Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 31 gennaio 2011

Dove c'è Barilla c'è amianto!

di Helene Benedetti




E' più facile e veloce bonificare uno stabilimento di 9,58 ettari pieno di amianto o tappare la bocca ad un giornalista scomodo corrompendo Aruba per fargli chiudere il sito?
Per la Barilla evidentemente la seconda ipotesi è stata più conveniente. Forse pensavano che tappando la bocca ad un giornalista non ci sarebbe mai stata una cassa di risonanza e qui si sbagliavano di grosso perché adesso metteremo in moto la macchina del fango. La nota holding Barilla, produttrice di deliziose merendine, pasta, fette biscottate, snack, pani morbidi, sfoglie e merende varie, ha uno stabilimento a San Nicola di Melfi, in Basilicata. Lo stabilimento è pieno di amianto, ha il tetto fatto di eternit nonostante la legge 257 del 27 marzo 1992 che obbliga alla bonifica. Con tutti i soldi che ha la Barilla, invece di bonificare lo  stabilimento, preferisce pagare costose pubblicità che presentano le merendine più sane e belle d'Italia. Il problema dell'eternit è che a lungo andare, si sfibra dando origine a piccolissime scaglie invisibili all'occhio umano. I frammenti volatili, possono, una volta respirati, provocare tumori alle vie respiratorie anche a distanza di anni. In questo stabilimento lavorano oltre 500 persone per un totale di 65 mila tonnellate annue di prodotto alimentare smistato nel nostro Belpaese. Buone le Nastrine vero? Quello è l'unico stabilimento che le produce, quindi se avete mangiato le Nastrine in vita vostra, sappiate che provenivano da uno stabilimento con tetto in eternit e con moltissime probabilità, il tetto vecchio del 1987, sta già facendo svolazzare le piccolissime scaglie di amianto.
Queste non sono mie inchieste, sono inchieste del giornalista Gianni Lannes, un giornalista con la schiena dritta che lavorava per La Stampa. Il suo lavoro è stato bloccato da mazzette e intimidazioni, quindi ha deciso di continuare aprendo un sito tutto suo, un sito libero dove
pubblicare le sue inchieste: http://www.italiaterranostra.it/ Mi sono occupata spesso di divulgare i contenuti del sito di Lannes,  perché provo una grande stima per il suo lavoro, perché ci conosciamo un pochettino e perché ci siamo sentiti spesso per motivi di  ''divulgazione'' Negli ultimi tempi ho trovato il suo sito "spento", pensavo che forse lo stavano spostando, o stavano facendo modifiche. Ho aspettato, forse troppo. Questa mattina mi sono decisa a prendere il telefono e a chiamarlo; una persona sotto scorta non può sparire per tutto questo tempo, e con amara sorpresa, ho saputo che il sito è stato rimosso illegalmente. Qui sotto le parole di Gianni Lannes: ''La Barilla dei noti fratelli delega il professor avvocato Vincenzo Mariconda con studio a Milano per il lavoro sporco. Invece di rimuovere l'amianto fuorilegge (legge 257/1992) che imbottisce lo stabilimento di merendine e biscotti a San Nicola di Melfi in Lucania, tentano illegalmente di far cancellare il sito del giornale online ITALIA TERRA NOSTRA. Invece di denunciare alla magistratura per l'eventuale reato di
diffamazione a mezzo stampa, tutto da dimostrare o citarci in giudizio in sede civile per un risarcimento danni, chiedono ad Aruba di oscurarci. Questa è la democrazia di chi è socio degli Anda-Buhrle (dall'anno 1979), noti soggetti trafficanti a livello internazionale di armi e ordigni. Se si tiene ad una voce libera è il momento di agire nel solco della legalità per rivendicare concretamente il diritto alla libertà di espressione. Tra l'altro sul caso sono state presentate diverse interrogazioni ancora senza risposta dal governo Berlusconi”.

BOICOTTIAMO LA BARILLA. SOS: pubblicate sul web e diffondete le inchieste
di ITN sull'amianto alla Barilla di San Nicola di Melfi. Intanto quest'articolo girerà il web in lungo e in largo, mi occuperò personalmente con tutte le mie forze di divulgarlo quanto più riuscirò
tramite amici, blogger, resistenti, Agende Rosse, siti e testate giornalistiche.
Non è una minaccia, è un avviso. Consiglio alla Barilla di bonificare al più presto perché Gianni Lannes non è solo, e nemmeno io sono sola. La rete fa rete, e sulla Barilla c'è ancora talmente tanto da dire che l'unico modo per tappare le bocche è quello di mettersi in regola!

Buona colazione a tutti.





