Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 9 agosto 2018

Sfratti: fuori prima gli ambasciatori d'Italia.

Luciano Granieri




In Via Napoleone III, al civico numero 8, nei pressi della Stazione Termini di Roma e con vista sul centro storico, sorge l’”Ambasciata d’Italia”. Un elegante palazzo di sei piani, presidio posto  a difesa del sangue Italico in uno dei quartieri più multietnici di Roma. 

Chi sono gli  arditi ambasciatori che lo occupano? E’ il partito politico di  CasaPound, o come amano definirsi i  militanti:fascisti del terzo millennio. Chi ha l’onere, ma anche e soprattutto l’onore di difendere la supremazia della razza italiana, dalle virali contaminazioni cui popoli inferiori sono naturali portatori, necessita di una fortezza fornita di tutte le comodità. 

Nel Palazzo di Via Napoleone III , 8 esistono venti appartamenti per lo più abitati dai valorosi gerarchi e dalle loro famiglie.  Un’ampia sala all’ultimo piano è adibita a conferenze e alla presentazione di libri sulla supremazia della razza, sulle gesta del puzzone e dei suoi sodali criminali. 

Una delle principali  attività  portata avanti dagli   ambasciatori d’Italia è quella della risoluzione dell’emergenza abitativa nella Capitale . Quando un alloggio popolare viene assegnato ad una famiglia di stranieri perché ne ha diritto, ma questo è già occupato, abusivamente , da qualcuno povero quanto quelli che lo dovranno sloggiare, ma ITALIANO - e insediato li dai Fascisti del terzo millennio -  ecco  che la milizia si mobilita ed impedisce agli  aventi diritto, solo perché stranieri, di potersi  insediare nell’appartamento  occupato da ITALIANI,   in modo abusivo. 

Sicuramente l’emergenza abitativa è un grande problema a Roma. Sappiamo bene come la speculazione fondiaria, aggredisca i bisogni sociali di chi ha diritto ad un casa ma non ha le sostanze per permettersela. Per Casa Pound il problema non è di censo, è di etnia. Dal momento che gli alloggi di residenza sociale sono pochi, si pretende una selezione basata sulla razza e non sulle condizioni economiche. 

Talmente grave è il problema dell’emergenza abitativa che la Regione Lazio predispose con due deliberazioni, (n.18 del 15 gennaio 2014 e n. 110 del 15 marzo 2016) un piano di attività   rivolto ai comuni affinchè questi   individuassero e sgombrassero alloggi indebitamente occupati per renderli disponibile ad un utilizzo sociale.

 La giunta Capitolina, guidata nel 2016 dal commissario prefettizio Tronca, recependo le direttive regionali,  nella deliberazione n.50 del 16 aprile 2016 stilò una prima lista di immobili da sgombrare. E con somma sorpresa nell’elenco delle prime  sedici strutture da evacuare figura proprio l’Ambasciata d’Italia di Via Napoleone III, 8. In pratica gli ambasciatori della purezza del sangue italico occupano abusivamente un intero palazzo comprensivo di 20 appartamenti abitati da gerarchi  anch'essi abusivi in tutti i sensi. 

Mi rendo conto che l’onere e l’onore di difendere il popolo italico  da contaminazioni di razze inferiori, implicherebbe l’utilizzo di una sede del demanio (tale è lo status proprietario del palazzo) senza dover pagare affitti o gravami  di altro tipo. Fatto sta  però che altri immobili di proprietà del Comune di Roma dovranno  essere lasciati liberi  dalle associazioni che li occupano. Il  canone  d’affitto  che corrispondono è insufficiente,  al di fuori delle regole del mercato. 

La casa internazionale delle donne, ad esempio, nonostante i servizi di ascolto e aiuto alle donne vittime di violenza, di cura dei bambini figli di queste ragazze, così come la scuola di musica popolare di Testaccio, nonostante aver insegnato e diffuso musica a tutti, giovani meno giovani, poveri e ricchi,  devono lasciare  l’immobile se non adeguano il canone d’affitto alle quote di mercato  vigenti e contemporaneamente non restituiscono una cifra pari alla differenza fra l’affitto attuale e quello  pagato fino ad oggi . 

Vuoi mettere l’infima funzione sociale di difendere le donne e di insegnare la musica, rispetto al ben più onorevole  e alto compito di difendere la razza italica? Certo seguendo la stessa logica Casa Pound dovrebbe iniziare a pagare un affitto per l’occupazione del palazzo di Via Napoleone III e rifondare il demanio di tutti gli anni in cui lo stabile è stato occupato senza corrispondere un canone di locazione . Oppure  dovrebbe sgombrare senza se e senza ma come prescritto dalla deliberazione 50 del 2016. 

