità di tale principio, il Capo dello stato in regime parlamentare deve estraniarsi, distanziarsi, da quella attività- funzione statale che noi costituzionalisti chiamiamo «indirizzo politico ». E lo riferiamo perciò esclusivamente al circuito governo-parlamento. Il Presidente Giorgio Napolitano ha sempre tenuto a distinguere la sua attività da quella dell'indirizzo politico di governo. Le tante volte in cui si è pronunziato in tema di revisione costituzionale ha insistito sulla necessità che gli interventi sul testo della Costituzione fossero ampiamente condivisi dalle parti politiche. Ha attivato in tal modo la sua funzione di rappresentante dell'unità nazionale. Ha anche, in circostanze difficili, contrastato efficacemente conati insistenti di dittatura della maggioranza. Riconoscergli tali meriti è doveroso. Da qualche tempo però è come se avesse accorciato le distanze che deve mantenere per esercitare le sue funzioni come organo «non di parte». Sorprendentemente, si è pronunziato ieri su di un tema delicato, quello degli effetti delle modifiche che il Governo propone su uno degli strumenti di garanzia della sicurezza e della dignità dei lavoratori. Si è pronunziato quindi su di un atto di indirizzo politico del governo e per di più prima ancora che tale atto fosse sottoposto al Parlamento. Un atto contrastato da un rilevante schieramento parlamentare, dalla Cgil ed ora anche da tutti i sindacati maggiormente rappresentativi. Pronunziarsi su tale atto ha snte della Repubblica nel sistema costituzionale. Ne ha anche incrinato quello di garante della Costituzione. Constatarlo inquieta, sconcerta. Post scriptum. Mi si potrà opporre che le riflessioni che precedono siano indotte dalla passione politica per essere uno dei giuristi ancora in vita di quelli che Gino Giugni mobilitò per discutere e redigere i testi che composero lo Statuto dei diritti dei lavoratori. Sì, nutro la stessa passione politica di allora per gli ideali di eguaglianza e giustizia.Ma le motivazioni qui esposte sono di stretto diritto costituzionale. 

sabato 24 marzo 2012

L'elsa, la lama e i semidei bugiardi.

Giovanni Morsillo


Leggiamo la notizia della dichiarazione di Napolitano secondo cui "non ci saranno licenziamenti di massa" a seguito della rimozione delle garanzie contro gli abusi del padrone (art. 18). Non spiega perché, il Presidente, evidentemente convinto che una sua affermazione abbia non solo il potere di condizionare il futuro, ma anche di essere convincente a prescindere. Invece, spiace per lui, non è così, affatto. Questa dichiarazione secca e senza elementi a suffragio, fossero pure interpretazioni personali e non dati certi, ci convince ancor meno di quella di Monti quando afferma che il governo farà in modo che i padroni non compiano abusi nell'uso dei licenziamenti. Di grazia, allora che glieli consentite a fare? Il licenziamento senza abusi è già previsto ed ampiamente applicato, o no? Anzi, pure quello con abuso, visto il numero di sentenze di reintegro emesse dalla magistratura del lavoro, che senza la legge attuale si trasformerebbero immediatamente in licenziamenti per motivi economici in perfetta legalità. E anche se volessimo credergli, magari dopo un paio di bottiglie di Montepulciano, come fa Monti a garantire per il futuro? Pensa di essere eterno? Crede che il suo governo durerà fino al Giudizio Universale? Le regole, Monti lo sa, devono essere tali da garantire sempre, non a discrezione di chi comanda. Se no, non servono ad altro che a impacchettare un alibi di presunta legalità alle azioni anche più nefande di uno Sceriffo di Nottingham qualsiasi (e in Italia ne abbiamo avuti diversi, mica abbiamo già dimenticato?).
Ma in mezzo al mare magnum del gioco a nascondino, una buona notizia c'è: Elsa Fornero ha detto che o la sua "riforma" passa così com'è, cioè come piace a Mr. Marcegaglia, oppure se ne vanno. Presumiamo intendesse che se ne va tutto il governo. Ecco, questa è una cosa seria: fatelo, fatelo davvero. Non si stupisca di questa preghiera: farci rapinare da balordi senza stile o da professionisti di alto lignaggio, per noi non cambia il grado di soddisfazione. Se invece pensava di esprimere una sorta di minaccia, si tranquillizzi: non è la paura di far cadere un governo padronale che ci fa perdere il sonno. Piuttosto ci sembra che a forza di convincersi di essere semidei, questi signori oggi al governo stiano dilapidando tutte le risorse che avevano a disposizione all'inizio del mandato: la fiducia, l'aspetto di novità, la capacità tecnica, la stessa sobrietà, e così via. come vedono da sé lorsignori, l'abuso distrugge lo strumento. Anche il Ministro Fornero, a forza di menare sciabolate, ha perso il taglio ed è rimasta solo un'elsa senza lama.

