Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 17 maggio 2014

Privatizzazioni: Il nuovo che avanza?

Marco Bersani (Attac)


Il Consiglio dei Ministri ha dato ieri l’ok alla collocazione in Borsa del 40% di Poste Italiane e del 49% di Enav, con l’intenzione di incamerare una cifra di circa 6 miliardi di euro.
L’obiettivo dichiarato è naturalmente la riduzione del debito pubblico, che da questa operazione riceverà, come ognuno può notare, una spinta decisiva : scenderà infatti da 2.120 a 2.114 miliardi di euro, senza contare come le entrate annuali dello Stato, stanti gli utili attuali delle due società, passeranno da 1 miliardo a 600 milioni (Poste) e da 50 a 25 milioni (Enav).
Un vero e proprio nonsense economico, che svela il meccanismo che sottende a tutte le politiche di austerità : le privatizzazioni non servono ad abbattere il debito pubblico, ma è la trappola –costruita artificialmente- del debito pubblico a permettere la prosecuzione delle privatizzazioni.
Sbandierate come il nuovo che avanza, le privatizzazioni hanno ormai una lunga e fallimentare storia nel nostro Paese: negli anni ’90, furono il cavallo di battaglia del liberismo imperante, al punto che, nonostante la guerra neoliberale alla società porti da sempre con sé il vessillo (meritato) di Margaret Tahtcher, il nostro Paese con i suoi ricavi di 152 miliardi di euro, è riuscito a piazzarsi al secondo posto mondiale, dopo il Giappone, nella classifica dei proventi da privatizzazione.
Con i risultati che tutti oggi conosciamo: il totale disimpegno dello Stato dai settori, anche strategici, dell’economia, l’azzeramento di ogni funzione pubblica in campo economico-finanziario, la costruzione di monopoli privatistici, la drastica riduzione dell’occupazione e della qualità dei servizi, l’aumento delle tariffe a carico dei cittadini.
Il governo Renzi, in particolare riguardo a settori sensibili per i diritti universali dei cittadini- com’è il caso di Poste Italiane- propaganda una sorta di azionariato popolare riservato ai dipendenti e ai risparmiatori; come se la storia non dimostrasse, al di là di tutte le favole sulla democrazia economica, quale sia il vero ruolo dei piccoli investitori: mettere i soldi nella società, permettendo così agli azionisti maggiori di poterla controllare senza nemmeno fare lo sforzo di doverla possedere.
Ciò che viene propagandato come nuovo è di conseguenza la vecchia ricetta che, con lo shock della crisi, viene riproposta in maniera estensiva: a rischio sono oggi le aziende partecipate dallo Stato, ma ancor più l’insieme delle ricchezze in mano alle comunità locali –territorio, patrimonio pubblico, beni comuni- sui quali i grandi capitali accumulati in due decenni di speculazione finanziaria hanno deciso di mettere le mani, favoriti dalle politiche monetariste dell’Ue e dalle scelte liberiste del governo Renzi.

Il ballo della Digos

Eloquens Robot

Hei voi, capelloni sovversivi! Ecco la canzone che vi rimette in riga


MEMORIA E OBLIO A FROSINONE

Oltre l'Occidente


Frosinone si prepara a fine mese a festeggiare il 70° anniversario della Liberazione. Chi passa a p.le Vittorio Veneto nota la scenografia adottata. Ma nell’osservarla con più attenzione appare una stonatura: la bandiera della odierna Germania, sulla destra.