Congresso ANPI della Provincia di Frosinone

da ANPI   della Provincia di Frosinone





Frosinone, 31/01/2011


 Si è svolto ieri 30 Gennaio 2011, come programmato, il Primo Congresso ANPI della Provincia di Frosinone (fondativo).
La presenza registrata è stata superiore alle aspettative, sia per numero che per qualità e pluralità. Erano presenti, fra gli altri, diverse associazioni e organizzazioni democratiche del territorio, da esponenti della CGIL e della FIOM a LIBERA, dall’Associazione Peppino Impastato di Cassino al Centro dei Diritti e della solidarietà, alla Bottega del Commercio Equo e Solidale di Cassino, dai segretari locali dei partiti e delle associazioni della sinistra ai segretari provinciali di alcuni di essi.
Lo spessore del dibattito è stato assai elevato, ha toccato i molteplici punti critici della situazione democratica e sociale italiana con sguardi molto intensi al quadro internazionale. Si sono susseguiti per tutta la giornata ben 19 interventi, nessuno formale o fuori tema, tutti invece molto attenti nell’analisi e soprattutto nella proposta. Fra i numerosi cittadini che hanno sottoscritto la tessera dell’ANPI del 2011 nel corso del Congresso (oltre 50, di ogni età, di tutte le sensibilità democratiche, di diversa professione e collocazione sociale, uomini e donne, iscritti o non iscritti a partiti o associazioni democratiche), un Sindaco, quadri ed esponenti di spicco del mondo sindacale, intellettuali, lavoratori, studenti. Molti sono stati i messaggi di adesione e di augurio di persone impossibilitate a partecipare per problemi di salute o di lavoro; ringraziamo tutti e avremo modo di confrontarci con loro in altre occasioni di lavoro.
Al termine dei lavori, sono stati approvati i documenti congressuali ed è stato eletto il Consiglio provinciale, di cui fanno parte quattro donne, il Presidente ed il Segretario provinciale. Tutte le votazioni si sono concluse con risultato unanime.
Dopo anni di impegno sul territorio al fianco delle realtà più sensibili, dopo decine di interventi nelle scuole, conferenze, celebrazioni, feste del 25 Aprile, l’ANPI si è data una organizzazione che dovrà fare in modo che la sua presenza sul territorio sia non occasionale ma programmata, a partire dalla ricerca di ogni sinergia possibile con le Istituzioni, con le scuole di ogni ordine, con le parti più sensibili ed avanzate della società.
Abbiamo preso atto che, nonostante il ritornello demoralizzato del “tutto va male”, la società esprime oggi come sempre energie vive, valide, tenaci. L’ANPI vuole mettersi al lavoro con esse, per la comune battaglia civile e democratica di difesa e avanzamento dei diritti costituzionali.
Un grazie particolare va all’Associazione Partigiani Cristiani, per l’attenzione riservata al nostro Congresso. Con gli antifascisti cristiani e con le loro organizzazioni desideriamo avere i più fraterni e proficui rapporti di collaborazione, di impegno, di prospettiva. L’ANPI di Frosinone è a disposizione di ogni iniziativa in tal senso attivata sul territorio, e si impegna fin d’ora a promuovere essa stessa iniziative cui chiamerà le Associazioni sorelle.
La soddisfazione di tutti coloro che hanno lavorato a questo Congresso è il giusto premio per il loro impegno, ma è anche lo stimolo a guardare sempre più in alto, sempre più avanti, in questa lotta dura, difficile ma essenziale.
                              

Giovanni Morsillo                                                                                                                            
 (Presidente Provinciale ANPI)

PER LA VITTORIA COMPLETA DELL'INTIFADA TUNISINA

Dichiarazione della Lega Internazionale dei lavoratori-quarta internazionale.


 La Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale saluta l'insurrezione popolare, l'Intifada, che ha posto fine a 23 anni della dittatura di Tunisi. I braccianti agricoli, i quartieri operai e i giovani disoccupati in prima fila hanno dimostrato che con una lotta intransigente e di massa è possibile rovesciare anche i regimi più repressivi.
 
Tunisi è un Paese del Nord Africa, situato in una regione, il Maghreb, altamente conflittuale. Solo pochi mesi fa le masse popolari saharaui hanno affrontato la repressione del regime marocchino di Mohamed VI, in una lotta che dura da oltre trent'anni per il diritto alla propria terra. Mentre la popolazione tunisina si rivoltava contro il regime di Ben Ali, i giovani disoccupati dell'Algeria si scontravano col governo del loro Paese per l'innalzamento dei prezzi dei prodotti di prima necessità.
Il regime tunisino di Ben Alì arrivò al potere 23 anni fa, attraverso un golpe contro il regime sorto dall'indipendenza del Paese nel 1951; e dopo l'arrivo al potere sviluppò la politica imposta dal Fondo Monetario Internazionale, di privatizzazioni e austerità, mentre al contempo stringeva relazioni privilegiate  con l'Unione Europea, e direttamente con l'ex potenza coloniale, la Francia, che tuttora ha nel Paese 1350 imprese, con le 400 imprese italiane, britanniche, belga, spagnole.
Negli ultimi anni Tunisi è stata presentata come un esempio del "miracolo economico" cui si arriva applicando le ricette di austerità e liberalizzazione del Fmi e degli altri organismi dell'imperialismo. Mentre l'Ue, con i suoi Accordi associativi, sosteneva la dittatura fantoccio colonizzando il Paese e condannando le masse popolari alla miseria e all'emigrazione. Ma l'esplosione sociale iniziata con la morte del giovane venditore ambulante a Sidi Bouzid ha messo a nudo la realtà di un Paese diretto da una famiglia, quella del dittatore Ben Alì, arricchitasi nei commerci con l'imperialismo, un Paese con un alto livello di disoccupazione, che arriva alla cifra del 40% tra i giovani laureati. La corruzione generalizzata, la "fuga di cervelli", la dipendenza dall'imperialismo, l'analfabetismo di ampi settori della popolazione del sud (specialmente nelle regioni da dove sono partite le prime mobilitazioni), tutto ciò, unito alla repressione poliziesca, aveva preparato la msiscela esplosiva di una situazione che prima o poi doveva detonare.

