Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 20 ottobre 2013

Il paradosso di una società aeroportuale inutile che non si scioglie.

Rete per la Tutela della Valle del Sacco


Il presidente e commissario vicario di AdF, Francesco Cappelli, che come si legge sulla stampa ha rilevato l’impraticabilità dell’oggetto sociale e le difficoltà oggettive anche limitatamente alla realizzazione dell’eliporto, nonché ricordato i rilievi avanzati dalla Corte dei Conti, ha proposto una via che da tempo appare l’unica sensata: lo scioglimento della società.

La decisione del CdA di AdF di ripassare la palla alla Regione, che progressivamente si è ritratta dalla realizzazione di un’opera inutile, non onorando i precedenti impegni, significa a nostro avviso due cose. La prima è che i soci, e in particolare il Consorzio ASI, non intendono rinunciare a una Variante urbanistica da 300 ettari. La seconda è che i soci, senza dubbio con una mossa intelligente, cercano di limitare i danni, in quanto non sanno come risolvere un buco finanziario oggetto di un’inchiesta di peculato da parte della Procura e di verifica contabile da parte della Corte dei Conti.

A fronte del disagio subìto dalla cittadinanza, oggetto a suo tempo di avviso di esproprio e di una programmazione del territorio inefficiente e controproducente, è auspicabile che si ponga finalmente e celermente un termine a questo inaccettabile balletto. La responsabilità, a questo punto, è della Regione Lazio. E sarebbe opportuno che, nel frattempo, i Comuni di Frosinone e Ferentino non rinominassero i propri decaduti membri del CdA.    

ROMPERE I VINCOLI EUROPEI

Commento di Giorgio Cremaschi per Ross@ alla manifestazione del 19 ottobre

Quella del 19 ottobre è stata una delle più belle e più grandi manifestazioni degli ultimi anni. E anche una vera manifestazione di popolo, fatta  di decine e decine di migliaia di giovani, di migranti, di  donne e di militanti dei movimenti sociali e di quelli ambientali, di  lavoratori e pensionati.
Se la si  collega, come è stato deciso dagli stessi promotori, con quella del 18 ottobre per lo sciopero dei sindacati di base, vediamo delineato un possibile blocco sociale antagonista,  che rompe le barriere tra generazioni, tra lavoro precarietà disoccupazione  e reddito, tradiritti sociali e ambiente. E si comincia a sentire anche una maturazione  di obiettivi politici, con la rivendicazione democratica di decidere mentre si individuano come avversari diretti l'Europa dell'austerità e i suoi governi, da noi  quello voluto da Giorgio Napolitano.
Chi condivide molti obiettivi sociali e politici  di questi movimenti, ma non è venuto per settarismo o supponenza aristocratica,  farà bene a dirsi che ha sbagliato.
Infine c'è da ridere nel vedere la vergogna della grande informazione italiana, davvero ridicola espressione del palazzo . Tutti i grandi mass media hanno annunciato la manifestazione del 19 ottobre come un mattinale della questura. Poi, nonostante ci  siano stati  meno incidenti che in una normale partita di calcio, han cancellato la forza. la bellezza,  la freschezza di una manifestazione, ove per la prima volta le famiglie dei migranti sfilavano con i bambini,  e han gonfiato all'inverosimile piccolissimi episodi.
Ancora una volta la grande informazione si conferma come parte della crisi della nostra democrazia. Ma la manifestazione del 19 ottobre dimostra  che si può ripartire lo stesso. Senza esaltarsi troppo e consapevoli di tante tante difficoltà,  si riparte.

Erri De Luca: "L'informazione pubblica ha buon gioco a ridurre la giornata di ieri a una conta di danni"

CONTROLACRISI



Una manifestazione riuscita quella del 19. In piazza con forza e determinazione. Ci racconta il suo corteo? Cosa ha visto?
ho visto una manifestazione diventare fiume e fare concorrenza al Tevere. Dall'invaso di piazza San Giovanni si versava per via Merulana una corrente in piena su strada e marciapiedi, lieta di conoscere se stessa. Era anche una assemblea mobile delle mille realtà di resistenza e lotta in Italia, da Lampedusa alla val di Susa , la nuova rima del tempo presente.Ho visto per la prima volta una presenza in piazza di migliaia di nuovi cittadini italiani, forza emergente di un paese vivo.


