Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 1 maggio 2021

Appello per la mobilitazione su vaccini e sanità del 21 e 22 maggio

 Potere al Popolo, Tavolo Nazionale  Sanità



Il 21 maggio a Roma si terrà il vertice del G 20 sulla sanità.

La pandemia ha mostrato la ferocia e l’inefficienza del sistema sanitario e di tutela della salute, se fondato sul profitto e sul mercato. Proprio i paesi più ricchi del mondo hanno subito una strage senza precedenti, dovuta alla distruzione dei sistemi sanitari pubblici e alla gestione della pandemia in funzione del PIL, sacrificando al mercato, al profitto e agli affari la vita stessa delle persone.

Ma il sacrificio disumano di tante e tanti non è servito ad evitare il danno economico, così la crisi sanitaria è stata più pesante lì dove già esistevano sofferenza sociale e peggiori condizioni di vita, ed è quindi diventata crisi economica e sociale e milioni di persone hanno perso il lavoro e sono state gettate nella povertà. La pandemia è diventata sindemia, cioè una catastrofe sanitaria e sociale al tempo stesso.

L’egoismo dei paesi più ricchi si è poi manifestato con la decisione criminale di difendere i brevetti delle multinazionali sui vaccini; e questo ha provocato un ritardo gravissimo nella vaccinazione di tutte le popolazioni del mondo con il rischio evidente, come mostra il dilagare del contagio in India, di un ritorno senza fine del virus.

Noi organizzazioni sociali e politiche, impegnate a contrastare quel sistema malato fondato sul profitto che ha aggravato enormemente gli effetti della pandemia Covid, sentiamo la necessità di mobilitarci attorno al vertice del G20 per rivendicare vaccini e sanità pubblica per tutte e tutti in tutto il mondo e giustizia sociale per affrontare gli effetti del virus sulla società.

Per questo rinnoviamo la richiesta alla UE e agli USA di togliere il loro scandaloso veto alla eliminazione dei brevetti sui vaccini, bene comune che deve essere pubblico e a disposizione dell’intera umanità. Per questo rivendichiamo una sanità pubblica gratuita e fondata sulla prevenzione e sulla medicina territoriale. Per questo diciamo no al PNRR del governo Draghi che prosegue nella politica insensata e feroce di tagli alla sanità pubblica e di privatizzazioni. Per questo reclamiamo eguaglianza sociale e redistribuzione della ricchezza per affrontare la crisi economica e sociale.

Il 21 maggio sosterremo gli scioperi del mondo della sanità e parteciperemo a tutte le iniziative di lotta che facciano sentire al G20 la voce di chi in Italia vuole che la salute sia davvero al primo posto e che la vita e la natura non siano più sacrificate al profitto.

Il 22 maggio promuoviamo una manifestazione nazionale a Roma, nel rispetto delle regole per la salute, per far sentire la nostra voce ad un palazzo della politica e del potere che non ha imparato nulla dalla pandemia e vuole imporci una riorganizzazione complessiva del sistema economico fondata sugli stessi presupposti che hanno favorito il disastro sanitario e sociale che ci ha colpito. La recente approvazione del Piano di Ripresa e Resilienza da parte di un Parlamento completamente soggiogato conferma la volontà di utilizzare l’emergenza sanitaria come un’arma per aumentare risorse e potere nelle mani del sistema delle grandi imprese. Al di là di vuote dichiarazioni di principio non è previsto nessun intervento di rafforzamento degli asset strategici della nostra economia, nessuna ripresa dell’intervento pubblico neanche nel sistema sanitario, nessuna seria politica di sostegno all’occupazione, nessuna azione di tutela del territorio e di risanamento dei disastri ambientali provocati negli ultimi decenni, nessun intervento di riequilibrio territoriale e di riduzione delle disuguaglianze.