La rivolta, che in un mese si è estesa a tutto il Paese, ha provocato la fuga del dittatore in Arabia Saudita, dopo un tentativo di essere accolto dall'alleato francese, Sarkozy: tentativo fallito perché la presenza di centinaia di migliaia di immigrati tunisini e di milioni di maghrebini che risiedono in Francia ha indotto Sarkozy a rinunciare.
In questo modo, il regime è caduto, aprendo un vuoto di potere, con le forze di polizia, bastione del regime (150 mila poliziotti, oltre alle altre forze repressive, per un totale di 1 poliziotto ogni 27 tunisini, la cifra più alta nel Maghreb), che si sono scontrate con le masse popolari, mentre l'esercito rompeva col governo di Ben Alì.
Nel vuoto di potere creatosi, la polizia ha cercato di provocare il maggior caos possibile per sconfiggere la rivolta popolare. Ma hanno dovuto fare i conti con masse popolari, organizzate in Comitati di Difesa Popolare in quasi tutte le città e nei quartieri operai della capitale, nonché con l'esercito.
Prima della fuga lo stesso dittatore aveva dovuto riconoscere, di fatto, di essere stato sconfitto dalla mobilitazione, prima licenziando il ministro degli Interni, infine tutto il governo, mentre cercava di calmare la situazione con un discorso alla nazione in cui prometteva riforme democratiche, l'abbassamento dei prezzi e la creazione di 300 mila posti di lavoro, nonché la sua intenzione di non ripresentarsi alle elezioni del 2014. Ma ormai la mobilitazione aveva già raggiunto l'apice, nonostante la brutalità della repressione e quasi cento morti. Così  nessuno ha creduto nelle promesse di Ben Alì, tanto che persino il sindacato Ugt-T, nonostante il carattere filo-governativo della sua direzione, non ha potuto fare altro che dichiarare lo sciopero generale.
Nel frattempo in Paesi come la Giordania, l'Algeria, l'Egitto, ecc., si stanno producendo mobilitazioni nelle piazze, e il governo marocchino proibisce le manifestazioni. L'incendio sociale che ha epicentro a Tunisi minaccia tutto il mondo arabo e il Maghreb.

Ma se il dittatore è scappato, l'apparato della dittatura permane, anche se in crisi. Dopo la fuga di Ben Alì, ha assunto "temporaneamente" il governo El Gannuchi che propone un governo di unità nazionale. La sera della fuga, El Gannuchi, su pressione dell'opposizione, ha poi lasciato la presidenza al presidente del parlamento per guidare personalmente il governo di unità nazionale.
Le forze di opposizione sono entrate in gioco per stabilizzare la situazione, attraverso la proposta di formare un "governo di coalizione", fatta dagli islamisti, o con la richiesta di "garanzie" che si attui realmente quanto promesso nell'ultimo discorso di Ben Alì, come chiede la direzione di Ugt-T. Dal canto loro, le potenze imperialiste, l'Unione Europea e gli Usa, cioè gli stessi che hanno sostenuto la dittatura, cercando di "stabilizzare" la situazione attorno al partito del regime, il Raggruppamento Costituzionale Democratico (Rcd), un partito che è stato fino alla fuga del dittatore membro dell'Internazionale Socialista, e i cui dirigenti sono ancora in gran parte sulle poltrone del potere.
Il giorno dopo la caduta di Ben Alì, si è formato un governo di coalizione in cui sono entrate forze dell'opposizione e dell'Ugt-T ma in cui i ministeri chiave in mano al partito di Ben Alì. Ciò ha determinato nuove manifestazioni contro l'imbroglio evidenziato dalla presenza di rottami della dittatura nel governo, e ha costretto alle dimissioni dal governo i membri dell'opposizione e del sindacato, aprendo un nuovo vuoto di potere.
Come afferma Fathi Chamkhi, professore di geografia e membro della Lega Tunisina per i Diritti Umani, la rivoluzione tunisina "E' una rivoluzione sociale e democratica. E' democratica perché ci sono rivendicazioni per le libertà politiche; e sociale perché ci sono rivendicazioni economiche e occupazionali. Tutto ciò è il prodotto di un'accumulazione di 23 anni di regime, ai quali si è sommata la crisi mondiale iniziata nel 2008."
E' questo che spiega perché tutte le forze borghesi, di ogni colore, con l'appoggio aperto delle potenze imperialiste, cercano di deviare il corso del processo rivoluzionario, "stabilizzare" il Paese ed evitare così che la caduta del dittatore si trasformi in una lotta sociale rivoluzionaria che insieme alle libertà democratiche ponga al centro la questione della dipendenza coloniale e l'intero sistema sociale. I settori popolari e operai, al grido di "Pane, acqua, e no Ben Alì" hanno aperto un processo che conduce alla lotta per una "seconda indipendenza", e per una alternativa socialista contro il sistema capitalista che li fa morire di fame. E' una prospettiva che costituisce una minaccia, per l'imperialismo e per i suoi governi fantoccio nella regione, di esterndersi al resto del Maghreb e al mondo arabo.