Ma  noi che consideriamo imprescindibile  il diritto democratico ad avere un tetto sulla testa, proponiamo agli ambasciatori d’Italia, ai fascisti del terzo millennio, di esercitare un opzione sociale per mantenere la loro sede alle attuali condizioni gratuite. Perché non destinare gli alloggi che loro occupano abusivamente a quelle famiglie di stranieri impossibilitati ad entrare nelle case popolari?perché non offrire gratuitamente i 20 appartamenti ai Rom sgomberati dai campi una volta a loro destinati ? 

Dimenticavo, chi difendere la razza italica non può mettersi in casa il nemico. Però un suggerimento al ministro Salvini ci sentiamo ugualmente di offrirlo. Perché non pretendere l’affitto e gli arretrati da Casa Pound per recuperare un po’ di soldi da destinare al finanziamento del  reddito di cittadinanza o della flat tax? Chissà magari si potrebbe anche preferire di  finanziare la sanità o la scuola pubblica,  al posto della tassa piatta , ma questo è un ragionamento da comunisti rosiconi.

Chiediamo la verità sui respingimenti in Libia

Comitato Democrazia Costituzionale


Un gruppo di personalità, attive nella vita culturale, civile e politica: Massimo Villone, Mauro Volpi, Luigi Ferrajoli, Alfiero Grandi, Domenico Gallo, Silvia Manderino, Mauro Beschi, Guido Calvi, Felice Besostri, Livio Pepino, Antonio Esposito, Raniero La Valle, Vincenzo Vita, Luigi De Magistris, Moni Ovadia, Sergio Caserta, Alfonso Gianni, Antonio Pileggi, Giulia Venia, Francesco Baicchi, Elena Coccia, Roberto Lamacchia, Fabio Marcelli, Paolo Solimeno, Leonardo Arnau, Paola Altrui, Elisena Iannuzzelli, Margherita D'Andrea, Tommaso Sodano, Costanza Boccardi, Massimo Angrisano, Antonio Garro tramite l’avv. Danilo Risi hanno presentato un esposto al Procuratore della Repubblica di Napoli intorno alla vicenda della nave “Asso 28”.

Secondo informazioni di stampa il 30 luglio la nave “Asso 28”, società Augusta Offshore di Napoli, operante in appoggio a una piattaforma petrolifera dell’ENI al largo di Sabratha (Libia), ha effettuato il recupero in mare in acque internazionali di 101 profughi in fuga dalla Libia (fra cui 5 donne e 5 bambini) e in seguito si è diretta al porto di Tripoli dove sono stati sbarcati senza alcuna possibilità di chiedere di asilo o protezione internazionale.

I sottoscrittori chiedono al Procuratore della Repubblica di Napoli di accertare se in questa occasione siano stati commessi reati e in questa eventualità da parte di chi, tenendo conto che una nave battente bandiera italiana è a tutti gli effetti parte del territorio nazionale, e se possa configurarsi una forma di respingimento collettivo.
Sulla vicenda della nave Asso 28 sono state fornite diverse versioni dell'accaduto, tra queste quella che alla richiesta di coordinamento dei soccorsi all’MRRC (Maritime Rescue Coordination Center) di Roma non sia venuta risposta o che la risposta abbia rinviato la responsabilità alla guardia costiera libica.

Se confermato sarebbe la prima volta una nave italiana avrebbe sbarcato in Libia dei naufraghi raccolti in acque internazionali dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che nel 2012 ha duramente condannato l’Italia per i respingimenti in Libia, effettuati da navi militari italiane nel 2009, su disposizione del Ministro dell’interno dell’epoca.

E’ noto che la Grande Chambre della Corte di Strasburgo con la sentenza Hirsi Jamaa e altri c. Italia del 23 febbraio 2012 ha statuito che:
Le azioni di Stati contraenti compiute a bordo di navi battenti la bandiera dello Stato, anche fuori del territorio nazionale, rientrano nella giurisdizione della Corte EDU ai sensi dell’art. 1 CEDU.
L’esecuzione di un ordine di respingimento di stranieri costituisce violazione dell’art. 3 CEDU, relativo al divieto di tortura e trattamenti inumani o degradanti, quando vi sono motivi seri ed accertati che depongono per un rischio reale che lo straniero subisca nel Paese di destinazione trattamenti contrari all’art. 3 della Convenzione (con riferimento alla Libia)
L’allontanamento di un gruppo di stranieri effettuato fuori del territorio nazionale, in presenza di giurisdizione dello Stato, senza che venga esaminata la situazione personale di ciascun componente del gruppo e senza che ciascuno possa presentare argomenti contro l’allontanamento, integra una violazione del divieto di espulsioni collettive di cui all’art. 4 Protocollo n. 4 CEDU la cui portata deve considerarsi anche extraterritoriale.