Saremo in piazza contro la politica degli affari e contro il governo Draghi che ne è espressione, per i vaccini e la sanità pubblici, per la giustizia sociale e il diritto di tutte e tutti a lavorare e vivere dignitosamente senza rischiare salute e vita.


sabato 24 aprile 2021

Il futuro è troppo importante per consegnarlo agli indici di borsa.

 Luciano Granieri




Il PNRR questo sconosciuto. 

Consiglio dei ministri in corso per discutere la bozza del Recovery Fund che andrà in aula lunedì prossimo 26 aprile, per poi essere presentato all’Unione Europea ed iniziare  la negoziazione. 

La presentazione di un testo di 486 pagine in inglese (Dossier Franco), seguito da una semplificazione in italiano, che riportava in fotocopia l’elaborazione del precedente governo, ed infine la, pare, definitiva bozza di 300 cartelle, sono i documenti che hanno segnato il percorso di questo difficile parto.  In due giorni  tutto ciò dovrebbero  essere letto e recepito dai ministri. Tutto chiaro?  No. Ma tanto è già deciso. 

Esattamente cosa è deciso, nei dettagli, non è dato sapere. Ma c’è poco da fare gli schizzinosi, Draghi doveva fare e Draghi ha fatto, aiutato da fior di consulenti, quelli di Mc Kinsey, abili a consigliare come trarre smisurato profitto da ogni azione di sfruttamento economico.  Lunedì dunque, cari onorevoli, approvate zitti e buoni. 

Pure la quantità dei soldi è andata in altalena. Prima 201 miliardi, più i 37 del  Mes, a proposito che ne è del Mes? Poi 229, quindi 191,5 infine gli attuali 221,5 (191,5 quelli europei, più 30 di scostamento di bilancio, altro debito).

Oltre a coinvolgere la società di consulenza Mc Kinsey, sono state raccolte memorie ed effettuate audizioni fra i vari portatori d’interesse, dai sindacati fino alla Banca d’Italia, per recepire suggerimenti sul come utilizzare i soldi, a prestito e a fondo perduto, che l’Europa ci metterà a disposizione se faremo i bravi e rispetteremo tutte le leggi dell’austerity, uscita dalla porta della sospensione del patto di stabilità, ma rientrata dalla finestra dell’art.24, del regolamento del PNRR.  

Ciò che filtra dal  piano rivela  la presenza del  finanziamento della privatizzazione delle reti idriche  anche al sud, alla faccia di quei 26milioni di italiani che hanno votato per l’acqua pubblica, esiste poi la novità che fra i progetti compresi nella voce “Industria Sostenibile” entra il potenziamento della filiera aerospaziale e della difesa, in particolare si stanziano soldi per la “costruzione di piattaforme duali ad elevatissime prestazioni, con ridotto impatto ambientale, totale sicurezza cyber ed innovazione digitale” utili  ad  assembleare i cacciabombardieri multiruolo TEMPEST, i sottomarini U-212 NFS, nuovi cacciatorpedinieri e gli elicotteri FVL, “una sorta di F35 ad ala rotante” Va bene che siamo in guerra contro il Covid, ma così mi sembra francamente troppo!!!!  

Ovviamente è già pronta un’infornata di  29 commissari straordinari, pronti  a gestire 57 grandi opere pubbliche da realizzarsiin regime commissariale appunto, ossia senza particolari attenzione alle varie autorizzazioni e adempimenti di sicurezza. Mega interventi che, dietro la nobilissima causa della rivoluzione green, sfondano montagne, deturpano paesaggi, mangiano e sfruttano territorio aumentando  i profitti dei  soliti potentati finanziari . Niente di nuovo.  Ciò comunque chiarisce bene a quali, fra i portatori d’interesse convocati  è stato dato ascolto. 

Resta da dire che i risultati attesi sono importanti fra il 2024 ed i 2026 si prevede un aumento del Pil del 3,6% e diminuirà la disoccupazione di almeno 3 punti. In che modo ciò si realizzerà senza un piano di investimenti pubblici corposo - dove è lo Stato che decide il piano industriale in base agli interessi della collettività (anziché  finanziare i privati) -  e con  una legislazione  sul  lavoro che, trincerandosi dietro il mantra delle politiche attive, lascia inalterata la precarietà di massa, non è dato sapere, o meglio forse si sa. 