Si deduce che la memoria che l’Amministrazione Comunale vuole condurre si rifaccia ad una descrizione dei fatti e degli attori in gioco in quei giorni terribili di 70 anni fa senza alcun giudizio di valore sui ruoli avuti, sui valori, sulle responsabilità.
La “memoria” quindi viene ricostruita con uno sfondo opaco e indistinto che non solo dribbla le analisi storiche, ma utilizza i valori elencati nella Costituzione Repubblicana come passati e appartenenti ad altra epoca. Si sussurra invece che tali valori sono ancora quelli per i quali tutti noi dobbiamo far riferimento… almeno così è fuori da Frosinone, in Italia. 
Allora perché chiamare la manifestazione “le giornate della memoria”? Avremmo potuto far dire una messa riconciliativa per tutti i morti e forse ce la saremmo cavata meglio. 
Niente di tutto ciò. I nostri politici al governo della città ci sfidano su un terreno insidioso: tentano anche loro di scaricare il fardello storico del criminale fascismo mussoliniano ma solo per promuoverne quel “nuovo fascismo” che appare quanto mai terribile, della società dei consumi, dello sviluppismo, della omologazione, della indifferenza. 
Un nuovo fascismo che oggi si sta rappresentando con tutta la carica di odio e di discriminazione verso la stessa, propria, popolazione: che non tiene più al contesto ma solamente agli affari, che non contempla più identità culturali ma solamente masse consumiste, che non dimensiona la propria azione su un territorio riconosciuto, ma di questo ne consuma solamente le risorse per il ripristino sempre più veloce del proprio profitto. 
E lunedì questo “nuovo fascismo” porterà in consiglio comunale a Frosinone tasse e palazzi. Gli unici argomenti che i nostri politici amano affrontare: la cementificazione del Matusa e la TASI nuova terribile tassa che cumula tutto…. 
La storia de La Liberazione, in questo contesto, viene spinta in soffitta, insieme ai concetti di resistenza, lotta politica, opposizione, ambiente, uguaglianza, lavoro, reddito, dignità, beni comuni per fare strada alle politiche economiche liberiste antidemocratiche di cui la Germania si fregia con la rigorosa applicazione, e di cui alcuni pensano che facciano gli interessi delle popolazioni. 
Quella bandiera in piazza forse, oggi, non riuscirà ad assolvere dalla storia la Germania, ma ne riconduce un pensiero positivo alla "necessaria guerra" economica ai PIGS in atto.


Video di Luciano Granieri

Effetto domino della Sentenza della Corte Costituzionale di illegittimità sul “ristoro ambientale": le Associazioni chiedono alla Regione Lazio la revoca.

Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Comitato Residenti Colleferro, Raggio verde


La Regione Abruzzo, con Deliberazione del 17 marzo 2014, n. 171, ha annullato le vigenti Delibere della Giunta Regionale (DGR) riguardanti la “determinazione del contributo ambientale ai Comuni, sede di impianti per rifiuti urbani”, analogamente a quanto già deciso dalle Regioni Piemonte,Veneto e Campania.

Cosa è il contributo ambientale?
La tariffa di conferimento presso impianti di rifiuti è composta da alcune voci, la tariffa vera e propria comprendente il benefit ambientale, l’ecotassa regionale, l’onere di post-gestione, l’IVA, e vale in particolar modo in misura diversa, per discariche, centri di trasferenza, impianti di incenerimento e impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB).
La quota relativa al benefit ambientale, calcolata come aggiunta percentuale alla tariffa originaria, viene versata dai Comuni conferitori al gestore dell’impianto che deve provvedere a girarla al Comune ove risiede lo stesso.
Nella fattispecie il gestore funge da intermediario tra i Comuni conferitori e il Comune ove è localizzato l’impianto,
   
Perché queste Regioni decidono esse stesse, autonomamente, di annullare proprie delibere in materia di benefit ambientali fino a questo momento legittime?
Tutto deriva dalla Sentenza n. 280 del 17.10.2011 della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della norma della regione Piemonte, in base alla quale “i gestori di impianti di rifiuti urbani e speciali erano tenuti a corrispondere al Comune sede di impianto un contributo ambientale annuo”.

La sentenza n. 280/2011 è chiara: 1. il contributo richiesto non ha natura di corrispettivo, ma di “tributo di scopo”; 2. in quanto tale, non può essere oggetto di legislazione regionale, perchè viola gli artt. 23 e 119 della Costituzione Italiana.