Le masse popolari tunisine hanno infranto uno dei sacri principi della società capitalista, quello che afferma che la rivoluzione non esiste. A dispetto dei difensori di "sinistra" del sistema capitalista come Bernard Henry-Lévy che sostengono che la rivoluzione compete alle classi medie e ai navigatori di internet e che dunque "il motore di questa rivoluzione non è stato il proletariato", il processo insurrezionale è partito dai braccianti agricoli del centro e del sud del Paese ed ha qundi infiammato i quartieri operai della capitale. Quella che molti hanno chiamato la "rivolta dei disoccupati" non ha disgiunto le rivendicazioni democratiche da quelle sociali che hanno spinto alla piazza: pane e lavoro.  Pane, lavoro, libertà sono scritti sulla bandiera delle masse popolari tunisine.
Intanto le mobilitazioni proseguono nelle piazze e diversi settori, come ad esempio quello degli insegnanti, hanno dichiarato lo sciopero generale prolungato.

Ovviamente non c'è nessun settore borghese che abbia un qualche interesse a condurre alle sue logiche conseguenze la rivoluzione che è iniziata a Tunisi. Tutta la borghesia e le sue istituzioni e partiti, come il partito del dittatore, Rcd, ed esercito, prima o poi dovranno scontrarsi con la classe lavoratrice, ciò che significherà la lotta tra la controrivoluzione, "pseudo-democratica", appoggiata dall'imperialismo e dai governi arabi, terrorizzati dagli avvenimenti, e le masse popolari impegnate nella loro lotta per lo smantellamento della dittatura, la sovranità nazionale e il pane e il lavoro per tutti. Il ruolo della controrivoluzione non è altro che quello di erigere una barricata contro la prospettiva socialista che, seppure per ora in forma incosciente, è stata aperta dal processo rivoluzionario.

Per questo si tratta di appoggiare incondizionatamente la mobilitazione operaia e delle masse popolari per la conquista di piene libertà democratiche, per la liberazione degli arrestati, lo smantellamento completo della dittatura, lo scioglimento dei corpi repressivi, mettendo sotto accusa i responsabili dei massacri.  Così come bisogna recuperare le ricchezze rubate dalla famiglia di Ben Alì, espropriando tutte le imprese, nazionalizzandole sotto il controllo dei lavoratori. Bisogna rompere gli accordi con l'imperialismo, che sono accordi di dipendenza e di espogliazione, e con l'Unione Europea responsabile della miseria dei tunisini.
I resti della dittatura, le bande para-militari che, a partire dalla polizia, hanno già iniziato a riattivarsi, con l'appoggio dei governi della zona (specialmente la Libia), devono trovare una adeguata risposta nell'organizzazione della classe lavoratrice e delle masse popolari attraverso ciò che già si è iniziato a fare: la formazione di Comitati di Difesa Popolare, la loro estensione è cruciale per contrastare i tentativi della controrivoluzione. In questo senso, è necessario che i soldati e i graduati inferiori integrino questi Comitati, senza nutrire nessuna illusione che siano i vertici militari a combattere realmente la controrivoluzione.

La classe lavoratrice e le masse popolari tunisine stanno dando un esempio al mondo intero e devono continuare, senza riporre nessuna fiducia in governi "di unità nazionale", "di coalizione", composti da forze borghesi, perché questi governi cercheranno inevitabilmente un accordo con l'imperialismo per stabilizzare la situazione, eludendo così le rivendicazioni delle masse popolari contro la disoccupazione massiccia, l'analfabetismo, la miseria e la dipendenza nazionale dall'imperialismo.
L'unica garanzia che queste rivendicazioni siano attuate è continuare nella mobilitazione indipendente e inflessibile contro le manovre controrivoluzionarie, organizzandosi con l'obiettivo di costituire un governo dei lavoratori.
La rivoluzione tunisina dovrà scontrarsi con pericoli enormi, specialmente per l'intervento dei governi della Lega araba, in particolare di quelli del Maghreb, e dell'imperialismo. L'isolamento della rivoluzione deve essere rotto attraverso la solidarietà internazionalista. I giovani e i lavoratori tunisini possono contare solo sull'appoggio dei loro fratelli di classe del Maghreb e del mondo arabo. E' compito in primo luogo delle loro organizzazioni operaie e popolari di non permettere l'isolamento della rivoluzione tunisina, chiamando ad azioni di solidarietà con essa e contro i propri governi pro-imperialisti.

La Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale impegna tutte le sue forze in appoggio all'estensione della lotta rivoluzionaria delle masse tunisine per un futuro migliore.
Per la vittoria della rivoluzione tunisina!
Per una Federazione delle Repubbliche socialiste del Maghreb!
 



domenica 30 gennaio 2011

Salvamme o' munne

di Luc Girello 



L’articolo  che segue è tratto dal quotidiano “la Provincia” del 30 gennaio.  Riporta la cronaca della protesta messa in atto dagli abitanti del quartiere Scalo di Frosinone i quali  in tute bianche e mascherine hanno espresso tutta la loro rabbia per la presenza del parcheggio degli autobus del Cotral, un deposito sito  in pieno centro in cui stazionano mezzi vecchi i quali per scaldare motori obsoleti  vengono tenuti in moto a lungo emettendo nell’atmosfera   già invasa dal PM10 del quartiere scalo, ma di tutta la città, fumi mefitici che rendono  l’aria inrespirabile. Come detto per la cronaca della giornata ci siamo affidati  ad Alessandra Celani del quotidiano “la Provincia” ma la nostra visione dell’evento è come al solito , molto diversa,  coinvolge musica e immagini. Come recita Enzo Avitabile nel brano Salvamme o’munno eseguito con i bottari di Portico “Si ci sta' na terra, ci sta’ na muntagna, ci stanno gli albere, ci sta nu fiume, ci sta nu mare e ci sta ll’aria",  e proprio la necessità di salvare terra montagne alberi, mare e ARIA,  rende indispensabile la mobilitazione. A Frosinone sono scesi in piazza gli  abitanti del quartiere Scalo, Legambiente, Wwf, Società operaia del Mutuo Soccorso, la Consulta delle Associazioni e tanta gente comune.  Salvamme o' Munne quindi e a Frosinone Scalo il mondo si è mosso “O’Munno se move” questo è il titolo del secondo brano di Enzo Avitabile e i Bottari , tanto che le istituzioni locali hanno deciso di ascoltare  e rispondere alle istanze dei cittadini. Erano presenti il sindaco Michele Marini, gli assessori all'Ambiente Francesco Raffa, alla Polizia Municipale Maurizio Ciotoli e ai Servizi sociali Massimo Calicchia e alcuni consiglieri comunali.  Si o’ munno se move a’ speranza nun mmore.




Via il parcheggio degli autobus del servizio extraurbano del Cotral da piazzale Kambo (Scalo)

di Alessandra Celani  dal quotidiano "la Provincia"



Difendiamo i nostri figli dall'inquinamento, difendiamo i nostri polmoni'. E' il grido di aiuto lanciato ieri mattina dai residenti del quartiere Scalo che hanno sostato per ore, con tuta bianca e mascherina al volto, davanti la stazione ferroviaria per protestare il loro disappunto nei confronti di una situazione non più tollerabile. L'iniziativa che porta il nome di Luciano Bracaglia e che si è avvalsa delle collaborazione di Legambiente, Wwf, Società operaia del Mutuo Soccorso, la Consulta delle Associazioni e tanta gente comune, aveva come obiettivo, centrato, quello di aprire un dialogo con l'Amministrazione comunale per trovare insieme misure alternative alle azioni già messe in campo contro l'inquinamento. Presenti ieri con il sindaco Michele Marini, gli assessori all'Ambiente Francesco Raffa, alla Polizia Municipale Maurizio Ciotoli e ai Servizi sociali Massimo Calicchia e alcuni consiglieri comunali, che hanno ascoltato e raccolto le istanze dei cittadini. Alla manifestazione ha partecipato anche un gruppo di studenti del Liceo Artistico che hanno chiesto l'istituzione di un biglietto integrato, per evitare il doppio pagamento del servizio extraurbano ed urbano. 

«Gli autobus che arrivano, stazionano e ripartono da tale parcheggio, è composto da vecchi automezzi che, per scaldare i motori e ricaricare i compressori, prima della partenza, vengono tenuti in moto per lunghi ed inspiegabili periodi». Ha sottolineato uno dei promotori dell'iniziativa Luciano Bracaglia. «Tale attività che si protrae per diverse ore del giorno e per un consistente numero di automezzi, produce enormi quantità di inquinanti che contribuiscono notevolmente, ai superamenti dei valori di PM10. Considerando che tale parcheggio si trova in pieno centro abitato e che il modo improprio con il quale viene utilizzato, potrebbe creare seri danni alla salute degli abitanti dello Scalo e dell'intera città, se ne chiede il trasferimento nel già esistente deposito di proprietà Cotral di Via Fontana del Melo, utilizzando lo Scalo solo come punto di passaggio, per la salita e la discesa dei passeggeri. Nel primo mese del 2011 sono stati rilevanti dalla centralina dell'aria, sita nel quartiere Scalo, 20 sforamenti. Nel 2010 108. Frosinone è la seconda maglia nera Frosinone dopo Torino». 
Il sindaco Marini incalzato dalle domande dei residenti del quartiere si è così espresso: «Una battaglia quella di trasferire gli autobus nel deposito Cotral, di via Casale, fatta 20 anni fa. Io stesso scesi in strada, per partecipare alla fiaccolata, al fianco del comitato di quartiere all'epoca presieduto da Umberto Celani. Oggi questi autobus devono sparire dal parcheggio. Esistono delle ordinanze che devono essere rispettate. 
Il problema dell'inquinamento è tipico di tutte quelle città, come Torino, circondate dalla zona industriale. A questo si deve aggiungere il traffico veicolare ed il trasporto urbano. 
E' vero anche che Frosinone sconta la vicinanza di comuni come Ferentino, Alatri, Ceccano… che vivono lo stesso problema. 
L'Amministrazione si è comunque mossa con una serie di interventi mirati come l'ascensore inclinato. Senza dimenticare l'apertura della superstrada che ha notevolmente alleggerito il traffico sulla Monti Lepini. Ci stiamo impegnando a trovare i fondi, quelli che abbiamo non sono sufficienti a coprire l'intero importo dei lavori, per la realizzazione di due diagonali viari per evitare il passaggio in città di chi esce dall'autostrada. Il primo lotto è funzionale stiamo trovando altri fondi. Ed ancora il blocco del traffico anche se ritengo debba essere su modello milanese, vale a dire concordato con i paesi limitrofi. A settembre realizzeremo cinque stazioni (Scalo,Madonna delle Neve, Campo Zauli, Ascensore inclinato, Villa Comunale) di bike sharing mettendo a disposizione della città 50 biciclette». 
L'assessore all'Ambiente Raffa: «I dati dell'Arpa sono difficilmentepredisponendo un'ordinanza in grado di rispondere al piano regionale. Per quanto riguarda lo spostamento degli autobus Cotral dalla stazione, l'Amministrazione non può che essere favorevole. E' questa una battaglia che condividiamo. E' tra gli obiettivi dei prossimi mesi».