Infatti ciò che emerge con forza  dall'impostazione del  PNRR, è la falsa e reiterata   convinzione che il benessere del Paese e dei cittadini, si ottiene preservando e aumentando la capacità di profitto dei privati, i quali, bontà loro, riserveranno qualche briciola, se avanza,  del loro lauto pasto, anche ai poveracci. 

Questa ricetta  si è dimostrata da tempo immemore venefica per il benessere dell’umanità, aumentando le diseguaglianze, la povertà e l’ impossibilità di curarsi,  trasformando  la pandemia in una strage umanitaria. 

Nonostante l’evidenza storica, Draghi è stato incoronato proprio per piantonare i soldi europei in modo da indirizzarli verso coloro i quali assicurano l’aumento del Pil a danno  del benessere generale. 

Con lo scopo di ribellarsi a questo sistema economico, il cui fallimento è orma acclarato,  e contestare un PNRR deciso da tecnocrati, senza il coinvolgimento reale dei cittadini, e basato sul Dio Pil, una rete di associazioni e cittadini, raccolti nel movimento Società della Cura, il 26 aprile prossimo sarà in presidio fuori dal Parlamento, per ribadire il rifiuto di un Recovery Plan che amplifica le storture del liberismo imperante, e promuovere il Recovery PlanaET un piano   per un’altra idea di società, basata sulla cura delle persone, del territorio e delle risorse naturali. Chi vorrà aggiungersi sarà il benvenuto.

 

venerdì 23 aprile 2021

Terme Romane, le associazioni chiedono di incontrarsi con la Dottoressa Paola Refice Sopraintendente ABAP Frosinone Latina

 

 


Gent.ma D.ssa Paola Refice

Sopraintendente ABAP per le provincie di Frosinone e Latina

Presso Sabap Lazio

Piazza Angelo Celli n. 1

04100 LATINA


Valorizzare il patrimonio archeologico della Città Capoluogo

Abbiamo appreso dagli organi di informazione che il 9 aprile si è tenuta una conferenza stampa presso la Villa Comunale di Frosinone per presentare il valore ed il significato del ritrovamento archeologico denominato terme romane nei pressi del Fiume Cosa, località Ponte della Fontana. Ciò alla presenza del sindaco e degli amministratori della città. Ci dispiace molto prendere atto che né l’amministrazione comunale, né la sopraintendenza si è premurata di invitare l’associazionismo cittadino ad intervenire a tale conferenza.

Si premette che, dal 2011 ad oggi, l’associazionismo volontario della città capoluogo di Frosinone, guidato dalla locale consulta delle associazioni, è stato fortemente impegnato con una serie di iniziative pubbliche e di confronti istituzionali Per scongiurare la realizzazione in quel sito di un mostro di cemento denominato “Progetto Portici” e per salvaguardare e valorizzare tutto il sito archeologico, comprese le terme romane esistenti in esso nel territorio adiacente alla “Villa Comunale.” Le associazioni hanno anche promosso una proposta di delibera popolare al consiglio comunale, a norma di statuto, votata all’unanimità il 14 settembre 2011, con una serie di impegno assunti e mai attivati.

Concordiamo con la Sua valutazione in base alla quale il carattere pubblico del complesso termale, di cui il ritrovamento è parte, presuppone la presenza di un insediamento urbano esteso nel territorio del capoluogo. Infatti tutti i reperti archeologici ritrovati dagli anni ’60 fino ad oggi (teatro romano di Viale Roma , Tombe Volsche, Terme Romane, basolato di Via De Matthaeis, scavi effettuati nei pressi della Villa Comunale di cui non si trovano più le relazioni) confortano queste Sue affermazioni.