Gli effetti della Sentenza sono a dir poco dirompenti,  in quanto da un lato i Comuni, sedi di impiantistica di rifiuti e in misura economica maggiore per le discariche o futuri TMB, vedono sottratti dalle loro Casse una notevole entrata “garantita” dalle tariffe di conferimento, dall’altra i Comuni conferitori, almeno teoricamente, vedono diminuita a loro vantaggio la quota percentuale di conferimento stabilita dalle Regioni da corrispondere ai gestori.

Ancora una volta vogliamo ribadire che quello della presenza di impianti rifiuti rappresenta un vero business per i Comuni ove risiedono e che gli stessi, ottenendo entrate derivanti dalla localizzazione, spesso e volentieri non attivano le pratiche di raccolta differenziata spinta in quanto lo smaltimento non rappresenta un problema di carattere economico.

Inoltre nonostante la previsione contrattuale nelle Convenzioni, Intese e/o Accordi tra le Amministrazioni comunali ed i gestori di rifiuti di destinare il benefit ambientale esclusivamente al ripristino, ristoro e controllo ambientale, i cittadini, spesso, non conoscono il loro effettivo utilizzo.

E’comunque certo che la presenza, non meno della gestione spesso illegale, di impianti di trattamento di rifiuti ha un impatto violento sull'ambiente e sulla salute pubblica e quindi è condivisibile il concetto di ristoro ambientale quale indennizzo per lo svolgimento di un'attività inquinante, che però, in seguito alla Sentenza citata, dovrà essere regolamentata da una Legge dello Stato.

Per ovviare poi alla distorsione nell'uso dello strumento, affinché non costituisca un incentivo a non effettuare la Raccolta Differenziata, si auspicherebbe un intervento più esteso della Corte dei Conti rispetto ai numerosi Comuni “ritardatari” e/o comunque di svincolare per legge l'indennizzo del ristoro dal prezzo di smaltimento dei rifiuti.    

Detto ciò CHIEDIAMO alla Regione Lazio la REVOCA e l’abrogazione dei Decreti e Determinazioni riguardanti il benefit ambientale, al fine di evitare possibili ricorsi di Associazioni e Comitati del territorio sulla illegittimità degli atti adottati rispetto al dettato costituzionale.



venerdì 16 maggio 2014

Forum per l'acqua pubblica e L.I.P. Valle del Sacco in piazza per una partecipazione reale dei cittadini

Lucano Granieri


Mercoledì 14 maggio  il Coordinamento dell’ Acqua Pubblica Lazio e il Forum Italiano  dei movimenti per l’acqua hanno  organizzato a Frosinone un’assemblea pubblica in preparazione della manifestazione nazionale per l’acqua, i beni comuni, i diritti sociale e la democrazia in Italia e in Europa che si terrà domani 17 maggio a Roma. 

La scelta del Forum  dei movimenti per l’acqua di organizzare l’assemblea in Piazza VI dicembre, nei pressi della tenda in cui i lavoratori della Multiservizi sono in presidio permanente per ritornare in possesso del loro posto di lavoro, è emblematica nel  voler unire, alla difesa dell’acqua, la tutela del  lavoro, anch’esso bene comune . All’assemblea ha partecipato anche il comitato Legge di Iniziativa Popolare  (L.I.P.)  per la Valle del Sacco. Tre sacrosanti diritti  spesso violati (lavoro, beni  comuni,  difesa e valorizzazione del territorio)  in piazza per chiedere giustizia.  

E soprattutto per chiedere il coinvolgimento dei cittadini nella determinazione delle scelte che interessano direttamente la loro vita.  Questa esigenza presso la collettività si  sta affermando sempre con maggiore forza, essendo ormai  evidente che le decisioni assunte nei centri di potere, locali, nazionali ed internazionali , sono deleterie  per le persone e funzionali  all’ulteriore arricchimento di chi questi centri di potere anima.  Lo strumento di coinvolgimento e partecipazione esiste, nonostante faccia venire l’orticaria ai molti frequentatori dell’establishment, ed è la legge di iniziativa popolare.  