Saluti in piedi.



venerdì 23 marzo 2012

O' passato nun ce sta

Luciano Granieri


 “Chi ha avuto  ha avuto  ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoce o’ futuro tanto o’passato nun ce stà” così recita il brano Zurutraverso di Daniele Sepe  E’ proprio vero il passato non c’è più c’hammo scurdato tutte cose. Improvvisamente decenni di lotte operaie attraverso le quali i lavoratori erano riusciti a conquistare diritti importanti come lo statuto dei lavoratori con all’interno le tutele dell’articolo18 , sono evaporate sparite della  memoria, non sono praticamente mai esistite. E’ quanto sanciscono  le nuove norme sul mercato del lavoro messe a punto dl governo Monti tramite il suo ministro da guardia Elsa Fornero . Anche a Frosinone ò passato nun ce stà, non c’è mai stato. Infatti se in occasione delle prossime elezioni amministrative il candidato a sindaco avvocato Marzi E’ IL NUOVO CHE AVANZA significa veramente che  c’hammo scurdato tutte cose. Se Domenico Marzi  è la vera alternativa al sacco di Frosinone perpetrato dalla giunta Marini significa che i dieci anni contrassegnati da due consiliature consecutive del fiero sindaco penalista  figlio di comunisti, sono completamente sparite, non sono mai esistete. I project financing del parcheggio multipiano  e del Casaleno non ci sono mai stati, eppure gli ecomostri edificati con questo sistema che ha foraggiato  banche e grande imprenditoria privata sono li a sfregiare il tessuto urbano della città. Se Domenico Marzi è l’icona della trasparenza e della buona amministrazione, al contrario di Marini che oggi vede indagati  a vario titolo suoi consiglieri e dirigenti, vuol dire che l’assessore Giaccari e quell’impressionante ammasso di cemento che ingombra e rende ancora più degradato il quartiere dei  casermoni, non sono mai esistiti, anzi a guardare bene quell’enorme scatolone è evaporato  e al suo posto sorge un ridente giardino. Ma ancora più impressionante è il vuoto di memoria che sta cogliendo i valorosi compagni comunisti Italiani, quelli iscritti e gli ex, che corrono per Marzi sindaco  . Se il compagno ex assessore all’ambiente Roberto Spaziani è raggiante nel concorrere in una coalizione che potrebbe vedere al suo interno anche i fascisti di Storace, l’amnesia è duplice. I tempi in cui con ribrezzo è uscito dalla giunta che aprì all’Udc sono scomparsi dalla sua memoria. Infatti se il compagno Spaziani accetta di   stare  con i fascisti, non può ricordare quando schifò i demo cristi. Inoltre il compagno Spaziani ha rimosso  buona parte del passato storico di uno che sarebbe dovuto venire da lontano infatti adesso non sa neanche dove diavolo sta andando. E provate a chiedere all’altro compagno Orlando Cervoni chi era Lenin? Probabilmente risponderà che era “nu centravanti” della nazionale sovietica  Il compagno Cervoni ha cancellato perfino il passato recente talmente recente che sfocia nel presente. Infatti è chiaro che  per lui la Federazione della Sinistra non è mai esistita, è un brutto sogno. Il compagno Cervoni, ha cancellato con un colpo di spugna il ventennio fascista infatti potrebbe trovarsi nella  stessa squadra del “CAMERATA STORACE” L’Italia dei valori, invece, quella ufficiale, benedetta dalla direzione di Roma, il  passato non ce l’ha proprio, per cui non fa neanche  tanta fatica a cancellarlo . Ma anche Marzi ha rimosso  il passato e anche il presente. Il buon Domenico infatti non ricorda di essere consigliere provinciale eletto nell’Udc  un partito cha nelle amministrative di Frosinone sarà suo avversario. Così vanno le cose. Chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoce o futuro tanto o’passato nun ce sta.  E’ bene però che un candidato a sindaco non dimentichi il futuro, ma anzi che si impegni a realizzare un futuro radioso per i cittadini di Frosinone.