Le associazioni, perciò, sono fortemente interessate a conoscere il significato ed il valore storico e culturale di questi nuovi ritrovamenti e sono fortemente desiderosi di sapere qual iniziative possano essere messe in atto, in modo condiviso e partecipato, per valorizzare il nuovo rinvenimento e per avviare un progetto di ricerca nell’area enunciata. Si richiede, per tanto, un incontro con S.V. e con gli archeologi che hanno operato sul sito, alfine di avere una corretta informazione e uno scambio di idee teso alla costruzione di un percorso comune.

Tale incontro si può tenere nella sala convegni della Casa del Volontariato (CESV) di Frosinone in Via Pier Luigi da Palestrina nel pieno rispetto delle norme anti-Covid.

In attesa di un cortese riscontro si porgono Cordiali Saluti.

Francesco Notarcola, Cittadinanzattiva Tribunale per la Difesa dei Diritti del Malato

Paolo Iafrate, Oltre l’Occidente

Riccardo Spaziani, Rigenesi

Luciano Granieri, Aut Frosinone, Osservatorio Peppino Impastato

Davide Toro, Frosinone Bella e Brutta

Fiore Silvestro, Società Operaia Mutuo Soccorso

Luciano Bracaglia, Salviamo il paesaggio

Paolo Ruggeri, Ci Vediamo in Provincia

Angelo Campagiorni pensionato Frosinone

La presente lettera sarà inviata lunedì 26 aprile con tutti i nomi di liberi cittadini e le associazioni che faranno pervenire la loro adesione entro le ore 22 di domenica 25 aprile. Si prega, per i cittadini, di specificare professione e luogo di residenza. Grazie!

 

mercoledì 14 aprile 2021

Video storia delle Terme Romane di Frosinone

 Luciano Granieri

Il 9 aprile scorso, presso la Villa Comunale di Frosinone, in una conferenza stampa a cui hanno partecipato il sindaco di Frosinone  Nicola Ottaviani,la sopraintendente ABAP (Archeologia Belle Arti e Paesaggio) per le province di Frosinone e Latina Paola Refice, l’archeologa  Daniela Quadrino, veniva informata la popolazione circa il ritrovamento, in località Ponte della Fontana, sulle sponde di Fiume Cosa,di resti ben conservati di un edificio termale di epoca romana imperiale, cioè parte delle terme romane. Una costruzione che  nonostante la continua aggressione da parte della lobby del cemento, continua  resistere e, ogni tanto a dà testimonianza di sè. Insomma niente di nuovo. 


Stupiscono le dichiarazioni  della sopraintendente Paola Refice quando afferma che la destinazione pubblica del complesso termale presupporrebbe l’esistenza di un tessuto urbano romano molto importante. E sai che novità! Già alla fine degli anni ’60 vennero alla luce i resti di un teatro romano prontamente asfaltato da una speculazione fondiaria che già da allora mostrava una spietatezza inaudita nel ferire la cultura in nome del profitto. Ma ancora di più stupiscono le parole del sindaco Ottaviani il quale si dice sorpreso del fatto che i rinvenimenti termali  siano avvenuti nel capoluogo, mentre si credeva che la presenza di tali strutture fosse situata in altri territori della Regione. Ma dove ha vissuto fino a ieri il sindaco?  Non ricorda, quando nel luglio del 2015, tentò di fare approvare, nel piano urbanistico di allora,  la cessione alla speculazione fondiaria dell’area sovrastante alcuni reperti delle terme romane per seppellirle definitivamente sotto 35.000 metri cubi di cemento? Fu solo grazie all’impegno dell’allora costituito Comitato “Io difendo le Terme Romane” se il proponente della lottizzazione rinunciò al malsano progetto. Così come le stesse associazioni già nel 2011 avevano proposto e fatto approvare una delibera, allora il sindaco era Michele Marini,  in cui si poneva a salvaguardia  l’area sotto la quale insistevano  i reperti , in attesa di trovare i fondi per farli  venire alla luce. Preservando così il sito da aggressioni cementizie già responsabili  della distruzione di parte del complesso termale finito sotto il palazzo dell’ex centro pastorale a De Matthaeis.  Per rinfrescare la memoria al sindaco, e riproporre la storia della Terme Romane, che grazie all’impegno dei cittadini sono riuscita a sopravvivere all’aggressione palazzinara, propongo di seguito una video storia di tutta la vicenda. Perché se è vero che Frosinone da sempre è una città fondata sul cemento, è anche vero che ogni tanto qualcuno resiste nel difendere il patrimonio culturale.