Attraverso questo istituto, costituzionalmente riconosciuto, i cittadini previa la raccolta di firme, possono presentare alla discussione di Parlamento,  e consigli locali, delle proposte di legge che le assisi coinvolte dovrebbero essere obbligate a discutere e valutare. Il  forum per l’acqua pubblica ha usato questo strumento per  inserirsi nell’astenia deliberativa della Regione Lazio, incaricata di legiferare in materia di gestione del servizio idrico, al pari di tutte le altre Regioni, per sostituire la norma  impietosamente bocciata dai cittadini con il referendum del 2011. 

In mancanza di una proposta, che  la Regione Lazio, tardava ad elaborare, il forum  per l’acqua pubblica, ha imposto, attraverso la raccolta di 39.000 firme e l’adesione di 40  Comuni del territorio, la discussione di una legge di iniziativa popolare che recepisce tutte le istanze alla base della proposta referendaria,   orientata cioè  alla gestione partecipata del servizio idrico. 

Scadendo i termini per la presentazione di una nuova legge e in mancanza di una proposta alternativa a quella del forum, la Regione Lazio   non ha potuto far altro che approvare all’unanimità le legge di iniziativa popolare. Riamane ovviamente la trappola dei  decreti  attuativi necessari  ad identificare le linee di applicazione della legge.  In questa fase potrebbero essere messi in  atto tentativi di sabotaggio, ecco perché è fondamentale partecipare alla manifestazione nazionale di domani  a Roma in difesa dei beni comuni. 

C’è anche da dirimere una questione scandalosa in quanto i sindaci della consulta continuano a complottare con Acea a danno dei cittadini in una organismo come l’Ato ormai annullato dalla nuova legge. E’ bene ricordare che  quanto  viene deliberato negli Ato, tariffe comprese,  è da considerarsi nullo e dunque inapplicabile, dunque illegale. 

Lo strumento della legge d’iniziativa popolare è decisivo anche per la difesa del territorio, grazie al coinvolgimento diretto dei cittadini. Proprio su questo strumento il Comitato L.I.P.  (Legge d’Inizativa Popolare) Valle del Sacco, punta per offrire un piano concreto di bonifica e riqualificazione della Valle del Sacco.  

Attorno ad  un PROGETTO che in altri siti europei, come Pais e Calais in Francia o il bacino siderurgico della Ruhr in Germania, ha contribuito a rianimare territori devastati dall’inquinamento e  che è perfettamente applicabile alla Valle del Sacco, la L.I.P.  punta a raccogliere ulteriori proposte dai cittadini. Suggerimenti inerenti  alla bonifica, ad uno sviluppo economico diverso,   attento alle peculiarità turistico-culturali,  ad un nuovo sistema produttivo orientato alla green economy, alla riqualificazione culturale e urbanistica funzionale ad una redistribuzione residenziale più sostenibile  nelle città e  nei paesi situati nella Valle. 

Proposte  che, inserite nell’impianto normativo generale, possano partorire una legge efficace  tale da raccogliere le firme necessarie per essere presentata  e per accedere ai fondi europei appositamente messi a disposizione e  finalizzati alla realizzazione di  progetti simili. Il forum per l’acqua pubblica attraverso lo strumento della legge di iniziativa popolare è riuscito ad ottenere una prima vittoria. E da questo risultato il comitato L.I.P.  trae ulteriore linfa ed entusiasmo per ridare ai cittadini il potere di decidere sui destini del proprio territorio. Anche il comitato L.I.P. parteciperà alla manifestazione di domani a Roma insieme al forum per l’acqua pubblica. 