Finalmente il corteo ha saputo restituire ai No Tav la loro identità, quella che conosciamo tutti, la loro lotta determinata, la loro non violenza soprattutto dopo quest'ultimo periodo che di loro hanno parlato come "violenti"...
La diffamazione a mezzo stampa di quella grande e tenace lotta di popolo non scalfisce la sua resistenza basata sulle ragioni di una maggioranza. Quella maggioranza anche sotto occupazione militare fa valere la sua calma intransigente e montanara e la spunterà.


Diversi oggi media mettono in risalto quel breve momento di scontri tra incappucciati e forze dell'ordine. non mi pare che ci siano i presupposti, considerata la riuscita del corteo, per "distruggere" la giornata di ieri. anzi. Come risponde alla mala informazione?
Quegli episodi di margine e di pochi hanno sporcato una giornata di ossigeno politico. Non si accorgono di fare solo fumo. Naturalmente la informazione pubblica ha buon gioco a ridurre la giornata di ieri a una conta di danni.

La piazza di ieri sembra forte e determinata verso "il domani". Cremaschi per esempio ha detto che dopo ieri "si può ripartire", i movimenti stanno assediando porta pia... qual sarà il domani prossimo?
La piazza del 19 e' un riassunto e un pronostico dei movimenti di oggi e domani. Chi non c'era ha perso uno sguardo d'insieme sul pianoterra della casa Italia. Da cittadino del mio paese oltre che da narratore di storie ho creduto e credo mio dovere essere testimone.

No Tav 19 ottobre 2013 dal corteo di Roma

No Tav Info


Sono le 19.30 del 19 ottobre, la tanto attesa e mistificata data che per giornali e tv voleva la calati dei "cattivi" no tav a Roma. La delegazione del movimento ha in questo momento raggiunto la metro per ritornare a prendere il pulman di ritorno verso la valle di Susa. Da questa mattina si era sgonfiato il pallone di menzogne che circondavano la partecipazione del movimento. A nulla erano valsi i comunicati e le descrizioni, pur di far notizia, pur di cercare il mostro ad ogni costo i cronisti hanno dovuto attendere la partenza del pulman dalla valle di Susa per rendersi conto che quanto si diceva dalla valle di Susa era vero. Mentre scriviamo i medesimi cronisti sono lì alla ricerca di altri mostri, incubi e paure da raccontare agli "ingenui" ascoltatori. Purtroppo per loro e per chi da un cambiamento vero ha troppo da perdere il meccanismo non ha funzionato. La paura non è passata nelle case e decine di migliaia di persone oggi hanno sfilato per le vie della capitale, hanno lottato e con dignità hanno rialzato la testa. La delegazione del movimento, con lo stesso spirito, senza paura ha così attraversato questo corteo portando un piccolo contributo ci sentiamo di dire dopo un lungo viaggio. Dunque sulla via del ritorno dopo una giornata di mobilitazione ci sentiamo di augurare a tutti un buon viaggio di lotta e a chi rimane in piazza a resistere con le tende un saluto, un ringraziamento e un arrivederci a tutti. 

LOTTA. DIRITTI. LIBERTA'.

Samantha Comizzoli



Sono le 15,30 quando iniziamo a muovere qualche passo (giusto 3 passi) da Piazza san Giovanni. Da un'ora e mezza siamo in piedi sotto al sole ad aspettare la partenza della manifestazione. Ma, quel tempo da scoglionimento, l'avevamo ben impiegato (o almeno così pensavamo) nel trovare "un posto" dove stare lungo il corteo. Eh sì, perchè non puoi mica metterti dove vuoi... 6 donne e due uomini con uno striscione "no
tav, no tir" non possono mica essere libere di stare dove vogliono... No, non è la polizia che ci ferma nella libertà, ma i vari "servizi d'ordine". Così 