2011. Prima mobilitazione per ottenere almeno la salvaguardia del sito delle Terme




Agosto 2014, a cura del Museo Archeologico di Frosinone viene organizzata una visita sui siti sovrastanti i reperti delle Terme.



Luglio 2015. L'amministrazione Ottaviani prova a cedere ai privati i terreni sovrastanti le terme sui quali vorrebbero costruire una mega lottizzazione. L'opposizione delle associazioni è imponente e induce il proponente a rinunciare al progetto.



Conclusione: la storia e la civiltà non si seppelliscono.

lunedì 12 aprile 2021

Recovery PlanET, non recovery plan

https://societadellacura.blogspot.com/ 



                                                       Recovery PlanET

il Piano di Transizione verso la società della cura 


Il Recovery Planet è frutto di un grande lavoro collettivo a cui hanno partecipato molte centinaia di persone, impegnate per settimane in tredici tavoli tematici e in grande gruppo di donne sull'approccio di genere, nei quali sono stati messi in comune saperi, esperienze, idee di tante reti, organizzazioni e movimenti.

Il Recovery PlanET è il piano nazionale di transizione verso la società della cura, la nostra alternativa al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del governo. Indichiamo quali sono i primi passi necessari e indispensabili per cambiare radicalmente rotta verso una alternativa di società. 

Il Recovery PlanET è stato presentato in una partecipata assemblea online il 6 marzo 2021. I suoi contenuti condivisi attraverseranno le tante mobilitazioni previste nel mese di marzo, e sarà la base comune per la grande giornata di mobilitazione nazionale diffusa per la Società della Cura del 10 aprile.

Accompagnano il Recovery PlanET il documento "Una lettura critica femminista" prodotto dal gruppo di donne della convergenza Per la Società della Cura, e il documento prodotto dal tavolo tematico "Ecologia e ambiente", oltre che diversi documenti prodotti dalla convergenza a livello territoriale. 

Il Recovery Plan di Draghi: più privatizzazioni, meno democrazia

 Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua



Il "governo dei migliori" e il Recovery Plan ci vengono venduti come soluzioni salvifiche che cancelleranno i peccati dal nostro paese “restituendo” prosperità e benessere. La realtà però racconta di una gravissima sovversione della democrazia e di un piano infarcito della stessa cultura liberista che ci ha condotto alla situazione attuale, e che punta ancora alla privatizzazione dell'acqua. A pochi giorni dalla consegna del "nostro" PNRR (Piano Nazionale Resilienza e Ripresa) alla Commissione europea, a che punto siamo?

La sovversione della democrazia
Il Parlamento è stato costretto a lavorare per settimane sulla versione approvata il 12 gennaio scorso dal passato governo e solo a metà marzo sono state depositate alcune note tecniche integrative che in realtà riscrivono da capo diverse parti del Piano rendendo così vano il dibattito sviluppato sino a quel momento nelle Commissioni. Da evidenziare come tali note siano scritte in inglese il che denota l'intenzione di limitare il coinvolgimento e, probabilmente, conferma anche la compartecipazione alla stesura della società di consulenza McKinsey.

Di fatto, persino il Parlamento è stato esautorato dalla possibilità di incidere e decidere su interventi, investimenti e scelte che condizioneranno il futuro del nostro paese e attraverso una vera e propria secretazione dei documenti all'opinione pubblica è stata completamente preclusa qualsiasi forma di partecipazione.