Diritti Partecipazione e Rappresentanza

L’OSSERVATORIO PEPPINO IMPASTATO DI FROSINONE PROPONE IL:
seminario
DIRITTI PARTECIPAZIONE RAPPRESENTANZA
tenuto dal Prof.Wladimiro Gasparri
docente di Diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze il
23 maggio alle ore 16,00
presso la Casa del Volontariato di Frosinone (accanto al cinema Arci e accanto alla stazione ferroviaria).

la relazione tratterà di tre temi fortemente legati tra loro a partire dalla Costituzione del 1948:

·       il principio di legalità, quale principio costitutivo dei rapporti sociali sia in termini di fondamento dei diritti e dei doveri del cittadino che di definizione dei poteri e dei fini dello stato;

·       la partecipazione come strumento mediante il quale i soggetti privati rappresentano i propri interessi, che ha le propria fonte nell'incontro tra legalità e cittadinanza e che contribuisce alla emancipazione del suddito in cittadino;

·       la rappresentanza come il processo in grado di interpretare aspirazioni e speranze dei cittadini, sintesi necessaria tra legalità e partecipazione come capacità e volontà di conoscere e di sapere interpretare i bisogni di coloro che si vogliono rappresentare proponendo soluzioni credibili per l'immediato e per la prospettiva prevedibile.

il circuito virtuoso tra questi tre componenti fonda la stessa democrazia costituzionale:
qualsiasi torsione di uno di questi componenti costituisce un pericolo per l'idea stessa di cittadinanza.