Il brano è Zurutraverso di Daniele Sepe

L’ORO BLU DEL COMISSARIO

COORDINAMENTO ACQUA PUBBLICA PROVINCIA DI FROSINONE

Siamo alle solite.
I cittadini subiscono da oltre otto anni le malagestione di Acea Ato 5 S.p.A. e ancora una volta – questa volta grazie ad un commissario paracadutato (in ogni senso) su un territorio e in una storia che non conosce e non  si è peritato di conoscere – si ritrovano davanti la solita cialtronata con cui si chiede loro di pagare un servizio come se quel servizio lo si fosse visto - non solo - come se quel servizio fosse stato reso perfettamente, senza disservizi, senza sospensioni e con le centinaia di milioni di investimenti effettuati (certo … ad essere rimborsati ci sarà sempre tempo … nella stagione del mai!)
Il signor commissario, che peraltro ha chiesto pure l’ausilio di tecnici, infatti, si è limitato a prendere la tariffa stabilita nella gara del 2001 (quella determinata a preventivo a copertura di un servizio perfetto e senza sfasature ed omissioni) e a rivalutarla in base agli indici Istat del costo della vita di ogni anno. 
Un compitino da studente di terza media che, peraltro, vorremmo sapere quanto ci verrà a costare di onorario.
Non solo, il signor commissario, infischiandosene della volontà del popolo sovrano che il 12 e 13 giugno del 2011 ha cancellato dalle tariffe la remunerazione del capitale, invece di togliere questa voce dalla tariffa, “consiglia” ad Acea Ato 5 S.p.A. di accantonare le relative somme nell’evidente malaugurato caso che sia chiamata a restituire il maltolto che comunque, adesso, con questa tariffa, egli le assicura!
Da ultimo e a completare la sua opera, senza che la cosa gli fosse stata richiesta dal TAR, in combutta con quella Segreteria Tecnica Operativa che in questi anni nulla ha fatto per assolvere ai propri compiti (ma lo ha fatto comunque a spese dei cittadini!), ha predisposto, ovvero ha fatto sua un’articolazione tariffaria calcolata dalla Segreteria Tecnica Operativa, che, in barba alla stessa tariffa reale media che fissa poco prima, farà costare l’acqua molto di più (1.491,00 €/mc per un consumo medio tra tutte le utenze) e ad una famiglia media con un  consumo medio, anche oltre i 2 euro a metro cubo (Infatti quanto consuma mediamente una famiglia non ha nulla a che vedere con la media del “pollo” calcolata sui consumi di tutte le utenze!).  
Il signor commissario, Acea Ato 5 S.p.A., il Presidente dell’Autorità d’Ambito Iannarilli e quella banda di ignavi che costituisce l’Assemblea dei Sindaci che, lavandosene le mani, ci ha prodotto questo ennesimo regalo, stiano tutti tranquilli: ci vedremo in tribunale.
Come Coordinamento Acqua Pubblica della provincia di Frosinone faremo ricorso al TAR contro questo provvedimento indegno e indecente.
E organizzeremo ancora una volta la risposta dei cittadini che invitiamo, come è loro diritto, a non pagare un servizio di cui non hanno goduto.
Come abbiamo ripetutamente detto ed illustrato, l’assemblea dei sindaci, prima, e il commissario, ora, avrebbero potuto determinare la tariffa corrispondente all’effettivo servizio (si fa per dire) reso in questi anni da Acea Ato 5 S.p.A.
Loro non lo hanno fatto e i cittadini allora se lo faranno da soli, applicando la giusta tariffa e non un centesimo di più.