Non si è così dato modo di sviluppare un dibattito pubblico e democratico nel paese come se il cosiddetto “governo dei migliori” fosse automaticamente insignito della potestà di decidere in solitudine del futuro del paese. Il tutto con un Presidente del Consiglio che non è mai stato eletto dai cittadini.

Un processo autoritario che intendiamo denunciare con forza perché svilisce ulteriormente i processi democratici, tanto quelli costituzionalmente garantiti quanto quelli basati sulla partecipazione diretta delle comunità alle decisioni fondamentali per costruire scenari di giustizia sociale ed ambientale.

Si conferma così una deriva che s'inserisce nel progressivo svuotamento dei poteri delle istituzioni democratiche che, da garanti dei diritti e dell’interesse generale, diventano mere esecutrici dell’espansione della sfera d’influenza dei grandi interessi finanziari sulla società.

Le privatizzazioni in salsa verde
Le cosiddette note tecniche, che di fatto riscrivono completamente alcune parti del PNRR, confermano l’impostazione di un Piano volto a rafforzare l’attuale modello economico-sociale inglobando in esso anche la questione ambientale, prefigurando così una nuova fase di capitalismo digitale e, all'apparenza, verde.

Nello specifico dell’acqua le risorse stanziate non risultano modificate pertanto permangono del tutto insufficienti.

Risulta decisamente peggiorativa, rispetto alla versione precedente, la cosiddetta “riforma” nel settore idrico che ora punta ad un sostanziale obbligo alla privatizzazione nel sud Italia prevedendo addirittura una scadenza al 2022 per un generico adeguamento alla disciplina nazionale ed europea ma con un ben più puntuale riferimento a criteri che guardano alla costruzione di grandi soggetti gestori, sul modello delle multiutility quotate in Borsa, che si ammantino della capacità di rafforzare il processo di industrializzazione realizzando economie di scala e riducendo il divario tra il centro-nord e il sud del Paese.

Di fatto si costituirebbero una o più aziende per il Meridione che assumerebbero un ruolo monopolistico in dimensioni territoriali significativamente ampie e sul modello di quelle che ad oggi hanno dimostrato la loro efficienza solo nel garantire la massimizzazione dei profitti mediante processi finanziari.

Da tempo sosteniamo la necessità di una gestione alternativa proprio a quella politica privatistica responsabile delle tante carenze prodotte soprattutto a livello delle grandi infrastrutture idriche, tra l’altro non solo nel Sud Italia.

Inoltre, nelle note si fa riferimento a “memoranda”, che il Ministero dell'Ambiente (oggi Ministero della Transizione Ecologica) dovrebbe definire e imporre alle regioni e agli Enti di Governo, inseriti all’interno del progetto non a caso chiamato "Mettiamoci in riga" (parte del PON Governance 2014-2020) che implicano la messa in tutela del Mezzogiorno da parte del governo e l'idea che i finanziamenti del PNRR arrivano sotto quelle condizionalità.
In ultimo, si attribuisce un ruolo centrale ad ARERA seppur si è costretti ad ammettere che la sua iniziativa ha garantito un'insufficiente ripresa degli investimenti.

Se fosse confermata questa versione saremo di fronte a un'impressionante accelerazione verso la privatizzazione in spregio alla volontà popolare espressa chiaramente con i referendum del 2011.

L'avversione del "Drago" per l'acqua pubblica
D’altronde Draghi non ha mai dissimulato la volontà di contraddire l’esito referendario visto che il 5 agosto 2011, solo 1 mese e mezzo dopo lo svolgimento della consultazione, in qualità di Governatore della Banca d’Italia firmò, insieme al Presidente della Banca Centrale Europea Trichet, la oramai famigerata lettera all’allora Presidente del Consiglio Berlusconi in cui, tra le varie riforme “strutturali”, indicava come “necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.”

