Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 14 ottobre 2013

L'ipocrisia di una tumulazione negata

Luciano Granieri

Quanta ributtante ipocrisia sta tracimando dalla querelle sulla sepoltura del boia assassino delle Fosse Ardeatine Erich  Priebke. 

Dopo che  il  servo vigliacco, responsabile con Kappler  e le altre bestie naziste,  della morte di 335 persone innocenti, è riuscito a vivere  serenamente   senza che nessuno gridasse allo scandalo  -  prima a Bolzano   poi,  grazie ai buoni uffici del parroco di Santa Maria della Pace,   in Argentina a San Carlos de Bariloche, ed infine  in una tranquilla residenza   romana di Via  Cardinal Sanfelice a scontare un sereno ergastolo , accudito dai figli, con la concessione di raccomandare la sua anima insanguinata  in chiesa ogni domenica  e con le visite osannanti della disgraziata marmaglia neofascista   -  nessuno vuole compromettersi sporcandosi le mani con la pala necessaria per scavargli la fossa.  

Non la chiesa che pure non si è fatta scrupolo in passato di offrire salvacondotti a dittatori  e assassini nazisti della peggior specie, Priebke compreso, non l’Argentina paese in cui il boia assassino è vissuto serenamente senza neanche il peso del rimorso,  e nemmeno la Germania sua terra natale.  

Che grande ipocrisia!  Il boia che da vivo è stato accettato senza tanti distinguo, a volte trasformato da carnefice in vittima da un odioso  revisionismo storico,  da morto fa schifo a tutti. Una ordinanza emessa dal comune di Roma nel 1979 imporrebbe la sepoltura  di Priebke in un cimitero romano. Infatti secondo questa norma chi muore entro le mura della città eterna ha diritto di sepoltura a Roma. 

Il sindaco Ignazio Marino, pur di non farsi carico della   buca dal boia nazista,  intende derogare a questa legge,  neanche il sindaco di Pomezia è disposto ad accogliere la salma assassina nel cimitero che ospita i cadaveri di altri  assassini  tedeschi.  Forse uno spiraglio potrebbe aprirsi in quel di Fondachelli  Fantina un paesino in provincia di Messina,  pare che il primo cittadino si sia offerto di  donare umana sepoltura ad un reietto che  invece alle sue vittime non ha concesso neanche questo pietoso  atto. 

Infatti i cadaveri delle Fosse Ardeatine non furono sepolti ma sotterrati sotto le macerie della grotta fatta esplodere dopo l’eccidio, in modo da negare oltre che la vita anche la loro  identità. In queste ore si deve anche sopportare l’insulto del figlio Jorge che vorrebbe tumulare  il padre addirittura in Israele.  

Il sindaco di Roma Ignazio Marino sostiene che seppellire Priebke a Roma  costituirebbe un insulto per i cittadini Romani e inoltre la tomba del boia potrebbe diventare oggetto del pellegrinaggio della peggior marmaglia nazifascista.  Dimentica il sindaco Marino che di insulti il popolo antifascista romano e italiano in genere ne ha sempre dovuti subire e sarà destinato a subirne ancora. 

La realtà è che l’antifascismo non è mai stato un valore veramente condiviso nel nostro Paese. Anzi  non raramente gli antifascisti sono tacciati di veterocomunismo  anche  da sodali dello stesso partito del nuovo sindaco di Roma (Violante docet) , gli antifascisti spesso sono messi alla gogna   come  gente violenta intransigente ad ogni tipo di pacificazione e ostinata nel rifiutare una realtà che vuole gli echi della lotta partigiana ridotti  a corollario di un passato dimenticato, anzi,  forse mai esistito. 

Come definire la consegna della città di Roma per cinque anni al sindaco fascista Alemanno se non un insulto? Come  qualificare la presenza nei vari governi repubblicani di esponenti  reduci della Repubblica di Salò se non uno sfregio alla natura democratica e solidale della nostra Costituzione?  

Invece di fare a gara nel rifiutare la salma del boia, sarebbe meglio che amministratori pubblici, politici,  intellettuali, si adoperassero affinchè vengano  finalmente rispettate le norme di attuazione  della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, fra cui a legge Scelba che punisce l’apologia del fascismo.  Cominci il sindaco Marino a cacciare i fascisti di CasaPound  dal Palazzetto dell’Esquilino gentilmente regalato loro dal camerata Alemanno,  si chiudano i covi dei fascisti del terzo millennio presenti nelle altre città, così come le sedi di tutte le altre bande  fasciste tipo Forza Nuova,  Fiamma tricolore. 