A norma del codice penale (art. 4) le navi italiane sono considerate “territorio dello Stato” agli effetti della legge penale.
I presentatori chiedono alla magistratura che siano accertate le condotte di tutti coloro che hanno concorso nell’evento in quanto sussiste pienamente la giurisdizione italiana sui fatti accaduti.

La richiesta è che l'Autorità giudiziaria verifichi se vi sia stato un respingimento collettivo di migranti, vietato dall’art. 4 del quarto Protocollo aggiuntivo alla Convenzione Europea per i Diritti Umani (CEDU) e dall’art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, in quanto è stato impedito ai migranti l’accesso alla protezione internazionale poiché forzosamente ricondotti in Libia, Paese dichiarato posto non sicuro dall'UE e dall'UNHCR nel quale i migranti sono notoriamente sottoposti a torture, trattamenti disumani e degradanti in violazione dell’art. 3 della CEDU e dell’art. 33 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, a cui la Libia non ha mai aderito.

Ad avviso dei firmatari, stanti le diverse e contraddittorie versioni fornite dalla stampa, va chiarito anche il ruolo svolto dal Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo (MRCC), contattato dalla nave “Asso 28”, che ha l’obbligo di coordinare i soccorsi adottando tutte le misure necessarie affinché le persone soccorse possano sbarcare nel più breve tempo possibile in un luogo sicuro. L’autorità giudiziaria italiana ha avuto modo in più occasioni di escludere che la Libia possa essere considerata un luogo sicuro, ai sensi delle convenzioni internazionali.

In particolare il Gup del tribunale di Ragusa, con il provvedimento che ha disposto il dissequestro della motonave Open Arms (dep. in data 16 aprile 2018), ha osservato che “le operazioni SAR di soccorso non si esauriscono nel mero recupero in mare dei migranti, ma devono completarsi e concludersi con lo sbarco in un luogo sicuro (POS, Place of safety), come previsto dalla Convenzione SAR siglata ad Amburgo nel 1979 .. Non può essere considerato sicuro un luogo dove vi sia serio rischio che la persona possa essere soggetta alla pena di morte, a tortura, persecuzioni od a sanzioni o trattamenti inumani e degradanti, o dove la sua vita o la sua libertà siano minacciate per motivi di razza, religione, nazionalità, orientamento sessuale, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o orientamento politico. Il tema è evidentemente connesso con il principio di non respingimento collettivo, con il diritto internazionale dei rifugiati, e più in generale con i diritti fondamentali dell’uomo.”

I sottoscrittori dell'esposto confidano che l’Autorità Giudiziaria, accerti l’esatto svolgimento dei fatti, verificando se vi siano responsabilità individuali private o pubbliche e ribadiscono di essere mossi dalla preoccupazione che vi sia stata violazione dell’obbligo di soccorso in mare e della libertà personale delle persone ricondotte contro la loro volontà in Libia, salvo diversi e più gravi reati, sottolineano, inoltre, che sarebbe necessario individuare queste persone e ripristinare il loro diritto individuale di chiedere asilo.

Per firmare accedere al seguente link:
 https://www.change.org/p/procura-della-repubblica-di-napoli-chiediamo-verita-e-giustizia-sui-respingimenti-in-libia?recruiter=56550748&utm_source=share_petition&ut

martedì 7 agosto 2018

Riace: Il sindaco Mimmo Lucano sta digiunando per protestare contro la mancata erogazione dei fondi SPRAR

Ufficio Stampa RECOSOL



ll Sindaco di Riace, insieme ad alcune operatrici, ha iniziato un digiuno per protestare contro la mancata erogazione dei fondi destinati all’accoglienza dei migranti da parte della Prefettura di Reggio Calabria e del Ministero degli Interni (SPRAR). Il piccolo comune calabrese ha accumulato un ingente debito con il personale, con i fornitori e con gli stessi rifugiati per ritardi nei pagamenti che variano da un anno e mezzo a due anni “Stiamo raggiungendo il punto di non ritorno. Se non ci sarà l’assegnazione programmata non solo finirà l’esperienza di Riace ma saranno messi in strada 165 rifugiati tra i quali 50 bambini e 80 operatori perderanno il lavoro” afferma il sindaco. “L’economia di tutta la comunità, modello di accoglienza e integrazione riconosciuto a livello internazionale crollerà sotto un cumulo di macerie” conclude Lucano.