L’attuale versione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza risulta in “perfetta” continuità con suddette indicazioni e rimane, dunque, una risposta del tutto errata alla crisi pandemica che non affronta le questioni di fondo emerse in questi anni e soprattutto negli ultimi mesi, mantenendo un’impostazione completamente permeata e subalterna ad una logica privatistica ed estrattivista volta alla massimizzazione del profitto e per questo ci siamo mobilitate e ci mobiliteremo  nelle prossime settimane. Sabato 10 aprile abbiamo partecipato alla mobilitazione nazionale “Recovery PlanET” promossa dalla rete “La Società della Cura”, chiedendo una modifica radicale nella direzione di stanziare investimenti pubblici per la ripubblicizzazione del servizio idrico così come previsto dalla legge per l’acqua pubblica colpevolmente rimasta indiscussa da oltre due anni in Commissione Ambiente della Camera, per la ristrutturazione delle reti idriche e per il riassetto idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio.

martedì 6 aprile 2021

IL PNRR DI DRAGHI – Riusciranno Draghi & Franco a imporre il loro piano? – E’ mancato il dibattito democratico nel Paese

 Presidio Europa http://www.presidioeuropa.net/




…  mancano 24 giorni …

ENTRO IL 30 APRILE IL GOVERNO DEVE CONSEGNARE IL PNRR ALL’UNIONE EUROPEA

Il Dossier PNRR in inglese annunciato dal Ministro Franco è disponibile su PresidioEuropa


È passato poco meno di un anno da quando l’Unione Europea promise un piano speciale per rilanciare le economie degli Stati Membri sinistrate dalla pandemia COVID-19.

I Regolamenti che contengono gli obiettivi e le regole del NextGenerationEU sono stati proposti dalla Commissione europea e il Consiglio e il Parlamento europei li hanno approvati nel febbraio 2021.

Nei piani alti del potere politico/finanziario/industriale c’è attesa ed entusiasmo per il salvifico piano, mentre nei piani bassi la gran parte dei cittadini, del tutto disinformati e manipolati da una comunicazione contraddittoria non riesce proprio ad immaginare quali risultati potrà dare il PNRR – Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza al loro futuro.

Le voci critiche dei cittadini impegnati sono da tempo zittite.

Mancano oggi solo più 24 giorni al 30 aprile quando il Governo dovrà consegnare alla Commissione europea il suo PNRR per agguantare i fondi europei promessi dalla UE per circa 200 miliardi di €.

Riusciranno Draghi & Franco a imporre il loro piano? Ricordiamo che l’Art. 18 del Regolamento (UE) 2021/241 indica tale scadenza e precisa soprattutto che il PNRR, per assicurare all’Italia il finanziamento della UE, dev’essere debitamente motivato e giustificato e deve indicare, per ogni progetto, come sono rispettate le 20 rigorose condizioni.

Ma vi sono altri impegni da rispettare ancora più stringenti rappresentate dalle 10 Regole contenute nel Regolamento (UE) 2021/241 all’art. 24 “concernenti il pagamento, la sospensione e la risoluzione degli accordi riguardanti i contributi finanziari e i prestiti”.

Sono note le difficoltà per l’Italia[1] di spendere i circa 200 miliardi e c’è il forte rischio che i fondi siano sperperati per fare ponti di messina, altre Grandi Opere Inutili e Imposte come la Torino-Lione, e addirittura l’ammodernamento e il rinnovamento dello strumento militare.

Ma a che punto è dunque la redazione del PNRR? Il Governo Draghi ha ereditato e fatto sua la bozza del 12 Gennaio 2021 del Governo Conte 2, che peraltro non contiene  il dettaglio dei progetti così come richiesto dalla Commissione europea, e ha affidato al ministro Franco la sua evoluzione in salsa draghiana.

Il cambio di Governo ha rallentato di circa due mesi la messa a punto del PNRR, e soprattutto, a differenza delle intenzioni manifestate da Conte, il Governo Draghi non ha lanciato un dibattito all’interno del Paese per una “redazione partecipata” del PNRR.

Questo dibattito avrebbe dovuto essere organizzato proprio dal Governo intorno a questo cruciale tema per orientare le sue scelte in modo equo e rispettoso delle fasce deboli della popolazione.