Uniti si vince

Lucia Fabi,  Angelino Loffredi

 La scelta degli operai del saponificio Annunziata di respingere l’accordo del 9 novembre sottoscritto in Prefettura dai rappresentanti sindacali, dal punto di vista formale è dirompente, rappresenta una sconfessione. Un caso sicuramente raro e lo stesso Prefetto nella sua comunicazione al Ministro dell’Interno lo definisce “inusitato”
Se  seguiamo attentamente lo sviluppo degli avvenimenti ci accorgiamo che la ferita è  subito rimarginata, anzi sembra che non sia mai esistita. Quella scelta, infatti, non porta a nessuna lacerazione fra operai e rappresentanza sindacale e nemmeno fra operai e la città di Ceccano. Anzi l’appoggio e l’unità dei ceccanesi attorno alla lotta operaia si rafforzarono e si estesero ulteriormente.
Il 10 novembre a sostegno degli operai viene indetto uno sciopero di dipendenti del Manicomio di Ceccano e degli operai del mobilificio Viola. Nello stesso giorno gli operai della BPD  partono in corteo dalla fabbrica di Bosco Faito per portare la loro solidarietà agli scioperanti in lotta. Alle 20 dello stesso giorno, il Consiglio Comunale riunito per discutere altre questioni, sospende i lavori per incontrarsi con Gino Annunziata, figlio del commendatore, per sollecitarlo a riprendere la trattativa con i sindacati.
Il giorno successivo nella tenda “ Giarabub “ si verifica un via vai di delegazioni provenienti dalle fabbriche di Isola del Liri, e due conducenti di autobotti, incaricati ad entrare nel saponificio, si rifiutano di farlo fermandosi in prossimità dei cancelli. Scendono dagli automezzi e fraternizzano con gli operai.
Per tutta la durata dello sciopero ogni mattina alle 7,30 le sirene dello stabilimento continuavano a suonare e si mormorava che quel suono stava a significare la disponibilità del commendatore e il suo perdono verso gli scioperanti. Gli stessi, però, con un altoparlante posto sotto la tenda, rispondevano con il suono de “ L’inno dei lavoratori “ Con questi  diversi suoni veniva dato il buon giorno ai ceccanesi.
L’unità, dunque, era tanto forte che Luciano Renna sul “ Il Messaggero “del 12 novembre scriveva “ Una cosa si va delineando sempre più: gli operai non sono soli. Al loro fianco hanno tutta la popolazione e le altre categorie di lavoratori della provincia.”
Nella giornata del 13, Secchi responsabile dell’Ufficio Provinciale del Lavoro, direttamente raccordato con il Prefetto, sente i sindacati per trovare una soluzione positiva. Negli stessi momenti nelle sale del Comune l’Assessore Peppino Masi, attraverso un’azione di paziente tessitura, riesce a favorire la costituzione di un Comitato Cittadino di solidarietà verso gli operai e la redazione di un manifesto immediatamente fatto affiggere nel paese e di cui riportiamo il testo “ Considerato che l’agitazione in corso e la posizione assunta dal datore di lavoro determinano il prolungamento dello sciopero, con evidente danno per gli interessi dei lavoratori e dell’economia locale, il comitato auspica una sollecita ripresa delle trattative per un soddisfacente componimento della controversia. Nel frattempo invita la cittadinanza tutta a dare un concreto appoggio agli operai e alle loro famiglie con contributi da versare presso la segreteria del comitato stesso per lenire, sia pure in parte, il loro stato di disagio “
E’ ancora più interessante e significativo conoscere anche coloro che sottoscrissero quel testo: il Sindaco Bovieri, i gruppi consigliari, Francesco Colapietro e Giovanni Percili in rappresentanza dei dipendenti del Manicomio, Giuseppe Ranieri e Salvatore Cicciareli per conto dei dipendenti BPD, Giuseppe Roma per conto dell’Alleanza Contadini e e Giuseppe Pizzuti per conto della Coltivatori Diretti, Andrea del Brocco e Amedeo Gizzi per le organizzazioni artigiane e Augusto de Nardis per l’Unione Commercianti. Queste adesioni esprimevano l’eccezionale sostegno cittadino assicurato allo sciopero.
Sempre Luciano Renna su “ Il Messaggero “ del 14 novembre, scrive riferendosi a quanto accaduto il giorno precedente “ Poco dopo le ore 20 erano pervenute agli scioperanti, presso la tenda, dove arde nella notte un fuoco continuo, oltre 130 offerte in viveri e denaro”
L’unità cittadina tanto estesa e ben manifesta sotto forme diverse sollecita un’attenzione continua e particolare verso le richieste operaie. Presso l’Ufficio Provinciale del Lavoro, il Dott. Secchi, attraverso contatti diretti o per via telefonica  ha completato la sua azione di ricognizione, ha sentito infatti, più volte le parti, per cui fa sapere al Prefetto che esistono le condizioni per raggiungere l’accordo.
Nel pomeriggio del 14 novembre il Prefetto convoca la proprietà e i sindacati in Prefettura. Dal verbale di accordo, anche questo in nostro possesso, risulta che il commendatore non è presente: è rappresentato dal figlio Gino e da Francesco Galella.
Le rappresentanze sindacali presenti sono composte da Sferrazza, Altini e Rocca per la CISL e Malandrucco, Berardinelli, Di Piazza, Roma e De Santis per la CGIL.
Cosa succede ?
Nell’incontro del 9 novembre si era raggiunto l’accordo di pagare 10.000 lire a persona come ’”una tantum” per ogni persona, come risarcimento o una riparazione per il mancato rispetto delle clausole contrattuali.
In Prefettura si arriva a  verbalizzare l’accordo nei termini che riportiamo: “Fermo restando l’accordo sottoscritto il 9 novembre corrente, la Ditta corrisponderà ai propri operai le somme appresso indicate secondo la loro qualifica “
Alle 10.000 lire già concordate per tutti, la significativa novità ora è costituita dal fatto che verranno erogate altre “ 6.700 lire per gli operai specializzati, 4.700 lire per gli operai qualificati, 3.900 lire per i manovali qualificati, 2.900 lire per i manovali comuni, 2.000 lire per le donne di qualunque categoria.”
Per concludere, riportiamo ancora che “ il pagamento degli importi venga effettuato entro tre giorni.”
Per gli operai tale accordo rappresenta un grande successo, corrisponde interamente alle richieste preventivamente sollecitate e per le quali era stato portato avanti uno sciopero durato sette giorni.