XI Congresso della LIT-CI: dai fuochi della lotta di classe

Segretariato Internazionale della Lit-Quarta Internazionale

A San Paolo, in Brasile, tra il 6 e il 12 aprile si è svolto l'XI Congresso della Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale. L'assise, massima istanza di direzione della nostra Internazionale, si è data nel quadro di una realtà molto ricca e dinamica.
Da un lato, questa realtà è segnata dalla persistenza dell'impatto della crisi economica iniziata nel 2007. Anche se non è al suo punto più basso, soprattutto negli Usa, continua a livelli quasi recessivi in Europa e ora colpisce con più forza i cosiddetti “Paesi emergenti”, tra i quali quelli latinoamericani, mentre è sempre più evidente un rallentamento dell'economia cinese.
D'altra parte, alla continuità dei processi della lotta di classe cominciati negli scorsi anni, come quelli che (con tutte le loro contraddizioni) vivono l'Europa o il mondo arabo, in particolare l'Egitto e la Siria, si somma l'inizio di una forte instabilità in America Latina. Si percepisce la fine della tranquillità relativa degli anni precedenti, la quale a sua volta aveva chiuso la turbolenza dei processi rivoluzionari della prima metà del primo decennio del XXI secolo. Comincia così una forte crisi, o perlomeno un'importante logoramento, di vari governi di fronte popolare o populisti di sinistra che negli anni passati hanno dominato indiscutibilmente la scena politica continentale. Si chiude il ciclo di crescita di questi governi e si apre, in questo processo, un profondo logoramento della corrente castro-chavista.
A questo bisogna aggiungere, a differenza di quanto accaduto agli inizi del XXI secolo, l'incorporazione del Brasile, attraverso le “giornate di giugno” del 2013, che hanno espresso la profonda insoddisfazione di importanti settori di massa della società brasiliana.
Le caratteristiche specifiche di quest'ultimo processo, la “spontaneità” e i tratti “anti-partito” di settori d'avanguardia, possono essere comprese solo a partire dalla crisi di direzione rivoluzionaria e dalla confusione che permane in molte settori per la caduta del “socialismo reale”. Quest'ultima caratteristica (la crisi di direzione), in realtà, è presente anche in tutti gli altri processi e spiega molte delle loro contraddizioni e disuguaglianze, come nel caso del mondo arabo.
Una nuova fase della Lit-Quarta Internazionale
Un altro elemento presente nel dibattito del Congresso è stato la continuità dello sviluppo e della crescita della Lit-QI.
Così come abbiamo segnalato, la crisi di direzione rivoluzionaria e i suoi riflessi in ogni Paese sono la spiegazione ultima di come i processi si sviluppano, con le loro fortissime contraddizioni e diseguaglianze.
Allo stesso tempo, come Trotsky afferma nel Programma di Transizione, la risposta a questa crisi di direzione rivoluzionaria è il compito più strategico e allo stesso tempo il più urgente per i rivoluzionari. Compito che la Lit esprime attraverso la prospettiva di “Ricostruzione della Quarta Internazionale”.
In questo senso, la situazione mondiale va aprendo sempre maggiori possibilità di intervento della Lit e, con ciò, di crescere e svilupparsi nel quadro di questo intervento. Lo stesso congresso ha discusso della necessità di distinguere tra gli spazi di “intervento” nei movimenti e di “costruzione” di partito, avendo quest'ultima leggi proprie e compiti specifici.
Nel contesto di questa discussione si è constatato che la Lit-Quarta Internazionale ha continuato a crescere dal suo congresso precedente.
Da un lato, estendendo le sue aree di attività a nuovi Paesi e regioni. In questo congresso, ciò si è espresso nella incorporazione della delegazione della nuova sezione della Lit in  Senegal, che è stata accolta con un grande applauso, ma anche nei piccoli ma “grandi" progressi (giacché si partiva quasi da zero) nell'intervento nei processi del mondo arabo, in particolare nella guerra civile siriana. O nella presenza del delegato della Turchia, con la nuova realtà del Paese e la sua enorme importanza come “cerniera” tra l'Europa e il mondo musulmano.
D'altra parte, sono anche cresciute l'inserimento e la partecipazione di diverse sezioni della LitI nei processi della lotta di classe (scioperi, manifestazioni, scontri) e altri fatti della realtà, come partecipazione elettorale di diverse sezioni (che è un segnale della crescita di queste organizzazioni).
Come esempio, citiamo il Pstu brasiliano, attivo partecipante nei processo del giugno 2013 e promotore di un sindacato, relativamente minore [3 milioni di aderenti, ndt] ma reale e dinamico, come la Csp-Conlutas. O la partecipazione elettorale simultanea di tre sezioni centroamericane ( Pt del Costa Rica, Pst dell'Honduras e Ust di El Salvador).