Si neghino le piazze a questi reietti della società portatori dell’incultura della violenza, dell’intolleranza.  Non si consenta lo scempio di vedere i simboli di questi nostalgici sulle schede elettorali.  Solo così sarà possibile evitare la profanazione dei valori democratici scritti nella Costituzione, al di là delle beghe sul dove sotterrare una ributtante  putrida “rogna”  nazista.

16 ottobre 1968. Pugni chiusi contro il razzismo al potere.

Testo di Pasquale Coccia, tratto da Alias del 12 ottobre.  Video clip a cura di Luciano Granieri

L’idea di boicottare le Olimpiadi di Città del Messico  del 1968 venne ai dirigenti delle Pantere Nere organizzazione politica che negli Stati Uniti si batteva contro le discriminazioni  razziai e rivendicava il black power.La proposta fu avanzata da Edwards, dirigente delle Pantere Nere, ex discobolo e giocatore di basket, professore di sociologia all’università di San Josè in California.  Tutto era iniziato due anni prima delle  olimpiadi, quando nel campionato universitario di pallacanestro,  durante l’incontro fra la squadra Texas Western di El Paso e quella di Kentuky,  l’allenatore  Donald Lee Haskins schierò ben 7 afroamericani  su 12 giocatori, a disposizione. Fu uno scandalo. Fino ad allora i giocatori afro schierati in una partita di basket erano al massimo due e venivano impiegati sul terreno di gioco solo per pochi minuti nell’arco della partita. Haskins, un allenatore bianco privo di pregiudizi rasentò la provocazione, quando di lì a qualche settimana, proprio nella finale di campionato universitario schierò nel quintetto base solo giocatori neri. Per le autorità universitarie aveva  abbondantemente superato i limiti, e il rettore provvide a sciogliere la squadra di basket. Fu a seguito di quell’evento che Edwards propose di boicottare l’incontro di football americano tra la squadra della sua università e quella della Texas Western, proposta che ebbe un tale consenso da indurre il rettore della San Josè University ad annullare il match.  In seguito a quell’esperienza Edwards organizzò un incontro tra gli atleti afroamericani  di alto livello agonistico per valutare la possibilità di boicottare le Olimpiadi del ’68 di Città del Messico. A quell’incontro, svoltosi a Newmark, che faceva seguito ai disordini razziali accaduti nell’estate del ’67 parteciparono atleti neri di 42 città Usa e tra loro i velocisti  Tommie Smith , una sorta di Bolt di quei tempi, Carlos Evans, tutte figure di primo piano  dell’ atletica  nera americana. Pochi mesi prima delle olimpiadi di Città del Messico, un sondaggio pubblicato dalla rivista Life riportava che la gran parte degli atleti neri  che avrebbero preso parte alle olimpiadi erano a favore del boicottaggio.  All’inizio di luglio, anche il reverendo Jesse Jackson si dichiarò favorevole al boicottaggio. Ecco quanto dichiarò Tommie Smith, tra i più attivi per il boicottaggio, a una rivista specializzata di  atletica: “Ci sono state marce, proteste e altre manifestazioni per le condizioni dei neri in America. Non credo che questo boicottaggio possa risolvere il problema, ma penso che la gente saprà che noi non abbiamo  più intenzione  di lasciare le cose come stanno .  Il nostro obbiettivo di atleti non è quello di migliorare la nostra condizione personale, ma quella di tutta la nostra gente. Dovete considerare il boicottaggio come un passo su questa via. Non staremo ad aspettare che  i banchi escogitino qualcos’altro contro di noi. Ho lavorato molto a lungo per le Olimpiadi e mi dispiace che non se ne faccia più niente, ma penso che il boicottaggio sia una buna cosa e vale la pena sostenerlo”. In un incontro tenutosi a luglio ’68 tra gli atleti afroamericani selezionati  per le olimpiadi, il fronte a favore del boicottaggio uscì minoritario, appena 12 atleti si dichiararono a favore e 24 contrari. Per non creare divisioni e salvaguardare l’unità politica, Tommie Smith e altri accettarono l verdetto e unitariamente decisero di portare alle Olimpiadi una fascia nera sul braccio per ricordare le discriminazioni razziali, successivamente sostituita  da un distintivo con la scritta “Programma olimpico dei diritti umani”. Il 16 ottobre 1968 Tommie Smith, detto Jet, e John Carlos corsero i 200 metri  e si classificarono al primo  e al terzo posto.  Sul podio con la medaglia al collo, mentre le note  diffondevano l’inno americano alzarono il pugno chiuso e chinarono il capo. Entrambi infilarono il pugno  in un guanto nero, prima di alzarlo al cielo. Quel guanto nero non era il simbolo  delle Pantere Nere, come in tanti ancora oggi ritengono, ma fu messo per non sporcarsi le mani in vista  della premiazione, un gesto sprezzante nei  confronti del presidente del Comitato internazionale olimpico Avery Brundage , che sosteneva apertamente la presenza nel Cio della Rhodesia e del Sudafrica, due nazioni razziste che non consentivano agli atleti neri di gareggiare  nei  loro paesi . Inoltre Avery Brundage  aveva  ignorato il massacro  degli studenti universitari messicani, due settimane  prima in Piazza delle Tre Culture, i quali protestavano contro lo spreco di denaro per le olimpiadi e rivendicavano migliori  condizioni di vita. Quella di Tommie Smith e John Carlos sul podio olimpico  con il pugno chiuso e la testa china rappresenta una delle icone simbolo  del ‘900. Il gesto dei due velocisti ebbe una vasta eco in tutto il mondo e sortì un effetto di gran lunga maggiore  rispetto agli esiti che avrebbe avuto il boicottaggio olimpico. Le due Pantere Nere pagarono a caro prezzo il loro gesto. Il giorno successivo furono rimpatriati ed estromessi dalla squadra olimpica. Tommie Smith dovette aspettare 10 anni prima di trovare un lavoro come istruttore di atletica in un college americano . John Carlos non ebbe la forza di resistere e di lì a qualche anno si suicidò.