ci accordiamo con un gruppo antifascista per stare a fianco a loro, ci sembrava di essere al sicuro a manifestare al loro fianco. Ma, dopo i primi km, scopriamo che non va bene. Arriva un servizio d'ordine che ci da delle "infiltrate" e ci mandano via. Più volte veniamo mandate via, perchè disturbavamo la visuale degli striscioni, perchè c'era un "cordolo" che non permetteva il cammino, perchè hai la cheffia e "chi cazzo sei?". Servizi d'ordine con bastoni, che fanno più paura della polizia. Poi, dopo aver chiesto più volte "possiamo metterci qui?", finalmente troviamo un posto (sempre con persone che storcono il naso però). Ed ecco che esce un messaggio su facebook di questo tono: " i no tav marciano in gruppo e non sono consentite persone con simboli no tav o magliette no tav che girino libere nel corteo". O cazzo! Che fanno ci multano o ci lapidano i "compagni"?
Ma, dobbiamo nuovamente spostarci perchè dove siamo noi deve passare il cammioncino che da via le maschere di V per vendetta ad offerta libera...
Insomma, inizio a lanciare la proposta di andarcene perchè mi sono rotta le palle. Poi, finalmente troviamo un posto, siamo vicine al gruppo che suona e balla, bellissimo, e davanti a noi c'è lo spezzone della lotta per la casa con famiglie, bambini nei passeggini e cani, altrettanto bellissimo. E' l'unico momento dove ci siamo sentite a nostro agio, ma dura poco. Da dietro iniziano a tirare bombe carta. Vorrei capire lo scopo della lotta di quelli che stanno facendo quel casino, ma non riesco a trovarlo.
La lotta è lì, lì davanti, in quelle famiglie con il passeggino che sono costrette a correre per non essere schiacciate e protette dal loro servizio d'ordine fatto solo da persone che si tengono per mano.
Ok, non c'è tempo, dobbiamo correre dal fondo perchè con le bombe carta stanno avanzando e a questi di noi non gliene frega un cazzo.
Dopo un pò sembra essere ritornata la calma, siamo di nuovo dietro al gruppo che lotta per la casa e siamo arrivati a Porta Pia, ma c'è qualcosa che non va... le bombe carta ora vengono sparate davanti e dietro al corteo e questo gruppo si trova nel mezzo, dove ci sono anche le tende e siamo anche totalmente circondati dalle forze dell'ordine. Eh sì, è il momento dove ci caricheranno, e caricheranno noi perchè siamo noi ad essere qui. Ci allontaniamo, per noi la manifestazione finisce in quel momento.
Dopo esserci allontanate dal casino, via telefono, mi arriva la notizia che chi faceva i disastri è saltato dentro allo spezzone delle famiglie con i bambini. Porci, mi fate schifo. La polizia ha caricato due volte le persone a Porta Pia, erano oramai seduti per terra.
Questa non è lotta, questo è il nulla. Ho partecipato ad un corteo dove le parole che ho sentito di più sono state "stai in riga" e "non potete stare qui". Non ci sarò mai più.
Ho avuto una riflessione ieri: " ho sbagliato tutto, non dovevo fare un film sulla Resistenza palestinese per farlo vedere in Italia, dovevo fare un film su cosa accade qui e farlo vedere ai compagni in Palestina". Ma, forse, no, forse è il caso che almeno loro che sono nell'orrore più totale credano che nel nostro Paese ci sia stata una manifestazione di lotta.
Spero, che i movimenti per la casa che stanno presidiando in queste ore riescano a spostare le virgole e ad ottenere qualcosa. Mi darebbe la speranza, almeno, di esserci stata per loro.
Un particolare: alla partenza da Ravenna una ventina di persone della polizia di prevenzione (digos) ha voluto filmare le facce con documento identificativo in mano di chi saliva sul pullman, uno alla volta davanti alla loro telecamera. Non mi sono prestata, non sono andata davanti a quella telecamera. Se mi volete filmare, fatelo, avvicinatevi voi o usate lo zoom, io non mi avvicino di un millimetro, non mi presto. I diritti umani, si difendono anche dalle piccole cose, sennò è inutile andare a Roma a manifestare.

sabato 19 ottobre 2013

C'è spending review e spending review

Luciano Granieri


“Spending Review”, è una perifrasi che  insieme a “Fiscal Compact”,  “Patto di Stabilità”,  “Pareggio di Bilancio   in Costituzione”,  forma   il  testo di quella sorta di romanzo criminale che il potere della finanza ultra liberista ha scritto e prescritto, attraverso le istituzioni europee,  a lavoratori, precari e disoccupati di tutta Europa,  in particolare alle nazioni meridionali del continente.  

In nome della  spending  review  ad ogni manovra finanziaria si impongono tagli ai costi della spesa pubblica sia a livello locale che a livello nazionale. Di conseguenza le prime voci a cadere sotto la mannaia della  revisione di spesa, detto in italiano,  sono gli oneri legati   ai dipendenti  pubblici ,  che subiscono il blocco dell’indicizzazione  degli stipendi e del turn-over,  ma  soprattutto  l’erogazione dei servizi alla comunità. Questa ultimo capitolo riguarda per lo più gli enti locali, regioni, province e comuni, i quali in nome della spending review  e del patto di stabilità sono costretti a tagliare su sanità, scuola e servizi essenziali per la  gestione del  territorio. 