La Rete dei Comuni Solidali (RECOSOL) in accordo con le associazioni presenti durante il Riace in festival, avvia una raccolta popolare di solidarietà finalizzata a permettere al progetto di Riace di superare questa fase estremamente critica. Fase legata a ingiustificabili ritardi anche voluti da una politica ostile che vuole costringere alla chiusura un progetto di accoglienza divenuto noto in tutta Europa e che ha permesso di invertire il declino sociale, economico e demografico di una delle aree più difficili d’Italia caratterizzata da profonde infiltrazioni della criminalità organizzata. Riace rappresenta un modello di accoglienza e di legalità per tutti. La solidarietà al sindaco Mimmo Lucano è arrivata da tutta Italia anche attraverso i partecipanti a Riace in Festival in corso dal 2 al 5 agosto. RECOSOL chiede a tutti/e di sostenere il modello Riace partecipando alla raccolta popolare di solidarietà attraverso una donazione unica o periodica (la campagna rimarrà attiva fino a dicembre 2018): RECOSOL, IBAN: IT92R0501801000000000179515, causale Riace. Abbattiamo i muri, garantiamo accoglienza, apriamo i porti 

Mancato il raggiungimento del numero di firme necessario per la presentazione delle Lip



Scadono nella giornata odierna i termini per la presentazione delle firme in calce alla Legge di iniziativa popolare “Per la scuola della Costituzione”.  Purtroppo dobbiamo constatare con amarezza che l’obiettivo non è stato raggiunto, poiché le firme al momento arrivate circa trentatremila, anche se sappiamo che diversi pacchi sono ancora in viaggio.
Quando saremo in possesso del totale delle firme raccolte, lo comunicheremo e rifletteremo e decideremo insieme sul da farsi.
Da subito un caloroso ringraziamento a quanti, in condizioni assai difficili, si sono generosamente adoperati nella raccolta per presentare il testo della Lip in Parlamento, anche al fine di riaprire una stagione di mobilitazione nelle scuole e nel Paese.
Continuiamo fermamente a credere nella bontà e nella giustezza dei contenuti della proposta di legge e continueremo a batterci perché possano essere realizzati.

Comitati Lip scuola

Roma, 6 agosto 2018 

sabato 4 agosto 2018

Opinione "costituzionale" Con Roberto Saviano. Et cetera

Maria Paola Patuelli 

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Ravenna Notizie on line (1 agosto 2018)
1 agosto 2018