Nel caso dell'Europa, che era stato individuata come priorità nel congresso precedente, abbiamo assistito ad un rafforzamento delle nostre sezioni, due delle quali potranno presentare proprie liste alle elezioni europee (come il Mas portoghese e Corrente Rossa di Spagna) e intervenire attivamente nei processi di riorganizzazione come in Spagna (attraverso la partecipazione ai Cobas e a “Hay Que Pararle los Pies”) e in Italia (dove contribuiamo alla costruzione di No Austerity, un coordinamento delle lotte ) .
Intensi dibattiti
Questa realtà ricca e dinamica è stata oggetto di analisi lungo i vari punti del congresso. E, come non avrebbe potuto essere altrimenti, su diversi punti si sono prodotti dibattiti molto intensi, risultato di approcci e percezioni differenti della realtà, che si riflettono a loro volta in differenti tattiche o proposte di azione.
Così è successo, per esempio, nei punti sulla Siria ed Egitto. Sulla Siria, si è dibattuto il carattere della guerra civile siriana, la definizione di ciascuno dei suoi campi e la posizione da adottare di fronte a questa. Sull'Egitto, si è discussa la dinamica generale della rivoluzione, il significato della assunzione diretta del governo da parte dei militari e come affrontare la repressione di cui sono stati oggetto i Fratelli Musulmani. Un altro punto molto dibattuto è stato quello che ha analizzato le migliori tattiche e forme di organizzazione per lottare contro l'oppressione delle donne.
Altri intensi dibattiti ci sono stati sull'Europa, specialmente sulle migliori tattiche e programmi per intervenire nelle lotte e sviluppare le nostre organizzazioni. E sul Brasile e su come dare risposta alla situazione aperta nel giugno 2013.
Questi dibattiti, sfumature e differenze si danno nel quadro di una profonda unità strategica. Ci ricordano gli intensi dibattiti e le discussioni della corrente bolscevico russa lungo tutta la sua storia, che forgiarono il partito che diresse la rivoluzione del 1917. Sono l'espressione di un'organizzazione internazionale viva e, allo stesso tempo, articolata con il suo inserimento nelle differenti realtà e con le percezioni di queste realtà.
La costruzione dei partiti rivoluzionari
Un altro dibattito che ha attraversato il congresso è decisivo per la costruzione di organizzazioni operaie rivoluzionarie in questo periodo.
La crisi capitalista e lo sviluppo e la polarizzazione della lotta di classe aprono per i rivoluzionari grandi possibilità di crescita. Settori ampi dell'avanguardia operaia e giovanile avanzano verso posizioni combattive e si radicalizzano. Entrano nei processi rivoluzionari con tutta la loro forza e freschezza, e alle volte, con le loro false illusioni sull'“approfondimento della democrazia”. Spesso non riconoscono un riferimento socialista né una prospettiva di distruzione del capitalismo.
Sopra tali limiti nella coscienza si innestano le brutali pressioni che la borghesia e i suoi meccanismi esercitano su tutte le organizzazioni (tanto rivoluzionarie come centriste e riformiste), nella misura in cui cresce lo spazio per il loro sviluppo. Questo è inevitabile, è una legge della realtà: quanto più cresce un'organizzazione, maggiori sono le pressioni che esercitano su di essa le istituzioni della democrazia borghese, i processi elettorali, i mezzi di comunicazione di massa, gli apparati sindacali, ecc.
È stato sempre così, e tale condizione si approfondisce con l'acuirsi della lotta di classe. La stragrande maggioranza delle organizzazioni della sinistra anticapitalista, anche quelle che provengono dal trotskismo (come l'ex Segretariato Unificato [l'organizzazione di cui faceva parte, in Italia, la recentemente disciolta Sinistra Critica, ndt]), soccombono a queste pressioni, abbandonando le strategie, il programma e la concezione del partito e dell'internazionale, trasformandosi in organizzazioni elettoralistiche, riformiste, economicistiche.
Questo non è un problema astratto. Ad esempio, chi accede ad un incarico sindacale, comincia a ricevere pressioni per essere “moderato” o per “restare fuori dalla politica”. Chi viene eletto parlamentare, comincia ad avere accesso ai mezzi, alle risorse finanziarie a sua disposizione, a “essere importante” e ad avere un trattamento differenziato, è sottoposto alla pressione di ottenere voti ad ogni costo... E quello che diciamo per le persone è doppiamente valido per le organizzazioni e si riflette nella tentazione di cercare “scorciatoie” verso le masse e nella costruzione del partito.
È quella che abbiamo chiamato “alluvione opportunistica”, che ha portato molti a capitolare al chavismo pochi anni fa, come fanno ora in molti con la greca Syriza; una deriva che si intensifica con l'evoluzione della situazione. E che noi della Lit continuiamo a contrastare.