Eppure esiste un altro modo di attivare un’imponente operazione di spending review che risparmi alla collettività privazioni e impoverimento  diffuso. Se si va ad analizzare il   bilancio dello Stato ma anche di regioni, province e comuni, si scovano  voci di spesa relative a contratti di privatizzazione e cessione in appalto di servizi, spese di consulenza,  sempre a favore di privati, spese di partecipazione a società  in-house ,  carrozzoni per lo più inutili.  A tagliare questi rami secchi nessuno pensa.  Meglio togliere servizi ai cittadini,  ridurre gli organici, piuttosto che eliminare strumenti di ricompensa elettorale. 

L’appalto milionario per l’amico,   e il dorato parcheggio all’interno di una società partecipata da destinare al sodale di partito trombato o all’amministratore latore di consistenti pacchetti di voti,  sono elementi che non devono mai mancare all’interno delle dinamiche del consenso proprie dei vari comitati elettorali che si spartiscono le poltrone di giunte e governi. 

La società Aeroporto di Frosinone Spa è un tipico esempio .  Questa Spa  nasce   per costruire un eliporto e una aeroporto civile in una zona, fra Frosinone e Ferentino, flagellata da emissioni inquinanti di svariata natura. Un’aera  chiusa fra due catene collinari sferzata da venti che comprometterebbero    la sicurezza degli aerei  in fase di atterraggio e di decollo.  Inoltre le rotte che gli airbus dovrebbero tenere per fare scalo in un aeroporto del genere sono  impraticabili perché incrociano con le direttrici degli elicotteri del limitrofo aeroporto militare e con quelle dello scalo di Grazzanise. 

Un opera così concepita,  sia come aeroporto,  sia come eliporto civile è,  irrealizzabile. Ed infatti non è stata e non sarà mai, per fortuna, realizzata.  Resta il fatto che una  società costruita per non produrre   alcunché  si è mangiata  sei milioni di euro per la realizzazione del progetto,  per stipendi a manager e presidenti, fra cui presidenti di Provincia. 

  Attualmente il capitale sociale di  una Spa   praticamente inutile è di quasi 6 milioni di  euro con quote di partecipazione a carico degli enti pubblici proprietari così suddivise:   2 milioni e otto per la Provincia di Frosinone,  1 milione e tre per la Regione Lazio, 270mila euro per il comune di Frosinone e poco più di 13mila euro per il comune di Ferentino il resto è a carico degli azionisti Camera di Commercio e Consorzio ASI. Da precisare che il milione e tre della Regione Lazio è stato posto a bilancio nel gennaio del 2012 ma mai erogato dalla giunta Polverini.  

Nonostante l’irrealizzabilità dell’oggetto di questa società, nonostante un’inchiesta  della Corte dei  Conti che ne consiglia la chiusura per improduttività,   e una   della Procura per  peculato , la Società Aeroporto di Frosinone continuerà a rimanere in vita. Lo ha stabilito l’assemblea dei soci  che ha congelato la proposta  di scioglimento del  presidente Francesco Cappelli commissario vicario della Provincia  socio di maggioranza  dell’Adf . 

La motivazione è quella di sondare la possibilità di un ulteriore impegno della Regione nel supportare economicamente il progetto almeno per la realizzazione dell’eliporto. Le posizioni della Pisana però sono chiare. Intanto già la Polverini non erogò il milione e 350mila euro, pure messo a bilancio come ricapitalizzazione, ma l’attuale Presidente Zingaretti non ha la minima intenzione di sostenere il progetto. L’aeroporto Frosinone-Ferentino non era nel programma elettorale.  

Dunque la società zombie AdF rimane in vita continuando a succhiare soldi pubblici alla collettività. Basta fare due conti per capire quanto, sanità pubblica, scuole,  e servizi  avrebbero potuto prosperare se non si fossero buttati  al vento 6 milioni di euro per niente , senza contare che la provincia ha impegnato ancora due milioni  e otto di azioni e il comune di Frosinone  270mila euro . Soldi con i quali si potrebbero ancora finanziare servizi e strutture utili alla comunità. 

Ma questo tipo di spending  review non  è contemplata. Un carrozzone utile a soddisfare le promesse elettorali e a raccogliere bonus e prebende aggiuntive deve resistere. Se non sarà AdF,  magari sarà  una società nuova , ma guai a disfarsi di siffatte assicurazioni sulla vita politica.


venerdì 18 ottobre 2013