Brano:  Free.
Ornette Coleman : Sax Alto
Don Cherry: Pocket Trumpet
Charile Haden : Contrabbasso
Billy Higghins: Battteria
Il  brano che   si ascolta nella video clip è  il manifesto del Free Jazz.  Lo stile jazzistico che accompagnò la stagione delle Pantere Nere, del “Black Power”. Ornette Coleman e Don Cherry furono due dei maggiori esponenti di questo stile.  Cosa  fu, allora, cosa volle essere il free jazz?  E’ Archie Shepp, uno dei maggiori esponenti  di questa nuova cosa “New Thing” a dircelo: “…è finita per i figli ei bianchi : non balleranno più con la musica del pagliaccio nero. E’ finita con i battelli del Mississippi e l sale da ballo di Chicago o di Manhattan, con lo sfruttamento, con alcool, con la fame, con la morte….i figli del  battelliere e dell’emigrante hanno valicato i confini folkloristici dal jazz…”



Interferenti Endocrini (PCB, Diossine): come ci si difende.

A.Ma. Associazione Mamme Colleferro, Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e Minerva Pelti Onlus 


Le associazioni A.Ma. Associazione Mamme Colleferro, Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e Minerva Pelti Onlus esprimono piena soddisfazione per la buona riuscita della Conferenza "INQUINAMENTO E SALUTE DEI BAMBINI, COSA C'È DA DIRE, COSA C'È DA FARE", tenutasi lunedì 7 ottobre 2013, presso la sala Moffa del Comune di Colleferro. Folta la partecipazione di rappresentanti di varie associazioni, medici, genitori, insegnanti, rappresentanti della politica locale e nazionale.
L'idea della Conferenza nasce dall'incontro di realtà associative impegnate in zone di pertinenza diversa, ma unite da medesimi obiettivi, quelli improrogabili della difesa di ambiente e salute.
La diffusione delle informazioni sulla stato della salute dei cittadini, l'importanza della prevenzione primaria, la necessità  di approfondimenti del rischio sanitario attraverso studi epidemiologici, la sollecitazione per l’elaborazione di un percorso di una cittadinanza attiva che pretenda sistemi di osservazione permanente sulla Valle del Sacco, il ruolo della bonifica e la riduzione dell'esposizione ai fattori di rischio: tutti questi elementi sono stati al centro degli interventi dei relatori.
La Dott.ssa Laura Reali, Referente Associazione Culturale Pediatri, con una lunga dissertazione tecnica sugli INTERFERENTI ENDOCRINI ED I PESTICIDI e sulla modificazione del panorama delle malattie infantili (dalla obesità al diabete di tipo 1, all'autismo, l'asma, il DHD, fino ad arrivare alle patologie oncologiche) ha illustrato quanto possa essere pericoloso e dannoso per l’essere umano vivere in luoghi con criticità di carattere ambientale.
Ma cosa sono gli interferenti endocrini?
In estrema sintesi, sono un ampio gruppo di sostanze, tra le quali figurano contaminanti ambientali persistenti, composti utilizzati in prodotti industriali e di consumo di uso comune nonché composti naturali. PCB, diossine, alcuni tipi di pesticidi, tra cui l’esacloroesano, gli ftalati. Tutte sostanze che, a livello endocrino, possono interagire con il sistema ormonale anche nella crescita e sviluppo del feto provocando danni come patologie riproduttive, disturbi comportamentali dell’infanzia e forse anche diabete e alcuni tipi di cancro.
La Dott.ssa Reali ha, infine, illustrato come poter evitare, per quanto possibile nel vivere  quotidiano, il contatto con queste sostanze, concludendo il suo intervento sottolineando la necessità del controllo sul latte materno come indicatore biologico del livello d'inquinamento.
Infine sono giunte opportune sollecitazioni alle istituzioni, in particolar modo sulla necessità che anche il nostro paese ratifichi la CONVENZIONE DI STOCCOLMA (l'Italia è uno dei pochi a non averlo ancora fatto), che permetterebbe di inserire tra gli inquinanti organici persistenti (POPs) anche i PCB e diossine oltre all’esaclorocicloesano, contaminante nella Valle del Sacco.
La Dott.ssa Palazzi ed il Dott. Satta, entrambi pediatri di base presso la ASL RMG, che ringraziamo per il prezioso supporto che hanno prestato all'iniziativa, sono intervenuti per sottolineare l'importanza dello stile di vita e la necessità di una crescita di consapevolezza nella popolazione, della necessità di pensare al RISCHIO IN VIA PREVENTIVA.