Ho ricevuto la telefonata di una amica. Mi ha posto un problema che ha aperto in me un inquietante interrogativo. Mi ha detto. In questi anni ci sono arrivate spesso tue riflessioni, interrogativi, allarmi. Ora sei silenziosa. Come mai? Va tutto bene? O hai perso la voce e l’uso delle mani, con le quali - penna o computer - si scrive?
In contemporanea, l’appello di Roberto Saviano. Uscite dal silenzio, fatevi sentire, altrimenti sarete parte della zona grigia. Come ci ha spiegato Primo Levi, che anche Marco Belpoliti citava, negli stessi termini, pochi giorni prima dell’appello di Saviano, commentando la tragica fotografia di Josefine, salvata miracolosamente dalle acque. Il grigio, il voltarsi dall’altra parte, il fare finta di niente,  è brutto e pericoloso.
Ringrazio l’amica, che mette il sale sulla piaga. Le amicizie servono soprattutto a questo. E rivolgo a me le stesse sue domande. Alle quali rispondo, ma prima dico che, questa mattina, ho firmato una petizione, promossa da Articolo 21 e Progressi, in seguito alla aggressione a Saviano, rivolta al Primo Ministro Giuseppe Conte, che deve farsi garante, Costituzione alla mano, della piena libertà di pensiero, e di parola pubblica. Vi invito a fare altrettanto, andando al sito https://www.fare.progressi.ord/petitions/difendiamola-liberta-di-espressione.
A pensarci bene, nel corso del tempo non siamo state e stati silenziosi. Per lo meno in modo intenso e pubblico, da Tangentopoli in avanti, non poch*, né indifferenti, né rassegnat*, hanno fatto sentire la loro voce. Sempre cercando di connettere la Costituzione scritta alla Costituzione materiale, che spesso andava in altre o opposte direzioni. Pericolosamente.
C’è stato, da parte della società civile nella quale mi colloco, che ha come metro la Costituzione da rispettare - non da sbandierare in modo intermittente -, grande sconcerto quando abbiamo visto che le forze politiche che più ci ispiravano fiducia, da quel dramma - Tangentopoli - non traevano i necessari insegnamenti. Lo abbiamo detto e scritto.
A seguire, con nessi causali evidenti, quando Berlusconi ha aggredito la magistratura, dal 2001 in avanti, abbiamo dato vita alla più forte, e prolungata nel tempo, stagione di mobilitazione popolare nazionale, i girotondi, che anche Guido Crainz, pochi giorni fa ricordava e - finalmente - non  nei termini compassionevoli che non di rado ho sentito in questi anni. Poverini, che illusi, e presuntuosi. Pretendono di incidere nella politica, questi dilettanti. La società civile? Quando sento questa espressione, metto mano alla pistola. Disse un autorevole dirigente del partito nel quale allora mi collocavo, mentre facevo, ostinatamente, i girotondi. Ostinazione o illusione? Oggi dico illusione, quel cercare di essere ponte fra indignazione civile non antipolitica e una forza politica che, pensavo allora, non può non ascoltare la nostra civile e non silenziosa grande preoccupazione. Che non era “antipolitica”, ma intendeva dare ossigeno alla politica, vedendo che non bastavano né i partiti né le Istituzioni, né, tantomeno, rassegnazione o indignazione silenziosa. Ascoltateci, intergite, interpretateci, con sincera e seria volontà di interazione. Questo volevano i girotondi. Ci vorrà del tempo, ma accadrà. Pensavamo. Così non è stato. I girotondi sconfitti. E non per loro responsabilità, sembra suggerire Crainz.  E loro, i politici di professione e non dilettanti, dotati di sordità e miopia, come sono finiti? Sconfitti anche loro, in tempi e modi diversi.
Nel 2006, abbiamo salvato la Costituzione. Salvata di nuovo nel 2016, quando fu aggredita dalla forza politica - un po’ mutata, forse -  che invece, più formalmente che altro, aveva detto NO, con noi,  nel 2006. E, a proposito di Istituzioni c’è chi, come Casaleggio, i cui studi non conosco,  profetizza la fine del Parlamento. Non mi è chiaro cosa intenda. Constata il progressivo declinare del ruolo del Parlamento? Da anni il fenomeno - fatalità senza spiegazione? - è da noi “costituzionali” evidenziato e denunciato. Le controriforme del 2006 e del 2016 andavano in questa direzione. Non è un caso che un prezioso libro di Paul Ginsborg La democrazia che non c’è, sia uscito nel 2006. La democrazia non gode di buona salute - sosteneva Ginsborg - ma è un bene prezioso che va riossigenato con la partecipazione e l’interazione fra cittadinanza attiva e Istituzioni.
E cosa abbiamo pensato e detto, dopo il 4 dicembre 2016? Fermatevi a riflettere. Cercate di capire le ragioni dello scontento di chi non va più a votare alle elezioni politiche, ma va in gran numero ai referendum costituzionali. Lo abbiamo detto e ripetuto anche dopo il 4 marzo 2018, quando una significativa partecipazione al voto, in quella occasione, ha espresso un giudizio assai negativo sulle politiche degli ultimi anni. Il popolo ha parlato, ho sentito dire con una certa enfasi. E’ vero. Cosa ha voluto dire? Interrogatevi. Studiate. Se non siete anime morte. Quanti anni, quanto tempo perduti, mi viene da pensare.