Bromuro nel viagra

di Giovanni  Morsillo


Pare che quelli delle varie sinistre che affollano il panorama italiano, siano proprio incontentabili. Dopo anni che accusano le destre e le estreme destre anch’esse sovrabbondanti, ora di razzismo, ora di scarsa attenzione al mondo femminile, poi di insensibilità ai problemi delle giovani generazioni, infine di essere ostili ai migranti ed ai drammi dell’accoglienza nei reclusori sotto varie forme declinati, dovrebbero apprezzare e benedire le politiche governative, e del Preesidente del Consiglio in primis, che smentiscono tutte le calunnie di cui sopra.
In un botto solo il magnifico Berlusconi fa strame di tutte le illazioni di questi invidiosi delle varie sinistre, e si prodiga per dare asilo a più di una giovane donna anche extracomunitaria, addirittura arrivando a fare carte false con la questura per salvarne una fuggita dalle grinfie della succitata accoglienza. Cristallino com’è, non osiamo immaginare il rovello interiore che ciò gli avrà causato, e gli siamo vicini: coraggio, Presidente, come dice Lei un giorno sì e l’altro pure, quando uno ha il cuore buono e può fare del bene, nessuna pastoia burocratica o, peggio, legale, glielo impedirà. A costo di fare una riforma ad hoc che permetta al Capo del governo di imbrogliare come vuole, se a fin di bene, e che lasci ovviamente a Lui decidere ciò che è bene.
Ma non solo: spende e spande del suo per garantire un avvenire, anche politico e di alto rilievo, a una messe di giovanette di bella presenza altrimenti condannate chissà a quale misera esistenza, magari (non dormiamo più per il raccapriccio) persino all’esercizio di qualche mestiere illecito, per quanto antico..
Del resto, lo ha detto anche Nicole (la chiamano tutti così, ormai, quasi fosse un nome d’arte): mica lei è una maitresse da quattro soldi! E infatti, di soldi non sembrerebbe averne presi quattro, e comunque la “consulenza” che sembrerebbe aver fornito, sarebbe di alto livello, non certo da squallido bordello di bassifondi. Un po’ di dignità, perbacco!
Ma che volete di più? Qui si dimostra con i fatti (ricordate il governo del fare? O del farsi, non ricordiamo bene, ma fa lo stesso) che la destra, e il Cavaliere prima di tutti, sono assolutamente vicini (anche troppo, a volte) alle donne, soprattutto se giovani, non discriminano le extracomunitarie, e non solo le accolgono in Italia, ma addirittura nelle loro modeste residenze, offrendo loro un tetto sotto cui dormire, utilizzando ogni risorsa, perfino i lettoni riciclati che certi amici russi spreconi avrebbero buttati via, un bel bagno caldo, cibi deliziosi con compagnie allegre e di tutto riguardo, le melodie di qualche menestrello della corte importato direttamente da Napoli (altro che nordismo! Pigliatevi questa) e anche qualche spicciolo per sostentarsi per qualche giorno in attesa di occupazione, i classici venti, trentamila euro che di solito diamo al lavavetri al semaforo.
E invece, tutti quelli che si macerano nell’invidia per un sì tal galantuomo, e solo per questo si “sentono” di sinistra (salvo poi sostenere con stoica sofferenza le ragioni di Marchionne e la validità dei suoi referenda, ma lì si tratta di politica, mica di poltrone), tutti costoro, dicevamo, non recedono di un millimetro. Non si vergognano, costoro, ad approfittare di una morale bacchettona, per fortuna non molto di moda in Italia, che vorrebbe che i regnan… pardon, i politici... assumessero comportamenti irreprensibili, per condurre una lotta politica meschina e senza dignità, senza curarsi delle vite che stracciano, dei rapporti (umani, non altro) che lacerano, delle esistenze che umiliano? 