All'Associazione Minerva Pelti spettano i nostri ringraziamenti per aver richiesto e acquisito gli atti riguardanti lo STUDIO SUI TUMORI INFANTILI NELLA VALLE DEL SACCO, valutazione epidemiologica svolta dalla Regione Lazio - Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione e conclusa il 13 marzo 2012, mai resa pubblica e menzionata solamente nelle relazioni di bonifica della Valle del Sacco.
Andiamo ad analizzare i dati riportato nello studio.
Per quanto riguarda sia l’area 1 che include i Comuni di Colleferro, Segni, Gavignano che l’area 2 che include i Comuni di Paliano, Anagni, Sgurgola, Morolo, Supino, Ferentino, lo studio precisa che per la mortalità nella fascia d’età 0-19 anni, i dati sono simili a quelli della popolazione della Regione Lazio.
Nell’area 1 non ci sono aumenti di tumori maligni, ma risulta un evidente aumento di ricoveri per tutte le cause, che si attesta per la fascia di età 0-14 anni, sia per i maschi che per le femmine, intorno ad un 40% in più rispetto alla media regionale (SHR=1.41 per i maschi, SHR=1.40 per le femmine).
Per l’area 2, sempre 0-14 anni, la percentuale di ospedalizzazione in più rispetto alla media regionale è del 18%  per i maschi (SHR=1.18), del 26% per le femmine (SHR=1.26).
Il dato che lo studio indica come meritorio di approfondimento è la situazione nell’area 2, in particolar modo viene citato Anagni, per i maschi di 0-14 anni con un 281% in più per il tumore all’encefalo (SHR=3.81) e del 174% in più per i tumori maligni del tessuto linfatico ed ematopoietico (SHR=2.74).
Da precisare che per quanto riguarda i tumori infantili le percentuali si basano su un numero di casi limitati.
Lo studio conclude con:
Il cluster di casi di sesso maschile riscontrato ad Anagni, anche se di entità limitata e potenzialmente dovuto a variazioni casuali, merita ulteriori approfondimenti.
In realtà questi dati, già piuttosto preoccupanti potrebbero esserlo ancora di più se, per l’analisi specifica, fossero stati presi come riferimenti di confronto gli Studi AIRTUM sui Tumori Infantili e degli Adolescenti del 2008 e l’ultimo pubblicato nel 2012 e  riferito proprio al periodo 2003-2008, sovrapponibile a quello dello studio in esame. In questo caso sembrerebbe che, il condizionale è d’obbligo, i tumori infantili nelle aree in esame siano quasi il doppio di quelli riscontrati nel Centro Italia, differentemente quindi dalla comparazione regionale. Andando ad analizzare poi le singole tipologie delle diverse forme che hanno colpito i bambini del nostro territorio, si avrebbe addirittura oltre il doppio dei tumori del tessuto linfatico ed ematopoietico, quasi il quadruplo per i tumori dell’encefalo, arrivando sino a quasi cinque volte per i tumori renali della sola Area 2.
Dati, questi, che necessitano di una immediata verifica ed un ulteriore approfondimento da parte delle istituzioni specialistiche preposte.
La Conferenza si è brillantemente conclusa con un contributo importante dell'Associazione Mamme per la salute e l'ambiente Onlus di Venafro, altro luogo vessato da presenza massiccia di impiantistica industriale; Salvatore Altiero del CSOA La Strada a nome anche dei rappresentanti dell’Associazione ASUD, ha illustrato la campagna #STOPBIOCIDIO partita dalla Campania e in viaggio per il coinvolgimento di altre regioni italiane tra cui il Lazio; la Parlamentare Federica Daga (M5S) ha riportato quanto il suo gruppo sta portando avanti in sede istituzionale per la salvaguardia dei territori; Marco Campagna della segreteria della Consigliera Regionale Daniela Bianchi ha ricordato che sulla Valle del Sacco è stato aperto un Tavolo Tecnico di verifica e proposte al quale daranno il loro contributo anche le Associazioni e Comitati. 
Concludiamo dicendo che la Conferenza è riuscita nel suo intento di arricchire il bagaglio di conoscenza sul rischio sanitario sia dei bambini che degli adulti e che tali iniziative dovrebbero essere proposte dalle Amministrazioni, non solamente da gruppi autogestiti di cittadini.