Ma anche le nostre parole sono oggi in difficoltà. Fino a pochi mesi fa, abbiamo pensato che le nostre parole e azioni potessero avere qualche efficacia. Ora, ne dubito molto. Faccio parte di una generazione - ragazza come sono del secolo scorso - che alla parola, al metterci la faccia, al rischiare, ha dato valore. Spesso con eccessiva fiducia, sottovalutando contesti difficili. Ma non abbiamo voltato mai la faccia da un’altra parte, di fronte a ciò che ci sembrava ingiustizia.
Saviano ha ragione, nel chiederci di non gettare la spugna. Non la gettiamo, ma non abbiamo più non dico la volontà, ma l’energia che Saviano, giovane, ha. I tempi della vita, i corpi che cambiano. Non è acqua. Incide nel nostre vite, che cambiano con il cambiare del corpo. Saviano, e la gioventù che la pensa come lui, che affolla il mondo di Libera, e dei movimenti antirazzisti e antixenofobi, e il volontariato dai mille scopi, che ci hanno invitato ad indossare magliette rosse. Le abbiamo indossate. Il rosso, il colore del sangue e della vita. Mai visto sangue nero. Ora, nella mia città, ci sono movimenti neofascisti che vogliono rispondere alle magliette rosse con le magliette nere. Il nero, il colore della paura e del buio, da quando eravamo piccol*. Invito chi indossa la maglia nera a pungersi con uno spillo. Vedrà così quale è il colore del suo sangue.
Ora, carissimo Saviano, tocca a voi, alla tua generazione. Ricordo ancora il tuo splendido discorso al Palasharp. Era il 2011. Un indimenticabile incontro promosso da Libertà e Giustizia. Accorremmo. Una moltitudine, da tante diverse città italiane. Nessun dubbio, allora, che le manifestazioni servissero. Ricordo che parlasti della macchina del fango che stava colpendo anche te, e anche allora. Tecnica antica, immortale, pare, ma non tutti soccombono. Tu ne sei un ottimo esempio. Sempre in piedi.
Quindi, siate voi giovani, soprattutto, da questo momento in avanti, ad avviare campagne, denunce, a non scomparire in piccoli orti conclusi, o in recinti monotematici. C’è un mondo da ripensare, tutto intero. E non è più il mondo del secolo scorso. Non so quanto tempo ci vorrà, ma dovrà pur venire al mondo un movimento politico in grado di agire, in un mondo da pensare ex novo, ma con il metro che vale da millenni, la giustizia, e con il metro scoperto nella storia recente, l’uguaglianza. Verrà. O è una utopia? E’ una utopia, nel senso che per ora è un non luogo. O, meglio, un luogo che non c’è. Ma che, in futuro, potrebbe esserci.
Infatti, in questi ultimi giorni ho compreso del tutto – ma ci pensavo da tempo – che il presente non ha nulla a che fare con il presente della mia gioventù.
Alcuni eventi sono stati determinanti.
Nel mondo. Il feeling fra Trump e Putin. Una nuova internazionale si aggira per il mondo. L’internazionale delle parole grossolane e gridate - Trump, una discontinuità potente, pare, che sta cambiando il mondo -, dagli Usa all’Urss, passando attraverso non pochi paesi europei, Italia in testa, ma dopo l’Ungheria, e la Polonia. Unico dato positivo. C’è chiarezza. E’ una internazionale spietata, che non nasconde la sua spietatezza. Esito inevitabile delle Twin Towers abbattute? Terrorismo diffuso. Colpa dei musulmani, o della guerra all’Iraq, o dello scandalo della eterna e quotidiana offesa al popolo palestinese? O del dissolversi, a suo tempo, della speranza comunista, svaporata, non lentamente, fino al Muro di Berlino? E la Cina? E’ comunista? E’ capitalista? Un bell’inedito, a proposito di storia.
In Italia. Mentre Saviano viene aggredito e querelato da chi dovrebbe difenderlo, il ministro degli Interni Salvini, un anniversario ricorda la fine di Raul Gardini. Tema sempre vivo nella mia città. E, quasi negli stessi giorni, il precipitare della salute di Sergio Marchionne e la sua morte. Temi delicati, non è facile riflettere su circostanze che riguardano persone che escono dal mondo per sempre. Ma sono stata colpita da parole lette, dette o avvertite.Gardini e Marchionne, due grandi italiani. Come Cavour, Garibaldi, Mazzini, Gobetti, Gramsci, Calamandrei, ci metto anche De Gasperi, Aldo Moro, Pertini, Berlinguer, Nilde Iotti, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack? Ricordo solo chi non è più. Ci metto anche Scalfaro che, a chi tentava di diffamarlo, a reti unificate disse “Non ci sto!”. Ma ora non può più parlare e nuovi tentativi di diffamazione sono in corso. Penso che, di fronte alla morte, ci vorrebbe garbo e misura. Ma grandi folle in piazza, spettacoli, pagine in numero straordinariamente alto in quasi tutti i quotidiani, a commento della fine di questi grandi italiani, sono azioni misurate?