Non ci riferimao a Fede e Mora, che in questi discorsi c’entrano come il bromuro nel Viagra (tanto per non uscir dal tema). No. Se qualcuno dei signori della sedicente e poco seducente sinistra (ovunque sia accucciata) ci sentisse, vorremmo levare alto un grido di condanna per le loro nefandezze e richiamarli a più pietoso consiglio: si rendono conto, questi figuri, di cosa sarebbe stata la vita di quelle giovinette, se non ci fosse stata la benevola mano (e tutto il resto) di un Mecenate di tal fatta? Glielo avrebbero offerto loro un futuro di fama, di onesto lavoro nei night di mezzo mondo, magari qualche parte in qualche pellicola di qualche circuito particolare? O le avrebbero portate alla ribalta dei talk-show, ad essere intervistate come premi Nobel, additate da genitori in lacrime alle loro figlie quali modelli di affermazione sociale? Niente di tutto questo, al massimo le avrebbero fatte andare a lavorare alla Fiat, con una tuta sporca di grasso (non quello dei Mora) e pure con le pause ridotte e senza diritto alla malattia e allo sciopero.
Tornando al Presidente, ci sentiamo, pur in tutta umiltà, di offrirgli la nostra disinteressata solidarietà: Veda, Presidente, Lei non deve temere. Il Suo messaggio, pur faticosamente, sta conquistando tutti. Il PD a Napoli sta già studiando metodi e strategie per assomigliarLe sempre di più nell’illusione che basti comprare qualche voto per mettere in piedi un sistema così moderno e complesso di controllo del consenso. Poveri illusi! Sono ancora fermi a Gava, e non si rendono conto di guardare alla preistoria, mentre oggi hanno di fronte Lei, che ha sconfitto in modo durevole ogni illusione di ingabbiamento del potere nelle maglie opprimenti della democrazia e della rappresentanza. E tutto questo senza nemmeno farlo apparire, orientando il dibattito verso argomenti senz’altro più ammiccanti e stimolanti.

sabato 29 gennaio 2011

28 gennaio 2011, un altra tappa verso la libertà

di Luciano Granieri



28 gennaio 2011, una giornata  di politica vera. La politica alla quale si chiede di risolvere i problemi della gente comune, la politica utile ad   occuparsi  di donne e uomini che a malapena riescono ad arrivare a fine  mese con il loro stipendio.  Nei bunker dei palazzi è in onda la farsa. Ad esempio il  ministro degli esteri  in Parlamento non va mai per  riferire sulle questioni importanti relative ai rapporti con gli altri Stati, o sull’evoluzioni degli scenari di guerra dove l’Italia manda al macello giovani vite umane,  ma  corre prontissimo quando si tratta di illustrare i documenti provenienti da S.Lucia relativi alle presunte proprietà immobiliari del genero di Fini . Nel fortino del potere si discute sulle prostitute, minorenni e non,  che hanno sollazzato e sollazzano il  bavoso presidente del consiglio con la sua congrega di puttanieri, mentre fuori nelle piazze  va in scena la politica che rivendica il diritto della gente comune a vivere una vita dignitosa. Il fatto che di queste rivendicazioni, anche non strettamente legate al  mondo operaio,  se ne debba far carico solo la FIOM e il sindacalismo di base,   rivela come i partiti d’opposizione e  le altre organizzazioni sindacali siano latitanti o addirittura conniventi con il potere economico e finanziario. La FIOM stessa, forse, non è ancora attrezzata a sopportare una tale responsabilità . In una manifestazione che ha avuto una partecipazione straordinaria (più di 7.000 persone in una città come Cassino non adusa alle proteste),  in una festa di colori e, suoni stridono  le incomprensioni fra il sindacato dei metalmeccanici, e i sindacati di base presenti (Usb e Cub), ai quali non è stato concesso di parlare dal palco principale destinato esclusivamente alla FIOM.  Forse per rompere e liquidare definitivamente la strategia  del divide et impera sarebbe necessaria una maggiore collaborazione, evitando deleteri personalismi. Detto questo si deve registrare il grande successo della manifestazione e dello sciopero. Alla FIAT di Cassino, nonostante ricatti e minacce dei  vari capetti,  l’adesione  allo sciopero  è risultata vicina al 50% dei lavoratori. Dunque, nonostante qualche piccola smagliatura il processo di unificazione delle lotte , iniziato con la manifestazione del 16 ottobre scorso a Roma, sta procedendo inesorabile, tanto da provocare azioni   repressive e reazionarie abilmente mirate  . Un treno di studenti, partito da Roma per raggiungere Cassino,   è stato bloccato a Colleferro. Ai manifestanti è stato impedito di proseguire perché, secondo Trenitalia erano sprovvisti di biglietto, di solito i treni speciali allestiti per le manifestazioni sono gratuiti. Il blocco dei binari da parte degli studenti da Colleferro è rimbalzato a Cassino. I manifestanti di ritorno dalla  piazza   si sono riversati sulla ferrovia, bloccando a loro volta la linea fino a quando la situazione di Colleferro non si è risolta , ma gli studenti romani dopo  essere rimasti sette ore bloccati  nella cittadina della Valle del Sacco,  hanno dovuto prendere la via del ritorno .  Il fatto che sia  stato impedito a molte persone   di giungere sul luogo della manifestazione, infrangendo il  loro diritto costituzionale  a manifestare liberamente, è di una gravità estrema  e dimostra come si sia ormai di fronte ad atti deliberatamente fascisti, e che il potenziale del conflitto  determinato dalla formazione di un nuovo proletariato diffuso comprendente  lavoratori, studenti, insegnanti , ricercatori universitari, comincia  a suscitare paura nelle stanze del potere.  Come al solito abbiamo effettuato le nostre riprese da dentro il corteo scambiando due chiacchiere con compagni e amici. Abbiamo condiviso il viaggio con : L’Eurodeputato del PD Francesco De Angelis, Giovanni Russo Spena e Francesco Salvi della Federazione della sinistra, Fausto Bertinotti ex leader di Rifondazione Comunista,   Antonio Di Pietro dell’Italia dei Valori. Sperando, ma ne siamo convinti, che questa sia una delle tante tappe che porteranno all’unificazione definitiva delle lotte diamo appuntamento a tutti nella prossima piazza.