CLICCA QUI per scaricare gli ati della conferenza

Valle del Sacco, 13 ottobre 2013

domenica 13 ottobre 2013

Una società di liberi e uguali per il pieno sviluppo della persona umana

Luciano Granieri

Una società di liberi e uguali, questo in estrema sintesi è l’idea di collettività scritta nella Costituzione. Una libertà che si esplica nell’uguaglianza di tutti nel poter ottenere i diritti necessari al pieno sviluppo della persona umana. Ma  una società di liberi e uguali  è patrimonio di tutta la nostra collettività?  No,  e non lo è mai stata.

 Forse è patrimonio di una maggioranza allo sbando,   priva di rappresentanza,   delusa e disillusa, prostrata  dal subire ogni giorno le angherie  della minoranza composta da coloro i quali si sentono più eguali e più liberi di altri. 

Bene ieri una parte di questa maggioranza è scesa in piazza per difendere il  diritto di vivere in una società di liberi e uguali.  Un diritto da reclamare anche in nome dei combattenti  partigiani che hanno sacrificato la loro vita per  la libertà e l’  uguaglianza.  

Anche la settimana prossima un’altra parte di questa maggioranza andrà in piazza.  Ci saranno le persone che protestano contro i programmi lacrime e sangue  delle  politiche di austerità che la dittatura capitalistico- finanziaria, attraverso le istituzioni europee,  somministra come veleno letale alle popolazioni del sud Europa  riducendole in povertà.  E’ una lotta affinchè si rimuovano gli ostacoli di ordine economico e sociale , che limitando  di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana. 

Scenderanno in piazza i No Muos e i No Tav, per rivendicare il diritto alla salute,   la tutela del territorio e per ricordare che il nostro Paese ripudia la guerra. Si uniranno alla manifestazione i movimenti per il diritto all’abitare , perché senza la casa non è possibile raggiungere il pieno sviluppo della persona umana. 

