Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 7 maggio 2018

Quel manganello che fa Bop! Bop! Be Bop!!

Luciano Granieri




Be-Bop , che è robba che se magna? E' una nuova marca di popcorn o patatine?  Lo so non indignatevi amici miei  “jezzemani  mi rendo conto che voi conoscete alla perfezione quello stile che contraddistinse  tutto il jazz  dal dopoguerra in poi. Però per chi non fosse addentro alla materia servono spiegazioni . 

Negli anni ’40 in America,  durante e subito dopo la guerra, il jazz cessò di essere  musica da ballo,  perché quattro giovanotti neri decisero di riappropriarsi del loro linguaggio, dalle origini assolutamente africane, di depurarlo da tutti  i banalismi e ammiccamenti utili a far divertire i bianchi. Alle scontate  e stucchevoli armonie, funzionali  a scongiurare  la  presa di coscienza di una vita piatta ed incolore,  i quattro ragazzotti neri opposero una vera e propria rivoluzione  musicale e sociale .  

La sezione ritmica partecipava alla tenzone creativa, non più come semplice arnese utile a tenere il tempo per far dimenare improbabili ballerini, ma era protagonista  principale del flusso sonoro. Certo erano necessari : un batterista che si ingegnasse nella poliritmia usando creativamente rullante, cassa, e hi-hat, liberi da ogni vincolo di  accentuazione temporale deputata al solo tintinnare del  piatto,   e un  contrabbassista capace di inserirsi nel processo improvvisativo  in modo decisamente creativo. 

Ma la rivoluzione non si limitava alla ritmica, si estendeva profondamente al rapporto armonia-melodia disarticolando la corrispondenza  matematica  delle due forme, tipica del   linguaggio europeo. Cioè  la melodia era inventata ogni volta    devastando il tema che rendeva il brano riconoscibile e quindi fruibile . Questa musica non poteva essere ballata, nemmeno cantata. Tu bianco,  brutto   “pulito”  e cattivo siediti e ascolta, siediti e cerca di capire, se ci riesci,  la profonda rivoluzione che viene dall’Africa e dal blues. Se non ci riesci “so what” chissenefrega, tradotto in italiano, anzi meglio . 

I ragazzotti in questione rispondevano al nome di Kenny Clarke, batterista, Thelonius Monk,  Bud Powell, Mary  Lou Williams pianisti , Dizzy Gillespie e Joe Guy trombettisti, Charlie Christian chitarrista,  Nick Fenton contrabbassista.  Ad essi si aggiunse quello che fu il vero profeta di questa rivoluzione l’altossassofonista  Charlie Parker detto Bird .  Più in la si unirono  altri jazzisti, non molti per la verità.  Tutti musicisti straordinari perché, per sollevare  una tale sommossa musicale,   oltre che ad essere pazzi, visionari,  bisognava saper suonare, e bene anche. 

Le loro gesta si diffusero per tutta l’America e il mondo  partendo da    un localino sulla 118° ovest ad Harlem, non lontano da Morningside park:  “Minton’s Playhouse”  si chiamava, più noto come Minton’s.  Furono gesta rivoluzionarie  che uscirono dall’ambito musicale, per entrare, all’inizio degli anni ’50 e per tutti gli anni ‘60,  nell’epopea  della beat generation.  Un gruppo di scrittori e poeti  fra cui Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti, Corso, che influenzarono intere generazioni di giovani,    scrivevano le loro opere traendo ispirazione proprio dalle evoluzioni musicali  di Bird e compagni.  La  colonna sonora giusta per sferzare quella società americana  affogata in un mare di Coca Cola, immersa nella sua mediocrità, nel suo qualunquismo tranquillizzante, tenuta insieme dalla mistificazione del benessere per tutti scandito dalla scadenza delle rate mensili.  

Ecco,  la musica che scatenò questo putiferio fu nominata Be Bop. Sulle origini del nome  resiste ancora qualche mistero. Lo stesso Kenny Clarke  fra gli inventori del nuovo stile non seppe  spiegare la denominazione: “  Non si parlava ancora di bop  - disse il batterista  -noi avevamo una parola,  per descrivere la musica  che stavamo facendo . Noi dicevamo semplicemente “moderno” il nome bop  venne fuori dopo la guerra” Alcuni altri avanzano l’ipotesi che il termine Be Bop , fu usato da Dizzy Gillespie per descrivere in senso onomatopeico  l’innovativo drumming di Kenny Clarke.

Ma forse la tesi più suggestiva  è quella del poeta  nero Langostone Hughes il quale mise in relazione la nuova musica con gli scontri di piazza che sconvolsero l'America nel 1943: “E’ la polizia che picchia sulla testa dei neri  che ha ispirato il Bop. Ogni qual volta uno sbirro colpisce un nero con il suo manganello, questo maledetto bastone fa:  Be Bop!!.....Be Bop!!.....Bop!....Bop! E il nero urla Ya Kooo! Ouoo! , e il maledetto poliziotto ne approfitta per continuare a picchiare: Mop! Mop! Be Bop! Mop!”  Come si vede ogni volta che una rivoluzione da culturale, in questo caso musicale, si trasforma in sociale ed anti borghese, i  manganelli tornano a suonare sempre la loro musica.

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