28 gennaio 2011. Manifestazione FIOM a Cassino. Concentramento, bandiere e musica in vista della partenza del corteo. Intervista all' europarlamentare del PD
Francesco De Angelis.                                                                                                                               






28 gennaio 2011, il corteo parte dal piazzale di concentramento:Interviste a Fausto Bertinotti, Antonio Di Pietro, Giovanni Russo Spena e Cesare Salvi. Blocco della stazione di Cassino per protestare contro la decisione presa da Trenitalia di fermare a Colleferro un treno di studenti provenienti da Roma per partecipare alla manifestazione .



Corso di Storia del Fascismo

da Museo storico della Liberazione,
00185 ROMA, Via Tasso 145                

 tel 06.7003866, fax 77203514, e-mail info@museoliberazione.it, sito web www.museoliberazione.it

Il Museo storico della Liberazione, più noto a Roma come Museo di Via Tasso, rappresenta nel patrimonio storico culturale della città  un  unicum da conoscere e valorizzare  in quanto museo e insieme luogo di memoria, essendo stato, nell’occupazione nazista, carcere delle SS e quindi  testimonianza viva del processo di genesi e sviluppo del fenomeno resistenziale. Nell’intento di stimolare un rapporto più stretto tra insegnanti, studenti, cittadini, e luoghi fondamentali della memoria, il Museo intende proporre per l’anno 2010-11 una serie di incontri che dovrebbero svolgersi per l’appunto nella sede del Museo,  sulle origini del Fascismo in Italia.

Obiettivo: richiamare l’attenzione sulle condizioni e i passaggi storico politici attraverso i quali il fascismo si affermò.
Strumenti: da un lato la proiezione dell’opera fondamentale di Sergio Zavoli Nascita di una dittatura (RAI, 1973-74 ) e ricordare il volume che ne fu tratto (SEI, Torino 1975), dall’altro un ciclo di lezioni di aggiornamento e la raccolta di una cartellina-reading con scritti su singoli aspetti di approfondimento
Modalità: la proiezione delle singole puntate dell’inchiesta di Zavoli (condotta con largo impegno di fonti orali, a volte l’ultima occasione di ascoltare testimoni diretti), della quale è stata trovata un’ottima riproduzione nella mediateca del Museo, accompagnate da lezioni discussioni con gli studiosi di cui sotto, su temi legati al tema generale, anche se non direttamente alla puntata proiettata.
Periodo: da febbraio a marzo con cadenza settimanale, o il giovedì o il venerdì dalle 16,30 alle 18,30
Prenotazioni: si prega di prenotarsi per tempo (15 gennaio 2011) scrivendo a  visite@museoliberazione.it.

Antonio Parisella (Univ. Parma), Origini e avvento del fascismo                                giovedì   3 febbraio 2011                        
Giovanni Sabatucci (Univ. Sapienza), Il movimento dei combattenti                          giovedì 10 febbraio 2011
Antonio Parisella (Univ. Parma), Dal movimento dei Fasci al PNF                             venerdì 18 febbraio 2011      
Leonardo Rapone (Univ. Tuscia), I partiti antifascisti                                                 venerdì 25 febbraio 2011
Eros Francescangeli (dir. “Zapruder”), “Colpo su colpo” Gli arditi del popolo         giovedì   3 marzo    2011
Mauro  Canali (Univ. Camerino), Il delitto Matteotti                                             giovedì 10 marzo   2011
Silvana Casmirri (Univ. Cassino), Dal governo di coalizione al regime      venerdì 18 marzo   2011
Sergio Zavoli, Riflessioni dopo 40 anni (da confermare)                                               venerdì 25 marzo   2011

Con tale iniziativa non si vuole realizzare o proporre un intervento modello ma più semplicemente offrire l’opportunità di misurarsi con un’opera giustamente ritenuta un capolavoro della saggistica storica audiovisiva e di incontrarsi con studiosi che, per le loro esperienze di ricerca, sono competenti nella materia.
L’iniziativa vuole essere una risposta di qualità alle difficoltà provocate dai tagli, ed  è autofinanziata dal Museo. Vi si chiede, pertanto, di partecipare con un contributo volontario personale alla sottoscrizione popolare a sostegno del Museo. Il 15% del ricavato sarà devoluto all’Associazione Italo Greca – Fondazione Mediterraneo per il Museo di Cefalonia, che versa in condizioni altrettanto difficili.
Grazie. Cordiali saluti.
                                                                                                     
                                                                                                           prof. Antonio Parisella
                                                                                                                        presidente del Museo
 
c/c postale 51520005 intestato a: Museo storico della Liberazione, via Tasso145-00185 Roma. Causale CONTRIBUTO VOLONTARIO
Bonifici: IBAN: IT 39 T 07601 03200000051520005
Bonifici esteri: BIC/SWIFT:  BPP II T RR XXX