Queste pressioni, che hanno cambiato il carattere di molte di queste organizzazioni, agiscono anche sui partiti rivoluzionari e su noi stessi. Il futuro e il carattere di qualsiasi organizzazione è determinato dalla sua capacità di affrontare queste pressioni. E il primo passo per combatterle, è riconoscerle, identificarle. In generale, la capitolazione a queste pressioni comincia dalla negazione delle stesse.
Non si tratta di adottare la sterile “purezza” dei settari che, per non contaminarsi, non intervengono nei processi. Non abbiamo vocazioni settarie.
Si tratta di intervenire con tutta la nostra determinazione, lottando con audacia affinché le nostre sezioni crescano e si sviluppino, aumentino la loro influenza, senza abbandonare il programma, la politica e il carattere di un'organizzazione rivoluzionaria, e allo stesso tempo lottando contro queste pressioni e pericoli. Sebbene non esistano ricette o schemi, è bene ricordare l'avvertimento che dava Nahuel Moreno alle organizzazioni e ai partiti che orientava: “essere più operai, più marxisti e più internazionalisti che mai”, come meccanismo di difesa da tutte le pressioni della realtà.
L'elaborazione teorica e programmatica
Tra gli aspetti segnalati da Moreno, ce ne è uno che ha particolare risalto: la consapevolezza che non potremo avanzare e, allo stesso tempo, combattere le pressioni se non partiamo da uno studio profondo della realtà internazionale e delle realtà nazionali. E, a partire da questo studio, avanziamo nell'elaborazione di risposte teoriche e programmatiche a questa realtà. In particolare, ai nuovi processi e fenomeni, come quelli derivati dalla restaurazione nell'ex Urss e nell'Europa dell'Est.
Insieme a questa risposta alla realtà, questa elaborazione deve essere al servizio della lotta ideologica tanto contro le correnti burocratiche e riformiste, quanto contro il ritardo nella coscienza delle masse su cui queste correnti si appoggiano.
Molte volte si commette l'errore di credere che la lotta ideologica sia solo per “tempi tranquilli” e non per quelli di più acuta lotta di classe. È bene viceversa ricordare il criterio di Friedrich Engels che i rivoluzionari devono sempre portare avanti tre tipi di lotta: economica, politica e ideologica.
In realtà, è nei momenti più critici della lotta di classe che la battaglia ideologica si fa più necessaria, perché sono i momenti in cui i nostri partiti hanno maggiori possibilità di crescere ed è più dura la disputa con le altre correnti.
Uno di questi aspetti dell'elaborazione è lo studio profondo e permanente delle rivoluzioni precedenti. Prendiamo, a questo proposito, quanto segnalato da Trotsky quando diceva che per i bolscevichi sarebbe stato impossibile dirigere la rivoluzione russa del 1917 senza aver studiato e aver riflettuto profondamente sui processi che andavano dalla Rivoluzione Francese alla rivoluzione del 1905 in Russia.
Coerentemente con questa analisi, una delle principali risoluzioni del Congresso è stata quella di votare come compito prioritario lo studio e l'elaborazione di un'attualizzazione teorico-programmatica. Insieme a questo, si è deciso di destinare notevoli risorse, dunque fondi e quadri con esperienza, per questo compito di formazione e istruzione 
dei quadri dell'Internazionale, utilizzando strumenti quali i seminari e i corsi.
La proletarizzazione
Altrettanto importante è stata la riaffermazione della necessità di proletarizzare (radicare nella classe operaia) l'Internazionale e le sue sezioni, come strategia di costruzione che rafforzi sempre più la nostra appartenenza di classe e il nostro carattere di rivoluzionari.
Sempre Moreno ribadiva che legarci e inserirci nel proletariato è, da un lato, l'unica garanzia per costruire organizzazioni molto solide e non soggette alle “mode” ideologiche passeggere della sinistra. E anche perché il nostro obiettivo di un socialismo coniugato con la democrazia operaia può costruirsi solo con la mobilitazione permanente e autodeterminata delle masse dirette dalla classe operaia. Così intendiamo l'“essere più operai che mai”.
Un finale entusiasmante
Attraverso questo intenso dibattito [una settimana di congresso, ndt], stanchi per l'intensità delle sessioni e dei dibattiti, ma soddisfatti per il lavoro svolto, i delegati e gli invitati hanno terminato il congresso cantando le strofe dell'Internazionale in varie lingue. È stato un modo di dire: siamo determinati e pieni d'entusiasmo nel proseguire la lotta, ora meglio armati politicamente dopo i ricchi dibattiti e l'approvazione delle risoluzioni del congresso mondiale.
Infine, una festa con musica e balli ha permesso la fraternizzazione e lo svago, dopo tanto lavoro. Come amava citare il vecchio Marx: "Homo sum, humani nihil a me alienum puto" (Sono un uomo, non ritengo a me estraneo nulla di umano).
(traduzione dall'originale spagnolo di Giovanni "ivan" Alberotanza)