Gardini e Marchionne, grandi italiani? Per Gardini, un po’ di tempo è passato. Ci sono addirittura dubbi sulla sua morte. L’ha voluta lui o l’hanno voluta altri, come pensano amici e familiari? Aspettiamo che la storia faccia chiarezza. Che amici e parenti continuino a rimpiangerlo, capisco e mi commuove pensarlo. Ma grandi eventi in piazza del Popolo, con cittadinanza ravennate accorsa in numero straordinariamente alto? Commemorazioni “festose” e musicali? Non capisco, e questo accade a chi fatica a orientarsi nel proprio presente. Come i mazziniani e i garibaldini dopo l’Unità d’Italia. Come i partigiani guardati con disprezzo poco dopo la Liberazione. Facevano fatica ad orientarsi.
Marchionne è stato definito il Ford del nostro tempo. Questa affermazione la capisco meglio. Probabilmente è così. Un interrogativo. Ha prodotto egemonia, o ha interpretato con intelligenza, tempismo ed efficacia uno spirito dei tempi molto galoppante e privo - o quasi - di ostacoli? Espressione, quindi, di una egemonia più sociale che culturale? Che, forse, sta diventando anche culturale, in assenza di pensieri diversi e diffusi? Dopo Ford c’è sta la prima guerra mondiale, la crisi del 1929, i totalitarismi, la seconda guerra mondiale. A chi è giovato il fordismo? A chi sono giovate, e giovano, le innovazioni industriali incarnate da Marchionne? So la risposta. Ha salvato posti di lavoro, ne ha creati altri. Come interloquire? Sono digiuna di economia. So solo che un ricorso alla Corte Costituzionale contro comportamenti antisindacali decisi da Marchionne è stato vinto. Con un argomento a mio avviso fondamentale. La democrazia costituzionale non si arresta al cancello delle fabbriche. Vige - dovrebbe - anche dentro.  Illusioni del secolo scorso?
In Italia. Grande italiano Gianni Agnelli o Adriano Olivetti? Entrambi? Vedremo cosa dirà la storia. Il mio sguardo di ragazza del secolo scorso sceglie Olivetti. Uno strano industriale. Fu il primo a pubblicare, in Italia, scritti di Simone Weil, anche lei una strana filosofa. Platonica, ma volle mettere alla prova il suo corpo facendo l’operaia. Cosa le insegnò il suo corpo facendo la fatica operaia? Che ritmi e fatiche bestiali ci sottraevano il bene più prezioso. Il pensiero. Simone Weil in fabbrica e Chaplin, in Tempi moderni. Una critica senza appello ed eterna al fordismo. E oggi? Fra lavoro di corsa, o rincorsa del lavoro, o rincorsa del divertissement - ridere per dimenticare, consumare per vivere, social adiuvanti - solo una minoranza, fortunatamente trasversale a generi, generazioni e ceti sociali,  è veramente pensante.
Gardini. Marchionne. Due eroi nazionali. Per tornare a piazze entusiaste, in questi giorni ho ripensato a una occasione mancata, che mi fece soffrire e sentire marziana e alienata nella mia città natale. Nella primavera del 1992, il Moro di Venezia, magnifica barca di Raul Gardini, vinse una importante competizione internazionale. A Ravenna, faville. Una enorme festa di popolo in piazza del Popolo. Poche settimane dopo, la barbarie mafiosa distrusse la vita di Falcone, Morvillo e la scorta. Falcone, eroe sicuramente nazionale. Alla scadenza del primo mese dall’attentato, telefonai al sindaco di allora, Mauro Dragoni. Suggerii di allestire un grande schermo in piazza, per onorare la figura di Falcone, come segno di nostra civile gratitudine. Il sindaco fu d’accordo. La piazza fu preparata, l’informazione data alla stampa. In quante persone ci ritrovammo? Poche decine. Possibile? Così fu. Ravenna, città medaglia d’oro della Resistenza. Quale Resistenza? Di un passato tanto lontano da non essere più “propulsivo”. Essere creatura marziana nella propria città, allora, e nel mondo grande, oggi. Così mi sentivo e così mi sento.
Quindi, carissimo Saviano, e voi giovani che ostinatamente studiate, scrivete, provocate, sono - non da sola - con te. Aiutateci voi a comprendere un mondo oscuro, perché i nostri strumenti interpretativi sono insufficienti. Su di un terreno comunque ci troviamo insieme. E continueremo ad esserci. Non basta la memoria, ci vuole la conoscenza della storia, passata e presente, e il suo quotidiano studio. Non ci dà indicazioni immediate di azione, ma, senza di lei, pensieri, strumenti e azioni non si troveranno. Inoltre, è urgente la ricerca in un altro modo di comunicare. Il confronto, la conversazione, il dialogo, il conflitto dialogato e argomentato. Sono estinti per sempre? Eppure, le idee più forti - anche in politica - della modernità, sono state partorite nei salotti di conversazione, una anteprima preziosa di lumi in arrivo. Inventati, i salotti, da donne colte, e vissuti da donne e uomini con conversazioni che non finivano mai. Partorirono – ci volle molto tempo – le idee di uguaglianza e di fraternità. La Bibbia, i Vangeli, il Corano  non erano bastati.
Maria Paola Patuelli
del circolo Libertà e Giustizia di Ravenna