La cosiddetta partecipazione si è limitata nella consegna da parte dei portatori di interesse al Parlamento di 295 memorie e 65 audizioni. Queste non hanno avuto l’attenzione dei media, non sono riuscite ad accendere un vero dibattito nel Paese, né sono state seguite da rivendicazioni o “vertenze” sindacali.

Il ministro dell’economia Daniele Franco nella sua audizione alla Camera dell’8 marzo ha annunciato la consegna al Parlamento di un dossier di 486 pagine redatto in inglese (di autore ignoto) per dare modo agli eletti di farsi un’idea del PNRR. I più sospettosi pensano che la sua redazione sia farina di società di consulenza estere.

Di questa consegna non se ne trova tuttavia traccia nei siti ufficiali del Governo e del Parlamento, due quotidiani, Il Fatto Quotidiano e Il Sole 24 Ore il 14 marzo ne hanno dato notizia, senza tuttavia dare ai lettori interessati la possibilità di accedere a questo dossier.

PresidioEuropa svolge da oltre 11 anni un servizio pubblico di informazione, pubblicando dati e notizie che non circolano nei media mainstream. Confermando questa tradizione mettiamo a disposizione questo Dossier PNRR Franco in inglese e la sintesi in italiano.

Il voluminoso dossier Franco (di 486 pagine) in inglese è stato utilizzato dai Deputati e dai Senatori, grazie alla sintesi in italiano (di 58 pagine), per dibattere nelle varie Commissioni il PNRR datato 12 Gennaio 2021.

Al termine di questi lavori, le due aule hanno approvato, il 31 marzo la Camera e il 1° aprile il Senato, due diverse Risoluzioni che, non avendo la caratteristica di una legge delega, offrono di fatto al Governo ampia libertà di decidere quali progetti entreranno a far parte del PNRR da consegnare il 30 aprile alla Commissione europea.

A questo punto, crediamo che il Governo debba presentare pubblicamente la sua bozza di PNRR lanciando un adeguato dibattito nel Paese prima ancora di chiedere il voto al Parlamento sulle sue scelte la vigilia del 30 aprile … l’Europa accetterà sicuramente il ritardo di qualche settimana.

Nota (1) Questo autorevole studio documenta le difficoltà degli Stati Membri ad utilizzare i fondi del NGEU: Will European Union countries be able to absorb and spend well the bloc’s recovery funding?


Documentazione : Il Dossier PNRR “Franco”, marzo 2021

Il Dossier è composto da una Sintesi e da 6 Note redatte in inglese (486 pagine), ed è stato inviato al Parlamento a metà marzo 2021.

Sintesi Note tecniche PNRR 15 marzo 2021 (pagine 58)

Nota M1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura  9 marzo 2021 (126 pagine)

Nota M2 Parte 1 – Rivoluzione verde e transizione ecologica 9 marzo 2021 (40 pagine)

Nota M2 Parte 2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica 9 marzo 2021 (40 pagine)

Nota M2 Parte 3 – Rivoluzione verde e transizione ecologica 9 marzo 2021 (54 pagine)

Nota M3 Parte 1 – Infrastrutture per una mobilità sostenibile 9 marzo 2021 (25 pagine)

Nota M3 Parte 2 – Infrastrutture per una mobilità sostenibile 9 marzo 2021 (15 pagine)

Nota M3 Parte 3 – Infrastrutture per una mobilità sostenibile 9 marzo 2021 (10 pagine)

Nota M4 Parte 1 – Istruzione e Ricerca  7 marzo 2021 (26 pagine)

Nota M4 Parte 2 – Istruzione e Ricerca  7 marzo 2021 (27 pagine)

Nota M5 – Inclusione e Coesione  7 marzo 2021 (72 pagine)

Nota M6 – Parte 1 – Salute   7 marzo 2021 (26 pagine)

Nota M6 – Parte 2 – Salute  7 marzo 2021 (25 pagine)