Aderiranno Cobas e sindacati di base per pretendere  il diritto  all’occupazione che una Repubblica democratica fondata sul lavoro dovrebbe garantire. Insomma l’altra grande parte di maggioranza che vuole vivere in una società di liberi e uguali  sarà in Piazza a Roma domenica prossima. 

Abbiamo  parlato di maggioranza. In realtà questa esiste solo sulla carta, perché  se tutti coloro che si battono per  la società di liberi e uguali non uniranno  la loro lotta,  non saranno  mai maggioranza ma tante minoranze  slegate. Dunque l’auspicio è che  chi ha già partecipato alla manifestazione di sabato scorso possa esserci anche sabato prossimo. Ma soprattutto  è necessario che tutti noi che ci battiamo per l’idea di società inscritta nella Costituzione uniamo le lotte, altrimenti  coloro i quali si sentono più liberi e più uguali degli altri finiranno per soffocarci.


DIFESA DELLA COSTITUZIONE 12 OTTOBRE-PIAZZA DEL POPOLO PIENA-NUMEROSA LA DELEGAZIONE CIOCIARA.

Il segr prov del PdCI  Oreste Della Posta

La grande manifestazione  che si è svolta a Roma dal titolo Costituzione: la strada maestra ha visto una straordinaria partecipazione dei cittadini della provincia di Frosinone come non si vedevano da tempo e questo è incoraggiante per la rinascita culturale e politica della nostra terra.
Questo straordinario risultato è stato possibile ottenerlo grazie all’impegno della FIOM provinciale e al comitato di Frosinone per la difesa della Costituzione. in questo quadro i comunisti nel ringraziare tutti i partecipanti rivolgono un loro ringraziamento particolare al segretario provinciale della FIOM Donato Gatti e per il comitato alla signora Antonietta Vasetti per l’impegno profuso.
I comunisti italiani presenti alla manifestazione con il loro segretario nazionale Cesare Procaccini hanno fatto notare che questo è l’inizio della battaglia lunga  e difficile che deve vedere  la partecipazione più inclusiva possibile.
I comunisti della provincia di Frosinone fanno appello al comitato provinciale per la difesa della Costituzione di continuare a lavorare, ad riunirsi, ad aprirsi, ad organizzarsi perché questo vostro grande successo deve essere solo l’inizio.
Il popolo italiano ha voluto questa Costituzione, il popolo italiano sarà pronto a difenderla. Non mai in nome di un pretestuoso conservatorismo ma della civiltà. Il messaggio che  viene dalla carta costituzionale  non è superato dai tempi semmai va pienamente attuato sotto i suoi vari aspetti.
E se vale quanto detto da calamandre ovvero che la costituzione va intesa come promessa di rivoluzione c’è da constatare che detta promessa non è stata ancora mantenuta. Perciò i comunisti italiani sono in prima linea in perfetta coerenza con  la loro tradizione e la storia del nostro paese.

sabato 12 ottobre 2013

Manifestazione in difesa della Costituzione. Primi Contributi filmati

Pdci Labaro

Un mare di bandiere rosse, studenti, lavoratori, associazioni e movimenti in corteo a difesa e per l'attuazione della Costituzione repubblicana, partigiana e antifascista. Il governo delle larghe intese PD - PDL - Monti vuole cambiarla, distorcendola e togliendole tutti i sani principi di uguaglianza e di solidarietà che la contraddistingue. I comunisti sono scesi in piazza per difendere la costituzione, scritta anche dai comunisti, con Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Una grande manifestazione, una grande piazza che grida in coro: "NON CAMBIARLA, MA ATTUARLA!!". 

La crisi che divide anche le piazze della sinistra

Sandro Medici. fonte "il manifesto" del 12 ottobre

Dispiace che appuntamenti tanto importanti come quelli che si susseguiranno a Roma tra oggi e la prossima settimana debbano vivere distinti e separati, anzi quasi contrapposti. Eppure le manifestazioni in programma sono connotate dalla stessa radicalità, da un vistoso antagonismo, confinanti in molti contenuti, coincidenti per alcuni aspetti, univoche perfino in varie sottolineature: soprattutto nel rivendicare maggiore democrazia, diritti sociali, alternative di politica economica. E inoltre gli stessi promotori, oggi discordi, in più di un'occasione si sono nel passato ritrovati insieme e insieme hanno organizzato lotte e mobilitazioni. Dispiace insomma questa cesura, i cui motivi sono forse comprensibili a una lettura più ravvicinata dei come e dei perché, alla luce di storie antiche e cronache recenti, ma che in ogni caso sicuramente danneggiano quelle stesse ragioni alla base delle rispettive scelte di manifestare. Ragioni che, al di là di esitazioni, pudori e reticenze, possono essere sintetizzate nel tentativo di sollecitare le innumerevoli energie sociali e culturali che animano la scena nazionale ad autorappresentarsi e proporsi come una grande coalizione sociale, una nuova soggettività politica d'opposizione. Che è poi quella cosa di cui questo nostro maltrattato paese avrebbe un enorme bisogno, ma che purtroppo, da tempo, non riesce concretizzarsi. Se in fondo di questo si tratta, di smarcarsi dall'avvilente deriva della sinistra che fu, di contrastare l'arroganza assassina di governi servili, di fermare i processi autoritari, di combattere la crisi economica con il lavoro e le tutele sociali, di aprire insomma nuovi scenari democratici, allora è al dialogo e al confronto che appare necessario ricorrere. Se al contrario si rinuncia in partenza alla ricerca di una qualche comunanza, s'insiste anzi a tracciare differenze e alterità e perfino a scambiarsi reciproche scomuniche, diventa poi alquanto difficile recuperare senso generale e avviare nuove prospettive. E purtroppo, di ora in ora, sembra montare quella perversa dinamica di attribuire, ora agli uni ora agli altri, intenzioni e moventi che spezzano ancor di più destini e percorsi. Insinuazioni e accuse si susseguono: compatibilisti e compiacenti, ruvidi e velleitari. E naturalmente ci si rinfaccia di agire al contrario di quanto si proclami: chi di aiutare con le sue contiguità l'attuale quadro politico, chi di offrirgli alibi repressivi con il suo sterile estremismo. Si dirà che così vanno le cose perché così devono andare, considerato l'irresistibile slancio divisivo della sinistra italiana, che i più colti definiscono anche pulsione di morte . Quella frammentazione identitaria che spinge a non riconoscere niente e nessuno tranne se stessi. Quell'inconsapevolezza della propria forza che, se omissiva, rischia di trasformarsi in irresponsabilità. Quella pigrizia intellettuale che confina con la subalternità e a volte con l'opportunismo. Quella mancanza di coraggio, figlia dell'insicurezza, che rifugge le relazioni e impedisce le contaminazioni. Non ultima, quella strenua competizione tra oligarchie e nomenclature che tormenta i soggetti sociali non meno dei soggetti politici. Si sta consumando un amaro paradosso. Più scolorisce, fino ad affievolirsi, il portato storico della sinistra italiana, più si fatica a consolidare un processo d'alternativa. Prigioniero di se stesso, quel che ancora a stento si definisce centrosinistra è preda di un vortice suicidario in cui sembra del tutto smarrirsi ogni vocazione al cambiamento, perfino ogni allusione a mondi migliori e più giusti. Mentre è in continua espansione una protesta sociale e culturale, che senza una nuova grammatica politica rischia di restare senza sbocchi, se non qua e là ed episodicamente, e ridursi a scaricare il suo potenziale in un incollerito e sterile abbandono o a consolarsi nei propri ridotti sempre più ridotti. Tutto ciò non suoni scoraggiante, alla vigilia di queste manifestazioni, che anzi devono raccogliere il massimo del consenso e della partecipazione: e in questo senso non mancherà certo il nostro contributo. Ma resta il problema di come dar seguito alla protesta, di come convogliare questo montante dissenso popolare verso un percorso incisivo, un orizzonte condiviso. Un problema che si riproporrà a maggior ragione all'indomani del successo delle manifestazioni. Un grande vecchio, il sociologo Bauman, ha detto qualche giorno fa che il futuro non esiste più, riecheggiando (chissà quanto consapevole) il no future del movimento punk negli anni settanta. E ha aggiunto che non c'è altra strada che costruirselo in proprio, il futuro. Anche per la sinistra italiana è così: c'è da ricostruirla.