Abruzzo: l'ultima truffa del Pd, sbarramento a 8%

Maurizio Acerbo, segretario regionale Prc-Se



Mercoledì prossimo il Presidente della Giunta Regionale Luciano D'Alfonso dovrà dimettersi per incompatibilità con la carica di senatore. 


Il Pd abruzzese consegnera' la Regione con le elezioni anticipate alla destra o ai M5S assecondando la fuga a Roma di un presidente ormai inviso ai cittadini e screditato. L'ultimo colpo di coda del Pd è la presentazione in fretta e furia di una proposta di modifica della legge elettorale vigente.



È stata presentata dal capogruppo Pd Mariani questa settimana ed è stata convocata la commissione competente alla velocità della luce per lunedì 6 agosto la competente commissione per parere.



Il tutto per arrivare all'approvazione martedì in consiglio regionale, il giorno prima delle dimissioni del presidente incompatibile.
Cosa prevede questa sveltina del Pd?



Innanzitutto l'innalzamento della soglia di sbarramento all'8% per le liste/coalizioni e un nuovo metodo di calcolo per l'assegnazione dei seggi che li favorisce.



Un presidente che già avrebbe dovuto dimettersi e una maggioranza che dovrebbero occuparsi solo di ordinaria amministrazione si preparano a stravolgere legge elettorale introducendo una soglia di sbarramento antidemocratica per che c'è solo in Molise e nella Turchia di Erdogan. Contro chi è rivolta questa modifica? É evidente: contro l'esordio di un quarto polo di sinistra, ambientalista, dei movimenti. Ricordo che tre anni fa in qualità di candidato della sola Rifondazione Comunista superai il 3 ma non fui eletto perché per iniziativa del Pd fu innalzato lo sbarramento al 4. Ora questi patetici personaggi addirittura raddoppiano sbarramento. Faccio presente che Sinistra Italiana è passata all'opposizione e ha già annunciato che non sarà alleata del Pd. Dunque i miserabili avranno pensato che il 4 non sia più sufficiente a tenerci fuori se ci mettiamo insieme e soprattutto che un seggio alla sinistra lo toglierebbe a loro che perderanno  sicuramente le elezioni.



Segnaliamo che questo supersbarramento non ha nulla a che fare con la governabilità perché penalizza l'opposizione non chi vince e usufruisce del premio di maggioranza. 
Non ci è ancora chiaro se le formazioni dell'opposizione di centrodestra e M5S siano o meno complici di questa operazione antidemocratica. Ci rivolgiamo a tutti i consiglieri regionali di maggioranza e opposizione affinché non siano complici di questa porcata indegna.

lunedì 30 luglio 2018

Friuli PRC: “Prove di regime. Assessore fascioleghista minaccia taglio fondi associazioni antirazziste”

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

Peter Behrens, segretario provinciale del partito della Rifondazione comunista





“Le dichiarazioni, pubblicate  sul quotidiano Il Piccolo di Trieste, dell'assessore regionale leghista Roberti sono gravissime. L'esponente della giunta Fedriga minaccia le 40 associazioni che hanno firmato un appello sui temi dell'immigrazione critico verso alcune posizioni della Regione. L'assessore minaccia di tagliare i fondi e annuncia un monitoraggio per individuare quelle che hanno ricevuto contributi per le proprie attività. Secondo l'assessore se dissenti dalla giunta non hai diritto all'accesso ai contributi pubblici. Siamo di fronte a una palese intimidazione che conferma che facciamo bene a definire fascioleghisti gli esponenti del partito di Salvini. I fondi pubblici dovrebbero essere erogati garantendo l'imparzialità e non sulla base di discriminazioni politiche o del consenso verso chi governa. Ora siamo in attesa di sapere, come sotto Mussolini, da una "Nuova agenzia Stefani" quali saranno le posizioni che dovranno essere assunte pubblicamente per non vedersi tagliare i finanziamenti. 
Quando cultura, associazionismo e volontariato devono adeguarsi ai voleri dei potenti grandi guai si preparano per tutti i cittadini”.


L'articolo con le dichiarazioni: